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sabato 31 agosto 2013

A San Patrignano mi odiano

Noi tifosi uomini siamo troppo materiali, molti anche materiali di scarico, misuriamo tutto in vittorie e punti in classifica, ci dai tre punti e subito ne pretendiamo altri tre, insomma, ci dai un dito e subito vogliamo un rigore per un tocco di braccio, niente profondità di pensiero e tantomeno di spirito, solo mero calcolo, con l’aggiunta delle percentuali di possesso palla, niente generosità e altruismo. Mentre a noi interessano i sorteggi di coppa, alla donna no, perché sa già che la sua sorte sarà quella di fare da madre non solo al figlio, e che quindi capiterà sempre in un girone d’immaturi. E’ proprio su questi aspetti che emergono le vere differenze con la tifosa donna, che non sono solo quelle canoniche che vedono l’uomo con 38 di febbre trasformarsi in un cadavere tale e quale a Vargas, specie quando la salvezza è a 40, e neanche il fatto che l’uomo quando cerca qualcosa non trova niente, neanche l’acqua in Arno o il sostituto di Pizarro e Neto, un po’ quello che sta succedendo a Gomez con il gol, la differenza più importante è che quando una donna ama un uomo, lo vorrebbe moltiplicare, in seguito, attraverso i figli. Quando a un uomo piace una donna, la vorrebbe moltiplicare subito, attraverso un harem. Io per esempio ho istituito anche un apposito corpo di guardia per le ispezioni di rito prima delle assunzioni. Le sconfitte come quelle subite contro il Grasshopper vanno sapute mettere a frutto, come dicono gli abitanti della Val di Non, mentre i più bravi sostengono che devono servire per crescere, che sono quelle che ti fanno imparare, tutti discorsi dettati dal buonsenso e soprattutto dall’esperienza,  anche se per me l’esperienza è come un pettine dato a un uomo ormai calvo. Cosa me ne faccio? Adesso però sarà importante capire se questo inizio a strattoni è dovuto al gigler intasato dai residui della preparazione, oppure se c’è un accenno di presunzione, una perdita di aderenza dalla realtà dovuta a una mancanza di umiltà, un inizio di presunzione che è l’anticamera della perdita dell’appetito, moduli o non moduli, Montella o non Montella, Gomez o Gabbiadini, bisogna tener ben presente che il miglior cuoco è sempre la fame. Vi ricordate gli occhi di tigre? Una frase d’incitamento che un allenatore non può più usare e che sono quelli che vorrei vedere a Genova, niente frasi discriminatorie perché non è più politically correct, ormai si cerca il razzismo ovunque, anche nell’intervallo tra il primo e il secondo tempo, nel calcio c’è AB e DB, perché Dopo Balotelli tutto è cambiato, anche i giudici che prima erano ai bordi delle piscine oggi sono diventati di porta, i tuffi si premiano con i rigori e non più con i voti, insomma, bisogna misurare anche le parole per non indignare la Ministra Kyenge, no agli occhi della tigre perché se gli occhi sono lo specchio dell'anima, chi e' affetto da cataratta come Bergonzi non gli si può certo dire che ha l'anima appannata. Io sostengo invece che le cose hanno un nome e un cognome, che se uno è bianco non è nero anche se Michael Jackson ha provato in tutti i modi a smentirmi, no al razzismo al contrario, insomma un uomo non è una donna, e non è un caso che all’uomo piaccia di più l’estate perché è calda e umida e alla donna l’inverno perché è lungo e rigido, checchè ne dica la ministra sempre così scura in volto. Una donna è una donna fino al giorno in cui muore, un uomo no, lo è finché ci riesce. Intanto questo inizio frenetico dell’attività agonistica ha messo in secondo piano la mia di attività agonistica, oggi che c’è un po’ di calma a parte Stefano Vienna, vorrei regalarvi un escamotage affinato in battaglia e non in bottiglia, tra le lenzuola e le strade sconnesse di San Frediano, un metodo per allungare la durata delle prestazioni sessuali, possibile solo in un giorno dell’anno ma comunque prezioso per chi come me è uno sprinter e non ha il passo del maratoneta, un giorno nel quale faccio all’amore anche per un’ora e cinque minuti filati, basta sfruttare il cambio dell’ora legale. Termino raccontandovi invece un aspetto della donna che mi ha sempre inibito, che non riesco ad accettare e che mi classifica giustamente tra gli intolleranti, tra i retrogradi, tra quelli che hanno preconcetti e animo infeltrito, a San Patrignano per questo mi odiano, mi è successo una sola volta ma da lì in poi non ho più voluto saperne, e così mi sono fatto una famiglia regolare, la amavo ma la lasciai quando cominciò a bucarsi, senza aiutarla, pur essendo stata per molti anni la mia bambola gonfiabile.

venerdì 30 agosto 2013

Una partita senza accento

E’ opaca come lo specchio di chi ha l’alito più pesante delle gambe, spettinata nelle geometrie da un rutto troppo brutto per essere considerato vero, piedi sporchi come quelli dei turisti dopo una giornata di sandali, sporchi come le trame di gioco, luridi come quelli di Neto, piedi vandali invece che nei sandali. E’ proprio così la terza Fiorentina in sette giorni, pesante come le gambe di mia nonna quando ritornava dal mercato in Santo Spirito, speriamo sia questa fase della stagione a determinarne il sapore insipido che sa tanto di fesa di tacchino, bene solo per il passaggio ai gironi, dispiace per  Neto che sceglie l’Europa per l’eutanasia, e un po’ per aver scelto il Franchi come palcoscenico  della prima sconfitta. Terza partita in sette giorni, rutti, pesantezza d’alito e aggiungerei scoreggie, elementi rilevati anche nella prova dell’arbitro che è sembrato spaesato come se cercasse invano le coste di Lampedusa. Qualche nota positiva in qua e in là, oltre al passaggio del turno, la capacità di sofferenza, lo spirito di gruppo nel saper tenere botta di fronte a una squadra più avanti nella preparazione, e poi ringalluzzita dai piedi lerci del nostro portiere, in un primo tempo nel quale non aveva mai tirato in porta, un’altra nota positiva riguarda l’aspetto della sicurezza, visto che dopo aver dato il ramato, questa volta non si è alzata in volo nessuna falena durante la partita. Devo dire che non mi è piaciuto nessuno, e mi voglio convincere che sia stata tutta colpa dell’alito pesante, spero in questo religioso costume del calcio di fronte alla terza gara in sette giorni, come davanti alla facciata della Chiesa del Carmine, come davanti a quel religioso con le garmbe storte, insomma, una sconfitta come Fra’ Parentesi, da mettere cioè tra due belle vittorie di campionato. Se proprio dovevamo perdere è stato meglio farlo in questi termini, l’unico modo conosciuto per trasformare una sconfitta in una vittoria, certo potevamo anche pareggiare o vincere, non abbiamo certo scelto il metodo più consono al passaggio del turno in un esordio europeo casalingo, e questa Fiorentina un po’ mi ha ricordato chi usa metodi contraccettivi ruvidi come quelli di sparare alle cicogne. Voglio dire che ci siamo levati il dente senza conseguenze gravi, io adoro i bambini, specie quando piangono, perché in genere a quel punto qualcuno li porta via, ecco, gli svizzeri sono stati quei genitori premurosi che ci hanno portato via la prima sconfitta. Dicevo che non mi è piaciuto nessuno e non mi è rimasto niente negli occhi di questa partita, mi sono risentito povero come quando da piccolo in San Frediano il camion della spazzatura passava due volte alla settimana, per le consegne. Ma io non sparo sulla Croce Rossa, anzi mi offro volontario, con l’olio di canfora pronto a riscaldare bene i muscoli per andare a vincere domenica a Genova, sono non solo un tifoso gentiluomo ma lo sono soprattutto nella vita, alla Rita infatti chiedo sempre se ha il naso libero prima di tapparle la bocca. Dopo una partita così brutta mi succede come al grande Woody Allen, sento un desiderio forte di tornare nell’utero di chiunque, anche se devo essere sincero, l’altro giorno ho sentito Tommaso fare una domanda alla Rita e ho fatto finta di niente, gli chiedeva che cos’è un orgasmo e lei gli ha risposto di non saperlo e di venire a chiederlo a me, avrà capito e per questo non è venuto. Mi auguro davvero di non vederla più una Fiorentina così poco sensuale, fredda, diciamo pure brutta, e se mi si ripresenterà, al limite posso fare la stessa cosa di quando la Betarice, una ragazza delle Due Strade che si sentiva usata, mi disse di non volermi vedere più, e allora spensi la luce. Passerà, intanto togliamo l’accento per rifarci la bocca.

