.

.

sabato 31 ottobre 2015

Anatomia surrealista

 
I meriti dell’attuale classifica della Fiorentina non sono certo da assegnare a Cogngini, come invece lo sarebbero stati i demeriti nel caso si fosse rivelato un campionato da pezzenti. Così come a scagionare i Marò, c’è la teoria che dimostra che Marquez è un pescatore indiano, e quel Rossi non è Pepito. Se poi uno crede veramente alla Madonna, a Medjugorje chiudendo gli occhi, si può vedere anche il padiglione del Giappone. Come ci sono sempre anche quelli dei “Braccini”, che comunque vada campionato e GP di Valencia, Valentino sarà sempre il primo. Lui nell'evasione fiscale, e gli altri nell’autofinanziamento. Io oggi mi dichiaro “Profeta dello scudetto”, così come mai niente fu più profetico del nome di Ignazio Marino, che anagrammato è uguale a  “Anzi io Rimango”. E quando l'autunno, il freddo, il tempo di merda e il buio pesto alle cinque (5) non ti hanno depresso abbastanza, ecco arrivare chi ti suggerisce di volare basso perché tanto “Io sono io e voi non siete un cazzo”. Mentre per me credere nello scudetto significa non dover mai dire "Ma dove vai col pile? Andiamo a cena non a raccogliere i funghi”. E alla fine per difendere un mio sacrosanto diritto, come lo è sognare in grande, mi sono messo proprio in una posizione scomoda, quella dell'ottimista compulsivo. Peggio stanno solo quelle donne troppo intelligenti per piacere agli uomini, e troppo belle per piacere alle donne. Si pensa che sia un sabotatore percettivo di realtà, rosa, dirigenza, mentre mi limito a riconoscere certe capacità che altri sottovalutano. Per esempio, se Messina è ancora senz’acqua, è solo perché non è ancora intervenuto Cognigni che sicuramente avrebbe fatto piovere. Quello che invece devo confessarvi, è che l'ho capito tardi ma l'ho capito, non mi bastate più, mi serve lo psicologo. Martedì vado a Siracusa e ci voglio andare da capolista, poi quando torno a Mormanno ho preso la decisione forte di presentarmi con la sciarpa del Gruppo Chiava da tirare fuori ad ogni piè sospinto. Per l’esattezza ventuno (21) km di piè sospinto. La mossa finale. Definitiva. Quella senza ritorno. E se vi serve qualcosa di concreto da usare contro di me una volta che il campionato mi avrà dato ragione, posso suggerire che il dono della sintesi l’ho imparato a letto. Questo vi farà comodo il giorno in cui vinceremo il tricolor, e potrete sempre dire “Si, però a letto non sei bono!!”. Il mio comunque non è ottimismo alla viva il parroco, ci tengo a precisarlo, è solo anatomia surrealista dello scudetto, come da foto. Tutto nasce dal fatto che sono tanti anni che aspettiamo di vincere quello che si ha persino terrore a pronunciare, e che ho una importante rivelazione da fare in merito al concetto di “attesa”, ma la dirò più tardi.







venerdì 30 ottobre 2015

Neanche ai tempi di Cecchi Gori

Sono finalmente riuscito a metabolizzare lo striscione del “Mercato da pezzenti” che tanto mi aveva fatto male, e sul quale stavo lavorando psicologicamente ormai da molto tempo. Dopo un lungo percorso interiore, notti in bianco, e grazie anche ai fiori di Bach e alle bacche di Goji sono riuscito ad esorcizzarlo. Non lo soffro più. Diciamo che non mi provoca più quell’ansia che ti coglie quando hai lo stimolo ma non il bagno. Oggi mi appare ridicolo come il nome che dai alla casella email che crei a dodici (12) anni, e che poi userai anche a lavoro, perché cambiarla sarebbe un casino. E mentre per molti il regalo di gennaio dovrà essere almeno un forte difensore centrale, io come sempre anticipo (l’allusione è al fatto che sono stato il primo a parlare di scudetto), e quindi non a gennaio, ma a Natale proverò a chiedere per il cinquantatreesimo anno consecutivo il Pisolone che non ho mai avuto. Neanche ai tempi di Cecchi Gori. Sono venuto via da Mormanno indenne, juventini a pezzi, interisti e milanisti sotto controllo, romanisti smargiassi ma non troppo come quando invece vanno a bere il vino de li Castelli. C’è stata poi la risposta ferma del barista del campo base all’OMS riguardo i danni del caffè. Secondo lui infatti, pare che un caffè ristretto (come il suo dialetto calabrese), macchiato tiepido e con poca schiuma, provochi una rottura di cazzo proprio ai baristi. Considerazione finale della settimana dal cantiere di Mormanno, un pensiero che avanza polveroso come un fronte di scavo realizzato in tecnica tradizionale, e che si innalza verso l'alto come una pila del Viadotto Italia, nel dire che neanche il potere di Forza Italia si è sgretolato all'improvviso come quello della Juve. Mentre i miei viaggi autostradali lungo l’Italia raccontano di pullman di anziani in gita, in sosta in autogrill, con statistiche importanti come quelle della Fiorentina. Numeri che comprendono la percentuale del 100% di quelli che vanno in bagno, il 92% di allarmi per tentativi di uscire dall'entrata, e il 3% di caffè. Io poi sarei anche tentato di farvi il disegnino circa come fare a vincere lo scudetto, ma ho paura che vi mettiate a colorarlo. Ho perso la voce a forza di dirvelo, ma non la speranza, e mi fa più male lo scetticismo della gola, sono costernato e costipato allo stesso tempo, raffreddato insomma, ma non altrettanto dicasi del mio entusiasmo. E poi trovo moralmente inaccettabile il rifiuto a crederci, dico che è un nostro preciso dovere di tifosi esserne convinti. Così come l’uomo ha il dovere di fare figli, mentre le donne si emancipano, e in famiglia ci vuole chi prende il telefono vecchio quando esce quello nuovo. Cucirvi addosso il tricolore farebbe di voi degli uomini migliori, più legati ai valori della Patria, e poi vi rinnoverebbe anche un po’ quel look datato. E alla fine la vita è troppo breve per controllare l'autocorrettore.



giovedì 29 ottobre 2015

Come rigate dritto voi non ce n'è

Calendario del prossimo turno alla mano, vittoria col Verona in tasca, si potrebbe proprio ritornare lassù. Per uno scudetto alternativo come fu quello che vinsero proprio quegli scaligeri che abbiamo battuto ieri con facilità. E come alternativa era anche la Sandra quando stava col Bambi. A volte la dava a lui e altre al suo ex. Sulla partita c’è poco da dire, per la pochezza di un Verona decimato, per la grandezza della Viola, per un autogol che spiana la strada, mi sembra insomma più intrigante sottolineare le sconfitte subite da Juve e Lazio. A Mormanno che è noto covo bianconero, la delusione è stata atroce. La stessa che può provare un qualsiasi uomo che sente il rumore di un oggetto vibrante e trova la donna a lavarsi i denti con lo spazzolino elettrico. Domani quando passo dal varco sei (6) dove c’è quel gobbaccio di Mottafollone, insieme al pass gli allungo anche un pizzino tipico della zona, ma con su scritto “Vi meritate solo donne coi gambaletti”. Se poi anche oggi avete la malaugurata intenzione di smorzare i miei entusiasmi parlandomi male di Kalinic, oppure cercando di rendermi triste perché per voi  si è aperto ufficialmente il periodo in cui la notte fonda la chiamate "Pomeriggio", vi rispondo per le rime ammonendovi che quando finirà questa bolla mediatica delle carni rosse, dovrete tornare ad occuparvi dei problemi veri della gente, tipo la micosi delle unghie. Il Verona picchia, ma la Fiorentina fa un gol per tempo, è accorta, non bellissima, però con un Pepito in crescita, che si accende e manda in gol Kalinic con un delizioso assist. Tre (3) punti basilari, Verona disperato, pioggia battente e nuovo ficcante striscione del Marasma che recita: “Ma Vittorio Alfieri camminava solo in diagonale?”. Con questi ventuno (21) punti in saccoccia mi aspetterei che dopo aver parlato male del mercato, adesso diciate anche qualcosa riguardo ai prossimi Babbi Natale appesi ai balconi. Mentre il alto negativo della serata rimane senz’altro l’infortunio di Astori, intendiamoci, non c’è stata una manovra eccessivamente brillante, e i maggiori pericoli sono arrivati grazie ai cross tagliati e tesi di Pasqual, in compenso è arrivata la settima vittoria su dieci (10). Kalinic sacrificato da trequartista ma comunque decisivo, nell’azione da gol inizia l’azione aprendo per Rossi e poi si fa trovare pronto a chiudere in rete. Migliore lui, peggiore Blasci. Siccome sono stato emarginato nel mio stesso blog solo perché la penso diversamente circa la lotta al vertice, e così come l’OMS mette in guardia circa l’uso delle carni rosse, io dico che sarà un campionato di sorpassi e quindi è probabile l’aumento del rischio infarti. Suggerisco quindi di mettere al bando le ventenni in minigonna. Senza nominare parole a voi troppo sgradite, io intanto metto la freccia. Che significa avvertirvi di un cambio di direzione, azione spesso usata nei sorpassi. Lo so che voi andate dritti per la vostra strada, e che anzi oggi con la prudenza che vi ha sempre contraddistinti mi svelerete proprio il segreto per rigare dritto. Vi anticipo. Il segreto è quello di poggiare un chiodo sulla portiera, applicare una certa pressione con mano ferma e passeggiare con naturalezza. La macchina è quella di Cognigni.





