.

.

mercoledì 30 settembre 2015

Campioni di nascondino



Non si può sfuggire al giudizio di chi ci conosce bene e può valutarci per quello che valiamo veramente. Lasciamo stare la stampa del nord che esagera sempre, e che a proposito di complimenti, nelle valutazioni sulla squadra supera addirittura la poca obiettività dei nonni verso i nipoti. Anche io non sfuggo a una certa faziosità affettiva mostrata dai giornalisti locali, e non sono certo migliore di loro. Loro oggi si chiedono se certi giudizi sul valore della squadra non siano da rivedere, mentre io sono ancora a chiedermi cosa farò dopo le Medie. Poi c’è anche chi non è disposto a rivedere nessun giudizio affrettato, così come in ogni strada trafficata c'è sempre un cretino che lascia l'auto in divieto e se la fa rimuovere dai vigili. Ieri per dirne una mi è toccato tornare a casa in autobus. L’aspetto positivo è che avendo sottostimato, oggi ci ritroviamo nella posizione piacevole di chi ancora è capace di stupirsi, così come nel prendere atto della presenza di acqua su Marte (poi si vedrà se prenderla costerà meno che a Venezia). Quello negativo se lo ciuccia tutto chi invece sapeva già della poca affidabilità di radio e siti a km zero, e oggi è privato di quella magica sensazione di meraviglia che c’è solo nello scoprire di avere una grande squadra, e s’incazza perché non c’è birra su Marte. Se tra i grandi misteri dell'umanità c'è quello di capire chi è che paga quelli che si occupano di Fiorentina, io mi accollo l'onere di concentrarmi di più sul mistero del batuffolo di cotone che si forma nell'ombelico. Così come mi sono sempre chiesto se quelli che affermano di preferire l'inverno poi pagano la bolletta del gas. Il consiglio spassionato è di leggere me e gli altri che in città si occupano di calcio, con la stessa attenzione che mettereste nello sfogliare una copia di Famiglia Cristiana del 1987. Potremo applicarci di più, questo è vero, con tutte le partite che siamo costretti a vedere. Ma non sempre l’impegno paga. Ieri sono andato a pranzo dal Bambi, uno che si applica davvero anche in cucina. E infatti l’ho trovato lì a studiare la ricetta. Appena mi ha visto è partito con la padella dicendo che il cavolo nero è una varietà di cavoli, privo della gemma centrale, è caratterizzato da foglie di colore scuro lanceolate e divise, dalla superficie bollosa. Lo stava insomma ripassando. Purtroppo molti di noi sono costretti a rinascere tutte le volte per cancellare un passato fatto di valutazioni sbagliate, e il purtroppo è riferito soprattutto alle nostre mamme, che mentre rinasciamo in continuazione sono esauste. Io per esempio uso l’esperienza per difendermi dal concetto di calcio parlato che si sviluppa soprattutto in radio, e quando li sento applico un metodo che avevo messo a punto per affrontare il "Dobbiamo parlare" della Beatrice dalle poppe grosse. Mi tappo le orecchie e urlo LALALALA. Sono contento invece che il Viola Club Marasma dopo essersi sentito chiamato in causa abbia voluto precisare che gli striscioni non hanno mai avuto nessun fine polemico, ma sono stati solo un modo per smaltire il corredo che ti comprano negli anni '80 quando hai 6 anni e pretendono che ti piaccia nel 2015. Come c’è chi compra Dzeko, e chi Mandzukic, mentre noi solo Kalinic. Come i bambini nascosti sotto il letto con i piedi di fuori e ci pare di essere anche furbi.




martedì 29 settembre 2015

Franco l'idraulico

Sono un tifoso che non usa l’Autan. E’ solo per questo che non scrivo striscioni sulle lenzuola, il dissenso lo scrivo sulla lavagnetta che la Rita utilizza per ricordarsi di comprare il latte. Così non mi espongo alle zanzare. Sono un tifoso più incapace, perché leggermente anche meno giornalista, di usare la planetaria della Rita per montare il malumore nelle trincee del tifo. Per questo motivo all’indomani della grande prestazione di Milano, ho dato disposizioni precise. E sperando che i beccamorti del funerale siano già in pensione, quando morirò, per risparmiare tempo, mi farò seppellire già rivoltato. L’unica cosa che chiedo prima di morire a coloro che hanno sciupato i corredi dei genitori, su quelle lenzuola se possono spiegarmi anche quel q.b nelle ricette. Ma esattamente quant'è? Mentre la vera delusione di ieri è stata quando ho scoperto che non era famosa come avevo creduto, quella persona che è passata in ufficio. Non era Marilyn Manson insomma, ma solo un interista pallido che aveva dormito poco. Certo è che con questa dirigenza ci poteva andare peggio, alla fine tutti i lunedì potevano essere tipo quelli di rientro dalle ferie. E’ così che oggi mi ritrovo con il desiderio di capire il perché di certe valutazioni, vorrei guardare la realtà attraverso gli stessi punti di fuga per capire meglio quelle prospettive così madide di pessimismo. A volte vorrei proprio saperne di più. Ma saperne di più si sa crea intimità che genera amicizia, che poi sfocia in grosse inculate. Così come il sesso anale. Rimango volentieri con i miei dubbi scudetto. E se proprio mi devo immaginare come sarà il Giudizio Universale, lo idealizzo che avverrà di lunedì come per gli interisti ieri. E senza andare per iperboli, la Fiorentina di Sousa alla fine potrebbe andare a piazzarsi proprio a metà tra quelli come me che sono nella stagione in cui stanno finendo le code per andare al mare, e chi invece sta iniziando quelle per andare in montagna. E poi vorremmo insegnare ai DV come scegliere le persone di fiducia, o a un vecchio artigiano fiorentino come dorare una cornice. Da ottobre inizio la dieta, mi iscrivo in palestra, vado a correre, i coccodrilli nelle fogne di New York e altre leggende metropolitane. Anche il Bambi è abbastanza critico con chi fino ad oggi ha visto nella società la rozza incapacità degli improvvisati. E’ combattuto tra il cercare di redimerli argomentando, o combatterli bruscamente senza nessuna opera di convincimento. A tale proposito mi ha detto che ha scelto di fare come il suo idraulico Franco, che ha il nipote in classe con il figlio della sorella. Mi ha raccontato come l’altro giorno l’ha sentito spiegare al nipote come comportarsi di fronte a certi atteggiamenti di ridimensionamento, anche se solo estetico. Il Bambi è bravo a fargli il verso e riesce molto bene anche ad imitarne il dialetto. E così mi ha recitato il pensiero di Franco: “Oggi sono andato apprendere mio nipote Frangesco alla scuola superiore e mifa “Senti nonno c’è un mio amico del Viola club Marasma che si fà le sopracciglia come le ali di gabbiano, le voglio pure io”. Come o sentite ste parole mi e salita la dilusione e ci o detto per riportarlo alla via giusta, che il pelo inpiù e parte del cortegggiamento e che la fimmina cuando lo vede si attimorisce e te la dà più velocemente. Semrava aver capito, ma poi cio dato due schiaffoni per fissaglielo bene in mente”.





lunedì 28 settembre 2015

La super luna rossa, la super Fiorentina, e lo spicchio di limone

La dimensione della vittoria sull’Inter ricorda quella del cervello di Orrico. Una marmellata informe. E a persone sempre così alla disperata ricerca della visibilità perduta, segnalo che alla Lidl vendono le pettorine catarifrangenti a 2 euro e 99. Mentre a chi non l'aveva preso ancora in considerazione, oggi suggerisco d’iniziare a fare car shering sul mio carro tricolore, è proprio la giornata giusta, invece di prendere mezzi pubblici come l’autobus che fanno tanto ridimensionamento. Una tale dismissione che ieri vedeva a sedere nella panchina dell'autobus; Rossi, Babacar, Mario Suarez, Bernardeschi, e Mati Fernandez. E non cito Tomovic solo perché Ranocchia è molto meglio. Alla fine la partita ci ha detto che l’Inter è sembrata in forte stato confusionale, e la Fiorentina capolista dopo 16 anni (Sempre che non sia un sogno, e lo scoprirò solo stamani se la Rita non si chiamerà Scarlett). Mentre non vorremmo farci mancare in questo fine settembre dei nuovi striscioni appesi ai cancelli dello stadio, sempre così lucidi, gli unici in grado di spiegarci l’acquisto “Da pezzenti” di Kalinic, così come quello di Astori, di Kuba, del magnifico Badelj, del ritorno di Vecino. Mentre ci vorrà la brioche di Giorgio per consolarci dalla delusione di quel Suarez che era considerato invece l’acquisto meno pezzente di tutta la campagna acquisti. Speriamo solo che anche lui possa dimostrare al più presto il suo valore, così come molto importante sarebbe il recupero completo di Pepito. Anche a costo di mangiare tutte le brioches di Giorgio. In una giornata quasi perfetta dove non dimentico certo il fritto di pesce, peccato solo per quel gol subito, che un po’ è come lo spicchio di limone servito con la frittura. La giornata quasi perfetta di una squadra sfacciata, disinvolta come certe volte vorrei essere anch’io quando vado in farmacia a comprare la Preparazione H. Una giornata dalla quale Mancini esce scosso come un cavallo del Palio, e forse anche di più visto che ha continuato a considerare giusta la scelta di schierare la difesa a 3 anche dopo il tracollo della sua squadra. Evidentemente scosso perché alla Domenica Sportiva, dopo averne viste tante e tanti anni di km in giro con le sue squadre, si è dichiarato sicuro che Padre Pio ha anche una ditta di trasporti. E vicino alla mezzanotte è arrivato come un fulmine a ciel sereno il comunicato della Curva Fiesole: “Dopo questa grande vittoria abbiamo visto finalmente la luce in fondo al tunnel. Non era quello che pensavamo noi, ma solo una lucciola alla fine di una galleria durante un puttantour”. Non è mancata nemmeno l’immancabile richiesta di chiarezza da parte dei giornalisti fiorentini nel ventre di San Siro subito dopo la partita. Un atteggiamento che è lo stesso di chi raddrizza i quadri in casa altrui solo per far capire quanto è cacacazzo anche in trasferta. E poi racconto un retroscena, che meglio di tutti spiega quanto fossi teso perché subodoravo, a differenza vostra, l’aria fine che si respira in vetta alla classifica. E nessuno può sostenere il contrario sulle mie mire scudetto. Insomma, sono tornato dal mare abbastanza a ridosso della partita, così ho ordinato la pizza per mangiarla velocemente prima del calcio d’inizio. Ho cominciato ad innervosirmi perché non arrivava, così ho chiamato: “Ciao, sentivo la mancanza della tua voce”, parole di circostanza usate tanto per mascherare l’ansia. “La finisca di rompere le palle, le ho già detto che le pizze sono partite”. Poi mi sono guardato tutto quello che c’era da guardare in televisione, ho letto tutto quanto ho trovato su Internet. Ho goduto fino a tardi insomma. Ma se ieri notte dalle 2.11 alle 7.22 siete stati alzati a guardare con attenzione anche la luna rossa, vi sarete accorti non solo che siamo primi, e che quindi non sono così cretino, ma che siete disoccupati.




