.

.

giovedì 31 ottobre 2013

Calvarese Calvè

La modernità del gioco di Benitez sta tutta nelle ripartenze, quelle che ai tempi di un suo parente stretto come Nereo Rocco si chiamavano contropiedi. Grandi interpreti del genere, per carità, ma la partita del Napoli è presto raccontata. Basta aggiungere il miracolo di Reina che con la punta delle dita sul tiro di Pepito ci fa sciogliere il sangue amaro e il gioco è fatto. Il resto lo fa tutto la Fiorentina monca di un riferimento davanti, ma con un Rossi gigantesco, capace cioè di stoppare palloni su palloni, girarsi e cercare lo scambio stretto, imprendibile e in crescita, imprendibile come anche Cuadrado scambiato da un altro monco per un simulatore di volo, anche la partita dell’arbitro rientra in un vecchio genere che nel calcio ha ancora tanti amatori soprattutto tra le giacchette nere, e genere datato chiama terminologie di un tempo, noi per descriverlo bene ci sentiamo di rispolverare un vecchio ma pur sempre valido “c’ha la mamma maiala”. Tra il calvario di una sconfitta immeritata e la truffa di Calvarese c’è da chiedersi se non sarebbe il caso che chi deve decidere non tolga almeno la squalifica a Cuadrado, sarebbe quantomeno un passo avanti oltre che giusto. Un precedente con Van Basten c’è già, le immagini e l’indignzione di chi ama questo sport anche, bisogna risarcire almeno in parte il consumatore. Del resto l’uomo è superiore agli animali, fanno eccezione il nano, Calvarese e la giraffa. E’ un peccato perché la squadra non si è mai disunita, ha recuperato il primo svantaggio con la stessa veemenza post rigore contro la Juve innescando una reazione che s’infrange sul palo del possibile raddoppio per essere mortificata dalla beffa di quello del Napoli. I partenopei non giocheranno e non tireranno più in porta, mentre la Fiorentina gioca a calcio e costringe il Napoli candidato allo scudetto a partita di provinciale sostanza, Napoli utilitarista anche se si vede che gli piacciono molto pure le auto sportive, specie se gliele regala l’arbitro. E la storia della compensazione? Calvarese avrà sicuramente scritto qualcosa nel referto e così per non passare da razzista compenserà facendo squalificare anche un bianco come Pizarro, e in questo caso sì che ci farebbe un piacere. Se credo alla provvidenza celeste? No, sono daltonico, e come hai fatto allora a vedere il cartellino rosso di Cuadrado? Il rosso emana calore, il Barone Rosso infatti aveva sempre la febbre alta, e leggo nelle stelle che ci hanno fregato, il fegato è gonfio, digerisco male certe partite e alla fine soffro di asteroidi. Cosa avrà visto Calvarese? E’ facile sbagliare specie se invece di uno solo a guardare c’è anche il giudice di porta, è stato messo lì apposta per aiutarlo a vedere cosa? E’ facile sbagliare. Ieri ero convinto di aver visto un gabbiano ma la Rita mi ha detto che era un sacchetto di plastica, io ero convinto che fosse un gabbiano, lei che fosse una busta di plastica e quindi che io simulassi, insomma lei era convinta del contrario di quello che avevo visto tanto che gli ho chiesto se per lei il contrario di un gabbiano è una busta di plastica? Il problema vero è che Calvarese quando torna da fare la spesa trova la casa invasa dai gabbiani. Calvarese è solo un po’ disorientato perché soffre di labirintite dalla quale non riesce ad uscire, spesso perde la bussola della partita perché per lui i punti cardinali sono alti prelati visti da lontano, Cuadrado gli è sembrato Baldassarre che si spargeva l’incenso in testa per via delle simulazioni. E’ certo che nessuno ha la verità in tasca,  e la moviola non serve in questi casi, meno ancora la movida che è persino più rumorosa, Calvarese la verità c’è l’ha nascosta in un cassetto segreto anche a se stesso e se si parte dall’assioma che tutto è già deciso, che la rondine non fa colazione, insomma, che non era rigore, anche un ciuco cieco capirebbe che l’apparenza inganna, il colpo è in canna e chi ha sonno deve andare a nanna. Non importa se è in area o fuori perché l’arbitro che ha un miraggio calcola sempre il raggio per tre e quattordici, perché l’arbitro che butta benzina sul fuoco del campionato non è altro che un benzinaio che calcola l’area di servizio. 

mercoledì 30 ottobre 2013

La riprova che Dio esiste

Quando gioca la Fiorentina al Franchi rispolvero volentieri un modo di dire che è a metà strada tra l’esclamazione tipica dopo il ritorno da un viaggio e una frase di Bergonzonii, “Casa Dolce Casa”, un po’ proverbio e un po’ rivista di Arredamento Pasticceria Arredamento. La Fiorentina è il dolce di fine giornata, a volte l’amaro, è l’arredo che riveste la passione di una vita. L’Artemio Franchi è intimo come il  bagno di casa,  a volte sono seghe, altre è occupato dalla sfiga o da Bergonzi e così ci si caca addosso. Da bambini si era tutti più liberi, invece, da infrastrutture mentali e non solo mentali proprio come il bagno, spesso ci si liberava pisciando felici sui muri. Firenze mi piace per due motivi: il primo e il secondo, nel calcio però ci sono anche i maledetti minuti di recupero che sono sempre di più, oggi la Lega sta addirittura pensando di non chiamarli più minuti ma quarti d’ora di recupero. Sono posticci e pericolosi i recuperi, fanno vivere in ansia la coda della partita, più di quanto Lele vive la crisi, sono guano a tappare le arterie, il recupero è terrore, è occhio sbarrato. In quell’arco di tempo il tifoso teme di essere colpito da una freccia. Il tifoso napoletano teme soprattutto Cuadrado. La partita è alle porte e io sono già alla finestra, mi piace guardare le prime luci del mattino, i primi rumori, spesso dedico i primi pensieri a chi non c’è più come il babbo, oppure a chi ha deciso di andarsene troppo giovane perché non stava più bene con se stesso, come Stefano, che un giorno decise di suicidarsi, si mise la camicetta di quando aveva quattro anni e allacciò il bottone del colletto. Il fatto che lei l’aveva lasciato non è mai riuscito ad accettarlo, ma quando penso a loro li ricordo felici, capaci di baciarsi sulla terrazza mentre molti si baciano sulla bocca. Oggi che giochiamo in casa ricordo Stefano con il quale ho fatto tante trasferte, vorrei dedicargli la vittoria di stasera come per roportarlo a casa, aveva tanti amici e abbiamo sempre cercato di dimostraglielo anche se non è servito, alla manifestazione d’affetto infatti c’erano tanti cartelli per lui. Devo aprire una parentesi visto che ieri si è parlato di molti problemi che affliggono l’Italia, ma nessuno ha accennato allo scandalo dei preti pedofili, e a questo proposito vorrei precisare che io non ho mai fatto sesso con i bambini perché non sono così religioso. Anche se oggi c’è un certo ritorno alla castità, molte donne infatti mi dicono di no, giovani e meno giovani, forse un valore ritrovato che proprio la chiesa sta cercando di far riscoprire, poi se funziona soprattutto con i giovani proverà anche con i preti. Per tornare a Stefano ricordo che quando vincevamo inventavamo storie, quando eravamo felici e affamati eravamo un po’ condizionati, se perdevamo il tema di fondo era invece sempre la merda, il meglio della nostra produzione si realizzava dopo aver espugnato campi lontano da casa, in quei ritorni da lontano avevamo il tempo per creare quella che oggi è una preziosa raccolta fatta di un unico racconto breve scritto dopo una vittoria a Terni ad una prima di campionato se non ricordo male con gol di Desolati. il succo della storia era che le foche esistenti sulla terra sono di due tipi, foche buone e foche cattive, solo che le cattive erano anche ripiene e le chiamavano focacce. Siccome ci fecero mappazza ricordo che per buttarle giù bevemmo proprio il succo del discorso. Se la prova che esiste Dio è che all'Ultima Cena ha fatto sedere tutti dallo stesso lato del tavolo, in modo che Leonardo li potesse dipingere, la riprova sarebbe la vittoria della Fiorentina stasera. Da dedicare a Stefano che non ci credeva. Quante bombolette spray ho finito e quanti pedaggi ho pagato per convincerlo.  

