.

.

venerdì 28 febbraio 2014

La torbida provincia

L’ottavo di finale contro la squadra del leccaculo degli arbitri è servito, ma nell’ambiente si dice che lecca il padrone solo perché è sempre senza voce, e vista la sindrome da accerchiamento che ci ha colpiti dopo Parma, speriamo che adesso non si materializzi la figura massiccia e sgraziata di lui. Si il ritorno di Ovrebo. A Castiglione delle Stiviere dove è nato Gervasoni tutti sanno e non sanno che sua madre aveva avuto una storia con il fratello di Ovrebo, si sospetta e non si sospetta che l’arbitro italiano sia in realtà il nipote preferito del norvegese, e che da lui abbia ripreso la passione per la direzione arbitrale, che è differente dalla passione che invece aveva la madre per lo zio. E a differenza del sangue freddo tipico dello svedese, anche perché in Svezia fa molto più freddo che a Castiglione delle Stiviere, Gervasoni odia le spinte violente di giocatori focosi come Borja Valero, perché gli ricordano tanto certe altre spinte focose che si esercitavano in quella relazione segreta alla quale lui aveva dovuto assistere suo malgrado quella volta che si era nascosto sotto il letto per giocare ad ”arbitro falso”, un gioco che andava per la maggiore all’epoca e che andava giocato di nascosto e al buio per far preparare meglio i giocatori all’atmosfera tipica delle macchinazioni che oggi sono quelle messe in pratica da Nicchi e Braschi che di quel gioco sono stati dei veri campioni. La partita, un allenamento che ha confermato la chirurgica precisione del sinistro di Ilicic, la frgilità preoccupante sull’uno contro uno di Compper, il tedesco mi è sembrato più tenero del tonno che si taglia con un grissino, mentre Pizarro dimostra di stare molto bene anche fisicamente. In poche parole un pareggio regalato, ma che almeno ci ha permesso di portare a casa la qualificazione, di fare rodaggio alla macchina tedesca del cazzo, e di rivedere anche un Bakic dalla buona prsonalità. Quando ho visto Rosati ho subito cambiato streaming e l’ho fatto per altre dodici volte pensando di aver sbagliato partita, poi quando ho realizzato che era Rosati nostro ho pensato che Gervasoni avesse scritto sul referto che Neto aveva la tubercolosi, e in quanto infettivo non poteva scendere in campo in Europa per via dei rigidi parametri di Maastricht. Braschi del resto ha Gervasoni come medico curante, e si dice che la moglie di Braschi si vada a fare ripetutamente visitare dal nipote di Ovrebo. Furio intanto mi ha invitato domenica a cena, e quindi soprattutto a vedere una delle ultime partite prima della disdetta a Sky, anche lui caduto sotto i colpi della gestione Nicchi e Braschi, però mi ha anticipato una cena un po' particolare, tutta a base di carne di cavallo, ma la cosa più strana è che ha comprato un cavallo intero, e così ho voluto precisare che di solito non ho tutta quella fame prima delle partite, ma lui mi ha tranquillizzato dicendo che era stata un’occasione e che gli serviva una testa da spedire a Castiglione delle Stiviere. Se è vero che dalla partita di Parma mi sono salvato perché ero in Sicilia, lo strascico delle polemiche mi hanno invece investito e di fatto annientato l’interesse per la partita di ieri, per la quale infatti ho lottato strenuamente contro il sonno. Mi sono salvato solo mangiando le frittelline e i cenci del forno Sartoni in via dei Cerchi. Che dire, bene comunque, andiamo avanti. Finale di coppa Italia con il Napoli, ottavi di Europa League con la Juve e terzo posto ancora vivo. E tutto questo malgrado le storie di corna tipiche della provincia italiana e norvegese. Una concomitanza di eventi che mi ha fatto ritornare in mente un’espressione poco gentile, ma tipica, che usavamo da piccoli quando giocavamo per dieci ore consecutive a pallone utiizzando i tronchi degli alberi come pali da una parte e i giubbotti dall’altra. Un’ espressione un po’ in disuso anche per via dell’età che ci impedisce di essere così scurrili, anche se poi in realtà lo siamo comunque, o almeno lo sono visto che proprio per questo motivo mi hanno querelato. Insomma, volevo rispolverare quella frase per dedicarla a qualcuno della provincia italiana, che poi è la madre di tutte le colpe per quanto successo alla Fiorentina a Parma e a Monaco, “Tu c’hai la mamma maiala”.

