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sabato 31 gennaio 2015

Ciao Cuad

Quando si dice che non tutti i mali vengono per nuocere, oggi a Genova, grazie alla squalifica di Pizarro, ci eviteremo le dichiarazioni del suo disagio sulla partenza di Cuadrado, come successe invece a Parma per l’annuncio del mancato rinnovo di Neto. In mancanza delle parole di Pizarro, il disagio me lo accollo io nel sentire quelle del Presidente della Camera costretta a pronunciare i nomi della Ferilli, Greggio e Magalli tra quelli votati alla Presidenza della Repubblica. Fa più tristezza che scoprire di Neto alla Juve, oppure che Montella a Genova avrà una rosa più ampia di quella degli operai messi a disposizione per i cantieri della tramvia. E la cosa che mi mette più a disagio ancora è leggere l’intervista di Mino Raiola che parla con il boccone in bocca, ricattando la società come se stesse mangiando un coccolo a bollore, parole ustionate, utilizzate da qualche tifoso anche per attaccare la società rea di “pisolare” invece di provvedere a rinnovare i contratti degli assistiti dai moderni cravattari. “Se non gioca non rinnova, anche con un buon contratto”. Riferite a Bubacar che evidentemente piagnucola. Queste in sintesi le parole di “Mino”, che è il diminutivo di quanto scritto sulla sua cartella clinica, la diagnosi impietosa di quando ancora era ricoverato con TSO, poi una volta uscito dalla struttura sanitaria si è inventato la professione del procuratore, e a quella diagnosi ha tolto “Rato” sostituendolo con “Raiola”. Più esotico e meno descrittivo. Mi viene da pensare a quella diagnosi originaria come la vera causa scatenante di quelle dichiarazioni da Rato prima ancora che da Raiola, per diversi motivi. A 20 anni devi anche saper stare in panchina perché non giochi più nel Modena. Perché ai ricatti preferiamo la ricotta. A Firenze qualche talento ci è pure bazzicato, ma mai nessun procuratore si era permesso di pronunciare frasi di questo tipo. E poi perché Bubacar ha giocato parecchio quest’anno, ed inoltre davanti a lui c’è un signore che ha giocato e segnato a tutti i livelli. Raiola è abituato a scorrazzare libero, un tempo lo faceva anche Corona, il ciccione però sembra più furbo di Fabrizio, lui si insinua nel nostro quotidiano di tifosi, vestito di nero per sembrare più magro, persino nel bagno della zia Liliana in via del Campuccio. Lei è fissata con l’igiene e se ne sta tutto il giorno in casa a pulire, lucidare, sterilizzare qualunque cosa le capiti a tiro. E siccome ha qualche annetto, talvolta mi chiama per le operazioni più faticose. L’altro giorno mi ha chiesto di aiutarla a fare il bagno ai suoi scarafaggi, ed uno di questi era giustappunto bello ciccione.

venerdì 30 gennaio 2015

Diladditamigi

San Frediano è sempre stato fatto passare ingiustamente per un quartiere problematico, mentre al contrario è il custode più prezioso della vera ricchezza dei valori fiorentini. Troppe calunnie, troppe volte questa ricchezza di valori è stata fatta passare per quella trovata in casa di ricettatori senza scrupoli. Gente di Borgognissanti che prendevano in affitto case Diladdarno solo per sporcare la riva sinistra della città con attività infamanti. Troppe volte certi valori sono stati stravolti per accusare i sanfredianini di aver assaltato dei portavalori. Mi ritengo davvero fortunato ad essere cresciuto tra via Maffia e via de’ Serragli, lontano da Raiola e dai giocatori che si mettono d’accordo con la Juve per mettercelo nel culo. Mi sento fortunato a tal punto che l’altro giorno, mentre camminavo per strada, ho trovato un anello con un brillante grosso come un mandarino della piana di Sibari. Me ne sono accorto non tanto perché brillava, ma perché in San Frediano non crescono i mandarini. Poco prima avevo trovato un portafogli pieno di soldi, poi un orologio d’oro, e quindi questo anello leggermente agrumato. Devo dire che è proprio il mio periodo fortunato. Mi basta infilare la mano nelle tasche di qualche passante e viene sempre fuori qualcosa di buono. Sono lontani i tempi del fallimento di Cecchi Gori o della borsa falsa della moglie del Colonnello, e anche se Cuadrado è andato via mi consolo con il fatto che tutti gli ingressi di Boboli sono Diladdarno. Chi non si consola è proprio Cuadrado perché se è vero che dal punto di vista economico ha strappato il contratto della vita, parte con la morte nel cuore sapendo che il Diladditamigi non regge il confronto. E poi lo sa benissimo che non potrà più mangiare il lampredotto di piazza de’ Nerli o di Porta Romana. Lasciando libero Cuadrado alla sua nuova vita fatta di fish and chips, e in attesa di capire come verranno investiti i soldi della sua vendita per fare una valutazione finale dell’operazione, è proprio a proposito del cibo che in San Frediamo ci distinguiamo dagli altri quartieri della città più vicini al potere e quindi anche al “magna magna” inteso nella sua accezione più negativa. Il nostro fiore all’occhiello non è la salsa verde di Marione, ma il fatto che San Frediano è stato scelto come il set per il nuovo film di Giani’s Bond, con la Merkel doppiata da Athina Cenci, che lo rincorre in Borgo Tegolaio per recuperare una specialità che da questa parte dell'Arno ci viene meglio. Bello il finale dove lo spettatore pensa che la Merkel lo rincorra perché il Giani gli ha rubato l’anima, mentre il regista ha scelto la voce della Cenci proprio per preparare il colpo di scena finale, dove lo zucchero a velo sul bavero della giacca svelerà che Bond in realtà gli ha rubato i nostri tipici dolci di carnevale.

giovedì 29 gennaio 2015

Prima che crescessero le poppe

Oggi ritorno su un aspetto di questo calcio nel quale sempre meno mi ritrovo. E’ anche per questo motivo che gli stadi sono vuoti facendo di fatto la fortuna di trasmissioni come “Chi l’ha visto?” La gente non si ritrova più e la Sciarelli cerca. Sempre più spesso nascono relazioni tra quelli che non si ritrovano più in questo mondo del calcio e quelli che volontariamente hanno detto alla moglie di uscire di casa per andare a comprare le sigarette. A parte l’indotto sentimentale che viene innescato, quello che a me da veramente fastidio sono i procuratori e la tiritera dei rinnovi contrattuali. Poi se questa deriva porta anche alla nascita di qualche figlio vorrà dire che un lato positivo lo possiamo anche trovare, e invece che figli di una “buhaiola” li chiameremo figli di Raiola, con l’accento sulla O per via della rima. Mi spiego meglio, si fa un contratto ad un giocatore per quattro anni, se il giocatore renderà al di sotto delle aspettative e quindi al di sotto del valore di quel contratto, saranno problemi delle società che comunque dovranno onorarli. Se il giocatore va oltre le aspettative e quindi quel contratto risulterà inferiore al valore del giocatore cresciuto nel frattempo, allora si comincerà a bussare alla porta della società e a parlare di adeguamento, sostanzialmente di rinnovo a cifre superiori. Ci sono anche tutte le situazioni che si trascinano fino ai circa fatidici 18 mesi dalla scadenza, quando incomincia la vera pantomima, i traccheggiatori si accorderanno con altre società per arrivare a scadenza e quindi monetizzare, altrimenti utilizzeranno l’avvicinarsi della scadenza come arma per alzare il valore dello stesso rinnovo. Se il giocatore avrà un qualche straccio di riconoscenza e non vorrà danneggiare la società andandosene a zero decidendo di rinnovare comunque a cifre più elevate, farà inserire una clausola rescissoria che gli permetterà di andarsene a prescindere dalla reale scadenza. A me tutto questo non piace, nemmeno se a trarne vantaggio è la Fiorentina come è successo con Tata. Lo so benissimo che tutto ha inizio dalla sentenza Bosman, lo so talmente bene che ho studiato il fenomeno come dimostra la foto, già da prima del ‘95, e il problema come si può vedere è andato sempre ad aumentare. E mi da fastidio come il canone Rai che sono costretto a pagare anche nel caso che abiti in una zona dove non c’è ricezione del segnale, in quanto è diventato una tassa da pagare sul possesso degli apparecchi abilitati alla riproduzione di programmi TV. Se ho una passione come quella del calcio devo pagare il canone a quei mestatori dei procuratori. Una logica inaccettabile, come se i pochi rimasti ad andare ancora allo stadio decidessero di lanciare cori per chiedere il bonus bebè pur non avendo figli, ma solo in quanto titolari, non tanto della tessera del tifoso, ma di un organo per la riproduzione. E così con il bonus bebè pagarsi la trasferta a Londra in Europa League.

