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sabato 31 dicembre 2016

E' tempo di bilanci



E’ il giorno dei buoni propositi, delle richieste importanti, e visto che la pace nel mondo dovrebbe aver raggiunto già il sold out mi limiterò a chiedere una frittura di paranza che è tanto che non ne mangio una buona. Così almeno non spreco un desiderio. Sospettando poi che sarà notte di forti rumori il mio appello accorato è quello di tenere gli animali al riparo dal concerto di Mengoni. Fosse per me vieterei allo Stato anche di vendere i BOT. Poi da buoni italiani so che continueremo a discutere animatamente su questo blog dicendo esattamente la stessa cosa ma con parole diverse, mentre il Bambi ci tiene a sottolineare l’importanza della prevenzione, da quando ha conseguito il diploma speciale per fare le mammografie con la lingua è diventato molto più sensibile all’argomento. Personalmente auguro a tutti di mettere del vetro zaffiro sui risultati della Fiorentina ancora in bilico in modo da evitare i graffi nei minuti di recupero sul quadrante della passione. Stasera farò come Bastianich e mi presenterò a casa di Furio con la forchetta nel taschino della giacca, mentre per le cose di tutti i giorni spero che nel 2017 si faccia qualcosa di più concreto, penso agli Autogrill e spero che si affronti seriamente il problema degli asciugamani elettrici, perché purtroppo il rumore non asciuga. Nel 2017 qualcuno mi spiegherà anche l’utilità dei climatizzatori bizona delle auto moderne. Se nevica a Catania siate pur certi che il 2017 sarà finalmente l’anno buono per vincere qualcosa,  e la Fiorentina non potrà nemmeno essere considerata una sorpresa dato che è morto l’inventore dell’ovetto Kinder. Ormai è tempo di bilanci, e mentre rovistavo da un vecchio rigattiere Diladdarno cercando tra le cose da salvare di quest'anno, ho trovato un prezioso manuale dove ogni coppia di poppe esistenti in natura viene descritta con una parola.

venerdì 30 dicembre 2016

La graduatoria


Almeno di una classifica si dice contento il Bambi, gli hanno comunicato proprio ieri che nel 2016 è finalmente rientrato in una di quelle di Forbes, e così farà parte delle 100 persone meno influenti del mondo. Il riconoscimento è stato accompagnato da una dedica di Damato: “La vita è una merda ma il paesaggio è meraviglioso”. Io punto invece a quella che più ci interessa e ci accomuna, con l’obiettivo massimo di vincere un trofeo tra Coppa Italia ed EL. Del resto la vita è piena di eventi inspiegabili, non so se vi è mai capitato che vi puzzasse una sola ascella. Per il cenone di Capodanno molte e interessanti le proposte, per tutte le tasche, da quella di Cracco a 1500 € a Venezia con giro in gondola compreso, alle più tradizionali cene in casa tra amici in regime di fair play finanziario, tra tutti emerge però la Caritas che con 500 mila pasti in più negli ultimi 3 mesi è quella che fa più coperti. Intanto l’oculata gestione societaria in contrapposizione all’ambizione dei tifosi Viola che invece pretendono di vincere, sono il manifesto della coppia in crisi che più ha caratterizzato il 2016. Nella vita di tutti i giorni una incompatibilità di carattere così accentuata la ritrovo solo nel Centi e la Bitossi. Stanno insieme ormai da una vita, abitano a un terzo piano senza ascensore di via del Campuccio. Scale strette, consumate, pericolosissime in discesa, odore di mangiare. Lui indossa t-shirt di resa che lo raccontano fin troppo bene a seconda di quello che vuole comunicare, “sex & drugs e Prostamol” è quella che ha indossato per andare in farmacia dopo che il dottore gli ha letto i valori del PSA, lei invece continua a misurare l’amore ricordando alle amiche più giovani un suo vecchio criterio di valutazione. Per la Bitossi insomma se lui non te l’appoggia ogni volta che ti chini non è amore. Mentre il Centi da quando gli si è rotto il cavalletto, al massimo appoggia la bicicletta al muro di casa. Ci sono serie probabilità comunque che il 2017 ci porterà una vittoria importante perché ‘sta volta mi sono mosso in largo anticipo, nel ‘82 infatti lasciai che girassero Blade Runner e così alla fine ci è passato lui alla storia, ma ad oggi ancora nessuno ha fatto niente nel 2017. Siamo primi almeno in graduatoria.

giovedì 29 dicembre 2016

Daspo al marchesino

A questo punto sono proprio curioso di sapere se il primo a rovinarmi il nuovo anno sarà uno del Pescara. Capiremo già da quella partita se il 2016 sarà stato un “periodo” NO, oppure un NO periodico. Il 2016 che non cominciò affatto bene, ricordo che l’apparenza m’ingannò da subito, la mattina del primo dell’anno li vidi in giro fianco a fianco, si capivano con uno sguardo, si lanciavano occhiate d’amore, non lo dico per gelosia ma non voglio più ciclisti di merda davanti a me come primo rallentamento del 2017. Come se già non bastasse il mercato di gennaio, una sorta di cena al buio con gente della quale non è poi così facile fidarsi, e che alla fine diventa una partita a scacchi dove se si paga alla romana si deve aver mangiato più degli altri (concetto tipico dell’entroterra ascolano). Sarò anche banale ma le festività sono i periodi dove si sentono di più le mancanze. Si, anche quella da una Coppa Italia. E intanto vedo famosi esperti di calciomercato in perfetta sintonia con i nostri giornalisti di punta vivere come in una pubblicità di profumi; praticamente senza capirci un cazzo. Ma grazie al Viola Club Nobili Decaduti Fiorentini finalmente ho capito perché in Italia si interrompe il campionato tra Natale e la Befana mentre in Inghilterra al contrario diventa un’occasione importante per frequentare gli stadi proprio grazie al tempo libero da dedicare alla propria passione. La Nobiltà Viola con sede in Borgo Tegolaio, anche se decaduta ha ancora una certa influenza in FIGC, da una parte ha protestato ufficialmente contro la Digos che ha daspato il rampollo di una famiglia in vista per aver imbrattato il muro della casa del Capo della Polizia, secondo loro come ritorsione dopo che non gli era stato permesso di entrare allo stadio con la cintura di coccodrillo (poi sparita), dall’altra oberata dal calcio spezzatino ha chiuso il Viola Club lasciando un biglietto che lascia pochi dubbi: “Ce ne andiamo a Capvi, non a Cavpi, perché la Cuvva Fevvovia è scomoda e abbiamo bisogno di velax”.

mercoledì 28 dicembre 2016

I' corniciaio


La magia che solo in San Frediano riesce a mescolarsi al quotidiano l’ho ritrovata tutta nell’approccio del Bambi che per Santo Stefano ci ha provato con una delle Caldine grazie a un classico del nostro modo d’imbroccare: “che occhi grandi che hai”, mentre lei priva della magia tipica della fiaba d’Oltrarno rispondeva con qualcosa di molto più metropolitano (studia infatti alla Bocconi); “ho appena vomitato”.  Certe storie nascono proprio in maniera strana, lei a bocconi su una vespina tre marce e lui a spingerla da dietro. Adesso capisco anche meglio perché certi tifosi Viola delle Caldine hanno gli occhi così sgranati dopo aver assistito inermi alle giocate di Tello. San Frediano del resto è terra di poeti stilnovisti che hanno sempre considerato sciare all’Abetone con la neve sparata, alla stessa  stregua di leccare una passera con le mutande. Tutti cristiani praticanti fino a quando non si rompe la caldaia, o fino a quando Salcedo non decide di entrare a maiale su Mertens. Sulla riva sinistra dell’Arno quando si chiede chiarezza non si usano striscioni da affiggere nella notte ai cancelli di Boboli, ci accontentiamo di sapere dove va a finire il buco della ciambella fritta una volta ingerito. In Oltrarno la chiusura lampo viene considerata pratica mentre il bottone poesia. Siamo gente d’appetito. Gente d’appetito che non si fa i cazzi suoi. Per questo le ho viste correre per le strade di San Frediano ieri mattina, appesantite, stanche e con il senso di colpa che rideva sopra di loro. Mi sono sembrate un quadro di Botero da portare dal corniciaio dello Srducciolo de’Pitti, che guardando la tela non le ha considerate nemmeno ingrassate, per lui  le donne di San Frediano dopo le feste hanno solo maggiore superficie palpabile. Quel filo conduttore che all’inizio ho chiamato magia ha da sempre connotato il nostro spirito del Natale, passato presente e futuro secondo il Pileggi (dottore di famiglia) hanno in comune i trigliceridi alti.

