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martedì 30 settembre 2014

A fin di bene

Come tutti i martedì pubblico il pezzo che Gaia Nanni ha letto a Radio Toscana nello spazio dedicato al blog, scusandomi per le parole che qua mi escono roche come scritte da Amanda Lear dopo mille Gauloises, ma alle quali lei riesce invece a dare un senso persino sensuale: “Ilicic non ha potuto partecipare a “Corri la Vita” in quanto corri e non ciondola, e così ce l’hanno rifilato a noi. Mentre Richards pur essendo un ‘88 è così straripante da ricordare un ‘66 come l’Arno. Alla fine sarà solo un pari da buttare giù come un Aulin per il mal di testa, anche se la testa della classifica è lontana come Scandicci prima della tramvia. Montella che ha già più alibi di Amanda Nox alla quale è stato intitolato un mattatoio vicino Gubbio, si è comunque comprato una stampante 3D per fabbricarsene un altro nel caso si rompa anche il pullman della squadra. Borja Valero invece continua ad essere fuori fase come se qualcuno che non gli vuole bene gli avesse rubato tutto il Polase. E così la squadra si dimostra più lenta della fila per entrare agli Uffizi. Bene invece i giovani Babacar e Bernardeschi che s’intendono a meraviglia frequentando da anni  lo stesso pediatra. Non ci resta che il lampredotto, del resto la salsa verde sul Prozac non ci dice tanto.” Mentre per tornare ad un’attualità fatta forse anche di un’artrite diplomatica al ginocchio di Cuadrado, bisogna dire che non c’è solo chi piscia su Santa Maria Novella come hanno fatto i duecento ragazzi arrivati da Pisa per una festa in discoteca riducendola in meno di un’ora in un porcile, c’è chi piscia fuori dal vaso in mille altri modi, almeno a sentire Montella e Bucchioni, perché smemorato più che incontinente, ingrato cioè e anche in grado di procurare irritazione tutta napoletana. E dire che oggi è facile provvedere, e se è vero che i bagni pubblici sono rari da trovare come i porcini a ridosso della stazione di Santa Maria Novella, per la memoria ci sono una marea di seminari che suggeriscono sistemi per migliorarla mediante semplici esercizi mentali. Il problema di quelle persone a cui fa riferimento il mister è quello però di non ricordarsi neanche il giorno nel quale si tengono tali lezioni. Per i bagni sembra proprio che alla fine i ragazzi di Pisa tutte le colpe non ce l’abbiano, almeno a sentirne uno che l’ha cercato come quando va nel bosco a cercare funghi, e non essendo un grande esperto, ma da certi indizi importanti, ha capito quasi subito che quello di Firenze non era il bosco adatto, a sentire la sua versione che a noi pare strampalata almeno quanto gli editoriali di Bucchioni, c’erano solo alberi di trasmissione a giro per il centro malgrado la ZTL, ma neanche un albero di funghi. E in una giornata dove tutti fanno a gara per mettere in croce qualcuno, chi Ilicic, chi Montella, chi i Della Valle, chi Cuadrado, voglio sottolineare l’iniziativa di Save the Children che almeno lo fa a fin di bene.

PS: Anche stavolta Foco ha contribuito al pezzo per Radio Toscana







lunedì 29 settembre 2014

Una squadra che piace alle nonne

Ilicic purtroppo non ha potuto partecipare a “Corri la Vita” in quanto corri e non ciondola, mentre Richards pur essendo un ‘88 è così straripante da ricordare un ‘66 come l’Arno. Alla fine sarà solo un pari da infilare nel rosario delle domeniche di penitenza, un pari che ancora una volta mostra una squadra dalla forte personalità, che gioca in trasferta come se fosse in casa, ma che ha serie difficoltà ad andare in gol. Per fortuna dimostra anche di avere la forza di reagire al vantaggio di Quagliarella andando a riprendersi almeno quel punto che non fa morale, che non fa classifica, e che alla fine non ti permette nemmeno d’incazzarti per bene. Un punto da prendere come un Aulin per il mal di testa. Siamo una squadra che per adesso piace più alle nonne che ai nipoti, perché sembra seguire certi consigli premurosi e dal sapore antico, anche se ad andare piano non si va tanto sano visto che comunque si rompono tutti, e non si va nemmeno tanto lontano, al massimo si arriva al Bobolino. Certe nonne non sanno che oggi c’è Italo, l’Alta Velocità, la Roma e la Juve. L’Aulin non ci può aiutare perché il mal di testa ci viene a guardare la testa della classifica. Lontana come Scandicci prima della tramvia. Una squadra dai foschi orizzonti ma da un nitido sviluppo orizzontale della manovra, l’unico che va dritto in verticale è Diegone Della Valle quando attacca Renzi. Montella ha più alibi di Amanda Nox, ma la Fiorentina ha comunque una caratura tecnica superiore a Genoa, Sassuolo e Torino, alibi che non giustificano tre pareggi che non fanno sangue, e che ci collocano nei paraggi di buche e poggi. “Sarà presto”, come diceva quello che non riusciva a vendere le camiciole di lana sulla spiaggia. Speriamo allora che rinfreschi presto sul mare di problemi che sembrano frenare la squadra. Colpisce la lentezza di Badelj superiore anche all’avanzare della fila fuori dagli Uffizi, e colpisce anche Borja Valero, fuori fase come se gli mancasse il Polase. Se con la riforma del lavoro Renzi ci permetterà di licenziare con un semplice tweet, speriamo che con la riforma del calcio, Tavecchio ci consenta di mandare in gol Gomez e Rossi con una semplice mail. Intanto Montella assediato dalle critiche si è comprato una stampante 3D per fabbricarsi l’alibi nel caso si rompa anche il pullman della squadra. A Firenze circola voce che subito dopo aver sponsorizzato Di Francesco, a Bucchioni si sia posato in faccia un camaleonte diventando subito marrone. Spero mi si voglia riconoscere che lo striscione scritto l’altro giorno a favore di Bernardeschi e Babacar venga considerato uno schema. Un’efficacia espressiva la mia, che per questa squadra equivale a trovare un Gronchi rosa. Non vorrei passare però per un cafone visto che ho scritto parole di affetto solo per la nostra BB, e non ho fatto gli auguri all’unica vera BB, i suoi anni non si dicono, ma è sicuramente un risultato migliore del pareggio a Torino, diciamo che per un gol come quello suo ci vogliono due Bernardeschi e due Babacar.

PS: oggi la Riblogghita è su Radio Toscana  "Ape Gaia" dalle 14:00 alle 15:00


domenica 28 settembre 2014

San Frediano come Varsavia

San Frediano come Varsavia, non certo per Paszkowski che rimane in piazza della Repubblica, e nemmeno per la polacca di via Maffia per la quale c’è un tipo che tutte le notti va sotto le finestre del palazzo accanto alla scuola media Agnesi e le canta la serenata, abita sopra il Bambi. Sono canzoni che fanno capire quanto quel tipo sia innamorato e quindi è davvero una cosa molto romantica che non disturba affatto come invece la musica dei Punkabbestia poco più in là. Anzi, anche il Bambi che è sempre così scontroso è ben lungi dal lamentarsi, fino in piazza del Carmine sono tutti inteneriti da queste serenate che hanno davvero un sapore d’altri tempi. L’unico a lamentarsi è il marito della ragazza polacca. Varsavia come San Frediano perché nella capitale della Polonia c’è casino come in piazza Santo Spirito, tutto il giorno, tutto l’anno, ma mentre da noi la movida non conosce sosta, a Varsavia succede che l’intera città, all’improvviso, si stoppa come quei palloni di Borja Valero, si ferma, rimane immobile. Ogni 1° agosto Varsavia si ferma per un minuto per commemorare la perdita di 200.000 civili polacchi a seguito della rivolta di Varsavia durante la Seconda Guerra Mondiale. La rivolta di Varsavia fu condotta dalle forze polacche per liberare Varsavia dalla Germania nazista. E’ stato mangiando un panino con il lampredotto in piazza de’ Nerli, che insieme al Bambi abbiamo deciso di fare anche noi come fanno a Varsavia. L’idea c’è venuta dopo l’ennesimo infortunio che ha tolto di mezzo questa volta Cuadrado, con il risultato che neanche lui ci sarà oggi pomeriggio a Torino. Così come Varsavia anche San Frediano stamani alle 11:00 si fermerà per un minuto. A parte l’immobilismo della città rimasta ancorata al Rinascimento, Diladdarno andrà finalmente oltre il Rinascimento, Oltrarno commemorerà i caduti della Fiorentina.