martedì 29 ottobre 2013

La Gina

La prima vera donna emancipata di San Frediano che ho conosciuto è stata la Gina, che già a metà anni settanta usava un tipo di spirale che non era quella di violenza che oggi purtroppo è tristemente alla ribalta delle cronache. Viveva da sola in via del Campuccio non rischiando mai il femminicidio, mentre la sua spirale come vedremo più avanti era una versione ancora da mettere a punto. La prima volta che mi fece salire per invitarmi a pranzo ero teso come una corda del violino di Gilardino, impacciato come De Silvestri con il pallone tra i piedi, mentre lei generava saudade come ai brasiliani che giocavano nella “Fiorengina”, la lontananza da casa. Era più disinvolta di me, un po’ come De Silvestri più a suo agio con il pentathlon, il buon odorino che proveniva dalla cucina mi aiutò ad uscire da un impaccio precipitato invece nella spirale della paralisi, gli aromi di quei suoi manicaretti erano migliori di quelli che uscivano dalle sue maniche, di buona mascella ma di pessima ascella. Mi tranquillizzai e abbozzai finalmente un accenno di dialogo dopo essermi seduto su uno sgabello scomodissimo facendo finta di essere a mio agio. Nascosi le smorfie di dolore di un crampo al polpaccio dietro a un sorriso stizzoso: "Scommetto che sei una buona cuoca", dissi in tono ammirativo e poco credibile. "No, non lo sono affatto, non so fare nessun piatto in particolare", mi disse versando i maccheroni nella teiera. Questo per dire che non è facile avere a che fare con i precursori come del resto lo è anche Montella, capirlo subito vorrebbe dire essere tutti dei precursori, così come Lud che vede quello che noi non vediamo, così come la Gina che lanciò il maccherone delle cinque invece dei soliti biscottini da inzuppare. San Frediano non è stata e non sarà mai Londra. Prendiamo Cassano, un’altro di questi geniacci che ci appare per quello che non è, sembra grasso ma invece è soltanto pieno di se proprio come Lud che probabilmente a Massaciuccoli appare come un precursore grasso. Balotelli è forse l'unica testa di cazzo che è invece come appare. La Gina che conosceva benissimo gli uomini me lo disse subito che abbiamo solo due sentimenti: arrapato e affamato, e quando constatò, rammaricandosene, che non avevo nessuna erezione mi fece un toast. Anche Lud sembra avere una bella faccia toast. Poi scoprii quasi subito che quello della Gina non era affatto un invito disinteressato ma un agguato in piena regola, una finta ubriacante come quelle di Cuadrado ma alla quale non abboccai, voleva farmi trombare per un motivo preciso, e così cominciammo a litigare come Mazzarri con Varriale, e mentre litigavamo mi chiedevo il perché stavamo lì nella stessa stanza a discutere, e la risposta era nella solita legge degli opposti. Lei era incinta e io no. Cercava qualcuno che si accollasse quella paternità a mia insaputa, aveva lo stesso problema di Deyna con i gol quando c’è una deviazione, se sono argentini nessun problema di assegnazione altrimenti son cazzi e diventano tutte autoreti. Ma io ho imparato troppe cose dalla strada per farmi fregare così, soprattutto ad essere più sfacciato come Matos quando subentra, lui guarda Pepito e impara, io invece ho imparato tanto studiando i semafori, prima ero timido poi ho capito che quando uno di loro diventa rosso non lo fa per timidezza, e allora ho cominciato a bere per far credere che fosse quella la causa del mio rossore. Ricordo le parole di mia madre che mi disse sicuramente qualcosa prima che uscissi per andare dalla Gina, forse capì dove andavo perché mi ero improfumato tutto con l’Acqua Velva del babbo, e qualche rammarico ce l’ho per non averla mai ascoltata, sicuramente mi avrà messo in guardia da quella troia, ma non sono nemmeno poi così sicuro che fossero consigli utili proprio perché non l’ascoltavo mai. La Gina era belloccia ma un po’ trascurata come certe marcature in area di rigore della Fiorentina specie sulle palle alte, come Lud del resto trascura con nonchalance un certa colorita attenzione del Colonnello nei suoi confronti, la Gina si lavava poco questo è il punto, era come se fosse appena scesa dal furgoncino della Volkswagen dopo un viaggio di una settimana a Capo Nord tra i figli dei fiori e senza il sapone di Marsiglia, in San Frediano si malignava su questo suo aspetto sostenendo che il Teatro di Cestello gli avesse proposto di reinterpretare da sola la versione teatrale di “Quella sporca dozzina”. Chiudo dando i numeri anche se il modulo che usavamo noi in piazza del Carmine era l’ormai sorpassato “ A chi buca entra”, e sperando che Lud possa apprezzare anche se non è nemmeno il 433 a lui tanto caro, ma quelli della Ferrari 355 del Marchese Torrigiani che amichevomente chiamava “Cinque minuti alle quattro”. Come si vede Lud è sempre avanti.

lunedì 28 ottobre 2013

E' bello essere tifoso uomo

Terza vittoria in una settimana con 9 gol all’attivo e tre punti in più dello scorso campionato, vincere contro la disperazione del Chievo alla terza partita in 8 giorni non era poi così facile, specie dopo essere andati in svantaggio, la condizione tattica preferita dei clivensi che gli aveva permesso di rannicchiarsi come un feto tutti dietro alla linea della palla. Squadra di gran carattere quindi, concreta e determinata, questi sono i meriti maggiori di Montella. Si, niente bagordi post Juve, niente rilassamento post Pandurii, niente più post di Lud su Ljajic, la squadra non è sazia come invece lo sarebbe stata anni fa dopo una vittoria storica sulla Juve, porta a casa un’altra vittoria importantissima dimostrando di essere matura anche per portare finalmente a casa qualcosa di tangibile come una coppa, proprio mentre Montolivo corona il suo sogno di essere al centro del progetto milanista e allo stesso tempo a centro classifica. Il Chievo è feroce, Sannino è più Saladino, costantemente fuori dall’area tecnica come a voler spingere i suoi, e il gol casuale subito dalla Fiorentina ha messo a dura prova la solidità della squadra che prima rischia di subire il raddoppio e poi con Cuadrado squarcia la fiancata veronese mandando sugli scogli le speranze di una società che ha comunque compiuto dei veri miracoli in questi anni di serie A. Questa Fiorentina capace di soffrire, di reagire e poi congelare il vantaggio, piace, si specchia meno ma sa quello che vuole, e quello che vuole è quello che ci piace di più. La Fiorentina di oggi dimostra ancora una volta la sua capacità di cambiare più moduli all’interno della stessa partita, questa è una delle sue grandi qualità, oltre naturalmente alla bravura dei suoi interpreti. Un anno in più di esperienza e una squadra più quadrata ci permettono quest’anno di raddrizzare partite difficili, le stesse che in altre occasioni non avremno rimesso in piedi. Il campionato più in generale vede un’ammonizione per simulazione a Balotelli, una sconfitta del Milan che lascia Galliani senza Parolo, Borja Valero confessare una deviazione e concedere un angolo al Chievo che l’arbitro non aveva visto, un bel gesto che conferma la sua statura, mentre la classifica si spacca in due con una Roma sempre più stupefacente, capace anche senza Totti di vincere addirittura in 10 a Udine la sua nona partita consecutiva, Napoli e Juve sempre al di là del solco tracciato dai giallorossi e mercoledì vincendo potremo far sentire il fiato sul collo proprio ai partenopei, con quei 4 punti sperperati sciaguratamente saremmo già stati alla pari, e quello era il posto che ci compete in questo momento. E’ davvero bello essere tifosi la sera dopo la vittoria della Fiorentina, non a caso tifoso vuol dire soprattutto uomo, un altro indiscutibile vantaggio che messi insieme fanno un pacchetto che ha tutta una serie di facilitazioni a cominciare dal fatto che essere tifoso uomo è bello anche perché le scene di nudo nei film sono praticamente sempre femminili. La vacanza di 5 giorni dell’uomo tifoso necessita una valigia sola, tutti i suoi orgasmi sono veri, il suo cognome resta sempre uguale, riesci ad aprire i vasetti da solo. Insomma, la doppietta di Cuadrado ci lancia verso un mercoledì da leoni, mentre il lunedì dell’uomo tifoso dopo la vittoria ha il sapore inconfondibile dell’altro meraviglioso pacchetto triangolare che ha invece la donna in esclusiva, poi puoi anche diventare presidente della repubblica, non devi rimettere in ordine l’appartamento se arriva un tecnico a leggere i contatori. Una Fiorentina così matura consente al tifoso uomo di fare considerazioni profonde sul fatto che i meccanici d’auto ti dicono la verità, la gente non sbircia il tuo torace mentre ti parla. C’è sempre una partita trasmessa da qualche parte. Baywatch.

domenica 27 ottobre 2013

Il triangolo d'erbetta

Ieri ero in soffitta a rovistare tra ricordi e la polvere, in un baule della nonna di cui però ho sempre preferito la torta, ho ritrovato una lettera della Paola che mi scrisse quando decise di mettermi a disposizione la sua proprietà. Quello almeno fu quanto capii allora, rifiuatai ringraziando perché io ce l’avevo già una casa, in via de’ Serragli al 156 dove sono nato. La Paola non era certo quella che si può definire una persona diretta, non è che non arrivasse mai al nocciolo, amava solo giocare con le parole, e quando comprava le olive dal Tozzi preferiva quelle senza nocciolo. Girava intorno alla questione disegnando traiettorie sognanti come quando girava intorno alla fontana di Boboli per buttare il pane ai cigni, lambiva il succo del discorso più tradizionale invece di berlo, era bella da bere tutta d’un fiato, dalla dialettica tagliente e tangente, per chiedermi di riportarla a casa ci metteva così tanto che faceva tardi e alla fine venivano sempre a riprenderla. Abitava in via Pindemonte alle spalle del viale Petrarca, quando provavo a stringere i tempi lei mi faceva vergognare di essere così rozzo e sbrigativo. Ci voleva più tatto mi diceva, mentre io volevo usare il tatto solo per toccargli le poppe. Oggi so che sbagliavo le parole. Una storia difficile che mi ha segnato, e lo fece proprio lei usando arabeschi dialettici, anche solo per prendere una spuma al cedro dal Torcini, prima di ordinare partivo dalla sete atavica, per farmi apprezzare da lei e conquistarla mi allenavo tutto il giorno parlando per metafore, alla fine stavamo ore e ore insieme senza mai concludere niente, i suoi arabeschi e le mie metafore servivono solo per contribuire a non capire niente di quanto ci dicevamo. Ci piacevamo ma era come se ci fosse l’ostacolo della lingua tra di noi, era invece il suo modo di essere che mi aveva fatto venire un sacco di complessi, mentre la lingua l'avremmo potuta utilizzare in maniera molto più piacevole. C’era qualcosa in lei che però mi attirava, forse proprio quel suo modo strano di coltivare l’interesse per me, poi però conobbi la Daniela che invece voleva trombare senza fare tanti discorsi, l’esatto contrario, e così ci perdemmo di vista. Ieri però quella lettera mi ha fatto capire che la colpa era stata mia, che non avevo capito la sua eleganza nel proporsi. Perché anche lei avrebbe voluto trombare, solo che non lo aveva espresso come la Daniela che non lo aveva neanche espresso, una allargava il concetto l’altra direttamente le gambe. Quella lettera ritrovata mi ha fatto capire quanto sono stato ingenuo, sono rimasto come sospeso in quel ricordo e ho rivissuto mentalmente tutta quella strana storia fino a quando mi sono destato una volta ripercorsa anche tutta via Pindemonte fino al 43 dove abitava, di soprassalto mi è tornato in mente il modulo di Verona, forse un  4 - 3 - 3. Ed ora prima del Bentegodi la lettera della Paola: “Egregio Gianni, ho l'onore di informarti che potrei mettere a tua disposizione un appartamento sul davanti di una graziosa proprietà  che mi venne da mia madre con un triangolo di erbetta che cresce sull'entrata principale. Tale entrata, una volta piccola e stretta, è stata necessariamente ingrandita dai lavori effettuati dal primo locatario tanto che oggi presenta un ingresso ampio e facile. Il solo inconveniente, se così si può chiamarlo, è la vicinanza di una nobile famiglia di marchesi che si fa vedere una dozzina di volte all'anno ma solo per pochi giorni. Qualche locatario ha trovato l'alloggio molto umido, ma ciò non ha recato alcun fastidio, anzi la dolce temperatura che dentro vi regna e l'ambiente sono stati molto apprezzati. La suddetta proprietà dispone anche di una piccola entrata sul di dietro, nascosta tra due terrazze a rialzo, ma tengo a precisare che per nessuna ragione concedo l'entrata da quella parte. Ti faccio anzi presente che sono stata costretta a dare disdetta all'ultimo locatario appunto perché voleva usarla per forza mentre io volevo riservarla per usi strettamente personali. Mi preme farti presente che è mio desiderio trovare un locatario esperto nell'arte del giardinaggio e che sappia tenere l'alloggio in perfetto stato d'ordine e di godimento. Il gas è installato sul di dietro e l'acqua sul davanti con una presa nell'entrata principale, così che l'occupante non ha che da applicare il tubo di alimentazione per innaffiare l'orto. Come vedi la mia proprietà ha dei pregi innegabili e sono sicura che vorrai visitarla. Ti comunico di essere a tua disposizione e con l'occasione ti prego di gradire i miei più cordiali saluti.” Forse era anche più maiala della Daniela.