mercoledì 28 gennaio 2015

L'Odissea

Non solo Totti, Pirlo, Buffon ed ora Eto’o che dichiara meno anni della Tosella, anche gli anziani di San Frediano lottano con grinta, a maggior ragione contro questa classe arbitrale, perché a differenza dei loro coetanei più famosi, non sono nemmeno aiutati. Contro questo sistema calcio cercano di rimanere attaccati alla speranza di poter vincere qualcosa prima di morire. San Frediano è ancora un paese per vecchi, nei suoi vicoli stretti e pieni di merde tipo Calvarese, i veterani installano il WiFi, e il pericolo più grosso rimangono ancora le più tradizionali buche come quelle della foto scattata in piazza della Calza. Da noi c’è spirito di appartenenza, la maglia della salute ha ancora un valore anti-reumatico, e poi si usano i Social per sentirsi vivi, più che nel vivo dell’azione. Insomma, per mettere mi piace sulla pagina della Kukident. E quando i linguaggi diventano più estremi, invece dei tatuaggi e dei capannelli intorno all’arbitro, scaricano applicazioni per capire se il lampadario che tentenna è per via del terremoto oppure è solo il solito morbo di Parkinson che impedisce di ricordare il giorno della memoria. Sono gagliardi, fanno vita da professionisti, si adeguano ai tempi e così allungano la carriera facendo incazzare l'INPS, il rischio di una resa incondizionata gli si paventa solo di fronte a richieste d’integrazione sempre più estreme. Non che siano razzisti, anzi, sopportano persino l’accento napoletano di Montella nascosto maldestramente dietro all’uso sgangherato dei congiuntivi. Non li preoccupa la globalizzazione, non esiste nessun disagio nei confronti della convivenza con persone arrivate da altri paesi, lo spogliatoio è unito, non c’è un sanfredianino che non abbia adottato almeno uno di quelli che ti vengono a caricare la spesa in macchina, hanno cassetti pieni di calzini comprati davanti alla Misericordia di via Sant’Agostino dove c’è il più alto fenomeno dello spaccio acrilico. Il problema è che sono tutti molto preoccupati, si immedesimano troppo con i problemi di un mondo che è sempre più sotto casa, e dove non c’è posto nemmeno per la bicicletta non ci può essere posto per il mondo. Malgrado il vaccino che comunque evita complicazioni, sono influenzati dal bombardamento della Rete. Ieri tutti francesi, oggi tutti greci. La Liliana mi ha confessato la sua preoccupazione che non accada mai nulla in Liechtenstein perché non saprebbe come chiamarli. Già ha problemi ad infamare il terzino della Juve. Siamo gente passionale, la Tosella s’è incazzata per la squalifica a suo dire troppo morbida di Mexes, una donna di grande temperamento, il Tozzi che ha avuto con lei una storia alla fine degli anni 60, quando la ricorda gli vengono ancora i lucciconi agli occhi, ieri mi raccontava che era talmente cagna che dopo aver trombato non voleva le coccole ma solo i croccantini. Io mi sento molto vicino a loro, ancora riconosco il terremoto ma non so ancora per quanto, sono costretto a scrivere tutti i giorni mentre gli allenatori si lamentano perché devono giocare tre partite la settimana. Io sarei un signore con solo tre pubblicazioni settimanali, invece essendo l’unico in rosa sono costretto spesso a scopiazzature di opere famose nelle quali pesco a piene mani. Spesso, certe scopiazzature riguardano la trama, alcuni passaggi fondamentali, se non addirittura interi capitoli. Poi per non far capire il plagio al quale sono costretto, cerco di mascherare con titoli che sono tentativi di depistaggio. Mi salvo con la loro assoluta originalità capace di distogliere dai contenuti. Oggi ho scritto l’Odissea (quella di Montolivo oltre l’asticella) e domani scrivo l’Iliade (storia di Ilicic, titolo che deriva da Ilion, l’altro nome di Troia, per dire porca Troia che inculata s’è preso dal Palermo).


martedì 27 gennaio 2015

Il Pizzichi aveva un alibi di ferro

“Equitalia gli prende tutto ma gli lascia la suocera”, che detta così potrebbe sembrare un dramma dentro al dramma. Diciamo che è un modo per fermarsi a riflettere e per trovare un equilibrio tra la critica e l’esaltazione. Parlo di Montella, nel mio caso per paura che una volta fatto fuori mi rimanga in casa anche il problema della suocera, per chi invece preferisce rimanere in casa con la suocera piuttosto che con Montella in panchina, sarà bene mettere in conto anche ciò che si perde quando Equitalia gli porterà via il divano dal soggiorno. Secondo me si eccede nella critica e secondo altri si eccede nell’elogio, nel mio caso Montella è al centro di un errore di valutazione, mentre secondo altri è sostanzialmente sopravvalutato come lo è senz’altro Giovanni Allevi. Mi viene in mente quando la giustizia ingiusta fece l’ennesima vittima colpendo il Pizzichi di via dell’Orto. Fu arrestato e condannato per un reato mai commesso visto che aveva un alibi di ferro. Nel momento in cui, secondo l’accusa, era intento a svaligiare una gioielleria di via Tornabuoni, in realtà stava rapinando una banca in viale Europa. Sarà che io sono anche un po’ influenzato dal fatto che mi piacciono parecchio i napoletani furbi ed estrosi come Montella, che mi ricorda tanto un anziano dei quartieri spagnoli che ho conosciuto attraverso il figlio ad un corso professionale, mi raccontò che il padre era diventato sordo, ma solo in casa, poi quando andava al bar dove non c’era la moglie ci sentiva benissimo. Oggi la pillola di Gaia Nanni mi torna bene proprio per sottolineare meglio, come si vede bene dalla foto, che la verità sta sempre nel mezzo: “Ci siamo lasciati solo una settimana fa e nel frattempo Gomez ha fatto 3 gol. Sarà stata la presenza della Merkel in città, o forse si è solo integrato. Ha capito cioè che sono più buone le salsicce con i fagioli all’uccelletto, dei wurstel con i crauti. Anche se la Merkel ricorda piuttosto i crauti, o a proposito d’integrazione, i cantieri della tramvia. E’ vero che il gol di ieri non è bastato per battere la Roma, ma se ci fosse una buon’anima che lo convincesse a provare anche il panino con il lampredotto, forse non ce ne sarebbe più per nessuno. Mentre Matteo non ha dovuto fare troppa opera di convincimento, visto che la Cancelliera è stata vista salire in aereo con un secchiello di salsa verde al posto della borsa di Gherardini”.


lunedì 26 gennaio 2015

E' una battaglia persa anche se abbiamo pareggiato

Prima di parlare della partita devo annunciare con orgoglio che ieri ho lavorato tutto il giorno per riuscire a risolvere il mistero della suora di clausura rimasta incinta. Poco prima del calcio d’inizio sono riuscito ad incrociare le ultime informazioni raccolte, e così posso affermare con sicurezza che la suora aveva trombato. Se uno volesse invece approfittare degli sconti per cambiare idea su certi allenatori, zompando aldilà dei pregiudizi, ne approfitti perché ci sono i salti di fine stagione, e visto il primo tempo della Fiorentina, magari considerare che quel primo tempo fa capo a Montella e non a Garcia. Così come nel pomeriggio Mancini si era bevuto una Moretti sotto gli occhi di un attonito Thoir, e a niente sono serviti Podolski e Shaquiri acquistati con spericolate manovre finanziarie foriere di bancarotte se l’Inter non andrà in Champion. Mentre Montolivo è servito più che altro a Klose. Infine buono l’impatto di Cerci in una domenica che per le milanesi equivale a un disastro, così come per la classe arbitrale. Il gol fantasma di Genova conclude in gloria una settimana dove ne hanno combinate davvero di tutti i colori. E passiamo alla Fiorentina che ha disputato un primo tempo splendido per gioco e intensità, è mancato come spesso accaduto quest’anno, il colpo del KO, che abbiamo pagato come spesso è accaduto quest’anno, subendo la Roma nei primi 15 minuti del secondo tempo. Nel complesso rimane comunque una gran bella partita con qualche ripartenza sbagliata di troppo nella ripresa, moto bene Tata, bella presa, gran deviazione sul colpo di testa di Nainggolan, grande operazione di mercato che ci mette il culo al riparo dalla decisione di Neto di non rinnovare. Joaquin sontuoso e Gomez finalmente Gomez, deboluccio invece Borja Valero e poco ispirato Mati Fernandez, in un centrocampo che è sembrato il reparto dove abbiamo sofferto di più. Cuadrado prende molti falli ma spreca, è evanescente, ed è poco lucido nella scelta giusta della soluzione della giocata, Pasqual cala vistosamente e manda a puttane un contropiede pazzesco. Fuori Mati per il pessimo Kurtic, la squadra passa a quattro in difesa, e Babacar non riesce ad avere lo stesso impatto decisivo di Verona. Anzi ce l’ha, ma questa volta non trova la rete. Peccato solo per quel primo tempo nel quale non abbiamo capitalizzato il gran gioco espresso, ma nel quale abbiamo dimostrato di essere una squadra importante. Insomma, il punto è uno solo, ma la Fiorentina è da applausi. Abbiamo giocato da grande squadra, cambi obbligati viste le assenze, ce la siamo giocata a viso aperto fino alla fine, quando è stato Garcia a togliere Ljajic per mettere Maicon. Si lo so cosa pensate, che è Garcia invece l’allenatore da invidiare, così come Iachini, Stramaccioni, Pioli, Sinisa, Di Francesco, e Montella quello da mandare via, non basta certo un primo tempo come quello disputato dalla Fiorentina per dimostrare qualcosa, alla fine ci sarà sempre qualche sostituzione a cui attaccarsi, e poi ho smesso di cercare di riportare la gente alla ragione da quando piuttosto che vederla tutto il giorno davanti al televisore, ho convinto mia zia Milena a ricominciare a ricamare. E così, lasciate da parte Barbara D’Urso, Paola Perego e Mara Venier, ha spento la tv e ha iniziato a passare i suoi pomeriggi ricamando lenzuola, fazzolettini e federe. E’ così brava che alla fine è diventata famosa. Ora ogni pomeriggio è ospite come opinionista nelle trasmissioni di Barbara D’Urso, Paola Perego e Mara Venier. E’ una battaglia persa.



domenica 25 gennaio 2015

Chi vuoi buttare giù dalla torre; Pol Pot o Montella?

