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venerdì 31 marzo 2017

Il guardalinee fermo con la bandierina alzata



Quando si parla dei rigori mi sono accorto che di fatto si da adito a troppe interpretazioni, c’era, non c’era, c’era ma ininfluente sul risultato, non c’era e se c’era dormiva, la donna non la da ma lo prende, la donna che non la da a primavera equivale a un arbitro che da un rigore a favore al novantesimo sullo zero-quattro. Insomma potremmo continuare fino a sostenere che essere primi nella classifica dei rigori a favore degli ultimi cinque anni sia solo un danno. Per evitare tutto ciò e condividere finalmente una gioia, che invece ci accomuna senza bisogno di interpretare per non voler ammettere a se stessi che siamo primi nella classifica dei rigori a favore degli ultimi cinque anni, parliamo del gol. Di quel magnifico momento nel quale la palla varca la linea di porta, del gol fatto naturalmente. Altrimenti apriti cielo, altro che essere considerati gobbi. Il gol che è come quando ti addormenti con la voglia di addormentarti e ti svegli con la voglia di svegliarti. Perfetto. Come le poppe di Emily i cui capezzoli raccontano perfettamente ai più giovani che sono stati la prima forma di scrittura in braille. Quando il gol è quell’esplosione che non ti fa capire più niente e abbracci tutti quelli che hai accanto, anche le belle fiche, per accorgerti che la palla è sfilata a lato del portiere ma sul fondo, anche se a fil di palo. E tu lo sapevi benissimo che non era gol. Un’emozione così forte da non riconoscere nemmeno il primogenito può essere solo il gol. Dopo che hai gioito e ti accorgi che il guardalinee è fermo con la bandierina in alto è invece il suo contrario, un misto tra un buco nell’acqua e un pugno nello stomaco che fa quello che vedete. Perché il gol è come il tasto compra con un click di Amazon, la gioia che ne deriva è infinita come i campi delle partite di Holly e Benji. Il gol è sempre una storia commovente, e quando non lo vivo in diretta streaming  ma lo desidero pensando alla prossima di campionato, mi immagino la storia della Miss che invece della pace nel mondo desiderava solo l’uccello. Poi la mischia in area, il batti e ribatti, e l’attrice, la ragazza un po’ svitata, con quei denti pronunciati, ma bellissima, triste ma bella, brutta ma bella, qualcosa di surreale, un Picasso, gooooooooooool. No, l’arbitro non convalida e ci assegna il rigore a favore. Aveva già fischiato. Maledetti rigori.

giovedì 30 marzo 2017

Ma Nino non aver paura di sbagliare un calcio negli stinchi


Non parlerò più di rigori perché non voglio passare da quello che tira la farina ai celiaci. Mi rammarico solo che non siete donne perché dopo quella classifica avreste potuto stemperare la tristezza comprando dei rossetti. Mi si chiede quale fosse la chiave, quale lo scopo. Chiave, scopo, a Firenze semplicemente trombare. Il mio è stato un grido inascoltato sul rigore sessuale al quale sono stato costretto, non da un arbitro, ma piuttosto da una decisione arbitraria della Rita. Se la cosa non vi convince del tutto aggiungo che scrivo numeri perché non conto niente. E poi alla Fiorentina danno troppi rigori inutili, che equivale ad avere una donna in ogni porto ma andare solo in montagna. Diciamo che a me sembrava una bella classifica ma forse avete ragione voi, forse non era la persona giusta, aveva solo un bel culo. Si, sono rigori, ma vanno interpretati mi si dice, sono come quelli che hanno ucciso il ragazzo di Alatri, un gruppo di albanesi dove per gruppo si intende otto italiani e un albanese. E poi diciamolo che è una classifica copiata come la tesi di dottorato della Madia. La prossima volta vi parlerò dei calci d’angolo perché Gianni Vio sono io. Anche quando canticchio devo stare più attento, magari per non passare da juventino basta accennare con nonchalance cose un po’ rivisitate per la bisogna tipo; “Ma Nino non aver paura di sbagliare un calcio negli stinchi, non è mica da questi particolari che si giudica il tipo di classifica che linki”. La gente crede in Dio e non nelle classifiche, che posso dire di più? Che a me i numeri mi sono sempre sembrati onesti come certi panini con olio, origano e pomodoro.

mercoledì 29 marzo 2017

Ci fischiano i rigori di nascosto così come è possibile diventare beneficiari di polizze vita senza saperlo


A tutte le ragazze che s’incazzavano quando la domenica andavo in Curva Fiesole invece di andare a fare delle belle girate in Vespa con loro, e per questo mi dicevano che ero malato, ho sempre risposto con fermezza, senza il minimo tentennamento, tranne che alla Beatrice, che le poppe piccole sono una malattia. Poi con la sciarpa Viola le salutavo cantandogli “E guarirai da tutte le malattie, perché sei un essere speciale, ed io, avrò cura di te”. Solo una mi rispose con il dito medio, ho sempre pensato che li avesse persi proprio in un incidente con la Vespa. I dati sui rigori concessi alla Fiorentina, in concomitanza della prossima Pasqua, mi fanno pensare che è più facile spezzare le reni a una classe arbitrale percepita come nemico numero uno, che quella cordina di merda usata per chiudere le uova di Pasqua. Numeri che noto con sommo stupore hanno destato più nervosismo che consapevolezza di non essere taglieggiati dal sistema. E anche Antognoni, considerato una leggenda al pari degli spaghetti alla carbonara, ha contribuito a questo stato di agitazione parlando bene dei Della Valle. Rigori a favore e apprezzamenti dell’Unico Dieci alla proprietà hanno destabilizzato un ambiente intriso di vittimismo, le sue parole e quei numeri inconfutabili hanno contribuito al nostro smarrimento. Così mentre voi vi accapigliate per stabilire se sono  i Della Valle il vero male della Fiorentina o gli arbitri, io bevo per dimenticare certe retrocessioni. Comunque, se gli arbitri alla fine si sono rivelati generosi malgrado il nostro scetticismo cromosomico quando credevamo alla congiura di palazzo, e se Della Valle sono considerati un valore aggiunto addirittura dalla nostra Bandiera, non ci resta che prendere atto che ci facciamo troppi film. Questa nostra facilità a sceneggiare la realtà contaminandola di neorealismo da area di rigore, costringe di fatto il destino per quanto riguarda il film della nostra passione, a pensare per noi ad una pellicola di quelle che finiscono con la spiegazione scritta di come è andata a finire, per evitare che ci facessimo altri film e continuassimo a disconoscere i numeri. Film che finiscono con questa spiegazione; “Dal campionato ‘68-’69 la Fiorentina non ha più vinto uno scudetto”.

martedì 28 marzo 2017

Sotto sotto


A quelli che aspettano il terzino destro chiedo di avere la stessa pazienza che hanno avuto con l'orologio del cruscotto, si saranno accorti che l’ora è tornata ad essere esatta. Così sarà anche per la difesa. Intanto tra i tanti prevenuti il Bambi ha voluto installare delle telecamere a infrarossi in cucina per avere la conferma che fossero proprio i Della Valle a stringergli la caffettiera di notte. Mentre io e Antognoni sappiamo benissimo che dietro a tutto ciò c’è solo una Rita. Gli ho fatto presente che investimenti di questo tipo sulla tecnologia sono superflui e poi non rientrano nemmeno negli oneri per la sicurezza, nessuno glieli restituirà mai. Così gli ho fatto presente che tutto muore, quindi basta aspettare. In questo periodo lontano dal calcio (il lato positivo della sosta di campionato) ho avuto la possibilità di riflettere sull’importanza del padre come figura che deve essere una guida per il proprio figlio, l’ho percepito in maniera forte soprattutto da quando Tommaso ha preso il foglio rosa. Poi ho capito di amare Montalbano perché ho passato anni a studiare il passato remoto che alla fine però usano solo i siciliani. E questo è un rammarico grande come quella coppa Italia persa in finale contro il Napoli. Vi confesso che non ho tutte le certezze che avete voi, non ce l’ho in merito al valore tecnico dei giocatori, dell’allenatore, e non ce l’ho nemmeno sulle persone; Della Valle, Cognigni, Montella. Pensiamo di conoscerli, ma sotto sotto non sappiamo chi sono veramente. E se sotto sotto si dimostrassero diversi da come la pensiamo oggi, niente cambierebbe, ci ritroveremo allo stesso punto di partenza ma a sentimenti invertiti; voi che li amate e io che li infamo.