giovedì 29 agosto 2013

La presunzione dell'eiaculatore precoce

Sembra proprio che senza Ljajic non ci siano più speranze, senza un terminale del gioco così efficace siamo diventati una squadra in fase terminale, dalla metà campo in su si è affacciata la metastasi che da subito era stata scambiata per il profilo Twitter di Galliani, per fortuna ci sono le parole del dottor Manzuoli a rincuorarmi, una luce in fondo al sottopasso delle Cure, un motivo per reagire e andare avanti, la consolazione di una gran bella notizia almeno sul fronte scientifico, infatti insieme alla notizia straziante della cessione del Messi della Ferrero, Manzuoli ha compensato la nostra disperazione rivelando che l’atomica non procura il cancro. Possiamo senz’altro dire che senza più Adem Ljajic oggi siamo tutti un po’ più poveri, anche Botero che vive a Pietrasanta e che ha imparato ad amare la Fiorentina, ha dichiarato che dipingerà solo donne che non pesano più di trenta chili. Il lato positivo di questa triste vicenda è che almeno possiamo recriminare, in effetti c’era troppo entusiasmo, così deprecabile, un ottimismo troppo sano è come una cottura a vapore, un benessere quasi vegano, mentre noi amiamo godere del piacere tossico della frittura, e come si sa, fritta è buona anche un po’ di depressione, d’altronde è sempre bene ricordare che appena servito il caffè, l’aereo incontrerà turbolenze in alta quota. In effetti il caffè è una delle principali cause di turbolenze in alta quota. La cessione di Ljajic ha avuto conseguenze talmente gravi che rimarranno scritte su lapidi di marmo, c’è infatti una nota di biasimo della direzione del cimitero di Trespiano nei confronti delle famiglie di persone scomparse poco dopo aver appreso la notizia ferale, lutti circondati da molto nervosismo, chi ha avuto modo di essere lucido fino alla fine, per colpa di questa cessione ci ha lasciato in maniera molto scorbutica, e proprio di questo si è lamentato il direttore di Trespiano, infatti per volere dei defunti, sotto la foto di alcune lapidi è apparsa la scritta “Che cazzo guardi?”. Appena saputo, l’istinto è stato quello di scappare via senza vedere nemmeno la partita di Europa League, cambiare vita, ricominciare altrove, avevo pensato di andare ad Honolulu perché ha veramente tutto tranne Ljajic, però almeno c’è la sabbia per i bambini, il sole per la Rita e gli squali per la suocera. Poi ho reagito e sono rimasto, scosso da un qualcosa che ho percepito nell’aria. Come un segnale forte, intenso e anche un po’ rumoroso che mi ha ridestato dall’autolesionismo. Gli uomini potevano chiudere gli occhi davanti alla grandezza, davanti all'orrore, davanti alla bellezza, e turarsi le orecchie davanti a melodie o a parole seducenti. Ma non potevano sottrarsi al profumo. Poiché il profumo era fratello del respiro. Con esso penetrava negli uomini, ad esso non potevano resistere, se volevano vivere. E il profumo scendeva in loro, direttamente al cuore, e là distingueva categoricamente la simpatia dal disprezzo, il disgusto dal piacere, l'amore dall'odio. Colui che dominava gli odori, dominava il cuore degli uomini. Insomma, prima di andarsene Adem Ljajic aveva scoreggiato. Sarebbe stato comunque molto peggio perdere il portafoglio che il serbo, e non me l’ha certo suggerito il Chiari ma il pensiero di George Bernard Shaw che sosteneva “Gli uomini si riprendono assai meglio dalle delusioni amorose che da quelle economiche”. E’ difficile ma bisogna trovare un motivo per continuare a vivere, è obbligatorio in questi casi cercare positività che compensano i dispiaceri, una tecnica che ho già testato e vi assicuro funzionare benissimo, e allora chi se ne frega dei capelli in testa, sono i peli sul petto che sono importanti. So che per molti di voi questa vicenda è talmente dolorosa che l’amore è solo stare sveglio tutta la notte con un bambino malato. Per me, invece, è stare con una bella passera molto in salute. Oggi la foto mostra la fotocopia della ricetta che tengo un po’ sul comodino ma molto dentro al letto. Forse sarò presuntuoso a pensare di superare indenne una cessione così importante, forse proprio come un eiaculatore precoce che vuole andare in un albergo a ore.

mercoledì 28 agosto 2013

Son tornate a volare le passere

Hai voglia a mettere i tornelli che poi qualcuno scambierà per tornadi, o a fare perquisizioni accurate, sequestrare accendini, cinture e ombrelli, accorgimenti inutili perché a Firenze sono state studiate tecniche sofisticate per introdurre corpi contundenti che se le sognano anche a Palazzo Grazioli dove sono noti per introdurre corpi per di più consenzienti, noi per aggirare qualsiasi sistema di sicurezza lanciamo le falene, prima di entrare ci mettiamo d’accordo, loro si fanno trovare direttamente all’interno dello stadio e il gioco è fatto. Non potevamo certo deludere i prevenuti che ci aspettavano al varco guarda caso proprio alla prima partita dopo aver tolto le barriere della tribuna, altro che pertugio, troppo invitante tutta quella visuale libera da civiltà e buonsenso per non approfittarne subito e colpire Maran a colpi d’insetti. Adesso a Mediaset non rimane che dare l’annuncio del lancio del nuovo disco di Lola Falena, mentre una giovane tifosa Viola è stata colpita in pieno volto dalla lentezza di comprendonio dei giornalisti di Mediaset, lentezza scambiata per una lumaca. Dopo questo increscioso episodio, per fortuna la società Viola è riuscita a far passare sotto silenzio alcuni pestaggi avvenuti proprio nei confronti dei giornalisti di Mediaset, anche la società si è scusata sostenendo la tesi dell’equivoco, ovvero quella di averli scambiati per scarafaggi e quindi pestati. Vedremo adesso le conseguenze, forse rigore per il Milan, oppure visto i precedenti con il Grasshopper sarà decisa l’esclusione dalle Coppe, anche il D.D.T usato da Maran per combattere la falena è stato scambiato da Mediaset per Napalm, la partita per la guerra del Vietnam, Gomez per John Rambo, questa infatti è la frase riportata da Mediaset, decifrata da un esperto di labiale e rivolta da Gomez al suo marcatore diretto “Potevo uccidere tutta la squadra, potevo uccidere anche te. A Catania sei tu la legge, qui sono io. Lascia perdere, lasciami stare o scateno una guerra che non te la sogni neppure. Lasciami stare. Lasciami stare”. Visto il proliferare della violenza a Firenze, l’ufficio marketing di Mediaset ha pensato di inserire nell’offerta calcio anche “Raid gli ammazza stecchiti”, un set omaggio formato da un fornellino e 10 pasticche per tenersi al riparo da qualsiasi lancio di insetti, il rimedio più naturale per l’intera categoria sarebbe stato il presidente del Palermo se non fosse retrocesso, e così senza nemmeno uno straccio di Zampironi la violenza è letteralmente degenerata. Si, è vero che nel tardo pomeriggio di ieri il giornalista ha chiesto scusa per l’abbaglio, ma ormai la disinfestazione era stata già avviata, e così alla fine non tutto il male è venuto per nuocere visto che anche certi altri scarafaggi sono stati messi in fuga verso la Capitale. Sono contento perché a me gli scarafaggi hanno sempre fatto schifo. E se prima erano state scambiate lucciole per lanterne, dopo la disinfestazione di Ljajic sono finalmente tornate a volare libere sul Franchi anche le tanto amate passere.

martedì 27 agosto 2013

Sodomia

Buona la prima davanti a un Catania ben tostato per l’occasione, una squadra quella siciliana dura e tecnicamente valida, capace di sottrarci l'amato possesso palla e di tenerci sul chi va là fino alla fine. Vittoria importantissima quindi, in mezzo a un preliminare che aveva giù fatto scivolare  il Milan e l’Udinese, squadra ancora imballata ma con Cuadrado che vince per manifesta superiorità la classifica del miglior giocatore di questa prima giornata di campionato. A Pizarro va cucita al petto invece la medaglia di uomo partita ma anche il suo rovescio, la coppia d’attacco lascia intravedere mirabilie che potrebbero destabilizzarci l’equilibrio ormonale raggiunto con tanta fatica in tanti anni di post Batistuta. Diciamo che la vittoria è di quelle importantissime perché il Catania è la migliore della sua fascia, partire bene era fondamentale, e anche se il centrocampo ancora non è in grado di fare al meglio la fase di copertura, il Catania del secondo tempo non si è comunque procurato nessuna palla gol, mi è piaciuto molto Leto e vorrei sottolinearlo perché so che i nostri giornalisti non lo faranno mai, c’è troppa assonanza con Neto. Nessun passo falso quindi, anzi, dalle parole di ADV, di falso risulta solo l’entourage di Montolivo, mentre da quelle di Montella risulta che Gonzalo Rodriguez è uno dei migliori nel suo ruolo di tutto il campionato, parole che fanno male solo al Gat che evidentemente si trova meglio con i Jalisse che con il pallone. E’ stato comunque il Mister quello a piacermi di più, perfetto nel gestire gli ultimi giorni Viola di Ljajic mandato a casa ad assaggiare l’antipasto sperando che gli sia andato di traverso, così adesso dovrebbe avere la giusta percezione di quale rancio potrebbe essere costretto a mangiare nel caso voglia continuare a tenere aperto il sacco a Galliani. E a proposito di sudici non vorrei essere scambiato per razzista al contrario se considero così Galliani, e che invece dovrebbe essere nordico, un tema questo spacciato per tale solo per cercare di mascherare l’intollerabile atteggiamento di Balotelli, il razzismo è altra cosa, io ricordo Sara, instancabile nel fare sesso in macchina e convinta di avere il servosterzo e il servofreno di colore. Questa Fiorentina sarà in grado di fare innamorare chiunque, di rifiutare nel suo organico materia organica, i vari Marrone e quelli appunto dello stesso colore come Ljajic, e siccome anche quello dell’omesessualità nel calcio è argomento delicato proprio come quello del razzismo, sono convinto che la bellezza di questa Fiorentina che è magnifica donna, possa far vacillare quelle persone che non fuggono affatto quando voltano le spalle. E se la Fiorentina la vogliamo paragonare a una donna provocante e stupenda, minigonna, camicia trasparente e il seno di Vargas, già mi immagino il dialogo di due ragazzi in curva, insomma, una coppia di fatto, uno dire all’altro “Ci sono dei giorni che vorrei essere lesbica”. La Fiorentina è una società strutturata per vincere, ambiziosa, seguitissima, nella foto George gioisce guardando gli highlights prima di una cerimonia, insomma, niente è lasciato al caso, soprattutto dal punto di vista del marketing, non a caso quest’anno si è deciso di praticare la sodomia, che come ci ha spiegato bene Mencucci è un modo per allargare il cerchio dei propri tifosi.