Se anche il Sassuolo ha in rosa Floccari, Zaza, Sansone, Floro Flores e Berardi, non vedo perché la Fiorentina non possa mettere dentro una terza punta, visto anche i lungo degenti e qualche manifestazione in più da disputare. Tutti hanno più punte della Fiorentina, tutti, argomento questo a suo tempo utilizzato per polemizzare in riferimento al numero limitato, e oggi grazie al roll-bar per non rimanere schiacciati da una logica instabile, ribaltato di significato. Il Dario Argento che è in noi già pregusta scene piene di ansia per la paura che Babacar trovi persino offensivo un simile acquisto. Poi c’è il rinnovo del senegalese giustappunto a increspare il mare sempre agitato della polemica, e quindi la dirigenza non ha ancora capito niente, perché a niente è servita la vicenda Neto, la stessa dirigenza che pochi giorni fa ha fatto rinnovare Savic solo per una botta di culo. Poi c’è l’immancabile Montella, una rottura di coglioni peggio dei cantieri della tramvia, e se uno ha qualche senso di colpa si accomodi. Vincenzo è pure amico della Roma. So che qualcuno lo avrebbe trovato indigesto anche dentro alle frittelle, e a niente sono valse le ipotesi che invece fosse stata solo l’uvetta. Mi ricorda un po’ il Berlusconi accusato per il buco dell’ozono, a proposito del quale uno psicologo di piazza del Carmine, incazzato nero dopo la pedonalizzazione perché non sa più dove mettere la macchina, mi ha inviato un test per capire anche qua sul blog quanto siamo antimontelliani. Il test fu calibrato a suo tempo sulla figura di Berlusconi, ma è valido per fobie riferite a chiunque, dovrete solo indicare quanti ex Premier individuate nella foto. Più Berlusconi vedrete e più sarete affetti da intolleranza psicologica verso qualcuno. Quel Vincenzo che sembra avere un alibi solo per quel fattaccio accaduto in un convento dove una suora di clausura mangia del salame piccante e rimane incinta. Questa volta è stato un salame diverso da lui. E poi Marin, Diamanti, Brillante rovinato ma che ieri lo ringrazia, Cuadrado e la clausola rescissoria, il revival di Edmundo. La nostalgia canaglia che ci stringe alla gola proprio alla vigilia di una partita che potrebbe segnare la stagione, tanto che Narciso Parisi alla fine sarà spodestato da Al Bano. Mi si passi la battuta, ma penso che in molti dei tifosi più estremi arrivino persino a parlare da soli perché ogni tanto hanno bisogno dei consigli di un esperto. Tutto questo dispendio di luminol alla ricerca di tracce di sangue per inchiodare comunque un assassino, oltretutto quando le carceri scoppiano più ancora delle stesse polemiche, mi ricorda la Mila di via del Campuccio. Una donna di grande inventiva oltre che di grande bellezza, come chi butta all’aria la soffitta per trovare una sostituto di Montella, anche vintage. La più grande invenzione della Mila, in fatto di uomini, è di averne creati alcuni a sua immagine e somiglianza. Uomini belli, teneri, sensibili, mai banali. Eleganti, profondi, indiscutibilmente presenti. Spesso gay, ma solo perché è una campionessa nel trovare il pelo nell'uovo.



sabato 24 gennaio 2015

Icché vorrà dire la Nanni?

Come si aspetta il big match di domani sera in San Frediano? Waiting. L’inglese del resto fa parte dell’equipaggiamento cromosomico maschile Diladdarno, poche frasi ma d’effetto, indispensabile manuale per l’imbrocco delle straniere. Il nostro è uno slang un po’ raffazzonato ma che nel tempo si è colorato per regalare intimità tipiche alla “forestiera” di turno. Non solo quindi vino e prosciutto, ma anche il sapore più sincero dei nostri modi di dire. Lo scoglio rimane spesso una traduzione non sempre comprensibile a chi ha meno dimestichezza con le tradizioni, ma per noi amare una donna non può esulare da certe espressioni. L’esempio più tipico, appunto, è come quando davanti al Davide in piazza Signoria, lei si rende conto che è solo una copia, è in quel preciso momento che ci viene spontaneo esclamare "Fresh the eggs". Siamo un po’ merde da sempre su quella riva del fiume, e siccome mi si rinfaccia continuamente la sottrazione indebita della borsa che il Colonnello aveva regalato alla moglie facendogli credere una certa originalità, e quindi anche preziosità dell’oggetto, per far capire all’allora mia ragazza americana come certi italiani fossero costretti a ricorrere all’uso della contraffazione per passare bene e spendere poco, usai l’espressione “we are at the doors with the stones”. Ricordo che una volta rimproverai una ragazza di Liverpool perché era sempre svagata, faceva le cose pensando ad altro, e quando le dissi “you do things at dad died” scoppiò in lacrime pensando che mi fosse morte il babbo. La Nanni che è artista dentro e che quindi c’ha l’estro che gli si rinfaccia come a noi invece la peperonata, mi ha buttato giù per voi un inequivocabile “Holers there is the cupcakes!!!!” (Molto fiorentino ma anche molto difficile) Ve lo lancio lì tanto per farvi scervellare un po’, e il primo che lo tradurrà correttamente vincerà un panino con il lampredotto che potrà gustarsi a scelta, o insieme a me oppure alla Nanni. Una volta appurato che il Colonnello fa “The wedding with the dried figs” qualcuno di voi si chiederà “What does the ass with the forty’hours”, e in effetti con la partita di domani sera tutto questo non c’entra niente. Una cosa è certa però, noi sanfredianini siamo sempre stati i custodi dell’anima più becera e vivace dello spirito fiorentino. Questo carattere, un po’ spigoloso, non può non riflettersi nel nostro modo di parlare: colorito, sguaiato, diciamo sanguigno. Noi quando la si mette male si dice “She is pork” oppure quando esci malconcio dalla partita del Calcio Storico si suole dire “To be beated off us a cat in a lot”. “L’ha visto più soffitti lei d’un imbianchino” non lo traduco perché il senso è molto chiaro, ed era riferito alle ragazze più disinibite del quartiere. “It is better a dead in the house that a pisan at the door” è un classico del campanilismo che però si ritrova anche in altre culture, una ragazza di Los Angeles ed una di Santa Monica, le ricordo litigare di brutto per chi delle due dovesse uscire con me. Al Colonnello, questa volta in fiorentino, ricordo invece “Chi 'un ha quattrini 'un abbia voglie”, e chiudo raccontando di come per alcune donne l’integrazione con i sanfredianini sia stata davvero molto forte. Una volta mi innamorai di un’australiana conosciuta allo Space Electronic, dopo aver fatto all’amore mi convinsi chissà perché che fossi stato il suo primo uomo, lo volli credere in tutte le maniere, cercai di avere delle conferme in merito, fui insistente a tal punto che lei, impietosa, alla fine mi rispose “Tu arrive after the fires”.


venerdì 23 gennaio 2015

Da Nassi alla nassa

Riprendo il tema ieri solo accennato, quello cioè di un calcio svuotato dagli spettatori per via della crisi, ma anche per colpa degli stadi scomodi, e di conseguenza accomodato ad arte per gli ascolti televisivi. Il regolamento della Coppa Italia risulterebbe crudele per il popolo delle piccole squadre, anche a un dittatore cambogiano. Si gioca dal martedì al giovedì compresa l’ora della merenda, lo si fa in casa delle più forti bastonando con rigori inventati le cosiddette piccole in modo da garantirsi il finale desiderato, e quindi anche i maggiori ascolti televisivi. Canzoni come “La porti un bacione a Firenze” sono state riadattate a portare bacini d’utenza. Stadi vuoti e partite accomodate sembra essere uno scenario più tossico ancora di quello dell’Ilva di Taranto, tossico per la passione così come i “derivati” per i comuni. Il calcio ricco degli anni 80/90 sembra soltanto un ricordo, un po’ come essere passati da un parcheggio a lisca di pesce, ad uno a cazzo di cane. Il nostro calcio si è impoverito come l’uranio usato in Iraq, siamo al baratro dei fine contratti, imperversa il prestito con diritto di riscatto. Ci sono locali tipo il ristorante “Giannino” a Milano, un tempo teatro di trattative importanti, oggi relegato a luogo dove Galliani raschia il barile, uno squallido locale di scambio di coppie e di prestiti. Pensiamo a Calciopoli che ha spazzato via l’intrallazzatore principe e così oggi siamo in mano a improvvisati agenti Fifa con le pezze al culo. Anche nel malaffare il calcio perde figure importanti come Moggi, arbitri di merda come Casarin, dirigenti federali fetenti come Mazzini. Insomma quello per cui ci dibattiamo come aragoste in una nassa, sono solo le briciole di quello che un tempo è stato il campionato dei Maradona, mentre ci rimane solo qualche lontano parente di Bruscolotti. Ci teniamo i Ferrero, i Preziosi, qualche cordata cipriota, gli albanesi assoldati da Lotito, quello scassacazzo di Varriale che litiga anche con se stesso pensando di avere a che fare con uno stronzo. Poi c’è la Domenica Sportiva svilita e umiliata, sempre in attesa di immagini che potranno essere trasmesse solo a tarda notte, ma che un tempo era attesa dal popolo come i figli di William e Kate. Ogni anno cambiavo la tazza celebrativa dove bevevo il latte prima di andare a letto. Ho ancora tutta la collezione dal ‘70 fino al 94-95, poi ho smesso di bere il latte prima di andare a letto e la collezione l’ha continuata il nonno riadattandola applicando l’immagine dei conduttori sul pappagallo che teneva vicino al letto. Le mie tazze vanno da Alfredo Pigna a Paolo Frajese, da Adriano De Zan a Nicola Pietrangeli, comprese tutte le edizioni straordinarie che celebravano le partecipazioni in studio di Gianni Brera e Nereo Rocco, Beppe Viola, Galeazzi e Paolo Rosi. Poi di nuovo le tazze della conduzione più ambita con Marino Bartoletti, Tito Stagno, Sandro Ciotti e Maria Teresa Ruta che già cominciava a far affiorare il degrado. Bruno Pizzul fu la terra di confine, poi la discesa verso gli inferi, e così passai la pratica al nonno che ne fece il vanto del suo pappagallo fino a quando morì pisciando l’ultima volta dentro a Jacopo Volpi, Monica Leofreddi e Paolo Longhi. Insomma, un calcio che anche nel malaffare è passato dalla ricchezza gestita da un Padrino con la voce fioca, fino ad oggi che vede un padroncino arrabattarsi nella consegna dei rigori.