lunedì 27 marzo 2017

Ci siamo fatti persuasi


Ieri il Bambi mi parlava forse della difesa, ho afferrato solo Mammana, Tomovic e Sousa qua e là, poi a un certo punto mi ha chiesto chi avesse ragione e lì mi sono accorto di avere mancato di sensibilità perché mi ero messo a guardare due mosche una sopra l’altra. Tutto ciò mi ha spinto ad una riflessione ancora più amara, mi sono fatto persuaso che in questo mondo, di sensibili sono rimasti solo i clitoridi. E allargando la visione anche oltre, là dove c’era l’erba oggi c’è un kebabbaro. O forse sono solo confuso dalla sosta di campionato e dalla vittoria della Ferrari, tanto che non ho ancora capito se le Adidas Eqt mi piacciono o mi fanno schifo. E se Diks vale la Fiorentina. Senza il campionato meglio gli altri giorni quando almeno ti chiamano quelle dei call center. In compenso sono diventato molto più freddo di quando m’incazzavo come una bestia se Carnevale ci buttava in serie B evitando di raddoppiare contro l’Udinese e poi ti accorgevi che l’anno dopo ci era andato a giocare, oggi riesco a non guardare i culi delle commesse quando vado da Cos con la Rita. Il rammarico non è solo quello di aver perso lo scudetto dell’ottantadue, oggi l’industria automobilistica produce suv e crossover compatti che hanno un’altezza da terra che non permette più ai ragazzi d’incastrare il pallone sotto la marmitta. I piatti sono sempre più grandi e le porzioni sempre più piccole. Poi ci sono le terze maglie. Per la giornata del FAI il Bambi ha aperto al pubblico la sua cantina dove ci sono trent’anni di refurtiva che non è riuscito a piazzare. Chi ha riconosciuto le proprie cose ha così potuto riprendersele. Un’anziana donna si è emozionata nel rivedere il proprio amato quadro scomparso ormai da trent’anni, anche se c’è voluto un po’ perché si facesse persuasa che fosse proprio il suo. Se lo ricordava più piccolo. Malgrado tutto ciò non smetto di sognare uno scudetto, e se guardo una melanzana continuo a vederci una parmigiana. Sono solo più fortunato perché sono convinto che anche voi un tempo guardavate il lato positivo delle cose, poi quello si è girato e avete avuto la sfortuna che apparisse con le sembianze del Guadagnolo che vi diceva “che cazzo guardi”. E da quella volta lì siete diventati pessimisti.


domenica 26 marzo 2017

Pensate alla moka da due


Butterò questo mio enorme rammarico per il mancato arrivo di Mammana tra le stelle un giorno, giuro che lo farò, e oltre l’azzurro della tenda nell’azzurro io volerò. Non è solo per questo ultimo concetto, ormai da tempo so che molti di voi non si spiegano del perché scrivo certi editoriali. Sono solo previdente. Se un giorno dovessi trovarmi di fronte a un giudice, su questo blog troverebbe le prove della mia infermità mentale. Mi ci troverò, si, e mi riferisco a quando presto la macchina e mi cambiano la stazione radio. Oggi ho sfruttato il cambio dell’ora legale per cominciare a recriminare un’ora prima su certe carenze difensive. Ho occhiaie solo per il terzino destro insomma. Anche se mi hanno sempre insegnato a non credere a tutto ciò che vedo, manca davvero il terzino destro? Perché anche il sale è uguale allo zucchero. Così come il mondo è davvero brutto come qualcuno vuole farci apparire? E non mi riferisco solo al fatto che esiste la Juve, i Della Valle, Diks, le persone tendono sempre più a stare chiuse in case, terrorizzate per quello che succede là fuori, quando invece dovremo uscire fregandocene delle previsioni meteo. Là fuori si possono formare coppie memorabili, non solo difensive o cinematografiche, ma nella vita stessa. Se non ci fosse stato un là fuori e fossimo rimasti chiusi ad aspettare il nuovo terzino destro non si sarebbero mai incontrati Frizzi e Rita Dalla Chiesa, Cecchi Gori e la Marini, Fiorello e Anna Falchi, la Clerici e Giletti, Sgarbi e la Casalegno, Mastrota e la Estrada, Laura Freddi e Paolo Bonolis, Ramazzotti e la Hunziker, Venier-Arbore, Barale-Sperti, Ventura-Bettarini. Non pensate più alla difesa ma al fatto che la moka da due è un inno all’intimità, che poi vi può succedere come a me che ieri la Rita mi ha dato ragione e oggi posso ritirarmi, così, all’apice del successo.

sabato 25 marzo 2017

Salutatemi erca


La mancanza di un terzino destro per più di cinque sezioni di calciomercato diventa una tradizione come la schiacciata alla fiorentina o il pan di ramerino. Così come lo sbarco degli asiatici nel calcio italiano ha cambiato i modi di dire, ieri passando dal porcellino ho visto uno di quelli che portano via i banchi del mercato, che rallentato da una mandria di cinesi, gli ha vociato di andarsene a comprare il Milan. Intanto mi scrivono tante donne mature che mi allegano foto enigmatiche e che vogliono editoriali più eccitanti in cambio di sesso. Non gestisco il blog per questo. Le cerco più giovani. Scrivo editoriali fondamentalmente solo per confutare la tesi di chi sostiene che è sempre colpa dei Della Valle, e se proprio devo notificare loro delle colpe allora esigo in cambio che dopo i 75 anni la patente venga tolta anche a chi gliela rinnova. Quando dico che non me ne frega niente se non è arrivato Mammana, è perché ci sono le fragole, a breve ciliegie e pesche, ma cosa me ne faccio dell’uva? Come ho fatto a superare il dolore di un affare sfumato quando invece sembrava concluso? Grazie a mia madre che mi ha allenato al dolore sin da quando mi toglieva i denti attaccando il filo alla porta. E puntare sempre il dito verso i Della Valle mi costringe a prendere atto che sono dita rubate alle caccole del naso quando il semaforo si fa rosso. Sono molti mesi che ormai  non apro più un sito Viola, non sento radio locali e non guardo trasmissioni televisive. L’unico di cui mi fido perché ha informazioni concrete è il barista di piazza San Felice, una sorta di Bucchioni che in più fa anche cappuccini. Tornando invece alle cose di tutti i giorni stamani mi sono lavato la faccia, poi mi sono guardato allo specchio e mi sono accorto di aver bisogno anche di stirarla un po’. Cassonetti interrati, raccolta differenziata, alla fine er Monnezza non ce l’ha fatta. Salutatemi erca.

venerdì 24 marzo 2017

Over and over again


Stiamo cercando un terzino destro alla stessa maniera del Bambi che è alla disperata ricerca del segnale Wind che non c’è nemmeno nel negozio della Wind. Però anche solo il parlarne è un modo per rilasciarne sentori, una sorta di anticamera della trattativa, così come per certe donne quando arrotoli le maniche e allenti il nodo della cravatta è già preliminare. Devo dire che non sono molto coinvolto in questa vicenda tattica fatta di carenze reiterate perché più che a un difensore di destra in questo momento della stagione dove fioriscono i ciliegi sono più interessato alle prime minigonne portate col broncio. Irresistibili come le ciliegie di Vignola. Comunque se un genio mi chiedesse di esprimere tre desideri, sapendo che li userei tutti per trombarmi le prime tre che passano con minigonna e broncio, allora il primo desiderio sarebbe quello di aumentare il numero di desideri di uno proprio per accontentarvi con il terzino destro. Non sono mai stato un egoista che si tromba donne imbronciate con minigonna. Non sono mai stato uno che tromba. E se voi non credete ai Della Valle io non credo a quelle donne che vogliono farti credere che gli basti il divano, la tisana con lo zenzero e guardare “In treatment”, quando invece la voglia dell’uccello non risparmia nessuna. Credo ai Della Valle e non solo, nel tempo mi sono accorto di credere che sia sufficiente soffiare sulla roba caduta a terra per disinfettarla. Auguri a Franco Battiato che ha compiuto 72 giri intorno a un centro di gravità permanente (forse il centro commerciale di Gavinana). Tra noi (io e il Bambi) si scherzava a raccogliere ortiche per la sua torta karmica, per festeggiarlo. Un modo per ingenerare onde gravitazionali da sfruttare per tirare in porta dalla distanza, per ribadire che possiamo scrivere anche mille commenti al giorno in risposta a migliaia di editoriali, l’importante è che questa Fiorentina non ci faccia mai cambiare idea sulle cose sulla gente intesa come i Della Valle.