sabato 26 ottobre 2013

Come in un film

Rivivo ancora il film della Partita, una grande sceneggiatura, grandi gli attori, il finale avvincente, la fotografia della coreografia, le musiche di Narciso Parigi. Un capolavoro che lascia traccia indelebile nella storia degli Oscar Viola. Faccio fatica ad uscire da quella proiezione, ma oggi è ancora sabato, la nuova partita è solo domani, possiamo parlarne ancora, riviverla, perché da quella partita abbiamo imparato tante cose, come a proposito di film ci ha insegnato proprio la storia del cinema. Intanto che le partite finiscono solo al novantesimo, così come è vero che nei film solo gli sfigati vano in giro con la Panda. Non ci ricordavamo un’emozione così come del resto i genitori che si chiamano ancora “amore”, “tesoro”, “caro”, “cara” anche dopo trent’anni di matrimonio probabilmente perché non si ricordano il nome del coniuge. La goduria infinita della successione degli eventi è pari solo al fatto che nei film non esiste alito cattivo o cispa negli occhi la mattina alle sette quando è sempre tempo di effusioni. Alla donne dei film non crescono mai i peli, alle attrazioni fatali segue un’arrapamento irrefrenabile che li porta dentro al primo hotel ma lei non ha mai le mestruazioni. Cosa vuol dire la volontà, le motivazioni, cosa vuol dire un gol che sposta gli equilibri, come ad un attore basta volerlo e riuscirà a scansare persino i proiettili. Buffon non lo voleva. Pepito non si fa ne in quà e ne in là dopo una tripletta feroce che sfregia la Juve, con quella faccia pulita che è in contraddizione piena, mi ricorda tutte le donne dei film che avranno sempre paura dei pipistrelli, poi però osserveranno le morti più truculente senza sobbalzare minimamente. Il calcio espresso in quella partita è il vero punto in comune, in qualsiasi stato andremo riusciremo a comprendere benissimo da una parte cos’è successo e dall’altra tutti i linguaggi, compresi quelli degli Extraterrestri. E’ bello quando una partita così finisce senza strappi o lussazioni, quello che succede gettandosi in caduta libera in una tromba di un ascensore di un palazzo di 80 piani, gli attori riusciranno sempre ad aggrapparsi con solo l'uso di metà falangi ad una piccola sporgenza metallica e tagliente senza subire appunto né tagli né strappi né lussazioni. La sequenza dei gol è stata assurda come lo sono le fiche che svolgono i lavori più sporchi o più strani e inverosimilli. Siamo usciti dallo stadio belli come il sole, insomma, come appena alzati dal letto saranno sempre perfettamente pettinati e a volta anche truccati. Non c’è quasi più tempo di ricordare quelle emozioni, mentre le mamme abitualmente preparano uova e bacon per i loro familiari ogni mattina, anche se né il marito né i figli hanno mai il tempo per mangiarli. La luce di questa partita è come quella delle cucine che non hanno interruttori e così non si può spegnere. Al suo posto, quando si entra in una cucina di notte, si dovrebbe aprire il frigo ed usarne la luce interna. Sempre pronta ad accendersi come il meraviglioso ricordo di Fiorentina-Juve 2013. Per parlare con Gomez sarà facilissimo come nel caso volessimo farci passare per ufficiali tedeschi, non sarà necessario parlare la sua lingua. Basterà sfoggiare un accento tedesco. Conte è uno stronzo come tutti gli agenti dell’FBI. Se in uno stadio vediamo uno stronzo quello è Conte, se in un film vediamo un uomo vestito di scuro è sicuramente dell’FBI. Il ricordo della partita è indelebile, il campanile di Giotto è visibile da qualsiasi finestra di Firenze. Questi nostri ricordi non moriranno mai mentre i poliziotti onesti e seriamente dediti al loro lavoro vengono di norma uccisi tre giorni prima di andare in pensione.

venerdì 25 ottobre 2013

Il gol fallo, l'italiano sallo

Dalla prodezza di Joaquin in poi è stato un primo tempo senza più storia, mentre i primi 20 minuti sono stati utilzzati dalla squadra per ruttare calcio e smaltire così la  fermentazione dei festeggiamenti. Il giovane Matos dimostra di avere confidenza con il gol che guarda sempre dritto negli occhi, con una familiarità che ricorda quella della prostituta con il preservativo, mentre il primo tempo di Mati è tutto un caracollare dromedario che porta a spasso per il campo insieme alle nostre perplessità. Neto conferma sulle palle laterali  basse la sua migliore qualità. Montella malgrado il doppio vantaggio ripresenta la stessa squadra all’inizio della ripresa, poi Cuadrado smantella la difesa del Panduri come un campo nomadi, in un secondo tempo dove gestiamo e sprechiamo gol almeno quanto sono stati i soldi gettati sulla Salerno - Reggio Calabria. Insomma, promosse anche le seconde linee, Compper è puntuale come Equitalia e asettico negli interventi come un chirurgo, Bakic cresce e lascia buona traccia di se. La terza vittoria consecutiva in coppa mostra forse la miglior squadra italiana in Europa fino a questo  a momento, la sensazione è che dopo la vittoria con la Juve la squadra abbia fatto il salto, anche Della Valle è cresciuto e così si è messo la cravatta come se dovesse andare alla comunione del figlio. Devo dire che anche se il Pandurii non è il Barca bisogna essere comunque soddisfatti, del resto la vera felicità sta nelle piccole cose, come appunto una vittoria con una piccola del calcio europeo, o una piccola villa, un piccolo yacht, o una piccola fortuna. Si, stiamo ricominciando a giocare bene, adesso ci vuole continuità a cominciare dalla vittoria a Verona, le perplessità per un paio di risultati fasulli, e per lo sciopero del gioco a singhiozzo sembrano essere cancellate. Che bella squadra, anche senza Gomez siamo fertili come una donna dalla prima mestruazione alla menopausa, siamo appagati, andiamo a letto sereni e non come chi invece dopo averne presi 4 + 2 a Madrid in tre giorni va a dormire con problemi sessuali e si risveglia con la soluzione in mano, oppure va a dormire con il prurito al culo e si sveglia con un dito puzzolente. Noi no, non abbiamo il loro patè d’animo, adesso riposiamoci e diamoci una bella rifucilata per affrontare con la determinazione feroce di voler vincere domenica. Magari uniamo l’utero al dilettevole e portiamo a casa i tre punti da Verona. Conte ha detto che di fronte alla clamorosa rimonta Viola è rimasto putrefatto, molti juventini hanno sodomizzato la sconfitta, altri hanno avvertito un forte dolore in mezzo allo sterco, noi Viola no, noi siamo proprio agli antilopi. Siamo felici e fiduciosi, e in un momento così bello voglio spezzare un’arancia a favore della Beatrice che ha si un gran bel culo ma ha anche problemi seri con la vista che non gli permettono di vedere la sua squadra del cuore dalla curva Fiesole, mi dice sempre “te che scrivi su un blog cerca di speronare la causa dello stadio nuovo”, e ha ragione da vendere perché come io ho il piacere di vedere nitidamente il suo curvino a mandolino lei ha il diritto di vedere la sua bella Fiorentina da una distanza ragionevole, è molto tenera a differenza di quel suo marmo posteriore, quando strizza gli occhi come una talpa e guarda la baguette che compro dal Materassi scambiandola per il mio uccello, si, è vero che è una vogliosa e pecca così tanto da dirmi che quando muore vuole essere cromata, ma vorrei aiutarla quando mi dice che da vicino ci vede bene ma che da lontano è lesbica.

giovedì 24 ottobre 2013

I segnali del destino

Oggi c’è la partita e dovrei scrivere di quella, ma neanche sotto tortura, nemmeno se mi proponete in cambio l’antidoto ai post di Marco Siena. No, non voglio. Rimango abbarbicato ancora un po’ alle emozioni di domenica. Poi domani volto pagina, riaggiorno il calendario delle emozioni e commento la partita di Europa League. Non scrivere proprio niente però non sarebbe nemmeno funzionale al blog, oltretutto una scortesia nei confronti dei nativi di Matera che ci rimarrebbero di sasso, dalla tasca di Paloscia ho recuperato il primo referto arbitrale della prima partita della storia del calcio, in riferimento alla prima ammonizione per gioco falloso nei confronti del primo difensore che sgambettava per la prima volta la prima punta lanciata verso il primo gol, l’arbitro annotava oltre al numero del giocatore anche il primo scontro verbale della storia del calcio. La punta infatti si rivolgeva al suo marcatore con la seguente frase “Parmi tu preferisca lo pesante gioco”. Questo è un mio personale cadeau per chi come voi ama il calcio e i suoi dinosauri. Poi vi racconto una storia di San Frediano, una storia di sesso nata per strada e finita a San Giovanni di Dio. E dire che i segnali c’erano stati tutti.