martedì 27 dicembre 2016

Corvino come Balù nella giungla del mercato di gennaio



Per compensare, nel 2017 non dovrebbe morire neanche l’arbitro Damato, o forse per gli artisti gli anni vanno contati come per i cani. Adesso però c’è il mercato di gennaio e c’è da capire se Kalinic si lascerà tentare dai soldi dei cinesi, c’è da capire se Cognigni d’accordo con Sousa ci presenterà Zarate come un nuovo acquisto, e se alla fine Badelj se ne andrà veramente. Si, a gennaio bisogna prendere sempre delle decisioni importanti, io lo faccio basandomi sull’istinto, mi è capitato infatti di mettermi il giubbotto, prendere le chiavi della macchina, accingermi a spegnere la televisione, poi di vedere il promo del “Il libro della giungla”. Ed è stato subito pigiama. Una ringambata tipica alla Mammana. Ma in un mondo dove dilagano i mantra motivazionali ho paura che se Kalinic rimarrà, Sousa andrà avanti fiero con il suo strano concetto di “turnover basculante”, spremendolo in partite a risultato ampiamente acquisito, e risparmiandolo in quelle dove invece è ancora incerto. Altre riflessioni; la classifica deficitaria e un allenatore che a giugno se ne andrà, confuso non solo per quanto riguarda il turnover, sperando che abbia capito almeno qual è il nome tra Felice e Natale, prima di essere ancora frainteso. L’italiano è una lingua difficile, basta una virgola e cambia il significato di una frase, dici “no basta sennò ingrasso” e ti viene risposto di mangiare e stare zitto perché non s’ingrassa da Natale a Capodanno ma da Capodanno a Natale. Intanto il Bambi che è un po’ scaramantico dopo la morte di George ha deciso di buttar via una vecchia chitarra acustica, e anche il karaoke, dice che non si sa mai. Già è preoccupato perché ha il conto al Monte dei Paschi, così quando durante le feste ha visto che persino il cugino faceva lo stronzo mentre teneva la banca al Monopoli, ha capito che le banche non possono fare il suo bene. Chiudo con le cose che non mi sono piaciute nel 2016; prima tra tutte la formazione di Genova, mentre gli Wham mi facevano cagare già da molto prima che arrivassero i Della Valle.

lunedì 26 dicembre 2016

La nonna del Bambi non scherza


Quando ci sono i bambini rivivi davvero certe delusioni forti che ti hanno segnato, quando non c’erano le pile nel regalo e il babbo diceva “forse ce l’ho” e invece erano di un altro tipo, peggio c’è solo il gol di Gabbiadini al novantaquattresimo. E’ stato proprio dopo un pranzo di Natale che tutto ha avuto inizio, la gente ha cominciato con una passeggiatina digestiva e così oggi il pellegrinaggio a Santiago de Compostela è diventato un vero e proprio fenomeno di massa. Non so voi ma io per fare una foto elegante del Natale da mettere sui social ho dovuto aspettare che il Bambi fosse andato in bagno, perché lui si mette la tuta anche per le feste. E forse ogni tifoso Viola vorrebbe morire proprio ascoltando l’inno della Fiorentina, un pensiero che mi è venuto dopo aver saputo della morte di George Michael proprio per Natale, un po’ come se il nostro Riccardo Del Turco morisse a luglio. E poi ho pensato anche che quest’anno potremo unire l’utile al dilettevole per il mercato di gennaio, visto che ci manca un difensore d’esperienza e probabilmente non tutti avranno ancora digerito, allora chi meglio di Brioschi? Alla fine la nonna del Bambi ha preteso che mangiassimo tutto, e coi tortellini avanzati ha voluto che facessimo i segnanumeri per la tombola.

domenica 25 dicembre 2016

Auguri Diladdarno



Se a Natale dobbiamo essere tutti più buoni, non me ne vorranno i vegani, saremo anche meno digeribili. Così potrò confessare che mi è piaciuto il tunnel di Alex Sandro a Suso. Forse era  fatto col burro. E forse tradirò il gianduiotto della Caffarel con quello della Domori. Così ti ritrovi con le brutte compagnie anche per Natale,  malgrado le raccomandazioni della mamma mi accompagnerò con una magnum di Fonterutoli, e alla fine non sarò silente, Bernardeschi potrà sembrarmi più forte al tiro anche di Larrondo. Col Fonterutoli confesserò il lato più Grinch di San Frediano che ha visto alcuni dei bambini che sono in me mandare letterine minatorie a Babbo Natale. Un Natale molto religioso quello che vede il Governo creare in soli sette giorni 20 miliardi di euro per salvare MPS. Un Natale dove si festeggia la fine della Salerno-Reggio Calabria ma non ancora il terzo scudetto. La crisi non esiste, gli alberghi sono pieni. E In un 2016 nel quale Natale e Capodanno cadono di domenica anche Salcedo non poteva esimersi dal far cadere Mertens nella nostra area di rigore a 30 secondi dalla fine. Il Bambi vi manda gli auguri mentre con le dieci sciarpe che gli hanno regalato sostiene di poter evadere da Sollicciano unendole, dopo averli uccisi. Come portavoce del blog mi sono sentito in dovere di chiedere a Babbo Natale di portarci una coppa, e se fossero finite perché c’è sempre una forte richiesta, almeno un piazzamento Champion. Non ho il camino, spero che ce la faccia lo stesso dal termosifone.

sabato 24 dicembre 2016

L'esigenza di Fiorenza


La nostra è semplicemente un’esigenza, a Firenze abbiamo bisogno del talento cresciuto nel vivaio, ci alimenta la passione. Il sanfredianino che solitamente esagera ne ha anche un’altra, quella di avere  accanto una compagna per superare la difficoltà di abbottonare i polsini della camicia. Ma queste sono esigenze conosciute solo Diladdarno.  Mentre in città ci si lamenta sempre un po’ perché i campioni alla fine se ne vanno, certo a sentire come in molti hanno già attivato la modalità “deprezzamento”, se potessero anche i canditi se ne andrebbero dal panettone piuttosto che farsi mangiare da persone che tolgono i canditi dal panettone. Per Natale adesso il rischio più grande però è il crampo da sorriso fasullo, e si teme per Kalinic anche se a Genova è stato fortunatamente salvaguardato. Comunque se non ce la facessimo  a salvare Kalinic dal crampo, possiamo considerarci soddisfatti di essere riusciti a salvare almeno il Monte dei Paschi. Mentre in Supercoppa  si fa male Alex Sandro ai flessori perché Allegri non fa turnover  intelligente come Sousa, e poi perché Marchisio perse una palla sanguinosa nella primavera scorsa. Siccome anche il Bambi è un po’ deprezzatore è giusto dire che questo tipo di tifosi Viola sembra tremendo, ma in realtà è quello più propenso a perdonare chi procura calci di rigore a cazzo di cane quando bastava temporeggiare per portare a casa la vittoria, sembrano cattivissimi come certi terroristi che poi muoiono e nello zainetto si trovano i biglietti del treno regolarmente obliterati.  La notizia di giornata comunque non è la vittoria in Supercoppa del Milan di Montella, ma che tra i vari Federico è Zampaglione quello che ha il Tiromancino migliore.

