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venerdì 31 maggio 2013

Strabismo di Venere

Oggi ci sarà l’incontro tra Ramadani e la società, a meno che non facciano come Galliani e Berlusconi che si sono dati alla macchia lasciando Allegri e la Roma con il cerino in mano, strategie, ognuno affilerà le proprie armi, ognuno spiegherà le proprie forze, e per spiegare bene le proprie forze ci vogliono parole chiare e argomenti comprensibili, è necessario da parte di Ramadani anche un certo tatto perché i DV sono suscettibili, Diego è permaloso non solo pontellizzatore, e i segnali verso la Juve di Elkan non sono propriamente così concilianti, come del resto Marotta e Berbatov non sono un precedente così favorevole, il momento però è cruciale per definire l’assetto della nuova Fiorentina e comunque non sarà facile venirne a capo senza lasciare qualche morto sul terreno della trattativa. Il precedente rinnovo di Jovetic è  invece una buona bottiglia da aprire alla speranza di un buon esito, che potrà sevrire a conciliare gli animi al tavolo delle trattative anche in relazione alla posizione di Ljajic che è a capotavola dei nostri pensieri, e poi Fali Ramadani vorrà mantenere buoni rapporti con una società che oggi non è proprio l’ultima arrivata, ma se così non fosse, se volessero decidere per lo scontro cruento, troveranno gli uomini di mercato della Fiorentina che hanno le spalle larghe, anche se gli  scenari che ci auguriamo noi tifosi non sono quelli così robusti, brutali, dove si dovranno misurare forze e resistenze maschie, no ai bracci di ferro sudaticci, personalmente amo molto di più i fianchi che a differenza delle spalle larghe devono essere stretti, capaci di formare quella meravigliosa ansa, di dare cioè la forma sinuosa dell’anfora alla trattativa, preferibile mille volte alla mascolinità della notizia Ansa di una rottura tra le parti, strategie appunto, scontri epici frontali, prove di forza come quelle di Lotito che a differenza di Corvino produce solo olio di fegato di merluzzo utilizzato per purgare chi non vuole scendere a più miti consigli, con l’immancabile epurazione dei dissidenti nella Tribuna Monte Mario, oppure azioni più raffinate, guizzanti, con improvvise incursioni ai fianchi, appunto. Del resto la vita del tifoso è già lastricata di amarezze di suo, e che in questo caso, e solo per il rispetto dell’armonia delle forme, per la purezza delle giuste dimensioni vorrebbe che fosse una trattativa guizzante per evitare uno snervante lavoro ai fianchi, e che abbia anche il giusto vitino di vespa che si richiede in questi casi, del resto le misure classiche di una trattativa che si rispetti sono 90 - 60 - 90, tutti multipli di 30 che sono i milioni di euro che chi vuole Jovetic dovrà scucire e che sono stati individuati non a caso ma per mantenere proprio le giuste proporzioni. Una sola preghiera, non ci facciamo incantare da Marotta che vuol far passare quel difettuccio della vista, quella mazzumaglia che vi vorrebbe dare di resto, per uno strabismo di Venere.

giovedì 30 maggio 2013

La macchina del tempo

Oggi un ricordo, che più di un ricordo vuole essere un augurio visto che non è che me lo ricordi poi così tanto bene il secondo scudetto, ma la foto è bella e la voglio condividere, sfruttando l’entusiasmo presente in città intorno alla squadra, una città finalmente liberata dal magone dello smantellamento, debellato il virus della pontellizzazione e con la speranza che la gente si ritrovi a frequentare luoghi e abitudini sane della città, come andare ogni tanto anche in Piazza della Passera invece di farsi sempre così tante seghe mentali. E’ un ricordo che propongo come buon auspicio per la prossima stagione, come una buona prassi di pensiero, come il bicchiere mezzo pieno, come una buona abitudine prima di andare a letto, con la speranza che se ne vada a letto anche Letta, insomma, un ricordo che funga da filo interdentale dell’ottimismo, da usare per togliere i resti delle parrucche finte che rimangono tra i denti, e sembrerà strano ma proprio tra quelli più radi d’intelligenza. E Visto che nella foto c’è Rascel penso a una foto del terzo scudetto che ne ricalchi lo schema, una sorta di proiezione sentimentale, con Montella Maestro del genere dello schema, e che debba essere quindi riproposta anche la formula del comico, e chi allora meglio di Montolivo dopo la battuttona di Coverciano, un giocatore che ancora una volta sembra voler percorrere una nuova strada, quella di alzare l’asticella su Zelig dopo che anche a noi aveva manifestato la volontà di cambiamento, di vivere la sua vita professionale lontano dal grigiore della provincia. Non tutti sanno però che prima di andarsene al Milan usò le parole di un testo di Bisio per lasciarci “Voglio vivere la vita come un alito di vento che, inseguito dall’aurora, già racchiude le speranze di un domani tutto mio che mi appartenga, e come donna accarezzare nuovi scampoli d’assenza”, io dicevo (Corvino) “Sì capisco, vuoi gli scampoli d’assenza” ma pensavo: “Puttana”. Aggiungendoci oggi davanti un bel “figlio di”. Il bianco e nero della foto ci ricordano che è anche l’ora di mettere del colore sulle foto della nostra passione, di fermare un nuovo ricordo con la gioia finalmente tinta di presente, e  la vittoria della Fiorentina sarebbe una gran bella cura anche e soprattutto per il calcio, per rendere credibilità a un movimento che rischia lo stesso astensionismo della politica. Sarebbe più di una bella foto, sarebbe addirittura un manifesto, un’immagine priva di qualsiasi espressione sbagliata visto che oggi la Fiorentina è di gran lunga la migliore espressione del calcio italiano, la più moderna, persino la più seguita fuori dal nostro paese. Oggi quindi facciamo un tuffo nel passato ma in chiave futura, e proprio per questo vorrei aggiungere alla foto del terzo scudetto un filo conduttore, che ci sia cioè un passaggio del testimone per liberare quel passato e per farlo diventare grande presente, quindi ci vorrei anche quei protagonisti del secondo scudetto che sono ancora tra noi, come se fossero usciti dalla macchina del tempo nella versione più dolce che sia stata mai costruita, proprio come la seconda foto, che è un bellissimo esempio che ritroviamo anche nella vita di tutti i giorni.

mercoledì 29 maggio 2013

Scomode prospettive

Tanti i movimenti di mercato intorno alla Fiorentina, più di quelli che normalmente si registrano intorno a un mercato rionale, ultimi in ordine di tempo sono quelli avvistati nei pressi della “Vucciria” con Ilicic e con il possibile riscatto di Viviano, mentre piovere piove su tutti ormai quasi come in Blade Runner, e così certi modi di dire come “piove sul bagnato” non valgono più solo per la Roma dopo il derby di Coppa Italia, o per Montolivo che viene infamato dopo una battuta infelice, no, valgono proprio per tutti. La Juve intanto, dopo aver vinto lo scudetto non può fare trentuno se prima non caccia trenta, bloccando di fatto modi di dire e filastrocche, intasando l’uso di certe espressioni popolari, perché la Juve fa parecchi discorsi che a loro volta non fanno flanella, e che bloccano per esempio il trotterellare dei trentatre trentini che vorrebbero entrare in Trento. Studi medici in rivolta, letteralmente imbufaliti con Marotta, danneggiati nello svolgere della propria preziosa attività, deolontologicamente frustrante giocare al ribasso col paziente, mortificante usare lo stetoscopio auscultando sottocosto, “dica ventinove” non è accettabile, ma se la Juve non sblocca la situazione e arriva a quei fatidici trenta milioni per Jovetic nessuno potrà fare più trentuno, i trentini andranno a passo d’uomo e i dottori non potranno chiedere formule consolidate da tempo come il “dica trentatrè”. Menomale che c’è ADV che anticipa, perché in mezzo a tanti taccagni e alla crisi economica profonda del calcio e non solo, la Fiorentina è l’unica squadra a intasare le strutture private per fare le visite mediche ai nuovi giocatori, il Fanfani ringrazia ma vorrebbe respirare, pianificare, essere avvertito per tempo visto che il mercato non è ancora ufficialmente aperto e gli stagionali erano stati previsti proprio a partire da quella data.  Poi ci sono categorie più a rischio a proposito di numeri quando la crisi attanaglia, a parte i trentini e i dottori, in pochi altri sono in grado di arrivare a certe cifre, la Bice, che anche quest’anno sarà la nostra inviata a Moena, ha raccolto lo sfogo della categoria dei gatti che avendo il sette come numero di vite massimo a disposizione teme che siano una cifra più abbordabile per Marotta, e che dopo Berbatov vada a rompere i coglioni anche a loro che già hanno difficoltà serie di prospettiva, il felino Viola infatti, randagio e non, ha raccontato di avere ormai seri problemi di assetto specifico che rende difficile seguire una squadra che va così bene, nella foto ha voluto far presente alla Bice quale postura sia ormai costretto a tenere per guardare la classifica della Fiorentina. Un disagio quello dei gatti che però va oltre alla specifica categoria, che è diventata una seria preoccupazione anche per le squadre che dal prossimo campionato rischiano seri problemi alla cervicale se vogliono continuare a guardarci. E chi si è accorto della Fiorentina, anche in Europa, non sono proprio quattro gatti.