mercoledì 28 ottobre 2015

Fottete il sistema

Oggi che è giorno di partita voglio darvi retta almeno una volta, non andrò ad attaccare striscioni contro la proprietà, no, non fino a questo punto, ma non nominerò nemmeno quella parola che tanto vi fa uscire pazzi e napoletani. Rimango prudente come mia mamma che dopo aver analizzato il video, ha stabilito che il contatto tra Rossi e Marquez si sarebbe potuto evitare se fossero andati più piano. Prudente va bene, ma malgrado l'OMS abbia dichiarato che sono cancerogene, non mi toglierò comunque le fette di salame dagli occhi. Per me la Fiorentina è la squadra più forte del mondo, e il salame se usato intero non fa male affatto, almeno questa è la versione un po’ osé della compagna del Bambi. Quindi se Sousa oggi decide di fare turnover, potrebbe uscire l’olio di palma ed entrare la carne rossa. Il Bambi ha un’altra teoria, molto diversa da quella della sua donna, secondo lui la ricerca è stata fatta sugli uomini primitivi che mangiavano solo carne rossa, e siccome non ce n’è rimasto vivo nemmeno uno, hanno pensato che fosse stata colpa di quello che mangiavano. E non di Cognigni. Alla fine non so se è peggio il ragioniere di Civitanova Marche oppure Peppa Pig che ad oggi risulta cancerogena. E poi va a finire che gli hamburger di McDonald’s non fanno male perché non c'è traccia di carne. Mentre adesso capisco meglio quando parlano dei danni provocati dal fumo, e che si riferiscono a quello della brace. Come vedete faccio di tutto per evitare di parlare della partita e di nominare quella parola, vi ho fatto una promessa, e anche se a fatica la voglio mantenere. Sono una persona sincera, leale e fedele. Poi ho anche dei pregi. Entro nel ristorante della foto che non entra nella foto, il ristorante dell’albergo che potrebbe ospitare tutta l’Irpinia. Cinquecento (500) coperti. E chiedo al cameriere se c’è un tavolo libero per due (2). E’ servito a rompere il ghiaccio. La sera infatti, dopo che Gerardo aveva cominciato ad elencare “Bistecca, salsiccia, braciola, agnello”, lo stoppo perché l’elenco era solo all’inizio, e gli dico “Gerà, ma a te se la carne fa male non t’importa proprio una sega!”. L’unico aspetto positivo di una giornata sostanzialmente di merda (Compreso il risultato dell’Inter) è che i problemi con il buco di sotto, hanno fatto sì che prima di andare a Mormanno dobbiamo risolverli. Quindi prendo tempo con il cantiere più temuto d’Italia. Non sono nervoso per gli imprevisti sul lavoro, ma piuttosto perché non posso pronunciare quella parola, il prossimo che mi si accosta in rotonda, lo mando lungo tipo Marquez. Però se vinciamo, domani “Riborda” con il solito editoriale ottimista del cazzo. Anzi, visto che l’ho promesso, e non posso fare dichiarazioni roboanti citando obiettivi troppo ambiziosi, ho deciso di fare un incitamento roboante mimetizzato, grazie a una metafora squallida. E senza tradire la mia promessa vi dico “Fottete il sistema, uscite di casa senza caricabatterie”.





martedì 27 ottobre 2015

La percentuale di possesso palla, e non solo

Non è una settimana facile, sono in viaggio verso Caposele che per fortuna è un cantiere abbastanza tranquillo per me. Si realizza un tratto di 8 km in galleria di una condotta d’acqua che porta il prezioso liquido dalla provincia di Avellino fino in Puglia. Dormo lì poi però mercoledì proseguo verso la Calabria dove invece il mio precedente atteggiamento arrogante nei confronti degli allora sottomessi in classifica, mi proietta in una realtà non certo facile, anche se sempre meno difficile di quella del blog minacciato pesantemente dal copiaincolla. A meno che mercoledì riconquistiamo la vetta, perdo il capo, e scrivo “Salutate la capolista” a me stesso e al blog per conoscenza. Così a maggior ragione mi manca terribilmente la prossima partita, e per farvi capire meglio che cosa provo, mi manca come quei dieci (10) cm di plaid che lasciano scoperti i piedi. Per fortuna quando guido così tanto mi rilasso e indosso guanti sportivi, perché sono troppo calato in questa nuova dimensione della corsa per lo scudetto. Adesso è un dovere quello di lottare disperatamente per mantenere viva la classifica e il sogno, prendere sei (6) punti nelle prossime due (2) partite cercando di scuotere più volte possibile la rete delle calze. Gli esempi più illustri non mancano, far cadere con un calcio un concorrente che ti rallenta, è il motociclismo del fare. La mente del resto è il più grande afrodisiaco che c'è, per questo mi metto le mutande di pizzo in testa, non certo perché sono un cretino. E noi siamo i primi ad avere il dovere di crederci, fregandocene dei pronostici e dei sondaggi, perché voglio ricordarvi che nei sondaggi votano pure quelli che "Se io avrei". Vi prego, basta con questi piedi per terra, e sono preoccupato soprattutto se ad averli sono le vostre compagne. O meglio, sarei più tranquillo se sapessi che le donne che stanno coi piedi per terra trombano comunque in piedi. Non vivete insomma queste nostre indiscusse qualità come se fossero una condanna all’inferno, perché io quel posto lì me lo sono sempre immaginato come la vita di quelli che quando hanno per le mani una donna eccitata sanno che dovranno mostrarle un uccello minuscolo. Oppure come il cantiere di Mormanno. Io non ho una risposta a tutte le vostre perplessità sulla rosa, dirigenza, bacini d’utenza, mancanza di chiarezza, mercato da pezzenti, ma la "La prigione ti cambia" è comunque una buona risposta per togliersi dalle palle quelli che dicono "Ti trovo cambiato dopo aver perso il primato contro la Roma”. E pensate che vergogna se un giorno Tommaso mi portasse a casa una ragazza che non crede allo scudetto. Una di quelle che dicevamo prima, con i piedi per terra. Io le donne le capisco perché anch'io ho un lato femminile. Viene fuori soprattutto quando esco dalla doccia, non trovo il mio accappatoio e devo usare quello rosa della Rita. E a voi cari sensibiloni ricordo che anche per la vostra donna è arrivato quel periodo dell'anno che o fa la figa e muore di broncopolmonite, o fa l'omino Michelin e campa cent'anni. Quindi non rompetegli i coglioni come avete fatto con Cognigni. E poi quando si guarda alle statistiche, bisogna farlo non solo con il possesso palla. Le donne che si muovono con la schiena dritta, il passo stretto, lo sguardo deciso, hanno: il 24% di sicurezza di se, e il 76% di slip di pane carasau.



lunedì 26 ottobre 2015

Orgoglio e pregiudizio

Niente di nuovo insomma, dalle stelle alle stalle, dall’esaltazione di Ilicic, Kalinic, Bernardeschi, la Fiorentina, i dirigenti, alla deportazione nei campi amari della cicoria. Una sconfitta che ho come l’impressione abbia dato una scossa positiva a quella parte di tifo che era rimasta spiazzata da questo inizio di campionato che non aveva rispettato le loro previsioni circa la raccolta della cicoria. Una magia come quella che trasforma un uomo troppo distrutto, a casa, per cambiare una lampadina, in un giovane stambecco a calcetto. Questo è il lato positivo di questa sconfitta, a chi invece continua a credere che la Fiorentina se la possa ancora giocare alla pari con tutti, oggi rimangono un po’ di recriminazioni. Perché la Roma che si piazza a 6 (Sei) dietro, non impedisce alla Fiorentina di costruire la bellezza di sei 6 (Sei) palle gol, di mettere ben 3 (Tre) volte un giocatore solo davanti al portiere, di fare il settantadue (72) per cento di possesso palla. E non pretendo certo che Firenze si unisca dopo una sconfitta ideale invece per drenare la frustrazione, e che può essere utilizzata per i “Io l’avevo detto”, piuttosto che “Kalinic vale quanto lo si è pagato”. Perché specie da ieri il mondo si divide in quelli  a cui si sballa l'orologio della macchina, e a quelli a cui torna a posto l'orologio della macchina. E così Bernardeschi da essere il migliore in campo diventa il peggiore, i gol sbagliati da Kalinic si trasformano nell’occasione per attaccare Pradè. E già che ci siamo da oggi sarà anche possibile lamentarsi perché alle 17 sta già facendo buio. Io che invece cerco di guardare il bicchiere mezzo pieno, colgo l’occasione delle due sconfitte consecutive in campionato, tre se ci mettiamo anche quella di coppa, per assegnare al tifoso Viola che così tanto ha attaccato Cognigni, il “Premio della critica”. Non vorrei deludere nessuno, ma almeno per me poco è cambiato, vista la classifica e la dimostrazione che la Fiorentina non è stata ancora inferiore sul campo  a nessuna delle squadre che ha affrontato. Quindi il mio sogno continua, anche se capisco che possa dare fastidio, perché chi può permettersi di restare bambino lo fa a discapito di qualcun altro. E non mi riferisco a quelli che affiggono striscioni, ma a gente come Capitan Uncino, e a chissà quanto tempo impiegherà per rimettere indietro le lancette a tutti i suoi orologi. Sulla partita cercherò di abbassare la voce in modo da non dare troppo fastidio a quelli che tanto con un mercato da pezzenti così è normale essere solo secondi, per me la Fiorentina ha dominato, è mancata la precisione sotto porta, il gol di Salah è una prodezza, ma non un occasione gol, il loro raddoppio è un errore madornale di posizionamento, ma poi la Roma non ha fatto molto di più. Il salvataggio di Bernardeschi su Pjanic e la svirgolata di Dzeko su cross di Florenzi. Non ha rubato niente intendiamoci, ma ha vinto per degli episodi a favore più che per reale merito. L’ho scritto dopo la sconfitta di Napoli, che tra l’altro mi è sembrato migliore della Roma, ma anche questa sconfitta non ci ridimensiona affatto. Il mio sentimento quindi non è quello della delusione ma piuttosto quello dell’orgoglio. Delusione che non provo nemmeno per il fenomeno del ritorno all’uso massiccio della critica, che va dal singolo giocatore, alla coppia di fratelli, passando da Pradè che si è permesso di comprare un grande giocatore senza spendere i 30 milioni di Bacca. Tutto nella norma, così come nel mondo una persona su due è dispari.