sabato 27 settembre 2014

Divieto di affissione

Dai Kanchelskis dello stadio fino ai muri di Sant’Ambrogio, che nel nostro caso non è il Patrono di Milano, altrimenti avrei parlato di Muraro, insomma, dallo striscione al volantino, a Firenze apre la prima rassegna itinerante nella quale si approfondiranno tutti gli aspetti che portarono alla regolamentazione del divieto di affissione. Il prossimo anno, al suo interno, ci sarà anche uno speciale focus sul tema delle nuove offese, a partire da falso nueve fino all’esterno basso che il comitato promotore vorrebbe chiamare diversamente alto. Ma questo è già futuro, atteniamoci invece alla crisi di gol della Fiorentina, guardiamo all’attualità asfittica e a Bucchioni che intanto diventa main sponsor di questa prima edizione, inserendo sul logo della manifestazione la faccia di Di Francesco su sfondo Viola. Nel frattempo le cellule impazzite dell’affissione abusiva colpiscono contemporaneamente, due volte in due punti diversi della città, per sparigliare le carte, per confondere come fa Montella con Cuadrado quando lo inverte di posizione. Allo stadio appare un messaggio dal sapore amaro come quello che ci rimane in bocca dopo aver letto le parole di Diego Della Valle che forse considera lavorare il moto perpetuo che l’amico Luca Cordero di Montezemolo è costretto a sostenere da una vita per sistemarsi il ciuffo. Renzi è indifendibile, ma questa superiorità verso la politica sa tanto di regolamento di conti per la mancata liberalizzazione delle linee ferroviarie. Dicevamo del messaggio apparso allo stadio, amaro ma smencio, sgonfio, spento, smunto. Cassetti, sogni, tutta roba da Liala o comunque con qualcosa che ha a che fare con la su’ mamma maiala. In Sant’Ambrogio  irrompe invece il sarcasmo abusivo sotto forma di volantini che annunciano uno spettacolo di musica e teatro in piazza, con le foto di Olindo Romano e Rosa Bazzi, la coppia condannata per la strage di Erba, e un suggerimento in calce contro i residenti del quartiere che protestano contro la movida: "Se hai problemi di schiamazzi chiama Olindo e Rosa Bazzi". Due facce della stessa medaglia, infatti non si può affiggere niente senza regolare autorizzazione, e il discrimine non sono i contenuti ma il fatto di affiggerli senza permesso certi contenuti, perché il reato viene perpetrato utilizzando messaggi sgassati come quelli di Campo di Marte, oppure infarcendo di cattivo gusto e spiritaccio toscano quelli di Sant’Ambrogio. In questo caso c’è addirittura una pericolosa escalation che fa seguito alla scritta apparsa lo scorso aprile su un muro di via de'Macci "Dormirete da morti" contro il comitato "Ma noi quando si dorme?" organizzato dagli abitanti dello stesso quartiere. L'annuncio è per una festa che si doveva tenere l’altra sera in Largo Annigoni (o a Villa Panico in caso di pioggia). "Uno spettacolo musico teatrale - si legge sul volantino - rap, beats, effetti vocali, mixage dal vivo". Una sperequazione colossale tra le due forme di protesta abusiva, la forza espressiva di Sant’Ambrogio seppellisce quella anoressica di Campo Marte che si dice sia stata commissionata a Federico Moccia da quelli del Salviatino che hanno più soldi. Il mio personale striscione di ieri sarebbe stato “Viva Babacar e Bernardeschi. No ai Pandev e ai Rolando Bianchi”. L’idea del presidente della manifestazione è quella di rendere invece il più uniforme possibile i contenuti  di questa speciale espressione di protesta facendo raccontare a quelli di Sant’Ambrogio anche il disagio dei tifosi Viola contro i Della Valle. Per renderlo più accattivante. E così sempre in riferimento a Olindo Romano e Rosa Bazzi che lo parcheggiavano gelosamente nel cortile di Erba, è venuto fuori uno sprezzante messaggio che tradisce la solita vena polemica tipica fiorentina “Meglio il nostro camper che il vostro Compper”.




venerdì 26 settembre 2014

Se solo colorassimo le nostre ipotesi

Diciamo allora che non c’è verticalità? Ovvero che ci vogliono troppi passaggi prima di andare dal centravanti? Oppure diciamo che non c'è centravanti? Manca la relazione con gli attaccanti, non c’è, né movimenti né ricerca palla a terra. Oppure sono gli attaccanti che non suggeriscono? O meglio ancora diciamo che non possono suggerire perché non ci sono? Per togliere il vin dai fiaschi qualcuno potrebbe dire che non c'è nemmeno corsa senza palla degli esterni bassi, e che non ci sono nemmeno tiratori da fuori. Che così è dura, e che fare il centravanti in questa squadra è un lavoro difficile. Io che sono tornato a casa posso arricchire la discussione sostenendo che le aree intasate sulle quali ci andiamo a scontrare quando giochiamo in casa hanno le stesse caratteristiche di certi tratti della Salerno - Reggio Calabria. Non si passa. E così ecco gli zero a zero, che però so già che ci sarà qualcuno che aggiornerà la statistica dicendo che senza Rossi, 13 partite in casa, 13 punti, 3 vinte, 4 pareggiate e 6 perse. E che in questa serie A è difficile anche perdere, perché come faceva a segnare il Sassuolo? Fresco di certe esperienze al sud posso dire che se è vero che certi difensori  si rinchiudono nella loro area di rigore è anche vero che i ragazzi di oggi si rinchiudono in casa anche senza avere un’area di rigore e passano tutto il tempo giocando al computer. E quando si dice male come delle squadre arroccate in difesa non si tiene conto di certe carenze tecniche di territorio come quelle della Calabria dove i ragazzi sono costretti ad alternare, si, sanno stare persino fuori all’area di rigore aperta, si divertono per strada anche senza tanti supporti tecnologici. La loro forza è come quella di certe squadre che vanno in gol con tre passaggi. A loro basta un motorino e una vecchietta da scippare. Diciamo quindi che dobbiamo giocare in un altro modo? Due punte vicine, in verticale, e corridori sulle fasce che non aspettano il pallone per partire? Se uno deve vedere Napoli prima di morire, come fa un centravanti a veder palla con Joaquin e Cuadrado, che la tengono lì, fra i piedi fino a quando non si sgonfia? C’è gente che mi ferma per strada e mi tentenna tutto dicendomi che se non c'è l'avversario alto sulla destra, perché tenere dentro Alonso? Perché visto che non sa crossare? E così, incredibile ma vero, oggi c’è anche chi in San Frediano mi tentenna rimpiangendo il sinistro e il tempismo nell'inserimento di Pasqual che ci avrebbero dato un'alternativa più efficace in attacco. Lo so che ognuno dice la sua tranne me, questo è il bello del calcio, questo è il bello di me. Ognuno può dire la sua e tutti potranno rimanere convinti di avere la soluzione migliore. Non rimane nessuna traccia di una supposizione. Non può essere smentita se non da un’altra supposizione e così via. E solo in questo caso tre supposizioni non fanno una prova. Montella poveraccio deve invece decidere prima che le cose succedano, le deve far succedere, Spalletti finché rimane appollaiato in tribuna non sbaglierà mai. L’unica cosa certa sono quei baffettini da sparviero. Ma pensate se ogni supposizione avesse invece un colore, solo questo, fate un ipotesi tattica e associatela a un bel colore sgargiante. Perché io non faccio ipotesi tattiche? Perché come casalingo sono un vero disastro. L’altro giorno, per sbaglio, ho messo due paia di pantaloni rossi in lavatrice insieme a tantissima roba bianca, due lenzuola, due federe, una decina di boxer e tre camicie. E quando sono andato a  tirare fuori il bucato, i pantaloni erano irrimediabilmente tinti di bianco. Provate a vedere se vi si macchia anche a voi qualche bella supposizione.


