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lunedì 31 ottobre 2016

Frutta urbana


Il Bambi mi ha fatto uno strano discorso sul passaggio dal sognare giornate lunghe come cipressi alla dura realtà dell’ora legale, mi è sembrato un comportamento che rivelasse molto disagio, l’ho interpretato come una richiesta d’aiuto e così l’ho fatto sapere subito alla famiglia. Dopo che l’ha contattato la madre preoccupata ha voluto precisare che avevo male interpretato le sue parole. Non avevo capito bene e quindi non era vero che era uno di quelli che rimane sveglio fino alle 3 di notte per spostare le lancette. Dice che mi sono sbagliato con Montolivo. Io che a questo proposito ho deciso di votare SI al referendum perché avere la possibilità di dormire un’ora in più penso sia un’altra grande conquista del governo Renzi. Non solo lati positivi ma anche un grande problema quando le giornate si accorciano e ti sembra che alle 5 di pomeriggio la notte sia già calata sulle tue paure di non arrivare in Europa League. Per affrontarla servirebbero quei 5 barra 20 biscotti da migliaia di calorie, ma non ce n’è più uno con l’olio di palma e allora non ti resta che il barattolo della Nutella. Una giornata di campionato contraddistinta dal numero 71 che nella “Smorfia” è “l’omm ‘e mmerd”, quel Gonzalo Higuain che condanna il “suo” Napoli. Poi la frenata della Roma a Empoli, Milan, Atalanta, Lazio avanti tutta, il Crotone conquista la prima vittoria in serie A. L’Inter fa l’Inter e si mangia un altro allenatore, del resto un De Boer(o) tira l’altro. Sabato ho visto un servizio che mi ha colpito molto sulla frutta che cresce per le strade di Roma, e sulle persone che la raccolgono con dei bastoni alla cui estremità c’è una sorta di cestino. La frutta urbana; nespoli, limoni, fichi, ciliegie, albicocche, cachi, arance, mandarini, melograni, gelsi, capperi, corbezzoli, mele, avocado, e che prevede poi la distribuzione gratuita su banchi alimentari o mense sociali. Ma a parte lo scopo sociale e il fatto di non sprecare una risorsa alimentare preziosa, sono bellissimi tutti questi alberi da frutto in città, a Firenze non ci sono. La capitale è un frutteto diffuso che gli invidio più di Spalletti. Lo so che non c’entra niente col calcio, ma il blog è anche un diario virtuale sul quale oggi mi è piaciuto scrivere di frutta urbana, visto che qui quando non hai niente da scrivere non puoi neanche metterci una zagara a seccare tra le pagine.

domenica 30 ottobre 2016

Del calcio amo solo il calcio


A Bologna si è rivista la Fiorentina di Sousa, bella e sfortunata nel primo tempo, ma anche incapace di chiudere la partita malgrado la superiorità numerica. Recidiva nel mostrare i propri difetti così tanto da voler ripetere anche il calcio di rigore. Belli, sfortunati e superficiali, da rimandare ancora i giudizi insomma, e il Bologna non attraversa certo il suo momento migliore, 4 punti nelle ultime 6 partite, non vince dal 21 settembre contro la Samp. Forse l’andamento del Bologna ci aiuterà a non cadere in tentazione e non sognare più Donadoni sulla panchina Viola quando la depressione ci farà vedere l'erba del vicino sempre più verde. Cresce il rammarico per i due pareggi interni con Atalanta e Crotone, con due vittorie oggi avremmo gli stessi punti del Napoli e una partita da recuperare. La sensazione è quella di una squadra in crescita ma ci era sembrata così anche dopo Cagliari, e non vorremmo aver capito male un’altra volta, dopo aver capito male anche le parole di Sousa sui sogni e la realtà. Capacità di gestire il vantaggio e anche le risorse fisiche dopo il grande dispendio di energie contro il Crotone, oppure incapacità cronica di chiudere la partita per mancanza di cattiveria agonistica? Sousa è già la seconda volta che esprime dei concetti per poi tornarci sopra sostenendo che sono stati male interpretati, a questo punto meglio di quello che dice e non dice Sousa, è quello che le donne della Mannoia non dicono, loro almeno te lo scrivono sulla fiancata della macchina. Della vittoria di ieri ho risognato tutta la notte lo stop magnifico di esterno, Kalinic in alcune movenze mi ricorda Van Basten, un gesto tecnico che racchiude l’essenza del calcio, bellezza ed efficacia che vale il rigore e l’espulsione. La fortuna è stata che questo stop a seguire di rara bellezza è capitato proprio ieri notte, così ci ho potuto dormire e sognare un’ora in più. Il gesto tecnico di Kalinic e le nuove precisazioni di Sousa nel dopo partita hanno rafforzato in me la consapevolezza che del calcio c’è da salvare solo quello che succede sul campo, non amo più come un tempo seguire le trasmissioni televisive, radio, leggere i giornali, ma soprattutto trovo insopportabile ascoltare le interviste e le conferenze stampa. Ormai sono in quella fase della vita nella quale trovo molto più sincere, interessanti e chiare le recensioni delle escort.

sabato 29 ottobre 2016

Dal sogno alla realtà



Su questo sabato di campionato si sente ancora l’odore forte del pareggio col Crotone, come quando sbucci il mandarino e l’odore resta anche se ti lavi le mani. Come dice bene Sousa siamo passati dal sogno di battere il Crotone alla realtà di un risveglio bagnato fradicio con un solo punticino. E così anche dare delle speranze dopo questo bagno di realismo (si, la pioggia bagna) è diventato difficile, dopo aver cercato di rincuorare il Bambi sulla sua situazione di merda (lui non prende neanche 100.000 € al mese), ha preteso che “al vedrai andrà meglio”, indicassi una data precisa. Non me la sono sentita di scegliere quella di oggi alle 18:00 perché non penso che le parole di Sousa abbiano contribuito a caricare la squadra. Aggiungo che dietro il pareggio piovoso di mercoledì vedo però una luce, quella interiore di Astori che dimostra ancora una volta di essere la figura di riferimento all’interno dello spogliatoio. Le sue dichiarazioni allontanano gli alibi che lo stesso Sousa continua a concedere alla squadra. Assunzione piena delle responsabilità per la mancata vittoria, una luce interiore dicevo che mi ricorda quella rassicurante del frigorifero. Vediamo se anche ‘sta volta Sousa lo farà sedere in panchina come fece dopo le dichiarazioni post Empoli della scorsa stagione quando perdemmo 2 a 0 e lui parlò come deve parlare chi si assume la responsabilità di una sconfitta. Sempre surreali le conferenze stampa del portoghese, quando dopo il pareggio con l’ultima in classifica riesce a dare comunque una valutazione positiva della partita e i giornalisti non si sentono in obbligo di approfondire quei concetti astratti, forse è per via dello stesso imbarazzo di quando uno ti chiede conferma col più classico dei “dimmi tu se non ho ragione” e ti spiega cos’è successo, e tu pensi “hai torto”, ma ti sembra brutto dirglielo. E’ da gennaio ormai che quando la squadra si schiera in mezzo al campo con davanti i bambini mi viene da pensare se gli adulti siano davvero quelli più alti. Mentre per correttezza nei confronti dei tifosi Viola consumatori di Fiorentina devo precisare che le parole di Sousa che raccontano bene il dramma di chi passa dal sogno alla realtà contengono olio di palma. Che poi è anche la causa principale dei terremoti. E a proposito di realtà la tipa di Capriotti ha chiesto di diventare segretaria anche di quello che ha fatto 6 al Superenalotto, una plusvalenza che ridicolizza l'operazione Alonso riportando alla realtà anche il povero Cogngigni che adesso è lì a crepare d’invidia insieme a chi allena solo la Fiorentina.