giovedì 23 marzo 2017

Quando ancora le buste profumavano (prima di Equitalia)



Compenso la nostalgia per la perdita dell’abitudine a scrivere lettere e cartoline che si portava dietro tutta una serie di rituali, ricordo il profumo di quando aprivi certe buste di lei, non ultimo quello dell’acquisto e dell’affrancatura, lo compenso con i Della Valle. Un sostitutivo da leccare sul retro. Il tempo dell’attesa tra la lettera spedita e quella ricevuta in risposta lo compenso con l’attesa di un trofeo. Passando a quello che si può fare per valorizzare e rendere più attraente uno sport dove vincono sempre i soliti, per quelli che non vincono mai e per alimentarne le ansie nella fase più delicata del calciomercato estivo, (l’idea mi è venuta pensando a noi tifosi Viola che aspettano l’arrivo di un terzino), inserirei la musica di Super Mario che accelerava quando stava per finire il tempo, diciamo in concomitanza con la chiusura delle trattative. E non si capisce come possa sentirsi così forte l’assenza di chi non c’è mai stato. Il riferimento è al terzino destro. Insomma, il periodo del calciomercato più che un periodo no lo farei diventare un periodo non saprei o forse. La Fiorentina che non compra il famigerato difensore un po’ mi ricorda il Bambi che sono 7 anni che deve scrivere il nome sul citofono. Mentre per quei giocatori che già ci sono ma che non vogliono più restare basta non trattenerli e questo li spingerà a fare solo una cosa: andarsene. Facendo scorrere tutto il calendario mi sono accorto che l’unica giornata mondiale che manca è la Giornata Mondiale del Calcio Senza Terzino Destro. Per questo dovremo lottare perché ci spetta, ci rappresenterebbe più di tutte le altre, anche a costo di fare un gesto estremo. Penso al Festival di Sanremo quando Pippo Baudo doveva arginare chi si voleva buttare giù dalla galleria per difendere i propri diritti. Io potrei scrivere un editoriale dal cornicione e nessuno potrà fermarmi. Forse.

mercoledì 22 marzo 2017

Allergie di quartiere



Voi non ci crederete forse perché venite dal Salviatino o dalle Cure, ma la poesia l’abbiamo inventata noi poveri di San Frediano per trombare gratis. Noi della riva sinistra crediamo nell’amore eterno e in qualsiasi altra cosa possa convincere una donna a darcela. Se c’è bisogno crediamo anche a un terzino destro. Ho sempre amato la rima baciata con la lingua. E finalmente l’equinozio di Primavera ci regala 12 ore per dire male in quartine dei Della Valle e 12 ore per dire male in sestine di Tomovic. Noi Diladdarno siamo poeti ma non ingenui, le difficoltà di una vita senza scudetti e senza rigori regalati ci hanno fatto crescere più in fretta, non abbiamo mai creduto all’acquisto di Mammana e neanche che le donne di quelli della riva destra, quando fanno sesso vengano veramente. L’Oltrarno per Primavera si veste a cipolla mentre il resto della città si veste a fava. Noi quando saliamo in autobus tendiamo a toccare il culo di quella davanti, non per sentire se è sodo, è solo un modo per accelerare il posizionamento corretto, per evitare cioè quello che invece succede di là dal Ponte alla Carraia dove alle persone servono anni per imparare a trovare il loro posto bloccando la fila. Difetti ne abbiamo, eccome. Amiamo la Fiorentina a prescindere da chi è in campo, in panchina o in tribuna, e poi ci laviamo poco (mia madre mi pagava per farmi fare la doccia). Diladdarno anche le statue sono allergiche all’acqua. Col vino invece nessun problema.

martedì 21 marzo 2017

Ultimo tango a Barcellona



Sono stato tirato per i capelli e per non passare da quello che non ha cognizione di causa, oltre a non avere i capelli, devo parlare di una trasformazione profonda che negli anni ha contribuito a cambiare il modo di fare calcio; il terzino destro che gioca la palla invece di rinviarla in tribuna. Il difensore destro quando uno ce l’ha. Un calcio ragionato fin dal portiere che è un po’ anche quello che ha portato a dividerci, tanto per cambiare, tra montelliani e sarriani, tra chi apprezza il tiki taka e chi invece preferisce un calcio che punta sulla velocità delle ripartenze e sviluppa il suo gioco soprattutto in verticale. Che se vogliamo è un concetto che divide in modo più generale tutti gli amanti di questo sport. Le bionde e le more. Il suv o il coupè. Il panettone con o senza l’uvetta. Mammana o Babbano. Non solo per colore di maglia quindi, ma per filosofia di gioco. E come spesso accade il povero si atteggia a ricco, la tendenza è quella di cercare la rivincita attraverso il possesso palla, per riscattare una vita senza il possesso di alcunché. Un napoletano come Montella vuole parlare un calcio forbito, intriso di connotazioni che riportano subito alla mente le Ramblas, ma Vincenzino non conosce nemmeno la geografia, il suo gioco è alla continua ricerca di somiglianze prestigiose, somiglianze di rivalsa, ma che alla fine risultano spaesate da una carente cultura generale. E in un calcio così alla continua ricerca di conferme geografiche ecco che trova spazio anche un giocatore come Tom Tomovic. Succede che la filosofia di gioco di Vincenzino si avvita su se stessa e finisce con lo sviluppare frasi di gioco che rimandano in qualche modo al grande calcio, ma che alla fine è solo calcio fatto in casa, come una coperta all’uncinetto. Fraseggi spaesati del tipo “il mio gioco somiglia tanto a quello della squadra che rappresenta i colori della capitale francese”. Sarri che invece riparte in velocità e va in porta con due passaggi, la stessa frase la traduce in; “Par is”. Il calcio di Montella è solo parente di quello a cui si rifà. C’è la Bardot e c’è sua sorella insomma. Poi ci sono io che me le tromberei tutte e due.

lunedì 20 marzo 2017

Comfort food



Sousa ha finalmente trovato l’accorgimento tattico giusto contro la rimonta; il gol allo scadere. Le ultime partite della Viola sono state una sofferenza ma con dessert, mi ricordano molto quando mi tolsero le tonsille da sveglio e poi mi consolai con il gelato. Per me non si salva nessuno a parte Saponara, Kalinic la risolve e si guadagna la sufficienza grazie alla determinazione, ma prima sbaglia l’inverosimile. Mi autocensuro su Tata, mentre l’arbitro ci grazia da un calcio di rigore procurato in maniera sciagurata proprio dal portiere, arbitro evidentemente confuso, convinto cioè che in panchina ci fosse ancora Montella da favorire. Non dobbiamo quindi avere risentimenti verso Vincenzo, così come non li dovrebbe avere Renzi che invece propone l’abolizione della Festa del Papà. E’ già un paio di volte che quando parlo dell’allenatore napoletano in radio passa quella canzone di Fausto Leali che però non ricordo il titolo. La Fiorentina ha tanta più qualità del Crotone e alla fine vince, un film già visto con il Cagliari e soprattutto in città come Ravenna, più che Crotone, città piena di storia e d’arte, bellissima si, passeggiare per le sue strade è un’esperienza...e poi LE PIADINE! Il gol al 90°. Il sesto palo di Ilicic dimostra invece che non sempre c’è sensibilità ed equilibrio nell’alternanza con la carota. Per lui solo il legno del bastone e speriamo la panchina. Io invece alterno il bicchiere mezzo vuoto degli scontenti con quello mezzo pieno dei contenti di vincere a prescindere. E questa vittoria me la tengo stretta, con forza, come il telefono quando sono in seggiovia. La Fiorentina di quest’anno, tranne quelle poche volte che si è vestita con colori sgargianti, fa di tutto per non apparire, in mezzo a prestazioni scadenti, rimonte subite, pareggi fuori moda, eliminazioni di coppa, però se guardi meglio e sei innamorato ti accorgi che non è per sciatteria, ma per pudore. E’ proprio ciò che la rende unica ai miei occhi. Il fascino intramontabile delle donne che non si mettono in mostra.