giovedì 25 settembre 2014

hotelreginatuttominuscolotuttoattaccato


Ho trattato con un ristoratore vestito da personaggio di Fellini per vedere la partita riuscendo  a strappare “Diretta gol” a scapito di Juve – Cesena,  un modo tutto fiorentino di attirarsi le maledizioni dei presenti  che già stavano seguendo la partita da 10 minuti. L’ingresso del ristorante Happy Moments di Galdo è una sorta di omaggio a una Dallas in piena spending review. Luci fucsia a perdifiato, un semicerchio in triplice filar di led fitti come i capelli di Berlusconi, per una Calabria post  atomica. Su “diretta gol” i collegamenti con Firenze fanno un monte immagini di 4 minuti scarsi + i messaggi di Foco ad integrare le informazioni,  per un totale di un cena di merda a 40 € in due. Vino della casa, uno chardonnay veneto con il nome del ristorante sull’etichetta. Non ho visto una sega, so di due pali asfittici, dell’ingresso di Ilicic e Berna, della solita sterilità abbinata all’insolita capacità di non subire gol. Parlatene voi perché per me il meglio della giornata doveva ancora venire. Con una 500L inguidabile imbocchiamo nuovamente la Salerno – Reggio Calabria in direzione sud  per uscire a Campo Tenese dove la segretaria ci aveva prenotato le camere all’Hotel Regina nel Parco Nazionale del Pollino. Un quattro stelle dove siamo arrivati intorno alle 23:00. Albergo molto frequentato in questo periodo anche perché nel tratto interessato dai lavori di rifacimento di strada e gallerie per un futuro migliore. Appena siamo entrati ho letto sul volto del ragazzo con la cresta, il panico, ma ho pensato a certe rughe di espressione enfatizzate da quel taglio di capelli inadatto per uno che sta alla reception di un quattro stelle, che non sia Nainggolan. “Abbiamo una prenotazione per due camere a nome…” La risposta è stato uno sguardo perso oltre Mormanno,  accompagnato da un silenzio che sembrava non avere via d’uscita. Poi si è scosso, ha preso tutto il coraggio che aveva dentro e con gli occhi bassi tipici del cocker “non ho nessuna prenotazione”. Tiro fuori la mail della segretaria con la conferma della prenotazione e l’allegato dell’autorizzazione al prelievo sulla carta di credito aziendale. E’ diventato più piccolo, in totale ha guardato la mail 12 volte non riuscendo a capire perché gliel’avessi mostrata visto che lui già ci aveva detto che non c’era nessuna prenotazione. “Guarda sulle mail in arrivo, l’indirizzo della segretaria è questo, inviata martedì alle 14:30”. Le ricerche sono state lunghe e infruttuose. “Dov’è che devo mettere il nome della segretaria?” Intanto fa una telefonata a casaccio senza risolvere niente. “Non abbiamo due camere ma una sola”.  Il suo sguardo è quello di chi ha visto la morte in faccia. “Una singola?” gli faccio. Il mio invece è lo sguardo di quello che c’ha la faccia a culo e che da un problema vede un’opportunità di divertimento inaspettata. “Nooon una singola, ma con tanti letti, non so se vi va bene perché c’è la finestra a soffitto”. Quel noon pronunciato con enfasi era stato liberatorio, perché con quella che era una singola ma che non lo era nella realtà perché così piena di letti, ci aveva trovato la soluzione, poi però quella finestra sul soffitto lo aveva riportato nel marasma di chi si trova in una situazione ingestibile per chi fa quello di lavoro in una reception di un hotel a 4 stelle. “Voi non avete pagato”.  Una frase buttata lì a secco, preso dal panico forse per pararsi il culo nel caso che la mattina dopo avessimo preteso addirittura di non pagare. “Mi dai la password per la connessione internet che devo lavorare?”.  Mi guarda impietrito e si tocca entrambe le tasche come a cercare qualcosa, forse proprio quello che gli avevo chiesto. “hotelreginatuttominuscolotuttoattaccatomavalentoperquestostiamofacendoilavori”. Tutto d’un fiato perché io quando gli ho detto che dovevo lavorare, gliel’ho detto a merda già prevedendo quello che poteva succedere, come a dire sono cose importanti che se non funziona allora mi hai rotto il cazzo ti denuncio ti faccio chiudere e ti taglio quella cresta di merda. La camera effettivamente aveva un letto matrimoniale uno singolo e due letti a castello. Mancava solo un amaca. La finestra era effettivamente sul soffitto. Il televisore, un tubo catodico incastrato su una mensola d’angolo con schermo 11 pollici. hotelreginatuttoattaccato mi connetto e mi chiede username e password, ridigito hotelreginatuttoattaccato. Niente. Evvvvvvai  così almeno posso scendere di nuovo. E’ alla macchina del caffè, mi vede e non lo avrebbe mai voluto fare. “Mi dai username e password, sai prima di venire a disturbarti di nuovo ho fatto un po’ finta di niente ma lui continua a volerle ancora username e password”. E’ uscito dal bar e si è avviato alla reception dove c’erano due clienti appoggiati lì a parlare. Ne ha toccato uno sulla spalla e a lui ha chiesto username e password. Il bello è che anche uno di loro mi ha detto “hotelreginatuttoattaccato e oggi sei fortunato perché di solito va lento.  Per fortuna Daniele è ingegnere e il suo telefono ha condiviso la connessione dati con il mio pc (tethering). La doccia era fredda. Pubblico prima di andare a letto perché domattina potrebbe succedere l’inverosimile. M’importa una sega dello zero a zero.


Ultimo aggiornamento

Poi all’improvviso un ruglio nella notte. Forse un orso del Pollino ha scelto uno dei tanti letti. Era invece il fragoroso schiantarsi di quello di Daniele. Ecco il perché ce n’erano tanti. L’ingegnere trasloca sul letto a castello sotto la finestra sul soffitto. Che poi di lì a poco si rivelerà un amplificatore di pioggia della Bose.  Al check-out  quel signore molto anziano mi ricordava qualcuno, quando mi ha chiesto di firmare la liberatoria per mandare in onda la candid camera mi è venuto in mente. Nanni Loy.
 

mercoledì 24 settembre 2014

La bella e la bestia

Sono in viaggio verso la curva sud d’Italia, poi torno con calma a giochi fatti. Quando la curva Fiesole cioè si sarà già svuotata. Italo, Salerno e poi in auto fino a sud della piana di Campotenese. Là dove le grandi opere sono molto lontane dall’essere finite. Così come la nostra sfiga che sembra sempre un cantiere aperto di quelli fissi tra Barberino e Rioveggio. Mai che si possa scorrere senza rimanere bloccati tra le recriminazioni e la sfortuna, mai una stagione liscia come una cerniera lampo. Ed ecco il viaggio allora. Pollino, luogo dove lo dice il nome stesso serve l’antistaminico. Calabria, malgrado noi poveri illusi che cerchiamo di accorciare le distanze appaltando sogni di viabilità a momenti e futuro incerto. Vado per combattere quella bestia della sfiga, mentre la bella ve l’ho già presentata nei giorni scorsi. Una Gaia scienza quella della scaramanzia, specialmente al sud. Per qualche giorno sarò ospite di un eremo nel Parco Nazionale del Pollino. Contro il Palazzo, contro la scalogna nera ancor prima della terza maglia che forse metteremo in segno di lutto dopo la morte di un commesso viaggiatore in fila proprio sulla Salerno - Reggio Calabria. E poi anche contro Saturno contro. Unici compagni, alcuni frati di un ordine dalla disciplina ferrea e dal codice etico un po’ in disordine, per di più predicato con la dura cadenza bresciana. Saranno giorni intensi, lontano dal mondo e dalla sua vita convulsa fatta di stiramenti e di appuntamenti che saltano come i legamenti. Lontano dagli infortuni di Gomez e di Rossi, dall’indolenza di Ilicic e dalla traversata in solitario di Cuadrado lungo tutta la spina dorsale della squadra. Andrò a dormire al tramonto e mi sveglierò all’alba come in una sceneggiatura di Tarantino. Consumerò pasti frugali in un refettorio spoglio come il guardaroba di un set a luci rosse, e patirò anche un po’ di freddo nella mia piccola cella. Tutto questo per ritrovare me stesso smarrito in qualche aeroporto della vita. Per vedere chiaro dentro di me come quando la Rita mi fa pulire i vetri. Sono sicuro che così riuscirò finalmente a maturare un proposito che sono sicuro riuscirò anche a mantenere finché campo, o meglio finché la Fiorentina non scenderà di nuovo in campo. Mai più viaggi low cost della speranza. Se la scarogna passa da sola, bene. La prossima volta rimango in San Frediano anche se si dovesse rompere Babacar. Non voglio più rischiare di incontrare Paolo Brosio. Appena arrivo vado subito a pregare in bresciano. Per stasera.

martedì 23 settembre 2014

Nanni Moretti (una donna a tutta birra)

In mancanza di podcast: “Una vittoria sudata fradicia. Incerta fino alla fine. Incerta e sudata come sotto un’incerata. Del resto bisogna sempre soffrire per avere le cose più belle. La mamma di Tevez infatti ha avuto un parto indolore. Mentre per un Gomez più panzanella che panzer non ha funzionato nemmeno la terapia di coppa. Il tedesco è sembrato insicuro, indeciso sotto porta come quando deve scegliere tra il sugo di lepre e quello di cinghiale. Intanto sfoga tutta la sua frustrazione togliendo i bordi dal pancarrè. Fiorentina in crisi sulla sinistra con Pasqual e Alonso in difficoltà a recuperare sugli avversari, così come il sindaco terzino Nardella che cerca a fatica di recuperare le chiavi della città consegnate a Prandelli.” Oggi è autunno, spero quindi che oltre alla foglie non vi cadano anche le palle e così possiate perdonare se torno ancora sull’esordio farmacologico della Riblogghita a Radio Toscana. Pillole di una storia scritta dopo un lungo cammino, pillole prescritte per chi ha viaggiato più di mille giorni dentro a mille post. Mille come i giorni dl programma del governo Renzi. Anche se lui usa 1000 giorni e non tre anni un po’ a malandrino, per fare sembrare più breve quel percorso necessario alle riforme. Come un bottegaio che espone la merce a 0,99 invece di un euro. E quindi dopo l’autunno è arrivato anche il tempo dei ringraziamenti. A voi prima di tutto che avete alimentato questo spazio come meglio non avrei potuto sperare, con alti e bassi come in tutte le famiglie, insieme a chi oggi non c’è perché non sempre si può andare d’accordo, ma che sarei stato contento che invece ci fosse ancora. A voi che avete permesso tutto questo, a voi che mi avete aiutato ad esprimere certi miei epicentri. E queste mie emozioni si legano anche lei. Un ringraziamento va a Gaia Nanni con tutto il cuore, Gaia che per me vale come un gol a tempo scaduto. La Nanni che vivo come una vittoria scudetto e che è più affidabile di Gomez. Per me lei è il massimo che diventa realtà, dopo anni nei quali il nostro rapporto di stima è cresciuto molto. Un tempo la guardavo solo da lontano, su un palco, da una poltroncina solitamente rossa la vedevo su un altro mondo, e poi l’aspettavo per salutarla. Oggi facciamo una cosa insieme. Una piccola grande cosa. Insieme. E già me ne propone un’altra. Semplicemente grazie.  A tutti voi e a Gaia che è addirittura più bella dentro che fuori. Come la casa del prosciutto.