martedì 28 maggio 2013

Un saluto al piccolo Toni

Dopo Lucone Toni un altro addio, quello di Little, certo più doloroso anche se più piccolo, e anche se la sua musica non è stata mai la mia, era comunque un’icona di una certa Italia simpatica, una figura che ci ha accompagnato, che ci ha fatto sorridere, che c’è sempre stata, ne soffrirà molto anche Carlo Conti, adesso costretto a puntare solo su Bobby Solo per popolare i suoi programmi di nostalgia canaglia. E dopo il Ciuffi un altro ciuffo, forse il più famoso ci saluta,  miracolato dalla calvizie e dal diradamento se ne è andato lasciando solo Bobby Solo, l’ultimo ciuffo importante rimasto prima dell’estinzione della specie. Adesso spero che il piccolo Toni possa andare dal grande Elvis che sono sicuro gli presterà finalmente le sue giacche, quelle originali. Si è parlato molto anche del portiere ieri dopo il probabile arrivo del nazionale uruguagio, ruolo del resto troppo importante, certo che se ci lasciasse anche uno che si chiama Viviano potrebbe sembrare veramente uno sperpero nel momento del commiato, uno schiaffo al lutto, per il De profundis sembrerebbe più adatto un De Santis anche se a sua volta, al suo interno contiene tracce pericolose di fresche cittadinanze onorarie. La Juve è squattrinata e la Fiorentina non vuota le cantine a nessuno, questa in sintesi la situazione sul fronte Jovetic, di Matri ci interessa più la Nargi eventualmente, e se proprio vogliamo mettere una velina nel motore meglio comunque la Satta di Boateng. Intanto è tornato Benitez spinto dal desiderio di De Laurentis di sostituire Mazzarri con un allenatore vincente e di nome, quel Benitez che somiglia tanto a un ippopotamo, e così voglio rappresentarlo, sospinto a riprovare con più fortuna la sua avventura in Italia, a riemergere insomma da un fallimento professionale che ancora brucia. Rimangono aperti i fronti delle panchine del Milan e della Roma, mentre spifferi cileni sembrano portarci i buoni ripensamenti di Pizarro, non sarebbe male tenere il metronomo sopra al pianoforte di Montella, del resto nell’opera d’arte creata dai Maestri del mercato Pradè e Macia lo scorso anno tutte le pennellate sono state messe al posto giusto, nessun tweet fuori posto come quello di Osvaldo, tutto deve rimanere armoniosamente dentro alla cornice, che comprende anche quella di un pubblico nuovamente innamorato, non vogliamo uscire dalle righe, o dalla cornice, non ci abbassiamo a nessun volere, ne a quello di jovetic se non ci porta il malloppo pattuito ne a quello di Pizarro se non vuole rimanere in tribuna, possiamo uscire solo a prendere un caffè, e chinarci solo se è troppo basso, come da foto, anche se personalmente lo preferisco normale e senza zucchero.  

lunedì 27 maggio 2013

Non una semplice pera

E’ toccato a Lotito suonare al campanello di Trigoria, altro che ufficiale e gentiluomo, ufficiale giudiziario mezz’omo, lì a decretare in latino il fallimento della stagione giallorossa. Pignorato il sogno americano, ora al popolo romanista non rimane che il suicidio per mezzo di puncicata di massa in una rivisitazione dolorosa del più classico “ scambiatevi il segno della pace”, trasformato dalla disperazione del momento, ma con la fede incrollabile giallorossa, in un più cruento “la puncicata sia con te e con li mortacci tua” diretto al gluteo o alla faccia a gluteo tipica del popolo romanista. La finale di Coppa Italia regala un primo tempo meno brutto solo del tempo brutto di sabato, il secondo si “rischiara” un po’ con le squadre che si allungano come la distanza dalla Fiorentina, con il gioco che rimane comunque il grande assente, e si rischiara ma solo fino alla grandinata finale sulla stagione della Roma, con il gol di Lulic che per certi versi sembra più un meteorite. E così anche la “maggica” ripartirà molto indietro, se ripartirà, visto che probabilmente la disfatta ad opera laziale si porterà dietro furibondi strascichi, difficile per Allegri ritirare su la baracca, ancora di più del lavoro sporco che attende Mazzarri alla pinetina. Intanto, perso il Siena riguadagniamo subito un’altra trasferta comoda, Livorno o Empoli, avremo comunque ancora del buon vicinato disposto a farci pasteggiare a cacciucco oppure con la bistecca del Bianconi, basterà prendere la FiPiLi per prendere anche i tre punti, e senza pagare nemmeno il pedaggio oppure il dazio di un derby toscano. Tornando invece a quanto di succulento è successo ieri all’Olimpico, la Lazio fa in tempo a rimettere in sesto una stagione che l’aveva vista naufragare nel girone di ritorno dopo una prima parte invece scintillante, che l’aveva vista addirittura sgomitare nella lotta per il primo posto. La Roma no, ne esce con le ossa rotte, la Bice mi segnala una mostra di arte contemporanea post match di un Maestro di fede giallorossa che mostra le due opere create nella notte passata tra lo studio e il water, nella prima l’artista ci mostra come dopo la pera di Lulic si sia spenta la luce su una stagione terrificante, fatta di esoneri, di litigi in allenamento, e che oggi la vede fuori dalle coppe e con il torsolo della pera di Lulic in mano, che a Roma è molto più di un innoquo torsolo, e infatti nasce la seconda opera creata nella notte passata tra lo studio e il water, che rappresenta quel torsolo che nella capitale deflagra come una bomba.  L’artista poi, tra uno strizzone e l’altro ha spiegato alla Bice che le due opere vivono prima da sole, di un loro preciso significato che è quello che ci ha già spiegato, ma subito dopo vanno lette come un dittico che racchiude invece un significato univoco, quello che l’artista prima di congedarsi ha voluto esprimere sostenendo che il progetto americano è già alla frutta.