venerdì 23 dicembre 2016

Il tifoso Viola è ipocondriaco e soffre


Per certi tifosi Viola la fortuna di avere in squadra un talento straordinario come Bernardeschi è per assurdo che sarà difficile da trattenere come dice Poletti. Si, così soffriranno poco per i palloni persi magari anche in allenamento (la foto mostra un errore di Bernardeschi in allenamento a ottobre, ma che Salcedo da sudamericano sveglio già ne capisce la gravità, sarà grazie a un domino di eventi pazzeschi, non ultima l’influenza a Ilicic, a causare il rigore di ieri), quelli più terribili, perché causano movimenti innaturali alle caviglie dei difensori soprattutto sudamericani che poi nelle partite successive a scelta, a seconda cioè a chi si vuole dare la colpa, condizioneranno la prova dei vari Mammana, che così procureranno rigori da polli tipicamente e rigorosamente italiani a 30 secondi dalla fine. Il tifoso Viola si sa, è  ipocondriaco, soffre i giocatori di talento e qualità, specie se italiani, e anche la prestazione di Chiesa non viene apprezzata perché il tifoso Viola è anche ateo e bestemmia di calcio. Per tutti gli altri la Fiorentina invece si ritrova, gioca una partita tutta cuore rischiando di vincere contro un avversario non proprio facile. Tutti gli altri godono della nostra migliore gioventù. E godono di più perché è italiana e viene dal vivaio. Le due minchiate difensive di Tomovic e Salcedo purtroppo ci privano di una vittoria che avevamo ormai a portata di mano dopo essere riusciti a rimontare ben due volte e a passare in vantaggio con un gran gol di Zarate sempre su magnifica idea di Bernardeschi. Questa partita secondo me dimostra che la squadra ha dei valori che non è riuscita del tutto ad esprimere, Chiesa e Bernardeschi sono un merito di Sousa, mentre per altre cose non mi sento di condividerne le scelte. Zarate oscurato per mesi è una, Cristoforo inutilizzato, fino ad arrivare all’assurda formazione di Genova. Diciamo così, è Natale e almeno io, forse addolcito da un panettone di pasticceria marron glacés e crema gianduia, mi sento di poter chiudere un occhio quando uno fa uno cazzata (Salcedo, Tomovic, Sousa), ma quando invece uno la dice non serve a niente chiudere un orecchio.

giovedì 22 dicembre 2016

Un film mentale



Sulla partita di stasera non mi faccio solo dei film mentali mentre scorrono i chilometri, mi faccio anche delle recensioni di merda. In una scena di uno di questi c’è Sousa che però ha la voce di Giachetti e le sembianze di Fassino mentre risponde in sala stampa di essere molto soddisfatto malgrado la sconfitta. Niente di nuovo circa le supercazzole, se non fosse che il regista, con questi rimandi ci vuole dire, specie mostrandoci un Sousa così magro come il sindaco di Torino, che il portoghese ha la faccia come un osso sacro. In questo film i giovani tendono a restare in Italia per turismo e vanno all’estero per lavoro. Tello indovina una partita. E visto che ieri era la giornata più corta dell’anno il regista ci mostra Dries Mertens che non si è tolto nemmeno il pigiama. Nell’Inter entra Gabigol, mentre Hagi è sparito e viene ricercato dai tifosi come se fosse un pakistano. Un mondo dove l’influenza è senza febbre e la carbonara senza uova. E la fata dei dentini lascia degli strani foglietti sotto il cuscino chiamati voucher. Anche il ponte alla Carraia non mi sembra più lo stesso. Verso la fine un bel primo piano di Sousa, siamo nella conferenza stampa del post partita, la sua modernità di pensiero ci farà vergognare, quando rivolto a noi che pensiamo sempre alla classifica dirà: “per Natale non importa vincere, basta il pensiero”.  Finito il film mentale all’altezza di Rovereto sud finalmente ho visto una stella cadente e ho subito pensato di esprimere un desiderio circa la partita di stasera, ma sempre la stella mi ha detto di non farlo perché non era caduta ma l’avevano spinta.

mercoledì 21 dicembre 2016

Ve li do io budget e obiettivi


Ieri parlavamo di cover de “Il Volo”, che non sono certo i soli a riproporre versioni nuove, anche Bobo Giachetti si è rivolto a Speranza con un classico di Natale rivisitato per l’occasione: “hai la faccia come il culo”, insomma, il trailer del nuovo “Cul metal Giachett”. Stamani anche se sono partito presto per Mules ho fatto comunque in tempo a catechizzare la Rita sul fatto che dovrà rispondere a tutte le telefonate sempre con lo stesso refrain: “Sto mettendo a posto le sciarpe di Gianni, ne ha troppe”. O vediamo se così riesco ad arginare il fenomeno. Lascio a casa un Bambi in piena crisi esistenziale perché con i fatti successi in politica nelle ultime settimane, più ancora delle sconfitte Viola, si rende conto di essere uno dei pochi ad avere solo la terza media, non aver avuto nessuno ad insegnargli che rubare è un reato, e allo stesso tempo non essere diventato un ministro. Spero solo che i 5 milioni che Diego Della Valle ha stanziato ad Arquata del Tronto, distraendoli probabilmente dal mercato di gennaio non causino malumori tra i tifosi. Già mi sembra di aver capito che il problema per noi adesso è quello di trovare motivazioni, sperando in nuovi Mammana che tengano conto che nel frattempo c’è stato un terremoto e che c’è da costruire una nuova fabbrica, e che se proprio vorranno indossare la maglia Viola dovranno ridursi lo stipendio. Che c’è bisogno di trovare nuovi obiettivi. Io per fortuna ho le idee chiare, ho messo a budget 2.380 € per comprare Parco della Vittoria. Poi conquisto la Kamcakta. Siamo in ballo, balliamo (NO trenini).


martedì 20 dicembre 2016

Un'umanità divisa tra i vantaggi della tramvia e gli svantaggi dei viali intasati


Malgrado il rendimento dei Viola in questo periodo il mattino ha comunque il pandoro in bocca, e poi i primi segni di esaurimento nervoso sono tutti nella canzoncina che fischietto alle sei di mattina; “l’antipiretico magnifico”. E nel mio esaurimento non c’è solo la Fiorentina con Zarate falso nove, c’è soprattutto la consapevolezza che a nessuna donna piacciono i baffi, e che te li fanno tenere per farti credere che decidi qualcosa. Il più classico esempio è a casa Buffon dove comanda la D’Amico. Mentre difendo la piena autonomia di Tata che decide in proprio quando uscire a vuoto. Poi ti accorgi non tanto di aver sbagliato nel credere in Paulo Sousa, quanto invece che Zsa Zsa Gabor fosse immortale. E a questo punto se uno mi chiede che cosa vorresti salvare di questo 2016, visto l’arrivo del Napoli di Dries Mertens, dico la faccia. La Fiorentina purtroppo sembra aver definitivamente smarrito quell’effetto sorpresa che per un po’ ha ricalcato l’effetto simpatia dei Babbi Natali appesi ai balconi ormai però finito da più di 10 anni. Devo dire che non bastava la formazione di Sousa a Genova, purtroppo la storia è costretta ad annoverare anche l’omaggio de Il Volo ai Queen con “Somebody to love”, e prima o poi l’umanità pagherà per tutto ciò. Un’umanità divisa tra Kalinic in panchina e Zarate esaltante prima punta. Un’umanità sempre in lotta tra le foto hackerate della Leotta e una vittoria di prestigio al Fuorigrotta. Divisi tra chi è costretto a bruciarsi i polpastrelli per eliminare le impronte digitali che lo condannerebbero al sicuro riconoscimento, e quelli che compilano la classifica marcatori e danno la caccia agli specialisti dagli undici metri. Umanità divisa tra chi vuole cominciare la partita attaccando verso la Ferrovia per tenersi l’assalto verso la Fiesole nel secondo tempo, e chi invece se ne fotte perché tanto in streaming fa fatica anche a riconoscere il pallone. Divisi tra tifosi ecologisti e no, dove per NO intendo quelli che esigono campioni, mentre gli ecologisti preferiscono i bidoni per fare meglio la differenziata. E poi e soprattutto un’umanità divisa tra quello che compra un olio extravergine buonissimo a un prezzo basso da uno che conosce, e quello che lo vende.

