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venerdì 30 novembre 2012

Ergo sarà ergonomica

Quando si dice una passione a tutto tondo s’intende capace di sopportare i momenti difficili, di tipo smussato proprio come il nostro attacco che domenica con la Samp sarà più ergonomico anche del famoso starnuto di Pininfarina che a causa della sindrome da coefficciente aerodinamico che lo aveva colpito negli ultimi anni della sua vita, si rifugiava spesso nella galleria del vento da dove si era messo in testa di dare al suo starnuto meno resistenza all’aria di una Lamborghini Miura. Per dire che il nostro attacco domenica sera avrà la sindrome di Pininfarina, privo cioè di punte, una rotondità d’insieme che ho voluto rappresentare nella foto attraverso quella collana anche se i più sospettosi, quelli per intendersi della pontellizzazione, dubiteranno addebitandomi pensieri sotterranei rivolti a rotondità sostanzialmente diverse e molto meno metalliche, sospetti volgari ma per un certo verso anche coerenti, per non dire prevedibili, perché in questo scetticismo di maniera esce fuori tutta la cultura del sottobosco che Diego ha sempre denunciato, l’esistenza cioè delle cosiddette Mammelle Ebe. Il problema della carenza di punte esiste però, a prescindere dagli infortuni o dalle pontellizzazioni che tra l’altro avevano previsto anche i Maya, una rotondità che a differenza di quella del cognac, non è sinonimo di qualità ma di difficoltà, perché la Samp si abbasserà dietro la linea della palla quasi come Brunetta pur d’intasare gli spazi, e allora potrebbero davvero essere cazzi. Ma la rotondità che è normalmente insita nel nostro gioco, proprio nei casi di una carestia di reparto dovrebbe avere la prerogativa di garantire l’aggiramento delle difficoltà. Come? Con la logistica della manovra. Perché ci vuole qualcosa che sia piacevole non solo all’occhio ma anche al tatto, e allora che cosa potrebbe essere meglio per la mano se non la manovra, che alla fine è quella che identifica proprio una squadra alla mano, senza eccessivi narcisismi sempre fini a stessi, che portano poi a un gioco barocco privo di incisività, a un vero delitto della praticità, agli inutili fronzoli che riservano incognite come la verità della Franzoni a Cogne. Ce l’ha insegnato proprio il Barcellona che preferisce la ricerca degli spazi alla punta di concezione più statica, con quel modo di far girare la palla fatto apposta per allargare le maglie della difesa in modo da creare i famosi spazi per gli inserimenti verticali, non per forza delle punte ma di chiunque si butta negli oliati meccanismi che sono come le fettunte, che annichiliscono per non dire che abbrustoliscono gli avversari sulla gratella, quello che alla fine vuole proprio Montella. L’unica cosa che mi preoccupa in una partita dove anche il pronostico si vergogna ad essere palesemente tale, è il fatto che non potremo neanche puntare a fare tredici perché lo abbiamo già fatto contro la Juve Stabia, quale altro giocatore potremo mandare in rete potrebbe diventare il tema del giorno, chi si butterà in quei famosi spazi che diventano centravanti all’occorrenza, e la seconda foto è uno scatto rubato agli appunti tattici di Montella dove è chiaro il riferimento alle torri gemelle che non ci sono più come del resto il centravanti classico, quello cosiddetto di peso, o in un concetto di calcio che sta via via scomparendo e che lo stesso Toni ha rappresentato prima di essere abbattuto dal terrorismo tattico di Glik Laden, la torre appunto, e la soluzione è proprio nei movimenti a scalare fino agli interpreti dal baricentro più basso e quindi più veloci a infilarsi negli spazi per toccare le vette della rotondità di manovra, e non come pensano i maligni della pontellizzazione, di toccare con mano le rotonde tette.

giovedì 29 novembre 2012

Un sogno imbottito

Il primo tempo ci ha raccontato che non possiamo reggere tutti questi rincalzi contemporaneamente, ci vorrebbero almeno i reggicalze, oppure come nel secondo tempo giocatori autoreggenti, in poche parole quelli capaci di sostenere la manovra, e così la Fiorentina ha riacquistato subito un po’ della sua identità, quella fine qualità velata che alla fine l’ha svelata. Ennesimo gol da palla inattiva e altri due nuovi marcatori che portano a tredici questa speciale classifica, e mentre la notizia più bella viene dal passaggio del turno, quella più brutta viene dall’infortunio di Ljajic, sperando poi che l’uscita di El Hamdaoui non sia dovuta a qualche problema fisico. Mati meglio nella ripresa come Tomovic, Romulo e Cassani deludenti a più riprese, come la maglia celebrativa che sembrava più bella quando era stata presentata, mentre indossata non mi è piaciuta, anzi mi è sembrata disturbare il riconoscimento dei giocatori. Facciamo invece i complimenti alla società per l’iniziativa di accorpare i suoi tifosi sotto al tetto di un’iniziativa lodevole, e come a suo tempo gli era stata imputata una certa pontellizzazione marcata oggi è giusto elogiarla per il suo atteggiamento di protezione civile, capace in una fase metereologicamente avversa di imboccare la strada della tribunizzazione mettendo cosi al riparo i propri tifosi dal pericolo delle bombe d’acqua. Intanto Migliaccio se la cava mentre Llama è sembrato in certi controlli di palla più adatto a una cava, adesso sarebbe arrivata davvero l’ora di ritrovare la classe e la pericolosità sotto porta di JoJo, mentre la partita ha confermato quale sia il valore vero di Valero, Pizarro e Cuadrado, ma soprattutto quello del madrileno che funge da vera frizione della squadra facendoci cambiare letteralmente marcia. Il campo regge alla grande le piogge battenti mentre mostra evidenti cicatrici dovute all’uso di una palla non propriamente rotonda, imprecisioni a go go nel primo tempo che sembrava fossero dovute proprio all’utilizzo di una palla ovale i cui rimbalzi anomali hanno messo in difficoltà più di un giocatore viola. Salutiamo con gioia il primo gol di Seferovic e l’ennesimo gol di un difensore che insieme a Migliaccio nell’inedito ruolo di difensore centrale hanno lasciato una buona impressione, e domenica a Firenze è prevista la partita più smussata della giornata, con Samp e Fiorentina entrambe a corto di punte, sarà forse Mati uno delle due anche se ancora non ha convinto del tutto e uno tra Seferovic e El Hamdaoui, con l’ex Ajax ancora alla ricerca di una sua identità, o forse la sua caratteristica è proprio quella di non averla, sono convinto comunque che il buon Montella sceglierà per il meglio, sicuramente userà tutte quelle individualità autoreggenti che in parte ci ha riproposto ieri nella ripresa, e così almeno la sexy manovra di matrice spagnola dovrebbe essere garantita, davanti ci potremo aiutare con gli inserimenti da dietro, con qualche trucco di Gianni Vio insomma, e così per prendere di petto le difficoltà usare un bel reggiseno imbottito di speranze, un indumento intimo come quel certo nostro sogno al quale  daremo così anche un effetto push-up.

mercoledì 28 novembre 2012

Per questa rosa la prosa sembra doverosa cosa

Traspare in maniera evidente anche a un demente o a chi per lui lo è diventato a forza di pacche sulla nuca, che la Fiorentina è ad oggi più poggio che buca, è facile anche per chi ha una visone del calcio più truce, perché la bellezza del gioco che produce la si deduce persino in controluce, piacevole, almeno quanto uno scorcio della Valdinievole, diventa poi abbagliante come la città di Dante, quando le belle giocate cominciano a essere tante. Solo un minotauro o un minorato come Massimo Mauro possono cercare di gettare fango, proprio mentre il nostro calcio affascina col ritmo del tango. E come per un pizzo che lascia intravedere, anche il nostro obiettivo è tornato tornito come un magnifico sedere, e intanto piove, sull’ Inter come sulla Juve, mentre la Viola non delude, piove sui volti silvani ma non sui napoletani, e mentre ci avviciniamo spediti alla vetta per far festa, Toni viene spedito in nosocomio dopo un testa a testa. E a Firenze è subito manicomio. Anche il tifoso più tosto non è insensibile a questo terzo posto, e se prima il Vuturo sembrava solo un duro, oggi è tornato ad essere un tifoso puro, che è già sotto la sede a declamare la sua fede “ Quando è un po’ che non ti sento allora mi assento. Dalla ragione fino alla grigia prigione dove i sogni vengono sfrattati perché non pago più la pigione. E senza la passione i miei pensieri sdrucciolano rovinosi fin dentro al Mugnone. Allora sono pianti. E mi stordisco con il Chianti. Mentre non mi pento e non rallento. Consolo il mio tormento disegnandoti aiuole di parole. Da Campo di Marte fino a Gaiole. Mi ubriaco di te con pensieri di tannino. Mesto, mi curo con il tuo mosto lasciandoti nei miei pensieri sempre al primo posto. Mentre bevo l’ultimo tuo successo tutto d’un fiato. E non guido. Mi dico Pietro non sei Guido. Se bevi troppo Chianti ti schianti. E allora rido e bevo di più per sfracassarmi laggiù proprio dove ci sei tu. Che sei davvero uno schianto”. Potere del bel gioco al limite del fuorigioco, e non è un’eresia che le infamate di un tempo sian diventate oggi poesia, penso solo all’amore che covo, e se Pradè ci avesse comprato anche Bovo avrei potuti dire t’amo pio Bovo. E se parliamo di cose serie e non delle miserie di chi si da tante arie ma non salirà più sulla nostra fuoriserie, è indicativo che in squadra non ci sia quell’ingrato di Montolivo, giocatore cavia che sarebbe adatto oggi per il turner over contro la Juve Stabia. E adesso vorrei farla io la dichiarazione d’amore mentre aspetto la prossima partita contando le ore, ma a differenza del Vuturo non la declamo ma la scrivo su un muro, che rimanga lì almeno per un mese come quando venivano vergate le offese, dal vicino e dalla sua cazzo di erba fino al pezzo di merda, piove sulle tamerici mentre ancora non si ritrovano le pernici, nasi e parrucche da pagliaccio mentre oggi gioca Migliaccio. Concludo con la dichiarazione mettendoci dentro anche l’altra passione “ Prometto di amarti anche se in porta non c’è più Sarti, per me sarai sempre la più bella anche quando non ci sarà più Montella, e quando a Pizarro compariranno le prime rughe gliele riempirò tutte con la pasta d’acciughe”.

