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venerdì 31 agosto 2012

SpongeBob dall'Espugnyol

La Fiorentina espugna Napoli come si vede chiaramente dalle foto, e così assorbe la delusione Berbatov caratterizzata dall’untuosità delle viscose movenze di una Ma-rotta sbagliata, un uomo alla deriva che navigando a vista, con quella vista non si sa mai dove cazzo va a naufragare. Oppure la Fiorentina utilizza la fase finale di mercato proprio con la parte abrasiva di quella stessa spugna raschiandosi di dosso il bruciaticcio della vicenda bulgara per espugnare comunque il San Paolo magari proprio grazie alla zampata vincente dell’utlimo arrivato, che alla fine potrebbe essere addirittura SpongeBob dall’Espugnyol. Intanto Tomovic e Migliaccio in entrata, Vargas e Lazzari in uscita a ribadire il grande colpo di spugna sul passato. A parte l’esclusiva delle foto del risultato che solo il blog poteva offrire, la spugna vuole anche rappresentare una capacità che crediamo la società possegga, che è a quella di assorbire bene il danno delle manovre spericolate di chi piscia fuori dal vaso perché è strabico, ma anche quella di sciacquare subito la padella nella quale è rimasto attaccato sul fondo l’ultimo grande colpo, la sensazione è che faremo in tempo a spadellare un’altra bella pietanza a Montella così da mettere a tavola una squadra comunque appetitosa, e non una che costringerà il popolo Viola a farsi delle gran spugnette mentali. Perché la spugna a Napoli faciliterà nella pugna, e poi una volta servito ai partenopei il pasto pesante della sconfitta, offrirgli anche una bella prugna è ulteriore conferma dello stile Fiorentina, ci rendiamo conto che la prima in casa, con tutte quelle aspettative e con un presidente cinematografaro comunque geniale, perché in grado di usare un Cavani in campo, una Cavani in regia, oltre ad avere una casa grande con tanti cavani, non preveda la regia di una vittoria Viola, allora ecco la prugna che ha il potere di alleggerirlo da certe situazioni d’imbarazzo, e in grado di facilitare l’evacuazione dello stadio in maniera più morbida. Comunque la vicenda Barabbatov ha lasciato il segno e non ci sarà nessun Pilato a lavarsene le mani, fortunatamente non c’è paura ad affrontare una vicenda scabrosa come questa, quindi niente paura ma la Fifa ad annunciare che si muoverà prontamente, intanto presentandosi domenica sera a Napoli per portare la solidarietà della massima organizazione calcistica mondiale alla Fiorentina vittima di una volgare scorrettezza da parte di soggetti che fanno parte del mondo del calcio. Se può consolare almeno in parte,  la Fiorentina a Napoli troverà quindi la presenza delle blatter.

giovedì 30 agosto 2012

Rabarbatov

Alla fine poi non è andata neanche così male, parliamoci chiaro, perché Birbatov ci avrà scroccato anche un passaggio aereo verso Monaco, di fatto però salvaguardando almeno Firenze dalle sue scorribande da gentleman, a questo punto è andata di culo alla Fiorentina ma anche al sistema alberghiero, perché se fosse transitato davvero da un albergo fiorentino, sarebbero mancati all’appello almeno un accappatoio e l’intero set di asciugami griffati, dispiace da un punto di vista tecnico, dispiace perché era stata questa la prima scelta, anche se ha mostrato un evidente errore di valutazione della persona, dispiace perché c’è l’amaro sapore del Rabarbatov e della beffa che ha i contorni addirittura dell’affronto per l’aggravante della matrice bianconera. Però che dire, il comportamento del giocatore porta a pensare che alla fine forse non siamo stati noi a prenderlo nel retto vista la sua rettitudine morale, e tra scorretti il matrimonio con la Juve sarebbe stato anche ineccepibile, se non fosse però che Berbituricov ha presentato il Conte anche ai bianconeri, salatissimo, togliendoli come si suol dire la sete con il sale. A questo punto non resta che sperare nel piano di evaquazione da questa volgare pista bulgara, in tempi molto stretti, e questa volta anche a mele strette per evitare di essere ancora intortati bene bene con qualcosa però di molto lontano dalla soffice bontà di una torta di mele. Ora potremo misurare meglio le capacità del duo per capire se hanno pronta la pettorina catarifrangente da indossare nella corsia di emergenza di un calciomercato ormai quasi al casello, e nel quale abbiamo già pagato il pedaggio annunciando una punta di livello, vediamo se confermeranno quanto di buono hanno fatto vedere, anzi, per riversare ottimismo e stemperare la rabbia, ci piacerebbe che trasformassero questa vicenda in una opportunità, ricalcando lo schema già applicato con successo dalla società nella vicenda Oriali-Pradè. Permutiamo l’amaro in bocca che oggi ha maggioranza bulgara tra i tifosi, in entusiasmo per un nome nuovo che abbia il sapore della rivalsa, per uscire alla grande da una situazione nella quale non abbiamo meritato di ritrovarci, la rabbia insomma, va convogliata in voglia di dimostrare di essere più forti anche della scorrettezza, e quindi rilanciando comunque con un grande acquisto. A margine di questa vicenda la Bice mi ha raccontato una strana storia alla quale subito non avevo voluto credere pensando che dietro ci fosse solo del retrogusto dal sapore tipico della vendetta che nasce spontanea e abbondante sul pianeta donna, per farla breve questa volta c’era Marotta in aeroporto ad aspettare il bulgaro, stessa situazione di Macia a Peretola, il DS bianconero a differenza del nostro però era in trance agonistica per il successo da ratto, nel senso di sorcio, di quello che pensava fosse stato un ratto, nel senso di furto ai nostri danni, e mentre Macia se ne era tornato in sede abbacchiato ma comunque indenne, al dirigente bianconero questa volta il conto glielo presentava invece il Fulham, che si è paventato in divisa da bobby proprio per notificargli in tutta la sua ufficialità l’ammenda per l’immondo comportamento, è così che la signorina della foto avrebbe sguainato lo sfollagente inserendolo fino al torsolo nella torta di mele di mister correttezza, insomma, scegliendo di applicare la legge del taglione, ovvero, occhio per occhio (pio), dente per dente, e il boccone, se per noi ha avuto il sapore del Rabarbatov, per la Juve alla fine è risultato amarotta come il fiele, perché oltre al giocatore ha perso anche la faccia.

mercoledì 29 agosto 2012

Tramadanni

E’ durata meno del previsto la luna di miele, è bastato un abbozzo di cessione e zac si è fatto un sol boccone di tutti i buoni propositi e ritolto in via preventiva il saluto ai Della Valle, peccato. Sì, è vero che Tramadarno ci ha incalzati tutta l’estate sfiancandoci prima con Jovetic, ma questa reazione del tifo è andata adirittura oltrarno, mostrando una percezione della realtà troppo barcellonacentrica, che è irreale non tanto se riferita a Firenze nel calcio, ma al calcio in Italia, e se solo si pensa che la Fiorentina vende Nestasic mentre il Milan Thiago Silva, oltretutto mentre la Fiorentina compra fior di giocatori e gli altri si affidano solo ai prestiti e ai fine contratto. La mia sensazione è che non si vogliano nemmeno valutare gli estremi dell’operazione Nastasic, ma cogliere invece la ghiotta occasione per riattivare l’innesco, mostrando così che quella di una parte del tifo era solo una tregua armata. Nel mio piccolo voglio confermare invece la fiducia alla società, che quindi rimane intatta, perché non dimentico la qualità della campagna acquisti, non dimentico la rinuncia a vendere Jovetic che avrebbe avuto ripercussioni, queste si importanti sul progetto di squadra, un atteggiamento inequivocabile che se aggiunto alle promesse fatte e poi mantenute circa la rinnovata stagione delle ambizioni, dovrebbe lasciare almeno il tempo di una riflessione prima di ricaricare le baionette, è vero che la cessione di Nastasic è dolorosa, ma ha molte meno ripercussioni sul progetto di squadra, è sicuramente una perdita importante, che ritengo però lo sia più da un punto di vista del singolo e molto meno grave quindi di quella che sarebbe stata la cessione di JoJo. Operazione che avendo per forza una logica, quando sarà il momento ce la spiegheranno come ha sempre fatto Pradè in maniera molto più che trasparente, e visto come la società ha dimostrato entusiasmo e competenza, questo mi lascia pensare che dietro all’operazione ci sia un disegno non per forza commissionato da ragioni di cassa, vedremo, voglio sperare che da questa cessione se ne esca trovando addirittura il modo per rinforzarsi. Ed è un peccato rilevare questo approccio un po’ camaleontico alla passione da parte della tifoseria, oltretutto ai margini di quel bel clima che si era ricreato, perché già circola il sospetto che Andrea sabato fosse strategicamente imbottito di fialette d’acqua, come un kamikaze della finzione addestrato da Diego a far scoppiare bombe di sudore telecomandato. A me  l’atteggiamento di Andrea è piaciuto molto in questo ultimo periodo, mi è sembrato soprattutto sincero, giustamente orgoglioso nell’aver rinunciato a vendere Jovetic e ambizioso quanto basta. Se poi avrà venduto Nastasic solo per far cassa alla faccia del rilancio, ci avrà deluso e glielo faremo presente, ma fino a quando non sarà dimostrato dai fatti, penso invece che sarà fatto tutto quanto il possibile per regalare a Firenze una squadra che la rappresenti degnamente. Oggi la foto di copertina vuole essere una sorta di didascalia da dedicare a questo mondo del calcio, per spiegare come attraverso la competenza, le idee vincenti e la grande determinazione si possa voltare le spalle anche alla logica dei grandi interessi che ci ruotano intorno, e in questo modo gli si possa andare lì, sì, proprio lì in quel posto ben rappresentato dalle forme della signorina, si possa cioè andare nelle tasche posteriori di quelle regole che determinano quel calcio cinico che è in mano solo a pochi grandi club. La seconda foto tradisce invece la mia delusione per quella parte del tifo che ha pisciato fuori dal vasic dimostrandosi non troppo Savic.