domenica 25 ottobre 2015

Lo scudetto potrebbe anche essere un piacevole incidente

A quelli che già non s’intendono di vini vorrei almeno suggerire che il vero gentleman precede la signora nel locale, la conduce al tavolo, la fa accomodare e solo dopo si siede di fronte alla televisione per vedere la partita. A quelli che invece non vogliono pronunciare quella parola solo per scaramanzia, dico che tanto è destino. Così com’è destino quando l'angolo più lontano della cucina rimane sporco perché il cavo dell'aspirapolvere non ci arriva. I dubbi quindi non sono tra chi s’intende di vino, e neanche sull’esito finale di questo campionato, il dubbio più grande rimane quello di formazione circa l’utilizzo di Marcos Alonso. Poi più Roncaglia che Tomovic. Mentre il Bambi ieri ci faceva preoccupare davvero, quando la sua compagna mi chiama, sconvolta, e mi racconta che lui è lì che sostiene di sentire delle voci in testa, e lei poverina, che non sapendo cosa fare, gli ha anche suggerito di uscire dalla pizzeria pensando che fosse il casino. Per fortuna si è risolto tutto quando ha pareggiato Gilardino, e lui ha spiegato meglio che aveva sentito voci che l’Inter era balzato in testa. Oggi malgrado una partita in più, ha invece gli stessi punti nostri, ma è dietro perché ha perso lo scontro diretto. Siamo ancora primi. E se Alonso non ce la fa saremo di fronte a quelle domande più temute che a volta la vita ci mette di fronte, non solo chi scenderà in campo al suo posto, ma tipo “Io chi?” dopo che hai citofonato e risposto “Io”. Poi per quelli che non s’intendono di vini, forse ho capito perché tutto quel Sangiovese a prescindere, cosa gliene può fregare a loro se nel mondo si produce anche altro. Svuotano bottiglie per averne una scorta da riempire con messaggi se mai si trovassero naufraghi su un'isola che non c’è. Messaggi dove chiedono sempre chiarezza, anche se in questo caso circa la loro posizione geografica. E certa decadenza  non si esprime solo per una carta dei vini così limitata, la diffusione del cappuccino con il latte di soia nei bar è forse un segnale ancora più chiaro della decadenza della nostra società. Ieri poi ho avuto modo di leggere il comunicato della Curva Fiesole, non mi sarei aspettato certo un tentativo di giustificare il significato di quello precedente, circa la chiarezza che oggi stona se messo in relazione alla posizione attuale in classifica. Però almeno un qualcosa che andasse incontro alla società, e che anche solo velatamente suggerisse alla curva di non “bubare” sempre e comunque. Tipo: "Inverno si dorme bene, primavera ci sono i fiori,  estate si va in moto, autunno si accendono i camini. Basta lamentarsi!!" Per chiudere vi esorto ad una semplice riflessione, la Venere di Milo è bellissima senza braccia, la Nike di Samotracia è bellissima senza testa, e tu scudetto sei bellissimo anche senza speranza.







sabato 24 ottobre 2015

Siete scaramantici mentre whatsappate

La Fiorentina in testa genera pulviscolo e il blog fa proprio quello che, a proposito di testa, solitamente fa un phon. Diffonde. Anche se invece dell’aria calda disperde particelle finissime di scetticismo. Pensieri che esprimono caos, una tendenza al disordine, una confusione, insomma, circa i motivi di questa sua posizione dominante. Si tende a pensare cioè che l’attuale primato in classifica non sia dovuto tanto alla sua reale forza, quanto ad una strana combinazione favorevole degli eventi. Non è così! La Fiorentina è lassù solo perché è forte, e non voglio star qui a precisarlo tutte le volte. Ho altro da fare come incidere i marroni di Marradi per fare le “Bruciate". E poi già devo combattere con chi equivoca anche fuori dal calcio. Ieri mi ha fermato una testimone di Geova in Piazza Tasso, e mi ha chiesto se ero cristiano. Sono rimasto tutto il giorno con il dubbio che mi avesse scambiato per Ronaldo o per Malgioglio. Non trasmettetemi anche le vostre insicurezze, buttate via i nasi finti e le parrucche da pagliaccio, e affrontate, sgombri, la cavalcata vincente. Se poi qualcuno ha preso “Sgombri” per un’offesa e non per uno stato mentale, sbaglia, e anche in questo caso sottovaluta il valore reale di un pesce che troppo spesso viene sminuito perché gli si preferisce il tonno che ha più bacino d’utenza. Vi ricordo che solo una persona molto seria può permettersi di sembrare di non esserlo. Quindi credetemi se vi dico che vinciamo lo scudetto. E a quelli che “Le altre sono più abituate alle pressioni e non soffrono di vertigini” ricordo che abbiamo tutti della spazzatura che puzza da buttare. Mi sembra di capire che il vostro atteggiamento sia quello di restare umili a partire dalle fondamenta, per continuare con l’intera ’infrastruttura del sogno. E così quando desiderate fortemente una sorpresa nella vita, non volete uno scudetto inatteso. Va bene anche "Stasera tortellini" e poi invece pizza. Certo, lo scudetto può anche essere indelicato, come quando arriva l'inverno e tu manco lo avevi invitato. Questo ve lo concedo. E poi capisco che in tutta questa prudenza incide anche l’età che avanza. A 20 anni la porta di casa è sempre aperta a tutti, mentre a 40 cominci a controllare se hai chiuso. Per ritrovarti sessantenne a chiederti dove hai messo la maschera per saldare. E adesso non fate i tanto i pignolini, che voi non avete ancora 60 anni, perché c’è chi invecchia prima della sua età anagrafica. E mentre io mi guadagno il Paradiso lasciando la porta spalancata ai sogni anche a 50 anni suonati, vi vedo lì, scaramantici, quando piove e siete in macchina, Dio vi mette alla prova, creando pozze d'acqua vicino a persone che cercano riparo. L'inferno è uno schizzo. Lasciatevi andare prima di finire all’inferno, tanto questo è un sogno che non utilizza i cookies per migliorare la classifica. Siamo già primi e non c’è bisogno di acconsentire all'utilizzo di nessun cookies per battere la Roma. Certo, che cadete proprio in contraddizioni palesi, temete così tanto di rimanerci male, fino a decidere di non godervela per niente, e poi guidate a 160 all'ora mentre mandate allegramente messaggi su WhatsApp. Che per me è più pericoloso della Roma. O forse non dichiarate la vostra speranza di vincere il tricolore solo perché avete paura che ve la tassano?

venerdì 23 ottobre 2015

Il rumore dei piatti

Rebic è forse l’unico giocatore in attività che se commettesse un crimine, la madre al TG5 direbbe "Sì, effettivamente era un coglione". Recidivo. Lui, è il simbolo di una squadra senza capo ne coda, almeno fino ai cambi, una sorta di scossuccia finale a 12 Volt che sembra aver risvegliato anche Mati Fernandez da un lungo viaggio nella Coppa America. Una serata no, una sconfitta di squadra, sotto ritmo, e con poca convinzione. Mentre il mistero Mario Suarez s’infittisce come la nebbia a banchi. E poi basta con questa storia che il tempo sistema sempre tutto, ho visto Babacar fare cose orribili senza pagarne le conseguenze. La palla che toglie a Bernardeschi al 94° è come la macchina lasciata nel posto degli invalidi. Da condannare. Stessa cosa aveva fatto al contrario Bernardeschi, che su ribattuta del portiere dopo la botta da fuori di Vecino, ha tirato da posizione defilata invece di appoggiare al Baba che avrebbe appoggiato a porta vuota. I due ragazzi sono andati in loop. Un po’ come andare a cena con qualcuno che di cognome fa Passalacqua e farsi passare la bottiglia quando si ha sete. Una serataccia della quale salvo il gol di un Rossi che cresce, anche se non ho mai visto nessuno godere mentre si accontentava. Di. Av. O. Lo. Peccato, avevo fatto proprio il diavolo a quattro per tornare in tempo, convinto che il grasso turnover avrebbe prodotto  la solita Fiorentina a prescindere. Si era fatto un gran parlare di questa capacità della squadra di essere sempre se stessa malgrado i protagonisti, evidentemente la mancanza dell’intero centrocampo è difficilmente bypassabile tutte le volte. Come quando si fa un gran parlare di giovani e droga e si tace sul dramma delle nostre zie cadute nel tunnel del burraco online. Insomma, alla fine queste sono proprio quelle sconfitte che mi ricordano quando mi dicevano "Da grande capirai", ecco, chissà a quale età si riferivano di preciso. Peccato per la figuraccia europea contro l’ultima in classifica del campionato polacco. Intendiamoci, sono d’accordo sul turnover massiccio, e sono convinto che passeremo il turno, mi dispiace più che altro per quegli episodi di egoismo dei due ex primavera, che ci costringono stamani a prendere un caffè d'orzo con latte di soia e una brioche integrale, e di conseguenza costringono Mario a chiedermi se voglio anche una parola di conforto. O forse questa sconfitta fa parte di una strategia per far credere chissà che cosa alla Roma. Oppure è solo tattica come quella di chi ha inventato l'Expo per non farci più lamentare delle code alle poste. E così dopo aver sprecato troppe occasioni, dopo aver preso atto della mancanza d’intensità, abbiamo dovuto prendere atto soprattutto della sconfitta. Come nei momenti più bui quando se avvicinavo all'orecchio il mio estratto conto, sentivo il rumore dei piatti della mensa dei poveri.






giovedì 22 ottobre 2015

Ritorno allo scudetto

Il fatto che Robert Zemeckis non abbia azzeccato che il 21 ottobre 2015 la Fiorentina sarebbe stata in testa alla classifica, non mi va giù. Certo, cosa ne può sapere Marty McFly di quanto sono stati duri questi anni? Lui in fondo arrivando nel 2015 ha saltato tutta la fase della Florentia Viola. E se oggi passasse da Mormanno penserebbe che il vecchietto con la Panda e il cappello è una DeLorean che non ce l'ha fatta. Ben conscio comunque che la DeLorean al plutonio inquina sempre meno del diesel Volkswagen. Così oggi me ne torno a casa un po’ deluso, non solo perché non so se farò in tempo per vedere la partita, rientro tra i fighetti, e lascio i bar dove servono vino e caffè corretto alle 8 di mattina, quelli dove i vecchietti col cappello e la Panda scatarrano giocando a briscola dalla mattina alla sera. Quelli dove il caffè è vero caffè. Dove si dice no a Starbucks, e si alle bestemmie quando viene giocato l’asso di briscola. E se avessi un lasso di tempo nella manica, per la partita di oggi penserei a Verdù. Mentre capisco come ciò che scrivo possa apparire di difficile comprensione, almeno da quando ho sposato totalmente la filosofia di Cognigni. Quindi so benissimo che per voi sono diventato uno di quegli uomini come le frasi latine da tradurre. Non hanno molto senso, e servono solo per verificare se si sono capite le regole. Poi è successo l’incredibile, io che per lavoro sono uno che “Think Deep”, che crede cioè all’uso del sottosuolo non solo per mitigare i fenomeni dell’ìimpermeabilità della superficie che ormai non riesce più a ricevere, causa di una cementificazione selvaggia. Sono uno che crede alla galleria anche come opera non solo in funzione della viabilità, ma per aiutare a far defluire le acque, per esempio là dove i canali non sono più sufficienti perché il mondo nel frattempo si è popolato molto di più di quando quei canali erano stati pensati. La galleria anche come opera di contenimento per fermare le frane, e più sicura quando si verificano eventi  catastrofici come i terremoti. Insomma, ieri mio malgrado anche io ho dovuto manifestare il mio dissenso, neanche fossimo in Val di Susa. E quando mi hanno portato il vino sono diventato un “No Tav ernello”. La sera poi la coscienza mi ha chiesto il conto però, ero  talmente a pezzi che il parroco di Mormanno, non conoscendomi, mi ha scambiato per il mosaico della cattedrale. Per tornare invece alla mancanza di chiarezza, si è vero, i miei editoriali sono poco comprensibili perché prendo troppo le difese dei Della Valle a prescindere, è vero che l’innamoramento verso Cogngini per molti che mi leggevano e prendevano spunto prima di scrivere striscioni, è inspiegabile. Però la mancanza di chiarezza ha anche un origine più lontana, e non mi riferisco a Cecchi Gori o ai Pontello. Quello che scrivo di così poco chiaro non risente insomma solo dal fatto di aver maturato nel tempo l’arte dell’adorazione. Molto di quello che sono diventato oggi lo devo al nonno Gastone. Lui mi diceva sempre una cosa prima di dormire, purtroppo però, quando lo faceva aveva già tolto la dentiera e non si capiva un cazzo.