venerdì 28 ottobre 2016

Il Molise non esiste


Così come la Fiorentina viene snobbata dal destino quando si tratta di vincere contro il Crotone, sembra che anche il terremoto ignori l’esistenza del Molise. Allargando ancora di più l’orizzonte temporale, Pallavicino che esprime giudizi sull’operato della Fiorentina è come gli inviati di Studio Aperto che intervistano i lampadari oscillanti. Pallavicino è molto interessante non per quello che dice ma in quanto numero che fa statistica, quella che vede due persone su tre parlare male della terza. Intanto la Fiorentina mi sembra essersi avvitata in una spirale pericolosa, partita con la ricerca di un gioco damascato ai tempi di Montella, specchia oggi che si rispecchia domani, sta facendo la fine di quelli che frequentano i corsi di alta cucina, quando in giro c’è un gran bisogno di carbonara. Fiorentina - Crotone rimarrà tra le delusioni tipo, forse sarà coniata anche una medaglia commemorativa che regaleremo per primo a Prandelli come la cittadinanza, una delusione da raccontare ai nipoti come quando ti accorgi che lei indossa il reggiseno imbottito. La Fiorentina lenta e dalla manovra avvolgente come le coperte isotermiche della Domopak da mettere addosso dopo un brutto incidente, sembra avere le stesse chance di trovare il bandolo della matassa, di un laureato in filosofia in cerca di lavoro. Pensavamo di essere altro, ma forse è proprio vero che l’Arco di San Pierino non può essere scambiato per quello di Trionfo, e Ingrid non ha i lineamenti forti della Nicoletta. Se è da gennaio scorso che la squadra ha questa media punti bisogna prenderne atto, come quando al terzo tentativo di parcheggio l’auto della Nicoletta rimane a un metro dal marciapiede; vuol dire che ci tiene tanto ed è giusto lasciarla così.

giovedì 27 ottobre 2016

Crotone one Fiorentina ina


Erano 35 anni che non veniva sospesa una partita al Franchi (quella volta fu contro l’Ascoli), poi dopo 46 minuti il Crotone rientra in campo con più fame ed è a quel punto che Tatarusanu fa la frittata con le uova che ha. Partita oscena, squadra più molle di un gorgonzola al cucchiaio, mi aspettavo una Fiorentina molto più Roquefort, e così mi sono ritrovato come quando aspetti la fine della pubblicità e scopri che il film che stavi guardando (dentro la tua testa) è su un altro canale. E’ ritornata come un incubo la Fiorentina che avevamo visto fino alla partita di Cagliari, lenta, senza aggressività, imprecisa, orizzontale come la Pianura Padana. In certi momenti è sembrato addirittura meglio il Crotone, che alla fine ha seriamente rischiato di vincere la sua prima partita in serie A. Sarebbe stato insopportabile se lo avesse fatto proprio a Firenze, insopportabile come per i figli di Capriotti se la segretaria decidesse di donare tutto alla Coop. Si salvano dal nubifragio Tello, Vecino e Ilicic, Babacar stecca ancora, Bernardeschi torna a deludere, Badelj insopportabile ormai come Giletti. Zarate forse poteva giocare qualche minuto in più, così come Chiesa. Ma chi fallisce più di tutti è Sousa incapace di mettere in campo una squadra che abbia la forza di battere la squadra più scarsa del campionato. Non basta un finale di partita nel quale la Fiorentina è riuscita a mostrare un briciolo di carattere rischiando di vincere, per cancellare quanto di brutto aveva mostrato fino ad allora (ne brillante e ne concreta). Dopo quelli con l’Atalanta giusti anche i fischi di ieri, l’invito a Sousa è quello di fare un paio di giri sulla macchinetta, per drenarsi le idee. Di lento ci basta e ci avanza la fiction “I Medici” che piace solo a Riina che in carcere si fa chiamare “Il Magnifico”, mentre angoscia la famiglia Della Valle perché entrambi sono stati coinvolti nella costruzione di una cupola. Unica nota positiva (ho fatto una fatica bestia a trovarla questa volta), sono le notizie in merito alla corruzione per ottenere contratti di subappalto nei lavori di una tratta della TAV Milano-Genova, del 6° Macrolotto dell’A3 Salerno-Reggio Calabria e del People Mover di Pisa (l’impianto che mette in collegamento l’aeroporto con la stazione), insomma, dopo il terremoto si torna finalmente alla normalità.

mercoledì 26 ottobre 2016

Io e il Bambi


Il Milan perde secco a Genoa, quelli insomma che rompono per sorpassarti e poi si fermano cento metri più avanti. Giustizia è fatta. Torno dalla Valle Isarco apposta per vincere contro il Crotone, perché qua il mio successo l’ho già portato a casa. Fonterutoli per festeggiare entrambe le cose. E pensare che a scuola avrei dovuto studiare di più, oggi non posso neppure partecipare a un quiz televisivo senza rischiare di fare una figura di merda. E questo rimane un cruccio come la finale di coppa Italia contro il Napoli, non come il Bambi che invece ha fatto delle scelte precise e oggi può vivere senza rammarichi, e bene anche senza il Sylvaner Praepositus dell’Abbazia di Novacella. Scelte forti come quando non volle essere ricco decidendo di non voler parlare con la “erre” moscia. Io quello che ho di moscio non l’ho certo scelto. Lui ritiene che tra i diritti inviolabili dell’essere umano si debba annoverare la libertà di scegliere cosa fare della propria vita, io ho sempre avuto ambizioni più terrene, o meglio di territorio, e per questo ho sempre annoverato il panino col lampredotto. Sono contento che lui non lavori in un ufficio come me, ma viva ancora di espedienti, mi indigna pensare alle sue illazioni sulla segretaria di Caprotti, lui per dare 75 milioni alla segretaria se la dovrebbe trombare. A me piacciono i vini e mi fa piacere tenerne qualche bottiglia, lui ama di più conservare le caramelle per le grandi occasioni, il suo vanto infatti è la riserva di Rossana, e quelle del ‘97 le da ai bambini quando suonano alla porta per dolcetto e scherzetto mentre sta cenando. Così diversi ma ci vogliamo bene, lui è contento quando mi vanno bene le cose, io sono contento quando le donne distratte lasciano la borsa firmata sulla sua strada. Lui non mi chiede mai di assaggiare quello che sto mangiando, io faccio uguale perché lui mangia da schifo. Lui come si vede bene dalla foto della sua vita, per una volta non segnaletica, è sempre in attesa di sposarsi per formare una famiglia. E mentre aspetta gioca a guardie e ladri. Poi ci abbracciamo quando segna la Fiorentina, e torna utile ad entrambi specie dopo aver mangiato le cose con le mani (io i coccoli, lui il bombolone).

martedì 25 ottobre 2016

Aggiustamenti tattici



Fino a ieri mi chiedevo come facessero Corvino e Sousa a comunicare tra di loro, poi ho capito che tra simili ci si riconosce facilmente. Il profumo delle parole è lo stesso. Non è che sono diventato filosofo all’improvviso, uno di San Frediano non può avere alcuna profondità se non le buche, la cosa più profonda di Piazza del Carmine. E’ stata la macchinetta del caffè che borbottava a farmi tornare alla mente l’immagine del nonno quando non trovava gli occhiali. Devo dire che la gioia per la goleada di Cagliari è durata giusto il tempo di mangiare 10 € di bruciate comprate in centro, ma come si può definire civile un Paese che non concede alcun sostegno alle classi disagiate e ai tifosi dell’Inter? Mentre sapete cosa mi ha fatto venire in mente Sousa al quale sarebbe bastato cambiare la posizione (di qualche centimetro) in campo di alcuni uomini per ritrovare la Fiorentina più bella? A Equitalia che ha cambiato il nome in Riscossione, così come fece Berlusconi quando cambiò il proprio in Renzi. Aggiustamenti tattici. Il fatto poi che non si trova Bob Dylan per consegnargli il Nobel mi ha invece riportato alla mente quando l’aereo si svuotò ma di Berbatov nessuna traccia a Peretola, la gente non si fa trovare perché non si fida più degli altri, il bulgaro non si fidava di Cogngini, il menestrello sembra aver paura che quello del Nobel sia solo un trucco per vendergli una enciclopedia. Bob Dylan teme quelli come Mastrota al pari di quei tifosi Viola che temono la parsimonia dei Della Valle. E a proposito di ricordi che riaffiorano, i giocatori che fanno il no-look mi ricordano tanto la Beatrice che è sempre riuscita a vedere cosa succedeva anche guardando da un’altra parte. Mi riferisco nello specifico a quella volta che mi sgamò e mi disse di smetterla di fissargli le poppe mentre stavamo parlando al telefono. Non so a voi ma a me la partita di Cagliari ha dato la sensazione come se luglio avesse dimenticato le chiavi e fosse tornato a riprendersele. Intanto una preghiera dalla Valle Isarco dove mi trovo oggi anche per comprare del buon Sylvaner, nell’ottica di arrivare al prossimo weekend sicuramente dopo aver vinto contro il Crotone, vi pregherei di non riproporre le solite battute sul metterlo un’ora indietro, se poi bastano due minuti, sigaretta e buonanotte amore.