PS: domani vado in Calabria per qualche giorno, non so se potrò vedere la partita e aggiornare il blog. Lascio le chiavi a Foco dentro al vaso della Tamerice.

lunedì 22 settembre 2014

Una vittoria senza metrica

Ancora più bella perché sudata fradicia è arrivata la prima vittoria targata Kurtic. Una partita tignosa, scivolosa, culosa, ma la sapete una cosa? Una partita non in versi ma in prosa. Non c’è poesia in un match che tira diritto verso la vittoria senza le norme metriche presenti nel pareggio interno con il Genoa. Un racconto d’azione che scivola via tutto d’un fiato, un po’ come Alonso, una storia a lieto fine nella quale dobbiamo rendere onore all’Atalanta che meritava di più. Proprio come noi contro il Genoa dove c’è stata troppa ricerca poetica del verso di non andare mai in gol. Meglio che a recriminare barra bestemmiare siano loro oggi, anche se a noi manca un rigore evidente. Seconda vittoria consecutiva dopo quella in Europa, con un grazie a Neto nei titoli di coda, fenomenale su un intervento di piede e per un’altra parata decisiva nel primo tempo, e grazie anche al primo gol in serie A dello sloveno buono. A parte la battuta a me è piaciuto anche Ilicic dodderellone, bene Aquilani, ma il meglio di tutti è stato Mati Fernandez. Sorprendente davvero il suo rientro. Intanto per chi non ama troppo Montella si potrebbero aprire degli interessanti spiragli in direzione Benitez che potrebbe essere preso a calci in culo da De Laurentis dopo la seconda sconfitta consecutiva in campionato. Qualche carenza la si è vista nella fase difensiva di Pasqual e di Alonso, difficoltà a recuperare la posizione e anche molte volte l’avversario in fuga dalla loro parte, circostanze tipiche nelle quali a Firenze si coniano espressioni come “di due non se ne fa uno”. Difficoltà che a Firenze esiste anche da parte di Nardella che non è un sindaco terzino, nel cercare di recuperare le chiavi della città consegnate maldestramente a Prandelli. Se ce la facciamo a riprendergliele, quando poi i turchi lo rincorreranno e lui s’infilerà nell’imbuto di Piazza Pier Vettori, lo lasceremo fuori da Porta San Frediano. Gomez più panzanella che panzer, forse anche più panzerotto, mentre Don Matteo tradisce la sua fede Viola e vara lo sblocca Gomez. Il tedesco sfoga tutta la sua rabbia tra le mura amiche, e infatti la donna delle pulizie scopre una discarica abusiva in salotto di bordi del pancarré che Marione toglie nervosamente da tutti i suoi toast. Più in generale Roma e Juve mantengono le promesse come una Porsche 964 del 90, le altre in lotta per la Champion o per l’Europa League hanno tutte le loro belle difficoltà. Napoli in testa che batte in testa come una Lada Niva. Mercoledì con il Sassuolo e domenica contro il Toro abbiamo la possibilità di aggiustare la classifica e magari di rilanciare anche Gomez che in mancanza di Rossi diventa giocatore indispensabile, strategico, stragicomico. Se non riuscirà a sbloccarsi gli auguriamo di decidere almeno quale sugo preferire tra quello di cinghiale e quello di lepre che così tanto lo stressa in questo periodo. In questa bella giornata di festa mi rimane impressa la gioia dei tifosi Viola a Bergamo che festeggiano con i giocatori sotto il loro settore, ma è proprio in momenti di gioia come questi che voglio salvare anche un'espressione uguale e contraria, quella triste di un Gomez inquadrato qua e là durante tutta la gara, spaesato, incredulo, la salvo perché quella è una tristezza democratica che accomuna il campione a tutti noi. Mi ricorda quella dei tanti padri ai concerti degli One Direction. Povera gente non in crisi per mancanza di gol, ma con il terrore di castrare l’adolescenza di figlie tredicenni. Si, perché ce le devi portare al concerto della boy band per evitare un blocco psicologico e il conseguente salasso economico per lo psicologo. E così con gli occhi tristi alla Gomez, tra creauturine urlanti e piangenti, ti accorgi che questo non è un paese per vecchi.


domenica 21 settembre 2014

Oro nero

La giornata di campionato è partita con il botto Cesena-Empoli, ovvero, con un antipasto appetitoso come cibo per gatti. Chi ha pensato a filosofie popolari del tipo “il buongiorno si vede dall’anticipo delle 18:00, isolandolo come per servircelo in modo da dargli la meritata evidenza, lontano cioè dal marasma della contemporaneità, deve essere lo stesso che ha inventato la pizza sottovuoto che scade dopo tre anni. Non surgelata come Tavecchio naturalmente, sottovuoto, una pizzetta che non richiede nemmeno di stare in frigo. Un cibo studiato per l’esercito americano, in grado di durare a lungo e senza richiedere particolari cure nella conservazione. Proprio come il nostro calcio che non ha certo cura di se stesso, e infatti esporta Prandelli come se fosse quel “pepperoni” che vediamo sempre comparire nei film e nelle serie tv quando qualcuno ordina un cartone di pizza. I soldati americani si stanno già leccando i baffi, i turchi molto meno, da noi gli stadi si svuotano. Pensiamo alla Fiorentina che è meglio, a una partita scorbutica, che ci dirà qualcosa di più su questo inizio tribolato, tra critiche, crisi e trombe d’aria. La Fiorentina ha bisogno di vincere, di convincere se stessa che è sulla strada giusta, e quale miglior occasione se non una partita su un campo notoriamente difficile e contro una squadra scorbutica come quella di Colantuono? Abbiamo rosa vasta e di qualità, al netto degli infortuni e delle partite di coppa, delle crisi d’identità tedesche e dei contratti in scadenza, nessun alibi quindi. No. Un no come quello degli scozzesi al referendum. Solo tre punti. Per non farci ingoiare un panino nero come quello giapponese, affumicato così come il formaggio, con legno di bambù. Ci basta la maglia nera, la terza, e speriamo non quella della classifica. “Vincere e vinceremo” mi verrebbe da dire se anche questo non fosse un modo un po' troppo nero per esortare squadra e ambiente che vede sempre tutto nero. Mi viene da pensare a un gol vittoria di Richards, ma non so perché anche questo mi sembra un pensiero troppo scuro, e se comprassimo un cross dal fondo per la testa di Gomez? “Buona sera, Finanza, mi fa vedere lo scontrino di quel cross?”. Purtroppo anche i nostri cross dal fondo sono tutti a nero, Tomovic e Alonso sono contratti e contraffatti, sono restii alle regole di quel ruolo. La linea di fondo è diventata come un fondo nero. E mentre per Tavecchio e quelli che studiano il palinsesto televisivo consigliamo un generatore di menù automatico, una simpatica slot machine delle varie portate che vanno a comporre il menù calcistico della domenica, non ci resta che scavare dentro di noi fino a trovare la vittoria. Il nostro oro nero.


sabato 20 settembre 2014

La Ribloggaia



All’improvviso è diventato tutto buio, niente di così peloso come quello invece più famoso, no, la tromba d’aria è roba seria e non si tromba. Dopo il nero il bianco della grandine, due colori che insieme diventano due colori di merda come la situazione che si è venuta a creare ieri in città, con alberi divelti e disagio un po’ ovunque tranne che nel  bunker antiatomico dove Gomez cerca di difendere la sua fama di bomber. Un casino insomma, o forse è solo che non siamo abituati a fenomeni di tropicalizzazione così violenti, come invece lo sono a Roma dove nella zona dell’Olimpico per colpa  della bassa pressione si formano anche fenomeni tipici chiamati “puncicate”. Sempre ieri, al netto della tromba d’aria, sarebbe potuto essere il primo appuntamento su Radio Toscana con la splendida Gaia Nanni, un uragano di donna che ti fa venire l’alta pressione, fiorentina contraria a quelle di Rive Droite “fihose” anche quando non son “fihe”, piene di remore mentali e di sopracciò. Lei no, è una sanfredianina vera, immediata, carnale, festosa, esplosiva. In più con un talentone che si vede da lontano proprio come il Cupolone. Una bruna che potrebbe essere stata benissimo anche una Brunelleschi. L’altro giorno abbiamo parlato brevemente su quella che potrebbe essere la formula giusta per inserire brandelli di “Riblogghita” nella sua trasmissione, che per quanto riguarda l’incipit tratto dal blog avrà uno spazio il lunedì dopo la partita. Ci siamo trovati subito in sintonia, lei con due fette di pane e salsiccia cruda visto che è a dieta, io con la Cinta Senese perché sono fiorentino. Birra a sancire il tripudio dell’insaccato e della coscia stagionata che ho sempre preferito alle pere cosce. Vista la maturata sintonia avevo scritto al volo qualcosa anche sulla partita di coppa che lei avrebbe potuto usare per dare il via alla nostra collaborazione che poggia tutto su una stima reciproca, ma in mancanza di pioggia. Poi invece l’uragano. Forse grazie alla promessa di un bel tocco di lardo di Colonnata riuscirò a far chiamare quello spazio “La Ribloggaia”, se non troverò il lardo di Colonnata vero, intanto mi tolgo la voglia e chiamerò così almeno l’editoriale di oggi. La tropicalizzazione insomma ci ha riportato tutti con i piedi bagnati per terra, sono saltati tetti, lucernari, tombini, ed è saltata anche quella nostra sintonia così piena di trigliceridi. La fascia oraria della trasmissione “L’Ape Gaia” è quella che va dalle 14:00 alle 15:00 tutti i giorni dal lunedì al venerdì. Ma cosa avrebbe potuto leggere quel mito di donna a km zero? Quel talento biologico avrebbe potuto dire: “La partita di ieri ha detto che Gomez è ancora in crisi. Renzi però parla di 1000 giorni. Non possiamo aspettare così tanto. Montella da buon Napoletano, pratico, ha capito il problema del tedesco prima di Renzi. Da oggi Gomez mangerà anche le croste della pizza che prima invece lasciava sul piatto. Intanto Montolivo esce allo scoperto “Sono scandalizzato che a Firenze si siano commossi di più per la morte dell’orsa Daniza, che non per la mia frattura”. Certo non è la stessa cosa, manca la sua voce di San Frediano. Se la prossima volta ci sarà l’alluvione allora vuol dire che io e la Gaia si porta merda.