lunedì 19 dicembre 2016

La amo malgrado Tello


Solo l’alluvione del ‘66 è stato più dannoso di Tello nel triste primo tempo della Fiorentina a Roma. Si salvano aggrappandosi alle spallette della sufficienza solo Sanchez e Oliveira. Il rigore inventato arriva addirittura  in pieno recupero proprio a sottolineare la tristezza di cui sopra.  Due i tiri in porta in 45 minuti, entrambi di Bernardeschi. Secondo me Sousa dovrebbe cominciare a fare un po’ di autocritica su Tello, come Renzi, e lo dico per quelli che amano fare la settimana bianca perché così potrebbe nevicare e ce n’è tanto bisogno. Con Sanchez abbassato al posto di Tomovic e l’ingresso di Cristoforo si riparte giusto in tempo per guadagnare il rigore. E qui la tristezza ti entra dentro fino alle ossa dopo che Ilicic raschia dal dischetto le muffe di una prestazione che ha tutte le caratteristiche più maligne tipiche dell'umidità da risalita. Mettere Cristoforo al posto di Badelj evidentemente era una soluzione troppo semplice. Poi malgrado Tello abbia cercato di non far segnare Zarate sbagliando il facile assist, l’argentino se n’è altamente fregato e ha segnato lo stesso accorciando da una parte e aumentando i rimpianti per il rigore sbagliato dall’altra. Un’altra Fiorentina con Bernardeschi capitano, partita di grande personalità la sua, e con De Maio migliore del reparto arretrato. Da questo secondo tempo risulta incomprensibile come non abbiano trovato più spazio Zarate e appunto De Maio. Quando mancano solo 10 minuti alla fine Sousa causandosi probabilmente un’ernia per lo sforzo sostituisce Tello inserendo Chiesa. Poi arriva il terzo gol della Lazio viziato da un fallo su Zarate. Alla fine la frustrazione prende il posto della tristezza, poi la vittoria del Palermo a Genoa (che gli rifila 4 gol) aumenta ancora di più il rammarico per lo scempio compiuto da Sousa con quella formazione senza senso. Una linea sottile quella tra tristezza e frustrazione, la stessa che in questo periodo c’è tra addobbi natalizi e anelli di Saturno. Lo so che sono troppo duro a insinuare che Sousa ogni tanto possa commettere dei lievi errori, e poi quando invece c’è da superare l’auto dei Vigili Urbani che va a 30 all’ora me la faccio sotto. E solo perché non ne abbiamo uno altrimenti darei volentieri la colpa al maggiordomo. Ma io La Viola continuerò ad amarla malgrado Tello, solo la Rita ha più diritti della Fiorentina, e infatti la lascio dormire dalla parte del caricabatterie.

domenica 18 dicembre 2016

Quando



Mi ha fatto tanto male il gol di Higuain, mi ha fiaccato più dell’influenza. Vedi vincere la Juve e ti viene voglia di dire basta, di fare come Mina e di rifugiarti in un eremo. Anche se quando l’ho detto al Bambi lui non l’ha presa come un ipotesi di ritiro dalla vita sociale, più che altro un invito a mangiare di tutto.  Insomma, le vittorie della Juve ti tolgono i sentimenti, Mi passa davanti tutta la vita come un film e mi ricordo l’odore acre dei fumogeni contro l’Andelecht in curva Fiesole, quando il bancomat più vicino era il reggiseno della nonna. Quando bastava il potere consolatorio del Kinder Pinguì. Quando ancora non dovevo millantare nessun titolo di studio perché andavo fiero del Battesimo. E poi nemmeno Batistuta era laureato. Quando ancora non mi chiedevo quanta merda ci fosse  sotto il ponte di Baracca. Quando non c’era ancora il problema dell’olio di palma ma esisteva ancora l’eccitante freschezza di Fa il primo bagno schiuma al Laim dei Caraibi. Quando ancora non esistevano studi di statistica sulle coppie andate in crisi per colpa dei venditori di rose. Quando le nonne non erano costrette a mettere il WiFi in casa per farsi venire a trovare dai nipoti.  Quando Don Mazzi non era ancora pronto ad accogliere Marra. Si, un gol di Higuain può innescare tutti i rimpianti rimasti ricacciati maldestramente nell’inconscio, per fortuna però oggi c’è una cosa che prima non c’era, c’è Telethon (facciamo una donazione al 45510) una fondazione che finanzia la ricerca sulle malattie genetiche. Ed è proprio grazie a loro che oggi c’è l’antidoto ai gol di Higuain. Quelli di Kalinic, sempre se Sousa non lo manda in panchina per preservarlo dalle malattie genetiche agli adduttori. E ora torno a letto.

sabato 17 dicembre 2016

Un falso problema


In merito alle polemiche sui titoli scolastici dei nostri politici (capiremo tra un po’ se la Fedeli ha terminato almeno l’asilo), posso dire che non saranno sempre delle cime però in compenso sono onesti. Si dice che stia nascendo un nuovo soggetto politico che si chiamerà Movimento 5 bustarelle. Discorso che invece non vale per Sousa, malgrado la formazione (non scolastica) di giovedì sera, lui almeno una volta in cima (alla classifica) c’è stato. Anche se adesso dovremo affrontare un tratto di strada per l’inferno lastricata di formazioni con Zarate prima punta. Spero che contro Lazio e Napoli lo riproponga in modo da far riposare Kalinic, una sorta di scivolo come quello per la pensione da attaccare alla sosta di campionato, perché il dilemma è “meglio avere un gran centravanti ma non farlo giocare dopo una doppietta esaltante per non rischiare l’infortunio muscolare, oppure farlo giocare e far rischiare alla squadra avversaria di subire un infortunio sotto forma di doppietta?” Che equivale un po’ al dilemma del Bambi “meglio il carcere con sesso tre volte alla settimana o la libertà senza sesso?”. Secondo me questo alla fine è solo un falso problema, le formazioni sbagliate,  Mammana rimasto bloccato per traffico tra Pero e Cormano, il vento forte a Caianello, Damato, e a questo proposito la chiusura dello stabilimento di Imperia della pasta Agnese. Perché il problema vero è per tutti coloro che dovranno laurearsi, sposarsi, trovare casa, avere figli, vincere il terzo scudetto, tutto entro la cena di Natale con i parenti gobbi. Io sono l’ultimo poi che può fare la morale al Ministro dell’Istruzione senza laurea e senza Maturità, visto che quando vado in giro per cantieri mi lascio chiamare ingegnere senza mai smentire, mentre ho fatto solo un corso di antennista su Scuola Radio Elettra. Chiudo col dire che anche la divisione leccavalliani-antidellavalliani è inopportuna in una fase storica nella quale le divisioni dovrebbero essere per cose molto più attinenti alle feste di Natale, e a tutti quelli a cui non piacciono i canditi nel panettone rispondo che a me non piacciono le barbabietole.

venerdì 16 dicembre 2016

Formazione astrousa



Invece del senno di poi di cui sono piene le fosse che costeggiano la statale del Brennero da Bressanone a Vipiteno, c’è la partita a spiegare benissimo come mai non faccio l’allenatore di calcio. Perché io uno come Kalinic lo farei giocare centravanti. E questo permetterebbe a Zarate di giocare in un ruolo a lui più congeniale, e quindi di esprimersi per quello che vale. Ma che cosa ne so io di formazioni e di tattica. E che cosa ne so io di come si fa a snaturare una squadra con così tanta ambizione da perdere persino le motivazioni per un intero girone di ritorno. Per esempio non avrei mai aspettato così tanto ad inserire Ilicic, mi sarei fatto prendere dall’ansia della rimonta mentre la squadra non aveva certo bisogno di recuperare un gol di svantaggio. Io non avrei mai affrontato la partita con una formazione infestata di difensori e centrocampisti, solo con un disperato là davanti che non ha come caratteristica migliore quella di lottare con intere difese avversarie, difendere il pallone e far salire la squadra. Io avrei fatto una formazione molto più coraggiosa, non a caso prendo le fette di salame mentre ancora lo stanno tagliando perché il desiderio di salame è più forte della paura del coltello. Un allenatore professionista invece deve calcolare tutto con invidiabile freddezza e lucidità, si anche l’inserimento di Tello a 2 minuti dalla fine, e l’affettato compra di quello già in vaschetta. Prima di questa partita erano solo due le cose a terrorizzarmi, adesso invece, dopo la morte e le donne struccate devo aggiungere anche Tatarusanu, Salcedo, Gonzalo Rodriguez, Astori, Milic, Sanchez, Badelj, Vecino, Olivera, Bernardeschi, Zarate (a proposito di quella cosa di cui son piene le fosse sulla statale 12, che non mi piacesse questa formazione l’avevo scritto prima ancora che Sousa la partorisse). Almeno se avesse fatto come a Milano con Perez e avesse fatto esordire Maistro. Rammarico che si aggiunge al cartellino giallo di Badelj e alla consapevolezza che probabilmente Zarate ci è stato sottratto indebitamente. Ma non sono neanche un dottore, non solo non sono un allenatore, perché se Sousa accusasse forti emicranie tenderei a tranquillizzarlo dicendo che i suoi non sono mal di testa ma dolori di crescita del cervello. Perché la sconfitta di Genova è chiaramente figlia di scelte cervellotiche della crescita. E’ chiaro, per non dire bianco come lo yogurt che esce dallo stabilimento Mila. Purtroppo, e specie proprio dopo questa sconfitta i dolori li ho io ma da un’altra parte, menomale che dopo la partita il mio posto preferito dove andare a consolarmi era aperto per turno, così mi sono avvicinato al bancone, l’ho fissata con gli occhi di chi soffre veramente e gli ho chiesto il solito. E’ stato allora che la farmacista mi ha dato la Preparazione H.

