.

.

lunedì 30 giugno 2014

Lo zoo degli ottavi 2

Una degli aspetti di certi sogni messicani che più salta agli occhi è che sono come le bambole di porcellana, quando cadono vanno in frantumi e lasciano il tifoso come smarrito. E non mi si dica che sono fuori tema con la porcellana perché lo sanno tutti che della porcellana non si butta via niente. A questo proposito il vero motivo del litigio tra Buffon e Cassano è stato che il portiere avrebbe vietato al barese il suo numero preferito, quello del maiale che salta nel cerchio di fuoco sostenendo che il maiale sporca. Il Parma lo difende, e come da tradizione non vuole perdersi il miglior prosciutto della stagione. Il Messico da vera squadra operaia è invece in lutto, non solo perché l'ape operaia che vive nella sua anima, alla fine vive solo sei o sette mesi non raggiungendo mai l'età pensionabile, ma perché i 50.000 accorsi allo stadio si erano presentati pensando che fosse un concorso da ape operaia. Le due partite di ieri hanno detto che le coccinelle si cibano in prevalenza delle briciole dei toast, briciole di sogni che sono quelle rimaste addosso anche ai tifosi della Grecia, mentre Robben scappava via su quella fascia come una faraona lasciata libera, un animale che dopo qualche chilometro, ebbro di felicità, non capisce più niente. Faraona che per carattere ricorda tanto Prandelli, permalosa al punto che con lei non si può parlare perché prende tutto per partito preso. Di contro la faraona, così come Robben che rientra quasi sempre sul sinistro mentre Prandelli rientra a casa, una volta che ha un'idea la difende fino in fondo. Robben ci ha dimostrato che sulla linea di fondo riesce addirittura a guadagnare il rigore decisivo. Cercando di fare tesoro della grande esperienza che hanno le formiche visto che certe volte sono costrette a subappaltare i lavori, così verrà fatto anche con la panchina azzurra che resterà a Prandelli il quale però la subappalterà a Cavasin senza che se ne accorga nessuno. A noi ormai tifosi neutri della penultima ora la cosa che ci rimane da fare è di prendersi una squadra da tifare senza apparente giustificazione, e di conseguenza cominciare a gufare le altre introducendo uno dei temi che alimentano il calcio, e cioè la sincerità del gufo. Perché se anche lo si mette per un periodo in cattività il gufo non cambia mai idea. Il gufo gufa, e basta. A Robben è stato chiesto nel dopopartita se provava un qualche disagio per il fatto di aver perso i capelli, è sembrato sereno, perché secondo lui non è cambiato niente, ed oggi sostiene che i pipistrelli gli si attaccano alle sopracciglia. Il calcio alla fine è anche una metafora della vita, c'è chi vince e chi invece lo prende in tasca come Grecia e Messico, senza neanche sapere che così facendo uccide le tarme che nascono proprio nelle tasche o al limite sulle asole, e si sa bene che la gravidanza di una tarma dura da ottobre fino ai saldi estivi. Intanto una nuova vista sul panettone di Rio all'imbrunire, questa volta più malinconica.

domenica 29 giugno 2014

Lo zoo degli ottavi

Mi dispiace per il Cile, una squadra vera che ai rigori ha fatto la fine della faraona, un animale che per quanti sforzi abbia fatto, non è stata mai inserita in una fiaba. La traversa di Pinilla al 120˙ salva Scolari, un uomo che nel caso la fortuna fosse stata meno benevola si sarebbe dovuto dedicare definitivamente al suo secondo lavoro, così come fanno certe api che dopo aver fatto il miele tutto il giorno se ne vanno a fare le punture agli anziani. Il Cile piange come sono costrette a fare le stelle marine per dimostrare che fanno parte della fauna e non della flora. La Roja se ne torna a casa così come fa la talpa la sera dopo aver finito i lavori nei cunicoli. Alcuni tifosi non hanno retto al dolore per l'eliminazione ai rigori e si sono suicidati, come quelle tarme che scelgono di suicidarsi andando a posizionarsi nella manica, proprio sotto l'ascella. Intanto se è vero che a Dossena è stato finalmente imposto di fare il commento tecnico in play-back, è anche vero che un ospedale da campo in Angola ha chiesto alla Rai delle vecchie telecronache di Pizzul per utilizzarle come anestetico negli interventi chirurgici. Per quanto riguarda invece la Colombia alla sua quarta vittoria, e Cuadrado al suo quarto assist, viene alla mente la famosa memoria dell’elefante che pare sia in grado di ricordare a distanza di un anno anche i numeri di James Rodriguez. L’incedere di Cuadrado fatto di finte e controfinte a qualcuno più attento ha ricordato invece quello della formica, nel senso che è sempre uguale, fedele a se stesso, tanto che  non si riesce a capire quando le formiche perdono la pazienza. Intanto il problema della forte umidità mescolata allo smog non ha colpito solo la povera l’Italia, a Manaus infatti sono stati ritrovati dei monaci Tibetani che invece di Buddha sono stati sorpresi a pregare Ronaldo. Dopo il botta e risposta tra Cassano e Buffon, il portiere ha voluto chiudere la querelle sostenendo che il vero problema del barese è quello tipico che colpisce bene o male anche gli ippopotami, che come è noto hanno serie difficoltà ad insaponarsi la schiena. Chiudo con una nota di speranza mentre Brasile e Colombia vanno avanti, una nota di speranza per tutti quei tifosi preoccupati per le sorti di Cesare Prandelli e per il suo futuro incerto, sappiano che anche il pipistrello quando invecchia e non riesce più a volare, si adatta a fare piccoli lavoretti. Siccome non lo avevo ancora fatto, allora oggi mostro il paesaggio tipico del paese che ospita i Mondiali, un'immagine notturna del panettone che si staglia sull’orizzonte di Rio.


sabato 28 giugno 2014

Lo stretto di Suez

Dallo stretto di Suez al morso bello stretto di Suarez il passo è stato breve, come per l’Italia non perdere sarebbe stato lo stretto indispensabile, un passo breve, c’è chi dice forse addirittura il contrappasso del calcio, in mancanza del contropiede e del doppio passo. Forse sarebbe stato meglio un calcio nelle palle, sarebbe stato più coerente a proposito di calcio, e Chiellini non avrebbe sentito niente, insomma non ci sarebbe stata tutta questa corsa a cannibalizzare tutto e tutti, si, anche un ragazzo serio come Balotelli, uno che non esulta nemmeno quando fa gol, e che in fondo la gente ama malgrado il successo che gli è capitato, malgrado la Lamborghini, malgrado il nero sia considerato degrado, perché è rimasto il ragazzo di sempre. Sempre nero. La sua modestia è nei gesti che dimostrano come lui si senta il miglior attaccante degli ultimi 100 anni. E lo sente attraverso quelle cuffione. E questo la gente lo avverte al di là delle cuffione. Una menzione particolare va ai giornalisti sportivi italiani che oggi si avventano su Balotelli, ieri lo esaltavano, così come esaltavano la Nazionale dopo il successo contro l’Inghilterra, ed oggi ci si avventano. Pensieri congruenti e con grugniti. Insomma i giornali sportivi italiani fanno analisi, monitorano gli scenari, sono i cani da guardia del sistema calcio, e sono affidabili come Aurelio, il mastino napoletano del Bambi, che ad ogni rumore sospetto sveglia il cane e il cane comincia ad abbaiare.Tanta fuffa, tanto gossip, tanta chincaglieria, paccottiglia che al limite dovrebbe fare solo da contorno al rettangolo verde, del resto è tipico dell’approccio multitasking dei nostri tempi, non c’è più solo la Rai e nemmeno più solo YouTube, i Social alimentano un nuovo modo di interagire, quello che per noi prima dell’avvento della Rete era il mangiare anche con gli occhi, specie se la cameriera era carina. Un calcio mordi e fuggi direbbe Suarez, che non si limita a dirlo e basta, dove c’è però chi rimane vittima dei fast food come Chiellini. Questo Mondiale, a prescindere da chi alzerà la coppa, avrà comunque un solo vincitore, Aldo Biscardi, che finalmente ha visto il varo della moviola in campo, anche se per adesso solo con “il gol non gol”, persone a lui molto vicine come la badante, lasciano trapelare che per festeggiare abbia stappato un Crodino per farsi uno shampoo, mentre dal CDA della Fiorrentina emergono nuove figure femminili, che alla fine sono sempre meglio delle figure di merda. La prima proposta del marketing in rosa sarà in ambito di fairplay naturalmente, anche se rivolto a Renzi e al Paese, sarà infatti utilizzata la magrezza del volto scavato di Savic per girare uno spot da trasmettere all’estero in modo da dimezzare gli sbarchi clandestini. Menomale poi che nel calcio sopravvivono ancora certe regole che poi sono quelle elementari del vince chi fa un gol più dell’altro, passando così dalle parole spesso fuori luogo ai gol spesso da fuori area se non quando in fuorigioco. La dura legge del gol si dirà, e menomale che ci sono le leggi perché a tutti piacciono le minorenni. Basta poi con i giocatori che dopo un gol baciano la maglia e dopo 20 gol baciano la maglia di chi li ricopre d'oro, sappiamo benissimo che nel calcio di oggi il per sempre non esiste più. Per sempre c’è solo la Carrà. Basta con il credere a esseri mitologici in pantaloncini. Mezzi uomini e mezzi pirla. E’ anche vero che il mondo del calcio è come un centro di accoglienza di Lampedusa, fatto però di procuratori, prostitute, professionisti, prostitute professioniste, professori, profeti, protetti, tutti comunque profughi, dove ognuno può dire la sua dichiarando il proprio pensiero prigioniero politico di se stesso, tanto nessuno paga mai il conto, nemmeno i giornalisti  o quei commentatori come Massimo Mauro capace di guardare le partite con gli occhi di un aquilone. E il suo pensiero è chiaro ormai anche alla D’Amico; la terra è attaccata a un filo. E poi C’è Varriale che una volta saputo dal proprietario di un noto ristorante, che Diego Della Valle si era macchiato la camicia, insomma, si era unto con il sugo degli spaghetti, da quel giorno ha cominciato a considerarlo uno sporco capitalista. Considerazioni che lasciano il tempo che trovano, che dimostrano la pochezza di analisi di questa generazione di giornalisti e conduttori televisivi, e prendiamo Civoli, che per accattivarsi le simpatie e smarcarsi dal pensiero di Zazzeroni è passato alla pura demagogia populista, oggi lotta tra Bacconi e Collovati sostenendo che Arsenio Lupin fosse socialista.

