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sabato 31 maggio 2014

Gli auguri di Capodanno

Oggi vorrei fare gli auguri a chi ha figli in età scolastica perché sanno che dovranno comprarsi il vestito per l’imminente Capodanno. E poi aspetteremo con ansia il conto alla rovescia. Cinque..Quattro..Tre..Due..Uno..Che pagella del cazzo. Questo potrebbe essere bene o male, un modo per cominciare l’estate festeggiando con trombette e trombati, 7 per l’esattezza, con i 23, invece, promossi al mondiale, che sarà a sua volta un esame senza appello e dal quale in molti usciranno bocciati. Si dice che è una ruota che gira, quello che ho sempre cercato di dire anche al Bambi in uno dei miei massimi sforzi di originalità, concetto banale, che lui però ha sempre rigettato con forza, sostenendo che sulla sua ruota ci gira un criceto. E chi nella vita non ha un sogno nel cassetto? Rossi per esempio, che vuole il suo Mondiale, con la speranza che Prandelli non gli fotta la scrivania. E chi come Montolivo, invece, che pensava all’avventura di Milano come a un mattino che ha l’oro in bocca, per ritrovarsi poi con un termometro nel culo. L’altro giorno ho visto il Bambi teso per la storia di Cuadrado al Barcellona, molto teso, inveiva contro i bacini d’utenza anche se non sapeva bene dove guardare mentre inveiva, perché il concetto è un po’ troppo allargato, ce l’aveva con il pareggio di bilancio, si sentiva frustrato perché conscio di essere nella dimensione di chi non può resistere alla forza economica delle cosiddette grandi. “Cosiddette una sega!!”, recriminava, “Lo sono davvero, perché appena un giocatore fa mezzo campionato buono vengono qua e te lo portano via”. Allora sono andato in erboristeria e poi gli ho portato un sacchetto di tisana per distendere i nervi, ci ha messo due minuti per fumarla tutta. In sintesi oggi vorrei dare un messaggio di speranza proprio a chi in questo momento vede tutto nero, e non parlo solo di Cuadrado, parlo di ambizioni, di mondiali, di Renzi, dello stadio alla Mercafir, del CDA che sembra essere diventato un thriller appassionante, parlo della speranza di far venire alla luce tutti i referti falsi modello Gervasoni, un modo spregiudicato di fare, questo, che ho riscontrato anche in certi ristoranti che spacciano la cucina vegana dietro ad insegne del tipo “L’imboscata” dietro alla quale si nasconde il burro mescolato al tofu, oppure nella minestra di ceci un sottofondo di brodo di cinghiale. Ecco, a tutti questi ma anche contro i fine contratto come quelli di Montolivo, il messaggio di speranza e di pace universale, che quindi rivolgo anche a Ghilardi e a tutta Parma trombata,  vuole essere quello che ogni mattina, un pettirosso si alza in volo piuttosto che una colomba si alza e tuba, piuttosto che un canarino si alza e canta, il messaggio vuole essere quello che non importa che uccello hai, l’importante è che si alzi.

venerdì 30 maggio 2014

C'è anarchia tattica nell'aria

L'argomento Cuadrado mi spinge a fare due riflessioni, una di natura economica e l'altra tattica. Il calcio italiano non ha più la capacità di trattenere nessuno  dei suoi campioni, se ne andrà anche Immobile detto Ciro, probabilmente al Borussia detto anche Dortmund, non penso che possa farcela la Fiorentina a trattenere il colombiano se non per un anno. Poi comunque se ne andrà inevitabilmente, così come Vidal e Pogba tanto per citare due giocatori di squadre che fatturano molto di più e che hanno il benedetto stadio di proprietà. I mari invece ce li saccheggiamo da soli, ieri ho mangiato degli scampi siciliani freschissimi e bevuto una Ribolla Gialla, una terza bottiglia come del resto per qualcuno é gialla come la terza maglia. Dopo il depauperamento di mari e campionati non ci resta che fare un ultima considerazione di natura tattica, e come per il comparto della pesca si obbligano le flotte ad effettuare un "Fermo biologico" di 40 giorni dove si fermano tutte le attività per permettere il ripopolamento delle specie ittiche, così dovrebbe fare anche il calcio chiudendo il mercato. Solo così saremo sicuri che nessuno potrà venire più a sconfinare nei nostri mari pieni di talento come anche di buste di plastica. Mi viene in mente Montolivo a tale proposito. E poi c'è un problema di disciplina tattica degli stessi giocatori all'interno di un mercato che in questo caso non é affatto ittico, perché il giocatore sotto contratto può sempre manifestare la propria volontà di andarsene, e come si dice, anche se non ho ancora capito chi cavolo l'ha detto, poi non si può trattenere un giocatore che ha offerte irrinunciabili da grandi squadre. È finita? Macché. C'è ancora tanta altra anarchia tattica all'interno di tutte le altre anarchie, Cerci per esempio non rientra e non fa una diagonale difensiva non tanto per postulato quanto per un difetto di postura, Cuadrado é un altro giocatore difficilissimo da "educare" tatticamente, insomma da inserire in maniera funzionale dentro a un disegno dove si distribuiscono ruoli e compiti. E allora mi viene da fare anche a me una considerazione di natura tattica finale che nasce dall'analisi di tutti questi comportamenti anarchici, a cominciare da chi pesca in maniera intensiva, fino a chi beve Ribolla Gialla senza misura infischiandosene delle quantità consentite per mettersi alla guida. E così ci ritroviamo un Paese dove il pittore dipinge le sue tele, il musicista compone le sue liriche, lo scrittore elabora i suoi testi, con il risultato che alla fine ognuno fa quel cazzo che gli pare.

giovedì 29 maggio 2014

Quattro stagioni che non siano una pizza

Sono in mezzo a un paio di giorni pieni di cose da fare, di giorni che una persona normale, e non affetta come me da "metafora tremens", definerebbe "di corsa", tipo quelli che ti lasciano segnato come le carte di un baro, e che poi sei costretto ad andare da rinomati psicologi di ultima generazione, che visti i giorni così ripieni ti fanno subito un paio di test farciti. Non ho quindi il tempo di analizzare nessuna ipotesi di mercato, vi lascio in mano tutte le trattative e le chiavi sotto il vaso dei gerani. Prima del bip del Telepass posso fare solo una considerazione generale in vivavoce, di come cioè il tifoso Viola si prepara alla nuova stagione, sempre con la stessa identica speranza nel cuore di vincere qualcosa. E poi spesso si ritrova in mano al massimo una "Rustichella" e la macchina piena di bottigliette di acqua minerale vuote e sparse qua e là. Così é tornata la primavera e ci ha ritrovati qui con la sciarpa Viola al collo, poi é arrivata l'estate e ci ha trovato ancora qui ma senza la sciarpa perché faceva troppo caldo. Poi é giunto l'autunno ventoso, ok con la sciarpa, ma anche piovoso e quindi ci ha trovato qui belli fradici perché senza ombrello. Quindi puntuale come un referto falso di Gervasoni é ritornato l'inverno e ci ha ritrovati ancora qui. Insomma, mai visto uno sciopero dei treni così lungo.

mercoledì 28 maggio 2014

La zeppa sull'impasse

Premesso che in ogni donna batte un cuore, e ho potuto constatare ultimamente che a volte solo per solidarietà con la proprietaria, e preso atto che spesso dietro ad azioni apparentemente sproporzionate si nascondono stati d’animo come quelli di chi si sente talmente solo da non sentirsi nemmeno lì, é arrivato il momento di archiviare la stagione e pensare alla prossima. Ancora non lo avevo fatto perché ero rimasto a guardare dietro le quinte del campionato, trovando solo le seste. Faccio un ulteriore parentesi prima di dare il via psicologicamente al futuro, perché il Bambi mi è diventato improvvisamente ecologista e un po’ anche Celentano prima maniera, quello prima delle pause insomma, le stesse che ritroviamo nelle partite e nella carriera di Aquilani, che non è ecologista ma romano da sempre. Insomma, il Bambi mi parla di mancanza di verde in città, e per l’esattezza sostiene che il verde che c’era prima ormai non c’è più e il grigio ha preso il suo posto. Si rammarrica nervosamente perché non vorrebbe che questo fosse vero, ma vorrebbe ciò che c’era prima e non ciò che c’è adesso. "La linea è netta, la linea è irrimediabilmnete netta" mi ha gridato furioso. Inveiva non tanto per la fine delle comproprietà, ma quando ha capito che gli avevano rigato la Skoda verde. E quindi eccoci finalmente qua a parlare..., si, mmm...possiamo affrontare l'argomento di...no, la verità é che non c'è una sega da dire. L'unica operazione in ponte é l'avvicendamento sulla panchina del Milan. Il resto é tutto fermo perché non ci sono soldi e tutti devono prima vendere, con il problema vero per il calcio italiano rappresentato drammaticamente proprio da quel "Tutti" che esclude automaticamente che prima ci sia qualcuno che possa comprare. E alla fine, con la speranza che dall'estero qualcuno ci tolga la zeppa all'impasse, forse anche l'euro, l'argomento vero di cui dovremo occuparci, visto il periodo, una volta superate anche l'elezioni, e in attesa dei mondiali, è quando lei silenziosa entra nella stanza. Ti palpa tutto il corpo nudo finché trova il posto più invitante e comincia a succhiare. Parliamone di queste zanzare di merda. Come anche di dove sono andate a finire le parole spese in campagna elettorale.

