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domenica 30 settembre 2012

Il pavone non ha la ruota di scorta

La preoccupazione per la mancanza di un centravanti si fa insostenibile quasi quanto la leggerezza dell’essere un adattato in quel ruolo, e ha ormai fatto il giro del mondo, c'è addirittura chi come il povero George Clooney non sa darsi pace e intanto perde i capelli. Quelli del suo entourage hanno tentato di rassicurarlo in tutti i modi, ricordandogli che Ljajic sta crescendo e che a Milano potrebbe finalmente trovare nuove consapevolezze, che Mati è forte e che fa Fernandez di cognome, e che è destino di chi fa calcio e finisce con la zeta come il canale di Suez, essere uno stretto parente del gol, come di chi fa bricolage gridare “caz” dopo essersi stretto un dito nella morsa, e gli esempi potrebbero essere mille anche a stretto giro di posta. Al povero Clooney è stato ricordato che c’è sempre la manovra che può sopperire, che El Hamdaoui dopo i ramadanni al ginnocchio può occupare l'area di rigore con profitto, ma George non ci sente e mette la testa sotto la sabbia, non tanto per nascondere la calvizie incipiente quanto per fare lo struzzo fino all’arrivo almeno del nuovo Pruzzo. Inserimenti dei centrocampisti e maggiore apporto degli esterni sono state le parole della Canalis, ex rimasta comunque in buoni rapporti, che ha provato a scuoterlo senza tanto successo almeno fino a quando gli ha ricordato che Montolivo non c’era più. E saputo di queste affermazioni allora s’è incazzata la De Pin, perché se è vero che Riccardo s’era fatto il sangue amaro a vedere Nocerino a Barcellona, lei era letteralmente inferocita nel sapere Elisabetta a Hollywood, ma poi si sono spiegate, quando la Canalis ha confessato di essere felice nel vedere Riccardo già diventato una riserva, e dopo che la Cristina, fiera, ha esclamato “mentre ai vini gli ci vuole un sacco di tempo” si sono abbracciate. E mentre la mancanza di centravanti nella Fiorentina scuote il vecchio continente, l’abbondanza di punte della vecchia signora a Firenze non aveva scosso la rete come invece ha fatto con la Roma, 180 centravanti effettivi avevano prodotto molto meno di chi come noi non ha neanche uno straccio di Bendtner. Il rigore di Jovetic a Parma e le due nette occasioni contro la Juve potevano valere quattro punti in più e magari una voglia di centravanti in meno, e oggi ci sarà subito una bella riprova, personalmente sono convinto che a Milano non mancherà nessuna punta e arriveranno invece i punti, quelli si, che ci mancano per quanto di buono abbiamo dimostrato. La Fiorentina saprà sfruttare la bellezza della sua manovra trovando soluzioni realizzative che sono ampliamente nelle sue corde, e mi sembra che la Scala del calcio possa essere il teatro ideale per candidare una regina sul trono del campionato. A proposito di reali, la preoccupazione per la mancanza del centravanti si è abbattuta copiosa anche nel Regno Unito, evento meno chiacchierato solo del seno nudo di  Kate Middleton, tanto che la regina ha chiesto a Rooney se aveva un amico da presentare a Pradé, Torres si è reso disponibile a fare volontariato, mentre Dzeko s’è lasciato scappare uno stizzito “cazzo, l’avessi saputo!”. “Save the Children” riconoscente ha chiesto se poteva fare qualcosa, la Mazda ha messo ha disposizione una 6 per andare a prenderlo ovunque, mentre Berbatov sembra aver fatto outing finalmente, “non sono un centravanti come tutti pensavate, sono un metrosexual chiedete a Montolivo.” La seconda foto ci mostra la regina Elisabetta sempre in giro per trovare una soluzione, una donna molto generosa che dopo aver forato ha esclamato guardando la gomma a terra “ i problemi sono altri, troviamo il centravanti alla Fiorentina e poi cambiamo la ruota”.

sabato 29 settembre 2012

La punta G

E’ arrivata l’ora di vincere dopo dieci anni di sconfitte ininterrotte, di quelle dalla tipicità regionale forte e nerazzurra, addirittura accentuata da un presidente che usa anche il dentifricio allo zafferano, e fino a poco tempo fa corroborata dall’uso della cotoletta, oggi un po’ demodé e sostituita da Coutinho, meno impanato e ancora troppo imbranato per arrivare veramente al cuore dei propri tifosi come invece era riuscito bene alla lombata di vitello. Una tipicità regionale che ha fatto di Moratti uno dei presidenti più legati al territorio, tanto da guadagnarsi il marchio IGP, quell’indicazione geografica pontellizzata che a Firenze invece hanno sciaguratamente tolto ai DV proprio gli stessi che gliel’avevano assegnata e proprio adesso che i DV hanno speso meno degli anni dove invece venivano accusati di non spendere. Comunque è arrivato finalmente il tempo della vittoria corsara, noi che siamo amanti della tavola, che sia apparecchiata, calda o persino rotonda come quella tanto cara a Lancillotto, noi domani risponderemo al risotto giallo del “cummenda” col fascino popolare d’un galeotto fu il lampredotto, e allora non ci sarà più trippa neanche per il Gat, ma nel caso che questo non dovesse accadere sono disposto a cucirmi la bocca, e a smettere di usare le parole come fossero pallet per incendiare il grande sogno. Nel caso contrario però, quello di uno Stramaccioni stremato dal possesso palla e stramazzato ai piedi del Pep dallo swing di Pino Daniele, dovrete uscire tutti dal sarcofago del centravanti dentro al quale vi siete nascosti, e dovrete pronunciare quella parola lì, si, lo dovrete fare anche se titubanti come la carriera di Montolivo, pena una frittatina di Marco Siena,  oppure se proprio non ce la farete a tirare fuori il rospo senza avere almeno la manona di Riganò sulla spalla a rassicurarvi, bene allora vi ci vorrà un atto sostitutivo nel quale dichiarerete che la Fiorentina fa uso di mobbing per mortificare la figura del bomber, tanto che si è già mossa la magistratura e i Dv sono stati indagati per gli atti violenti riferiti appunto a Unabomber. E mentre il vostro complesso di Edipo vi porta ad avere desideri sessuali forti verso il centravanti, forse perché avete scambiato gli studi di Freud per gli stadi dove gioca Fred attaccante del Fluminense, io vedo il naturale evolvere della manovra proprio là dentro al buco nero lasciato da Berbatov, si, alla fine troveremo la quadratura del cerchio proprio dentro all’Antro del Corchia che tanto vi terrorizza, dal Corchia al cerchio per ribadire quanto sia imprevedibile i’ “carcio”. Questa mia politica da rottamatore di centravanti che porto in giro anche senza l’uso del camper, mi porterà allo stesso grande successo della squadra, grazie anche a voi e al vostro bisogno del centravanti che vi distoglie dall’interesse per una manovra più elegante, dallo sviluppo delle geometrie femmina, e mentre agognate al marcantonio in mezzo all’area, io già intravedo deliziosi pertugi centrali tipici del gentil sesso, voi dietro la punta io dietro al punto G, e potrete rendervene facilmente conto guardando la seconda foto, di come cioè io sia oggi già molto apprezzato, si, insomma, da quando siete tutti dietro a questo benedetto centravanti io c’ho un monte di fihe.

venerdì 28 settembre 2012

Arteriosclerosi di un sogno

E’ una squadra da prendere a morsi, e così dopo la banana oggi tocca alla mela, e domani chissà se a Tocca l’Albicocca, e il colmo è che non siamo affatto alla frutta, anzi, e poi una mela al giorno leva il modico di torno, spazza via cioè i mezzi termini, le mezze misure, gli atteggiamenti controllati, le mezze seghe di tifosi, quell’essere stretti nella morsa dei riti scaramantici, perché l’entusiasmo che è piovuto in città come una pioggia acida, ha corroso la depressione dalla passione, ed è tutt’altro che modico, anzi è medico che cura l’atrofia della fase Rem, perché stiamo finalmente straparlando di obiettivi che a forza di morsi ci proiettano nel mondo, quello del grande sogno. E la foto mostra l’inequivocabile risultato dell’averlo già addentato voracemente, e come in una sfera di cristallo, oppure nei fondi del caffè, è apparso chiaro che il mondo del grande sogno ormai ci appartiene. Potrete attaccarvi agli anticrittogamici presenti sulla mela e che fanno meno male solo di Montolivo, oppure alla mancanza del centravanti, ma tanto il sogno va vissuto e addentato finché è lì, accattivante, se poi fosse invece un problema di denti che vi inibisce il morso, ma che ve ne frega,  lasciatevi andare, e anche se il sacrificio fosse quello di lasciarci anche una capsula, la contropartita sarà valsa abbondantemente una temporanea finestra nera aperta sul vostro sorriso. Liberate il sogno rattrappito nella cassetta delle mele, male che vada, il Gat, che nel frattempo avrà usato la Fiorentina per farci cadere nel peccato originale, dopo il morso, al massimo ci condannerà al ritorno di Montolivo e all’acquisto di Gasbarroni, lui che è un Dio moderno dall’orario continuato che non si riposa neanche la domenica, anzi è proprio la domenica quando guadagna di più, tale e quale a chi vende la porchetta. Ho il dovere morale in quanto ideatore di uno spazio dove si coltivano diverse passioni, di consigliarvi cibo sano per alimentare quella passione, ma capisco quanto siano invitanti i grassi contenuti nei vostri atteggiamenti più contenuti, capisco che avete preso di punta l’alimentazione che ha bisogno di una punta, di quel certo picco glicemico e proteico, che sazia la fame preservando dalle delusioni, e in più non è neanche cara perché è scaramantica. Siete fissati con il centravanti perché la vostra alimentazione della passione è vincolata all’uso di bomber caloriche, e intanto state uccidendo il sogno a forza di gozzate di Danacol pensando che Toni non sia il centravanti, ma sia Little Tony. Incuranti del vostro disordine alimentare, io e Caressa, invece, ci strafogavamo di mele mentre discutavamo, io del mio sogno e lui della sua scommessa con Bergomi, approfittando di una delle ultime giornate che ti permettono ancora di fare due passi sulla spiaggia, sarà stato forse quel volerne ingerire troppe, ma a un certo punto ho dovuto scattare una foto, perché non ci capivo più niente, come mai quelle mele erano improvvisamente diventate roccia e carne, ma era veramente quello che vedevo o il sogno era diventato un segnale importante da non sottovalutare come l’infarto di Little Tony, e intanto i morsi in quelle mele mi facevano tutto un altro effetto, da una parte mi facevo male ai denti, dall’altra non scrocchiava più ma mugolava di piacere, e io ero colto da improvvisa arteriosclerosi verso quelle mele che mugolavano, ma come, le mele fanno sempre così tanto bene, e invece adesso insorgeva prepotente l’arteriosclerosi galoppante, allora ho chiesto a Caressa se anche lui avesse avvertito lo stesso irrigidimento tissutale, si insomma un certo indurimento del sogno. Non mi ha risposto, si è limitato a dire di amare Benedetta alzando gli occhi al Sky.