venerdì 27 giugno 2014

Il doppiofondo

Se è vero che in terra africana avevamo toccato il fondo, in Brasile abbiamo scoperto che esisteva anche un doppiofondo, dentro al quale abbiamo ritrovato un Prandelli nei panni del dottore nato, quello cioè che riesce a scrivere pagine di calcio che nessuno riesce a leggere. A prescindere da Balotelli, troppo facile scaricare tutte le responsabilità su un fessacchiotto, parlare male di lui è diventato come dire che le donne non sanno guidare, anche se quando la Rita sterza in corrispondenza di una curva, penso che sia dovuto solo ad una pura coincidenza. Sarà una coincidenza anche il fatto che il buon Cesare lascia sempre macerie dietro di se? Nessuno ce l’ha con lui, no, nemmeno i suoi ex giocatori che ne conservano un ricordo indelebile, si dice che il gruppo di questo Mondiale abbia voluto salutarlo con un gesto carino, una volta saputo delle sue dimissioni, e preso atto quindi che sarebbe rimasto senza la panchina, hanno pensato bene di regalargli una bella sedia. Adesso però nessuno trova il coraggio di inserire la spina. Mi scuso se scrivo forse in maniera troppo sarcastica, ma purtroppo ho superato la soglia dei 50, anche se mi sento giovanissimo pensando a tutto il tempo trascorso ad aspettare il terzo scudetto. E quindi il mio modo di scrivere ne risente, mentre mi ritrovo davanti al nastro dove scorrono bagagli umani tipo Prandelli. Diciamo che nel mio stato d’animo, dove le sensazioni vanno e vengono come le valigie in aeroporto, Cesare mi appare come un cappotto che va bene per tutte le stagioni, perfetto in certe e quando fa caldo basta toglierselo. E poi, a proposito di sfoghi di Balotelli sui Social, voglio difenderlo da chi lo definisce un perfetto idiota, solo perché nessuno è perfetto. Per concludere invece l’argomento Prandelli so benissimo che dovremo tutti essere grati al suo codice etico, al suo essere sempre sopra le parti, ma è duro essere così religiosi quando certe persone non vengono mai incenerite da un fulmine, o non gli si frattura almeno una tibia. Comunque Cesare con le sue dimissioni ha dimostrato un tempismo perfetto, proprio in mancanza di uno scatto degno di nota di un qualsiasi attaccante azzurro, come invece lo scatto che immortala il pesce tra le fauci del coccodrillo o come quello più malizioso del vento che scopre angoli di paradiso nascosti. Adesso è arrivato invece il momento di raccontarvi come sono diventato tifoso della Fiorentina, perché non è stato solo per il fatto di essere nato in San Frediano, forse non sarebbe bastato, è successo quando trovai per terra accanto alla poltrona del salotto il portafoglio di nonno Gastone, aperto, mi colpirono le foto ingiallite di Padre Pio e di Montuori, che io non sapevo chi fossero. Lo chiesi a lui che mi spiegò; uno fa i miracoli e l’altro è un popolare frate pugliese. Da quel giorno non mi sono più tolto la sciarpa Viola. Guardo i quotidiani sportivi abbandonati sui tavoli dei bar dopo la disfatta mondiale e mi coglie la malinconia dei 50 suonati, sarà per questo che chiudo con un amarcord di quando invece li aprivamo ancora, di quando cioè andavamo a trombare in camporella e usavamo  la Gazzetta per coprire i vetri dell’auto, oggi, dopo che è stato cambiato formato, ce ne vogliono due copie.



giovedì 26 giugno 2014

Lo sfacelo sopra Ciampino

Il titolo vuole avere assonanza con telecronache epiche di vittorie mondiali, per fare da cassa di risonanza, vuole essere un grido di dolore, un mal de panza che racconta il ritorno mesto della Nazionale che fu di Cesare Prandelli. Sfacelo che ricorda proprio quello lasciato da Cesare nello spogliatoio Viola, a Firenze mancarono all'appello le dimissioni, in Brasile Bettega. Un Mondiale che ci lascia in bocca il gusto amaro del radicchio, oltre a strascichi fibrosi come il sedano tipici delle gestioni prandelliane, un trito, quello di un calcio italiano ormai trito e ritrito. Possiamo dire che Prandelli ha bruciato il soffritto, ma la colpa è anche e soprattutto del sitsema calcio Italia privo di padelle con il manico, in grado cioè solo di esaltare idoli di cartapesta. Idoli ricchi, strapagati da società indebitate, idoli dalle fuoriserie camouflage dentro alle quali mimetizzare il cervello, per mostrare solo vestiti fashion e cuffie dove ascoltare il proprio ego. Idoli pieni di tatuaggi volgari e di veline volgari, capaci di spiccicare si e no due parole volgari, davanti a microfoni compiacenti di giornali che si occupano di loro e li chiamano con vezzeggiativi ruffiani, certificandone improbabili status da campioni, scambiando il culo per le quarantore. Allora è meglio guardare il culo delle veline, comportamento meno volgare degli atteggiamenti che ritroviamo in quel mondo del calcio italiano pieno di  furbetti del palloncino, che spendono milioni e milioni scambiandosi improbabili campioni, desertificando settori giovanili e andando a pescare giocatori all'estero che non valgono niente ma consentono transazioni economiche più agili. E poi gli stadi sotto assedio, gli scontri tra bande di tifoserie violente e i morti, come Ciro Esposito. Oppure come Suarez che muore avvelenato dopo aver morso Chiellini. No la Nazionale non è lo specchio della nazione. E' molto peggio, perché è l'espressione di un calcio vergognoso, infetto, cui non serviranno a nulla le dimissioni di Prandelli e Abete, anche se sacrosante. Da oggi almeno Prandelli non sarà più il Santo che conoscevamo, ma il sacrosanto, perché ci dicono che Costa Rica e Uruguay insieme sommano meno abitanti della Lombardia, e visto che adesso fa molto figo l'uso di percentuali per dare enfasi e quantificare meglio il disastro, non solo e non più quindi quelle più consuete del mero possesso palla, il mio personale contributo alla causa lo do sostenendo che Costa Rica e Uruguay fanno anche molto meno uso di zafferano della Lombardia. La tragedia del nostro calcio non riguarda quindi solo l’uso sproporzionato dello zafferano, riguarda un intero sistema che va rivoluzionato e bonificato alle radici, dalle curve alle scuole calcio, dai club alle istituzioni. Sono molte le cose che non vogliamo più rivedere, oltre a Balotelli e Cassano che sanciscono il fallimento di Prandelli come Commissario Tecnico. Va fatta prima di tutto opera di consolidamento, che non si può certo fare a partire da falsi maestri e falsi moralisti come Prandelli, troppo bresciano per capire il dialetto sincero che sgorga dall’anima del Costa Rica, mentre il nostro calcio frana perché ha perso di vista proprio il pallone. Prandelli potrà tornare ad allenare ad alti livelli, del resto per certe panchine potrebbe bastare anche solo l'ascensore.

mercoledì 25 giugno 2014

Polase e rutti

Adesso non ci resta che incontrare la Spagna in aeroporto per vedere di salvare almeno la faccia. Davanti allo spettacolo vergognoso di un'Italia che ci costringe all'uso massiccio di Polase ho persino rimpianto la gara di rutti di Marzio ai tempi della scuola, Marzio contro tutti, quello si che era il vero made in Italy da esportare con orgoglio. Usciamo svuotati di sali minerali, umiliati da un dopopartita accompagnato da una fitta sassaiola di dimissioni, sassolini tolti dalle scarpe puzzolenti di una spedizione sdrucita nell'anima. Ancora più brutto il dopo come se non fosse bastato un prima fatto di scelte sbagliate, tutti contro tutti come nella gara di rutti di Marzio, con Balotelli che finisce in presidenza, e così la colpa alla fine è tutta dell'uomo nero. Dimissioni che si macchiano di ridicolo quando Prandelli dichiara di non voler rubare i soldi ai contribuenti, superando così lo spettacolo osceno del campo, il tutto servito su un letto di dichiarazioni peggiori della rucola, con i vecchi contro le figurine, a condire con finto aceto balsamico fatto solo di caramello, un finale che sa tanto di fuga ad Hammamet. E menomale che c'è Cuadrado in questo mondiale, che rimarrà per Suarez quello di pane e Chiellini, la colazione del campione. Il calcio italiano versa in uno stato pietoso, come la sanità, e alla richiesta di un'analisi tecnica della disfatta urgente, tutti scappano, il Cup dice che non potrà essere fatta fino alla prossima Cup del mondo, e allora sarà meglio portare al dottore le vecchie analisi, quelle fatte nel 2006 a Berlino, che tra l'altro erano perfette. Il mio commento tecnico invece si basa sul fatto che è stata una partita illusoria, a tratti priva di introspezione filosofica, mentre Buffon e De Rossi ci hanno detto che l'esistenza dei giovani, benché discutibile, è purtroppo inevitabile. Allora meglio, molto meglio i "fochi".

martedì 24 giugno 2014

La matrioska dell'essere

Ovvia su, Prandelli contro l’Uruguay rivoluziona, rigira la squadra come un calzino, insomma, abbandona il suo proverbiale 4 3 3  e si butta sul 5 3 2, che a proposito di proverbi non è proprio il massimo visto che ci ricorda un po’ chi abbandona la strada vecchia per quella nuova e sa cosa perde ma non sa cosa trova. I maligni in fatto di proverbi diranno che tanto aveva già perso anche con la Costarica. Cesare quindi inventa, tanto che parlando di questo con un Bambi distratto dalla schiacciata con la finocchiona del vinaino di via dei Neri, ha comunque trovato il modo di fare una riflessione profonda proprio come il morso che nell’affettato affonda. Il Prandelli mago che inventa lo ha riportato a quando era ancora un ragazzone ingenuo senza eskimo e lontano dall’eroina, e così Prandelli gli ha fatto un po’ di tenerezza mentre la schiacciata no, addentandola con le giuste motivazioni. Si è rivisto in Cesare, lui che alle Scuderie mentre giocava con il Supertele, un tipo tipo Prandelli gli si avvicina e gli chiede un limone. “Cosa te ne fai di un limone?” Domanda che poteva fare solo un ingenuone come era lui allora, e alla risposta “devo farmi una pera”, ecco il perché gli aveva fatto ricordare così tanto Cesare, perché anche in quel caso, l’uomo in caso di bisogno inventa, diventa mago per trasformare il limone in una pera, e così farà oggi Cesare tirando fuori il coniglio dal coniglio che è in lui, in una sorta di matrioska dell'essere. Del resto il Bambi ha sempre avuto un debole per Prandelli, soprattutto per il suo codice etico che ha sempre condiviso, anzi sostiene di averlo addirittura inventato lui, e a chi dubita come me, fa sempre il solito esempio del figliolo del benzinaio di Porta Romana che si drogava e che per questo aveva bisogno di aiuto, lui grazie proprio al suo codice etico faceva di tutto per dargli la droga. Poi è stato il giorno di Cassano che si è tolto finalmente la mano dalla bocca e ha condiviso il pensiero sulla difesa a tre della Juve, anzi ha fatto molto di più, ha suggerito a Prandelli di rendere noto che l’intero blocco difensivo in occasione della gara di oggi contro l’Uruguay avrebbe indossato le nuove maglie di eternit, per lo stesso motivo per il quale il Dio Egizio ci avrebbe dovuto fare la piramide, perché secondo l'esperienza di un ragazzo cresciuto nella Bari vecchia, col cazzo che gli profanavano la tomba. Oscar Tabarez che ha il pelo sullo stomaco, e soprattutto pensa di vincere l’Oscar proprio per l’intrpretazione tattica della partita contro l’Italia, ha dichiarato di non temere affatto l’uso dell’eternit da parte dell’Italia, essendo lui un maestro di strategie omeopatiche come quella scelta da Cesare, e anzi rilancia sostenendo di essere anche lo stratega più adatto a giocare partite importanti come questa. Del resto sostiene da sempre che il poker si gioca con la difesa a quattro, oppure con la difesa a tre col morto, o addirittura come in questo caso che c’è di mezzo Prandelli, con la difesa a tre col pollo. Buon San Giovanni.