giovedì 22 gennaio 2015

Le stigmate e la Smeg

C’è chi ritrova Gomez e chi si perde Osvaldo, destini che si incrociano come movimenti studiati in allenamento. Storie di bomber che vedono il ritorno al gol del tedesco, e in tarda serata anche quello dell’argentino alla Pinetina dopo essere stato due giorni in un eremo del bergamasco. Gomez si è sbloccato si dice con la Coca Cola che è meglio dello Svito, Osvaldo ha fatto un percorso più spirituale e meno gassato. Dopo il mancato passaggio di Icardi a Torino, ha passato le ultime 48 ore in cima ad una montagna dove c’erano solo pochi monaci che hanno diviso con lui un po’ di pane, di vino e dell’acqua di fonte. Lì, in quel luogo di povertà e di rinuncia, ha capito finalmente che appena tornato da Mancini avrebbe dovuto riscoprire valori importanti. Tanto per cominciare cambierà la Ferrari. Gomez no, si è lasciato ingolosire dalle gioie della vita terrena e ha mentito all’arbitro, poi la doppietta, insomma ha indossato nuovamente i suoi panni. A differenza di Osvaldo, Gomez aveva portato in lavanderia un cappotto al quale era molto affezionato, arrivato a Firenze ha così conosciuto la confusione che regna nelle lavanderie della città, perché una volta riportato a casa si era trasformato in una camicetta da donna. Risolto dopo un anno il mistero dello scambio della lavanderia, sembrerebbe essere ritornato ad indossare i panni di quel bomber che avevamo conosciuto con tanto di cappotto, boh, almeno lo vogliamo sperare. Per il resto partita segnata tutta da episodi favorevoli, la deviazione sul primo gol, il rigore inventato, l’assist di Badelj. L’infortunio di Badelj. No, scherzo sul croato, perché invece mi è piaciuto davvero, è geometrico e molto meno lento della regia della Rai che si perde sciaguratamente il rigore di Cuadrado, oltre al replay del terzo gol, utile per capire se ci fosse stato fuorigioco. Solo in tarda serata, dopo il ritrovamento di Osvaldo davanti al concessionario dell’Aston Martin, si è visto che il terzo gol era regolare. La sensazione un po’ schifosa di questa Coppa Italia è che ci si preoccupi di far arrivare in fondo solo le squadre di fascia alta, considerando le altre come un fastidioso pericolo, stasera chiude il Napoli che potrebbe addirittura vincere a tavolino perché a Udine si sa che non apprezzano tanto i babà. Qualcuno più malizioso di me sostiene che il cappotto indossato ieri da Gomez fosse in realtà quello della Merkel, insomma, la culona, la deviazione fortunata, la faccia a culo nel non aver voluto ammettere che il rigore non c’era. Tutto tornerebbe, ma io sono stanco di questo calcio dei sospetti, dei rigori inventati, di pagare il canone Rai mentre il regista guarda le gambe di Karina. Faccio come Osvaldo e stasera vado un paio di giorni al Santuario della Verna, famoso per essere il luogo dove San Francesco avrebbe ricevuto le stigmate. Quando si dice avere le stigmate del bomber, ma anche se sono frati francescani, Flachi non c’entra niente. Luogo di preghiera e di raccoglimento, sarà proprio l’ideale visto che devo cambiare la lavastoviglie.


mercoledì 21 gennaio 2015

Tra moglie e marito non mettere Lotito

Firenze è piazza che ama mettersi avanti, io per esempio ieri sono stato alla CRF per prendere un libretto degli assegni, e pensando che tra un po’ la crisi dilagante mi coinvolgerà pesantemente, per risparmiare tempo me ne sono fatto rilasciare uno con assegni precompilati già a vuoto. La differenza che voglio evidenziare oggi è tra il mettersi avanti fatto uomo e quello invece fatto donna, che è un modo diverso di affrontare lo stesso disagio. Come quando con 38 di febbre la donna fa le pulizie, fa da mangiare e segue pure il Dottor House, mentre l’uomo delira. Il tifoso Viola si sa che ama farsi le seghe mentali, le tifose Viola in quanto donne e quindi più pratiche, preferiscono masturbarsi nella maniera più tradizionale. Non si preoccupano cioè delle difficoltà sui rinnovi dei contratti, ma si provocano orgasmi in modo che il rilascio di sostanze come la dopamina e l’ossitocina possano migliorarne l’umore. Perché arrivare a prendere farmaci se Neto non rinnova, quando si può far da sole senza farmaci? Quando dico che a Firenze ci si mette avanti faccio una considerazione riservata solo alla parte maschile della città, l’uomo infatti s’incazza con Montella, si arrovella per suggerire figure alternative, la donna no, non trova tutta questa negatività in Montella proprio perché la masturbazione ha assolutamente zero effetti negativi, Nulla di male può accadere nel farlo, non si contraggono malattie, non si rimane incinta, non ci si ammala. Se Marin non gioca e se ne va all’Anderlecht procurando rammarichi, la donna non se la prende perché quello che è veramente importante non è chi non gioca ma con cosa gioca, dai vibratori alle bottiglie, agli stick, c’è un vibratore per ogni donna. Così come per un uomo c’è un nuovo allenatore. Se un uomo accumula stress per la gestione delle operazioni di mercato portate avanti da Cognigni in alternativa al duo Pradè/Macia, la donna fa il contrario, usa l’auto-stimolazione per alleviare lo stress. Le donne sono più pratiche da sempre, basta vedere come Gomez invece non ha più la pratica di un tempo quando ancora la buttava dentro, ed oggi i tifosi uomini sono lì a farsi le seghe mentali sul perché non ci riesce più. Un circolo vizioso che toglie il sonno alla sola tifoseria maschile più ansiosa, perché le quote rosa della tifoseria presenti nelle case degli ansiosi sanno benissimo come fisicamente ed emotivamente alleviarsi la tensione e così riuscire ad addormentarsi più velocemente. Poi tra chi si mette avanti facendosi le seghe mentali e chi pratica un più funzionale e appagante autoerotismo, ci sono loro. I metrosexual. Figure che tendono a non rinnovare, a diventare punti neri di riferimento in visi di culo, diciamo anche capitani di ex squadre gloriose allenate da ex giocatori inesperti, traccheggiatori insomma che tendono a farsi le seghe mentali con i vibratori delle compagne.

martedì 20 gennaio 2015

Aggiornamenti murali

Dopo la goduria del gol di Babacar al Chievo devo correggere un concetto che avevo già espresso un po’ di tempo fa, per allargarne i benefici temporali fino al novantaquattresimo. E torna bene anche con la pillola che Gaia Nanni leggerà oggi alle 11:30 proprio per dar modo al concetto di estendersi addirittura fino alla mattinata inoltrata del martedì. “La Fiorentina vince a Verona malgrado continui il digiuno di Gomez. Il tedesco sta facendo in città più danni alla salute mentale dei tifosi di quanti ne abbia fatta l’eroina negli anni 80. E quando il tedesco sbaglia gol, a molti scorre loro davanti tutta la vita. I più sfortunati invece si voltano indietro, smarriti, per cercare almeno di ritrovare la propria giovinezza. Ma vedono solo il Paolini con un preservativo in mano. Godiamoci questa vittoria raggiunta proprio all’ultimo tuffo perché il lunedì è proprio bello quando la Fiorentina vince. A tal punto che oggi mi sento nello spirito giusto anche per andare a chiedere un mutuo in banca. Se poi vogliono una garanzia, e visto che non posso certo dire che Gomez domenica segnerà, allora manderò la mi’ sorella in Siria”. A questo punto il modello di correzione in corsa di un concetto ampliato per fatti favorevoli successivamente accaduti, si presta molto bene a quando potremo finalmente vincere una partita nei minuti di recupero grazie al più auspicabile dei gol. Quello di Marione Gomez. E' già impostato, e in questo caso sarà indispensabile la collaborazione da parte di un arbitro da considerare molto generoso nel concedere il recupero. A quel punto per aggiornare la foto associandola ad un gol in extremis del tedesco sarà sufficiente (forse) solo aggiungere uno oppure due zeri.