giovedì 27 settembre 2012

Chi la ganza, noi l'eleganza

La Fiorentina è ufficialmente un pericolo. La partita con la Juve ha sancito l’insidiosa presenza nel campionato italiano di una squadra costruita per fare calcio, anche se ricca di potassio. 300 minuti che non prende gol su azione dopo che la sua difesa e il centrocampo, che tra gli altri compiti ha anche quello di proteggerla, sono stati costruiti da 300 minuti. La macchina da gol juventina disinnescata, imbottigliata alla fonte del gioco inaridendone la schiumante rabbia agonistica. Una partita quella di ieri, colta dallo stesso casco delle altre quattro, tutte e cinque hanno lo stesso valore nutritivo della passione e il sapore dolce che più dolce non si può, in un panorama acerbo di campionato italiano, nel quale la sua miglior espressione è stata dominata dalla squadra di Montella. Non c’è in Italia una squadra che gioca così bene, che abbia i margini di crescita così grandi, che dia la sensazione di potersela giocare anche oltre confine, non è stato sbagliato un acquisto, tutto è tremendamente funzionale al suo gioco, a partire da una difesa che non sbaglia un intervento e dalla quale riparte la manovra, sempre, rendendo di fatto il lancione un modo fossile d’interpretare l’avvio dell’azione, e ne siamo talmente disintossicati, al punto, che anche se ne fosse effettuato uno solo in onore di Dainelli, darebbe fastidio come a Montolivo fa venire le bolle Nocerino sulle Ramblas anche solo a mangiarsi un gelato. Comincio a credere che alla fine Marotta ci abbia fatto un piacere e che questa squadra trovi la sua meravigliosa evoluzione della manovra, proprio lontano dalla figura del centravanti classico, come se il destino ci avesse regalato una sorpresa, che la squadra cercando di traghettare fino a gennaio quello che si ritiene un problema, scopra nel frattempo un tesoro nascosto nel ventre del Franchi, forse nei piedi di Ljajic, o chissà se in quelli di Mati oppure di El Hamdaoui, così, tanto per far vincere la scommessa a Caressa che ritiene la Fiorentina la candidata numero uno a vincere il titolo. Direi quindi di cominciare a dargli ragione al marito della Benedetta, intanto andando subito a vincere a Milano, candidandosi ufficialmente, aprendo la crisi di quei morti dell’Inter con l’esonero di Stramaccioni, prendendo definitivamente consapevolezza di essere i più forti. Consideriamo poi che la rosa di qualità e di quantità a disposizione di Montella, non sarà distratta da nessuna gloria europea, ci eviteremo quindi anche quei costosi regali che le altre squadre compreranno sicuramente ai duty free, forniti come sono di vari infortuni tax free. E perché non pensare in grande se la squadra esprime il calcio più grande, pensavamo che un centrocampo come il nostro non avesse capacità di filtrare, e davanti a un centrocampo muscolare come quello juventino li abbiamo dominati, e manca Aquilani. Dichiaro quindi di voler mentalmente guardare oltre Porta San Frediano, anche se mantengo la sede del mio sogno rigorosamente in piazza Santa Spirito, dichiaro di non andare alla messa ma di pregare che si avveri il pronostico di Caressa, e di non considerarlo una fava lessa, anzi ci voglio credere come lui, me la voglio dare a bere centrifugando tutta una serie di pensieri pazzeschi per mantenerne intatti  tutti i benefici, e se i sogni risiedono in Santo Spirito, per la sede della centrifuga ci vuole piazza Cestello, lavatrice naturale per smacchiare i panni dal pessimismo. Siamo una squadra che ha il marchio dell’eleganza impresso nel suo modo di giocare, abbiamo tutte le proprietà naturali che fanno bene al movimento appesantito da un calcio spazzatura, la foto di oggi rappresenta questa eleganza della Fiorentina che è diventata la buccia di banana sulla quale scivolerà il campionato per cadere proprio ai nostri piedi.

mercoledì 26 settembre 2012

Sotto porta

Perfetta fino alla trequarti e comunque superiore a una Juve che non costruisce una sola palla gol, traversa-sfortuna e ancora uso dell’acrilico per vestire la manovra d’incisività, con Jovetic che se non apre il magazzino della seta niente scivola oltre la linea del portiere. Una squadra bellissima da vedere, che gioca un calcio di qualità e che fino ad oggi l’ha vista sempre superiore al proprio avversario, raccattando molto meno di quello che avrebbe meritato, ma che lascia intravedere un campionato di altissima qualità. Impressionante la linea difensiva, precisa e potente, con la miracolosa registrazione dei movimenti e degli anticipi, sontuosa in Gonzalo, micidiale in Roncaglia che aggiunge incursioni da motoscafo in avanti con sempre più frequenza, Tomovic sorpresa. In mezzo al campo è scuola calcio, è gioco che in Italia non usa, un po’ come il bacon a colazione, e con Baconi che impazza a mostrare tutte le frecce all’arco di Borja Valero e Pizarro, milioni di milioni sono i palloni come le stelle di Negroni, “vuol dire qualità” come recitava il famoso spot del salamino, e che figura di salame fanno fare anche al vecchio Pirlo fatto a fette e poi sostituito. In pochi mesi Montella è riuscito a regalare al campionato la squadra che gioca meglio, lucida, attenta, che fa un delizioso possesso palla e che entusiasma per qualità della manovra, adesso la speranza è quella di trasformare il magnifico lavoro in gol e punti, che ad oggi siamo già a recriminare nell’ordine dei quattro sugli otto messi in classifica, oltre a JoJo la speranza passa obbligatoriamente da quelli di El Hamdaoui, per regalare all’architettura della manovra un uomo che ne sappia valorizzare le linee del progetto di gioco, con Ljajic che vede poco la porta e con i centrocampisti che non tirano mai. Se riusciamo a trasformare la superiorità in pericolosità là davanti allora la Fiorentina diventa una mina vagante in un campionato che sembra attendere proprio chi lo possa sorprendere sofferente com’è di una mediocrità generale con l’aggravante del crollo delle milanesi. Alla grande soddisfazione nel vedere la squadra superiore anche allo schiacciasassi Juve, si aggiunge quindi anche il rammarico per i punti lasciati per strada, se si pensa però che il gruppo è insieme da così poco tempo, al rammarico allora sostituisco volentieri la speranza che possa ancora crescere e attraverso il gioco produrre almeno gli inserimenti dei centrocampisti per arrivare fino a gennaio ancora nel gruppone, e poi inserire il bomber che farebbe lievitare le nostra azioni come gli utili del gruppo Tod’s. Ringraziamo quindi Delio Rossi e Montolivo per aver reso tutto questo possibile, il primo proclamandosi ideatore di rivoluzioni ma non di gioco, il secondo, rivelandosi rivoluzionario ideatore di un non gioco, e che grazie a lui vede oggi il centrocampo del Milan spumeggiante di Asticelle Cinzano che forse Nocerino vorrebbe mettergli al posto della passata. Bene Pasqual, mentre Romulo non riesco ancora a inquadrarlo, forse perché disturbato da un estetica della corsa che non riconosco familiare, ma adesso è tempo solo di El Hamdaoui, inserimento non più rimandabile, per mettere fine al Ramadan sotto porta, ci siamo innamorati di questa Fiorentina come del resto anche tutti gli osservatori che seguono il campionato italiano, adesso manca solo la concretezza sotto porta, quella che nel calcio è un magico equilibrio che poi porta attraverso la manovra un giocatore a tirare in porta, e che riassunta nel linguaggio popolare della città, porta nel nostro quotidiano vivere in piazza del Tiratoio attraverso la Porta San Frediano, da una parte il sapore è quello del gol, dall’altra è quello del lampredotto. E insieme fanno la felicità.