martedì 27 maggio 2014

In prima serata

Scusate la parentesi mondana, ma il mercato langue e la lingua batte sempre dove il dente duole. Lingua salmistrata naturalmente. E mentre Grillo ci scioglie sopra una pasticca di Maalox, vi consiglio di andare da Mariano in via del Parione, una piccola bottega nel cuore di Firenze rinomata per le sue farciture dei panini. Un pizzicagnolo di lusso dal quale si possono gustare combinazioni come appunto il panino con la lingua salmistrata, cetriolini e senape. E a proposito di lingue questa volta biforcute, mi ha chiamato Bruno Vespa per una puntata speciale di Porta a Porta San Frediano in prima serata. Niente a che vedere con i problemi della movida o con l'elezione di Nardella a sindaco di Firenze. Capita l'antifona ho subito commissionato il plastico ad un corniciaio dello sdrucciolo dei Pitti a corto di commesse. Sul plastico che rappresenta naturalmente la scena del crimine, Vespa incentrerà la puntata dal titolo “Chi ha offeso Nonna Papera? Ospiti della serata saranno, la Banda Bassotti al completo e per la prima volta negli studi della Rai con i loro veri abiti, senza indossare cioè quelli più abituali dei politici, Nonna Papera a colori, gli avvocati Bongiorno e Ghedini, più tutti i consulenti di parte, tra i quali la Bruzzone, Crepet con un maglioncino ai ferri fatto proprio da Nonna Papera, e infine il criminologo Bruno con tutto il suo carico di esperienza e forfora. Tutti contro di me, mentre si cercherà di dimostrare che sono un’emerita testa di cazzo. Sarò Il primo in assoluto a portarsi il plastico da casa, ci tengo perché mi servirà per indicare con la bacchetta di Vespa, i luoghi dove in San Frediano sono già considerato così, e senza per questo scomodare tutta questa gente. Il mio avvocato che ha lo studio alla stadio, punta tutto sul fatto che non si può essere condannati due volte per lo stesso reato. Non è ancora confermata la presenza del Chiari, chiamato dagli avvocati della controparte a ripetere i suoi famosi cavalli di battaglia sulla calunnia e mistificazione. Si cercherà insomma di costruire di me un’immagine che invece noi sosterremo essere già consolidata da tempo in Oltrarno. L'avvocato che ha lo studio nei locali dello Scheggi mi ha indicato l’atteggiamento da tenere, e sempre a questo proposito mi ha suggerito nel caso mi facessero vedere i sorci verdi di fare finta che siano della Lega. Mangerò un panino con il lampredotto in diretta per guadagnare i consensi degli amanti dello street food, un concetto quello del vivere la strada, che naturalmente comprende anche le puttane. La nostra linea difensiva punterà tutto sull’accaparrarsi i consensi di quell'area moderata popolare di strada che é un po' la nostra forza. E per questo mi ha consigliato di creare un alone di compassione intorno alla mia figura, che dovrà risultare alla fine della serata essere quella del perseguitato, suggerendo argomentazioni che portano fino alla commozione, per cercare insomma di evidenziare i problemi veri e quindi alleggerire il peso delle argomentazioni dell'accusa. Non diremo che non siamo colpevoli, diremo al contrario che lo siamo già abbondantemente. Guardando fisso nella telecamera sbagliata farò presente che nel mondo la povertà aumenta di continuo, e che comunque domani il sole sorgerà ancora. Tirando fuori il fazzoletto e fingendo di piangere come lo zio Michele, sosterrò che nel mondo le guerre mietono vittime, ma che comunque domani il sole sorgerà ancora. Poi con la voce rotta, e qui l'avvocato sostiene di imitare Sandro Ciotti mentre io sono più per Cerci dopo il rigore sbagliato, dirò con la voce scelta tra le due opzioni, che nel mondo la fame di ricchezza distrugge ogni cosa, ma che comunque domani il sole sorgerà ancora. E se il sole se ne sbatte i coglioni di quel che accade nel mondo, cosa gliene può fregare di me a Nonna Papera che é bella come il sole. E al mio sbigottimento nei confronti della sproporzione di tutto quanto sta accadendo, suggerirò di fare una riflessione profonda e finale sul fatto che quando fumetti come Nonna Papera piangono nessuno nota le loro lacrime, oppure quando la Nonna é triste nessuno nota la sua infelicità. Figuriamoci al contrario quando é felice se ci può essere qualcuno che nota i suoi sorrisi. "Tutto questo non fa notizia signori" dirò con enfasi, la fa invece una Nonna Papera che scoreggia anche solo una volta.

lunedì 26 maggio 2014

L'Emanuelle di via de' Serragli

Ieri ho fatto una macedonia pazzesca, ho trovato un melone, delle fragole e un'ananas decisamente sopra la media, poi é bastato mezzo limone di quello vero e dello zucchero di canna, roba da riportare la serenità anche in casa di Nuvola, o un qualche sapore nei post di Marco Siena. È così che ho affrontato il divano, carico di fruttosio e con ancora le raccomandazioni del grillo parlante di andare a votare. Sarà che quel Grillo non era la voce della mia coscienza ma un vino siciliano, e così alla fine non sono andato a votare. Il Grillo mi parlava nelle orecchie con parole di sonno, fino a quando non ho sognato il Bambi che mi telefonava e mi svegliava. E così come non era il grillo parlante, non era nemmeno un sogno, era lui che mi svegliava davvero per raccontarmi delle sue pene d'amore. Se non fosse un reduce dalla guerra contro l'eroina, lo manderei più spesso affanculo, mi perito solo perché ho paura delle ricadute, e lui che lo sa bene certe volte ne approfitta. Questa volta si é innamorato di una filippina che lavora dai Marchesi Torrigiani in via de' Serragli, era convinto che fosse davvero la donna della sua vita, ci aveva investito pensieri profondi, secondo me gli ricordava alla lontana la prima "Emanuelle", e così ancora con il fruttosio che annegava nel Grillo ho ascoltato l'ennesima disavventura. Mi ha fatto anche un po' tenerezza questa volta, perché avrebbe voluto avere il tempo di parlarle, avrebbe voluto insomma il tempo di conoscerla, o almeno il tempo di capirla, e invece dopo due minuti gliel'aveva già data. Quella gran maiala di filippina mi ha fatto andare il fruttosio di traverso. Ma questa volta eroina o non eroina gliel'ho dovuto dire quello che pensavo, del resto il Real aveva vinto la Champion infrangendo l'ennesimo sogno di David contro Golia, la mattina ero stato impegnato in terrazza e avevo dato fondo a tutte le ultime risorse in materia di collaborazione domestica. Hai voglia caro Bambi ad elencarmi tutte le virtù dell'erotica filippina, si perché anche di fronte all'evidenza che lei si era concessa in maniera precoce come certe eiaculazioni, ha cercato di impreziosirne i tratti descrivendomi il suo viso che gli ricordava Poppea. Poppea? "Ma che cazzo dici?", ho provato a dirgli che era una donna di facili costumi, e giù lui a descriverla furiosamente con la disperata rabbia espressiva di un Emilio Vedova, tirandone fuori una tenacia eburnea tipica solo di Cleopatra. Ho pensato che mi prendesse per il culo come aveva fatto Gervasoni con quel referto, l'ho pregato di farla finita facendogli presente che non giocava nemmeno la Fiorentina, e che quindi non ero nell'umore giusto per continuare a sentirlo straparlare. Ho pensato persino che si fosse fatto. Poi ha aggiunto all'improvviso anche una certa spiccata furbizia, elogiandone così l'efebica astuzia, tanto da paragonarla a quella di Messalina. Non ci ho visto più, perché dopo Poppea, Cleopatra e Messalina, gli dovuto far presente mio malgrado che mi stava ricordando solo delle grandi puttane.

domenica 25 maggio 2014

I migliori vincono

La Champions va al Real dopo che l'Atletico c'era arrivato veramente a un passo. Con il colpo di testa di Ramos si ripropone al terzo minuto di recupero tutta la crudeltà del calcio, della vita, di certi corsi e ricorsi storici, da qui anche il famoso mal di vita che prende quando lo sforzo è quello di Davide contro Golia. Maledizioni, realtà, anche il Toro rientra in questa collana di narrativa, per qualche verso anche la Fiorentina. E così l'Atletico é crollato nei tempi supplementari, psicologicamente e non solo, anche perché il suo calcio é dispendioso. In quei trenta minuti ho rivissuto drammi sportivi che appartengono ai più piccoli del calcio, sportivi e non solo, perché alla fine l'Atletico era anche bollito, e mi ha ricordato un'esperienza recente del Bambi a Rapolano alla ricerca del benessere secondo natura. Era in una Spa bellissima in cui si dice che le acque termali siano tra le più calde al mondo, ma all'ultimo minuto decise di rinunciare a quell'esperienza. Arrivato a un passo come l'Atletico. Fu quando vide gli ospiti, dopo il bagno che si cospargevano di maionese. Come i giocatori dell'Atletico. E accantonate le forti emozioni della finale di Champion, oggi c'è da pensare solo alle elezioni, e soprattutto c'è da fare il proprio dovere. Andare a votare per le Europee e per le Amministrative. Sono stato un'ora a cercare in tutti i cassetti, e quando pensavo di non poter andare più alle urne ho ritrovato la tessera del tifoso che avevo buttato a lavare insieme ai jeans. Poi una volta fatto il pieno, fortunatamente il mio vicino mi ha chiarito le idee, proprio in extremis, sostenendo cioè che si poteva andare a votare nel proprio comune, mentre nel navigatore avevo già impostato Strasburgo. Adesso spero che Pradé dopo che anche noi abbiamo peccato facendo atti impuri nel pensare come l'Atletico alla coppa d'altri, ci dia come penitenza quella di recitare almeno tre Di Maria nella prossima campagna acquisti. Adesso vado a votare il mio sindaco a parametro zero. Del resto i migliori vincono, ma se ne vanno.

sabato 24 maggio 2014

Sarò Alan Ford

Devo dire che sono molto eccitato a raccontare questa storia, è un'esperienza strana, non è per intendersi una storia di tutti i giorni, non é per intendersi roba di San Frediano e lampredotto. Ci sono anche prospettive importanti nei meandri di questa vicenda che nasce per raccontare sentimenti di rancore, che potrebbe invece offrire anche possibili sviluppi sessuali, sempre se riuscirò ad evitare la terribile salamoia, alla fine potrebbe scapparci di trombare anche Jessica Rabbit. Si, perché sono riuscito ad entrare in contatto con il mondo del virtuale, fumetti, web, romanzi, insomma, sono arrivato là dove la fantasia che anima un personaggio trova quella formula magica che permette di fare incontrare il mondo reale con quello che invece fa capo alla fantasia. E’ come se un personaggio inventato dalla mano dell’uomo fosse uscito dalla sua striscia e per mano del suo creatore avesse voluto incontrarmi, penso per esempio a Nonna Papera che mi invita a mangiare una delle sue torte per bocca di Walt Disney. E così ha fatto Nuvola Viola, che in una recente storia nei dintorni di Fiorentinapuntoittopoli aveva annunciato querele per bocca dei Bassotti, la mitica banda questa volta è stata sincera, a dimostrazione con non sono solo dei personaggi negativi, del resto non avevo nessun dubbio. Ho conosciuto l'autrice di quel personaggio e se ha scelto loro, essendo lei una persona così affettuosa, é arrivato anche il momento di rivalutare certi personaggi discriminati. E così mi ha fatto chiamare dalla Polizia Postale di Parma, questa invece reale, hanno bisogno di sentirmi e sono contento, perché di solito le mie soddisfazioni personali si limitano alla scrittura. Sarà una bella opportunità, così avrò modo di parlare di voi, prima di tutto cercherò di dire che il Chiari non è come sembra, che in Borgognissanti non ci sono solo delle fave che giocano a golf con Cuccureddu. State tranquilli. Imparerò l’editoriale a memoria e la fotografia me la farò stampare in una t-shirt da Rita. Quindi ho dato la mia disponibiltà con grande entusiasmo. Non penso che Nonna Papera mi farà trovare proprio una delle sue torte più buone, ma sarà comunque una bella emozione entrare in quel mondo dove i fumetti regolano i conti. E poi basta il pensiero. Scrivo di questa mia avventura perché ho deciso di rendere pubblico qualsiasi ulteriore passaggio che mi riguarda di questo viaggio. Sono contento che Nuvola Viola si sia ricordata di me dopo tanto, e mi abbia fatto fare quella telefonata. Ci tengo a precisarlo, non certo per me che già lo sapevo, ma per qualcuno che sfogliando distrattamente quel fumetto poteva pensare che è dedita solo ad organizzare cene nel Viola Club di Parma. No. Non è così. Anche se non personalmente perché indaffarata quando con Qui, Quo e Qua, quando con le torte, il telefono per un saluto lo fa comunque alzare da persone di fiducia. Insomma, un pensiero gentile ce l'ha sempre, anche se in mille altre cose affaccendata. È persona serena e ne sono felice. Mi rimane difficile capire come gestire questa vicenda proprio perché a me Nonna Papera è stata sempre simpatica contribuendo come ha fatto a colorare la mia infanzia. Non so se sarà legale affiancarla in questo percorso, cioè lottare al suo fianco contro di me, al limite se non è possibile proverò almeno a chiederle se possiamo avvalerci dello stesso avvocato, per ottimizzare i costi e così pagarlo a metà. Per ora tutto qua. Vi aggiornerò appena avrò delle novità. Non vi preoccupate perché ho esperienza nel mondo della fantasia, so che oggi puoi trovare Crudelia De Mon, ma domani anche Bambi, quindi penso che sceglierò di essere Alan Ford e vi saluterò Valentina se la incontro. L’ultima volta, durante un mio lungo giro in Malesia, sono stato anche a Labuan, l’isola tante volte citata nei romanzi di Salgari e dove abitava la fidanzata di Sandokan. Qui ho conosciuto un tizio molto simpatico, ma anche poco sveglio, tanto da essere diventato famoso in tutta l’isola con l’appellativo di “il pirla di Labuan”.