martedì 27 novembre 2012

La zappa sui piedi

Se Viviano è un problema tecnico per la Fiorentina sarebbe curioso capire allora dove potremmo essere oggi in classifica con un altro portiere visto che siamo già lassù, e ce lo potrebbero dire proprio i rabdomanti del tifo, sensibili da un punto di vista ambientale perché sempre alla ricerca dell’errore, della vena dalla quale far sgorgare responsabilità ad personam per far zampillare così polemiche più pure, mentre si rigettano con forza tecniche di ricerca più scientifiche come per esempio le gran parate o i rallenty degli interventi decisivi. E a proposito di domande mi viene da chiedere che partita avremmo mai raccontato se Viviano non avesse disinnescato il tentativo di raddoppio di Santana, parata difficile in un momento topico della partita, anche se la bacchetta del rabdomante in questo caso non ha avvertito nessuna vena di polemica. A me Viviano non sta ne simpatico e ne antipatico, per me la Fiorentina è una squadra che amo in blocco come un sovrano il suo harem, ma siccome è il suo portiere, la domanda che più mi sta a cuore è qual’è l’interesse di crearsi un problema in casa alimentando polemiche che Viviano sarà in grado certamente di gestire perché è un professionista, ma sicuramente non ne facilitano psicologicamente il compito. Bene che vada criticare il suo operato non comporterà nessun peggioramento del rendimento, ma neanche lo aiuterà, e siccome intendo il tifo come sostegno non capisco a chi può far bene allora questo atteggiamento pur legittimo, ma secondo me anche poco costruttivo soprattutto in questa fase della stagione nella quale anche volendo non è possibile pensare di intervenire, mi sfugge davvero l’utilità o anche quali recondite necessità ci siano di trovare qualcosa che non va in un momento dove è più difficile che trovare un quadrifoglio in un campo di cemento di Flushing Maeadows. La Fiorentina ha una striscia positiva più lunga di quelle che si fa Lapo, è in lotta alla pari almeno con Napoli, Lazio e Inter, ha il miglior gioco e grandi prospettive davanti, con un calendario se non in discesa sicuramente neanche in salita, se si ritiene sia il riscatto di Viviano il possibile problema allora non si ha fiducia in quella società che stiamo apprezzando per tutto quello che è riuscita a creare, che cos’è allora che non si perdona a Viviano, il fatto che sia fiorentino o che cosa? Devo riconoscere che bisogna essere proprio bravi ad alimentare un fuocherello così flebile mentre spira forte il vento in poppa, bisogna proprio essere marinai donne e guai, capaci di cercarseli invece che in ogni porto in ogni porta, e a me non mi riesce perché in San Frediano non c’è nessun porto ma al massimo qualcuno col riporto, sono solo un ingenuone poco navigato che crede alle vittorie e alla classifica, che pensa di lottare per lo scudetto mentre non si accorge quanto sia effimero tutto questo, perché Viviano non è un portiere in grado di custodire i sogni, è un miraggio, un illusorio guardiano, è benessere artificiale che ti promette momenti di felicità tra i pali e invece subito dopo ti fa pagare il conto salato con un piazzamento a cazzo di cane. Viviano è come il peyote, un portiere allucinogeno con il quale nell’ambiente ci cucinano le frittate da consumare in tribuna stampa per masticare ancora giudizi di stima artefatta. E se questo è l’atteggiamento del tifo allora possiamo senz’altro dire che nella benedetta rivoluzione è stata la squadra quella che ci ha guadagnato di più, con il gruppo che si alza compatto dalla panchina per andare ad abbracciare il giocatore che ha fatto gol, e tra questi spicca Cassani che intanto ha perso il posto in squadra e quello in Nazionale ma non lo spirito giusto. Insomma, si dimostra più unita la squadra che si aiuta in tutti i suoi elementi, che fa gruppo mentre noi preferiamo mettere in discussione il giocatore nel ruolo più delicato, forse pensando così di metterlo a proprio agio, tra l’altro uno dei pochi in serie A capaci con i piedi di far ripartire l’azione, perché se non lo si fosse capito è un requisito indispensabile per le squadre che vogliono praticare un certo tipo di calcio. Un atteggiamento perlomeno singolare il nostro con una squadra che intanto incanta, ma se proprio non se ne può fare a meno provo a suggerire come utilizzare Viviano per qualcosa di più costruttivo, Viviano con più serenità questa nostra passione.

lunedì 26 novembre 2012

Palle

Grande Fiorentina, personalità e carattere da vendere come il culo di Montolivo da parte del suo clan di coccodrilli al mercato dei raziatori dove Galliani gestisce il servizio di ronda, capace di imporre il proprio gioco anche se depauperata di qualità da squalifiche e infortuni, e da un episodio sfortunato come il secondo gol che avrebbe ammazzato anche uno dei pachidermi amici di Moira Orfei. Ma non la Fiorentina che rafforza così la sua autostima, gioca fino alla fine per vincere costruendo occasioni su occasioni e dimostrando la consapevolezza della grande squadra, evidentemente determinata a voler lottare per raggiungere obiettivi di testa. Con tutti i problemi che ha avuto in questa trasferta, compresa la candid camera della sfortuna che trasforma un cross velenoso in gol, sul quale sono evidenti la responsabilità di Gonzalo, è Borja Valero il suo manifesto, che ad ogni pareggio invece di festeggiare si precipita a recuperare il pallone per riportarlo a centrocampo. E’ stata la conferma che la Fiorentina lotterà per la Champion senza porre limiti alla provvidenza, all’interno di una gran bella partita nella quale anche il Toro ha fatto la sua parte dimostrando che Montella ci vede lungo quando elogia le capacità di Ventura, perché la sua squadra è viva e sa perfettamente cosa fare, l’azione che porta al gol di Cerci è un bellissimo biglietto da visita del tecnico. L’unico che ancora sembra un passo dietro è Mati che sporca un po’ quella maglia da titolare con una prestazione nella quale non riesce a cambiare passo, confermando così una mancanza di lucidità sotto porta che contrasta non poco con le sue qualità tecniche, probabilmente il suo adattamento al nostro calcio non è ancora concluso, per il resto la Fiorentina dimostra a chi ancora non l’avesse capito che sarà dura batterla, e intanto domenica dovremmo recuperare Pizarro e finalmente anche JoJo, poi con un apporto di El Ham un po’ meno a spot, questa squadra dovrebbe girare la boa del girone di andata con il solo eventuale disagio delle vertigini. Montella ha fatto un grande lavoro davvero perché non solo ha dato alla Fiorentina il dono del gioco e del coraggio ma anche il carattere che permette alla squadra di reagire in maniera devastante e immediata, come se il gol subito le procurasse benefiche scariche di adrenalina. Ricordo agli amanti dell’uovo affrittellato con dentro il fatidico pelo, che dalla settima di campionato, ovvero dall’inizio di ottobre, la Fiorentina è in testa alla classifica, e se Cuadrado viene considerato in calo quando si procura un rigore e fa un assist, quando sarà in giornata dovrebbero farlo giocare almeno con una cintura da sub di quelle coi piombi, una sorta di difficoltà aggiuntiva per compensare la raggiunta dimensione di campione assoluto che serve a ridicolizzare fasce e fasce laterali di avversari fatti a fette e poi abbrustoliti col fuoco di quelle fascine, per farci gustare tutti i sapori dell’olio nuovo come nuovo è il modo di fare calcio della Fiorentina nel panorama italiano. Ricordo agli amanti del buffet che non è sempre possibile servirsi una vittoria, perché può succedere di trovare un contendente di pietanze in bella mostra che nella calca lavori bene coi gomiti per tenere la posizione favorevole, insomma che non sia propriamente d’accordo di farti svuotare il banco, come del resto non lo è stato il Toro, squadra molto concreta e non certo facile da battere nel proprio stadio, a questo proposito vediamo domenica come sarà più capace di noi la Juve di affrontarlo nel derby, bianconeri in evidente digestione lenta da buffet di Champion che intanto beccano a Milano, mentre la Fiorentina non proprio nella sua miglior versione, gioca sempre per vincere e comunque non ci sta mai a perdere, il Toro ci ha aspettato e incornato ben due volte per sterilizzarci i sogni, ma anche se feriti, abbiamo dimostrato di avere più palle anche del Toro.