domenica 26 maggio 2013

Qui gatta ci Covi

Anche a Londra  va in scena la solita commedia del calcio all’italiana, e visto che c’è di mezzo Dante, possiamo azzardare per certi versi persino divina, almeno per il Bayern, perché Rizzoli non lascia speranza a voi che entrate nel mondo del calcio e della sudditanza di casa nostra. Un inferno. E se il poema è diviso in tre parti, il calcio invece in due tempi, 33 canti per parte contro 45 minuti per tempo, e con l’arbitro italiano che sta sempre dalla parte del più potente, che sia un tempo, due tempi, i tempi supplementari, comunque dalla parte giusta e dalla notte dei tempi. Le terzine incatenate di Dante sono oggi sostituite da più ruvidi, pelosi, muscolosi e zazzeruti Danti, non più terzine ma terzini, bassi o alti non importa mentre noi dovremo pensare solo a incatenarci davanti alla Lega per protestare contro questa commedia messa in scena della classe arbitrale italiana, quest’anno addirittura degenerata in farsa con l’epilogo di Siena. Alla vittoria del Bayern in Champion, caratterizzata dalla mancata espulsione di Dante, è mancato solo il commento a cazzo di cane di Oliviero Behatrice, che come Virgilio, Zazzeroni, Civoli, Liguori, Varriale, ci accompagnano senza vergogna nell’inferno delle nostre domeniche della commedia, nelle quali gli anelli numerati e sempre più stretti dell’Inferno di Dante, non sono altro che le giornate di campionato, che ci raccontano come se avessimo gli anelli al naso, numerati o no, larghi o stretti, comunque Galliani come Lucifero, e davanti alla Stige ci sono loro, gli iracondi della pontellizzazione, della smoblitazione, gli autolesionisti, i pervertiti tutunciani, puniti in acque fangose che oggi equivalgono al navigare nella propria merda. E stasera come se non bastasse c’è la finale di Coppa Italia dove se non c’è stata buona comunicazione tra Nicchi e Braschi c'è da aspettarsi soprattutto un rigore per il Milan, anche se il derby è romano, c'è da aspettarsi la sagra delle puncicate lungotevere, poi la solita porcata arbitrale dentro a una rosetta come se fosse porchetta, direbbe Liguori che parla con la bocca piena e che rutta considerazioni come fosse un fiume in piena, fangoso e pieno di merda come gli iracondi antidellavalliani. Ci aspettiamo che nevichi o almeno grandini visto l'arrivo dell'inverno, come del resto è successo quest’anno su chi a Firenze si aspettava la disfatta marchigiana, tutti quelli che avevano finanziato il container di parrucche e nasi finti comprati in Corea a un prezzaccio per sferrare la contestazione finale, gli amanti di Zamparini e Preziosi hanno dovuto ripiegare, sono rinculati nelle retrovie, sono stati inculati, e solo il fiuto da giornalista d’assalto della Bice poteva scovarli intenti a pianificare nuove peripezie. La nostra inviata è infatti riuscita a fotografare il Vuturo che ha presentato il nuovo volto della contestazione di Moena, quello della nuova stagione, questa volta più raffinato grazie allo sponsor tecnico che sarà il Covi, per spurgare meglio le proprie frustrazioni, e dopo aver constatato che i nasi e le parrucche finte si erano dimostrati inefficaci.

sabato 25 maggio 2013

Una bella Mona

Sono bastati i primi movimenti di mercato per scoprire le carte, sono arrivati improvvisi come le folate di vento che hanno scoperto le mele della Walravens a Cannes, folate oscene in luogo pubblico, loro, lei una gran bella Mona di nome e di fatto, non solo in Veneto. Tempestivi, ficcanti, chirurgici, onnivori, così gli uomini di mercato hanno scoperto il loro piano B, quello in risposta al campionato farlocco appena finito, che prevedeva il Milan in Champion, che ha sanato con i rigori di un piano regolatore ad personam l’abusivismo con il quale si era costruita una baracca di squadra sull’argine dell’indecenza.. E adesso il sorpasso a più non posso, operazioni mirate a go go mentre molte delle aspiranti al titolo sono ancora nella corsia d’emergenza a cambiare il ruotino, non sono proprio senza mutande come la Mona, ma molte sono ancora senza allenatore, senza soldi, senza idee, e senza nasconderci dietro a una folata di vento di Cannes, libidinosa quanto si vuole, possiamo affermare che sono nella merda, tanto che al massimo si potranno litigare Marrone, l’unico giocatore tono su tono per situazioni di cacca. I tifosi del Milan di Champion da indulto, anche se condonati alla viva il parroco sono già sul piede di guerra, sono lì a contestare un presunto allenatore, abituati come sono a presunti rigori o a giocatori presunti come Montolivo. Stramaccioni che a inizio stagione era stato accomunato a Montella tra i giovani allenatori più promettenti è già stato triturato nell’immondezzaio di Moratti che dopo aver pontellizzato sta pensando di vendere al Tutunci indonesiano. Mazzarri sembra essere una garanzia ma il lavoro da fare sembra comunque immane anche per lui, si muove bene  la Juve, ma tre scudetti consecutivi sono contronatura come un lancio smarcante di Montolivo, o l’entusiasmo su Fi.it dopo una vittoria Viola, almeno una tra Roma e Lazio deve ancora fare i conti con il dramma di una sconfitta di Coppa Italia che vuol dire fallimento della stagione senza se e senza ma, e dal quale sarà dura rialzarsi, e l’altra partirà comunque molto indietro in campionato, il Napoli di Benitez riparte per un nuovo ciclo con tutte le incognite che si porterà dietro l’addio di Mazzarri, anche se con la vendita di Cavani e i proventi Champion potrebbero avere a disposizione un centinaio di milioni per fare mercato. Comunque opereranno le altre è certo che noi daremo fastidio, molto, perché intanto siamo già in vantaggio, schizzati via come una lepre verso Moena, dove Montella potrà avere la squadra al completo dal primo giorno. E se tanto mi da tanto, con una squadra che già si conosce, con l’allenatore che potrà lavorare con più tempo e  inserire così i nuovi su un telaio rodato, con le pernici che da impagliate son diventate una lepre che schizza via veloce verso obiettivi importanti, del resto è noto da sempre quanto sia difficile catturare una lepre, molto più che afferrare delle pernici imbalzamate.

venerdì 24 maggio 2013

Volta & Gabbana

Montella è sereno, ritira premi a destra & a manca, ne fa incetta mentre non è affatto incerta la sua panchina, ribadita più volte la sua voglia di Viola, a destra & a manca, e manca invece quel fastidioso eccesso in tutto quello che dice, quello tipico sempre presente nel calcio, come in quello che fanno nella moda Dolce & Gabbana. Parla di terzo posto a ribadire la sua ambizione e tranquillità malgrado le parole eccessive del procuratore di un Pizarro schifato dal calcio italiano, un giocatore ferito nella sua anima più nobile e che per questo sceglie di andare a  curarsi nella Nazionale del suo paese, cambiando ancora idea in perfetto stile Volta & Gabbana. C’era una volta la gratitudine, storia di un Volta & Gabbana su se stesso, come le sue fatidiche piroette, ripescato dall’oblio della sua carriera, e che oggi senza tante piroette di parole vorrebbe volgarmente mettere a frutto l’occasione che gli ha concesso proprio la bellissima Fiorentina di Montella, per andare a guadagnare cifre importanti in campionati moralmente più consoni alla sua statura morale, che per fortuna è superiore a quella fisica. Il Pek senza tanti salamelecchi e senza soprattutto il coraggio di comunicarci direttamente le sua volontà, probabilmente perché non degni, ci dimostra una sensibilità pari alla mancanza di riconoscenza. Una nota stonata quella del Pek, sgradevole quanto inattesa, ci ricordiamo, invece, quanto la Fiorentina sia stata comprensiva nella tragica circostanza della scomparsa della sorella, oggi bisognerebbe esserlo un po’ meno, se serve un adeguamento va bene, non certo le cifre che sembrano essergli state offerte da campionati meno malati del nostro, altrimenti c’è un contratto, c’è la sua età, si tiene i 700.000 euro intorno ai quali potrà piroettare ingrugnito quanto vuole, e ci servirà come esempio curativo per le nuove generazioni di un calcio senza più riconoscenza. La squadra è forte, l’ambiente è sereno e motivato, c’è ambizione, entusiasmo e competenza, soprattutto questa, saremo più forti malgrado il peso del Volta & Gabbana sulle spalle, un fulmine a ciel sereno come ha detto Montella, che ha aggiunto però che se ne andrà comunque in ferie molto tranquillo pensando al terzo posto, non sarà certo l’ingrato a sciuparcele, e per una volta tanto adotterei strategie meno morbide, offrirei senz’altro un adeguamento che sarebbe stato riconosciuto anche senza i modi sgradevoli scelti per comunicarci il suo addio, altrimenti gli ricorderei che c’è un contratto ancora in essere, e mal di pancia o no questa volta non farei l’educanda ma l’educatore, comprerei un’alternativa e offrirei una sorta di aperitivo dimostrativo durante il quale apparecchierei un bel buffet come al solito sempre molto generoso, dove però servirei oneri e onori, ambizioni, puntualità nei pagamenti, grande vetrina, ma al posto del ghiaccio un avvertimento, chi non rispetta le regole e i contratti sono cazzi suoi. 