martedì 28 agosto 2012

Klausola Kinski

La vicenda Jovetic è come il più classico degli spaghetti western all’italiana, girato tra la polvere di luoghi che non sono quelli veri, così come gli articoli che piovono copiosi in un estate di grande siccità, e che ricalcano quella propensione a sostituire la verità con scenari più caserecci, come gli articoli su Jovetic ai quali si sostituisce la verità adattandoci clausole rescissorie alla bisogna, come fossero tanti cactus a certificare scenari di un Far West ad ovest del Mississipi, e non il Far West che esprime oggi il giornalismo sportivo italiano. Clausole rescissorie come fossero i fagioli di Bud Spencer, un piatto per il quale azzuffarsi, non più sognanti cercatori d’oro ma sonati cercatori di clausole, non più segnali di fumo, ma tanto fumo e niente arrosto sul fuoco di versioni dei fatti sempre diverse e sempre sbruciacchiate. Pistoleri di clausole con scacciacani, e giornalisti randagi come cani che nel cinturone non hanno Colt ancora il confine tra il ridicolo e il patetico. La clausola non c’è ma qualcuno tra i più scaltri sceriffi sostiene che invece esiste eccome, e l’ha individuata dietro l’atteggiamento sospetto di Toro Seduto, che è proprio nella postura che nasconde la verità, visto che secondo la Gazzetta dello Sport ci s’è seduto sopra apposta per nasconderla, ma i Della Valle fanno gli indiani, negano e intanto sudano, anche se i giornalisti furbi sanno che dietro al fascino di Diego che fa tanto il Richard Gere del Piceno si nasconde invece un Richard Geronimo, quando non un Richard Ginori, che aspetta che fallisca anche la famosa manifattura delle ceramiche per prendersela come ha fatto con la Fiorentina. Non c’è proprio pace nel giornalismo sportivo, perché non si comincia un nuovo giorno senza che qualche soloone non vada al saloon a sbevazzarsi la sua bella clausola rescissoria doppia per scatenare la rissa tra i tifosi, si comincia e si ricomincia come i Comanche, che saccheggiavano i villaggi del Messico ma non la verità. E anche i procuratori fanno la loro bella parte preparando terreni paludosi dove seminare la zizzania, da non confondere con i Seminole che uccidevano senza quasi mai farsi vedere, quello che vorrebbe fare Ramadani con la passione dei tifosi Viola. Bisognerebbe essere tutti un po’ più diligenti e non cercare di attaccare la diligenza per saccheggiare il talento di Jovetic, perché il viaggio di JoJo prevede ancora una fermata a Firenze, e la diligenza è scortata da una dirigenza che non molla, che non barcolla difronte al Far West di questo calcio nel quale il primo pensiero della mattina è la sopravvivenza della passione. I procuratori non sono altro che cacciatori di taglie ai quali il calcio ha affidato la cattura di sostanziose provvigioni sugli affari conclusi, una perversione del sistema, uomini pagati da chi vive nel sistema, ma che alla fine lo uccidono. Finalmente però stanno calando “Ombre rosse” su questa benedetta clausola rescissoria, con il “Massacro di Forte Apache” dove Ramadani capitolerà davanti al fortino dellavalliano di Casette d’Ete City, “Là dove scende il fiume” che non può essere altro che l’Arno e che servirà a spegnere quel “Mezzogiorno di fuoco” appiccato proprio con l’innesco di una clausola rescissoria fasulla. Ma il colpo di scena nel western all’italiana è sempre lì dietro l’angolo, e alla fine tra i due Kinski non sarà Klausola ad andarsene ma Nastassjac.

lunedì 27 agosto 2012

Jovetic è un top less

A proposito di Jovetic e di quei giocatori che come le gru sono capaci di spostare gli equilibri, quelli per intendersi definiti oggi dei top players, a noi rigorosi vecchi maiali e non old pigs, se proprio costretti ad usare terminologia di ultima generazione, o comunque tentati a consumare termini d’importazione per sentirsi un po’ più fighi, allora confessiamo che ai top players preferiamo ancora il topless, così come al bacon preferiamo Baconi che alla Domenica Sportiva evidenzia drammaticamente le difficoltà di Montolivo a far ripartire la manovra del Milan. E allora da questo blog vogliamo promuovere una mozione che diventa ancora emozione quando a proposito di topless ci se ne paventa davanti uno in tutta la sua rotonda prosopoppea, la mozione è dunque quella di riappropriarci di un calcio nel quale Jovetic non sia più definito un top player ma piuttosto un giocatore di un altro pianeta. Ecco, ha più fascino e sapore di casa definirlo così, anche  se un altro pianeta non è poi così vicino a casa, come San Frediano che è casa e allo stesso tempo un altro pianeta situato Diladdarno, come lontana invece è Londra o Madrid, e Barcellona, distanti dal Santo Spirito fiorentino e dove Jovetic andrà a giocare in un prossimo futuro, ma non adesso perché “questa casa non è un albergo” gli ha sussurrato in un orecchio a Moena il presidente ciabattino, colui che per smembrare meglio rinuncia oggi a mettere le accise sul prezzo dell’entusiasmo. Andrea ha sudato e gesticolato come un Vittorione qualsiasi, addirittura come un tifoso del Milan di fronte al gioco scadente e ai giocatori a scadenza di contratto, e se Andrea non è stato offeso perché la frattura si è ormai ricomposta, ci ha pensato Diego attorniato dai suoi uomini immagine, che ha aspettato che il fratello tornasse a casa per gridargli “fai schifo così tutto sudato”, ironia della sorte la stessa frase gridata a Montolivo dai suoi nuovi tifosi, modificata solo nella parte finale con “...e non sei neanche sudato”. In attesa di misurare la febbre al Napoli che ha passeggiato a Palermo, reso merito a Osvaldo e al suo meraviglioso gol che un po’ ha ricordato quello di Torino dal sapore Champion, e confermate le prime difficoltà difensive delle squadre di Zeman, abbiamo appurato soprattutto che Jovetic non è un top player ma solo un giocatore di un altro pianeta, e a proposito di pianeti è doveroso ricordare come la luna piange la morte di Neil Armstrong, primo uomo a posare il piede sul suolo polveroso del satellite terrestre, così come ha fatto JoJo muovendo i suoi primi passi della consacrazione nel pianeta Fiorentina, e proprio come Neil sabato ha lasciato l’impronta sulla partita, la prima missione di questo campionato nella quale il nostro 11, anzi il nostro Apollo 11 si è fatto una bella passeggiata spaziale sull’Udinese, squadra che è sembrata anche un po’ allunata davanti al modulo Lem di Montella, allunata proprio come il suo allenatore che alla fine c’è rimasto proprio come un pollo.