domenica 25 novembre 2012

Topo grigio

In attesa di buone nuove da Torino, dove la Fiorentina vincendo porrebbe ufficialmente la sua candidatura alla lotta per il tricolore, e bottarga di muggine a parte, utilizzata nel pranzo della domenica come antiruggine per un palato sempre in lotta con i pasti ferrosi e frugali della settimana, è giusto dare una corretta interpretazione alle parole di Montolivo che sono state evidentemente travisate. Sappiamo bene come i giornalisti siano diventati ormai degli estrosi protagonisti del sistema, deolontogicamente sempre meno costretti a raccontare la mera cronaca dei fatti e quindi limitati nella loro creatività, e parlando di Firenze mi viene in mente la storia della pontellizzazione che fino ad oggi ci era stata raccontata sincronizzandola al calendario Maya prima di essere messa in discussione per sopraggiunta barcellonite inattesa, un vero e proprio anatema per certe logiche di teorema, e poi mi viene in mente Massimo Sandrelli, il più capace di tutti a romanzare, una nuovissima vena la sua che prende ispirazione da certi professionisti che operano soprattutto in ambiti istituzionali, capaci di mettere a punto la cosiddetta finanza creativa, riuscendo così ad amministrare con verniane pratiche di intermediazione finanziaria atte a migliorare “situazioni” compromesse, e così Sandrelli spinto da amici romanisti, s’inventa il giornalismo creativo e riesce magistralmente a recuperare il derby della Roma ormai compromesso fino a farglielo vincere a tempo abbondantemente scaduto. Insomma Montolivo, ingenuone che non è altro presta il fianco al Sandrelli della Gazzetta e prova a raccontare la sua storia che non è facile e lo dimostrano le mancate dichiarazioni promesse sul suo addio, perché l’argomento è molto delicato e oggi hanno tutto un altro sapore anche le parole di Cecchi Paone che a suo tempo aveva cercato di far trapelare qualcosa. Intanto è bene precisare che il grigio è sempre stato il colore preferito di Riccardo fino a dipingerci il suo pupazzo del cuore da abbracciare prima di andare a letto, il suo famoso Topo Grigio che sarebbe diventato agli occhi della famiglia il colpo di genio della sua adolescenza prima di riuscire a passare brillantemente a Cresima. Modaiolo e frequentatore a Firenze di Pitti uomo prima di diventare merdaiolo a Milano, ha sempre indossato solo abiti grigio fumo di Londra, un suo marchio distintivo che in campo è riuscito a trasferire con giocate grigio fumo e niente arrosto, passaggi laterali di un metro per mantenere la perfetta piega di prestazioni insulse che lo collocano giustamente oggi in squadre di mezza classifica, e quindi anche la sua scelta risulterà corretta visto che a Londra non se lo inculano nemmeno di striscio, diventa naturale epilogo andare nella città italiana più grigia per eccellenza, dove il ridimensionamento è tale che lo stadio nel frattempo si è svuotato, non come a Firenze che invece si sta riempiendo, e in questa transumanza della passione c’è soprattutto lui come probabile causale, già definito nell’ambiente l’eminenza grigia della desertificazione, capace cioè pur essendo poco visibile in campo di aiutare i tifosi a prendere decisioni importanti come quella di disertare lo stadio dove proprio lui gioca, un uomo che trama nell’ombra, e anche il Vuturo ha finalmente capito che è stato usato dal clan del giocatore per spostare l’attenzione sulla pontellizzazione e scappare a Milano ma sbagliando il treno del ridimensionamento. Insomma una cantonata la sua si dice maturata dopo una permanenza esitva nel cantone dei Grigioni, e per farla breve Riccardo Montolivo è uno pseudonimo di E.L. James che a sua volta è uno pseudonimo di Erika Leonard, perché all’anagrafe Riccardo è in realtà una donna e la foto lo mostra chiaramente in un allenamento lontano da occhi indiscreti, nel quale può dare libero sfogo alle sue movenze molli e depilate, con la solita veronica melliflua che rallenta il gioco, un’oasi di felicità che si ritaglia nel giardino di casa per non soffrire le frasi dure e maschiliste tipiche del calcio, come quando viene etichettato giocatore senza palle, e l’intervista alla Gazzetta voleva essere proprio uno sfogo per raccontare il perché ritiene un salto di qualità essere andato nel Milan, visto che finalmente ha messo in pratica quello che ha scritto nella sua famosa trilogia, e così “Cinquanta sfumature di rosso”, e “Cinquanta sfumature di nero” grazie alla sua presenza in squadra hanno trasformato i cinquanta rossoneri in rosa in “Cinquanta sfumature di grigio”, effettivamente uno dei MiIan più grigi della propria storia.

sabato 24 novembre 2012

Alter ego o alternativa

Diciamocelo simpaticamente ma diciamocelo, come fossimo con il lampredotto in una mano e il sogno dello scudetto al posto del vino, oppure confusi e felici dai sogni di gloria alimentati proprio dall’abuso del vino bevuto con l’altra mano, ma diciamocelo, che tutto vada bene per tutti a Firenze non è possibile. Domani c’è la Maratona, e Firenze dopo che New York ha annullato la sua sarà presa d’assalto, si parla di diecimila persone venute anche per non “buttare via” quella preparazione, alberghi pieni, ma qualcuno manderà sicuramente affanculo Renzi perché si troverà incastrato da qualche parte mentre vorrà andare a votare Bersani per le primarie. Figuriamoci sulla Fiorentina se possiamo essere tutti d’accordo, c’è chi gode del presente e chi si preoccupa per il futuro, salsa verde o olio piccante, tutti e due oppure la prudenza e non godere, o persino il pepe per godere ancora di più, inzuppare il terzo posto nello scetticismo pensando ai mancati riscatti della prossima campagna acquisti, o nel brodo di cottura. Diladdarno oppure..., no qua siamo tutti d’accordo perché non c’è alternativa, c’è solo Oltrarno, San Frediano regna e quindi niente bianco o nero ma solo Bianchi, e poi la seconda linea della tranvia, la Mercafir ecco perché i Della valle si sono riavvicinati, la pista dell’aereoporto ecco perché i Della Valle si erano allontanati ma non in aereo, Prandelli o il Vasari o chi per il troppo amore per Prandelli ha pisciato fuori dal vasari, Il derby romano l’ha vinto la Lazio o la Roma, e in città si dice addirittura che sia stato giocato a Porta Romana, il merito di questa squadra è di Montolivo che se n’è andato oppure del Vuturo che è rimasto a parlare con Pallavicino, di chi aveva  visto la pontellizzazione nella Palla di vetro o di chi il rilancio sempre più Vicino. Firenze è città che non porta il ciuffo ma la divisa nel mezzo, lo è sempre stata divisa nel mezzo, come dall’Arno, e ognuno si sceglie la sua parte, poi c’è chi non sta più ne qua e ne là e molti stanno Diladdarno, Toni subito dopo Porta San Frediano e Prandelli si affaccia su Piazza del Carmine, come del resto c'è più di qualcuno che da quando la squadra Viola vola si è volatilizzato. Diciamo pure che è nel nostro DNA la possibilità di bere il vino bianco col lampredotto, oppure andare da McDonald’s invece che dai “Fratellini” a mangiarsi un panino con il pecorino e i pomodori secchi, almeno ci si piglia anche un po’ per il culo, ma sulla magnifica Fiorentina che va incontro alla sesta vittoria consecutiva dovremo trovare per la prima volta nella nostra storia una comunione di intenti e sentimenti, senza eccezioni anche dei primi antidellavalliani, mercato o non mercato, simpatie o inchiostro simpatico con il quale era stato firmato l’esilio per i marchigiani, è tempo di gioie condivise, abbracci di massa, di cielo sereno senza nuvole all’orizzonte, cori all’unisono e non all’Unieuro, e così oggi proverò a drenare eventuali atteggiamenti di pessimismo oppure di sospetto, di scaramanzia applicata allo scudetto, cercherò di disinnescare il bastian contrario che è in noi, di eliminare gli episodi d’intolleranza marchigiana, di sedare insomma i tumulti della divisione, semplicemente con la foto di copertina, in modo che se qualcuno avesse ancora voglia di gettare qualche ombra sulla nostra Fiorentina, suggerisco un’alternativa.

venerdì 23 novembre 2012

Pied a terre

Il refrain è molto orecchiabile bisogna dirlo, e già imperversa soprattutto tra i cauti, o almeno, quella puntina di prudenza gira nel solco di un disco che risuona sul piatto dell’ovvio, ricorda un po’ le canzoni di successo di Umberto Tozzi, ripetuto più volte, “piedi per terra” è il ritornello più gettonato nel jukebox della società e dell’ala più riflessiva della tifoseria. Una hit che vorrei rendere un po’ più hot con la foto di copertina che rispetta la parte più orecchiabile del pezzo, e va bene quindi “piedi per terra”, ma intanto vorrei arrangiare questo tipo di atteggiamento almeno con un paio di tacchi che slanciano un po’ la figura pur non snaturando l’originale assetto ponderato, e poi le calze che hanno la funzione di donare una parte sexy a quella che invece è un’esortazione alla prudenza, quindi al raffreddamento dei bollenti spiriti, poi la calza ha da sempre anche la funzione di mascherare i lineamenti del volto, pensiamo per esempio alle rapine, e nel nostro caso il significato sarebbe quello di procedere a fari spenti, con i piedi per terra appunto, senza essere riconosciuti. In questo caso anche l’inquadratura di schiena ha lo stesso scopo di conferire alla squadra poca riconoscibilità nella fatidica lotta, con un accenno al volto di tre quarti che lascia intuire ma non svela, così da concentrare le pressioni che di domenica in domenica crescono su altre piazze. E’ bene precisare che parlando del ruolo che il ritornello ricopre nel successo di un brano, cioè di frase musicale più orecchiabile, è importante non confondere gli strumenti musicali con quelli tipo la tessera del tifoso e appunto il tornello, che con il ritornello non c’entrano niente, per non ritrovarsi in coda, e quindi oltre ai piedi per terra, anche con molta gente che te li pesta. Ho scelto poi un’acconciatura un po’ datata che non togliesse fascino ma allo stesso tempo ricordasse la parrucca da pagliaccio utilizzata nella mini contestazione di Moena, perché i maggiori studiosi della comunicazione in casa Viola ritengono oggi quello lo strumento più efficace che mai abbia toccato la coscienza del Presidente fino a fargli invertire la rotta e avviare la rivoluzione che tutti conosciamo e amiamo. Visto poi come sono stato costretto a canticchiare il refrain mio malgrado, anche se riadattato in chiave più appetitosa in una sorta di jam session estemporanea per togliere un po’ quella patina del preordinato, improvvisando cioè su griglie di accordi e temi a noi cari e conosciuti, così facendo anche salvando molti animali che di solito sono i primi candidati delle griglie o grigliate, devo per forza però anche inserire un lato B al pezzo che va per la maggiore, con la speranza come spesso accade che il secondo brano alla fine abbia più successo del primo, e quindi la foto B ha un ritmo decisamente più rock, per accontentare anche l’orecchio di tutti coloro che invece non riescono a mantenere i piedi per terra quando il ritmo del bel gioco e dei punti si fa così incalzante, in modo che alla fine quando i piedi non potranno stare più per terra perché galopperemo veloci verso il traguardo, potremo addirittura usare il frustino con il giusto ritmo sincopato per cercare di risvegliare in tempo per festeggiare tutti coloro che nel frattempo hanno avuto una perdita di conoscenza improvvisa, si insomma, quella che a Firenze è stata denominata la sincope della pontellizzazione.