lunedì 26 agosto 2013

Parrucchieri in Paradiso

Aspettando la Fiorentina di un lunedì da parrucchieri, così, tanto per fare barba e capelli al Catania, di questa prima giornata di campionato rimane soprattutto la sconfitta del Milan condita con le provocazioni di Balotelli su Twitter, che confermano quanto sia il suo atteggiamento ad inasprire gli animi e non il colore della sua pelle. E mentre il Milan non interviene se non per contattare i giocatori sotto contratto, il pubblico di Verona si fa beffe, applaudendolo, di chi altro non è che un cretino, bene anche l’atteggiamento dell’arbitro, evidentemente si sono resi conto che non era più possibile fischiare una punizione o un rigore a favore ogni volta che il giocatore cadeva in terra con volo planare. Sono sempre stato tollerante, si all’integrazione ma anche no al razzismo al contrario, ho viaggiato e conosciuto religioni, mentalità e culture diverse, senza trovare nessun disagio, ricordo una volta a Istambul di essere entrato addirittura in una moschea piena di zanzare senza provare nessun fastidio, forse anche grazie all’Autan, ma Balotelli non fa parte di tutto questo, è solo un provocatore insolente che ha trovato in Prandelli un salvacondotto per passare sopra a qualsiasi valore etico e morale. A differenza di lui non mi danno noia nemmeno le formiche, anche se sono miliardi nel mondo, perchè capisco benissimo la difficoltà di produrre preservativi così piccoli, e neanche le piattole che alla fine sono il nemico pubico numero uno. Ma Balotelli si. Lo sport dovrebbe fare bene, aiutare in generale, e in particolare aiutare a sfogare i disagi e anche certa violenza insita nell’essere umano, penso al rugby che è capace di tenere lontani trenta energumeni dal centro della città, Balotelli invece no, nel suo caso è lui che fa male allo sport. Per raccontarvi invece ancora qualcosa tratto dal mio romanzo erotico “Cinquanta sfumature di Viola””, oggi solo un paio di considerazioni generali maturate con l’esperienza di anni di successi, le donne di questo nuovo millennio sono consapevoli della loro forza e quindi di essere sedute sulla loro fortuna, mentre Suzanne di Berlino mi ha svelato uno dei grandi trucchi del genere femminile di tutti i tempi, non è il punto G ma un vero caposaldo, e chi soffre di più il caldo generalmente sarà colei che riuscirà ad ottenere il massimo dalla vita, a convincere l’uomo, a turlupinarlo bene bene, perché mi ha dimostrato che le lacrime delle donne sono solo il sudore degli occhi. Visto le foto che solitamente propongo vi sembrerà facile intuire cosa mi colpisce di più in una donna, ma vi sbagliate, abbagliati come siete dalle tette e dai culi che vi propino sapendo come siete materiali, a me no, la cosa che mi ha colpito di più è sempre stato lo schiaffo, specie dopo una mano morta. Solo una volta sono rimasto spiazzato, quando la giovane Rosa mi chiese di entrare adagio, lo stesso messaggio che c’era scritto sulla rampa del garage dove tenevo la macchina, fu un attimo, ma la sopresa durò il tempo di capire che era vergine. Diciamo più in generale che la donna che mi piace meno è quella che s’interessa di politica, a prescindere dalla sua fisicità, troppo qualunquista specie se di destra, a parte la monotonia nell’indossare sempre e solo biancheria intima di colore nero, il solito tatuaggio di Mussolini all’altezza della farfalla di Belen, Moira di Predappio era così di destra che la sua posizione era più o meno quella di Cuadrado, e così alla fine faceva di ogni erba un fascio, mentre emerge dopo gli ultimi scandali, che le donne più stanno a sinistra e più abitano in centro pagando affitti con l’equo canone. Mi ricordo invece la Marisa, una socialista che non si era iscritta al partito perché tanto era già ricca di famiglia, aveva sempre le mani pulite forse perché aveva rubato anche il sapone, ma la volta che mi sorprese di più è quando andammo al matrimonio di una sua amica, perché a differenza di tutte gli altri tirava solo riso soffiato. Chiudo con una nota di speranza, non solo nel senso che mi auguro che la Fiorentina stasera batta il Catania e voli in testa alla classifica, ma perché al mondo ci sono ancora persone buone, generose d’animo, che sono poi quelle più vicine alla mia sensibilità di poeta. Quest’estate ho assistito a un episodio che mi ha fatto capire che al mondo non ci sono solo i Galliani o il babbo di Ljajic, ma anche persone come quel bagnino sulla Feniglia, muscoloso, abbronzatissimo, il ritratto della salute in procinto di addentare un panino enorme, farcito di ogni ben di Dio, quando gli si avvicina u bambino di colore, magro, deperito, con la faccia scavata e gli occhi di fuori, che gli dice “Scusi signore sono tre giorni che non mangio”, e quel brav’uomo di un bagnino lo ha rassicurato che poteva fare tranquillamente il bagno.

domenica 25 agosto 2013

Le bionde hanno sempre l'ovulazione

E’ tutto pronto tranne Ljajic, l’estate intesa come vacanze volge al termine, probabilmente la carriera del giocatore serbo volge a Roma Termini, prima però solo un flash dell’estate in spiaggia, sulla Feniglia bianca e selvaggia, dove tra i tronchi riportati dal mare ho costruito i miei castelli in aria come un vero nevrastenico e dentro ci ho messo il terzo scudetto, poi è arrivato uno psicopatico che ci è andato ad abitare, mentre uno psichiatra di Grosseto poco più in là si limitava a riscuotere l’affitto. Della Romania invece mi sono dimenticato di raccontarvi qualcosa del suo parco macchine, molto variegato non crediate, ma non c’è una Fiat, non la vogliono nemmeno loro, tutte le altre si, anche le supercar, chiaramente la Dacia la fa da padrone, e a questo proposito ho chiesto a Florin il valore di una Logan per capire meglio, mi ha risposto che è difficile stabilirlo con precisione perché molto fluttuante, nel senso che se fai il pieno il valore raddoppia. So che avete cominciato ad amare molto le mie avventure d’amore perché sono un bagaglio d’esperienza importante che può servirvi a discricarvi meglio in mezzo a certi intrecci avventurosi dove il sesso la fa da padrone, dove ognuno è padrone del proprio destino, tra un festino, un’orgia e purtroppo anche l’apparire della pappagorgia. Oggi vi racconto come le avventure amorose non possono vivere di solo sesso, perché per essere catalogate tra le più belle hanno bisogno di un coinvolgimento di testa, e come è noto anche a voi che non avete certo raggiunto il mio livello, le più intelligenti di tutte sono le bionde, le more sono le più calde, le rosse sono quelle più infiammate, e al mare se ne vedono molte. L’unica volta che non ho saputo gestire freddamente un’avventura di sesso è stato proprio quando una bionda di Goteborg mi ha fatto innamorare per il suo acume, persi letteralmente la testa, del resto amo le donne così profonde, mi ricordo i suoi occhi svegli, i seni turgidi, le cosce affusolate come carlinghe di aerei militari, ma soprattutto ho amato i suoi pensieri avvolgenti come la pancetta intorno al filetto di maiale, rotondi come i glutei, pensieri tonici, non mi ha fatto perdere la testa il suo modo di ansimare, no, e' successo quando per accendere la luce dopo aver fatto ripetutamente all’amore aprì la portiera dall’auto. No, davvero, le donne senza cervello non mi hanno mai attratto, si ci ho provato a farmi trascinare dall’istinto bestiale, ma alla fine non mi è rimasto niente, la donna poco intelligente la riconosco subito e quindi la scanso, perché poi sopraggiungono i veri problemi, per esempio una donna con il cervello di gallina ha sempre l’ovulazione. A proposito di uova dopo vi racconto il colpo di genio che alla fine degli anni sessanta, ancora bimbetto, mi di diede grande popolarità in San Frediano, intanto quel genio di Montolivo sembra aver alzato talmente l’asticella che a giocare nel Milan arrivano cani e porci, e così oggi si ritrova capitano di una squadra che finisce la partita con Petagna e senza  mai tirare in porta. O forse è stato proprio il genio a spingere i rossoneri a perdere la prima di campionato per levarsi subito il dente, e complimenti anche a Ljajic che evidentemente non ha capito bene dove si trova se è vero che vuole andare al Milan o alla Roma, perché va bene la Premier, altrimenti andare via da una squadra come la nostra per finire in una squadra di morti senza palle, andare insomma nel peggior Milan dell’era Berlusconi che nel frattempo è entrato nell’era degli arresti domiciliari, e con Galliani che ha rateizzato persino le sconfitte tanto che ieri ha cominciato a pagare la prima rata, significa solo una cosa, che la Nutella non fa bene. Mentre aspettiamo il nostro esordio in campionato con tante aspettative e speranze, dicevo prima, invece, di un genio di quelli veri, io, quando a neanche sette anni ho vinto un concorso scolastico per il quale fui premiato al Goldoni in via de’ Serragli, il tema era sulla nuova frontiera della conservazione degli alimenti che si stava aprendo in quegli anni, la mia fu una vittoria di protesta perché a differenza delle nuove tecnologie e tecniche imposi un’idea di conservazione naturale introducendo per la prima volta l’aspetto della salute, per me fu semplice perché proprio in quegli anni mi ero inventato una collezione che mi differenziava da tutti gli altri bambini del mio quartiere, niente soldatini, fumetti o macchinine, a me piacevano tanto le uova, così affascinanti, fragili, più chiare, più scure, più grandi, più piccole, di quaglia, di gallina, di struzzo, insomma mi ero talmente appassionato che dovetti per forza aguzzare l’ingegno per poterle conservare, proprio da lì era nata la mia grande vittoria sancita al Goldoni con una targa ricordo, insomma, dove le tenevo? Le tenevo nell’albume.