martedì 25 settembre 2012

Test e ovest della passione

Si, è ormai diventata quasi un sorta di tendenza chic quella di voler definire la partita contro la Juve una sfida qualsiasi, segnale o risonanza magnetica che arriva anche dall’interno, da quello che per molti non e semplicemente un Cognigni ma una spia juventina, e che per la biopsia è addirittura di quelli maligni, o forse sarà solo un atteggiamento un po’ bislacco per cercare di sdoganare un certo cliché di provincialismo da una tifoseria ritenuta troppo becera, e che invece in questo periodo è attraversata da grande passione, accecata da violente emozioni, dalla sana rivalità che sfocia nella rabbia agonistica, fino addirittura a vederci doppio, proprio come un provincialissimo toro andaluso davanti al drappo rosso. E allora mi sono documentato e ho ritenuto importante mettere a disposizione gratuitamente, e lo preciso non tanto per rinfacciarlo quanto per tranquillizzare il Chiarificatore, insomma, il blog oggi offre un esame della passione iterattivo, sarà sufficiente guardare la foto di copertina, un semplice test che mi ha suggerito un medico delle emozioni, lo stesso che aveva curato con successo quella violenta di Montolivo nel vedere Nocerino giocare a Barcellona, emozione devastante che una volta superata brillantemente gli aveva procurato una poderosa reazione d’orgoglio che era servita a distruggere il Novara, e così, ognuno oggi potrà capire se è un tifoso provinciale oppure no, basterà guardare la foto, un test semplice ma efficace, se vede doppio vorrà dire che è tifoso dal sangue denso, diciamo un triplo concentrato di passione da spremere sulla partita di stasera, se invece vedrà una sola testa sarà abulico gestore delle emozioni, chef di cotture al vapore, che stasera al massimo si potrà concedere uno stravizio fatto di patate lesse e acqua filtrata con la Brita, e per lui potrà essere davvero una partita come tutte le altre. Ci sarebbe anche una terza ipotesi che è quella di chi ci vede doppio dalla fame ma per quella è sufficiente una Fiesta, mentre per la festa di Firenze ci vorrà ben altro, una squadra tosta, motivata, micidiale, cinica per fare fuori chi non conosce il sapore della sconfitta da ben quarantatre partite. Concentrazione altissima e tifo dal triplo concentrato di passione a fare da supporto, mentre il tifo di conserva potrà limarsi le unghie tra un capovolgimento di fronte e chi, al fronte, urlerà invece la propria passione fino nelle retrovie, e poi i soliti retropensieri a seconda del risultato, o le solite ritrosie a mostrare i propri pensieri quando il risultato è favorevole, e bulimia a go go nell’esporli quando c’è amarezza nell’aria. Oggi che è giornata importante anche per il blog, che si è avvalso per la prima volta della collaborazione del medico delle emozioni di Montolivo per testare la passione dei tifosi, attraverso test specifici dalla valenza scientifica, il blog vuole chiudere con un altro grande regalo reso possibile  proprio dalla disponibilità e dall’alta professionalità di chi ci ha fornito questo secondo test assolutamente innovativo, il più avanzato tra quelli mai studiati per capire le cause che scatenano lo sdoppiamento della vista del tifoso, in questo caso l’innovazone alla quale tutta la scienza sta guardando con il fiato sospeso, sta nel fatto di applicare per la prima volta il risultato di un test al risultato di una partita. Guardate pure la seconda foto di copertina, chi vedrà una sola ragazza vorrà dire che è gobbo e buhaccio, chi invece ne vedrà dieci, con la quarta da sinistra ammiccante e con la mano della quinta sul culo della quarta, deve sapere che quella ragazza che lo sta guardando maliziosa si chiama Vittoria.

lunedì 24 settembre 2012

Quando non è gol ma rete fognaria

La foto parla chiaro come invece non può fare liberamente Nocerino frenato com’è da logiche di gruppo, altrimenti manderebbe affanculo quel rosicone di Montolivo, che per alzare l’asticella delle sue ambizioni gli ha abbassato drasticamente quella dell’ingresso al Camp Nou dove sarà dura che ci rigiochi, e la foto dice senza nessun’ombra di dubbio, che la vecchia signora domani lo prenderà nel culo. E così dopo essere caduta alla quarantaquattresima partita, si porterà via sotto braccio il premio per la sua lunga imbattibilità, un pezzo unico che la Figc ha fatto scolpire proprio a quel gran cazzone di Valeri, conscia che come hobby il fischietto di Roma ama proprio fare cazzate en plein air, pezzo unico che il suo autore titola “lungo”,  un artista di grande “rigore” concettuale, che la critica esalta per una grandissima duttilità espressiva,  fiscale come uno scontrino nel concedere rigori anche al centoquarantasettesimo, ma allo stesso tempo liberale come il modo di fare impresa della comunità cinese a Prato, quando concede al portiere del Parma la possibilità di sgranchirsi le gambe prima che Jovetic calciasse per poi ritrovarselo in collo, un modo di far rispettare le regole a intermittenza, che illumina il suo profilo migliore che è quello di una gran faccia di culo, e che fino ad oggi riconoscevamo solo nelle dichiarazioni di un Montolivo rientrato a determinare i successi del Milan. Ma la fortuna ha voluto che quel figlio illegittimo di una Lucrezia Borja Valeri ci sia capitato contro il Parma e non domani, anche se agli amici del blog è piaciuto tanto, io invece, degli otto rigori che ci avrebbe fischiato contro, di cui uno anche nell’intervallo tra il primo e il secondo tempo, assolutamente sacrosanti come avrebbero giustificato sempre loro probabilmente scambiando Valeri per Valero, io ne faccio volentieri a meno, e francamente preferisco un arbitro moralmente meno virtuoso di lui. Intanto è bastato un pareggio esterno che dire sfortunato è poco, per avviare la rilettura in chiave negativa delle quattro partite fin qui disputate, analisi affogate nella frustrazione di una vittoria sfumata sulla caricatura della sora Cecioni di quella Franca Valeri d’un arbitro, rilettura dovuta alla forte pressione degli sfigati che alla fine ha fatto saltare in aria il tombino della fogna dove si erano rifugiati, e così riecco il melmoso atteggiamento menagramo, più affine alla realtà meneghina che oggi meglio li rappresenterebbe, mentre a Firenze tira aria nuova e pulita, come appunto dimostra la foto, che sarà il manifesto da esporre dopo aver fatto il culo alla vecchia signora. E se a qualcuno piace tanto rileggere con le mani sporche di cioccolata per dare sfumature diverse a quanto fatto fino ad oggi, con pensieri di cacca, la giornata di ieri semmai da valore alle vittorie con il Catania e con l’Udinese, confermando che la Fiorentina è la più bella sorpresa del campionato, chi conosce Montella e sa della sua abitudine nell’evitare accuratamente i commenti sulle decisioni arbitrali, vada a scoprire cosa ha detto invece sul rigore concesso per il fallo di mano di Toni. La partita di Parma è stata comunque una gran bella partita, emozionante, divertente, che ha mostrato una squadra viva in un campo difficile, e che non ci ha visti vincere anche per circostanze sfavorevoli come l’errore di Jovetic e la fiscalità a momenti dell’arbitro. Ma questo è un blog liberale proprio come Valeri, che valuta quindi anche la possibilità che tra i tifosi ci sia chi si riconosce nell’antidellavallismo e che quindi trova più giovamento nelle disgrazie che non nelle vittorie, e per questo motivo lascio sempre molto volentieri la possibilità di poter dare una lettura differente a quelle che sono le mie convinzioni, per questo motivo faccio come Cellino ai suoi tifosi, un appello ai menagrami di casa nostra, correte pure in massa a disarmare la vecchia signora per fare della scultura di Valeri un piacevole passatempo con cui trastullarvi tra un periodo di letargo nella rete fognaria e la richiesta della grazia di una sconfitta con la Juve al Santo, che ve la fa volentieri perché buon sangue non mente, come Mentolivo e il suo clan. 