mercoledì 23 ottobre 2013

Il frantoio di via Senese

Partite come quelle di domenica sono un patrimonio del tifoso, andrebbero prese ed archiviate nella memoria con l’evidenziatore, che invece non è altro che il patrimonio dell’Uniposca. Si fa molta dietrologia nel calcio, questo blog si differenzia proprio perché può vantare invece interventi di ben altro spessore, la cultura si taglia a fette come un cheesecake, e dopo il dolce c’è anche l’amaro di certe considerazioni profonde su Gomez, aspetti di un calciatore che non ti aspetti e che rientrano a tutti gli effetti in una materia affascinante come la filosofia, la mia materia preferita fin da quando andavo a scuola, il mio filosofo preferito era infatti Campanella. Il blog mi presenta anche il conto però, salato, mi tira fuori una deriva di pigrizia che forse un po’ deriva  anche dall’età, c’è insomma questa simbiosi con il PC che mi ha costretto mio malgrado ad abbandonare l’allenamento per la maratona di New York, per sentirmi meno in colpa e anche perché sono molto legato al mio Paese, non appena posso mi rifugio a meditare e ad allenarmi a Matera, la staticità dei suoi sassi mi fanno sentire una persona molto più dinamica. Purtroppo non ho buone notizie per chi teme lo scudetto dei giallorossi, perché dopo la profezia dei Maya, la profezia dei mejo, tra una puncicata e una pajata, indica proprio la Roma come vincitrice del titolo. Mentre in questi giorni di maltempo, di SMS della protezione civile che mi avvisavano della chiusura della scuola di Tommaso, immagini di esondazioni, bombe d’acqua, la FiPiLi allagata, mi sono reso conto che anche agli eventi naturali associamo il sospetto, ormai pensiamo tutti male come Andreotti, sempre, e non solo in riferimento agli arbitri o alla Juve, no, io in questi giorni mi sono convinto che in realtà la pioggia è stata creata dalla lobby degli ombrelli. Anche per questo motivo ci sono forti pressioni per non coprire lo stadio. Intanto ho scoperto che le persone che perdonano sono quelle più ricche, non solo interiormente come ci insegnano tutti coloro che hanno un rilevante patrimonio immobiliare, anzi, chi è più portato a mettere una pietra sopra si costruisce tante case, Corvino grazie al Gat e a quell’altra fava di Massi74 s’è costruito un intero villaggio di trulli. Oggi svario, scusatemi, ma sono ancora troppo felice e così voglio condividere con voi non solo la foto di Joaquin ma tutto ciò che mi capita, tranne il trombare, ieri mi hanno chiamato al cellulare, Sky, due volte, per rifilarmi il nuovo pacchetto hd sport, poi Vodafone per la nuova offerta sms e internet veloce, poi Wind, poi Enel Energia, e per ultimo Papa Francesco, ma aveva sbagliato numero. Un accenno anche alla cucina che tralascio sempre troppo colpevolmente, per fortuna ci pensate voi a mandare il menù del giorno, tra becchime per gli uccelli, riti tribali con ossa di pollo, vorrei darvi un consiglio che va al di sopra delle abitudini alimentari che uno si è scelto più o meno legittimamente, quindi a prescindere dalle proprie convinzioni, la cosa importante, quella che unisce tutte le declinazioni alimentari, la norma fondamentale, è che per evitare gli effetti indesiderati di una qualsiasi dieta il consiglio è quello di effettuarla sempre dopo i pasti. Poi vi racconto dell’Ornella, una truffatrice, mi adescò alle Scuderie, aveva la fama di’essere una ninfomane, e l’adolescente medio alle prese con la cecità dell’autoerotismo aveva un certo debole per queste figure di quartiere spesso romanzate. Ma l’Ornella in realtà si dimostrò un grande baro, era tutta messa, spacchi e mezzi spacchi, tacchi e mezzi tacchi, trasparenze, pizzi e merletti, e poi tutta una serie di strani tiranti che avevo visto solo nelle architetture dei ponti americani, lo sguardo lasciava intendere un paradiso fiscale del sesso, deglutii, mi feci coraggio e la seguii mentre girava leggermente la testa per capire se le andavo dietro mentre si dirigeva con la sua preda nella rete verso via Senese dove spremeva, aveva una frantoio di spermatozoi, ma questo andava anche bene. Il dramma fu quando si tolse il sistema di tiranti che puntellavano i suoi carichi pendenti, i suoi seni mi si riversarono addosso come due slavine, erano come due stelle. Cadenti. Quando l’ho vista nuda ho espresso un desiderio. Ma non arrivò mai la Protezione Civile e allora mi trombò fino a quando non uscì più olio dalle mie olive.

martedì 22 ottobre 2013

Come il culo della Beatrice

Calata un po’ l’ubriacatura e vomitata tutta la gioia su una Firenze allagata da una bomba d’acqua mentre un tempo c’era solo quella di Ramon Diaz, oggi è possibile ritornare sul match, come un bicchiere di vino la mattina dopo a colazione  per ubriacarsi di nuovo. Qualche fotografia scattata dalla terrazza della nostra felicità, una ripresa dal Piazzale per inquadrare la nostra culla e sentire ancora i boati dei gol che ci cantano la ninna nanna. E vedere Pepito Rossi che si erge sulla partita come la Cupola del Brunelleschi, Neto che ci tiene in piedi come un panino con il lampredotto a metà mattinata. Intanto mi sono innamorato definitivamente di Borja Valero, la sua eleganza mi ricorda tanto i tessuti di Bianzino con i quali mia madre mi cuciva le camice, un altro negozio che non c’è più in piazza Duomo, il suo disegno cachemire era come il suo controllo di palla, i suoi tocchi sono i merli di Palazzo Vecchio che ancora ci fischiano nelle orecchie, la palla di prima che innesca il contropiede del 4 a 2 è il Rinascimento del calcio. La sua semplicità di gioco mi ricorda l’asilo con il suo pergolato di glicine. Oggi mi ritrovo più forte ma con un debole per Matos, come ho avuto sempre quello per il culo della Beatrice, mi piace la sua sfrontatezza come quelle natiche arroganti, la sua vitalità come quel sedere dalla tonicità di marmo. E poi il primo gol di Joaquin capace di portare i secchi della speranza su una partita che ci aveva lasciato a bocca secca, Montella e il suo equilibrio, lo spirito di squadra, il pubblico, la coreografia, Firenze, Andrea tarantolato, lo striscione “Tevez levati la maschera non è ancora Alloween”. Diciamo che una volta fatta risalire la goduria con una buona bottiglia di ricordi, e vista l’orgia di emozioni, l’ubriacatura mi spingerebbe verso tutte quelle donne che battono in mezzo agli angoli delle strade per liberarle almeno di quelle scomode etichette, vorrei tanto mettergli la sciarpa Viola al collo, e invece di considerarle puttane gridargli “bisettrici”. Mi sto accarezzando il ricordo della partita come fosse un gatto sulle ginocchia, lui fa le fusa e io lo coccolo. Non se ne esce più ed è pericoloso, perché ho un sorriso ebete come fosse una paresi. La Rita sostiene che non sto bene, che sono troppo stressato. Mi sento molle, riverso impunito sulle agiatezze come un imperatore romano, arriva il Panduri che non è quello di Verona e che forse riuscirà a scuotermi da questa estasi. Ma perché ridestarmi da questa situazione di sballo interiore? Forse perché potrebbe essere somatizzato fino a diventare cronico? Non mi voglio scuotere, si, voglio prendere un circolo, accarezzarlo e farlo diventare vizioso. Si, voglio morire così, come sul culo bianco di Carrara della Beatrice. Oggi vorrei che fosse Carnevale così anche i pagliacci, le puttane e i falsi passerebbero inosservati, perché Il martedì non è un giorno facile per nessuno, oggi abbiamo la fortuna di renderlo meno difficile. Adoro invece il lunedì, il lunedì è un giorno speciale, quello che viene subito dopo la domenica della vittoria in rimonta 4 a 2 sulla Juve, la mattina ti svegli pensando che è domenica, fai colazione come se fosse una domenica, a pranzo mangi il "rimasuglio" della domenica, a cena mangi i rimasugli dei rimasugli del pranzo della domenica, finisce il lunedì ed è già martedì, che sinceramente non serve ad un cazzo, il martedì dovrebbero abolirlo, è il giorno in cui iniziano i problemi, perché non sai cosa mangiare, devi scervellarti perché, se il lunedì "hai la scusa" per mangiarti le lasagne avanzate dalla domenica, il martedì no. Il martedì partono i sensi di colpa e quindi giù di fesa di tacchino con panino integrale. Grande il lunedì dopo la vittoria in rimonta 4 a 2 sulla Juve, ti prego non finire mai! Ci sono cose che ti lasciano qualcosa dentro, e Alien questa volta non c’entra niente. Siccome sono troppo felice per sciuparmi il martedì dopo il lunedì dopo la domenica perfetta, lascio l’ultima considerazione sulla giornata di campionato appena trascorsa ad Hannibal Lecter che riferito a Mazzarri sostiene che certe persone proprio non le digersce.

