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giovedì 31 luglio 2014

Manutenzione al più bel cavallo di Troia che si mangiò la topa che mio padre al mercato comprò



Niente, ho potuto solo rubare un primo tempo sul telefono, poi il dovere chiamò. Per quello che ho potuto vedere, un primo tempo con un 4-3-3 imbottito di terze scelte. Babacar sbaglia un gol impossibile dopo un'azione fantastica Pasqual - Ilicic - Pasqual. Ilicic buono, non tanto per pericolosità, quanto per presenza e forza sulle gambe. Lazzari e Joaquin altrove, anche con la testa. Hegazy alterna cazzate sesquipedali a cose ottime. Neto prende due gol su cui può far qualcosina in più solo nella prima occasione: un sinistro radente dai 20 metri. Il secondo gol è figlio di un'azione centrale che ci apre, anche grazie all'inconsistenza di Bakic davanti alla difesa. Nei secondi quarantacinque minuti, da segnalare la rottura di un'elettrovalvola e un cavo elettrico tranciato. La manutenzione, composta di un solo uomo, regge alla grande. Clima fresco e piovoso, reparto in pessime condizioni, dopo il quinto caffè, una punta di acidità allo stomaco.

Foco


“Lazzari e Joaquin altrove, anche con la testa” questo ci scrive Foco, poi sarà sopraffatto dalla manutenzione a tal punto da perdersi il gol di Rossi e quello incredibilmente sbagliato da Tomovic solo davanti al portiere, oltre al ritorno di Pizarro e ad una Fiorentina più competitiva di quella di un primo tempo privo di guasti in acciaieria. Quindi un Foco che nel secondo tempo sarà altrove come Lazzari e Joaquin, anche con la testa, si parlerà di elettrovalvole e cavi tranciati, in realtà anche Foco doveva recuperare, non il risultato come la Fiorentina, ma il tempo perduto, doveva infatti recuperare un gatto spaurito. Alla fine avremo anche perso 2 a 1, ma Foco avrà fatto manutenzione alla prima topa travestita da gatta.
 
Fioco 



mercoledì 30 luglio 2014

Il terzo dipende dalle vesciche ai piedi

Il terzo scudetto potrebbe dipendere da alcune patologie come l’ernia del disco e le vesciche ai piedi tipiche di una categoria a rischio come è quella dei Vigili Urbani, che a differenza di quella dei Vigili della Rete che stanno spesso stesi sul lettino a raccontare della loro infanzia, stanno in piedi tante ore. Certo, bisognerebbe che ci fossero comandanti solerti e premurosi come Giuseppe Fegatilli del Comando di Celano che ha speso ben 3220 euro per comprare le scarpe nuove ai suoi uomini per combattere meglio sul fronte del traffico di una cittadina di 11.000 anime. Ebbene si, ognuno dei 14 vigili ha ricevuto in dotazione delle Hogan all’ultima moda. Costo, 230 euro il paio. Pensate se il provvedimento venisse preso dall’intero corpo dei Vigili Urbani italiano, piovererebbero nelle tasche dei DV i soldi necessari non solo a trattenere Cuadrado, ma anche a terminare la squadra per lottare con Juve, Roma e Napoli. Ci sono troppe resistenze però, da una parte la spending review e dall’altra il fair play finanziario, infatti il comandante Fegatilli si è difeso pubblicamente: “Quest’anno non ho voluto comprare costose divise nuove ma soltanto scarpe. E con urgenza”. Urgenza? “Molti vigili soffrono di ernia al disco e hanno difficoltà a stare in piedi per tante ore consecutive, e il nostro lavoro si svolge soprattutto in piedi e in movimento. Allora ho comprato 14 paia di Hogan. Per tutelare la salute dei miei uomini. Col caldo estivo, le Hogan non fanno venire le vesciche ai piedi”. Pradè ha dichiarato a sua volta di dover sfoltire la rosa per almeno 10/12 milioni di stipendi. Sulle prime il sindaco di Celano nonché parlamentare del Nuovo Centrodestra Filippo Piccone, primo cittadino da ben dieci anni, un passato come uomo di fiducia abruzzese di Silvio Berlusconi, è caduto dalle nuvole: “Non ne sapevo nulla. Sono sicuro che dietro all’acquisto delle scarpe di questo valore ci siano reali esigenze di servizio. Penso si tratti di una scelta utile al corpo dei vigili e che non sia solo un vezzo. Ma farò una verifica e controllerò che sia tutto nella norma”. Poi dopo che si è fatto vivo il Pulizia della rete è esploso il polverone e Piccone ha cambiato atteggiamento. Ora si dice amareggiato. E promette indagini. Addio, forse, ai sogni di moda dei Vigili e a quelli di gloria di noi tifosi Viola? Intanto con la foto di oggi voglio esprimere le mie 50 sfumature di Tavecchio.

martedì 29 luglio 2014

La badante georgiana

Si all'imprenditoria sia chiaro, sono favorevole ad incentivare l'apertura di nuove partite Iva, imprese giovanili o meno, maschili o femminili, si ad iniziative nuove come chi fa la pulizia della rete, gente che si prende la briga di imbracciare una Vaporella e combattere l'acaro che è in noi. E ora che siamo igienizzati, adesso che è finita la ricreazione anche per i primi veri colonizzatori della rete, dopo aver reso onore a chi combatte quel nostro modo di esprimerci zozzo che come l'acaro si manifesta con un apparato boccale adatto a scavare, succhiare o pungere, noi veri sudicioni dentro dobbiamo prendere delle contromisure se vogliamo continuare ad esprimerci volgarmente. La rete lo sappiamo è variegata, oggi c'è anche quella a doghe che richiede una certa professionalità per la sua manutenzione visto il pericolo di liberarla dagli acari a favore dei tarli, quindi vorrei cominciare a scrivere nascondendo il vero significato delle parole dietro a siepi di alloro*. Un altro esempio furbo di questo mio nuovo stile in codice etico antivapore potrebbe essere l’uso di frasi interpretabili tipo “coda sull’A 4” in modo da depistare l'acchiappaacari verso consentite divagazioni di traffico, e in realtà fare riferirmento a quello scodinzolante modo di scrivere su un foglio A4 la bozza dell’editoriale, un servilismo, il mio, verso i padroni di Casette d’Ete, che vorrei tenere nascosto a chi vigila con così tanto senso del dovere sulla pontellizzazione delle reti a doghe. Quando dico Franco Ligas poi, intendo affrontare in maniera codarda i problemi che ci sono in Lega, e nessuno può farla franca, anche se è femminile, quando si fa del razzismo. Per parlare di “onanismo” ed evitare il bocchettone a 100 gradi puntato in faccia canterò “ona ona ona ma che bella Rificolona”. Per quanto riguarda l’archivio fotografico del blog, dichiaro di essere un alcolizzato, un tossicodipendente, un’amante della Fiorentina a prescindere da Prandelli, e come ulteriore attenuante dichiaro lo stalking perpetrato dalla Rita, da quando si rese conto cioè che San Frediano non era il quartiere bene che le avevo tanto decantato, insomma, quella Notting Hill priva di acari che avevo millantato. Ricordo ancora che si convinse a sposarmi quando le feci credere che in via de' Serragli ero cresciuto su un materasso ad acqua. E così oggi sarà l’ultima volta che l’editoriale uscirà in Rete, troppo vapore, da domani se lo vorrete leggere dovrete recarvi alla chiesa di Serumido in via Romana, e lo troverete nascosto tra i salmi. Il pericolo della pedofilia in Chiesa è certamente meno grave di un antiacaro. La foto del Santo dietro l'altare sarà quella di Prandelli, il Diavolo sarà rappresentato da Diego Della Valle insieme all'immagine di Mastrota a significare che il diavolo fa le pentole ma non i coperchi, perché a quelli ci pensa l’ex della Estrada. Ho fatto una simulazione del primo editoriale della svolta etica e come potete vedere, la famiglia tipo è subito accorsa in prima fila, è evidente come la luce nei loro occhi sia quella di chi ha riconosciuto una moralità trattata a 100 gradi, la persona di colore defilata rappresenta il trattamento intensivo capace di debellare anche l'acaro che è in Balotelli, la persona nelle retrovie è un monito che sta lì a ricordarci la saggezza popolare dell'acaro anziano al quale se necessario va affiancata una badante georgiana, che oltretutto usa anche l'anticalcare in bagno.

* Nascondersi da loro

lunedì 28 luglio 2014

?

Solo alcune domande oggi, a cominciare dalla foto. E’ maschio o femmina? Il Milan di Inzaghi è carne o pesce? Gli Abbagnale hanno già litigato con Benitez? E Totò? C’è qualcuno che guarderà la prossima partita della Fiorentina alle 3 di notte? A Tavecchio manca il potassio? Miroslav Klose è eterno? Dato che le amichevoli estive non contano, è meglio perderle? Joshua Brillante è un Quacchero? Massimo Mauro è un Quaquaraquà?  Prima di morire Berghessio ce la farà a giocare nella Fiorentina? Tra il secondo e il quarto che cosa c’è? La difesa è meglio a tre o a quattro?  E la chiamano estate è una canzone di Bruno Martino o una considerazione ad alta voce? Raffaello Paloscia verrà esposto alla Specola? Nella seconda foto la ragazza è inclinata per via delle scarpe oppure è stata spinta?

domenica 27 luglio 2014

Promesse da marinaio

È sorprendente vedere una Fiorentina già così squadra, regolata bene sulla difesa a tre e con un convincente Brillante, un Alonso cresciuto lontano, un Bernardeschi che disegna linee di gioco che ricordano più un Brunelleschi,  con la personalità di Piccini, e con l'inadeguatezza a intermittenza di Wolski lo spaurito. La Fiorentina dimostra di avere una rosa con valori assoluti prima ancora di fare mercato, giovani di personalità e futuro, una prima uscita al di sopra delle aspettative, a differenza del Tata che ha mostrato un certo disagio proprio a partire dalla sua prima uscita. Non conosco il valore dell'Estudiantes ma la Fiorentina è andata oltre, in una partita ad handicap di preparazione, volo e fuso orario, e malgrado l'inizio imminente del campionato argentino non ha mai rischiato se non di raddoppiare grazie a una bella giocata del Baba, positivo, un occasione da gol fallita miseramente da Vecino che spreca così anche l'occasione per lasciare di se una più buona impressione. Oltre come i nostri sogni, che il Berna manda oltre il Cupolone, mentre i più critici e prudenti potranno sempre dire che la Fiorentina è semplicemente andata oltreoceano. Il gol di Mario Gomez riapre ferite e recriminazioni per quella che sarebbe potuta essere la scorsa stagione, un'occasione un gol, con Borja Valero che si propone giustappunto come collettore di centrocampo tra le due, ricominciando proprio da dove aveva terminato, forse il più in difficoltà da un punto di vista fisico. Smunto. Vargas opaco, mi è toccato andare a riprendere la scatola delle Polaroid in soffitta per rivedere un suo spunto fino alla linea di fondo. Bene così, oggi però non posso sbagliare niente perché ieri per vedere la partita mi sono rimangiato la promessa di portare a cena la Rita, promessa fatta quando ancora Sportitalia non aveva annunciato la diretta, intanto vado a fare colazione da Giorgio, poi per farmi perdonare definitivamente, davanti a una bottiglia di Ribolla Gialla, le dirò che mi piacerebbe che Tommaso si tagliasse i capelli come Bernardeschi.

