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venerdì 31 ottobre 2014

Vini per giocatori mai vani


Ieri ho stappato una delle mie bottiglie migliori, mi son detto “Gianni se non la  stappi in questi momenti cosa la compri a fare?” Mi sembrava l’occasione giusta non tanto per la  vittoria della Fiorentina, per la doppietta di Babacar o per il ritorno di Borja Valero da un lungo viaggio lontano dai suoi standard. L’occasione giusta era quella di festeggiare la freddezza sotto porta di Ilicic. Conclamata mercoledì sera dopo gli errori di Roma contro il Napoli nella finale di Coppa Italia e la Juve in Europa League, un uomo che trova lo sfogo naturale del suo sinistro solo lontano dal traffico. Per la vittoria della Fiorentina ci sarebbe voluto invece una bottiglia più classica, un  più affidabile  DOCG delle nostra tradizione, una di quelle bottiglie che finisce per “Aia” tipo Ornellaia, Sassicaia, Gaja, con e senza “J”, ma qui si entrerebbe in un conflitto d’interessi che non manchereste certo di farmi notare , comunque per chi non potrà andare al Vinitaly, questa sarà la dicitura sull’etichetta della bottiglia dedicata alla vittoria contro l’Udinese “Dopo la vittoria netta con l’Udinese, Firenze adotta Babacar come suo nuovo simbolo. Tra un tramezzino e l’altro, Eugenio Giani ha scoperto in via dei Neri  la versione di colore del “Biancone” mentre segna il gol del raddoppio. Una statua che sembra già attaccata dallo smog. La rapida crescita del numero degli immigrati richiede infatti l'attuazione di iniziative per la promozione di una conoscenza reciproca, per il riconoscimento e il rispetto delle differenti identità culturali. La sua doppietta dimostra che il giovane senegalese conosce molto bene il nostro passato, dopo la partita ha dichiarato di averla dedicata ai nostri nonni costretti a farla con la Cinquecento prima dell’avvento del cambio sincronizzato. E soprattutto prima di salire sul San Gaggio per andare alle Due Strade. Una partita che servirà anche ad Ilicic per superare quei complessi tipici dello sloveno catapultato in una realtà così piena di frattaglie, prima davanti al baracchino del trippaio di piazza de' Nerli assaggiando finalmente il lampredotto, e dopo senza più freni inibitori e neanche salsa verde, davanti al portiere mangiandosi un gol clamoroso. Una vittoria necessaria come la cerbottana durante la Rificolona. Alla fine  Montella ritroverà la Fiorentina. L’aveva lasciata sul tavolo accanto alla frutta”. Per celebrare la freddezza sotto porta dello sloveno ci voleva una bottiglia meno scontata, che avesse dentro di se una storia maturata attraverso il gusto della ricerca vera tra le vigne e le cantine a più alta vocazione del territorio, senza riferimenti ad etichette di moda, di sponsorizzazioni, favori di mercato, enologi ruffiani, perché per Ilicic non c’è bisogno di spendere tanto come non sempre è detto che c'è bisogno di spendere tanto per bere una buona bottiglia. Bianchi, rossi, riserve, grandi annate conosco un supermercato che ha uno degli assortimenti migliori che abbia mai visto. Le migliori etichette sconosciute. E poi ha anche le annate più rare, come dicevo anche le meno scontate, tutta roba da collezionisti come  "Leopolda" che non è interessante come Gaia...E poi ha il sistema antitaccheggio che non funziona. 


giovedì 30 ottobre 2014

Nuovi monumenti

L’istituto internazionale sulle politiche italiane d’integrazione, subito dopo la vittoria netta contro l’Udinese, ha premiato la città di Firenze per aver adottato Babacar a suo nuovo simbolo, in via dei Neri infatti, Nardella ha scoperto la versione di colore del “Biancone” mentre segna il gol del raddoppio. La rapida crescita del numero degli immigrati residenti regolarmente in Italia richiede l'attuazione di iniziative per la promozione di una conoscenza reciproca, per il riconoscimento e il rispetto delle differenti identità culturali. La sua doppietta dimostra che il giovane senegalese conosce molto bene il nostro passato, dopo la partita ha dichiarato di averla dedicata ai nostri nonni costretti a farla con la Cinquecento prima dell’avvento del cambio sincronizzato. In sala stampa, alla domanda se era felice di fare gol in un paese che non è il suo, il Biancone di colore  ha risposto “Si”, e prima di andarsene ha voluto salutare Failla con il più classico dei “Ciao”, per rendere omaggio in questo modo anche a quella generazione di motorini che ha portato a giro una generazione intera di nostri padri. A parte la civiltà di una squadra che manda in gol tutti senza nessuna discriminazione, gli operatori di Quadrifoglio per non sapere ne leggere e ne scrivere, e soprattutto per evitare sul nascere il degrado legato alla movida conseguente a festeggiamenti vari, è passata con gli idranti davanti a casa di Babacar, anche se il suo salotto non affaccia sul sagrato di Santo Spirito. Più in generale abbiamo visto una squadra determinata e a tratti anche divertente, bella nel complesso, mentre Ilicic superava i suoi complessi tipici di sloveno, prima davanti al baracchino del trippaio di piazza de' Nerli assaggiando finalmente il lampredotto,  e dopo senza più freni inibitori e salsa verde, davanti al portiere si è mangiato anche un gol clamoroso. La conduzione dell’arbitro Massa ci è sembrata invece penosa, anche a detta del figlio che dal parterre di  tribuna gli ha vociato “Fermo babbo, coi' capo tu fa' massa!”. Tre punti che fanno sangue malgrado appunto quella rapa dell’arbitro, per una vittoria necessaria come la cerbottana durante la Rificolona. A me più di tutti è piaciuto Basanta e il rombo di centrocampo, anche se mancavano le patate, spirito e mentalità ritrovati non certo grazie ai moduli. La squadra se ne è andata poi a festeggiare la bella vittoria in Borgo San Lorenzo, una pizza dal Nuti per rinsaldare il rapporto stretto che la lega ai tifosi e alla città, mentre per gli amanti del calzone ripieno di critiche a Montella, invece della pizza, del Nuti hanno scelto di rivedere il film “Madonna che silenzio c’è stasera”. La moviola ci ha detto in tarda serata che peggio del gol clamoroso sbagliato da Callejon c’è stato solo l’attacco vergognoso delle forze dell’ordine contro gli operai cattivi di Terni.



mercoledì 29 ottobre 2014

Un Cesare che funziona

Mentre voi avanzate sgomitando tra la fitta ragnatela del possibile turn over, io sfrutto lo spazio antistante la partita con l’Udinese per aggiornare il racconto delle esperienze gastronomiche in quel di Bologna, e tamponare il vostro desiderio crescente di donne nude. Il caso ha voluto che nell’hotel dove pernottavo vi fosse uno dei ristoranti di Cesare Marretti. Lui è uno degli chef giovani emergenti (proprio giovani forse no visto che è un 71), di quelli tipo Simone Rugiati (proprio giovani come lui forse no visto che è un 81) insomma un paragone del cazzo, comunque uno che ha fatto anche tanta Tv, tipo “La prova del cuoco”. Ne parlo perché la sua è una formula interessante, i suoi ristoranti sono appunto a Bologna (2), Torino e Roma, lui è di Firenze, ha girato il mondo ampliando il suo bagaglio personale, New York, Australia, Messico e Giappone solo per citarne alcune. Ha sempre pensato ad una cucina che coinvolgesse i cinque sensi, che avesse la capacità di stupire e comunicare. La sua ricerca culinaria ha spaziato non solo nell'arte, ma anche nel design della tavola creando un'unione perfetta di forme, colori e sapori. E’ sempre lui infatti a creare esclusive collezioni di oggettistica per la tavola in ceramica ispirate all'armonia della natura, alla funzionalità e all'arte di presentare il cibo, abilità nella quale è davvero bravo. Ciascun pezzo, dipinto a mano, è unico ma interscambiabile, pensato per stimolare la fantasia nell'uso dell'oggetto per la tavola: è per questo che le ciotole con coperchio si possono creativamente utilizzare per presentare una zuppa, una crema, una bevanda o semplicemente per "arredare" la tavola. I vassoi diventano anche originali sottopiatti sui quali posare le ciotole ispirate a Picasso, o i piatti quadri. I piatti si presentano come oggetti d'arte che si scompongono in due elementi per accompagnare le pietanze con pane o con le loro salse. Per quanto riguarda la formula di questa sua nuova filosofia del “fare cibo più che fotografare”, diciamo che si basa sulla freschezza della materia prima e tutti i piatti sono abbinati a contorni senza spesa aggiuntiva. Il format di "E' cucina" comprende 5 scelte; “Oceano” Un piatto di pesce crudo o cotto, secondo la disponibilità del mercato, con misticanza e salse varie (io ho mangiato un carpaccio di spada crudo); “Arcimboldo” Un piatto di verdure crude e cotte con frutta e formaggi, seguendo la stagionalità; “Totò” (solo a pranzo) Primi, piatto del giorno; “Formula roulette” Un piatto legato alla tradizione regionale che cambia ogni giorno. Tutti preceduti da un benvenuto offerto dallo chef e a seguire buffet di dolci e frutta. Ogni menù ha il costo di 15,00 € e comprende acqua, calice di vino e caffè. Devo dire che funziona, mi sono messo a parlare con chi lo gestisce, e  fanno di media 300 coperti al giorno, sette giorni su sette, perché la qualità è buona e quindi occorrono i numeri. Al contrario di quei ristoranti alla moda, prezzi esagerati e porzioni ridicole. Le portate una dietro l’altra, quasi invisibili dentro a piatti grandissimi. C’è gente che quando ha visto in mezzo al piatto un fungo microscopico non ci ha visto più e ha protestato vivacemente. Ignoranti. Infatti il cameriere prima ha ascoltato con pazienza e poi ha fatto presente che la quantità minima era solo dovuta alla scelta di un fungo velenoso da parte dello chef, e non è che se ne possa mangiare chissà quanto. Camionisti! Ieri per essere merda come solo in San Frediano siamo capaci, c’è stato anche un fuori programma in radio, una cosa estemporanea nata dopo aver fatto i complimenti alla Gaia per come si era vestita, e lei donna di spirito non si è fatta ne in qua e ne in là e l’ha letta andandomi nel culo: ”Amare una persona come te significa dargli la possibilità di esprimersi totalmente, senza vincoli, ostacoli, in modo che possa manifestare il talento e la solarità del proprio carattere senza sentimenti come la gelosia che ne limitano l’approccio straripante alla vita. Certo, il rovescio della medaglia di tutta questa bella libertà è vederti uscire di casa vestita come ieri”.