mercoledì 21 ottobre 2015

Stato confusionale da terzo scudetto


Rientro in albergo, guardo il risultato della Roma per capire se domenica troveremo una squadra arrabbiata, depressa, oppure carica. Poi mi capita di leggere un pezzo di uno, e mi son detto: "Ma come si fa a scrivere certe cose, curatevi". Quando mi son reso conto che era un mio vecchio editoriale. Allora capisco perché ce l’avete tanto con Cognigni, e se continuate a frequentarmi ancora, alla fine il mercato della Fiorentina vi sembrerà un mercato da pezzenti. Tornando invece al risultato della Roma, cosa pensare di un 4 a 4, sotto di due, poi sopra di 2, e poi raggiunti, Mah, certo, si, la fragilità difensiva, però anche quella di saper ribaltare il risultato, e ancora l’incapacità di gestire un vantaggio. Alla fine cosa pensare allora? Essere più contenti perché ne ha presi 4, o più preoccupati perché ne ha fatti 4? Sono confuso, ma questo lo avevo già premesso confessando di non aver riconosciuto un mio editoriale. Diciamo che un 4 a 4 è da paragonare a un parcheggio in terza fila, serve per far provare a quelli parcheggiati in seconda fila cosa provano quelli parcheggiati in prima fila. Di sicuro sarà bene non commettere falli al limite dell’area di rigore, con quel Pjanic c’è da dare un tranquillante a Roncaglia. Così mi accorgo di pensare già alla partita di domenica, mentre ce ne sarebbe anche un’altra giovedì. Si, sono proprio confuso. Lucido solo nel percepire che c'è una sola cosa che ti segue in ogni angolo d'Italia, dalla grande metropoli al piccolo paesino calabro: l'odore di kebab. Insomma un vero marasma, tanto che mi verrebbe da esporre uno striscione sul cancello dell’hotel, con scritto “Pollino merda”. Sono confuso forse anche perché piove da così tanto al sud che ormai grazie all'aquaplaning mi sento fico come un surfista australiano. Forse è meglio se leggete un comunicato della Curva Fiesole dove mi si richiede più chiarezza negli editoriali. Emerge forte questo mio stato confusionale soprattutto dal momento che pensavo di aver imparato a tenermi tutto dentro, almeno quando il bagno era occupato, mentre dopo il 4 a 4 della Roma, non so se rispondere a quelli che ti dicono “Non tenerti tutto dentro”, con una scoreggia memorabile. Direi di essere più che confuso, sono proprio spaccato a metà, diviso tra l’urbanizzazione selvaggia e il verde incontaminato, come separato da una strada che porta dritta dritta verso il terzo scudetto. Sarà perché è proprio la bellezza di questa Fiorentina a confondermi così, se ieri sera al mio collega inesperto che mi chiedeva come facessi a fare bagnare una donna, ho risposto “Le faccio lavare un cucchiaio”.




martedì 20 ottobre 2015

La cantonata a sud del Ticino

Domenica potremo realizzare finalmente il sogno di tutti quei tifosi romanisti che da bambini volevano fare l’astronauta. Oggi che sono diventati adulti è giunto il momento di esaudire quella loro desiderio al grido di “Astronzi!”. Ci metterei anche Salah. E dopo la sconfitta di Napoli è arrivato anche il tempo di aggiornare la mappa delle nostre ambizioni. Altrimenti la mancanza di fiducia nella lotta per lo scudetto, somiglierà sempre di più a quei matrimoni dove il ristorante si trova in un posto sconosciuto a qualsiasi navigatore satellitare. Via quindi quel velo di tristezza sui volti che si leggeva quando prendevamo di punta Cognigni, quando ci siamo messi a fare la punta anche alle melanzane, forse inconsciamente per sottolineare meglio che stavamo prendendo una bella caponata. La versione più a sud della cantonata. Solo una coppia di via dell’Orto, dove le melanzane ce l’hanno a km zero, ci ha superato in freschezza della tristezza. Mi fanno una pena che mi si stringe il cuore quando vanno su YouPorn a commentare "Torna a casa bambina nostra, non è così che ti abbiamo cresciuta". Mentre il cuore mi si riempie di gioia quando vedo una squadra che mantiene la stessa capacità di fare possesso palla di quando ancora c’era Montella, in più ci vedo un’aggressività, una registrazione della fase difensiva, e una capacità di verticalizzare che quella di Vincenzo non aveva così efficace. Insomma, la vedo con occhi diversi questa nuova Fiorentina. Proprio come da quando ho saputo di gente che usa la crema per le mani per masturbarsi, guardo con occhi diversi chi usa il burro di cacao. Subito dopo la sconfitta ho incontrato la Beatrice dalle poppe grosse, e malgrado il mio grande entusiasmo e il proverbiale ottimismo, solo per lei non sono riuscito a trovare parole di conforto. Era in via Maffia e piangeva per la sconfitta dei Viola, avrei voluto consolarla, ma non aveva le scarpe abbinate alla borsa. Non sapevo cosa dirle. Oggi che siamo tutti più sereni perché anche più consapevoli della forza della squadra, ci tengo a precisare il perché di certi toni sarcastici usati negli editoriali dei giorni scorsi. Ve lo devo. Mi ero un po’ risentito perché vi eravate messi a fare tanto i sofisticati trovando pecche a destra e a manca, quando poi lo infilereste pure nel rotolo della carta igienica rivestito con una fetta di bresaola. Non sono un tipo che le manda dire, lo sa benissimo soprattutto la Rita quanto sono duro e diretto. In questo periodo che c’è stato il cambio di stagione gliel’ho cantata sul fatto della parità dei sessi. Altro che editoriali. Gli ho fatto presente che se lei voleva tutto l’armadio, io mi sarei preso tutta la sedia. Insomma, ho reagito così davanti a tutta quella vostra certezza che avremmo fatto male in questa stagione, mi sembrava ingiusto e ingeneroso, per me che invece ritengo necessario il congiuntivo perché è il modo usato per esprimere i dubbi. E forse i tifosi lo sbagliano spesso perché credono di non averne. E poi un tifoso davvero innamorato deve saper perdonare quando Cognigni ti compra Kalinic. Come del resto ho fatto ieri con la barista in Piazza San Felice, che aveva un brufolo enorme sul naso. Per non metterla a disagio gli ho guardato tutto il tempo le poppe.





lunedì 19 ottobre 2015

Sconfitta che da consapevolezza

E’ stata una gran bella partita, molto tattica nel primo tempo (Meglio la Fiorentina ma senza concretizzare), piena di emozioni nel secondo (Meglio il Napoli che non commette errori individuali). Partita che ci consegna un grandissimo centravanti, ma anche un grande Astori. Non solo. Il centrocampo non lo cambio con nessuno, Vecino monumentale, Badelj si conferma ad alti livelli, anche se non con il miglior Borja Valero. La sconfitta ci sta, ma la squadra ha ribadito sul campo. che in testa alla classifica non c’è arrivata per caso. Questa partita ci ha detto fondamentalmente che i tempi sono maturi, e che tutti i tifosi Viola meritano almeno un grande amore nella vita, uno scudetto ogni 48 anni, e la pizza una volta a settimana. Il rammarico sta tutto nell’aver preso il secondo gol subito dopo il pareggio per un errore sanguinoso di Ilicic, che comunque aveva messo in porta il migliore in campo. Quel Kalinic che in certi tocchi ricorda una figura mitologica, mezzo Van Basten e mezzo Re Mida. Tocco, quello del gol, che ne smaschera definitivamente una classe a 24 carati e un dialetto olandese. E che siamo una grande squadra non lo deve dire solo Higuain nel post partita, dobbiamo essere noi i primi a saperlo. Anche se la sconfitta non è proprio il terreno ideale per prenderne finalmente coscienza. E anche se io ho conosciuto giorni migliori, che la prima cosa che mi hanno detto al fischio finale, è stato che somiglio alla perdita di equilibrio. Ma io sono tifoso e continuo a crederci. Me ne frego dell’equilibrio e dei giorni migliori. Anzi, dico di più, se non vi ha riscaldato il cuore nemmeno questa partita, dovete accendete il riscaldamento in auto, e sarà subito “Last Christmas” degli Wham. Insomma, freddoloso o meno, questo è un lunedì che ci regala la consapevolezza di avere una squadra che gioca un grande calcio. Un lunedì pieno di orgoglio malgrado la sconfitta. Il Napoli ci ha temuto e ci ha sofferto, fare i complimenti a tutti è d’obbligo. Una volta dimostrata l'esistenza della Fiorentina in testa alla classifica, e dell'acqua su Marte, per quella del WI FI sul Freccia Rossa dovremo ancora aspettare il girone di ritorno. Non sono d’accordo invece con chi in questa sconfitta ci vede delle falle di mercato, e una posizione al di sopra della nostra reale dimensione. La stessa mancanza di connessione logica fra donna nuda e calendario, un binomio che non ho nemmeno mai capito in quale momento sia stato scelto. Certo che per evitare il ritorno delle lamentele sulla rosa carente, e per non vedere Cognigni così poco reattivo su Insigne, ci vuole un occhio ben allenato dal matrimonio. Quello che ti consente di vedere una Fiorentina grande come le liste della spesa che i tifosi non sposati non possono neanche immaginarsi. Mentre per quelli che hanno pensato che una sconfitta a Napoli avrebbe ucciso i miei sogni di scudetto, dovranno cominciare a credere che è più facile che muoia di moquette negli alberghi. Preoccupatevi piuttosto a non contraddire mai una donna in quei giorni, e per "quei giorni" non in tendo il lunedì dopo la sconfitta della Fiorentina, intendo quelli che vanno dal lunedì alla domenica