sabato 26 luglio 2014

Altro che Activia

Il popolo juventino ha scoperto Allegri, quello turco Prandelli, e quello milanista Inzaghi, tre sonore sconfitte che potrebbero risultare salutari proprio in quanto sonore, e tra un po' capirete perché certe sonorità possono fare bene. Io che ieri ho scoperto invece le linee tondeggianti delle auto tedesche viste da dietro, oggi voglio parlare di una scoperta questa volta scientifica, che ha qualche attinenza solo con la marmitta catalitica di quelle auto, ma soprattutto che riguarda tutto il mercato mondiale e non solo quello tedesco. In poche parole una scoperta a più ampio respiro, e tra un po’ capirete meglio a quale respiro mi riferisco. Perché a differenza del Bambi che l’ha sempre sostenuto e praticato mio malgrado, a sostenerlo sono oggi anche alcuni ricercatori dell’università di Exter, i quali raccomandano di respirare le scoregge degli amici. Dopo aver appurato che la fuga dei cervelli si è fermata drammaticamente ad Istanbul e ad Exter, i ricercatori, a quanto pare, sono giunti alla conclusione che le scoregge potrebbero proteggerci da alcune malattie come il cancro. L’aria che emettiamo d’altronde contiene una buona dose d’acido solforico, un idracido debole come le tibie di Montolivo, diprotico, gas incolore a temperatura ambiente, contraddistinto dal caratteristico odore di uova marce. Il professore Mark Hood, parente intellettualmente più ricco di Robin al quale il cugino in seconda ha rubato il cervello per donarlo ai poveri, ha spiegato in quale modo questo farsi scoreggiare in faccia può essere benefico per la nostra salute. Secondo lui e il Bambi, che in Europa rimane il più convinto sostenitore, quando le cellule sono stressate per colpa della malattia, utilizzano gli enzimi per produrre piccole quantità di acido solfidrico, questo consente di mantenere il buon funzionamento dei mitocondri e delle cellule. Nel caso contrario, le cellule morirebbero senza poter controllare le infiammazioni. Insomma, l’acido solfidrico in grande quantità è pericoloso, ma a piccole dosi può prevenire malattie cardiologiche, cancro e demenza. In riferimento a quest'ultima patologia si capisce come nessuno abbia ancora scoreggiato in faccia a Massimo Mauro. Da oggi, insomma, guarderete con affetto i vostri amici quando vi scoreggeranno a fianco, finalmente ringrazierete quel benefattore che scoreggerà in ascensore, una figura fino ad oggi troppo bistrattata. E così anche l'ascensore potrà essere riabilitato come si merita, e considerato come una vera SPA del benessere. Adesso via libera, perché con questa nuova consapevolezza sarà possibile farle anche sotto le coperte del vostro partner, là dove il ristagno ne aumenterà i benefici e la possibilità per i più salutisti di farne persino dei soffumi. Da oggi potrai guardarla negli occhi senza vergognarti e dire: “altro che Activia”.

venerdì 25 luglio 2014

Donne e motori

Per non voler partecipare alla ridda di voci di mercato il più delle volte ridicole, e dovendo ringraziare a malincuore Sportitalia perché sarà l'unica emittente a trasmettere in diretta le tre gare della Fiorentina nella Copa Euroamericana, divago da dietro la prima fila d’ombrelloni, tra gossip, culi smenci e sabbia a giro per l’aria come se fosse polline. Lasciato alle spalle il Mondiale e le ricette, oggi vorrei approfondire un altro aspetto che da sempre, più o meno correttamente, viene considerato l’estensione dell’apparato genitale maschile; l'auto. Non fosse altro che per quel significato virile che l’uomo da al suo possesso. Perché il genere umano maschile utilizza il suo membro metallico non solo per approcciare l’altro sesso o per andare a fare la spesa alla Conad,  lo usa per una sorta di masturbazione psicologica urbana, e il suo stile di guida ne tradisce lo stile amatoriale. Geme premendo sull’acceleratore, gode toccando la lingerie in pelle dei suoi interni, oppure si eccita grazie alle prestazioni dei freni in ceramica. C'è addirittura chi allunga con del testosterone la soluzione saponosa per lavare i vetri, in modo da spargerla con i tergicristalli per marcare il territorio. E una donna intelligente capisce molto dell’uomo guardando come si muove nel suo abitacolo, proprio come nelle sue mutande. Io al volante riesco ad essere me stesso fino in fondo, con le mani sulle 10 e 10 levo la maschera e mostro la mascherina aggressiva sul posteriore di chi mi precede, perdo tutte le inibizioni,  non conosco tabù o discriminazioni stradali come le corsie preferenziali. Lotto insomma come "Foco" per il suo posto di lavoro. L’altro giorno ho litigato per un parcheggio e ho pure fatto a botte con due donne. Lo so, questo non mi fa onore, ma non avevo scelta. Quella che guidava è scesa dalla macchina impugnando un cric, mentre l’altra, che le sedeva a fianco, mi si è avventata maledicendomi e cercando di colpirmi con un coltello. Allora ho reagito. Cos’altro avrei potuto fare? Ho impugnato una chiave inglese e ho cominciato a menare a destra e a manca, schivando colpi di cric e coltellate. Per fortuna è arrivata la Polizia, che ha provveduto ad arrestare quelle due suore. L’auto per me è liberatoria, intima e terapeutica come il lettino dello psicanalista, a differenza del Bambi che oltre ad essere luogo preferito nel quale scaccolarsi, è sempre stata soprattutto una sorta di metafora della sua vita sentimentale. L’auto e la sua donna viaggiano paralleli come i binari. Prima ne è entusiasta, poi invece comincia a non piacergli più. Improvvisamente gli sembra diventata brutta, senza eleganza, e anche le prestazioni non sono più quelle che aveva quando l’ha comprata. In pratica, oggi la vede come un vero e proprio rottame al punto che sta pensando di cambiarla. Ieri però mi ha detto che prima farà un tentativo per vedere di cambiare opinione sulla sua auto, e così ha deciso di iscriversi ad un corso di autostima.

giovedì 24 luglio 2014

La Coppa del Mondo del sesso

In questi giorni di attese abbiamo fatto del fuoristrada tra ricette regionali, semi di cocomero e ruvide tecniche di approccio, dopo il Brasile non poteva certo mancare il sondaggio di richiamo all'evento appena terminato, il campionato del mondo del sesso, uno spunto che riprendo da un articolo di GQ. Da leggere al posto di una poesia di Prevert, prima di un "Vaffa" e dopo la revisione agli ammortizzatori della propria auto. Nel gioco più antico del mondo, il sesso, nulla è prevedibile. E ogni Nazione ha i suoi punti di forza, gli alzatori e gli schiacciatori. Ma chi ne accumula di più vince. Dai numeri dei partner alla resistenza sul campo, anche ben oltre i tempi supplementari c’è chi va più facilmente in rete, chi invece, magari parte sfavorito ma poi realizza il gol della vittoria proprio quando tutto sembra perduto. Una competizione che rispecchia le abitudini, le virtù e le defaillance erotiche di mezzo pianeta. E la fuga di Prandelli in Turchia, dopo questo mondiale del sesso sarà vista sotto un'altra luce. La palla d’oro - Sul numero di partner sorprendentemente il titolo se lo aggiudica la Svizzera che vanta un 26% della sua popolazione che ha avuto più di 20 partner. Mentre le medaglie d’argento e bronzo vanno rispettivamente alla Grecia e all’Inghilterra. Ultima nazione in classifica il Giappone, dove metà della popolazione ha fatto sesso solo con 3 o meno partner. L’Italia vanta, comunque, un buon 20% che ha fatto all’amore con oltre 20 persone. Vittorie fuoricasa - Parliamo di tradimenti e adulteri. Qui gli intervistati sono più propensi a ridurre le esperienze compiute, che a vantarsene. Fatto sta che la Francia risulta essere la patria delle escursioni nei letti altrui: con il 75% delle persone che ammettono il fallo. Assai bassi, invece, i punteggi fuori casa di belgi e australiani, 22 e 23%. Gli italiani? Il 43% degli azzurri ammette di aver segnato uno o più punti in trasferta. Finte e tuffi - Sembra una banalità, ma è la realtà: qui i sudamericani distaccano tutti gli altri. Fingere l’orgasmo sembra una loro specialità sia tra le donne sia tra gli uomini. Soprattutto tra i colombiani, che nel 70% dei casi ammettono di aver simulato il piacere. L’Italia non finge, invece, molto, almeno ben sotto la metà della popolazione sessualmente attiva (il 42%). I marcatori - I greci, seguiti da italiani e brasiliani, si ritengono meglio di chiunque altro nell’arte amatoria. Modestissimi al contrario gli Orange: solo il 6% si vanta delle proprie perfomance erotiche. Mentre l’Inghilterra è divisa quasi a metà tra principianti ed esperti. I tempi supplementari - Tema delicato. A livello globale la durata media di preliminari e rapporto sessuale è 32,5 minuti. Un terzo dei Brasiliani afferma di durare 46 minuti e oltre. Gli australiani ammettono per un buon 10% tra loro di non giocare oltre i 10 minuti. Il 68% degli italiani ammette o sostiene di durare 20 o più minuti (vero o falso?). Gli assist - Per andare in gol ci vuole sempre più spesso un supporto. Che nel sesso si traduce in giocattolini erotici. Qui al primo posto troviamo gli inglesi: il 94% dei partecipanti risponde che possiede e fa uso di sex toys. Il 4% di inglesi e olandesi, addirittura, ammette di possedere almeno 16 o più giocattoli diversi. Una vera e propria collezione amatoria. Mentre il 43% degli italiani si accontenta di avere nel cassetto 1 o 2 oggetti. Da oggi sappiamo quindi con certezza che il sogno nel cassetto è soprattutto una questione femminile, a noi uomini rimangono gli scheletri negli armadi insieme a qualche idraulico interrotto sul più bello. 