venerdì 23 maggio 2014

Se

Prima di dare il via alla ridda di voci che riguardano il mercato, ridente modo di chiacchierare di calcio, che fa il paio con la più ancora ridente Radda che si trova nel Chianti, e dove anche lì fanno il mercato, è giusto dare un voto alla stagione. Anzi no. O meglio, io non lo do perché i giudizi sono ovviamente influenzati troppo dai se. Non voglio passare quindi per quello che frigna, non voglio percorrere il bosco delle recriminazioni in cerca dei se ci fosse stato tizio invece di caio, meglio le more, comprese le veline. Voglio invece sottolineare l’importanza del se a precindere dal contesto nel quale si viene a manifestare. E penso se lei ti dice di lasciarti andare ma tu per esempio sei appeso al cornicione, oppure sempre se lei ti morde un orecchio ma quella lei è un rottweiler. Il se è stato da sempre molto importante, pensate ad Eva se non avesse rovinato quel pover’uomo di Adamo, sicuramente oggi avremo tutti un collo senza quel fastidioso pomo, soprattutto per chi porta la cravatta, e ne avrebbe guadagnato molto anche Montolivo. Non si può quindi minimizzare affatto la sua rilevanza storica, un se cambia la vita, oppure la stagione, e mi viene da pensare se la prima volta che hai fatto l’amore è stata un’esperienza unica ma purtroppo è rimasta anche un’esperienza unica. Se e solo se, e mi ricordo la tristezza del Bambi quando mi raccontò lo sconforto di viverne uno così mortificante come quello se giochi a nascondino e nessuno ti viene a cercare. I se di Gomez e Rossi sono solo dei sotto se, dei se in locale, dei se un po’provinciali, perché i veri se della vita sono sovraordinati, viaggiano a livelli superiori come se vinci una vacanza a Firenze ma ci abiti già da 50 anni, oppure se parli sette lingue ma tutte in italiano. Quindi niente alibi alla squadra o all’allenatore? Ci sono, certo, ma non sono determinanti, o almeno non é possibile mettere sullo stesso piano una rottura dei legamenti, come invece se lei ti tiene sulla corda ma da anche un calcio allo sgabello. Non do il voto alla stagione ma do il se alla stagione, che riassumo in un se non ti entra la retro ma nel retro ti è già entrato. E faccio di più, perché sulla stagione faccio anche una considerazione incrociata, inserendo cioè ai se anche una verifica della validità di certi proverbi, perché se alla goduria della fine della scorsa campagna acquisti che ci aveva regalato la coppia Rossi-Gomez andiamo a verificare oggi l’accaduto, il se che ne viene fuori è come se a Capodanno hai trombato ma hai capito che i proverbi sono solo una gran presa per il culo. E proprio a proposito di trombare, soprattutto a fronte della sconfitta nella finale di Coppa Italia, la stagione è stato un se da non condividere con gli altri ma un se fai da te, e per intendersi meglio, un se hai preso il coraggio a due mani, ma poi guardi bene, e non è il coraggio, e forse non servivano nemmeno due mani. A scanso di equivoci e di se, io rimango soddisfatto della stagione, i miei se non sono come i se di quei tifosi che se il paese va a puttane e sono tutti a casa loro. Se finale, la stagione della Fiorentina ci ha detto che se la fortuna è cieca, noi tifosi Viola sulla fronte abbiamo scritto “Sono sfigato” in braille.

giovedì 22 maggio 2014

Operazioni difficili

Sono di corsa quindi due temi veloci al volo. La sfiga e il mercato. Bisognerebbe che qualcuno si facesse carico di dire qualcosa a chi amministra la cosa pubblica in fatto d'infortuni, in modo da ripartire meglio le risorse, soprattutto in maniera più equa, oltretutto preso atto che il campionato é finito. Mentre i nostri continuano ad andare sotto i ferri come se non se ne fossero accorti. Insomma, non c'è più nessuna partita o finale da compromettere, anche se l'ernia ombelicale ci mancava come il pane, e i legamenti di Mati sono alla caviglia, perché sarebbe stato un problema altrimenti trovare per la prossima stagione un'assicurazione per i ginocchi, anche di quelle online o con Trovaprezzi. Oltretutto torno dall'ospedale dove sono stato a trovare mio zio Gigi che ha subito un intervento anche lui delicato e risolutivo. Le sue due fontane in giardino unite da un tunnel subacqueo si erano ostruite, da quel tunnel ci passavano le sue amate carpe. È intervenuto il geometra di famiglia che ha detto che bisognava fare uno scavo per liberarlo e consentire nuovamente il libero movimento delle carpe. Da qui la necessità di fare un intervento al tunnel carpale. Capitolo mercato invece, c'è poco da dire e solo una cosa da fare, adesso la priorità é la comproprietà di Cuadrado, tutto é bloccato fino a quando non si risolve quest'altra delicata operazione. Bisogna quindi tirare fuori i soldi, su questo non possiamo cercare di risparmiare. Non si può fare come lo zio Gigi che a forza di lottare, nel suo caso per cercare di pagare meno tasse, per via dello sforzo si é dovuto operare come abbiamo visto. Paghino quello che devono pagare i Della Valle, e non facciamo come lui che ha cercato tutti i cavilli studiando i moduli, perché tanto con l'Udinese é una battaglia persa. Sarebbe una battaglia impari come la la sua che ci ha provato in tutti i modi perdendoci nottate. Prima di entrare in sala operatoria mi ha detto "Gianni le tasse le devo pagare, lo so, ma non ti preoccupare, io lotto come dieci persone messe insieme, ma che dico? Lotto come cento. Per farla breve, lotto per mille".

mercoledì 21 maggio 2014

Quando il gioco si fa duro

Le critiche sono da sempre bene accette, e questa premessa serve per tranquillizzare tutti coloro che spendono la passione anche facendo analisi, e non come me che la vivo solo tra zucchero filato e tagadà. Insomma, e come si direbbe al bar o in tutti gli altri luoghi comuni, critiche costruttive naturalmente. Non certo con quegli eccessi costruttivi tipici che poi degenerano nell’abusivismo edilizio, come hanno già fatto e fanno i palazzinari della passione a fine stagione, appena trovano un nuovo appezzamento di terra dove edificarne di nuove sfruttando un loro preciso vuoto legislativo della ragione. Dico questo perché chi esagera in questo senso, chi fa di se un ipercritico da ipermercato rischia grosso, no all’adorazione e va bene, ma no anche al pugno di ferro, e il rischio di usare il pugno di ferro in mancanza di una donna, si sa, è quello dovuto alle conseguenti abrasioni. Va bene avere fretta, correre verso una presidenza meno conservativa dopo anni e anni di stitichezza, va bene fuggire via dai marchigiani, provare dolore e scrivere post con le gocce di sudore che ti imperlano la fronte, correre, correre via veloci il più possibile, ma che brutta cosa la diarrea. In San Frediano siamo abbastanza diretti nei confronti di chi parla per lasciare il segno, di chi deride per lasciare il segno, di chi anche con lo sguardo vuole lasciare il segno, tanto che gente come il Bambi direbbe "Caro il mio zorro hai rotto i coglioni". Diciamo che un certo modo di fare critica nei confronti della proprietà ci riconduce alla natura, mi viene in mente quando ogni mattina, l'ape va su un fiore prende il nettare migliore e lo porta all'alveare. La mattina dopo, l'ape va su un fiore prende il nettare migliore e lo porta all'alveare. La mattina dopo, l'ape va su un fiore prende il nettare migliore e lo porta all'alveare. Cazzo che vita di merda! Ecco, vorrei che migliorasse lo standard qualitativo di certi tifosi, che apprezzassero di più il miele di acacia per esempio, perché ho come il sospetto che qualcuno si comporti così per mancanza di esperienza di tifo vero, vedo ingenuità in certe affermazioni, fatte solo per cercare di mascherare i brufoli tra le trame fitte delle prime critiche costruttive. Insomma, qualcuno in particolar modo mi ricorda il Bambi quando ancora giovanissimo si profumò tutto, si fece la barba e comprò dei fiori, è così che capii che quella era la prima volta che andava a puttana. Come non sono affatto convinto che certe altre critiche siano così ingenue, anzi, secondo me sono solo poco sincere, preconcette, atte a denigrare per ragioni di antipatia, lotte personali, faide interne con se stessi, si, sono convinto che certi tifosi non possono avere lo sguardo fiero perché sanno di essere in colpa, e un po’ mi ricordano il Bambi quando invece si innamorò di una ragazza disinibita che non riusciva però a guardare negli occhi senza abbassare lo sguardo, fino ad essere costretto a chiedergli di rimettersi le mutande. Adesso torno sull'autoscontro, ho ancora un sacco di gettoni, vado a dare noia alle ragazze, perché anche io ho i miei bei difetti, c’è stato un periodo che non capivo come mai alla fine non si trombava mai, poi ho collegato il fatto alla passione per il tipo di reggiseno che indossavano, si, in una fase della mia vita sono stato attirato dalle donne con il reggiseno a balconcino, una tipologia che però prevedeva anche le mutande a saracinesca. Per i più critici, insomma, il mio pensiero finale è che ho come l’impressione che quando il gioco si fa duro lei sia già andata via. Mentre per quelli come me, lei è lì tranquilla che addirittura si specchia mentre mi aspetta che finisco di scrivere l'editoriale di oggi.