domenica 18 ottobre 2015

I bomboloni del pasticcere di Robiglio e l'autunno

Ho appena finito una cavalcata entusiasmante di editoriali, da perfetto primo in classifica. Oggi però si rigioca, finalmente, e stamani posso uscire di casa. Mi han detto che dovrebbe essere arrivato l'autunno. E’ passato talmente tanto tempo dall’ultimo scudetto che faccio i sogni in lire. Grazie alle serie tv ho imparato come mentire, o come occultare un cadavere, ma non come aspettare paziente la prossima partita della Fiorentina. Perché anche se primi, adesso c’è da vincere contro il Napoli, e allungare. E non puoi farlo se non giochi. Da quando siamo primi ho la stessa creatività di Michelangelo. Ieri ho ordinato una pizza con pomodoro, mozzarella, salame, peperoni e scaglie di grana. Bisogna essere orgogliosi di giocare una partita come questa, pur non essendo i più ricchi abbiamo dimostrato di essere i più bravi. E come Julia Roberts buchiamo il video. Anche se non sarà mai famosa come suo fratello Neutro, e noi non avremo il fatturato della Juve. Ma lassù ci siamo noi e nessuno ce l’ha regalato quel primo posto. Per questo motivo mi sono meravigliato un po’ di ritrovarmi solo a pensare da capolista. Non capisco. Se un tifoso Viola non lo fa quando è la classifica ad adescarlo, quando lo deve fare? Allora era meglio se nasceva tifoso di una di quelle squadre abituate a vincere. Ho una guida su come diventare ricchi sin da giovani, ed essendo tifoso Viola mi sono sempre rifiutato di leggerla perché impone di nascere da genitori ricchi. Ma in compenso ho dato mandato al gatto della vicina di mangiare l’uccellino di Del Piero. In un mondo così difficile e duro, seguire la Fiorentina è una fortuna. Un’oasi meravigliosa che ti distoglie dalle tristezze, anche da quelle che ti sfiorano soltanto. La Fiorentina in testa alla classifica mi ha aiutato a non pensare al Goretti e alla Valentina che erano così felici,  e poi improvvisamente si sono separati perché lei l’ha beccato mentre lo faceva. E neanche con un’altra ma con la forchetta sulla sua padella antiaderente. A me è andata meglio proprio perché penso positivo, da primo in classifica. E’ vero che ho fatto incazzare la Rita quando ho usato una fetta del suo pane di segale per farci una zeppa per il tavolino traballante. Ma non mi ha lasciato. Sulla partita. Sarri è bravo, il Napoli davanti è forte, ma Sousa qualcosa s’inventerà. Tranquilli. Tatticamente il portoghese è un genio. Meglio di lui ho conosciuto solo il pasticcere di Robiglio quando abitava in via de’ Serragli. Per far perdere qualche chilo alla moglie senza farla soffrire con diete troppo rigorose, prese una crema snellente. E la mise nei bomboloni. Vinciamo.





sabato 17 ottobre 2015

Come Socrate

Confesso che il primo posto in classifica mi ha reso più arrogante, distogliendomi da un cammino fino a ieri fatto solo di licenze poetiche. Là dove il significato semantico ancora si legava al suono musicale dei fonemi. Oggi quel mio cammino  è viziato dalla mancanza evocativa tipica delle parole che sottostanno alla metrica. Sono più marchigiano e meno poeta. Anche se la poesia  ha sempre trascurato il conflitto interiore tra la fame e la paura d'ingrassare, mentre a Civitanova no. In provincia di Macerata sanno molto bene che siamo in un mondo dove ci sono domande impellenti alle quali i poeti non riescono a dare delle risposte concrete. Ovvero, c’entra qualcosa Cognigni se oggi la gente usa impropriamente le corsie preferenziali? E poi, ma quelli che dicono di essere Social Manager Motivated Improvement, a quanto le fanno le caldarroste? Se per un attimo mollo il pensiero fisso e peccaminoso dello scudetto, e torno a praticare l’arte che nasce prima della scrittura, non saprò rispondere a chi ha fatto domanda alla banca del seme per un posto da bancomat, ma almeno posso chiedervi di lasciar perdere Cognigni, e di non guardarvi indietro, anche se sono costretto a specificare di non prendermi troppo alla lettera (sul fatto di non voltarvi indietro). Soprattutto nei parcheggi. Tornare ad essere poeta mi eleva un po' e soprattutto mi esonera da quel lavoro sporco che è la lapidazione di Cognigni, dove esce fuori il tipico maschilismo intrinseco della sassaiola, che poi degenera nella poca considerazione verso le donne. Un po’ mamme-chioccia, maiale a letto, e poi da mettere a pecora. Ma chi vi accontenta? Vi ci vorrebbe una fattoria. Fate parte di quella tribù che non sacrifica più le vergini perché è finita la materia prima. Insomma, fate pace con voi stessi, che in fondo sono dei bravi ragazzi. Prendete esempio da me che quando ancora ero un integerrimo poeta, con atroci sforzi, e senza le contaminazioni dell’ambizione marchigiana, sono riuscito a dare almeno una risposta ad uno di quei problemi considerati terreni. Alla sorella della Mila, infatti, che mi chiese del perché avessi così tanta paura di amarla, le risposi perché era molto brutta. Quindi come vedete non sono sempre solo un sognatore di scudetti. Ci sono giorni in cui ho i piedi ben piantati sullo scudetto. Penso invece che le persone impegnate a parlare male di Cognigni sono quasi peggio degli aggiornamenti automatici degli smartphone. Ormai con voi sono rassegnato, anche a vincere lo scudetto. Si. Così come quando da ragazzo trombavano tutti, pure le civette sul comò, tranne me. E’ chiaro dai vostri commenti che non mi prendete sul serio, pensate che questo blog sia solo luogo di cazzeggio, ma chissà, magari gli antichi greci consideravano cazzeggio i discorsi di Socrate e compagnia. E a proposito di De Laurentis, i nipotini del Bambi sono già potenziali suoi clienti, il bambino di 6 anni scoreggia, la sorellina di 2 ride come una matta. Hanno già raggiunto la maturità per gustarsi i cinepanettoni. Come io del resto ad espugnare il San Paolo, per iniziare la fuga decisiva. Ci tengo a dirvi che c'è un metodo infallibile per non sbagliare giudizi sulle persone, non solo su Cognigni. Non darne, che oltretutto si fa più bella figura. E poi il duro lavoro che sto facendo cercando di motivarvi ormai da 15 giorni, è un mestiere ingrato come quello degli specchi.




venerdì 16 ottobre 2015

"Accat"

Ieri sera appena tornato, il Bambi mi aspettava per dirmi che aveva letto, e che si rivedeva molto in questo mio entusiasmo. Anche se lui più che lo scudetto ha sognato così tante volte l'esame di maturità, che l'ultima volta faceva il commissario interno. Poi vedo che mi si accusa di essere troppo fazioso con tutti questi editoriali, che insomma traviserei la realtà. A me sembra invece di raccontare quello che vedo. E se uno mi chiede di tradurre in inglese "Compra un gatto", nella settimana del match contro il Napoli, non posso esimermi dal dire “Accat”. Piaccia o meno. E su Cognigni poi c’è chi è andato in loop. Fa danni, poi non fa più danni.  Adesso siccome le cose vanno bene si teorizza che Cognigni sia stato emarginato, ma alla fine di agosto era lui il responsabile numero uno del mercato di merda. E se a Napoli andasse male probabilmente ci sarebbe di nuovo il suo zampino. Insomma, tutto e il suo contrario, come fa il Guarguaglini che per evitare di fare i calcoli renali beve molta acqua ogni giorno. Se poi gli chiedi quanta, non lo sa, perché ormai non fa più i calcoli. Le contraddizioni su Cognigni le riassumo velocemente nella foto. E poi purtroppo in città si verificano altro che episodi di razzismo verso i marchigiani. Ci sono delle serie complete. Un amico fidato come quello sicuro che Neto non sarebbe andato alla Juve, mi ha detto che quelli del “Marasma” quando hanno saputo che c’era un marchigiano nascosto da Runner Pizza, hanno subito cominciato ad ordinare a domicilio solo quando diluvia. Poi ci sono quelli che sanno sempre come sono andate le cose. E non lo dico in senso negativo, Fa parte dell’essere tifoso “Millantare” conoscenze e verità. Anche io non ne sono esente, c’è stato un periodo quando ancora fumavo, che le sigarette migliori erano quelle dopo il sesso. Solo che la cenere mi cadeva sulla tastiera. Io scrivo così solo perché lassù si sta come sul pane i pomodori la bruschetta. Se per voi non è così può essere semplicemente un'intolleranza nei confronti del pomodoro, oppure ci sono problemi più importanti. A volte può essere utile anche solo un’occhiata superficiale per chi ha occhi per vedere. Mi sono accorto per esempio che i capelli lunghi da un lato e rasati dall'altro sono una richiesta d'aiuto. E per una volta vi chiedo di lasciare perdere la società, uniamo invece le forze per una causa più nobile. Datemi una mano a fare un referendum per avviare la sperimentazione su quelli del piano di sopra. In cambio sarò qui a tendervi una mano, voglio cioè aiutare gli svantaggiati, dare insomma la ragione a chi ha torto. E poi tiro diritto verso nuovi editoriali. I miei viaggi mentali del resto fanno tutti parte della categoria "turismo sessuale".

giovedì 15 ottobre 2015

"Rita ti giuro che non sono a Casablanca"