domenica 26 agosto 2012

Fiocco Viola

Fiocco Viola al Franchi, con tanto di possesso palla davanti a un avversario piegato dalla geometrica intelligenza della manovra, e davanti alla sala parto in attesa di sentire gol e vagiti, i primi, da non confondersi con i piagnistei di Guidolin. Esordio in massa di tutti i nuovi che hanno districato la matassa di una partita non certo facile, diventata molto difficile dopo lo svantaggio, una squadra che però non si è mai persa d’animo lasciando buone tracce di carattere sul terreno di gioco, tanto gioco, e perché no anche confessando di avere sane ambizioni, dall’alto della rocciosa Roncaglia cinese eretta a difesa di un sogno che non deve avere fretta, con Gonzalo che bagna l’esordio da reduce navigato, un atteggiamento che svaria tra il veterano con saggio senso dell’anticipo e la buona propensione a far ripartire l’azione, qualità che dimostrano quanto abbia avuto senso il suo acquisto. Pizzarro è il vero giocatore farro della squadra capace di legare gioco, già ingrediente base della manovra, farro ma anche faro che aiuta i naviganti del centrocampo e che se la intende quindi anche con octopus Valero, un bulimico della pedata che ingurgita palloni dal frigo, una quantità di giocate a tre cifre che conserva con cura e con una percentuale d’errore vicino allo zero termico. Viviano inoperoso anche se è stato graziato da Muriel che lo avrebbe potuto uccellare in mezzo al guado di un’uscita rimasta a mezzo, ma con nostro gaudio, Cuadrado che potrebbe diventare straripante come l’Arno nel 66 quando avrà raggiunto la giusta condizione, così come Cassani potrebbe diventare una riserva 2012. El Ham è invece un incantatore di difensori serpenti che ci ha servito uno spritz delle sue qualità, con l’aggiunta di abbondante ghiaccio che ci è sceso lungo la schiena dopo aver gettato al vento quello che avrebbe dovuto essere il vantaggio, e quello che immaginiamo già un modo di intendere calcio che non prevede la presenza dei compagni di squadra. E poi Aquilani preciso con il lancio come Barnard lo era con il bisturi, capace di incidere il campo e la partita in due come una mela, con un taglio chirurgico a favore del match winner, che le mele le ha aperte invece al povero Guidolin, JoJo appunto, che come dice Montella evidentemente parla solo con i fatti. E Montella infine già capace di presentare una squadra che risponde presente all’appello del primo giorno di scuola, che piace anche nei cambi, come ci è piaciuto il pubblico tornato ad essere protagonista in positivo, come è piaciuto a tratti nella ripresa il sapore inconfondibile della paella blaugrana, e se il problema sarà quello di trovare l’affiatamento, a me è sembrato un problema facilmente superabile visto come la squadra si è già riconosciuta abbastanza grazie al linguaggio universale dei piedi buoni. Oggi allora ci godiamo questo fiocco Viola, dopo che dalla sala parto della società, e grazie alle spinte del suo primario giocatore è nata davvero una gran bella squadra.

sabato 25 agosto 2012

Forza Viola

In bocca al lupo alla Fiorentina e in culo alla balena. Mi balena questo stamani negli occhi, che se da una parte è meglio che nel culo, è soprattutto luce di una speranza concreta in fondo, quella riflessa in fondo al pozzo dei desideri, non una visione mistica ma una misticanza di belle sensazioni che fanno da contorno alla grande attesa, insomma, una voglia dalla larga foglia, figlia del desiderio di vedere una stagione fantastica sempre che Dio lo voglia, una voglia che alla soglia della nuova stagione si spoglia delle tante parole per diventare inizio vero di un campionato, che sarà la linea di faglia, una frattura tra il vecchio e il nuovo ciclo, qualcosa che ti piglia e non ti lascia più. Finalmente. E la passione quando si sprigiona non mente, perché col primo fascicolo della stagione, insieme all’entusiasmo esce in allegato anche una certa ritrovata ambizione, e vorremmo proteggerla in tutti i modi questa stagione, anche dalla malasorte che è sempre lì alle porte, e che un po’ te lo procura quel qual certo magone di quando le cose vanno storte. Tanta attesa e giuste aspettative per quello che finalmente sembra essere davvero un nuovo capitolo dell’era Della Valle, il primo ad avere le giuste credenziali e la benedizione dell’ambiente dopo l’addio di Prandelli, requisiti che ormai erano diventati indispensabili perché si potesse continuare con questa proprietà senza l’ennesima crisi di nervi in quello che di Nervi è lo stadio, è vero che adesso la parola passa al campo, ma intanto c’è stato comunque l’abbraccio di tutti, quello che servirà a lavorare con entusiasmo. E allora avanti tutta, con le prime due partite ideali proprio per misurare le ambizioni, e ce le vogliamo giocare a viso aperto, senza nessuna paura e con il gusto ritrovato di essere nuovamente tutti dalla stessa parte, dalla parte giusta, e a quel viso aperto ci vogliamo aggiungere anche un gran bel sorriso, di quelli che nascono dalla consapevolezza e dalla serenità, sperando che anche la cornice di pubblico sia quella giusta, la più adatta a fare il primo tagliando ad una nuova storia d’amore, e come si può vedere nella foto, la prima vera senza più l’ombra del Santo, perché anche se non proprio nella tomba della memoria, quel bel periodo sembra finalmente finito almeno in un tombino. Così, tanto per fare spazio a un altro.

venerdì 24 agosto 2012

Uno sceicco? Malagari!!

Ai Della Valle possiamo imputare di non aver fatto prima quello che è riuscito invece adesso, anche se avendo sulle spalle un ballino di anni da 50 chili, sappiamo bene che per fare le rivoluzioni ci vuole si il coraggio che è mancato, ma anche le giuste condizioni ambientali che invece non si erano verificate, e che tra il dire e il fare ci sono in mezzo un mare di aspetti tra i quali anche quelli di natura sentimentale che proprio sfumature non sono, tema questo magari poco commestibile alle insensibili fauci del tifo che tende a fagocitare senza far uso della masticazione, perché sul piatto di un ciclo da azzerare c’erano anni di rapporti di lavoro in alcuni casi diventati amicizie, poi ci sono stati gli errori di valutazione, ci sono stati gli errori, insomma, tutta una serie di errori ma non la malafede, che invece è facilmente riscontrabile in certo ambiente giornalistico cittadino, per non parlare di quello del tifo che proprio nella fase più delicata della storia dei Della Valle a Firenze si è dimostrato un’arma in meno. Tanto che oggi potremo valutare non senza qualche apprensione se lo svuotamento dello stadio fosse da addebitare al furto d’identità messo in atto dagli acker della tomaia marchigiana, e ancora, adesso che le nebbie della pontellizzazione sembrano essersi finalmente diradate dalle menti più sospettose, analizzeremo meglio se la passione ritrovata sarà sufficiente a ricucire gli strappi, o almeno a dimostrare un attaccamento alla maglia che non sia lo stesso dimostrato da Montolivo. Quindi Della Valle in colpevole ritardo sui tempi della rivoluzione e ancora neanche portata a termine veramente fino in fondo, e quando parlo di fondo non mi riferisco a quei tifosi che lo hanno raschiato agognando la vendita della società mettendosi a pecorina nel primo harem disponiile di un qualsiasi sceicco dal pacco gonfio, e dopo aver verificato il poco interesse suscitato dalla piazza, disposti ad accontentarsi anche di un meno arabo rivenditore di bombole di gpl pur di liberarsi di chi oggi invece è tornato orgoglio di tifoso, facce da carta igienica insomma, che si scaccolano nascondendo il ricavato sotto la soglia della vergogna, perché la Fiorentina di oggi è addirittura merito della loro lucida contestazione, una lungimiranza utilizzata a più riprese, è bene ricordarlo, come quando si è cercato di cambiare il testo del nostro inno sostituendo il “garrisca” con un decisamente più petroliere Garrone, oppure tutta quella lungimiranza la possiamo riscontrare nella crudezza con la quale si è voluta chiudere la scorsa stagione al coro di “pezzo di merda”, oppure ci si riferisce a quei Preziosi esempi di lungimiranza come gli ultimi cammei incastonati nella Val di Fassa tra nasi da pagliaccio e parrucche, così tanto per ripartire con il piede giusto, insomma con lo stesso lungimirante e rasserenante atteggiamento di come la si era chiusa. Probabilmente a braccetto con Bettega non c’è andato da solo Prandelli, qualche tifoso ce lo deve aver accompagnato per riconoscenza, per fortuna pochi, e le cui corbellerie non sono state ascoltate da una presidenza che invece di fare tanti discorsi a bischero ha rilanciato a dispetto dei Santi. Comunque dicevamo che si è fatto trenta ma non trentuno, perché se da una parte la rivoluzione c’è stata, nelle pieghe di questo rilancio ci sono ancora tracce inequivocabili di pontellizzazione che un po’ di ragione la danno a chi ha vissuto tra le nebbie della lungimiranza, perché la foto di copertina ci mostra senza ombra di dubbi l’anima sparagnina dei marchigiani, tracce di ridimensionamento da finire ancora di spolverare, perché ci sono troppe sconcertanti analogie tra i noti braccini dei Della Valle e le alucce del nuovo angelo custode della squadra preso con prestito secco dal Malaga, perché i cari Della Valle, dopo aver approfittato delle difficoltà del Villareal, per accaparrarsi chi dovrà vigilare sulla nostra stagione si sono invece rivolti proprio a quello che è stato a lungo il sogno dei lungimiranti con la sciarpa Viola al collo, lo sceicco Al Thani, questo si un vero esempio di proprietà in fuga, che smantella tutto e vende a prezzi stracciati, e che bene avrebbe potuto rappresentare una certa tioseria che a Firenze in questi anni di austerity della fede, ha dimostrato di usare la passione a targhe Al Thani.