martedì 20 maggio 2014

The first, the Forst

A proposito dei voti alla stagione Viola, ho letto il resoconto spensierato di BarryBonds tutto d'un fiato, un post buttato giù come una Forst. E la birra mi fa ruttare, non ci posso fare niente. Allora lo commento con simpatia tra uno sbuffo gastrico e l'altro, perché lo conosco personalmente, e sono sicuro che ne capirà lo spirito. Il suo intento denigratorio del resto è chiaro come la birra altoatesina, e la sua personale battaglia contro l'attuale presidenza è ormai di vecchia data, è lunga la sua militanza nelle forze contro il male. Speriamo che la sua battaglia non sia arrivata in fondo come lo è invece lo stabilimento della Forst. Proprio in fondo alla superstrada Bolzano-Merano. E in fondo al barile dove non c'è più niente da raschiare. Conoscendolo so che non ha mai riconosciuto l'ora legale, che soffre il jet lag tipico di fine stagione, e non potendo assumere melatonina coltivata sul Colfiorito per un'intolleranza ai prodotti marchigiani, il post in oggetto risente un po' del fuso orario. Questo lo porta spesso anche a sbagliare il pesce d'aprile oltre a certe valutazioni. Ricordo quando ancora lo frequentavo che spesso gli succedeva di venerdì, mentre giovedì gnocchi. I suoi interventi sono diventati ormai un classico, come un BurberryBonds che fa persino assonanza, e che fa un po' anche maniaco che esce fuori dalla siepe della stagione per mostrare il suo rancore anche un po' vizzo verso i Della Valle. Di solito ai giardinetti di Fi.it. I suoi post dilazionati nel tempo di qualche sconfitta, mi ricordano un amico segaiolo che fumava sei o sette stecche tra una scopata e l'altra. Spero che almeno la partita del cuore lo abbia ricompensato della sofferenza di questi ultimi due anni terribili, fosse anche solo perché il calcio d'inizio lo ha dato Prandelli. Un sapore tutto trappista quello di Cesare, quello di un prete più che di un frate, ma con il codice etico chiaro e non come quello a barre che si trova nella bottiglia della Forst chiara. Ho come la sensazione che certi quarti posti celebrati con cene luculliane, oggi abbiano il sapore amaro del luppolo, e che per questo lo vedono disperato protagonista in fila alla mensa della Caritas. Questo suo sdoppiamento della percezione mi ricorda sempre quel mio amico che aveva scoperto il vero amore baciando una ragazza di Bolzano che era appunto bilingue. E sapeva di birra a km zero. Anche se lo conosco, riconosco che non so davvero dove andare a trovare la logica in quello che ha scritto, la stessa situazione che si ritrovò ad affrontare sempre la ragazza di Bolzano quando quel mio amico si spoglió, sia lei quella volta, che io adesso mi chiedo se per caso quella di Barry non sia una caccia al tesoro. Noi di Firenze la carne la conosciamo bene, e questa del Barry mi sembra proprio un bel bisteccone, solo che ognuno di noi ha il suo macellaio di fiducia ed è sempre un po' scettico verso gli altri, anche se in questo post mostra tutta la sua abilità con il coltello, velocissimo nel servizio ai Della Valle, mi sono incantato a vederlo mentre lavora con i suoi affilatissimi concetti. Comunque non me ne vorrà ma preferisco sempre il mio, perché nel suo post ci ho trovato qualcosa di strano oltre a un mignolo. Comunque un post coraggioso che lo esporrà inevitabilmente al rischio di un ritiro della patente per una questione di bieca discriminazione nei suoi confronti, io che lo conosco so bene che è più alto della media, ma non per questo si può essere discriminati, perché a leggerlo sembrerebbe che chi lo ha scritto fosse in quel momento visibilmente alticcio. Senza più Prandelli sulla panchina, e con l'aggravante di essere nell'era Della Valle, il ritorno al gol del Bati sotto la Fiesole, per Barry sarà percepito come un gol di Scamarcio. E anche chi applaude alla partita del cuore si dimostra un perdente, uno che si accontenta perché dovrebbe ambire invece alla partita del cazzo. Per Barry è meglio anche Grillo dei Della Valle, con lui potremmo gonfiare il petto e mettere cinque stelle sulla maglia in una volta sola, alla faccia del triplete, perché i giocatori forti per fare il salto di qualità vanno pagati con l'assegno di cittadinanza. Amante di una certa scuola calcistica, in onore di Gonzalo ha voluto emettere questo suo post che alla fine risulterà avere lo stesso valore dei BarryBond argentini. Un vero crac.

lunedì 19 maggio 2014

Alla prossima

Il colpo d'occhio dello stadio è stata l'azione più belle della partita, un colpo d'occhio che ci appaga l'occhio come quello sul culo di Charlize Theron in una vecchia pubblicità del Martini. Era il '93 e Montolivo non aveva ancora dichiarato guerra al Milan, ieri è arrivata finalmente la fine delle ostilità tra lui e l'asticella, e così ha vinto lui. Si, dopo 16 anni è riuscito ad alzare le sue ambizioni e quelle del Milan che così non disputerà nessuna coppa. Ci avevano visto giusto lui e Galliani. Altra nota positiva dell'ultima giornata è Rebic che con naturalezza estrema mostra a Matos la via della rete in campionato, il rigore parato da Rosati, checché ne dicano le logiche di gemellaggio ci salva dall'ennesima sconfitta esterna, che di fatto comunque è come se ci fosse stata. Adesso mercato, mondiali ed elezioni del sindaco. Ci sarebbe  anche la partita del cuore per rivedere Batistuta, mentre le lacrime di Cerci sono accompagnate dal canticchiare nervoso di Ventura che per consolarlo lo chiama affettuosamente Nino, uno che non deve aver paura a sbagliare un calcio di rigore perché non è da questi particolari che si giudica un giocatore. È stata una stagione marcata a fuoco dagli infortuni di Gomez e Rossi, dall'affermazione di Neto tra i pali del campionato, dalla conferma del quarto posto, e dalle emozioni fortissime di quel 4 a 2. Fanno impressione i 102 punti della Juve come le 19 vittorie su 19 nel suo stadio, noi li abbiamo battuti e non in molti lo possono evidenziare tra le case history di successo della propria home page. Una stagione che ci mostra, dopo le infiltrazioni mafiose sui lavori dell'Expo Milano 2015, anche la pericolosità estrema delle infiltrazioni di Roncaglia nella nostra area di rigore. I suoi interventi appaiono infatti sconsiderati come quelli di Grillo, e se il comico genovese va oltre Hitler, l'argentino va decisamente oltre lo stalking. Si chiude il film della stagione, e tra i titoli di coda mi piace scorgere i ringraziamenti al gruppo che ha saputo tenere duro malgrado tutte le vicissitudini sfortunate che tutti conosciamo, e se si fosse chiuso un libro invece di un film, nella controcopertina metterei i due gol di Ilicic sbagliati alla Juve in Europa League e al Napoli nella finale di Coppa Italia. E adesso il rompete le righe che tanto farà bene soprattutto allo sgonfio Borja Valero del girone di ritorno, ci aspetta il mercato che si dipanerá tra i rovi del Cuadrado Moro di bosco, e la fantasia dei direttori, e se adesso scenderanno in campo Pradé e Macia, io no, io questa volta mi rifiuto. Mi hanno chiesto di candidarmi alle prossime elezioni, me lo ha chiesto il Bambi in crisi di astinenza, ma non ho accettato perché schifato dal fatto che qualche anno fa sono stato vittima di brogli elettorali come quelli del delfino. Infatti, al momento dello spoglio, che non fu come quello di una Charlize Theron che si allontanava deliziosamente, dovetti constatare di aver ricevuto non più di una trentina di preferenze, impossibile, visto che non solo dove ero rappresentante di lista avevo manipolato le schede in modo da farmene almeno un centinaio, ma gli exit poll li aveva fatti Montolivo, lui che sappiamo non sbaglia mai una previsione.

domenica 18 maggio 2014

Mia cugina vale quanto Cuadrado

Quando vogliono venire a svaligiarti i gioielli di famiglia, per mandarli a vuoto ci vuole l'astuzia. Non Astori che al limite serve a difendere la porta da altri tipi di attacchi. In San Frediano adottiamo semplici accorgimenti, e probabilmente sarebbero sufficienti anche a salvare Cuadrado dalla libidine di fascia che ha colto i club più titolati al mondo. Il colombiano è scuro di carnagione, un po' come il cuoio fiorentino, e non può certo essere nascosto tra i bianchi marmi del Rinascimento. Al limite confuso con lo smog che ci si deposita, se non fosse che proprio adesso si sono decisi a ripulire anche il Battistero, e così il colombiano rimarrà allo scoperto. Montella si agita perché non è di San Frediano, si sente in pericolo, teme il saccheggio, perché secondo la sua filosofia tutta napoletana non c'è allarme che tenga di fronte alla logica dei fatturati e dei bacini d'utenza. Cognigni invece rassicura, esce di casa tardi la sera, rilascia interviste a mezzanotte per avviarsi con i tempi giusti verso la movida, quella che gli è preclusa a Sant'Elpidio a Mare dalla moglie e da un bacino d'utenza insufficiente alle sue ambizioni, insomma, a Firenze si mangia giusto due coccoli al posto delle olive ascolane, insieme a due parole distensive come un mojito. Ci dovrebbe essere qualcuno di casa, che a Cognigni e Montella facesse sapere che non è più tempo di lavare i panni in Arno, sarebbe meglio in famiglia tra le mura amiche. Anche per controllare che non ti portino via i gioielli in oro nero, e poi perché l'Arno non garantisce più i livelli minimi di qualità delle acque. E' possibile provare a tenerlo, è persino doveroso per almeno la prossima stagione, sempre se il colombiano non perde le giuste motivazioni, e a proposito di gioielli di famiglia, mia cugina Scarlett, e capirete quindi perché si dice che non c'è cosa più divina, grazie alla sua moralità ha conservato a lungo la verginità dagli attacchi sconsiderati del popolo Diladdarno. Quadrado e la società dovrebbero essere virtuosi come mia cugina, senza strane idee, con una moralità di altri tempi. Lei è davvero bella e quando passa per strada tutti la guardano ed esprimono ammirazione con fischi e talvolta anche con parole pesanti. Ma lei che è una ragazza seria non da confidenza a nessuno perché è fedelissima ai suoi tre fidanzati. E comunque vale sempre il discorso di mettere in campo quella fantasia tutta italiana per competere pur senza avere budget illimitati, e l'astuzia tipica di Oltrarno per mandare a vuoto i tentativi di saccheggio del Barcellona. Qualche giorno fa sono entrati i ladri in casa mia, hanno fatto un macello, hanno buttato all'aria tutto, tagliato il divano, aperto tutti i cassetti, fatto il cambio degli armadi, rovistato tra i libri, dentro al materasso, persino dentro alle pentole e in mezzo ai barattoli delle conserve. Ma non sono riusciti a trovare niente, perché avevo messo tutte le mie plusvalenze dentro a un'urna d'oro che tengo sopra la scrivania.