lunedì 19 gennaio 2015

La finestra sempre aperta

Una vittoria e un girone di andata in agrodolce, giriamo a 30 avvicinandoci al terzo posto ma avremmo dovuto averne almeno 35 per essere terzi da soli. 30 punti non sono il massimo, poi ti rendi conto che la nostra coppia di attaccanti titolari ha fatto 1 (un) solo gol e allora pensi che 30 punti sono un mezzo miracolo. Vinciamo finalmente una partita al 94° ma ci riportiamo a casa il problema Gomez che puzza dalla testa, e in pullman che è notoriamente un ambiente chiuso sarebbero stati meglio addirittura i crauti. Abbiamo perso Neto ma abbiamo trovato Tatarusanu, portiere certo ancora tutto da scoprire ma che lascia intravedere doti che dimostrano che alla fine non era stato un errore affiancarlo al brasiliano. Godiamo per i tre punti quando ormai nessuno ci sperava più, questo non toglie però che la Fiorentina ha dimostrato per l’ennesima volta il suo limite nel non saper chiudere le partite. C’è un espressione tipica almeno Diladdarno che ha dato il là ad una serata diversa da come sarebbe potuta essere prima del guizzo del centravanti più fertile: “Si gode come maiali”. Babacar è uno di quei centravanti capaci di farti svoltare la domenica a 20 secondi dalla fine, mentre il modo di giocare di Cuadrado sta diventando irritante come l’ortica. E in San Frediano siamo più abituati a scansare le merde di cane sui marciapiedi che l’ortica. Avere un centravanti che segna sembrerà strano ai più ma ti permette di vincere le partite. Quello di Gomez è un enigma della città che si lega ad un altro che riguarda il palazzo in piazza Santissima Annunziata all’angolo con via de’ Servi. Un palazzo nobiliare come tanti, ma che sulla facciata presenta una finestra molto particolare, conosciuta da tutti come "La finestra sempre aperta". Da ormai molti secoli, i suoi scuri vengano sempre lasciati socchiusi. Secondo una leggenda fiorentina, un rampollo della famiglia Grifoni partì per la guerra verso la fine del '500. Da una finestra del secondo piano del palazzo la moglie si affacciò per rivolgergli l'ultimo saluto. La donna, disperata ma speranzosa di poterlo rivedere, cominciò a trascorrere intere giornate affacciata a quella finestra. Il marito purtroppo non fece più ritorno e la donna morì vedova. Da qui in poi la tradizione si divide, riportando due finali diversi della storia: il primo sostiene che il vicinato, commosso dalla triste vicenda amorosa, decise di tenere la finestra sempre aperta in ricordo della donna che tanto tempo vi aveva trascorso. Altri raccontano invece che, non appena la persiana venne chiusa, dentro la stanza cominciarono a verificarsi strani fenomeni: le luci si spensero, i quadri si staccarono dalle pareti e i mobili iniziarono a spostarsi. Non appena la finestra venne riaperta, tornò tutto alla normalità. E da allora così è rimasta. Secondo quanto invece si dice in San Frediano che siamo più maligni, le versioni non collimano affatto, tutti sanno che ci abita un nobile tifoso Viola sfegatato e squattrinato a tal punto che, e qui il finale si divide tra chi sostiene che la finestra rimane sempre aperta perché non bastava essersi rovinato dilapidando tutti i soldi di famiglia con le puttane, ma a forza di vedere Gomez inciampare sul pallone sono già un paio di volte che i Vigili del Fuoco lo riprendono sul davanzale disperato. Mentre c’è chi sostiene invece che con la scusa di una visita guidata ai palazzi storici della città, col fatto che la leggenda narra che lo sguardo della statua equestre di Ferdinando I de’ Medici, collocata nella piazza davanti all'edificio, sarebbe rivolto proprio verso quella finestra sempre aperta, l’intenzione sarebbe quella di farci affacciare il tedesco e poi dargli una bella spinta per buttarlo di sotto.




domenica 18 gennaio 2015

Tra il sacro e il profano

Dopo il furto degli occhiali a Mihajlovic la sala stampa del Franchi è stata teatro questa volta di una sceneggiata napoletana. Come ho cercato di ricordare attraverso il quadro di Leonardo che racconta un episodio simile, Montella ha fatto presente a Rialti di non fare tanto il furbo e di tirare fuori i soldi della sua parte per pagare la pizza. Oltretutto vuole sempre doppia mozzarella. Ho scelto questo dipinto per raffigurare la polemica tra il Mister e il Master dei giornalisti presenti perché è un dipinto parietale a tempera grassa, non a caso Rialti viene chiamato confidenzialmente “Ciccio”. Appena terminato il dipinto, Leonardo si accorse che la tecnica che aveva utilizzato mostrava subito i suoi gravi difetti: nella parte a sinistra in basso si intravedeva già una piccola crepa. Si trattava solo dell'inizio di un processo di disgregazione che sarebbe continuato inesorabile nel tempo; decontestualizzare le frasi e rubare gli occhiali si rileveranno solo episodi estremi di un degrado inarrestabile della categoria, legati all’incompatibilità della tecnica utilizzata dai vari Rialti, con l’umidità della parete retrostante al lato dove di solito parla Montella. Per capire quanto siano stati devastanti i danni basta confrontare un giornalista originale con una delle numerose copie dei giornalisti che oggi frequentano la sala stampa. Oggi come allora, quando cioè all'inizio del XIX secolo le truppe napoleoniche trasformarono quello che era ancora il refettorio in bivacco e stalla. L’ennesimo scivolone della categoria fiorentina rappresentato dalla figura professionale più in carne, dopo aver fatto la cronaca dell’episodio, ci mette di fronte ad una considerazione che ha più il sapore del racconto evangelico, Rialti scivolato a terra a rappresentare una categoria ormai morta da quattro giorni dovrà sperare nella resurrezione. In quanto Rialti il miracolo contemplerà la frase “Rialzati e cammina”.


sabato 17 gennaio 2015

Il giardiniere

Le occasioni perse sono state davvero troppe fino ad oggi per non pensare di cogliere una vittoria a Verona. Forse l’ultima vera occasione per rimanere attaccati al treno dell’Europa che conta. Anche Pizarro ci crede e giustifica le occasioni perse: “Perché ci siamo distratti. Troppe parole e troppi pensieri su ciò che stava intorno. I contratti. E poi chi va, chi viene. Discorsi, appunto”. Uno che evidentemente sa di cosa si parla visto che si è dovuto togliere uno smoking fatto su misura, con quello che costano gli abiti sartoriali, non uno di quelli pronto moda insomma, Pizarro ha sempre dovuto lottare con la sua altezza per ottenere qualcosa. Non esistono infatti smoking per bambini. E insieme alla squadra anche noi tifosi abbiamo perso delle gran belle occasioni, come quella di stare zitti invece di prendere ad esempio società come l’Udinese, quando in piena deflagrazione del caso di Neto ci siamo chiesti come mai certe cose non succedono mai ai
friulani. Ci risponde sempre lo stesso Pizarro a questo proposito “A me è successo di peggio. A Udine mi misero fuori rosa e mi ritrovai ad allenarmi da solo. Altri tempi”. Io mi aspetto quindi solo una vittoria domani, con Pizarro anche in pigiama se serve, nessun risultato diverso sarà accettato, dopodiché se non arrivasse, allora mi dedicherò ad altro come ad imparare uno dei mestieri per i quali c’è più domanda di lavoro. E i motivi sono diversi, innanzitutto c’è un ritorno alle attività agricole, e allo stesso tempo un forte rilancio (con orti urbani e spazi verdi) dei giardini in città, dalle aree pubbliche agli spazi privati. In secondo luogo, la coltivazione di piante, orti e fiori sta diventando qualcosa di più di una semplice moda, di una tendenza, ma si avvicina ormai a un’attività economica a tempo pieno. Del resto vincere vince solo una squadra, e se gli stadi si svuotano degli altri tifosi significa che non tutti lo fanno per hobby il giardiniere. Conclusione: sono in forte crescita le domande, per esempio, di esperti per tagliare le piante nei propri
terrazzi o negli spazi condominiali. Quindi se non vinciamo a Verona e avete da potare gli alberi, annaffiare le piante quando andate alla settimana bianca, o avete da sistemare il giardino sarò ben lieto se mi segnalate al vostro amministratore. Anche se rimango molto fiducioso che questa volta non falliremo il tentativo di guadagnare posizioni, è vero che i punti sono sempre punti, ma viste le molteplici occasioni perse, questi tre mi sembrano i più importanti (vedi foto) degli altri per pensare di gettarli ancora nel cesso.