giovedì 23 maggio 2013

Mestruazioni

C’è già un certo checchisterismo radente a giro, vola basso come l’uccello padulo ed è arrivato prima della bella stagione ridente, e quel po’ di ottimismo raggranellato a fatica è esondato come il Po, sono bastati gli ultimi cinque minuti di campionato e le dichiarazioni del procuratore di Pizarro per scatenare l’inferno. Tutti in piedi sul divano, non per Rossi o Lorenzo (De Silvestri) però, ma per non macchiarlo, perché un flusso mestruale di preoccupazione potrebbe macchiare il rivestimento che contiene invece una stagione fantastica. E il flusso si sa che incide anche sull’umore e non solo sul fesso, allora anche il Moment Rosa sembra diventare impotente di fronte al dolore per la paura dello smantellamento, per le difficoltà dei rinnovi, insufficiente a spegnere il bruciore generato dal timore che avvenga la fuga di massa da Alcatraz, e diventa impotente anche l’Alkatraz Seltzer, come il pompelmo rosa di fronte al depauperamento della rosa, come inopportuna e sproporzionata ci sembra la chiusura di Villa la Massa solo perché è scappato un cliente senza pagare il conto, anche se si chiama Clint Eastwood, impotente anche di fronte alla realtà di un monte ingaggi più basso del Monte Rosa. Sembra che ci abbiano tagliato le ali un istante prima di spiccare il volo, no, non è così, è solo un flusso quello mestruale, abbondante, che non può essere arginato nei primi giorni di mercato semplicemente con il Lines seta ali. Le mestruazioni copiose vanno gestite anche psicologicamente, del resto la Fiorentina sta molto meglio di Inter, Roma, Lazio, il Milan che ha dimostrato di non meritare il terzo posto non è certo superiore a chi invece quel posto se lo meritava, il fair play finanziario ci vede in vantaggio, ci vede coperti e allineati, il Napoli è alla fine di un ciclo e un’altro dovrà riaprirsi con tutte le incognite che si porta dietro un cambiamento di questo tipo, la Juve è quella più avanti di tutte ma molto meno di quello che ha raccontato la classifica. Godiamoci la determinazione e la volontà della Società di alzare l’asticella, idee chiare, ambizioni e competenza, entusiasmo, notevole vantaggio su molte delle squadre con le quali dovremo misurarci. La Fiorentina ha già pianificato tutto, in largo anticipo, e alla fine sarà una squadra ancora più divertente perché sarà migliorata e perché è già un anno che si conosce. Capisco la delusione per un terzo posto che sfuma con la stessa volatilità del cognac quando si sfuma la penna con gli scampi, peraltro senza lasciare nemmeno quel gradevole aroma nell’aria, capisco la preoccupazione per le parole inattese del procuratore di Pizarro, inattese come sul piatto le penne passate di cottura, ma noi siamo la squadra più bella e divertente del calcio italiano, e una delle più belle del panorama europeo. Questo è il punto di partenza che ci deve lasciare sereni, insieme alla consapevolezza di avere una proprietà che ha già rilanciato, il resto sono solo mestuazioni di dimensioni importanti, un disagio passeggero al quale voglio dedicare le parole disincantate ma concrete di Leonardo Pieraccioni che a proposito di flusso molto abbondante ha scritto un pensiero che può aiutare chi mensilmente o sporadicamente viene colto da tale copioso disagio. “Il ciclone, quando arriva, 'un t'avverte. Passa, piglia e porta via. E a te 'un ti resta che rimanere lì, bono bono a guardare e a capire che se 'un fosse passato, sarebbe stato parecchio, ma parecchio peggio”.

mercoledì 22 maggio 2013

Il Mulino Bianco e quello rossonero

Ancora non si è freddata la salma di una stagione freddata a colpi di biscotti con la lupara di chi perde i peli dalla  testa ma non il vizio, e già il procuratore del Pek perde la calma, poi riguardo alla stagione dei biscotti, la Bice ci mostra in esclusiva una foto verità che ritrae il divano di Galliani, luogo sacro all’inciucio. Galliani comodo che accomoda è lo spot del calcio italiano, il dirigente rossonero meglio di  Banderas che ormai parla solo con le Macine e con le galline, e allora viene da chiedersi se è meglio un Moggi oggi o un Galliani domani. Ieri intanto è stato dato l’ultimo saluto a Carlo Monni e per l’occasione è stato dato anche un rigore al Mlan. E adesso parte la ridda di voci, la sarabanda dei rinnovi, dei ritocchi, dei rintocchi delle campane che hanno salutato Bozzone, e delle sirene dei grandi club, ma la società ci lascia sereni, da una parte grazie al rilancio delle ambizioni, dall’altra grazie alla capacità di Pradè e Macia, Firenze è diventata una piazza molto appetibile, e infatti ADV, con il campionato ancora caldo, subito dopo l’assassinio già parla di Champion, ferito nell’orgoglio fa capire che non ci sta, e questa volta non ci sta partendo da una grande base, dalla quale c’è solo da devitalizzare il nervo scoperto della rabbia, perché una volta tolto il dente Jovetic ci si rifarà la bocca ancora più bella di prima. E secondo me ADV adesso ci serve del foie gras sul vassoio delle ambizioni solo per distrarci da quello che sarà il vero obiettivo, perché dietro alla schiena nasconde goffamente una bottiglia di Chateau d’Yquem messo da parte per festeggiare qualcosa di più della Champion. E anche Montella mira a quella bottiglia, ambizioso com’è, usano il foie gras come diversivo, come cavallo di Troia per combattere i figli di troia del calcio, depistano preparando il palato adeguatamente, e ci penseranno loro a convincere il Pek turbato dall’AD rossonero che ormai fa i biscotti anche meglio del Mulino Bianco. Faranno una squadra antiarbitri, antivento, antitagliavento, questa volta non aspetteremo l’ultima partita disarmati, mangeremo l’uovo in culo a Galliani, in parole povere gli andremo nel culo costruendo una squadra ancora più grande, e mai come adesso la famiglia DV è stata così motivata, e in un calcio infeltrito dalla crisi, la partenza di Jovetic sarà l’aggravante della premeditazione, perché grazie alla sua cessione sarà dato il via al piano perfetto che la Bice ha prontamente scovato nel cassetto di Pradè e in copia conoscenza anche in quello di Macia, e vorrei farvi notare il numero delle candeline sul piano perfetto, un numero che non lascia dubbi e svela il vero obiettivo Viola per il prossimo campionato. Ratti rossoneri, Moratti, Marotta, e gli uomini di Fuorigrotta sono tutti avvertiti.

martedì 21 maggio 2013

Orgoglio e caffè macchiato di Robiglio

Si leva alto lo sdegno, non a caso Archimede pronunciò parole amare come “datemi una leva e vi solleverò un mondo di sdegno”, appena appena più giovane di Andreotti aveva già capito che a pensare male si pone a giusta distanza il fulcro del discorso, diciamo tra potenza economica e resistenza ai due pesi e alle due misure, ai doppi giochi, ai doppi Sensi padre e figlia, alle doppie punte, al pelo sullo stomaco insomma, e così è possibile ottenere qualsiasi rigore con il minimo sforzo, Balotelli cade addirittura senza nemmeno quello, cade in mancanza di contatto, in assenza di fallo, cade per una sorta di razzismo dell’equilibrio. La mancanza di gravità degli interventi avversari è lunare. Si, facendo leva sulla sudditanza si superano anche i rigori dell’inverno, fino ad ottenere i rigori del girone di ritorno. Archimede ha omesso solo una cosa, la stessa che Andreotti si è portato nella tomba insieme ad altre cosucce tipo la verità su Montolivo, e cioè, che oltre ad un certo sforzo, la leva si potrebbe flettere o rompere, come la corda, qualcuno sforzandosi troppo a nascondere le malefatte del sistema calcio potrebbe persino cacarsi addosso, come Cucci che in quanto Italo, rischia che l’omonimo convoglio ferroviario lo travolga, l’unico modo rimasto per far si che la sua alta velocità di pensiero trovi la giusta trazione, insieme a tutti quelli che fanno finta di niente pur di mantenersi poltrone Frau-dolente. E così poi c’è chi tra i tifosi più sanguigni non trova pace e chi invece come me non trova più le mezze stagioni, tra rovesci d’acqua e stagioni intere arbitrali dove fischiano alla rovescia, malgrado tutto ciò nessuno però può toglierci di dosso l’orgoglio tipico fiorentino, quello che ci preserva proprio dal vociare, orgoglio che se riscaldato dal continuo fabbisogno, migliora, s’insaporisce come la ribollita. Quello che ci regala il gusto della battuta. Non serve a niente abbandonare le buone maniere, le buone battute, non serve accantonare l’ironia per gridare e mostrare il peggio, il lato più brutto, come se fossimo colti dalla sindrome di Stendardo, è antiestetico tarantolarsi come se un petardo ci frastornasse il buonsenso disorientatndoci dallo spirito fiorentino. No, non baratto il panino con il lampredotto con il cibo/spazzatura dal quale tracima ketchup, come la voce alta che serve solo all’arrotino. Mi tengo caro il modello di questa Fiorentina, serenità, equilibrio e sobria eleganza, contro i cortei sindacali che oggi vorrebbero rivendicare il diritto a urlare la propria rabbia, la stessa, sguaiata, che solo ieri veniva usata contro i Della Valle. No, li aspettiamo tutti con il sorriso sulla bocca, senza bisogno dei nasi finti e delle parrucche, gamba accavallata all’ombra della Cupola del Brunelleschi, che a differenza di quella di Galliani, è autoportante e non portatrice di virus che uccidono il calcio, tanto sono lì a dividersi ormai uno degli ultimi ossi, poi gli arbitri non basteranno più, sono alla frutta, il futuro è nostro e non c’è bisogno di alzare la voce, basta alzare la qualità del gioco. Si al fair play e al bel calcio, via le barriere dal campo, no ai capannelli intorno all’arbitro che puzza, il calcio bello si esprime con i toni bassi, come il pallone, sempre a terra. E noi siamo il bello, anche le colline sono dolci, i biscotti li inzuppiamo nel Vin Santo, la bava alla bocca, la rabbia scomposta, il berciare è modo rozzo, crudo, mentre l’unica cosa a crudo che ammettiamo è l’olio sul pinzimonio. No al proliferare del sushi. Non baratto il modello Fiorentina con la volgarità e la violenza presente oggi nel calcio, a tutti i livelli, un modello il nostro che per qualcuno è addirittura troppo poco moderato, e penso al povero Failla che trema di paura ritenendo il nostro un fair play inaudito, e allora per lui ma non solo, via alla seconda fase, un giro di vite alle buone maniere, via al fair plaid per chi trema di paura davanti all’ironia. Il calcio che pratichiamo noi è quello bello come la gioia di Vittiglio sullo zero a cinque, Vittiglio dentro e il caffè macchiato di Robiglio fuori dal campo. Sempre. Un esplosione di bellezza. E per la prossima stagione già sono lì che stendo il mio nuovo striscione “Viola Club Stendhal”.