sabato 24 agosto 2013

Nato con la camicia sgualcita

Oggi vorrei tanto fare il finocchio con il culo dei Della Valle, anche se mostro quello della signorina per ovvie ragioni di natura estetica, perché si sono dimostrati ancora una volta degli imprenditori di successo, capaci cioé di farsi trovare preparati mostrando giustappunto le nuove poltroncine della tribuna pronte ad accogliere l’anno sabbatico del riconoscente Ljajic, integrerei poi l’offerta di hospitality con una bella fornitura di Nutella, estesa ovviamente anche al padre per ostentare generosità a quattro palmenti. Se poi risultassero vere anche certe indiscrezioni su un suo rifiuto a tutte le destinazioni diverse dal Milan, allora spingerei la mia omosessualità per interposta persona portandolo in panchina, e tutte le volte che si rendesse necessaria una sostituzione per perdere tempo lo farei entrare, comunque mai più di tre minuti alla volta. La Fiorentina lo terrebbe così in una sorta di coma sportivo, l’equivalente di quello farmacologico, sedato e seduto in tribuna o in panchina, e già me lo vedo il dialogo con Montolivo una volta approdato al Milan subito dopo la convalescenza “Ciao Riccardo, sono stato un anno in coma. Beato te che sei sempre in giro”. Una risposta quella di Montolivo che dimostrerebbe di non aver danneggiato solo la sua vecchia società di appartenenza, ma di averlo fatto soprattutto con il proprio cervello visto che sembra aver scoperto solo grazie alla frequentazione con Balotelli, avvalendosi quindi della sua cultura, che il passatempo preferito dei soldati Cristiani nel medioevo non erano le Parole Crociate come gli aveva raccontato Cerci. Nell’ipotesi di una partenza di Adem spero di cuore che alla fine il giocatore possa risultare come certi reggiseni che promettono più di quanto mantengono, e una volta a Milano davanti a Galliani, Ljajic possa chiedergli se è veramente di gradimento quel suo nuovo reggiseno o se lo fa piacere solo perché un parametro zero è più scontato addirittura di uno preso da Tezenis, con lo sprezzante AD rossonero che per non mantenere le promesse d’ingaggio fatte al giocatore in tempi non consentiti dal regolamento, potrebbe mostrare perplessità di comodo sul fatto che il reggiseno servirebbe a poco quando non c’è niente da metterci dentro, a quel punto il giocatore una volta assaggiata la sensazione sgradevole di essere stato turlupinato, sarebbe costretto per lo stesso motivo del reggiseno vuoto a contestare a Galliani l’uso delle mutande. E a proposito di indumenti intimi, e soprattutto visto che adesso siamo un po’ più in confidenza dopo che sono riuscito ad aprirmi come una cozza e a svelarvi le mie imprese amatorie, adesso che sono riuscito finalmente a superare quella riservatezza canaglia, una volta abbandonata la timidezza sprezzante che mi contraddistingue, posso raccontarvi un altro episodio che ha alimentato per mesi la mia autostima, e che in qualche modo mi autorizza a definirmi un latin lover di prima grandezza, una stella e non una meteora, una fama vidimata per sempre dopo l’avventura mirabolante nell’ascensore di un albergo olandese, luogo pericoloso per fare sesso ma proprio per questo in grado di scatenare l’eccitazione più incontrollata. Avevo la camera al quinto piano del Prins Hendrik Hotel di Amsterdam, che per gli amanti del cool jazz è tristemente noto perché il 13 maggio 1988 da una sua finestra è volato di sotto il grande Chet Baker, hotel accogliente  e che per questo motivo consiglierei anche a Galliani augurandogli lo stesso piacevole soggiorno. Tornando alla mia forza seduttiva devo dire che Gwendaline era più bella anche di Draga, molto più olandese della rumena per intendersi, la “più fantastica”, stupenda, magnifica ragazza che abbia mai visto entrare al secondo piano di quell’ascensore e subito dopo iniziare a mettersi in posizioni seducenti contro la parete dell'ascensore. A quel punto non sapevo più dove guardare tanto da cominciare a diventare nervoso. Lei allora ha iniziato a slacciarsi i bottoni della camicia e poi l’ha buttata per terra. Si è slacciato il reggiseno e poi l’ha buttato per terra. A questo punto ero diventato nervosissimo anche perché l’ascensore avrebbe potuto aprirsi da un secondo all’altro. Poi all’improvviso, con un italiano sensualissimo grazie a quel suo adorabile accento mi ha detto "Fammi sentire una vera donna!". Mi sono lasciato andare come non mi era mai successo prima, e mi sono detto vaffanculo se si aprono le porte, preso dal vortice di un’eccitazione ormai inarrestabile mi sono slacciato la camicia e anch’io l’ho buttata per terra, e per farla sentire veramente donna l’ho invitata a stirarla.

venerdì 23 agosto 2013

Il Guetta come Emilio Fede

Sono riuscito a vedere solo gli ultimi venti minuti, nel primo tempo ho sentito invece la radiocronaca in streaming  delle pubblicità su Radio Blu, nella quale, intervallata tra la trippa del mercato centrale, “Reme facciamo il bagno insieme” e tutti i peggio ristoranti della Toscana, mi è parso di capire che si è giocato bene. Sentire la partita su Radio Blu è diventato come vedere un film su Rete Quattro, il Guetta come Emilio Fede, gli inviati come vecchi giornalisti buttati per strada davanti al tribunale con l’autobus alle spalle, secondo me per fare il vero salto di qualità dovrebbe ingaggiare anche Mastrota o la Foliero e fare una radiovendita del materasso Fabbricatore. Mi sembra davvero troppa la differenza tra le due squadre, anche in questa fase della stagione dove una preparazione più avanzata può spostare i valori in campo favorendo la squadra con meno qualità, ma penso che alla fine non potremo esimerci e ci toccherà vincerla a mani basse questa coppa. Non ci potremo certo sottrarre al nostro strapotere tecnico, bellissima anche la nuova maglia che se ho capito bene non indosserà più Adem Ljajic, non so nel senso che non ho capito bene se anche le parole di Andrea Della Valle facevano parte della gragnola di spot pubblicitari del Guetta, oppure erano realmente un estratto dell’intervista al presidente. Mi sembra che sia stata una bella Fiorentina quella vista nella prima partita ufficiale, che senza tanti indugi abbia lasciato il suo biglietto da visita in bella vista sulla scrivania verde di questa nuova stagione, si dice poi che la mancanza dello sponsor sulla maglia sia dovuto al fatto che tutta la pubblicità del mondo sia stata rilevata in esclusiva da Radio Blu e che dalla prima di campionato venderà anche il tanto agognato spazio del gol vociato dal Guetta, che sarà quindi sostituito in modo da inserire nel fatidico momento dell’orgasmo del gol il nome urlato dell’azienda di turno, più volte consecutivamente a seconda della tariffa versata nelle casse dell’avido. Per correttezza ed onestà devo integrare un particolare della serata con Draga Popescu che avevo omesso per evidenziare solo le mie qualità amatorie, mentre invece tra noi c’è stato molto di più, direi anche una sorprendente profondità intellettuale per essere stato un approccio così furtivo, stupefacente se si pensa alle difficoltà di due lingue diverse sorrette solo da un inglese con la stampella tipo quello di Benigni in “Down by law” , insomma, c’è stato anche il modo di confrontarsi aspramente sui temi della vita, e quindi non solo di non concludere, perché a un certo punto mi sono sentito un po’ psicanalizzato proprio come il sub nervoso,e allora ho rubato le parole a Woody Allen per uscire fuori da una situazione che mi vedeva accusato di voler fare sesso senza protezione, penso di aver fatto un figurone sparandogli una frase di grandissimo effetto, bella come il gol spaccaporta di Cuadrado, “Ma perche'...  perche' devi sempre incasellare le mie voglie animalesche dentro categorie psicanalitiche?", gli ho detto, togliendole il reggiseno. Scusate ma dovevo chiudere l’argomento della trasferta in Romania e con questo raccontarvi anche che ho salutato il mio collega rincuorandolo, mi è sembrato alla fine anche abbastanza sereno, forse perché ha preso la decisione dopo 15 anni di psicanalisi di dargli un altro anno di tempo al suo dottore e poi di andare a Lourdes. Un veloce passo indietro per dire che ho rivisto i filmati della presentazione della squadra su Viola Channel, e mi sembra che sia stato un’altro grande bagno di entusiamo, anche se questo non l’ha fatto “Reme” e non l’ha pubblicizzato il Guetta, sullo sfondo della nuova tribuna che è veramente molto bella. Se è vero che la partenza di Ljajic è ormai cosa fatta vediamo adesso come la società investirà il ricavato della sua vendita, chissà quanti nomi ruotano ancora nel capoccione di Pradè o nell’hard disc cerebrale di Macia, uno, un paio, non si sa, l’importante è che sia quello giusto, per inserire l’ultimo grande tassello che ci dovrà portare a lottare su tutti i fronti, e va scelto bene, molto bene perché potrebbe essere quello decisivo, del resto mi viene in mente Eva,  chissa' quante foglie di fico avra' provato, prima di dire "Prendo questa!".

giovedì 22 agosto 2013

Short version 3. La più short, addirittura senza short

Ieri sera ho finalmente mostrato alla Romania la vera faccia del latin lover italiano, oltre a un viso sbarbato di fresco che non è certo passato inosservato, insomma, un figurone che rafforza notevolmente la nostra fama di grandi amatori nel mondo, diciamo anche che è stato il giusto premio per una trasferta dura, a volte persino rischiosa, fatta spesso di slalom tra cani randagi ringhiosi. Ci sono stati momenti nei quali ho dovuto attingere alla tecnica imparata guardando in televisione Pierino Gros, per fare un tragitto a piedi di 300 metri lineari a volte ci è voluto anche più di un’ora, mentre senza lo zigzagare tra i cani sarebbero bastati si e no cinque minuti. Comunque, a parte i problemi di viabilità tra i cani senza padrone ma che allo stesso tempo la fanno da padroni grazie alle loro quattro zampe motrici, lo so che non ve ne frega niente della mia manche di “speciale” tra i randagi, e vi interessa conoscere i particolari più piccanti della serata, quel giusto premio che in parte mi ripaga anche del fatto che non potrò vedere il preliminare di Europa League. A differenza invece dei grandi preliminari di ieri sera con la signorina Draga Popescu, una bellissima ragazza mora che ho conosciuto al ristorante, e così abbiamo unito le nostre due solitudini visto che il sub nervoso ha cercato l’integrazione guardando lo Steaua Bucarest con i mariti, mentre io ho incrociato il destino con una avvenente fidanzata lasciata sola per andare a seguire in trasferta la partita di Champion. Le ho offerto la cena e lei si è sentita in dovere d’invitarmi a casa sua. Mi fa: "Scusa un attimo".  Quando ritorna e' completamente nuda. Si siede sulle mie ginocchia, comincia ad accarezzarmi, a baciarmi dappertutto, e allora ho pensato: "Gianni, questa occasione non fartela scappare!".  E cosi' mi sono fatto dare il suo numero di telefono.

mercoledì 21 agosto 2013

Short version 2

Il rinnovo di Montella è un buon punto di partenza mentre rinnovo una certa avversione per l’Est, meglio, decisamente meglio a ovest di Paperino, e anch’io sono a un buon punto perché domani sono di partenza. Il mio augurio che nasce ai confini con la Bulgaria mentre mi specchio nel Danubio blu è rivolto tutto alla partita di Zurigo, insomma, diciamo anche alla mia partenza per il Bel Paese, sperando comunque di fare la partita senza prendere nessuna ripartenza. Ho preso atto intanto che il mio collega sub e nervoso è più randagio di un cane randagio che a Calarasi è come il lampredotto a Firenze, un’istituzione, il sub nervoso è sentimentalmente randagio, non ama il collare e fa branco, visto che però sta tutto il giorno con me mi viene da pensare per una qualche proprietà transitiva che anch’io possa essere un randagio, con l’aggravante che la Rita il collare me l’ha messo. Lui dice che è molto tempo che è entrato in analisi per risolvere questo suo randagismo, io non credo che questo lo possa aiutare più di tanto, forse sarebbe meglio una lobotomia. Forse sono troppo metafisico, un po’ Guttuso da non confondere con Rino, insomma, cerco di guardarlo dentro sperando che non mi scopra come quando all’Istituto d’Arte mi pizzicò la professoressa a copiare il compito di metafisica dalla Lai. Sbirciavo nella sua anima, ma anche un po’ nella sua scollatura. Tanto per cambiare si è innervosito di brutto dopo aver letto che Ljajic avrebbe firmato una sorta di accordo con il Milan, ma si è innervosito di più quando gli ho chiesto del militare, secondo me è una balla, ma lui sostiene che gli è stato conferito un incarico speciale in caso di guerra, lui scelto tra milioni, il suo grado secondo quanto racconta, in caso di guerra dovrebbe essere quello dell’ostaggio. Domani ho il volo nel pomeriggio, forse il primo tempo se funziona qualcosa potrei vederlo di fortuna in streaming sul Frecciarossa, ma intanto questa insicurezza mi crea profonda prostrazione, è come scontare una condanna per un crimine che non ho commesso, almeno avessi un buon avvocato potrebbe spostarmi la condanna di qualche ora, o anticipare la partenza dell’aereo, mentre il mio avvocato d’ufficio mi ha detto “O tu vai in Perù, o sposti la Chiesa, o vinci al Totocalcio”.