lunedì 23 giugno 2014

Le pagelle danno più fastidio dell'umidità


Lui che così tanto aveva contribuito, dopo aver letto le pagelle degli azzurri non è stato capace di dire no. No ai voti anche se prete dentro. Alla separazione dei giocatori in base a quello che riescono a fare. A chiudere i giocatori dentro a un numero e non solo dentro a uno spogliatoio. Ad insegnare loro una matematica dell’essere, secondo la quale più il voto è alto più aumenta la possibilità di strappare il contratto della vita. Il voto corrompe più del Mose. Il voto divide come Mosè le acque del Mar Rosso. Il voto classifica come certi quarti posti in classifica. Il voto separa. Il voto è il più subdolo disintegratore di una squadra di calcio. Il voto cancella le storie, il cammino, lo sforzo e l’impegno del fare insieme. Il voto è brutale, premia e punisce, esalta ed umilia. Il voto sbaglia, nel momento che sancisce, inciampa nel variabile umano come Insigne sul pallone. Il voto dimentica da dove si viene, come certi codici etici. Il voto non è il volto butterato di Cassano. I voti fanno star male il Colonnello che li mette e chi li riceve. Creano ansia, confronti, successi e fallimenti. I voti distruggono il piacere di scoprire e di imparare, ognuno con i propri tempi facendo quel che può. Vedi Montolivo. I voti disturbano la crescita, l’autostima e la considerazione degli altri. I voti mietono vittime e creano presunzioni. Vedi Balotelli. No. I voti non si danno ai giocatori. In particolare a quelli che non ce la fanno. Vedi Chiellini. Prandelli lo sa bene, perciò è colpevole. Per non aver fatto obiezione di coscienza. E allora si merita un bel 4. Per il resto la nostra panchina da ampie garanzie.

domenica 22 giugno 2014

La bacchetta magica di Prandelli

Il secondo tempo di Ghana-Germania riconcilia con il calcio, Bacconi invece con il sonno, raccontando ovvietà con la bacchetta del professore, quella che dovrebbe aver rubato a Prandelli, che senza, non riesce nemmeno a indicare con esattezza il capocannoniere del campionato, e al suo posto entra invece Insigne, solo perché è lì al suo fianco, e perché con il dito non si ha la stessa precisione che con la bacchetta. Il calcio senza la bacchetta magica di Prandelli, si sa, non è propriamente pervaso da equilibrio, per questo motivo emerge quello inaspettato che c'è nel triangolo Buffon, D'Amico, Seredova. C'è pacatezza nella vicenda, altro che la mano sulla bocca di Cassano, o la proposta di nozze di Balotelli. La Seredova porta i bambini in Brasile con la maglia azzurra del babbo, mentre Prandelli non porta Giuseppe Rossi in Brasile con la maglia azzurra del meglio. Lei non si leva la fede, mentre Cesare esclude Giuseppe, perché proprio grazie alla fede ha visto Insigne in sogno con le stimmate del goleador. Grande civiltà quindi nella vicenda privata di Buffon, quella che manca in una qualsiasi intervista di Varriale. La D'Amico continua a fare il suo programma pronunciando il nome del fidanzato senza tradire nessuna emozione, chiede informazioni sulle sue condizioni all'inviato, mentre l'inviato vorrebbe chiederle a lei. Insomma, ex famiglie perfette che ribaltano tutti i cliché, non più guerre tra ex moglie ed ex mariti dove il napalm la fa da padrone, non siamo abituati, noi che ingolfiamo i tribunali per molto meno, sono convinto che i tribunali si scomodano per cose serie, lo dobbiamo a chi per anni aspetta che sia fatta giustizia per questioni davvero importanti, mentre i tribunali sono al collasso per cause di fuffa o antipatia. L'esempio della D'Amico è lì per farci riflettere sul concetto di tolleranza, lei non va in escandescenze solo perché l'ex moglie va a trovare il suo nuovo fidanzato, forse anche perché aiutata molto dal fatto di essere abituata a subire vessazioni maggiori, visto che sono anni che tollera Massimo Mauro.

sabato 21 giugno 2014

Il codice etnico

La sconfitta dell'Italia contro il Costarica riempie finalmente quel vuoto pieno di riscontri presenti nella bacheca di Cesare Prandelli. Dopo la partita infatti, gli è stata consegnata una bella Coppa Rica. Amarena per lui amarezza per chi ama il calcio. La sconfitta contro la Costarica sarà un'insegna sempre accesa sulla sua carriera. Anzi un Insigne. La mano sulla bocca per non vomitare, invece, abbiamo scelto quella di Cassano, e un grazie doveroso ci sentiamo di rivolgerlo anche per il codice etnico relativo all'etnia dei perdenti. Davanti all'Italia di Prandelli ieri sono morti due cinesi nella hall dell'Hotel Baglioni, ben lontani dai capannoni a fuoco di Prato, e già l'ambasciatore ha avanzato richiesta formale al nostro Paese per annullare almeno la cittadinanza onoraria di Cesare, per rispetto delle vittime. Prandelli ha suggerito se non fosse stato meglio annullare il risultato della partita. "Bel giocatore davvero Thiago Motta',  questo ha detto l'ambasciatore davanti alla Camera ardente di Careggi. Si. Anche se dall'autopsia dei due sfortunati cinesi sembra emergere un'intolleranza all'uso di Darmian sulla sinistra e di Chiellini al centro. Non voglio più parlare dello scempio di una partita che ci resterà addosso come un marchio, io che non avevo nemmeno un tatuaggio, stasera ho gente a cena e non voglio rovinarmi la giornata. Voglio invece salutare Antoine, come si conviene ad un amico garbato che se ne va, perché so di avergli procurato contrasti interni, dicendogli che non sono poi così tutto da buttare via come Prandelli, che le mie abitudini alimentari non sono tutte sbagliate come le scelte di Prandelli. Insomma, io non ho lasciato a casa Giuseppe Rossi, anzi, sono addirittura un vero esperto di biologia marina, e quindi checché ne dica lui, sto molto attento che la mia quotidianità non abbia un impatto negativo sugli equilibri della vita nel mare. Dove invece sembra essersi cacciato Cesare, anche se quelli sono più un mare di Uruguay. Comunque quando compro del tonno in scatola, ad esempio, lo scelgo tra quelle marche che non sfruttano troppo le piantagioni di tonni. Antoine mi ha aiutato riflettere su certi temi, così ho cambiato le mie abitudini alimentari perché per vivere bene bisogna curare l'alimentazione. Ho capito che il pasto più importante della giornata è la prima colazione, che deve essere molto abbondante e non limitarsi a un caffè e a una semplice brioche. Io per colazione da quando ho preso coscienza dell'importanza dell'alimentazione mi mangio sempre un bel piatto di spaghetti alla carbonara, al ragù o all' amatriciana, solitamente pesce perché fa bene, e verdure a km zero. E ora che mi sono abituato a questo nuovo regime alimentare non ho più problemi. Forse per il fatto che per sopportare meglio questo mio cambiamento, ho dovuto modificare anche altre abitudini, adesso la prima colazione la faccio sempre verso mezzogiorno.

venerdì 20 giugno 2014

Turismo ecosolidale

Tra tifosi ci si confronta, si parla di moduli e di caratteristiche tecniche dei giocatori più adatti a quei moduli, si parla di allenatori, arbitri, ognuno ha le sue opinioni e tutti alla fine rimangono delle proprie idee anche se le discussioni durano anni. L’altro giorno con il Bambi parlavamo delle persone delle stesso sesso che si sposano, e sul fatto che un uomo sposi un’altro uomo, è rimasto convinto che si parlasse di un gay mentre io di un prete. Poi la discussione è passata all’esclusione della Spagna dal Mondiale, fino al fatto che tutti ci sentiamo un po’ spiati, che siamo tracciati attraverso le celle che agganciano i nostri cellulari, spiati dalle telecamere disseminate ovunque, incrociati i dati dei movimenti delle nostre carte di credito, analizzati da quello che scriviamo sui social network, ma nel mio caso, ed è questo che raccontavo al Bambi, mi sento anche intercettato, che è uno step successivo, una pericolosa deriva che solitamente è propedeutica all’arresto. Ero proprio a telefono con lui mentre facevamo una classifica dei migliori lampredottai fiorentini, poi quando avevamo bene o male finito di stilarla e ne condividevamo soprattutto il primo posto, abbiamo cominciato a dissertare su quale fosse la versione considerata classica, è stato in quel momento che ho sentito una voce che diceva “ma il panino lo fai inzuppare?”. Poi abbiamo cominciato a rimpiangere le bandiere, affrontando il tema della mancanza di giocatori simbolo, quelli che ormai non esistono più nelle squadre di calcio, oggi basta un campionato importante e un giocatore con ancora 5 anni di contratto se ne va in un’altra squadra considerando solo gli aspetti di natura economica. Nessuno si sposa più con la stessa società per tutta la vita, altri tempi, come del resto anche nella vita di tutti i giorni sono sempre più rari i casi di coppie che vanno a naturale scadenza di contratto, quello che insomma ti ricorda il prete con così tanta enfasi; “Finché morti non vi separi”. Un po’ come il babbo del Bambi che è stato innamorato per 40 anni della stessa donna, e per fortuna sua moglie non l’ha mai scoperto altrimenti si sarebbe separata uccidendolo e sfruttando una clausola che lascia troppo spazio all'interpretazione. Abbiano parlato anche del degrado del quartiere, certo non come quello che c'è in Borgo Ognissanti dove ormai è pericoloso anche solo parcheggiare l’auto per fare una commissione. Ieri l’ho lasciata aperta due minuti giusto il tempo per prendere un caffé. Sono uscito dal bar e l’ho trovata chiusa. E’ proprio diventato un posto di merda. E mentre Gervasoni tarocca i referti arbitrali, Nardella, visto appunto il degrado della città annulla l’edizione 2014 del Calcio Storico. E poi si dice male di Abete, ma ve lo immaginate se per via di Genny a’ carogna avesse annullato l’edizione della Coppa Italia? Quindi, quella non l’ha annullata e l’ho regolarmente persa, in questo caso invece l’ho regolarmente preso nel culo senza nemmeno giocare. A questo punto ho paura, ho parecchia paura della lungimiranza del nuovo sindaco che spero non si voglia interessare mai di Fiorentina, perché vorrei segnalare la situazione di certi giardini Diladdarno presi letteralmente per discariche, ormai ci si trova di tutto, frigoriferi, divani sfondati, a proposito di questo la smettesse l’Ikea di fare prezzi così vantaggiosi, tali da invogliare certi bifolchi a fare la rottamzaione in San Frediano, ma la mia paura è proprio che un Sindaco così efficiente, capace cioè di vedere così lontano per risolvere i problemi sul nascere, alla fine possa intervenire proprio autorizzando la discarica in quei giardini. La foto mostra due turisti in Borgo Ognissanti.