venerdì 19 settembre 2014

La felicità in mezzo alla crisi

Dopo il ritorno in Champion della Roma il  primo dato che emerge in questi tre giorni di coppe è che il tasso di criminalità in Europa League è più basso del 60%. Ma come già sapevamo anche prima dei fatti incresciosi successi fuori dall’Olimpico, la nostra è una competizione decisamente inferiore anche tecnicamente. Una Fiorentina che inizia bene la sua avventura in Europa, primi gol della stagione e finalmente arrivano anche i primi 3 punti in cassaforte, un risultato rotondo la cui quadratura si raggiunge fra luci e ombre. Ottimo Kurtic, il Cuadratore che illumina, il Pek che quando non mostra solo il culo da sposa ma è in giornata sembra indispensabile alla manovra come la forchetta per gli spaghetti. Bello ancora una volta il sinistro arrotato e brevettato del pettinatissimo Bernardeschi che trova subito il gol, e infine sufficiente esordio di Basanta che però presta il fianco all’errore e così in molti chiamano Balanta. Le ombre: Gomez non trova ancora il gol, che apre un interrogativo sulle sue condizioni che non sappiamo se risentano più di un ritardo di forma oppure se incidono fattori psicologici sparsi, una crisi che l’FMI dichiara inferiore solo a quella economica, crisi che nel 2015  attraverserà un periodo di crisi. Nessuno potrà mettere in discussione le nostri crisi che così tanto ci rassicurano. Poi Borca Valero sempre più svuotato che accusa anche qualche problemino di stanchezza e un infortunio alla coscia. Consoliamoci con la Grecia. Per il resto va bene cosi, ora non ci resta che mettere la freccia in campionato e ripartire già da Bergamo, anche se l’ANCI ha manifestato apprensione che Gomez possa uscire dalla sua crisi facendo slalom tra i vincoli del patto di stabilità delle sue ginocchia proprio a Bergamo. C’è chi sostiene con orgoglio, mostrando i risultati di una faticosa e lunga ricerca, che le croste della pizza potrebbero curarlo e farlo uscire finalmente dalla crisi, croste che ieri sera ha mangiato in quantità l’arbitro e subito ha fatto uscire dal campo un giocatore del Giungamp di fatto rovinando la partita. Sono sempre felice quando vince la Fiorentina, a prescindere dall'uso indiscriminato delle croste della pizza, anche se ieri ho diviso la mia felicità tra i gol della Viola e la notizia che finalmente è stato individuato il primo italiano che si è scandalizzato per la morte dell’orsa Daniza.


giovedì 18 settembre 2014

E' tempo di rottamare

Comincio a capire da dove nasce il bisogno di un cambio di gestione, è la società stessa che ce lo sollecita. Un pensiero che si fa strada e che allora ci solletica. E’ un’esigenza che ci viene trasmessa con messaggi più o meno subliminali, anche subdoli. Speriamo che per la nostra gestione tecnica non succeda però quello che avviene nel commercio dove di solito un cambio di gestione coincide con un peggioramento della qualità. Non parlo solo degli esercizi storici che tirano giù il bandone, parlo piuttosto di una certa improvvisazione di fondo che fa si che uno affitta un fondo e che in men che non si dica vada a fondo per mancanza di fondamentali. Fondamentalismo? Forse solo pensieri fusi coma la fonduta, C’è bisogno di nuovo in giro, altrimenti non si capisce perché uno debba farsi l’amante o comprare la terza maglia. Marketing e marchette. Forse c’è più bisogno di Rino Marchesi che di un marchese Torrigiani in città. Ce l’ha insegnato Renzi che è tempo di rottamare. E ho capito quanto siamo vulnerabili al cambiamento ieri sera quando mi hanno chiamato almeno una decina di persone per chiedermi se volevo cambiare gestore del telefono, del gas, della luce, dell’acqua e della linea internet. Non mi meraviglio più di niente e capisco che stanno facendo solo il loro lavoro. Così come noi tifosi che siamo voraci come certe vongole. Quindi, a tutti ho risposto gentilmente, ma con fermezza, dicendo che sto bene come sto e che la cena nel frattempo mi si era freddata. All’ultima chiamata, però, sono rimasto davvero come un bischero quando mi hanno chiesto se volevo aderire ad una promozione molto vantaggiosa per cambiare religione. Allora ho deciso che per evitare la tentazione di dire si al cambiamento e iniziare una qualsiasi crociata, non mi faccio più trovare in casa a quell’ora, e così stasera vivrò la mia fascia oraria di latitanza andando a vedere l’esordio europeo della Fiorentina. Per ribadire a tutti che la mia fede è incrollabile, e in mancanza di un’amante, per vedere, perché no, anche i nuovi arrivati. A proposito di bisogno di novità proprio mentre l’iPhone indossa la maglia numero 6. E già che ci siamo vediamo se anche la Fiorentina ci vorrà regalare una cosa nuova che manca dal Franchi ormai da 6 mesi. Non è l’iPhone ma la vittoria.

mercoledì 17 settembre 2014

Il problema non è la prostata


Sono in difficoltà e non penso di essere nemmeno il solo, ero preparato a gestire problematiche di tipo diverso, quelle più strettamente legate al passare inesorabile del tempo, come controllare la prostata almeno una volta l’anno e gestire con nonchalance il bisogno di allontanare le etichette in modo da poterle mettere a fuoco. Gli occhiali invecchiano e sono una confessione che ancora non voglio rilasciare. Non sono un pentito, ma occhiali o meno sono in difficoltà soprattutto a leggere le partite di calcio, ogni giorno di più, e dicevo di non essere solo perché come me vedo gente annaspare dietro a 4 3 3 che si trasformano in 3 5 2 con la stessa facilità di un politico a cambiare giubba, mentre la statura non è più un riferimento preciso come lo era un tempo, ne quella morale per i politici, oggi un esterno alto deve essere in grado di diventare anche basso. Detti del tipo “altezza mezza bellezza” non sono più applicabili al calcio moderno, perché la bravura sta proprio nel saper ripiegare e quindi abbassarsi. Un nano ha lo stesso appeal di uno spilungone, e se capace di buttare il cuore oltre l’ostacolo non sarà più quello cantato da De André che il cuore ce l’aveva invece troppo vicino alla bandierina del calcio d’angolo. Il terzino non fa più solo quello per cui nasce, deve saper spingere fino sulla linea di fondo, l’ala invece deve rincorrere a ritroso fino alla propria area. Se solo si mettessero d’accordo e ognuno a casa sua, correrebbero parecchio meno. C’è gente che per seguire la linea della difesa, le distanze tra i reparti, il cambio di modulo in corsa, l’inversione schizofrenica di fascia in modo che un sinistro giochi a destra e viceversa, alla fine non segue più la partita. Uno si aspetta il bomber e si ritrova un Giuda, o meglio, un falso nove che toglie punti di riferimento alla difesa ma anche a chi cerca di capirci qualcosa come me. La grafica poi non aiuta, perché una volta ti mostrano la formazione in verticale facendo vedere il portiere nella parte bassa del monitor, la volta dopo in quella alta, poi orizzontale, e prima che hai capito il verso giusto hanno tolto la slide. Il punteggio e il tempo trascorso sono ormai relegati in alto a sinistra, in finestre sempre più piccole come quelle delle case popolari in San Frediano. Illeggibili. Alla fine non sai chi è sceso in campo e a che minuto siamo, non c’è nemmeno lo spazio per stendere un lenzuolo da quelle finestre, e in più  gli allenatori continuano a rimescolare le carte. Problemi che mi porto anche fuori dal campo, proprio come chi si porta il lavoro a casa. Volevo andare in vacanza a Vieste, digito su Google e mi esce fuori un giocatore del Napoli che tra l’altro è sposato con la sorella di Hamsik. Ieri sera ho dovuto parcheggiare sulle strisce blu, ho cercato la macchinetta per fare il biglietto, va bene che era buio e che mi ostino a non arrendermi a strumenti capaci di migliorare la messa a fuoco, e che solo dopo un quarto d’ora l’ho finalmente trovata sul muro vicino alla farmacia, ma non ci si capisce più una sega davvero, o forse era semplicemente guasta, perché ho continuato a mettere monetine su monetine, e invece dello scontrino sono uscite solo scatole di preservativi.