domenica 19 marzo 2017

Sagome colorate


Ieri ho fatto pulizia nel comodino, tolti i preservativi scaduti e una vecchia foto di Mazzone in Viola nel ‘77, che oggi compie 80 anni alla faccia di quelle merde di tifosi bergamaschi. Faccio gli auguri a Carletto sperando di non essere tacciato di gobbo. In questo momento sorrido pensando alla formazione di Crotone, perché tanto non la capirei nemmeno se tenessi il broncio. A meno che Sousa non metta i giocatori nel proprio ruolo. Poi brioche con la crema. La crema mi aspetto dentro a una brioche con la crema, non i frutti di bosco e neanche Zarate falso nove. Il broncio semmai mi viene quando voglio fare il simpatico con gli ingredienti di pasticceria e non tengo conto di una cosa importante. Devo esserlo davvero altrimenti il risultato è pessimo. Si parla tanto del prossimo allenatore, che deve essere ambizioso, giovane, capace di portarci in Europa, no, non penso a Montella, penso a un soggetto che parli meno di cucina, di uova o di frittate contro il Borussia al Franchi, sennò preferisco guardarmi MasterChef Celebrity con la Maionchi che da spettacolo. Voglio un allenatore che in sala stampa non faccia promesse dopo una vittoria sulla Juve, che non risponda alle domande polemiche dei giornalisti dopo una sconfitta con la Juve, che non decida di fare esperimenti tattici dopo una delusione in famiglia, insomma che non tiri la porta della sala stampa se c’è scritto spingere. Per non ritrovarci a 10 giornate dalla fine a gioire di una sconfitta della Roma e prendere di maledetti gobbi, nel mio caso, “maledetto”, ma almeno poeta. Oppure invitare una donna al ristorante che vuole solo mangiare. Se Trump rifiuta di dare la mano alla Merkel è solo per non rischiare le quattro giornate di squalifica dopo aver toccato l’arbitro dell’Europa. E se almeno Dio non avesse perso lo stampino di Martina Stella oggi non sarebbe solo Crotone-Fiorentina. Nei giorni scorsi parlavo di emorragia dei tifosi dagli stadi e mi sono dimenticato di sottolineare la geniale trovata di chi è costretto a mettere delle sagome colorate per eliminare quel fastidioso vuoto degli spalti. Una sorta di reflusso esofageo della nostra passione. Problematica e soluzione vincente importata dal Brasile, che riguarda però il problema della drastica diminuzione degli uomini che dalle botteghe guardano le fiche passare.

sabato 18 marzo 2017

Quel timore di quando devi comprare la pancetta


Tra le tante cazzate che dico ci tengo a sottolineare che i casi di morbillo sono aumentati del 230%. Chi non vaccina è un romanista. Intanto Bonucci dovrebbe vaccinarsi contro Messi. Il corpo invia continuamente messaggi non verbali (un po’ come il Marasma), se ad esempio una persona mentre ti guarda si tocca le palle vuol dire che si è ricordato che sei quello che temeva Salcedo al 94° di Fiorentina-Napoli. Oppure è solo venerdì 17. E secondo me i dinosauri si sono estinti quando hanno deciso di smettere di vaccinarsi. Ascoltare il proprio corpo è importante, averne cura, averne. Ho un sacco di belle frasi romantiche in testa ma neanche un paio di poppe da abbinarci. Alla fine mi tocca dire che Juve-Barca è un sorteggio sfortunato soprattutto per gli arbitri. A parte gli scherzi conosco una famiglia che sta nel viale Petrarca, hanno una macchina cabrio, tanti figli e non li vaccinano, odiano i cani, quindi o non erano loro oppure bisogna vaccinare i figli. La faccio breve oggi perché devo andare a scegliere il vino e non ho idea, poi devo comprare la pancetta ma ho sempre il timore che qualcuno pensi che ci faccia la carbonara e allora sono costretto a precisarlo, e certe volte le persone mi rispondono che non gliene frega niente di quello che ci faccio con la pancetta. Quindi chiudo con un pensiero figlio del mio peregrinare in un’Italia che esprime un razzismo al contrario di quella che invece è la percezione della gente che non si muove da casa. Si parla troppo spesso senza cognizione di causa di razzismo, discriminazioni, io che giro posso dire che il più discriminato è il fiorentino. Me ne sono convinto quando nei cantieri vado ai distributori automatici e vedo i pugliesi avventarsi sui pacchetti di taralli. Col cazzo che ci trovi il lampredotto.

venerdì 17 marzo 2017

I nomi collettivi


Da tifoso Viola ed esperto in materia mi chiedo cosa penserà quella povera luce che in fondo al tunnel vede noi. Là dentro c’è chi non disattende mai le promesse e si trova costretto suo malgrado a rinfacciare a Della Valle le parole “entro il 2011 lotteremo per lo scudetto”. Non solo, i più coerenti con se stessi non fanno passare giorno che non telefonano a Radio Deejay facendogli presente che trasmettono la Topten! Io no, io disattendo appena posso e poi cerco le scuse per giustificarlo a me stesso. Perché uno può anche avere tutte le buone intenzioni del mondo, però le cose cambiano, Della Valle in quel momento ci credeva davvero come io quando esco da un bar e do la precedenza a quello che entra, se poi gliene vanno dietro sette o otto non è che rimango lì a fare l’usciere. Voglio dire che i nomi collettivi servono solo a fare confusione, “Popolo della curva, tifosi”. Poi un bel giorno ti accorgi che siamo noi, invece credevi che fossero gli altri a volere Preziosi e Tutunci. Adesso sollevo una questione e lo faccio per i giovani visto che a me non riguarda più l’argomento. Nei casi sporadici uso infrastrutture con tutti i comfort. Si discute molto cioè sulla crisi della carta stampata, ormai le notizie sono online in tempo reale, alcune volte sono online prima ancora che succedono, avevo letto da qualche parte infatti che la Roma aveva già eliminato il Lione prima ancora di giocare, quindi nessuno compra più il giornale, noi non avremmo saputo come fare a trombare in macchina senza poter tappezzare i finestrini. Ma anche al Centi che era “buho”, aveva un banco in Santo Spirito e non trombava, serviva per incartare. Ho visto la foto recente di Starsky e Hutch, no no non piango, è solo questo cazzo di polline.

giovedì 16 marzo 2017

Gli amori tormentati


Non c’è solo il terzino destro come specie a rischio, mi riferisco alle persone che dicono grazie e chiedono scusa. Comac McCarthy in “Non è un paese per vecchi” ci ricorda perché le buone maniere sono fondamentali, io aggiungo specie in area di rigore per evitare che ti assegnino un rigore contro: “I guai cominciano quando si inizia a passare sopra la maleducazione. Quando non si sente dire più Grazie e Per favore, vuol dire che la fine è vicina…..”. Insomma che c’è anche l’espulsione. Temo che se un terzino destro di ruolo un giorno apparisse davvero, avremo a che fare con Paolo Brosio. Il che mi spinge a pensare che non averlo è senz’altro un male minore. Li lascio a voi i grandi amori tormentati a distanza tipo Mammana, io voglio il ritmo, l’empatia, il concetto profondo delle cazzate quotidiane di Tomovic. Chi si lamenta per la prolungata mancanza di un 2 sono i fissati, gli stessi che magari festeggiano i 5 anni di porta a scomparsa in cucina e ancora cercano la maniglia. Date di braccini ai Della Valle ma la personalità non si compra, tanto meno sulla fascia, e questo vale anche per chi fa il doppio lavoro. Ci sono ristrutturazioni che rovinano le rovine, non sempre mettere mano su una rosa che ha un ruolo scoperto serve a risolvere il problema. E non c’è solo l’esempio di Benalouane. Io ogni volta che lavo i vetri erano più puliti quando erano sporchi. La foto ci suggerisce che per fare un capolavoro di mercato Corvino dovrebbe comprare un 2 e mezzo. L’abito (o la maglietta col 2) non fa il Monaco, chiedere al Manchester City. Saluti da Vipiteno.