domenica 27 settembre 2015

La domenica mattina

Ci sono certe domeniche mattina in cui la Rita si alza preoccupata solo perché ultimamente giro per casa con il caschetto da ciclista. Sa che il mio incubo è quello di prendere una botta in testa e risvegliarmi estroverso. Non è tanto avere a fianco un marito con il caschetto, seduto sul divano a vedere “Downton Abbey”. Quanto sapere che non ho la bicicletta e che quindi la domenica mattina non mi levo dalle palle. Come ci sono domeniche mattina dove ho in testa un magazzino pieno di polvere da sparo cazzate, e sono pronto ad usarla contro di voi. Altre invece. che siccome a Firenze la meta più ambita dai gruppi di turisti è Inmezzoallepalle, quando parto per andare al mare vedo gente che va a correre, come se i divani non fossero mai esistiti. Domenica scorsa stavo per andare a correre anch’io col mio caschetto, poi mi sono ricordato di avere due birre in frigo che stanno per scadere nel 2017, e non se n’è fatto più niente. Domeniche mattina nelle quali si conosce già la formazione, con la linea d’attacco che vede Jeff Koons affiancare il David di Michelangelo. E il problema di certe domeniche mattina è che appena apro gli occhi comincio a dire cazzate, e così la Rita ci tiene a precisare che se voleva svegliarsi allegra, sarebbe nata chirurgo. Allora mi modero, mi limito, mi adatto insomma a chi mi sta vicino, perché se la vita fosse facile si chiamerebbe come la sorella del Salucci. Per fortuna ci sono domeniche mattina più spirituali, allora osservo un minuto di silenzio per tutti quelli che pensavano di svoltare aprendo un negozio di sigarette elettroniche. Ci sono domeniche mattina di profonde riflessioni. Capita dopo il maritozzo con la panna e il caffè macchiato, di pensare che sono costretto a guardare trasmissioni come l'Eredità o i Pacchi per sapere in anticipo chi sarà il prossimo Presidente del Consiglio. Ci sono domeniche mattina di pianificazioni. Dove stabilisci definitivamente che il giorno in cui mi accuseranno di omicidio, vi userò come alibi per la mia infermità mentale. Una domenica mattina italiana da non inquinare con lo sversamento di termini come "Weekend" invece di fine settimana, "Breakfast" invece di colazione, "Blogger" invece di disoccupato. Poi ci sono domeniche mattina prima di Inter- Fiorentina dove ti chiedi che male fa uno se sta nel suo angolino di una domenica mattina ad inventarsi finali alternativi ad uno zero a zero squallido. Con gol partita di Babacar al novantatreesimo.



sabato 26 settembre 2015

Una raccomandazione per domani



Domani si confrontano due squadre “sparagnigne”, subiscono poco, segnano poco, l’Inter ne ha vinte quattro per uno a zero ed ha subito un solo gol. Probabilmente una aspetterà l’altra in attesa dell’azione decisiva. Anche la Fiorentina di Sousa si è dimostrata una squadra gentiluomo, che poi altro non è che un porco che sa attendere il momento giusto. Ci arriviamo senza il favore del pronostico, senza le pressioni della prima in classifica, nessuno ci chiede di vincere. In poche parole siamo favoriti. E la mia sensazione è che i giocatori abbiano la consapevolezza di essere una grande squadra. Ci credono insomma come il Papa che nel suo viaggio in America dice no a pena di morte e commercio delle armi, perché si crede John Lennon. La Fiorentina non avrà fretta domani, questo è sicuro, e dovremo imparare anche noi a non giudicare certi primi tempi di attesa, così come prima di dire che le canzoni di Ligabue sono tutte uguali, aspettiamo almeno che faccia la seconda. Sul fatto di giocare tutte queste partite ravvicinate, noi tifosi non ci facciamo certo prendere dall’ansia visto che Sousa ha praticato un turnover vero, di quelli massicci, non è come me che scrivo tutti i giorni e sono logoro. Ormai si salva bene o male un editoriale alla settimana, che non a caso è quello che faccio pulendo la tastiera. Poi emerge che la formazione, con Sousa, non la indoviniamo noi, non la indovinano mai i giornalisti, ma non la conoscono nemmeno i giocatori fino a quando non salgono sul pullman per andare allo stadio. Il Mister pondera fino all’ultimo minuto, si vocifera che l’ispirazione la cerchi tutte le volte guardando il film diretto da Ridley Scott, e alla fine ha avuto sempre ragione. Non come me che sostengo che quando prendi una decisione affrettata rischi di fare una cazzata, e se invece la ponderi, la cazzata arriva dopo. Sull’amore per esempio ho parecchie riserve ma non faccio mai turnover. Sarà un gran bell’esame quello di domani, come quello di ieri a Castelferretti è stato invece un gran bel primo di pesce, inaspettato, neanche ordinato, in un bar lungo la strada dove mai avresti pensato, tra Ancona e Falconara. C’erano vongole, cozze, cicale, scampi e seppie. Dei rigatoni fantastici anche se adesso l’esame più importante lo devo superare con la Rita, intanto domani la porto al mare dalla Contessa Cinzano, ma prima dovrò dimostrargli la mia eterosessualità dopo che mi ha trovato a caricare la lavastoviglie ballando Britney Spears. E ancora più importante domani a Milano. Ricordatevi il colbacco.






venerdì 25 settembre 2015

Dopo Piazza della Passera forse anche un mio vicolo

A Firenze non è facile vivere con serenità nemmeno i momenti belli, figuriamoci la scadenza dell’Imu, la tendenza è quella di andarsi a cercare le ombre, i nemici, gli ex allenatori. Come quando vorresti mangiare il lampredotto in pace e suona il telefono. O come quando a proposito di ex, chiesi al Bambi se sentiva ancora la Marta e mi rispose che aveva smesso dopo l'insonorizzazione della cantina. Non per forza bisogna confrontare Sousa con Montella per trovare un senso ad un secondo posto, o a giustificare un indole votata al disastro ambientale Perché poi la vita ti mette davanti a scelte tipo "O la forma fisica o la forma di formaggio". Anche la Gina crede nello scudetto, non sono solo a questo mondo per fortuna, le piace parlarne con me e come omaggio per la felice convivenza del nostro sogno, mi mostra sempre il suo generoso décolleté. All’indomani della vittoria contro il Bologna ci siamo incrociati in Piazza Tasso; “Mi chiedi se credo nello scudetto? Credo che Somatoline modelli il mio corpo dopo aver mangiato un barattolo di Nutella, vuoi che non creda nello scudetto?”. Continueremo a sognare insieme, le ho detto, poi ho aggiunto che anche se l'estate è finita da due ore, questo non le deve impedire di continuare a mangiare la torta alle pesche e amaretti, tanto c’è sempre uno snellente prodigioso. Le due anime della città sempre così dirimpettaie, in dei momenti quasi si sfiorano, è in quei frangenti che la linea diventa sottile come quella fra una persona sorridente e la paralisi facciale delle signorine che accarezzano i materassi Fabbricatore. Anche se malgrado un secondo posto in classifica è sempre più facile che le strade si dividono, succede una volta usciti dall’ascensore e arrivati al portone che dà sulla strada. Il pessimista esce con l'ombrello anche se c'è il sole. L'ottimista anche se piove esce di casa con la confezione di preservativi da 12. Insomma, a Firenze c’è chi non è mai tranquillo, tipo il Bambi con l'eskimo e le Clarks a Milano in piazza S.Babila negli anni 70. Dell'aprire una scatoletta di tonno senza spargere l'olio nel sistema solare, e di altri sport estremi come fare polemica stiamo parlando. Sul fatto che al massimo compriamo buoni giocatori e mai dei campioni (E se li compriamo sono rotti). E per fortuna che oggi li chiamano “Top player”, perché per me i campioni rimangono quelli dell’urina. E ogni volta che compro la provetta penso a Dimitri che pisciava lontanissimo. Se poi torna il Giuseppe Rossi che conosciamo è chiaro che la mia speranza di vincere lo scudetto si rafforza, ma se dovessi scegliere, la priorità sarebbe un’altra. Quando sarò morto il sogno è quello di avere una strada dedicata in Oltrarno. E visto che da quelle parti sono conosciuto soprattutto per quella certa attività adolescenziale che ho protratto anche nelle successive stagioni della vita, mi accontenterei di dare il nome ad un vicolo cieco.