martedì 16 settembre 2014

Attività diplomatiche

Nel calcio è il risultato quello che conta, e anche per questo si parla tanto dei vivai ma poi sarà sempre molto difficile vedere i giovani talenti che vengono da là. Almeno dove l’ambizione fa capolino e la pazienza non è la virtù dei forti. Il risultato si sa influenza il giudizio come il bell’aspetto durante un colloquio, in una società dove l’immagine conta come il risultato. Anche se a Firenze ci sono derive su entrambe le sponde dell’Arno, avamposti cioè dove si sarebbe trovato da ridire anche su un 5 a 4 come quello del Milan perché vincere va bene ma prendere 4 gol ma dove vuoi andare! A Firenze dove Montella non ama i giovani e finisce la partita con Bernardeschi e Babacar. La scelta della società di puntare su Montella è stata una scelta corretta, è stata individuata una figura emergente, con idee nuove e grandi margini di crescita, un pacchetto che fa ancora  uno stipendio chiuso nel recinto della nostra dimensione. Una scelta che è bene ribadirlo fino ad oggi ha pagato ampiamente checché se ne dica nei giorni di sconforto e non di vittoria. E quando si mette in discussione la figura dell’allenatore, chiunque esso sia, quando cioè viene individuato lui come il colpevole perché si dice non all’altezza, che è sostanzialmente diverso da dire di aver sbagliato un cambio, poi bisogna anche sostituirlo. Ma cosa c’è dopo Montella? Perché non basta desiderare di mandarlo via, bisogna anche e soprattutto che venga uno migliore di lui. Visto che ancora non ha maturato usucapione dell’area tecnica, vorrei aprire lo scenario sui possibili sostituti. Certo, che passando al concreto del ventaglio dei papabili sul mercato ci si renda conto che forse alla fine non è un’’operazione priva di qualche rischio. Non sarà un argomento originale ma tant’è, non a caso c’è Tavecchio a capo della baracca e Lotito indossa la felpa della Nazionale anche per il battesimo del nipotino. Creare perturbazioni intorno al nome di Montella non porterà serenità ma ci riporta alla mente figure come il vulcanico Costantino Rozzi, un maestro del genere al quale si sono ispirati i vari Zamparini e Preziosi. Dobbiamo essere uomini come loro, e se lo siamo fino in fondo dobbiamo snocciolare la rosa dei nostri preferiti. Io lo faccio con umiltà, indossando i panni della forza di pace e lanciando la mia classifica come deterrente a sanguinose sostituzioni. Al primo posto sparo subito il mio messaggio di tregua più efficace e dico Gigi Maifredi, poi gli altri bene o male tutti sullo stesso piano delle normali attività diplomatiche. Quindi; Luca Sardella, Aleandro Baldi, Sandro Bondi, Gianluca Grignani e il Masala.

lunedì 15 settembre 2014

L'assassino

Si parla di manovra involuta, di lentezza e di prevedibilità, che tradotto fanno, contate male, 10 occasioni da gol di cui almeno 3 da una metro e mezzo, il resto tra tiri sbagliati e controlli approssimativi.  12 calci d’angolo, 15 tiri, possesso palla bulgaro che contribuisce ad alzare la percentuale di stranieri in squadra. Faccio due calcoli e mi esalto un po’ non solo perché  ‘sta volta Pinilla non ci ha segnato, penso e aspetto gli sfaceli di quando tutta questa montagna di difetti verrà corretta o quantomeno limitata. E soprattutto aspetto che torni il centravanti. Non voglio parlare di fortuna, ma ricordo che la Roma ha vinto ad Empoli grazie ad un colpo di testa del portiere avversario. C’è delusione, certo, un punto in due partite con zero gol all’attivo sono fattori che facilitano la propensione alla depressione e incentivano la caccia al bersaglio unico, quello da sempre preferito nel calcio. Poi anche se ricomincia la scuola e il traffico, voglio schierarmi tra i non colpevolisti dell’uomo a quella sbarra che fa da telaio alla panchina, tendo più ad evidenziare i lati positivi e promuovere la fiducia piuttosto che lo scoramento. Del resto la cultura è importante anche se il prezzo da pagare è l'aumento del traffico. Tatarusanu, Richards, Basanta, Badelj, Brillante, Kurtic, Octavio, Marin: otto acquisti, zero minuti. Sicuramente una considerazione va fatta, un tema che lancio lì, se cioè l’allenatore non ha potuto e/o voluto usufruire dei rinforzi di mercato. Certo però che anche senza i rinforzi di mercato mi sembra ci sia poco da parlare di tattica in senso negativo, visto il Genoa dominato e impossibilitato a produrre una qualche fase offensiva. Mi sembra che si possa parlare invece più realisticamente di lentezza nella regia, movimenti sbagliati ed errori tecnici individuali. E malgrado tutto ciò a me la Fiorentina non è dispiaciuta affatto soprattutto nel primo tempo. Per questo sono fiducioso, non capiterà spesso che Gomez fallisca così miseramente, lui insieme a tutti quelli che hanno partecipato al festival del gol sbagliato, con una nota di demerito per Bernardeschi che scazza in modo incredibile un colpo di testa da un metro centrando Perin che non era un bersaglio. Non ho festeggiato lo scudetto a Roma perché mancava ancora la matematica, ma oggi con un punto in più posso dire che siamo almeno più vicini. Questo è il mio messaggio. e su questa scia di positività cito solo i giocatori che mi sono piaciuti di più come Babacar, il reparto difensivo tutto al netto dei piedi di Tomovic, Cuadrado e Aquilani. La partita comunque la vince il pubblico, consoliamoci con la coreografia, un gran colpo d’occhio quello del Franchi a fronte delle immagini televisive di stadi deserti. La vince anche quando applaude l’uscita di Marione Gomez, per qualcuno già ribattezzato Tanque Gomez. Per festeggiare il punto che ci avvicina al Terzo e per combattere i luoghi comuni, tra i quali c’è anche quello che vede l’assassino tornare sempre sul luogo del delitto, che nel calcio è delimitato dall’area tecnica, sono andato a mangiare la pizza sempre nello stesso locale, per scaramanzia e perché ne fanno di ottime, anche se forse un po’ troppo grandi. Infatti, spesso chiedo una mezza pizza, perché una intera non ce la faccio a mangiarla. ieri però, sono rimasto un po’ deluso come se me l’avesse servita Gomez. Quando alla mia richiesta di avere una mezza quattro stagioni, il cameriere mi ha detto che non era possibile perché non esistono più le mezze quattro stagioni.



domenica 14 settembre 2014

La superficie ampia non è sempre un vantaggio

“C’è pane e pane”, come del resto c’è pre-partita e pre-partita, come quello di Banderas o quello con la bandiera da preparare. C’è chi prepara brioscine, chi invece va a fare due corse alla Cascine. Tanto per stemperare la tensione. Nel mio sporadico caso aspetto semplicemente che lieviti il Viola dalle scalette. Una gran fortuna avere quel Viola, che lo si ribadisca. In un mondo dove conta molto l’apparenza, e dove Banderas si ricicla fornaio, il Napoli presenta la maglia di jeans. La nostra, invece, a prescindere dal materiale e dagli inserti in oro che ricordano le dorature dei corniciai di via de’ Serragli, potrebbe avere una sola variante, quella con le maniche corte. Come del resto per qualcuno sono i braccini dei Della Valle. E nel fritto di apparenza, molto meno digeribile di quello di paranza, ci sono i tatuaggi, le creste, la bombetta di Osvaldo e in sandali di Dani Alves. Maglie colonizzate dai loghi dello sponsor tecnico, dal main sponsor, dal numero e dal nome. In tutti i loghi in tutti i laghi. Un mondo dove l’abito fa Lo Monaco. Del resto la pubblicità è l’anima del commercio, e il sapersi vendere è un’arte, chiedere a Gervasoni che nella  sua alterazione morale e linguistica mette in atto una suffissazione che lo porta così a mettere a disposizione quei “vasoni” tanto utili per dare sfogo allo stimolo che ci procura il suo operato. Io l’ho usato anche ieri per Empoli - Roma. L’immagine è troppo importante oggi, così come il il nome che si da a un’ azienda, e mi viene in mente quanto è poco credibile il Bambi che al contrario di quanto lascia intendere il suo nome, esteticamente è molto più vicino a un bufalo. Diminutivo come braccini, accrescitivo come Cupolone, il nome di un azienda è importante, e come non pensare ai mitici “Anelli e Tondini” nel viale Petrarca. Due soci così sono impagabili come certe ricevute bancarie. Per questo si fanno gli insoluti, e il mistero di certi crimini rimane insoluto proprio perché manca il nome del responsabile. Il nome di una azienda è importante. Deve essere accattivante, coerente con l’attività commerciale, deve anche evocare qualcosa che è già nella mente della gente. Il povero zio Franco, infatti, per il suo negozio di elettrodomestici aveva scelto quello di Candy Candy. Poi è arrivata come un cazzotto nello stomaco anche la maglia di jeans che evidenzia gli orrori perpetrati su una superficie da riempire, maglie si, ma ricordo anche i dischi in vinile e le loro peggior copertine, poi per fortuna la situazione era cominciata a migliorare già con il CD diminuendo la superficie, problema superato brillantemente con l’mp3. Il Napoli cerca invece un’operazione mirata al recupero del vinile mostrandoci “Nu jeans e ‘na maglietta”. Noi aspettiamo semplicemente il Viola apparire da quelle scalette.


sabato 13 settembre 2014

Non guardarmi non ti sento - dialoghi tra fave con una bassa soglia di attenzione

Foco: “Ginocchia, caviglie, tibie, peroni, ossa craniche. Il tifoso Fiorentino medio è abituato a scartabellare enciclopedie mediche, interrogare il medico sui tempi di recupero da intervento ortopedico anche se si trova a studio per farsi prescrivere l'Aulin, provare a rimorchiare un'infermiera per cercare di calmare certe paure prima di certe pulsioni. Il tifoso Fiorentino medio ha le mappe del corpo umano in cameretta, appese vicino al poster di Batistuta. L'allegro chirurgo sempre a portata di mano, per simulare le operazioni a casa e capire dove possa aver sbagliato lo Steadman di turno. I crociati, per chi tifa Viola, sono cattivi. Molto di più che per un saraceno qualsiasi vissuto tra l'XI ed il XIII secolo.I tifosi Viola sono legati ai legamenti, amano il calcio e le calcificazioni. Specialmente quelle rapide. I sogni aggrappati ad un filo di sutura. Le speranze unte di Cicatrene”.
 