mercoledì 23 luglio 2014

Le speranze al tempo dell'equo canone

Sono nato in un quartiere popolare, cresciuto con l’odore della merda e tra gli zoccoli del cavallo dello zio fiaccheraio, ma l'odore più acre rimane quello dello zoccolo duro del comunismo che in casa dei parenti ha sempre delimitato e conservato gelosamente le origini più popolari, anche quando oltre alla patente di fiaccheraio si è passati prima all’acquisto di un banco in San Lorenzo e poi a due. E mentre gli zii comunisti non dividevano con nessuno come da tradizione del fiorentino di sinistra, mia madre continuava a segnare la spesa dal Tozzi. Questa condizione del bambino povero non mi ha segnato affatto come invece la spesa dal Tozzi, anzi dentro di me ero sicuro che le mie origini erano ben più importanti, dentro di me come dentro i barili puzzolenti dove il Tozzi conservava le aringhe, o come dentro la vasca di acciaio con la fontanella dove conservava il baccalà. Dentro di me c’era fermento, e non solo quello dei batteri di una sinistra che accumulava senza mai ridistribuire. Poi la curva Fiesole, e la sofferenza di chi non vince perché è proletario anche nella passione, con picchi di povertà estrema come Alessio Tendi, o incaute velleità di rialzare la testa poi miseramente fallite come con Maiellaro e come con la pelliccia della zia Milena e la gestione dei banchi data agli arabi. E quindi lo sfratto. Un classico come Fiorentina Juventus, in un quartiere dove al tempo dell'equo canone la gente affittava persino le proprie speranze. Ho sempre saputo che dentro di me non c’era solo la speranza del terzo scudetto, o la stufa a cherosene, ma c'erano evidenti tracce di origini molto meno popolari, e così oggi che sono più maturo per accettare senza contraccolpi psicologici verità anche destabilizzanti, ho aderito alla proposta di un’agenzia che si proponeva di fare ricerche araldiche. Alla modica cifra di 100 €  nel giro di 2 giorni mi è arrivata una bellissima pergamena che attesta in maniera inconfutabile le origini nobili della mia famiglia da parte di babbo. Lo sapevo, me lo sono sempre sentito. Malgrado il mio cognome pare che i miei antenati provenissero dall’Inghilterra (Berkshire) e che io abbia anche una certa parentela con la famiglia reale inglese. Questo conferma un’altra delle mie convinzioni, chi più spende meno spende, infatti con un’altra agenzia, spendendo solo 50 € era venuto fuori che ero imparentato con il sindaco di un paesino del Mugello. Ora ho deciso di fare il salto di qualità, facendo un investimento vantaggioso, e per le prossime ricerche ho messo a budget 1000 €. Alla faccia del fairplay finanziario e di Platini che ad occhio e croce non divide con nessuno.

martedì 22 luglio 2014

Tutto inizia dalle mani della cassiera

Prendo spunto dalla strana piega che ha preso la discussione di ieri partita dal cocomero, per cercare di racchiudere la Toscana in 10 piatti, da guardare maliziosamente dal buco della serratura della propria credenza, dopo aver tolto per manifesta superiorità e faziosità; il lampredotto, la bistecca, la francesina, la ribollita, la pappa al pomodoro, le crespelle e il pan di ramerino. Pensate che ogni volta che preparate un piatto tutto comincia passando dalle mani della cassiera del supermercato. Non è facile fondere in 10 piatti le tradizioni gastronomiche che vanno dalla costa all’entroterra di una regione così varia, come non era facile dimenticare le curve di quella cassiera e concentrarsi sul piatto da cucinare. Direi di partire con i crostini considerato l’antipasto toscano per eccellenza, ognuna delle nostre cassiere preferite ci metterà i fegatini di pollo, di coniglio, le rigaglie, chi solo la milza e chi li fa misti. Comunque vanno fatti insaporire con acciughe, capperi e aggiungendo del brodo. Il Cacciucco è invece una sorta di risvolto sociale nel quale trova momenti di gloria anche lo scorfano, un piatto dalle varianti infinite e del quale suggerisco il mio personale 1° premio alla Trattoria da 11 naturalmente a Livorno. Spostandoci verso Siena ecco i pici all’aglione, un condimento fatto con spicchi d’aglio e pomodoro con qualche variante di cacio e pepe o briciole di pane soffritto in olio insieme alle acciughe. Salsicce e fagioli all’uccelletto sono una pietanza che vede insieme due ingredienti cari a noi toscani. Nella zona dell’aretino si distingue la scottiglia chiamata anche cacciucco di carne, non è altro che uno stufato di pollo, coniglio, faraona, piccione, maiale e vitello. Non mangiare il cinghiale in Toscana sarebbe come andare a Roma e non vedere Totti. Proposto in vari modi, arrosto morto, dolce forte, agrodolce e stufato, una ricetta dalle mille sfumature che vede nella marinatura il suo aspetto fondamentale. In Toscana si chiama arrosto morto il modo di cuocere un tipo di carne con olio e aglio, e con questo tipo di cottura ci metterei i piccioni  che devono essere giovani come Bernardeschi e Babacar o come una cassiera che si rispetti, farciti con battuto di lardo, sale, pepe e cipolla. Baccalà alla livornese perché se si dice giovedì gnocchi il venerdì era e tuttora rimane quello dedicato al baccalà, e poi l’acquacotta maremmana. Io sono innamorato della Maremma e consiglio a tutti, anche prima di andare nei supermercati più esotici del mondo di passare almeno in uno della Maremma. E chiudo con il castagnaccio, più è ricco e più è buono, quindi più pinoli e uvetta ci saranno nell’impasto e meglio sarà. E visto che spesso le cassiere hanno la tendenza a farsi riconoscere, vediamo chi riconosce la mia della Conad.

lunedì 21 luglio 2014

Rimane sempre il solito dilemma

Il ritiro di Moena è già finito, la campagna acquisti deve ancora entrare nel vivo, Pepito Rossi è stato preservato come una risorsa preziosa, e di lui rimangono le parole su Prandelli. Rimangono le buone impressioni di Montella sui giovani che forse avranno una chance per dimostrare il loro valore, rimangono le parole dì Marione sul tifo che a Firenze è tutto Viola, mentre gli altri rimangono sommersi come il lavoro nero. Rimane il suo gol sul filo di lana della fine del ritiro che ci apre il cuore alla speranza. Rimane Joshua Brillante, geometrico e speriamo dissetante come l'omonima acqua, rimane cioè la speranza che possa contribuire a spegnere la nostra sete di Fiorentina. Rimangono le parole di ADV e quelle di Montella che sembrano allineate. Rimangono gli esuberi e la curiosità sul modulo tattico. Forse rimarrà ancora Moena per il prossimo ritiro, e dalla quale ripartiranno altre nuove emozioni dal profondo di questa nostra passione. Adesso comincerà la tournée americana forse più adatta ad esigenze di cassa che a quelle di preparazione del Mister, e ci rimane soprattutto un vuoto fino alla prima partita ufficiale che si terrà addirittura il 31 agosto. In attesa che si muova il mercato rimane un altro interrogativo importante, il vero spartiacque di ogni estate che Cristo mette in terra, perché per molti è sempre la solita storia, una lotta furibonda, quella che per altri invece è un lavoro di fino, c'è insomma chi tratta la materia con furore e armi pesanti, chi invece con tecniche chirurgiche, chi segue il ritmo paziente ma contrario di chi posa le tessere di un mosaico. E c'è chi utilizza tecniche ingegneristiche sfruttando la vecchia abilità di quando giocava con lo shangai, chi usa il coltello e chi le mani nude. E più l'estate è calda e più il problema si ripresenta, tutti gli anni. Da sempre. Ma voi i semi del cocomero li mangiate, li scansate preventivamente, oppure li sputate?

domenica 20 luglio 2014

Che cos'è?

Ringrazio per gli apprezzamenti sul pezzo di ieri, alla fine si è dimostrato uno dei più interattivi, uno di quelli ai quali avete partecipato maggiormente integrando molte informazioni interessanti. Del resto siamo figli di una generazione cresciuta in maniera robusta grazie a certe abitudini alimentari tramandate da nonne e poi da mamme, e che noi abbiamo forse colpevolmente abbandonato. A meno che voi non possiate sostenere il contrario. Il must di questo tipo di alimentazione votato all'irrobustimento delle nostre fragili costituzioni erano sicuramente le uova sbattute con il marsala, quasi sempre a due alla volta. Le nostre mamme con quel metodo ci hanno fortificato, ed oggi è solo grazie a quello sbattere vorticoso che siamo venuti su come tanti Monterriggioni, le uova sbattute erano le nostre mura di cinta contro la gracilità, ricordo infatti che a 8 anni ero il più grande e il più forte di piazza Tasso. Anche il più alto, almeno quanto a colesterolo e transaminasi. Pane burro e zucchero, vino e zucchero, pane e pomodoro che invece sono riuscito a salvare dall'estinzione di certe merende, mentre le friggitorie sono sparite insieme alla polenta, alle crocchette di patate e ai coccoli che sono stati rispolverati da qualche chef. E a proposito di chef e dei loro eccessi che sostituiscono la tradizione, delle loro rivisitazioni delle tradizioni, delle interpretazioni di certi cibi e delle mode, oggi chiudo semplicemente con un indovinello, anche quello un classico di una volta, e vediamo chi di voi indovina che cos'è il cibo della foto. Intanto per il pranzo della domenica oggi rispolvero un classico senza tempo; il vitello tonnato. Auguri Rita.