giovedì 19 giugno 2014

Quando il destino è così privo di silicone

Anche il destino della Spagna è stato distratto dalle poppe di Emily, i capezzoli al capezzale di Iniesta e compagni rendono però molto meno amara la fine di un ciclo che comunque è sempre durato molto di più delle mestruazioni di lei. Dai 3 ai 5 giorni mensili di ciclo non valgono certo il Mondiale e gli Europei spagnoli, ma anche per lei gli assorbenti servono pur sempre per la "roja". La fine del tiqui taka rilancia una filosofia di gioco decisamente meno barocca, rilancia la poppa non taroccata dal falso seno, non a caso Zeman va a Cagliari e Trapattoni sceglie Pizzul come secondo per gli spot della Fiat, che rimane per eccellenza la macchina che più di tutte ti prende in contropiede. Meglio quindi il destino della Spagna che non quello dei primavera Viola distratti invece solo da un Capezzi che non ha certo lo stesso potere incantatore dei capezzoli di lei. Chiudo l'argomento Emily di ritorno da una lunga giornata a Bressanone, dove ho potuto festeggiare il riscatto della comproprietà di De Silvestri da parte della Samp, con un prosecco e succo di sambuco fatto in casa. Il dramma è che non era quella di Emily. E non solo so già che nella realtà non potrò mai essere distratto dai quei suoi seni così privi di silicone, il dramma vero è che non lo potrò essere nemmeno nella fantasia, perché sono troppo disordinato nella vita quotidiana. Pensate che tengo i sogni nell'armadio e gli scheletri nel cassetto. L'altro giorno cercavo la camicia blu di filo di Scozia e ho trovato la tibia di Montolivo.

mercoledì 18 giugno 2014

Quando il destino è distratto dalle poppe

Tra l’eccitazione mondiale e quella generata dai movimenti di mercato, è giusto soffermarsi per un attimo anche a farsi delle domande che non siano effimere come quelle del pizzicagnolo quando riguardo al prosciutto cotto ti  chiede "che faccio, lascio?" Perché è giusto invece considerare anche l’immoralità intellettuale tipica del tifoso avido che pretende, pretende, pretende non solo che il pizzicagnolo sia preciso come un orefice, pretende risultati e investimenti economici importanti da parte dei Della Valle. Quando tutti non fanno altro che dire che fra vent’anni finisce l’acqua, tra venticinque arriva l’asteroide e tra cinquecento si spegne il sole. Non è onesto illudere una tifoseria per poi lasciarla senza luce, acqua e gas. Il mondo si sta pontellizzando. E già oggi molti uomini lungimiranti si lavano come se l’acqua fosse razionata, a differenza delle donne che si fanno docce-fiume, lo dice sempre anche la donna del Bambi, in riferimento al fatto che lui si lava a pezzi, lei quindi per sapersi regolare, di volta in volta pretende che le scriva sul calendario prima di uscire il pezzo che ha scelto di lavarsi quel giorno. Mentre il precedente di Gomez ci dovrebbe far pensare a quante e quali terribili variabili vanno incontro i Della Valle tutte le volte che mettono a budget una qualsiasi cifra. Cognigni per esempio sta pensando di far valutare i segni zodiacali dei giocatori, per capire se anche le stelle oltre a Montella, sono più o meno favorevoli a quel tipo d’investimento. Per ridurre al massimo i rischi. Parlando di questo aspetto con il Bambi mi sarei aspettato una reazione scomposta, perché avevo come l’idea che non s'interessasse di queste minchiate, e invece mi ha sorpreso, l’ho trovato sensibile alla materia, tanto che mi ha spiegato che il Sagittario è notoriamente un viaggiatore, mentre lo Scorpione è molto bravo a letto. Quando gli ho detto “ma questo che cazzo c’entra?”, mi ha risposto molto candidamente che questo è il motivo per il quale va sempre in Thailandia, “e cioe?”, insomma, non capisco proprio nulla, visto che lui è Sagittario ascendente Scorpione e che quindi viaggia solo per sesso. Così anche il Bambi è d’accordo con la società che prima di effettuare un’operazione in ingresso e in uscita si rivolgerà ad un’astrologa di mercato, una nuova figura che si ispira al maestro Bacconi, anche se lui si distingue più per i dati tarocchi delle partite. Il Bambi mi ha veramente sorpreso, chi l’avrebbe detto, un omone a quella maniera, con quel vocione, con l’eskimo fisso anche d’estate, scoprire che non fa niente prima di non aver consultato le carte, un po’ come il suo avvocato quelle dove è indicato il capo d'imputazione prima di una qualsiasi udienza. Mi ha addirittura raccontato che una volta è andato da una cartomante di strada perché si era innamorato di una ragazza di Borgognissanti, era molto preoccupato, ma non tanto come logica avrebbe voluto per il fatto che la ragazza era cresciuta in quel quartiere di balordi, ma era perplesso per il fatto che la ragazza avesse troppo poco seno. E questo chiese alla cartomante “dammi dei motivi validi, dimmi se la donna senza seno è la donna della mia vita, se la mancanza di poppe è un segno preciso del destino. La cartomante popputa con scollo generoso che lasciava intravedere il meraviglioso solco di confine tra i due emisferi, elencò i precisi segnali del destino. “I vantaggi sono che la donna che ami può dormire sulla pancia, può andare in bicicletta sul pavè, e la puoi guardare dritta negli occhi”. Guardando invece dentro al confine della cartomante capì in un attimo l’errore di non aver studiato abbastanza la geografia. E subito gli passò l’infatuazione, no, le carte non avevano dato le indicazioni sperate, le loro diverse aspettative non potevano confluire nello stesso rapporto. Un po’ come succede quando le mamme fanno i video ai loro bambini per avere dei ricordi, mentre i babbi li fanno sperando che i bambini si schiantino contro un albero per mandare il video a Paperissima. O come il destino distratto dalle poppe di Emily per dare segnali convincenti.

martedì 17 giugno 2014

Il ciclo notturno

Schumacher è uscito dal coma, Montolivo ancora no. Rimane al Milan. Il Bambi che segue il mondiale distratto da interrogativi dolorosi che l’arrovellano come un kebab, mentre Messi batteva a rete mi ha chiesto, smarrito come chi ha lasciato a casa il Tom Tom, a cosa servissero le donne all’indomani della commercializzazione dei piatti di plastica. Gli ho risposto in maniera ecosostenibile, circostanziata, e soprattutto differenziata, “a portare via la spazzatura con dentro i piatti di plastica”. Non ho dato altre risposte ieri, ho lavorato al PC per ore su un documento importante, poi alla domanda “salvare le modifiche?” ho detto no, pensando che lo avevo già fatto con il Bambi, salvandolo da quell’interrogativo esistenziale. E così ho perso il documento oltre al gol di Messi. Perché il Bambi sostiene, soprattutto durante le partite del mondiale, che le donne lo contraddicono sempre in modo indebito, lo innervosiscono con sospetti gratuiti, come quello della figliola del Torcini, sospetto vergognoso che ha voluto raccontarmi durante la vittoria della Francia contro l’Honduras, insomma, s’è incazzato perché lei ha pensato che l’avesse portata a casa sua per trombarla, mentre per dimostrare che non era vero, si è difeso dall'infamia con un “Allora andiamo a casa tua”. Adesso che siamo nell’intervallo della partita che vede l’esordio della Germania contro il Portogallo di CR7, colgo l’occasione anche perché il Bambi è in bagno e il 3 a 0 con la superiorità numerica ha già tolto interesse, per darvi conto sulla sua situazione sentimentale, sennò non capite. Il Bambi è sposato ma non ha figli, la moglie però non lo attrae più da quando è stata invasa e conquistata dalla cellulite, da quel giorno si è legato alla Gina, una escort che è trasgressiva e tradizionalista allo stesso tempo, alcuni giorni cucina finger food, altri va giù di minestra di pane. Forse è proprio questa sclerosi agroalimentare che lo ha attratto e allo stesso tempo distratto dalla moglie occupata da forze avverse che hanno invaso le cellule adipose, sclerosi che poi non si riflette solo nel menù del giorno. Trasgressiva e tradizionalista perché non lo soddisfa solo in cucina, ma anche sessualmente fa tutte le cose che ormai le mogli non fanno più, infatti stira le camicie con l’appretto e cucina in lingerie e tacchi a spillo. Dopo il quarto gol, e finalmente dopo il primo zero a zero tra Iran e Nigeria sono andato a vedere lo spettacolo della lunga notte magica di Ponte Vecchio con la sua nuova illuminazione, luci, giochi pirotecnici, barchini elettrici, una panchina, una Cinquecento, un letto sull'Arno, il re nudo tra le fiaccole, le figure del sogno, la Venere del Botticelli, e musica nello spettacolo emozionante della compagnia francese Illotopie. Bellissima la nuova illuminazione a led che ne esalta le diverse parti architettoniche, poi il Bambi ha avviato la lavatrice per il ciclo notturno con tariffa agevolata e ha fatto saltare tutto.

lunedì 16 giugno 2014

Bagnomaria

Sarà perché è iniziato il mondiale, sarà perché di Cuadrado si sente già l'odore tipico della pontellizzazione alla griglia, cioè rimane, sarà che il barbecue conferisce ai pensieri quel qualcosa in più della cucina antidellavalliana a bagnomaria, e così sono ormai giorni e giorni che non apro più il sitone. Giorni al Cuadrado appunto. Giorni di salsa barbecue e crosticine gustose. O forse sarà proprio perché non mangio più alla mensa di chi non pensa, di chi condisce la passione con l'olio di sansa, che ho una digestione migliore, una regolarità intestinale invidiabile, oltre al fatto che di veramente invidiabile ho ammirato i vostri affreschi di ieri, inarrivabili condoglianze a un blog strangolato da inarrivabili affreschi. Non ho più bisogno di mangiare fave di fuca, insomma, e penso invece al problema dei cervelli in fuga, e alle fave che invece rimangono anni e anni ormai solo per scrivere di anatomia dei braccini corti. Di Balotelli mi sento di dire che non è sufficiente il talento per condonarne la stupidità, che a Pirlo fanno fare delle pubblicità statiche come le punizioni, mentre a Cassano non gliele possono proporre perché mette sempre la mani davanti alla bocca, e il messaggio commerciale non arriverebbe correttamente. E a proposito del barese circolano voci che si sia fatto la barba con la bomboletta che l'arbitro usa per far rispettare la distanza sulle punizioni. Mentre Paletta l'ha usata come schiuma per i capelli, con evidenti scarsi risultati. Del resto anche a me da quando mi sono disintossicato dalla cucina delle idee a bagnomaria mi si è allagato il giardino della fantasia, nel mio caso per colpa di una coppia di castori che hanno costruito una diga sul ruscello che confina tra il blog è il sitone. Non volendo andare contro la legge e non incorrere in ulteriori  problemi con la Polizia Postale, ho chiamato la Guardia Forestale per un controllo. Sono venuti e in effetti hanno constatato che era tutta colpa di quei simpatici castori se il ruscello era straripato allagando il giardino della fantasia. Hanno però anche detto che non potevano fare niente, mi hanno rassicurato che avevano regolare concessione edilizia. E per gentile concessione di madre natura vi mostro invece un'immagine rara del vento in poppa che soffia sul blog, malgrado le previsioni fossero di un eternità a bagnomaria.