giovedì 23 agosto 2012

La mecca del meccanismo

Una volta messo il puntero sull’albero di Natale di Montella rimarranno da oliare solo i meccanismi, e intanto aspettiamo sabato con trepidazione, sperando che Beatrice si ricordi di Dante e ci venga a rinfrescare l’esordio. Perché a braccetto con Lucifero ci viaggia l’ennesima decisione sciagurata della Figc che fa scopa con l’orario della partita di Tim Cup come se fosse stata una genialata da replicare invece della stronzata di un replicante, e dulcis in fundo va a braccetto anche con la decisione di allargare a 12 la lista dei giocatori da portare in panchina, un Giancarlo Abete che accogliendo la richiesta della Lega di serie A, di fatto contribuirà all’ulteriore svuotamento degli stadi, visto come si puntava almeno all’apparenza, con quel generoso colpo d’occhio regalato dalle rose lunghe che costringevano gli allenatori a mandare i giocatori in tribuna. Tornando a noi la rivoluzione è quasi completata con l’addio di Felipe e Cerci, quello probabile di Lazzari e quello augurabile di Vargas, tre dei quali forse neanche troppo casualmente invischiati nel giallo delle pernici. Dicevamo però che adesso l’obiettivo sarà quello di mettere a punto i meccanismi in modo da perdere meno terreno possibile nella fase di rodaggio, e sappiamo con certezza che Montella e il suo staff hanno già applicato i loro metodi innovativi anche alla velocizzazione di questa prima fase delicata della stagione. E lo sappiamo grazie al bel rapporto che si è venuto ad instaurare a Moena tra la nostra inviata e il gruppo di lavoro del tecnico, che si sono “riconosciuti” proprio per quel modo di guardare al lavoro con gli occhi del navigatore che cerca nuovi territori da scoprire, non a caso viene usato il GSM, ed è grazie a questa simpatia professionale che la Bice è riuscita ad avere in esclusiva proprio un’anticipazione sul tema delle innovazioni applicate alla registrazione dei meccanismi, un antipasto sui metodi scelti al quale anche il blog ha saputo rispondere con lo stesso linguaggio. Nella foto di copertina il mister ha mostrato alla nostra inviata uno dei tanti sistemi utilizzati per accorciare i tempi della messa a punto degli ingranaggi, in questo caso specifico ha voluto evidenziare come siano stati adottati solo meccanismi facilmente assimilabili, e nel caso svelato alla Bice ha precisato come non sia stato lasciato niente al caso, anzi, ha indicato il metodo sperimentale usato per far assimilare meglio al gruppo l’orario di rientro a casa la sera attraverso delle semplici e salutari spremute, confidenze poi raccolte dalla Bice smentiscono le voci sul fatto che Cerci fosse stato messo sul mercato dopo il fatto delle pernici, mentre la decisione è stata presa dopo che Montella al breefing tecnico aveva spiegato i vantaggi di questo metodo innovativo studiato per l’assimilazione degli orari di rientro, e il giocatore invece di spremere e bere si era invece intestardito a volerlo guardare pensando che fosse l’Arancia meccanica di Kubrick e non quella di Montella. Nella seconda foto, la Bice mostra orgogliosa come anche la Riblogghita si sia dimostrata avanti, al passo coi tempi utilizzando persino un contapassi, e facendo notare come gli stessi tacchi indossati dall’inviata fossero dotati di meccanismi ideali per ritirare su il morale quando questo ci fosse mai finito sotto magari dopo un risultato sfavorevole, ideali poi anche per fare il tacco e punta, una tecnica di guida che permette di frenare e accelerare contemporeanamente, indispensabile ad un inviata moderna per arrivare prima degli altri a svelare il vero nome della nuova punta, appunto, un tacco insomma che è innovativo ma allo stesso tempo anche un po’ vintage, e che la Bice indossa con riconoscenza per il lavoro svolto da un indimenticato DS come Corvino, insomma un riferimento chiaro al meccanismo contorto che ha portato all’acquisto di Di Tacchio.

mercoledì 22 agosto 2012

Mamma Eberbatov

E’ evidente come in città esista ancora una disperata volontà di tenere in vita il mercato della notizia patacca, dove nessuno poi fa mai il mea culpa ma solo il Meo Patacca, una certa stampa che fa uso della contraffazione, non sappiamo se per  incompetenza e quindi perché raggirata dagli interessi dei procuratori che fanno scoppiare “casi” da usare come turbativa, oppure è lucida strategia che serve per utilizzare a proprio favore le paure della piazza alimentando il mercato della notizia drogata, in mezzo e ben mimetizzato c’è sempre l’accanimento terapeutico per cercare di tenere in vita il mammabeismo, con tutto il suo indotto di rosiconi, ai quali, questo ritrovato entusiasmo cancella il lavoro di anni speso ad infangare una proprietà oggi difficilmente accusabile di smobilitazione. Ed è proprio la forza e la volontà nel trattenere Jovetic davanti alle grandi offerte, che uccide forse in maniera definitiva la mamma Ebe di tutte le teorie di pontellizzazione, e quindi si cerca con la forza della disperazione di rimettere tutto quanto in dubbio, d’intorpidire le acque cercando d’interrompere una luna di miele che per qualcuno è diventata una luna di fiele. Ha già parlato in merito Andrea Della Valle, più che esaurientemente, definendo incedibile il giocatore e dichiarando inesistente il gentlemen’s agreement, tutto quanto si legge su questa vicenda che sia posteriore a quelle inequivocabili dichiarazioni, è fuffa, perché è proprio sul giocatore che la proprietà ha fondato il rilancio, si rassegnino coloro che hanno interessi diversi da quelli di fare il bene della Fiorentina, prendano atto di aver perso la battaglia e depongano le armi. Perché la Fiorentina sta facendo ancora di più, sta cercando di inserire l’ultimo grande tassello in quello che sembra essere davvero uno splendido mosaico, tassello che come per il cocomero servirà a verificare magari se Berbatov sia un po’ troppo maturo, e se su Lisandro Lopez, invece, qualcuno stia glissandro prima di sferrare l’attacco decisivo. E a proposito delle sacche di resistenza, la Bice è andata a verificarne gli ultimi focolai in città, e su questi presidi dell’antidellavallismo ha incentrato il suo resoconto fotografico, un reportage intriso di una malinconia che si taglia a fette proprio come il cocomero di cui sopra, perché quella della Bice è una dura raffigurazione di un disagio profondo, di una lotta ormai senza speranza nel tentativo di sopravvivere agli eventi contrari. La foto di copertina mostra come la Ebe stia cercando di attingere disperatamente delle risorse da dare a un movimento che non ha più ne capo e ne coda, capezzoli da strizzare per quella che ormai sembra essere diventata mammella Ebe. La seconda foto, invece, è la dimostrazione di come le cheerleaders dell’organizzazione, un tempo impiegate numerose ai margini delle grandi contestazioni antidellavalliane, valide interpreti di coreografie al grido di pezzo di merda, oggi siano praticamente in mezzo a una strada.