domenica 23 settembre 2012

Incidente di percorso

Alla fine il risultato è giusto, diciamolo subito, maturato però a terra davanti a una miriade d’imprecazioni, recriminazioni e recinzioni lasciate aperte, e dalle quali è poi sfuggito il risultato, nelle quali spiccano epiteti svolazzanti di ogni sorta, ma dalla quale ci piace scegliere la varietà più sana, quella allevata a terra insomma, dal sapore di disappunto lontano e difficile da staccare dall’osso, un ormai tenero e privo di forza aggressiva “aia aia aia”, di fronte magari a un più classico vaffanculo, perché è proprio davanti alla partita che si è aperta l’aia, uno spiazzo tipico dove oggi razzola solo il nostro rammarico. C’è mancato il calzettone giallo e Spolli a difendere il becchime dei tre punti, Pollock invece ce l’abbiamo a raccontare una polluzione pomeridiana accompagnata da sogni di gloria tracimati davanti al rigore di Jovetic, da ribattere perché il portiere si è mosso due metri in avanti mentre l’arbitro era intento a cambiare l’acqua ai polli, che siamo noi naturalmente Cresceremo fino a diventare almeno tacchini per il giorno del ringraziamento in segno di gratitudine per una sana vittoria in trasferta, e non quello svolazzare di piume che ha oscurato il tardo pomeriggio del tifoso Viola, poi quando si è diradata la tromba d’aia, si sono contati i danni causati da quella volpe di un Parma, un rigore e espulsione a tre minuti dalla fine buttato ai maiali, e un rigore regalato al terzo minuto di recupero che è roba da maiali. In mezzo un arbitro contadino scarpe grosse e cervello fino, un primo tempo che conferma le grandi potenzialità mostrate nelle tre precedenti, una ripresa dove per la prima volta la squadra rincula e dove l’avversario e il destino t’incula. Mati mi è piaciuto fino a ricordarmi un po’ anche Massimo Orlando, mentre Jovetic è quello che mi è piaciuto meno, come se le sue gesta fossero state raccontate fino ad oggi da un mito come Ruggero Orlando, poi fosse sopraggiunta una sorta di svagatezza, leggerezza, debolezza davanti ai piaceri della carne come una cronaca del peggior Sandro Paternostro, JoJo davanti al dischetto mentre il giornalista davanti a Carmen di Pietro. Nota positiva ancora per Cuadrado, Roncaglia e Gonzalo, meno per la disposizione della difesa sui calci piazzati, meno nel secondo tempo di Pizarro e nella seconda partita consecutiva un po’ sotto tono dal punto di vista qualitativo di Borja Valero, Seferovic impalbabile ma anche tolto nel suo momento migliore, nota lieta Viviano, finalmente reattivo e prodigioso in un paio d’interventi, che ha dato per la prima volta la sensazione di essere un grande portiere. Sciagurata la gestione degli ultimi minuti, ma un Montella oggi più opaco anche nella scelta delle polacchine, saprà trarne insegnamento così come la squadra capace nei cinque minuti finali nell’impresa di dilapidare una vittoria, che pur soffrendo dopo essersi allungata e misteriosamente dimenticata della sua capacità di possesso palla, era riuscita comunque a portare fin davanti al dischetto del raddoppio. Episodi certo non favorevoli, come i rigori subiti, casuali, sfortunati e per i quali l’arbitro ha dimostrato tanta pignola passione, quella stessa passione, rigida, quasi inteccherita nell’applicazione del regolamento e nella distribuzione dei cartellini gialli, che si è dissolta davanti alla passeggiata di Mirante nel cuore dell’area di rigore mentre JoJo ancora sistemava il pallone, diciamo una passeggiata “A piedi nudi nel parco” mentre lui, porco, girava la testa dall’altra parte, e non certo parco come il povero Sandro Paternostro che la testa l’aveva messa tra le poppe della Di Pietro, tanto per essere morigerato. 

sabato 22 settembre 2012

Teste toste o tostate

Da un punto di vista tecnico non ci sarebbe partita, se non ci fosse però il timore della presenza di un punto di svista dietro l’angolo, che è l’esatto contrario del colpo di fulmine col quale potrebbe essere anche piacevole scontrarsi, tipo quello con Mati, che è invece superficialità o se preferite amore a prima svista come quello degli arbitri nei confronti della Juve, e quindi, squadra bella concentrata, tosta, sul pezzo, oppure squadra dai pensieri tostati per mantenerli più a lungo, fino a martedì per intendersi. E così per la prima volta mi gioco subito entrambe le foto, come il jolly di “Giochi senza frontiere”, ribaltando il consueto sfruttamento dell’immagine femminile a favore di una logica bieca e con le bietole per il piacere di AntoineRouge, che ne prevede un utilizzo sempre uguale a se stesso, con la prima che apre e la seconda che chiude, oggi no, e agli amanti della stessa spiaggia stesso mare potrà sembrare anche una manovra spericolata come quella del cugino di Vargas, ma necessaria invece per sottolineare con forza il concetto che voglio esprimere. Le foto ci mostrano infatti i due possibili diversi approcci alla partita, nel primo caso, che è poi quello che ci auguriamo, anzi, quello che siamo certi sarà l’atteggiamento della squadra, che ha bene in testa solo il pallone, lo ha chiaro anche se sembra scura, è bella tosta anche se sembra bella tostata, squadra che per non essere fraintesa ne alloggia addirittura un paio di pensieri sferici fissi, come le palle che deve avere chi non si lascia distrarre dai dolci countdown delle sirene bianconere. La seconda foto è dirimpettaia all’altra nell’atteggiamento, un squadra slavata e svagata che ha la testa tra le nuvole, anemica, diafana, curva, assente al presente e con la testa lontana dalla pianura padana, piegata dalla pressione atmosferica della piazza, e che alla fine guarda alla partita di oggi con l’occhio guercio di Marotta, un po al Tardini e un po’ come fa il tardivo, uno in qua e uno in là, e quello in là guarda dall’altra parte dove tuona, e quando tuona vuol dire che da qualche altra parte piove. Non voglio fare un appello alla massima attenzione, e neanche un annunzio, e non se n’avrà D’Annunzio se non deve piovere sui volti silvani, se la squadra non deve sedersi su Divani & Divani, se non dobbiamo fare la figura del Fantozzi davanti alla signorina Silvani. Penso al turn over e spero nell’over perché Overmaltina da forza alle sensazioni, e una vittoria darebbe grande forza alla squadra e all’ambiente, sarebbe una bevanda tonificante come Toni e la sua mano avvolgente come il sapore del malto, ma anche Ovomatina, da Mati finalmente titolare della Fiorentina, malto d’orzo sulla partita sempre per il piacere di AntoineRouge, e Orzon Welles per mettere in scena invece di “Quarto potere” la quarta partita, e che sia lo stesso grandissimo successo.

venerdì 21 settembre 2012

A suggello ti surgelo l'uccello

Per evitare che una doccia fredda ci restringa l’entusiasmo insieme al pipino, e proprio adesso che è terminata la bonifica dello sversamento dei liquami fognari sulla società, adesso che abbiamo finalmente recuperato la passione dalla discarica dove era stata gettata, vorremmo proprio evitare il ringrinzimento dell’apparato tifo, perché qua si fanno i conti senza l’oste e soprattutto si fanno i conti alla rovescia, e per di più alla cazzo di cane, come se si dovesse partire per una missione nello spazio, e siccome ci piace parecchio la fi..sica, allora teniamo presente che nella struttura quadridimensionale dell’universo esiste lo spaziotempo, oltre quindi ad agognare lo spazio per il quale vorremmo partire pendendo da labbra e Nasa aquilani di chi ci scandisce giorni, ore e sceondi, esiste anche quella quarta dimensione che si chiama tempo, e che rappresenta il palcoscenico dei fenomeni fisici, e in scena si va prima con il Parma. Sarebbe appunto da coglioni dimenticarsi le battute della prossima partita per studiare il copione di quella che viene dopo, perché la doccia fredda ce li raggrinzirebbe, e presentarsi all’appuntamento con la nemica storica cercando d’incularla con l’apparato sottodimensionato da ipotermia non consente certo di accedere alla prestazione soddisfacente. Non solo ci siamo fatti prendere dalla corsa allo spazio, che potrebbe anche essere tipico della guerra fredda tra i due blocchi, ma ci abbiamo aggiunto la letterina al Savonarola scritta dal Pucci, innescando problematiche di natura logistica che ci smuovono la libido come un passaggio laterale di Montolivo, ma che cazzo ce ne frega dove si siede Conte, e non è finita qui, perché in allegato con la lettera di Benigni e Troisi, esce anche il primo fascicolo del tormentone sulla presenza di Diego o meno in tribuna. E in tutta questa sciagurata gestione del calendario da parte dei media brancolanti nel buio pesto dell’intelligenza, buio pesto con il quale ci condiscono le trenette, visto che ormai hanno perso anche l’ultimo dei trenetti del buonsenso, insomma, in tutto questo jet lag professionale, Montella dovrà essere abile idraulico a regolare il vecchio boiler del nostro gruppo, magari con il top boyler, in modo da far uscire acqua calda o almeno tiepida a Parma. E poi vorremmo suggerire ai nostri cronisti cittadini sempre perfettamente allineati alla notizia, gente sincronizzata sui fatti, nel senso che evidentemente si son fatti raccomandare, a questi geni della tempistica chiediamo se non fosse il caso di anteporre alla partita di domani anche un dei grandi dubbi amletici che rimbalzano da sempre nelle piazze più popolari di Firenze, come quello se il panino col lampredotto è meglio bagnarlo nel suo brodo di cottura oppure no, e al limite, prima di parlare della partita con il Parma è sempre meglio ricordare che Lady Radio ha cambiato la frequenza. Noi confidiamo comunque nelle capacità idrauliche di Montella, nell’aver saputo isolare bene i tubi della squadra da questo slittamento dello spaziotempo, confidiamo nell’entusiasmo e nel piacere che la squadra stessa ha dimostrato nel giocare, in modo da tenere il mirino bello fermo sulla pianura padana, e poi siccome il prosciutto lo fanno buono, potremo vincere anche con l’over in modo che se ne tagliano un po’ di più come spesso accade e ci chiedono “che faccio lascio?” sarebbe proprio da pidocchi non farseli lasciare quei tre punti in più. Capisco anche però che ci possa essere qualcuno che ama le docce fredde perché con quelle riesce a scuotersi dal rincoglionimento del rilancio, di quelli che la vendetta va servita fredda ai Della Valle, gente che spesso si confronta con la tristezza che solo il riso freddo riesce pienamente ad esprimere, umanità brinata che condisce con l’olio di semifreddo, per loro il preparatissimo Gianni Vio ha studiato una specifica situazione da fermo, la vediamo bene nella seconda foto, un corpo bello fermo e irrigidito in ambiente climatizzato a dovere, là dove dopo essere stati in bagno si tira la catena del freddo, aree di rigore climatico tipiche da bomber freddi e spietati sotto porta e sotto zero, luoghi di tormenta del cuore di quelli che se riesci a raggiungere una qualche forma di erezione nel godere dopo una sconfitta, quando l’entusiasmo precipita appunto sotto lo zero termico e i tacchi, beh, il surgelamento ti offre i soliti innegabili vantaggi per conservare l’erezione più a lungo nello spaziotempo.