mercoledì 15 marzo 2017

Firenze di destra


Non si svuotano solo gli stadi, anche la Camera dei Deputati si presenta desolatamente vuota per la discussione sul testamento biologico. Come Empoli-Crotone. Solo 20 deputati mentre gli altri 610 erano a comporre la rosa dell’Inter. Poi ci sono anche altri fattori che influiscono su questa lenta ma inarrestabile emorragia di spettatori. I droni di Amazon per esempio si rifiutano di trasportare le terze maglie per non violare la prima legge della robotica che tende proprio a disincentivare un mercato che non aiuta certo il ritorno dei tifosi sugli spalti. Intanto aboliamo le terze maglie che solitamente fanno schifo, non comprarle è la prima regola del tifoso che vuole bene al calcio. E visto che sono sempre i migliori quelli che se ne vanno, mi sembra scontato sottolineare che quelli rimasti sugli spalti sono solo delle merde. Oltre a una legge sul fine vita servirebbe una legge sul fine illusioni per chi ancora si ostina ad andare allo stadio sopravvalutando la classe dirigenziale che governa questo sport e che a cena ordina la tartare con media cottura. Gli stadi si svuotano anche perché la credibilità del calcio è in caduta libera, la tartare è cruda come la verità sui fax colombiani di Vittorio. La verità paga sempre. Infatti la Fiorentina è fallita. Poi c’è che il campionato perde d’interesse dal momento che a vincere sono sempre le/la solite/a; ormai la vittoria di un campionato della Fiorentina è paragonabile alla percentuale di una donna di raggiungere l’orgasmo attraverso la stimolazione del seno. Anche Firenze ci mette del suo, notoriamente piazza di sinistra, in questa situazione di disagio mugugna, si divide e per farlo rinnega persino la sua indole, così pur di contestare i Della Valle, pretende da anni un laterale rivelandosi estremista di destra. L’Osservatorio Nazionale sulle Manifestazioni Sportive lancia un allarme traffico; a breve la famiglia italiana preferirà andare a fare delle belle girate piuttosto che andare in curva. Anche i politici si riverseranno sulla viabilità ordinaria con la Lambretta invece di andare a votare alla Camera. Paradossalmente per quei pochi che continueranno ad andare allo stadio sarà più difficile arrivarci.

martedì 14 marzo 2017

L'arte della manutenzione dell'immaginazione


Le persone perfette non combattono, non mentono, non commettono errori e non esistono. Lo dice Aristotele ma anche il Bambi quando pensa al terzino destro. Il sole in faccia alla Curva Fiesole dà l’illusione ottica che il mondo faccia meno schifo ma che lo faccia un po' meno anche Tomovic. Non riuscite a superare il problema della mancanza di un terzino destro? Vendo immaginazione in eccesso per tifosi che ne sono privi. Sono tranquillo che prima o poi un terzino destro arriverà perché ho imparato ad aspettare da quando stavo giorni e giorni col dito sul tasto REC ad aspettare di sentire in radio quella canzone che mi piaceva tanto. L’immaginazione è importante, aiuta a superare le carenze della rosa, a vedere lo stadio finito, a sentire Andrea Della Valle rilasciare interviste con la C aspirata di un vecchio fiaccheraio. Aiuta a trombare chi non te l’ha data. Invece che i bianchi dai colorati, o l’albume dal tuorlo, l’immaginazione può farti credere che hai imparato a separare le ostriche dalle conchiglie. E poi l’immaginazione ti aiuta a trovare qualcosa nella borsa di una donna, e a pensare che l’idraulico ti presenti il conto del fornaio. Quando immagino lo skyline fiorentino, al posto della cupola vedo una grossa poppa della Beatrice, vedo sempre il pallone della vittoria in rete al 92°. Vedo Vittoria nuda a 92°. In questo mio mondo c’è anche chi chiede la morte dell’autore del furto dei propri occhiali, ma poi chiede scusa dopo averli ritrovati appesi al collo sotto la camicia. E a più di un mese da Pasqua ci sono già le uova di cioccolata nei supermercati. Un mondo nel quale la lieve "puncicata" diventa reato di eccesso di gentilezza...mi è sembrato di vedere un gatto.

lunedì 13 marzo 2017

I lati oscuri del tifo



Una vittoria tecnicamente striminzita in mezzo all’abulia dalla quale si salva solo Chiesa. Ma da festeggiare lo stesso. Mosci e poco lucidi. Confusi e felici. Però. Irreale il clima nel quale si è svolta la partita dopo la presentazione del nuovo stadio. Un lampo di Kalinic (13 in campionato e 18 in stagione) toglie le ragnatele dalla partita da dimenticare e strozza la contestazione in gola ai maldisposti. Una vittoria che mancava da un mese va festeggiata almeno con un sorriso. E a questo punto della stagione non capisco chi discrimina Sousa per aver tolto Bernardeschi all’80°, le persone si discriminano tra chi usa il guanciale per la carbonara e chi no. Non sono più tipo da contestazioni ormai, andrei in discoteca se solo aprisse alle 19, chiudesse alle 22, servisse le tisane e mettesse musica in sottofondo. Scusatemi se non contesto e se non riesco ad essere triste per un pareggio sfumato nei minuti di recupero. Il fatto che Andrea Della Valle sia andato via alla fine del primo tempo come faceva Boniperti è sintomatico di una certa deriva a strisce tipica di noi che godiamo anche delle vittorie Viola rubate, oltre naturalmente delle sconfitte giallorosse. A me comunque la vittoria piace sempre, anche se un po’ dimessa come questa, sgangherata, depressa, penso che c’è di peggio; tipo una moglie e sua sorella al telefono che si raccontano le lavatrici che fanno. La vita è tutto un brivido che vola via al secondo minuto di recupero. Ieri mi si contestava la gioia per le sconfitte della Roma oggi mi si contesterà la gioia per una vittoria della Fiorentina, immeritata quanto si vuole, racimolata proprio alla fine, ma sempre vittoria. A me la Fiorentina che vince fa sgranare gli occhi, sempre, conservate i vostri lati oscuri per chi sa chiudere gli occhi. Anche davanti a una vittoria Viola.

domenica 12 marzo 2017

Gli appuntamenti importanti



Ieri il Bambi era talmente depresso dalla presentazione del nuovo stadio (per lui sono solo parole) che ha definito la vita quella cosa che ti tira una cannonata sul braccio da un metro di distanza e poi ti fischia rigore contro. Come siamo diversi! A me ha messo di buon umore, insomma, a lui piacciono le fragole con la panna, io preferisco le poppe. E poi se si vuole praticare tifo cieco, oppure tifo contro, allora la partita di Torino si racconta meglio con le parole di Peppino Prisco: “Se stringo la mano a un milanista mi lavo le mani, se stringo la mano a uno juventino mi conto le dita”. Tornando a quanto siamo diversi nell’interpretazione di un fallo di gioco, di una presentazione di uno stadio, nell’apprezzamento di una formazione che vede Saponara insieme a Chiesa e Bernardeschi, bisogna rallegrarsene, non dispiacersene. Anche agli alieni non piace la passera altrimenti vedremo gli UFO tutti i giorni, ed è un bene. C’è chi le persone le giudica dall’aspetto, quando nel caso dei Della Valle c’è a chi basta giudicarli dalle scarpe. Su questo ho un aneddoto che meglio di tutti racconta come il fiorentino guardi a certe cose, chi è nato in “buca” sa che quando c’era ancora l’Autoin (centro Porsche) ed eravamo ragazzi capitava dopo cena di andare a sognare davanti alle sue vetrine illuminate, crescendo ho avuto modo di conoscere sia il vecchio proprietario che il venditore storico (con l’arrivo dei primi cellulari si fece dare un numero con il 911), insomma il vecchio faceva selezione e quando entrava qualcuno a chiedere informazioni capitava che andasse dal venditore e gli sussurrasse nell’orecchio “mandalo via, mandalo via, guarda che scarpe!!”. Certo, ci sono cose meno comprensibili di un paio di scarpe, e non intendo solo Zarate prima punta a Genova (voler trasformare un ottovolante in un novevolante), una volta feci la corte a una ragazza e poi mollai perché lei non si concedeva proprio. La incontrai molto tempo dopo e mentre ridevo nel ricordare quel mio goffo tentativo, lei mi rivelò che di goffo ci fu solo la mancata interpretazione di quello che invece era un “SI”. Ero stato uno stupido perché lei si era arresa, ero stato io a non accorgermi che stava sventolando le mutandine bianche. Così come non capisco le mosse di Sousa, anche se probabilmente ha ragione lui, oggi basterebbe perdere con il Cagliari per avere la Samp a un solo punto. Ce la faremo? Di solito sbagliamo sempre gli appuntamenti importanti.