Vedo che non fate proprio niente per crederci almeno un po’. Apprezzo di più lo sforzo di alcuni leggings. Tanto la prossima vita non mi fregate più. Non scriverò in nessun blog, e farò il venditore di piedistalli per sognatori terra terra. Non mi voglio più arrabbiare. Faccio come quando sono andato in banca per incazzarmi, ma l'impiegata aveva le poppe grosse come la Beatrice, e quindi niente, rimango loro cliente. E forse sono tutte quelle sfumature di grigio che vi hanno fatto male. Chissà. So benissimo che fine farò con voi, non a caso mi ha sempre affascinato la metafora del salmone che contro tutto e tutti risale la corrente per poi diventare sashimi negli “All you can eat”. Ormai mi considerate come lo scemo del villaggio, un sorta di gambero che nuota in avanti. Pazienza. Basta non parlare più di Fiorentina per andare d’accordo, tanto la pensiamo in maniera troppo diversa. Possiamo parlare di frac per esempio, ho visto che ieri in mancanza degli errori grossolani di Cogngini rilevati puntualmente nella campagna acquisti, siete finiti a parare di quello. E siccome ieri compiva gli anni Roger Moore, lui sì che è uno dei pochi al mondo in grado di indossarlo. E già vi vedo che Sean Connery è meglio perché non è marchigiano. Vabbè, siete più contraddittori del futuro anteriore. Menomale che non ho nessun bisogno del vostro supporto psicologico, ci credo e basta, senza cercare adesioni. Chi fa da sé fa per tre, tre sono infatti i decimi di vista che ho perso. Come tre saranno gli scudetti. Purtroppo vi siete lasciati condizionare dalle esternazioni irresponsabili del Presidente degli Alcolisti Anonimi, che ha dichiarato di vedere il bicchiere vuoto. Poi mi telefona la Rita tutta agitata, e mi dice che dalla finestra ha visto gente con parrucche finte e nasi da pagliaccio affiggere uno striscione sotto casa. C’è scritto: “Pollock sei solo una donna se credi nello scudetto, hai questa mania di illuderti che esistano cose che in realtà non ci sono. Leggi tra le righe robe che mai riflettono la realtà”. E allora ha preteso che le indicassi il numero di un telefono fisso per verificare che fossi davvero in Calabria. Aveva paura di una fuga a Casablanca. Gli ho spiegato che è solo gente che non riesce a lasciarsi andare. Gli ho fatto l’esempio della sorella di Furio. Sono come la Francesca. Quando la incontro e la saluto, per darmi un abbraccio, prima mi chiede se lo voglio piccolo, medio o grande. Non stacca proprio mai con la mente, allora le faccio un sorriso affettuoso, e poi aggiungo “Lavori sempre da McDonald's eh?”. Comunque dopo questo, mi sono rimasti ancora da sparare gli editoriali di venerdì, sabato e domenica, poi vediamo se mi sparo. Intanto ho trovato un rimedio per le vostre fissazioni. Quando siete in bagno non importa più che scrivete commenti contro Cognigni. Ecco una valida alternativa a soli € 10,99.

mercoledì 14 ottobre 2015

Vi aspetto lì!

Quando volete fare i superiori facendomi passare solo per un sognatore che crede nello scudetto, povero scemo illuso, mi vengono in mente le donne quando vogliono farmi capire perché loro sono superiori agli uomini. Stesso atteggiamento di superiorità al quale però dedico risposte diverse. A loro solitamente dico: "Sì, ma la pipì contro gli alberi?". A voi mi limito a dire che prima o poi finirete le lenzuola dove scrivere il vostro scetticismo. Tanto lo so che siete voi quelli degli striscioni, e so anche perché non credete allo scudetto. Siete di quelli che pensate che ai vostri nonni mancavano i soldi, ai vostri padri mancava il tempo, e a voi mancano i soldi e il tempo. Poveri disfattisti. Pensate invece a quanto può aiutarvi lottare per lo scudetto quando fuori piove, e siete senza un atollo tropicale. Anche solo fino a domenica evitate di pensare che in molte città italiane è sessione di laurea. Tanto McDonald se lo ricorda benissimo lo stesso quando ha bisogno di personale fresco. Vi vedo lì sempre ad aspettare il peggio, come tanti Schettino che guardano “Titanic”. Una vita senza consapevolezza dello scudetto, ma in compenso piena di risentimenti verso Cognigni, è solo una vita dove il lunedì ci si lamenta della settimana, dal martedì al venerdì si aspetta sabato, che poi piove, e la domenica divano. O forse vi siete solo dimenticati di togliere ai vostri sogni la modalità aereo. E che sia l’anno giusto è facile da capire, come è giusta se ti dice "no tranquillo vado io alle riunioni a scuola". Che non sia facile siamo d’accordo, ma avete un approccio troppo rinunciatario. Il contrario di quello del Bambi che invece si butta. Come quando chiese alla Ginevra se poteva fargli un… si insomma, chiedeva del sesso orale, e lei fece presente di non essere una facile. Da qui la mia affermazione che non sarà facile. Ma lui non si è demoralizzato per questo, anzi, le chiese se allora glielo faceva acrobatico in alta quota con piroetta. Fate anche voi i vostri voli pindarici. L’importante è che la squadra in questi 10 giorni non abbia fatto come me che mi sono adagiato sugli allori, fino a quando il tizio del reparto frutta e verdura mi ha detto di tirarmi su. E se non vi riesce proprio andare dove vi porta il cuore, andate almeno dove vi porta il liquore. Insomma, se mi cercate sul Titanic sono quello che è rimasto vicino al buffet fino alla fine. Tanto non mi convincerete mai, proprio voi poi che siete così pieni di contraddizioni. Come quando la Fiorentina faceva schifo per via di Cognigni, ed oggi è così perché Cognigni è rimasto in coda tra Roncobilaccio e Barberino per incidente durante la campagna acquisti. Voi siete quelli che si sfondano di lasagne e poi hanno le ossa grosse. Oh nemici dello scudetto, piuttosto che sulla riva del fiume, mi siedo su una panchina tipo Forrest Gump. Vi aspetto lì!




martedì 13 ottobre 2015

E se anche il prete si fa i selfie, allora è davvero l'anno bono

Lo so che quelli del ridimensionamento, del mercato gravemente insufficiente, sono gli stessi che quest’estate volevano l'inverno, il freddo e la pioggia. E oggi se la vedono con l'influenza, la febbre, il primo posto in classifica. E anche la Tachipirina. Il primo posto, essendo appunto primo, provoca le reazioni scomposte tipiche dell’evento inaspettato. Non sto a farne l’elenco, sottolineo solo come certi tifosi, invece, nonostante l'età abbiano dimostrato ancora degli ottimi riflessi. Anche se il merito maggiore è da assegnare al loro parrucchiere. Non solo in questo caso, ma in generale, questa è la prova che sarebbe bastato essere più ottimisti, specie quando i figli erano piccoli. Sarebbe stato determinante per risparmiare un sacco di soldi. Pensate a me e a come sono riuscito ad ottimizzare il costo del latte in polvere. Grazie ad un approccio positivo, infatti, ho sempre visto il biberon mezzo pieno. Perché se ci crediamo con forza, allora sì che diventiamo davvero indivisibili, noi e il nostro sogno, nonostante gli anni e il tempo che passa. Per intendersi, tipo il Toblerone e l'Autogrill. Non bisogna essere timidi quando si sogna, anzi, è bene pronunciare quella parola senza tanti tentennamenti, e scandire bene: S C U D E T T O ! ! (Anche i punti esclamativi mi raccomando). Questo eviterà indecisioni dell’ultim’ora, di quelle fatali, come quando uno va a chiedere una grazia a Lourdes e dice alla Madonna: "Faccia lei". Sguazzate pure beati in mezzo alle vostre migliori ipotesi di risultato, siete autorizzati a ballare come quando il gatto non c'è, che il gatto mette solo musica folk di merda. Questo atteggiamento propositivo mi ha portato a realizzare già uno dei miei più grandi obiettivi. Ho lavorato sodo per cercare di arrivare a 50 anni ricco, famoso e pieno di donne, e il primo obiettivo l’ho già raggiunto: i 50 anni. Lasciate perdere invece certi sentimenti deleteri, perché non tanto Cognigni, ma le ghiandole che secernono l'enzima dell'odio prima o poi vi chiederanno un aumento. Sognate lo scudetto, farete senz’altro meno danni di quando guidate il carrello al supermercato. Perché nella vita c'è già da fare i conti con chi fa di tutta un’erba un fascio, e accomuna i tifosi che credono allo scudetto a quelli che non ci pensano neanche di striscio. Parlo della compagna del Bambi che se n’è uscita sostenendo che ieri l'umanità gli era parsa più intelligente. Per accorgersi poi che c'era stata la sosta della Nazionale. Pensare allo scudetto è un toccasana, ricordatevelo, a me è servito a distrarmi e quindi a capire che il caffè viene su anche se non fisso tutto il tempo la moka. Non diamo la colpa alla vita frenetica, agli impegni, ai figli, alle faglie che minano la stabilità delle nostre convinzioni su Cognigni. Sono solo scuse. Chi non trova il tempo per sognare, è solo perché non ha il senso del ritmo.