sabato 17 maggio 2014

Lodge tents

Cognigni, Co Montella. Cenerentola "Gnigni" rilascia così la sua intervista a mezzanotte, fuggendo da un modo troppo convenzionale di farlo. Non perde la scarpa nella fretta di rientrare di corsa nei ranghi, ma nel sugo delle sue dichiarazioni ci fa comunque scarpetta. E a chi calzerà a pennello? Devo dire che le esternazioni, prima del Mister, con relative modalità e tempistiche, e la risposta della società, poi, aprono scenari di comunicazione interessanti e nuovi, l'equivalente della finanza creativa. Si, ieri sono stati varati i primi "derivati" della comunicazione, e chi meglio di me può gradire una formula così filosoficamente innovativa, che prevede un allenatore che porta calcio sconosciuto per il nostro campionato, cosi tanto, che in molti, spiazzati, vorrebbero rifugiarsi tra le braccia rassicuranti di uno Spalletti così tanto più familiare, si insomma, cosi tanto di Montespertoli da sapere di lepre e San Giovese. Cognigni che parla di calcio senza saperne, che concede interviste a invito e le autorizza dalla mezzanotte per favorire almeno una volta nella vita quella categoria di sfigati che sono i Metronotte. Chi meglio di me la può apprezzare una formula così fantasiosa, affascinante, chi meglio di me che come Cognigni non parlo di calcio ma raccolgo tutti i giorni commenti su commenti, su cose di cui mai lancio un imput. Del resto anche gli uomini sono pettegoli, Montella come Cognigni, come io che sparlo di tutti tranne che di calcio, sul quale voi mi rispondete giornalmente senza essere mai interpellati in merito. E io ho ripreso tutto da un mio zio che lavorava in piazza del Carmine ed era noto in San Frediano proprio perché sparlava in giro. Tale e quale a Montella, a Cogngni e a me. Non faceva che raccontare tutto di tutti, e nessuno era al riparo dei suoi racconti che riguardavano fatti e misfatti anche familiari di una certa delicatezza, di rinnovi di contratto, ambizioni e paura di crescere. Un'attività incessante come quella di Montella e Bucchioni, ma che a differenza di Cognigni non si intensificava con l'avvicinarsi della mezzanotte, ma dopo che aveva finito di confessare i fedeli della sua parrocchia. E come dicevo, questa filosofia nuova di comunicazione la sposo appieno perché è così congeniale al mio modo di interpretare proprio e anche il mondo del calcio, ed è un gancio perfetto che mi permette di raccontarvi come una tale filosofia l'abbia adottata anche ieri per scegliere il luogo dove trascorrere una settimana di vacanze. Voi come sempre mi risponderete a tema parlando di Cuadrado, di quello che da Fi.it ci conta i peli del culo, se è meglio perdere contro il Toro oppure no. Insomma mi sono innamorato di una nuova filosofia dello stare in spiaggia. Si proprio sulla spiaggia, con la macchina mediterranea a ridosso come se fosse una marcatura di Vierchowod. Sono delle strutture assolutamente innovative e destinate a trasformare completamente il classico concetto di campeggio e villaggio turistico, associando la libertà di "fare campeggio" con i comfort dell'hotel. A due passi dal mare e circondati dalla macchia mediterranea. L'equivalente delle dichiarazioni di Cognigni a mezzanotte. Patio arredato, telefono, aria condizionata, cassaforte, wi-fi, e possibilità di servizio in camera di prima colazione. Insomma, come Cognigni sente tutti i giorni Montella, anche io sento sempre la Rita, si, e siamo d'accordo su tutto. Ci andiamo una settimana a luglio quando sarà già scaduta la clausola rescissoria.

venerdì 16 maggio 2014

Montella suona sempre almeno due volte

Sono di ritorno da Bolzano senza notizie di un'eventuale nuova intervista di Montella. L'ultima giacca che gli ho visto indossare però depone decisamente a uso favore. In poche parole non so una sega, scrivo cercando di prendere tempo, cercando di non far capire che non so una sega, se non fosse che lo dichiaro per una sorta di ingenuità congenita. Ho letto che Savic si è operato al naso, ma non sarà sufficiente, tolta la liposuzione, dovrebbe affidarsi alla chirurgia estetica con molte meno remore, almeno se non vuole ripresentaresi ai nastri di partenza del prossimo campionato come uno dei più brutti dell'intera categoria. Leggo che Montella invece piace a molti, non come Savic, e forse anche quella giacca a quadri di cui parlavo ha contribuito alla cotta della Juve nei suoi confronti. I poli opposti come si sa da sempre si attraggono, e le righe con i quadri rientrano in questa particolare condizione. Savic intanto twitta in favore dell'acquisto di Pandev, almeno per togliersi l'etichetta del più brutto, e su questo anche Ilicic twitta abbestia, e se Montella se ne dovesse proprio andare via, per migliorare appunto certi equilibri interni che per Savic non sono solo quelli difensivi, ma anche e soprattutto estetici, in panchina ci metterei un allenatore che fisicamente potesse ricordare il povero Marty Feldman, e così aggiungerei "junior" sulla maglia di Ilicic per alleggerire Savic dai compiti di amministratore unico. Secondo me alla sceneggiatura della stagione, adesso manca solo una qualche connotazione femminile, diciamo una Lange, dopo che Montella si è messo a suonare sempre almeno due volte al giorno, anche se per adesso la società non ha mai aperto, si insomma, ne il portafoglio per accontentarlo e ne tantomeno la porta per lasciarlo andare via. Ma questo è un tema molto delicato anche per me in Oltrarno, perché la mia zona è servita appunto da un postino che tende a ricalcare certe sceneggiature che non si sposano affatto con il vivere quieto di quartiere. Anche lui come il Montella dell'ultimo periodo suona sempre due volte, esaltato da un ruolo che interpreta più in chiave cinematografica che socialmente utile, suona due volte anche quando basterebbe una volta sola. E lo fa anche quando non c'è posta. Intorno alle due del mattino di domenica. Inopportuni?

giovedì 15 maggio 2014

Questione di numeri

Ieri sera ho raccolto lo sfogo del Salucci detto "Alluvione" perché quando parla sputa. A volte sputa anche quando non parla. A volta sputa anche quando pensa, tanto che la moglie Mila, dopo numerosi tentativi falliti di farsi sigillare con il silicone, preferisce vivere in una camera iperbarica simulando attacchi di embolia prima di andare a letto. Quando raccolgo gli sfoghi di "Alluvione" uso di solito la pelle di daino per mantenere viva la conversazione senza perdere la necessaria visibilità. In questi giorni si è lamentato molto di Montella, creando un ristagno pieno di amarezza, poi si è lamentato di Bucchioni, generando in questo caso una pioggerellina fine e persistente. Una sorta d'impianto logico d'irrigazione sul fatto che il giornalista fosse stato imboccato dalla società a dire certe cose, un impianto logico accusatorio e irrigatorio che ha mantenuto anche quando si è lamentato del codice pat-etico di Prandelli. Quando posso, quindi, evito l'incontro fortuito, ovvero tendo sempre a programmarlo, se so che si vuole sfogare fisso nelle zone di San Frediano dove ci sono tratti di asfalto drenante. Ci vuole sempre molta aderenza per parlare con lui senza scivolare nell'incoerenza che è sempre lì dietro l'angolo, tra via Maffia e via Sant'Agostino. Ieri ce l'aveva anche con i siti Viola, colpevoli secondo lui di alimentare le polemiche, poi ha denunciato una noia mortale nel leggere i post del Gat. "Alluvione" sostiene che sia più interessante guardare la vernice che asciuga. Gli ho chiesto cosa ne pensasse dell'elezione del sindaco, tanto per interromperlo in qualche modo mentre si sfogava dell'assenza di ritmo e del solito, unico, arrangiamento nella stesura monocorde del Gat-pensiero, dovevo interromperlo in tutte le maniere, insomma, quando si sfoga perché il bolognese da di "Cappone" a Gonzalo o di zombi all'umanità, comincia a sbavare come un boxer. È uomo di destra "Alluvione", nonno orgoglioso ma anche disperato, perché mi diceva di essersi accorto che i suoi nipotini sono di sinistra, si, senza nessun dubbio, per via di quei pugnetti stretti in segno di protesta. Ha confessato di doparsi per giocare a calcetto con i figli, e da quando la moglie si è chiusa così in se stessa, oltre che nella camera iperbarica, aveva pensato di avere una storia con un uomo, che sarebbe stato più facile. E dopo avergli chiesto perché non ci avesse provato, mi ha risposto avviando l'addolcitore per togliere un po' di calcare dalla saliva, e mi ha detto che gli sarebbe sembrato un ripiego. Oggi vive aspettando il terzo scudetto, la pensione, e che smettano di fare casino in piazza Santo Spirito, perché la movida danneggia la sua attività ricettiva. Ha ereditato un monolocale di 30 metri quadri dal babbo, nel quale ha ricavato quattro appartamentini molto raccolti che affitta ai turisti di Hong Kong. L'unica cosa che non ha ancora risolto è il problema del campanello, non riesce cioè a scrivere i nomi dei quattro affittuari nello spazio del citofono che naturalmente è solo uno. È incredibile come loro accettino di vivere il loro soggiorno fiorentino in spazi che per noi sembrerebbero così angusti, e poi protestano perché per andare da uno di loro bisogna comunque suonare a tutti e quattro e poi capire chi sta arrivando, e da chi. Ci ha anche studiato a lungo selezionando la clientela per lunghezza tipica del cognome, ed Hong Kong oggi offre il cognome più corto. Quando gli ho detto di non avvelenarsi così, tanto noi siamo solo dei numeri, che non vale la pena di arrabbiarsi, e che tutto si risolve, alla parola "Numero" gli si è accesa una strana luce negli occhi ed è scappato via senza nemmeno salutare. Forse come farà Montella?