giovedì 22 novembre 2012

Scu-sa se l'avevo-detto

E’ iniziata ufficialmente la caccia, ma non pronunceremo mai il nome della preda, saremo come bracconieri mimetizzati e scaramantici nel bosco delle aspettative, gli daremo nomi in codice in un regime di rime e assonanze, iniziando col dire che è iniziata la caccia al “furetto”, il terzo, visto che due gli abbiamo già nel carniere. Se invece qualcuno dovesse preferire la pesca, allora potremo pensare di tirare su le reti a maggio, e sempre per non dire cosa festeggeremo, potremo usare la lenza se occorre, e insieme all’assonanza tirare su quello che debitamente cucinato mangeremo per far festa, una tipicità regionale in onore dei proprietari del peschereccio, e allora sarà tempo di un magnifico “brodetto”. Se andremo per stalle come faine sarà l’”ovetto” il nostro fine, per boschi potrà essere invece un fungo o un tartufo, l’importante per il palato e per l’assonanza è che sia “perfetto”. Ce lo divideremo comunque, e qualsiasi identità o forma gli vogliamo dare oggi per mascherarlo e proteggerlo con la scaramanzia, per evidenti requisiti di rima ne prenoto fin da adesso comunque almeno un “etto”. Pur essendo cattolico, se necessario, per ottonerlo potrei rivolgermi fino a “Maometto”, festeggiare bevendo “Mionetto” e suonare l’”organetto”, cucinare arrosti sulla brace dentro al “caminetto” fino a rifugiarmi poi satollo dentro al “gabinetto”. Le altre settimane avevamo dovuto verificare certi requisiti per avere diritto e poi accesso alla battuta di caccia, e se poche settimane fa poteva sembrare solo una battuta, oggi è ufficialmente solo caccia, o pesca o forse sarebbe meglio per rispetto degli animalisti parlare di qualcosa di vegetariano, e così per dare un buon profumo all’attesa avrei pensato al “finocchietto”, è importante non menzionare invece l’orto per non innescare le problematiche tipiche del chilometro zero, che nel calcio non hanno lo stesso sapore visto come lo zero sappia troppo di sconfitta, e forse alla fine sarebbe addirittura meglio trasferire il sogno nel deserto lontano dall’invidia, come se avessimo sbancato un casinò di Las Vegas, che così accontenta anche i las vegani. Non sarà certo un “casotto” battere il Toro anche perché nessuno fino ad oggi si è dimostrato un “cacasotto”, la fiducia cresce di minuto in minuto quasi come il debito pubblico, tanto che per la prima volta, con la foto di copertina ho voluto documentare precisi momenti di vita personale, una testimonianza della fiducia ormai conclamata in materia di possibili prede, in poche parole l’equivalente del trofeo che il cacciatore espone orgoglioso, ho preso spunto da questo malcostume, per rendere estremamente tangibile il mio ottimismo, mettendo in salotto invece del trofeo non ancora conquistato, un qualcosa che avesse almeno un significato ben preciso, forte, l’ufficialità cioè dell’inizio della sua rincorsa. Ora siccome il blog vanta una variegata tipologia di utenti che hanno sensibilità, culture, filosofie e anche costumi alimentari profondamente diversi, mi sembrava inelegante scegliere una foto, che ne so, magari di un cinghiale che raccontasse appunto l’inizio della caccia, e allora, per non sapere ne leggere e ne scrivere, ne ho scelta una che raccontasse l’inizio della corsa.

mercoledì 21 novembre 2012

Perifraseggi

In un mondo come quello del calcio dove l’uso della lingua italiana è più ruvido di un intervento di Chiellini, per alcuni addirittura un optional come la vernice metallizzata, tanto che molto spesso si sceglie di andare in bianco con la grammatica pur di risparmiare, la Fiorentina si dimostra la più democratica promotrice di linguaggi facili, scegliendo di parlare la meravigliosa lingua universale del bel gioco, per cercare di facilitarne a tutti la comprensione, con eccezioni come le perle da pirla di Massimo Mauro che parla un lessico dislessico, e al quale hanno affiancato non a caso quel gran pezzo di un tutor della D’Amico, visto come l’opinionista di Sky pur di ottenere la libertà di pensiero necessaria a dire stronzate, usi il condizionale come unica possibilità per scontare la pena fuori dal Cepu che è il suo carcere naturale, e in attesa dell’indulto che lo liberi dall’insulto di un uso convulso della lingua italiana, e soprattutto con il terrore per il giorno in cui il congiuntivo tornerà di moda. La modernità di linguaggio del suo gioco mette invece la Fiorentina sotto i riflettori di una passerella addirittura europea, e così chiunque oggi se ne può riempire la bocca e gli occhi, ad alcuni concede addirittura quel giusto equilibrio fatto di parrucche e nasi da pagliaccio che regala lo stesso glamour un po’ retrò di Mughini. Dall’associazione medici offensivisti viene definita una squadra curativa, in alcuni casi persino termale, benefica per la cura dei dolori del giovane Werther ma anche di chi aveva buttato una passione non più giovane nel water, che riesce persino ad ingentilire gli animi burberi di chi offendeva e che oggi invece riesce ad amare persino un marchigiano come Andrea, mentre in un fuori onda la D’amico consigliava a Mauro l’uso di frasi forti ma allo stesso tempo facili da pronunciare, un po’ come hanno fatto domenica i tifosi Viola con Della Valle, che è sempre meglio che avventurarsi alla ricerca di insidiose gentilezze, o sempre come i tifosi Viola quando cercavano trame nascoste, che diventano pericolose botole dialettiche per la diretta o per la logica più stretta, come quelle frasi che vorrebbero promuovere la sana abitudine di mangiare la frutta in una dieta più equilibrata di un giudizio sulla Juve o sui marchigiani, ma anche insidiose come un crampo da combattere con un concentrato di potassio, e che alla fine per offrirne in segno di pace si rischia il fallo in mischia con frasi del tipo “vuoi quei kiwi?” che fanno il pari con “pontellizzazione”. E la Fiorentina che sa di essere la squadra che esprime il miglior linguaggio calcistico ha già chiuso accordi di collaborazione con l’Accademia della Crusca, commissionando la fornitura di striscioni di base da esporre in uno stadio sempre meno sgrammaticato, con una frase passepartout buona per tutte le stagioni, striscioni insomma che facilitano la loro compilazione attraverso una formula semplice ma allo stesso tempo efficace, in grado di esprimere emozioni e spirito di appartenenza, una base neutra “Uno di noi” come fosse pasta frolla da farcire a piacimento aggiungendo alla bisogna una volta Andrea, un’altra Viviano, mai il Gat che ha esplicitamente chiesto e ottenuto dall’Accademia della Crusca l’esclusione del suo acronimo in favore di un’esclusiva concessa ai Savoia e al Vaticano, che così potranno esporre lo striscione “Gat uno di noi” dalle finestre di qualche residenza estiva e di Piazza San Pietro. Noi intanto culliamo il nostro grande sogno con la musicalità di fraseggi che se da una parte ricordano il Barcellona, dall’altra ci riportano anche al più familiare Dante Alighieri con lo schema di Gianni Vio denominato proprio “Vuolsi così colà dove si puote ciò che si vuole, e più non dimandare” che esprime perfettamente la velocità di esecuzione di certe soluzioni dialettiche e diaboliche. E tutto quello che potrebbe sembrare impossibile, anche quel sogno così impronunciabile, con questa squadra può diventare realtà proprio grazie alla sua grande facilità di fare gioco, che rende il linguaggio del calcio più facile e accessibile a tutti, anche per chi non ci aveva visto affatto chiaro nel comportamento dei Della Valle fino a ritenerla un’ incomprensibile pontellizzazione, più difficile da digerire di un proverbio giapponese, che oggi invece gli è stato finalmente svelato, tutto adesso è possibile con questa grande squadra, e il finale è scritto nella seconda foto, il sogno è ormai un libro aperto che ci sta già abbracciando.

martedì 20 novembre 2012

Smobilitaros. Ehhh? Popppaaa!!!