lunedì 20 maggio 2013

La dieta adesso è di rigore

E’ un cantiere tricolore quello che ha chiuso la stagione a Pescara, una magnifica squadra come non si ricorda, gioco, gol fatti, vittorie in trasferta, tutti numeri che non devono lasciare spazio al rammarico, in sostanza un grandissimo campionato. La tripletta di Ljajic è il bello del calcio, quello che è successo a Siena, il brutto, e il problema non è tanto il rigore di Ambrosini non fischiato al Siena, o quello fischiato al Milan come defibrillatore, il problema rimane la credibilità del calcio italiano, che noi invece abbiamo onorato esprimendo il gioco migliore. Questo Milan del resto non va da nessuna parte e il problema sarà il ranking europeo, mentre l’innesto di Pepito Rossi su una grande squadra come si è dimostrata la Fiorentina apre a scenari ambiziosi, così come anche quel Mati Fernandez che ha aspettato i titoli di coda per mostrare filamenti di classe cristallina. Montella, la società e i giocatori hanno compiuto un autentico miracolo, pochi mesi e una rivoluzione per diventare una delle più belle realtà europee, adesso va terminato il lavoro per trasformarlo in un capolavoro, e ci sono tutti i presupposti. La bellezza del nostro campionato non potrà certo essere macchiata da quello che è successo a Siena, e con un finale di questo tipo, oggi si capiscono meglio anche certe scelte, adesso trovo molto più naturale anche quella di Montolivo, stessa pasta, malaffare, mezzucci, scorrettezze. E malgrado il degrado del palazzo ci siamo comunque divertiti, speriamo ora di regalare le stesse emozioni anche in Europa così da arrivare fino in fondo e prenderci quella coppa che potrebbe risarcirci dello scippo subito ad opera di Galliani su un motorino rubato e senza nemmeno il casco, un furto riconoscibilissimo. Ma in casa non ci ha potuto rubare niente però, e c’è rimasto ancora tanto da vedere, Vecino e Wolski per esempio, che ad occhio e croce sono molto più delizia che croce. E va a finire che ci siamo ritrovati in casa forse anche un futuro top player, Adem Ljajic che il Milan si sogna e che sarà difficile per tutti trovare su un mercato senza soldi, e la sua tripletta sembra essere stata prescritta dal destino per rendere meno dolorosa l’eventuale partenza di Jovetic, come un po’ meno dolorosa appare la  truffa di Siena dopo la battuta di Montella a Sky, che riconosce al Milan il merito di esserci finito davanti grazie alla capacità di saper battere meglio i rigori, che poi è anche un po’ vero se si pensa a quello sbagliato da Jovetic a Parma, Balotelli del resto è molto bravo e non sbaglia mai. Il dischetto è di gesso come sono rimasti tutti quelli che amano il calcio pulito, ed è bianco il dischetto tanto amico, a dimostrazione che e non c’è razzismo verso Balotelli. E malgrado tutto il colestorolo che tracima dal palazzo, la Fiorentina è arrivata a 5 minuti dalla qualificazione Champion, che se da un lato non toglie niente alla bellezza del suo campionato, dall’altro mostra ormai l’affanno di un calcio pieno di grassi nel sangue, interessi che lo hanno appesantito, e che quindi, forse, non saranno più sufficienti a tenere dietro i valori snelli che ha saputo esprimere la Fiorentina fuori e dentro al campo. Il vecchio calcio italiano, grasso e malato, ancora ce la fa a rinviare il proprio modello fatto d’interessi da spartire al di là della metà campo, ma ormai non rientra più nessuno, è una squadra allungata, tanto che non rientra più nemmeno negli occhi di chi anche ieri non ha potuto fare a meno d’indignarsi, in maniera trasversale, un calcio che ha sempre più bisogno di squadre e di società come la Fiorentina, per un alimentazione più sana, per evitare l’infarto e così anche il prossimo furto.

domenica 19 maggio 2013

Aglio, olio e peperoncino

Mentre scorrono i titoli di coda, che a Roma saranno alla vaccinara, nella speranza che il Milan, invece, lo prenda sotto la coda, oggi vi suggerisco quella che è la religione della cucina. Se fatta bene. Una sfida che sarà dura come quella di stasera. Tanto per dare sfogo anche all’altra anima del blog, in attesa che smetta di piovere, che si conosca il verdetto, che si sappia se tenersi libero il giovedì, una giornata quella di oggi che sarà lunga e nella quale risuona ancora  il rumore sordo della capocciata di De Silvestri, un gol che sembra essere una flebile luce in fondo al tunnel, perché se fa gol lui allora c’è speranza per tutti. Anche di uscire dalla crisi, di non generare più figure raccapriccianti mezze Kabobo e mezze Cossiga. Purtroppo il maltempo non aiuta, soprattutto a chi prepara i TG, perché la crisi intanto si porta via le file ai caselli e non si potrà riciclare più la solita intervista in coda, non si potrà parlare di partenze intelligenti come Vargas, bollini rossi su delio Rossi, salta così anche il solito filmato sulla siccità, sul pianeta che si surriscalda come gli animi dopo Fiorentina-Roma, dovranno produrre nuovi servizi come quello sui Viola in coppa, quale, ve lo dico dopo avervi suggerito un must in cucina, facile solo apparentemente, ma se fatta bene meglio anche della sconfitta della Juve. Aglio, olio e peperoncino va fatta con poco olio, intanto, un cucchiaio raso a testa, non è quello che darà il sapore, uno spicchio d’aglio che va tagliato a metà e privato del germe interno, che se novello è quasi impalpabile, l’aglio non va imbiondito, se avete un libro che dice questo buttatelo via come la speranza di vedere Wolski, l’olio deve andare pianissimo, diciamo sulla fiamma più bassa possibile, l’olio non si deve denaturare, il peperoncino fresco calabrese va privato dei semi e dei filamenti perché poi dovrà profumare e non aggredire il palato, appena l’olio comincia a sfrigolare va allungato con l’ acqua di cottura della pasta, che intanto, dopo tre minuti, quando sarà appena piegata dovrà essere risottata in padella, in poche parole va fatta un’emulsione di questo olio che profuma di aglio e peperoncino, ma con l’acqua di cottura, che così renderà lo spaghetto viscoso, che in bocca vi scivola, è l’emulsione che la fa da padrone, se lo fate così mangerete spesso e volentieri aglio, olio e peperoncino e sarà molto più digeribile, come appunto il risultato del campionato che sta arrivando sul piatto. E uno spaghetto così è da campioni. Questa è la risposta che vi dovevo.