Pollock: “Crociati che fanno un casino dell’80 quando saltano, come nell’80 il casino che scoppiò con il Calcioscommesse, questa volta per colpa di Cruciani. Crociate contro i Della Valle, lamenti di una tifoseria a cui saltano i nervi più che i legamenti. Steadman è il collezionista di ossa, Prandelli di ostia, che seleziona, archivia e cripta nella sua cripta attraverso il codice etico. Della Valle investe sul Cicatrene ad Alta Velocità e sul restauro del Colosseo perché è molto meno complesso dì quello del ginocchio di Pepito Rossi. Aulin, Steadman, Marin, Valtolin, il prossimo ritiro sarà sicuramente in Val di Non. Mentre Pasqual è un ragazzo della via Pal. E quello che più ama Il Bambi in una coppia sono gli scambi”.
 
Foco: “Anche Montella è uno scambista. Infatti, in passato, ha spesso scambiato Cuadrado per un attaccante. O almeno, l'ha fatto credere ad un bel po' di gente. Peccato ci sia cascato anche Juan. Ma queste sono cose da Svizzeri, quello strano popolo che se ne sta lì, solo soletto in un cantone. Sono sottigliezze tattiche dello spessore di un toblerone. Quello strano snack di cioccolato che ha nei frigobar il suo habitat naturale. Uno snack protetto, visto che quando lo mangi, gli albergatori ambientalisti te la fanno pagare cara. Uno snack da duty free, ovvero quel posto dove, ad ogni trasferta, Montella cerca di abbandonare Pasqual. Montella che quest'anno punta ad andare più avanti possibile in Europa League. Non tanto per portare a casa un trofeo, ma per avere più possibilità di andare in aeroporto”.
 
Pollock: “Svizzero? No, Novi. Quel magico novi che ci ricorda tanto Batistuta, il bomber. Mentre in molti sono rimasti più legati al bomber di Prandelli. Così tanto stretto. Uguale uguale a certi legami che non vogliono rompersi come ci succede invece  purtroppo ai legamenti. Quel magico novi che potrebbe diventare anche il falso novi. Cioccolato di merda cioè. Ruoli contraffatti dalla mala del Canton Ticino che finché non retrocede in B non può rimettersi a fare domotica e automazione domestica. BTicino che potrebbe anche diventare il nostro nuovo main sponsor. A Firenze cantiamo “Ona ona ona ma che bella rificolona”, in Svizzera invece “One one one ma che bel Toblerone”. Vincere l’Europa League è grasso che cola sulle nostre ambizioni. E per noi ogni giovedì sarà un giovedì grasso”.

Scritto a quattro ruote motrici con Foco che consuma anche poco
Titolo e foto di Foco




venerdì 12 settembre 2014

4 3 3 - 4 4 2 - 3 5 2 - Soprattutto 911

E’ stata una bella storia, un’emozione che ha la magia di rinascere sempre come la coda delle lucertole. Mi si è riacceso dentro il boxer 6 cilindri della passione. Il ricordo è sempre posteriore all’evento, proprio come quel motore ancora raffreddato ad aria. Un’ emozione che non si raffredda mai. Il vero amante del genere considera quel 6 cilindri raffreddato ad aria il motore per eccellenza, oggi quel meraviglioso suono viene replicato elettronicamente, e uguale nella storia e nella mitologia c’è stato solo il fascino della musica delle sirene per attirare i marinai, io non mi sono mai tappato le orecchie per non sentire, come invece ordinò di fare Ulisse ai suoi uomini. Il raffreddamento era ad acqua. I fari anteriori del modello 911, alti e tondi come certi culi, come quelli delle formiche rosse più aggressive, gli interni spartani, diretti come certe proposte indecenti di certe troiane. Mi piace raccontare la mia passione per questo modello che mantiene sempre una bellezza intramontabile. 911 che diventa 964 nella versione quattro ruote motrici, la mitica Carrera 4 che sarà sostituita nel 93 dalla 993 e nel 996 dalla 996. Numeri. Come il 433 piuttosto che il 352 o il 442, e ognuno avrà sempre il suo  schema preferito. Mi piace raccontare la mia storia con la 911 perché è una storia a lieto fine, romantica, che ha chiuso un cerchio e lasciato ricordi emozionanti. Diciamolo pure, è il mio vero scivolone, è il lato materiale del mio carattere che veniva fuori con la forza di 250 CV, anche se dentro c’è comunque tanto altro che non è affatto materiale, e anche se dentro c’era poco posto perché era un 2 più 2.  Le mie origini sono modeste, sia da parte del babbo che della mamma, il fratello di mia mamma mi ha fatto anche un po’ da babbo, tanto per dire che in famiglia si riciclavano anche i ruoli. C' è stato però un periodo di fortuna professionale che gli ha permesso di togliersi alcune soddisfazioni tra le quali anche la macchina sportiva. Sono cresciuto andando nel suo garage e girando intorno alla sua 911, che quando ero ancora bambino neanche sapevo essere un 2700 di cilindrata, poi diventato 3200 e infine 3600. Ho avuto l’imprinting. E così mi sono portato dentro la passione per quella macchina e per quelle forme sinuose. Per quella voce che proveniva da dietro. Una passione forte. Che non era una passione per le auto in senso generale. Era una sbandata per lei anche quando stava ferma. Poi sono cresciuto, lui è invecchiato ed è passato a macchine più comode come le Mercedes, per passare a momenti più scomodi come il fallimento dove le macchine te le portano via. Nel frattempo, la scuola, l’adolescenza, gli amori, il lavoro, la Rita, poi Tommaso e intanto anche la fortuna di poter realizzare quel sogno. Quel sogno e solo quello. Che non era solo materiale, ma una sorta di rivincita anche per chi nel frattempo se ne era andato. Consideriamo che la mia 911 la comprai nel 2001 ed era un auto del 90, l’anno che al Salone di Parigi fu presentata per la prima volta la Carrera 4 (964), colore di presentazione rosso. Era una rivoluzione da un punto di vista meccanico proprio perché per la prima volta presentava la trazione integrale. E non solo.. E’ per me il più bel modello mai costruito dalla casa di Stoccarda. Così l’ho cercata e l’ho trovata, proprio quel modello. Proprio quel colore, con 32.000 km originali, unico proprietario. Era nuova. Non ho dormito tutta a notte prima di andare a ritirarla. E’ una bella storia d’amore che anche se è finita è di quelle che non finiscono mai. Non ho mai acceso la radio, tenevo il vetro di guida due dita abbassato per sentire il rumore del motore. Poi alla fine l’ho guidata poco, ci avrò fatto 5000 km in due anni  prima di rivenderla. Non avevo tempo, ero sempre a lavorare e la potevo guidare solo il giorno di chiusura di quella mia attività. Ma l’importante non era guidarla, era sapere di averla in garage. Ed era una sensazione bellissima, difficile da spiegare. Devo dire grazie anche alla Rita, che ha sempre fatto il tifo per i miei sogni, lei che di macchine se ne è sempre fregata, e che dopo di questa ha avvallato l’acquisto di una che era addirittura due posti secchi mentre in famiglia intanto eravamo diventati tre. Mi sono ritrovato spesso in garage intorno a quella macchina, a guardarla così come facevo da bambino intorno a quella dello zio Franco. Pensieri, sentimenti, ricordi che si sono incontrati. E girandole intorno mi sono ritrovato grande. Da bambino spaurito ad adulto che si ricordava di quanto era spaurito quel bambino. E forse non è stata solo una storia materiale. No. non lo è stata affatto.