domenica 15 giugno 2014

Io dico che hanno vinto i Bianchi

Nella mia partita del cuore il risultato è ribaltato, un po' come il sedile della 127 con i fari gialli di quando ancora si trombava in macchina. 2 a 1 per i Bianchi contro gli Azzurri. Tre le cacce in tutto, quella della vittoria a un minuto dalla fine, nell'arena di Santa Croce, una vittoria che ci permette di volare alla finale del 24 giugno. L'altra partita invece, quella che ha visto vincere gli azzurri contro i bianchi con lo stesso punteggio, è stata meno avvincente, le squadre del resto non erano separate dall'Arno, ma da un continente troppo lontano, dove oltretutto non si vedono più nemmeno i culi di una volta, l'unica cosa che ci ha uniti è stata la sabbia del campo. Intanto si moltiplicano le iniziative per consentire ai tifosi di radunarsi intorno alla passione comune, alcuni cinema per esempio hanno trasmesso la partita, al riparo dalla pioggia fiorentina e dall'umidità brasiliana. Sono stato lì, ebbro ancora della vittoria dei Bianchi di Santo Spirito e del Muller Thurgau ghiacciato, ho visto poco calcio, un po' perché la squadra di Prandelli non ne rumina molto, un po' perché davanti a me si è seduta una signora maleducata che mi ha impedito la visuale con la sua acconciatura a dir poco gigantesca. Avrei voluto dirle qualcosa, mentre dal commento della partita capivo che Darmian era il migliore, non le ho detto niente solo perché avevo la bocca ancora impastata dal vino. Per non discutere, allora mi sono spostato da un'altra parte, ma anche lì non ho avuto pace, proprio come gli Azzurri di Santa Croce dopo la sconfitta all'ultimo minuto, perché il Signore dietro di me non ha fatto altro che lamentarsi per via del mio sombrero che avevo indossato per via del vino che avevo bevuto per festeggiare la vittoria dei Bianchi. Poi c'era un vescovo con la tiara, un Re con la corona, c'era il cappellaio matto, c'era persino Valderrama che copriva metà schermo. Insomma, alla fine ho sentito che Candreva ha pennellato per Balotelli, Sirigu sicuru, mentre Paletta mi ha ricordato molto quella che usa la Sonia per raccattare la merda del bassotto da via Maffia. Forse perché anche lui comunque raccatta solo figure di merda. Poi sono uscito per festeggiare un'altra volta, e in piazza Santo Spirito ho trovato tre fiche americane attratte dalla mia t-shirt dei Bianchi, gli ho spiegato allora della vittoria del pomeriggio, mentre tutto intorno però quelle fave festeggiavano con la maglia azzurra, le finché non capivano, non solo perché americane, ma una buona bottiglia di Ribolla Gialla comprata al volo ha facilitato la comprensione della serata che stava procedendo verso certi festeggiamenti finali con il botto. Poi quando tutto sembrava incanalato nel verso giusto, quello cioè dove avevo l'imbarazzo della scelta dove incanalare la mia contentezza più turgida, si è paventato il cugino cretino, chi è che in famiglia non ha mai avuto un cugino cretino? Il mio ha lavorato per molti anni nella squadra antidroga della Polizia, poi passato di recente alla buon costume. Questo deve avergli causato più confusione di quanto ne aveva già normalmente, non solo perché festeggiava gli azzurri quando invece hanno vinto i Bianchi, ma perché quando mi ha incontrato con le tre americane mi ha arrestato per "superamento della modica quantità".

sabato 14 giugno 2014

Il segreto degli Orange

Ieri non sono riuscito ad assegnare il viaggio nei mari del Sud, forse proprio perché la Spagna è precipitata all'estremo Sud del proprio ciclo, con la complicità di Rizzoli che per questo viaggio agli inferi ha voluto contribuire con un "capatina" nella sua Lampedusa professionale. E poi anche perché Van Persie con quel tuffo nell'emozione che solo i grandi gesti suscitano, si è dimostrato il vero olandese volante. Se dovessi esprimere un giudizio tattico sulla partita, se dovessi insomma fare un'analisi approfondita, appoggiato distrattamente a un muro di via Sant'Agostino, direi che l'Olanda gli ha fatto un bel culo. E lo dimostra bene la foto, molto meglio di Adriano Bacconi. Se invece mi sposto in qualche vicolo più decentrato del sottobosco sanfredianino, quello per intendersi dove non nascono i mirtilli, e dove le more sono al massimo le donne dei ricettatori, devo dire che c'è qualcosa che non torna. O meglio c'è un fatto increscioso che spiegherebbe le cause del pressing forsennato degli olandesi, degli scatti fulminanti di Robben, insomma dello strapotere fisico degli arancioni tinti di blu. Non è semplice doping, ma qualcosa di più sottile, difficilissimo da individuare e quasi impossibile da ricondurre al fattaccio successo a Faenza. Questa è stata la vera forza dell'Olanda, che ha poi permesso di schiantare i campioni del mondo. In questo caso l'occasione non fa l'uomo ladro, Gervasoni non c'entra questa volta, fa doping subdolo, fa pressing esasperato, la vicenda dell’azienda vinicola Trerè in provincia di Ravenna, lascia davvero di stucco, un’intera vigna appena piantata è stata rubata in una notte, sparita, volatilizzata nel nulla. 1.500 piante di Sauvignon Blanc fatte arrivare dalla Francia ed appena messe a dimora sono state rubate in una notte, il campo è stato lasciato perfettamente spoglio. Nessuna traccia di veicoli sulla terra, dato le abbondanti piogge del fine settimana, un particolare però è significativo, il capo operaio aveva segnalato nei giorni scorsi che una vite posta a fondovalle era stata rimossa, oggi è facile dedurre che chi ha compiuto l’asportazione del vigneto, probabilmente su commissione, aveva prelevato un campione per poterne meglio comprenderne l’effettiva qualità. Il caso non è affatto isolato, anche se un furto di tali dimensione non è proprio usuale, i vignaioli dovranno installare la moviola su tutti nuovi vigneti, almeno questo è quello che ha dichiarato ieri Platini a fine partita Insomma, gli olandesi si sono fumati 1500 piante di Sauvignon Blanc, e questa mi sembra l'analisi più corretta della partita.

venerdì 13 giugno 2014

Non sarà il mio mondiale

Non sarà il mio mondiale, non soltanto perché nel Brasile gioca Ficarra e non Picone, tra l’altro il migliore dei due in fatto di autogol, tanto che nell'ambiente li chiamano Ficarra e Niccolai. Non sarà il mio mondiale non soltanto perché nell'Italia Montolivo si è rotto la tibia e non il perone, oppure perché Gervasoni si è travestito da giapponese, e Cassano invece non si è travestito da nessuno, tanto che alla fine si giocherà la vittoria nella classifica del più brutto della manifestazione con il Pitbull della cerimonia d’apertura. Non sarà il mio mondiale non soltanto perché l’unico culo che si è visto è quello risaputo di Jennifer Lopez. E francamente Jennifer Lopez Ufarte lo preferivo quando ancora giocava e non era costretto a dimenarsi su un palco. Non sarà il mio mondiale soprattutto per un problema pratico, il fuso orario brasiliano non si confà con il piacere di alzarsi molto presto la mattina. Sarà un mondiale a metà il mio, anche ieri infatti sono riuscito a vedere solo il primo tempo. Non del tutto un male alla fine, perché il mondiale è solitamente una manifestazione molto invadente, io con questa storia del fiato corto che mi permetterà di vedere solo i primi tempi, ne farò in pratica una versione ridotta a 32 partite. La stessa filosofia che uso per ridurre anche certe altre invadenze, e mi riferisco a chi è più invadente persino dei mondiali. Altro che 64 partite, a chi è erba che nasce dove non deve, a chi è una chiamata nei momenti meno opportuni, a chi sproloquia di calcio dalla mattina alla sera, e i suoi post sono una cerimonia d’apertura e mai una di chiusura. Argomenti che hanno il radar, sei in bagno, sei a scaricare la macchina, piove, non hai neanche l'ombrello, e lui scrive di 4 3 3. Non ti disturbo vero? Ti rubo solo 222.222.222.222.222 secondi per rimpiangere Ljajic. Hai voglia a dire che stai entrando in una riunione, come sempre non ti ascolta, va avanti, allora sovrapponi le scuse sostenendo che stai entrando anche in galleria, e questa volta ti risponde risentito “ma scusa, una riunione in galleria?”. Sei costretto a mentire e a sostenere che hai fatto strada, insomma che lavori all’Anas. Lui è il tuo vicino web che appena sei sul pianerottolo di una discussione con un altro, esce fuori da dietro la porta, e come per caso ti esalta le doti di Gabbiadini. Qualunque scusa è buona, finge di annaffiare le proprie teorie anche se sono di plastica, allunga il collo per cercare di guardarti dentro ai post e attaccare una nuova solfa su un contenuto che non hai ancora pubblicato. Poi però quando ti sfondano il vetro della macchina per rubarti il PC, lui non ha sentito niente, non si è accorto di niente, “io mi faccio solo i cazzi miei”. E come il primo tempo di Brasile - Croazia passa in secondo piano, mentre il secondo passa direttamente alla fase Rem, anche con lui basta addormentarsi alla fine del primo tempo. E’ sufficiente addormentarsi a mezzo della discussione e cominciare a russare per coprire il rumore di sottofondo delle sue teorie. E poi quando mi alzo presto, nella cerimonia d’apertura delle mie giornate c’è sempre lei. Bionda. E non è mai stata nemmeno un ex giocatore spagnolo.