martedì 28 ottobre 2014

Siete anche troppo buoni con lui

La Gaia è sempre così espansiva nella sua ricetta delle pillole, come quando fa colazione, e baci di qua e complimenti di là, che mi regala certi ritorni a casa di lunedì sera che te li raccomando. La Rita infatti, solerte come una guardia svizzera, e ancora sulle frequenze di Radio Toscana come a ribadire “le ho sentite tutte quelle sguerguenze”, è già pronta con il bicchiere d’acqua in mano. Sarà infatti lei l’ultima a farmi ingoiare la pillola. Mi aspetta ostica sul ciglio della sera come sembrano anche alcuni di voi quando parlano di Montella, sempre così amari, mentre io devo pensare a cose molto meno terrene di un rombo di centrocampo per mandare avanti la baracca. Altro che il Montella in versione natalizia così ad intermittenza che vi si accende e vi si spegne, buono in trasferta e in Europa, non buono in casa, che vi si accende e vi si spegne, buono in trasferta e in Europa, non buono in casa, poi la Rita ha staccato la spina perché il lunedì sera non ha voglia di vedere le lucine accendersi e spegnersi. Insomma io per voi lotto ogni giorno con le metafore, devo inserire stati d’animo in contesti, tirare fuori la stagionalità dei sentimenti, e in quella di ieri doveva essere ben presente l’influenza dell’imminente primo novembre, un pezzo che vado a sottoporvi conscio che potreste essere duri con me come lo siete giustamente con l’albero di natale di Montella “Un pareggio che non scalda anche se di rincorsa. Ricorda un po’ quando prendi l’autobus al volo e ancora con il fiatone ti rendi conto che in fin dei conti hai preso solo l’autobus per andare a Trespiano. Tanto loro non scappano, potevi prendere anche quello dopo. E a proposito di morti, Ilicic ha avuto uno degli ultimi riflessi incondizionati prima di trovare la definitiva pace della sua rigidità. No, non scalda questo pareggio, sembra una cosa scontata come un maglioncino in svendita, di quelli sintetici che sono sottocosto proprio perché ne devi comprare almeno tre per scaldarti. E alla fine te ne vai a letto sapendo che ti ci vorrà un quarto d’ora per spogliarti con tutti quei maglioncini, e sapendo soprattutto che sarà una notte senza sogni di gloria, di quelle dove prima di addormentarti al massimo ti convinci che durante i lavori per la realizzazione della seconda linea della tramvia saranno rinvenuti reperti archeologici appartenenti agli inizi dei lavori di costruzione della seconda linea della tramvia”. Piacerebbe anche a me criticare tanto Montella dalla mattina alla sera senza avere la preoccupazione di essere per forza sempre così leggero, disincantato, sopra le parti, mi piacerebbe tanto anche a me qualche volta sbagliare persona come fanno altri in modo da fare per una volta una cosa diversa, rompere la routine e fare una critica alla persona sbagliata in una sorta di gita fuori porta San Frediano. Ma vi dirò di più, se non fossi completamente assorto nel mio ruolo farei anche peggio di voi, farei direttamente il processo alle intenzioni criticandolo per scelte non ancora compiute. Gli regalerei un impermeabile come quello del tenente Sheridan, roba di Burberry naturalmente, non certo come quello giallo da barbone di Spinelli. Insomma, per fargli fare un figurone anche quando si presenta in conferenza stampa con quel sorrisetto che tanto amate, ma con l’intima speranza che non lo possa indossare per più di due ore, perché ogni volta che esce dallo spogliatoio la Polizia lo arresta per “imminenti atti osceni in luogo pubblico”.


lunedì 27 ottobre 2014

Luci e ombre

Il merito della squadra è stato quello di non essersi disunita mai dopo aver subito il gol, e il pareggio in una giornata non certo memorabile dal punto di vista del gioco, assume così più valore perché il Milan ha avuto il tempo di preparare molto meglio la partita. Come dicevo, sotto il profilo del gioco la prestazione è stata sotto tono, e malgrado la giornata di appannamento generale la Fiorentina non ha concesso praticamente niente al Milan che è pur sempre la squadra che ha realizzato più numero di gol. Sono mancati un po’ tutti dal centrocampo in su, da Cuadrado a Borja Valero anche se in timida ripresa, Aquilani, Kurtic, Mati Fernandez e Babacar, questa volta è Ilicic a tirarci fuori dai guai, che come avevo già cercato di sostenere giustificando il suo ingresso contro la Lazio, è giocatore che tecnicamente può decidere le partite. E’ mancata quindi la qualità ma non la personalità, continuano purtroppo a mancare le punte, se pensiamo alla disponibilità di Gomez e Rossi forse queste partite le potremmo vincere anche in serate come quelle di ieri che non si possono definire proprio di massimo spolvero. A Babacar va comunque  riconosciuto il merito di aver portato via l’uomo e creato lo spazio per il sinistro di Ilicic. Per il resto è segno buono ritenere deludente un pareggio in casa del Milan, vuol dire che abbiamo le giuste ambizioni. L’esultanza polemica di Ilicic dimostra invece quanto il giocatore stia soffrendo le pressioni dell’ambiente, mi auguro che i tifosi trovino generosità in mezzo alle loro sciarpe e trovino anche il modo d’incoraggiarlo magari con qualche coro. Cori o non cori, comunque, nelle ultime due partite ha dimostrato che può diventare un giocatore importante. Per tornare alle solite critiche a Montella che prendono corpo alla fine del primo tempo con la squadra in svantaggio, ma che non mutano nel secondo dopo che grazie a qualche suo correttivo un subentrato risulterà decisivo, mi viene in mente un certo degrado idrogeologico del territorio che ormai è arrivato ad un livello incredibile. Solo in Toscana con l’ultima ondata di maltempo è crollato un ponte e due strade sono state interrotte da frane a causa delle piogge torrenziali che ci saranno solo fra qualche mese. Se l’allenatore è da sempre il colpevole di tutti i mali, ma nel nostro caso si può parlare solo di colpevolezza a momenti e futuro incerto visto che è soprattutto nel campionato italiano a lasciare tracce di errori mentre in Europa ripulisce sempre bene la scena del delitto, o meglio, nel campionato italiano lascia le tracce in casa mentre in trasferta ripulisce a modo il pavimento dagli schizzi di formazioni sbagliate, sarà facile prevedere che durante i lavori per la realizzazione della seconda linea della tramvia, saranno rinvenuti reperti archeologici appartenenti agli inizi dei lavori di costruzione della seconda linea della tramvia.


domenica 26 ottobre 2014

Lasciate ogni speranza

Ormai da molti anni i tifosi milanisti assistono impotenti alla sconfitta interna della loro squadra quando alla Scala del Calcio scende la Fiorentina, ma ora la società di via Turati ha deciso di adottare misure drastiche per far tornare la vittoria interna contro i Viola. La prima sarà quella di far preparare a Carlo Cracco il pranzo della domenica, con Pippo Inzaghi seduto a capotavola. Galliani preoccupato poi per il calo dei tifosi ha rilanciato con forza il concetto della "Milano da bere", ad ogni tifoso che avrà il coraggio di entrare allo stadio malgrado l’avversario fosse proprio la temutissima Fiorentina, verranno consegnate foglie di menta sufficienti per tre mojiti. E' così che il Milan ha intenzione di togliere quel velo di tristezza che cala sul volto dei suoi tifosi non appena il calendario gli presenta il conto  della partita più cara dell’anno, più triste di un tifoso milanista che va incontro al match interno contro la Fiorentina c’è stato solo la principessa triste, appellativo usato per Soraya, seconda moglie dell’ultimo Scià di Persia, per Grace di Monaco e per la sua attuale omologa Charlene Wittstock, per la sfortunata Lady Diana, costretta a rifugiarsi tra la braccia di un extra-comunitario, per Masako, consorte del principe ereditario del Giappone Naruhito, per Letizia Ortiz, moglie del neo re di Spagna Felipe, da anni a rischio anoressia anche se lei sostiene che si tratta solo di mancanza di appetito da quando è andato via Guardiola dal Barcellona, e che tanto si vedrà grassa finché non ritorna. La Fossa dei Leoni ha dichiarato che la partita di stasera viene vissuta con più fastidio che prendere le piattole, e quindi ha invitato i propri iscritti a interrompere i lavaggi delle parti intime con il Mom e di rasarsi direttamente per avere un risultato più efficace. L’ultima iniziativa in favore dei poveri tifosi rossoneri è stata presa dalla Curia milanese che per questa domenica e solo per questa domenica servirà una versione più corta della messa per salvare il valore spirituale del brunch domenicale che a Milano è così importante. L’omelia dedicata ai soli milanisti sarà incentrata a richiamare l’attenzione dei fedeli sul pranzo che assieme alla cena e alla colazione rappresenta il pasto più importante della loro giornata. Molto importante il messaggio studiato proprio per affrontare al meglio la partita con i Viola, con un forte richiamo ai valori nutritivi dei pasti principali e l’esortazione a vigilare sugli spuntini, facili tentazioni che portano sulla via del disordine alimentare, primo passo per allontanarsi dalla Grazia di Dio e poi perdere contro la Fiorentina. Nelle foto viene mostrato lo stato di abbandono delle speranze milaniste al momento dell’ingresso al Meazza.