sabato 18 maggio 2013

Non mi somiglia per niente

Ci sono cose che si somigliano nel calcio, penso a un campo sintetico e ai capelli di Conte, penso a una ripartenza e a un contropiede, ad un terzino e ad un esterno basso, un’ala e un esterno alto, a prescindere dal terzino che in realtà potrebbe essere anche più alto di un’ala, e mi viene in mente Ribéry, e poi le interviste, quasi sempre uguali a se stesse, da un anno a un altro. Le maglie a strisce si somigliano, i favori riservati a quelli che indossano le maglie a strisce sono sempre molto simili, i colori si somigliano come gli arbitri da sempre cornuti, oggi più cornuti ancora ma solo perché c’è n’è un pullman a partita. I dirigenti che si susseguono si somigliano per inadeguatezza, quando non sono proprio gli stessi, come nella politica che viaggia trasversale tra la prima, seconda e terza repubblica, meglio riassunta nella repubblica delle banane. I giocatori si somigliano, tatuaggi, creste, cuffie, belle auto, simulazioni, si somigliano quelli che hanno i palcoscenici più grandi, quelli per intendersi con i maxischermi, quelli che guardano lo schermo per cogliere l’attimo dell’inquadratura. Ci sono cose che si somigliano nel calcio, da sempre, come la mancanza di riconoscenza, vedi Montolivo, le belle donne che stanno con i calciatori brutti per fare la bella vita, vedi la donna di Montolivo, ci sono i sopravvalutati, vedi sempre Montolivo, i giornalisti si somigliano nel formulare domande insulse, nel provocare risposte risentite, nel non saper leggere una partita neanche se già scritta perché finita. Ci sono le partite aggiustate che si somigliano, gli scandali, l’arroganza, l’ignoranza, come anche la bellezza del gioco più bello del mondo, della sua imprevedibilità, si somiglia la passione che da sempre produce migliaia di discussioni che si somigliano, trasmissioni televisive, giornali e blog. Civoli che invecchia dicendo cazzate, Galeazzi che ingrassa dicendo cazzate, Varriale che dice cazzate, invecchia, ingrassa e fa incazzare quasi tutti quelli che intervista, Massimo Mauro che rappresenta invece la testa di cazzo tipica che nel calcio c’è sempre stata. Gli stadi sempre scoperti, la pioggia che continua a bagnare quei tifosi che frequentano ancora gli stadi scoperti. Il pallone, che anche se è vero che ha traiettorie diverse si somiglia comunque perché bene o male è sempre tondo, faccia attenzione quindi il Mlan domenica a Siena. I gol fatti e quelli subiti, gli autogol, le cazzate dei portieri, i rigori sbagliati, alla fine si somigliano tutti. Ci sono cose che si somigliano nel calcio tranne però la Fiorentina, con la Maratona, il Viola della sua maglia, e la bellezza del suo gioco.


L'autore della foto in bianco e nero è Stefano Mallus.
 http://1x.com/photo/85916/all:user:261311". 

venerdì 17 maggio 2013

Naso


Più che cercare fondi di orgoglio nel Siena già abbondantemente depredato da Mussari, oggi città di serie B e in un Monte dei Paschi di guai, dovremmo semmai guardare al disagio del Milan che proprio contro il Siena potrebbe tentare il suicidio. Se i rossoneri non riuscissero più ad accettare che Montolivo è rimasta la luce fioca del loro centrocampo, lui il faro dello zero a quattro di Barcellona, potrebbero davvero farla finita, si, il DNA di squadra più titolata potrebbe ribellarsi e mandare al cervello input autodistrutivi. Il senso, più in generale, è quello di volere un mondo in cui Santanchè sia, al più, un errore di ortografia. Montolivo un saldo comprato perché non c’è più un soldo.Non bisogna sperare nel Siena ma nel Milan, vincere, chiudere a 70 punti e andare alla cassa a riscuotere, male che vada, sempre se il Milan riuscirà a  trovare dentro di se dei sussulti di conservazione della specie, ce ne andremo comunque a fare un tour europeo con l’arrivo a Torino che è un extra bonus non da poco. E’ comunque stato un bellissimo campionato, certo, che se il Milan sbandasse sull’Autopalio sarebbe addirittura un manicomio, del resto loro non hanno fatto altro che litigare tutti i giorni in questa settimana, tradendo eccessi di serenità che oggi venerdì 17 potrebbe addirittura tracimare come i fiumi di questa primavera balorda. Chissà. Forse oggi si cimenteranno in una rissa da saloon mentre noi sprizziamo armonia da tutti i pori e ottimismo per il futuro, il calciatore da queste parti ormai si offre, mentre chi se ne deve andare soffre, non come Robinho che sono mesi che tenta la disperata fuga dal faro Montolivo. E poi c’è la credibilità del campionato in ballo che si contrappone ai poteri forti, agli interessi, perché il terzo posto della Fiorentina riabiliterebbe il calcio agli occhi degli scettici, azzererebbe come d’incanto lo scenario del tutto già stabilito, una pubblicità progresso, una flebo, una scossa. Se così fosse allora manderanno un Prezzoleni anche a Siena, il primo sicario del bene a salvare il campionato dalla perdita di credibilità. La nostra fervida fantasia ha il naso fine, così buono da sentire l’odore delle crocchette, anzi deibiscotti al contrario.

giovedì 16 maggio 2013

Per chi dice cazzate


E’ stata una stagione di grande calcio che potrebbe ancora regalare il suo meglio, un anno abitato da entusiasmo e divertimento, crivellato dal ritorno della passione, un fatto così efferato dopo il lutto reiterato, che si è portato via anche il vuturismo che ristagnava maleodorante da queste parti, si è smesso insomma di portare i gladioli sulla tomba del 4 4 2 e si è ricominciato ad amare il calcio senza più giubbotti. Una stagione che ha messo in evidenza la maniacale bravura di Montella, insieme alla sua serenità e al suo equilibrio, un atteggiamento che dopo i comportamenti disassociati di Delio Rossi ci è sembrato un miraggio. E tra le palme e i ruscelli di questa oasi fiorentina ci sono apparsi figure come Borja Valero, Cuadrado, Pizarro, è esploso Ljajic, partito come un tappo di Champagne che ha distrutto il lampadario e la pontellizzazione. Insomma, una stagione che non era stata  prevista nemmeno dal calendario di Frate Indovino, o da qualche indovino di rinterzo che aveva previsto Tutunci nelle nostre giornate più buie. Un anno con qualche nota stonata, parole fuori posto come quelle di Massimo Mauro, di Liguori, Civoli, Zazzeroni, di Marotta, di Galliani, meglio allora Montolivo che almeno s’è risparmiato le interviste tanto minacciate. Ma per tutto questo oggi ci viene in soccorso la Cina, non solo quindi pomodori taroccati, oggi c’è fantasia anche in Oriente, non solo contraffazione, ci sono idee che fanno al caso nostro come il silenziatore per scorregge. Fart Silencer è l'invenzione di un uomo soprannominato “Big Chicken Mushroom”, residente a WuHan, in Cina. Il silenziatore per scorregge è un tubicino in plastica studiato appositamente per essere inserito dentro l'ano. Lo stesso principio dei silenziatori per armi da fuoco è stato utilizzato per questa geniale invenzione, per cui, in un'estremità il tubo è completamente aperto mentre dall'altra ci sono tanti piccoli fori che servono da sfiatatoio eliminando i rumori. Se poi persistessero ancora preoccupazioni come il cattivo odore è sempre possibile inserire all'interno del tubo un batuffolo di cotone imbevuto dell'aroma preferito, per diffondere nell'aria anche un meraviglioso profumo. Ecco, per chi dice cazzate si può pensare al Fart Silencer usato per bocca, come fosse una sigaretta elettronica, e con il batuffolo di cotone sarnno risolti anche i problemi dell’alito cattivo.