giovedì 12 giugno 2014

Destinazione Paradiso

Comincia il mondiale e bisogna adeguarsi alla moda di regalare qualcosa abbinandolo all'evento, ma niente televisori 60 pollici nel nostro caso. Non ho certo pensato al solito concorso del cazzo, invece, chi individuerà il risultato esatto della partita parteciperà all'estrazione di un viaggio in un posto esotico. La partita di oggi sarà Brasile-Croazia naturalmente, l'estrazione avverrà davanti a un notaio chiuso vista l'ora, e in tempo reale verrà comunicato il vincitore pubblicando il suo nome sul blog. È un peccato che Deyna non legga l'editoriale, perché per festeggiare l'inizio della manifestazione, e in concomitanza con il suo ritorno, gli avevo assegnato un premio equivalente, insomma, lo stesso viaggio in palio verso una località meravigliosa. Spero che qualcuno di buon cuore glielo possa riferire. Mi sono svenato con questa idea del concorso, ma dovevo farlo per battere la concorrenza del blog dello svizzero. In tempo di crisi bisogna ingegnarsi, il last minute è ormai sorpassato e neanche più così tanto economico. Ho invece individuato i tour operator in difficoltà per strappare un accordo che prevederà 64 viaggi premio tutti nella stessa località. Mi dispiace se qualcuno più fortunato dovrà tornare più volte nello stesso posto, ma questo mi ha permesso di abbassare molto i costi dell'operazione. Prima di svelarvi la località dove spero di mandarvi anche più volte, vi racconto la metodologia che mi ha permesso di strappare condizioni così vantaggiose. Sono andato in un'agenzia di viaggio del gruppo economicamente più sull'orlo del fallimento per scegliere sul catalogo la destinazione dove mandarvi tra quelle con il miglior rapporto qualità prezzo. E per strappare le condizioni migliori c'è bisogno di non lasciare niente al caso, l'uso di parole chiave, il tono della voce senza incertezze, fermezza nel rifiutare alternative bislacche. È chiaro che ho usato anche l'arma della concorrenza minacciando di andare da altri dopo che mi avevano proposto la Riviera delle Palme, insomma gli ho messo una certa pressione e così sono riuscito ad ottenere molto di più che 64 soggiorni di una settimana a San Benedetto del Tronto. Dopo aver concordato il budget ed esposto caratteristiche, parametri precisi di ricerca della località come quella di trovare qualcosa in un’isola dei mari del sud, e il sud mi è servito per giocare con l'operatore sul fatto che essendo appunto "Sud" stavamo parlando di aree geografiche carenti di strutture, non a caso gli ho fatto l'esempio della Salerno-Reggio Calabria, e così ho chiesto per voi almeno un hotel a 5 stelle, pensione completa naturalmente, volo compreso, e siccome voglio essere trasparente vi dirò anche il costo, che per me sarà di non più di 150 euro complessive per 15 giorni di vacanza. L’impiegato che mi ha seguito con attenzione mi ha guardato negli occhi e poi mi ha detto che per quella cifra vi manderà per conto mio in un luogo esotico, di cui mi ha fatto il nome, ma che non ho ben capito. Mi sembra Affangala… o Affangolo… o roba del genere. Son quelle mete un po' fuori dai grandi circuiti dove però si sta anche meglio. Io invece che devo risparmiare per farvi stare bene, ho scelto una destinazione decisamente meno esotica, neanche la mezza montagna e nemmeno la collina, ho deciso di passare le mie ferie in un boschetto, senza sganciare troppo, solo qualche bottone.

mercoledì 11 giugno 2014

Bar sport

In qualche maniera anche questo lo è, il blog potrebbe essere un’interpretazione di nuova generazione, che non lo sostituisce integralmente, ma lo affianca rendendolo fruibile sempre. E’ tempo di Mondiale e quindi a maggior ragione anche di bar sport, anche di quelli virtuali come questo. Dove le amicizie non sono legate a una collocazione geografica di vicinato, i dialetti sono i più disparati, magari anche le solitudini sono più disperate, e le differenze di età hanno forbici più ampie. Come certe stempiature al riparo dagli sguardi indiscreti tipici del bar sport più tradizionale. Dove si sente persino se puzzano le ascelle. Bar sport, un classico italiano anche se le abitudini sono cambiate, i bar sport sono cambiati, le gestioni sono cambiate, noi siamo cambiati. Mentre per andare su questo bar virtuale non c’è bisogno nemmeno di cambiarsi. Da quello tra le nuvole, scope e primiere, che riportava a casa i campioni del mondo dell’82, a quello di Stefano Benni, a quello dell’adolescenza sotto casa, a questo magari salvato tra i preferiti. Dove prima di entrare si può sempre dare una sbirciatina anche alla ragazza che esce dall’acqua sullo sfondo del desktop. La dea Eupalla protegga dunque tutti i bar sport del mondo rimasti aperti. Si, anche questo che non ha un numero civico ma solo un indirizzo web. Protegga noi per una volta, invece dei protagonisti sul campo, che già così sono troppo privilegiati per meritarsi anche un occhio di riguardo così importante. Vadano per la loro strada, e se per la loro strada qualche volta ci lasciano una tibia, pazienza. Si dirà che è stato il destino, che comunque rimarrà sempre quello riservato a pochi fortunati. Noi invece grazie a un occhio di rigurado che non sia solo quello della Polizia Postale di Parma, ma certamente più accattivante come quello della dea Eupalla, possiamo tenere botta a tutte le crisi. Si, a quelle economiche, identitarie, adolescenziali, di coppia, di coppa, di panico, di governo, di mezza età, di pianto, di nervi, di ansia, di rigetto come quella di Messi. Bar luoghi dell’anima, forse anche d’anime perse, di partite perse al novantesimo e a tavolino, e di anime de li mortacci loro intesi come Braschi, Nicchi e Gervasoni. Bar illuminati a led, musica ambient, sedie di design, aria condizionata, passione incondizionata, banconi in marmo nero e legno di fragolo, gelati al carciofo, cous cous e tagliata di pollo, apericena, slot machine che ingoiano intere pensioni di invalidità, esperti di calcio e di borsa, impiegati depressi e cassintegrati qualcosa più che depressi. Uomini con la borsa. Esodati e daspati, uomini depilati, Ponzio Pilati, eterni Peter Pan. Ex fumatori. Quando i bar chiudono per turno di riposo c’è un’intera umanità smarrita. Perché nella vita non a tutti è concesso il diritto alla felicità, ma a tutti spetta un luogo dove entrare e poter dire a petto gonfio, “il solito”, oppure marcare il territorio con il proprio nick. Per questo io rimango sempre aperto.

martedì 10 giugno 2014

La dieta giusta

Visto che questo è un blog con millantati interessi anche enogastronomici, l’idea di oggi è quella di trovare un menù giusto, bilanciato, per vivere in maniera equilibrata anche da un punto di vista alimentare questo grande avvenimento calcistico che sta per iniziare. Dopo aver censurato il comportamento sopra le righe di Genny ‘a carogna, vorrei evitare però anche gli eccessi al contrario, quelli cioè di coloro che identifico come gli ultras del benessere. Quelli che durante il mondiale vorranno a tutti i costi vivere troppo sani, e allora la forma, la dieta e niente zuccheri e niente grassi e niente vizi e niente godimenti e niente di niente. Nemmeno pop corn, patatine, pizza mangiata con le mani, tubi di Pringles, gelati. Neanche una bella birra ghiacciata con rutto al pensiero che non ci sarà Montolivo. La frase più scontata sarebbe quella di definire tale filosofia come quella di un vivere da malati per morire sani. Ma non lo dirò perché ognuno potrà festeggiare le vittorie della Nazionale come meglio crede, anche con un bel trionfo di tofu, semmai il problema è quando il salutista convinto pretende di convincere chi magari qualche stravizietto se lo vorrebbe concedere prendendo a pretesto proprio l’evento partita per eccedere con le peggio schifezze. Il rischio è quello che se gli dai un minimo di confidenza, poi sei un uomo finito. Io una volta mi sono lasciato sfuggire che per colazione prendevo solo un caffè, "Un caffè? Ma sei matto, alla mattina ti devi alzare un'ora prima e fare una bella colazione, ti devi voler bene. Proprio per questo, allora, perché mi voglio bene io la mattina mi alzo un'ora dopo. Quando ho più tempo lo faccio, prendo il pane, il burro, la marmellata, "Il burro? ma sei matto. il burro è veleno, la colazione deve essere ricca di vitamine, devi assumere oligoelementi, acidi polinsaturi, fibra, omega 3" Ma io vorrei anche qualcosa da mangiare la domenica mattina quando ho un po’ più di tempo. Anche qualcosa di dolce. "vuoi gli zuccheri? Ti do una dritta, biscotti al farro!” guarda, c'ho già l'acquolina in bocca. E se allora tu fai l’ironico lui s’incazza perché il farro è straordinario, è pieno di sali minerali, amidi, e poi è un alimento eccezionale, antichissimo, addirittura il frumento che si coltivava già nell'antico Egitto” E allora ha ragione il Bambi quando sostiene che Cleopatra non sia morta per il morso di una serpe, ma si è strozzata perché le è rimasto un biscotto di farro in gola. Io quando sono sotto Mondiale il farro non lo voglio, sono troppo eccitato e mi fa tristezza persino la parola, senti come suona male "Biscotto di Farro", senti invece come suona bene “Bombolone alla Crema”! E allora lui ti fa “bombolone alla crema? Ma sei matto, e tu tutte le mattine prendi il bombolone alla crema?” Ma no, solo quando gioca la Nazionale al Mondiale, non tutte le mattine, magari, è che il bombolone al bar è il primo ad andare via ed allora forse è proprio questo il motivo per alzarsi un'ora prima, fottersi finalmente il bombolone alla crema! E’ giusto controllarsi, ma quando a metà mattina ti prende quel languore, anche perché sei arrivato tardi e ti hanno fottuto il bombolone, sei ancora a digiuno, e allora che cosa c'è di più bello di un bel pezzo di focaccia, sempre che il Chiari non s’incazzi, esci col tuo bel cartoccio unto, stai per addentarla, e ti compare il salutista con la tuta da jogging, con la fascetta, neanche si ferma, corre sul posto “scusa sennò mi si spezza il fiato” e ti fa “ma sei matto! La focaccia? Ma devi volerti bene, vuoi i carboidrati?” no, voglio la focaccia, con la cipolla sopra, che quando la mangio piango da quanto mi voglio bene.

lunedì 9 giugno 2014

La fine di un amore (parte terza e ultima)

L’inizio dell’avventura azzurra ai mondiali ha di fatto decretato per molti tifosi Viola la fine della storia d’amore con l’attuale selezionatore, nonché cittadino onorario opportunamente selezionato. E quando finisce un amore si soffre, si soffre sempre. Anche quando si potrebbe non soffrire per niente. Intendo quando l’amore finisce né per colpa di Diego né per colpa di Cesare, quando semplicemente si esaurisce, finisce per sfinimento, quando sfinisce, si può dire? Ma soprattutto si può dire che l’amore, oltre che sfinire, può finire? E’ lecito ammetterlo? Si sa come succede, ti senti sconfitto, smentito da te stesso, però insomma cazzo, capita che finisca! E l’assurdo è che spesso non riesci neppure a capire quando esattamente è finito. Magari a lui gli ci vuole più di un disastroso girone di ritorno di quell’amore. E avrà sicuramente pensato “Sta finendo”, facile che magari sia già finito, finito da tempo. E se va indietro col pensiero per cercare di capire quando esattamente ha cominciato a finire, perché si sa che anche ogni fine ha un  inizio, può pure capitargli di scoprire che probabilmente non è mai cominciato. Basterebbe ammetterlo, dichiararselo a vicenda! E invece si soffre, forse se ne ha un po’ bisogno, occorre soffrire per darsi un senso. E ci si arrovella e ci si accusa l’un l’altro. “Perché tu sei stato con Bettega e poi sei bresciano, sei troppo duro, sei più duro del muro del suono", "e perché tu allora che mi hai mandato Cognigni nello spogliatoio di Genova?” Accuse, rivendicazioni, ricostruzioni, che sviliscono tutto. Ma perché, perché fare così? Quanto sarebbe più bello, più giusto non soffrire! E piuttosto invece parlarsi, serenamente. Chiarire l’equivoco di fondo. Sorridenti.“Bè, pazienza, credevamo fosse amore, invece niente. Amici come prima? Anzi, dato che prima non eravamo affatto amici, facciamo conoscenti come prima? Che poi in fondo nemmeno ci conoscevamo. E allora sconosciuti come prima! ”Così ci si potrebbe ripresentare “Piacere, salve, come va?” E così chiacchierando, una parola tira l’altra, ci si conoscerebbe, ci si troverebbe simpatici, ci si comincerebbe a piacere un po’, poi sempre di più, ci si innamorerebbe e chissà, magari un giorno... No, no, non funzionerebbe, "anzi Cesare, già che ci sei ridacci le chiavi della città.