sabato 25 ottobre 2014

La sindrome di DDD

 
Ieri ho affrontato il tema dell’alcool che a detta dell’associazione Alcolisti Anonimi sarebbe la causa principale di apertura di blog. Secondo la loro decennale esperienza, un’attività sul territorio che ha raccolto migliaia di esperienze molto dolorose, la causa delle fregnacce che vengono scritte in Rete non sarebbe quindi colpa di wikipedia come erroneamente sostenuto fino ad oggi. Per chiudere l’inchiesta sui pataccari del web, la Bice che finalmente è tornata dalla maternità, ha sollevato il coperchio di un’altra pentola della stessa batteria. Secondo i risultati della sua ricerca, oltre all’alcool ci sarebbe purtroppo anche un altro aspetto che scagionerebbe completamente le persone tacciate di spararle grosse, quindi per la prima volta non si parla più di attenuanti come quella dell’alcool ma bensì di sindrome di DDD (Delicate e Dolorose Dinamiche). La Bice ci vuole dire “Attenzione prima di sostenere che un determinato blogger prende fischi per fiaschi”, e soprattutto non è sempre vero che questa propensione a fallare sia dovuta per forza ad un abuso di alcool. Ma che cosa è emerso allora dopo che pensavamo di aver individuato il post in stato di ebrezza, tanto da renderci anche più umano l’abuso dello scambio di persona sempre più presente in certi scritti? Quella faina della Bice si è insospettita dopo che talune persone tra le più referenziate, gente altamente qualificata e accreditata in ambienti della cultura italiana, una volta lanciatasi sul web a parlare di calcio, diventasse in breve tempo così poco credibile, e non poteva certo reggere la storia dell’omonimia da wikipedia visto che parliamo di persone abituate alla ricerca, tantomeno quella degli alcolici visto che molti di loro erano risultati astemi sinceri, a tal punto che chi si è sentito ferito da quella che a tutti gli effetti è una diffamazione, ha fondato gli “Astemi Franchi”, un gruppo che scrive solo in casa davanti a una bottiglia di acqua minerale in vetro. Allora, grazie ad una delicata e dolorosa dinamica familiare in cui si è ritrovato un blogger emergente, ha scoperto che cosa c’era davvero dietro al dilagare dell’errore marchiano in Rete. Quest’uomo ha preteso di voler rimanere anonimo ma non alcolista, l’unico accenno alla sua identità che ci ha concesso è stato quello di rivelare che lui se proprio deve scegliere preferisce il tappo di sughero. E adesso la penosa storia che ha raccontato alla nostra Bice. Questo pover’uomo che ancora non si è reso conto di cosa gli è realmente successo, ha pensato che gli avessero clonato la carta di credito. Infatti, nell’ultimo estratto conto ha visto delle spese folli fatte a Vienna, a Lugano, in Congo, a Oslo e a Rio de Janeiro. Tutti posti dove ha dichiarato con forza di non essere mai stato negli ultimi due anni. La Bice sostiene di aver scoperto l’arcano dopo che il pover’uomo ha esclamato con amarezza “Ad  averlo saputo prima, avrei potuto mettere mio figlio sulle tracce dei malviventi, visto che proprio in quei giorni si trovava anche lui in quelle stesse città”. E’ il figlio che scrive le minchiate.

venerdì 24 ottobre 2014

Forse ho scoperto perché

Ho visto solo il secondo tempo ma in compenso ho mangiato benissimo anche il primo, pesce, “Da Francesco” a Bologna. Lo chef è di Siracusa mentre la ricciola, prima cruda e poi cotta, non so, sicuramente fresca. Ci sono proposte non comuni sui vini e allora ho scelto una bottiglia di “Zanotto col fondo”, realizzato con metodo classico rinunciando così ad utilizzare la denominazione di "Prosecco" per lanciare un prodotto a se già molto apprezzato all’estero. Prodotto a Tarzo vicino a Conegliano, in questo caso il fondo è sinonimo di qualità, i lieviti in sospensione vengono mantenuti in bottiglia durante la fase di spumantizzazione, e saltando il passaggio della sboccatura i lieviti determinando caratteristiche aromatiche peculiari. Saltando io invece il primo tempo mi affido al racconto di “Foco” che ringrazio ”Allora, primo tempo in cui la Fiorentina fa molto possesso per poi provare a verticalizzare sugli esterni, dove si inseriscono Vargas a sinistra ed Ilicic a destra. Cioè i più vivi e propositivi del primo tempo. La prima grande occasione è per Ilicic che approfitta di un retropassaggio  di testa del terzino destro, che lo mette in condizione di andarsene sul fondo e metterla indietro dal lato destro dell'area piccola. Palla perfetta per Berna che viene in corsa ma che, da poco più di dieci metri, la spara alta. Dopo quell'errore,il gioiello sparisce, pur correndo molto, non riuscendo mai a dettare un passaggio o tenere un pallone. Badelj scambia bene con Borja ed i centrali difensivi, mostrando segni di ripresa, tanto che osa un tiro dalla lunga distanza. La palla indirizzata verso l'angolo sinistro, viene deviata dal portiere di casa. La partita, per il tempo in questione, è tutta così, con i nostri che cercano,fraseggiando, di trovare l'imbucata dalle fasce per i centrocampisti che si buttano dentro e i padroni di casa che si esprimono in un paio di attacchi a testa bassa, ben rintuzzati da una difesa dove spicca la calma di Basanta e la fisicità di Richards. Tata, come sempre, glaciale come la miglior birra a luglio. Borja si sta riprendendo il centrocampo, nonostante gli austroungarici continuino a dichiarargli guerra. Pasqual si conferma ai suoi soliti livelli in viola. Il gol viene da una di quelle azioni che ti ho descritto sopra: la palla scorre veloce in fraseggio verso Ilicic che non si fa prendere dalla smania di tirare e serve un gran pallone a Vargassone che si vede ribattere il primo tiro al volo e poi appoggia sulla respinta del portiere. Palla sempre tra i nostro piedi e in un paio d'occasioni, con un po' di freddezza in più in fase di rifinitura, avremmo potuto essere molto pericolosi. Un paio d'entratacce su Kurtic e una su Vargas, testimoniano che i greci non erano venuti per scroccare la doccia calda. Fine primo tempo.” Grazie delle linea Foco, che riprendo per dire cosa? Intanto che Bernardeschi e la Fiorentina a differenza mia si sono mangiati il raddoppio, sono andati cioè più sulla quantità che sulla qualità, e per onestà, dopo le due bottiglie di cui sopra, non è che ricordi molto altro a parte il risultato, e quindi non vorrei fare certe figurucce rischiando come fanno altri di raccontarvi fischi per fiaschi. No, preferisco non raccontare ma sottolineare che questa esperienza sensoriale mi ha fatto capire che dietro a certi errori si possono nascondere tante cause, diciamo delle valide attenuanti. Probabilmente molta gente beve e poi scrive.


giovedì 23 ottobre 2014

Cose turche

Forse è un dato troppo crudo che non vorrei ci portasse a fare considerazioni anche troppo scotte, ma di fatto la Roma in nove partite di campionato ha subito 4 gol, mentre in 36 minuti di Bayern ne ha subiti 5. Purtroppo questa partita è arrivata pochi giorni dopo lo sconcertante atteggiamento che avevo denunciato nel secondo tempo della Lazio, e riassumendo, l’immagine di copertina parla meglio di ogni altra considerazione incrociata, dello stato penoso in cui versa il nostro calcio. Per fortuna c’è Renzi che è intervenuto subito promettendo 80 € a tutti coloro che erano presenti all’Olimpico, tranne i tedeschi perché a loro ci penserà la Merkel con il premio produzione. Intanto un’esorcista ha lavorato tutta la notte per far uscire Zeman dal corpo di Garcia. Le Iene che fanno sempre inchieste interessanti, hanno seguito passo passo il percorso di una banconota da 10 €, da quando cioè è stata emessa fino a martedì sera, e in parallelo anche certi 7 a 1, entrambi alla fine fanno dei giri immensi e poi ritornano. La Settimana Enigmistica per l’occasione ha invitato i suoi lettori a trovare le differenze, la Durex a proposito di pigliarlo in quel posto, ha messo sul mercato un’edizione celebrativa del Settebello scrivendo sulla confezione che neanche Sara Tommasi ne prende 5 in 36 minuti. Per quelli di wikipedia, Sara e non Rino. A Roma nel frattempo sono già in coda per l’iPhone 7, e per questo stasera mi aspetto che la Fiorentina, come del resto ci ha abituati con questa gestione tecnica, possa difendere l’onore del nostro povero calcio preso a pallate, regalando ancora una volta un’immagine migliore di quella evidenziata dal bungee ranking Uefa, anche se purtroppo in palcoscenici minori. Italia alla deriva con l’export di Prandelli e la sconfitta della Juve in Grecia. Se da una parte Babacar resta a casa e l’articolo 18 sarà uno degli ultimi fortunati ad andare in pensione, la notizia buona è la convocazione di Marin, Marko e non Valeria. Poi sono a ricordarvi che è vostro impegno morale quello di mandarmi qualche impressione sulla partita, anche fram-men-tà-ria, se invece non ve la sentite non importa, in qualche modo farò. Passando da Bologna mi sono accorto, che in centro Renzi ha aperto una nuova catena di negozi “Tutto a 80 €”, vuoi che non ci trovi anche un commento sulla partita della Fiorentina in Grecia?