lunedì 24 ottobre 2016

L'oroscopo



La partita ci ha detto che non era un problema fisico, la squadra finisce meglio del Cagliari e non sembrava affatto reduce dalla partita di coppa. Evidentemente ci sono dei blocchi non si sa di che tipo, anche se i tre gol subiti di testa suggerirebbero che ci sono dei brocchi del terzo tipo in mezzo all'area. Ma oggi abbiamo vinto per di più in rimonta, e non è tempo di giochi di parole, perché Kalinic è tornato, Bernardeschi si è ripreso la ribalta, Tello ha giocato da blaugrana, Hagi ha finalmente esordito insieme a Diks. La classifica si è riassestata, il Crotone è già in viaggio per portarci in dono altro fieno da mettere alle Cascine, e poi c’è sempre il recupero col Genova da giocare come si faceva con il jolly di “Giochi senza frontiere”. Una partita che lascia un solo grande dubbio; nel caso avesse fatto tripletta anche Bernardeschi, chi se lo sarebbe portato a casa il pallone? Tutto questo ben di Dio con Bernardeschi più vicino alla porta e Bedelj più vicino alla panchina, mentre Vecino più vicino al proprio standard. Mi sembra ovvio che il nerello mascalese sia diventato il vino da trasferta ufficiale, mentre per le partite in casa mercoledì aprirò un Fonterutoli. Da una parte sarei contento di aver trovato la chiave enologica giusta per un campionato di sbornie da tre punti da togliere dalla patente di tifoso Viola, dall’altra un po’ mi preoccupa quando c’è anche il turno infrasettimanale perché sono sempre vini da 15 € a bottiglia. Questa partita ha evidenziato ancora una volta come una parte della tifoseria abbia i propri coccolini, come certi genitori con i primogeniti, quando la squadra non va sono subito pronti ad attaccare i Della Valle, poi quando vinci spariscono. Non solo, s’incazzano per la mancanza di chiarezza e perché Cognigni dice solo un sacco di bugie, però mai una parola contro l’oroscopo che da anni li illude dicendo cose che puntualmente non si avverano. Tipo l'arrivo di Tutunci. Adesso quello di Branko ex Genoa:

“Avete le vostre ragioni se vi sentite irritati. Il mese della Bilancia è terminato con una vittoria inopportuna della squadra di calcio alla quale siete stati associati vostro malgrado dal destino. Quando invece vi siete sempre sentiti più attratti dalla maglia a strisce bianconere. E non esiste una Casablanca del tifoso dove andare a cambiare sesso. Subito dopo il fischio finale è iniziato il transito di Marte in Capricorno, e  soprattutto il giramento di coglioni, che peraltro proseguirà almeno fino a mercoledì. Tuttavia siete arrivati a questo cambio di luna, ultimo quarto tra oggi e domani, non sconfitti, di più. La Fiorentina ha vinto, la Juve ha perso e i Della Valle sono sempre lì. Per fortuna avete sistemato una vecchia controversia con un socio, un ex coniuge, un parente. Hanno ritirato la denuncia per quelle lenzuola del corredo, rubate per scrivere striscioni, testi studiati durante l’orario d’ufficio. Adesso dovrete riuscire a fermarvi e a rilassarvi. Aspettando il sole in Scorpione, mercoledì quando ritorna bella anche la Luna. Qualcosa si muove, Venere parla di un grande evento, potreste addirittura perdere in casa contro il Crotone e festeggiare. La famiglia sarà più serena, ma ci sono ancora tante cose da sistemare. Per adesso stomaco e fegato in tilt”.

domenica 23 ottobre 2016

Malinconia

Mi sa che c’è l’inculata, ho letto che Equitalia sarà sostituita da Agenzia Entrate Riscossione. Non è che i soldi li vogliono lo stesso? E così anche oggi pomeriggio non è che il Cagliari vuole l’intera posta? Mentre tra il derby della Lanterna e Milan-Juve ho sfoderato così velocemente il telecomando da sotto il poncho in pile che la Rita col fucile stava ancora ricaricando. Devo dire più bello il derby di Genova, e che ci corre un po’ tra Montella e Sousa! Poi c’è da dire che Paletta è diventato un giocatore da quando ha rinunciato a portare i capelli alla Rockerduck. A Milano un diciassettenne e un diciottenne decidono la partita, a Firenze invece i ragazzi sono sempre troppo giovani e così i tifosi prima di diventare proprio vecchi tendono ad andarsene lontano da tutti, per evitare ai propri cari di vederli morire senza aver vinto qualcosa. Di solito indecisi se andare in Thailandia o in Brasile. Tanto c’è lo streaming. E chi resta fa comunque pazzie con la badante moldava. E’ vero che Locatelli gioca perché si è fatto male Montolivo, ma esco da questo sabato calcistico, sospettoso, timoroso che con Sousa ci sia l’inculata come con Agenzia Entrate Riscossione. O forse è solo questa coda di ottobre, visto che è cominciato il periodo che se non stai attento ti mettono la zucca anche nel caffè. Avrete capito che mi presento alla partita di oggi un po’ sconfortato malgrado il gol buono annullato alla Juve, menomale che è stato almeno il compleanno di Catherine Deneuve (chi ha dimenticato è complice). Penso alla Fiorentina a Cagliari e non ho buone sensazioni, in questo momento preferisco lo schizzo al progetto. La Fiorentina di Sousa mi sembra un po’ come quelle che gli si vede il reggiseno sotto la maglietta bianca. Quello che scrivo è come inzuppato di malinconia per come vedo giocare la squadra a confronto di tutte le altre, e se non succede qualcosa già a Cagliari, alla fine scriverò anche io un striscione del tipo “ Le Marche sottocosto”. Insomma farò come fece il Bambi alla fine dei sei mesi con la Nicoletta, una convivenza nella quale lo costrinse a fare la raccolta differenziata già dal primo giorno, fino a quando, era il giorno del suo compleanno, lui ne capì finalmente l'importanza e allora le regalò un anello con incastonato un tappo di plastica.

sabato 22 ottobre 2016

Trancio di ricciola



Al diavolo il buffet ingessato di fine convegno, avevo parlato con chi di dovere alla pausa caffè, così ho telefonato ad Attilio e con lui sono andato a mangiare un trancio di ricciola e a bere una Falanghina (Ante Hirpis). Lui sa dove andare a Bologna a mangiare un trancio di ricciola cotto come una bistecca. Sono un po’ disorientato non solo perché ho avuto la testa altrove, e poi perché dopo la bottiglia di Falanghina il nocino non aiuta e scrivere di Fiorentina. Quindi non so nemmeno quando giochiamo, figuriamoci quali contenuti scegliere per arrivare in fondo all’editoriale. L’inizio è già molto confuso, il seguito vi assicuro non sarà migliore. Chiudo l’argomento tunnel invitandovi, se non l’avete già fatto, ad andare a vedere la stazione metropolitana più bella d’Europa. L’oscar delle opere in sotterraneo nella categoria “Uso innovativo degli spazi in sotterraneo” è andato alla stazione Toledo della metropolitana di Napoli (ormai da qualche anno, ancora prima che lo comprasse la Fiorentina, è solo che il convegno me l’ha riportato alla mente). Con Attilio abbiamo poi convenuto che non ha senso spiegare il fuorigioco alle donne. Che cosa ci hanno fatto? Di loro è sempre meglio apprezzare quel momento magico quando con una mossa fortunosa riesci a sganciare il ferretto del Sostiene Pereira, che così libera finalmente il suo contenuto. Per evitare di rivelare subito quanto siamo goffi (avremo tempo). Aggiungo che non era nemmeno l’odio per Cognigni a logorarci dentro, era l’olio di palma. Il problema vero è subentrato stanotte, e vi assicuro non era Tomovic, ho sognato che votavo SI al referendum e la Vanoni mi inseguiva perché voleva farmi quella roba lì, mentre la Clinton temeva di precipitare nei sondaggi perché a Madonna gli era venuta un’infiammazione alla gola. Basterebbe vincere a Cagliari per riscoprire la bellezza di questo campionato, un po’ come succedeva quando si scopriva che si sarebbe pagato alla romana e allora, alla fine, si ordinavano 5 dolci. Anzi per festeggiare la vittoria di Cagliari e soprattutto per ripartire da dove avevo iniziato, stamani vado a cercare un nerello mascalese. Lunedì sono a Morbegno e faccio passo, martedì che sono a Bressanone, vado invece a comprarmi un po’ di Sylvaner Praepositus. E' anche vero che l'universo femminile non è solo poppe, ci sono certe donne che rivorresti la costola indietro.