lunedì 12 ottobre 2015

Prostamol

Lasciati da una parte i discorsi sui bacini d’utenza, monte ingaggi, e identità sessuale di Cognigni, la settimana che ci porta a Napoli vuole vedere il tifoso vero in faccia. Per capire se è davvero convinto che lo scudetto sia possibile. La soddisfazione più grande sarà quella di vedere il tifoso Viola superare, contro tutti i pronostici, anche la scaramanzia, vederlo cioè uscire con la Graziella, in mocassini, e superare quelli vestiti ultra-tecnici e con il cambio Shimano a 75 rapporti. Quelli che hanno speso 100 milioni all’ultimo mercato. Non tutti i sogni insomma finiscono con il suono di una sveglia. Anzi, i più belli iniziano proprio da lì. E così potrete sorridere anche prima di mezzogiorno, malgrado Higuain. Perché la partita contro il Napoli è l’occasione ideale per prendere definitivamente consapevolezza della nostra forza. Come si dice, l’occasione fa l’uomo ladro, e per quella parte di tifosi ligi al dovere di commiserarsi, dico solo che se proprio non possono passar sopra a questo fatto increscioso dell'occasione che fa l'uomo ladro, che denuncino l'occasione. Basta pregiudizi,, ci sono tifosi che sulla lista della spesa non scrivono mai la parola scudetto. Ce l'hanno già tatuata sull'avambraccio. Ricordatevi che l’apparenza inganna, pensate a quando valutavate insufficiente il mercato, concentratevi solo sulla realtà del campo. Il mondo è cambiato, il duomo oggi ha la facciata rivestita di marmo, e allora quando vedete qualcuno con i capelli lunghi, i baffi curati e il pizzetto, non è più opportuno chiedervi perché non siano con lui anche Athos, Porthos e Aramis. Non sono tutti cattivi o gobbi gli hipster tatuati. Non torturatevi per sapere se ritornerà prima l'era del cinghiale bianco o lo scudetto. Lasciatevi andare, non pensate sempre in piccolo, non voglio immaginarmi il purgatorio pieno di quelli che mettono la freccia, ma all'ultimo secondo. E scoprire che hanno anche la sciarpa Viola sulla cappelliera. Vorrei che se Manzoni vi leggesse i sogni non facesse vincere la peste. Superiamo tutti i luoghi comuni più triti e ritriti, e smettetela di pensare che tanto vincono sempre le stesse. Al massimo vi posso lasciare quello sulle donne che dicono il contrario di quello che pensano. Quando dicono no in realtà pensano on e quando dicono si pensano is. Luoghi comuni che ci hanno fatto vedere la prostata sempre e solo come un problema. Non è così. E poi nella notte “Ah quanto mi manchi cara lotta per lo scudetto. Quanti anni sono che non usciamo insieme. Ti scrivo a quest'ora perché mi sono svegliato per pisciare”.







domenica 11 ottobre 2015

...per portarti a Mergellina la domenica mattina

Rispetto sempre chi combatte per i propri principi, anche se per difendere le proprie idee combatte quello che io invece difendo. E con tutta l’ammirazione che provo per chi lotta per i propri ideali, dico che se continuano a buttare fango sui Della Valle, poi non si devono lamentare se i fratellini si ritrovano con un culo tonico e senza cellulite. E se è vero che il troppo è come il poco, non sapremo mai cosa da più fastidio loro, il troppo amore oppure l’odio profondo. Moriremo senza saperlo, così come non sapremo mai se a una donna da più sui nervi uno che la fissa o uno che non se la incula neanche di striscio. Io non ho paura di chiedere aiuto a chi potrebbe farmi vincere qualcosa comprando un difensore centrale a gennaio, anche MacGyver aveva bisogno del suo coltellino svizzero ogni tanto. Intanto il mio cervello dice "Prendi l’ombrello che fuori piove", ma il mio cuore grida "SCUDETTOO!!". E se la vita mi ha insegnato qualcosa, è che al cuor non si comanda. Quindi per andare a fare colazione mi bagnerò. Con Cognigni uguale, rispetto chi lo combatte, e proprio per questo lo invito a riflettere su che cosa è una vitta fatta di odio. Già l’esistenza stessa è una valle di lacrime, senza contare che ti si sbriciolano pure i biscotti nel tè. Ne vale la pena? Io dico di no. Il primo problema tra quello che il cuore comanda e la partita di domenica prossima è che a Napoli sfilano un Rolex da 35mila euro in 0,3 secondi, e quindi la Fiorentina dovrà essere molto più brava di me, che slaccio un reggiseno in 26 minuti. Sono nettamente più capace ad infondere ottimismo, e quindi vi sprono a trovare il coraggio proprio per vivere meglio i vostri sogni. Non si può vivere una favola se manca il coraggio per entrare nel bosco. Io il sogno lo vivo fino in fondo. In fondo a destra per la precisione. In bagno ho nascosto sciarpe, bandiere, e ogni volta simulo i festeggiamenti per la vittoria dello scudetto. Cerco di vivere quelle sensazioni in anticipo, e non conta se lo faccio da solo. Se nessuno mi vede. Anzi, certe volte è anche meglio farlo di nascosto. Pensate alle dimensioni, e a quando non contano perché tanto le donne di youporn mica te lo vedono. E dentro a una domenica mattina come questa ci sono tante domande a cui non sappiamo o vogliamo rispondere, ma mai nessuna fa paura come: "Andiamo a correre?". E domenica prossima lo dico in largo anticipo, non firmo per nessun pareggio, non scendo a compromessi. Scendo a Napoli centrale.


sabato 10 ottobre 2015

I vantaggi del vincere poco





Ci sono due aspetti che in questo momento rivalutano l’essere tifosi Viola. Tema discusso nel convegno a cui ho partecipato con orgoglio all’interno del Museo Nazionale di Scienza e Tecnologia di Milano. Sede scelta perché Milan e Inter, già battute, sono la testimonianza in tempo reale della rivalutazione in corso. Partendo dal genio delle persone che hanno caratterizzato la storia dell’umanità e che hanno una matrice in comune. Da Leonardo da Vinci a De Rossi, fino a Della Valle. Diviso in due sessioni, il convegno si è sviluppato il giovedì evidenziando come le ultime vicissitudini della squadra Viola abbiano fatto scalare molte posizioni ai suoi tifosi, rivalutandone l’aspetto dell’approccio pessimistico in relazione alla propria passione. Grazie alla competenza di Cognigni, e alla magnificenza in autofinanziamento dei Della Valle, oggi il tifoso Viola non è più il pessimista storico di riferimento. E’ stato fortunatamente scavalcato non solo dal Leopardi, ma ultimamente anche da Mastrota, che tende a vendere il materasso singolo garantito per 20 anni. Per quanto riguarda i cambiamenti positivi dell’approccio del tifoso Viola sotto la gestione Della Valle, in questo primo giorno di lavori, c’è stata la preziosa testimonianza di una famiglia di Peretola. Le influenze positive di tale gestione sull’umore della famiglia media, hanno di fatto generato il primo miracolo di settore. E’ successo dopo la conquista del primo posto in classifica, e catalogato dagli esperti come primo caso di miraggio della passione. Finita cioè la Domenica Sportiva, l’eccitazione da primato ha portato il figlio unico della coppia in questione, a vedere i fuochi d’artificio. Mentre invece era solo il padre che si stava levando il pile. La seconda sessione del venerdì si è sviluppata sottolineando come certe caratteristiche un tempo percepite come negative, si rivelino oggi grazie ai Della Valle, piene invece di valori importantissimi. E allo stesso tempo come l’architettura dirigenziale nasconda dietro allo sviluppo di nuove cariche, una semplicità, che se spiegata con una corretta comunicazione e chiarezza, tranquillizza molto la tifoseria. Partendo proprio da questo aspetto il venerdì mattina si è sviluppato spiegando come le migliaia di cariche all’interno della società, dal Club Manager in poi, siano in realtà state lette con troppa apprensione dal tifo Viola, legato a figure più rinascimentali e tranquillizzanti come il magazziniere. Per dimostrare che in Fiorentina le cariche sono distribuite rispettando la memoria storica dei propri tifosi, è stato intervistato un operatore di un’altra società che invece non tiene affatto conto del valore delle proprie radici. Ha preso la parola il Responsible Management Of Direct Producers Of Wool, che un tempo altro non era che colui che pascolava le pecore. Il convegno si è chiuso in un’apoteosi di sciarpe Viola, e al coro “Salutate la capolista”, quando si sono dimostrati i vantaggi del vincere poco. Una tipica famiglia fiorentina ha testimoniato la propria esperienza esaltando questo aspetto. L’intervento è servito a far capire meglio questo concetto, ed ha chiuso i lavori con parole di grande speranza. Liberati dal pessimismo, i giovani Viola (quelli presenti avevano infatti più lentiggini che trofei vinti) vivono oggi con la consapevolezza di invecchiare avendo la fortuna di guardare lo stesso cantiere della tramvia che guardava il loro bisnonno.






venerdì 9 ottobre 2015

Un mondo...(Visto da Milano)

Con la Fiorentina prima in classifica, perché il mondo ritrovi il suo equilibrio è necessario che ogni tanto nasca uno svedese di un metro e sessanta, castano e pelato. Questo è diventato un mondo dove uno che ama i Della Valle viene considerato un tifoso scomodo, e grazie a certi pregiudizi mi ritrovo con un forte mal di schiena. Un mondo che quando rientro a casa da Milano il divano scodinzola. E dove esistono occhi a mandorla color nocciola. Un mondo in cui tutti si preoccupano degli atti di bullismo tra ragazzini in classe, e nessuno si accorge degli atti di bullismo dei genitori che attaccano striscioni alle cancellate dello stadio durante la notte. Poi hanno anche il coraggio di dire ai figli "Questa casa non è un albergo" dopo averla trasformata in un bed and breakfast. E quando non guardi la classifica resti lì, fermo, fuori dalla fermata Sant’Agostino della linea M2, con lo sguardo perso e ti chiedi perché la vita è così stronza. Altre volte invece trovi subito parcheggio nel Viale Papiliano. In un mondo così io mi difendo da chi disprezzava il mercato della Fiorentina e voleva pure convincerti che si lottava per non retrocedere, e lo faccio con tutti i mezzi. Anche avvolgendo l'alluminio tutto intorno alla testa, in modo che la mente diventi imperscrutabile pure per loro, i paragnosti del ridimensionamento che ancora cercano di farmi cambiare idea. Un mondo dove si sono dimenticati di fare chiarezza, e così anche quest'anno non mi hanno dato il Nobel, nonostante abbia scoperto di essere un adoratore. Un mondo fatto soprattutto per quelli che hanno bacini d’utenza, diritti televisivi, merchandising e fatturati da stadio di proprietà. Ma anche un mondo dove i veri ricchi dentro sono quelli che come me dopo il calcetto comprano il Gatorade. Un mondo dove ci guardano tutti dal basso verso l’alto, tutti. Anche se siamo in autofinanziamento. Perché oggi siamo una squadra in grado di stupire come quelli che si sposano sott'acqua per fare colpo sugli invitati. Anche se poi si separano mandandosi affanculo come tutti gli altri. E anch’io probabilmente vi manderò affanculo. Non lo so se sarà un mondo alla rovescia fino alla fine del campionato, perché Il futuro è semplice solo nei libri di grammatica. .acifissalc alla amic ni ageler ic ingingoC id aznetepmocni’l es aicsevor alla av ehc odnom nu orevvad è ol esrof E. Un mondo dove alla fine potrebbe anche non essere così strano vincere lo scudetto. In un mondo così anche il Bambi riuscirebbe ad entrare al Pentagono rispondendo al citofono: ”IT'S ME”. Un mondo….Estate, aspetta. Ti posso spiegare...