I Della Valle ne sanno una più del diavolo, anzi due visto il tre a uno del Meazza, fino a ieri a rischio barbecue come il Savonarola, spernacchiati anche dall’ultimo dei moicani, un gruppo di tifosi randagi che fanno del mojito la colazione tipo, che hanno attaccato i marchigiani come le zanzare con gli zampironi e i paragoni, tra cui persino Zamparini, un Pozzo di lungimiranza quella del tifo manipolato dai Preziosi consigli di chi li ha usati come carrelli del supermercato, senza metterci neanche il canonico euro come ha fatto Pallavicino, lo stesso tifo che contro l’Atalanta gli riserva onori e cori, fino agli allori sottratti agli arrosti del pranzo della domenica, atteggiamento finalmente non più strisciato ma che confeziona invece striscioni di buon vicinato. “Andrea uno di noi” campeggia in Maratona e un po’ ricorda anche “il ragazzo della via Gluck”, perché là dove c’era scritto pezzo di merda invece dell’erba ora c’è una cittadella invece della città, più o meno è stata riadattata sbianchettando le offese, e poi via ancora con “questa è la storia di uno di noi...” Insomma si è passati dalla malinconia prandelliana alla gestione della guardiola da dove passa tutte le domeniche la passione sfrenata per il nuovo Guardiola, un servizio di portierato che prevede anche la tipicità regionale di Viviano. Passati da voglie confessate con torbidi annunci solo per farsi consolare da Tutunci, svergognate offerte di cessione del lato B a qualsiasi cessone che inventi passione, fino alla ritrovata fedeltà coniugale di una riscoperta passione e speriamo non di millantati orgasmi. Oggi anche il sito della Uefa esalta il gioco e la classifica della Fiorentina, si parla di nuovo che avanza non facendo menzione alcuna della pontellizzazione a quattro ruote motrici capace di quell’aderenza intestinale che aveva procurato nella tifoseria più di qualche mal di panza, sottolineando invece la qualità di un centrocampo definito con i fiocchi, mentre l’entusiasmo ritrovato fa meglio del cotton fioc e toglie il cerume dagli orecchi di chi sentiva le sirene della liberazione marchigiana, e il ciarpame di chi voleva dare via il culo agli sceicchi, e l’articolo chiude invitando i tifosi Viola a sognare. Pochi mesi sono passati dall’incompetenza di quella proprietà e dal suo malevolo disegno pieno di germi, di svenderci sottocosto neanche fossimo un frullatore della Girmi, fino all’esaltazione di domenica e ai cori di risarcimento, quando poco prima si chiedevano con arroganza confronti di rassicurazione, oggi si riconoscere di essere stati ingenue marionette raggirate con la leggerezza dell’organza. Siamo passati da un’inappetenza sessuale, da un calo di desiderio che aveva reso la passione così piatta da non aver bisogno nemmeno del reggiseno, fino al vento in poppa che ci trascina fino in bocca alla prossima che da piatta potrebbe addirittura essere una “sesta” consecutiva.

lunedì 19 novembre 2012

Sogni proibiti

Innestata la “quinta” sull’autostrada che unisce Firenze alla Catalogna, la più bella squadra del campionato tinge di Viola e blaugrana la zona Champion, aiutata proprio dal casellante Montolivo che alza l’asticella ad Aquilani permettendogli inserimenti da grande centrocampista, grazie al Telepass della sua recente farsa che gli ha spalancato le porte di un ruolo altrimenti indebitamente occupato, gol e assist, mentre il suo inconcludente caracollare porta in zona Navigli la barriera alla quale il Milan si è dovuto inesorabilmente fermare a pagare pedaggio. Il nostro centrocampo è oggi il migliore in assoluto, e qualsiasi paragone tra i due è per Montolivo davvero mortificante. Barcellonesca goduria, e chi se ne frega se qualcuno non ci aveva creduto, perché oggi al posto di una mozzarella mangiamo Pata Negra, e come ampiamente anticipato, arrivano i tre punti insieme ai cori per Della Valle, invece dei rutti che avevano contraddistinto la digestione di una tifoseria manipolata ad arte da interessi di bottega, con panzane gassate da falsità, striscioni e cazzate fino ad autentiche pagliacciate, mentre Tutunci si ritrova al tappeto come l’Atalanta di un Colantuono che recrimina invece di ringraziare il Dio di aver giocato contro una squadra come la nostra, in modo da poterlo raccontare un giorno anche ai nipoti. Di aver giocato cioè contro una squadra che disegna manovre di broccato, con gli inserimenti preziosi dei centrocampisti e dei difensori sia nell’ordito che nella trama, come chi ha ordito trame gonfiando il malcontento per mandare via i ciabattini. Capaci invece di mettere in piedi in pochi mesi una delle più belle Fiorentine di sempre, lo strappo con la tifoseria per fortuna è stato ricucito proprio grazie alla bellezza del suo gioco, al filotto di risultati, solo pochi mesi per ridisegnare società e squadra, oggi la Fiorentina è la più bella realtà del calcio italiano, abbagliante e allo stesso tempo concreta, capace di creare occasioni da gol e di limitare come nessuno gli avversari, basterebbero i due punti di Parma per essere secondi a tre punti dalla Juve. Questa squadra riesce a rendere addirittura noioso un secondo tempo di rara bellezza, giocato sulle Ramblas, dove si mette in luce anche il lavoro di chi studia le soluzioni sui calci da fermo, mentre nelle realtà fino a ieri invidiate dall’ala più lungimirante della nostra tifoseria, ormai si lotta solo per non retrocedere, la pareggite di cui soffre invece la nobiltà del calcio certifica la nostra grande competività, che lascia le briglie sciolte ai sogni. Un gruppo non solo capace di gestire la settimana della vittoria di Milano, non solo capace di affrontare la partita costretta ad approfittare dei mezzi passi falsi delle altre, cominciando così a confrontarsi con le pressioni che cerscono, ma capace anche di reagire immediatamente al pari atalantino. Tutto questo in assenza del nostro giocatore migliore, e i sette gol senza Jovetic sono il bacio accademico alla laurea di Montella, capace di far giocare un calcio più bello anche di quello di Prandelli, impensabile solo fino a qualche mese fa quando ancora si rimpiangeva perché considerato unico garante dei nostri interessi violati dal disimpegno dei Della Valle. Adesso crescono gli appetiti, strane voglie ci assalgono improvvise, e prima di addentare primizie ancora impronunciabili e fuori stagione, a Torino si dovrà parlare di partita “maggiorata”, visto che potrebbe essere una bella “sesta” quella vittoria consecutiva, con cui sognare una “spagnola”, si, insomma, dopo aver gettato definitivamente la maschera potremo ritrovarci in mano anche un sexy reggiseno di uno stilista catalano.

domenica 18 novembre 2012

Malessere e benessere

Scoperto finalmente perché Andrea Della Valle ha abbandonato repentinamente la pontellizzazione oltre al cane sull’autostrada, allo stesso tempo è emerso che Montolivo ha Alzheimer l’asticella delle ambizioni dimenticandosi subito dopo di rilasciare la famosa intervista con la quale avrebbe dovuto raccontare verità scomode, un quaquaraquà insomma, che a proposito di sindrome ha sporcato la sacra sindone del Santo dichiarando che proprio Cesare ha sempre garantito a  Qui, Quo, Qua un posto nel suo staff mostrando di soffrire di nepotismo. I figli della sorella nati ad ovest di Paperino sono un’ ombra sul lavoro del grande Cesare sempre impegnato a curare la sua immagine e meno certi sintomi di malessere morale tipicamente italiano. Malessere che per fortuna è però alla base deI grande rilancio Viola, che si avvale quindi del disorientamento del suo Presidente che si dimentica la parola data a Tutunci, e che probabilmente costruirà un nuovo stadio alla Mercafir pensando al nuovo Colosseo dove farci uccidere la passione da morbi feroci come gladiatori. Intanto il campionato prepara un delizioso pranzo della domenica, l’aggancio al Napoli con relativa erosione di punti alla Juve, una spallata per allontanare ancora di più la lazio e con l’ulteriore chiusura delle ambizioni di Montolivo giù nella stiva della sua scelta più sbagliata. E chi non è orbo oggi deve dire grazie solo a un morbo più che a una famiglia d’imprenditori marchigiani, mentre in molti fanno le corse per chiedere scusa alla famiglia di Casette d’Ete, noi vogliamo dire le cose come stanno, altro che riconoscenza, vogliamo fare un quadro onesto di questo grande rilancio Viola, e allora non possiamo che fare un cenno soprattutto al quadro clinico di Andrea. Chissà se oggi gli sarà dedicato un coro, oppure inviato un SMS per aiutare la ricerca sulla sua malattia, e quindi per aumentarne l’efficacia delle terapie disponibili, perché se è stato il morbo che ha colpito Andrea a fargli dimenticare di portare a termine la pontellizzazione, allora il nostro benessere è legato a un malessere, e battendo l’Atalanta anche a un salutare aggancio al terzo posto, ma a fine stagione quello stesso morbo potrebbe presentarci un conto salatissimo, quando cioè occorreranno venti milioni per riscattare i prestiti, allora si che vedremo davvero quale tipo di demenza avrà colpito il nostro amato mondo Viola, se quella senile di Andrea, o quella più classica ad aver attaccato il pensiero astratto, la capacità critica, il linguaggio, l’orientamento spazio temporale di una parte del nostro tifo, degenerato poi nella fobia della pontellizzazione.