sabato 19 luglio 2014

Street food

Oggi alla faccia delle parole di ADV largo alla mia passione per lo street food, così comodo, veloce, economico, incredibilmente legato al luogo in cui si consuma. Come appunto la schiacciata della Consuma. Questo cibo di strada rappresenta la frugalità di uno spuntino che può diventare pasto, la fruibilità di un consumo a tutte le ore del giorno e talvolta della notte e l’assenza di mediazione delle posate. Se non siete d’accordo posate il fiasco invece delle posate. Il suo consumo veloce non ammette uso di bacchette o forchette, devono bastare le mani come quando ci si masturba, travalica le consuetudini del galateo e trasuda di infantilismo. Sporcarsi diventa più che lecito, necessario. Come una polluzione. Spazio quindi agli street food più amati al mondo lasciando fuori per una volta quelli di casa nostra. Non siate così provinciali. Vietnam: Bahn mi. Il retaggio culturale della colonizzazione francese si esprime in questa sorta di baguette farcita: crosta friabile e mollica più ariosa, racchiude una tipica salsiccia vietnamita, patè di fegato di maiale, sardine sotto sale, verdure, tofu, formaggio, salsa piccante e coriandolo. India: daulat ki chaat. Dolce a base di latte e panna arricchito da pistacchi tritati e zucchero viene profumato con acqua di rose. Ne risulta, dopo la montatura e il riposo, una crema soffice e spumosa. Turchia: borek. Rotolo di pasta sfoglia sottilissima, yufka, farcito con vari ingredienti di cui prende il nome: formaggio carne macinata o verdure. Arrotolato e spennellato con uovo sbattuto viene infornato prima di essere servito. Venezuela: arepa. Piccolo panino rotondo a base di un impasto di farina di mais bianco e acqua, cotto su una piastra, bucato, e in seguito farcito in base ai gusti con carne, formaggio o uova. Russia: pirozhki. Focaccine di pasta lievitata con latte e uova farciti di carne e verdura, pesce, in alcuni casi dolci riempiti di frutta. Una volta farciti sono cotti in forno, possono in alcuni casi essere fritti e serviti bollenti. Brasile: acaraje. Crocchetta di pasta di fagioli, simile alla fejoada, fritta in olio di dendè. È in seguito aperta e farcita con gamberi e pomodori verdi insieme a un condimento piccante di peperoncino e coriandolo. Israele: falafel. Polpette fritte a base di un impasto di legumi, tipicamente fave o ceci ma anche lenticchie, conditi con aglio, coriandolo, cumino e sumac. Messico: tamales. Fagottini di pasta di mais ripieni di carne precedentemente stufata o verdura e formaggio, racchiusi in una foglia di pannocchia (in alcuni casi di banano) e in seguito stufati. Filippine: tokneneng. Uova sode, generalmente di quaglia ma anche di gallina o anatra, ricoperte da una pastella di farina e amido di mais colorata e profumata con annatto. Portogallo: choco frito. Cartocci di seppie fritte, i molluschi sono panati in uovo sbattuto e farina. Si servono salate all’ultimo momento. Sud Africa: biltong. Striscie di carne spezzata, marinata ed essiccata; tendenzialmente polpa di manzo o struzzo, in alcuni casi anche selvaggina. Si mangiano ammorbidendole tra i denti prima di staccarne un boccone. Colombia: obleas. Biscotti simili a cialde croccanti di farina di frumento farciti accoppiati con latte condensato, cioccolato, marmellata o formaggio fresco in base ai gusti. Cile: sopaipilla. Insieme ai churros uno dei cibi di strada più amato dai cileni, soprattutto per il prezzo particolarmente economico. E’ una pizzetta fritta ricavata da un impasto di zucca, farina e pochissima acqua. Argentina: garrapinada. Praline ottenute da arachidi e zucchero semolato, tutto profumato con vaniglia. Generalmente si presentano caramellate una a una ma è frequente trovarle in un unico blocco da rompere come il croccante. Gran Bretagna: fish&chips. Cartocci di patate fritte e filetti di pesce bianco pastellati prima di essere fritti, tradizionalmente eglefino o merluzzo. Servito caldo e salato all’ultimo momento prevede una generosa spruzzata di aceto di malto prima della consumazione. Giappone: karaage. Deliziosi bocconcini di pollo disossato fritti in una pastella a base di un mix di farina e fecola dopo aver marinato in succo di limone, zenzero, aglio e salsa di soia. Si gustano caldi e croccanti. Infine largo ai campioni del mondo della Germania con il bretzel. Una via di mezzo tra la morbidezza e la croccantezza, un impasto lievitato a base di farina di grano tenero prima bollito in una soluzione di acqua e soda poi infornato e salato. Perfetto accompagnamento alla birra, viene servito con la senape dolce. Io a pranzo vado da Zeb in San Niccolò. È più vicino.


venerdì 18 luglio 2014

La elle e la pi

Si dice che Conte sia un’altra vittima della spending review, una crisi economica che non colpisce solo il mondo del calcio, visto che in Formula Uno dalla prossima stagione saranno previsti nella corsia dei box anche erogatori self service per chi vuole fare rifornimento risparmiando qualcosa. Poi però non solo giocatori a scadenza di contratto come al Milan, oppure rifornimenti fai da te come in Formula Uno, perché la Roma spende per Iturbe una montagna di soldi che non si sa bene da dove arrivino. Schizzofrenie del calcio si dirà, che fanno il pari con chi ascolta Prandelli come fosse ancora un messia e chi come Pepito Rossi dichiara; “Non mi interessa quello che dice l’ex ct”. Per il resto voci di calciomercato a casaccio, non a caso tra gli esuberi dell’Alitalia ci finisce il solito Quagliarella, mentre emergono particolari sull’addio di Conte, sembra che la goccia che ha fatto traboccare il vaso fosse di champagne, dopo che tra i bianconeri erano stati definiti addirittura anche i premi per gli obiettivi e deciso che in caso di festeggiamenti il catering delle vittorie sarebbe stato gestito da un’azienda specializzata nell’allungare lo champagne con il chinotto. La trattativa ancora aperta per il rinnovo del contratto di Pizarro ci da la possibilità di correggere quanto erroneamente affermato sull’elefante di Moira Orfei, animale coetaneo del cileno e che per questo avevamo indicato superficialmente come capace di ricordare l’eventuale gravità del suo mancato rinnovo, l’ufficio stampa della Orfei ci invita a rettificare specificando che l’elefante in questione è capace di ricordare anche molto altro, come per esempio a distanza di un anno i numeri di Napoli secondo estratto. Dopo la cessione al Sassuolo, Pradè ha esortato la tifoseria a non piangere sul latte Vrsaljko. In un momento di stanca come questo, all’indomani dei Mondiali, con la squadra in ritiro e in mancanza di nasi e parrucche finte a Moena, il gossip la fa da padrone. Buffon precisa che sta con Ilaria e non con Vincenzo, la Marcuzzi dichiara che il figlio avuto con Simone non è stato concepito sul filo del fuorigioco, e chi lo dice si confonde pensando che abbia trombato con Filippo, mentre Amedeo Goria ha dovuto chiarire la sua posizione sentimentale dopo che erano girate voci sul fatto che fosse stato lui e non Cecchi Paone ad essere uno dei primi giornalisti a dichiararsi gay, ha voluto precisare che Maria Teresa Ruta non è un uomo. Questo del resto è il periodo dove tutti i tifosi aspettano con ansia il Colpo Grosso, di fatto il periodo nel quale Umberto Smaila ritrova un po’ del suo pubblico più affezionato. In Turchia intanto hanno affermato che se è vero che il lama nella stagione degli amori perde la elle, Prandelli se non vincerà niente neanche al Galatasaray perderà la pi e loro lo rincorreranno con ciò che resta. Il primo scoop della Bice a Moena mentre tutti gli altri inviati dormono da ritti, è stato quello di immortalare in uno scatto furtivo il problema vero di Montella, anche se Matos ha già salutato. La Rosa abbondante.

giovedì 17 luglio 2014

Il ghiacciolo all'anice

Si dimette Conte e Firenze per una proprietà transitiva tipica come il lampredotto pensa subito a Prandelli. Da una parte quelli che lo mettono in croce, dall’altra quelli che lo amano incondizionatamente. Il Bambi che come punto di riferimento religioso in famiglia ha sempre avuto il nonno Gastone, gli ha chiesto il perché secondo lui c’è questa volontà di volerlo mettere in croce non appena se ne presenta la possibilità. Il nonno ha risposto che con Prandelli sta succedendo esattamente quello che è già successo in passato con Gesù “Se ce l’hanno messo, tanto buono non doveva essere”. E’ un realismo crudo il suo, un pinzimonio di verità che viene dalla strada, è come la merda sul marciapiede prestata con le Espadrillas. Del resto nonno Gastone non è uno che le manda certo a dire dietro, e per quanto riguarda Siena ha commentato che adesso si aspetta la chiusura dell’Autopalio dopo Poggibonsi, il pianoforte fatto in Cina e i pony a correre il Palio “Vediamo se ci rompono ancora i coglioni con la battaglia di Montaperti", e chi ancora ha la psicosi della pontellizzazione si può sempre curare andando a fare una girata in piazza del Campo. Poi già che c’era si è rammaricato perché non riesce più a trovare il ghiacciolo all’anice, è da molto tempo che sta raccogliendo le firme in San Frediano, dopo che ha visto il successo del movimento di protesta che è riuscito a far produrre nuovamente il Winner Taco dall’Algida, prodotto cult degli anni 90 inspiegabilmente tolto di produzione. Non è stato facile, ma le decine di migliaia di fedelissimi non si sono mai dati per vinti, Senza giri di parole, lo rivolevano e basta, come certi tifosi rigoglioso Prandelli, perché era davvero buono, era un gelato etico che piaceva veramente. Ai fan sembrava che l’azienda non lo capisse, come la Fiorentina, ed hanno per questo continuato, per oltre due anni, a sottolineare che, nonostante questo intenso movimento virtuale (e virale), di Winner Taco, nei frigoriferi dei bar, non ci fosse nemmeno l'ombra. Da noi hanno protestato anche con nasi e parrucche finte. Ma nulla era più lontano dalla realtá dei fatti. L’Algida attraverso il responsabile Marketing ice cream aveva fatto sapere di aver imparato ad ascoltare e ad analizzare i messaggi che i fan dei loro prodotti trasmettono attraverso Internet. Determinati a riassaporare quella inconfondibile cialda, gustoso delizioso caramello, golosa granella e croccante cioccolato l'azienda si interrogava seriamente sulla reale possibilità del suo rilancio. Come a molti sono mancate le conferenze stampa caramellose di Cesare. La “resistenza” ha dato gli esiti sperati, il Winner Taco è di nuovo nei frigoriferi, e gli adolescenti di oggi, lo scoprono, al presente, snack inimitabile, dal gusto unico. Loro, figli del nuovo millennio e nativi digitali, cercando in rete, potrebbero scoprire che proprio nel 1997, anno in cui Winner Taco arriva in Italia, gli Oasis hanno venduto 300mila copie in un solo giorno del loro album “Be here now”. "Prima di rilanciare il prodotto abbiamo ovviamente svolto numerosi studi di fattibilità" proprio come ha fatto Della Valle per il nuovo stadio, aggiunge il responsabile marketing "oggi siamo convinti che Winner Taco sarà ancora una volta un grande successo perché si rivolge ad un target trasversale". Come dargli torto, da un lato é un prodotto snack adatto ai giovani/ giovani adulti come anche dimostra il profilo dei fan di Winner Taco chiamati simpaticamente " tachiani" dall'altro é amato da un target più adulto che lo ricorda come uno dei prodotti "cult" delle loro estati di fine anni 90"  Sulla scorta di questa esperienza l’Algida sta già pensando ad un nuovo gelato a forma di Prandelli, il Loser Taco avrà il giubbottino di cioccolato fondente e aderente a un corpo di panna con le gambine corte di granella, chi lo ha amato potrà così continuare a leccarlo, e chi invece l’ha odiato potrà mordergli i’ capo.