mercoledì 22 ottobre 2014

La vendemmia del giovedì

Domani parto per una fiera e starò via fino a sabato, niente Europa League quindi perché giovedì sarò ad una cena di lavoro con un collaboratore la cui migliore caratteristica durante le cene inopportune è quella di essere un gourmet. Un particolare che però ribalta i significati e rende inopportune le partite di Europa League. Durante questo mio nuovo viaggio sensoriale nelle vie del gusto, metterò da parte i sapori, annoterò il dolce degradare delle esperienze olfattive, e risalirò lungo i pendii del tannino. Così potrò raccontarvi quello che più mi avrà colpito cercando di colmare le gravi lacune di un blog che millanta interessi di gastronomia, mentre sempre più spesso procura solo problemi gastrici e non spunti gastronomici a chi nella propria cucina usa l’invidia invece dell’indivia. Vi racconterò cose di cuisine, ma lo farò in cambio delle vostre impressioni sulla partita, che poi raccoglierò in un blend, in modo da ottenere un editoriale dal taglio unico. Vi prego quindi di mandarmi in posta anche solo un impressione, un fermo immagine, un sorso della partita, raccoglierò tutto nella cantina sociale dentro alle quale miscelerò più vini e più uve. Proviamo a vedere cosa esce fuori da questo cuvée, penso di essere in grado di fare un buon assemblaggio. Siate fenolici il più possibile, decantate prima di servirmi le vostre vendemmie, siate dosati, equilibrati, eleganti, fermentate a dovere ed evitate la filossera. Sono convinto che parlando di Fiorentina metterete fragranze floreali nei vostri resoconti, meglio fruttati che fumosi. Giovani, Grand Cru, Gran Reserve, siate voi stessi. Facciamo un imbottigliato all’origine che non sappia di tappo, inebriante e intenso, e se vinciamo stappiamo una jéroboam, sperando che qualcuno non la scambi per Jérome Boateng. Non fate i legnosi, non usate troppi lieviti, vi voglio limpidi e non maceratevi troppo dentro al succo del discorso. Mi immagino che possiate essere muscolari, con un gusto aggressivo, maturi, un po’ metallici grazie al microclima della vostra regione parietale vitivinicola. Mi aspetto un tipo di racconto minerale con contaminazioni di muffe nobili come quelle del Conte Martelloni, so che avete naso per le partite e quindi mi posso fidare che eviterete con cura tutti i “non” del caso, non equilibrato, non raffinato, non filtrato. Accetto anche un novello commentatore. Il raspo lo tolgo io il Daspo voi. Curerò l’ossidazione per farne un racconto persistente, aromatico e intenso, dal giusto pH evitando che ne esca fuori qualcosa di piatto che manchi di vivacità, profondità, gusto e corpo. Accetto anche note terrose e polverose, so che avete un buon potenziale alcolico, che potete essere ridondanti e lussureggianti, approvo tutti i roveri, francesi, nuovi e americani. Siate anche ruvidi e sboccati se necessario, parchi con i solfiti e con i gol subiti. Insomma non fate come la Roma. Siete o non siete dei Supertuscans? Mai torbidi e untuosi, meglio se vellutati, anche vegetali per non far torto ai vegani, mi attendo quindi vinacce e non fregnacce. Quelle le lasciamo dire a chi beve tutto ciò che s’imbottiglia nella cantina di wikipedia.

martedì 21 ottobre 2014

Il segreto della felicità

La delusione per la sconfitta è sparita, puff!! Me la sono levata di dosso come un tabarro quando fa caldo. E’ bastato un attimo grazie alle sue parole lenitive, “strepitoso” in diretta detto da lei aiuta molto, fa bene alla classifica. Sono punti pesanti che valgono doppio. Lei, una vera crocerossina che spalma Lasonil a quattro palmenti sugli ultimi risentimenti. Meno, fa molto meno bene invece al ritorno a casa dalla Rita che sente la radio. Ma questa è un’altra storia che non interessa Lele, che mi perdonerà se non gliela presento, la crocerossina, ma ci tengo a precisare che è solo perché a lei piace molto Montella. E per chi avesse messo Isoradio solo per ascoltare l’ultimo incidente successo invece del mio ultimo successo rimedio subito: “Ho sperato fino alla fine che non ti fosse tornata la voce per non raccontare questa sconfitta. Purtroppo le multinazionali del farmaco producono cortisone a bizzeffe. E a proposito di indisposizioni, Babacar ha vomitato prima della partita. Io durante. Lui vomita perché è un bomber sensitivo. Sarà infatti una partita vomitevole. Mentre le notizie brutte non arrivano mai sole. Le olive hanno la mosca, la raccolta delle castagne sarà disastrosa per via delle piogge, insomma, sembra una stagione a rischio di grandi soddisfazioni. Niente fettunta e ballotte. Solo batoste. Confido nel cavolo nero, anche se per adesso sono solo cavoli amari. La Fiorentina di ieri riesce a smentire persino Darwin dimostrando la teoria dell’involuzione. Ilicic che è sempre così avanti, spesso in fuorigioco, anticipa anche la sua crisi di mezza età. Oggi vorrei smaltire la mia delusione in santa pace davanti a un cantiere della tramvia, ma ho paura di trovare un pensionato che mi chieda se Gomez ce la farà a rientrare prima che venga terminata la seconda linea.” E se è stato un fine settimana tremendo, da dimenticare sotto il profilo delle abrasioni sulla passione Viola, non lo è stato assolutamente per una delle decisioni più importanti della mia vita che sono riuscito finalmente a prendere sabato sera dopo un travaglio durato mezzo secolo. No, non ho deciso di scappare di casa con una lei che fa radio, affascinato come sono ultimamente dal mondo dell’etere che tanto mi ricorda quando da piccolo passava a casa l’infermiera a farmi le punture. No, ho deciso che preferisco le ballotte alle bruciate, si, ce l’ho fatta a decidere, e un trucco per andare avanti meglio nella vita non è tanto sognare di scappare di casa con una lei attrice giovane, ma ricordarsi di mettere i semi di finocchio nell’acqua delle ballotte.

PS: Come sempre Foco mi ha aiutato a confezionare le pillole

lunedì 20 ottobre 2014

I Sassi di Matera sono meno duri


La formazione di partenza era quella giusta, l’approccio no. La sconfitta non ci sta nel complesso, ma le partite si vincono con i giocatori risolutivi, e mentre la Lazio gioca con Djordjevic e dietro di lui ha un campione del mondo, i nostri migliori due là davanti sono più in là. Da qualche altra parte basta che non sia il campo. I giovani sono forti, ma vanno aspettati, bisogna concedergli delle pause e si possono anche sostituire senza gridare allo scandalo. Il palo e il colpo a botta sicura di Alonso respinto dal Baba, un paio di episodi dubbi in area, il rosso sacrosanto risparmiato a Radu e zero sfruttamento dei calci piazzati fanno parte del gioco. Sfortuna ed errori, compresi quelli dell’allenatore, vanno accettati perché sono parte dell’ingranaggio. Non amo particolarmente andare per mercatini del web alla ricerca del capro espiatorio di marca, la mia cultura dello sport è popolare, sono più ignorante, ma in una partita come quella di ieri quello che trovo davvero insopportabile, quello che mi da il voltastomaco come a Babacar che evidentemente è un attaccante sensitivo, è la mancanza di rispetto per il calcio stesso e per chi lo ama davvero. L’amarezza non è tanto per la sconfitta, perché quella è parte sana del gioco, poi passa, la delusione più grossa, quella che invece rimane, è per un movimento che ha perso ogni dignità e fa di tutto per ribadirlo. Quello che vive di pantomime e che anche ieri mette su un teatrino vomitevole, quello che Babacar ha cercato di denunciare con qualche fiotto, e lo fa con un atteggiamento ostruzionistico come quello della Lazio, che è il peggior spot per l’intero movimento, è una truffa ai danni del consumatore fatta di spezzettamento del gioco reiterato, perdita di tempo sfacciata, crampi, sceneggiate varie come la vergognosa simulazione di infortunio da parte di Marchetti, con la complicità di un arbitro che non solo la permette invece di difendere il gioco, ma che è addirittura così scarso da certificarla con 8 minuti di recupero. Almeno fai finta di niente testone. Non lo mettere nero su bianco. Come se dare l’equivalente del tempo perso sia la stessa cosa che non permettere ad una squadra di giocare quando le gambe ancora girano. La sensazione è che ad uscire sconfitto sia proprio il nostro amato giocattolo, ormai purtroppo rotto in mille pezzi, ne viene fuori una mancanza di dignità e di rispetto per il pubblico, nessuna etica morale e professionale. Conta solo vincere, e perdere diventa un dramma dentro al quale cercare il colpevole da scarnificare. Non esiste cultura sportiva nel nostro calcio, a partire da chi il calcio lo insegna, fino ai giocatori che usano tutti i mezzucci per raggiungere quell’unico scopo. Fregare gli altri, avversari, arbitri e tifosi. A me quindi la Lazio non è piaciuta proprio per niente. L’ho trovata una squadra indegna di partecipare a un campionato di massima serie. E indegne mi sono sembrate anche le parole di Pioli che addirittura non ha trovato giusto quel recupero. Un altro che ha perso un’occasione per stare zitto e ha dimostrato il suo valore di uomo. Gentuccia che ci sguazza in questo mondo. E non mi riconosco neanche in quei tifosi che non sanno perdere, quelli che evidentemente non conoscono  le regole di un gioco che prevede tre risultati, e non è scritto da nessuna parte che per una squadra che merita ce ne deve essere un’altra che demerita. E’ tutto troppo esasperato, tutto, a cominciare da chi sono settimane che non parla altro che di rinnovi, fino ad arrivare ai chiari sintomi dell’ossessione della sconfitta, che poi portano a reazioni scomposte davanti ad una partita andata male, tanto da rimettere ogni volta in discussione tutto e il contrario di tutto. La sconfitta nel nostro mondo viene trattata con la parola “grave”, con conseguenze per l’umanità che si chiamano “crisi”. E poi si esalta la Premier perché se in una partita vengono fischiati quattro rigori non c’è nessun capannello in campo, nessuna spinta, nessuna vergognosa simulazione. Io dico che anche fuori dal campo il nostro campionato è vergognoso. La parola crisi la utilizzo per identificare la mancanza dei valori. Dentro e fuori dal campo. Valori morali e sportivi. Manca totalmente la serenità di giudizio che poi fa si che dopo ogni sconfitta ci presentiamo davanti alla nostra passione con la bava alla bocca. Dopo ogni sconfitta ringhiamo come mastini napoletani. Ricordo agli amanti del mister, che Montella pur essendo napoletano non ringhia come noi. Lui così scarso ha però ancora la capacità di sorridere. Si, lo so che tanto è come parlare ai sassi, ma non a quelli di Matera naturalmente, perché  il nostro mondo è capitale europea dell’ignoranza sportiva.