venerdì 16 gennaio 2015

E' tutto un magna magna

Quando si devono raggiungere degli obiettivi o comunque quando c’è bisogno di rinsaldare certi rapporti ci si ritrova a cena. Così si fa in una squadra di calcio come anche in politica quando si deve stringere un patto del Nazareno. Da una parte ci si compatterà per cercare di tirare fuori il massimo, dall’altra si dichiarerà che le famiglie italiane si stanno arricchendo e i ristoranti sono sempre pieni. E sono pieni proprio perché le squadre di calcio sono tante e sempre più intente a rinsaldare i rapporti, mentre i politici stringono patti del Nazareno senza neanche aver prenotato. Insomma, in Italia tutto ha inizio intorno a un tavolo di un ristorante, non a caso si usa il termine “E’ tutto un magna magna”, e non a caso quando si parla di trattative si usa la frase “aprire un tavolo”. Picnic a parte, in questi giorni di mercato si parla di trattative che non riguardano però Mario Gomez la cui cessione a gennaio non è prevista in quanto è un giocatore che va in letargo e che quindi perde molto del suo appeal quando a gennaio si addormenta davanti ai portieri. Trattative che invece sono possibili per El Hamdaoui visto che la sua tavola è finalmente imbandita da quando è finito il Ramadan. Ci sono tavole e tavole naturalmente, lo sanno bene i surfisti, anche quelle dove si discute di miracoli, e non solo quindi del ritorno al gol di Gomez, ma di fatti di cronaca che riguardano mariti sterili con mogli incinta. E’ vero che in qualche sagrestia c’è chi griderà al miracolo, mentre chi sta più comodamente seduto con le gambe sotto il tavolo si chiederà invece quanti anni avrà avuto il parroco. Gli unici che incontrano problemi ai ristoranti sono i Testimoni di Geova perché "poeracci" nessuno gli apre. Per una categoria discriminata che non gode delle gioie della tavola, c’è chi al contrario ci sguazza, un uomo di calcio che usa molto rinsaldare i rapporti con lo spogliatoio è Muriel che a forza di rinsaldare è diventato un fan di Cassano. Poi a tavola succede che uno beve e così alla fine si vengono a sapere cose che altrimenti sarebbero rimaste segrete per sempre come è successo alla moglie di Said Kouachi, uno degli assassini di Charlie Hebdo, ignara povera donna che il marito fosse un terrorista, è proprio vero che le mogli sono sempre le ultime a sapere cosa fanno davvero i mariti. E quando i ristoranti sono pieni, come risolvere il problema ce l’ha insegnato il fiorentino Pievano Arlotto, colui che inventò gli scherzi da prete. Come quella volta che, di ritorno dal Casentino, si fermò a causa della pioggia in un’osteria nei pressi della Consuma. Il locale era ovviamente pieno di persone che avevano già occupato tutti i posti disponibili davanti al fuoco. Il prete raccontò allora di aver perduto per terra poco lontano dall’osteria una bella somma di denaro. I commensali decisero di andare in cerca delle monete, mentre Pievano poté accomodarsi di fronte al camino scoppiettante. Perché a tavola si riescono ad approfondire concetti importanti come quello sulle donne capaci di cambiare un uomo, quando solo dopo una buona cena sarà più chiaro a tutti che quelle donne altro non erano che delle badanti. Oltre al fatto meramente conviviale le cene servono anche a pianificare attività importanti, dopo le parole dure di Montella, Gomez e il suo agente si sono ritrovati a cena in San Frediano davanti a una bella bistecca, così hanno fatto il punto della situazione e deciso che Mario da domenica a Verona metterà finalmente la scarpa sinistra nel piede sinistro e quella destra nell’altro.




giovedì 15 gennaio 2015

Il marketing dell'amore ai tempi della crisi

La crisi e il fair play finanziario coinvolgono ormai sempre più ambiti del mondo del calcio italiano strozzato dai debiti. Si compra a rate, si cercano giocatori a fine prestito, e per spendere ancora meno si importano dalla Cina Diamanti contraffatti, un po’ come si fa con le grandi firme sul Ponte Vecchio o in via Cerretani. Gli ex giocatori vengono riciclati come commentatori televisivi o allenatori, c’è chi pensa di inserire nei quadri dirigenziali Presidenti della Repubblica dimissionari basta solo che non siano ancora morti. Anche se peggio di Napolitano forse c’è stato solo Segni, Leone, Cossiga e Marco Branca. Visto che la crisi non è certo alla fine si stima che il prossimo campionato sarà ancora peggio, così come il nuovo Presidente che sarà il prodotto del patto del Nazareno. E nei momenti di crisi come questo aumentano anche le scommesse, quando cioè la disperazione indica la strada del botteghino, della slot o del tabaccaio, Buffon che risulta ancora il migliore, ci si tuffa subito, le ultime indiscrezioni lo danno già a scommettere sul toto Quirinale. Penso a come è complessa questa nostra crisi a differenza di altri ambiti di stretta attualità che pur preoccupando molto sono comunque più facili da risolvere, come per mettere fine al terrorismo è sufficiente spegnere la televisione o non leggere più articoli di Bucchioni e Calamai. Per tornare agli aspetti molto più complicati della crisi del calcio, calano gli spettatori ancora più delle morti sul lavoro che invece si attestano a un meno 7,2%, perché è più difficile morire da disoccupati che vedere senza alzarsi e andare via una partita del Cagliari o del Parma. In un calcio italiano senza più valori anche Montella eccelle attaccando Gomez, Vincenzo è razzista e così cerca di far passare a Gomez quello che in Germania hanno fatto passare ad uno zio di San Giorgio a Cremano che faceva il pizzaiolo, e al quale la proprietaria ninfomane toccava il culo anche mentre tirava fuori la pizza dal forno elettrico. Molte squadre giocano in campi sintetici, la pura lana non se la può più permettere nessuno, l’Udinese gioca in un cantiere aperto perché è fortunata, ma altre squadre non lo possono fare perché non tutti si fidano come a Udine a lasciare i cantieri aperti. In momenti di ristrettezze economiche è giusto ottimizzare, in questa ottica c’è il proliferare di giocatori con la barba lunga dopo che è stata emanata una precisa direttiva della Lega che ha esortato i calciatori a mantenere un look trasandato più consono al periodo di crisi. Il Sassuolo per evitare l’ostentazione di auto di lusso fuori dal centro sportivo ha uniformato il parco macchine dei suoi giocatori inserendo come benefit nei contratti l’utilizzo di Lada Niva e Fiat Tempra aziendali. Montella è costretto a farsi i comunicati da solo così come certe nonne che incitano con mezzi di fortuna le proprie nipoti e bisnipoti a trombare di più. Cognigni che è sempre lì a cercare di risparmiare è noto nell’ambiente per la cura maniacale con la quale individua il miglior prezzo. Quando deve organizzare le trasferte della squadra si mette a navigare in Rete per acquistare biglietti aerei a prezzi stracciati. L’ultima formula dello sconto estremo che il dirigente marchigiano ama di più comprende il rischio di viaggiare con terroristi a bordo.

mercoledì 14 gennaio 2015

Quando la coppia teme la seduta

L’agente di Gomez non ha capito che se Montella ha parlato così è perché vuole fortemente vedere il suo assistito finalmente accanto a Marko Marin. Vi spiego però come mai secondo me sarebbe sbagliato mettere Gomez in panchina. Come in tutte le cose ci sono i pro e i contro, ho valutato attentamente tutte quante le variabili e ho concluso che è meglio che giochi visto che Marko Marin è uno di quelli che chiacchera e lo distrae. Il primo degli aspetti a favore di un suo impiego è senz’altro il fatto che è iniziato Pitti Uomo. A sfavore c’è che nella zona della Fortezza sarà impossibile circolare. Gomez è rimasto l’unico attaccante a disposizione, e quindi a favore c’è che farlo giocare è l’unica maniera per farlo infortunare. Ci sono solo due giorni all’anno in cui Gomez non può incidere sul risultato, uno si chiama ieri e uno si chiama domani, anche se per adesso l’oggi non è che si discosti di molto. Non facciamo poi tanti discorsi a bischero, o meglio non cerchiamo di pungolarlo paventandogli la panchina come deterrente perché è come pensare alla pena di morte per un kamikaze. Bisogna ragionare con calma e cercare di recuperarlo, prima di tutto da un punto di vista psicologico. E già il fatto che l’hanno messo a conoscenza dell’esistenza di un portale che si chiama “Festa della birra” lo farà sentire meno in colpa quando piscia sugli angoli delle strade. Così come metterlo più o meno scherzosamente alla berlina come si fa a Firenze, anche se non proprio Berlino, ha comunque sempre il sapore di luoghi familiari. Mentre si dice che quello che più gli ha dato noia fino a fargli perdere la freddezza sotto porta è stato quando è venuto a conoscenza che Carlo Conti presenterà il Festival di Sanremo. Per questo motivo Vargas recentemente l’ha portato a mangiare il lampredotto da Mario, non tanto per cercare di farlo integrare il più possibile e distrarlo dal Festival della Canzone italiana, quanto invece perché il peruviano ha sempre creduto che Porta Romana fosse la Porta di Brandeburgo. Per il recupero di Mario Gomez non c’è bisogno di portarlo a Genova e nemmeno di fare un processo a Grosseto come per la Concordia. E poi il Giglio sulla maglia non è stato deturpato, anche se per molti Montella ha le stesse responsabilità di Schettino. Il fatto che una punta come Vincenzo sieda in panchina non significa automaticamente che anche Gomez ci debba stare, i maligni sostengono invece di si, perché il tedesco non è una punta visto che segna molto meno di qualsiasi difensore centrale del nostro campionato. Per ricapitolare tra i pro e i contro, stare in panchina salvaguarderebbe il ciuffo, mentre viste le nuove e comodissime panchine stare a sedere non provoca certo piaghe da decubito (vedere Marko Marin), diverso invece l’aspetto che riguarda Karina e le poltroncine della tribuna, non certo così ergonomiche e che fino a quando non si realizzerà il nuovo stadio provocheranno quello che ho cercato di documentare. Anche se per lei hanno già provato più di una superficie diversa.