mercoledì 14 maggio 2014

Il pannolone

Ieri ho ricevuto molti auguri, diciamo una manifestazione di affetto con tanti cartelli, e come dicevo, uno di questi indicava Roma. Molte sciarpe Viola, e l'ennesimo articolo di Bucchioni. Devo ammettere che non mi appassiona molto la vicenda delle dichiarazioni di Montella, e che anche per questo motivo non conosco nel dettaglio. A questo proposito, in una vita scandita dai km e dal bip severo del Telepass, ho ascoltato distrattamente i commenti dei vari opinionisti in radio, opinionisti senza offesa sia chiaro, poi ho letto anche le vostre considerazioni. Mi sembra di capire che ci sia una divisione netta tra chi ritiene normali e legittime le richieste dell'allenatore, e chi invece le trova fuori luogo, eccessive, addirittura strumentali a creare i presupposti per una rottura. Questo perché il Mister sarebbe allettato da alcune proposte di club che possono dare maggiori garanzie di successo all'ambizioso Vincenzo. Quindi non posso nemmeno chiedervi una sintesi, perché a seconda di chi mi risponde avrei uno scenario uguale e contrario a quello di un altro. Solo se decidessi di farmi dare del mistificatore saprei a chi rivolgermi senza nessuna possibilità di errore. Posso dire che mi colpisce molto Bucchioni perché è sempre lì a sfruculiare, rigira e rigira l'argomento come se fosse davanti al barbecue. E fumo ne esce tanto dai suoi scritti. Anzi, è come quando un bambino senza pannolone pesa otto chili, e invece con il pannolone diciotto. È l'ora di cambiare il bambino. Si cerca un altro bambino e gli si mette lo stesso pannolone. Se anche l'altro bambino aumenta allora bisogna cambiare il pannolone. Se poi con il pannolone cambiato il peso è uguale allora bisogna cambiare la bilancia. Se anche allora il peso risultasse identico, Bucchioni dovrebbe decidesi a scrivere articoli su Montella scendendo dalla bilancia. Forse è per via di questa logica che non mi appassiona quello che scrive sull'argomento, e poi Montella è lì che ridacchia troppo. Non vorrei che quella merda di Vincenziello gli tenesse un piede sulla bilancia proprio mentre scrive per fargli credere che il pannolone è pieno di merda. Mentre in San Frediano, noi che siamo figli di buona donna, si sussurra che siano i suoi articoli quelli ad essere così pieni di sostanza. Organolettica naturalmente. Si insomma, quella che poi sfalsa il peso delle parole sulla bilancia. Per non farsi mancare niente leggo persino di Prandelli e del uso famoso codice, che non è un manoscritto come quello di Leonardo, ma è a doppio velo e lungo circa dieci piani di morbidezza, scritto a quattro mani con Genny 'a carogna, e allora penso che sia stato lui ad aiutare Bucchioni a riempire quel pannolone, penso oltretutto di non sbagliare molto ad essere così favorevole alla chirurgia etica. Si, perché Cesare ha evidentemente bisogno di rifarsi il senno. Oggi intanto tortellini, domani speck e venerdì brodetto, questo il mio menù chilometrico che dovrebbe salvaguardarmi dai vostri giudizi troppo severi, penso cioè che la mia distrazione possa essere ragionevolmente sopportata, confido poi sulla mancanza dal blog di chi avrebbe potuto attaccarmi in maniera verticale anche se nel menù chilometrico non ho inserito le acciughe. E poi ci sono dei momenti dove proprio mi assento, mi capita spesso quando sono fermo all'autogrill, e allora immagino che mi piacerebbe vedere Bucchioni a Pamplona rincorso da un toro. Poi c'è sempre qualche bel culo che esce e che mi riporta alla realtà, al fatto cioè, che a Roma anche se non ho visto il Papà e neanche toccato il cielo con un dito grazie alla porchetta di Ariccia, ho comunque soppesato qualcosa di meglio delle parole di Montella.

martedì 13 maggio 2014

Una giornata particolare

Oggi è una giornata particolare per me, uno di quei giorni che però accadono anche agli altri, a tutti prima o poi, almeno fino a quando sono in vita, e in queste circostanze così particolari è sempre stato un preciso impegno con me stesso, quello di svelare una debolezza, per crescere e migliorarmi, in questo caso vi svelo un mio vezzo narcisistico. Uno di quelli che la Rita di solito utilizza per prendermi in giro con gli amici. Una volta sola naturalmente, poi, o cambia la circostanza da raccontare, oppure invita persone diverse. Insomma, è successo che una volta per fare bella figura con il sostituto del mio medico curante, un avvenente sostituta, mi sono fatto ritoccare una radiografia. E adesso dovrete aspettare un altro giorno come questo per estorcermi una nuova confessione, e con voi anche gli avvocati di Parma. E magari, a loro sempre così interessati a certe confessioni, e al di fuori dalla ritualità specifica incarnata da questo giorno così unico, potrei raccontare qualcos'altro di me, che sia naturalmente meno compromettente di un vezzo. Per esempio, potrei svelare quanto mi hanno colpito alcune parole del Papa alla squadra prima della finale di coppa, mi ha colpito molto un passaggio, più ancora di quello di Pepito a Cuadrado contro il Livorno, quando Bergoglio ha invitato Vargas alla castità, convinto che non avrebbe funzionato, in modo da provare poi con i preti. E in questo giorno così diverso da tutti gli altri vorrei parlare anche dell'intervista a Montella, non tanto per i contenuti, ma perché è stato erroneamente accomunato alle interviste di Garcia e Conte, ritenute equivalenti. A quella di Conte? Un affermazione che vorrebbe rovinarmi una giornata particolare come questa, e che mi porta a fare una considerazione amara. In Italia mancano giornalisti che facciano la seconda domanda. Un tema questo già dibattuto purtroppo, perché sempre aperto. Cosa intendo? Semplice: il giornalista intervista Conte, fa la sua domanda, Conte risponde. A questo punto il giornalista dovrebbe fare la seconda domanda: "scusi, ma lo sa che questa è una stronzata pazzesca?"  Invece la seconda domanda non viene mai fatta, in questo modo Conte è lasciato libero di dire tutte le cazzate che vuole. E in una giornata particolare come questa, fatta di confessioni e considerazioni,  non poteva mancare un pensiero per lo svizzero che tanto vi accalora, e che io invece immagino combattere la sua lotta eterna contro le calorie, perché qualcuno ha mai fatto un qualche sforzo per immaginarselo fisicamente? Io si. L'ho fatto oggi che è un giorno così particolare, e me lo immagino come una persona grassa, anzi no, diciamo piena di se. Intanto, dopo le banane di Bergamo, gli ultras hanno emesso un comunicato "Nelle curve non c'è posto per i razzisti", e subito Genny 'a carogna ha voluto dissociarsi emettendo a sua volta un comunicato di risposta "Si vede che sono al completo". In questa giornata particolare vorrei rispondere anche al Bambi che spesso mi chiede consigli su come far crescere il uso rapporto di coppia, su come stemperare i toni e smussare gli angoli. Pigro ed egoista, normalmente centellino le risposte, sorpassedendo, andando oltre persino Porta San Frediano, oggi no, in una giornata particolare come questa voglio rispondergli alla domanda che più lo ossessiona "Perché mai ci siamo sposati?" Perché è sempre la legge degli opposti che si attraggono caro Bambi, lei era incinta e te no. E poi un una giornata particolare come questa voglio regalarvi una statistica che vi aiuterà a fare chiarezza anche all'interno del vostro rapporto sentimentale, si, in un giorno unico come è questo per me, diventa un dovere fare un po' di luce anche sulle vostre ombre, e non solo e sempre su quelle del Bambi, perché se da una recentissima statistica risulta che il 50% degli italiani ha una relazione extraconiugale, vorrei farvi riflettere sul fatto che se non siete voi è la vostra compagna. Poi solo un numero. 52.




lunedì 12 maggio 2014

La carta dei vini

Missione compiuta. Entra Rossi e scattano subito le affinità geometriche della squadra, mentre aumenta il rammarico per il campionato che sarebbe potuto essere. A Bergamo intanto riaffiorano le banane, un fattore questo che ci indica come anche al nord si vada sempre di più verso un'agricoltura esotica visto il riscaldamento del pianeta. A Livorno è invece l'ora delle voci bianche, anche se i cori contro Pepito sono amaranto. Questione di colori, che dall'odore, però, e dal puzzo, si avvicinano più al marrone classico della figura di merda. Pradè parla bene, rassicura, e secondo me le crocette sono già tutte al posto giusto, intendo gli uomini che compongono i quadri tecnici e societari. Basta voler continuare a crescere. Mancano tre giocatori importanti da aggiungere a quei tredici che bene o male ha sempre  utilizzato Montella. Più le solite scommesse per completare la rosa. È arrivata quindi anche l'ora dei bilanci; abbiamo fatto meno punti ma molte più partite della scorsa stagione, stesso piazzamento ma con molti più infortuni importanti. La squadra è cresciuta ancora perché è riuscita a mantenere la posizione, a fare una buona Europa League, e a fare la finale di Coppa Italia in mezzo allo tsunami che ha colpito gli uomini sui quali era stata improntata la campagna di rafforzamento. E visto che ultimamente si è cercato di sottolineare solo gli errori di Montella, che evidentemente ci sono stati, voglio però evidenziarne anche il merito più grande, quello cioè di aver fatto di un giocatore tutto da sgrezzare come Cuadrado, un obiettivo di mercato dei grandi club. Oltre a mantenere la barra bella dritta nel mare in tempesta della sfortuna che avrebbe potuto far saltare il banco. Questo per dire che se c'è stoffa Vincenzo sa cucire. Matos anche ieri ha dimostrato di essere invece juta, Wolski forse cotone, Rebic non si sa nemmeno perché non è stato mai indossato, Anderson sarebbe stato anche un vestito da sera, forse un po' troppo liso, o forse solo da portare in lavanderia. Insomma, Vincenzo chiede di poter crescere, c'è da investire allora, perché se la società dimostrerà di avere la forza di riscattare e poi trattenere Cuadrado, non avrà giocatori importanti da vendere per fare il mercato che si aspetta Montella e anche tutti noi a questo punto. È anche vero che proprio ieri Pradè ha ribadito le ambizioni, e allora non resta che investire in quei tre grandi giocatori a cui facevo riferimento all'inizio. E poi a me cosa importa se c'è da investire, perché è come quando vado al ristorante, posso risparmiare su tutto ma non usi vini. Pretendo quindi. Si, pretendo di guardare la carta dei vini, me li studio con calma confrontandomi con il sommelier di turno, e Pradè e Macia hanno dimostrato di esserlo ai massimi livelli. Poi ordino sempre il meglio anche se sono bottiglie costosissime. Questo, ovviamente, quando sono invitato e non pago io.