giovedì 8 ottobre 2015

Non per vantarmi

Tutte quelle storie, il 68, la fantasia al potere, Firenze non è Lecce, e poi per colazione sfogli il giornale e vedi che la Fiorentina è al primo posto. Testa della classifica che per chi preferisce dirigenze a km zero, in città provoca turbative d'astio. C’è un certo rodimento da parte di qualcuno, è inutile negarlo, che ricorda quello di Meucci che inventa il telefono per non vedere certe facce di merda, e un altro gli introduce la video chiamata. E come se non bastasse, in queste due settimane di sosta si parla ancora di mercato, con le solite promesse di acquisti a gennaio che sanno di prese in giro. So che non credete ai Della Valle. So che dopo la dodicesima buca che vi danno, insieme, al massimo, considerate di poter giocare a golf. Per voi i Della Valle stanno solo provando a vincere qualcosa senza spendere. Così come le ragazze che si fanno inseminare restando vergini. Se continua così Cognigni sarà ricordato per aver trovato il modo di prendere l'aids anche senza trombare. I tifosi Viola sono coerenti e se ce l’hanno con i Della Valle non vedo perché debbano festeggiare oggi che sono primi in classifica. Perché se qualcuno gli taglia la strada, ti mandano affanculo anche se guidano un'auto di cortesia. Gente lineare. Persone che se oggi sono cambiate è proprio per colpa dei Della Valle. Un mutamento tra i tanti che la città vive con preoccupazione. Una volta tra le maniche corte e il giaccone pesante c'era la giacca di pelle. Poi arrivarono i piumini leggeri che manomisero il clima. Loro hanno manomesso il modo di fare tifo in città. Un primo posto in classifica viene avvertito come un’allerta meteo. E la Firenze dei Tutunci vuole prendere esempio dalla sua storia, e così per sistemare  il rapporto con i Della Valle pensa al Savonarola. Prendendo spunto dalla prossima partita contro il Napoli, se non proprio al Savonarola, c’è chi vorrebbe prendere spunto dall’ultima iniziativa del capoluogo campano, che fa tesoro della propria esperienza, e così da via alla raccolta porta a porta nel centro storico dopo aver valutato che col pizzo ha funzionato benissimo. Si, io non la penso come gli altri sui Della Valle, e non accetto lezioni di geografia da nessuno, perché anche io lo so che il Viale dei Colli non è Colfiorito. Così come accetto lezioni di seduzione solo da chi può dimostrare di saper slacciare il reggiseno con una mano sola. Non come fa il Bambi con quelle frasi fatte tipo “Falla sentire una donna”, che per lui equivale a regalargli un pacco di assorbenti, mentre io propendo di più per i fiori. Io sono un sognatore ma allo stesso non ho niente da invidiare al realismo di quei tifosi che attaccano gli striscioni. Se Tommaso mi chiede quando comincia la vecchiaia, gli dico quando inizia a piacergli il cavolfiore. Non c’è bisogno di fare comunella con quelli del Marasma per conoscere i segreti della vita. E poi non per vantarmi, ma al reparto psichiatrico c'è un'infermiera che vuole portarmi a letto.


mercoledì 7 ottobre 2015

Sono una donna, non sono una santa

Oggi tocca a me fare il mea culpa, anche se nel mio caso è per aver creduto troppo in questa squadra. Un atteggiamento irresponsabile. Santificare non va mai bene, lo so, me lo ripete spesso anche il Bambi. Perché non mi è capitato di santificare solo Montella e i Della Valle, l’ho fatto anche con Rosanna Fratello, rendendo nulla e poco credibile la sua canzone di successo alla quale il Bambi è molto legato. Certo che guardare oggi la classifica è la dimostrazione che il mondo è cambiato davvero. Non solo non ci sono più le mezze stagioni, c’è gente di un metro e cinquanta che fa l'altezzosa, gente magrissima piena di sé, e gente sopra il quintale che prende tutto con leggerezza. Menomale che almeno le castagne sono ancora sul mercato. E poi con quei 18 punti in classifica è cambiato anche il mio approccio verso gli altri. Il 18 è divento il simbolo di una nuova concezione del vivere senza più voltarsi davanti ai più sfortunati. Il 18 diventa soglia che smuove la mia generosità d’animo. Mi guardo intorno e sotto i 18 gradi per esempio, se trovo in giro gente ancora con le maniche corte, so che gli devo dare qualche spicciolo. Prima delle 6 vittorie su 7 pensavo egoisticamente di essere semplicemente un freddoloso. Vivo questo primato camminando a mezzo metro da terra, prova della mia dimensione ultraterrena è che non guarisco dal raffreddore. Ma risorgo. Solo una cosa mi lega purtroppo ancora alla terra. L’essere poeta. Una condizione che mi limita drasticamente e non mi permette di rientrare nemmeno nella categoria degli uomini veri. Quelli per intendersi del “Sousa gobbo” o del “Mercato da pezzenti”. Il vero uomo del resto abbraccia la donna da dietro e l’addormenta col cloroformio. Poi coca e mignotte tutta la notte. A me non riesce essere cinico come chi attacca gli striscioni. Ho sempre avuto inclinazioni meno ruvide, non a caso ho l’animo dell’artista, e un animo così sensibile mi ha sempre fatto temere le donne con il tacco 15 la mattina presto. Infatti i miei amori sono tutti legati a donne che la mattina salivano sull’autobus con le scarpe da ginnastica o con le ballerine. Ricordo di aver amato la Marta perché faceva parte di un gruppo musicale femminile che cantava a cappella. E io facevo il microfono. L’unica volta che ho tentato di trasgredire, non è stato dando di “Braccini” ai Della Valle, per quello mi è sempre mancato il coraggio, è successo quando cercai di diventare uomo guardando un film porno interpretato da marito e moglie, che però hanno guardato la televisione tutto il tempo. L’unica cosa che ho imparato dalla schiettezza tipica del tifoso Viola vero, meno sognatore e più concreto, è che quando mi ricordano che siamo solo alla settima, prendo il taccuino e me lo appunto proprio come faceva Troisi. Annoto con cura che il Signore dà e il Signore toglie, quando vuole, senza preavviso. E tengo d’occhio sempre la sedia. Chiudo con la solita mencia manfrina del sognare che fa bene a vivere meglio, con l’aggravante di non avere nemmeno Marzullo che mi obbliga a dirlo minacciandomi con i capelli unti. Lo dico convinto che questo mi aiuta a non addormentare la passione. Come succede invece nella Formula 1, nella quale, la causa maggiore degli incidenti è il colpo di sonno dovuto proprio alla Formula 1.




martedì 6 ottobre 2015

Per non dimenticare



Quando vi fa comodo io sono solo il sognatore ottimista scemo, spesso poeta nella sua accezione più negativa. Allora il teologo del Vaticano che rivela di essere gay e di avere un compagno, che cos’è per voi?. Già, con lo stesso disprezzo che usate con me, la storia del matrimonio con Cristo per voi non era solo una metafora. Come le mie. Così come quando il Papa si è chiesto chi fosse mai lui per giudicare un gay, non era un'apertura. Era proprio un vuoto di memoria. Come il vostro.  Che non vi ricordate più come era povera di contenuti la Fiorentina senza Aquilani. Per non dimenticare più vi regalo la classifica. E poi mi godo queste due settimane in santa pace, e in attesa della trasferta di Napoli. Due settimane di coccole, di ti amo in tutte le lingue del mondo, con l’ultimo dedicato proprio alla partita del San Paolo: Je t'aime, te amo, wo ai ni Ich liebe dich, I love you, allanimadichitemmurt. E adesso dopo che finalmente abbiamo capito di che pasta è fatta la rosa, al mio via, diciamo tutti insieme ad alta voce: "La caponata va mangiata fredda". Si, pure se fuori ci sono 20 gradi, oppure 18 punti in classifica. Si lo so che per ora è andato tutto bene, che i rigori quest’anno ce li danno, che giochiamo sempre con la superiorità numerica, e che si vedrà quando smetteremo di correre. A tutto c’è una giustificazione, lo so, lo so. Per me non dovremo avere paura del Milan allora, visto che Berlusconi possiede il 38% dei libri in Italia, ed è sicuro che quando l’Ikea comincerà a produrre tavoli che non ballano, fallirà. Già traballa Mihailovic. Io intanto dopo aver adorato i Della Valle, Prandelli, Montella e Cognigni, ho fondato anche una religione per adoratori del caffè: Fede, Speranza, Carità, e per carità non lo macchiamo col latte di soia. Poi se volete mangiare la caponata calda, firmarvi "Marasma", e rimpiangere Pizarro, lottate con forza per le vostre idee. Magari scrivetele su degli striscioni. Tenete sempre duro nelle battaglie che combattete, non importa se contro Cognigni, la comunicazione, la Loggia dell’Oliva Ascolana, o il campionato che si gioca negli Emirati Arabi. Per vincere le battaglie ci vuole tanta abnegazione e spirito di sacrificio. Anzi, proprio contro il mio stesso interesse di adoratore, vi consiglierei come eroina la Sandra di Piazza della Calza, una che ha tenuto duro fino al 1978. Poi è nata. Lo so cosa pensate, che per me è più facile, visto che son di bocca buona e mi va sempre tutto bene (Si lo confesso, anche il primo posto in classifica) e non esprimo mai un giudizio, nemmeno su quella che un tempo fu una campagna acquisti da pezzenti, prima di scoprire che sotto la crosta c’era un Pollock originale. Ma oggi vi smentisco perché io di calcio ne capisco anche più di voi, che è solo perché non seguite l’arte informale che non potevate accorgervi dell’opera d’arte che si nascondeva dietro i vostri giudizi impietosi. Se fossi Galliani per esempio, come centrali avrei comprato Alessandro Siani e Paolo Ruffini, almeno non avrebbero fatto ridere. Poi largo ai sentimenti quelli veri, con il Bambi infatti, per suggellare un’amicizia che dura dai tempi della Fiorentina dell’82, ci siamo incontrati in Piazza San Felice, con tanta fatica ma alla fine anche lui ce l’ha fatta a dirmi che si era sbagliato quando faceva il sarcastico sulla campagna acquisti. Bravo. Anche se l’ho visto andare via provato. L’ho seguito con lo sguardo per un po’, mi sembrava incazzato nero. Lavava il parabrezza proprio quando lo sorpassavano le moto.