lunedì 21 ottobre 2013

Meglio di una trombata

Ci sono pensieri che arrivano alla testa di Conte scortati, in quei 16 minuti di orgasmo Viola l’allenatore della Juve ha pensato che il mondo stava finendo, si è impaurito e il gatto che tiene in testa non ha più 7 vite ma 4 gol. Chi ama l’arte informale come me lo può dire, la provvidenza è astrattista, non si capiscono mai i suoi disegni, ma quando sono come quelli di ieri sono bellissimi. La tripletta di Rossi è l’orgasmo dentro all’orgasmo, le mitragliate di Tevez e Pogba uno scarobocchio su una tela bellissima tela, la coreografiaa rende la curva la più graziosa distanza tra due punti. I tre punti invece ci puntellano la classifica, mentre la vittoria ricolloca le ambizioni là dove gli infortuni avevano piazzato cariche esplosive, in attesa che Gomez rientri a prendersi il peso di un attacco che non può rimanere troppo a lungo solo sulle spalle del piede sinistro più bello del campionato. Forse è una vittoria che equivale davvero ad una trombata, forse di più o di meno, dipende, speriamo comunque senza preservativo, in modo che questa gioia infinita possa essere rimasta incinta e così figliare come i conigli tante altre gioie come questa. Oggi posso dire che una notte d’amore è una partita in notturna in meno della Fiorentina. E’ una gioia troppo grande per esprimerla da solo in bagno come fosse autoerotismo, una gioia che necessita di un commento da condividere completamente, da scrivere insieme insomma, e allora inserirò via via qualche vostro pensiero...Cominciamo con il Sopravissuto "Io ho festeggiato non guardando la Domenica Sportiva. (Dopo Conte, ascoltare il piangina-Mazzarri sarebbe stato troppo! Giá vede un complotto, il nipote di Nereo...-" Intanto Lud sente l'assenza di Ljajic mentre Bernardo Brovarone "SVEGLIA...giù dai letti...c'è l'aereo per Madrid....INFAMI"... Ed ecco Foco dopo aver fatto il culo alla cameriera"
Tra le cose migliori della partita secondo me: Neto. Giudicato fragile psicologicamente, tiene aperto lo spiraglio da cui passa la vittoria grazie alla tranquillità e alla concentrazione. È l'anticorpo che impedisce alla ferita di infettarsi. Roncaglia. Non so se ci avete fatto caso ma oggi non ha mai sorriso ad arbitro e avversari. Ritrova la faccia da Charles Bronson in tempo per la partita giusta, l'Apache sente puzza di antichi conflitti tribali e gira a largo. Pulito anche negli appoggi oltre che negli anticipi. Ritrovare il Facundo della prima fase dello scorso campionato sarebbe come riavere Gomez. Rossi. C'è una qualità che lo rende un campione, ed è una qualità morale, non tecnica. Giuseppe Rossi è un campione perché possiede la calma dei campioni. Dopo un'ora senza un pallone giocabile, con la squadra sotto e gli avversari sempre soverchianti, altri si sarebbero fatti prendere dallo sconforto, dai nervi. Altri avrebbero litigato, accusato i compagni, si sarebbero prodotti in isterismi. Altri non avrebbero segnato perché avrebbero già smesso di crederci e quindi di giocare. Peppe no, Peppe è un campione. Pizarro/ Borja. Il Pek ricomincia a piroettare quando la partita sembra andata. Con la sua solita finta non perde mai un pallone e ricomincia il suo fraseggiare come se si fosse sullo 0 a 0. Borja dal canto suo ricomincia a tessere calcio e a rincorrere. Intendiamoci, non sono cose che portano ai gol, ma sono cose importanti che impediscono alla squadra di perdere del tutto la testa, che evitano il ricorso al lancione sistematico dalla difesa e , quindi, andare incontro ad una sconfitta sicura...Il Gonfia in terra di gobbi carica le munizioni" Per QUESTA Partita, per COME Rimarrà nei nostri ricordi e per COSA Rappresenterà sempre nella NOSTRA STORIA VIOLA (e per gli intempestivi perculeggiamenti restituiti con dovuto interesse usurai interesse ai diversi mittenti, ma questo è il meno) Voto 10 e LODE a TUTTA LA SQUADRA...Anto mi rimbrotta "Oggi Pollock è stato addirittura poco ottimista, visto che ci ha mostrato due pere, mentre noi ne abbiamo fatto quattro, ahahahaha...Jordan più tirato del Chiari da 6,5 a Pepito...La cronaca del Colonnello Blimp "Scendiamo in campo con formazione e schieramento alla glande e sola consolazione è la presenza del Fac. Le due squadre si studiano a lungo e la Juve appare così chiusa e legnosa che Montella capisce che Ambrosini contro quelli è cazzata rimediabile. Resta che la solitudine di Pepito è stolidamente riproposta dal tecnico e per giunta davanti al pubblico amico (commovente nella gioia dei Sei Minuti Che Cambiarono Il Mondo e nel dopo-partita al clacson) e che Aquilani era da panchina anche per chi si fosse limitato a visionare la partita con l’Armenia, mentre l’opacità di Borja e del Pek non aiuta. La Juve, in cui sontuosi appaiono almeno Tevez e Pogba, schioda il risultato con un rigore che contro di lei non fischierebbero mai e infatti in precedenza una sommersione di Rodri in area avversaria era stata bellamente trascurata dal killer Rizzoli. Purtroppo un concorso di colpe (Neto incerto sul da farsi e quindi poi tagliato fuori, Cuadrado in affannoso recupero e non a lui spettante che alza palla temendo d’inciamparci non riuscendo a colpirla secca bassa e soprattutto la latitanza del comparto di centrosinistra su Pogba) ci affossa. L’inizio della ripresa è scoraggiante, la Juve scava contropiedi che ogni volta uno crede che ci rimandino a casetta anzitempo, noi sembriamo più spuntati dei lapis dell’ultimo della classe, Neto ci salva due volte e altrettante è per lo meno sicurissimo nella presa su tiri sciupati ma ravvicinati. Quel che succede dopo il rigore trasformato da Pepito non tiene più del calcio e non è analizzabile né tecnicamente né tatticamente: una cosa però è chiara, mentre trionfa il modello neo-contropiedista di Garcia abbiamo dimostrato di saper adeguarci al nuovo verbo, in pochi minuti, meglio di chi, come la Juve, avrebbe uomini più atti, in partenza, a tal tipo di approccio. E, per quel che abbiamo visto in estasi, sia lode, ora e sempre, a Bonucci e al suo jazzistico cantore stonato...Jordan che cita McGuire "Torno dallo stadio, a piedi, per sbollire l'euforia e bearmi dell'eco dei cori che ancora, un'ora dopo, si sentono in giro. Sono con McGuire, stasera magari dopo cena, si parla di più e di meno di perchè e di percome, ora è solo il tempo delle seghe, a due mani! A quello stronzo che in TS faceva la radiocronaca per i gobbi alle mie spalle (il Guetta dei gobbi) alla fine ho detto con un sorriso di circostanza che dicesse ai suoi di mitragliarsi le gonadi perchè ride sempre chi ride ultimo e se ridi prima Eupalla s'incazza. Prima o poi mi mostrano il cartellino rosso...La pagella di Deyna "Neto 7.5; Roncaglia 7.5, Rodriguez 6+, Savic 6.5, Pasqual 6-; Cuadrado 5, Ambrosini 6+, Pizarro 6+, Borja Valero 6.5, Aquilani 4.5; Rossi 8.5 [Mati Fernandez 6+, Joaquin 7+, Matos 6.5...Vitalogy "Ieri record per il mio esultometro, salito a 23 cm...Francis e la grigliata "Godere più di così è impossibile. Al terzo gol ho aperto le finestre e mi son messo a urlare, finché avevo voce. In un cortile vicino (sono in esilio a Prato), un gruppone di merde aveva organizzato una grigliata propiziatoria. La rosticciana gli sarà andata di traverso, a que' gobbacci. Tre gol in dieci minuti, dopo aver giocato male e non aver mai tirato in porta è meraviglioso. Secondo me 'un si ripiglian più dallo sciocche. Hanno mitragliato anche, i coglioni... hanno mitragliato. Ma andate affanculo! Secondo me la loro stagione è finita, e gli s'è annichilita noi. CHE GIOIA IMMENSA!!! Antoine Rouge "Neto 7,5; Roncaglia 7; Gonzalo 6,5; Savic 6,5; Cuadrado 6,5; Aquilani 5; Joaquin 7; Pizarro 5; Borja Valero 5,5; Ambrosini 6; Mati 7; Pasqual 6; Rossi 8; Matos 6. Neto ci giene a galla, Mati trova il rigore, la gobba arretra, noi ci crediamo e cresciamo, Cuadrado si sveglia, Joaquin furoreggia, Rossi fa il Bati, il miracolo si compie...Gli interrogativi di Vigile..."E una domanda a chi se ne intende di statistiche: c'é stato qualcun'altro che ha fatto una tripletta alla Juve in maglia viola?"...

domenica 20 ottobre 2013

Questione di fica o di morte

Ci sono tre modi sani di morire, uno è quello dell’infarto dopo il gol della vittoria al 93° contro la Juve per la vittoria dello scudetto. Il secondo è un classico per eccellenza, trombando. Il terzo è il più rilassante, come ha fatto il mio povero nonno, quello di morire nel sonno, e non gridando come le persone che erano in macchina con lui. Ora non è che vi auguro di morire, era solo un modo di farvi cominciare a pensare, tra l’altro c’è un vantaggio concreto, direi che se la guardi bene la morte è addirittura un piacere perché è un viaggio senza la rottura di coglioni delle valige. E allora speriamo di divertirci oggi pomeriggio, guardiamo al gol della Fiorentina con la speranza di gioire senza ritegno, oppure andiamo in macchina con gli amici a sentire la telecronaca del Guetta, e per stemperare la tensione diamo pure un tranquillante a quello che guida per farlo rilassare. Oppure che so, consigliamo a “Foco” di affondare il colpo con la cameriera perché ogni lasciata è persa. Non siate egoisti, l’importante non è vivere oggi ma che vinca la Fiorentina. Vi invito quindi a godervela come fosse l’ultima, non fermate le vostre emozioni, non gestitele per vivere di più, non rallentate come quando si vede una macchina della polizia, ci vuole un atteggiamento più coraggioso oggi, in campo e fuori, coraggioso come chi riesce a fermarsi dopo aver mangiato una nocciolina. Diamo il buon esempio perché in campo si avvertirà, e così anche loro daranno tutto. Alla fine il mio non è altro che un invito a vivere, si, tutte quelle belle emozioni che ci regala la sfida con la Juve, noi siamo il bene e loro il male, noi il bello e loro il brutto, noi cantiamo a cappella e loro alla cazzo. Io mi sono fatto un film, si vince bene e poi si tromba meglio, del resto al cinema il sesso c’è sempre stato, solo che adesso è anche sullo schermo. Poi non si sa come finirà, vinceremo, moriremo, boh, comunque ci sono sempre un paio di buoni motivi per reicarnarsi, il sesso appunto, ma anche essere tifosi Viola, la coreografia, la vittoria di oggi pomeriggio, la rabbia di Conte che sale mentre la voce diminuisce, una buona classifica, l’entusiamo, la fica. Vi esorto a vincere e a trombare di più quindi, perché la bacheca va riempita e bisogna evitare che le donne si diano sempre di più alla filatelia, molte infatti oggi sono costrette a collezionare francobolli all’interno della passera, con la Fernanda ho potuto verificare personalmente che loro li chiamano francobolli ma in realtà sono invece i bollini delle banane Chiquita. Poi ci sono troppe voci infondate su Ilicic ma anche altre che tendono a screditare la mia generazione, si sostiene cioè che i giovani di oggi fanno più spesso l’amore di quarant’anni fa, per forza quarant’anni fa non erano neanche nati. Abbiamo parlato di vivere e di morire oggi, di reincarnazione per ritornare a trombare e per essere ancora tifosi Viola, c’è però anche da prendere in considerazione l’altrnativa di vendere l’anima al diavolo in cambio di un filotto di vittorie consecutive a cominciare da oggi pomeriggio fino alla matematica vittoria dello scudetto, alla faccia della Roma, spero che qualcuno di voi lo voglia fare così poi se la vedrà lui con il diavolo e noi tutti potremo godere dei vantaggi di questa transazione commerciale. Un argomento questo che mi serve per chiudere facendo una considerazione sulle troppe attività che chiudono, sulle tasse, sui commercianti, si perché loro sono gente che pur di non pagare le tasse, non fanno onestamente come forse Jordan che oggi si sacrificherà per noi vendendo l’anima al diavolo ma tutto regolarmente registrato su un contratto davanti a quel diavolo di un notaio, loro no, loro venderebbero l’anima al diavolo senza rilasciare lo scontrino fiscale.