martedì 21 agosto 2012

Rosicani sciolti

Oggi è arrivato il momento di chiedere scusa a tutti coloro che ho preso in giro, non ce ne vorranno se l’anima di questo blog è trascesa a tal punto da andare persino oltre a quelle che erano le intenzioni di quella gran fava del suo creatore, confesso di essermi fatto prendere la mano, e faccio ammenda se ho giocato forse un po’ troppo su concetti come  “pontellizzazione”, ironizzando a bischero sciolto su certi profeti della sciagura che avevano teorizzato la “smobilitazione”, perché per un lucignolo di parte bianca come me, questa Aquafan delle ipotesi scivolose è sembrata un fantastico parco giochi acquatico con tanto di mega scivolata finale sui concetti base, che mi ha catapultato nel paese dei balocchi, un posto meraviglioso per un Santo Spiritoso come me, e quando confesso di essermi fatto prendere la mano lo faccio con tanto di foto di copertina nella quale dimostro come la mano armata di penna sia servita a stuzzicare un po’ quei volti del pessimismo. Oggi però che siamo felici perché tutti sono saliti finalmente sullo stesso carro, possiamo e dobbiamo stemperare gli animi, abbandonando le rispettive posizioni per lasciarci invischiare in questa nuova avventura, che sarà accompagnata da una fitta ragnatela di passaggi, fino a riscoprire e probabilmente apprezzare la geometria di centrocampo, e se la qualità dei giocatori che oggi compongono la rosa ci consente la matematica certezza di una stagione ricca di soddisfazioni, anche la matematica allora sarà una piacevole riscoperta, come la fisica che studia i fenomeni naturali come l’esplosione dell’entusiasmo, e la geografia che nel programma di quest’anno prevede un ampio approfondimento sulle Marche, argomento per il quale oggi ci sono tifosi disposti persino a farsi interrogare come volontari. Insomma è tempo di pace e anche quello di riconoscere che siamo tutti tifosi della stessa squadra, che non ci sono cioè i tifosi di serie A e quelli di serie B, ma solo più o meno pessimisti, più o meno fave come me che se fossi nato in un paese sudamericano sarei vissuto sicuramente in una favela. Insomma è la passione per la Fiorentina il minimo comune denominatore, dato per scontato che un minimo di bischerate le può aver teorizzate chi è rimasto sconvolto dal terrorismo immaginario di un kamikaze marchigiano imbottito di fair play finanziario, bischerate che però ho scritto pure io trovando l’ispirazione in certi profili del tifo, un po’ gufi ma dal naso aquilino, oggi fortunatamente molto meno gufi e un po’ più Aquilani. Chiudo questo mio topic della riappacificazione con una scoperta piacevole dalla deriva addirittura sentimentale, che getta una nuova luce tendente al tenero, e che voglio rendere nota anche a voi per rivalutare almeno in parte quello che è stato un modo di fare tifo, e che solo oggi mi accorgo di aver preso in giro colpevolmente, attraverso l’ultima inchiesta della Bice che è andata a ripercorrere la storia del vuturismo prima della sua prematura scomparsa, e con mia somma sorpresa devo dire di aver trovato veramente un amore sincero verso la squadra, forse addirittura troppo, quello che ha portato nei momenti di crisi ad un eccessiva esigenza di confronto, ma come possiamo vedere dalla seconda foto di copertina scattata dalla Bice davanti alla sede storica del movimento, la dedica imposta davanti alla porta d’ingresso voluta fortemente dalla presidenza per dimostrare l’amore profondo nei confronti della Fiorentina, lascia pochi spazi alla facile ironia.

lunedì 20 agosto 2012

Orecchioni da mercante

E’ un’autentica malattia questa nuova Fiorentina, una nuova malattia, che ha ritrovato il suo virulento potere infettivo, accompagnata da episodi di febbre alta che ci faranno delirare di passione fino a sabato quando la squadra sarà visitata dall’Udinese. Buttati finalmente via gli antibiotici per il virus antidellavalliano di fatto debellato, il ritrovato entusiasmo sembra aver cancellato anche gli ultimi episodi di scetticismo grazie alle analisi di rilancio effettuate, che hanno escluso i sospetti della pontellizzazione, quel ridimensionamento dei valori nel sangue e nel campo, che avevano fatto pensare al peggio, e nei casi di massimo pessimismo, anche portato a riporre le speranze di guarigione in fantomatici personaggi come sceicchi o  Mamma Ebe. Tutto passato, tutto finito, oggi non c’è più bisogno di comprare il sale da Vanna Marchi perché siamo nuovamente tutti ammalati di Fiorentina, in maniera sana, siamo ammalati come un pesce. Finalmente una malattia che va curata con il principio attivo della passione, un farmaco generico imposto dalla spending review di un calcio afflitto dalla sindrome del fair play finanziario, che ha come effetto collaterale solo dei piacevoli giramenti di testa dettati dalla felicità, e non solo quelli di palle nel vedere le pantomime di chi non era più felice di indossare la maglia della salute Viola, Montolivo su tutti, oggi felice rappresentante del progetto di ridimensionamento rossonero. Firenze adesso è una Spa del benessere, tornata ad essere il santuario della salute dove i giocatori vengono a bagnare la propria carriera certi di un percorso termale benefico, nel quale adesso s’immerge anche tutta la città. Curati e coccolati aspettiamo la pillola della felicità che ci verrà somministrata sabato pomeriggio, e la prendiamo prima del pasto delle diciotto, così non ci rimane sullo stomaco nel caso di eventuali risultati sgraditi, ed è bello essere ammalati di una stessa malattia che per di più è contagiosa come solo l’entusiasmo ritrovato può esserlo, e a chi ha sempre creduto che alla fine sarebbe finita così, fa piacere fare due passi sul vialetto della convalescenza insieme a chi aveva invece riposto le speranze in cocktail di farmaci pericolosi, spesso miscelati con barbiturici e obrobrivuturici. E’ tempo di festeggiare l’anima ritrovata del tifo, un’autentica malattia sana che se curata con la passione porta solo ai benefici di tutte le grandi passioni, e io che sono molto malato, per meglio far comprendere come possono esserci malattie addirittura augurabili, e visto che negli anni non mi sono mai fatto mai mancare niente da un punto di vista clinico, in occasione della liberazione dal focolaio dello scarpaio, vi confesso un’altra mia malattia a dimostrazione ulteriore che ne esistono di belle sane da monitorare solo con gli strumenti della fede, e le foto mostrano in maniera eloquente, al pari di un referto medico, come oltre che di Fiorentina sia affetto anche da Scarlettina.

domenica 19 agosto 2012

Sara

Saranno stati quei millequattrocentoquarantasei passaggi consecutivi senza mai sbagliare, sarà stato che lo scorso anno, invece, era difficile imbroccarne anche solo due, sarà stato il caldo e la colla a caldo che Pizzarro secerne naturalmente dai malleoli, o forse sarà stata quella mezzora di Cuadrado che mi ha mandato in brodo di giuggiole, uno sgrassatissimo brodo di “drado” alleggerito dagli chef di Careggi persino dell’appendicite. Oppure sarà stato che dopo il due a zero ho visto un lampo di Barcellona, e invece, quell’azione in area fatta di passaggi tartina tra Mati, Borja, JoJo e Cuadrado erano solo uova di lompo da non confondere con il caviale blaugrana, sarà stata la grande voglia di Fiorentina a farmi vedere una principesca fase di possesso palla, che allora sarà stata Sarah Ferguson, se non fosse però che le linee di gioco così sinuose, quei ricami, quei pizzi hanno fatto intravedere qualcosa di più sexi, che alla fine sarà stata forse più Sara Tommasi. Sarà quel che sarà ma devo confessare di essermi subito innamorato, un colpo di fulmine scoccato vedendo il giro palla prendere finalmente il posto del giramento di palle di una squadra fa, sarà stato anche questo salto in alto delle ambizioni, questo aver voluto alzare l’asticella grazie all’idea di gioco del suo allenatore, che forse sarà stata invece Sara Simeoni, comunque un bravo convinto a Montella che è già riuscito a dare una fisionomia precisa ad una squadra totalmente nuova, sarà forse che alla fine potremo sognare anche un grande campionato se solo arrivasse un attaccante infermiere a farci iniezioni di profondità, sarà forse che stiamo sognando ad occhi aperti, o sarà che a maggio potremo essere là dove osano gli Aquilani, e se invece si sarà rivelato solo un sogno, allora canteremo “Sara svegliati è primavera”. Sarà che Ljajic è ancora il più in palla, che Borja Valero ha confidenza con la palla e Vargas invece è solo un pesce palla, l’ultima palla al piede di un capitolo finalmente chiuso, sarà che l’unico che non gioca a due tocchi è Jovetic, e sarà bene che ci si tocchi le palle nella speranza che la cristalleria preziosa arrivi intatta a fine stagione, perché con l’innesto di Aquilani e un bomber di razza questa squadra potrebbe essere la vera sorpresa del campionato, sarà. E’ vero anche che il Novara non si è dimostrato certo un avversario irresistibile, come anche però, che con la squadra dello scorno anno lo sarebbe diventato sicuramente, mentre sarà stato il caldo torrido, o forse sarà stata quell’insistita ragnatela di passaggi, sarà stata la superiore caratura tecnica, l’organizzazione del gioco, la pericosità sulle palle inattive, la buona preparazione atletica, certo è che al Novara gli c’è voluta la “Novargina” per farsi passare il mal di testa. Sarà forse una visione troppo ottimistica la mia, o forse no, sarà comunque la squadra e solo la squadra a dircelo, perché adesso la parola passa al campo, unico luogo indicato a coltivare questo nuovo entusiasmo e far si che tutte queste belle aspettative non si trasformino in una bolla di sapone. Poi, se ci sarà bisogno di festeggiare l’inizio di una nuova stagione di successi, allora invece della banda chiameremo la sarabanda.