martedì 20 agosto 2013

Short version 1

Calarasi suona come se fosse in provincia di Ragusa, ma vi assicuro che è in Romania, percorsa con una Hunday Tucson tra cani randagi, belle donne, caldo, e l’autostrada che non si paga. Mi sento solo, ho chiamato a casa per sentire voci di famiglia, mi hanno rassicurato, mi hanno detto che si stanno dando da fare, ho pensato a una bella sorpresa per il mio ritorno, no, stanno solo cercando di affittare la stanza dove scrivo. Wi Fi che va e che viene come le esperienze italiane di Osvaldo, si, è vero le donne sono belle, però sono macinate grosse, grezze insomma, niente a che vedere con lo charme delle francesi per esempio, molto più sofisticate, forse le uniche che riescono a guidare con le gambe accavallate. In Romania guidano con la sella. Sono con un collega un po’ nervoso, saranno forse le esperienze dolorose che l’hanno segnato, perché anche lui dice che sono belle ma allo stesso tempo dice che le butterebbe tutte in mare, o forse è solo perché fa il sub. Facendo una rapida analisi mi sembra di poter dire che in Romania le donne si dividono in due categorie, quelle con il cellulare e quelle con la cellulite, mentre il collega sub nervoso le trova tutte belle tornite, dice che sua moglie invece è troppo magra, “Falla mangiare” mi era sembrata una frase di circostanza abbastanza neutra, s’è incazzato subito tanto per cambiare e m’ha risposto “Si, ma da chi?”.  E’ esasperato e non solo dalla Romania, poi, bevendo una birra si è lasciato un po’ andare una volta dimenticati anche i nervi in camera, lui sostiene che la bigamia e la monogamia sono la stessa cosa perché in entrambi i casi c’è una donna di troppo. Non sarà facile arrivare a giovedì, lontano da casa, dalla Fiorentina che non riesco a seguire quasi per niente, con la Romania che è sfacciatamente troppo presente, e con il sub che quando non indossa le bombole mangia i bomboloni, e forse alla fine tra bombole e bomboloni si troverebbe bene anche con una bambola gonfiabile. Short version di fortuna, devo andare, non posso trattenermi, a colazione ho pensato a poche ma significative parole per rassicurare il collega nervoso e cercare così di salvaguardare anche la mia giornata, ho pensato di dirgli che almeno non sarà mai solo con la schizofrenia. A domani. Forse.

lunedì 19 agosto 2013

Appunti di viaggio

Le distrazioni si pagano care, non solo quelle muscolari di Pizarro, a Firenze si pagano anche quelle di Bergonzi addebitate direttamente sul conto della nostra camera con vista, anche se a consumare è stato Galliani, noi paghiamo sempre insomma. Le distrazioni appunto, a me succede soprattutto in centro dove il conto da pagare è più caro perché si tende a inculare il turista, l’ultima volta mi è capitato per guardare la fase di spinta di due capezzoli tenuti reclusi dentro ad una prigione troppo angusta anche se di seta, e per vedere il loro tentativo di fuga ho pestato una merda, allora mi chiedo se oltre alla Fiorentina e a me, non voglio dire il Milan o le strisciate, ma almeno un piumato a scelta, per esempio un semplice fagiano, lui quando è distratto può calpestare una merla? Intanto sono già in viaggio, faccio un Bancomat e mi ritorna in mente una storia che in qualche modo ricorda quella dei cinesi che non muoiono mai, stesso alone di mistero, forse anche più macchia d’unto, perché in Italia i bancari quando muoiono non vengono mai seppelliti nei cimiteri, e finalmente il Governo Letta ha fatto un’interrogazione parlamentare, chissà se arriverà prima la grazia  a Berlusconi o la risposta se quando muore un bancario viene messo in una cassa costosa o in una Cassa di Risparmio. Parto mentre leggo la solita notizia sul buco dell’ozono, un classico da viaggio come la colazione dal Deanna prima di salire sul treno, curiosa però la teoria di alcuni studiosi che sostengono che lo strato d’ozono sopra la Svizzera ha tanti piccoli buchi. Me ne vado consapevole di lasciare Firenze e soprattutto la Fiorentina a preparare il preliminare, un pensiero di orgoglio mi sale da dentro come quello di un emigrante, un nodo in gola e un’esortazione a denti stretti “Venderemo cara la pelle”, con la sensazione sgradevole di averla già sentita, forse da Annabella di Pavia, ma non ne sono sicuro. Le solite riviste di Trenitalia nelle quali si esalta il servizio ferroviario mettendo in evidenza la comodità del viaggiare sui binari per cercare d’innescare un certo calo del desiderio sulla vera passione degli italiani. Ho una teoria tutta mia su questo argomento, che non combacia con quella troppo semplicistica nella quale si sostiene che l’auto è un’estensione dell’organo sessuale maschile, io penso invece che l’auto dia molte più sicurezze dell’altra passione degli italiani, le donne, assolutamente meno affidabili, della fidanzata poi non se ne parla nemmeno, perché se ti fottono la macchina almeno te ne accorgi. E’ anche vero che continuano a farti pagare la vernice metallizzata come un extra,  penso però a chi ha a che fare magari con la solita bionda svampita, costretto a spendere per il bianchetto che lei userà sullo schermo del computer, per questo sostengo che sia meglio spendere per un bel metallizzato. Di una cosa invece ho sempre avuto un certo timore mantenendola a debita distanza, forse perché non l’ho mai inquadrata bene, ma se l’auto promiscua mi ha trasmesso strane sensazioni, la persona promiscua mi ha invece fatto pensare a qualcuno  che faceva più sesso di me. Mentre mi assopisco penso se abbiamo fatto la cosa giusta ad avere un solo figlio, sicuramente lo vizieremo di più e non avrà nessun fratello di conforto quando non ci saremo più, forse siamo stati un po’ egoisti io e la Rita, o forse siamo stati un po’ influenzati da Antonio Albanese, un amico che ha avuto tre figli, Thomas, Nicholas e Giuseppes, tutti e tre già sistemati. Thomas si droga, Nicholas spaccia ma è albino e lo prendono subito, e poi c’è Giuseppes che è la pecora nera della famiglia, è alla narcotici e così ogni tanto arresta i fratelli e fa carriera. Io e la Rita abbiamo voluto evitare il conflitto di interessi in famiglia. Intanto vedo la pubblicità di una sigaretta elettronica e penso all’ultima volta che sono stato in Romania, in un ristorante dove fumavano tutti, un disagio inferiore solo a quello provato nel mangiare il cibo dentro al piatto, da noi per fortuna non è più possibile, ci sono regole precise che vengono rispettate, e alla fine i viaggi servono anche a fare qualche consuntivo sulle proprie esperienze, io sono ormai più di dieci anni che ho smesso di fumare, e forse come dice Woody Allen vivrò una settimana di più e in quella setimana pioverà a dirotto, ma io a differenza sua ho messo tante piante in terrazza, così almeno non annaffierò. Sono quasi arrivato a Roma, ho sognato di essere il collant di Scarlett Johansson.