sabato 11 marzo 2017

Questione di accenti


I ricchi si comprano stadi in più solo per affittarli, e noi mutui. Questo è l’amaro in bocca che rimane a chi ha già la difficoltà di ingerire il contenuto scarso  del bicchiere mezzo vuoto. Ho visionato tutte e trenta le slide, 1-10: foto dell’opera e lettura attenta delle descrizioni, 11-20 solo foto e velocemente, 20-30 ma vaffanculo allo stadio. So che questa presentazione può dare molto fastidio a chi odia i Della Valle, il mio consiglio quindi è  di stare molto attenti a farsi esacerbare gli animi perché il passo da “mi stai sulle palle” a “ti amo” a volte è molto breve. Poi c’è un rischio accessorio che riguarda però solo quelli che odiano i Della Valle e come se non bastasse hanno anche la sindrome di Peter Pan, d’imbarazzante in questo caso ci sarà l’abbinamento tra la calzamaglia verde e le Tod’s. Capisco che la presentazione di un progetto così non aiuta quell’antidellavallismo di fondo che è un po’ uscire da un periodo difficile e fuori piove. Forse sono io che non ragiono con la mia testa, con la testa di chi sto ragionando allora ? L’unica cosa strana, ma che con il tempo mi sono abituato e non ci faccio più caso è che da una quindicina d’anni ho cominciato a pensare in dialetto marchigiano. Perché i Della Valle fanno tutto ciò se hanno iniziato un ridimensionamento irreversibile già ai tempi dell’addio di Prandelli, è la domanda che mi pongo dopo quella del perché nei film di Van Damme c’è sempre una scena dove lui appare con il culo di fuori. Anch’essa senza risposta. E poi ancora una; Valerio vince MasterChef a 18 anni cucinando il plancton mentre Gonzalo a 33 anni rifiuta il rinnovo, non sarebbe il caso di fare largo ai giovani? Scusate queste riflessioni così raffinate e che non posso arginare, ed è strano come tutta questa materia grigia possa stare dentro un uccello così piccolo. Comunque lo scettico adesso si pone il problema se mai si farà questo stadio, domanda alla quale rispondo che tutto passera. Questione di accenti che cambiano il paesaggio.



venerdì 10 marzo 2017

La scatola dei biscotti al burro


Il Barcellona ha ridato speranze anche ai tifosi del fronte interno gobbo, quelli più combattuti tra il bene e il male per intendersi. Patologia che nasce da lontano, precisamente da Cagliari e da quel gol annullato a Graziani. L’evolversi della malattia ha trovato poi il suo ultimo focolaio, o punto centrale del processo patologico, col mancato acquisto di Mammana. C’è una tendenza a generalizzare tipica della superficialità del mondo del calcio,  quelli del fronte interno gobbo vengono accomunati con accezione negativa per quella loro tendenza a sguazzare nelle paludi del malcontento mezze vuote, anziché mezze piene, quando magari uno è il chirurgo che ti deve operare di varicocele, e l’altro è l’avvocato stronzo della tua ex moglie. Quando si parla di fronte interno gobbo post ‘82, ma comunque depressi, si ricerca la delusione scatenante in un altro fatto che ne può aver marchiato l’indole a fuoco, si riconduce tutto all’apertura di una scatola di latta dove al suo interno invece di trovare i biscotti al burro tanto agognati, viene trovato l’occorrente per cucire della nonna. E quando i ragazzi della latta di biscotti al burro piena di aghi, fili, bottoni e ditali scrivono poesia è solo voglia di fica. Il tifoso del fronte interno gobbo, più di una bella classifica ha bisogno di subire rimonte nei secondi tempi per alimentare i propri lati borderline, subire una rimonta è considerata infatti la circostanza più propizia per riflettere sulla sottile crudeltà delle parole consolatorie. E’ una tipologia di tifosi che tende a fissarsi sulle cose, una volta sono i Della Valle, un’altra sono le donne che allattano, quando  ci sono anche i Tutunci e i siti porno. Intanto un in bocca al lupo a Mondonico che ha sempre dimostrato un coraggio da Lione. Buona presentazione del nuovo stadio a tutti, e a proposito di passione Viola che vive trasversale a tutte le generazioni, il Bambi che è ascrivibile al fronte interno gobbo racconta sempre di come la nonna, che non lo era, morì a 95 anni, ma rimase lucida fino alla fine. Poche ore prima ancora lo cercava chiedendo dove stesse quel coglione di suo nipote. Io non sono stato segnato dal gol annullato a Graziani solo perché ho anticipato i tempi, rimasi colpito da Isabelle Adjani nel ‘73.


giovedì 9 marzo 2017

Il mondo alla rovescia

Ieri la prima cosa che ho fatto sono stati gli auguri a Siri. Se non fosse un mondo alla rovescia, per la Festa della Donna avrei dovuto farli a Iris. Così come non si dovrebbe fare il tifo contro ma solo a favore. O le fettuccine al limone con i carciofi. Ci fanno battere il cuore, sognare, piangere, ridere, si certo, anche incazzare, ma accendono la nostra passione, sarà banale dirlo ma senza di loro non potremmo vivere. Quindi evviva i calciatori, e grazie Sergi Roberto che hai fatto trovare al tifoso Viola finalmente la parola giusta per descrivere la propria vita: Paris Saint Germain. Perché l’unica pentola a pressione che ci appassiona è il Camp Nou, l’unico ciclo non ancora finito che ci interessa non è quello mestruale ma quello di questo Barca. Blaugrana meglio di Grana Padano, Jordi Alba meglio della Parietti, 4-3-3 meglio di 90-60-90. Parigi vale bene un Messi. Insomma, il mondo è proprio alla rovescia siamo passati dal culo delle mutandine di Roberta, a quello di Sergi Roberto. La storia è scritta.


mercoledì 8 marzo 2017

Forse sono diventato gobbo



Per farmi perdonare di aver goduto per la sua vittoria contro la Roma, ieri ho goduto per la sua sconfitta in Champion contro il Real. Preso atto che il rischio adesso è quello  di essere tacciato comunque di gobbo visto che il Real è la Juve di Spagna, per non fare più torto a nessuno seguirò solo gli esperti meteo che ho come l’impressione che quando ero più giovane non fossero così gnocche. Certo potrebbero essere gobbe anche quelle a mia insaputa, e mostrare interesse sessuale per donne juventine non fa curriculum Viola.  Mi conviene mettermi a leggere un libro di Mughini. Si, spengo tutto, televisione, social, tutto. Mi sta venendo la paura di essere diventato gobbo, e mi sento come controllato da un grande fratello di curva Fiesole. Non so come hanno potuto fare a saperlo. Sono anche stato molto attento, ma qualcosa di strano era già successo quando ho cercato su Amazon la confezione famiglia di “Danette Danone”, sicuro che nessuno mi avrebbe potuto accusare di mangiare dessert sponsorizzati da ex juventini, il mio alibi era “Ciro è Napoletano e io ho tifato contro il Napoli”, poi però quando subito dopo, su Facebook ho visto la pubblicità di quello che avevo cercato su Amazon, mi sono girato di scatto per vedere se c’era uno dei miei grandi accusatori che mi stava spiando. Si, visto il secondo tempo, tifare contro il Napoli è come tifare contro la Fiorentina. E nessuno mi crederà mai se dico che ho cominciato a tifare contro il Napoli solo perché mi ha dato noia che Sarri fumasse in faccia a Ronaldo. E che Zidane non c’entra niente. Bando alle ciance, oggi è l’otto marzo, voglio pensare solo alle donne. Perché una donna sa già tutto, ma vuole fartelo dire a te che sei diventato juventino.