giovedì 15 dicembre 2016

Il segreto del Goretti


Magari sbaglia più Gonzalo ultimamente, ma sulla giostra degli errori è sempre Tomovic quello a prendere il fiocco e a vincere il giro successivo. Malgrado alcune volte non ci sia neanche salito. Mentre per il presepe il Bambi sembra aver dato retta a Red Ronnie e alla Brigliadori, non vaccinerà Gesù Bambino, e intanto avvicina ogni giorno un po’ di più i Re Magi alla Capannina di Franceschi. Ha tolto addirittura le palme per via della campagna d’odio contro l’olio e ci ha piantato della soia. Mia mamma mi telefona mentre sto andando al Brennero, un po’ il vivavoce un po’ la scarsa digeribilità dei regolamenti, sta di fatto che ha avuto qualche difficoltà a capire che stasera si ricomincia dal 28° del primo tempo, che possono giocare anche non necessariamente gli stessi che avevano giocato nella prima mezz’ora, dell’orario invece non ho saputo dare una spiegazione plausibile, nemmeno togliendo il vivavoce, così come non ho saputo aiutarla per non sbagliare più a chi fare l’elemosina vista questa moda dilagante della barba lunga. Una volta a Mules è stato anche stabilito il numero legale sotto al quale per le feste potrò evitare di giocare a tombola. E dopo il Ministro degli Esteri che non sa l’inglese, quello dell’Istruzione senza laurea, un caro amico astemio ha preso coraggio e si è iscritto a un corso FISAR per sommelier. Non vi ho mai spiegato che cosa in realtà mi leghi al Bambi oltre all’oltrarnismo, lui così apparentemente diverso, e invece mi ha conquistato con la sua infinita umiltà, malgrado l’insuccesso nella vita è sempre rimasto tale e quale. Chiudo con il Goretti che non solo si è iscritto al corso di sommelier da astemio grazie al buon esempio a provarci sempre dei nostri politici, ma che avevo considerato sempre un antipassera sanfredianina per eccellenza vista la sua permanenza fissa davanti al PC a scapito di una vita sociale praticamente assente. Poi l’altro giorno incontro la Sabrina che mi confessa di aver avuto ultimamente un’avventura proprio con lui e che è stato l’unico a trovargli il punto G con assoluta precisione e sicurezza. La cosa mi è sembrata troppo grossa, allora l’ho chiamato  e ho preteso che mi raccontasse la verità; insomma si è allenato anni e anni con il mouse rinchiuso nella sua casa di Marignolle.

mercoledì 14 dicembre 2016

Prima del 2017



Per il 2017 auguro alla Fiorentina di raggiungere gli obiettivi del 2016 che doveva compiere nel 2015 che aveva promesso nel 2014, pianificato nel 2013 e via andare fino all’anno in cui dichiarò di lottare per lo scudetto. Poi durante le precipitazioni potremo dire “Piove Governo non eletto dal popolo”. E se fossi uno del Marasma, nel 2017 vorrei affiggere uno striscione nella notte davanti al Pugi non tanto per denunciare: “Manolas è un simulatore seriale”, quanto per finire la bomboletta spray usata dal Bambi per chiudere il rapporto con la sua ultima compagna giudicata un po’ allegra nelle abitudini sessuali. Il 2017 per combattere il profondo desiderio di cambiamento espresso con l’ennesimo scudetto alla Juve, col Governo Gentiloni, con Celentano insieme a Mina. Quel 2017 in cui si cominceranno già a vedere le prime nonne con dei tatuaggi indecifrabili. Mentre il Palermo continuerà a cambiare allenatore, i giocatori rimasti gli stessi perderanno sempre senza interruzione di continuità, e Zamparini si potrà quindi equiparare al nuovo Presidente del Consiglio. Un proposito oltre la vittoria dell’Europa League? Parcheggiare meglio parcheggiare tutti. Prima però c’è da recuperare la partita di domani a Marassi, un’oretta di calcio incastrato all’ora di cena tra i palazzoni di Genova. Prima ancora, caduto Renzi si è finalmente liberata la Leopolda per la cena con la squadra, che era difficile come trovare un tavolo libero per mangiare una pizza da Santarpia. Prima del 2017 insomma c’è da finire il tour de force che proseguirà con la Lazio, e poi saranno già partite le colazioni a base di panettone, pandori e avanzi vari, che si concluderanno dopo il mercato di gennaio con l’arrivo delle colombe al posto di quello di Mammana. Prima ancora fino ad arrivare a ieri quando mi è toccato ascoltare il Bambi cantare addirittura un pezzo di Branduardi che per fare l’albero ci vuole il seme, che per fare il seme ci vuole il frutto, e che per fare il frutto ci vuole il fiore. Troppe complicazioni, così ha deciso di fare il presepe.

martedì 13 dicembre 2016

Alla fine ho pensato al peggio


“Quella goccia d’acqua che stamani è caduta dal balcone e mi è finita dietro al collo in realtà era lì che mi aspettava da 15 giorni. E’ proprio una stagione di merda”, questo il labiale di Di Francesco inquadrato dopo l’ennesimo infortunio di un suo giocatore. Quando poi gli si è smontato il ginocchio a Cannavaro ho provato lo stesso dispiacere di quando ti chiedono se hai una sigaretta e tu rispondi “Non fumo mi spiace”, e invece non ti spiace manco per il cazzo. Di contro abbiamo cercato di equilibrare la sfortuna del Sassuolo proponendo un Salcedo che nel primo tempo Tomovic sembra Paul Breitner, mentre Tello fa di tutto per spiegarci con dovizia di particolari come mai non gioca nel Barcellona. La Fiorentina porta a casa 3 punti pesanti (al contrario delle polveri sottili), ma soprattutto intasca la consapevolezza di aver trovato un giocatore importante come Chiesa (uno dei migliori in campo), la conferma della grandezza di bomber Kalinic autore di una splendida doppietta, oltre al gran ritorno di Vecino e a quello di Badelj che se qualcuno vorrà a gennaio non potrà spendere meno di 20 milioni (e comunque non sarà facile da sostituire). Bella prestazione e seconda vittoria consecutiva in campionato, terza se consideriamo anche quella di coppa, dopo la quale Sousa ha deciso di confermare la fiducia a Chiesa e Olivera (troppo timido). Fiorentina buona ma con qualche problema sulle ripartenze del Sassuolo. Vittoria che viene costruita nel primo tempo mentre nel secondo soffriamo troppo malgrado la squadra di Di Francesco perda Gazzola, Magnanelli e Cannavaro nel finale. Grande intensità e pressing asfissiante che dimostrano un’ottima condizione fisica nonostante l’impegno di coppa, pessimo l’arbitraggio di Fabbri che fischia più di una giornata di tramontana spezzettando continuamente il gioco. E a proposito di infortuni, Spalletti dopo aver perso Florenzi, su quella fascia perde anche Bruno Peres, mentre Niang quando va sul dischetto diventa impreciso (4° errore sui 7 calciati compresi quelli in Francia), le porte si stringono, e sta di fatto che il pallone non entra neanche nel periodo natalizio. Per tornare a noi alla fine ho veramente temuto il peggio, quando ho visto i lampeggianti sotto casa: ho pensato subito all’omicidio, poi mi è venuto il dubbio di un infortunio di uno del Sassuolo inciampato sul marciapiede sconnesso e relativa ambulanza, spaccio di droga? No, alla fine ho capito che il vicino aveva appena finito di mettere le luci di Natale.