domenica 18 agosto 2013

Non c'è più religione

Questo è un blog dove capita bene o male di parlare un po’ di tutto, come al bar Marisa, ho mentito, la verità è che gli argomenti alla fine sono solo due, la Fiorentina e la passera, mentre per quanto riguarda le foto l’argomento si riduce a uno e non è la Fiorentina. Mi sento limitato, quando mostro immagini di Firenze, infatti, mi si redarguisce duramente, mi si richiama all’ordine. mi sembra di capire che stringi stringi si possa parlare solo di Fiorentina mentre lo sfondo deve essere sempre e solo la passera. Non mi sento padrone nemmeno a casa mia, da una parte c’è la Rita mentre sul blog vengo costantemente soggiogato, e dato che sono moralmente anche discutibile, mi prostituisco ai vostri desideri, anche se sullo sfondo che più desiderate ci aggiungo un velato moto di ribellione. Invece della vostra religione che ha la solita tinta della stola, mi piacerebbe affrontare l’argomento in maniera più generale, anche se sono consapevole che il primo commento sarà sulla sostituzione di Pizarro, sull’età di Ambrosini e sulla difesa a tre, ma intanto cerco almeno di tenervi buoni con la topa, ma perché tutto questo desiderio di parlare di religione che mi spinge a violare la vostra suscettibilità? Perché è da quando facevo il catechismo alla chiesa di Serumido che ho un dubbio che non sono riuscito a togliermi, so che per voi invece non c’è nessun dubbio, nemmeno tra Neto e Sorrentino, beati voi, io non sono riuscito a togliermelo nemmeno cercando di leggere nel fondo dell’anima di Padre Piroli, forse così impenetrabile perché nera come la sua tonaca, e forse perché lui come voi era sempre distratto,  anche se lui dal Vin Santo e voi solo dal Santo. So che per voi in questo momento l’unico dubbio è il superamento del preliminare, mentre il mio è molto più esistenziale, rimasto quello di quando facevo il chierichetto, forse il dubbio più serio mai gettato sull’autenticità dei miracoli biblici è il fatto che la maggior parte dei loro testimoni erano pescatori. Non ho mai avuto fiducia in loro perché tendono sempre ad esagerare. Voi vi accalorate su quale coppia di attaccanti schiererà Montella a Zurigo, io no, anzi, non perdonerò mai a Noè di aver imbarcato anche una sola coppia di zanzare. Forse riuscirò a interessarvi di qualcos’altro che non sia la media gol di Gomez  o il ginocchio di Pepito Rossi, forse se parlo di cibo, però anche qua in chiave a voi più gradita, cercando con qualche stratagemma di farvi appassionare alla materia, mettendo l’accento anche sul contenitore in grado certe volte di far avvicinare il consumatore a quel prodotto, so per esempio quanto sia amata su questo blog la bottiglia del Verdicchio Fazi Battaglia, perché ricorda la sagoma di una donna, e così vorrei farvi interessare anche a un alimento sano come il latte materno, non solo il più genuino ma anche quello che sta in un contenitore più eccitante della bottiglia di verdicchio, che anzi a confronto è l’equivalente di una bambola gonfiabile. E siccome so di parlare ai sordi vorrei esagerare parlando anche a chi non c’è più come il Chiari per ringraziarlo comunque dell’insegnamento che ci ha lasciato, sempre se qualcuno, oltre che a ringraziare Della Valle per il mercato, l’abbia voluto testare o almeno prendere in considerazione, perché come il metodo di gioco di Montella anche quello del Chiari è un metodo vincente, perché parlare con la gente per telefono è un buon metodo per non pagargli da bere. Comunque tutte le religioni hanno lo stesso scopo, andare in paradiso  e come il Chiari ci insegna che è meglio andarci pieni di soldi, ognuna ha il suo metodo per andarci, se sei cattolico non devi far sesso almeno fino a quando non sei sposato, se sei El Hamdaoui non devi mangiare carne di maiale, per questo se la società deve proprio fare una scelta è meglio vendere il centravanti. Mi darete atto che ho sempre cercato di essere gentile, forse anche troppo sensibile per avere a che fare con voi belve assetate di sesso e dello scalpo altrui, mi sono trovato, sgomento, ad assistere a furibonde controversie condite da aggressioni verbali, ho sofferto di queste vostre intemperanze perché ho capito di non essere stato in grado di trasmettere il mio pensiero, che però ribadisco oggi per coerenza in questa sorta di ammutinamento moderato, pazienza e speranza, insomma,  la mia, che qualcosa alla fine possa rimanervi attaccato, che le mie parole possano esservi utili come quelle di Salvatore Napolitano, anche nei momenti che più di tutti agognate, il mio consiglio è di fare come faccio io, perché anche in amore un piccolo gesto può far perdonare tante piccole cose, e allora la mia classica esortazione per cercare di perdonare si racchiude in una frase semplice semplice, un piccolo gesto, appunto, “Dai togliti le mutande!”

sabato 17 agosto 2013

Tra genitori, figli, e la schiacciata con la finocchiona

Ieri sono rimasto incastrato nella fila dal vinaino di via de’ Neri, un po’ come Berlusconi nei reati fiscali, momenti pericolosi nei quali sei costretto a parlare con tuo figlio, dove non puoi più sfuggire, niente lavoro di mezzo, niente partita della Fiorentina, sei imprigionato dentro alle tue responsabilità di genitore mentre la finocchiona è ancora a qualche metro. Per rompere il ghiaccio gli ho detto che quando ero giovane non avevamo MTV, dovevamo drogarci e andare ai concerti, poi le donne naturalmente, e alla domanda come mai per fare all’amore bisogna stare uno sopra l’altro, ho preso spunto proprio dalla fila e gli ho detto che la terra è sovraffollata. Di politica non si interessa molto ancora e così me la sono cavata bene quando mi ha chiesto cosa succede al momento che scatta l’ora legale, mi è bastato rispondere che scatta il panico nel PDL. Poi l’ho messo in guardia su certi pericoli, gli ho detto che se una donna ha le labbra infuocate e trema tra le sue braccia, di scordarsela perché ha la malaria, e l’onestà, si, quella che ho sempre cercato di inculcargli e che ho ribadito anche in fila tra americani e giapponesi, “Ci sono uomini che credono così tanto nella famiglia che ne hanno due”. L’amore è molto importante e aiuta specie in un quartiere povero come il nostro, ogni tanto gli ricordo la storia di Duccio e della Beatrice, quando erano ancora due sposini e abitavano in via Maffia, una storia questa che ci raccontava lui durante le trasferte a Perugia mentre stavano rifacendo lo stadio per Italia 90, quando erano appena sposati e non lavorano nessuno dei due, un giorno rientrando a casa dall’ennesimo tentativo andato a vuoto di trovare un lavoro, Duccio trovò la moglie nuda sopra il termisofone che gli stava riscaldando la cena. Ho cercato di temporeggiare, ma come si sa, farlo durante una fila è una battaglia persa, e così alla fine mi ha inchiodato a un passo dalla finocchiona, quando mi ha chiesto a proposito della scuola e alla pressione che io e la Rita gli mettiamo giornalmente, “il compito a casa si da anche agli studenti sfrattati?”, fa il liceo linguistico Tommaso, a differenza mia che non solo ho fatto l’Istituo d’Arte ma ho avuto anche la fortuna di essere stato sfrattato dalla casa di via de’Serragli, e questo lui lo sa bene e così mi pone domande alle quali non ho il coraggio di rispondere, forse per mettermi in difficoltà. Poi quando è toccato finalmente a noi, nello spazio angusto del vinaino, nella scelta del bere abbiamo riassunto bene l’evoluzione della specie, la Rita acqua naturale, lui la Coca Cola e io un bianchetto, speriamo mi regga ancora il fisico, mentre la Rita recrimina un po’ e mette sempre in mezzo la mamma di Fermi quando il figlio scappo’ in America, perché come lei sostiene di non avere più il fisico. A Tommaso come a tutti i ragazzi della sua età piacciono le supercars e così ieri mi ha chiesto, come si fa per diventare ricchi e comprarsele, ho cercato di prendere tempo ricordandogli che non si parla con la bocca piena di finocchiona, ma dopo aver finito il boccone mi ha posto la stessa domanda, allora gli ho raccontato la storia di Rockfeller per fargli presente quanto è importante impegnarsi nella vita, perché lui per essere quello che è diventato ha cominciato quando aveva nove anni e trovò 10 cents, con quei soldi comprò una mela e invece di mangiarla la pulì per bene e la rivendette a 20 Cents, con quelli ne comprò due e le rivendette a 40 Cents. Poi ricevette la notizia che il nonno era morto e gli aveva lasciato 10 milioni di dollari. Tommaso   forse con un po’ di ironia ma anche con sentita commozione mi ha detto che vorrebbe essere ricco anche per aiutare certi suoi amici che sono un po’ in difficoltà e mi ha raccontato che quando vanno a Vada con il padre di uno dei suoi amici, accanto al loro ombrellone ci sono dei bambini che invece dei castelli di sabbia, fanno direttamente le case popolari di sabbia. Tutto è soggettivo, anche tra povero e povero, e visto che spesso vado in Svizzera per lavoro, gli ho spiegato che tra un povero e un ricco la differenza è che lo svizzero povero deve lavarsi la Mercedes da solo. E dopo il caffè da Robiglio ho voluto chiudere la giornata con la morale, come in tutte le più belle favole, “Il denaro non dà la felicità caro Tommaso, ma ti fa essere infelice in posti meravigliosi”.

venerdì 16 agosto 2013

Abbandonate Pizarro invece del cane

Boskov aveva maturato definitivamente quel suo pensiero un po’ ruvido che sottostimerà per sempre l’intelligenza dei giocatori, osservando un giorno Pizarro andare al cinema con il telecomando della TV, adesso dopo molti sospetti e soprattutto dopo aver combinato l’ultima furbata con la propria Nazionale, anche noi saremmo propensi a sottostimare, perché è ormai chiaro anche a Vargas che il cileno è quel tipo di giocatore che se dice qualcosa di intelligente crede che sia stato un altro a parlare. Ce n’ ha sempre una, la storia di questa estate e le farneticazioni del suo nuovo procuratore avrebbero dovuto aprirci gli occhi in modo da farci prendere un’altra strada, e invece li abbiamo chiusi per non vedere. Bastava leggere il suo curriculum, ascoltare le parole di Spalletti, capire veramente cos’è successo a Liverpool dove era diventato devoto di una setta che praticava l’umiltà estrema, un esperienza quella inglese affrontata a capo chino, sempre, a capo chino anche nell’amore, per vent’anni non aveva creduto alla Befana e grazie a questo suo nuovo approccio ne ha sposata una. A capo chino nel lavoro, così tanto che non saltava un allenamento, poi un giorno, improvvisamente, ha deciso di alzare la testa, è stato un attimo, strappo della terza vertebra cervicale, una furbata tale e quale a quella contro il Paraguay. Sarà anche un estratto di luoghi comuni la frase del cappello di Vujadin, ma a una precisa domanda del CT del Cile sulle voci sul suo conto prendendo proprio in prestito le parole di Boskov, David ha risposto, tabaccherie, ristoranti, stazioni ferrioviarie, macellerie, edicole e grandi magazzini, questi sono i veri luoghi comuni e non le cazzate di Boskov. Dopo l’infortunio con la sua nazionale che ne ha decretato in maniera indelebile l’alto tasso di umiltà del cervello, Pizarro è apparso prostrato come quando gli avevano rubato il terzo posto, e così si è sfogato dando la colpa a una mancanza di lucidità dovuta alla situazione stressante che deve vivere un calciatore professionista soprattutto quando è a fine carriera. Secondo il giocatore, infatti, sono i continui trasferimenti a minare la serenità, ha fatto l’esempio di una mosca che entra nel finestrino dell’auto a Roma e dopo 800 km di autostrada ne esce a Milano, lontano dalla famiglia e quindi dagli affetti, sostenendo che solo la sua grande esperienza gli ha permesso di capire che la meglio cosa per la mosca è quella di svolazzare al casello aspettando un auto targata Napoli, questo è quello che ha voluto fare questa estate quando ha dichiarato di voler tornare a Liverpool. Purtroppo non gli si può chiedere conto delle sue azioni perché evidentemente non è capace di intendere e di volere, Pizarro non conosce proprio la materia grigia, è come un ginecologo maschio che a sua volta è come un meccanico che non ha mai posseduto un auto. Pizarro non ha mai posseduto un cervello, quando commette una cazzata è perché Boncompagni è andato in ferie e non può suggerirgli il da farsi come faceva con Ambra, o semplicemente ha le pile dell’auricolare scariche. Riconosciamogli almeno la sincerità di aver raccontato quanto sia stato poco furbo, del resto se fosse stato leggermente più furbo non lo avrebbe mai raccontato, anche se i compagni della sua Nazionale che lo conoscono meglio sostengono che il vero motivo che gli toglie serenità è il vivere la frustrazione di amare una musica come quella punk, impossibile da fischiettare. Siamo arrivati a un punto di non ritorno perché questa volta il Pek, ci ha fatto proprio incazzare, ora basta con tutti questi capricci, per me andrebbe mandato via, pur avendo un cervello da bambino non se lo merita proprio di vivere in una culla così bella.