sabato 17 novembre 2012

Fiorentina in 3D

In un campionato tecnicamente inquinato dalla mediocrità, la Fiorentina combatte lo smog con il perlage fine e ricco del suo gioco che ricorda tanto quelle piccole e preziose collane di perle del Krug, che salgono numerose e persistenti come le nostre aspettative, un contrasto forte col grigio e buio cunicolo nel quale è finito il nostro calcio impoverito come l’uranio, diventato una roccaforte del ristagno economico e della crisi tecnica che non è dovuta certo alla malasorte. E in questa corte interna spoglia e piena di gente che raglia, ultimi Conte e Cassano, la Fiorentina spicca come fosse la squadra più ricca, controtendenza che alimenta la passione di Fiorenza, luce preziosa che produce gioco e interesse, che ha lo stesso interasse delle grandi squadre europee, che si differenzia per la bellezza del suo calcio, dove spicca ricca la sua natura rigogliosa, fitta di modernità e di buone idee. Un campionato che ha bisogno del parasole per guardarla, dentro al quale si staglia con la stessa ferocia di Roncaglia, in mezzo a tanta frattaglia, sontuosa e precisa, decisa mentre gli altri arrancano come sulla Cisa. E la Fiorentina non può certo avere paura dell’Atalanta,  anzi la deve schiantare proprio per affermare la sua posizione di squadra al vertice, è troppo superiore, e così la quinta vittoria consecutiva sarà più appetitosa, lanciata com’è dalla sua consapevolezza, classe, qualità, e allora possono presentarci la partita come vogliono, ma a meno di un tracollo generale non potrà esserci partita. Perché come Milano era stata occasione per affossare i rossoneri e finalmente gettarsi tra le braccia delle aspettative, questa è occasione altrettanto ghiotta per allungare mentre le altre si scannano tra di loro, da una parte la mattanza e dall’altra noi che ci riempiamo la panza, la squadra è ormai forte e consapevole, affidabile, determinata a imporre il proprio gioco, una superiorità che ci lascia tranquilli anche davanti alla solidità degli obici orobici. C’è profumo di grande squadra, di grande partita, di grande campionato, e l’Atalanta arriva giusta giusta, seguita da buona considerazione e rendimento, per dare come sempre più valore alla nostra vittoria, essenziale per lasciare una scia di forza e bellezza, e così il profumo agrumato della passione salirà alto lassù verso la cima della classifica, liscio come l’olio, concentrato come l’olio essenziale, insomma sono o non sono bergamaschi, e allora prima li sbucceremo e dopo averli spremuti bene bene profumeremo il motto delle tre “d” dei DVD,“dignità, dovere, divertimento” con olio essenziale di bergamotto.

venerdì 16 novembre 2012

Rime e voci

Oggi possiamo dire di essere proprio a cavallo di un magnifico progetto fatto di bel gioco e ambizioni, di entusiasmo e unità d’intenti, di competenza e idee chiare. Di un sogno da cavalcare a pelle. E se la Fiorentina ha messo nel mirino l’ostacolo Atalanta, per aspirare una volta saltato, alla vetta del campionato, noi a proposito di aspirare ci teniamo a far sapere di non aver nessun problema in merito visto l’esercizio giornaliero che da sempre facciamo con la C per farla diventare una povera ed asmatica acca. Poi c’è chi non capisce niente di cosa vuol dire avere una società seria, un po’ come quando Sharon Stone accavalla le gambe e allora uno lì non ci capisce più una acca. Che non è una C aspirata, perché in questo caso si aspira a ben altro, visto che tira e non aspira più trovare il pelo nell’uovo dell’autofinanziamento che non un carro di vincitori e buoi. E allora non ci si capisce niente come con la pontellizzazione. E non è questione di essere una mezza tacca, semmai una messa in scena, anzi una messa in piega dove spruzzarci tanta lacca, in modo che il vento della smobilitazione non possa farci la risacca. E non capire di essere dalla parte giusta non è una picca ma una pecca. Porca vacca! E’ come cercare sceicchi quando invece si è già davanti alla mecca, è come tirare cazzotti a vuoto con l’uomo che masticava la cicca, quello che doveva rendere Firenze una città più ricca, ma oggi si sa che a Firenze in molti hanno pestato una cacca, che potrebbe essere anche di mucca visti i riferimenti ai muggenti del Gat. Intanto emergono verità di manipolazioni, di legna da ardere sul fuoco delle smobilitazioni, di chi non ha capito un tubo nemmeno su chi era Mamma Ebe, di chi è andato a caccia delle streghe. Noi come sempre galloppiamo la nostra passione per la Fiorentina e non solo, come mostra bene la foto di copertina, orgogliosi di aver dato fiducia alla persone serie, di essere stati dalla parte giusta, nella seconda foto invece c’è tutto il rammarico per chi si è seduto a farsi prendere per il culo, per che non ha capito più un acca anche in assenza di Sharon che gli accavallasse le gambe, ma è bastato più semplicemente un accavallarsi di voci.

giovedì 15 novembre 2012

Smoby Prince, traghettati verso la smobilitazione

Firenze gronda di nuova passione, e a parte una piccola fronda, con questo sentimento ritrovato, oggi il tifoso potrebbe riempirci un secchio, finalmente si è riaccesa la luce e con l’Atalanta già si parla di trentamila persone. Ventimila in più delle leghe dell’ultimo Verne di Vernole sotto il mare della pontellizzazione. Bisogna veramente dire bravi a tutti, questa volta nessuno escluso, perché la Fiorentina oggi  è il miglior progetto, la squadra che gioca il calcio più interessante, un grande gruppo e tanta, tanta competenza. Pradè e Macia sono stati il nostro consorzio di bonifica dell’ambiente, come quello di Bradano e Metaponto, capaci di ricostruire tra la malaria di giocatori con la mamma malaria e tifosi malati, in maniera impeccabile e impensabile anche per chi come me parla alle galline insieme a Banderas. Si insomma, anche per me che cerco di vedere la ruota del Mulino Bianco dalla finestra della vita, io che inzuppo le Macine nell’ottimismo non mi sarei mai aspettato una pontellizzazione così raffinata, diciamo come quei look finto trasandati dove la barba è incolta ma studiata, così come questa che alla fine è solo una finta pontellizzazione, che piace fino a riempirci lo stadio, molto meglio di un look ingessato come quello dei Della Valle, perché il troppo cachemire stroppia, come voler ristrutturare il Colosseo invece del conto corrente di Montolivo. Alla fine operazioni come le cessioni di Nastasic, Gamberini e Behrami sono ammantate di smobilitazione solo apparente, perché sono invece delle sdruciture posizionate ad arte per far credere a un progetto vissuto, finti graffi sul cuoio del portafoglio chiuso del padrone, supermercati dove svendere i sogni, dall’”Esselunga prezzi corti” al nuovo marchio “Della Vallelunga braccini corti”. Siamo una squadra casual, finto casual naturalmente, perché il denim è prezioso come i piedi dei centrocampisti, tutti i particolari sono curati, come i rivestimenti Poltrona Frau su Italo, tutto è stato scelto perché potesse essere funzionale al gioco ideato dal nuovo fenomeno della panchina, quando il top player non c’è e nessuno se ne accorge, così come la pontellizzazione e Montolivo. Intanto mancano pochi giorni alla prossima partita che potrebbe lanciarci definitivamente nel bel mezzo della lotta per la Champion, e mancano pochi giorni anche alle primarie, dopo il confronto televisivo su Sky tra Preziosi, Tutunci, Pupo, Totò sceicco e Giorgio Mendella, il tifo Viola sembra essere sempre più orientato a fidarsi di quest’ultimo, perché a differenza dei Della Valle fa rima con Montella, che è una garanzia visto che anche Giorgio è uomo abituato agli avvisi di garanzia. E questo piace tanto a Firenze. E uomo avvisato è mezzo salvato, per questo è tutto un susseguirsi di appelli per mantenere alta la concentrazione, per cercare di frenare i facili entusiasmi di fronte ad una partita difficile come quella con l’Atalanta, che potrebbe sempre presentare il conto salato della smobilitazione a scoppio ritardato. Una tempesta che i metereologi del tifo hanno annunciato in largo anticipo, fulmini a ciel sereno, forse Toni e fulmini, o forse ancora Colantuoni. Dicevamo alla vigilia che quella di Milano poteva essere una svolta, e lo è stata visto che eravamo sempre arrivati al bordo della consacrazione e ogni volta che dovevamo fare l’ultimo salto non lo facevamo mai, scontando con le grandi la nostra dimensione, e allora vogliamo puntare ancora sullo stesso atteggiamento propositivo e cercare quella quinta vittoria consecutiva che non c’era riuscita nemmeno con Prandelli. Non ci interessa più nemmeno aspettare il referto medico sugli infortunati, tanto sappiamo che chiunque giocherà avrà il vantaggio di usufruire del perfetto impianto di gioco costruito da Montella, il gruppo è unito e sempre pronto a darsi una mano, così che il problema della quinta vittoria consecutiva non ci dovrebbe essere, magari per quella dopo a Torino si, perché una mano non basterà più per contarle, e allora potrà essere davvero un problema serio, perché se aspettiamo che un’altra mano ce la diano i Della Valle, stiamo freschi, ci ritroveremo senza un progetto e allo stesso tempo in manovia con un contratto a progetto. Insomma, come sempre faranno le nozze coi fichi secchi, o meglio, tanto mastice al posto dell’astice.