giovedì 24 settembre 2015

Il lampredotto è un sentimento

E poi c’è gente che non crede nello scudetto quando in pochi mesi si è capovolto tutto. I greci sono diventati europeisti e i tedeschi inaffidabili. Così arrivano anche i primi gol in campionato di Kuba che tanto non è più lui, e Kalinic che è un punta che non segna. Bello il centrocampo che si alimenta del dinamismo di Vecino, del prezioso moto perpetuo di Valero, e del geometra croato utile anche in interdizione. Squadra attenta e convinta. Benissimo tutta la linea difensiva, con Astori pulito come il giorno della Comunione, Alonso che spinge come un forsennato, Roncaglia in crescita e Gonzalo in amministrazione controllata. Lontano da Santo Spirito la Roma esonda, il Napoli rallenta, Neto bagna il suo esordio in campionato con l’inculata al 93’. Mentre Salah può consolarsi con il kebab. Chi nel frattempo non riesce ancora a godere appieno della quarta vittoria solo perché l’insoddisfazione aveva prevalso e non sa come uscirne, può sempre dire di aver sbagliato a mettere la virgola. Non c’è niente di male, l’ho fatto anch’io quando mi vantai con la Beatrice dalle poppe grosse che ce l’avevo lungo 35 cm, e quando pretese di verificare mi giustificai dicendo appunto di essermi dimenticato la virgola tra il tre e il cinque. La quarta partita senza subire gol è invece la circostanza che fino ad oggi più allontana la Fiorentina dalla precedente gestione tecnica. Insomma, dite pure quello che vi pare sul mercato, sul ridimensionamento, dell'incompetenza di Cognigni, ma niente si potrà dire del valore sociale di questo blog, che alla fine è l'unico che vi garantisce il posto fisso. Poi mi chiama il Bambi per augurarsi che almeno fino a domenica si stemperino le polemiche intorno alla squadra, si riavvolgano gli striscioni, ci si trattenga dal richiedere chiarezza anche nei fondi di caffè. Certo, lui è un sempliciotto che tende a sottovalutare il cancro della smobilitazione. La fa sempre facile, come nel caso della polemica sulla Miss Italia solo perché ha detto che avrebbe voluto sapere cosa si provava durante la guerra. La sua proposta alla signorina sarebbe quella di fare sesso, che equivale ad essere cannoneggiata da un obice. Comunque a quelle sacche di resistenza del pessimismo, posso consigliare per stare meglio, di ordinare quello che ha preso Ferrero. Oltre alla gioia per il secondo posto in solitario, la cosa che più mi ha reso felice sono stati i 5 gol di Lewandowski, perché mi hanno risvegliato il ricordo di quando da ragazzetto anche io una volta a Tavarnuzze ho segnato 5 reti in 9 minuti durante l'intervallo tra il primo e il secondo tempo. A proposito, il responsabile dei controlli antidoping del Bayern è lo stesso che si occupava dei test delle emissioni della Volkswagen. E quelli che criticano i Della Valle sono gli stessi che prendono di mira la casa automobilistica tedesca per le emissioni tarocche. Mi piacerebbe sapere cosa verrebbe fuori se sgonfiassero Balotelli. Germania che a proposito di emissioni nocive di gas era già salita alla cronaca. Non a caso qualche boss della Volkswagen si è difeso dicendo: “Ho solo eseguito gli ordini”. E delle emissioni di gas di Chef Rubio alla fine della registrazione delle puntate di “Unti e Bisunti” ne vogliamo parlare? Insomma, oggi si può festeggiare senza nessuna riserva, meglio un vino più giovane. Il lampredotto è un sentimento per tutti i giorni.




mercoledì 23 settembre 2015

Alla ricerca del gioco e del punto vita della Ventura

La partita con il Bologna mi ricorda un vecchio tifoso Viola che abitava in Via del Campuccio al 24, e quella volta che la Fiorentina giocava al Dall’Ara. Lui si che era davvero avanti con i tempi. Mi fanno ridere oggi quando vedo i genitori che chiamano le figlie Asia e India solo perché le hanno concepite in giro per il mondo. Spartaco è sempre stato un anticipatore, i suoi si chiamano Ronco e Bilaccio, c'era coda quel giorno in Appennino. E sempre su questo tema il rammarico più grande del Bambi è invece quello di non aver avuto una figlia femmina, ha sempre detto che l’avrebbe chiamata Ginevra, anche se lui in Svizzera non c’è mai stato, per usare il diminutivo “Gin”. Mentre Tommaso che è stato concepito rigorosamente Diladdarno, ogni volta che lo vedo rispondere al cellulare faccio subito mente locale a quanto fosse più pericolosa la vita quando ero giovane io. A quei tempi dovevamo rispondere al telefono anche quando non si sapeva chi stava chiamando. Certo, lui si scontra con i problemi di oggi, e soprattutto con quello del correttore che è a tutti gli effetti un problema serio, un po’ come la mancanza di alternative in difesa. Il giorno dopo infatti è costretto a scrivere: “Ciao, ti è piaciuto poi il pacco...ehm il pacchetto...ehm il pacchero?”. E in relazione alla partita di stasera, la Rita senza volere ha proprio messo il dito nella piaga, Intuito femminile come si dice. Ieri sera dopo essere usciti dal ristorante fuori Firenze mi ha chiesto il significato di un cartello stradale con scritto “Due tornanti”. Gli ho dovuto spiegare che se fossimo stati a Napoli la risposta sarebbe stata facile: “Mertens e Callejon”. Nei dintorni di Firenze non ha molto senso un cartello di quel tipo in questo momento. E la differenza tra me e la Rita non sta solo nel suo intuito. Io faccio colazione con un caffè in piedi, lei invece muesli bio, yogurt di yak, spremuta di mapo, 35 grammi di noci, 16 bacche di Goji. Grazie a certi outing coraggiosi so che tra di voi c’è chi beve male, e che il giorno della partita non sopporta il mio modo di dissacrare il calcio, oltre al mal di testa da solfiti. Convengo, ma allo stesso tempo ci tengo a precisare che non faccio mai battute sugli anziani, sui disagiati o sui poveri, e neanche sugli emarginati o su chi non tromba mai, per rispetto verso me stesso. Poi ammetto che ci sono stati momenti della mia vita nei quali me ne sono un po' approfittato di questo modo scanzonato di affrontare gli eventi importanti, tipo il turno di campionato infrasettimanale. Con la Marta l’ho addirittura usato come scusa vergognosa, quando le dissi: “Ti lascio perché sono troppo infantile. Vai pure con lui”. E alla domanda: ”Con chi?”. Risposi: “Con STOCAZZO.






martedì 22 settembre 2015

L'urlo di Chen e quello di Babacar

E’ stato un lunedì dove si è parlato soprattutto di bellezza, tema molto caro in questa città, che si è risvegliata preoccupata per la sua assenza nel gioco della squadra. Quando in Italia, e non solo a Firenze, la bellezza è uno dei pochi ascensori sociali che ancora funziona. Non a caso c’è stata l’elezione di Miss Italia, una manifestazione che sa di dopo partita, quando nel commentare una vittoria si può dire tutto e il suo contrario. Come chi ha sostenuto che sarebbe stato uno scandalo far vincere la miss araba solo per buonismo, per poi dichiarare lo scandalo dopo la sua eliminazione gridando al razzismo. Io che comunque sono riconosciuto come il più ottimista di tutti, lo scemo insomma che si fa andare bene sempre tutto, in fatto di bellezza di gioco, in questo periodo stento come un Ami 8 sul San Gaggio. Di solito godo, questa volta, invece, se sentite urla di piacere provenire da casa mia è solo perché ho prestato casa ad una amica maiala. In questo momento non sono in grado nemmeno di dare certezze a chi mi chiede se Sousa sarà mai capace di renderci veramente felici, è per questo che il mio invito è quello di circondarvi di persone che abbiano a cuore solo la vostra felicità. Anche se non sono marchigiani. Circondatevi insomma di amici immaginari, in mancanza di movimenti senza palla e di vini decenti. E mentre dissertate furiosamente su chi sia opportuno schierare a centrocampo contro il Bologna, io mi gratto la pera per capire se ha fatto vendere più tute dell'Adidas, Messi o Fidel Castro. Perché quando si ha la tuta (A Firenze si dice il toni) si è tutti più rilassati, ed è proprio con il toni che guardo questa Fiorentina e dico che per ora su Sousa la mano sul fuoco non ce la metterei. Ma eventualmente, la vorreste ben cotta o al sangue? Mentre dell’ultima giornata rimangono i fatti incresciosi che hanno caratterizzato il posticipo Napoli-Lazio, dove ai poveri migranti è andata a fuoco pure la barca. E quindi mi stringo intorno ad Aurelio. Poi mi risultano sempre troppo eccessivi i capannelli intorno all’arbitro, con le immancabili polemiche televisive a seguire. Stucchevoli come quelle sulla chiusura del Colosseo dovuta allo sciopero. Basta protestare!! Quando mi viene voglia di ammirare l'interno del Colosseo non c'è bisogno di andare a Roma, guardo "L’urlo di Chen terrorizza anche l’Occidente". E mentre voi cercate di salvaguardare in tutti modi la vostra idea di centrocampo, io farò di tutto perché il cuscino con la federa che sa di lavanda diventi patrimonio dell'Unesco. Così come Sousa sta lavorando per diventare il nostro allenatore ideale, e io prendo atto che intanto ci fa godere almeno con i risultati. Una visione sicuramente miope la mia, ma che un po’ ho ereditato dal modo utilitaristico con cui mia nonna Zaira preparava alla vita le femmine di casa. Quando crescevano ci pensava lei a togliergli certe perplessità. Per considerarlo l’uomo giusto, suggeriva di stare attente a quello capace prima di farle arrossire e poi arrossare. E poi sui moduli è solo una questione di interpretazioni. Direi come il vecchio con la Panda che stamani ha male interpretato le "Lezioni di piano".