sabato 19 ottobre 2013

La vera storia degli stantuffi di finecorsa

La vita? Meglio di niente. Forse è una considerazione troppo amara, un po’ acqua tonica e un po' radicchio trevigiano, ma che nasce dopo l’ottava vittoria consecutiva della Roma, la fiera, e l’arrivo di un bergamasco sul blog, che ringrazio comunque per i complimenti e per i tre punti che ci ha già mollato. Detta così però la vita sembrerebbe come la scaletta delle galline, corta e piena di merda, e allora voglio considerare che ci sono anche delle gioie in questo grande pollaio, come per esempio la vittoria sulla Juve a liberarci dai cattivi pensieri, Zoff permettendo, e anche dall’intraprendenza di chi cerca di sorprenderti con tutte queste nuove professioni, come se già non bastassero le nuove lauree a non farti capire bene poi a quale di queste associare il titolo di studio. Un tempo era tutto più semplice, sapevi che l’idraulico trombava le mogli e allora tu come secondo lavoro riparavi il rubinetto del lavandino del bagno, e non solo quello di casa tua visto che gli idraulici non si trovano mai perché sono sempre a trombare. Le nuove professioni, appunto, questa estate ho fatto un tuffo sott’acqua e ho trovato un marocchino che voleva lavarmi il vetro della maschera, Renzi li ha tolti tutti, molti di loro oggi vivono in apnea e hanno le dita delle mani tutte grinzose. A Napoli intanto, cumuli di delusione crescono ai lati delle strade, De Laurentis come allora fece Berlusconi, cerca di nasconderle sotto il tappeto di Villa Cafone, ma la gente non ci sta, non ci crede, anche i Carabinieri non ci stanno e scendono in piazza per protestare non tanto contro Benitez perché sanno che è Verdone e il suo nuovo personaggio che fa l’allenatore del Napoli, ma perché dopo aver visto scritto “Police” sulle auto dei loro colleghi inglesi, si sono messi in testa di farsi scrivere Pino Daniele sulla loro. Sempre più facile comunque questa svolta musicale dell’Arma che non vedere il Napoli lottare per vincere lo scudetto. Quello che invece mi rimane della fiera è la vera storia degli stantuffi di finecorsa che mi ha raccontato un espositore dello stand accanto, in poche parole dice che nel medioevo i becchini mordevano l’alluce del defunto per sincerarsi che fosse morto, un giorno arrivò dal becchino un cadavere senza gambe e nacquero così gli stantuffi di finecorsa, più conosciuti da noi come pompe funebri. Ha stappato molte bottiglie di prosecco in questi giorni, tanta ospitalità la sua, anche di mattina, che non incide per niente però sulle storie che poi racconta ai vicini di stand. Queste mie versioni corte da disagio logistico e mentale mi spingono a comprimere i pensieri, a dare il meglio di me, come un caffè ristretto, vorrei quindi girarvi in forma interrogativa un pensiero di Woody Allen, mi piacerebbe sapere cioè, sempre se non lo avete già fatto, perché non prendete seriamente in considerazione il fatto di diventare bisessuali, una condizione di soli vantaggi visto che raddoppierebbe di fatto le possibilità di concludere la serata, un po’ come essere Viola e juventini vi renderebbe molto più sereni nella giornata di domani. Chiudo e poi chiudo anche la valigia dentro alla quale c’è la sciarpa Viola già pronta, per dirvi che ho conosciuto la solita hostess avvenente che usciva da un congresso sulla contraccezione orale, nuove metodologie, gli ho chiesto di venire a letto con me e lei mi ha detto di no. Praticamente un riassunto sul congresso. Ah, la foto mostra come sfilare la vittoria alla vecchia signora, che poi non mi è sembrata nemmeno così tanto vecchia, e soprattutto non ha partecipato al congresso.

venerdì 18 ottobre 2013

Short version...boh!

Sono a digiuno di Fiorentina e di blog, rientro domani notte da una fiera, sarò quindi breve e circonciso, soprattutto confuso, si sa, le cene dopo le giornate lunghe e noiose di una fiera trovano spesso sfogo alle frustrazioni con gli eccessi alimentari di cui l’alcool la fa da padre padrone, insomma, il il lavoro serve per limitare al massimo i danni che ci possiamo fare nel tempo libero. Io scrivo, poi voi scriverete senza tenere conto di quello che ho scritto, io non ho avrò tempo di leggervi, è insomma la situazione tipica che avviene tra marito e moglie quando non si tromba più, il motivo per il quale ci frequentiamo penso sia lo stesso, del resto ci si affeziona al Colonnello delle previsioni del tempo, figuariamoci a un marito. E poi ancora, molti uomini devono il loro successo alla loro prima moglie, e la loro seconda moglie al loro successo. Il legame del matrimonio è così pesante che si deve essere in due per portarlo, spesso in tre. E allora noi che siamo, un orgia? Non vado oltre, perché malgrado l’ultima inutile grappa,  non mi immischio volentieri nelle mie faccende private. Spero che la Fiorentina stia bene, è tanto che non la sento, si è vero, la riabbraccierò a questo punto domenica mattina, salutatemela come io saluto voi da parte di Lele, ci siamo incrociati all’areoporto di Bologna, è ripartito per l’Africa. Mi ha pregato di precisare che non vuole salutare Lud, perché secondo me per lui l’uomo di Massacciucoli è il tipo di persona che rende nervoso il caffè. Devo andare perché purtroppo sono puntuale, ed esserlo è un guaio visto che non c’è mai nessuno lì che lo possa apprezzare. Vado. Anzi, prima di andare una riflessione, anche perché così aspetto un po’meno quando arrivo, sul fatto che voi uomini di cultura avrete a cuore l’educazione dei vostri figli e allora capirete anche mia madre che voleva che io fossi il primo della classe, voi probabilmente li manderete o li avete mandati al Liceo Classico, lei mi iscrisse alle differenziali. Per questo gli voglio bene anche se non riesce a rispondere a tutte le mie domande, infatti mi piacerebbe sapere chi è il mandante di tutte le cazzate che faccio. Voglia di stadio.

giovedì 17 ottobre 2013

Eravamo discreti, lei "bona" e io riservato

Forse ho trovato il modo di fermare Tevez in assenza di quelle alessiotendinopatie che invece hanno bloccato Quagliarella, il trucco è banale, diciamo l’uovo sodo di Colombo, grazie ad un’attenta analisi delle dinamiche presenti in un’agenzia ippica poi applicate al calcio, insomma, l’escamotage è quello di considerare l’argentino come il miglior cavallo della Juve, e il modo più efficace di fermare un cavallo in corsa è quello di scommettere su di lui, come ci insegnano tutti coloro che si sono rovinati a forza di scommettere sui cavalli. Non so poi se Tevez sia realmente il pericolo numero uno, ma per questo fortunatamente c’è Montella che ci lascia sereni, uno che vede molto al di là di quello che posso vedere io che focalizzo tutte le paure del tifoso medio in maniera sempliciotta sull’attaccante di punta. Vincenzo è molto più acuto, in certe interviste dimostra di avere una visione panoramica che gli permette di guardare oltre, ma allo stesso tempo ha anche grandi capacità periferiche, quelle cioè di circoscrivere zoomando sul particolare da buon perfezionista qual’è, il suo numeroso staff del resto lo aveva già evidenziato, la sua vista non è quindi solo panoramica ma anche acutissima, mi ricorda quella di un moscerino di sesso maschile che gli è indispensabile per fare all’amore. L’arguto Montella ci perdonerà però se consideriamo un campionato senza la vittoria sulla Juve come una donna senza seno, che per rendere ancora meglio l’idea è come un paio di jeans senza tasche. Non sai dove mettere le mani, e così il tifoso che non sa dove mettere un ricordo che non sia quello di una vittoria sui gobbi. A proposito di paragoni a me sembra che il calciatore moderno, nostro idolo per eccellenza, possa tranquillamente rientrare a pieno titolo nella categoria delle puttane. Sempre così pronto a darsi ai suoi nuovi tifosi, a baciare maglie sempre diverse, a farsi tatuaggi sopra i vecchi tatuaggi, si, il calcio in genere è prostituzione, e forse è proprio per questo che ci piace, trovo centrato il pensiero di Oscar Wilde che estenderei a questo punto soprattutto ai giocatori “Troie ce ne sono tante, ma come le donne!”. Un po’ forte ma almeno per i calciatori metrosexual rende bene l’idea, personalmente sono molto discreto, non amo identificare così la donna, non amo neanche la donna volgare come del resto giocatori melliflui come Montolivo che danno via il culo a Galliani per una pelliccia, amo la donna di classe come amo Borja Valero, e quando un amore finisce ci vuole tatto, sensibilità, non come quella gran bagascia di Montolivo, io che conosco i miei polli di San Frediano ho sempre cercato di tutelare le mie donne dalla becera e morbosa curiosità di quartiere, ricordo che quando decisi di lasciare Scarlett Johansson non le dissi niente, non una parola, non una lettera. Io sono fatto così, discreto, anche quando ci fidanzammo non gli ho detto niente. La volgarità ha però anche sfumature più accettabili, e a scanso di equivoci dettati dalla discriminazione territoriale, mentre ero in fila a prendere un panino con il lampredotto a Porta Romana, mi è sembrato di respirare una sostanziale convergenza di opinione Diladdarno in riferimento alle ultime uscite di Balotelli, e a differenza di quanto sostiene la Capacchione si tende sostanzialmente a pensare che i coglioni sono molti più di due. Ora un po’ di gossip d’Oltrarno di quello sano, l’altro giorno ho incrociato la Gina in via del Leone, ve la ricordate? Quella brutta che non me l’ha voluta dare perché stava dietro al bidello dell’Istituto d’Arte in quel delirio scoppiato in San Frediano quando si ritenne lo statale uomo ideale, un periodo di carestia e di tribolazioni sessuali per spiriti neanche parastatali ma paraculi come me. Insomma, gli ho ricordato di quei tempi scherzando sul fatto di averla menzionata proprio per quell’episodio. Allora mi ha raccontato di averlo sposato Vincenzo alla fine, ma che è venuto a mancare due anni fa, e dopo un primo istante di commozione ha voluto ricordarlo simpaticamente proprio in riferimento a quel mio voler malignosamente indicare lo statale come persona molto pacata nelle sue funzioni. Mi ha confessato che sulla sua lapide a Trespiano ci ha fatto scrivere “Qui riposa per la seconda volta Vincenzo Stornaiuolo”.