sabato 18 agosto 2012

Vellutata di cecità a coste larghe

Con la partita di oggi ritroviamo finalmente la nota alcolica del brindisi, un aperitivo della nuova stagione al quale metterà il sigillo della festa l’Associazione Centro Cordinamento Viola Club, che dopo due lunghi anni di lotta estenuante è riuscita a vincere la sua battaglia, grazie alla svolta avvenuta all’indomani del ritrovamento della Ebe nell’intercapedine del proprio garage, perché insieme alla santona dell’antidellavallismo sono stati rinvenuti anche documenti importantissimi. Ed è stato proprio in virtù del ritrovamento dell’anagrafe di questo movimento, peraltro immobile nella sua monolitica avversione al calzaturiero applicato al calcio, che oggi l’ACCVC potrà dividere la cerimonia di apertura della nuova stagione con quella della nuova fase di un tifo finalmente liberato dalle grinfie della santona. La presentazione di questo evento sarà impreziosita dall’intervento sentito del presidente Pucci, che mostrerà fiero il recupero dei ruderi umani nel centro storico del pessimismo cosmico, con l’ultimo e importantissimo intervento in diretta, cerimonia che avrà luogo in campo all’ingresso della squadra, dopo che avrà spiegato al pubblico presente quanto fosse rimasto traumatizzato nel vedere i metodi utilizzati dalla Ebe per rendere tutto più nero nell’animo e negli occhi di quei tifosi Viola caduti nella sua rete. Il Pucci racconta in anteprima alla Riblogghita la grande soddisfazione per aver salvato la passione di quegli sciagurati, ma anche il rammarico e la frustrazione per non aver potuto fare niente invece nei confronti dei rosiconi, visto che i loro documenti recuperati insieme agli altri, erano purtroppo anch’essi rosicati a tal punto da non renderli più utilizzabili a rintracciare quelle identità da recuperare poi alla causa Viola. Il presidente dell’ACCVC ci fa sapere che sarà Benedetto Ferrara a introdurre il tema dei desaparecidos del tifo ai quali sarà data nuovamente la luce della passione, e su questo tema Benedetto farà anche un parallelo colto sulla cerniera di centrocampo che tanto ha fatto discutere e appassionato in questo calciomercato, e la cerniera lampo che utilizzava invece Mamma Ebe come metodo per far vedere tutto più nero ai suoi adepti, un modo semplice ma efficace per accecarli d’odio e scagliarli poi contro i Della Valle. Il clou della cerimonia si avrà quando il Pucci aprirà le zip ridando finalmente la luce della fede, una operazione delicata che ha visto necessaria la soprintendenza di un gruppo di esperti di legumi, un presidio Slow Tifood, che in quanto profondi conoscitori di cecità dovrà evitare che al recuperato alla passione appaia come prima immagine quella di Vargas, in modo da diminuire al massimo i rischi di una crisi di rigetto. La seconda foto mostra come la santona utilizzasse anche altri metodi funzionali alla causa, e quando non era possibile chiudere gli occhi con la cerniera lampo, perché il soggetto magari preferiva i bottoni, per fargli toccare comunque il fondo della passione, allora lo dotava di un fondo di bicchiere mezzo vuoto, o come nei casi più difficili come si sono rivelati quelli dei vuturisti, che la stessa Ebe ha definito la tifoseria dalla  testa più dura,  per accecarli era costretta ad usar le pietre dure. 

venerdì 17 agosto 2012

Tim Cup-olone

Con Caligola che si è insediato ormai a pensione completa in un estate più ricca d’entusiasmo che di pioggia, parlare oggi di riscaldamento potrebbe far pensare a quello del pianeta, e invece no, perché anticiclone permettendo, riscaldamento o vigilia che dir si voglia, siamo finalmente alle porte del primo impegno ufficiale della Fiorentina, e adesso, da qui alla partita con il Novara sarà solo questione di stretching. E se da una parte si allungano i muscoli per ridurne la tensione, dalla parte del tifoso, invece, si accorcia l’attesa aumentando di pari passo la tensione, una sana eccitazione, a parte la canicola prevista per le ore 18 di domani, che è lì a dimostrare una scelta che non sembra invece poi così tanto sana, anche se in realtà potrebbe nascondere un grido di dolore, una richiesta di aiuto della Federazione, che attraverso il bollino rosso appiccicato alla scelta dell’orario, nasconde anagrammandolo, il desiderio che qualche buonanima possa chiamare il 118 e far ricoverare chi certe scelte le prende probabilmente perché non si sente bene, in un gioco comico di inadeguatezze al ruolo che un po’ mi ha ricordato quello che è successo alle Olimpiadi quando durante la cerimonia di apertura le Bermuda hanno sfilato in bermuda, che alla fine fa scopa con Abete e le sue scelte da ebete. E a proposito di numeri, dopo quelli assegnati sulle maglie, adesso è arrivato il momento di far tornare anche i conti però, perché dopo tanti bei discorsi, è necessario alimentare l’entusiasmo con il bel gioco e possibilmente con i risultati, indispensabili a far crescere il montepremi dell’autostima e allo stesso tempo a tenere lontani i parenti Viola di Abete, quelli per intendersi sempre pronti a banchettare sulle disgrazie, quelli che ritrovano forza nei momenti dolorosi come le sconfitte o gli infortuni, usati come l’Ovomaltina per tornare a diffondere il vangelo di Mamma Ebete, gli stessi che nei tempi morti dell’attesa di nuove sconfitte passano il tempo a chiedersi se è nato prima l’Ovomaltina o la gallina. Non ci resta quindi che fare gli auguri alla squadra perché possa ritrovare la sua giusta collocazione, lassù dove per andare a respirare l’aria fine dell’ambizione, è necessario prendere gli stessi impianti di risalita che hanno riportato l’entusiasmo in alta quota, e la Bice grazie all’aiuto questa volta di un linguaggio dell’immagine più aulico, di uno scatto sensibile che usa i toni morbidi e ricercati della poesia, ci mostra come il popolo Viola sia disposto ad aprire la porta della passione firmando in bianco il proprio attaccamento alla maglia. E per rappresentare il primo appuntamento stagionale, la Bice ha scelto non a caso una figura abbastanza stagionata, quel primo impegno ufficiale che ormai è lì a fare capolino.

giovedì 16 agosto 2012

Figliol di Treia ( Macerata)

Sensazionale, e senza nessun riferimento alla sconfitta della Nazionale, senza bisogno di esaltare l’importanza di uno scoop già di per se pazzesco, attingendo all’uso indiscriminato dell’enfasi, perché non serve visto che siamo difronte all’enfant prodige del giornalismo d’assalto, perché la Bice è nient’altro che una proboscide calata sulla verità, ed è grazie a questa che oggi corre veloce verso la consacrazione, dopo che a Ferragosto ha sferrato un colpo decisivo alla mamma di tutte le battaglie, mostrandoci la prima immagine in assoluto della Mamma Ebe del tifo, scovata mentre si nascondeva in un’intercapedine del garage dove aveva ricoverato il proprio autolesionismo, un quattro ruote motrici usato dalla suddetta Ebe per arrampicarsi meglio sugli specchi e avere la giusta aderenza nei terreni più viscidi e accidentati, quelli considerati pessimi dal suo movimento, proprio come quello che il tifoso Viola sta vivendo in questo momento, quello dell’entusiasmo appunto, che la Ebe insieme ai suoi seguaci cerca di combattere con tutti i mezzi compresi quelli a quattro ruote motrici. E’ stata scoperta mentre si nascondeva utilizzando le stesse tecniche dei boss, ma invece di un pizzino, a tradirla è stato il suo grande appetito, proprio da quella sua voglia sfrenata di pizza connection, una serie di riunioni oganizzate con gli altri sfigati del tifo, necessarie a stabilire le giuste contromosse per riattivare l’antidellavalismo prima della dolorosa beatificazione, e così con il suo proverbiale fiuto, la Bice, seguendo una pizza invece di un pizzino, l’ha sorpresa mentre in attesa di una “quattro stagioni di merda” visto che due se l’era già mangiate voracemente, era intenta a sgranare il rosario, e la foto di copertina la mostra proprio nell’istante dell’intimità di quella preghiera, assorta nella speranza che qualcuno lassù l’ascoltasse e facesse nascere gli uomini senza piedi in modo da vedere finalmente fallita la Tod’s. Un ambiente torbido quella di Mamma Ebe, dove si intrecciano relazioni di sesso con gli affiliati e non, e lo testimonia la seconda foto della Bice, che scova tra gli scatti che valgono una carriera intera, anche il suo giovane amante, conosciuto nell’ambiente più sotterraneo dei vuturisti come il più accanito, il più antidellavalliano per eccellenza, brusco come Brusca, e determinato a combattere tutto ciò che di marchigiano gravita in città, fino al gesto estremo di dar fuoco al proprio giardino, perché parole sue, gli sembrava troppo verdicchio, ma non solo, perché in curva Fiesole si è distinto per una battaglia ancora più cruenta, quella per cercare di riabilitare Vittorio Cecchi Gori agli occhi dei tifosi Viola, e che Mamma Ebe ha sostenuto anche economicamente, quell’antidellavallismo puro che poi l’ha fatta innamorare di lui. E la Bice l’ha scovato nascosto dentro a una fusione in bronzo di Vittorione a grandezza naturale, una sorta di moderno cavallo di troia regalato dalla Ebe per il decimo anniversario del fallimento della Fiorentina, e una volta stanato, nella seconda foto la Bice ci mostra la caratteristica principale che lo ha contraddistinto tra tutti i più moderni figliol di Treia, proprio quella voglia di zafferano che più lo avvicina al suo idolo..