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mercoledì 16 luglio 2014

Pontellizzazione globale

Su Pizarro c’è poco da dire, c’è solo da usare il buonsenso e la saggezza popolare, forse anche per questo l’agente del calciatore vuole inserire nella clausola del nuovo contratto la dicitura “gallina vecchia fa buon brodo”. I tempi si allungano proprio come il brodo perché Pradè vorrebbe usare il dado, scalare cioè dagli emolumenti  i costi dell’accompagnamento visto che per il cileno è prevista una figura che lo aiuti ad attraversare il centrocampo, la zona notoriamente più trafficata della partita. Poi c’è ancora da definire il rivestimento del suo contratto, il suo procuratore infatti vorrebbe che il giocatore potesse avvalersi di mattonelle 15 per 15 dove piroettare e allo stesso tempo gestire al meglio le risorse fisiche, mentre la società vorrebbe allargare la sua area di competenza ad una mattonella di almeno 60 per 60 per dare più respiro alla manovra. Per discutere gli ultimi dettagli l’agente ha proposto una sede meno formale in modo da mettere la trattativa su un piano più conviviale, ha prenotato alla Vecchia Carbonara dove Nino Bixio e Pietro Micca accompagneranno Goffredo Mameli alla chitarra. La società rimane comunque ferma sulle sue posizioni negando al giocatore l’accesso negli spogliatoi al suo cucciolo di mammuth, e rimangono dubbi anche sulla sua lucidità visto che quando si è passati al capitolo delle punizioni in caso di ammonizioni e/o espulsioni, ai comportamenti ritenuti in contrasto con il regolamento interno, il giocatore ha chiesto se le punizioni fossero di prima o di seconda. Il procuratore spera di strappare un buon contratto anche perché Montolivo ha la tibia rotta e non può strappargli il pallone e andare in gol, questo particolare importante è stato discusso mentre mangiavano la schiacciata con l’uva. Pizarro si è preso 48 ore, Conte no e il Siena nemmeno, qualcuno penserà ad una pontellizzazione globale, un film visto e rivisto, lasciando Pradè con i soliti dubbi di quando si deve rinnovare il contratto ad un giocatore importante, in scadenza, ma avanti con l’età. Dubbi sull’importanza della sua esperienza, contrasti in società tra chi sostiene che il tempo non esiste, tra chi è convinto che è solo una dimensione dell’anima, che il passato non esiste in quanto non è più, il futuro non esiste in quanto deve ancora essere, e il presente è solo un dribbling davanti alla difesa, una veronica che fa da raccordo tra il passato e il futuro della manovra per la stagione 2014/2015. Anche uno degli elefanti di Moira Orfei, quello che ha iniziato la carriera lo stesso giorno di Pizarro ha pianto all’idea che il giocatore venisse considerato troppo vecchio, e malgrado la sua proverbiale memoria, per non dimenticare un giorno così pieno di indizi di pontellizzazione, si è voluto mettere parrucca e naso finto strappando l'applauso sincero di tutti i bambini presenti al circo. Intanto tracce di pontellizzazione sempre più evidenti anche nei rinnovi di Gonzalo e Borja Valero, più ancora che di cocaina nell’urina di Flachi ai tempi della Sampdoria.

martedì 15 luglio 2014

Studio di fattibilità

La Fiorentina ha presentato lo studio di fattibilità relativo al nuovo stadio, un impianto di nuova generazione senza pista di atletica, con le dotazioni dei grandi stadi europei ed una capacità di 40 mila spettatori. Naturalmente senza nessun contributo pubblico. Eccola quindi la prova che è in atto quella pontellizzazione che i più lungimiranti avevano letto tra le pieghe della nostra storia più recente. Da quando cioè Prandelli fu costretto a rifugiarsi tra le braccia di Bettega, e poi dopo la pontellizzione anche della Nazionale, tra quelle più focose dei turchi. Lo studio di fattibilità è indizio  che non mente, è DNA del ciabattino sul luogo del delitto. Il Bambi sostiene che lo studio di fattibilità sia un elemento caratteristico più ancora di quella irresistibile frenesia che porta il ciabattino a tornare sempre sul luogo del delitto. Certo la pontellizzazione si è evoluta, è più subdola, non è più solo compro Gomez e Rossi, si parla di studi di fattibilità, di raggiungimento del complessivo equilibrio economico-finanziario. La cosa che più ha colpito il Bambi è che ci sia stato un comunicato, ai suoi tempi si faceva tutto in maniera più discreta, al limite si potevano indossare i nasi finti e le parrucche per non farsi riconoscere, oppure mettersi la maschera del presidente americano nel più classico utilizzo dell'ironia criminale. Mi raccontava che nel suo periodo di pontellizzazione massima, quando si sarebbe venduto anche la madre, altro che Jovetic, il Bambi dedicava ore allo studio di fattibilità, lo stesso tempo che un gatto dedica alla sua igiene giornaliera, quindi al Bambi gli si racconta poco, certi atteggiamenti li capisce subito, sente le manfrine tipiche dello studio di fattibilità lontano un chilometro. Lui era meno espansivo e il suo studio non lo presentava in comune ma se lo teneva tutto per se, è sempre stato un sempliciotto, poi una volta individuata l'area si limitava a spaccare un vetro di una 127 e a rubare l'autoradio. Oggi rivendica quindi di essere arrivato molto prima dei pontellizzatori a fare uno studio di fattibilità per poi farsi. La Bice invece, dopo essere salita su a Moena, ci svela in anteprima e in esclusiva i profili di chi aveva già capito tutto, profili tipici di una parte di quei tifosi Viola che evidenziano tratti di perspicacia senza nemmeno aver avuto bisogno di fare studi di fattibilità come il Bambi in via de' Serragli.

lunedì 14 luglio 2014

La Germania è più affidabile anche della Golf


Alla fine ha vinto la migliore, ha vinto la finale chi ha sbagliato di meno, possiamo criticarli solo per i loro calzini portati con i sandali, e diciamo che alla fine è stato felice anche il Bambi che abbia vinto la locomotiva d'Europa, visto che lui li ha perso quasi tutti i treni della sua vita, e visto che Ingrid gli è rimasta nel cuore, Ingrid quella del Tampax con il filino bianco che lui tirava per fargli muovere le braccine, quella con la madre severa come la Merkel. Ieri mi ha chiamato per parlare della partita vinta grazie al gran gol di Mario Gotze, ma soprattutto lo ha fatto per dividere con qualcuno i ricordi dei momenti più belli trascorsi con lei, e che riaffioravano in mezzo ai festeggiamenti dei tedeschi in Oltrarno. I tedeschi sono sul tetto del mondo per la quarta volta, anche se il Bambi aveva apprezzato di più la quarta di lei, le tette più belle del mondo. Da tipico comunista fiorentino non sono mancate anche certe considerazioni, e allora ha voluto ricordare che i tedeschi hanno anche scheletri negli armadi oltre alle coppe del mondo, la mamma di Ingrid per esempio, quando il Bambi andava a trovarla a Berlino lo marcava stretto come Boateng, e quando cercava di toccare le cosce tornite della figlia, lo affrontava con lo spray al peperoncino che gli spruzzava negli occhi. Dopo la relazione con Ingrid è rimasto traumatizzato per tanto tempo e a tal punto che non ha toccato più cosce fino a quando non comprò la maschera di un saldatore di marmitte di via Senese. È stato veramente contento il Bambi che la Germania abbia vinto il Mondiale, e quando ha sentito che mancava Sami Kedhira se n'è talmente dispiaciuto da fare il gesto dell'ombrello all'inquadrata Merkel. E come non essere felice? Al solo pensiero di quando lei lo chiamava teneramente "Mio piccolo mafioso", la madre che invece non era così coinvolta sentimentalmente, lo chiamava solo "Pizza" di nome e "Mandolino" di cognome, il babbo si limitava ad un più distaccato e allo stesso tempo classico "Spaghetti". Ha festeggiato tutta la notte mescolato con i tedeschi ai quali ha cercato di raccontare la sua storia con Ingrid, in una Piazza Santo Spirito tutta luppolo e malto. Un Bambi scatenato e ancora dispiaciuto per l'uscita di Kramer, dopo che questa volta aveva manifestato il suo disappunto con tanto di dito medio rivolto alla Merkel. Poi in preda alla felicità e senza più freni per la vittoria della "sua" Germania dove ha lasciato un pezzo di cuore, mi ha raccontato perché era finito quell'amore, è successo quando non ce l'aveva fatta più a tenersi dentro tutto quell'amore comunista, e quindi aveva voluto esternare l'affetto nei confronti di quella famiglia che lo aveva accolto con tanta sensibilità. Lo volle fare alla sua maniera, quella imparata in San Frediano e alimentata a lampredotto, lo fece una sera quando al padre volle dire una cosa tra uomini: "se la amo la amo", e poi aggiunse "faccia di me quello che vuole", come la sera prima quando lo aveva fatto inginocchiare davanti alla madre. "Faccia di me quello crede", come quando al ristorante voleva sempre la bistecca ben cotta. "Faccia di me quello che vuole, faccia di me quello che vuole", poi guardò il nazista e aggiunse, "faccia di me...e...e...rda.