mercoledì 15 maggio 2013

Eccessi

Ma a proposito della nuova maglia del Milan, dei capelli di Balotelli e di quelli di Boateng, tutto così tono su tono, che oggi non c’è nemmeno più bisogno di certe rilevazioni scioccanti,  perché finalmente sappiamo che le ambizioni di Montolivo erano quelle di far parte dei Village People visto che i Centocelle Nightmare non l’hanno voluto neanche a paramtero zero, mentre quelle di Galliani erano di rivalutare i Rockets. Ma come è possibile che nel Milan ci sia un così variegato campionario di cattivo gusto, che del resto è possibile solo grazie alla manica larga di un permissivismo raccapricciante, tanto che non sembra più neanche una squadra di calcio ma un cast del Grande Fratello, si è visto addirittura El Sharawi alla fine di un primo tempo di pioggia ripresentarsi nel secondo con l’acconciatura rifatta. Ma vi sembra possibile che nel momento in cui la squadra si raccoglie per discutere su quello che è successo magari per cercare di apportare modifiche tattiche o contromisure sull’avversario, uno tira fuori il phon e tutti i prodotti più cementificanti per ritirare su l’upupa sulla testa precedentemente abbattuta dal maltempo. Il giocatore pensa solo a ripresentarsi davanti alle telecamere con la giusta erezione sulla testa, pensa insomma all’inquadratura come fosse su un set  e la società glielo permette pure. Per fortuna che a Firenze di tutto questo non c’è traccia, non c’è una virgola fuori posto, non c’è un eccesso, non c’è neanche un Morganella qualsiasi, gli unici eccessi riscontrati quest’anno sono stati quelli degli arbitri, magari nell’ammonire Pizarro, oppure nell’espellere Tomovic, addirittura nella banale interpretazione di considerare il braccio di De Rossi attaccato al corpo come se gli altri le braccia le avessero attaccate a un chiodo prima di smettere definitivamente di commettere falli di mano in area. La Fiorentina come squadra invece degli eccessi li ha mostrati, nel farci divertire prima di tutto, nel numero dei giocatori mandati in gol, nel numero delle vittorie e dei punti fatti, nell’eccesso di velocità di Cuadrado, e alla fine della stagione ha chiuso per eccesso di rialzo delle quotazioni, quando fino a qualche mese prima era solo una società spernacchiata e da rottamare. Comunque noi siamo provincia, siamo dei poveracci, senza oro e stelle sulla maglia, non siamo gli sceriffi del campionato, siamo senza Metro mentre Milano è più aperta, una città che non guarda certo il capello, e così per l’ultima di campionato, per festeggiare la qualificazione Champion anche Montolivo e signora sfoggeranno per l’occasione la loro acconciatura perfettamente a favore di telecamera. Quindi tanto di cappello a lui per il capello e per il suo comportamento, mentre dell’esperienza di lei a Milano come si vede non si butta via niente.

martedì 14 maggio 2013

Sogno di strada

A  Firenze si sta troppo bene, altro che storie e non solo perché con la tramvia si va in centro in dieci minuti, tra l’altro i Della Valle girano a piedi, viaggiano cioè con le proprie gambe perché vogliono lasciare un’impronta in città, diciamo pure quella classica a pallini del loro marchio di frabbrica, e Andrea ce n’ha uno in testa di pallini che non è solo il lampredotto anche se fa rima, vuole condire la sua esperienza da queste parti con una salsa che al verde classico tipico da bollito saranno aggiunti il prossimo anno anche i colori dell’ambizione e della solidità economica. Siamo più vicini di quanto si possa pensare a certi tricolori, e infatti anche chi se ne voleva andare oggi ha più di qualche ripensamento, i risultati del resto sono figli di uomini che hanno non solo la visione del Piazzale Michelanglelo, vanno oltre anche a certe asticelle, ci sono parole importanti che girano dentro allo spogliatoio Viola, parole e valori, ci sono per fortuna soprattutto uomini che hanno caratterizzato questa stagione. Forse Jovetic, poi se ne andrà solo chi vorrà la società, e chi rimarrà non lo farà perché trattenuo dal contratto, ma perchè pochi sono gli scenari più appetitosi e non solo per via della chianina o per Via de’ Serragli che mi ha dato i natali, per Gonzalo e non per Natali. Firenze è diventata una delle piazze indiscutibilmente più ambite, è difficile che un giocatore non di primissima fascia possa dire no a Firenze, e il problema di trattenere i giocatori ce l’hanno gli altri, saranno i giocatori a offrirsi attraverso i propri procuratori e già venerdì e sabato le prime avvisaglie, a Firenze ci sarà “Wine Town” una manifestazione che porterà anche le prime offerte internazionali, cibo di strada come i panini al lampredotto di Luca Cai, gli hamburgher di chianina IGP di Simone Fracassi, la focaccia di Recco al formaggio del Consorzio Focaccia di Recco, le empanadas argentine di Francisca Frias, le bombette di Martina Franca e molti altri, e chi se ne va se non Montolivo che mette il formaggino dentro alla minestra. Perché non c’è solo il “grano” c’è molto di più a Firenze, c’è tutto questo ben di Dio sotto la Loggia del Grano e in Piazza Pitti a proposito di piazze ambiziose. Cibo e sogno dell’uomo di strada, agenti Fifa che girano tra i banchi, perché la fifa ce la devono avere gli altri, le bombette di Martina Franca da una parte e la Fiorentina come mina vagante del prossimo campionato dall’altra, e mai come adesso la Fiorentina è stata così vicino al vertice, Andrea è determinato, lo staff è ambizioso e competente, son cazzi amari ma per gli altri. Siamo ormai una bellissima realtà, e chi non lo vede è solo perché ha i capelli davanti agli occhi. Io che non ho di questi problemi ci vedo benissimo, e addento il sogno di strada.

lunedì 13 maggio 2013

Ferrari Rocher

La coreografia che non ti aspetti arriva a sacchettate, dall’alto, e trasforma il Franchi in un parco giochi acquatico dove si diverte solo la Fiorentina, mentre Civoli sconvolto dalla matematica che non promuove in Champion la squadra del suo padrone, getta ombre sui Viola sostenendo che Cuadrado va a velocità doppia perché usa le pinne. Piove anche dove non piove, dentro a certe teste, goccioloni, grandine, pozze, umidità che esce fuori increspando di rabbia le domande di mercato che risentono del disagio tipico di chi si ritrova in mezzo all’acquazzone provocato dalla Fiorentina in un campionato scialbo, arido di bel gioco, e nei pensieri di chi vede i Viola come un alluvione su interessi già spartiti. Piove a dirotto soprattutto sul Palermo che va giù, su Zamparini che va in cortocircuito, un uomo che ai tempi di un vuturismo neanche troppo lontano era stato scelto alle primarie della pontellizzazione del tifo come il salvatore, mentre da queste parti di Salvatore c’è solo Ferragamo. Piove su Fi.it, troppe vittorie fanno male, alla fine allontanano anche il Giannelli, mentre Marco Siena in settimana non ce l’ha fatta e ha mollato, piove anche sul posticipo e sul povero Zazzeroni che vista la maglia del Milan si sente Ambrogio, lo chaffeur della Ferrari Rocher che gira per lo studio della DS coi trampoli per l’acqua alta e le protesi al seno per galleggiare in caso d’inondazioni della Fiorentina in Champion. E piove anche sui festeggiamenti di Andrea Della Valle e Montella, ma è un’acqua che fa crescere le ambizioni, che annaffia le speranze, che irriga i sogni, e la Fiorentina in tutto questo nubifragio non perde una goccia, vince ancora per gli Ultrà, mentre unica nota stonata il ritorno dell’Alcool Campi salutato con tutta quest’acqua, che non è sembrata proprio una bella cosa. Adesso caccia ai 70 punti e poi sarà mercato, si, e quest’anno ci divertiremo anche lì, perché Andrea è scatenato e il duo dimercato sarà sguinzagliato proprio per riportare a casa della selvaggina pregiata. La congiuntura astrale è favorevole e non risente affatto dell’umidità che invece da noia alle congiunture di società costrette a tirare i remi in barca, per di più la finale di Europa League sarà a Torino e sembrerebbe davvero una mancanza di sensibilità non andare a festeggiare una competizione europea nello stadio della Juve. Piove sul calcio italiano ma non sulla Fiorentina, una delle poche squadre al riparo dal temporale che sembra aver scatenato gli elementi anche su chi portava a casa il triplete, tempi d’oro che sembrano così lontani, visibili a Mlano oggi solo grazie al Milan e all’incarto della sua nuova maglia, che è l’unica cosa che brilla in città. E adesso via, dopo Pescara andiamo a fare la spesa, andiamo a riempire il carrello di sogni, un campionato il prossimo che sembra già  volerci accogliere a braccia aperte, e forse non solo con quelle aperte.