venerdì 21 ottobre 2016

Una luce in fondo al tunnel



Ho barattato la novità tattica della partita contro lo Slovan per uno stinco di maiale. Pignoletto abbondante permettendo, mi sembra di aver capito che abbiamo giocato con la difesa a quattro composta da Tom, Gonzalo, Astori e Maxi, e centrocampo a tre con Badelj affiancato da Cris e Vecino, Borja trequartista e due punte. Cambio tattico come quello dal Pignoletto con gli affettati e le crescentine, al Sangiovese Superiore. Una vittoria in coppa per un tortino soffiato di nocciola con zabaione al Calvados e mele caramellate. Gol delle punte, caffè e grappa. Poi un esterno (Tello) per Kalinic, e Berna per Cris, squadra un po’ abbassata ma gol di Babacar che chiude i conti. Mi sono perso forse un passaggio, ma quello che voglio rimane: vincere il terzo scudetto (difficile) o l’EL. Così come quando da piccolo sognavo che la penna a quattro colori scrivesse con tutti e quattro i colori contemporaneamente. Non come il Bambi che sognava invece di rubarla per rivenderla ai sognatori. Fin da piccolo è sempre stato portato per la ricettazione. Siamo diversi, io ho amato donne raffinate malgrado le poppe grosse, lui quelle che aprono i barattoli di sottaceti da sole. Lui si è sempre vantato di avere l'uccello grande, io non dico piccolo ma comunque molto freddoloso. Io non sarei mai andato da Obama vestito come Benigni che a sua volta si è vestito da Petrektek. Il Bambi avrebbe indossato addirittura l’eskimo. Insomma, alla fine l’orgoglio italiano non è la sonda su Marte e nemmeno la Fiorentina in EL, nel dibattito americano presidenziale Madonna ha introdotto invece tratti distintivi politici di Forza Italia (promette blowjobs a chi voterà la Clinton). Da Expotunnel, ma soprattutto dagli atti del convegno organizzato da Società Italiana Gallerie che terminerà oggi alle 13 con il buffet, emerge quindi che la vittoria in Cecoslovacchia permette alla Fiorentina di vedere almeno una luce in fondo al tunnel; quella dell’autovelox.


giovedì 20 ottobre 2016

Tutti mi copiano



Renzi ha un po’ ricalcato il mio schema, io per apparire quello che s’intende di calcio lascio parlare soprattutto voi, lui ha portato Benigni in visita da Obama sperando di sembrare quello più serio. La Fiorentina non deve invece ricalcare lo schema di Sousa per sperare di indovinare almeno una partita, prendano esempio anche loro da me che almeno una volta nella vita sono riuscito ad aprire la scatola delle medicine dalla parte giusta. Intanto continuo a credere in questa Fiorentina, del resto salire le scale a piedi non ha mai fatto dimagrire nessuno a parte BB, eppure io ci credo. Con la forza della disperazione. E se la sonda Schiapparelli è in grado di raccogliere 20 campioni in 200 giorni, confido in Corvino che ne abbia almeno raccolto uno. Titolo della Nazione: “Trovato Hagi (o Toledo) a Campo di Marte”. Il mio timore in questo momento è che i campioni (o big) che abbiamo già in squadra ma che non rispondono all’appello ormai da mesi siano spariti perché temono di dover dire “Si” alla riforma costituzionale. Diciamoglielo che non è vero, facciamoli tornare. Avrete capito dalla profondità della mia analisi sulle difficoltà della Fiorentina che non ho molti argomenti e soprattutto tempo, oggi e domani sono in fiera, posso parlare con cognizione di causa solo di quelle che sono le mie difficoltà che nascono da molto lontano. Purtroppo le suore dell’asilo di via de’ Serragli mi picchiavano quando ancora la Polizia non piazzava le telecamere nascoste. E chiudo aggiungendo che stasera potrei accettare anche di perdere perché purtroppo quel giorno si avvicina davvero, e per me niente sa di sconfitta come la prima sera di riscaldamento acceso.

mercoledì 19 ottobre 2016

Relazioni extraconiugali



Oggi la Svizzera mi salvaguarderà da voi mentre domani una cena a Bologna in occasione di Expotunnel mi libererà dal Liberec. Relazioni extraconiugali. Tortellini in brodo leggero di cappone come diversivo al ménage di coppa. Bologna nuova Amsterdam della scappatella dal solito lampredotto. Questo passaggio dal desiderio sessuale a quello gastronomico va di pari passo con la crescita di Tommaso che passa così dal ritenermi un punto di riferimento certo, a imbarazzante. In merito al tema che infiamma Firenze circa i motivi che hanno fatto evaporare nel nulla una squadra che aveva dato spettacolo, comincia a fare breccia in me la convinzione che siano state proprio le grandi aspettative, senso di colpa che mi devasta in quanto mi reputo uno dei massimi responsabili dal momento che cominciai a credere nello scudetto. Convinzione che si rafforza dopo aver letto i risultati di uno studio che ipotizza la volontà del Titanic di sbattere contro l’iceberg proprio perché non sopportava la pretesa di perfezione dei genitori. Tornando alle tendenze alimentari dove presto potremo rifugiarci in mancanza di una vittoria a Cagliari, il Bambi si è dimostrato un genio del marketing involontario, perché rovistando bene bene dentro al suo malessere fiorentino, vorrebbe andare in culo a tutti, ma invece di farlo con l’eroina come un tempo, e in mancanza di un esonero di Sousa, buttarsi via con quelli che lui chiamerebbe “bastian contrari”, gli unici biscotti con l’olio di palma sul mercato. E pensare che solo un mese e mezzo fa ero ancora scalzo, al sole, mentre facevo finta di non vedere le poppone che passavano in costume, ed oggi la nebbia ci permette invece di vedere solo la vittoria della Juve in Champion. Rughe a parte, il segno dei tempi non si nota però solo dalla mia virata gastronomica a spese di quella sessuale, ho sentito una “mammina” davanti alla "Gaetana Agnese" rimproverare il figlio non solo minacciando l’intervento dell’uomo nerazzurro, lo metteva in guardia sul continuare con certi comportamenti irrispettosi verso la maestra, promettendo di fargli trovare un abbonamento dell’Inter dentro la calza della Befana.

martedì 18 ottobre 2016

Cala il silenzio su San Frediano



E’ come quando stai uscendo ma senti il vicino di casa nel pianerottolo, rimani immobile per evitare qualsiasi interazione. Ecco, sembra proprio questa la fase del rapporto tra Sousa e i suoi giocatori. Tutti dietro lo spioncino. E forse Icardi farà la fine di Osvaldo, che sembra una battuta fuori contesto ma che invece può aiutare quando uno si sente giù e pensa a un interista che sta molto peggio. Squadra che non va polemiche che aumentano, ma chi sostiene che i Della Valle fanno le nozze coi fichi secchi, per coerenza dovrebbe smettere di andare in quei ristoranti con le sedie della scuola, l’acqua filtrata e senza la tovaglia. Due punte, una, via Sousa, non è colpa sua, stasera inizia la serie tv “I Medici”, ne abbiamo già piene le palle, tifo che è diviso tanto per cambiare tra chi è in braccio e vuole scendere, e chi viene messo giù ma piange perché vuole risalire in braccio alla mamma. Insomma, tifosi equilibrati forse solo in via del Ponte di Mezzo. O quelli a mezz’aria. Menomale che c’è Icardi a sentire l’esigenza di scrivere un’libro con l’accento, tifosi interisti che non sanno leggere, e il Marasma che scrive più di Icardi. E soprattutto dobbiamo prendere atto che la Fiorentina del girone di andata è scomparsa come la libreria del Porcellino, ormai è questa da gennaio, decima-undicesima per punti fatti, ancora peggio per gol realizzati. Dividiamo le colpe equamente ma guardiamo in faccia la realtà, lasciatevelo dire da San Frediano che è osservatorio tra i più attenti in città, dove riusciamo, unici grazie a una tecnica raffinata, ad individuare persino le donne che non sanno fare i pompini. In Oltrarno lo si censisce monitorando la viabilità, quando cioè la donna con quelle difficoltà viene utilizzata per occupare il posto mentre il marito fa rapidamente inversione per tornare indietro a parcheggiare. Dopo Montella al secondo posto non poteva mancare la vittoria del Toro di Sinisa a Palermo con doppietta fantastica di Ljajic che lancia i granata al quarto posto (squadra ultima in campionato per possesso palla). Così in San Frediano è calato un silenzio adatto soprattutto a una tifoseria sempre divisa come la nostra. Silenzio come quello dei tifosi fedeli mentre il sacerdote lava e asciuga il calice, e silenzio come quello dei tifosi bestemmiatori quando invece lavano i piatti, costretti da quelle donne utilizzate come segnaposto nella guerriglia urbana per la ricerca di un parcheggio.