domenica 19 ottobre 2014

Un caffè scrio scrio

Ieri ho avuto modo di parlare con Gianni Ceccarelli di Fi.it, devo dargli atto che è stata una sua iniziativa, e così grazie a lui per la prima volta ci siamo sentiti telefonicamente. E’ stato molto gentile, sicuramente migliore di me, che al contrario appena posso lo prendo in giro sfruttando dinamiche di blog. Riflessi. Geometrie di Rete favorevoli. Insomma, da sanfredianino “rottinculo” quale sono, non perdo mai occasione per stuzzicare. Lui malgrado me si è dimostrato un signore, si è fatto due risate perché ha tolto le barriere architettoniche e pratica il terzo tempo. Abbiamo parlato del passato, è stato oltremodo carino nel volermi spiegare cosa era potuto accadere quando ho deciso di non scrivere più su Fi.it. Non mi ha chiesto di tornare, ha solo voluto spiegarmelo a voce visto che non ne avevamo mai avuto modo. Abbiamo parlato di cose personali e anche della gestione di certi utenti difficili, insomma, dei mille rivoli della rete. Del Vivoli e delle rate da pagare. Perché lo racconto? Per precisare intanto che tra i due sono senz’altro io la merda come dice sempre Lele, e poi soprattutto per affermare che non c’è nessun tipo di frizione tra Fi.it e questo blog, lui certo si stupirà di queste mie parole, lo preciso perché altrimenti sembra che lo abbiamo concordato, mi fa piacere invece raccontarlo perché molte volte qualcuno ha cavalcato l’onda della contrapposizione, e invece non è così, ed è giusto che si sappia che i nostri rapporti sono all’insegna della stima reciproca. Poi è anche vero che io sono più bello e più magro, e che lui ha più utenti di me, ciò non toglie che ce ne andremo a prendere un caffè insieme, dentro al quale lui metterà quattro o cinque bustine di zucchero mentre io lo prenderò amaro. Non abbiamo parlato di fiche ma ho come la sensazione che io abbia situazioni più stuzzicanti, lui se vorrà potrà sempre smentirmi. Se ci sarà modo, vista la sua passione per i dolci e la mia per quelli fatti in casa, non nel senso di fatti al Franchi, lo preciso sempre per coloro che vogliono capire quello che gli fa più comodo, volevo dire che mi piacerebbe parlare di storie di utenti davanti a una bella fetta di torta, anche se non sono un mago delle torte, a dirla tutta sono un pessimo pasticcere, mi vengono fuori delle cose davvero pessime. L’ultima volta che ho avuto amici a casa, però, non hanno fatto altro che complimentarsi per come mi era venuta bene la crema catalana. E io allora mi sono guardato bene di dirgli che doveva essere una torta di mele. Forse tra i due sono io però quello più generoso, perché mentre lui mi ha invitato a prendere un caffè scrio scrio, io già immagino di dedicargli una bella tavola imbandita di ogni ben di Dio, proprio a dimostrazione dei buoni rapporti di vicinato. Ma a prescindere dal diverso approccio comunicativo l’importante è che siamo tutti per la Fiorentina. E che oggi si vinca.

sabato 18 ottobre 2014

Ad onde medie e a modulazione di frequenza

E’ arrivato il momento di darvi delle spiegazioni, si, diciamo che è quantomeno doveroso. E lo faccio oggi prima di entrare in clima partita, perché dopo tanto so già che i nostri pensieri andranno alla vittoria contro la Lazio, e alla nostra inarrestabile ascesa. Quindi faccio outing pre partita cercando così di addolcire le reazioni inoculando ottimismo nelle vostre vene. Lo so che se poi non vinceremo pagherò le conseguenze, ma in questo momento mi interessa di più preparare il terreno della mia confessione. So di essermi comportato male con voi come ha fatto Montolivo. In buona sostanza vi ho truffato come fa anche il Cecca su Fi.it, che come un demonio, e più del demanio, da in concessione piccoli tratti del suo arenile, di fatto trasformando i propri utenti più inclini a mettersi in proprio, in vu cumprà del cocco bello che girano in spiaggia con le castagne arrosto. Del resto i miei comportamenti seguono un percorso lineare, coerente, che ha da sempre caratterizzato la formazione di una moralità molto borderline. Ricordo quando da ragazzo andavo a raccogliere le olive per fare qualche soldo. Arrivavo sempre prima dell’alba e degli altri, ero concentrato, voglioso, e svelto svelto ne raccoglievo il più possibile. Le mettevo in grossi sacchi e poi me ne andavo al frantoio con l’aiuto del Pizzichi, che veniva ad aiutarmi con il suo furgoncino. Tutto questo, prima che arrivasse il padrone dell’oliveto. Per dirvi che ho sempre cercato le scorciatoie anche prima di aver raggiunto la piena maturità. Per un periodo ho fatto anche l’artista contemporaneo, e non essendolo mi sono spacciato per un pittore concettuale. Ricordo che ad una mostra nei locali dell’oratorio del prete di Serumido, c’era tanta gente che si sbilanciava cercando di trovare il significato a quadri che io sapevo invece non averne nessuno. Tele incomprensibili come una conferenza stampa di Del Neri. Ricordo di essere stato lì a lungo a guardare chi cercava di capire i soggetti dei dipinti sforzandosi di dare un significato a quei segni tracciati senza nessun talento, naturalmente senza riuscire a capirci niente. L’unico quadro che sono riuscito a vendere non era neanche un quadro, e non era mio, era quello messo nella posizione più infelice dietro a un angolo. L’ho venduto a detta dell'acquirente, soprattutto per la diversità di stile, come se lo avessi fatto in un altro periodo, e anche per via del titolo che se non erro era “Piano d’evacuazione in caso di incendio”. Per tornare finalmente all’oggi devo dire che ho usato dei mezzucci per adescarvi, questo è quello che mi sento di confessare, si, ho usato il corpo femminile per attrarvi, sedurvi, trattenervi, quindi chi vende le castagne arrosto sulla spiaggia del Cecca adesso sa quello che deve fare per incrementare gli introiti, ma da quando frequento Radio Toscana, il mondo cioè dove l’immagine è relegata in favore della voce, non me la sento più, e allora grido con forza “Stop al nudo”.