giovedì 27 febbraio 2014

Gervasoni falso come la famiglia del Mulino Bianco

Per non parlare di arbitri e di querele sempre dietro gli angoli come i cecchini, in attesa della partita che finalmente ci liberi dal ghetto del campionato italiano, voglio dire che mi fanno ridere certi pazzi, che un po’ per sfidare la sorte, un po’ per mettersi alla prova, si buttano da un ponte legati ad un elastico. O quelli che fanno paracadutismo per dimostrare a se stessi di avere coraggio. O altri, tipo Gervasoni che rischiano tutte le volte di rompersi l’osso del collo sotto le vementi spinte di energumeni come Borja Valero, o chi invece parte per i cosiddetti viaggi-avventura in luoghi lontanissimi e sconsigliati dalla Farnesina pur di non guardare più le partite di calcio italiane dirette da Gervasoni. E a proposito di viaggi pericolosi mi viene in mente quello nella passione Viola, con il rischio di cadere sotto i colpi dei kalashnikov di Calvarese o Damato, o di essere rapiti da una banda di stronzi come Braschi e Nicchi. “No, non so come la pensa lei, io amo la vita comoda, per capirsi meglio, come quella di chi ha certi bacini di utenza, una vita senza il rischio della sudditanza psicologica. La sera voglio tornare da mia moglie e da Tommaso. Non sono mica scemo come Montolivo che torna e ci trova l'idraulico”. Mi era sembrato un signore distinto quello che avevo incontrato sull’aereo. Ora stavamo andando verso il parcheggio, visto che grosso modo, da quello che ci eravamo detti, avevamo le macchine non troppo lontane l’una dall’altra. Era abbastanza buio in quello spazio semi deserto, ma sapere di essere in compagnia di una persona tranquilla come lui, mi dava una certa sicurezza. Poi gli ho detto ad alta voce “perché si dovrebbe rischiare la vita, quando invece possiamo starcene al sicuro, senza pericoli nella nostra città?” E dopo aver rallentato un attimo a riflettere sulle mie stesse parole, mi sono tornate in mente anche quelle di Borja Valero che di fatto sconfessavano il referto arbitrale. Improvvisamente ho cominciato a guardarlo come se mi ricordasse qualcuno. Anche lui intanto si era fermato a fissarmi. Vedevo i suoi occhi brillare sotto uno dei pochi neon che non illuminavano il parcheggio. Mi fissava ma non avevo paura come invece mi capitava quando veniva designato Calvarese. E di cosa dovevo avere paura poi? Anzi mi avvicinai a lui e gli misi la mano sulla spalla, quindi gli dissi con convinzione “guardi che i suoi sono ragionamenti da persona davvero sana di mente ed equilibrata, quando conviene con me che non vale la pena rischiare". Poi si volle presentare “sono Gervas” Lo bloccai subito prima che finisse, ecco chi cazzo era. E ripresi il discorso “Allora peccato però che…” e lui sorridendo in modo strano “peccato cosa? ” Ormai lo avevo riconosciuto “peccato che io invece non lo sono una persona sana di mente ed equilibrata. E venne anche a me uno strano sorriso, mentre gli scaracchiai in un occhio. Poi una voce di donna da lontano che si stava avvicinando correndo, mi nascosi dietro a una BMW tedesca del cazzo, “Gervaso! Gervaso! Te lo levo io il moscerino dall’occhio” Mi ero sbagliato, sono proprio una merda e hanno ragione a querelarmi. Cazzo, ci si può sbagliare davvero, allora ha ragione anche quella faccia a culo di Braschi, in fin di conti anche in questo caso è stato solo un misero 1% di percentuale di errore. Oggi è toccato a Gervaso, domani può succedere ad Antonio quello che fa la pasta, basta metterci davanti per errore una D apostrofata. Adesso per farmi perdonare però dell’essermi dimostrato così bifolco nei confronti del povero Gervaso devo dire due parole a mia discolpa. Gervasoni è un falso e in malafede, perché scrive un referto che non può essere più solo una percezione sbagliata di campo, del momento, e quindi anche legittima, no, le dichiarazioni di Borja Valero avvalorate  dalle immagini sconfessano definitivamente la teoria della buonafede di certi arbitri. Braschi che ne loda la conduzione è quindi un colluso e a sua volta un falso. Sono orgoglioso delle parole di Borja Valero e di quelle di Montella. Queste si coraggiose perché contro il sistema. Sono orgoglioso che la società le abbia autorizzato, atteggiamento duro, volto allo scontro frontale. Perché questo dimostra che anche quelli di Calvarese e Damato non erano errori ma parte di un disegno. E che strappo sia allora. Adesso aspettiamo la risposta del giudice sportivo. Insomma, non fatemi più sputare in un occhio a nessuno. E intanto per la famiglia falsa come quella arbitrale, dopo i Galletti e gli Abbracci, la Barilla crea il nuovo biscotto, gli “inculati”. Dedicato al buon Borja Valero.