mercoledì 16 ottobre 2013

Alessiotendinopatia

A questo punto non so se è più pericoloso guardare una partita della Nazionale o fare il bagno prima che siano trascorse le canoniche tre ore dall’aver mangiato funghi velenosi. Diciamo una Nazionale indigesta. Soprattutto se ingerita nella settimana che ci porta dritti dritti in bocca alla Partita. Per fortuna è passata, un po’ come un’ondata di piena senza fare troppi danni, senza infortuni insomma, speriamo, e c’è da dire grazie a Prandelli per averci riconsegnato sana e salva la settimana più tipica di avvicinamento a un match così sentito. Un grazie come quello di una donna annoiata che te lo dice perché sei venuto, dopo un paio d’ore. Proprio come dopo un paio di partite noiose. Di 2 a 2. Ora sale l’adrenalina, è sempre molto emozionante avvicinarsi alla partita con la Juve, specie oggi che c’è una squadra che vuole diventare grande. Sale la tensione. Mi ricordo i tempi dello stadio, ma anche quelli di quando non era proprio possibile andarci sempre, quando le trasferte erano più complicate o semplicemente non c’erano i soldi, allora la radio, oppure andavamo a vedere le prime partite carbonare, quelle in bassa frequenza della Rai intercettate dallo spippolatore di turno, c’erano i bar dall’anima meno nobile che trasmettevano queste partite da vivere clandestinità, tanto per aumentarne ancora il pathos, mi ricordo che nel buio della sala del bar Fortune di Ponte a Elsa durante una partita della Fiorentina a Torino, ancora non esisteva lo schermo gigante ma tre televisori affiancati, dissi alla Cristina “Amore senti come sono teso”. Mi diede di porco togliendo subito la mano. No, non è una partita come tutte le altre anche se non è più la partita che vale una stagione, anche perché a Firenze sono 15 anni che ormai non vinciamo più, è l’ora di riappropriarci di quella vittoria. Ci sono stati decenni nei quali abbiamo vinto fino a 6 volte pur essendo meno ambiziosi. In curva invece succedeva che ti facevi le canne anche non volendo, perché quelli che tutti ricordano con un po’ di rimpianto scenografico non erano fumogeni ma bracieri di marijuana, il Pompa in realtà era Peter Tosh, e così la gente vedeva di tutto, anche che Alessio Tendi era un semplice marcatore, così come gli Apostoli quando videro Gesù camminare sulle acque dissero “Però, bono ‘sto fumo”. La vittoria sulla Juve aveva una tripla valenza, quella di Davide contro Golia, quella del calcio proletario contro i potentati del calcio, e poi la festa nella festa, ovvero la grande fede Viola della Cristina che dopo una vittoria sulla Juve veniva consacrata facendo del sesso, si, finalmente si lasciava andare, una volta mi colpì particolarmente perché subito dopo aver finito di essersi lasciata andare bene bene mi disse che i suoi la volevano portare dallo psichiatra perché si succhiava il pollice, e mi chiese se non era il caso di dirgli che non succhiava solo quello. Intanto la Bice in occasione della partita con la Juve, con la scusa di andare nel Barrio “Ejercito de los Andes” dove è nato Tevez a cercare lo scoop, si è fatta un viaggio in Argentina alle mie spalle, bisogna dire comunque che a proposito dell’Apache è riuscita ad avere particolari significativi dalla famiglia, non solo quindi il risaputo come la cicatrice sul collo dovuta ad ustioni di terzo grado che si è procurato accidentalmente all’età di 10 mesi a causa di una pentola di acqua bollente. La Bice ha scavato nel passato di povertà della famiglia, la mamma ha ricordato che per loro prendere a calci un barattolo nel Barrio equivaleva a fare un trasloco, e poi la sorella di Carlos ha ricordato che il fratello era brutto anche prima dell’incidente, infatti ha raccontato che quando lo ha visto la prima volta ha voluto sapere dalla madre il perché non avessero tenuto la cicogna invece di lui. Un ultima commovente storia che ci arriva sempre da quell’Argentina povera grazie alla capacità della Bice di penetrare nel vissuto e quindi non solo di essere penetrata nel proprio tessuto, ci racconta che la sorellina di Tevez è stata per motivi di forza maggiore sempre indipendente, fin dall’età di 7 anni quando comprò una bicicletta con i propri soldi che risparmiò smettendo di fumare. Per Tevez ci vorrebbe lui, quello che per via delle canne ci sembrava semplicemente un marcatore, mentre era molto di più di un uomo che contrastava, per un attaccante era un pericolo maggiore perché non procurava solo infortuni da trauma, no, lui era davvero molto di più. Per l’avversario era addirittura una patologia. L’alessiotendinopatia.

martedì 15 ottobre 2013

Il blog-orio della vita moderna

Ho fatto una ricognizione sul blog ieri sera, solo un pattugliamento perimetrale nel quale ho notato però una qualche fessurazione che di solito annuncia il distacco di una frana, un fronte che si muove compatto verso un utente definito stravagante che rischia molto perché scia fuori dal seminato, non entro nel merito ma questa fotografia mi ricorda un altro tipo, non so se più o meno stravagante, o definito tale ingiustamente solo perché pieno di iniziative e altrettanto spericolato, lo conobbi in piazza della Repubblica mentre stava raccogliendo le firme per far passare l’equatore da Firenze. A differenza di Dante però ho colto l’occasione per affiggere una targa all’imbocco del blog, un invito ad avere meno certezze, una speranza di dialogo invece che di perdere ogni speranza, una targa con su scritto un pensiero di Bertrand Russel “Il problema dell’umanità è che gli stupidi sono strasicuri, mentre gli intelligenti sono pieni di dubbi”. Nel mio essere un po’ Caronte e abbastanza stupido, nel traghettare anime dannate di Fiorentina da una sponda all’altra del lago di Massaciuccoli, ho capito che le donne sono attratte da cose semplici, un po’ sciocche. Tipo gli uomini. Mi sembra che si faccia a gara per portare a sostegno delle proprie tesi interviste, stralci della Gazzetta, come se si volesse riassumere tutta l’opera del Petrarca in un verso di Sergio Endrigo:”Dite a Laura che l’amo”. Delle volte guardo il blog, smarrito, come quando lei se ne sta distesa, a gambe larghe, sul letto, non parla, e allora mi domando cosa vuole da me. Mi viene da dire risparmiate l’acqua, diluitela. Devo anche dire che il blog è uno specchio della vita, pieno di incomunicabilità e domande tipiche della psicanalisi, perché in questa mia ultima verifica di ieri sera all’interno delle mura ho potuto riscontrare delle analogie con quelle che sono state alcune mie esperienze appunto dallo psicanalista. Ricordo che disteso sul lettino raccontavo: “Ho sognato che in una bella giornata di primavera correvo felice in un prato pieno di fiori colorati, inseguendo una farfalla”, e a questo punto il dottore mi interruppe sicuro come Lud: ”Evidente simbologia che denota una sessualità distorta e perversa, non scevra da una marcata pulsione omosessuale! Vada avanti”. Smisi di andarci perché non ho mai voluto accettare quella sua verità così dura, e così non gli ho neanche mai raccontato che nel sogno poi mi scopavo la farfalla. Non solo sul blog, ma in generale ci dovrebbe essere più capacità ad ascoltare gli altri, anche l’umiltà di ammettere di aver sbagliato, oltre a comprendere certi errori, del resto anche Michelangelo ha fatto le sue cappelle. Così come un rifiuto, anche quello va accettato, non è la fine del mondo, ci può essere all’interno di una comunità o bar una persona che non vuole interagire con te per mille motivi, non è un dramma, ce ne sono tante altre che invece lo vogliono e non si può andare d’accordo con tutti, io stesso sarei voluto entrare in Marina, ma era lei che non voleva farmi entrare. La bellezza di un blog è che si compone di persone di tutti i tipi ed estrazione sociale, si, anche di gente timida che legge e non interviene mai perché troppo pudica, mi ricordo la Sonia che era proprio così in effetti, abitava in via della Chiesa, bionda e formosa come il Maggiolino della Volkswagen, così pudica che invece di darmela me la fece avere. Bisogna portare rispetto anche a queste persone che ci guardano senza interagire, e menomale che sono pudiche, altrimenti con tutta probabilità ci offenderebbero. Perché in molti casi ci s’incaglia in discussioni che vanno avanti per settimane, ci s’impunta facendosi scudo con posizioni rigide come il kevlar, che molte volte si portano dietro dei gran malintesi, si, ricordo per esempio il Paini che era un mio amico gay, poi un fraintendimento e ci ho litigato, solo perché temevo che volesse divertirsi alle mie spalle. Un blog vive di precisi momenti che sono influenzati da fasi, come la luna, non per niente si definiscono lunatiche certe persone, perché la discussione risente molto anche dell’umore di chi srive, ci sono utenti in andropausa che hanno della vampate improvvise, delle volte c’è l’entusiasmo dovuto ad un’erezione inaspettata, ci sono i malumori dopo un gol di Ljajic, insomma tutto quello che è la nostra vita viene riversata sul blog, si mangiano le parole insieme alle unghie, bulimia e anoressia di post, e a proposito di questi momenti porto come testimonianza le esperienze di mia sorella che ha conosciuto anche lei alti e bassi e se li è sempre fatti tutti. Suggerisco un esercizio da inserire come buona prassi da fare sulla propria persona la mattina presto prima di affrontare il blog, una pratica in sostituzione dello yoga posturale o del minestrone del Colonnello, questa verifica è sostanzialmente un termometro per far sì che ognuno di noi possa verificare se ci sono le condizioni migliori per affrontare la discussione lanciata dal primo post di Lud. E’ semplice, ti accorgi di essere sereno e in pace con il mondo quando ti fermi volentieri ai semafori.