venerdì 17 ottobre 2014

Jet lag



Per non farsi mancare niente, o meglio nessuna preoccupazione, in un ambiente agitato come il nostro, il tifoso Viola non si accontenta di combattere con il traffico intorno ai cantieri della tramvia e gli infortuni dei giocatori Viola sempre dietro l’angolo dei lavori per la tramvia, anzi, quando questi terminano il loro doloroso percorso e sembrano risolti, invece di festeggiarne la fine, cerca di procurarsi nuovi stati d’animo turbati. Quando dico terminano, naturalmente intendo gli infortuni, per i lavori della tramvia ci vorrà più pazienza che con Gomez. Questa settimana la preoccupazione principe è per il jet lag di Cuadrado. C’è più tensione ancora che per la nuova pista dell’aeroporto. Giocherà oppure il mal di fuso ce lo porterà via al pari un risentimento muscolare? Purtroppo non è possibile nemmeno sottoporlo ad analisi strumentale, e così lo smarrimento del tifoso sale con l’avvicinarsi del brunch-mach  E allora giù con le considerazioni sulla disritmia, discronia o ancora disincronosi circadiana, condizione clinica che si verifica appunto quando si attraversano vari fusi orari (di solito più di due), come è avvenuto nel caso dei voli di Cuadrado e Vargas. Quando si parla dello stato del colombiano, di solito sempre molto reattivo anche dopo i lunghi voli,  ad essere assonnati, stanchi e soprattutto confusi sono soprattutto loro, quei tifosi cioè che più si preoccupano. Sono loro infatti che scambiano i moduli, i ruoli, le posizioni in campo e prendono fischi per fiaschi in maniera trasversale, talvolta seguendo anche con affetto e interesse giocatori che sono soltanto degli omonimi di quelli che potrebbero interessare. E così si ritrovano catapultati a seguire campionati improbabili come quello dove gioca l’ Al-Qadsia. Ce ne sono certi che dopo il ritorno dei propri beniamini dalle trasferte con le nazionali, denunciano forti emicranie, con irradiazione algica all’intero volto, lungo le branche della coppia dei V’ paio dei nervi cranici (nevralgia trigeminale); marcata astenia accompagnata da eccessiva lentezza dei movimenti e dall’impulso irrefrenabile a coricarsi per riprendere nuovamente il sonno interrotto; difficoltà a volte nel fisiologico eloquio e nell’ideazione, con produzione di vocaboli e di pensieri che non seguono un filo logico (questo molto spesso); impaccio motorio a volte nell’attendere a comuni atti della vita quotidiana; sensazione soggettiva di mancato ristoro al risveglio con tendenza all’assopimento patologico ed incontrollato in situazioni che potrebbero risultare fonte di pericolo per sé e per altri (ad es. durante la conduzione del proprio autoveicolo); movimenti automatici degl’arti conseguenti ad involontarie contrazioni tonico - cloniche a carico della muscolatura scheletrica ed associata alla produzione di sogni in evidente contesto non fisiologico; epifora, e difficoltà all’accomodamento dell’apparato oculare con conseguente sensazione di diminuzione del visus fisiologico, il che potrebbe risultare pericoloso per sé e per altri in particolari situazioni (ad es. durante l’attraversamento stradale o durante la conduzione dell’autoveicolo) . E mentre Cuadrado gioca tranquillamente senza risentire in alcun modo del lungo volo, loro, con tutti questi po’ po' di sintomi aprono blog, e poi si capisce del perché sproloquiano.



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giovedì 16 ottobre 2014

Captcha

Avevo letto della sua esistenza solo sui libri delle elementari, in seguito però avevo pensato che fosse una storia un po’ enfatizzata da parte di gente senza tanti scrupoli geografici. Ieri invece l’ho vista davvero, ci sono passato a fianco. La Dora Riparia esiste. Immagino quindi che da qualche altra parte ci sia anche quella Baltea, e non come i’ Giannelli che non esiste perché è solo un generatore di commenti automatico gestito questa volta senza scrupoli dal “Cecca”. E mi dispiace che qualcuno intollerante come solo sanno esserlo coloro che sono cresciuti tra le brutture di Borgognissanti, vorrebbe che facessi fuori attraverso la censura più bieca, quando è invece sufficiente adottare misure meno drastiche come ad esempio un semplice test fatto di una o più domande e risposte per determinare se l'utente sia un umano (e non un computer o, più precisamente, un bot). Il suo acronimo inglese è “captcha” da non confondersi con un difensore dell’Estonia. A proposito di Effemberg, che dopo la Gaia è diventato il mio coccolino, immagino che parlando di Dora Riparia, l’abbia anche risalita pagaiando, e oggi mi aspetto il suo racconto. A proposito di Bernardeschi invece, ho saputo grazie a voi che il riferimento al Brunelleschi è piaciuto, e allora oggi inserisco anche un video che racconta proprio della costruzione del suo gol più bello con l’Under 21, una ricostruzione che evidenzia soprattutto la mancanza di deviazione. Devo dire che ci sono anche dei libri che lo raccontano, non solo dei filmati, ed è molto bello leggere le prime pagine della sua carriera, non saranno i sussidiari delle elementari che raccontavano di strani fiumi, ma sono avvincenti e profumati come “Il Maestro e Margherita”, si perché nelle prime pagine della sua carriera c’è anche una signora che gestisce un chiosco sovietico di bevande che quando apre due succhi di albicocca intorno si spande odore di parrucchiere, e io tutte le volte che sento odore di parrucchiere penso al Maestro e Marrgherita, e se non avessi letto Il Maestro e Margherita, probabilmente non avrei mai riconosciuto, nella mia vita, l’odore di parrucchiere. Il mondo è pieno di gente strana che tenta pallonetti dal limite dell’area senza mai riuscirci, io piuttosto che da loro sono contento che la mia passione per la Fiorentina sia cresciuta grazie a persone come Bulgakov. Da non confondersi con Berbatov.




mercoledì 15 ottobre 2014

Associazioni di confine


Bardonecchia non so perché mi fa venire in mente Scarnecchia, l’hotel Betulla, Montella, e il cucchiaio con il quale ho mangiato il "bicerin", il gol di Bernardeschi. Anche se a Deyna è rimasto di traverso. Sono associazioni di confine, e passare da una all’altra attraverso il Frejus costa 43,10 €. Ma io non passo di là, mi tengo Bardonecchia, l’hotel Betulla e il cucchiaio del bicerin, risparmio e così poi non devo tornare. Vorrà dire che Deyna berrà un bicchier d’acqua. Anche se l’andata e ritorno converrebbe di più perché costa 53,80. Rimango di qua. Al limite posso finanziare un transito di sola andata al Giannelli anche se mi costa caro visto che è  un transito eccezionale, oltre 900 €. Leggo che Gomez intanto non è ancora pronto, perché lui il transito dall’infortunio alla guarigione se lo fa a piedi. Considerato ormai un patrimonio dell’Unesco, e costato un patrimonio, il suo cammino per uscire fuori da un infortunio equivale a quello per arrivare a Santiago di Compostela partendo da Roncisvalle, che non so perché mi ricorda Della Valle. Forse perché è lui che continua a pagarlo. Tra Bardonecchia e la Francia c’è il Frejus, tra Gomez e il ritorno in campo c’è invece la via Francigena. Il dottor Manetti nel report medico di ieri ha precisato che la storia clinica di Mario Gomez è cominciata nel Medioevo, un lungo percorso che se vedrà Gomez arrivare a Santiago con ancora del fiato da spendere, gli permetterà di spingersi oltre fino a guardare l’Oceano Atlantico dall’estremo promontorio di Fisterra, che non so perché mi ricorda che in fondo sono un tifoso terra terra. E per un Richards, uno Joaquin e un Marin che rientrano, Marin che non so perché mi fa venire in mente il "bicerin", si insomma, per tre giocatori che rientrano c’è un nuovo infortunio che si paventa e che mi spaventa più di quello di Gomez. La Gaia ha perso la voce. Allora ho deciso di partire anche io per il pellegrinaggio fino a Santiago di Compostela, non tanto per motivi religiosi, e non tanto per ottenere benefici in una sorta di catarsi interiore. Solo per far ritornare la voce alla Gaia. E mentre vado vedo cristiani, ma non mancano appartenenti anche ad altre comunità religiose. Vedo le categorie più disparate, novizi in attesa di prendere i voti, coppie in crisi come Graziani e Pulici, che tentano il viaggio insieme al fine di ritrovare l'equilibrio nei rapporti, fondato sui veri sentimenti, vedo falsi nove pentiti delle loro bugie, vedo fedeli che intraprendono il pellegrinaggio per rafforzare la propria fede. Io niente di tutto questo, sono l’unico che non cerca nessuna voce dentro di me, ma solo quella della Gaia. Non sono partito a piedi, ho scelto la bicicletta perché il cammino in bicicletta è profondamente diverso dal cammino a piedi, sotto diversi profili. In una giornata una persona come Gomez mediamente percorre a piedi 25/35 km, in bicicletta può tranquillamente triplicare queste distanze. Sono dati medi, se il percorso è pianeggiante il differenziale può essere anche superiore, in caso di salite diminuisce. Ne consegue che il tempo da impiegare è, all’incirca, un terzo di quello a piedi. E io voglio che alla Gaia torni la voce molto prima di quanto Gomez non impieghi ogni volta per tornare in campo dopo un infortunio. Con la foto di copertina ho voluto riassumere in maniera poetica il senso del mio viaggio a Santiago di Compostela in bicicletta pensando alla voce della Gaia. Si, solo alla voce.