mercoledì 26 febbraio 2014

2%

Devo dire che sono stato fortunato, “la gita a Tindari”, come la definirebbe Camilleri, anche se di lavoro, mi ha tenuto fuori da tutte le polemiche che sono montate dopo la partita a Parma. Mi sarei avvelenato di Gervasoni, penso, e invece ho ancora negli occhi la luce della Sicilia, quello che è successo l’ho vissuto solo dai vostri commenti, poi passando da Canicattì e leggendo le dichiarazioni di un Braschi che mente quando parla di attaggiamento imparziale degli arbitri, ho risolto tutto anagrammando proprio la parola Canicattì e mente, tanto per definirlo senza incorrere in querele. O meglio, se Amanda Nox vuole querelarmi per essere passato da Canicattì con fare troppo allusivo nei confronti di Braschi, da lei lo accetto. Ma solo da lei. Poi un’altra telefonata a Furio dall’aeroporto inverso prima di ripartire per Pisa, insomma, il labiale di Gervasoni sulla Merkel non l’ha proprio gradito, perché secondo lui sono dichiarazioni irresponsabili che potrebbero far risalire lo spread. Braschi a tal proposito sostiene che la classe arbitrale è imparziale, dice che Volkswagen o Audi sono entrambe affidabili, mentre gli errori dei guardalinee sono solo del 2%. Furio sostiene però che quel 2% ci riguarda totalmente e quindi a lui tanto imparziale non sembrava come dato. Oggi sono a Firenze, domani c’è la coppa, l’ho scampata bella. L’ho proprio saltata a piè pari questa partita dei veleni, mi rimane solo un’annotazione sul Moleskine dove ho appuntato 3 nomi, Calvarese, Damato e Gervasoni che soni i templi dell’imparzialità, stile dorico e colonne portanti del sistema. Tutto nella norma. Per fortuna che a Catania ho mangiato una strepitosa pasta alla Norma. Preferibile anche all’imparzialità della classe arbitrale, alle squalifiche e anche all’arroganza di certe conduzioni. Furio, come invece direbbe Montalbano, si è rotto i “gabbasisi”, la poesia non lo distoglie dalle porcate arbitrali, figuriamoci le fioriture della valle dei Templi, il mare sempre sullo sfondo oppure un semplice aranceto, a lui da noia essere in quel 2%. La Fiorentina è troppo forte e supererà anche l’imparzialità arbitrale, e poi meglio un labiale di Gervasoni che quello di Cassano o John Elkann, mi auguro tanto, e qusto è quello che ho detto a Furio per farlo desistere dallo staccare il televisore che per fotuna era fissato a parete, che arriveranno anche i cinesi ad arbitrare, e allora quel 2% verrà spazzato via. Loro arbitreranno 24 ore di fila, dormiranno nell’area tecnica in sei, con la divisa sintetica e contraffatta andranno in culo anche alla Diadora, costano poco e così invece che 6, allo stesso prezzo offriranno anche il servizio di steward e il catering della tribuna. “Ormai hanno le ore contate Furio”, hanno si e no il 2% di farla franca, c’è addirittura una società cinese molto aggressiva che per far fuori la classe arbitrale italiana offre oltre ai 6 dementi anche gli spettatori per il tutto esaurito, quindi dove arbitreranno loro ci sarà sempre un grande colpo d’occhio. Peccato perché Gervasoni, Damato e Calvarese si meritavano di continuare, spero che si possano consolare con il fatto che non sono i soli a subire le conseguenze di una concorrenza così sleale, tra l’altro useranno cartellini di soia in modo che al giocatore espulso venga almeno regalato il cartellino-snack che potrà sgranocchiare fino agli spogliatoi. Anche Braschi e Nicchi non se la devono prendere più di tanto, soprattutto Braschi che già deve convivere con quella faccia, sia più fatalista e tolga gli specchi. Prenda atto che l’invasione dei cinesi è ormai un fatto conclamato in ogni settore, in virtù dei loro prezzi che sono fin troppo concorrenziali. Loro si accontentano di molto meno per pilotare una partita e colpire chirurgicamente i diffidati come Pizarro. Figuratevi che nella mia parrocchia non va più nessuno a confessarsi, perché il prete della parrocchia vicina, che viene da Pechino, per penitenza fa dire l’80% in meno di preghiere. Che so lo caccino nel culo quel 2%. L’Etna è bellissimo.