domenica 8 giugno 2014

La fine di un amore (parte seconda)

L’inizio dell’avventura azzurra ai mondiali ha di fatto decretato per molti tifosi Viola la fine della storia d’amore con l’attuale selezionatore, nonché cittadino onorario opportunamente selezionato. E quando finisce un amore si soffre, si soffre sempre. Anche quando sei dall’altra parte, lui ti ama ancora e Diego non lo ama più. E Diego glielo dice, glielo deve dire. In realtà ha fatto di tutto per non dirglielo, ha persino fatto di tutto perché fosse lui a dirtelo tramite Montezemolo, ha fantasticato spesso su quella frase che lo avrebbe sollevato da un peso tremendo se pronunciata spontaneamente da lui: “Sai, non ti amo più”. Ma lui non può dirtelo! Perché lui ti ama ancora! E siccome lo sente, l’ha capito, praticamente lo sa, insiste perché sia tu a dirglielo: “Devi dirmelo, se me lo devi dire, dimmelo!” E Diego alla fine glielo dice. O forse glielo fa dire da Cognigni a Genova perché lui è in Cina per affari. Ma non benissimo: “Vedi, Diego non…non è che non ti ama…più…diciamo che ti ha amato all’inizio…cioè all’inizio anche tu…o meglio, nessuno dei due…voglio dire che lui ti amerebbe se non fosse che…insomma, lui ti ha amato, ma non abbastanza…o forse, ecco… Iui non ti merita!" E Cesare giustamente piange tra le braccia di Bettega, urla, strepita: “Come non mi meriti? Ma ti rendi conto della sproporzionata cazzata che hai detto?”Sì, te ne rendi conto. Ora lui soffre sproporzionatamente.Ma attenzione, anche Diego soffre! Soffre nel vedere quanto lui soffra più di lui, è una sofferenza subdola, carica di sensi di colpa, forse è una sofferenza persino peggiore della sua. Sì, perché lui, che ti ha amato e ti ama ancora, può aggrapparsi a quell’amore, può farsene scudo, quell’amore seppur non più corrisposto è un punto fermo per lui. E invece Diego è allo sbando sullo yacht, è disperato in volo sull'elicottero, è costretto a rifugiarsi nel gioco compulsivo, e preme...preme..preme ripetutamente sul joystick che lui chiama capezzolo per non far capire che ha contratto il vizio del gioco, perché capisce di non averlo mai amato perché troppo falso, troppo prete, o peggio di non esserselo meritato. Insomma si scopre immaturo, o forse insensibile, o forse incapace di amare, forse tutte e tre le cose insieme, un immaturo insensibile incapace di amare, e in più anche interista. Peccato non ci sia una parola per riassumere tutto questo. C’è, c’è. E te lo ricordano da anni gli amici di Cesare, “Ciabattino di merda!"

sabato 7 giugno 2014

La fine di un amore (parte prima)

L’inizio dell’avventura azzurra ai mondiali ha di fatto decretato la fine della storia d’amore con l’attuale selezionatore della Nazionale, nonché cittadino onorario opportunamente selezionato. E quando finisce un amore si soffre, si soffre sempre. Quando insomma tu lo ami ancora e lui non ti ama più perché preferisce Bettega. Una sofferenza cruda, spietata, che ti toglie il respiro, che ti lascia senza fiato e senza certezze. Soprattutto quando lo scopre Diego. Ma quando lo scopre? Bè, lo scopre quando lui te lo dice. Sì, perché lui te lo dice, prima o poi te lo dice, anzi, te lo deve dire, perché sei stato proprio tu a insistere: “Me lo devi dire, me lo devi dire! Se me lo devi dire, dimmelo, capito?” E così, a forza di insistere, lui te lo dice: “Non ti amo più”. Ma che cazzo gli è venuto in mente a Diego di insistere così tanto? Certo, l’avevamo intuito, anzi ne eravamo quasi sicuri, praticamente lo sapevamo già, ma un conto è intuirlo, esserne quasi sicuri praticamente saperlo già, e altro conto è sentirselo dire così, in faccia “Preferisco passeggiare con Bettega” In quel preciso momento sei percorso da una fitta, un dolore lancinante, sei disperato, rabbioso, ti viene da piangere e piangi, sì, è la verità, piangi! E urli, strepiti, fai veramente pena, per un attimo ti vedi da fuori e sì, è la verità, fai veramente pena. Allora lui, forse spiazzato dalla tua reazione, forse per cercare di renderti meno dolorosa la cosa, per cercare di ammorbidire, ti dice, “Ascolta, sai qual è la verità? Non è che non ti amo più, è che forse non ti ho mai amato". Meno male che me la voleva ammorbidire! “Ma come non mi hai mai amato!?” Così, oltre che disperato, ti senti preso in giro, tradito e stai per dare di matto. Allora lui, sempre nel tentativo di ammorbidire, che tu ormai lo conosci bene e sai cosa significa per lui ammorbidire, ti dice, “Ma no, sai qual è la verità? Non è proprio che non ti ho mai amato, è che forse all’inizio ti ho amato, ma poi”. “Ma come, forse!? Ah già, il forse è sempre per ammorbidire. “Ma che vuol dire, all’inizio ti ho amato? Che significa, all’inizio? All’inizio in che senso? I primi giorni, le prime settimane, quando? Scusa, ma se dici che forse all’inizio mi hai amato, allora sei pure bugiardo, alla faccia del tuo cazzo di codice etico, perché se c’è un momento nel quale sicuramente non mi hai amato è proprio all’inizio, all’inizio ci si piace, c’è la passione, ma mica ci si ama, nemmeno io all’inizio ti amavo”. “Ah, lo vedi?” fa lui “Allora anche tu non mi hai mai amato!”. “No, no, no, non farmi incazzare, non rigirare la frittata, non stavamo parlando del fatto che io non ti ho mai amato, ma del fatto che tu forse mi hai amato solo all’inizio, che è una bugia bella e buona perché tu non potevi amarmi!” Ti eri già promesso alla Roma. Ormai sei arrivato al parossismo, ti sembra di vivere in un incubo e perdi ogni lucidità. “Io sì che ti ho amato da subito, anzi io ti amavo anche prima di conoscerti, io ti ho amato e ti amerò sempre, io giuro, io mi ammazzo con la carbonara di Anna Dente!!!”. La carta del suicidio ha un effetto dirompente, tra l'altro con una carbonara ordinata su un menù alla carta, ti sembra di aver fatto breccia, per un attimo sogni che lui ti dirà: “No amore mio, non è vero niente, io ti amo, scusa, scusa! E invece lui ti ammazza sul serio perché ti dice: “Sai qual è la verità?  Che io ti ho amato, ma forse non ti ho mai amato abbastanza”. Ecco, il “forse non ti ho mai amato abbastanza” è il top in fatto di ammorbidimento.“Ma come, abbastanza? Allora è questa l’unità di misura, abbastanza? L’amore si quantifica così, a dosi, a porzioni e rimanendo sul vago? Non lo sapevo! E’ come per le ricette, ti amo qb, quanto basta?”. Ma l’autoironia non funziona in questi casi, non ammorbidisce un cazzo, tu stai soffrendo, stai soffrendo per colpa sua, questa è la verità! Perché lui è immaturo, o forse è insensibile, o forse è incapace di amare, forse è tutte e tre le cose messe insieme, è un’immaturo insensibile incapace di amare, in più è anche un gobbo, chissà se c’è un’espressione per riassumere tutto questo. C’è, c’è. E’ uno stronzo. Ed è per questo che alla fine Diego ha scelto Gwyneth Paltrow come testimonial. Decisamente meno bresciana.

venerdì 6 giugno 2014

Le donne si lavano di più

Ieri sono stato nella terra dei grandi radicchi e ne sono uscito con il tipico amaro in bocca, così ho capito meglio anche quello che ha provato Giuseppe dopo l'esclusione dai 23. E per una Ferrari che rimane in garage c'è una Opel Insigne che invece fa chilometri al mondiale. Purtroppo il radicchio è amaro altrimenti sarebbe stato un'altra cosa, forse scalogno, e alla fine chi ha masticato più radicchio di tutti è stato Montolivo. E quella si chiama scarogna. Poi sappiamo tutti che Prandelli lo ha fatto per il suo bene, e non mi riferisco certo alla frattura della tibia, ma all'esclusione che racconta proprio come Cesare vuole sempre il meglio per i suoi figli, non vuole certo fratture, tanto che mi chiedo perché non li faccia adottare. Ora basta però, sennò è come discutere di buchi e confondere il culo con l'ozono. È storia passata ormai, come del resto la fine che fanno certi pomodori, il rischio è quello di continuare ad analizzare le caratteristiche intrinseche della nostra storia, si, anche quello di mettere a fuoco le ragioni peninsulari del nostro io, di motivare le reciproche intenzioni per il conseguimento della felicità. Poi è logico che viene tardi e non si tromba. Non ho più voglia di cercare di capire questa scelta, preferisco proseguire il mio percorso di crescita cercando di capire le donne. Un mondo che mi ha sempre attratto e dato più soddisfazioni di quello di Cesare, forse anche perché tutte quelle donne che ho conosciuto avevano vinto almeno un trofeo più di lui. Che non ha mai ceduto, è integro moralmente, non si lascia certo distrarre dal luccichio di certe coppe macchiate di gloria, e così preferisco le coppe delle donne, là dove ripongono certe loro poppe, o in seconda ipotesi quelle per lo champagne, quelle per brindare a un incontro. Sempre di un Peppino si parla. Che ci devo fare, sono romantico e l'accento bresciano non si presta alle tenerezze perché è troppo duro, e così continuo la mia ricerca nel meraviglioso mondo femminile. Ho imparato una cosa importante che vorrei condividere con voi, per aiutarvi nella crescita personale che poi si rifletterà nel benessere dei vostri rapporti con l'altro sesso. Per capire una donna non bisogna mai chiedere consiglio ad un'altra donna. Per risolvere un'equazione non si chiede consiglio alle incognite. E poi le donne si lavano più di Cesare.