PS: la bicicletta non è una bicicletta fino in fondo. Si insomma, per le salite. 


martedì 14 ottobre 2014

Wikipedia non è un callifugo

C’è commistione a giro, che non è una violenza verbale di quelle per le quali certi moralisti buffi mi accusano di aver permeato il blog. La commistione in questo caso è come la famosa amalgama, che sempre i soliti moralisti buffi andranno a cercare su wikipedia pensando che siccome finisce per A possa essere un centravanti boA. A pensarci bene anche la loro superbia finisce per A, e in Santo Spirito una persona così, per coerenza di finale con la A, la definiamo una fava. Per fortuna sono un sanfredianino atipico, porto pazienza e soprattutto poesia, tanto che qualcuno mi dice che sono persino “buho”, perché in San Frediano per certa gente buffa che soffre di disturbi della personalità, non viene perso tempo con le offese o con l’ironia, solo con chi se lo merita, il popolo Diladdarno è molto più diretto di me e non gira intorno alle metafore, non si trova neanche troppo bene quando incontra una persona bipolare perché non sa con precisione quale delle due offendere. In Oltrarno sull’argomento si è sempre preferito la terapia d’urto. C’è infatti un amico del Bambi, un calciante storico di parte bianca amico di famiglia, che pur non essendo dottore, con le sue manone callose e miracolose da fabbro, la gente chiama “Froidde”. A lui basta una labbrata e loro si risvegliano subito da quell’ambiguità stagnante nella quale rimangono impantanati per la maggior parte della loro esistenza. Sempre quando non sono su wikipedia a cercare la strada per tornare a casa. La dolce commistione che segnalo oggi a chi non ha bisogno ne di wikipedia e nemmeno del Lexotan, è quella tra gli amati quadri di Edward Hopper e un regista che pur essendo austriaco fa Deutsch di cognome, e non è un regista come lo è invece Aquilani per i bipolari. L’America amara e struggente riprodotta su tela da Hopper prende vita in un lungometraggio intitolato “Shirley, vision of reality”. E Shirley non è neppure un attaccante che gioca nell’Arezzo. Cinema e arte ancora insieme, eccola la commistione, la metafisica pervasa da luci fredde e irreali, con i personaggi calati nelle loro decadenti introspezioni, fedelmente animate nell’opera cinematografica che trasforma in film 13 celebri dipinti dell’artista americano. lo trovo geniale. E così ho subito pensato a qualcuno che mai dovesse animare questo blog. L’ambientazione tipica fiorentina della mia copertina, i rimandi al David di Michelangelo, alla Cupola del Brunelleschi e a Santo Spirito potrebbero essere riprodotti  con qualcosa però anche di già visto purtroppo, di trito e ritrito, di scontato insomma, ma con il lampredotto e con il fatto che si parla di Fiorentina, e quindi anche di torti arbitrali, potrebbe venir fuori qualche cosa di altrettanto geniale tipo “Camera con svista”.
 
PS: oggi vado al Frejus, noto centrale difensivo del Bardonecchia.


 

lunedì 13 ottobre 2014

Lontano da piazza Tasso

In mancanza di cibo non ci rimane che sottolineare l’invasione del Giannelli, ovvero l’attacco finale che Fi.it  ha deciso di sferrarci perché  teme  i nostri 33 membri fissi più di chi gli ha rifatto il sito. Il rischio è grosso, il Cecca del resto sa il fatto il suo e non a caso come resto di solito si fa dare un pollo arrosto. E pensare che io un tempo mi accontentavo di una caramella d’orzo o di menta. Il rischio è appunto grosso come il Cecca, in realtà molto di più del pollo arrosto, perché il perfido ha sfruttato la pausa del campionato d’accordo con Tavecchio, prima per affamarci e poi per inviarci uno dei suoi utenti più virali. Lo sanno tutti che il Giannelli, povero Cristo, si è fermato all’ebola. Il Cecca fa i fatti, non parla ma gioca pesante come mangia, così come il suo alito, e la Riblogghita trema come un budino o come lo stesso Cecca quando uno lo tentenna. Il piano è sofisticato ma io che sono come certi vini fatti negli scantinati di Borgo San Frediano, e di metanolo quindi me ne intendo, ho capito subito. Chi ha avuto modo di giocare a “The Last of Us”, uno dei videogiochi più venduti e premiati degli ultimi anni, sa il rischio che corriamo. Perché dove passa lui è dove poi vengono ambientati certi giochi, e la sua venuta ha il solo scopo di ambientarci in un mondo di blog post-apocalittico abitato da simil-zombie in cui si rischia di essere sbranati dal Gat. Un mondo in cui non è rimasto niente di ciò che conosciamo, nemmeno uno che sia uno dei nick del Colonnello. Capirete adesso perché non appaiono più culi e poppe, la colpa è del Giannelli che ha cominciato a fare pulito. Luoghi in cui monumenti e posti famosi sono solo lontani parenti di quelli che abbiamo stampati nella memoria. Il suo compito è quello di fare del blog un posto inospitale come la Piacenza di Zemanviola, oppure di togliere Corvino e l’acqua intorno all’isola d’Elba di Massi74. Visto che però sono un figlio di buona donna, cosa che è risaputa anche in Borgognissanti, per ora ci siamo salvati solo perché in privato ho fatto credere al Giannelli che la Riblogghita ha sede a Roma per motivi fiscali, si insomma gli ho detto che tutte le strade portano a Roma, e non me ne voglia lo stesso Zemanviola se l’ho depistato a suo discapito solo per salvare piazza Tasso. Così il Giannelli ha subito cominciato a fare quello per cui era stato programmato dal Cecca, le foto parlano chiaro anche per Jordan, nel più classico prima e dopo il Giannelli.

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domenica 12 ottobre 2014

La vita è bella (e il lampredotto meglio della mortadella) Primo editoriale pro loco e pro Foco

Ci sono fotografie stampate nella nostra memoria alle quali andrebbe dato un nuovo corso. Come monete in zona neuro. Per rianimarle, e così liberarle dal ricordo come se avessero vinto un concorso. Se in bianco e nero ricolorarle con il nostro quotidiano. Quelle che nella vecchia scatola di latta ci sembrano le più belle. Mi viene in mente Fiorentina- Juve 4 a 2, oppure un bacio che avevamo tanto desiderato. Bisognerebbe dare nuova aria a certe cose, dargli una spinta in avanti dopo averle messe in folle. Fare nella nostra mente le pulizie di Pasqua. Prenderle e rivisitarle come si fa con i musei più belli in modo da tirarci fuori nuove emozioni. Non dico di rivedere sempre la stessa partita, lo stesso film, o di rileggere lo stesso libro dai quali comunque c’è sempre modo di cogliere sfumature diverse. Dico di andare oltre, ripartire da quel ricordo, da quell’istante esatto dove il ricordo bello è diventato tale, per rianimarlo e farne un'altra storia. Per tirare fuori nuovi sapori da quel bacio. Per cercare un nuovo record. Un altro sorriso. Perché una carbonara anche se mangiata nello stesso posto non sarà mai la stessa. Dico si alle emozioni e no al photoshop, aggiorniamo la nostra anima in modo che dopo il secondo ci possa essere anche il terzo scudetto. Oppure il dolce. I figli e i nipoti. Nuove mogli e nuove storie da raccontare, nuove maglie, partite da vedere e contratti da rinnovare. Le foglie cadranno, il Viagra ci aiuterà a rialzarsi dalle cose brutte, Pepito butterà via le stampelle, Tommaso le sigarette. Anche un bel tramonto non ci potrà più bastare, ne vorremo tanti altri, poi ci sono le albe, i quadri di Hopper, quelli di Babacar da incorniciare. Le carezze e le terrazze dalle quali guardare le ragazze. Dentro agli scolli e poi su per il viale dei Colli. Tutte le età sono belle, e di un pensiero dolce non ci si può vergognare. Neanche col diabete. Dolce come il vin santo. Mentre arrivano le castagne e con loro il bruciore di stomaco, l’olio e il vin novo, il cambio dell’armadio, la partita con la Lazio. Marin. Ci sarà un nuovo Dalì e un nuovo Picasso, e tutto il Malkovich non vien per nuocere. Viva la vita.



sabato 11 ottobre 2014

Una strana storia

Io non sono un’anima pura come lo sono certe partite di cocaina, lo sono come invece certe partite tagliate dal velenoso arbitraggio di Rocchi. Insomma, sulla coscienza ho solo qualche piccola macchia di brodo del lampredotto, tutt’al più una borsa finta di Gucci ancora da smaltire perché non l’ha voluta nemmeno la Caritas. Però pur patendo un passato torbido come il vino che bevono in Borgognissanti, mi sento un santo in confronto a quanto emerso dall’inchiesta della Guardia di Finanza che vede il Calcio sprofondare nell’ennesimo scandalo. Sprofondare proprio come la figliola del Materassi nell’ennesimo cantiere aperto in via Sant’Agostino. Le indagini sono durate circa 2000 anni, e nel corso di una maxi operazione denominata “Gabbiadini” hanno giustappunto messo in gabbia gli autori di questa nuova truffa. Purtroppo l’ideatore è una nostra vecchia conoscenza, Enrico Chiesa, che aveva elaborato una strategia davvero diabolica per estorcere denaro ai malcapitati della bassa classifica, che circuiva definendoli “fedeli”. Alla base del raggiro c’è il culto di Cristina, figlia della “Dea” giunta a Bergamo come salvatrice un paio di millenni fa. In seguito, gli ultrà orobici cominciarono a diffondere la propria adorazione per Cristina vendendo sciarpe e gadget, fondando così un vero e proprio impero con sede a Roma, e che poi si ramificherà in tutto il mondo. Oggi Chiesa ha un’organizzazione rigida e gerarchica, che vede al proprio vertice un prestanome vestito di bianco. Sotto di lui agiscono figure che celebrano messe come Prandelli, mentre i frati con i quali lo stesso allenatore del Galatasaray zappa l’orto, non hanno il diritto di celebrare la messa ma in compenso quello di non indossare i calzini. Voglio dire, com’è possibile che la gente è costretta a girare con le borse false di Gucci, mentre il prestanome che professa povertà indossa scarpe di Prada vere. Certe evidenti disparità sono risultate le stesse che la classe arbitrale esercita da sempre nei confronti delle squadre a tinta unita. Oltretutto, e qua arriva il nuovo scandalo, le autorità italiane hanno rilevato gli estremi per intervenire anche nella pretesa dell’organizzazione criminale di ergersi, previo il ricevimento di un contributo finanziario di varia entità, a unico tramite tra la nostra presunta peccaminosa vita terrena e l’agognata salvezza eterna dell’Atalanta. Grande la soddisfazione del generale della Guardia di Finanza, Giorgio Masala, che ha voluto ribadire ancora una volta che “L’Italia è un paese moderno che non cederà mai a nessuna superstizione” Aggiungendo subito dopo “A questo proposito spero che La Fiorentina contro la Lazio possa continuare a giocare con i pantaloncini neri ”