domenica 13 luglio 2014

Tra qualche giorno spazzo

Già mi manca il rumore del mare fin dentro al letto, la doccia a cielo aperto, la finalina non l'ho vista anche se era a cielo aperto, la Fiorentina nemmeno, perché non lo sapevo che il cielo era così aperto. Siamo troppo abituati a orizzonti meno ampi nelle nostre città. E i pensieri imprigionati in spazi angusti soffrono, o forse sono solo allo sbando. Intanto mentre tutti dormono ho rovesciato un po' di sabbia nel salotto e ci ho lasciato le impronte di una magnifica vacanza, spero che la Rita capisca, del resto l'uso della sabbia in salotto è terapeutico, come l'uso del metadone da parte del tossicodipendente. L'unica differenza è che il metadone da meno fastidio quando ti va nelle mutande. Tra qualche giorno spazzo. Per la colazione invece, stamani so che non basterà ne la terrazza e ne il bar, anche se ho segato rami di mirto, insomma, anche se ho ricreato la macchia mediterranea intorno al tavolo della terrazza. Tra qualche giorno spazzo. Sono nero, ma questo l'ho fatto solo per amore anche della terza maglia, e se solo fosse stata rossa come qualcuno aveva sperato, non mi sarei messo la crema protettiva. Pur rischiando di sembrare Fantozzi mi sono portato via anche una nuvola rosa, l'ho messa fuori in terrazza sopra il tavolo dove ho messo le conchiglie e le candele che il mare ha restituito, forse quelle di qualche festa. Quando si sveglierà la Rita penserà a un quadro di Magritte. Sa che mi piace e forse capirà il mio surrealismo di pensiero. Mi sono portato via anche del buon vino bianco e tanti bei ricordi. Questa volta berrò per non dimenticare. 

sabato 12 luglio 2014

13 km di spiaggia lunare, oppure 10 piani di morbidezza

Oggi me ne vado da questo posto meraviglioso, rientro, naturalmente come faceva Cerci per rincorrere il suo marcatore, con calma, dopo cena, per godermi fino alla fine un orizzonte così ampio, per godermi ancora il litorale dove domina la caratteristica macchia profumata di ginestre, mirto ed erica, un ambiente naturale di straordinario valore. 13 chilometri di spiaggia lunare con soli 3 accessi al mare. E la sera dopo i 13 chilometri vi ho sempre letto, grandi le discussioni su i mondiali che me ne hanno fatto la degna cronaca, e dai vostri commenti mi è sembrato di capire che avete anche avuto modo di rispondere a chi invece gli orizzonti li ha un po' ristretti, a chi invece di 3 accessi al mare ha solo eccessi, come quello di continuare ad amare un uomo svelato nella sua ruvida anima bresciana, soprattutto mi è sembrato di capire che per qualcuno è inibito soprattutto l'accesso all'ironia. Un litorale umano dove non si riesce mai a non prendersi sul serio, persino anche meno di un Agnelli come Gianni. Bisognerebbe avere la libertà mentale per venire in luoghi non comuni come questi per dire luoghi comuni con l'aria di aver detto una cosa nuova come invece faccio io. È chiaro che l'ironia per qualcuno è uno strumento troppo sottile e difficilissimo. Per risvegliare certe coscienze da una vita fatta di litorali dove anche la sabbia è triste, un esempio potrebbe venire proprio da un bianconero come Gianni Agnelli, in modo da chiedere a se stessi sforzi ironici almeno pari a quelli della figura del grande odiato, perché almeno lui quando venne a sapere che un pentito delle B.R. era tifoso juventino riuscì a dire: "certamente di questo non avrà niente a che pentirsi". Ecco, bisognerebbe combattere questa carenza magari facendosi segnare ironia in bustine dal proprio medico, per acquistarla in farmacia al posto dei soliti integratori e del magnesio, senza pagarla naturalmente in quanto è considerata un salvavita. Siano sereni i fans perché probabilmente adesso Prandelli ha solo bisogno di morire per essere riabilitato. E riuscire a vivere con ironia disgrazie grandi come l'addio di Prandelli aiuta a vivere meglio, una filosofia ben chiara in casa del Bambi dove ogni cosa che sta ferma c'ha il centrino, e da quando alla nonna gli è venuta una paresi, non si sono rammaricati con il destino, no, non hanno smesso di tifare Fiorentina come quando se ne è andato Cesare, no, gli hanno messo semplicemente il centrino. Bisognerebbe che tutti potessero vivere un periodo a casa del Bambi perché sarebbe veramente terapeutico, ricordo ancora di quando mi raccontò di aver portato a casa una gran bella ragazza di Berlino, una vera disinibita della prima ora, fu quando il Bambi vide per la prima volta un Tampax con il suo bel filino bianco che usciva fuori, e subito pensò che tirandolo le si sarebbero mosse le braccine. Guardate il mare la mattina presto se potete, aiuta a vivere più sereni. Attenti solo ai reumatismi.

venerdì 11 luglio 2014

Dal tramonto all'alba

Diego Della Valle detta l'ordine del giorno proprio il giorno dopo il mio proposito di non voler parlare più di Prandelli. Se fossi stata una donna avrei fatto sicuramente la puttana. Troppo invitanti le parole di Diego per soprassedere, perché in sintesi, chi lo aveva inquadrato meglio di un corniciaio fiorentino, ieri ci ha detto; "Avete presente le porte dei supermercati che scorrono se ti ci metti davanti? Beh chi ancora non ha capito il vero Prandelli, pensa che l'apertura di quelle porte sia una coincidenza". Del pontificato di Prandelli a Firenze voglio ricordare tra i momenti più salienti il giorno del suo addio, toccante, per il quale furono proclamati tre giorni di lutto cittadino. Molti continuano ancora a toccarsi appena uno lo nomina. In memoria del suo codice etico, le discriminazioni contro le donne e contro i gay furono messe a mezz'asta. La cerimonia sarebbe potuta essere più veloce, è vero, ma ricordo che i cardinali presenti erano continuamente distratti dai chierichetti. Con l'addio di Prandelli muore il grande sogno di vincere finalmente qualcosa, sogno che è rimasto tale anche con la Nazionale, e che adesso cercherà di realizzare in Turchia. Anche i turchi hanno già cominciato a toccarsi. Il suo codice etico è comunque riuscito a fare da collante e quindi a unificare le cinque grandi religioni del mondo: cristianesimo, ebraismo, juventinità, islam e Facebook. La cosa che personalmente mi ha fatto più male è stata la delusione che ha provato la mia amica Beatrice che in lui aveva creduto come a un Messia, di lui si fidava, amava persino i suoi giubbottini strinti, le sue conferenze stampa, il suo accento così radical-chic, delusione tipica e tremenda di chi crede in qualcuno che poi tradisce la sua fiducia. Solo un'altra volta l'ho vista così distrutta, quando prima ancora di credere in lui credeva di essere una brava cuoca. Poi un giorno vide il suo cane che mangiava da McDonald's. E dopo il tramonto definitivo di Prandelli dietro al Cupolone vi regalo la mia meravigliosa alba di oggi dalla quale dovrò presto separarmi non senza qualche rimpianto.

giovedì 10 luglio 2014

Una doccia e via

L'altra faccia della semifinale, quella più arida e risolta solo perché non se ne poteva più fare a meno, una partita che altrimenti ci avrebbe accompagnato per tutta l'estate come una crema doposole. Sarebbe maturato il grano e accorciate le giornate. Ma l'estate ha altri programmi in serbo, soprattutto amori che devono poter nascere e morire senza che ai due Papi si freddi la pizza e si riscaldi la birra in attesa della loro finale. In modo che Cesare Prandelli possa continuare dalla Turchia a raccontare cose del suo di Mondiale, sgradevole e dal quale è fuggito, perché le parole di Prandelli su Rossi, gratuite, così lontane dall'Oltrarno, dimostrano che non ha imparato niente da Scolari, dimostrano solo che è una persona che pretende di risolvere le parole incrociate direttamente a penna. Un presuntuoso. Per molti è invece un rebus d'uomo, difficile da risolvere anche se Diego aveva suggerito subito la soluzione. O più semplicemente Prandelli è vittima del suo codice etico, fuma marijuana perché non si possono mettere le manette alla natura. Le sue conferenze stampa sono intrise d'angoscia, come quella di chi ha fatto l'amore la prima volta, di notte, al buio e da solo. Oppure come chi ne ha prese 7 dalla Germania. Ormai ha la stessa faccia di un tassista abusivo, ma senza averne l'integrità morale. L'uomo del resto si era già svelato quando ancora girava per Firenze di notte tutto sudaticcio e con un coltellaccio in mano, ma per molti era sembrato semplicemente un cuoco. Purtroppo tocca parlare ancora di lui, si, per colpa del suo evidente rancore che ci arriva dal Bosforo, chiudo e spero per sempre l'argomento, lasciando ai turchi il grande privilegio di regalargli le chiavi della città, chiudo e considero oggi a maggior ragione quello che fu l'addio di Cesare dalla Fiorentina come un successo paragonabile alla fine della seconda guerra mondiale, ma senza il bombardamento di Dresda. Prandelli ha una grande capacità e gli va riconosciuta, quella di saper dividere, e a Firenze che non aspettava altro, è successo come a chi si fidanza con una ragazza orrenda, ma che per lui è la più bella del mondo tanto da tappezzarne la casa di ritratti. Per molto tempo gli amici fiorentini hanno pensato che avesse una collezione di Picasso. Nell'estate del Mondiale adesso rimane solo uno steccato, una finale, dove ci sarà chi vince e chi rimarrà stecchito. Io intanto dopo un'intervista di Prandelli corro a farmi una doccia.