giovedì 20 settembre 2012

Un po' parco un po' porco

Per farlo crescere bisogna innaffiarlo, “inna..” e non “anna..” perché per renderlo più visibile possibile deve essere bello ritto come una pinna, si, il sogno va irrigato giornalmente attraverso il lavoro sul campo o sull’orto a seconda della sua lunghezza, e poi concimato con i risultati, cominciando a dargli forma già da sabato vincendo a Parma. Per farlo crescere bisogna annaffiarlo, “anna..” e non “inna..” perché a forza di farlo crescere esce fuori la panna, un sogno quindi da montare e da servire con i cialdoni martedì sera a quelli gobbi cialtroni. Sognare è l’arte per eccellenza dei tifosi, niente di più facile quindi che usare l’entusiasmo come decespugliatore per togliere le erbacce che fino ad oggi lo avevano soffocato, liberare il nostro giardino significa farlo nuovamente frequentare, trasformandolo speriamo, in giardino e nuovo miracololo all’italiana, senza più bubare ma con il terzo Boboli nel cuore, e se parlando di Juve ci viene in mente il topo di fogna, per disegnare il sogno, anche a voler star bassi bassi come una siepe di bosso, ci vuole l’arte topiaria. Intanto Edwuard mani di forbice Montella, ha disegnato una manovra fatta con le pareti potate di un labirinto di siepi, dove gli avversari si perdono per ritrovarsi solo più tardi negli spogliatoi, disorientati e con zero punti in classifica. Giardinieri geometri che piantano i bulbi della manovra seguendo precisi schemi, si dice che tra le innovazioni di Montella ci sia anche una sorta di rasatura speciale del prato che riprende un po’ le tecniche dei cerchi sul grano, in questo caso la maestria del taglio permette di disegnare delle frecce come fa Adriano Baconi alla Domenica Sportiva, in modo che i giocatori possano giocarci sopra a memoria, si dice anche che Vargas si fosse trovato a disagio proprio per questo tipo di segnaletica, e la storia dell’incidente con il cugino senza patente ne è una diretta conseguenza, visto come hanno scambiato un cartello di Piazza Pier Vettori per l’indicazione baconiana di Montella di ribaltare la manovra. Si, è vero che lo staff di Montella è composto da una miriade di giardinieri che potrebbero gestire un parco giardino di 600.000 metri quadrati, altro che un parco giocatori, ma per la fioritura del grande sogno ci vogliono attenzioni ai particolari, una grande varietà di schemi per colorare la manovra e regalare uno spettacolo cromatico indimenticabile fatto di gigli, fantastiche composizioni della barriera grazie agli studi di Gianni Vio, eleganti aiuole dalla diversa altezza, dove Pizarro spicca per essere quello più tappezzante. E con la grande rosa di quest’anno non poteva certo mancare la fioritura delle rose che sbocciano sul viale che porta dritto al gol, simbolo di eleganza e bellezza sono loro che profumano il nostro sogno. Ma in tutto questo gran rifiorire di sogni narcisi, c’è un però che è un bel gran però, perché per rendere rigoglioso il parco giardino dei tifosi ci vuole tanta acqua e l’acqua non sempre è disponibile, dipende dalla stagione, e allora quel grande innovatore di un napoletano si è inventato un qualcosa di molto più efficace del GPS, e quando scarseggia l’acqua, come possiamo vedere bene nella seconda foto di copertina, e a differenza dalla prima, per farlo crescere non innaffia, usa altri metodi.

mercoledì 19 settembre 2012

Sogno o son destro?

Ma dov’è l’inculata? No, perché non vorremmo mai che dietro a questa meravigliosa trasformazione ci fosse una bella fregatura, che so, un mattone dentro al videoregistratore, quell’anima delli mortacci sua che però dava un certo peso agli scambi commerciali prima ancora dell’area euro, ma comunque sempre nell’area di servizio degli Autogrill dentro ai ruggenti, raggiranti e ormai anche arrugginiti anni 80, insomma, come un Montolivo dentro a un progetto in Autofinanziamento, con il mattone che diventa superficie di cottura ideale per chi ha zampa sarcigna e gialla ed è attratto dal quel progetto milanista che è roba da veri Amadori, Francesco Amadori, a Milanello, là dove all’allenamento viene sostituito l’allevamento a terra. E Non vorremmo mai che Montella, quelle belle polacchine rosse le avesse comprate su Zalando senza nemmeno pagare le spese di spedizione, e così dopo aver perso anche un cliente come Marchionne, a chi cazzo le vende le scarpe Della Valle, con il rischio serio della smobilitazione che i più svegli hanno da tempo subodorato, insomma, sempre il solito interrogativo concettuale che ci frulla nella testa, nasce prima l’uovo o la gallina? Nasce prima la smobilitazione o il gruppo Tod’s? Una qualsiasi Cayenne zizzagante ci farebbe ritornare in gola i cugini astemi, che bene o male un cugino e un astemio uno ce l’ha sempre in famiglia, gente senza patente e dai ribaltamenti facili che non sono quelli di gioco, mentre non c’è cosa più divina che ribaltarsi la cugina. Oggi che non si masticano più gomme ma calcio, che non si tirano pedate nel culo, ma si calcia il pallone senza mai sbagliare un passaggio, oggi che vendiamo cara la pelle difendendo la maglia, mentre prima c’era chi tirava a tarda notte indossando la pelle nera dentro a festini sadomaso, fino al maso delle pernici, di quelli dove girano i frustini e le pernici gonfiabili, e dove c’è sempre uno stronzo che ti vuole offrire due frustini in cambio del Dash. Allora ho chiamato la Bice per chiedergli di andare a fare un servizio e verificare che non ci fosse nessuna fregatura, che so, una pontellizzazione occultata nel doppio mento di Cecchi Gori, o magari che la tifoseria non si fosse messa in testa di organizzare una coreografia per la partita contro la Juve che riprendesse il tema dei nasi da pagliaccio che così tanto successo di critica e di pubblico aveva già riscontrato a Moena, insomma, questa è una settimana troppo importante per fare scherzi da prete, e quindi senza neanche pensare per un attimo ai giubbottini strinti di Phonzie, ho anche esplicitamente chiesto alla Bice di verificare che Vargas così tanto entusiasta di riabbracciare Gilardino, non trovandolo più non gli fosse venuta la bella pensata di venire a ricercarlo qua. Mi ha rassicurato, sembra tutto tranquillo, con Aquilani che continua il lavoro differenziato in previsione di un prossimo rientro, con Jovetic straripante anche in allenamento, mentre un po’ ci dispiace per El Hamdaoui che invece ritorna in gruppo ma sembra difficile poterlo rivedere al centro dell’attacco a Parma, tra l’altro la Bice mi ha assicurato che c’è un clima veramente positivo e sereno, che non c’è profumo di fregature di sorta, che in sala stampa Montella ha spiegato di usare le polacchine non tanto per un vezzo come si vocifera a vanvera, ma solo perchè essendo napoletano, usare scarpe allacciate significa non farsele inculare da qualche giornalista alla canna del gas così come era successo con gli occhiali di Mihailovic. Insomma, la squadra si prepara bene, il vento sembra veramente cambiato, il Vuturo ha ricominciato a confrontarsi nuovamente solo con lo specchio, mentre la Bice ha avuto un piccolo screzio con un piccolo stronzo che prima gli ha toccato il culo e poi si è giustificato dicendo di averlo fatto in buona fede, la stessa storia dei Della Valle prima cancro da estirpare, oggi vezzo da mostrare come un neo civettuolo, prima scaltri mandanti di spietati killer della passione e poi tornati ad essere gente competente e in buona fede, ma la Bice non si fa ne toccare e ne tantomeno prendere per il culo da nessuno, e così, da pacifista qual’è, ha risposto con i fiori nei cannoni, sì, fior fior di palletToni.