lunedì 17 ottobre 2016

Viola pallido


Visto lo zero nella casella dei gol subiti in casa viene da dire che se solo avessimo un possesso palla meno sterile sarebbe tutta un’altra classifica. Oppure che questa anemia della fase offensiva è solo il rovescio della medaglia di quella impermeabilizzazione. La Fiorentina questa volta parte con due punte e fa la fine di quello che vorrebbe riprendersi la propria vita in mano, ma ha le mani occupate dai sacchetti della spesa. Zavorre che non sono confezioni d’acqua da due litri, bensì i senatori, tutti al di sotto del proprio rendimento. Non va meglio se guardiamo all’atteggiamento di squadra, che viste le altre, sembra il più molle in assoluto. In discussione anche Sousa quindi. Soprattutto. Non era casuale la vittoria dell’Atalanta contro il Napoli (complimenti alla squadra di Gasperini) così come non lo era stata la nostra sconfitta contro il Toro. Va ringraziato Astori se non siamo andati sotto nel primo tempo e addebitata a Kalinic la più facile delle occasioni indotta alla prostituzione. Forse ha ragione anche il Bambi quando sostiene che questo rendimento risente ancora dell’onda lunga generata dal mancato acquisto di Mammana (uno tsunami). E’ una lettura che se non condivisa porterebbe a rimuovere anche tutti gli alibi concessi a squadra e allenatore nello scorso girone di ritorno. Una Fiorentina deludente che per assurdo guadagna addirittura un punto su Napoli e Inter, con la Lazio che frena in casa. Però capisco chi oggi accusa i Della Valle solo perché sono più di uno, gli stessi che mentre la propria donna non trova lo slip e si mette a cercarlo, non trovando i calzini accusano la moglie, la suocera, il capo ufficio e l’amministratore di condominio. Anche se non saremo d’accordo sulle cause di questo rendimento, potremo sempre convergere sulla composizione della passera che per me non contiene olio di palma. E smettiamola di prendere nota delle plusvalenze, pensiamo invece che con questa legge di stabilità, se nel 2017 ci sarà da andare a un pronto soccorso, dovremo ricordarci soprattutto di portare la siringa da casa. Altro che Cognigni e il mercato di gennaio, Montella secondo con gli stessi punti della Roma e con la squadra più giovane del campionato. Tomovic e Pasqual peggiori in campo.

domenica 16 ottobre 2016

Come Cozzamara


Erano due giorni che non si vedeva la Milena a giro, era preoccupato anche il fornaio, come era sembrato strano al barista di piazza San Felice dove andava tutti i giorni a prendere il caffè. Per non parlare dei figli deportati a Sorgane ai quali non rispondeva al telefono. Sembrerebbe la solita storia di solitudine di un’anziana signora morta nella sua casa di via della Chiesa, se non fosse che i nipoti hanno ritrovato nel controsoffitto della nonna 1,7 milioni di Rossana. Non è l’unica cosa triste successa in San Frediano negli ultimi giorni, l’altra mattina ho visto una coppia che correva al freddo e sotto l’acqua invece di rimanere a letto a trombare. Se allarghiamo l’orizzonte ci sarebbero anche i 140 soldati italiani in Lettonia invece di andare a correre al freddo e sotto l’acqua. Poi il Napoli di Gabbiadini. E per fortuna scrivo prima di aver visto la formazione della Fiorentina ad una punta. Purtroppo però dopo aver già visto che l’ampio turnover non ha impedito alla Juve di allungare di un punto sulla seconda. Il Bambi ha poi scoperto per caso che i 22 gommoni arancioni sulle facciate di Palazzo Strozzi non sono stati messi lì per ricordare il 50° anniversario dell’alluvione, ma sono “Reframe”, l’installazione di Ai Weiwei per tenere alta l’attenzione sul dramma dei migranti. S’è incazzato come Cozzamara quando Johnny Stecchino gli ammazzò la moglie, l’avrebbe accettato solo se fosse stata allestita per l’alluvione. Per calmarlo gli ho dovuto ricordare di quella volta che Giancarlo Antognoni appese le scarpe al chiodo, e subito la Galleria Tornabuoni gli propose di partecipare ad una mostra di arte contemporanea. Bambi sempre polemico, sempre in contraddizione col mondo, note le sue battaglie contro i Della Valle, l’apertura domenicale dei negozi e dei musei, con l’unica eccezione per “Cantine Aperte”.

sabato 15 ottobre 2016

Tra passato e presente



Vi sembrerò un povero provincialotto chiuso dentro al suo quartiere bipo(po)lare (popolare e allo stesso tempo cool), ma non mi ha meravigliato affatto il Nobel a Bob Dylan, molto di più invece quando Eric Clapton sposò Lory Del Santo. E così come i rosiconi antidellavalliani soffrono quando vince la Fiorentina, sarà Joan Baez quella che adesso starà rosicando. Per rispondere alla Setta del Sangiovese il cui capo è latitante al pari di Matteo Messina Denaro, setta che si aggira sul blog a spargere solfiti e tannino anche sul pesce, dico che se un giorno avrò mai dubbi su come scrivere “Gewurztraminer” non cercherò su Google ma nel frigo. La Nicoletta (quella che quando s’inginocchiava si legava i capelli, anche in chiesa) a proposito di vini ha sempre sognato di scappare da San Frediano per fare la casalinga sofisticata in qualche villa sul viale dei Colli, sofisticata nel senso che s’immaginava di bere vino stappando bordolesi preziose mentre preparava il pranzo, ubriacandosi già alle due di pomeriggio al solo pensiero, nella sua cucina buia di via dell’Orto. Capace comunque di far mettere la testa a posto al figlio del Materassi che avendo un forno pensava invece solo agli sfilatini. Noi di San Frediano il Nobel lo avremmo assegnato anche per molto meno, il mio candidato preferito è sempre stato il tabaccaio di piazza della Calza (il Torcini) che aveva inventato il resto in caramelle. Il Bicchi che invece ha sempre avuto come riferimento l’edicola di Porta Romana dove comprava i giornali porno, appena uscita la notizia ha pensato che l’avesse vinto Dylan Dog. In San Frediano a differenza degli altri quartieri non solo siamo tutti Viola fino al midollo, siamo anche sempre stati sensibili ai principi di uguaglianza che oggi vanno tanto di moda in quello che viene definito “Stato sociale”, al quale ha fatto seguito anche un sistema normativo. Assistenza sanitaria, pubblica istruzione, indennità di disoccupazione, previdenza sociale ecc. ecc. Tutti argomenti che sono sempre stati pane quotidiano qua da noi, ricordo ancora l’intervento che fece il Paini alla Misericordia di via Sant’Agostino (aveva una scuola privata in via de’ Serragli) quando introdusse addirittura il tema della previdenza nella Firenze Medievale. Fu un vero tripudio che culminò con la frase “lotte tra welfare e ghibellini".