mercoledì 9 luglio 2014

Per fortuna che c'è il mare

La mareggiata che si è abbattuta sul Brasile ha ridisegnato le coste del calcio, il Mondiale del resto è una manifestazione esagerata, uno spreco di soldi e passioni, per un popolo come quello brasiliano da ieri anche l'equivalente di un matrimonio finito, o come se uno che ha fame comprasse un ristorante. Il mondiale davanti alla televisione ha ormai trasformato la cerchia familiare in un semicerchio. E allora non ce l'ho fatta e dopo 30 minuti ho staccato la spina al malato, il risultato finale lo leggo solo adesso e sono felice di non aver assistito all'agonia di un popolo, perché capisco che sarà un umiliazione indelebile. Non resta che il mare a liberarti di quella morte dentro, perché lui vive al di fuori della kermesse, lui è sempre all’aperto, è capace di tirare fuori non solo quello che ci butti dentro, ha tanto di suo da dare, a me tira fuori emozioni, mentre lascia sulla spiaggia la sua formazione che è molto più forte di quella di Scolari. Più variegata, meravigliosamente levigata, e mi piace trovarci il vetro nella formazione ideale del mare, mi ricorda tanto di quando ero giovane e se ne trovava molto di più, specie di quello verde e spesso, il migliore era quello delle bottiglie di gazzosa, forse la colpa è di quelle maledette campane di vetro, probabilmente tedesche, della coscienza ecologica e del riciclo, ma il vetro che non taglia è fascino allo stato puro e purtroppo in estinzione. Come il Brasile che insegnava calcio. Oggi che è tutto vuoto a perdere ci guadagnano solo le campane di vetro tedesche, anzi no, perché anche l'amore brasiliano per il calcio è un vuoto a perdere che però non va a finire nelle campane di vetro tedesche, in quel caso ci guadagnano i cantautori che ci fanno le canzoni. Poi c'è modo e modo di perdere, e quello di ieri il popolo brasiliano non se lo meritava. Rimane il mare anche se è troppo romantico per uccidersi, soprattutto farlo per amore, che non è semplicemente farci il bagno, intendo buttarcisi dentro per farla finita. Non è come buttarsi sotto un treno magari in ritardo, l'onda è sempre puntuale, un moto perpetuo però molto meno fastidioso di un Honda. Passa tutto davanti alla bellezza del mare, passano le barche, i gabbiani, la disfatta contro la Germania, le pene d'amore, basta solo aspettare, al limite è meglio uccidersi per l'impazienza. Guardi il mare e la sua grandezza e ti chiedi perché ci hanno insegnato ad amare una donna sola per volta, chi è stato? Forse lo stesso che ci ha fatto credere che è perder tempo anche fare la formazione della propria squadra.

martedì 8 luglio 2014

Rumori da una conchiglia

Ieri mattina sono andato in cerca di conchiglie, una volta raccolte le ho ascoltate tutte nel più classico dei gesti romantici che l'immaginario collettivo immagini. Oltre al mal di schiena, ho sentito un mare di cazzate, il mare mosso della Rete, dove rimane impigliato di tutto, anche un blog come questo. E poi trasmissioni di calcio mercato piene di buste di plastica, siti improvvisati come certe gestioni stagionali, radio piene di meduse urticanti, giornalismo di piccolo cabotaggio, notizie uscite da cambuse maleodoranti. Non c'è analisi, non c'è una voce di riferimento, mancano i cavallucci marini di una volta, spesso solo sabbia da sciacquare al più presto, e così succede di scottarsi i piedi a forza di camminare su spiagge di sassi indigesti. Il telecronista solitario come Soldini, il giornalista sulla cresta dell'onda, il direttore e l'editoriale da buttare giù come una Lemonsoda ghiacciata, sono fondali trasparenti di un calcio che non c'è più. Sono cieli stellati sostituiti dal kitesurf. Un calcio bifamiliare soppiantato dal rumore del condominio, da tatuaggi d'improvvisazione, la Rete palazzinara ci ha regalato periferie invivibili. C'è stata cementificazione selvaggia, e anche io ho contribuito a sporcare i muri, oggi si chiamano writers. Massimo Mauro opinionista, Prandelli etico, Montolivo capitano del Milan, la D'Amico che tromba con Buffon. Derive. Ma a pensarci bene l'evoluzione non si può fermare, io posso connettermi al nuovo giorno guardando il mare, posso comunicare le mie emozioni non appena il sole fa capolino, insomma con l'avvento della Rete siamo diventati tutti giardinieri del nostro Ego, dal microcosmo della provincia di se stessi siamo passati all'internalizzazione del proprio provincialismo. Siamo passati dal medico di famiglia, spesso un cecchino, ma al massimo ne faceva fuori uno alla volta, alla Mutua, ed è come se gli avessero messo in mano una mitragliatrice. Una strage. 

lunedì 7 luglio 2014

Verzalling

In attesa di conoscere la prima finalista del Mondiale, ma soprattutto in attesa del dolce far glamping quotidiano, ho smosso i pensieri come le punte dei lecci al vento, tra profumi di lentisco e mirto, mangiando insalata mista di macchia mediterranea. E così ho avuto modo di fare considerazioni incontaminate, quando la giornata per i più non è ancora cominciata, prima di far due chiacchiere con le esche dei pescatori, mi sono ricordato dell'87, quando a seguito di un referendum fu deciso di chiudere tutte le centrali elettronucleari italiane, se non sbaglio siamo nei dintorni dei governi Goria, De Mita e Andreotti. Dico questo perché oggi si usa fondere concetti per definire nuove filosofie, parlavo di glamping prima, che non è altro che un nuovo modo di fare camping glamour. Purtroppo e come sempre c'è anche chi se ne approfitta, chi sfrutta momenti di trasformazione degli usi e costumi per trovare nuove formule dentro alle quali aggirare le regole, inventando nuove figure pericolose per l'ambiente, calpestando persino referendum epocali grazie ai quali si convertirono centrali ancora in costruzione come quella per esempio di Montalto di Castro. In poche parole, oggi c'è chi esercita senza le dovute autorizzazioni sfruttando vuoti legislativi, gettando la propria anima nera dentro a questi nuovi linguaggi che uniscono concezioni diverse del vivere, c'è insomma chi in barba alle regole riesce a professare la propria natura pericolosa altrimenti proibita dalla legge. Sto parlando di chi fa verzalling, un modo subdolo come certe nuove droghe, di nascondere il proprio lato più deleterio mimetizzando ben altro con la falsa passione per l'orto, il simbolo è giustappunto la verza a chilometri zero, per aggirare però quello che fu proprio l'esito di quel famoso referendum dell'87. Oggi chi si nasconde dietro alla leguminosa moda del verzalling è solo una persona spregiudicata che in pratica vuole fare la fava atomica a dispetto della legge.

domenica 6 luglio 2014

La duna

È un privilegio addormentarsi con il rumore del mare, un po' come tifare Viola, il mare alle 6 di mattina da il meglio di sé, mentre la Fiorentina è più pigra, oppure molto semplicemente si lascia solo desiderare di più, e il meglio lo da poche volte nella sua vita. Il mondiale invece, alla fine si dimostra troppo scontato, neanche una sorpresa, e così sceglierà la sua migliore tra squadre che avrebbe potuto prevedere anche Lud. Intanto il sole si alza tiepido e puntuale, l'uccello no, quello è come per le vittorie della Fiorentina, capita di rado. Comunque ne avevo proprio bisogno di questa vacanza, a prescindere dalla pigrizia sessuale che supera di gran lunga quella intestinale, la duna dove mi trovo, tra la macchia mediterranea, mi fa pensare alla presunzione arrogante della famiglia Agnelli nel pensare di chiamare così una macchina di merda come quella. Avevo bisogno di staccare un po', anche la Rita del resto, lei però non può farlo perché pur essendo sulla duna con me, non può godere degli stessi privilegi visto che avrebbe avuto bisogno di staccare soprattutto da me. Ti accorgi che è il momento di staccare e di scappare sopra una duna quando non riesci più nemmeno ad aprire la porta di casa, quando cioè ti aggiri come uno zombie tra le abitudini e lo stress, e alla fine usi le chiavi della macchina per farlo. Poi quando neanche il Polase basta più a farti aprire la porta di casa, succede che per far riparare la serratura che pensi sia rotta, vai a chiamare un fabbro, ma non riesci a farlo perché per aprire la portiera della macchina usi le chiavi di casa. Per fortuna camminare fa bene, e allora gli ho detto di venire subito. Poi succede che ti guarda smarrito perché non può aiutarti, del resto l'ortolano di via Sant'Agostino ha sempre fatto altro nella vita. 

sabato 5 luglio 2014

Tra Khedira e kebab

Più che dell'uscita di Francia, Colombia e Neymar dal Mondiale, all'amico del blog-matrioska servono dati più precisi per fare analisi comparate, per dimostrare quanto sia ben allocato il suo blog all'interno di un altro, che non si tratta d'incesto insomma, e quello che posso fare è di mettergli a disposizione informazioni anche molto private in modo che elabori statistiche pertinenti e strutturi analisi dettagliate, per esempio sul fatto che ho dimensioni intime irrilevanti, la cui tenuta oltretutto è come quella della Porsche di Lentini con il ruotino. Su questo mio outing genitale potrà scrivere editoriali memorabili. Per il resto la storia di Prandelli al Galatasaray ha dell’inverosimile, non ci vuole il fosforo svizzero per capire che c’è qualche anomalia sui tempi del passaggio dell’etico sul Bosforo. Oppure il fosforo manca a chi pensa che qualcuno si possa bere la storia della trattativa lampo, perché è una storia che non sa di caviale ma di uova di lompo. Se solo si pensa che Mancini ottiene la risoluzione consensuale del contratto all’inizio di giugno, è facile da capire che una squadra giallorossa come il Galatasaray non possa stare alla finestra ad aspettare che Prandelli si cambi la giubba, avrebbero potuto ingaggiare subito Arturo Brachetti, perché anche se non è più veloce di lui nei travestimenti era almeno più libero. E in questa vicenda che getta ombre di etica sul comportamento di Cesare, lunghe come quelle dei nostri amati cipressi, il mio pensiero va a quei tifosi Viola prima soli, poi soli con lui, ed oggi con la speranza di ritornare soli come prima di conoscerlo. Capisco benissimo che una volta tolta la testa da sotto la sabbia, non si sentiranno solo meno struzzi, ma sentiranno di avere la morte nel cuore, perché la vera, devastante solitudine del tifoso prandelliano non è quella di chi è solo da solo con se stesso, ma di chi è in due dove per secondo s’intende Prandelli, che dispera di poter essere di nuovo solo da solo. Sulla scelta invece di andare in Turchia, a parte il lato economico, Cesare dimostra l’incapacità di lasciar sedimentare il fallimento del mondiale, probabilmente per cercare di cancellarlo il prima possibile. Ho i miei dubbi che ci riesca, mi è sembrato un uomo che viene svegliato in piena notte da un incubo, si accende la prima sigaretta perché non riesce più ad addormentarsi pensando a Balotelli, e allora comincia a riempire l’innaffiatoio al lento pisciare del rubinetto del bagno di sotto dove la pressione è ancora più bassa della sua. E va avanti e indietro dieci volte dai gerani sul balcone, ai gelsomini profumati, alle rose nella vasca tonda di terracotta, all’uva fragola, al pungitopo e all’albero delle farfalle. Poi dopo un’ora di zelo scacciapensieri guarda soddisfatto il suo operato prima di rientrare, e sente un rumore strano alle sue spalle, questa volta non è Bettega, si gira a bocca aperta e in quell’istante è cominciato a piovere.