mercoledì 14 novembre 2012

Una vocazione per le vocali

E’ proprio un brutto scherzo del destino quello di dilapidare la passione di una vita al tavolo da gioco dei marchigiani, che rilanciando ti pizzicano in mezzo al guado di un bluff che di fatto ti ha lapidato la credibilità. E la teoria della smobilitazione, improvvisa, fa puff! Sparita insieme a tutti quei Preziosi ragionamenti che ci avevi puntato. E oggi sei come James Bond, nel senso che il valore delle tue teorie è lo stesso dei Bond argentini. Anche se ti resta sempre il derby della Lanterna, dove potrai assistere alla competenza del tuo presidente dei sogni e portare così che ci sei anche due fiori nel nostro cimitero degli elefanti. Sfortuna nera, forse un Gat nero che è passato sotto la Scala del calcio proprio mentre Montolivo saggiava con mano quale progetto tra quello che ha scelto e quello che invece ha snobbato è nella realtà dei fatti il più ambizioso. Allora forse non è proprio tutta sfortuna, ma è più una questione di puntare sulle persone o sui progetti seri, anche se è vero che certe teorie si sarebbero potute rivelare serie se solo si fosse venduta la fuoriserie, bastava immatricolare Jovetic al City e il sito forte della pontellizzazione sarebbe salito acre ad alimentare l’acredine, e ad avvalorare le teorie di sbancamento della proprietà. Un castello di accuse che prevedeva la volontà di perdere denaro per protestare dopo il sequestro dei terreni di Castello. Un castello di sabbia che qualcuno ha costruito senza le dovute accortezze relative alla sicurezza, quelle necessarie per mettere a norma i più elementari principi della logica, che poi sono quelli che ti insegnano anche alle elementari, e una sabbia trascurata prima o poi diventata rabbia fino a cronica scabbia. E oggi l’aver puntato sul cavallo sbagliato si è dimosrato un errore solare, certi tifosi si sono ritrovati sul lastrico, purtroppo non solare, ma senza più un spicciolo di passione e in più con il reflusso gastrico. La Barcellonite come la primavera, ha liberato nell’aria pollini di grande progetto, mettendo allo scoperto il tifoso reietto, costretto al rutto per digerire il grave errore di valutazione, tifoso contro oppure anti, oggi allergico alle gioie Viola, e costretto all’antistaminico. E mentre la palla gira che è un piacere, anche le palle girano, e la quarta vittoria consecutiva procura tanta latitanza, che se non fosse perché in galera potrebbe trovare sollievo nella speranza che ci acquisti Latitanzi, in modo da far fallire anche la Mukki Latte. E’ un brutto scherzo del destino questa Fiorentina, anche se ultimamente si sgretolano un po’ di certezze, visto che anche il Vuturo riconosce di essere stato manipolato, emerge sempre di più una qual certa lucida regia, altro che destino, una strategia finissima quella che ha soffiato sull’insoddisfazione popolare fino a montare teorie destabilizzanti per fare terreno bruciato intorno agli scomodi usurpatori d’interessi cittadini. Noi siamo un blog che ama l’inchiesta, e quando c’è bisogno di tirare fuori le verità nascoste allora scende in campo la Bice, che prima ha individuato e poi intervistato il grande manovratore, il puparo che ha manipolato una parte della piazza. E’ un bambino di sei anni, ed è quello della foto nella quale ci mostra una delle sue più classiche soft-strategy, e nel caso della Fiorentina ha confessato di averla messa in atto per destabilizzare l’ambiente dietro a un lauto compenso versato in unica soluzione da Tutunci dopo una lezione di flauto, per impossessarsi della Fiorentina in cambio di un grossolano Gabbeh, il bambino è riuscito a sostituire nel desiderio di cambiamento di quella parte di tifosi più malleabili, la E di Preziosi, trasformando i seguaci dell’antidellavallismo in tanti Priziosi, soldati al soldo del più ruspante dei nostri eroi, diventato nell’immaginario dei rivoltosi, il mitico Lampredotto cavaliere della tavola calda.

martedì 13 novembre 2012

Gli angeli che gettano del fango

La vittoria di Milano ha dato ampio risalto a un idea di calcio nuova per il nostro campionato, stimolante per i tifosi che hanno la fortuna di poterla condividere vestita con i colori della propria passione, che ci racconta una concezione di gioco che non prevede più la figura del mediano, mentre nella tifoseria la figura di chi rompe le palle invece del gioco resiste ancora, anche quella però è roba ormai superata di fronte a una squadra che costruisce la manovra attraverso le capacità tecniche in un campionato dove si predilige ancora la fisicità. La Fiorentina fa possesso palla imponendo così il proprio credo invece di appoggiarsi sull’avversario, e poi pressing alto portato con impasto di voce corale che la mantiene corta, con il coraggio e la personalità di proporre gioco, sempre, su tutti i campi e di fronte a qualsiasi avversario. E così Montella esce da questa giornata come il miglior allenatore italiano, lucido, capace di leggere la partita,  intraprendente nell’inserire El Hamdaoui e Mati senza cambiare fisionomia con il rischio  di fare abbassare troppo la  squadra, in grado di lanciare messaggi di forza anche in uno stadio come il Meazza, e cresce la Fiorentina, di partita in partita, capace di mandare in gol undici giocatori diversi, di far tirare pochissimo in porta l’avversario, sempre più consapevole dei propri mezzi, sempre umile anche nel gestire i complimenti e l’entusiasmo delle vittorie montato a neve, lasciandoci tranquilli che anche il trionfo di Milano non inciderà in negativo sul prossimo impegno, anzi, sicuri che avrà contribuito a rafforzarne l’autostima e la volontà di non porsi limiti e traguardi. Ma è stata anche la domenica della farsa di un certo tifo che vive ormai in cattività, mortificato dai nasi da pagliaccio indossati nuovamente per l’occasione, per infondere tenerezza quando da una parte sostiene con psicologia neonatale che questo nuovo progetto è nato addirittura grazie a quella che oggi viene definita una contestazione terapeutica, e dall’altra colta in flagranza di conato e illuminata al neon. E se l’omo si vede nei momenti di difficoltà certi tifosi Viola si sono dimostrati omeopatia pura applicata alla depressione. Fanfaroni, Zigulì spacciate per rimedi antitumorali, igienisti sempre in bilico sul cratere delle proprie teorie da curare col più classico dei cristeri, di chi si lava la faccia con la siringa, angeli che gettano fango volendo passare per quelli che hanno messo in salvo questa opera d’arte commissionata dalla proprietà, perché non è in discussione il fatto che uno possa o non possa criticare, legittimo, senza che ce lo ricordino i mestatori, perché è stato fatto sostanzialmente molto altro, di profondamente diverso da quanto oggi si vuol far credere. A parte le offese che qualificano chi le ha espresse, qualcuno si dimentica che non ci si è limitati solo ad assegnare delle responsabilità ai Della Valle, qualcuno ha pensato di andare molto oltre, ritenendo la loro permanenza a Firenze addirittura mortale, esprimendolo chiaramente e a voce alta, chiedendo esplicitamente di andarsene per il bene della città. Ritenendoli il male assoluto per il quale si era abbandonato la passione, e per questo motivo e pur di mandarli via si sarebbe accettato anche una proprietà meno solida ma più vicina, ci si sarebbe cioè accontentati di qualsiasi cosa e di qualunque altra proprietà pur di non vederli più a Firenze. E con questa convinzione si è fatto di tutto per danneggiare la Fiorentina. I fatti oggi dimostrano in maniera incontestatabile quanto deleterio si sarebbe potuto rivelare un atteggiamento tanto ottuso, occluso e peccato non ancora recluso, che non ci rappresentava affatto, ma che abbiamo dovuto subire nostro malgrado. Oggi è giusto che tutti si riapprioprino della propria passione, che possano gioire di questo nuovo ciclo, ci mancherebbe altro. E’ solo che non ci piacciono le barzellette quando sono troppo scurrili, usate poi a mo’ di spray nasale antiemorroidale, l’importante è che non se le raccontino a se stessi, che non cerchino cioè di spegnere la sigaretta nel canale di scolo dove far defluire la merda che hanno gettato sulla Fiorentina, perché tanto c’è sempre la scarpa e il  pantalone fradicio fino allo stinco che li tradisce.

lunedì 12 novembre 2012

Travolti da un insolito crostino nell'azzurro mare di un ridimensionamento nascosto