martedì 25 febbraio 2014

Viaggio nel futuro low cost

Sono passato a fianco dell'Etna, i bagliori rossi lassù hanno anticipato l'eruzione definitiva di Furio. L'ho chiamato da Catania per sapere della partita subito dopo aver riacceso il telefono e visto il risultato, tra quella ressa tipica prima di riprendere il bagaglio a mano e scendere dall’aereo. Ancora incastrato tra i bagagli nel corridoio stretto: "Racconta". Gli è uscita la lava e purtroppo questa volta molla, si, ha detto basta, dopo l’arbitraggio di Gervasoni via la parabola. E’ calato il buio totale sulla passione di Furio, e spero che la notte si porti via anche quella sua amarezza insieme alla parabola, mentre anche la Sicilia era ancora buia quando ho guardato gli highlights. Mi ha colpito il volto stravolto dalla tensione di Montella, imbufalito, che cercava di portare l’arbitro al centro del campo se non ho capito male, non avevo mai visto quella faccia. Forse da questa latitudine si vede peggio, forse la stanchezza. Ho voglia di guardare fuori, le prime luci, il pareggio in rimonta e in inferiorità numerica mi sembra comunque un buon risultato, come anche il pareggio del Napoli. Intanto sono a Caltanissetta. Due espulsi e tre macchine ho incrociato ieri sera da Catania a qua, ci sono più arbitri in campo che non vedono, che macchine sulla Catania Palermo. Anche io non vedo bene, proprio come la classe arbitrale, perché la Sicilia è poco illuminata. Non ho nessuna percezione della partita, ho invece quella netta di come il calcio faccia male a certe persone, e non mi riferisco a Furio, fumino ex calciante storico, che forse a quest’ora avrà già digerito. No mi riferisco a Francesco. L’ho conosciuto quando ancora giocava nelle primavera dell’Empoli, e fino a quando non si è affermato a Catania era sempre stato un ragazzo semplice, c’era simpatia tra noi. Ieri era sul mio stesso volo, quando l’ho visto in aeroporto sono andato a salutarlo contento, perché era un pezzo che non lo vedevo. Ha fatto fatica a salutarmi, non ha quasi alzato gli occhi dal tablet. Il successo ha cambiato anche Lodi. Bella comunque la sua nuova ragazza. Bella. Devo dire che prima l’amarezza di Furio, tipica ed esagerata come si conviene a chi scende in piazza Santa Croce, calciante figlio di calciante dal sangue caldo, poi le polemiche post partita raccattate qua e là in qualche sito, poi la cattiva impressione che mi ha fatto Lodi da come invece lo avevo conosciuto, insomma, mi butto nella Sicilia oggi, speranzoso. Intanto ieri sera su eBay prima di prendere sonno ho fatto un affarone, ho comprato una macchina del tempo, l’ho pagata pochissimo, solo seimila euro. Ho pensato, almeno torno indietro e salvo Borja Valero dall’espulsione, e magari ritrovo anche quel ragazzo semplice e umile che avevo conosciuto prima che il suo sinistro chirurgico lo portasse in un’altra dimensione. Si forse salvo anche Francesco dagli eccessi di questo calcio, ho pensato. Ma invece ho capito il perché l’ho pagata così poco, ha un piccolo difetto di fabbrica, in pratica va solo nel futuro e ci va in tempo reale. Mi aveva colpito anche perché mi ci potevo collegare on line, subito, e così avevo dato speranzoso la mia carta di credito. Mi è apparsa una schermata con tutti i comandi e ho impostato un viaggio nel futuro di sei ore. E in sei ore spaccate, infatti, mi ci sono puntualmente ritrovato. Si funziona come una sveglia, è mattina, sono le sette precise, ho seimla euro in meno e adesso vado a fare la doccia.