giovedì 5 giugno 2014

Mezzucci

L’esclusione di Giuseppe Rossi dalla lista dei 23 ha prima generato amarezza e delusione nel giocatore, niente a che vedere con il deludente pareggio contro il Lussemburgo di ieri, e poi ci ha regalato un Prandelli in chiara difficoltà, in continua contraddizione, un uomo alla ricerca di alibi. Niente a che vedere con il selezionatore che rilascia interviste dopo il deludente pareggio di ieri contro il Lussemburgo. Un atteggiamento che mi ricorda molto quello di quando, chierichetto, mi aggiravo nella sagrestia della Chiesa di Serumido. La stessa stola bene o male che ritroviamo indossata oggi da Prandelli anche per celebrare il codice etico della domenica. Prandelli pensa che sia sufficiente solo tenere un atteggiamento garbato, equilibrato, mantenere cioè la forma dentro alla quale annegare interpretazioni di comodo. Lo dico non per giudicarlo, ma al contrario perché in questo tipo di atteggiamento mi ci ritrovo, visto che anche io ho provato ad ottenere il mio personale tornaconto proprio grazie alle tipiche movenze garbate del giovane Curato di campagna. E’ successo con la Mila, anche lei sempre così attenta alla forma, io sempre così attento alle sue, sempre alla ricerca dell’uomo impeccabile, elegante, garbato, gentile, tanto che un giorno durante una tempesta ormonale tipica di fine estate, le chiesi in maniera impeccabile, appunto molto gentile, se me la poteva dare. Fui estremamente gentile nei modi, inappuntabile nella maniera, ma forse troppo diretto, tanto che non si rammaricò con un tweet come Giuseppe, mi schiaffeggiò in maniera molto meno virtuale. Insomma, il Pranda predica bene e razzola male, mi sembra che dietro ad una facciata pulita si nascondino dinamiche non del tutto limpide, la sensazione è quella della ricerca del consenso popolare attraverso il solito dispendio di "Etichetta". E’ un modo di porsi, lo so benissimo, è stato per anni anche un mio preciso marchio di fabbrica, la mia stessa strategia dei comportamenti per cercare di ottenere favori sessuali. Alla Sandra per esempio, “bona” ma notoriamente contraria ai rapporti occasionali, proposi con modi affabili e studiati in maniera maniacale, se era disposta a darmela tutti i martedì sera. Ho usato anche la passione per il campeggio mascherando fini non certo riferiti al vivere una filosofia di libertà all’aria aperta. È successo quando conobbi tre sorelle di Toronto in piazza del Carmine, le invitai in campeggio appunto con la scusa di fargli vedere come montavo una canadese alla volta. E vivemmo così una bella storia di libertà sessuale e campeggio libero sulle sponde del lago di Massaciuccoli. Sono mezzucci lo so, è per questo che li riconosco nelle pieghe di certi atteggiamenti di Cesare. Ricordo la vergogna di quando millantavo di essere un produttore importante in modo da ottenere favori sessuali in cambio di aperture nel mondo dello spettacolo. Fino a quando una ragazza di Nocera Umbra mi denunciò e così mi ritrovai in commissariato per un confronto, lei di Nocera ma non potevamo fare il confronto perché non c'era. Poi arrivò e da una parte fu drammatico, con lei che singhiozzava per la vergogna di raccontare che le avevo chiesto la "passera" in cambio di una partecipazione ad un programma televisivo, lo scandalo fu che non accettava che in studio ci fosse anche Paloscia. E poi con il Commissario che le sfruculiava tra i ricordi per far emergere tutti i particolari più morbosi della vicenda. Ricordo la mortificazione che provai quando alla fine le chiese se per lavorare in televisione era dovuta scendere a compromessi con me o se invece mi ero dovuto alzare io.

mercoledì 4 giugno 2014

Una vera icona


Oggi come sapete tutti molto bene sarà una giornata campale per il blog, e già mi sudano le mani, un altro motivo in più che mi convince a non usare i preservativi per certe mie pratiche in solitario. Perché già di per sé il preservativo tende ad aumentarne la sudorazione. Sono dentro ad una vicenda che per collocazione mi riporta alla mente un avvocato che ho conosciuto tramite amici, fortunatamente l’ho frequentata solo fuori dal suo ambito lavorativo. E lei aveva qualcosa di pubico che per me era molto ambito. Ci siamo piaciuti in maniera informale, naturalmente era il drpping una delle nostre cose in comune, come le gocciolature del naso tra un raffreddore e la voglia di andare oltre ad una storia scontata e soprattutto figurativa. Era oltretutto un vero e proprio punto di riferimento per i giovani laureati, non che fosse vecchia, tutt’altro, una bellissima donna sui 35, della quale non farò il nome per ovvi motivi di privacy della memoria. Punto di riferimento perché bravissima. Penalista. Ma in questo senso, con o senza preservativo non ho mai avuto il piacere di confrontarmi. In questo caso mi é mancato un po' di quel figurativo sano e peloso che mi ero figurato tra una fantasia e l'altra. Fuori dalle aule giudiziarie era molto piacevole, interessante, ricercata nel vestire come certi suoi clienti nel latitare. Alternava l'Acqua di Colonia alla colonia penale, la cellulite al cellulare della Polizia Penitenziaria, il vizio della beauty farm al vizio di form, l’oratorio del figlio al parlatorio del figlio di un affiliato dell’oratorio. Una donna dal fascino irresistibile, vestita di Armani difendeva gente invischiata in rapine a mani armate, con le scarpe di Prada percorreva chilometri davanti al Giudice per cercare di far passare il suo cliente da cacciatore a preda. E non certo come invece lo dipingeva il PM senza prima aver fatto mai nemmeno un acquerello. Amava avere sempre una borsa di coccodrillo nel suo guardaroba, non amava invece gli uomini con le borse sotto gli occhi, ne tantomeno quelli che piangevano lacrime di coccodrillo dopo aver compiuto crimini efferati. A me piaceva guradarla quando con la tuta e le scarpe da ginnastica rispondeva al telefono e subito rientrava nel suo ruolo, improvvisamente, dal sorriso disteso agevolato anche dai panini tartufati del Procacci, diventava severa, puntuale, lucida, incalzante. Ed ero sempre io a pagare il conto. Quel contrasto mi piaceva tanto, come mi piaceva quando per mettersi le scarpe usava il calzante. Nel suo studio c’erano tante giovani praticanti che la guardavano con occhi pieni di ammirazione, la differenza tra loro e me è che loro non avevano nessuna erezione. Capitava che passavo di lì a salutarla e allora scendevamo giù a bere qualcosa, amava tutto ciò che era francese, anche Platini, io preferivo la “francesina”, ho sempre avuto un debole per il lesso rifatto con le cipolle, lei era più attratta dalla soupe d’oignon, il nostro vero punto d’incontro era Parigi, per lei la capitale europea più bella, e per me Narciso, con tutto il significato che si portava dietro il suo inno. Ci siamo solo sfiorati, per mesi, un approccio garbato, avevo cominciato anche a fumare le Gauloises per darmi quello charme tipico d’oltralpe, lei allora guardandomi di tre quarti come fosse la Gruber mi diceva "Hai visto un Belmondo, puzzi di fumo e ti rimane il tabacco tra i denti, annerendoteli". Mangiavamo foie gras a tutte le ore fino a quando non ho prima ceduto il quinto dello stipendio e poi sono andato a finire in mano agli strozzini. Naturalmente i veri nativi di piazza Strozzi. Champagne a casse per non trombare mai, neanche una volta. E se per tutti quanti i giovani aspiranti alla carriera di avvocato lei era considerata un’icona, per me che ero semplicemente un’aspirante ad altre cose più torbide, si erano dimenticati una effe.

martedì 3 giugno 2014

Mercoledì mattina alle 9

Finalmente ci siamo, sono stato convocato in Commissariato domani mattina alle ore 9, mi ascolterà con interesse un Commissario Capo, a dimostrazione dell'importanza del soggetto "la riblogghita" in questa intricata vicenda sull'asse Parma-Firenze. Io ci sarò, non come Giuseppe Rossi, si, ci sarò per pagare le mie colpe e non come Ghirardi che non ha pagato e che quindi non ci sarà. Poi vi racconterò naturalmente, o meglio verbalizzerò l'esito dell'interrogatorio. Ho delle cose segrete che dovrò cercare di non farmi scappare, anche se la loro bravura è proprio quella di tirarti fuori gli scheletri dagli armadi che nel mio caso mi porto dentro da quando ho cominciato ad avere coscienza del sesso. Ebbene sì, mi piacciono le femmine di labrador, sia le piccole che le grandi labrador. Le accarezzo sempre volentieri ma cercherò di non dirlo. Se potrò mi farò interrogare con i Ray-Ban sostenendo di avere una fastidiosa congiuntivite virale, perché temo fortemente che mi si chieda di quelle mie allucinazioni notturne e non voglio che mi si scruti le pupille, quando mi succede cioè che il gufo mi guarda, che la luna mi sorride, o che le stelle mi parlano, con le nuvole che formano disegni di ogni tipo. Se mi si chiederà conto di tutto questo, allora gli prometterò di smettere di farmi le canne. Non vorrei mai che questo alla fine diventasse un processo alle intenzioni, delle quali per onestà un po' mi dovrei anche vergognare per quanto è successo in passato con la Beatrice. Ma come avranno fatto a sapere di quando le sfioravo il viso, chi sarà stato quell'infamone che ha spifferato di quando le sfioravo il seno, qualche Giuda sicuramente invidioso di quando finivo la serata con lo sfiorarle anche i fianchi, non sarà mica colpa mia se ho una mira di merda. "Riconosco Commissario che per un periodo ho millantato di essere un professore di matematica, e se devo confessare davvero tutto fin dall'inizio, non l'ho fatto per racimolare i soldi delle ripetizioni come potrebbe prima supporre e poi contestarmelo, no, non me lo contesti, aspetti, perché ho solo cercato, anche se vigliaccamente lo ammetto, di insegnare le basi dell'addizione, il teorema di Pitagora, e inoltre spiegare che due rette si dicono incidenti quando hanno un punto in comune. Si Commissario, l'ho fatto in modo che una volta imparata la matematica l'alunna di turno si potesse mettere a 90 gradi". Vorrei parlare solo del blog, sperando di essere convincente perché il problema vero è se il commissario allarga la sfera d'interesse dell'indagine, perché è fuori da qua che ho più cose da nascondere, il mio timore più grande é se viene fuori di quando conobbi quell'americana di Boston in piazza Santo Spirito, anche fosse solo per non passare come il solito italiano pappagallo, con l'aggravante dello sporco maschilista che approfitta del sesso debole, lo so come vanno a finire queste cose, si fa presto a confezionare il mostro da schiaffare in prima pagina. Ma io quella volta avrei voluto avere il tempo di parlarle, avrei voluto tanto avere il tempo di conoscerla, avrei speso tanto del mio tempo per capirla, sarà stata mica colpa mia se dopo due minuti me l'aveva già data.