domenica 11 maggio 2014

Quarto posto senza ascensore

C'è in ballo il quarto posto, prima però c'è anche un cinque è cinque per pranzo con lo sguardo oltre la terrazza Mascagni. Oltre a Spalletti. Forse addirittura già oltre al prossimo campionato. Un quarto posto che è sempre meglio del quarto piano senza ascensore della sorella di Furio. In San Frediano purtroppo la gente che abita in alto è irrequieta e reale come Montella, gli anziani sono prigionieri di vani scale ripidi, da scalare come una classifica per chi ha il bacino d'utenza come quello di Firenze. Quando ero piccolo c'era il cestino di paglia da calare, e un paio di scudetti da esibire, oggi non si usa più, nemmeno vincere uno scudetto, con l'aggravante dell'uso sempre più diffuso dell'acqua minerale in bottiglia, che naturalmente va portata su, come appunto la squadra di Montella in classifica. Il vantaggio della partita di oggi è che lo stadio di Livorno è sul livello del mare. Di buono c'è anche che Pradè rinnova, che Rossi e Gomez sono già due grandi acquisti per la prossima stagione, che Rinaudo oggi pomeriggio non c'è, e che comunque possa prima andare affanculo e poi in serie B, come gli augurammo senza remore e rimorsi il giorno dell'infortunio a Pepito. Mi aspetto solo una vittoria, nient'altro. La stagione va chiusa oggi in maniera convincente, qualsiasi altro risultato sarebbe come un quarto piano senza ascensore, e non ho voglia di portare su l'acqua minerale. No, dopo il ponce dal Civili, no. Solo quando devo mettere a posto la coscienza, lo faccio, e da noi Diladdarno le occasioni non mancano. Come invece gli ascensori. Non mancano le occasioni di sentirci in colpa perché pecchiamo, siamo sostanzialmente degli impuri, insomma, mistifichiamo le nostre coscienze come più volte mi diceva un saggio prima di ricadere anche lui in una vita di tentazioni e nuovi nick. E allora, quando devo sistemare le cose, per mettere in pace la coscienza, compio una buona azione; così dopo sento l’anima pulita e leggera come quella di Gerry 'a carogna. Ieri, ad esempio, ho aiutato la mamma di Furio che è anziana, povera e malandata, a portare la spesa al quarto piano. Voleva ringraziarmi, ma sono stato io a ringraziare lei perché mi aveva permesso di compiere quel gesto semplice ma tanto nobile. E poi comunque, per ringraziarmi, erano sufficienti quei dieci euro di mancia che mi sono fatto dare con la forza.

sabato 10 maggio 2014

Sapori e Dintorni

E’ stato finalmente pubblicato il verbale nel quale Genny ‘a carogna racconta alle forze di Polizia che lui non ha trattato con nessuno, la cosa più interessante che estrapolo è il colloquio cordiale con Hamsik, al quale il soggetto denominato impropriamente 'a carogna, si rivolge avanzando qualche ipotesi tipica del mondo ultrà. E’ importante capire quanto il soggetto denominato ingiustamente 'a carogna, avesse tenuto a precisare l’importanza di dire sempre la verità, sottolineando le conseguenze se così non fosse stato. Di seguito lo scambio di vedute tradotte da Ciro detto 'o interprete. “Apparecchia il culo che vengo a cena”, è stata la frase con la quale Genny ha esordito. Marek, bianco come un cencio ha provato a dire che era dieta, e che di solito non cena, poi si è ricordato di essere il capitano del Napoli e allora ha portato il messaggio di solidarietà del tifo romanista, quello sano che voleva smarcarsi degli episodi di violenza avvenuti fuori dallo stadio, messaggio che ha dovuto recitare in dialetto come da accordi presi con “er puncica”: il testo non è tanto fedele perché tradotto dall'appuntato Schiavon di Spilimbergo. ”Me dici che tu sei meglio e meni de più, che nelle vie de Napoli tu accoltelli de più, me insulti de più, fratè, meni de più fratè, sei meno credibile de Winnie the Pooh”. S’è incazzato come una bestia, e giù mortaretti e bombe carta, perché le cose bisogna saperle, quello è stato il momento di massima tensione, dove è stato colpito il Vigile del Fuoco con un babà intriso di benzina. Poi, ‘a carogna ha voluto rispondere per le rime, dando l’ok al fischio d’inizio, ma allo stesso tempo ha voluto precisare a quali conseguenze sarebbe andato incontro in caso di menzogne. Bisogna dire che tutte quelle autorità intorno al capitano del Napoli erano lì proprio per proteggerlo dalla solidarietà del tifo sano romanista rappresentato dalle parole de “er puncica” che aveva voluto salutare ‘a carogna con un forse troppo confidenziale “Sona tra le gambe di tu moje che ce sta traffico”. Alla fine Genny è stato anche troppo comprensivo perché si è limitato a dire a Marek ”Ti piglio per le orecchie e ti alzo come la coppa Italia”. Questo è tutto, il resto è solo demagogia spicciola. La nuova t-shirt di Genny dopo il Daspo sarà firmata da Gino di Strada e recita: “Emergency solidarietà. Cassintegrati disoccupati invalidi ammazzatevi tutti che è meglio”. Intanto Pradè sembra aver rinnovato, Mencucci sostiene che non ci sono scricchiolii all'interno della Fiorentina. Insomma, alla fine è tutto bene quello che finisce bene come anche ognuno di noi è un po' 'a carogna, oppure mistificatore, calunniatore, fai schifo. Ieri ero a comprare qualcosa da mangiare a "Sapori e Dintorni", e alla cassa, un po' come anche alle poste, ce sempre qualcuno che vuole fare il Genny per non fare la fila, le scuse sono infinite, dalla macchina in doppia fila, all'osteoporosi. Ieri mattina una signora mi ha chiesto di farla passare perché era incinta e non ce la faceva più, naturalmente non mi sono fatto prendere in giro, non sono scemo, ma neanche Gianni 'a carogna, perché poi l'ho aiutata a partorire nel reparto dei vini. 

venerdì 9 maggio 2014

La Juve non fa ranking

Premetto che non sono credibile, oltretutto di ritorno da Chieti, circostanza che manifesta quanto sia in grado di vivere con familiarità parentesi di vita così fuori dal mondo. E a conferma di quanto io sia affine a questi luoghi fuori dalle grande rotte, non solo ho smesso da tempo di partecipare alla beatificazione di Prandelli su Fi.it, che subisco anche senza andare in chiesa, di riflesso, grazie ai vostri commenti, mi sono perfino esaltato dentro ad un autogrill Sarni al limite del surreale. Forse un set cristallizzato di un film di Fellini, abitato da personaggi strani proprio come quelli che beatificano. Ho comprato persino degli spicchi di carciofi alla contadina marca "Cannone", praticamente un secchio a € 2,99. E tanto per dare credibilità alla mia tesi che non sono affatto credibile devo dire che sto imparando a cucinare, e che per farlo guardo tutti i programmi di cucina in televisione, passando tutto il mio tempo a fare zapping da un canale all’altro per seguire le tante conduttrici che imperversano, più ancora di Raffaello Paloscia. Non sono credibile, dicevo, perché anche in questa mia volontà di apprendere, per ora quello che ho  imparato è stato solo a cantare “Le tagliatelle di nonna Pina”. Quindi le mie brevi considerazioni sull’annata della Fiorentina non dovranno essere prese a modello, un po’ come la cerimonia di beatificazione che va avanti da anni. Il mio giudizio è positivo, e molto semplicemente voglio dire che il quarto posto di quest’anno, quindi lo stesso della scorsa stagione, più la finale di Coppa Italia e gli ottavi di Europa League, con il record di partite giocate, è stato conseguito con il parziale contributo di Pepito, senza Gomez, ma a differenza del campionato passato, anche senza Jovetic, Ljajic e Toni. Ilicic non lo nomino perché sono troppo stanco. Francamente, e quindi  forse anche un po’ ingenuamente non so proprio cosa dobbiamo rimproverare. Tutto qua. Anzi no, perché  intanto Pradè non ha ancora rinnovato, su Montella già si parla di varie richieste, dalla Francia alla Premier, e allora dico che sarebbe un peccato rompere il giocattolo così presto. Vediamo. Adesso per correttezza devo dire perché ho smesso di leggere le motivazioni della sentenza della Santa Chiesa sulla beatificazione, l’ho fatto quando ho capito che era troppo poco beatificarlo o dargli le chiavi della città, perché per me lui vale Gesù visto il miracolo esclusivo di quei quarti posti, e leggo da Jordan che infatti secondo alcuni invece non valgono alla stessa maniera. Nel merito, si entra allora nel campo dell’illusionismo di chi cioè è abituato a scrivere sempre la stessa cosa per anni senza però farla mai apparire come tale, così da poterla riciclare all’infinito. Diciamo la cover della cover. E rimango stupefatto perché non sono in grado di capire come si faccia a far sparire così bene il significato di ciò che si vuol dire, e alla fine mi sono arreso. Forse non sono riuscito a spiegare bene quella sensazione d'impotenza davanti a questa capacità di ridondare i soliti concetti per anni su Prandelli e Della Valle, nascondendo certi contenuti dietro ad una falsa e depistante noia argomentativa. Potrei spiegarlo meglio con un esempio, è come se un famosissimo illusionista davanti a migliaia di tifosi facesse sparire un elicottero. E io li davanti come un bischero a cercare di capire come avesse fatto, fatto sta che dopo un frastuono incredibile, simile a quello di un elicottero che decolla, il sipario si apre e l’elicottero non c’è più. Rimango attonito. Ma ho sfruttato questa mia esperienza esoterica per fare il ganzo e raccontare una barzelletta a una gran bella ragazza che m'interessava, e così gli ho parlato di quanto valevano di più quei quarti posti avvalorati da ranking tipo quello di San Gennaro, e la bella ragazza ha seguito la storia, rapita, chiedendomi se chi parlava di ranking come San Gennaro, riusciva anche a sciogliere il sangue da una rapa, con quelle sue labbra bellissime che però non si aprivano ancora in un sorriso, poi quando sono arrivato a dire che la Juve era in serie B, allora anche Angelina si è lasciata andare, e finalmente è esplosa in una risata.