martedì 18 settembre 2012

Il fauvismo delle fave

Ormai è chiaro a tutti, anche a quelli che da una parte erano abituati all’esclusiva cucina dei ranci bresciani, e dall’altra sono comunque rimasti a regime di stretta dieta antidellavalliana, perché affetti da forte intolleranza ai rilanci, è chiaro dicevamo, come questa Fiorentina serva alla sua mensa un gioco pieno di zuccheri, con la specialità della casa che è un trionfo di geometrica manovra, un gioco capace di far crescere l’erba nel deserto del calcio italiano, cake design allo stato puro che ritroviamo sulla lavagnetta degli schemi di Montella, e che oggi possiamo mostrare nella foto di copertina grazie alla gentilezza di Guerini che l’ha scattata per noi, una torta che la squadra serve poi ai propri tifosi, una specialità che ci piace veramente un Mondrian. E come i quadri del pittore olandese, anche la manovra della squadra dimostra complessità che smentisce un’apparente semplicità, perché quelle forme rettangolari conosciute e superficialmente banalizzate, che Mondrian dipengeva di rosso, giallo, blu o nero, Montella è riuscito a rendere realtà sulla tela verde di un campo di calcio, là dove solo poco mesi fa era difficile disegnare due passaggi di fila senza rompere la punta della matita, figuriamoci dipingere un possesso di palla così marcato. Al massimo si era arrivati al puntinismo, quello di chi si era impuntato a mettere prima i puntini sulla P di pontellizzazione, poi accortosi che la P non aveva puntini, ha pensato bene di metterli sulla smobilitazione, un percorso più pittoresco che pittorico, e che ha portato fino al fauvismo, roba che in San Frediano è considerata più che altro favismo allo stato puro, visto che anche sulla smobilitazione non c’è traccia di puntini. E se per arrivare a uno stile di manovra di questo tipo si è dovuto guardare anche a Picasso, c’è chi, attaccando questa proprietà ha seguito la corrente di pensiero di quelli che non hanno capito un Picazz, e più che cubisti son sembrate teste quadrate elevate al cubo. La grande rivoluzione dei Della Valle come la grande guerra per Mondrian, segnano un cambiamento nella propria visione di gioco, si passa dal far cahare alla teoria del neoplasticismo, fatta sua oggi anche da Montella, e che il pittore olandese riassumeva, senza neanche bisogno del GPS o delle strategie di Gianni Vio, in questa semplice frase “costruisco combinazioni di linee e di colori su una superficie piatta, in modo da esprimere una bellezza generale con una somma coscienza”, praticamente la manovra della Fiorentina, e poi  “credo sia possibile che, attraverso linee orizzontali e verticali costruite con coscienza, guidate da un’alta intuizione dei singoli giocatori, e portate all’armonia e al ritmo di un pressing alto, queste forme basilari di bellezza, aiutate da altre linee o curve chiamate anche cross, possono divenire un’opera d’arte come lo è un gol di Jovetic”. E se Mondrian cominciò a dipingere quadri a “griglia”, Moggi ha trovato invece la fine della propria carriera per aver voluto mettere il becco nella composizione delle griglie arbitrali, ma alla fine anche noi tifosi abbiamo abbracciato coraggiosamente un’arte di pura astrazione come può esserlo solo il sogno dello scudetto. L’apparente semplicità delle opere più celebri come le partite vinte porta a credere che chiunque possa dipingerle, tanto da rendere il gioco della Fiorentina, che ne ricalca le geometrie, una pratica semplice come è successo proprio col Catania, mentre dietro c’è il gran lavoro dell’allenatore e della società, oltre naturalmente ai fondamentali degli interpreti. E se Mondrian è considerato il padre del design pubblicitario, la Fiorentina è una bellissima pubblicità al gioco del calcio, e la seconda foto ci mostra proprio di che panni si veste quest’anno.

lunedì 17 settembre 2012

Geometrie di pizzi e Pizarro

Aspettando Aquilani non mi sembra un Pizzardo pensare alla qualificazione Champion come obiettivo reale di questa Fiorentina tutta geometrie di pizzi e Pizarro, calze Ragno e ragnatele con le quali adescare gioco, una squadra che mette in vetrina la nuda e strabordante qualità del suo centrocampo, in maniera così sfacciata come solo le signorine ad Amsterdam sanno fare, e se non è questo il miglior reparto del campionato ci siamo almeno molto vicini, come lo è Utrecht alla capitale dei Paesi Bassi. Pizarro e Roncaglia si dimostrano acquisti a km zero di quelli da presidio Slow Food, per intendersi, quei giocatori che mirano al recupero dei sapori perduti, come sembrano recuperare alla memoria le gesta di Pecci e Repka, e a proposito dei Paesi Bassi, il cileno mostra proprio un calcio che pare uscito dal paese dei bassi e delle meraviglie, disegnando un reparto da favola anche senza più le prestazioni di Alice con la sua passata. Mi è piaciuto anche il Catania e per questo la considero una vittoria non così semplice come potrebbe apparire, sbloccata solo grazie all’apriscatola di Jovetic che si fionda in testa alla classifica marcatori, come Marotta in farmacia a prendere il Maalox ogni volta che un gol del montenegrino gli fa tornare in gola il no dei Della Valle. Una difesa completamente nuova ma che sembra giocare insieme da sempre, con l’inserimento all’ultimo tuffo di Tomovic, che è risultato naturale come il tuffo della brioche nel cappuccino, e i cambi sono Savic, Camporese, Cassani e Ljama, così che Nastasic è diventato un ricordo quasi sbiadito. Intanto Cuadrado ha barattato un’appendicite con un polmone ritrovandosene tre, eccessi come quello di voler emulare troppo spesso Messi, Pasqual puntuale alla raccolta dei lanci vendemmiati da Pizarro, spingendo con una una continuità che va a braccetto con la crescita continua della squadra, dalla condizione fisica alla gestione del vantaggio, dalla costruzione della manovra alla concentrazione sempre alta per tutti i novanta minuti, un bravo quindi a Montella e al suo staff, allenatore capace anche in corsa e che spero possa con El Hamdaoui dare alla squadra il centravanti di cui sente la malinconia, come si è visto con l’ingresso di Toni, che a proposito di malinconie, qualcuno ne sarà stato sicuramente assalito dopo quel roteare intorno all’orecchio. Quella che manca adesso è la vittoria in trasferta in modo da presentare ufficialmente la candidatura tra le grandi del campionato, e io mi toglierei subito il peso già sabato contro il Parma, per gettare via la maschera senza tanti indugi, considerate anche le alternative di qualità di cui Montella può disporre, e soprattutto senza più il Novara che con la sua partecipazione nella massima serie giustificava anche la presenza del suo giustiziere con la passata, che intanto però passava il resto del suo campionato a scrivere il libro per difendersi dalle infamanti accuse di un presunto comportamento fallace, e guardando proprio alla Fallaci ha annunciato insieme ai suoi procuratori la prossima uscita di “ lettura di un’intervista mai nata” .

domenica 16 settembre 2012

Dal nudo al nodo

La nuda passione ritrova oggi finalmente le sue coordinate, con due O come la Coop, una passione che ha gli stessi numeri della grande distribuzione, scaffali pieni di emozioni da riempirci il carrello e lo stadio. “Nudi alla meta” di una partita tanto attesa e disturbata dalle auto in sosta davanti al passo carrabile della sosta per la Nazionale, fastidiosa interruzione come lo è uno sciopero dei mezzi pubblici, che intasano la circolazione dell’adrenalina che scorre veloce solo dentro a una partita, sostituendola con parole e parole in un’interminabile coda di seghe mentali, ingorghi di discorsi nel tentativo vano di riempire il vuoto della nuda passione. Nuda e bella che non ha bisogno di photoshop, generosa come può esserlo solo una scollatura, ma che deve fare attenzione a passare davanti al reparto dei surgelati dove ti si ghiaccia il sangue quando a gonfiarsi è la rete sbagliata, quando nella lista della spesa ti sei dimenticato il pesce fresco per l’apporto di fosforo necessario alla fase difensiva, quello che serve all’applicazione degli schemi, e a prestare la giusta attenzione per evitare i pericolosissimi inserimenti centrali, ma più grave di tutto è quando non hai segnato di dover segnare e la squadra non se lo ricorda. A occhio e croce potremo usare la cassa veloce per sbrigare rapidamente la pratica di una vittoria, e che poi stiamo pensando d’inserire in maniera permanente nella nostra dieta, cassa veloce per far prima a portare a casa la partita e cucinare così tutte le emozioni che ci sono rimaste attaccate addosso, senza farle attaccare al fondo di quella padella scaldata sul fuoco alto della nuda passione. Perché alla fine, in fondo in fondo a una pentola dal doppio fondo, la nuda passione non può cuocere veramente nuda come mamma l’ha fatta, o addirittura disinibita come la vorremmo noi, ci sono sempre delle bende che coprono le ferite delle assenze forzate come quelle di El Hamdaoui e Aquilani, ci sono i condizionamenti psicologici e fisici di un Toni che potrebbe fare la fine dei polli cotti sui mattoni, dado di Cuadrado o Cassani in casseruola, uova Pasqual o panettoni che non sempre vengono mangiati, oppure la carne tagliata a coltello con Ljama affilata, la torta di semolino che va di traverso a Romulo, o Migliaccio che gli va direttamente in culo. Ma se c’è una cosa che veramente da fastidio alla nuda passione, coprendola di preoccupazioni fino a trasformarla nella seconda foto di copertina, quella cosa è il nodo scorsoio del risultato che influenza i giudizi, una cravatta che ingessa le fratture dell’umore dopo le cadute rovinose, il risultato è un abito che non fa il monaco, uomo di fede e generosità che intanto ha prestato la sua cella a Montolivo e alla sua asticella, rinchiuso nell’intimità del suo nuovo progetto ad arricchire lo spirito e l’ambizione con un’altra sconfitta a parametro zero, mentre noi dovremmo essere capaci, così come il monaco, a mantenere la serenità anche in regime di castità da risultato in bianco come un pareggio o peggio ancora, sì, insomma, quando quella troia della nuda passione ci tradisce con una sconfitta. 