lunedì 24 febbraio 2014

Quando manca il soggetto

Il risultato di ieri dell’Inter mi ha fatto mettere nel trolley anche un po’ di rammarico, l’italiano è una lingua difficile, bastano un paio di rigori e un gol in fuorigioco per trasformare il significato di Damato in dannato. Parto. Si parto verso Catania poi non so. Se non mi intercettano vicino alla frontiera come Sollecito, scappo. Non voglio essere processato dalla giustizia italiana. Non voglio avere più niente a che fare con Amanda Nox. Come già anticipato Il problema sarà fare il commento alla partita, sono ufficialmente alla macchia, la trasferta in Sicilia mi servirà per apprendere la tecnica dei pizzini, e per sfuggire agli avvocati di Amanda scriverò con un codice elaborato con l’algoritmo degli sfondoni svizzeri. Vorrei intanto che questa mia latitanza rassicurasse quelle persone che ieri sul sitone hanno fatto marketing di moralità, rassicurarli sul fatto che la latitanza mi impedirà di essere presente alla cena che organizza Leo. Li ringrazio intanto per avermi già condannato, e così eviterò di nominarli nei miei scritti per non coinvolgerli in storiiacce brutte quando scandaglieranno la mia vita per dare soddisfazione alla dolce come il prosciutto Amanda. Mi ha fatto davvero piacere leggere che loro mi avevano suggerito anche cosa avrei dovuto fare per non diventare l’orco cattivo, quello insensibile che gli ha bloccato lo sviluppo. Non tenendo conto però che mancava il soggetto a quelle offese, e che è per quello che non le ho considerate tali. Conosco un’altra persona che non si capisce quando parla, davvero, e una volta gliel’ho anche fatto presente, “devi usare il soggetto”, mi ha risposto che non usa i soggetti per fare prima. Che gli vuoi fare, speriamo almeno che il giudice tenga conto del fatto che il soggetto ci vuole prima di condannarmi come i moralisti di cui sopra. Per sicurezza intanto ho buttato via il telefonino e le carte di credito, tutto ciò che lascia una scia l’ho eliminato, devo solo stare attento quando passerà qualche bel culo, devo evitare cioè di sbavare, perché i RIS di Parma sono sempre lì pronti ad analizzare i residui organici. E poi Bruno Vespa, già me lo vedo con il modellino della Riblogghita, due poppe gigantesche e tanto lampredotto sparso dopo l’esplosione del caso, la Bruzzone e Crepet che parlano del mio profilo psicologico, lei che dice “è un debosciato tipico di San Frediano”, lui invece che mette in guardia Louis dalle cattive compagnie. Per la mia latitanza ho comprato il coltellino svizzero, quello per tutte le evenienze, ho disdetto l’abbonamento alla settimana egnimistica, e ho inserito il cianuro dentro l’anello da mignolo, se trovo un posto di blocco della Setta non mi farò prendere vivo. Per rimanere legato alla tradizione, ai pizzini ho associato un codice orecchiabile, che possa così aiutarmi a farmi sentire ancora nella mia San Frediano. Ve ne leggo solo qualcuno ma non posso spiegarveli perché la controparte mi legge: “Cippa Lippa” il più conciso, e poi “Ragazzi, come si sta bene tra noi, tra uomini! Ma perché non siamo nati tutti finocchi?”, il più esistenziale, e infine “ Culo alto, ci fo un salto” con riferimenti all’asticella di Montolivo. Poi prima che mi pignorino le racchette da ping pong della Yashika chiederò ad Amanda di querelare anche Mazzarri che è un gran bugiardo, perché a Firenze aveva dichiarato di non parlare più di arbitri e poi invece ne parla eccome, comunque anche lui penso non possa essere presente alle cene che organizza Leo perché è sempre impegnato con la manutenzione del cronometro. E veniamo al commento di domani, difficile da latitante e senza poter vedere la partita, così ho deciso di scriverlo in anticipo e poi domani forse lo invierò da qualche postazione di fortuna. Per conoscere il risultato e l’andamento della partita sono andato da una maga bravissima che predice il futuro leggendolo sui fondi di caffè, anche se a pensarci bene è  da un po’ di tempo che non ci azzecca più. Il tutto è cominciato stranamente da quando il dottore le ha detto che è ipertesa e l’ha consigliata di leggerlo nei fondi dell’orzo o della camomilla.