PS: Parto. Al mare non leggo, però mi piace guardare chi lo fa.

venerdì 4 luglio 2014

Sesso orale dopo gli scritti

Rinasce il Governo del fare (calcio), che viene dopo il dire (a sproposito di calcio), il baciare (la maglia da calcio a strisce), lettera (C come calcio al buonsenso), e speriamo al più presto anche testamento (dello stesso governo del calcio). Perché non se ne può veramente più di questi tromboni che hanno portato il movimento allo stallo. Anzi, dal puzzo di bruciato delle dimissioni di Prandelli poi diventate contratto lampo con il Galatasaray, diciamo pure dentro a una farsa. Non vorrei che i nuovi vecchi che si spartiranno le solite poltrone sotto alle quali c’è sempre una Monica Lewinsky, pensassero di farci credere come fa la Chiesa Battista, che il sesso orale non è considerato adulterio, sfruttando l’interpretazione di comodo che considera come adulterio solo il contatto tra i due genitali, perché per loro non può valere in quanto emerite teste di cazzo. Per quello dei refusi invece, attenzione, sotto la scrivania non intendiamo l’attaccante polacco del Bayern Monaco, perché dopo che si è fatta della facile ironia su chi commette appunto errori solo perché non rilegge quanto ha scritto, è apparso uno strano annuncio economico sul gazzettino svizzero “Vendo divano letto, riletto e anche un po’ sottolineato”. La storia ci dice che chi guida il calcio italiano guida con le mutande in testa, e se lo ferma una pattuglia della Stradale per fargliele togliere, lui per passare bene è pronto persino a sostenere di non voler andare in giro senza mutande. Per cambiare discorso invece, ieri ho trovato il Bambi incazzato nero, e allora per cercare di stemperare un pò la sua irritazione ho cominciato a parlare del mercato della Fiorentina, dei nomi che cominciano a circolare puntuali come le multe per la pulizia strade, dei procuratori, degli agenti Fifa interpellati in merito a quello piuttosto che a quell’altro, degli esperti di mercato sudamericano, degli esperti di mercato sudafricano, degli esperti di mercato sudati in quanto trafelati a forza di andare a rispondere, Bronzetti che non ha voluto tradire il suo cognome, si è dimostrato addirittura trafilato al bronzo. Insomma, non l’avessi mai fatto, in pratica ho peggiorato la situazione, il Mondiale si è preso due giorni di pausa e quindi tutta l’attenzione è tornata sulle presunte operazioni di mercato,  specialmente radio e siti internet si sono scapicollati, impegnati ore ed ore a parlare di niente come noi da ragazzi a guardare “Le Ore”. “No” mi ha detto, “Non credo più a nulla” e non si riferiva quindi solo alle cazzate di mercato e a quella banda di cercatori di notizie da mandare in pasto al mondo del web e delle radio, ho pensato ad una delusione d’amore, “No, no” ha troncato subito il discorso, ho ipotizzato che il malumore fosse riferito allora all’oro delle nuove maglie Viola, per via di una leggera preoccupazione, perché secondo lui la nuova maglia attirerà inevitabilmente gli zingari, mi ha fatto capire però che non era quello il motivo della sua delusione. Non era riferito all’oro quindi, e ne all’alloro di cui è allergico costringendolo di fatto a non poter vincere mai niente. Molto più semplicemente camminava cantando a squarciagola lungo il muro del convento delle carmelitane scalze di via Rucellai, cantava “La palla è rotonda. Si gioca di prima e di sponda. Rimbalza, si insacca. Ti sembra una scia sull'ombra. La palla, la palla è rotonda. Un tocco di tacco che incendia. Di collo, di piatto, di esterno, di mezza punta”, insomma cantava Mina, la sigla delle trasmissioni Rai dedicate al Mondiale, quando una scarpa l’ha centrato in piena nuca, s’è incazzato a detta sua non tanto per il dolore, ma perché le carmelitane scalze si sono dimostrate delle gran bugiarde.

PS: Domani parto per una settimana, “lodge tents” ricordate? Se non ci fosse connettività lascio le chiavi a Foco dietro la bottiglia di Chateau d’Yquem.

giovedì 3 luglio 2014

Pietro Lo Monaco non è un religioso

Per chiudere l’argomento di chi millanta competenza nel calcio, e non mi riferisco solo a chi vorrebbe organizzare l’Oktoberfest sulla curva del Tabaccaio, ma anche tutta quella pletora di giornalisti o finti tali, devo dire che sentir parlare certa gente di calcio, mentre per chi fa confusione, quando dico calcio non mi riferisco all’elemento chimico di numero atomico 20, insomma, sentir parlare di calcio così alla rinfusa è un po’ come osservare la Parietti mettersi in minigonna sullo sgabello per parlare della Resistenza. Oppure mettere le gambe sotto la tavola all'ora di pranzo e scoprire che la tavola ha due gambe così.  Mentre fa specie che la Nazionale italiana alla fine abbia lasciato la sensazione forte che fosse un gran covo di vipere, strano perché Prandelli lasciava trasparire altro, senza nemmeno lasciare l’alone tipico di certi deodoranti troppo aggressivi, strano perché il codice etico, strano perché siamo tutti una famiglia, che però alla fine si è rivelata piuttosto sodomita, visto che nessuno si affacciava più neanche al davanzale del residence di Mangaratiba, perché si sa che in famiglie così sodomite ci si fida poco. E prima che qualcuno equivochi, quando dico famiglia sodomita non intendo affetta ne da sordità e ne da mutismo. Strano poi neanche tanto visto che c'è chi mangia la panzanella su una tavola che porta le calze scure anche d'estate. Adesso che sono tornato mio malgrado in argomento, sempre a proposito di chi confonde, di chi prende cioè fischi per fiaschi, l’ultima frontiera della giustificazione riguarda lo sbaglio a buon fine, del tipo “adotta uno sbaglio a distanza” oppure “dona il sangue e uno sbaglio”, solo ieri è stata lanciata l’ultima campagna a favore di chi sbaglia “ invia un SMS dal costo di 2 € ad un numero sbagliato”, tutta una serie di attività che hanno la finalità di far capire che chi sbaglia lo fa solo per noi, cioè lo fa per evitare che siamo noi a sbagliare, ed è un atteggiamento di grande generosità che mi ricorda tanto quei preti che per evitare che i bambini si tocchino sono loro a toccarli. Non prendete per il culo gli altri quindi, un refuso può capitare a tutti, è subdolo, arriva improvviso come un embolo, sordo quando non anche sardo, e allora Monaco non è più solo quello di Baviera o del Principato, ma il maschio della foca monaca presente sulle coste della Sardegna. Per dire che non servono nemmeno i correttori automatici quando l’errore è di concetto, oppure su certi tablet senza GPS, Monaco di Baviera appare come quello del Principato. E capisco lo studioso che lotta con la tecnologia per difendere i propri concetti frutto di anni e anni di studio e di link. Oggi lo studioso aggiornato usa il computer per scrivere, gestisce blog utilizzando un programma facile che si chiama Word, ideato proprio per facilitare al massimo, diciamo pure per rendere lo scrivere dello studioso un gioco da ragazzini, o da children se non vogliamo passare da provinciali. E a difesa di questo modo di lavorare di certi studiosi soggetti al refuso è stata scritta anche una canzone “We are the word, we are the children”.



mercoledì 2 luglio 2014

Chi fa la spia non è figlio Di Maria

Il Mondiale brasiliano ha perso tutto il romanticismo che trasudava come olio motore dalle vecchie telecronache di Martellini, forse fino a quelle di Pizzul che trasudavano anche grappa, oggi con il duo Gentili-Dossena il romanticismo del calcio è crollato, o meglio si limita ad una blanda camminata al tramonto a piedi scalzi sulla spiaggia di Copacabana, e poi tutta la notte passata a pulirsi i piedi dal catrame. Sulla forma fisica di Cassano si è fatta della facile ironia, mentre invece, dopo quanto successo a Ronaldo e Adriano si è finalmente capito che nel calcio esiste un Robin Hood gastronomico che svaria e che oggi ha preso a cuore il povero barese, così ruba dai frigoriferi dei ricchi Ronaldo e Adriano per donare a lui. Intanto prima ancora di nominare il sostituto di Abete e quello di Prandelli, il calcio italiano schifato a dovere, sembra avere finalmente voglia di cambiare la sua classe politica e di riformare le regole, Tavecchio ha già un nome che sa tanto di rinnovamento, un po' come lo zuccotto in pasticceria, a tal punto che è già stato definito il primo ordine del giorno, che sarà giustappunto “Se A è uguale a B e B è uguale a C, che cazzo gliene frega ai tifosi di retrocedere”. Argentina e Belgio vanno avanti senza sorprese anche se solo ai supplementari, allora forse è bene utilizzare questo spazio per chiarire come mai taluni cadono a volte in malintesi clamorosi tipo scambiare Monaco di Baviera con il Principato di Monaco, tanto che a proposito di millantata competenza gli è stato ricordato che anche l’abito non fa il monaco. Situazioni che generano ilarità gratuita mentre il Mondiale è una manifestazione che logora, non solo per l’umidità, ma anche e soprattutto per gli orari che costringono persino i più attenti a cadere in trabocchetti che ne minano, spero solo apparentemente, la creddibilità guadagnata nel tempo con tanta fatica attraverso migliaia e migliaia di post e previsioni azzeccate tipo quella della morte di questo blog. Oppure parlando di grandi temi, come chi ci mise in guardia da una pontellizzazione incipiente. Del resto non ho mai nascosto un certo debole per chi aveva previsto una morte del blog così prematura ma al contempo veloce e senza tante sofferenze, e così oggi voglio spendere due parole per chi è stato così schietto e che fino alla fine è stato al mio capezzale pensando che fosse Capezzi. Io che ho sempre ritenuto il suo blog un cartellone di opere liriche davvero pregevole, a differenza del mio che è solo ambulante commercio di merce contraffatta. E per quanto riguarda un cartellone lirico così pregevole, è un peccato che il logorio della vita moderna incida nel suo programma e nelle sue locandine che alla fine risultano piene di refusi ed errori di ortografia tipici di chi non rilegge mai ne il programma e ne le locandine, refusi che qualche volta rendono poco comprensibile il testo. L’ultima volta mi sono accomodato in prima fila per godermi quella che in cartellone si è rivelata una vera e propria chicca, al di là di quella che già aveva visto nel Principato di Monaco gente mangiare wurstel e crauti agli angoli delle strade, perché in questo caso penso si sia trattato addirittura di un’opera ancora inedita di Giuseppe Verdi: La Tranvata.