lunedì 21 settembre 2015

Fiorentina autunnale, cadono le foglie e le palle

Stitica e statica, praticamente brutta. La Fiorentina vince senza meritare, e anche senza tirare mai in porta. Neanche cinica, potrebbe sembrare una dote e francamente di qualità non ne ho viste neanche una ieri a Carpi. Fortunata si, molto. Comunque la vittoria rimane il massimo godimento del calcio, della giornata, della settimana. Così come delle frasi poetiche sotto la foto di un bel culo mi piace il culo. Poi se entriamo nel merito, male tutti tranne Tatarusanu che salva (anche Gonzalo e Roncaglia per dire la verità fanno due gran salvataggi, ma non potevo mettere anche loro nell’elenco altrimenti mi saltava il concetto del “Tutti male”), Borja che delizia, e Babacar che realizza. Che con questo gol arruffato mi porta a dire che Bruce Willis avrà salvato il mondo una decina di volte, ma oggi il mio eroe è di colore. Il 3° posto non è male e rimane un fatto, la Fiorentina brutta di Sousa ne vince tre su quattro e si piazza lassù davanti alle favorite, per quel che vale, ma che è comunque una gran bella posizione, specie oggi che inizia la settimana e pure l’autunno. Anche se il fatto della giornata, permettetemelo, rimane il gol numero 300 (In fuorigioco) di Totti, che per la Questura sono 285, per la Cisl almeno 587, e per i tifosi laziali, “Chi cazzo è Totti?”. Per tornare invece a noi, sarebbe bello vincerle tutte facendo anche sempre schifo così, in modo da fare alla fine il grande gesto teatrale di rifiutare lo scudetto con fare snob. E io a questo punto ci credo, anche se comunque meno di quei ciclisti della domenica vestiti come se andassero al Tour de France. Meglio giocare bene e perdere? Troppo mortificante, un po’ come quando ti ritrovi a letto da solo ad abbracciare un cuscino che ti dice di avere il mal di testa. Ci sono cose che non capisco, tutte le altre invece le ignoro completamente. E come gioca la Fiorentina di Sousa non so se rientra tra le prime o le seconde. Dopo il furto perpetrato ai danni del Carpi mi sono sentito come quando non metto lo spazio dopo la virgola. Mi sono sentito la coscienza sporca. Questa Fiorentina senza schemi e movimenti senza palla, priva di una qualche manovra fluida, ma capace di vincere, è roba per tifosi veri. Nelle serie tv americane gli antidolorifici li masticano, se prendo un Moment io lo divido in quattro e lo metto in un cucchiaino con zucchero e limone. No, non so se ce la farò ad arrivare a festeggiare lo scudetto in un pianeta così brutto come la Terra. E non lo dico solo io dopo aver visto la partita di ieri, lo dice la Nasa confermando l’esistenza di un pianeta gemello della Terra. Lo si capisce dal rumore di spari e da una squadra di calcio che paragonano alla Fiorentina. Sembra che oggi voglia dire solo male ma non è così, so che ci vuole del tempo prima di poter giudicare il lavoro di Sousa. Oggi siamo solo un po’ tutti a storcere il naso perché è più facile farlo quando si vince, così come sono tutti a denigrare Ligabue. Non è facile nemmeno per lui fare 2 ore di concerto con la stessa canzone. Oppure contrastare Letizia con Pasqual e Alonso. Alla fine è sempre la stessa musica.







domenica 20 settembre 2015

Una parentesi poetica, anzi due

Uso la poesia oggi. Per allentare il prepartita e per cercare di riempire il solco che divide gli scettici da chi ha fiducia. Poesia come stucco. Come quando voglio metterle le mani sul viso e baciarle le rughe. Gli anni dove non c'ero. Per combattere la malinconia di quelle volte che apro il blog, leggo, e mi viene voglia di chiedere se per favore potete venire a prendere a calci le mie speranze, e a mettere su un buon disco triste. Esco dal mio mondo e vi vengo a trovare, anche se nel vostro siete in troppi. Vengo io perché sono aperto al monologo. Dovrete smettere di dubitare perché tanto non è ancora arrivata l'ora di farmi una crisi di mezza età. E nel mondo che vorrei anche per voi, Pizzul commenterebbe i documentari sui giocatori lenti come tartarughe, e quando una di loro si ribalta griderebbe: "Ha il problema di girarsi". Prima o poi dovrete ammorbidire il vostro carapace, e se non sarà per le mie parole, ci faremo il brodo come nel pranzo di Babette. Sono convinto che succederà però, così come sono convinto che prima o poi Venditti dedicherà una canzone d'amore alla sua montatura degli occhiali. Perché le parole d’amore non sono mai superflue, nemmeno per i cuori duri come i vostri. E il colmo è che cerco di convincervi non avendo niente da dire in quasi tutte le lingue. Se non che ogni volta che gioca la Fiorentina per me è un viaggio nei sentimenti. La partita diventa un piatto con i sapori della memoria. Emozioni trasversali al tempo. E appena le maglie Viola scendono in campo mi ricordo di quando ero giovane. Era un martedì. E se non ce la farò io dovrete essere voi a fare un passo in avanti verso l’armonia della passione. Come? Diventando sempre più tolleranti nei confronti della diversità. I marchigiani del resto sono come noi. Mentre oggi quelle inibizioni territoriali vi costringono a vivere un provincialismo dei sentimenti, a vivere come la compagna del Bambi che odia le giapponesi. Minute, carine ed eleganti. La fanno sentire un lesbicone di nome Ulrica che dimentica dove parcheggia il Tir. E soffre, proprio come voi. So che si può uscire da questo isolamento geografico, come so che le mie parole non arriveranno mai al cuore di quel genere di uomini che alla domanda "Per che squadra sei?" rispondono "Per la passera". Quelli sono messi davvero molto male in classifica. E così alla fine anche la foto è una sorta di stucco che cerca di riempire le distanze tra chi sta per la passera, chi rimpiange Cuadrado, e chi invece è sempre in sella al proprio ottimismo. Un augurio va invece alla Fiorentina per la partita di oggi, e un ultimo verso vorrei dedicarlo alla dea bendata con l’invito a non voltarci le spalle, tanto ho già notato quelle volte che l'ha fatto, so già, insomma, che il suo culo è come due parentesi ( )( ) che contengono tutte le poesie del mondo.



sabato 19 settembre 2015

Legumi e legami




Il nostro è oggi soprattutto un problema d’identità, troppo fresco il ricordo della Fiorentina di Montella, mentre ancora stentiamo a vedere quella di Sousa. O meglio, qualcosa che c’era piaciuto lo avevamo visto, sia in precampionato che nella partita contro il Milan. Poi le prime sconfitte e quindi i dubbi. Proprio di questo parlavamo con il Bambi mentre ci consolavamo con il lampredotto. Sarà stato il vino, ma il Bambi ha fatto una considerazione che mi ha aiutato a riflettere. A dimostrazione che è solo quando si beve che si dice ciò che si pensa davvero. Per questo quando mi ubriaco sto sempre zitto. Il Bambi ha sostanzialmente riportato il pensiero della sua compagna in fatto di rapporto con i sentimenti, applicandolo però alla nostra voglia di sentirci comunque tifosi realizzati, a prescindere dagli obiettivi indicati dalla società. La sua compagna infatti è sempre stata molto chiara su questo aspetto, non ha mai preteso di vederlo arrivare su un cavallo bianco per sentirsi una principessa, come certi tifosi che pretendono coppe e scudetti dalla società, ma dentro un cavallo di legno per sentirsi diciamo se stessa. Poi sarà stato l’umido, ma ieri dal lampredottaio in Piazza de’ Nerli c’era anche una famiglia di vietcong. Siccome si era sparsa la voce che la famiglia interessata all’acquisto del pacchetto di maggioranza della Fiorentina fosse proprio il lampredottaio di Piazza de’ Nerli, quella presenza asiatica ha un po’ ricordato gli ingressi nel calcio italiano di Thohir e Mr Been. Vediamo. Non ci avrà dissipato tutti i dubbi, ma il vino ci ha almeno aiutato a superare la delusione per la partita di EL che ci ha riservato una sorpresa di merda. Il Bambi che non ha studiato, in maniera molto popolare l’ha sempre sostenuto che la vita in effetti è un ovetto Kinder. Mentre chi ha più confidenza con la  filosofia potrà definirla meglio come l'insostenibile leggerezza dell'essere nella merda. Io sono più d’accordo con la compagna del Bambi, anche per me l’importante non sono tanto le vittorie o l’ambizione di vincere, quanto essere tifoso Viola, che è già di per se un privilegio che vale molto di più di qualsiasi trofeo da esporre in bacheca. Io per la Fiorentina mi emoziono davvero tanto, ieri per esempio mi è successo quando ho visto gente fuori dal bagno che saltellava come Paulo Sousa, ho pensato ad un “Chi non salta bianconero è”, anche se poi ho scoperto che  lo facevano solo perché stavano per pisciarsi addosso. Ma io intanto mi ero già emozionato. E poi tra le tante perplessità che mi porto dietro dopo le due sconfitte con Torino e Basilea, ce n’è una in particolare che mi mette ansia. Avete ammollato i ceci e il baccalà?