lunedì 12 dicembre 2016

Perché bisogna vincere



E’ palese che Buffon con quei baffi da allibratore sia tornato nel giro delle scommesse, grande Toro comunque. Sarà stato il Cabernet Sauvignon del Bordeaux di Bolgheri, ma ad un certo punto ho cominciato a vederci doppio, poi triplo, ho cominciato a vedere Mandzukic in difesa, a centrocampo, in attacco, e poi anche a casa a guardare Mandzukic in televisione. Per quanto ci riguarda più da vicino speriamo che stasera, a proposito d’interviste fraintese, non ci vengano a raccontare di aver fatto l’alibi di Natale. Perché bisogna vincere e basta. Purtroppo non c’è stato solo il derby a inquinare la domenica di polveri sottili, anche il nuovo Presidente del Consiglio mi ha ricordato il trio Zoff, Gentiloni e Cabrini. Ora però l’importante è andare subito alle elezioni perché vogliamo sapere se Tello farà parte della squadra di Governo. E poi volevo denunciare un fatto increscioso (non è l’esclusione di Chiesa), prima i mercatini di Natale li facevano nei paesini di montagna e così potevamo decidere di scansarli, oggi te li piazzano sotto casa e non c’è niente da fare. Sono andato comunque a comprare i regali sfruttando un’idea eccezionale, ho comprato per tutti delle matite copiative. Tranne che per me, da quando ho realizzato che il bianco ingrassa mi sono regalato un set di boxer bianchi. Insomma, dopo il derby ho fatto il presepe con il muschio del Bobolino,  i Re Magi come per tradizione anche quest’anno porteranno in dono Mai, Una e Gioia. Mentre dopo Inter-Genoa mi sono sembrate chiare le gerarchie dei nerazzurri in attacco: Icardi, Eder, Palacio, Jovetic, Uomo Conad, la zia di Gabigol, il babbo di Gabigol, giocare uno in meno, Gabigol. Ma come si sa nel calcio non c’è pazienza, pensiamo a Mammana che non gli abbiamo dato nemmeno il tempo di arrivare a piedi e abbiamo cominciato subito ad attaccare la società, e poi all’Inter se avessero tenuto De Boer ancora un paio di anni per me avrebbe vinto il campionato di serie B. Se avremo un po' di pazienza arriverà sicuramente il Terzo, e forse anche il Nobel per Rod Stewart.

domenica 11 dicembre 2016

Combattimento interiore



E se proprio deve essere governo tecnico chi meglio di Aranzulla. Che poi fa anche rima con Montella. Gentiloni? Me cojoni, meglio allora una leggera puncicata. Perché una rima aiuta sempre, quindi da evitare quelli che finiscono per “ELLI”, che sembra una considerazione da mentecatto, ma che è vera come quando si pensa che in quella trattoria si mangia bene perché ci sono i camion parcheggiati davanti.  E tanto per continuare con questa minchiata, due tifosi Viola famosi discutevano ieri davanti a COS: Apollo, padre di Apelle, disse ad Apelle che Sousa aveva rotto le palle a forza di schierare Tello che sciupava un sacco di palle di pelle di pollo. Insomma, alla fine di ogni sua esperienza su una panchina in giro per l’Europa lui torna sempre a Firenze perché ne è cittadino onorario, anche se il Bambi sostiene che torna sempre come il calcare. Ieri sono passato dal Bobolino e mi è tornato in mente quando ci andavo a prendere il muschio per il presepe, era l’inizio degli anni ‘70, quando ancora l’insulto peggiore che conoscevo era “la tu’ nonna in carriola”. Oggi si va verso il Renzi bis proprio perché l’assassino torna sempre sulla scena del delitto, così come Prandelli a Firenze e io al Bobolino. E le offese sono diventate più pesanti, la Lazio vince a Genova, Babbo Natale abita in una città chiamata Amazon. Oggi purtroppo esiste anche il retropensiero, e se hai problemi al tunnel carpale c’è sempre uno che pensa che ti fai le seghe. Mentre il problema vero è avere una vicina che non usa le tende oscuranti. Poi appena provi a farti una domanda più grande di te, tipo se lunedì giocherà Chiesa, senti già un immenso senso di vuoto. E non farsele non cambia lo stato delle cose. Ormai ho passato anche il limite massimo del mio combattimento interiore che qualcuno ha voluto chiamare la guerra dei trent’anni. Ma non ero io, era la Rita che davanti alla vetrina di Carpisa mi chiedeva un parere su una borsetta. Come se io le chiedessi un parere sulla difesa a quattro del Crotone contro il Pescara.

sabato 10 dicembre 2016

Questione di matematica



A proposito del Renzi bis, del governo tecnico, o di Buttiglione che esce da quella porta dietro alla quale Mattarella parla con cani e porci, (23 gruppi parlamentari) e le chiamano anche consultazioni, ho deciso: né a destra né a sinistra che poi è il modo migliore per centrare lo spartitraffico. Preferisco. Perché qualcosa mi dice che premeranno per un proporzionale. Si va verso una nuova stagione politica, si va verso un nuovo anno, e voglio pensare positivo malgrado s’infittisca la curiosità di quelli che incontro per strada, e che mi chiedono cosa faccio per l’ultimo dell’anno. Penso positivo perché ogni fine implica un nuovo inizio, e non mi riferisco solo al vino. Io non sono come quelli che novecentonovantanove su mille non ce la fanno, io dico che la Fiorentina vince l’Europa League. E i sogni che non si avverano non li butto via, li attacco sotto la sedia come un chewing-gum. Se “Cinquanta sfumature di grigio” ha venduto più di “Cent’anni di solitudine”, allora è possibile anche lo scudetto. Questione di matematica, e le indicazioni del mercato parlano chiaro; vende più 50 che 100: il più piccolo è favorito quindi anche al mercato di gennaio. Il futuro è nostro; Chiesa, Bernardeschi, Babacar, la chiamavano Fiorentina Yè-Yè. E a questo proposito ricordo con piacere una giovane Cindy piuttosto che Merlo. Insomma ci sono tutte le prerogative perché il 2017 sia l’anno della vittoria, e lo dico da un osservatorio privilegiato come quello di Arcetri, solo eventi eccezionali come la pioggia caduta a Genova, o la nebbia di Reggio contro il Sassuolo possono fermarci. Siamo potenzialmente in grado di alzare un trofeo, così come il Bambi con la App per seguire in tempo reale gli aerei è un potenziale terrorista. Penso positivo, del resto ho appena firmato contro la droga e il narcotraffico ha le ore contate.

venerdì 9 dicembre 2016

La prima scrematura


Sousa sposta Chiesa al centro del villaggio e così Tello rimane sulla panchina a guardare l’inaugurazione del sottopasso Milton-Strozzi, proprio mentre il giovane Federico realizza il suo primo gol da professionista e guadagna la sua prima espulsione. Badelj nel frattempo dirige meglio di Beppe Vessicchio mentre Vecino strappa la partita.  Il termometro a zero gradi, la neve spalata un’ora prima, l’Azerbaigian, tutti fattori che a un certo punto mi hanno fatto pensare che non ci sia niente di più bello che infilarsi il pigiama riscaldato dal termosifone. Io quindi in pigiama e la Fiorentina sempre in partita, e per meglio esserne padrone Sousa a un certo punto è costretto a togliere Babacar per Kalinic, uno che alza il pressing e che da una scossa. Mentre il Khouma cercava ancora di capire dov’era così come il Bambi quando sostiene di saper azionare il tergicristallo posteriore ma in realtà per cercarlo accende i fari, le quattro frecce, aziona il clacson, bestemmia, accende anche i fendinebbia. Bastava un punto ma la Fiorentina vince forse anche per rifarsi un po’ dalla delusione della sconfitta sciagurata contro il Paok maturata all’ultimo istante. La partita è stata vera come non lo sarebbe stata se non avessimo perso contro i greci, e che ci consegna un’altra scommessa vinta da Sousa: Federico Chiesa. Per ricapitolare Vecino è stato il migliore in campo, molto bene anche Badelj e i 99 tifosi che hanno seguito la squadra nel gelo di Baku, ai quali è stato regalato un cappello di lana dalla società, mentre Kalinic regala verve all’attacco, poi ci sarebbe anche chi è spento e chi soffre contro gli attaccanti del Qarabag. Ma in questo periodo se proprio devo fare una prima scrematura, allora preferisco mettere quelli che scartano i canditi da quella parte, e le persone per bene di qua.