mercoledì 15 agosto 2012

Ferragosto, parentesi g(i)raffa della passione

Buon Ferragosto a chi diserta l’ombrellone per stare ancora in questo posto, oppure è in spiaggia ma vuole fare i bagni di blog ad ogni costo, nato così per gioco e adesso nemmeno più tanto nascosto. Se non proprio come a Rimini, chi stenderà oggi il suo asciugamano sulla riblattigia, avrà almeno la consapevolezza che la sua sarà un’ estate di quelle ai Rimini termini, mare e Monti, insomma, con tanto di spending review della ragione. Non posso certo sostituirmi al più classico gavettone o alla fetta di cocomero, ma sarebbe comunque più gravettone ancora non esserci proprio, non presentarmi per niente, perché se è vero che non posso regalare il refrigerio di un bagno, il tifoso Viola sa bene che non c’è nessuno meglio di me che lo angustia, o forse sarebbe meglio dire, che lo anguria, visto il peso eccessivo di certi discorsi, con periodi anche un po’ oblunghi ai quali bisognerebbe fare la tara e il tassello, e che denotano oltretutto una fastidiosa necessità di sputacchiare concetti fuori dal semi-nario. Lo so bene che chi passa di qua anche per Ferragosto, è perché in fondo vorrebbe passare a miglior vita, perché se ci sono i contro ci sono anche i pro della miglior vita, per esempio non c’è nessun stronzo che tira la sabbia addosso, ma al limite uno che scrive stronzate, uno che getta qualche impressione Viola nella centrifuga della passione, ma a secco, come in una lavanderia a gettone, senza nessun irritante rilascio di materiali sospesi nell’aria, insomma, la garanzia di trovare uno che scrive con buona lena ma senza alzare la simpatia dei granelli di rena, un tifoso Viola che scrive da sotto il Cupolone invece che dall’ombrellone, senza che per leggerlo si debbano per forza aspettare le canoniche tre ore, tanto rimane comunque tutto sullo stomaco. E a proposito di pensieri, quello di Ferragosto lo esprimo attraverso la grazia della Bice che si sottrae al bagno di sole e di folla della Versilia per stare con noi a raccontare il sentimento dell’attesa che cresce, della voglia che sale, quel sapore di sale ma non per forza di mare, quello impregnato d’ansia per questa pausa estiva che non vuole finire mai, quel desiderio di ritornare finalmente a vederla giocare, e la Bice queste sensazioni ce le ha volute documentare andando in giro per la città, nei luoghi della quotidianità del tifo, dove ha immortalato le due facce dello stesso sentimento, la prima al Bobolino dove addirittura l’ha voluta portare a spasso, come a prendersene cura, come una di casa, e la seconda sopra Peretola, anche se un po’ fortunosa visto che in quel caso si stava occupando del fallimento della WindJet, comunque entrambe esprimono perfettamente la situazione del tifoso Viola che è talmente eccitato dalla prospettiva della nuova stagione, che a forza di aspettare l’inizio del campionato gli s’è allungato il collo.

martedì 14 agosto 2012

La Della Valle dell'Adem

E’ stata la rivoluzione dei fratelli Coin, una versione molto più vicina al Conero di quella americana dei registi Coen, ebbene si, dopo i magazzini Saks sulla Fifth Evenue, gli uomini di Casette d’Ete sembrano aver messo le mani anche sul department store italiano dell’abbigliamento, ed è risaputo nell’ambiente come il business questa volta non c’entri niente, perché questa è un operazione in grande stile portata a termine solo per fare assonanza col duo di Minneapolis. Un capriccio si dice, tra un oliva ascolana e l’altra, che si è voluto togliere Diego per gridare la sua rabbia alla città dei vecchi interessi di bottega, parafrasando che Firenze “ Non è un paese per vecchi stronzi”. E’ con un taglio cinematografico d’autore che hanno voluto ridicolizzare un certo ambiente ostile fiorentino, pecoreccio e invidioso, che aveva cercato di fare proseliti in curva Fiesole con il film dell’anno “ Mamma Ebe ho perso l’areo per la Champion”. E parlavamo di rivoluzione dei fratelli Coin non a caso, perché è solo grazie a questa che oggi appare vuota la sala dove si proietta, malinconica, la sconfitta di quel movimento, attraverso il film che è stato anche il simbolo della loro propaganda “La guerra dei Rosicones”, sì, oggi una parte della città esce definitivamente dagli anni bui della trilogia di “Ritorno al Vuturo”, perché se nella versione di Zemeckis era stato interpretato da Michael J. Fox, per quella nostrana non è stato scelto proprio quello che si può definire una volpe. Per farla breve i Della Valle hanno messo su un bella squadra grazie appunto alla tanto attesa rivoluzione, e visto che hanno comprato oltre dieci giocatori senza neanche spendere troppo, per celebrare il mercato e arginando a fatica l’entusiasmo durante le riprese, in città è stato girato il remake di “Quella parca dozzina”. Ma in tutto questo gran fermento di risacca generato dalla rivoluzione, la Bice lascia la città ai suoi festeggiamenti e fa un’inchiesta su quelli che invece sono i feriti rimasti sul campo di battaglia, per capire dove si siano rifugiati coloro che volevano far comprare la Fiorentina al kebabbaro del Ponte alla Vittoria, e in questo percorso a ritroso alla ricerca degli autolesionati dal terremoto del rilancio, la nostra inviata ha persino trovato la scena ancora cristallizzata, dove ispirandosi a Elia Kazan, quella testa di kazzan stava girando la versione di “Fronte del porto”, cinematograficamente vuturizzata in “Confronto alle porte”, prima che i Della Valle con Pizzarro spazzassero via gli ultimi baluardi dei balordi. Poi lo scoop della Bice, che forse presa da questa gran voglia di parafrasare che si è abbattuta in città, si è fatta confezionare uno slogan da trasmettere prima di ogni suo servizio, un geniale “Lo Scoop sei tu”. Insomma, la Bice alla fine di una settimana intensa di ricerche è riuscita a scovare il rifugio dove si erano nascoste le ultime sacche di resistenza, gli antidellavalliani più coriacei, e con il suo obiettivo spietato, ci mostra nella foto di copertina come la rivoluzione dei marchigiani abbia fatto saltare le teste più pesanti che pensanti degli amici dello sceicco, mentre la seconda foto è il documento più drammatico di questa rivoluzione, e se ci chiedevamo che fine avesse fatto il vuturismo, con questa foto la Bice entra direttamente nel bagno del suo massimo esponente, immortalando la scena, che se da una parte ci mostra la quotidianità di semplici gesti come quelli dedicati all’igiene della persona prima di andare a letto, dall’altra testimonia come quel movimento ormai sia finito in pezzi.

lunedì 13 agosto 2012

Profumo di donnola (dopo le pernici)

E’ l’estate della Fiore, con un potpourri di acquisti che abbellisce il calciomercato colorandolo di Viola, una rivoluzione fatta di operazioni essenziali come gli oli che profumano nuovamente di passione. Quella Fiore la cui rosa variegata è senza spine, composta da giocatori eleganti, le cui essenze vanno dalla lavanda, che è gastrica e necessaria solo per vuturisti bisognosi di ripulirsi dall’autolesionismo che ristagna maleodorante nella propria indole, e poi cannella, che per alcuni è forse più canna, come quella del gas dove attaccarsi per farla finita difronte a un rilancio delle ambizioni inaspettato, e che oggi li vede morosi di passione davanti all’ufficiale giudiziario che gli sequestra il drappo Viola. E chiodi di garofano per inchiodare il proprio scetticismo alla croce della pontellizzazione, finocchio, come chi vorrebbe farlo con il culo degli altri, e poi il pimento, il ginepro, la melissa, che a chi ha in testa sempre quella cosa lì, come nel sangue un gran ribollire di testosterone, ricorda invece la Satta, e ancora la menta per i più duri di comprendonio, l’arancia, la rosa, la maggiorana, che alla fine è stata la grossa fetta di tifosi che sono rimasti comunque vicini alla società, e il rosmarino con il quale qualcuno della rosa ha spennellato le pernici per l’ultima grigliata del vecchio ciclo, e appunto la rosa che è la regina, così come la Fiorentina lo è di quest’estate, insieme al giuggiolo e a quei giuggioloni che hanno pensato al meglio per la Fiore offendendo i Della valle e tirando la volata all’unico uomo dei pozzi disponibile a rilevare la società, quel benzinaio, che per prenderlo per il culo, qualcuno definisce lo sceicco di Pozzolatico. Si, sembra proprio l’anno della Fiore il cui giglio potrebbe incorniciare di raffinata eleganza le aiuole di un campionato ingrigito dal cemento della crisi, e allora ecco irrompere in scena la magnifica Bice, abituata da sempre a ricevere i fiori dai suoi ammiratori, rendere omaggio alla bellezza di questa estate fiorita di Viola, indossando per noi, ma soprattutto per comporre un articolo che sia anche un po’ bouquet con il quale mandare le aspettative di una grande stagione a sposarsi con la Fiorentina, insomma, oggi la nostra inviata dei sogni ci mostra la sua versione del Borsalino, indossando quello che per l’occasione ha trasformato in Rosalino, mentre nella seconda foto di copertina ci mostra l’intimità del suo pensiero, di quel momento in cui crede in una grande annata e allora s’immerge nel potpourri profumato di speranze, un modo per farsi un bagno di fede Viola lontano dalle spiagge affollate d’agosto, insomma, un bagno di Fiorentina lontano da chi invece è agnostico.  