domenica 23 febbraio 2014

Renzi uno di noi

Poi si dice che per qualcuno il calcio è una lingua sconosciuta, forse un refuso, ma anche io non sono estraneo a questa carenza di comprensione di linguaggi così variegati, in un scenario dove in certe partite si parlano tutte le lingue tranne l’italiano. Dove a spiegare cosa succede in campo c’è uno con l’accento pisano come Bacconi, dove a gestire l’imparzialità dell’opinione c’è Massimo Mauro. Qualche sera fa sono andato a vedere lo spettacolo di una famosa compagnia di mimi di Berlino, lo spettacolo è stato interessante, ma per me abbastanza incomprensibile, perché purtroppo non parlo il tedesco. Menomale che Gomez parla con la lingua del gol che è comprensibile anche a me. Altri si trovano più a disagio da un punto di vista tattico, altri dall’alto di un attico abusivo usano invece il traduttore di Google. Si, perché c’è anche chi le partite se le fa raccontare, il mondo dell’opinione calcistica è improvvisato, io ne sono un esempio, fiorisce l’informazione-disinformazione sul web, si fanno trasmissioni di tifosi che alla fine rappresentano solo se stessi. Tutto molto terra terra ma anche economico, quel certo mondo che orbita intorno alla Fiorentina, me compreso, mi ricorda quei certi locali di spogliarelli, posti molto economici dove le ragazze che si esibiscono sono così brutte che i clienti pagano un extra perché non si spoglino. E mentre aspettavo una partita che non potrò vedere perché ostaggio dentro a una fusoliera dell’Air One, mi ha chiamato finalmente il Bambi da Bormio, impaurito, stremato come Joaquin contro l’Udinese, e mi ha raccontato di essere rimasto nascosto per due giorni dietro a un cassonetto dell’immondizia, “mi potevi chiamare, cazzo!”, ma gli si era scaricata la batteria del telefono. Una storia pazzesca figlia dell’ignoranza. Aveva rincorso un anziano al quale aveva visto cadere una busta, che non solo non si era fermato ma aveva addirittura accelerato. Lo aveva raggiunto a fatica solo dopo un centinaio di metri, e bloccato contro un muro. “ma non mi sentiva? Ha perso questa”. Mi ha raccontato che era stato in fila alle poste di Bormio e lo aveva visto ritirare la pensione, millecinquecento euro che gli servivono tra l’altro per fare il regalo al nipote che si sposava. Poi se l’era ritrovato davanti all’edicola ed aveva notato che nel tirare fuori il fazzoletto gli era caduta a terra la busta con i soldi della pensione. Ma invece che sentirsi rassicurato dal fatto che gliel’avessi riconsegnata mi sembrava atterrito. “Cosa vuole da me? Mi lasci, quella busta non è mia”. Ero stupefatto.Si divincolò rimettendosi a correre e sparendo tra la gente. Il Bambi è rimasto lì, attonito, a pensare mentre la busta gli bruciava in mano come se quel denaro provenisse da una rapina. Dopo anni di tossicodipendenza era riuscito a fare una considerazione amara riflettendo sul fatto che la nuova legge del Governo, quella che monitora tutti i movimenti di denaro sopra i mille euro, quel giorno aveva fatto un’altra vittima. Poi, per prudenza, ancora prima di aver svoltato l’angolo, aveva gettato il denaro dentro a quel cassonetto dove poi si era nascosto aspettando che si calmassero le acque. Comunque sta bene se Dio vuole, anzi persino attento e interessato all’insediamento del nuovo Governo. Renzi gli piace un sacco perché è come uno di noi di San Frediano. Uno da bosco e da riviera. Soprattutto da Boschi. E prima di riattaccare era addirittura contento di quello che aveva visto durante il giuramento, “si Gianni, quando gli ha guardato il culo ho capito che era proprio uno di noi”.