giovedì 8 dicembre 2016

San Frediano melting pot di tattiche per metterlo nella pot



Quando nasce un amore non è solo un pezzo di Anna Oxa, visto che è un tema che ultimamente ci interessa da vicino, direi più un’opportunità. Come quando un giocatore ha una possibilità di dimostrare il proprio valore perché manca il titolare e deve sfruttarla. Mi viene in mente Lapadula. Quando nasce un amore si porta immancabilmente dietro anche l’amico che parla dei suoi primi problemi davanti a una pizza, e quando dice “mi è passato persino l’appetito”, bisogna farsi trovare pronti con “dai che la finisco io”. Al Bambi l’argomento intriga molto perché anche lui ha spesso nuove storie, e a questo proposito mi raccontava com’è bello quando tutto ha inizio, di come va matto per i loro culi, ma poi con la routine finisce per apprezzare più la loro cucina. Un percorso dai contorni sfumati quello che porta al calo del desiderio, dei trigliceridi e del colesterolo alto. Intanto un’indiscrezione venuta fuori sull’aereo per Baku conferma che Sousa non rinnoverà la prossima stagione perché ha finito le dita dove legarsela. La sua voglia di vivere a Firenze ricorda ormai quella più generale di vivere di un altro grande della panchina; Zdenek Zeman (che in questo periodo ha problemi nella fase difensiva, non i soliti ma quelli di come proteggere meglio il presepe dal gatto). Sempre sull’aereo per Baku, Sousa, dopo il 4-3-1-2, il 4-3-2-1, il 3-4-2-1, il 3-4-1-2, 4-2-3-1, il 3-2-4-1 e il 3-2-3-2 ha varato l’ultimo e più suggestivo modulo: illudere l’avversario di crollare a terra per crampi, rialzarsi all’improvviso e partire in contropiede leggendo il suo stupore negli occhi. Questa volta il modulo non ha un codice numerico ma è stato denominato “Hulk Hogan” (lui quando si rialzava sferrava calci e pugni, e poi Hogan è un marchio dei Della Valle). Sousa ha fatto scuola in città con certe soluzioni tattiche innovative anche all’interno della stessa partita, in San Frediano i suoi fan hanno formato un gruppo che non si toglie il casco quando scende dal motorino in modo da tenere il telefono incastrato nell’orecchio. Di contro, quelli del contropiede, i più anziani, quelli di Trapattoni e Mondonico, rappresentati magnificamente dalle vedove dei vecchi fiaccherai, in memoria di un calcio che fu usano trascinare le carrozzine dei nipotini ancora come una volta.

mercoledì 7 dicembre 2016

Post referendum



Mi ha scritto in privato Zemanviola per dirmi che ha letto della storia d’amore di Foco e per spingermi ad esortarlo di non vergognarsi mai ad amare, a chi è contro Montella, invece, a non vergognarsi mai di piangere nel guardare la classifica del Milan, e se ci mettiamo anche quelli contro Sinisa, a non vergognarsi mai di chiedere scusa o di cambiare idea.  A me e solo a me ha chiesto di vergognarmi nel caso avessi le Hogan. E se del Governo Renzi sono piaciute soprattutto le dimissioni, non oso pensare che cosa potrebbe accadere a Firenze con quelle di Sousa. Intanto smentisco tutte le indiscrezioni di Bucchioni che mi danno come nuovo Presidente del Consiglio. Confesso invece che di questo blog mi piace tanto l’idea di tenere compagnia a qualcuno che fa finta di non leggermi mai. E già che ci sono, per una volta voglio difendere la categoria dei giornalisti fiorentini che fraintendono sempre le parole di Sousa. Perché  non c’è cosa più facile e pericolosa; Calamai racconta alla cugina che l’iPhone7 è resistente all’acqua e allora lei gli ci rovescia un bel bicchiere d’acqua per verificare. Calamai ha un iPhone6s. Vorrei tranquillizzare gli utenti del blog sulla crisi di governo e anche sul futuro societario della Fiorentina, sono così sereno che intanto ho cominciato a studiare il cinese. Renzi si è dimesso e va bene, ma se vogliamo parlare delle cose veramente importanti bisognerebbe capire se smette anche Damato. E poi quando si parla di politica su un blog affrontando temi come quello della deriva autoritaria bisognerebbe essere stati sposati almeno una volta. Che già c’è chi fa il presidente di una squadra di calcio essendo un consulente fiscale. E poi gli italiani non sono come i giocatori che non sono più attaccati alla maglia, loro sono così attaccati alla costituzione che nel post referendum, belli soddisfatti, si sono fumati anche una sigaretta.

martedì 6 dicembre 2016

Le premure del giovane Foco


Renzi  che si dimette dopo la sconfitta genera in me forti sospetti che sia un tifoso della Lazio. Ci pensavo ieri in macchina mentre tornavo da Bardonecchia giusto in tempo per guardare un dibattito in tv  e avvertire subito questo vento di cambiamento di canale. Ho fatto in tempo anche a dire al Bambi di smetterla d’infervorarsi per la politica che poi spreca tutte le energie e non ce la fa a entusiasmarsi a dovere giovedì contro il Qarabag. Mentre il prossimo referendum spero proprio che sia contro Tello titolare e che vinca ancora il NO. Poi salvata la costituzione adesso bisogna salvare il centrocampo formato da Vecino, Badelj e Borja Valero.  Domenica è stato ancora stracciato il record di visualizzazioni (oltre 3000), e non  mi spiego il perché se non che questo può considerarsi un blog di calcio solo per quella mia attitudine naturale di fare alzate d’ingegno e colpi di testa a seguire. Tipo la persona giusta da far diventare premier e incaricarla di  formare un governo in tempi rapidissimi, per me  non può essere che Virginia Raggi. Come mettere Perez a Milano. Per il bene del Paese. Evidentemente mi si premia perché a volte faccio anche delle cose buone e mi correggo quasi subito. Ma adesso basta parlare di politica, parliamo d’amore e di Foco, anzi no, meglio parlare di politica, perché in questa rara foto ci fa tanto male vedere la premura di un giovane Foco, mentre noi invece avremmo buttato l’ombrellone all’aria dopo il gol di Babacar.


lunedì 5 dicembre 2016

Vince il NO all'ennesimo pareggio interno



Per me era una formazione sconsiderata, anche se poi finisce bene lo stesso. Prima graziati, via via danneggiati, e in pieno recupero l’arbitro sorvola ancora sul gol di Babacar viziato da un fallo di Kalinic che impedisce al difensore di intervenire. A danneggiarci di più è stato quindi Sousa. 25 minuti giocati bene nel primo tempo nei quali potevamo e dovevamo chiudere la partita a prescindere dai 2 gol annullati ingiustamente. Troppe le occasioni sbagliate, e sbagliare così tanti gol è come fare un solo regalo a chi compie gli anni sotto le feste. E’ da merde. Borja Valero, Vecino e Badelj se non è il miglior centrocampo del campionato, è comunque imprescindibile per questa squadra. Ricordo che in estate hanno cercato di smontarcelo non a caso, Vecino lo voleva il Napoli, Borja la Roma e Badelj il Milan. Mentre Sousa ha deciso di frazionarlo come fosse un vecchio stabile da ristrutturare. La partita vede anche la giornata no di Ilicic, quella appannata di Borja Valero, e quella inconcludente cronica di Tello. Bene Vecino nel primo tempo, male tutta la squadra in blocco come una caldaia nella ripresa. E abbiamo rischiato anche di perderla 30 secondi prima del gol di Babacar. Conta vincere ma a me non è piaciuta per niente questa vittoria, e dico questo tenendo conto che sono andato a votare perché mi è sembrato che qualcuno fosse vagamente interessato alla mia opinione, a differenza appunto dei miei editoriali. E pensiamo che se non fosse stato per il giramento di testa di Bernardeschi, Sousa avrebbe tolto Babacar, la sua sostituzione era già decisa, e pronta. Vince il NO al 5° pareggio consecutivo in casa, il Bambi come Harrison Ford in “Ponte all’Indiano Jones e la ricerca della tessera elettorale perduta”. La Roma vince il derby mentre Borriello ha voluto ricordarci che lo stop è uno dei fondamentali del calcio. Oltre naturalmente ai chupiti con Bobone.