domenica 12 agosto 2012

Oltre la straccionata

Se il tennista deve lottare spesso col problema al gomito oltre che con l’avversario, e l’avversario dell’alcolizzato è sempre più spesso la tendenza ad alzare il gomito, il tifo Viola ha percorso delle gran curve a gomito per inerpicarsi sulle vette del disfattismo, lassù dove il freddo della passione ti entra nelle ossa, e dove a niente è valso il tentativo di ripararsi dal gelo della fede all’interno dell’auto-lesionismo, perché è proprio su quelle cime che il tifo Viola ha contratto l’artrite psicologica del pollice verso, una malattia professionale che ha sviluppato la prandemia portando in rapida successione alla scomparsa del Collettivo, e dopo aver lasciato un vuoto incolmabile, degenerare nel vuoturismo, una patologia che ha dimostrato di avere confini molto labili anche con il pollice verde, come vedremo più avanti. Quello che è certo, con la cura Pradè-Macia la malattia del pollice verso è stata fortemente circoscritta, risultando inefficace solo a chi non fa tifo ma solo circo, e così in molti oggi ebbri di felicità per essersi liberati da quella schiavitù che li cingeva col pessimismo più nero, se lo sono messi in bocca passando da un gesto che ricordava bene o male Nerone, a uno che scimmiotta invece il pupone. Parliamo di pollice verso ma come accennato anche di potenziale pollice verde, perché in questi anni la tendenza è sempre stata quella di frustrarsi con i rami del salice piangente, fino a rimpiangere persino Salica, fino a mettere la propria passione dentro a una serra e col proprio affetto verso la Viola andare ad aggravare il già pericoloso effetto serra. La Bice che quello che vede te lo dice, oggi ha voluto raccontare gli stenti di quegli istanti nei quali il tifo Viola guardava oltre la staccionata invece di buttarci il cuore, e lo faceva con gli occhi iniettati dal rammarico, così tanto da dover indossare i paraocchi per non distrarsi dal valutare con più serenità, e senza distrarsi troppo dalla depressione, per non sbagliare e prendere il Valium invece dei fischi per fiaschi, fischi destinati a Cerci e fiaschi già predestinati nella propria esistenza. Si, eccolo qua il realismo della Bice, con la foto di copertina, è lì a testimoniare la crudezza di quel pollice sempre verso e per questo anche un po’ verde, prima della cura Pradé quando aveva trovato il verso di guardare oltre alla staccionata, per vedere come “l’erba del vicino è sempre più verde”.

sabato 11 agosto 2012

Argomento calzante

In attesa di fare la punta alla Mati-ta, dalla malga, là alle pendici delle pernici, il gruppo adesso dovrà lavorare sodo soprattutto alla ricerca dell’amalgama, e chissà che la punta alla fine non arrivi proprio dal Vasco de Amalgama. Questo fiuto nel versare acquisti effervescenti dentro al flute di un calciomercato DOCG, pone però anche un paio di aspetti, che inebriati dalle bollicine, o non ci pensi o non ti aspetti, uno è quello di riuscire a creare il prima possibile il giusto spirito di gruppo, indispensabile per esaltare il rendimento dei singoli, in uno spogliatoio, tra l’altro, dove ancora va ultimata la bonifica delle mine anti-uomo-attaccato-alla-maglia, che erano state posate al culmine dell’ammutinamento rossiniano. E mentre la bonifica dalle mine anti-carro disposte invece lungo il parterre di curva per combattere l’acquisto di scarpe col carrarmato di fabbricazione marchigiana, sembra ormai finita, visto come quei tifosi abbiano abbandonato l’avversione per salire in tutta fretta sul carrarmato dei vincitori del mercato, persino disposti a ingoiare il catarro destinato ai DV, l’altro aspetto che diventa muro portante sul quale costruire una grande stagione, è lavoro di Montella, ed è quello di trovare l’impasto giusto mettendo più minuti possibili dentro al gioco per tirare fuori quello che dovrà essere il volto della nuova Fiorentina. Le due facce della rivoluzione, il ritrovato entusiasmo grazie al bel lavoro di Pradé e Macia, ma anche il gran lavoro che spetta invece a Montella per tradurre l’entusiasmo in una squadra che esprima tutte le sue potenzialità, e qui Vincenzo si giocherà molto del suo immediato futuro, e anche se sembra un predestinato lo dovrà dimostrare. E mentre la punta possiamo anche comprarla, l’amalgama no, quella la dobbiamo produrre come il Chianti, e solo dalla vigna del gioco, per una grande annata da stappare nei pranzi della domenica, e la Bice che è sommelier del giornalismo dai sentori di Bacco, tabacco e Venere, come sempre, con i suoi servizi riduce il giornalismo maschile in cenere, e lo fa affrontando questo aspetto da un punto di vista molto femminile, sfilando per noi e sfilando soprattutto l’aspetto estetico da quello tecnico, alta moda e in modo da mostrare la giusta combinazione della cassaforte nella quale potrebbe essere custodita una grande stagione, noi uomini di calcio la chiamiamo amalgama, quello che nel pianeta rosa, invece, viene definito in maniera molto più seducente, collant-e.

venerdì 10 agosto 2012

E' giunta l'Oriali X

Per trovare la giusta chiave e battere l’avversario, prendiamo in prestito l’inno di Battiato, uomo spesso Franco e senza peli sulla lingua, che ha scritto canzoni che raccontassero anche di un calcio filtrato proprio in quella zona nevralgica del campo, dove una volta imprigionato il gioco, poi buttare via la chiave. Un ode alla zona più industriale del rettangolo verde, fucina di idee e anche zona di smistamento di tutte le azioni, là dove le merci sono piedi preziosi e teste pensanti, dove si sviluppa il Pil della partita, tanto che sul suo più mistico dei testi “Centro di gravità permanente” oggi studiano gli aspiranti allenatori. E la Fiorentina che prima del mercato aveva immerso Pradé e Macia nelle acque del training autogeno scaricando nell’iPod del duo proprio il brano icona del “settore”, oggi dopo l’acquisto di Pizzarro consegna a Montella il miglior reparto di centrocampo del nostro campionato. Nel quale vengono a prestare la preziosa manodopera giocatori che dimostrano come sia ritornato il desiderio di vestire la maglia Viola, mentre qualcuno dei più lucidi tra i tifosi aveva da tempo disegnato scenari di abbandono, prendendo spunto per disertare la propria fede e poi sputare sul piatto dove aveva mangiato pane e passione. Cresce a dismisura la voglia di veder tessere la manovra, lo svolgere della quale dovrebbe evolvere con botti che ricordino dello sparo la polvere, e per questo stanno togliendo le barriere dal campo, per evitare i fastidiosi riflessi del luccichio della manovra, e vediamo se adesso lo stadio si ripopolerà di quella passione dichiarata in estinzione per colpa di un presunto bracconaggio marchigiano, e vediamo se le verità usciranno fuori dalla miseria di quelle botteghe nelle quali era stato esposto in vetrina il rifiuto di Oriali a celebrare l’uomo capace di svincolarsi dall’infamante ruolo di terminale dello smantellamento. Noi intanto che eravamo rimasti saldamente in carreggiata, sfruttando il tema centrale come anche il reparto dove si sforna gioco, e come dal mercato centrale di San Lorenzo, oggi vendiamo fiducia in confezione famiglia proprio per assistere allo spettacolo della notte di San Lorenzo, grazie a quelle nostre stelle di centrocampo che vorranno mostrarsi alle famiglie Viola. Per salutare con entusiasmo la sartoria delle idee, con la voglia crescente di veder cucire trame di calcio prezioso, e allo stesso tempo per rendere onore anche ai medagliati olimpici che abbiamo colpevolmente trascurato, con la foto di copertina vogliamo confessare la nostra grande voglia che accompagnamo allo slogan “ lascia che il gioco cominci”.