venerdì 10 ottobre 2014

Street Poetry

Oggi voglio ripercorrere al contrario quel brutto sentiero inerpicato sulla discriminazione territoriale che ci aveva portati a guardare Corvino dall’alto della nostra intolleranza, parole che suonano ancora più stonate all’indomani dell’ultimo Babacar. Le ripeto tornando indietro giù verso la piana, “Firenze non è Lecce”, “Firenze non è Lecce”, “Firenze non è Lecce”. Sono ingiuste. Come se qualcuno a noi ci avesse detto che “Il Salento non è via dell’Ariento” solo perché dalle parti di via Santantonino non ci sono muri che parlano meglio di Cassano, che parlano in versi la lingua di Dante e Gianni Rodari, di Fernando Pessoa e Pablo Neruda, di Goethe e Walt Whitman. Come invece accade a San Michele Salentino, uno dei più piccoli comuni del Brindisino, dove la gente stappa bottiglie per dovere di cronaca, e dove l’iniziativa di un’associazione del luogo ha ridipinto di poesia le mura di palazzi e ville in ogni angolo della città. Complici gli operai messi a disposizione dall’amministrazione comunale, che al pari di quelli di Quadrifoglio costretti a intervenire con gli idranti pe mandare via la gente dal sagrato della movida, hanno preceduto i writers, dando una mano di bianco alle pareti, endecasillabi sciolti e rime baciate accompagnano la quotidianità delle gente che lì ci vive. L’effetto finale è stupefacente, tanto quanto il lavoro a monte dell’attacco poetico che sembra abbia contagiato tutto il paese, come racconta una delle promotrici dell’iniziativa sulla sua pagina FB: “C’è la finestra che ci aspetta. C’è la gente che passa, che si ferma e chiede. Ci sono i romeni che ci danno la scopa per tirare le linee. Domenico che ci dà la scala. Maurizio che ci dà un blocco notes. Alessandro che fa il caffè. Rocco che farà il guelfo bianco. Ci sono le rondini che volano basse sulle nostre teste. C’è l’allegria. Arriva la mia amica fresca di chemio. Raffaella parla con tutti e rimedia con ironia ai nostri guasti. Grazie a tutti. Abbiamo onorato la nostra “semenza”. Il temporale può attendere. C’è il paese e questa è poesia”. Street poetry dunque, anche a Sud, come è già accaduto a Roma e Milano, a Porto Marghera e Castelluccio di Norcia, una storia che ha origine non meno di duemila anni fa, rinverdita da Acción Poética, movimento internazionale di street poetry nato nel 1996 dall'intuizione del messicano Armando Alanís Pulido, che diceva: “Che la gente non legga poesia non significa che non ne abbia bisogno”. Firenze risponde con le sue bottiglie piene di urina lanciate dagli abitanti di piazza Santo Spirito per liberare il territorio dagli invasori rumorosi. Una guerriglia urbana che vede protagonisti i fiorentini intenti a preparare scrupolosamente le munizioni scrivendo il loro disagio in versi proprio sulle etichette di quelle bottiglie. Poesia biologica del degrado.



giovedì 9 ottobre 2014

Autoritratti

Quando arriva la sosta per la Nazionale diventa dura fare verdura, anche per uno come me che gli argomenti non ce l’ha neanche quando il divieto di sosta è con la rimozione forzata. Si, va bene la conferenza stampa di Bonucci, l’inibizione semestrale di Tavecchio trattata come se fosse una banale emissione di Bot,  e anche le parole di Totti che contribuiscono ad avvelenare i pozzi. Ma è roba troppo brutta per un pubblico come quello nostro che include anche donne incinta. E’ vero, potremo distribuire ottimismo gratis come i cataloghi dell’Ikea, sostenendo che la Fiorentina ad oggi è la squadra che in assoluto ha più margini di crescita tra quelle che lottano per le posizioni che contano, visto i giocatori importanti che dovranno rientrare. Ma in questo caso la cosa non si confà a coloro che ci seguono e che di calcio non capiscono una sega, e che sappiamo in quanto onanisti non essere stati loro a mettere incinta quelle donne rimaste poi incinta che ci seguono. E chi non mette incinta le donne poi rimaste incinta grazie ad altri sono sempre coloro che hanno pensato anche solo per un attimo a Di Francesco. Per non parlare di Spalletti, quando ancora la tramontana tagliava i loro volti di non credenti, ma allo stesso tempo anche i preservativi di chi intanto si accoppiava con quelle donne che poi giustappunto sono rimaste incinta. Allora mi sembra più opportuno parlare di questa emorragia di selfie, con un effetto collaterale peggiore di quello dell’ebola. Il proliferare di facce idiote. E non mi riferisco all’autoritratto che Lotito si è tatuato sul viso. Parlo di gente di ogni età che fa boccucce come se fosse davanti a un estroflessione di Bonalumi, e che tira fuori espressioni che ricordano molto da vicino quella dello stesso Bonalumi davanti a una natura morta di Morandi. Purtroppo per tutto ciò non c’è ancora nessun antidoto, nessun laccio emostatico che possa arrestare il fenomeno. Anche perché Mutu, che qualcuno anelava per sterilizzare i nostri giovani talenti come se fossero cuccioli di gatto, non è più un fenomeno. E anche perché in Italia non arrestano nessuno, figuriamoci le emorragie. Io che però sono un ricercatore, ovvero colui che in una banda di malviventi si occupa della raccolta di informazioni necessarie a compiere un crimine senza poi prendervi materialmente parte, ho scoperto che non è un epidemia dei nostri tempi, e che colpirebbe soprattutto i ragazzini. No, non è così. E questo è un scoop al pari di chi si rende conto che fare la spesa all’Esselunga non è come farla alla Coop. E le foto dimostrano che le facce stupide davanti all’obiettivo sono un grande classico della fotografia di tutti i tempi. Più ancora di quella erotica che mi si richiede in continuazione, soprattutto in privato attuando uno stalking peggiore di quello che io vi riservo giornalmente. Certo, all’epoca l’idea di selfie era parecchio complicata, ma comunque non si facevano scoraggiare dalla carenza di smartphone. Proprio con la stessa faccia a culo di chi come me continua a scrivere senza avere niente da dire.



mercoledì 8 ottobre 2014

Rap fiorentino

Oggi attingo spunti da ricordi di cui non ho preso appunti, perché il lapis l’ho usato per scrivere abbasso l’Isis dietro a una vecchia tela di De Pisis. Intanto faccio triangoli stretti dentro a intingoli. La mia è una scarpetta senza fretta, e senza il pane di cui non ho neanche una fetta. Del resto sono surreale come chi non si accorge che Enrico Varriale è uova di lompo e non di caviale. Guardo Firenze, anzi la sorvolo, e a merenda mi mangio il lampredotto invece del cavolo. Sulle C scivolo, e senza i giusti tacchetti mi ritrovo anche senza uscita dentro a un vicolo. Ciondolo, e mi racconto che Ilicic è un campione, ma di fatto mi abbindolo. Salto sul mio disincanto come sui dossi della pista da cross di Polcanto. E poi c’è chi ha la scarpetta e non ha il pane, e chi ha il pane ma non ha i denti, e chi se li va a fare in Croazia dove il pane non è certo una delizia. Insomma tutta questa pappardella al cinghiale per dire che il tifoso Viola non critica mai senza grembiale. E anche se di calcio non capisce una sega, lo senti vociare fino fuori dalla bottega. Siccome per una volta, forse la prima, ho trovato un posto libero dove posteggiare la rima, esco fuori dal rap fiorentino per dire che il tifoso Viola è condannato a criticare dal DNA della sua competenza. Io che sono però un tifoso che scrive con la capote tirata su, come scriveva Capote anche quando era un po’ giù, dico che “Il più grande piacere nello scrivere non è in ciò di cui scrivo, ma nella musica interiore delle parole”. E’ per questo motivo che oggi mi è venuto in mente Re Mida, si proprio lui che tutto quello che toccava trasformava in oro. Un po’ come Mino Raiola. E poi mi è venuto anche il torcicollo perché vista l’ottobrata fiorentina la capote alla fine l’ho aperta. A un certo punto anche Mida si rese conto però che il superpotere era molto bello ma anche molto difficile da gestire, visto che non riusciva neanche a sfamarsi. E allora da vero tifoso Viola che trasforma in critica tutto ciò che tocca la Fiorentina, la novità è che adesso potrò essere il Re Mida di me stesso, senza però rinunciare al cibo preferito, che è appunto critica, ma anzi trasformando in oro proprio i miei “rifiuti organici”. L’idea è di un paio di tipi intelligenti come Bucchioni, e si tratta di una pillola infarcita di pepitine a 24 carati e placcata oro, che a quanto pare è in grado di far espellere glitter. Costa 425 dollari a pillola, e mi basta diminuire l’uso del Viagra per bilanciare le spese, ma non è dato sapere se il “prodotto interno lordo” restituito sia di pari o superiore valore. Non ho trovato sul web neanche una foto del risultato finale, in compenso i creatori assicurano che la mia cacca avrà una bella sfumatura glitter. E così tutto diventa d’oro nel mio rap di cacca, anche quelle C che trasformo in acca.