domenica 4 dicembre 2016

Tornare alla vittoria al Franchi anche senza la macchina del tempo



Io non sottovaluterei il problema dei giocatori sopravvalutati. E mi riferisco a Tello. In piccolo, il finale di Paok - Fiorentina è stato il trailer del contropiede all’italiana dell’arma devastante adottata da Conte contro il City di Guardiola. Il Bambi poi in serata, scoreggiando alla faccia dell’algoritmo di Caressa, di fatto ha infranto il silenzio elettorale, mentre l’Inter aveva deciso per scelta opposta di farne addirittura cinque minuti per la Chapocoense nella gara contro il Napoli. Io con tutto questo silenzio elettorale devo dire che ho dormito meglio. Non sono andato a correre e nemmeno ad arbitrare una partita perché sono una persona coerente, mentre vedi persone meno credibili di Damato, che corrono alle Cascine con la felpa della Jack Daniels. Oggi per me sarà soprattutto la sfida tra il panino col lampredotto e il pani cà meusa, cibo di strada e non street food mi raccomando, così come non va usato “la location”, “il beverage”, “il food” perché l’ultima volta che il Bambi l’ha sentito in televisione ha mandato a make in the ass Alessandro Borghese. E dopo aver preso atto che anche l’Atalanta non è il Leicester, mi rimane solo il miracolo del telecomando che funziona da sotto la coperta (avrei voluto dire plaid). Adesso però devo proprio andare. Prendo la macchina del tempo e vado a votare Vittorio Cecchi Gori candidato al Senato con il Partito Popolare. Perché intanto Heather Parisi e Lorella Cuccarini sono già tornate.

sabato 3 dicembre 2016

L'inclinazione


Ho scoperto che il Bambi ha fatto mettere un calendario dell’avvento da Marione a Porta Romana, in ogni casella c’è un panino col lampredotto.  E per chiudere il discorso sull’ottimismo di chi cerca di vedere sempre il lato positivo, dico che il freddo rende le poppe bellissime. Non solo, sapete vero che ci sono persone, spesso negative, sicuramente opportuniste e volubili, alle quali cambia il colore degli occhi in base al tempo? A me che come dicevo cerco sempre di vedere il lato positivo, cambia invece l’inclinazione a seconda dello scollo.  Mentre per inquadrare da un punto di vista tecnico la sfida di domenica sera posso dire che ho un cugino che non ha allenato il Palermo. Tra un po’ ci sarà da addobbare l’albero di Natale, e per la serie “ti ricordi” mi viene in mente il periodo prima della crisi e del fair play finanziario quando addobbavamo l’albero anche dove non si vede. Oltre a comprare Toni. Non capisco poi perché si debba sempre fare le bucce alla società quando dichiara “non ci faremo trovare impreparati” e poi compra Benalouane, oppure “terremo i migliori” e poi vende Pasqual, perché è umano esagerare un po’, è tollerabile come la dichiarazione del carabiniere che ha catturato il boss Pesce, quando dice “era grosso così”. L’Inter intanto ha perso secco a Napoli dimostrando una volta di più di essere una squadra senza attributi. Anzi, ad avere le palle è per assurdo la donna di un suo giocatore, e a Wanda Nara avrei sempre voluto chiedere se anche lei ne ha una più bassa. Visto che eravamo in argomento femminile ho anche rassicurato il Bambi che ha sempre amato quelle donne che a letto gridano SI, gli ho detto insomma che ormai manca poco, e che dopo il referendum torneranno ad essere eccitanti.

venerdì 2 dicembre 2016

Pensieri e parole di altri sul futuro della Fiorentina


Il Bambi si chiede come faccio ad essere ottimista anche dopo i tre gol del Paok, i 4 dell’Inter, la rottura con Gonzalo e l’ennesima dichiarazione dell’agente di Badelj. Così colgo l’occasione per spiegare uno stato d’animo che anche voi potreste trovare irresponsabile. Guardo al futuro, carico di speranza, e il segreto è guardare a un futuro che arrivi al massimo dove arriva lo sguardo. Per futuro intendo quindi l’ora di pranzo. A questo proposito ricordo la Beatrice dalle poppe grosse,  ci compensavamo a meraviglia proprio perché io guardavo con ottimismo a mezzogiorno, lei invece alla cena, dopo amava dormire coperta solo da due briciole di pizza. Poi ho dovuto precisare al Bambi che pur essendo ottimista non stavo ridendo, era solo che mi si era ritirato il viso per via del freddo. E poi tutto è soggettivo, ha esagerato più Lapo o Sousa a inserire Perez? Sono troppi o sono pochi i 9 giorni di lutto per Fidel? Considerato che il Bambi 9 giorni di lutto non li osserva nemmeno quando c’è la sosta di campionato. La cosa che invece mi preoccupa e non c’è ottimismo che tenga, è se penso a Tommaso quando vedrà una passera pelosa e si domanderà che cosa potrebbe essere. Certo, io a differenza del Bambi sono facilitato perché sono un sognatore mentre lui è iperrealista.  Per rendere meglio l’idea posso dire che la sua fantasia sessuale più ricorrente è trombare. Mentre io non sogno e basta, mi faccio prendere la mano da chi poi se la mette sulle poppe. Prima parlavamo di un sorriso che non era un sorriso, ma negli occhi qualcosa il Bambi lo aveva notato davvero, ieri infatti era  il compleanno di Pennac, e in risposta a chi ancora mi prende in giro perché lo scorso anno ho sognato lo scudetto uso le sue parole: “Quando la vita è quello che è, il romanzo ha il dovere di essere quello che vuole”. E infine per rispondere alle preoccupazioni del Bambi in merito ai 3 gol col Paok e ai 4 con l’Inter, visto che ieri compiva gli anni pure Woody Allen, mi gioco un pensiero anche di lui: “Se di tanto in tanto non hai degli insuccessi, è segno che non stai facendo nulla di davvero innovativo”.




giovedì 1 dicembre 2016

Solo la maglia (basta che non sia la terza)



Mi è esploso il tormentone Sousa Si, Sousa NO proprio sotto le feste di Natale, come se già non bastasse il referendum a distoglierci dal reale dilemma di fine anno. Con o senza i canditi? Perché senti quelli del NO e ti viene voglia di votare SI, allora senti quelli del SI e ti viene voglia di votare NO. Per non parlare dell’uvetta. Qualcosa di simile a quello che dicevo ieri sugli allenatori che si sono succeduti, che devono arrivare e che non ci vanno mai bene. Firenze si divide ancora, gli stessi che in questo periodo sceglieranno lo zampone o il cotechino quando erano più giovani votavano per la Lambretta oppure per la Vespa. E lo capisco anche il portoghese, i vincenti per avere le giuste motivazioni devono sempre alzare la posta, arginerei quindi certe sue ambizioni intanto mettendogli la cassetta delle lettere a tre metri. Così per arrivare a fine stagione tutti più tranquilli. E liberare Corvino dall’affiancamento durante le conferenze stampa che è proprio quando deve andare a fare la spesa. Intanto continua la fuga dei cervelli, Lapo da una parte, giocatori a scadenza come Gonzalo dall’altra. Il Bambi è tra quei tifosi che dice SI ai canditi, al cotechino, alla Vespa, al colesterolo, ed è d’accordo con Sousa circa le ambizioni, lui capisce bene gli allenatori che dichiarano di avere fame specie la notte. Voglio però cercare di andare oltre alle tante polemiche, ai procuratori, alle ambizioni ostentate come grossi suv, ai presidenti ragionieri, a Calamai, a chi non onora la maglia che alla fine invece è l’unica cosa che rimane. Tutto il resto passa. Come l’uva. Come quelli che arrivano a milioni e poi ripartono. Mentre un fiorentino in mezzo ai turisti lo riconosci sempre perché attraversa col rosso. E poi basta con gli alibi, specie quando si sostiene che a Firenze non si vince perché la squadra sente troppo la pressione del pubblico. Chi dice che l’Artemio Franchi mette ansia non ricorda la musica di Super Mario che accelerava quando stava finendo il tempo.