venerdì 14 ottobre 2016

Dario fu


Giusto per aggiungere ancora una considerazione al tema di ieri sui giornalisti fiorentini inermi di fronte allo sbarramento degli allenamenti a porte chiuse, vorrei ricordare loro (lo sanno tutti, anche Corona quando è dovuto rientrare in carcere) che rispondendo “sono io” quando al citofono del centro sportivo chiedono “chi è?” si entra facilmente. Lo fanno anche per accedere all’Area 51. Il titolo copiato in Rete mi serve invece per evidenziare i vantaggi di chi segue il calcio come noi, sempre additati perché persi dietro a uno sport immorale, oggi dimostriamo di essere i più ricchi, quelli meno colpiti dalla morte del maestro del Grammelot, perché ci rimane ancora Gigi Delneri. Immenso quando sotto la doccia canta: “Ai ai smai sesler eni els so co uil piso ai in de col men seivuan prisencolinensinainciusol ol rait ai ai smai senflecs eni go for doing peso ai in de col men seivuan prisencolinensinainciusol ol rait”. Intanto questo autunno è più esoso del procuratore di Badelj, è già andato a chiedere la percentuale sulle vendite di Aspirina. L’unico davvero contento è il Bambi che in mancanza di giubbotto erano sei mesi che teneva la pancia in dentro. Bambi che ieri vi ha letto con interesse, poi mi ha chiamato per dirmi che anche lui aveva comprato un libro all’area di servizio Cantagallo, era il periodo del Cagiva (anni 80) comprata usata da Valdemaro che giocava nel Porta Romana. Una moto che gli ha dato sempre un sacco di problemi e che alla fine lo costrinse a comprare “Lo zen e l’arte della manutenzione della motocicletta”. Mai letto perché conobbe subito la Nicoletta di via dell’Orto, una gran maiala, che alla richiesta di lui in versione sbruffone, che in presenza del branco le chiese di inginocchiarsi davanti alla moto prima di salirci, rispose “se mi dici in ginocchio io non penso al Cagiva, ma lego i capelli”. Fu una frase che ce lo portò via per mesi, peggio di una pena da scontare per ricettazione. Si ripresentò con il Cagiva tra le gambe quando lei cominciò a legarsi i capelli per uno dei due fratelli Pizzichi (quello più grande naturalmente). Poi un grido di dolore ha squarciato la notte Diladdarno, gli intellettuali di San Frediano hanno ritenuto a quel punto che la collocazione di Bernardeschi fosse uno scherzo a confronto, io ho smesso di leggere “Jubiabà”, forse solo una scusa per abbandonarlo sul comodino per sempre, o forse per capire davvero cosa stesse succedendo. Erano quelli del Marasma che affiggevano uno striscione questa volta slegato dalle vicende Viola: “Stoccolma abbiamo un problema” (nessun riferimento a Schwarz o Hisén).

giovedì 13 ottobre 2016

L'arcipelago del gol



Non risolverà i problemi  della collocazione in campo di Bernardeschi, ma già silenziare un gruppo WhatsApp aiuta. E una volta messa la sordina alla gazzarra mi sono potuto concentrare immaginando l’inizio di una relazione duratura tra Babacar e Kalinic, modello Pulici e Graziani. I nostri due attaccanti come nuovo baluardo della coppia che funziona, ormai rappresentata in questo Paese solo da Carmen Russo ed Enzo Paolo Turchi. Basta con Kalinic isolato, facciamone un arcipelago. Poi arriverà il momento che Sousa si renderà conto che deve riportare anche il figlio di Chiesa al centro del villaggio. Altrimenti le prossime 6 partite non conterranno 6 vittorie ma olio di palma. E se mi domandate dov’è finito il PD, non posso che farlo con la più scontata delle risposte; in fondo a destra, proprio là dove Bernardeschi deve partire rientrando col suo piede preferito per tirare in porta. Crediamoci in questi 18 punti così come per anni abbiamo creduto che fosse stato  Prandelli a mettere il veto sulla cessione di Mutu, pena le dimissioni, per scoprire che invece era stato Corvino a impedirne il trasferimento. E i giornalisti fiorentini pronti a giustificarsi lamentando difficoltà enormi, sostenendo cioè di non essere messi in grado di lavorare dal momento che la società non dice mai niente, gli allenamenti sono a porte chiuse, le interviste devono essere concordate. Cazzo dico io, ma allora andate a imparare da quelli dei call center, loro si che sanno sempre le abitudini di tutti, le nostre passioni, sanno per filo e per segno chi siamo. O sennò andate ad aiutare quelli di Studio Aperto che con questo freddo è tutto un montare servizi con immagini che mostrano i parabrezza ghiacciati di Renault 4, Simca 1000, Prinz NSU e Fiat Ritmo. Non immagini di repertorio come potrebbe sembrare, ma solo strade dove abitano veri amatori delle auto classiche. I nostri giornalisti, invece, sono sempre belli pronti solo quando c'è da mostrare la foto del nuovo striscione affisso dal Marasma nella notte sui cancelli dello stadio: “VERGOGNA!!! IN ITALIA SI ARRESTA SOLO CORONA E SI LASCIA LIBERO CHI NON PAGA LE COMMISSIONI AL PROCURATORE DI BADELJ”. Ma questi giornalisti fiorentini non ce l’hanno una nonna che gli passa qualche notizia?

mercoledì 12 ottobre 2016

Salsa barbecue



Già è difficile trovargli un ruolo a Bernardeschi, se poi ci metti anche che per descrivere quale sarebbe quello ideale, il Bambi ha difficoltà a gestire una lingua altrettanto ostica come l’italiano, vengono fuori considerazioni surreali come quando ho affermato che il giocatore  fa gol in maniera occasionale, e lui me l’ha contestato sostenendo che non è vero che fa gol ad ogni occasione. Deve essere chiaro a tutti, anche se con un italiano incerto, che quando si parla di Maradona o di Icardi, i calciatori non sono un esempio da citare, e i tatuaggi sul collo sono un uso sbagliato del congiuntivo. Forse il ruolo di Bernardeschi è semplicemente diventato scomodo come l’olio di palma per l’industria alimentare. O forse questa ricerca di una sua collocazione precisa non mi appassiona malgrado Amplifon, grazie al quale dovrei sentirci di più anche per quanto riguarda l’aspetto tattico. Oppure la mia è solo una reazione al fatto che il calcio è entrato troppo nelle nostra vita, la stessa Rita pur rimanendone sostanzialmente fuori, quando la mattina mi alzo con i segni del cuscino mi chiama Ribéry, non altro. E alla fine la differenza la fanno i particolari, vedi chi si sveglia e si lava i capelli con Fructis che viene invece affettuosamente chiamato Pirlo. Vedi il collare rasta. Poi ti chiedi se è meglio Corvino o Corona a fare le plusvalenze. Oppure se la sua fatina dei denti è più generosa di quella di Cognigni. Questo per introdurre proprio una considerazione di natura tattica; meglio prendere un controsoffitto o un contropiede? Atalanta, Cagliari, Crotone, Bologna, Samp e Empoli sono le prossime 6 partite dalle quali mi aspetto 18 punti, lo dichiaro. Ne uno di meno ne uno di più. Questo servirà per rimettere a posto la classifica e per ricominciare a parlare di scudetto con una certa credibilità. Qualsiasi altro jackpot sarà una delusione cocente. Pari a un lampredotto con la salsa barbecue? Siete lontani. Pari a un Tignanello che sa di tappo. Ancora niente. Passare da dipendente del sesso a precario? Nemmeno. Solo un’altra circostanza angosciosa può raccontare fedelmente la stessa tremenda delusione. Lo scorso anni mi successe quando mi alzai da tavola per andare a fare la scarpetta direttamente nella pentola e ci trovai acqua e detersivo.

martedì 11 ottobre 2016

Quando la musica ci viene in soccorso



A ‘sto punto non so più se è peggio aspettare ancora fino a domenica che riparta il campionato, oppure che venga acceso il riscaldamento. Per fortuna è già arrivato il tempo delle castagne, 6 € al chilo di pronta stagionalità. La differenza che c’è tra un poeta come me e i tifosi di altre realtà meno legati a Carducci e al suo castagneto, e che anzi ne hanno pieni i marroni delle nazionali, è che dal dolore per l’infortunio di Milik, Montolivo e Pjaca io tiro fuori ottimismo in versi, mentre loro solo bestemmie. Questa mia sensibilità è dovuta principalmente al fatto che io a differenza loro non ho passato più tempo a cercare partite in streaming piuttosto che guardare partite in streaming. Da sempre per aiutare a tirare fuori la poesia che è dentro ognuno di noi è necessaria una parabola. E a tutti quei tifosi che vogliono modificare la costituzione dico di accettare con serenità e orgoglio la rosa che hanno, senza andare a cercare ipotesi come Klose oppure Osvaldo. Allora meglio Denis in quanto Verdini e non German. E mentre Italia-Macedonia ha avuto lo stesso appeal di Don Matteo, a Firenze si è voluto alzare l’asticella organizzando eventi mondani tipo le presentazioni di “Inferno”, con il quale si è voluto raccontare la condizione di una tifoseria sotto assedio delle truppe marchigiane, mentre con “The young pope” si è voluto raccontare la storia di Renzi. Non ultimo tra gli eventi più cool di questo autunno fiorentino, la sfilata speciale di “Pitti Referendum” con il lancio del cappotto disegnato dal procuratore di Badelj, uno dei più convinti che anche il suo assistito ne indosserà uno al momento del rinnovo. Per fortuna quando il calcio langue, spesso è la musica a venirci in soccorso. Solo per dirvi che volevo invecchiare come David Sylvian.