giovedì 8 maggio 2014

Il bicchiere mezzo pieno

Il tifoso è condannato da sempre a barcamenarsi tra gioie e dolori, quando non addirittura a menarsi e basta, tra pugni e dolori. Più qualche zero a zero squallido. Quello più triste che mi ricordo è stato con l’Ascoli al Del Duca insieme a una tipa che aveva alito di ciauscolo da spalmare in conversazioni con l’accento di chi mastica i noccioli delle olive ascolane. Gioie e dolori insomma, come montagne russe sulle quali l’uomo sciarpato del terzo millennio è costretto a viaggiare, uomo sciarpato anche quando non ha il mal di gola naturalmente. Picchi di umore più o meno verso l’alto anziché il basso, a seconda della morfologia della maglia. Sprazzi di tinta unita aprono l’animo a sofferenze diluite in una vita senza vittorie, la striscia verticale garantisce invece ritorni importanti d’investimento, lo spezzato come quello del Genoa è sempre un classico ma un po’ demodè, il blucerchiato fa invece vita a se, con la condanna però ad avere i cerchi dell’Audi e il comfort di una Fiat. Non resta che vivere al meglio tra le difficoltà d’indossare quella tinta unita che fa tanto privazione monastica. Come? Bevendo da un bicchiere mezzo pieno, altrimenti diventa dura e il rischio è quello di bruciare un Montella in due stagioni scarse, passando dall’euforia che ti fa preferire il blaugrana padano al parmigiano reggiano, fino a sprofondare in un groviera difensivo. Se poi non c’è nemmeno il giusto bacino d’utenza, e magari la vita non ti offre neanche il giusto movimento di bacino, non ci resta che la filosofia spicciola, che sarà anche un ruotino di scorta, ma che ti permette almeno di percorrere la tua passione senza rovinare i cerchioni. Perché lo stesso risultato si può vivere in tre maniere, neanche in due. Positivo: La Rita è incinta. Negativo: Sono tre gemelli. Molto negativo: Hai fatto la vasectomia tre anni fa. Positivo: La Rita non ti parla. Negativo: Vuole il divorzio. Molto negativo: E' avvocato. Positivo: Tommaso sta maturando. Negativo: Ha una storia con la signora della porta accanto. Molto negativo: Anche tu. Positivo: Tommaso studia un sacco chiuso in camera sua. Negativo: Trovi parecchi film porno nascosti nella sua stanza. Molto negativo: Sei in alcuni di questi. Positivo: Sono finalmente d'accordo con la Rita: basta figli. Negativo: La Rita non trova le pillole anticoncezionali. Molto negativo: Tommaso le ha prese in prestito. Positivo: Capisco molto di moda. Negativo: La Rita scopre che di nascosto mi metto i suoi abiti. Molto negativo: Stanno meglio a me che a lei. Positivo: Fai a tua figlia il discorso delle api e dei fiorellini. Negativo: Continua ad interromperti. Molto negativo: Con correzioni. Positivo: Tommaso ha il suo primo appuntamento. Negativo: E' con un uomo. Molto negativo: E' il tuo miglior amico. Positivo: Tua figlia trova subito lavoro dopo la laurea. Negativo: Come prostituta. Molto negativo: Ha diversi clienti tra i tuoi colleghi.Troppo negativo: Guadagna più di te. Positivo: Hai riso molto leggendo queste cose. Negativo: Alcune storie sembrano quelle di gente che conosci. Molto negativo: Una di quelle persone sei tu.

mercoledì 7 maggio 2014

Questioni di punti di vista

Capisco la voglia di giugulare tutta napoletana, ci sta, stasera ci sta, anche perché la Pasqua è passata e con lei la possibilità di addentare una pastiera. Da Genny a Montella il passo è breve, io però per non passare da razzista, il Daspo lo darei per primo e più volentieri, intanto a Gonzalo Rodriguez. Questione di punti di vista, come quelli di chi aveva attaccato proprio Montella per il mancato utilizzo di Matri sabato a Roma. Questo Matri. Questioni di punti di vista anche quelli. Capisco che la colpa da che mondo è mondo, da Macondo fino al terzo mondo, nei bar oppure ovunque mettiamo il dito sul mappamondo, è sempre del’allenatore, si, malgrado gli svarioni di Savic bene o male sempre fuori posizione, che fa a gara con Rosati per aggiudicarsi responsabilità sparse nell’emorragia difensiva. Questione di punti di vista. Tutti legittimi. Wolski è come Matri, fortissimo. Basta solo non farlo giocare spesso, e poi quando non gioca dare la colpa a Montella. Questioni di punti di vista. Io per esempio su Pasqual non posso dire niente perché trasforma Berardi in Robben come Gesù moltiplicava i pani e i pesci. Quindi Pasqual è come Gesù, ma è Montella da crocifiggere. Il disastro Diakite è invece più figlio del mercato di riparazione, Mati Fernandez è sempre figlio di un Dio minore, la versione di Borja Valero è quella in tono più minore. Insomma, la squadra esce scarica dalla finale e trova un avversario che davanti ha giocatori validi che non puoi affrontare così. Certo la colpa è di Montella perché è l’allenatore, io però sulla gogna non ce lo metto, scusatemi, giusti i fischi, ma era anche abbastanza prevedibile andare incontro a qualche difficoltà, o almeno era prevedibile per chi un po’ di calcio lo ha masticato, anche se non fino a questo punto, ovviamente, ricordo che il Sassuolo ne ha fatti tre anche a Napoli quando ancora gli azzurri credevano di lottare per lo scudetto. Se non approcci nella maniera dovuta qualsiasi partita del nostro campionato vai giocoforza incontro a figuracce come quelle di ieri. Ma alla squadra va riconosciuto però anche la capacità di aver superato tante difficoltà durante la stessa stagione. Mi voglio godere piuttosto l’ennesimo e incredibile ritorno al gol di Pepito Rossi. Una grande gioia. Dopo essersi vergognati un po’ per aver preso quattro gol in casa da Sassuolo, più uno sbagliato incredibilmente da Zaza, più un palo clamoroso, mi godo Rossi che è stato il lieto fine dopo aver incontrato Genny nel bosco della stagione. Un lieto fine non solo per il gol e il quasi pareggio, ma per la sua spavalda ennesima rinascita, una bella storia che ha del prodigioso dopo quattro mesi di stop. Come se l’infortunio non ci fosse mai stato. Cancellato con la facilità di chi è un campione profondamente diverso da Balotelli. E scusatemi se non riesco a godere per una sconfitta, preferisco godere per il ritorno di un grande giocatore. Questione di punti di vista. Dispiace per la serata, come dispiace se non riesco a buttare via tutto quello che di buono è stato costruito in questi due anni. Prendiamoci questo quarto posto, adesso è solo questo quello che conta, anche se capisco bene quanto sia necessario un capo espiatorio per dare un senso alle delusioni, e mentre voi lo sollevate dall’incarico per rinfrancarvi, io sollevo il suo poster dalla porta del bagno e ci metto sotto uno spessore prima che me la rovinate con le freccette. Mentre la considerazione che mi sento di fare a margine dell’ennesima sconfitta interna, è che la squadra oltre ad aver dimostrato quanto ancora bruci la delusione di coppa, ha dimostrato soprattutto di avere seconde linee non all’altezza, con tutto quello che ha comportato dover far logorare quei soliti 13. Foco non ti preoccupare, va capito chi reagisce alle sconfitte insultando o deridendo squadra, proprietà e tifosi, alla sofferenza ognuno si approccia come può, e quindi li abbraccio perché mi sento più fortunato, anzi vorrei fare qualcosa per loro. So che non sono cattivi, stanno solo male, e quindi se tu li offendi e loro mi querelano, facciamo entrambi un’opera di bene, perché con la querela si sentiranno sicuramente meglio. C'è chi usa la marijuana nella terapia del dolore. Si Foco, facciamo benifecenza, sarà come aver adottato un altro bambino a distanza. E mai come in questo caso mi sento di dire, per fortuna a distanza. Dopo la fiaba Rossi, la crocifissione di Montella, e la sperenza che chi soffre possa finalmente trovare pace magari spendendo gli 80 euro di Renzi in carta bollata, vorrei suggerire alla tifoseria di protestare si, ma in maniera più sana, anche più moderna, restituendo cioè pan per focaccia proprio alla squadra che così tanto ieri ci ha deluso. Come? Applicando lo schema preferito usato per la fase difensiva. Lo stesso. Il flash mob.

martedì 6 maggio 2014

Pane, vino e zucchero

Noi parliamo di “Genny ‘a carogna” come di un personaggio eccessivo, giudizio legittimo ma troppo di pancia, perché giudizio molto più superficiale delle buche lasciate da Renzi sulle strade di Firenze prima di andare a Roma dove gli è cresciuta subito la pancia. Genny, come tutti noi avrà avuto un trascorso che lo ha segnato, basta vedere il suo torace senza la t-shirt solidale di Emergency, comprata solo per aiutare Gino Strada, un torace segnato dai tatuaggi di chi ha vissuto le difficoltà della strada. Chi non ha mai avuto momenti di difficoltà? E se uno nasce figlio di un affiliato dei Misso, non potrà certo dir messa, o aspirare a diventare MInistro della Sanità, ma boss del Rione Sanità almeno quello si. Il calcio degli ultras e degli eccessi vede varie tipicità, dalla diffusione della Cocaina IGP di Scampia in curva, che fa concorrenza sleale al vecchio panino con la porchetta di Ariccia, la prima tagliata con il borotalco, la seconda invece ancora a coltello, fino al nuovo presidio dell’eccellenza romana, che dopo il carciofo alla giudia e la “puncicata”, ci ha presentato in occasone della finale di Coppa Italia, la “leggera sparatoria”. La mancanza di equilibrio del resto è tipica del tifoso, oltretutto "Genny ‘a carogna” dimostra di averne anche troppo rimanendo appollaiato per ore ed ore su divisori che sono invece l’espressione tipica degli stadi più vetusti. Quelli si da combattere. Genny avrebbe bisogno di vivere un esperienza ai lavori socialmente utili magari in Maratona a Firenze dove le barriere sono state abbattute, dove senza la possibilità di cavalcare nessun divisorio, potrebbe rilanciare la mitica “cassatina” invece delle solite estenuanti trattative con la Digos. Il tifoso del resto è squilibrato in quanto tale, basta un risultato negativo e l’Inter sarà irrimediabilmente quarta, e siccome ci aveva creduto anche Mazzarri, c’è rimasto male, ce l’ha con noi che ci siamo dimostrati più carogne di Genny, falsi più di quel nueve di Montella, capaci di regalare false speranze ancora più di Wanna Marchi. Se stasera vinciamo contro il Sassuolo ci saranno 7 punti tra noi e il nuovo che avanza, un fossato che costringe i carenti di equilibrio ad aspettare che venga abbassato il ponte levatoio, quello di una sconfitta interna clamorosa e per certi versi agognata, per tentare l’ultimo assalto al castello, o meglio, all’uomo di Castello di Cisterna. Eccessi di chi non vede il bicchiere mezzo vuoto solo perché usa la cisterna come unità di misura, vedi le sfide contro il Verona, anzi, vedi doppio le sfide contro il Verona dopo aver svuotato la cisterna. Non è che io ne sia immune da questi eccessi, anzi, non parlo certo da chissà quale pulpito, divisorio, transenna e chi più bombe carta ne ha più ne metta a disposizione della curva. La mancanza di equilibrio è sempre stata una mia fedele compagna di viaggio, e a proposito di compagna, la Bice ha scovato una foto di quella di Genny, ironia della sorte proprio un informatrice della Polizia detta “Ada ha dda parlà” per via della lingua lunga. Dicevo della mia compagna di viaggio che è stata l’unica a non avermi mai fatto “becco”, diciamo che sin da piccolo sono stato subito definito un fenomeno, perché ho cominciato presto, molto presto. A proposito dell’equilibrio, e dell’eterna lotta che conduciamo fin dalle prime fasi della nostra esistenza, quando ero bambino per esempio, volevo imparare assolutamente ad andare sui pattini, ma come detto non avevo un gran senso dell’equilibrio. Ricordo per dirne una, che mi piaceva Speggiorin. E infatti, come partivo, cadevo quasi subito perché mi girava tutto e non riuscivo a pattinare neanche per dieci secondi. Tanto che  fui definito un oggetto msterioso proprio come Speggiorin. Le cose cominciarono a migliorare non solo con l’arrivo dei Pontello, soprattutto quando mio nonno Gastone detto “i’ briaho” smise di darmi a merenda il pane con vino e zucchero.