giovedì 15 agosto 2013

Ferragosto in San Frediano

Buon Ferragosto da San Frediano che è notoriamente il miglior posto, dove l’approccio è quello del sottocosto, perché rimanere in Oltrarno evita spese tipiche della riviera come il costo dell’ombrellone, evita le code e anche il fastidio della sabbia nelle mutande. Un solo grande rischio, ma solo per poche fortunate e avvenenti straniere, il sostitutivo della sabbia tipico d’Oltrarno, la mano morta nelle mutande. Perché rimanere d’estate in questa parte così fantasiosa della città permette anche corsi di finanza creativa, il consiglio a tutti quelli che stentano è di mettere tutti i soldi che hanno davanti allo specchio per raddoppiarli. Chi rimane in Oltrarno per Ferragosto è abitante più radicato agli usi e costumi del quartiere, come esprimere l’odio nei confronti del pedone con macchina fotografica, naso per aria, zaino, lui, si, quello che viene considerato come un invasore, quello che per i più timidi è solo irrilevante, per altri è un fascista, e che è una seccatura soprattutto per chi guida perché difficile da rimuovere dal paraurti anteriore. Diciamocelo pure, non siamo il Salviatino, siamo un quartiere popolare che molto spesso ha a che fare con ristrettezze economiche, in sintesi se un fiorentino su 10 non sa come investire il proprio capitale, gli altri nove che non hanno capitale da investire abitano tutti in San Fediano, per questo è così popolato. L’Isee per esempio, che tutti conoscono come uno strumento che permette di misurare la condizione delle famiglie, nasce proprio in San Frediano, in ricordo di tre sorelle indigenti di piazza della Calza, povere al tal punto che in famiglia avevano usato lo stesso nome per tutte e tre, Isa appunto, che nell’intercalare plurale veniva usato per dire “Tu sei povero come le Isee”. Queste difficoltà  ci consentono però di aguzzare l’ingegno, ho un amico che ha un garage in Borgo Tegolaio, troppo scomodo per metterci l’auto, 18 manovre lo hanno decretato poco appetibile anche sul mercato immobiliare, e allora si è inventato un’attività e ci ha fatto la sede, oggi ci ammaestra animali difficili, vi sarà capitato passando di lì di vedere Spartaco acchiappare le mosche, che non è una metafora, perché poi le mette nel congelatore per 5-10 minuti rallentandole notevolmente per poterle maneggiare meglio. Intanto costruisce un aeroplano in miniatura con un’apertura alare circa il doppio di quella della mosca, poi tira fuori il freddo corpicino e lo incolla sulla superficie superiore dell’aereo di carta. L’insetto, come si riscalda ricomincia a fare l’unica cosa che sa fare  provando a volare, se l’aeroplano non è troppo pesante e non lo è perché Spartaco è un maestro, la mosca proverà a volare. Il trasporto di un peso aggiunto stancherà presto l’animale che, in aria, fermerà le ali, e l’aereo planerà in discesa. Questo fa si che la mosca riproverà a volare, piccoli sprazzi di energia quando l’aereo guadagna altitudine, alternati a lente planate, un filo ben incollato all’aereo tiene l’aereo nella stanza, oppure è possibile portare fuori la nuova mosca domestica a fare una passeggiata in Santo Spirito. C’è anche chi non apprezza questo tipo d’innovazione perché è più legato alle tradizioni e così preferisce portare a giro la rificolona anche fuori stagione, altri invece preferiscono sparare lo stucco con la cerbottana per ammazzare la mosca. Siamo fondamentalmente bastian contrari, parliamo spesso dei nostri fratelli fiorentini di successo, anche con invidia, c’è infatti chi dice che dei film del Pieraccioni non rimane niente e chi invece sostiene che gli rimangono tanti milioni di euro. Siamo poveri ma orgogliosi anche quando la sfortuna si accanisce, anche se Renzi usa via Sant’Agostino per dare ripetizioni agli operai più zucconi e così ogni settimana sbudellano e richiudono, del cantiere scuola del Sindaco ce ne siamo fatti una ragione, e dopo averci ragionato un bel po’ abbiamo deciso che ogni tanto gli facciamo sparire un martello pneumatico. Orgogliosi, si, come la Marta che non si è piegata alla sfortuna nemmeno quando è andata a prendere un ovetto Kinder e dentro ci ha trovato una cambiale. Le difficoltà in questo quartiere sono così tante che succedono fatti molto tristi che ci toccano profondamente come le buche di via della Chiesa, l’altro giorno mi è venuta a salutare la vedova del Materassi che quando era ancora in vita qualche volta mi aveva accompagnato allo stadio a vedere la Fiorentina, era disperata perché doveva pagare le tasse di successione sull’immobile accanto all’Artigianelli, mi ha confessato che quasi quasi avrebbe preferito che il marito non fosse morto. C’è anche ironia naturalmente, il Tozzi sulla facciata della sua casa in via Santa Monaca ha fatto collocare una lapide con scritto “A mia moglie Marina che il destino ha voluto punire ponendomi sulla sua strada”. Chiudo con un episodio di vita quotidiano raccontato dal Bambi col disincantato cinismo della tossicodipendenza, dopo aver raccolto tutta la delusione di un suo amico infiltrato a San Patrignano che gli aveva dato fiducia mentre lui lo tradiva, e lo sfogo dell’ex amico del Bambi fa capire tutta la delusione che ha provato “Era bello, maestoso, sempre pronto a scattare, non credevo Bambi che tu desiderassi tanto ciò che avevo tra le gambe. Perché? Perché? Perché mi hai fregato il motorino?”.

mercoledì 14 agosto 2013

La passione nel quadrilatero di via dell'Ardiglione

Ci vuole passione nel fare le cose, sempre, non sopporto le vie di mezzo, come i mezzi giocatori, le mezze porzioni, e neanche il Ponte di Mezzo che è una di quelle zone di Firenze che non mi ha mai appassionato, arrivo addirittura a dire che preferisco la degenarazione di certe passioni all’indolenza o a all'uso più morigerato delle stesse, non sopporto nemmeno quei necrofili moderati che si accontentano del letto di una donna molto frigida. Per questo chiedo lo scudetto, e non solo lo chiedo, ci credo e mi ci butto a capofitto, perché se da una parte esiste un salice piangente da qualche altra c’è invece una collina ridente, e io sono già accovacciato là sopra a frequentare tutte le mie passioni, un tempo andavo in camporella a frequentarle, oggi vado più spesso in farmacia, anche perché, alla maglia azzurra della Nazionale preferisco l’azzurro di certe pasticche che almeno riscaldano come un ponche del Civili e poi indirizzano la serata sul giusto binario. Certo il sesso è una faccenda estremamente personale, ma talvolta è piacevole dividerlo anche con un altra persona. La passione quindi, sempre, anche se sostenuta dalle grucce della medicina quindi, e più si va in là con l’età e più le passioni vanno accompagnate responsabilmente, gestite, delle volte arginate, e se necessario, alla passione per il cibo va messa una sentinella a montare di guardia, perché quando il trigliceride con tanto d’elmetto dichiara guerra, ci vogliono le barricate del buonsenso, e almeno il fritto va trattato come un rapporto occasionale, quindi protetto con l’olio buono e usato una sola volta, che così funge da profilattico, anche se ritardante solo per la digestione. Se fai le cose con passione ti pesano meno, e lo dico perché la Rita invece le fa spesso controvoglia e poi l’uovo al tegamino diventa sodo, o come avermi voluto sposare per fare un dispetto a un uomo, e mi c’è voluto un anno intero per scoprire che quell’uomo ero io. Poi ci vuole anche tanta comprensione nella vita, tanta soprattutto quando di mezzo c’è la suocera, e lo dico pentendomi di non avergli parlato per diciotto mesi perché non volevo interromperla. Guardiamo a queste due sconfitte che ci hanno fatto vacillare, con la leggerezza tipica di un riso integrale in bianco con olio e parmigiano, per evitare gli eccessi di chi ha riversato la propria delusione nell’orto ed è sempre lì a raccogliere menta per stordirsi di mojito, le cose vanno sapute prendere per il verso giusto, bisogna saperci ridere su, farsele scivolare addosso anche quando ci colpiscono profondamente, e ve lo dice uno che in un certo periodo della vita pensava di essere un amante eccezionale fino a quando non ha scoperto che lei aveva l’asma. Perché ognuno deve cercare di vivere anche certi disagi scoprendone i lati positivi, deve cercarli perché ci sono sempre, perché viverli con passione ti permette di trasformare un problema in un’opportunità, ricordo un’amica di Marignolle che era grassa, ma invece di abbattersi e di commiserarsi tutto il giorno si mise a fare la modella per una fabbrica di insaccati, perché quando tutto sembra perduto come sullo zero a uno al novantesimo, c’è sempre un rimpallo favorevole, una prodezza del singolo, una gentilezza di qualcuno che ti viene a fare compagnia anche se sei così brutta che quando lo lanci, da te non torna nemmeno il boomerang. Anche gli anziani mi fanno tenerezza, e dedicarsi a loro aiuta entrambi, basta farlo con passione, sarò ripetitivo ma ribatto sempre lì, mi ricordo la Casini che abitava accanto all’argentiere di via de’Serragli, che era così vecchia che gli usciva il latte in polvere, c’erano certi giorni che era più pensierosa e si raggrinziva così tanto da sembrare un codice a barre, bastava un sorriso o una parolina affettuosa e quelle rughe si distendevano anche senza il bisogno di luoghi asettici come la sala operatoria. Chiudo ribadendo con forza il dovere sacrosanto di ognuno di noi di coltivare le proprie passioni, per un mondo migliore, con meno patemi d’animo, più positività scaccia via anche i fantasmi della pontellizzazione e fa accettare meglio anche i propri limiti, e delle volte ostentandoli diventano addirittura il punto di forza, così come oggi può sembrarlo Neto un limite, per diventare magicamente il portiere del terzo scudetto, e così come fece la Gina che abitava sopra la Burbassi, che a differenza di quella impellenza di rifarsi il seno che è diventata una emergenza nazionale, per ostentarne in faccia a qualcuno la propria volgarità come da foto, lei no, non solo non se lo rifece mai pur essendo completamente piatta, fece di più, si fece tatuare la scritta “davanti”.