lunedì 10 ottobre 2016

I vantaggi della sosta



Uno dei grandi vantaggi della sosta, cosa impossibile che possa accadere invece domenica prossima quando i nostri ragazzi andranno allo stadio o comunque avranno la testa solo alla partita delle 12:30, è andare a messa per sbirciare le ragazze, e magari se ricambiano pure, chiedere al padre di parlarci. Oppure se si è atei, le giornate no come quelle di ieri sono ideali per esagerare coi biscotti, gianduiotti, tiramisù, bignè. Momenti da dedicare alla famiglia tipo andare a comprare i cappottini per i cani. Vantaggi potenziali che non sempre si concretizzano come quelli degli infortuni ai giocatori delle altre squadre impegnati con le nazionali. Ricordo ancora con terrore una sosta di campionato del ‘72, quando pur essendo un autunno ben delineato, mia mamma sbagliò la grammatura della lana e alla fine a forza di mettermi e toglierrmi il maglione imparai il karate. Meglio la sosta poi che l’olio di palma. La mancanza di calcio consente alle famiglie italiane di confrontarsi sui temi importanti invece di stare a pensare sempre alla formazione e a collegarsi per vedere chi scende in campo a fare il riscaldamento con la pettorina. Ieri prima dell’arrosto, in mancanza del lunch match che ci priva anche del raccoglimento in preghiera prima del pranzo, abbiamo avuto modo di discutere a lungo per concordare che è la stagione dei pomodori quella in cui accogliamo più migranti. Su altre cose invece non ci siamo trovati così d’accordo, ma è servito comunque per mantenere vivo un certo dialogo, la Rita trova offensivo che grazie ad una proposta di legge da me caldeggiata, solo durante la sosta dovrebbe essere permesso alla donna di guidare. E se ieri avessimo giocato chi si sarebbe mai ricordato che 49 anni fa moriva Che Guevara, e 53 avveniva la tragedia del Vajont. 49 e 53 che in serie A nessuno ha scelto come numero di maglia da dedicare a Ernesto o per ricordare l’odore di quella maledetta sera del 9 ottobre, perché anche loro sono sempre impegnati a giocare e a non stare mai con le proprie famiglie a riflettere. I vantaggi poi non sono solo pratici quando si ferma il pallone, nei momenti di difficoltà come questi bisogna trovare la forza di reagire, l’occasione giusta quindi per temprare il carattere e cercare di passare all’attacco. Di panico.




domenica 9 ottobre 2016

Tra un lampredotto e l'altro


Se penso a quanto ci danno noia a Firenze le persone di successo come i Della Valle, il pensiero successivo va doverosamente al povero Caprotti che arrivato lassù magari ha trovato la Coop. Comunque non mi butto certo giù per un inizio di campionato così così, il mio sguardo verso la Fiorentina rimane sempre pieno di desiderio come può essere quello di chi guarda una torta che lievita. E non me la prendo nemmeno con i senatori che stanno deludendo, perché confido in un loro pronto riscatto già da domenica prossima, così come non me la prendo con chi in famiglia strappa la carta igienica lasciando attaccato un brandello. Poi se anche Ron Howard è andato in via dei Neri all’Antico Vinaio per mangiare la schiacciata ripiena di finocchiona, allora è davvero tutto possibile. Anche che il Bambi dopo 6 giorni senza glutine abbia avuto fantasie pornografiche con due belle cosce di prosciutto. Dico questo conscio che per molti questo inizio di stagione è la naturale conseguenza della mancanza di un progetto, gli stessi che comprano auto dove all’interno sono state progettate fessure infernali vicino ai sedili dove perdere tutti i resti in moneta. E mentre a Udine hai avuto il modo e la forza di recuperare due volte lo svantaggio, gli spiccioli non li recuperi più. Ma la cosa che mi fa più paura alla ripresa del campionato non è tanto l’Atalanta di Gasperini, piuttosto il ritorno in massa dei panettoni e dei pandori che a breve ci invaderanno. Già adesso ce la dobbiamo vedere con enormi distese di schiacciata con l’uva, poi il castagnaccio, poi il pan di ramerino, e alla fine il rapporto del tifoso Viola con il terzo scudetto è disturbato come quello con la fica di chi ordina la pizza, gorgonzola, salsiccia e cipolla stanco di tutti questi dolci. Insomma, passiamo la vita a sperare di vincere qualcosa tra la compilazione di un modulo e l’altro, spesso con l’alito cattivo (nella salsa verde c'è l'aglio). In un gioco di sguardi, con lei che è ancora un po’ freddina. Ma tra un lampredotto e l’altro presto tromberemo.

sabato 8 ottobre 2016

Quando arrotolavamo il prosciutto ai grissini e la bandiera dopo la partita


Non sono solo le terze maglie a cambiare tutti gli anni, prima la tv a colori, poi il cambio sincronizzato che ci ha privato della doppietta (con la tripletta invece oggi si porta a casa l’airbag della partita), la rete autostradale, la Rete, l’autorete non più considerata tale, e soprattutto, quando incontravi una persona tatuata eri sicuro che faceva il galeotto o il marinaio. Le certezze cambiano e oggi fa il calciatore. E’ rimasta tale e quale forse solo la bella sensazione di svegliarsi con il sole e con i soldi. Anzi no, anche a Londra piove ininterottamente dal 1899. Einstein diceva che il tempo non esiste, non è per contraddirlo ma alla festa dei 90 anni della Fiorentina, i chili accumulati sul giro vita di Bertoni e Passarella sembravano voler dimostrare il contrario. La contraddizione sta tutta nel fatto che loro mangiano come quegli attori che devono ingrassare per interpretare il ruolo di un obeso, avendo però smesso di fare gli attori dal momento che non hanno avuto più bisogno di simulare un fallo subito. Oggi ci sono parole come “resilienza” così come un tempo c’erano i grissini con il prosciutto. Abbiamo importato il sushi come negli anni ottanta la rucola. Un tempo dormivo fino a tardi oggi mi sveglio presto per aver modo di fare due volte la prima colazione. Non si va più dal pizzicagnolo o dal fornaio costringendo il socio Conad a non dormirci la notte. Ogni anno 100.000 italiani lasciano l’Italia con il risultato che si svuotano gli stadi. La meraviglia che solo la Polaroid ci regalava mentre aspettavamo che apparisse la foto, l’abbiamo barattata con il selfie rimasta ormai l’unica prova che quel qualcosa è veramente accaduto. L’uovo sbattuto sostituito dal Viagra, Pellè sostituito che non saluta, “Ciaone” come saluto. Da Harrison Ford direttamente alle Escort. E non bastava il McDonald’s, adesso c’è anche quello da asporto, prima o poi ci spiegheranno anche dove li dobbiamo portare questi cazzo di panini. Mentre a proposito di parolacce un tempo mi si rizzava pure.