venerdì 18 settembre 2015

La modernità delle nonne



Tre infortuni di cui uno ancora prima di cominciare, una sciocchezza di Gonzalo che ci lascia in dieci, il palo di Kuba per il mancato due a zero, e il regalo di Sepe che concede il pareggio. Non ci siamo fatti mancare proprio niente. E mentre il Basilea vince con due tiri in porta di cui uno è considerato di quelli della domenica, convalidato anche se di giovedì, nel mio bicchiere mezzo pieno ci metto lo Xanax. E lo faccio non solo per la delusione della sconfitta, ma perché poi ci ritroviamo qui, sempre gli stessi, ormai da anni. Quando anche dalle comunità di tossici escono prima. E comunque aldilà degli episodi rimane una brutta Fiorentina e forse anche un mancato rigore. Oggi che non posso scrivere nemmeno di essere più vicini alla conquista della coppa, pur avendo sempre ritenuto Montella un valore aggiunto, non sono qua a rimpiangerlo come leggo invece che già alcuni cominciano a fare. Semmai sono tra quelli che ti hanno aspettato al traguardo con un sorriso e una coperta, e non fa niente se non eri il primo. Alla Fiorentina evidentemente non piace quando la partita si mette bene, e come era successo con il Toro, dopo il vantaggio e in controllo della partita, smette improvvisamente di giocare e si ritira nella propria stanza. Complicarsi la vita sembra essere un tratto marcato di questa squadra, come me, insomma, che da quando ho conosciuto la Beatrice dalle poppe grosse non mi piace più la calma piatta. E non mi è piaciuto soprattutto il centrocampo, nessuno tra Mati, Borja, Badelj e Ilicic è andato oltre l’insufficienza piena, meglio la difesa prima che le venissero a mancare Astori e Gonzalo, abbandonato Kalinic, timido Kuba, bene Babacar. Tutto ciò non mi impedisce di sognare un cammino importante in Europa, e quando il dovere di prendere atto della sconfitta chiama, visualizzo e non rispondo. Penso al fatto che la squadra deve crescere, in questo momento bisogna dimenticare la Fiorentina che faceva sempre la partita, perché crescere è proprio l’arte di sostituire Montella e tutte le persone della tua vita, con il lampredotto, pan di ramerino e schiacciata con l’uva. Prima dimentichiamo la Fiorentina del napoletano e meglio è, riprendiamoci a cuore tutte le caratteristiche di un calcio più italiano e meno spagnoleggiante. Difesa più protetta, lancio lungo verso la prima punta, del resto Il vero “All you can eat” è quello della nonna. E poi Messi chi si crede di essere? Florenzi? E quando l’amarezza vi segue fino in bagno fate come me che metto tutti i cosmetici della Rita vicini così quando canto sotto la doccia mi sento Vasco davanti al pubblico di San Siro.




giovedì 17 settembre 2015

Ai tempi dell'asticella

Vediamo se stasera Andrea viene allo stadio per la prima in EL della sua Fiorentina, oppure è ancora amareggiato. Sappia però che se non viene il fiorentino potrà sempre dire che non è mosso dalla giusta passione. Per intendersi, quella che Giorgio Mastrota mette nel vendere i materassi. Intanto è emerso che il malcontento della curva è alimentato dall’ala più in carne. La paura infatti è che la proprietà abbassi sempre di più l'asticella delle ambizioni, obbligando quei tifosi a ballare il limbo. Ma chi ci accontenta a noi fiorentini? Difficile. Quasi come fare a capire se hai ripassato bene il cavolo nero. Andrea lo sa che ne deve usare almeno 3 chili e ripassarlo in padella finché non ne resta un piattino? Oggi che è giornata di partita, e che quindi c’è aria d’Europa, è anche arrivato il momento giusto per lasciare da parte le ultime polemicucce di paese. Se siete veramente innamorati della Viola dovete essere meno schizzinosi con la proprietà, del resto l'amore vero non prevede due asciugamani per il culo. L’unico vero appunto che personalmente posso fare ad Andrea prima di affrontare il Basilea, è quello di aver rubato lo stampo delle Macine a Banderas. Siate insomma più tolleranti e pensate invece a quando scendendo dalla macchina, lei apre lo sportello contro il muro e non potete nemmeno smadonnare. E poi solo poche cose possono deludermi, ma tra queste non c’è certo la campagna acquisti, e ne tantomeno il rendimento della squadra. Niente può deludermi come entrare in un posto con le scale mobili e trovarle spente. Quindi spero proprio che la partita di stasera non sia tra quelle più in salita. Firenze che è sempre così divisa, stasera non deve esserlo, poi una volta vinto potremo dire che tanto il Basilea è una squadra svizzera, e una volta perso che Firenze non è Lecce. Geografia della passione. Un po’ la storia del bicchiere mezzo pieno, dove spesso il confine con quello mezzo vuoto è più sottile di quanto si possa credere. Diciamo quella sottile differenza che c’è tra Scattone e Schettino. Anche se il pessimismo di chi vede il bicchiere mezzo vuoto glielo fa vedere con le ditate sul vetro e coi moscerini dentro. Mentre l’ottimismo di chi lo vede mezzo pieno gli fa dimenticare il gol di Florenzi. Mentre sul fatto della permalosità qualcosa di vero c’è, perché se non lo fossero potrebbero facilmente evitare che l’ambiente inquietante stia lì tutti i giorni a criticargli l’idea di società che hanno, di marketing, o di comunicazione, basterebbe che Andrea giocasse d'anticipo dimostrando di non avere idee. Come un geranio. Invece è lì a fare resistenza, a non sentirsi ancora pianta da balcone, e allora s’incazza scappando via e non concordando affatto con il giornalista che cercava di spiegargli che quello di umanità è un concetto astratto. Per lui si tratta più che altro di una massa di stronzi. Forza Viola.




mercoledì 16 settembre 2015

Il tatuaggio

Quando parti per le ferie lasci tutti i problemi a casa. Torni e trovi le bollette sul divano con la birra e il mutuo in bagno che si rade. E’ di questo aspetto “inquietante” che parlava Andrea dopo la vittoria contro il Genoa. Mentre il giornalista fiorentino è sempre lì a innervosirti con l’atteggiamento tipico dell’uomo che cambia una lampadina fulminata ed è subito "Faccio tutto io in questa casa". Il giornalista fiorentino è autoreferenziale, un po’ come tutti noi, ammettiamolo. Ieri al Bambi ho detto che sono uno scrittore perché ho un blog. E lui mi ha risposto che è un pilota perché ha lo scooter. Poi ci siamo meravigliati di come cambiano in fretta i tempi. La comunicazione, la tattica, la tecnologia applicata al calcio. C’è pure il marketing, e là dove c’era l’erba ora c’è l’Expo 2015. Insomma non è affatto facile stare al passo coi tempi. Basta pensare a quella che un tempo era una semplice intervista, dove l’interlocutore chiedeva chiarezza, oggi invece le parole non hanno più lo stesso significato di una volta. Oggi frasi tipo “Sono caduto ai tuoi piedi” hanno perso il significato di un tempo. A meno che, chi le pronuncia non è uscito con la reporter ungherese. E vogliamo parlare del GPS grazie al quale Sousa monitora i movimenti dei suoi giocatori durante gli allenamenti? Senza parlare dei ladri che usano sempre nuove tecniche, e quando sono sotto casa tua suonano il clacson di continuo così alla fine sei tu a tirargli le cose di sotto. La comunicazione è croce e delizia dei nostri tempi, non solo della Fiorentina. Io sono così moderno che per evitare di essere frainteso come la società Viola dai tifosi, a Tommaso trasmetto i miei ideali in streaming o al massimo su una chiavetta USB. Non solo cambiano i linguaggi, cambia anche la stagione, e dopo agosto arriva settembre, poi arrivano le castagne e i nani da giardino si sono già messi la felpina. Oggi che siamo sottoposti a troppa attenzione mediatica, suffragata oltretutto dalla tecnologia, è sempre più difficile eludere temi importanti quali gli obiettivi stagionali, il ridimensionamento, le ambizioni di una vita, la vittoria della Juve in Champions. Ci sarà sempre un giornalista non allineato che subito dopo una partita, se il presidente dice di non vederci più dalla fame, obietterà che forse sono state le seghe. Non ne fai mai una liscia, sei sempre sotto la lente d’ingrandimento, e a niente vale quello che hai fatto e dimostrato, ormai lo scetticismo cala sul popolo del tifo come la nebbia sulla pianura padana. Non vale niente nemmeno il tatuaggio di Andrea che ha mostrato con orgoglio a Mario Tenerani, a dimostrazione non solo di una grande modernità, ma che racconta della sua trasparenza sentimentale. Un tatuaggio che svela in maniera inequivocabile soprattutto la storia del suo unico grande amore. Quando in molti insinuano invece che sia stato anche interista. Che cosa ci resta del passato allora? Una volta sparito il libero e le maglie da 1 a 11, rimangono solo gli scheletri negli armadi e le ricette di famiglia. Ci sarebbero anche certi vecchi metodi per “sgamare” i mariti, in disuso però come inamidare le camice. Purtroppo ci sono sempre meno nonne che tramandano tradizioni buone come quella di fare la pasta in casa, e tradizioni malvagie come quella di non schiacciare mai i punti neri al proprio marito. In modo che se torna a casa e non ce li ha più è chiaro che s’è fatto l’amante (In tutti i sensi).


martedì 15 settembre 2015

Non ci sono più gli specchi di una volta


A quegli utenti meno esigenti che ieri hanno apprezzato il finale dell’editoriale, oggi chiedo se è nato prima lo spioncino o i Testimoni di Geova. Certo che apprezzeranno, anche se così so di espormi al giudizio severo degli altri che invece hanno gradito meno, e che considerano le mie perle di saggezza solo della bigiotteria. Sarà l’aria di Coverciano dove c’è un rinomato Supercorso, così come a Montecatini ci sono le terme, sarà per questo che a volte mi sento a disagio e scappo via lontano. Non basta più nemmeno ripararmi mettendo l’Arno tra me e la scienza infusa (Sorseggiata alle 5 al posto del tè in via Gabriele D’Annunzio 138), mi rifugio a Lilliput dove almeno lì mi considerano un superdotato. Ieri intanto ho incontrato una mia vecchia fiamma che grazie alla sua grande esperienza in fatto di uomini mi ha illuminato sulla nostra capacità di capire calcio. Secondo lei l'indizio più schiacciante per capire se un marito fa la formazione giusta è avere un marito. Io non faccio formazioni, preferisco i pronostici ambiziosi, ed è per questo che ci sono tanti mariti che scuotono il capo considerandomi un babbeo. Ma io non demordo e dico che la vittoria italiana agli Usa Open è uno schiaffo bene assestato a tutti quei mariti che sostenevano che questo governo mancasse di risultati concreti. Come del resto sono cosciente di fare spesso battute da cretino, e non per cercare delle attenuanti, ma dovete considerare che a 10 anni ero un giovane imbecille mentre oggi mi guardo e non sono più giovane. Succede quando faccio discorsi a pera davanti allo specchio e noto sempre qualche segno in più sul viso. Mi arrabbio perché non fanno più gli specchi di una volta. Mi rendo conto cioè che lo specchio sta proprio invecchiando. E se qualche volta esagero con lo spirito di patata è per quanto detto sopra, comunque so benissimo della vostra importanza, ed è per questo che sto organizzando il primo raduno dei grandi intenditori del blog. Vi aspetto tutti il 7 Luglio, San Firmino, a Pamplona. Portate le scarpe da corsa. Sono sicuro che quelli in fuga da questi luoghi si sono già avviati. Sulla domenica di campionato oltre alla vittoria Viola salvo solo un intervento arguto di Ormezzano al 90° Minuto, quando ha chiesto a Rejia cosa dice ai giocatori che sempre più numerosi seguono la moda della barba lunga. E prima della risposta mi è venuta in mente la zia Milena che era trent’anni avanti. Poi per farmi perdonare da quelli che non amano il finale dei miei editoriali, oggi non dico cose banali tipo Sousa è stato costretto a far giocare Alonso centrale. No per carità, dico invece che la passera è la passera, è l'origine delle cose. E alla domanda se è nato prima l'uovo o la gallina rispondo che è nata prima la passera.