sabato 15 settembre 2012

Adamo ed Eva Henger

Tutto è cominciato con la donna e con la mela, e hai voglia a dire che una mela al giorno leva il medico di torno, quando l’uomo credulone abbindolato dai consigli salutisti di AntoineRouge, se l’è pure mangiata costringendo di fatto l’umanità a prenderlo nelle mele, questo per dire anche la mia sul tema che ieri ha acceso la discussione sul blog, una mela che per qualcuno è sembrata avvelenata come quella della strega di Biancaneve, mentre io penso che con le proprie mele ognuno possa fare quello che vuole, e mi preme, a proposito di sensibilità, dire soprattutto che gli uomini sensuali hanno molto spesso delle grandi qualità, che in ambito artistico si esaltano dimostrando talento da vendere, che non son proprio mele, e se a me preme sottolineare questo aspetto, mi aspetto, essendo un gran bell’uomo, che ci possa essere anche un buongustaio che me lo voglia premere da dietro, situazione che considero piacevole come un’avance femminile, se il man è un ’uomo come la Kidman. E se Della Valle è il nostro re o per qualcun’altro Renetta, a valle di tutti questi discorsi mi auguro sempre che una persona possa essere giudicata per quello che esprime e non certo per le sue attitudini sessuali, e per quella che è la mia esperienza sugli uomini sensuali, trovo che siano molto spesso persone brillanti e piacevoli, divertenti insomma come la Melevisione, e comunque, tra le mele, i Della Valle, e il fatto che le persone NON vadano giudicate guardando dentro la loro sfera sessuale, personalmente gli dedicherei tutta la Val di Non, paradiso delle mele, per passare così dalla sfera sessuale alla sfera che domani ricomincerà finalmente a rotolare. Abbandoniamo velocemente anche il mondo dei vegetariani, dei vegani e degli animalisti prima che Jordan chiuda la stagione estiva con un trionfale pinzimonio di finocchi, e prima che ritiri fuori la testa anche Don Diego della Vegan, che il Sopra con tutta quella sua grande iperattività nel salire e scendere dalle parole non faccia incazzare qualcuno, proprio perché è quando va sotto che la capra crepa, per non parlare di Deyna che è persona che in tutto quello che fa ci mette una tale passione da portarlo sempre in scena al Teatro Argentina. Adesso andiamo diritti verso la partita di domani sperando che a farci una carezza sia la dea bendata e non un bandito metrosexual, e qua un piccolo dubbio mi assale, perché cosa succederebbe se ad accarezzarci fosse appunto un deo bendato, per noi è normale farci toccare da una dea, mentre allora potrebbe risentirsi la parte femminile del tifo Viola irrigidendosi davanti alle attenzioni di una donna fortuna, mentre per noi è naturale augurarsele. Col Catania insomma bisognerà ripartire subito forte trovando il gioco di Napoli ma soprattutto la vittoria della partita d’esordio contro l’Udinese, spererei di rompergli le mele se non fosse che l’argomento fin qui trattato non mi inibisse la metafora, forse sarebbe meglio usare un espressione figurata diversa, che non si prestasse a facili doppi sensi, considerando magari le reni in sostituzione delle mele, se non fosse che qualcuno in dialisi potrebbe giustamente anche risentirsi, come del resto deve essere chiaro che se a me non piace etichettare una persona per le sue abitudini sessuali, perché lo ritengo un errore, alla stessa maniera anche l’errore di parallasse non può essere considerato moralmente meno deprecabile di quello di un paraculo. Dopo questo breve viaggio nella Val di Non, non posso chiudere senza fare outing, ebbene si domani mi mancherà molto El Hamdaoui, e voi pensatela un po’ come vi pare, perché ogni tifoso ha le sue, e mentre voi giudicherete le mie malinconie marocchine, io penserò invece a un tifoso di quelli sessualmente considerati nella norma, anzi, uno di quelli che non si fa mancare proprio niente, perché è uno che tocca le mele e che in più si chiama Tocca l’Albicocca, e a uno così che non glielo vuoi comprare almeno un giocatore macedone, macchè, pensa che frustrazione sessuale la sua. E a chi li definisce diversi rispondo con un pensiero di Benigni “Abbiamo una cosa in comune. Siamo tutti diversi.” Ma tutti insieme domani dovremo fare soprattutto grande attenzione al Catania, e non solo, perché comunque saremo sempre vigili, strenui difensori della nostra passione ma anche delle nostre caste virtù, e la seconda foto di copertina illustra proprio questo pensiero “giù le mani dalla Fiorentina” ma anche dalla nostra Val di Non.

venerdì 14 settembre 2012

Nel mezzo del cammin di nostra vita

“Il miglior modo per uscirne fuori è passarci in mezzo” (vedi foto), un pensiero del poeta americano Robert Frost, per dire che la bella Fiorentina di oggi è anche figlia della crisi che l’ha attraversata, perché vivere le difficoltà non è come guardarle dopo che sono state superate. Trovo che sia un esercizio troppo idraulico quello di analizzare solo in chiave negativa gli eventi che hanno caratterizzato questi due anni e mezzo, limitandosi cioè ad individuare il punto della perdita senza però evidentemente capirci un tubo, se si continua ancora a non considerare che dentro a un tubo non si vede niente e quindi non si potrà neanche mai raccontare la vera storia della sua usura. La chiave inglese più corretta per la lettura del contatore non penso quindi possa essere quella di appuntarsi i metri cubi di errori che sono stati consumati, perché nella bolletta da pagare è compreso anche il consumo delle quantità necessarie a sciacquarsela di dosso quella crisi. Perché se valutiamo quel periodo con il senno del poi ne facciamo un racconto gotico come nella miglior tradizione del grande Edgar Allan Poi, appunto, riprendendo quelle suggestioni, sviluppando quegli aspetti psicologici, indagando fra le ossessioni e gli incubi personali di Corvino, “il Corvo e le altre poesie” del 1845, è non a caso il racconto che gli diede la celebrità. Perché la stessa grande inventiva dello scrittore, la si ritrova anche nella tifoseria Viola, capace di raccontare il personaggio Cristina De Pin con lo stesso sapore di August Dupin, per sconfinare poi nel romanzo poliziesco di Arthur Conan Doyle con Sherlock Holmes, che sono due anni che è lì a cercare la pontellizzazione con la lente d’ingrandimento e ancora non l’ha trovata. Da qui alla fantascenza di sceicchi accampati a Campo di Marte in attesa solo di acquistare la Fiorentina il passo è stato breve. Insomma, tra chi ha messo in croce la società addossandogli colpe e pretendendo scalpi, e chi ha sposato il senno del poi come sua religione dell’analisi dei fatti accaduti, c’è stato chi ha intagliato direttamente la croce nelle parole di legno di Giulio Cesare Croce che al senno del poi ha preferito lo stile più carnevalesco di Bertoldo, Bertoldino e Cacasenno, e con l’avvento del Cacasenno di poi si è pensato di essere autorizzati a pisciare continuamente anche fuori dal vaso. Storie di tifo incrociato, di modi di contaminare la propria passione con i retaggi di quella juventinità latente che ti gira sempre nei paraggi, e poi lo Scheggi che ha dato il sapore della “sveglia appetito” a certi ricordi legati al prima e al dopo partita, calcio, cibo e i vari modi di intendere le due cose, oggi sono partito dalla poesia di Robert Frost per finire col parlare di chi è tifoso alla meno, costretto dopo il rilancio da una parte, e la mancata pontellizzazione dall’altra, ad ingoiare bocconi surgelati consegnati al domicilio sconosciuto della propria passione, da Robert Frost, Bob per gli amici, alla Bofrost dei rosiconi il passo è stato breve, e mentre loro scongelano le olive ascolane, io addento tutta la poesia che si trova dentro a un panino col lampredotto.

giovedì 13 settembre 2012

Come si suole dire

Dopo che Jovetic ha ritrovato la parola, e in attesa che Montolivo ritrovi il posto in squadra perso per colpa di un infortunio bastardo, grazie al quale però il Milan nel frattempo ha trovato il modo di velocizzare la manovra, dalle parole del nostro top player abbiamo capito quanto fosse stato vicino l’addio, e che solo grazie all’intervento di un incallito smobilitatore, per non dire incallisto, Jovetic sia diventato alla fine il famoso e tanto strombazzato stop player della Juve. Come tanto strombazzato era stato l’allarme pontellizzazione sul quale i più lungimiranti non avevano certo lesinato gli investimenti in materia d’infamate, alla faccia del fair play confusionario, e alla faccia del voltafaccia che questo investimento andato a puttana ha costretti loro a rottamare le proprie teorie prendendo dei bei caccaincentivi in faccia. L’intervista di JoJo rivela infatti come i Della Valle abbiano tenuto botta davanti alle offerte concrete dei club più decisi a portarsi a casa il giocatore, attacchi concreti e perpetrati fino alle ultime ore di mercato, trattenendolo con orgoglio e sacrificio, anche se adesso si pone una altro grande tema, ma che fine hanno fatto i teorici della smobilitazione, e che fine ha fatto la pontellizzazione, cosa si dirà adesso dopo che si era ripresentata la stessa occasione di vendere il meglio fico del bigoncio, come del resto era già successo con Toni e Mutu, quando ancora però non c’era stato alcun sentore di dismissione e la società si comportava esattamente come oggi. Strani percorsi della logica, che alla fine sono difficili da rintracciare un po’ come la refurtiva che fa capo a un ricettatore, teorie senza capo e ne coda, che continueranno a vivere nascoste fino a quando non troveranno un altro proprietario che le farà sue, magari fava come quello di prima. Ma questa storia ha però anche un meraviglioso retrogusto, che va anche oltre al fatto che i Della Valle abbiano resistito ad offerte importantissime in un calcio italiano che regredisce dimostrandosi incapace di trattenere persino un Verratti, perché la degustazione della vicenda ci permette di godere ancora delle prestazioni di un giocatore ambito dai più grandi club europei, ci conferma la solidità e l’interesse ancora vivo della proprietà nei confronti della squadra e della città, ma soprattuto esprime nel palato tutta la sua sapidità che assaporiamo nelle parole di JoJo, grazie alla struttura minerale che tira fuori i tannini dal mosto nel quale sono affogate tutte le offerte per il giocatore, e quello che esprime meglio il suo gusto pieno e maturo è derivato dalla vendemmia dei no pronunciati alla Juve, un vi-no secco di quelli pesanti come una cassoeula per chi lo riceve, durissima da smaltire, e infatti la Juve è ricorsa alla soluzione Bendtner che però ha la stessa scarsa efficacia che può avere la Soluzione Schoum di fronte a un rifiuto così duro da digerire, ma che a noi ci inorgoglisce perché non coagula la teoria della pontellizzazione alla famiglia Della Valle, al contrario la separa proprio là dove Pontello, invece, vendendo Baggio alla Juve, di fatto aveva abbassato i carrelli per far atterrare i propri interessi molto lontano dalla Fiorentina. Il bello di tutta questa vicenda è in generale il no alla cessione, impreziosito però dall’IGT di un rifiuto dall’Indicazione Geografica Tipica piemontese, e per la circostanza la Tod’s ha pensato a un’edizione preziosissima di una scarpa prodotta in soli due esemplari, “da Diego al diniego”, un modello, che come ci mostra bene la foto, Andrea ha voluto indossare proprio per rispondere da gran signore qual’è al comportamento della Juve nella vicenda Berbatov, e lo ha fatto comodamente seduto sulla propria solidità econimica, e come si suole dire “la classe non è acqua”, e allora con le stesse scarpe e un bicchiere di Verdicchio ha risposto anche alla richiesta di Marotta di acquisire le prestazioni del calciatore Stevan Jovetic..