martedì 13 agosto 2013

Tra il macho e il gazpacho

Due sconfitte che non ti aspetti e sotto l’ombrellone arriva la preoccupazione travestita da “Vucumprà” che subito ti rifila scetticismo per di più contraffatto, poi altro che le canoniche tre ore prima di fare il bagno, cinque gol sullo stomaco del resto sono più difficili da digerire degli arancini di Montalbano, mentre Firenze ritrova, improvvise, le vertigini delle sue adorate montagne russe dove far scorrazzare l’umore. Il calcio d’agosto va preso per quello che è, si, è vero che c’è tanta voglia di Fiorentina e che le amichevoli estive dissetano, ma alla fine sono quasi tutta acqua come il cocomero. Questo è un mese che andrebbe dedicato invece quasi unicamente al sesso, anche se per molti purtroppo si rivela un mese di Ramadan sessuale nel quale praticare astinenza involontaria, un po’ come per Woody Allen che l’ultima volta che è stato dentro a una donna è stato quando ha visitato la Statua della Libertà. Perché il tifoso che sa leggere nei meandri del calcio d’estate, quello che sa leggere soprattutto le donne come un libro aperto, e quindi di solito adora leggere a letto, non da più di tanto peso a queste sconfitte, anzi, sarebbe stato più preoccupato nel vedere una Fiorentina subito pimpante. E’ giusto comunque farsi delle domande, c’è chi si chiede del perché allora di un ritiro così lungo per poi lamentarne stanchezza, c’è chi si chiede come mai se le due amichevoli dovevano essere un banco di prova per Neto, è calato un banco di nebbia su chi aveva questa convinzione, e poi ancora, se è vero che Vargas dopo il ribaltamento con la Porsche si è fatto inserire l’airbag dentro al petto perché ci è sembrato eccessivamente voluminoso il suo torace, io invece, più semplicemente mi chiedo come si chiamasse Capitan Uncino prima di perdere la mano. E’ anche vero che di fronte alle prime partite della Fiorentina ci comportiamo proprio come i bambini davanti ai dolci, anche se siamo adulti, e alla fine sembriamo tutti Boy Scout davanti allo stesso triste scenario, bambini vestiti da cretino, guidati da un cretino vestito da bambino, e se proprio dobbiamo salvare qualcosa dalla sconfitta di Lisbona io salverei proprio il tanto vituperato Vargas che è parso in vena anche se leggermente varicosa. A me sembra che in questa prime uscite ci siano mancate più di tutto le due fasi del centrocampo, la costruzione per l’eiaculazione a rete e il rene per fare filtro davanti alla difesa orfana di un Gonzalo accettabile, che alla fine è il suo vero direttore d’orchestra e non me ne vorrà il Gat sempre costretto a confrontarsi con una professione difficilissima come quella del critico musicale, perchè scrivere di musica è come ballare d’architettura. Vedo con rammarico che in Italia si continua a fare ancora largo uso delle raccomandazioni, Galliani le chiede al padre di Ljajic, qualcuno le ha fatte per mettere Criscitiello a Sportitalia, i tifosi Viola si raccomandano alla società per avere un nuovo portiere, insomma non siamo riusciti a debellare un'usanza così deprecabile, mentre è sempre più di moda perché risolve d’incanto tutte le situazioni, hanno durata eterna e servono davvero anche per ottenere un posto al cimitero. E così in città è arrivato un po’ di pessimismo al posto del maltempo annunciato, e insieme al caldo la vita si complica, se da una parte diminuisce il traffico, l’umore viene fiaccato dalle partite internazionali della Fiorentina, e chi è soggetto a certi sbalzi, accusa, insieme alla pressione cala l’umore, molti cercano risposte nel fondo di una bottiglia, altri, almeno quelli che se lo possono permettere, si fanno confezionare gli antidepressivi incartati uno per uno e poi li ciucciano come fossero le vecchie caramelle "Rossana". Io che il pessimismo lo contrasto come faceva Tendi con l’avversario diretto, mi difendo dal caldo mangiando gazpacho che mi preparo comprando le verdure a km zero, con l’aggiunta di un po’ di ketchup che fino a ieri era il mio segreto, il pessimismo invece lo combatto guardandolo negli occhi, c’è sempre qualche amico, specie a Firenze, con il quale confrontarsi, e stargli vicino mi rincuora, lo guardo, lo sostengo, gli offro il gazpacho e così guardiamo il mondo da angolazioni diverse, e il più pessimista di tutti è decisamente Salvo con il quale parlo spesso di arte per distrarlo, ho cercato di iniziarlo ad un certo tipo di scultura come quella della foto perché sarebbe veramente tanto terapeutica, un ragazzo che ha lasciato il mare della Sicilia per finire in un mare di debiti in una città divisa da un fiume, forse perché il suo pessimismo è un fiume in piena e il suo nome è Salvo Complicazioni.

lunedì 12 agosto 2013

Quando quel numero è perfetto una sega

Prendo per buone le parole di Montella e Pradè che parlano di stanchezza mentale dopo 33 giorni di ritiro, che sono effettivamente molto lunghi, anche più che ascoltare un 33 giri intero di Gigi D’Alessio o della Tatangelo. Ma 5 gol al passivo e nessuno all’attivo in due amichevoli fanno comunque male come un cannolo siciliano a fine pasto, portandoci in Svizzera con qualche convinzione incrinata proprio come il fegato per smaltire la ricotta del cannolo, poi però penso a loro, a quanto mentalmente stanchi erano anche i timorati della pontellizzazione, li guardo oggi, invece, così belli rifioriti e  faccio ancora più mie le parole di Montella e Pradè. Penso positivo, a proposito,  proprio per chi vuole seguirmi in questo viaggio della fiducia estrema e bere quel bicchiere mezzo pieno che è stato spillato dall’urna del sorteggio, c’è da dire che la trasferta in Svizzera è di quelle comode, sorseggiabile come acqua potabile, comoda quasi come attraversare il Ponte alla Carraia e infilare in via della Vigna come neanche un fagiano, una macchinata di amici, due bischerate, un Camogli prima di varcare la frontiera e sarà subito Europa League. Una trasferta comoda anche per la squadra che potrà rientrare in serata senza i tanto temuti viaggi della speranza da quegli avanposti dell’Europa che ricordano i viaggi con la scorta di collant nel bagagliaio da scambiare con quello da metterci dentro, e con gli aeroporti che a notte fonda ti chiudono la porta in faccia, con la prima di campionato tra capo e collo, e con un solo rischio serio però, uno ma concreto, solo per i tifosi poi, che non è nemmeno il Grasshopper ma la Svizzera in tutta la sua incomprensibile compostezza. L’esatto contrario di Santo Spirito così pieno di buche e confusione, così alcolica e così vespasiano. Siamo troppo cialtroni per frequentare luoghi così ordinati e puliti, con giardinetti intonsi e con l’erba pettinata che sembra un velluto a coste larghe di Visconti di Modrone. Mentre da noi, senza nemmeno aver bisogno di fare tanti nomi e cognomi perché ci sono autodenuncie circostanziate anche su questo blog che parlano da sole, c’è gente che di ritorno da Santo Spirito piscia come se fosse un radiatore sfondato, quindi attenzione perché questo è argomento serio che potrebbe costare caro, e non per gesti eclatanti e da arresto come quelli del vescica disinibita confesso, basta molto meno. A questo proposito voglio trasformare per una volta il blog in uno strumento utile come un preservativo, come dicono quelli bravi e impegnati nel sociale e nella riduzione delle nascite, perché sono andato a vedere i regolamenti comunali di Zurigo, e  voglio dare un consiglio soprattutto a quelli che si portano dietro il cane, perché non sarà sufficiente munirsi di sacchetto e di paletta come da noi, ci vorrà anche una cannuccia, il regolamento comunale infatti obbliga i possessori di cani a raccogliere la loro popò con la paletta, ma anche la pipì con la cannuccia. Mentre da noi e soprattuto al nord si reputano leciti  anche comportamenti scorretti come quelli di Galliani, al centro per la verità un po’ meno, ma è tutta una questione d’interpretazione dei regolamenti, il confine tra la legalità e l’illecito in Italia è come sempre molto labile, e ricorda il viaggio di Boris Eltsin a Pechino per discutere i nuovi confini del suo fegato, sono problemi di geopolitica, o più in generale di politica a 360 gradi, se si pensa che per molti lo Stalinismo inizia in casa, oppure come per i messicani così lontani da Dio, così vicini agli Stati Uniti. Galliani del resto sta raccattando riconoscimenti in tutta Europa, attestati di disprezzo che lo collocano sul comodino del calcio come una volgare radiosveglia, che altro non è che un dispositivo atto ad inculcare odio nei confronti della musica, e se Ljajic sarà sottratto al patrimonio della malavita calcistica potrà essere utilizzato per partite socialmente utili, i suoi gol saranno un messaggio di speranza per i giovani con contratto a scadenza. E’ anche giusto in un momento come questo nel quale Galliani è costretto dal bisogno a percorrere il banditismo, e che per questo prende schiaffi da tutte le parti, è giusto rilevare il suo ultimo apprezzamento ufficiale datato ormai 6 mesi fa, che ha voluto fare pubblicamente una sua compagna fuori dal matrimonio, e per questo mantenendosi un po’ sul generale, e che dimostra quanto Galliani non sia solo un diavolo, ma che sa anche farsi apprezzare, un messaggio affettuoso rilasciato non a caso a Milan Channel, una sorta di messaggio cifrato “Gli italiani lo fanno meglio”, specificando subito dopo che si riferiva al tiramisù. Tutte le mogli di Galliani hanno comunque le stesse cartteristiche, perché Adriano è un uomo che bene o male cerca sempre le stesse cose, vedi anche i giocatori in scadenza, una recente biografia dell’AD rossonero, la cui foto rara di copertina racconta i suoi inizi quando invece dei giocatori rubava le merendine vicine alla scadenza, ha messo in luce come cerchi sempre mogli che abbiano soprattutto cura della casa, una mania sembra, è notorio infatti come ogni sua moglie abbia pronunciato almeno una volta la frase “Adriano, io sono bravissima a tenere la casa. Ogni volta che divorzio tengo la casa”.