martedì 7 marzo 2017

Pensieri sulla A22


Secondo me non è così vero che la Proprietà usa Cognigni come braccio violento del ridimensionamento mimetizzato da fair play finanziario. Avessero davvero voluto camuffare la volontà di pontellizzazione non avrebbero mai utilizzato un uomo dall’inflessione così marchigiana, troppo volgare per l'orecchio fiorentino, cacofonica, sarebbe stato molto meglio usare una erre moscia che avrebbe trasformato in adorabile anche il galleggiamento più anonimo a metà classifica. E il problema di questo limbo dove siamo finiti in attesa della prossima stagione è l’impossibilità della lamentela quotidiana, non ci resta che confessare di esserci stufati del freddo e che non vediamo l’ora di lamentarci del caldo. O più semplicemente dovremo accontentarci di una pizza e birra con una ragazza simpatica, magari occhi verdi, 1,85, la quarta coppa C, con episodi frequenti di ninfomania. Intanto scoprono nuovi pianeti ma una Proprietà disposta a spendere, magari nascosta tra piazza Alberti e il viale Europa, forse rimpiattata nello Sdrucciolo dei Pitti, tipo quella nuova del Palermo che fa capo all’ex inviato delle Iene, è utopia. E poi c’è il dramma dei drammi; Archimede, Fermi, Sousa, Edison, Einstein, e Corvino compra Diks che ancora deve capire come funziona una diagonale difensiva. Insomma, uso Sanchez in difesa ma poi mi manca a centrocampo, abbasso Borja Valero e poi mi manca là davanti, da una parte c’è Montalbano e dall’altra il posticipo di campionato contro il Toro, c’è il Borussia in Europa League e allo stesso tempo la puntata di MasterChef. Lei vuole l’hamburger di seitan e lui allora pretende la lattuga di chianina. Lo sa o non lo sa Schulz che la coperta a Firenze è sempre troppo corta?

lunedì 6 marzo 2017

Scarabocchi tattici



Per capire gli scarabocchi tattici di Sousa mi sono trovato bene con l’uso di mappe cognitive. Intendo quella rappresentazione grafica logico-visiva che utilizza delle regole formalizzate nella composizione della squadra che vede Sanchez sul Papu Gomez. Scarabocchi tattici che dovrebbero permettere al Toro e anche alla Samp di rimontarci. Sembra questo l’esperimento più ambizioso rimasto a Sousa. Diciamo che malgrado ciò io sono uno di quelli che resta, e mi rendo conto che oggi non fa figo e bisogna essere tutti un po’ cinici, di passaggio, ma io resto lo stesso. La fortuna di queste giornate di campionato senza sole è che alla fine almeno non ci sono fregature. E allora resto ad elogiare il carattere e la concentrazione di una squadra che dimostra almeno di stare con l’allenatore. Onore a Sousa, quindi, che segue la stagionalità e tende a fare allungare la squadra così come le giornate. Tra i migliori, oltre a Tata, Ilicic e Tello, per una prestazione da considerare positiva in un campo non certo facile. Se è vero che Sanchez ha sofferto su Gomez, a favore di Sousa c’è da dire che non aver inserito Salcedo, la scelta più logica, ci ha evitato un calcio di rigore. A questo punto per lasciare un segno del suo passaggio in Viola Sousa dovrebbe cominciare a strisciare. Troppi i punti dall’Atalanta, lo ribadisco, dalla Lazio e ora anche dal Milan, troppo presto fuori da tutti i possibili obiettivi, e come se non bastasse aver pagato troppo per gli errori di questa gestione tecnica, ho anche paura di ricevere il resto in Goleador. Ieri ho letto un po’ di risentimento da parte di quelli che tifano per lo scudetto alla Roma, perché c’è stato chi invece ha goduto per la sua sconfitta, mi dispiace se non faccio il tifo per lo scudetto di altri, voglio confessarvi però che sono nato col cordone ombelicale intorno al collo e non ho respirato per i primi minuti di vita. Ma chi non ha tifato per lo scudetto alla Fiorentina quando era prima, che scusa può mai avanzare?

domenica 5 marzo 2017

Il Rinascimento sessuale


Ieri ho fatto outing sulla mia ignoranza, e oggi vorrei leggermente modificarle quelle dichiarazioni evidentemente un po' avventate dopo aver letto che uno studio canadese conferma che la gente piscia in piscina. Questo lo sapevo. Poi sarà stato per via della sconfitta della Roma delle banche e delle "puncicate", visto che ormai mi succede sempre più di rado, altrimenti non si piega come mai stamani l’uccello abbia trovato la forza di alzarsi così presto. Quando nel secondo tempo è iniziato a diluviare (e non solo per il secondo gol di Mertens) ho goduto anche perché delle giornate di pioggia mi sono sempre piaciute le gocce che fanno a gara sui finestrini della macchina (questo grazie al mio animo poetico). Se mi si chiede il perché sono felice della disfatta romanista, forse perché la felicità non è quella cosa che sei proprio felice, e però ancora non ha perso la Fiorentina. Se poi sapessi rispondervi con delle certezze saprei dirvi anche se è nata prima la pioggia che fa a gara sui finestrini della macchina o i governi ladri (a proposito, oggi Renzi sa come si sente Alessandro Moggi). Gli 80 milioni che la Roma spende senza avere per cercare di vincere sono inutili come la data di scadenza sulle confezioni dei taralli. Si è mai visto nessuno che l’ha lasciata superare? So che la Roma è solo una consolazione perché dovrei pensare piuttosto alla Fiorentina che gioca a Bergamo e ai 9 punti che ci separano ormai dal Milan di Montella. Sono tranquillo, funziona ancora molto bene, e molto meglio dell’uccello che invece vive di sprazzi, di sporadicità a momenti e futuro incerto, intendo la ghiandola che secerne fiducia. Volevo dire che oggi ci sono i fruttariani quando io già negli anni ottanta avevo cominciato quel percorso di benessere, quando cioè avevo ancora erezioni senza bisogno delle sconfitte giallorosse, quando insomma cercavo l’altra metà della mela per fare la macedonia con la mia banana. E forse sono diventato poeta proprio da quando ho preso atto che mi ci vorrebbe la password dimenticata, un intreccio di collant colorati, un algoritmo insomma che filtri le déblacle e comunichi al server solo i sussulti di un insperato Rinascimento sessuale.