sabato 22 febbraio 2014

Ald Cappone

Sul nuovo governo mi limito a osservare un minuto di silenzio per il Ministero dei Beni Culturali a Franceschini, mentre brindo con e per Brunello Montalcino al Ministero delle Politiche Agricole. Sono un po’ preoccupato per il futuro, Renzi o non Renzi, San Remo è un crimine contro l’umanità sventato solo grazie al Ministero senza portafoglio ma con microfono assegnato a Gino Paoli. Si, sono preoccupato, da una parte perché lunedì mentre la Fiorentina scenderà in campo contro il Parma sarò in volo verso Catania, e dall’altra perché il Bambi si è fatto abbindolare da un’offerta di Groupon, ha prenotato una settimana bianca a Bormio e di lui non ho saputo più nulla. L’ultima volta che l’ho sentito era sul pullman, mi ha telefonato lamentandosi che gli schienali non erano reclinabili, cibo e bevande pessimi, organizzatori che frantumavano le palle ogni tre per due offrendo gratta e vinci ed altre bischerate, musica a palla fino a tarda notte. Rimpiangeva la Ryan Air e persino la tossicodipendenza. Per il resto vorrei solo capire come devo fare a commentare una partita che non avrò visto, ho pensato di copiaincollare il commento del Gat bonificandolo dalle discriminazioni territoriali. Ma solo perché viste certe suscettibilità che orbitano in area Ceccarelli, non vorrei mai che il Gat mi querelasse per le sue stesse offese. Poi avrei scelto lui perché diversamente osservante di professione. Accanto al Bambi c’era un certo Tosh detto Peter, che pareva non preoccuparsi troppo della situazione e passava il tempo ad acconciarsi le treccine. Peter si era girato lentamente verso di lui, questo almeno dal racconto telefonico concitato del Bambi. Si era tolto le cuffiette e ovviamente ascoltava Bob Marley. Oltre che a un chiaro conflitto d’interessi, mi ha raccontato che il tipo rasta non aveva negato che la quantità industriale di marijuana che la sua religione gli imponeva di assumere contribuisse a quella serenità anche in quel contesto, e che, solo a prima vista, poteva apparire un rifiuto delle terrene cose. Poi lo aveva salutato frettolosamente perché c’era un pezzo dei Pitura Freska che lo attizzava. Del Bambi non ho più saputo niente, le ultime parole che ho sentito mentre riattaccava erano di Peter che gli chiedeva se aveva un cartoncino per fare un filtro. Siccome non potrò commentare la partita per evidenti motivi, probabilmente mi soffermerò sul fatto che anche io come il bolognese IGP (Inculare Gonzalo con Preservativo) sostengo che Gonzalo non sia adatto a giocare in una grande squadra come la Fiorentina, o almeno che non possa spacciarsi per un Ranocchia. Che non possa oltretutto spacciarsi la marijuana da solo come Tosh detto Peter. Io me lo immagino invece più adatto ad entrare in una comunità vegana tipo “Vegetables and peace”, felice come una Pasqua a intrecciare canestri di vimini per ex giocatori di basket. Finalmente felice, lontano da diagonali difensive così contro natura, lui così cappone che già di per se non è l’emblema della felicità, mettilo pure a fare il regista difensivo, costringilo a tenere la linea del fuorigioco alta senza avere le palle per farlo. Si narra, infatti, che qualche giorno prima del Natale del ’96 un giovane cappone andasse in giro per aree di rigore argentine, aree e non aie a lui decisamente più congeniali, maledicendo il suo destino: “Oh fato crudele, perché hai riservato a me questa vita? Mai una soddisfazione, tutti questi giocatori con la cresta che mi ricordano galli con tanto di attributi”. Gonzalo infatti odia Hamsik con tutto se stesso. Io siccome sono quasi certo che lunedì non giocherà, per essere sicuro di fare un commento corretto come quello del Gat, penso che scriverò di un giocatore spaesato, partito da San Lorenzo, e dopo il Villareal, arrivato a Firenze con tante speranze. Spaesato si, perché Renzi gli ha tolto i banchi e adesso non riconosce più San Lorenzo.

venerdì 21 febbraio 2014

Piccole trasgressioni di Coppa

I danesi corrono, corrono, anche il rischio di prendere una bella “rimballata” se la Fiorentina non si fosse accontentata di dargli una bella “rimballata”. Corsa e qualità anche per Matos, il migliore. Mentre Gomez mette minuti nelle gambe e così chiudiamo la pratica senza infortuni. Adesso, dopo aver ritrovato anche la velocità e l’imprevedibilità di Cuadrado, potremo conquistarci i favori del pronostico finale facendo fuori la Juve negli ottavi, con la speranza che i gobbi giochino il più rasoterra possibile visto il nostro imbarazzo sulle palle alte. Stasera finalmente non si lamenteranno nemmeno i giornalisti per il fatto che gli allenamenti sono sempre a porte chiuse, un grazie quindi alla società da parte della categoria per questa eccezione del giovedì. La partita non regala molti spunti, forse punti e neanche i tre punti, danesi più bravi in questo momento a fare burro e design, potrei quindi sottolineare l’acquisizione di WhatsApp per 19 miliardi da parte di Facebook, ma preferisco ringraziare il bonificatore Renzi che quando pronuncia la frase “Esci da questo blog” si riferisce a Lud, riuscendoci. Intanto arrivano ancora conferme importanti sul nuovo stadio, conferme che vengono anche da Aquilani quantità e qualità, da Ilicic che ha sempre grande confidenza con il gol e sta crescendo, bene anche Matri che esegue il compito del centravanti di successo. Bello e in prestito secco. Considerato il valore dell’avversario, squadra comunque convincente, con qualche sbavatura difensiva e con Gomez voglioso e vicino al gol, oltre che finalmente vicino al pieno recupero. Devo dire che ultimamente è veramente difficile seguire la Fiorentina, per gli orari strampalati e senza un filo conduttore, non certo per mancanza di passione, così è stato ieri e peggio ancora sarà lunedì, ma andiamo per ordine. Ieri non potendo essere davanti a un televisore ho approfittato del fatto che oggi una partita si può guardare anche sul tablet grazie per esempio a Premium Play, un servizio di TV on demand per intendersi, offerto agli abbonati Premium. Si, lo ammetto, sono uno di quelli che in macchina parla al telefonino e non solo, guarda anche le partite della Fiorentina quando deve conciliare passione e impegni di lavoro. In più devo confessare che mi piace il brivido che provo quando faccio qualcosa che va, anche se di poco, oltre la legge. Specie se alla fine del primo tempo la qualificazione è già in tasca e i danesi sono calcisticamente danesi. Certo, devo stare attento a non farmi beccare per non pagare multe ancora più salate dei panini agli autogrill Sarni. Ma io sono scaltro perché quando vedo una pattuglia dei Carabinieri da lontano, con grande abilità abbasso il tablet e sento solo l’audio della telecronaca, per la verità anche con qualche sofferenza se questo capita in un momento nel quale l’azione entra nel vivo. Insomma, costretto solo a guardare la strada, soffro. Penso che ognuno di noi, ogni tanto debba concedersi anche certe piccole trasgressioni, penso a chi querela per non sentirsi un ingranaggio troppo perfetto in questa società dove tutto è proibito, tutto è vietato, soprattutto pensare con la propria testa. Io ieri anche per necessità logistiche ho scelto di trasgredire guardando la partita di coppa mentre guidavo sulla A14 a velocità sostenuta. Mi succede sempre più spesso ultimamente, e mi è successo anche ieri, mentre scappavo dopo una rapina alla Cassa di Risparmio di Firenze.