venerdì 7 ottobre 2016

Piazza della Calza



La mia ultima esortazione in ordine di tempo al Bambi in procinto di andare a vendemmiare è stata quella di lavarsi i piedi. Ne guadagneranno le nostre prossime degustazioni con sentori di calcagni d’Oltrarno, magari mentre disquisiremo se era meglio Hagi padre. Sarà stata forse la prospettiva di un ottobre in vigna, oppure l’invito ad andare a vedere “Scusa Ameri”, la storia dello scudetto perso nel ‘82, che il Bambi si è incanalato verso la solita deriva del “si stava meglio quando si stava peggio”. Dopo avergli detto che parlava come un vecchio, ha tenuto a precisare che si riferiva solo a quando i biglietti dell’autobus erano perfetti per i filtri. Mentre del presente trova perfetto Sanchez come filtro di centrocampo. Ottobre problematico è un concetto che vale anche per quelle ragazze che battono i denti, è arrivata insomma l’ora di mettersi le calze. Che in certi casi coprono anche la cellulite. Malgrado ottobre il Bambi avrebbe tutte le buone intenzioni del mondo, spegne persino il telefono prima di entrare in vigna facendo finta di essere un uomo libero, poi quando fa buio e riemerge dai filari lo riaccende per capire in quanti se ne sono accorti. Ma non l’ha cercato nessuno. E’ un momentaccio per lui, e la sosta per la Nazionale dopo la sconfitta di Torino non aiuta, così la movida d’ottobre trova la sua massima espressione  quando apre il frigo e si versa un prosecco Toso. Devo dire che anche per me è diventato un problema serio quello della sosta, non è solamente che se vinci la partita prima dello stop hai paura che l’interruzione possa incidere negativamente sul momento favorevole, e se invece perdi devi gestire la delusione per quindici giorni, perché oltre a tutto questo c’è anche la preoccupazione che i tuoi giocatori vanno in giro per il mondo con le proprie nazionali a farsi infortunare. Poi è come quando “l’ozio è il padre dei vizi”, stai lì senza Fiorentina con lo sguardo fisso sulla natura morta dipinta da tuo suocero geometra, e se non hai la fortuna di andare a rovinarti alle slot per tenere la testa lontano da idee malsane, e dall'Ikea, puoi andare incontro al malessere di chi si risveglia da un anestesia. Perché senza calcio ci ritroviamo nel terreno dell’ignoto a fare i conti con il nostro smarrimento. Io in questi giorni di divano e natura morta del suocero ho rimuginato molto e alla fine penso di aver trovato una soluzione utile all’intera umanità. La devo ancora mettere a punto, ma tanto ho ancora 10 giorni di astinenza da calcio per pensarci. Mentre la Rita scuote la testa perché lei la assaggia senza bisogno di guardare l’orologio. Si tratta sostanzialmente di rendere molto più visibile il tempo di cottura sulla confezione della pasta.

giovedì 6 ottobre 2016

Pensavo fosse amore e invece era un malessere



Dopo quanto successo a Cucchi ho paura che anche il mio sogno di vincere il terzo scudetto quest’anno sia morto per una forma molto acuta di epilessia. Purtroppo a Firenze le partite di Calcio Storico sono il più grande ricettacolo di questo tipo di sindrome a carattere cronico. Ricordo ancora con sgomento quando la crisi improvvisa colse Delio Rossi un attimo prima che accarezzasse Ljajic per la bella prestazione. Non a caso in curva sono sempre di più quelli costretti a farsi le canne per uso terapeutico contro le alterazioni dell’elettroencefalogramma. Si spiegano così anche certi striscioni. E quando ci si mette pure la Nazionale a peggiorare il quadro clinico, allora non mi resta che rifugiarmi nei pistacchi, una sorta di felicità artificiale. Un palliativo al bomber da trenta reti e all'oppio. Anche un modo per dimenticare la mancanza dei propri spazi all’interno della coppia, quando insomma le distanze tra i reparti non sono quelle giuste, come se i piccioni di San Frediano invece di rispettare le consegne del Mister, belli ordinati, facessero come i piccioni di San Marco a Venezia e si avventassero tutti dietro la palla lasciando scoperta la difesa. D’altronde tra il non so stare senza la Viola e non sostare davanti al passo carrabile sotto casa, è giustappunto questione di spazi. E poi sempre a proposito di epilessia, molte volte è proprio grazie a un pugno che un elettrodomestico ricomincia a funzionare. Per non parlare dell’epilessia metaforica, necessaria quando si vuole dare uno schiaffo morale a qualcuno. Un male infido, ricordo la Burbassi, di quando trombavamo e lei si dimenava, pensavo fosse amore e invece era solo quella sindrome lì. Così come può essere che la demotivazione di Sousa registrata nella seconda parte dello scorso campionato fosse dovuta a un semplice colpo di frusta. Bisogna dare più retta a certi detti popolari e meno ai verdetti incerti pronunciati da giornalisti tipo Sconcerti. Meglio un uovo oggi che una gallina domani, perché potrebbe morire a causa di un’attivazione intensa e improvvisa di gruppi di neuroni cerebrali. E’ chiaro che ci sono anche i sogni di vincere il terzo scudetto, morti di figa. Ne so qualcosa. Comunque in San Frediano abbiamo più fantasia di un trequartista, e se alla fine gioca sempre Badelj non è per una sua mancanza sostanziale di epilessia, ma perché Cristoforo è morto di freddo.

mercoledì 5 ottobre 2016

Sesso, droga e frutta di stagione


Il titolo ci dice che certi muri invece parlano, mentre la barba sale e pepe con cui esco la mattina l’ho tratta da una sceneggiatura di Sean Connery. Il Bambi è un soggetto che mi ha ispirato Walt Disney, quando invece corro perché sono in ritardo, non faccio altro che scimmiottare un noto personaggio di Sidney Salkow. Anche se ho capito che a quelli dai quaranta in su da noia tutto questo, così come quel calcio che non ha più le maglie da 1 a 11. E’ questione di vecchiaia interiore, identificazione dei meccanismi dell’invecchiamento, tema che ho saccheggiato dalla tesi di laurea online di un amico diventato gerontologo. E anche per il Bambi leggere numeri sulle maglie che arrivano al 99 è un autentico supplizio, sintomatologia tipica di chi non ama le rose lunghe. Così come non ama la moda perché ritiene che lo stilista sia solo uno che ricicla capi d’abbigliamento. Non ama le persone che somigliano a qualcun altro, odia i cuochi bravi a cucinare cose per cui già c’erano stati altri più bravi di loro a nascere prima. E a niente vale il miserabile trucchetto di aggiungere degli ingredienti preziosi come il tartufo per non far capire che già altri avevano cucinato l’uovo prima di loro. Non ama il doppio passo, il doppio senso (mentre invece adora i sensi e soprattutto i figli unici), non sopporta il doppio concentrato di pomodoro per non parlare del triplo. E odia il doppio gioco perché evidenzia il suo limite nel non riuscire a seguire più di una partita per volta. Figuriamoci se ama la Pop Art americana, intendo quella della cartella del ‘67 di Andy Warhol contenente addirittura 10 serigrafie su carta con i volti di Marilyn. Per lui sono solo dei poster. Allora gli avrei voluto parlare di Menard, ma alla fine ho preferito proporgli di nuovo (era il 26 dicembre 2011 agli albori del blog) un esercizio di stile (Raymond Queneau) per introdurlo quantomeno alle variazioni sul tema. Erano i giorni di Vargas e Kharja.

Testo originale:

Sulla S, in un’ora di traffico. Un tipo di circa ventisei anni, cappello floscio con una cordicella al posto del nastro, collo troppo lungo, come se glielo avessero tirato. La gente scende. Il tizio in questione si arrabbia con un vicino. Gli rimprovera di spingerlo ogni volta che passa qualcuno. Tono lamentoso con pretese di cattiveria. Non appena vede un posto libero, vi si butta. Due ore più tardi lo incontro alla Cour de Rome, davanti alla Gare Saint-Lazare. E' con un amico che gli dice: “ Dovresti far mettere un bottone in più al soprabito”. Gli fa vedere dove (alla sciancratura) e perché”.

La mia versione:

“Sulla Cayenne, senza neanche traffico. Un giocatore Viola di circa ventinove anni, capello floscio con la passata di Montolivo al posto del nastro, fisico troppo grasso, come se l'avessero gonfiato. La macchina si ribalta. Vargas da la colpa al cugino. Gli rimprovera di aver spinto troppo sull’acceleratore. Tono peruviano, con pretese che gli si creda anche. Non appena vede una bottiglia di birra, vi si butta. Due ore più tardi lo incontro al McDonald's, davanti alla stazione di Santa Maria Novella. E' con Kharja tornato da Milano in treno che gli dice: “Dovresti usare un po di più il destro”. Gli fa vedere, imitandolo, dove colpire la palla e perché”.

No, non esistono universi paralleli per me”, mi ha risposto, aggiungendo che la sua mente è troppo schematica per sopportare tutto ciò, e che la numerazione delle maglie è niente a confronto di quando va in gelateria, chiede cioccolato e crema, e invece gli viene servito crema e cioccolato, che per lui è solo un tentativo squallido da parte del gelataio di mostrare estro inesistente sfruttando la sua idea di combinazione dei gusti originale.