lunedì 14 settembre 2015

A proposito di birre e Salah

Studi dimostrano che il 99% della popolazione mondiale ha una vita sessuale attiva e regolare. Il restante 1% sta scrivendo questo editoriale. Per scrivere, poi, quello che di più triste rimane dopo la terza giornata di campionato. E parlo delle panchine di Neto e Salah che danno un tocco avvincente alla loro carriera, che mi ricorda tanto un documentario polacco senza sottotitoli sull'estrazione della bauxite dai giacimenti ungheresi. E a proposito di percentuali devo ringraziare la pioggia per avermi aiutato a sconfiggere definitivamente quel malvagio 3% di me che ieri avrebbe voluto uscire. Comunque calma e sangue freddo, non tornerà il buonumore all’interno della tifoseria dopo la seconda vittoria interna, ma forse possono sempre tornare quelli in fuga dal blog, e magari torna sulle sue decisioni anche la Pennetta. Mentre a proposito di Europa League sono sicuro che vinceremo anche quella, e se vi avanzano 5 minuti di serenità vi invito a sognare perché i sogni sono fatti della stessa sostanza della crema dentro la brioche. Scudetto e coppa quindi, come del resto ci sono birre e birre, e per me vanno bene entrambe. E poi tutte le scuse sono buone per non godersi una vittoria di campionato in pace, mi vengono in mente le giocate degli ex tipo Cuadrado, oppure i gol di giocatori che sono stati in qualche modo in orbita Fiorentina come Pinilla, usati per ricercare il retrogusto amaro della vita quando basterebbe un tronchetto di liquirizia pura. Scuse più geniali l’ho viste inventare solo a mio nonno pur di non venire ad un pranzo di famiglia, la scusa in quel caso fu il mal di denti anche se portava la dentiera da più di vent'anni. Mentre i coraggiosi come me li riconosci dalle grandi gesta, fanno sempre il primo passo verso un nuovo sogno, salvano vite di tifosi allo sbando, e comprano Giuseppe Rossi al Fantacalcio a più di 30. Non è per ritornare sempre sulla storia dei sogni, ma io mi chiedo come fanno ad addormentarsi sereni quelli che sanno che di mattina ordineranno al bar un cornetto vuoto. E a tutti quelli che invece sanno quale sarebbe stato il giocatore giusto da acquistare, a tutti coloro che hanno sempre una strategia vincente da indicare al primo dirigente che passa, chiederei se è nato prima il campanello del vicino o l'interruttore della luce.


domenica 13 settembre 2015

+ 5 sulla favorita

Lo scudetto è più vicino anche se lo scetticismo regna “inquietante” tra la tifoseria. Del resto chi è che non aveva pensato che sarebbe servita una fionda, più che una racchetta, alla Vinci per battere Serena Williams. Le vittorie della Fiorentina hanno il pregio di farti capire a cosa serve la vita reale. Il Genoa è compatto, ruvido, duro come chi non ha capito e chiede ancora chiarezza. Sarà di nuovo un gran campionato. La Fiorentina soffre, rimane in dieci ma alla fine strappa una vittoria che fa classifica e morale. Squadra inedita che ospita il ritorno da titolare in campionato di Giuseppe Rossi dopo 482 giorni. Sua la copertina. Nel primo tempo le occasioni da gol sono state così scarse, e la partita scorbutica, che ho guardato al ritorno della squadra in campo per capire cosa e se sarebbe cambiato qualcosa. Del resto anche nella vita si cambia. Per tanti anni pensi solo a culi e poppe, poi, improvvisamente ti accorgi di pensare solo a poppe e culi. E così la squadra rientra tale e quale, nessun problema, tanto so fissare le poppe e i culi in tutte le lingue del mondo. Poi entrerà chi deve entrare. Soprattutto la palla in rete di Babacar. E quando la Fiorentina rimane in 10, la squadra tira fuori lo spirito di gruppo, si compatta intorno a quel cartellino rosso, e senza commettere errori difensivi porta a casa la vittoria. Due squadre istruite a non far giocare l’altra, ne esce fuori una partita poco spettacolare, priva della necessaria fluidità di gioco, come chi senza istruzioni non è capace di montare nemmeno gli albumi. Meno tattica di tutti alla fine si dimostra la tifoseria Viola che esprime il suo malcontento verso i giornalisti con una serie di striscioni di protesta. Per chiudere il capitolo della chiarezza, le polemiche sulla campagna acquisti e quelle su, Bruno Vespa, con forza esprime la propria convinzione che intervistare un mafioso o Rogg non è una cosa sbagliata. Lo è fargli domande del cazzo. Ma ieri la vetrina era solo per lui che in settimana la gente d’Oltrarno gli ha consegnato il “Torrino d’oro” come medaglia alla fiorentinità. Per me che applico il romanticismo al calcio degli striscioni, è una grande vittoria quella di Pepito, che vale molto di più di quella sul Genoa. E mentre Rossi batte la sfortuna, la Fiorentina il Genoa, la Pennetta la Vinci, e Aru trionfa alla Vuelta, adesso sogno che la Apple introduca le emoticon bipolari, il massimo per una tifoseria già divisa come la nostra. Potremo dividerci da noi stessi. Ne metti una sorridente dopo il gol di Babacar, che diventa triste dopo l’espulsione di Badelj, poi sorridente, e così via. E alla fine il tifoso esce fuori da questa vittoria tormentato dai tanti “Se”, la Fiorentina stessa è sommersa dai “Se”. Se Pepito torna quello di un tempo. Se Babacar e Bernardeschi esplodono. Se in difesa non si fa male nessuno. Se Paulo Sousa si dimostrerà un allenatore valido. Se qualcuna delle squadre che sulla carta ci sono davanti, fallirà. Se ttembre insomma.



sabato 12 settembre 2015

Senza maschera

Non chiedo chiarezza. Preferisco stare seduto nei parchi a guardare i bimbi che giocano felici. E ricordare loro che tra un po' riinizia la scuola. In attesa della partita contro il Genoa. Intanto vi racconto Paulo Sousa senza maschera. L’altra intervista. Vi rivelo il retroscena che ha portato la società a consegnare al tecnico giocatori contati in difesa. E’ un input dello stesso Sousa, che deriva da un’esperienza maturata in giovane età. Non solo Rossi titolare, la notizia è che una volta, al bivio di una scelta difficile, chiese aiuto al padre. E lui, da saggio qual è, gli disse: 'Cretino, non vedi che è senso unico'. Le scelte del resto sono quelle cose che ti portano in giro a far danni. Poi ha raccontato che il padre, se pur anziano rimane un punto di riferimento. Persona sempre molto lucida, saggia e presente. L’ha chiamato l’altro giorno per raccontargli che aveva scommesso 100 € con Cognigni, sicuro che avrebbe battuto il Torino. Il padre è rimasto un po’perplesso, alla fine ha domandato che cosa volesse da lui. E’ così che gli ha chiesto 100 € in prestito. E quando parla del padre si ravviva come se davanti avesse il Milan di Sinisa. Si è aperto come la difesa di Mihailovic, e così ci ha svelato alcune delle sue passioni. Il padre è un grande cacciatore, e siccome è anche un gran vegetariano, quando va nei boschi spara ai funghi. Ancora si commuove al ricordo di quando, dopo 30 anni, sua madre fece piangere di felicità il padre dicendogli che finalmente aveva capito la regola del gol che fuori casa vale doppio. L’unica cosa che gli rimprovera è di non averlo spronato a studiare. Per il padre la scuola avrebbe dovuto soprattutto preparare i giovani alle strette di mano da parte delle persone sudate. Sousa denuncia che l’aver smesso di studiare così presto lo ha portato a credere che ecc. ecc. significasse ecchecazzo ecchecazzo. Il padre oggi è anziano, ma si aggiorna ed è sempre al passo coi tempi. Per scorrere il touch screen, si bagna l'indice con la lingua, come quando gira la pagina del giornale. In famiglia c’è una grande tradizione romantica, quella delle dichiarazioni d’amore. E quella del padre rimane inarrivabile, ricamata su un arazzo appeso alle pareti del grande salone insieme a tutti i trofei di Paulo, recita “Tuo padre è un ladro perché ha rubato due stelle dal cielo e te le ha messe al posto degli occhi. Poi ha preso un buco nero... e vabbè ciao”. Sua madre è lì che ancora ricorda la tristezza di quando da ragazza accettò di salire a vedere la collezione di farfalle e scoprì che il padre era veramente un entomologo. Oggi Sousa non ha una storia d’amore, vive tra la casa vuota e il centro sportivo. Usa il calcio come medicina per curare la solitudine. L'ultima volta che si è sentito importante per una donna, è stato quando usciva da un parcheggio pieno, e quella tipa stava cercando un posto.