sabato 4 marzo 2017

Sono scemo



Finalmente a grande richiesta di nessuno ecco il nuovo editoriale. So bene che in un mondo appena normale non dovrei scrivere su un blog ma guidare un furgoncino Bofrost per le consegne dei surgelati. Questa è la scorciatoia che mi permette di alimentare il lato mitomane che è in me, e se solo avessi avuto le capacità mi sarei laureato in teologia con una tesi su me stesso. La parte più strampalata di me può così dare sfogo alla propria natura, qui posso dire cose che altrimenti non potrei scrivere per lavoro. Il sogno è sempre stato quello di chiudere le mail con cordiali salumi. Perché sono come la giraffa che ha i pensieri lontani dal cuore, mi sono innamorato di Salcedo ma ancora non lo so. E poi perché di quel poco che ho letto in vita mia oltre a "Stadio" mi è rimasto attaccato solo: “Ironia. s.f. (dall’ingl “iron:ferro) - residuo ferroso ottenuto per distillazione a freddo di soluzioni ad alto tasso affettivo. Ha proprietà fortemente corroboranti, ma sapore vagamente metallico”. Vi ringrazio perché so che vi fate andare bene quello che scrivo come faceva il Bambi quando stava con la Nicoletta che era vegana ma che sapeva fare bene i pompini e allora lui si faceva andare bene il tofu. C’è anche che è meglio inventare storie qui che alla Rita, lei mi da di stronzo mentre qua se non piacciono al massimo scatta l’indifferenza. Mi è sempre piaciuto inventare, da quando scrivevo temi  e la maestra Bianco li leggeva ad alta voce (solo per dire il livello basso di una classe elementare della Gaetana Agnesi alla fine degli anni sessanta in San Frediano), fino a quando la Beatrice dalle poppe grosse mi chiese come mai mi soffiavo sempre il naso, e le risposi che tiravo di coca per non confessargli che invece ero allergico ai suoi due gatti. Sono stato sempre il meno intelligente, quando da piccolo riuscivo ad imparare ad andare sulla macchinina a pedali c’era sempre il Salucci che riusciva ad andare sulla barca a vela a pedali. Per fortuna ho avuto ragione io ad essere il più scemo, basta guardare i dati pubblicati sui redditi: la più ricca è la Fedeli, a dimostrazione che è stato meglio non studiare. Non solo, c’è anche un altro e più grande vantaggio ad essere ignoranti come una capra (oltre alle migliori caratteristiche nutrizionali del latte di capra), se in questo Paese essere troppo colti è una condanna (da qui la fuga nella notte dei cervelli), posso scrivere minchiate a piede libero da quando sono stato assolto per non aver commesso il fatto.

venerdì 3 marzo 2017

La sindrome degli sfavoriti


Le avventure dei nostri difensori sono pagine e pagine ricche di marcature perse che i selfie di oggi non potrebbero mai raccontare così vivamente. Tanto che delle volte vorresti Fazio della Roma mentre altre lo vedi così Immobile e allora tanto vale rimpiangere Mammana. Ora spero che certe battute non siano troppo sottili visto che in Toscana il prosciutto e la soprassata piacciono tagliati più grossi. A proposito di alimenti, sapete no che i giocatori Viola sono sottoposti a una dieta personalizzata, ecco, a seguito di questa scelta di Sousa, il Presidente del ACCVC Filippo Pucci ha emesso un comunicato dove si rende nota la conseguente variazione del regime alimentare anche dei suoi iscritti, che almeno una volta al giorno dovranno mangiarsi il fegato. Altro tema, certi giocatori che non giocano e che non ci spieghiamo il perché, quelli che agli occhi del tifoso sono equiparabili a dei veri e propri “fantasmi formaggino”, il problema non sta tanto nelle caratteristiche tecniche non compatibili col gioco del portoghese, ma in quanto formaggini, il fatto che contengono polifosfati li fa risultare non adatti alla sua dieta alimentare. Poi ognuno ha la soluzione, Sousa vorrebbe fare la frittata con le uova di Allegri (che a sua volta starebbe bene con  i vedovi di Prandelli; i vedovi allegri), Corvino vorrebbe avere il budget di Marotta, i Della Valle vorrebbero avere i terreni aggratis come gli Agnelli, e così alla fine tutti pensano che per fare una cosa fatta bene se la dovrebbero fare da soli senza dipendere invece da chi potrebbe limitarli, ecco che anche il tifoso tende a fare tutto da solo e quindi anche a farsi le seghe mentali. Nello specifico tattico, per non essere tacciato sempre come quello che non entra mai nel merito e che spara solo battute da Bagaglino, dico che in difficoltà così come i nostri difensori sui calci da fermo ricordo solo la Rita quando deve affrontare il cambio del copripiumone. E sono sempre più convinto che i secondi tempi seguono fatalmente la triste vita dei secondigeniti, e il crollo che compromette le partite è da associare alla cosiddetta sindrome degli sfavoriti. Senza più obiettivi, così come anche con Gentiloni al Governo fino al 2018, dovremo inventarci qualcosa per combattere la noia. Io bevo vini del Sudtirol. Poi se mi chiedete cosa c’entra questo fatto del bere, e montando il grandangolo, cosa c’entrano i copripiumoni e quindi tutto quello che scrivo con la Fiorentina, rispondo; allora che cazzo c’entra Gianni Mina?


giovedì 2 marzo 2017

Dopo Montella solo l'Abbazia di Novacella



L’unica maniera per cercare di eliminare la tristezza che ti rimane addosso come il puzzo di fritto dopo certi secondi tempi, è pensare a chi sta peggio. Spostando l’asse temporale; tipo i tifosi avversari alla fine del primo tempo. Non basta più quindi sapere che per accedere ai PC dell’ufficio il 50% delle password sono “MagicaViola” e il restante 50% “JuveMerda”. Una volta ero giovane e potevo affrontare stagioni fallimentari perché non capivo una sega. Ora però le cose sono cambiate, infatti non sono più giovane. Vorrei anche precisare che non ce l’ho con Salcedo per quella sua maniera un po’ ruvida con la quale si relaziona all’interno di aree protette da un regolamento cavilloso che prevede persino il calcio di rigore. Lui ha i suoi bei pregi come anche quelle ragazze dagli occhi bellissimi che però vorresti trapiantare nelle ragazze che hanno anche gran culi e belle poppe. Io penso che le difficoltà con le quali stiamo facendo i conti siano dovute a una certa mancanza di maturità, lo si nota bene quando la squadra riesce a passare da una cazzata difensiva all’altra senza perdere l’entusiasmo. Ormai la situazione che ci coglie sgomenti ogni volta che l’arbitro fischia l’inizio del secondo tempo è paragonabile alla casalinga che a dicembre deve lavare a mano in acqua fredda. Come dicevo nei giorni scorsi per fortuna mi salvo perché in questo periodo sono impegnato altrove, anche con la testa, in zone dove capisci bene che il Tavernello è l’unico vino che devi essere ubriaco per berlo e non il contrario. E comunque non è solo per il Pinot Nero, Riesling o Lagrein che la sfango, qua riaffiora forte il poeta che è in me, non solo titillato dalla neve che mi stimola a una visione più aulica dei secondi tempi, se fossi per esempio un giocatore della Fiorentina in avvio di ripresa, conscio di non poter sconfiggere il mio avversario, non farei falli di frustrazione che portano al cartellino giallo ma gli direi semplicemente che è ingrassato. Dicevo però non solo la neve mi rende immune dall’oblio dei nostri eroi in marcatura sui calci da fermo tipico dei secondi tempi, anche le avversità atmosferiche più rigide mi ispirano, oggi infatti piove sui volti Sylvaner.

mercoledì 1 marzo 2017

Un pensiero positivo sotto la neve



Se mi sono esaltato per la Fiorentina di Sousa fino a credere allo scudetto, la vita mi ha insegnato che sono un pessimo scolaro. E così oggi mi ritrovo a vivere dei secondi tempi fastidiosi come il tappetino sotto la frizione. Poi non volendo discriminare nessuno, nemmeno Salcedo per quel suo bullismo d’area di rigore, ieri l’ho chiamato Martedì Curvy. Le tesi filosofiche del gioco di Sousa mi appaiono oggi come un Platone d’esecuzione dal quale nessuno esce vivo. In questa merda fino al collo chiamata anche “dominanza dei secondi tempi” ci facciamo delle belle nuotate tanto per tenerci in forma. Alla fine ci possiamo consolare come La La Lafiorentina che è la miglior squadra per sbaglio. Per superare la tristezza dovuta a questi secondi tempi maleodoranti, e per superare la tristezza dovuta alla morte del mitico Leone di Lernia dico che mancano solo una manciata di ore a marzo, e che è ora di innamorarsi di nuovo. “No” quindi a guardare i secondi tempi e “Si”  invece a guardare i primi tempi come Bud Spencer guardava la padella di fagioli. Sarà che intanto a Campo di Trens ha cominciato a nevicare (nella foto l’incrocio che girando a destra porta a Mules), che un pensiero positivo mi ha assalito, improvviso, la Fiorentina di Sousa non è stata neanche costretta ad andare in Svizzera.