mercoledì 12 settembre 2012

Shampoo di Marte

Dopo la messa in piedi, due anni e mezzo di funzione a oltranza in memoria di un ciclo che fu, e prima che qualcuno ne voglia officiare una anche per “Il fu Mattia e Pasqual” sostenendo la necessità di celebrare anche due morti come Cassani e appunto Manuel, la foto ci mostra l’arma bianca con la quale Pradé e Macia hanno attuato la rivoluzione tanto agognata dal popolo Viola. Un phon, semplicemente un phon per sostituire la messa in piedi con la messa in piega, e già li chiamano i Polverini hair, sì, perché grazie a questa aria calda e nuova ci hanno sparato un nuovo look di quelli moderni, e allo steso tempo tolto la polvere dalla salma, taglio geometrico del centrocampo perfettamente asimmetrico a quello precedente incapace invece anche di un solo triangolo a partita, una situazione che vedeva un capello sfinito dalle tante colorazioni marroni figura di merda, insomma, non teneva più la piega se non quando la partita prendeva una brutta piega e allora era tutto nel suo centro, oggi invece le simmetrie del taglio sono perfette, attraversate da diagonali difensive con le sole ritrose della cessione Nastasic e le ritrosie di chi non si è voluto abbonare, marcature a scalare e scalature alte come quelle di Borja Valero, tra i bassi invece spicca la normalità del taglio di Pizzarro insieme a quella del mago dei Paesi Bassi, taglio quello del cileno, che gli permette di tagliare il campo con rasoiate precise e affilate. Da quando poi Roncaglia è arrivato a Firenze, e visto che il suo giorno libero è il lunedì, i parrucchieri hanno cambiato il giorno di chiusura per paura di rappresaglie, ma tra anticipi, posticipi e brunch soccer, la categoria ha poi equiparato gli orari a quelli delle farmacie per fornire sempre un servizio soddisfacente all’argentino, compreso il turno di notte. Mentre quando si muove lo staff di Montella anche solo per un ritocco alle basette, il comparto si appoggia agli stagionali come del resto fa anche la Sammontana, oppure sfrutta la stessa mano d’opera utilizzata per la vendemmia. Finalmente i Polverini hair hanno fatto Berbatov e capelli alla squadra, mentre al Mister disegnato un taglio studiato appositamente per tirargli fuori lineamenti più duri come anche gli allenamenti, rendendolo più autoritario e quindi credibile quando vieta i pernottamenti fuori dal professionismo e i trasferimenti  extraurbani alla Kharja, un duro come Clint Eastwood che ai Della Valle ha proiettato “Million dollar Baby” per chiarire subito la cifra sul contratto, mentre con la “Gran Torino” si è candidato all’Oscar come miglior squadra in grado di espugnare lo Juventus Arena, e una volta a Firenze ha voluto regalare anche il sequel di “Fuga da Alcatraz” ribaltando i ruoli del cattivo, dove è lui a fare il direttore della prigione, mentre sono quelli della combriccola delle pernici, vere teste di caz, a fuggire dal suo risentimento, o meglio, da quello di Gianni Vio incaricato a studiare le punizioni. E adesso che la squadra ha cambiato look e mentalità, che la Nazionale di Prandelli è diventata sponsor dei nani da giardino, non è più tempo di piangersi addosso, anche se è vero che siamo stati a lungo una tifoseria sfibrata fino alla radice, unica nel variegato panorama delle tifoserie italiane ad avere i capelli sciupati, insomma, pieni di doppie punte e nemmeno una da mandare in campo in cerca di gol, oggi no, perché con Toni abbiamo inserito addirittura l’opzione della cotonitura, che fa tanto coro gospel se non fossero più indicati i golpes nella classifica cannonieri, sì, la musica è cambiata a tal punto che ce lo dice anche la seconda foto di copertina, adesso è arrivata finalmente l’ora di trombare.

martedì 11 settembre 2012

Per sempre lampre

La tifoseria tipo è quella che sta vicino alla squadra, sempre, la donna tipo è invece quella che sta vicino a un panino col lampredotto, un tipo, donna di carattere e personalità come lo sono solo le squadre tipo, una donna con una certa nonchalance di sottofondo, ma anche con una buona dose di salsa verde che le disegna meravigliosamente gli angoli della bocca, quel tipo di donna lì, insomma, che ti guarda rapita, e non certo per il tuo sguardo ebete, o d’abete dopo che sei appena uscito dall’Ikea, rapita invece dal sapore del lampredotto che le tocca il punto G, che è l’iniziale piacere della sua oasi del paradiso Gastrico, la prima fermata, come d’altra parte il punto P è l’iniziale idea fissa da Porco che ti viene quando le vedi affiorare la fiorentinità insieme alla salsa verde sul suo sorriso, una P che fai anche presto a riadattare a una per te più congeniale iniziale della casa del Prosciutto, insomma è una donna dalla nonchalance tipica del sovrappensiero svagato, che supera di gran lunga qualsiasi tuo pensiero nei suoi confronti, di quelli appunto che non si butta via niente, quelli da maiale, mentre il suo sguardo languido come immerso nel brodo di cottura la rende generosa come la sua scollatura, perché alla fine te la concede anche una qualche chance, con olio piccante qb. Stessa opportunità che oggi vogliamo concedere noi a chi in questi anni non è stato poi così vicino alla squadra, chi per intendersi è stata donna malvagia come da foto, capace di incazzarsi abbestia con i Della Valle fino a strappare il panino col lampredotto come se fosse la foto con il tuo profilo migliore, una donna dal punto G come Gobba, quella stessa donna che invece della salsa verde secerne Last al limone, e una donna che non ama il cibo di strada è semplicemente una donna di strada, una spazzina dell’amore, così come il tifoso che non ama la sua squadra è un tifoso uscito di testa dopo che neanche la donna di strada è voluta uscire con lui, uno spazzino della passione. Insomma la situazione è chiara, il lampredotto si ama come la Fiorentina, e meglio ancora è amare una fiorentina con il “semelle” dell’intelligenza gastronomica che la pervade tutta, con l’istinto sano e provocante di chi addenta quel sapore strano, d’altra parte anche Dante aveva amato Beatrice perché rapito dalla sua voracità sotto porta, sì, sotto Porta San Frediano in direzione del trippaio di Piazza del Tiratoio, e i versi parlano chiaro come i sensi, anche quando sono unici come per entrare nel Purgatorio Diladdarno, dove si accenna “ La via è stretta e molto erta” si fa riferimento ai primi vagiti dello street food tagliato molto erto, un po’ grossolanamente come si faceva a quei tempi, oggi invece movimento sincopato sublime che trova la sua perfezione in quel tagliuzzare in dolby surround. E le donne che non mangiano il lampredotto sono donne malvagie, di quelle che ti mettono le valigie dei sogni sul pianerettolo, come i tifosi gobbi che trovano pinzimonio per i loro denti solo quando la squadra perde, il pinzimonio del demonio, oggi però è tempo di allungargli una mano e dimenticare, una mano sul muso, e senza più alcun sussulto vogliamo proporre l’indulto, per cancellare gli anni di tifo contro e ripartire tutti dallo stesso brodo di trippa d’un tempo, il brodo primordiale, quello che primordiale o poi rivedrà il Viola trionfare, insomma, da via dell’Orto dove raccolgo idee a km zero, voglio offrire un pensiero gentile come un’insalatina, preparato però con le fave di cacao,  un modo, credo, per deliziare il palato anche di quelli che un po’ fave lo sono state, e i miei son cioccolatini di pace.