martedì 13 gennaio 2015

Inconsolabile


Amo il vino di qualità e come tutti gli appassionati di enogastronomia quando posso apro una bottiglia speciale come certi TG1. Ieri sera per festeggiare l’infortunio di Ilicic ho aperto una bottiglia di Chateau Lafite del 1878, acquistato ad un asta a Londa nel Mugello. Un’area geografica in piena ascesa (diciamo montana), alla quale manca solo il Tamigi per essere considerata cosmopolita. Il sapore era qualcosa di incredibile, con aromi e profumi che mi sono esplosi sul palato come a Jordan, in mano,  la bomba del mancato rinnovo di Neto. E per descrivervi le sensazioni che ho provato, non ho potuto neanche fare un selfie perché non avevo la Curva Fiesole festante a disposizione. Sì, quel vino si è rivelato un autentico nettare degli Dei Della Valle. E poi si è sposato alla grande con il panino con la frittata che mi aveva preparato la Rita per andare a raccogliere le more di gennaio. La Fiorentina che ingiustamente viene sempre accusata di scarsa comunicazione, questa volta ha operato al meglio, visto che dopo aver saputo del cambio di programmazione di Radio Toscana, ha aspettato che Gaia Nanni terminasse la sua trasmissione, e solo dopo ha presentato Diamanti. Dopo cioè aver fatto ascoltare la pillola ad Alino che non ci ha capito una sega: Nella giornata del selfie di Totti che ha fatto il giro del mondo, mi è tornato in mente quando da ragazzi al massimo avevamo il poster di Antognoni o la pagina centrale di Playboy. Anche se io sopra il letto avevo quello di un bel piatto di spaghetti alla carbonara fumanti.  Perché volevo dormire tra due guanciali ed ero l’unico della compagnia a sapere che la carbonara non si fa con la pancetta. Selfie a parte, se a Parma avevo sentito dolore come quando mi tolsero le tonsille da sveglio, ieri per arrivare alla vittoria ho ripercorso lunghi tratti delle doglie di mia moglie. Un 4 a 3 anziché un bel maschietto di 4 chili e tre. Un arbitro severo più ancora di un’ostetrica che sembrava la Merkel. Ho finito la partita indossando un pannolino avanzato di Tommaso”. Un ultim’ora che ci interessa molto da vicino riguarda Samantha Cristoforetti che mentre fotografava la terra per il suo book dallo spazio, domenica pomeriggio è riuscita a immortalare un gol di Gomez che nessuno ha visto a velocità normale. Lo strumento che ha permesso questo successo è una camera con teleobiettivo 60.000, risoluzione di 24 mega mega mega mega pixel e stabilizzatore parallattico al plutonio rinforzato con termocoppia netonica norberta. La cattura delle foto è stata resa possibile dopo che la Cristoforetti ha sbloccato il flash di tipo murara. Le immagini, che per ovvi motivi non si possono ancora mostrare, fanno ben sperare per la classifica cannonieri del tedesco. L’arbitro di porta ha fornito l’alibi ai suoi superiori sostenendo che lui si occupa del gol non gol ma non dei gol fantasma. Gomez ha chiesto alla Cristoforetti di deporre davanti al Giudice Sportivo. Inconsolabile la Nanni che piange disperata.


lunedì 12 gennaio 2015

Più Paolo Brosio che Curva Sud

Mi sono aggrappato allo streaming giusto in tempo per vedere il 3 a 2 di Cuadrado, prima ho vissuto momenti di esaltazione per una tartare di manzo, rosso d’uovo, limone, sale, pepe, tabasco, brandy, salsa Worcester e olio, esaltazione ma anche panico, perché sapevo che non giocava Marin. E’ vero che forse ho vissuto la parte più emozionante della partita, ma anche che mi sono perso però un bellissimo primo tempo fatto di grande superiorità. In compenso ho assistito a quel mix di caratteristiche importanti che Montella ha riassunto in forza, lucidità, carattere e idee per ripartire da un 2 a 2 che avrebbe potuto generare contraccolpi pesanti più ancora dell’acquisto di Gomez. Tedesco ancora al di sotto, e là dove anche la capra crepa sarà tra poco la sua più giusta collocazione tattica. Mentre Mazzoleni cerca di cucinarci un nuovo pasto indigesto, arbitro scarso come le portate della sua Nouvelle Cuisine. La squadra crea molto, è continua, e il risultato non rende merito a cotanta superiorità, sembrerà strano ma anche ieri la Fiorentina dimostra i suoi limiti in fase realizzativa. Sono diventati 18 i giocatori Viola ad andare in gol, e manca ancora Marione nella quaterna, manca quindi sempre di più soprattutto Babacar che lo possa sostituire, mentre il quarto gol di Joaquin è un capolavoro balistico al pari della tartare che ha centrato perfettamente il mio gusto. Diciamo che se da una parte c’è stata la sfortuna sotto forma di due legni e di cucina troppo francese, dall’altra è stata compensata da una certa assenza di comunicati per il mancato rinnovo di Aquilani e Babacar che non avrebbero permesso a Pizarro di passare serenamente palle sanguinose all’indietro. La sorpresa preparata con cura è stato Ilicic che ha accusato un dolore nel riscaldamento, è stato questo il regalo all’Irma per i suoi 80 anni, gli ho fatto credere che gliel’aveva dedicato come il miglior gesto tecnico della sua avventura in Viola ormai alla fine. Mi ha abbracciato commossa perché l'Irma è abbonata a Mediaset Premium Calcio. Un po' mi dispiace per Iachini che da un punto di vista estetico rimane ancora grezzo, lo avrei preferito con un Borsalino invece che sempre con il solito cappellino a bischero. Ma anche lui crescerà magari facendo un percorso che prima preveda la coppola. Se poi devo cercare ombre, questa volta vedo delle chiare responsabilità di Montella nel clamoroso pasticcio tra Tata e Alonso, nel senso che l’azione difensiva era stata preparata bene, con diagonali giuste e le grandi intese, per far si che in casa non vincessimo neanche questa volta. Poi però cosa c’entrano il terzo e soprattutto il quarto gol lo sapranno solo lui e Cognigni. La nota più lieta invece, oltre naturalmente all’infortunio di Ilicic, è stata Borja Valero che mi ha fatto stropicciare gli occhi, forse anche perché ebbro di carne cruda, ma per un attimo non ho capito più niente, tanto che ho chiesto alla Rita chi fossi. Se per caso non fossi Paolo Brosio perché mi era sembrato di vedere la Madonna. Ma non potevo accettare che fosse pelata. Poi persino Mancini a gambe all’aria preso a pallonate in faccia, Montella che salva la panchina, la perla di Joaquin, la famiglia riunita a festeggiare gli 80 anni dell’Irma, insomma una domenica perfetta se non fosse stato che dopo Totti anche io ho perso tempo per festeggiare il record di commenti, e così mi sono fatto un selfie con sullo sfondo Borja Valero invece della Curva Sud.



domenica 11 gennaio 2015

Le vostre formazioni fatele in bagno. Una volta terminate buttatele nel cesso e tirate lo sciacquone.

 
Charlie Hebdo non è stato il primo e neanche il più feroce a fare satira anti-Maometto, il pioniere fu uno dei più grandi scrittori della storia dell'Occidente. Pur lontano da Parigi, capace però di mettere il profeta musulmano e Alì, suo cugino, genero e successore come Califfo, nientemeno che all'inferno, nel canto XXVIII dedicato ai seminatori di discordia. Lui, l'anti-Maometto non è Cognigni ma Dante, e l'opera non è il mancato rinnovo di Neto, ma la Divina Commedia. In cui Maometto viene messo nella bolgia più "sozza" che si possa immaginare, piena di corpi mutilati, orrendamente sfigurati, con gente che si lamenta neanche fossero Pizarro davanti a un comunicato della società. Poi c’è Montella che fa satira sul fair play finanziario dell’Inter, ma anche l’Irma (mia mamma) che oggi compie 80 anni, e che anche lei fa satira sul fatto che è voluta nascere 3 giorni dopo Elvis Presley perché non conoscendo l’inglese non avrebbe accettato una vita da Little Toni al femminile. In più lei è ancora viva. Pure la sfiga ha finalmente deciso di fare satira, questa volta toccando la spalla di Neto, ogni volta che si fa male un giocatore importante la riflessione che mi veniva da fare era sempre “Ma non si poteva fare male Lazzari?”. Ecco, questa volta la sfiga ci ha visto giusto. Meglio ancora delle mie previsioni. E mentre arriva il Palermo mi sono dilettato a buttare giù la mia formazione su un foglio di carta, ho posizionato i giocatori nelle zone di campo dove secondo me dovrebbero agire, gli ho raffigurati cercando di rispettare il loro aspetto fisico, facendo attenzione anche alle diverse altezze per fare un qualcosa di più veritiero possibile, poi ho inserito un po’ di frecce a simulare i movimenti fino a quando mi sono accorto che il disegno ha svelato una forma che mi ha fatto venire i brividi. Mi sono impaurito e per cercare di modificarlo ho messo Gomez in panchina. Mi sono impaurito non tanto per il disegno in stesso che a chi è armato di fantasia poteva ricordare anche se lontanamente una serie di corpi nudi di donna, quanto per quello che ho letto circa l’esperienza di un altro che si era dilettato con foglio e penna. Un uomo che cercava i suoi sintomi su Google ha scoperto di aver perso il braccio destro. E fin qua tutto normale. Il problema nasce dal fatto che il giorno prima aveva scarabocchiato per far scrivere la biro, e involontariamente come me, aveva raffigurato l’immagine di Maometto. Gli hanno tagliato l’arto. Tanto mi sono pentito di aver provato a fare una formazione con la biro, che per me Montella oggi può far giocare anche Marin.