venerdì 11 settembre 2015

Scrivanie più rosa e meno Rogg

Ieri ho accennato a questa nostra lentezza nel conquistare un trofeo. Solo Lubos Kubik è stato più lento. Dovremo forse incoronare Diego e farlo Magnifico Messere? Lo dico perché Papa Francesco ci ha messo tre secoli per cambiare la Sacra Rota. E dice ci sia voluto così tanto perché non esiste il Sacro Crick. Cosa servirà allora a Diego? Il benservito? Da tifoso Viola prendo atto che adesso si può divorziare in qualche giorno, mentre per rescindere dal gestore telefonico bisogna aspettare almeno un anno. Però una volta sveltite anche le modalità di rescissione da un’utenza, per essere veramente un uomo felice mi mancherà solo una grande vittoria della Fiorentina. Per il resto la vita è fatta di momenti che ti tolgono il fiato: il primo bacio, un figlio, vedere la lancetta del serbatoio dell'auto sopra la metà. E guardo con tenerezza quei tifosi che cercano di farsi sentire dalla società facendo la voce grossa. Scrivono striscioni come io faccio la voce grossa con la Rita. Ma otteniamo davvero qualcosa facendo così? No, perché la Rita pensava che imitassi Mario Biondi l’altra sera, e ciò non mi ha esentato dallo scendere giù a buttare via la spazzatura. E comunque più in generale non credo alle prove di forza, mi fanno ridere gli uomini muscolosi che poi magari ce l'hanno piccolo. Io almeno sono tutto proporzionato. Non penso insomma che per conquistare uno stato d'animo bastano tre carri armati. Ribadisco invece che manca sostanzialmente la fiducia nel prossimo, la semplicità disinvolta nel vivere di chi lasciava la chiave sotto lo zerbino. Ho anche pensato che potremmo fare a meno dei Della Valle, liberarci di loro sfruttando il Sacro Crick messo a disposizione da Papa Francesco. Bisognerà ponderare con attenzione tutti i pro e i contro, tra i quali si parla fin troppo poco delle persone che tornano a vivere da sole e scoprono con sgomento che il cibo va cotto e gli indumenti lavati. In un mondo dove la danno via come il pane non vorrei ritrovarmi a mangiare crackers integrali. So benissimo che esiste chi da anni invoca una nuova proprietà perché capace di decodificare operazioni societarie volte a un ridimensionamento criptato. All’intelligence del tifo invidio la capacità di vedere oltre, anche attraverso piccoli dettagli. Ho un amico così arguto, abita in via Maffia, lui ha addirittura capito che la moglie lo tradiva proprio da dettagli che per me sarebbero stati insignificanti, come gli sguardi sfuggenti, le parole non dette, i figli mulatti. Io sono molto più superficiale, a me basterebbe giocare sempre contro l’Inter per poter tirare il codino a Palacio. Forse non occorre nemmeno che se ne vadano via, e sarebbe sufficiente mettere una donna al vertice della società, le donne si sa che non mentono mai sul ridimensionamento della loro età. Al limite te la dicono in esadecimale.


giovedì 10 settembre 2015

Rigore per il Milan

Nel calcio le valutazioni sono sempre più figlie del risultato. Ed ecco che la sconfitta con il Toro le ha trasformate in figlie di puttana. Questo succede quando non c’è una base solida, uno zoccolo duro (O zoccola ) che possa fare da bacino dove attingere la fiducia accumulata in anni di risultati positivi. E quando leggo di certi giudizi dettati dall’amarezza di una sconfitta mi tornano alla mente quelle relazioni nelle quali l’amore è intenso. Si fanno progetti per il futuro. Persino un figlio. Poi scatta il verde ed è finita. Alla fine è andato tutto a mignotte come quando abbiamo smesso di badare alla durata dei rapporti personali per preoccuparci solo di quella della batteria. La famiglia Della Valle dovrebbe essere una garanzia, e invece sembra essere diventato un ostacolo ai nostri sogni, il fatto che la società sia solida e sana non scalfisce la nostra frustrazione. Mentre chi si dovrebbe preoccupare di più è il povero Andrea, visto che sua moglie risulta meno sana anche dell’ultimo bilancio. Lui si che dovrebbe attaccare striscioni di rammarico fuori dai cancelli dello stadio dopo che le hanno trovato ovaie all'ascolana. Se è vero poi che le nostre insicurezze nascono da una certa mancanza di chiarezza, è anche vero che questa carenza non si può addebitare alla società, ma piuttosto alla stampa. Il tutto dopo che nell’Area51 si è scoperto che non c’è la NASA che studia gli UFO, ma i migliori giornalisti fiorentini che cercano di capire come ragiona la società. Il tifoso deve solo avere pazienza e mettersi in coda. In fiduciosa attesa di un trofeo da rimirare in bacheca, una fila che mi ricorda quelle transgenerazionali che si sviluppano in farmacia. Inizi la fila per i preservativi e arrivi alla cassa che è ora di comprare il Viagra. Se posso darvi un consiglio, state in campana in questo periodo, non pensate alla mancanza di alternative in difesa, i rischi sono altrove. E non c’entra niente nemmeno la pericolosità del 4-3-3 di Gasperini. In questi giorni guardatevi bene dal chiedere alla vostra compagna di portarvi una birra. Un errore madornale che ha commesso pure il Bambi, e che potreste pagare a caro prezzo. Alla sua richiesta infatti lei ha annuito e gliene ha portate 120. E anche se lui le ha fatto presente che di quelle bottiglie vuote non sapeva cosa farsene, ci ha pensato lei a delucidarlo. “La passata di pomodoro”. E visto che tutti abbiamo una voglia matta di vincere finalmente qualcosa dopo tanti anni, qualcuno di voi si è mai domandato se sarà facile gestire poi quelle grandi emozioni? Mi ci ha fatto pensare sempre il Bambi. Mi ha raccontato che ieri ha incontrato una cugina dopo 12 anni. Più di quelli che ci separano dall’ultimo trofeo. Ora lei ne ha 18. E lui vorrebbe che anziché cugina fosse nipote di Mubarak.



mercoledì 9 settembre 2015

L'amore in breve

Una delle colpe più ricorrenti che vengono attribuite alla società, è la reiterazione dello stesso errore. Situazione che si ripropone con una puntualità che irrita come sapere dell’esistenza di piantagioni sterminante di aloe falsa in Cina. Possibile che noi vediamo gli errori e loro no? La risposta sta tutta in una considerazione di Pradè a telecamere spente dopo la conferenza stampa fiume: “Ogni volta che Andrea Camilleri compie gli anni mi chiedo se ho fatto una cazzata a smettere di fumare”. Per questo motivo fanno cose che a noi sembrano sbagliate. E io che mi sbatto per cercare sempre di trovare il lato positivo, dico che se da una parte è vero che questa mentalità europea ci risulta a tratti incomprensibile, è anche vero che questi nostri dirigenti così "stranieri" li apprezzi dal fatto che non cercano mai di investire il pedone che attraversa sulle strisce. Si dice che esistono problemi di comunicazione, criticità tipica quando di mezzo ci sono lingue e dialetti diversi. Chi traduce non sempre coglie le sfumature che si vogliono dare a un pensiero. Un’idea potrebbe essere quella di riassumere tutto con dei disegni. Sintetico e chiaro come ho cercato di fare io per descrivere l’amore in breve. Non penso ci sia qualcuno che possa avere equivocato. A Salah per esempio, quando ci chiedeva la famosa clausola, bastava mostrare il disegno di sotto, e tutto sarebbe filato liscio come l’olio di palma. Ci sono troppe variabili in una comunicazione tra persone che non parlano la stessa lingua, oggi che i problemi di comunicazione ce li ritroviamo persino in famiglia, con i figli che spippolano sempre sullo smartphone, e le mogli che non sono in grado di leggere negli sguardi dei mariti perché distratte dagli ultimi 4 pasti che si vedono nella barba. Poi c’è il pozzo nero delle metafore. Interpretazioni della realtà difficili per chi non ha una mente sgombra dai reticolati che delimitano il pollaio di casa. Per dirne una a me di certi occhi mi piace quando si inturgidiscono per il freddo. Poi è anche vero che a prescindere da lingue e dialetti, c’è chi non impara mai dai propri errori, oppure è vero che certi uomini comprano giacche scure con la forfora compresa. Altrimenti non si spiega. Meglio i gesti, si, in certi dei quali scopri per esempio la bellezza delle donne. E’ tutta lì, racchiusa in quei sorrisi che dicono "Sono tua" E sottintendono "Fra poco è il mio compleanno e amo quella borsa”. In campo sembra tutto più facile invece, anche se nella Fiorentina succede che non c’è nemmeno un italiano, ma lì la lingua è universale, sono più in difficoltà io, in campo la devono buttare dentro e basta. Mentre la società sembra volersi riparare proprio dietro ai dialetti, trincerarsi dietro ai valichi della comunicazione per scollinare dopo km e km di curve a gomito del dire e non dire, per dire e non far capire. Per assurdo sono più in difficoltà io a farmi capire da chi parla la mia stessa lingua. Il mio animo poetico mi travia, mi manda alla deriva. L’uso inappropriato e intensivo della metafora nei mari tempestosi dell’oggi, mi costringe all’emarginazione. Fino a quando per farmi capire devo violentarmi. Di solito inizio con occhi nocciola. Bocca di fragola. Pelle come pesca. Naso a patata. E poi sono costretto a chiedere a quanto la danno via al chilo.