lunedì 14 ottobre 2013

50 anni

Le soste per la Nazionale sono diapositive già viste, momenti temibili come quelle serate organizzate per vedere i filmini di un matrimonio, e così è ancora Cesare Prandelli, con tutto quello che ne consegue, in più questa volta c’è il timore infortuni sullo sfondo della sfida con la Juve. E poi Montolivo anche lui un classico della sosta, come la “Rustichella” per una sosta all'Autogrill, niente di più anonimo che sosta in mezzo al campo, quanto però capace d’infastidire con la sua sola presenza, lui che anche se a spizzichi e bocconi questa volta sembra finalmente convinto  a darci qualche spiegazione, lui sempre meno convinto delle sue verità, come lo era Icaro di essere un uccello, invece entrambi alla fine sono solo dei pirla. Intanto ha cominciato col parlare della sua storia d’amore che è già qualcosa, forse il disgelo, ha voluto fare pubblicamente  i complimenti alla sua ragazza sostenendo che a letto è bravissima, e per dare più credibilità ad affermazioni che soffrono sempre un po’ di quelle perplessità tipiche legate alla soggettività, ha aggiunto “E non sono il solo a dirlo”. Ha concluso l’argomento raccontando la prima volta che hanno fatto l’amore, un argomento quello del sesso nel calcio che ha deciso di sdoganare, in un mondo che avverte come troppo maschilista, Riccardo ha dichiarato di sperare che alla fine la sua intervista possa incoraggiare anche altri a parlarne liberamente senza temere cori di discriminazione territoriale, e ha raccontato che dopo aver fatto l’amore ha chiesto se per lei fosse stata la prima volta, lei non lo ha escluso perché la sua faccia non gli era sembrata nuova. Prandelli invece più interessato al sociale e al bianco e nero che è il colore sociale preferito, ha rivolto un pensiero alle donne per cercare di sensibilizzare l’opinione pubblica sul problema del femminicidio, poi forse confondendosi, ha ripercorso i fatti di cronaca più eclatanti degli ultimi mesi partendo dalla prima femminista al mondo a bruciare il reggipetto, ricordando così la figura di Giovanna d’Arco. Devo dire che dopo certe dichiarazioni così cariche di significati, la mia vita mi sembra ancora più scialba, se penso che del giornale leggo solo i necrologi e i cinema, se è morto qualcuno che conosco vado al funerale, se no vado al cinema, se con il giornale invece ho dovuto scriverci qualche lettera anonima allora guardo la Nazionale. Ma cosa te ne frega di Montolivo, si è vero, avete ragione, del resto non è nessuno e sono sicuro che prima o poi si ucciderà con una pistola caricata a salve. Una divagazione gastronomica ci sta bene invece per dare un po’ di spazio a chi per esempio è vegano, a chi ci si è avvicinato ultimamente, o semplicemente a chi è vegetariano da sempre, perché non sono tanto convinto che dietro a queste discipline alimentari ci sia un amore verso gli animali, no, penso piuttosto che ci sia un odio verso le piante. Questo non vuol dire che non condirei la vittoria sulla Juve con il miso. Confesso che non sono uno che legge molto, delle riviste porno per esempio guardo solo le figure, e poi un consiglio alle donne che leggono il blog, se vogliono che il partner le ascolti con la massima attenzione, è meglio parlare nel sonno. Ma una cosa l’ho letta, e allora suggerisco al mondo del calcio di lasciare stare stronzate come quella della discriminazione territoriale, per ricordare, domani, che sono passati 50 anni da una delle più grandi stronzate che ha commesso l'uomo. La tragedia del Vajont.

domenica 13 ottobre 2013

I mali del calcio

Si è speso così tanto sulla Salerno-Reggio Calabria che si sarebbe potuto costruire Salerno vicino a Reggio Calabria. Ridurre le distanze. Lo stesso obiettivo della Fiorentina, ridurre le distanze dalle grandi grazie alla costruzione di un nuovo stadio oltre a tutte una serie di attività correlate che aumentino il suo fatturato. Spendere bene, insomma, non come sulla Salerno-Reggio Calabria, non come Vittorio Cecchi Gori. Per ridurre le distanze non basta solo uno spiccato spirito imprenditoriale, c’è bisogno d’introdurre anche la tecnologia, si, proprio come diceva Biscardi, si può continuare a sbattere il capo sulla discrezionalità arbitrale come sulla macchina davanti, oppure introdurre la moviola come i sensori di parcheggio. L’arbitro, guardalinee, quarto uomo e assistente di porta non garantiscono più i tifosi e nemmeno chi decide d’investire grandi capitali nel calcio. Dire che gli errori arbitrali alla fine si compensano è fuorviante come certe parole in italiano, per esempio il contagocce che tradendo palesemente il suo nome ti costringe invece a contarle. Insomma, alla conta domenicale degli errori arbitrali marchiani l’imbarazzo è tanto, Nicchi e Braschi sono l’imbarazzo dell’imbarazzo, l’equivalente cioè di due occhi che s’incontrano attraverso lo stesso buco della serratura. Abete è così stupido che quando conta fino a tre gli gira la testa. E poi c’è Adriano Bacconi, un vero genio, come spiega una partita lui non c’è nessuno, e visto il suo successo è stato scelto per una campagna contro l’abuso dell’alcool, alla fine ha convinto tutti con la sue percentuali, sostenendo cioè che il 33% degli incidenti stradali è dovuto all’abuso dell’alcool, dunque il 67% degli incidenti mortali coinvolgono persone che non hanno bevuto, dunque è chiaro che la cosa più sicura è guidare ubriachi. La Domenica Sportiva è così terapeutica che è diventata buona prassi come l’igiene dentale, l’Associazione Medici Dentisti infatti ha stretto un accordo con la Rai e la trasmissione televisiva più amata dagli italiani viene proiettata in replica in tutti i centri odontoiatrici del Paese, dopo una mezzoretta di visione il paziente non troverà niente di più rilassante che farsi trapanare un dente. E Varriale? Nell’ambiente viene considerato un computer umano, altro che Macia, sa contare fino a 20 e nudo fino a 21. Quando si parla di Galliani invece bisogna tener conto di quanto sia cresciuto come dirigente alle spalle nostre, anzi alle spalle del Servizio Sanitario Nazionale, si perché la sua statura dipende molto dalle prescrizioni mediche, e così quando prende il Viagra diventa più alto. Calcio e industria spesso si intrecciano, l’uno si avvantaggia dell’altro, c’è infatti un’industria italiana che ha inventato una nuova arma biologica che ti da la diarrea per tre giorni, il nome è difficile da ricordarsi ma il protagonista è sicuramente Walter Mazzarri. Il calcio custodisce gelosamente tante domande irrisolte, se Zamparini avesse stipendiato meno allenatori probabilmente avrebbe potuto allestire una squadra più competitiva è la domanda di riscaldamento, domande senza risposte sui capelli di Conte, sul perché per esempio dire “Maremma maiala” dopo una palla persa da Pizarro può essere considerata discriminazione territoriale. Chiudo però sulle vere grandi domande irrisolte del calcio, tra le quali non c’è forse la più evidente su che fine abbia fatto quel gran genio di Stramaccioni, scegliendo invece le due più significative espresse da Civoli e rivolte a Zazzeroni che ancora è lì che ci sta pensando, anche Platini è rimasto scosso, Blatter ha preso tempo, Paola Ferrari ha preso l’aspettativa, insomma, due domande semplici come chiedere del perché la colla non si appiccica alle pareti del barattolo, e perché abbreviazione è una parola così lunga hanno mandato in crisi le menti che governano e che raccontano il calcio. Intanto Abete che ha sempre con sé l’Amuchina portatile igenizzante gel se n’è già lavato le mani.

sabato 12 ottobre 2013

Vicoli

I figli servono a capire anche i propri errori, nel confronto a volte spigoloso con Tommaso sulle metodologie di studio, mentre cercavo di insegnargli quali fossero le migliori ho capito che qualcosa di sostanziale invece sbagliavo. Quello che volevo far passare per un metodo di studio addirittura da tramandare, in realtà grazie allo spirito di osservazione di Tommaso si è dimostrato uno tra i peggiori, sicuramente uno dei meno efficaci, un po’ come l’ultimo periodo di Prandelli a Firenze, insomma, alla fine mi sono accorto di non poter insegnare niente riguardo a questo, e ho capito anche del perché di quei miei voti così bassi, è stato Tommaso che si è accorto del mio errore, altroché. Per i passaggi importanti usavo l’evidenziatore nero. Mentre per finire il discorso di ieri sul periodo di crisi che si abbatté su San Frediano quando le donne cominciarono a guardare alla futura sicurezza economica invece che a pensare ad un presente nel quale era sicuro solo che avrebbero perso la verginità, alla fine pensai di andare su quelle più brutte, diciamo come il secondo tempo della partita della Nazionale di ieri, pensando ingenuamente che avendo meno chance avrebbero accolto con gioia le attenzioni dei maschi rifiutati, e allora provai con la Gina, una ricciolina racchia dalle sopracciglia unite come quelle di Bergomi e dai capelli crespi come la stoppa, una ragazza che prima dell’avvento degli statali nell’immaginario collettivo femminile di San Frediano, da quanto era brutta anche le sue Polaroid non volevano uscire dalla macchina, insomma, per dire che anche una brutta come lei si prese gioco di me perché puntava tutto su un bidello ancora zitello dell’Istituto d’Arte, mi disse vieni a casa mia che non c’è nessuno, andai e non c’era veramente nessuno. Fu un periodo brutto, ci fu la carestia sessuale per le strade del quartiere, si sfiorò l’accattonaggio quando il Salucci chiese a una suora un po’ di comprensione e lei per tutta risposta gli diede una labbrata, mi ricordo che dalla disperazione feci l’abbonamento all’Ataf in modo da prendere l’11 che era sempre così affollato che non solo anche l’autista stava in piedi, ma potevo strusciarmi e fare la mano morta. Presi molte più labbrate del Salucci. Per tornare alla Fiorentina, invece, devo chiedere scusa a tutti coloro che ho preso ingiustamente in giro non capendo perché ce l’avessero tanto con i Della Valle, oggi grazie a un mio cugino di Sant’Elpidio a Mare ho capito la vera natura dei fratelli marchigiani, quella sua terribile esperienza vissuta in una delle loro fabbriche mi ha aperto finalmente gli occhi. Mi ha raccontato che i Della Valle non appena hanno la sensazione che in fabbrica ci sia un po’ di disordine, quando vedono che si profila uno sciopero, prendono i loro yacht e se ne vanno in crociera, uno alle Bahamas e l’altro alle Mauritius, questi sono i loro tanti impegni, quelli per intendersi che poi non gli consentono di assistere agli allenamenti o a portarci in serie B come ha fatto Zamparini che invece è sempre sul pezzo. I Della Valle in questi viaggi non vanno da soli, no, si portano con loro anche un po’ di operai, uno di questi è stato appunto mio cugino, ma mentre io sapevo che erano viaggi premio, lui mi ha assicurato che erano lì come ostaggi. Oggi vorrei chiudere con una considerazione di carattere geneticometropolitano, vorrei sottolineare cioè quella capacità tipica Diladdarno di trovare sempre una soluzione a tutto, in poche parole di cavarsela comunque pur avendo un’intelligenza poco al di sotto del livello dell’Arno. Un’affermazione che potrebbe sembrare anche una contraddizione, ma che invece è una reale dote sviluppata proprio grazie alla particolare genetica urbana che ci contraddistingue, ovvero un’ estensione mentale della capacità di riuscire a posteggiare la macchina in strade e vicoli molto stretti. Lo so che sembrerà strano a chi è cresciuto sui viali, ma la necessità di doversi confrontare con il disagio dovuto a una conformazione stradale svantaggiata ha di fatto aiutato noi abitanti di San Frediano a supplire ad una sostanziale mancanza d’intelligenza presente invece in altri quartieri della città. Non esiste nella storia di San Frediano che ci sia stato un solo nativo ad aver frequentato il liceo classico se non per andare a cambiare un vetro, comunque alla fine pur avendo un cervello molto piccolo, quando due nostri pensieri si incontrano riusciamo con quella capacità di fare manovra nello stretto a farli defluire senza ingorghi. Anche quando partono dal cuore.