sabato 10 gennaio 2015

Se mi separo non lo dirò a Pizarro

Ilicic sbolognato sul tratto appenninico più consono, là dove nei momenti più bui, quando cioè la fede in Cognigni vacilla, anzi, frulla in una sorta di centrifuga della ragione, vado per visitare un antico monastero che sorge su un’aspra montagna. Il monte Limone. Dove per arrivarci il problema è sempre quello di scansare le coppiette che effettuano l’attività anche quella più consona ad un monte che si chiama così. Poi ci ritorno sui monaci, intanto domenica stacco, ho bisogno di allontanarmi da una cucina troppo avvelenata per avvicinarmi ad un ristorante. più raffinato. Non guarderò Fiorentina-Palermo per andare a mangiare a “Il Paese dei Campanelli” nel cuore del Chianti. Lontano dagli occhi lontano dal cuore. E così, a prescindere da ciò che succederà in campo, poi potrò parlare male anch’io di Montella. Per quanto riguarda il nome del ristorante non c’entra niente l’omonima operetta, molto lontano anche dal paese che descrive Tarantino, si chiama così perché è un posto incantato e fiabesco, a Petrognano. Senza gli spargimenti di sangue che narra Quentin. Il paesaggio che circonda il borgo risalente al 1200 è lo stesso di quando sorgeva lì la città di Semifonte decantata da Dante. Anche lui molto meno pulp di chi fa rima con Marin. Ho bisogno di disintossicarmi con il gusto fiero di certi arrosti insieme al carattere morbido e raffinato del filetto al pane grattato e pesto. Andateci qualche volta, mangiate e bevete i migliori Chateau, e quando ci sarà da pagare prendete tempo come Neto. Ci sono particolarmente affezionato perché nel 97 ci ho fatto il pranzo di matrimonio, e se mai dovessi separarmi dalla Rita, il comunicato del mancato rinnovo di quella promessa fatta a suo tempo, lo farò sempre da là sperando che Pizarro non si senta ferito. Comunque la partita la commenterò lo stesso, tanto per dar contro a qualcuno è sufficiente difendere le proprie convinzioni. Per tornare invece ai monaci sull’Appennino, quando ci vado in ritiro spirituale per capire come mai sia toccato proprio a me nascere in San Frediano, con la paura che Gomez sia stato il giusto contrappeso per scontare questa fortuna, compro sempre dei prodotti che fanno questi cari monaci nel loro laboratorio. Cari nel senso che costano un casino quei prodotti. Una vera specialità è il loro amaro, che ha delle incredibili proprietà digestive. Sull’etichetta c’è uno specifico riferimento alla peculiarità che permette anche ai più deboli di stomaco di digerire persino i prodotti marchigiani. Credo che siano un’infinità di erbe medicamentose, che certamente i santi monaci raccolgono e lavorano con le loro mani; ma la base dovrebbe essere la corteccia della pianta di China. Anche Diamanti dovrebbe avere gli stessi principi attivi in grado di farci digerire l’incedere medicamentoso di Gomez, entrambi infatti sulla loro etichetta hanno scritto chiaramente “Made in China”.


venerdì 9 gennaio 2015

Tempi moderni

Se è vero che oggi un ala è diventata un giocatore di fascia, un contropiede una ripartenza, e il pallone in gioco risulta odiosamente essere come ancora vivo, è vero anche che la gente normale non è più la gente normale di 30 anni fa. Oggi l’autoscontri vero è sulle strade di tutti i giorni. Il libero è diventato un giornale, gli stadi si svuotano in favore dell’Ikea che così vende più divani alla faccia della Ferilli. La famiglia è allargata e il pandoro non è più solo quello di Verona, mentre le notti davanti al web si affollano. Insomma, per chi non se ne fosse accorto sono cambiate la velocità del gioco, ma anche costumi ed abitudini comunicative. Pino Daniele è morto nella notte tra domenica 4 gennaio e lunedì 5. In piena notte, tra le due e le tre. E mentre i Social ne parlavano, lo ricordavano e lo piangevano, la grande informazione italiana, semplicemente, dormiva. Come Gomez davanti alla porta. Mentre i giornali, ancor prima di aver raggiunto le edicole, erano già vecchi, Repubblica, Corriere ed Ansa, hanno bucato per circa tre ore e mezza quella che era la notizia del giorno. È stata per una volta la notte dei piccoli (Marin): dei blog e delle fanpages, dei siti locali napoletani. Mentre le corazzate, dormivano. È stata una piccola Caporetto dei big dell’online e delle agenzie, soprattutto. Ad iniziare dall’Ansa, che ha battuto la notizia dopo il suo stesso sito web. Ecco il senso di questa riflessione, l’informazione ha cambiato i propri ritmi. Sono ritmi ossessivi, folli, dalla cadenza pazzesca. Ma sono i ritmi dell’informazione ai tempi dei Social. Un flusso continuo. Inarrestabile. Fermarlo, non è pensabile, ci si può solo adeguare. Bisogna fare pressing alto sulla notizia. Twitter e i social hanno ucciso le agenzie. Non è morto solo Pino Daniele. Sarà per questo che la Fiorentina si è sentita di fare quel comunicato su Neto, prima di vederselo sbucare dagli spogliatoi direttamente con la maglia della Juve.



giovedì 8 gennaio 2015

L'apparenza inganna

Dopo aver chiuso l’anno a scolare bottiglie di Sassicaia, Ornellaia e Solaia, barcollando di ritorno a casa sul ponte alla Carraia, sono attraccato all’anno nuovo in acque agitate come neanche sulla pescaia, e appena un attimo dopo, con le parole dell’unica in grado di sopportare rime così piene di tannini, più ancora delle parole stesse intrise solo di solfiti. La Gaia.  “La cosa che da fastidio delle feste più ancora dei parenti, sono certi strascichi. E così a Parma la Fiorentina è sembrata lenta come se avesse mangiato i tradizionali dissuasori stradali, che altro non sono che il tipo di panettone più pesante. Per fortuna c’è Gomez che ha il pregio di farmi sentire giovane e snello, lo amo, e quando lo vedo avanzare come una vecchia Prinz verde bottiglia, le mie rughe scompaiono come d’incanto. Mi rievoca momenti indimenticabili della mia infanzia. Gomez è il botox della mia memoria. Quando lo vedo partire e andare incontro al portiere, sento lo stesso dolore che ho provato quando da piccolo mi tolsero le tonsille da sveglio. Che ricordi! Ogni volta che sbaglia un gol mi mangio un gelato. L’unica cosa che riesco a ingoiare. Anche se per domenica sto pensando all’anestesia”. Poi è arrivato il tempo del primo aneddoto 2015 che sembra scagionare Montella dopo che Giovanni Galli ha scagionato Neto. L’altra sera il Bambi ha fatto da baby sitter a una famiglia straniera in prestito, visto che i genitori dovevano andare a cena fuori da “Il Troia”. Tanto per cominciare gli ha preparato la merenda con un bel biberon pieno di latte caldo e cioccolata, un avanzo di quella lasciata da Ljajic. Poi gli ha fatto pane, burro e marmellata. Hanno giocato insieme facendo bondage con il Lego, l’ha fatto anche disegnare, ricopiando da un libro di fiabe alcune figure di fate e gnomi Pizarri. Poi il bambino ha palleggiato per un’ora e mezzo senza mai far cadere il pallone prima di cadere a terra infortunato. Però, quando alle ore 20 ha cercato di metterlo a letto per farlo dormire e gli ha messo un DVD dei Puffi ADV e DDV, che sono la passione di tutti i bambini di Piacenza, non ne ha voluto sapere e ha cominciato a strepitare in una strana lingua. E pensare che con suo figlio aveva sempre funzionato, mentre oggi non si sa come regolarsi con questi ragazzi di venticinque anni. Si insomma era Marin. Se n’è accorto quando prima di andare via, il falso bambino per ringraziarlo gli ha regalato una sua foto autografata che lo ritrae in panchina accanto al secchio originale del massaggiatore, quello dove c’è ancora l’impronta della scarpa di Aldo Maldera. Quindi alla fine la colpa non è di Montella se Marin sembra un bambino stremato da un palleggio prolungato in salotto, basta dire a Vincenzo che quello che ha sempre lì tra i coglioni non è il bambino che consegna il pallone all’arbitro. E anche in questo caso è sempre meglio la Gaia di un bambino che porge il pallone a un fischietto dell’AIA.