martedì 8 settembre 2015

Impressioni di settembre

Oggi voglio dedicare un pensiero a tutti i tifosi Viola che vivono la loro passione lontano da Firenze. Perché per noi è tutto più facile. Naturale. Ma sono loro i veri eroi di questa grande famiglia. Un po’ come chi fa un’ora di macchina per mangiare in un ristorante che ha prodotti a km zero. 80 km per avere un km zero. Tanto di cappello Viola davvero. Tifosi con una passione dislessica, come a dire che a loro piace la cifa. Tifosi sempre in viaggio che non abbassano le tendine sul treno, per non perdere i ricordi che scorrono. Per noi è abbastanza scontato essere tifosi Viola, per loro no. Nascere a Firenze e tifare Fiorentina è come essere attore/attrice dai 35 ai 45 anni. Prima o poi Stefania Sandrelli sarà nostra madre. Per noi fiorentini essere Viola è come dire che ad ogni paio di scarpe nuovo corrisponde una cacca di cane uguale e contraria. Loro per avere la Fiorentina l’hanno dovuta fortemente volere, e se la sono presa. Perché se vuoi veramente una cosa, ti alzi e te la vai a prendere. Stando qua è tutto più comodo. A me che nasco Viola per mancanza di fantasia geografica, quando voglio prendere qualcosa non mi resta che andare in edicola  a prendere l’ultimo numero di Focus. E poi mi fanno tenerezza i piccoli tifosi Viola in lontananza, e quelli milanesi più di tutti. Perché alla domanda “Di che colore è il cielo?” ti rispondono “Grigio. La cosa che invece ci accomuna tutti è la distanza dal successo. Non so gli altri, ma io la volta in cui ci sono arrivato più vicino è stata quando mi mancavano solo 36 numeri per completare la collezione di Alan Ford. Con le tante difficoltà che incontrano anche quando la Fiorentina gioca in casa, perché per loro sono tutte trasferte, stiamo parlando di immigrati della passione. E quando leggo certi fatti di cronaca ho sempre paura che prima o poi si stanchino di questa vita che li porta con il cuore sempre lontano da casa. L’altro giorno ho sentito che l'assassino della tabaccaia di Asti è un italiano di 46 anni. E mi è subito venuto in mente che gli immigrati non vogliono più fare nemmeno i delinquenti. Voi resistete però, vi prego, non mollate, mi sento di promettervi che questo sarà l’anno giusto per mettere finalmente qualcosa in bacheca. Se pensate che le mie sono solo promesse da marinaio, ricordatevi che grazie alla vostra mira potete sempre controllare la passione osservandola a distanza. Altre due delusioni ancora e vi daranno la pensione. Sono anche più agitato di quanto dovrei, perché non riesco a capire fino in fondo quanto sia incrollabile questa vostra fede. Vedo movimenti strani e mi preoccupo. Vi cancellate, ve ne andate e tornate quando volete, scrivete durante la notte e il giorno sparite. Questo blog non è un albergo. Ricordatevi che il bello di aspettare sotto casa la vittoria di qualche trofeo, ovunque abitate, pronti a festeggiare con bandiere e cori, è che vedete diventar grandi tutti i bambini della zona. Forse questo editoriale è viziato dall’aria di fine estate, e mi ritrovo davanti al mare di settembre, cercando di misurarlo con la scala della malinconia che va da 0 a "Repliche di Derrick. E quando mi prende la malinconia l’esperienza mi insegna che non posso tornare indietro. L'unica volta che nella vita sono tornato sui miei passi mia mamma mi ha spezzato lo spazzolone sulla schiena perché aveva dato il cencio da poco. Passerà. Forse è ancora presto per fare il cambio di stagione alle paranoie. Quello che voglio dirvi è che siete davvero molto importanti. E non come quando leggo le formazioni di questa nuova Italia che per me sono tutti "coso" e "quell'altro".



lunedì 7 settembre 2015

Nel carrello della spesa


Il lunedì mattina c’è bisogno di bere il caffè meno scuro della settimana, per questo lo macchio di ottimismo. E dico che basta poco a volte, non è necessario avere una villa ai Caraibi per essere felici, insomma. Ne basta una in Sardegna. Oppure anche una cosa più semplice, ma che cambierà subito aspetto alla vostra vita di tutti i giorni. La panciera. Anche se gli uomini che indossano la fascia modellante per tenere dentro la pancia li riconosci dalla gobba. E visto che sono a dispensare, vorrei suggerire a Cognigni il segreto per piacere di più, che è friggersi e poi cospargersi di maionese. L’economo è un uomo che risente della grande tradizione marchigiana a proposito di parsimonia. Perché la miglior forma di assistenza sociale sono giustappunto i pranzi della domenica delle nonne maceratesi che ti fanno risparmiare sul cibo fino al mercoledì. E’ da quei pranzi che Cogngini ha imparato che con un campagna acquisti si fanno tre campionati. Esorto chi è uscito amareggiato dal mercato, di prendere atto che la vita non è tutta rosa e fiori, può succedere che un anno la Fiore abbia la rosa corta. Che discorsi, anch’io vorrei sempre avere l’ispirazione, poi ci sono dei giorni che accade quello che in 30 anni non era mai successo. Come dice Pradè dopo la scottatura del caso Salah, non si finisce mai di imparare. L’altro giorno stavo per dedicare una poesia alla pioggia quando è arrivato il senegalese con gli ombrelli. E quando non posso essere ottimista perché dormo, allora faccio bei sogni, e sogno di spingere un carrello con dentro Scarlett Johansson, poi capisco che è un sogno perché il carrello va troppo dritto. Del resto la pedina degli scacchi che si muove solo in diagonale l'hanno chiamata "Alfiere" perché "İl carrello vecchio del supermercato” era troppo lungo. E non è neanche vero che non m’incazzo mai, sfatiamo anche questo mito, a quelli che mi dicono che sembro effeminato, per esempio, li prendo tutti a borsettate. Così come anch’io qualche volta vengo colto da un velo di tristezza. Non mi succede magari per le parole di Pradè, ma piuttosto quando penso che il cellulare non esisteva, il bar era il "quartier generale", ed era da lì che insieme si decideva la destinazione. Di sicuro tutto questo odio per i marchigiani non lo comprendo, mi sembrate un po’ come Salvini che ormai odia tutti i tipi di neri. Pure Neri Marcorè, Neri Parenti e i Neri per Caso. Il vostro desiderio è che la società ammetta di avere fatto degli errori, perché non avete problemi ad accettare un eventuale ridimensionamento, basta però che non cerchino di prendervi per il culo. Io questo l’ho capito e voglio rispettare la vostra natura. Il vostro desiderio di chiarezza. Allora vi dico che quando ero piccolo ho imbrogliato più volte a fare la conta.



domenica 6 settembre 2015

Abbasso Abbas

E’ stato scarcerato Luigi Chiatti dopo 20 anni di reclusione, andrà in una “casa protetta” in provincia di Cagliari. Invece dei 30 anni che doveva scontare, al mostro di Foligno è stato concesso uno sconto di pena dopo che aveva dichiarato che una volta uscito di prigione avrebbe ucciso di nuovo. La chiarezza paga. E così dopo la conferenza stampa di Pradè mi aspetto che anche la sua ci frutti una riduzione. I tifosi che in questi anni hanno reclamato chiarezza a squarciagola saranno contenti se ci toglieranno una decina di punti di penalizzazione. Ieri non solo la giustizia si è incrociata con i destini della Fiorentina. Anche la medicina. Sono stati finalmente pubblicati a fumetti i risultati di uno studio che risolve definitivamente i casi di priapismo. Che non è l'erezione in spiaggia, quel modo un po’ strampalato che ha la vita di dirti che niente è sotto controllo. Per priapismo si intende l'erezione persistente del pene, spesso accompagnata da dolore, imputabile ad una disfunzione organica, ad un trauma o all'assunzione di certi farmaci, e non ad un desiderio sessuale iperattivato. Dopo la collaborazione con Save the Children la Fiorentina ha collaborato attivamente alla ricerca di un cura risolutiva che scongiurasse il ricorso ad interventi di microchirurgia, per non rischiare di incorrere in deficit erettivi permanenti. I volantini di venerdì erano quindi i funerali al priapismo. Per quanto riguarda invece le fughe dal blog prendo spunto proprio dal mea culpa di Pradè per chiedere scusa anch’io, colpevole nell’aver messo gli uni contro gli altri facendomi ingolosire dal vantaggio mimetico che mi è stato concesso nel nascere stronzo in un paese di stronzi. Non voglio più essere in contraddizione, per evitare l’emorragia di utenti, voglio invece collaborare come fa un pentito per evitare il 41 bis. E visto che voi non vi fidate della società Viola sempre intenta a studiare nuovi modi per fregarvi, io non la difendo più, anzi raddoppio, e vi dico di non fidarvi nemmeno di chi fa jogging. Sono sempre loro che trovano i cadaveri. Più in generale invece, diciamo che io non faccio testo perché sono tra quei tifosi che non fanno tante storie, di bocca buona come si dice, di quelli ai quali interessa solo gridare forza Viola. Ma i giornalisti no, che melliflui da una parte fingono di non lasciarsi passare nemmeno una mosca sotto il naso fomentando quella parte di tifosi più strutturati di me, con trasmissioni ad hoc nelle quali vivisezionano gli errori della società. Poi quando potrebbero chiedere loro conto come in conferenza stampa, non lo fanno mai. In questo tipo di approccio codardo con la professione, mi ricordano quando il parrucchiere finisce e chiede alla vostra lei se le piace il taglio, e lei risponde di si con entusiasmo. Poi arriva a casa e si fa lo shampoo. E in questo clima di divisione non mi sono certamente sfuggite le parole di Ramy Abbas che continua a provocare gettando la benzina sul fuoco delle polemiche, e mentre voi aspettate con ansia dicembre per rivalervi su un viso di bischero come appunto è il procuratore di Salah, io mi aspetto un nuovo scandalo societario che non siano le innocenti lacrime di Milinkovic-Savic.  Magari il prete superdotato della squadra che giri porno di nascosto e che si faccia chiamare Don Mazza. Che poi riprende anche il tema del fumetto.