domenica 12 maggio 2013

Emozioni fresche di giornata

E’ proprio una vera genialata quella di farci giocare l’ultima in casa con i crostini di fegato in mano, diciamo non certo l’ideale per festeggiare adeguatamente la stagione della Fiorentina senza il rischio di sporcarsi il colletto della camicia dopo aver esultato al gol improvviso di Cuadrado verso un quarto all’una, e con chi magari è ancora alle prese con la difficile gestione dell’arroganza del prosecco sempre troppo gassato, una sveltina insomma, tra le transenne del Giro d’Italia e i cocci di vetro di un calcio che taglia ormai qualsiasi logica. Se ci fosse stata la possibilità di sparare la neve con i cannoni dell’Abetone avrebbero scelto anche quella, e così magari si sarebbe potuto festeggiare la festa della mamma con il pallone arancione, che è da sempre quello televisivamente più accattivante. E magari perché no, anche con il concerto di Fred Buongusto al palazzetto, così adiacente e comodo da raggiungere a piedi, per rendere merito al primo che aveva davvero pensato alle rotonde come soluzione ai problemi della viabilità quando ancora la Comunità Europea non incentivava la loro realizzazione con fiumi di denaro. Ma noi sapremo rispondere lo stesso a chi vuole fare le cose così affrettate, e forse per non mangiare l’uovo in culo alla gallina sarebbe il caso di pensare a una coreografia dove l’uovo venga fatto uscire adeguatamente da quel culo e mangiato bello fresco, alla faccia degli eiaculatori precoci della Lega, un tuorlo che possa simulare in qualche modo anche l’arancione del pallone da neve. E così la Bice, sempre così reattiva, fertile e creativa, per quest’ultima giornata ha pensato di lanciare l’idea di uno stadio non affrittellato ai voleri del palazzo, pronto invece a gustarsi comunque le emozioni fresche di penultima giornata. Anche se quelle di Zamparini sono già sode e pronte a un mercato di serie B, noi quest’ultima passerella Viola ce la vogliamo godere comunque, ce la beviamo bella fresca e tutta d’un fiato, ringraziando la squadra e la società per le tante emozioni che ci ha regalato, per l’attaccamento alla maglia, sicuri che la gallina di domani sarà ancora meglio dell’uovo di oggi, e con la fortuna vista la stagione, che chi non lo ama crudo potrà mangiarlo in camicia.

sabato 11 maggio 2013

Un vecchio cuore Toro che non ce l'ha fatta

Ieri ho cercato di raccontare in pillole il bello del campionato Viola, una stagione che ha lasciato anche delle scorie, oggi tocca a quello che non ci è piaciuto, a quello che continua a minare questa nostra passione, tutti gli anni sempre di più, tra arbitraggi sospetti, interessi da tutelare, televisioni, partite aggiustate, Liguori e Civoli. E per raccontare meglio questo disagio trasversale che per qualcuno è diventato insopportabile, scelgo la lettera di un tifoso del Toro che non ce l’ha fatta e alla fine ha mollato.

“TORO, ti abbraccio, ma ti devo salutare. E devo chiedere scusa ai tifosi del Palermo, a nome di di tutta la sana, onesta tifoseria granata. Stasera ho capito che la mia storia con il calcio e' finita. Non lo seguiro' più, avevo già la nausea prima, ma la goccia che ha fatto traboccare il vaso e' stato aver visto una partita giocata per finta da 22 ricconi in calzoncini che prendevano in giro 30.000 spettatori. Tra questi molti bambini, venuti allo stadio per vedere i loro eroi ma anche per imparare i valori dello sport. Il calcio può rappresentare per noi uomini una metafora della vita, e' la possibilità di lottare attraverso il gioco di squadra con un'avversario, ma imparando a rispettarlo innanzitutto, e cercando di vincere, di affermarsi in modo pulito, leale. Il toro, squadra romantica, sanguigna e letteraria, puro pensiero di resistenza, contro la sorte, contro la sconfitta, puro desiderio eterno e giocoso di rinascita, era per me il massimo da questo punto di vista. Era. Stasera ho visto un illecito sportivo materializzarsi davanti a me, ed è stato troppo. Lascio spazio alle generazioni bianconere, fiere di educare i propri figli con slogan filosofico-educative tipo"vincere e' l'unica cosa che conta", simbolo dei tempi tristi in cui stiamo navigando, gli auguro buona fortuna per le prime sconfitte, perché chi educa cosi nel calcio, lo stesso fa nella vita. Lascio alle grandi squadre, Inter, Milan, Roma, le champions league sfavillanti, i titoli dei giornali, le chiacchiere dei talk show... Mi tengo il ricordo della maratona, cuore pulsante di emozioni ma anche di valori, che anche stasera ha dato lezione di sport a tutti, fischiando e insultando i suoi giocatori che si sono venduti una partita, invece di gioire per la permanenza in serie a appena conquistata. Mi tengo i ricordi,se posso scegliere di leo junior, del Filadelfia, di superga, di martin vazquez, fusi, policano, giacomo ferri, marchegiani, muzzi, ma anche di Rolando bianchi, l'ultimo simbolo che infatti se ne sta andando. E sono fiero di non aver fatto entrare mio figlio in questo mondo che poco ha a che fare ormai con lo sport. Ho capito che non ho più bisogno di andare allo stadio o vedere il colore granata in tv. Il toro e' riuscito nell'impresa più grande, si è fatto virus, valore, sangue mio. Il toro e i suoi valori ormai me li porto io, dentro. Se le regole del calcio sono queste, finchè non cambierà, se lo spettacolo che le mille tv ci offrono ogni settimana è questo, lo lascio ad altri, Il calcio e' forse solo un gioco, 4 amici e un pallone in un parco, non serve ad altro. È' questo che racconterò a mio figlio.”

venerdì 10 maggio 2013

Pillole

Il campionato in pillole della Fiorentina è stato da prendersi prima e dopo i pasti, persino prima e dopo i rimpasti di governo, anche a stomaco vuoto e senza nessuna controindicazione. Con l’alcool o anche senza, sbriciolate dentro al lampredotto oppure in inzimino. Compresse. Si, in una stagione dove sono state tante le emozioni compresse, il gran gioco, il ritorno dell’entusiasmo, la netta sensazione di poter scalare posizioni importanti di classifica attraverso le idee e la competenza, e al di là dei fatturati, ad un certo punto abbiamo pensato addirittura di poter lottare per il titolo. Di aver sconfitto il cancro delle strisciate. Pillole miracolose. E non è ancora finita, insomma, la cura ha fatto un grande effetto sulla passione, pillole appunto, Cuadrado come blister delle nostre emozioni, meglio anche di Luther Blisset, Borja Valero a rilascio prolungato sul campionato italiano con un grandissimo impatto, l’esplosione di Ljajic, l’anima anglosassone di Aquilani in una sorta di scoperta omeopatica che abbina classe e agonismo senza nessun effetto collaterale. Pizzarro Aspirina di centrocampo. E poi la difesa in blocco, e per allargare ulteriormente il discorso degli effetti benefici di questo anno, possiamo parlare dell’intera rosa come di un grande gruppo di vitamine sul nostro entusiasmo, ma soprattutto la grande affermazione di Montella e del suo staff, che hanno avuto sulla nostra passione l’effetto antibiotiico sui germi della prandellite virale, del montolivismo e dell’antidellavallismo che sono stati la vera deriva della passione con chiara matrice OGM. Si perché c’è stato e c’è ancora oggi chi ha ha modificato le proprie abitudini di tifoso gioiendo solo per le sconfitte, infamando oppure semplicemente indossando parrucche e nasi finti, scoprendo addirittura passioni insospettabili come quella per i tappeti orientali, per i giochi Preziosi o per la serie B di un vicinissimo alla sua squadra presidente del Palermo, e allora menomale Montella, che è stato per questa parte transgenica del tifo un vero toccasana, diciamo pure che Montella, e ci voglio aggiungere anche Pradè e Macia, sono stati come la penicillina, un farmaco che ha rivoluzionato il cammino dell’umanità Viola, e così con Vincenziello è stata fatta la guerra alle infezioni e battutti finalmente i batteri della pontellizzazione.