Liberi da pensieri pontellizzati ci avevamo creduto, non convinti del tutto dalla solidità economica e dalla statura morale di Tutunci, abbiamo scelto di stare dalla parte della società e non contro, anche se la squadra torna da Milano in treno pur di risparmare, mentre con Tutunci sarebbe potuta tornare su un tappeto volante, con Fratini in jeans e con Pupo mangiando addirittura un gelato al cioccolato. Chi invece non si è risparmiato affatto è stata una parte della tifoseria che con grande generosità e lungimiranza ha supportato questa fantastica Fiorentina con l’aiuto dell’autolesionismo, tra infamate, striscioni offensivi e parrucche da pagliaccio, mentre si gridava ai Della Valle di andarsene per liberarci dal male. Nel frattempo la Fiorentina dei ciabattini e di chi vuole bene alla propria squadra si dimostra una delle più belle dopo quella del secondo scudetto, più forte anche di una smobilitazione strisciante, sottobanco, sottobosco, che conteneva fungaie velenose di pontellizzazione nel suo ventre, che i micologi del tifo avevano individuato con acume e tanto, tanto cerume, causa poi di quella labirintite che gli ha fatti vacillare e quindi giustificare anche il comportamento vergognoso di Montolivo, terrorizzando che Corvino gli ci volesse preparare una frittatina con i funghi allucinogeni del ridimensionamento, comprendendone la smania di fuggire per andare incontro a progetti più sani e ambiziosi, oggi ben rappresentati dal più biologico e prospettico De Sciglio.  Un Montolivo la cui intelligenza è stata proprio quella di portare il cartellino in dono a Galliani, come fosse mirra, un Re Magio diventato presto mogio, nel preciso istante che da Arcore si dava il via alla vera smobilitazione. E mentre arrivava Montolivo se ne andavano tutti i grandi del Milan, e mentre se ne andava Montolivo a Firenze arrivavano i grandi giocatori, e così nel pomeriggio di ieri la Fiorentina gli ha srotolato sotto il gozzo i disegni del suo di progetto, messo davanti alla qualità di Aquilani, Pizarro e Valero e dietro ai dieci punti in classifica come fossero una lavagna, mentre gli girava la testa per le giocate del miglior centrocampo italiano, a Firenze giravano le palle a più di qualcuno nel vedere l’entusiasmo al rientro della squadra, spariti i vari Vuturo, oggi bisognerebbe avere l’onestà di riconoscere che si era sbagliato, e quanto male si sarebbe potuto fare se la proprietà si fosse stufata di perdere soldi in cambio di offese, e non avesse trovato la voglia di dimostrare che il male risiedeva soprattutto da altre parti. Perché ieri la squadra ha dato un’autentica lezione di calcio a quella che Montolivo ha scelto per alzare l’asticella, ha dimostrato di avere in panchina un allenatore che ha fatto svestire finalmente anche il lutto ai vedovi del Santo, che gioca il calcio più moderno e bello del campionato, che mette in fila la quarta vittoria consecutiva, insomma, tutti gli ingredienti tipici di una smobilitazione mascherata da progetto ambizioso, millantata di competenza, attaccamento alla maglia e risultati anche se casuali. Ieri avevamo scritto che i presupposti c’erano tutti perché si realizzasse quello che poi abbiamo visto sul campo, adesso la squadra è consapevole come non lo è mai stata, così come chi parlava di pontellizzazione oggi è consapevole delle nefandezze che ha detto, e se alla squadra e ai suoi tifosi innamorati si aprono orrizzonti sconfinati, ai teorici del male marchigiano si aprono sconforti orizzontali, sedati, legati, sdraiati su di un letto di rucola, al posto delle palle da oggi si ritroveranno due olive ascolane, una musica di sottofondo nel cervello, fissa, bella come la meravigliosa giornata di ieri, come quella di Marcella Bella e delle sue “montagne verdicchio”, e poi Heidi e le caprette che invece di ciao gli faranno “ciauscolo”, e così potranno indossare il vestito della domenica e la cravatta col nodo scorsoio. C’è chi gode e chi rode, chi ride e chi rade al suolo coi fatti teorie paranoiche di pontellizzazione. Ma basterà riconoscere ai Della Valle i meriti di questa meravigliosa Fiorentina, e se proprio non sarà possibile fare a meno di accusarli di qualcosa, sarà sufficiente spostare i propri incubi dalla Fiorentina fino allo stabilimento Tod’s di Casette d’Ete, pensare che stiano smobilitando per poi vendere tutto a Bata, e così noi penseremo che i teorici della pontellizzazione sono stati solo dei simpatici Eta Bata che dalle tasche hanno tirato fuori una gran quantità di cazzate.

domenica 11 novembre 2012

Gli ottomila

Siamo proprio curiosi di vedere se la Fiorentina soffrirà di vertigini nello scalare le difficoltà di una partita che potrebbe aprire una via sulla cima della classifica, oppure se al contrario potrà fare addirittura free climbing sullo scheletro del gigante Milan ferito a morte dal ridimensionamento, fino ad arrampicarsi al terzo anello per abbracciare la gioia dei propri tifosi. E’ una partita che ci dovrà raccontare due verità, la capacità della Fiorentina di fare gli ottomila insediandosi così tra le squadre più forti del campionato, e allo stesso tempo ridimensionare definitivamente la stagione del Milan, aprendone la crisi dopo avergli tolto l’ossigeno delle ambizioni. E’ una grande occasione, di quelle che avevamo conosciuto anche con Prandelli, ma che si erano sempre fermate al campo base prima dello strappo finale, ferme al rammarico di non essere riusciti a sfruttare la vicinanza dal confine che ti permette di raggiungere la grande vetta, quello di scalare l’ultimo tratto che ci divide dalla dimensione delle grandi squadre, e che alla fine ti consente di piantare la bandiera col giglio sul grande sogno. La Fiorentina ha dimostrato una grandissima facilità di gioco, una capacità di diventare squadra in tempi molto ristretti, e questo ci lascia pensare anche ad una certa maturità e professionalità che potrebbe permetterci oggi di superare questo esame d’ammissione al corso di laurea per diventare una grande squadra. Un altro ingrediente che da sapore alla partita, inutile negarlo, è la presenza di Montolivo che il tifoso Viola percepisce come chi se ne è andato perché ha ritenuto la nostra dimensione a lui non più consona, e lo ha fatto senza nessuna riconoscenza, facendoci un danno economico enorme, che per fortuna è stato transennato e messo in sicurezza dalla bravura di chi ha saputo costruire comunque una squadra competitiva. E l’occasione diventa tripla quindi, confermarsi sul campo come una grande realtà, con il timbro della Scala del calcio sulle nostre rinnovate ambizioni, affossare il Milan togliendo una concorrente dalla corsa ai posti che contano, e allo stesso tempo insinuare in Montolivo il dubbio se l’asticella l’ha veramente alzata oppure abbassata, e se la Fiorentina saprà sfruttare l’occasione, alla fine potrebbero esserci dieci punti tra il grande progetto scelto da Riccardo e quello abbandonato senza nessun riguardo. E proprio questa potrebbe essere la spezia per dare un sapore più ricercato alla partita da regalare al palato dei tifosi, dentro al piatto della consacrazione, la seconda foto è un augurio, vedere Montolivo uscire da una partita diventata la tomba delle sue ambizioni, uno zombie con il quale scambiarsi a fine gara l’asticella delle ambizioni in cambio di un mazzo di rose rosse che rappresentano la passione Viola che Firenze ha ritrovato forse anche grazie al suo addio. Mentre la passata diventa filo spinato nei suoi pensieri.

sabato 10 novembre 2012

Le verità del cugino di Vargas

Dopo le rivelazioni uscite ieri sul Corriere dello Sport Stadio nelle quali sono emersi alcuni particolari sul mancato rinnovo del contratto di Montolivo, il cugino di Vargas su un emittente di Genova ha raccontato la toccante storia che ha coinvolto invece il giocatore peruviano, un fatto di cronaca fiorentina che è stata tenuta nascosta dalla società Viola, ma che alla fine ne ha minato il rendimento a Firenze fino a metterne in serio dubbio anche la carriera, visto come ancora oggi Manuel non riesca a uscirne psicologicamente, cercando nella birra quel conforto artificiale che invece lo spinge sempre di più verso un baratro saccarometrico. E’ una storia d’amore finita male la sua che il cugino ieri ha avuto il coraggio di rendere pubblica con la speranza di sensibilizzare un ambiente focalizzato solo a contestarne il rendimento non conoscendone affatto le profonde cause che lo hanno causato, ricordando anche che la notte del ribaltamento con la Porsche in Piazza Pier Vettori fu proprio quello nel quale il giocatore fu sconvolto e coinvolto nell’incidente stradale che tanto ha fatto parlare, una corsa disperata che il cugino ha raccontato con l’aggiunta di un filo di commozione a crudo. L’inizio della crisi di Vargas, quello per intendersi nel quale le galoppate sulla sinistra sono scomparse dal suo repertorio coincide con la scomparsa di Beatrice, una fruttivendola di Santo Spirito del quale il peruviano si era perdutamente innamorato un giorno che cercava la menta per il mojito. Lei aveva un banco di frutta in Santo Spirito, da quando però era caduta rovinosamente da un fico, quel frutto era stato bandito dalla sua mostra, poi era diventato una fobia. Quando si parlava di sesso la sua poteva essere solo la “passera”, nient’altro che ricordasse la causa di quelle fratture multiple, mora come una mora e bellissima come una composizione di frutta da matrimonio, i suoi occhi avevano una strana forma che ricordava quella di un fico adagiato su un fianco. Aveva anche una strana intolleranza emotiva verso Ficarra, senza mai riuscire a capire bene il perché, visto che invece con Picone andava molto d’accordo, Vargas che se ne era innamorato subito era diventato ormai un suo storico cliente. Lei non lo vedeva proprio e anzi lo aveva scambiato per uno che vendeva la Nazione al semaforo in fondo al viale Europa, lui subdolo intanto aspettava, come quella sera che la sorprese terrorizzata dallo stalking messo in atto dal meglio fico del bigoncio di tutta San Frediano. La rassicurò e poi la invitò prima a cena, e dopo la macedonia, a casa. Disperata allora si lasciò andare, si baciarono e dalla sua bocca uscirono tutti i sapori della frutta esotica del suo banco, un campionario che si portava sempre con se per deformazione professionale. Vargas aveva pronto il colpo di scena, il suo pezzo forte, scenografico, un rituale seduttivo che aveva imparato da un playboy di Lima. “Vado in bagno mettiti comoda”, lui sicuro di stupirla lei già sul letto tutta avvolta dal desiderio quando si apre la porta del bagno ed esce quella fava in costume adamitico, corpo scultoreo e solo una foglia di fico a coprire il sesso. Una trovata tale che quella foglia se la sarebbe dovuta mettere anche in testa perché a lei si annebbiò subito la vista, cominciò a sudare fruttosio mentre le salivano i valori del diabete, del colesterolo e dalla glicemia. Il sangue diventò sciroppo di mele, la pelle si coprì di peluria come una pesca. La chiesa di Santo Spirito fu addobbata con albicocche e ciliege di Vignola, ed era tutto uno sputar di noccioli mentre l’epitaffio sulla tomba recitava “ sono arrivata alla frutta”. Il resto è noto, lui non si è più ripreso e l’epitaffio sulla sua carriera è lo stesso di quello di Beatrice sulla tomba.