giovedì 11 settembre 2014

Laudrup di polli

Domenica riapre il Franchi e anche per questa stagione lo fa con una nuova veste che oggi riguarda la Maratona e lo spicchio dedicato ai tifosi ospiti. Un restyling studiato per rendere più confortevole la vita del tifoso costretto ormai da anni a vivere in cattività e senza  nemmeno più la “cassatina”. Anni trascorsi a sedere su gradoni scomodi quando ci arrivi, oppure a cercare di raggiungere il tuo gradone scomodo montando in capo a qualcuno che vive già  il suo disagio con gran dignità. L’intervento ha interessato soprattutto l’area del parterre che così finalmente avrà una copertura. Allo stesso tempo sono stati abbassati i vetri divisori. Tema questo che vede la Fiorentina in prima linea nel cercare di abbattere le barriere che dividono dalla passione. Finalmente la relazione potrà essere consumata senza la mortificazione di un preservativo di plexiglass che lascia intravedere ma toglie sensibilità. E non era nemmeno un preservativo antiriflesso. E’ stato fatto molto negli ultimi due anni per migliorare quello che era possibile considerati tutti i limiti strutturali e certi vincoli che a Firenze sono più dei vicoli. In attesa si spera di uno stadio di nuova concezione. Personalmente ci ho sempre tenuto parecchio al fatto che non ci fossero più le barriere e che potesse succedere, per esempio, quello che poi successe lo scorso anno quando Pasqual dopo un gol si gettò sui tifosi nel parterre di Tribuna. Insomma, sarò romantico ma a me piace abbestia, oltretutto la società ha fatto degli investimenti importanti per fare il lifting alla struttura, un passo pieno di acido ialuronico che ha reso molti tifosi però solo più acidi. Si, con la storia della pontellizzazione, e dei braccini esiste una parte di loro che è scontenta, inutile nasconderlo, e rumorosa marca il territorio della Rete. Oggi gira un documento dove si cerca di dimostrare quanto sia corta la lunghezza delle loro braccia e dopo l'esperienza del Colosseo si racconta nei dettagli l'uso sparagnino dei materiali, o addirittura la loro totale assenza come appunto a Roma dove al Colosseo non hanno messo nemmeno gli infissi e quindi c'è un gran riscontro. A Firenze dove si sono presi l'onere di restaurare la Venere del Botticelli,  gira una foto del restauro all'interno del giardino della Soprintendenza che ne evidenzia la scarsa qualità. Si sostiene cioè che il restauro della Venere sia un po' troppo conservativo, e che le barriere siano scomparse, come le pietre di piazza Signoria, finendo cioè in qualche loro azienda per delimitare l'area della mensa. Io comunque sono contento perché ho sempre avuto dei grandi problemi con le recinzioni e con tutto ciò che priva o limita la libertà di movimento. Forse sono rimasto scioccato dall’esperienza che ho vissuto da piccolo quando andavo a trovare lo zio Franco nella casa di campagna dove aveva tanti animali chiusi in recinti più o meno fatiscenti come lo stadio prima degli interventi. Poi la situazione precipitò con l’aumento dei furti dei polli. Non c’era contadino che non ne subiva e quindi tutti si ingegnavano per arginare il fenomeno attrezzandosi per scoraggiare i ladruncoli. Mio zio che non era un contadino pensò di essere più furbo di chi aveva le scarpe grosse e così collegò la corrente ad alta tensione alla rete del suo grande pollaio. Considerato che lo zio aveva appena il quaranta di piede piazzò vistosi cartelli che avvertivano del pericolo, sicuro così che avrebbe definitivamente risolto il problema. E fu così davvero, i ladri non si avvicinarono più e lo zio Franco si ritrovò un bellissimo allevamento di polli arrosto.

mercoledì 10 settembre 2014

Un giocatore moderno deve saper giocare in più ruoli

Non è un’esigenza che riguarda solo una squadra di calcio quella di avere in rosa due giocatori per ogni ruolo. Ci sono presidenti più facoltosi che hanno anche una doppia personalità, la cosiddetta personalità multipla che ha ispirato una macchina della Fiat. Poi c’è il doppio gioco che non riguarda solo lo stretto ambito dello spionaggio, ma anche le due fasi di gioco di una squadra, c’è il doppio passo anche se è un po’ vintage, il whisky doppio di chi deve dimenticarsi di aver comprato una Multipla, e perché no anche il raddoppio, si, quel passaggio rassicurante dal primo al secondo gol. “Du gust is megl che One” recitava la pubblicità di un gelato. Doppio come il senso di marcia di certe strade democratiche che ti permette di tornare indietro andando in tasca ai sensi unici così troppo fascisti, doppio senso che può essere allusivo e diventare triple sec là dove c’è una corsia d’emergenza. Doppio come un multinick o come uno che ci vede doppio dopo aver bevuto il whisky doppio per dimenticare la Multipla. Doppio come il vantaggio della Nazionale di Conte sulla Norvegia, Che sia una patologia o una scelta più o meno condivisa con l’altra metà della propria personalità, andiamo comunque verso una società che ci costringe a recitare sempre più ruoli. Non è più come una volta che uno nasceva e moriva ragioniere, oggi non è pensabile che una persona consegni pizze finché morte non lo separi dalla propria amata Margherita. Non a caso ci sono contratti a termine, pensati proprio per consentire alle varie personalità di esprimersi in maniera più variegata. Un tempo il doppiogiochismo era un fenomeno presente solo negli statali che avevano tutti il doppio lavoro. Se possibile quindi, un giocatore lo si cerca capace di ricoprire più ruoli, un arbitro capace di fischiare più rigori al Milan, le poppe non a caso sono due e non una sola centrale. Magari più grande. La vicenda Cuadrado ci aveva fatto due palle, non una o tre. Il segno di vittoria si fa con due dita, che non è un gesto volgare come quello fatto con uno solo. Ieri alla porta del Bambi in via della Chiesa ha suonato un extraterrestre. Era verde, piccolo come Marin, con le braccia lunghissime e indossava uno strano scafandro. Il Bambi mi ha raccontato non senza un’agitazione diffusa, che quell’esserino lo ha guardato e gli ha detto: “Non temere, fratello, io vengo in pace”. E allora con grande emozione l’ha fatto entrare in casa sua. Hanno parlato a lungo del futuro dell’umanità e del fatto che nella nostra galassia esistono altri mondi abitati. Si, anche Borgognissanti. Poi ha cambiato discorso e quello che gli ha detto non gli è piaciuto affatto. E allora l’ha cacciato. Questi rappresentanti di aspirapolveri le studiano proprio tutte per farsi aprire la porta.



martedì 9 settembre 2014

Il fascino del bianco e nero

Avete presente i vecchi film in bianco e nero, quelli con le immagini un po’sgranate e magari con i dialoghi fuori sincrono, hanno quel fascino che molti film di oggi si sognano. Tempo fa ero riuscito a scovare un canale che per tutto il giorno trasmetteva film di questo genere, e così, ogni sera, mi sono perso in storie che mi hanno fatto sognare e mi hanno regalato emozioni incredibili. Poi, grazie alla Rita ho scoperto che quel canale in realtà trasmetteva film moderni, e che molto semplicemente il mio decoder era da cambiare. Per dire che Fi.it venerdì mi ha scritto una mail, che alla luce dei problemi riscontrati col decoder mi sembrerebbe fuori sincrono, E così la Rita ha dato un’occhiata e mi ha detto che anche il server di posta non va  tutto questo gran bene. Fuori sincrono perché la redazione sportiva di Fi.it ripercorre la storia del nostro divorzio, a suo dire sollecitata da utenti che gli avrebbero segnalato che da più di tre anni non scrivo più a causa...si insomma, la causa la conoscete perché l’ho spiegata per l’ennesima volta anche nell’editoriale numero 1000. Dopo aver premesso di non spiegarsi come possa essere successa una cosa del genere, e se veramente quel mio commento non conteneva offese come ho sempre sostenuto, mi hanno chiesto scusa, invitandomi a tornare a scrivere su Fi.it. Non è mai facile chiedere scusa, non riesce quasi più a nessuno, e quindi mi sembrava giusto renderlo noto, scuse in bianco e nero oltretutto, perché fuori sincrono di tre anni, quindi con il fascino immutato dei film di una volta, scuse che fanno sempre piacere ricevere, come quelle cartoline che dopo giri incredibili arrivano a destinazione magari finendo in un servizio di una televisione locale. Non ho ancora risposto perché non so se aspettare tre anni, e non so se riuscirò a trovare ancora delle risposte in bianco e nero.


lunedì 8 settembre 2014

Ona ona ona...

Non potevo non ricordarla, perché l’ho tanto amata da piccolo e continuo a farlo anche oggi, mentre per mia sorella come per tutte le femmine era un giorno che finiva in lacrime. Ce la rifacevamo con loro e così bastava che la loro bellissima lanternina colorata venisse colpita da un pallino di stucco, per dimostrare la teoria che quella dei maschi aveva una vita più longeva. Eravamo piccoli cecchini armati di cerbottane che facevano la gioia del mesticatore di via de’ Serragli, la mia era il tubo in alluminio di un lampadario, ci divertivamo come matti nel tiro a segno di quelle splendide rificolone. Il Bambi che è sempre stato un esagerato non solo con le droghe, ricordo che non si limitava a colpire le rificolone, per lui il bersaglio era allargato anche a chi le portava in giro. Si sarebbero poi vendicate aspettandoci dietro l’angolo dell’adolescenza. E allora giù seghe. La festa della Rificolona del 7 settembre è un appuntamento immancabile per tutti noi fiorentini, la ricorrenza che scandisce l’arrivo dell’autunno, che per me come allora rimane un momento di spensieratezza, oggi la festeggio e l’apprezzo in altro modo. Una spensieratezza un po’ più torbida. Ma la festeggio sempre come ho fatto anche ieri. Le sue origini risalgono a prima dell'800, quando i contadini scendevano in città per festeggiare la natività della Madonna in Santissima Annunziata, e vendere i loro prodotti agricoli sotto il loggiato. Come oggi succede quando andiamo a Gardaland per cercare di scansare le file, così per assicurarsi una postazione vantaggiosa alla fiera, partivano dalle loro abitazioni in piena notte, utilizzando delle lanterne appese in cima a dei bastoni, per illuminare il cammino. Il termine “rifiholona” sembra derivi infatti da fierucola, ovvero una fiera di scarsa rilevanza. In base ad altre interpretazioni, la parola avrebbe a che fare con lo spirito goliardico e canzonatorio tipico di quelle fave che siamo noi  fiorentini. Le contadine che giungevano in città avevano spesso un aspetto goffo e trasandato, e questo naturalmente era motivo di scherno da parte dei cittadini di Firenze, che usavano appellarle come “fierucolone”. La desinenza colone o culone, unita al prefisso “fiera”, divenne così un modo per riferirsi a queste donne trasandate e dai floridi posteriori. L’espressione, poi evolutasi nel tempo in rificolona, andava così a indicare una persona giunonica e sempliciotta. Per questo l’amo ancora, un tempo mi ci perdevo dietro per spararci lo stucco, oggi a quei giunonici didietro sparo le mie ultime cartucce.