giovedì 20 febbraio 2014

Luoghi comuni e non passando dall'ominima Val

Mi dispiace per la Val di Non ma non è vero che una mela al giorno leva il medico di torno, ieri infatti ero a Bolzano, che certamente non è un luogo comune, come in Champion non è ormai più un luogo comune corretto dire che le squadre di casa partono avvantaggiate. E se in Champion si vince solo in trasferta, in trasferta a Bolzano ho capito come certi luoghi comuni, in realtà sono solo credenze popolari fasulle. Si, a Bolzano ho imparato che il luogo comune è un opinione non necessariamente vera, più strettamente legati alla tradizione possono essere i detti, nel calcio per esempio si usa dire che alla fine gli errori arbitrali si compensano. Col cazzo. La palla è rotonda e lo è sempre stata, però oggi con questi palloni non ha più lo stesso significato, il pallone cambia traiettoria, si abbassa improvvisamente, insomma le partite non iniziano tutte da zero a zero. Luoghi comuni o anche citazioni, nel calcio viene usata molto spesso quella di Boskov sulla testa dei giocatori e sulla bombetta di Osvaldo, Boskov del resto è stato il vero anticipatore di luoghi comuni perché ha pronunciato quella sua frase storica molto prima che Montolivo gli desse così ragione andando al Milan. I luoghi comuni possono essere opinioni interessanti come quelle di Massimo Mauro, talora anche acute come invece quelle di certi tifosi in merito alla pontellizzazione. Opinioni che legittimamente possono essere utilizzate come punto di partenza per un pensiero critico, mi viene in mente “Della Valle braccini corti”, analisi profonde che delle volte hanno persino avuto bisogno dell’enfasi di gadgets come parrucche e nasi finti, dirittamente in ritiro, che è il punto di partenza per eccellenza di una stagione. Luoghi comuni come verità inconfutabili? Derivati dalla saggezza popolare? Direi proprio di no, e l’ho capito sulla mia pelle, insomma, mi ci ero affidato come molti tifosi avevano fatto con la saggezza tattica di Prandelli prima che perdesse la marcatura di Bettega. Dicono tutti che quando un ristorante è frequentato dai camionisti vuol dire che si mangia bene. Per questo motivo, ieri non sapendo dove sbattere la testa mi sono fermato davanti a un locale il cui piazzale era affollatissimo di camion, tir e furgoni. Ho mangiato malissimo. Spero a questo punto che chi contribuisce alla diffusione di questo tipo di luoghi comuni non si senta offeso e per questo mi quereli, ma non solo ho mangiato male, il personale era impreparato e senza nessuna esperienza. Spero solo che stasera non lo sia anche la Fiorentina, impreparata. Insomma, me ne sono andato sconsolato, non solo perché avevo mangiato male, ma anche perché avevo capito che non era più vera quell’immagine anche un po’ romantica del camionista buongustaio che mi portavo dietro da sempre. Strano anche il nome che però ho visto solo all’uscita. “Concessionaria Iveco”.

mercoledì 19 febbraio 2014

Ognuno si porta dentro la propria confusione

Oggi vi racconto un episodio che evidenzia più ancora della moviola in campo quanto questa amata terra possa entrarti dentro, e se non proprio dentro, almeno come lo sporco. Sotto le unghie. Così come la maglia Viola che una volta indossata porterai senza più togliertela, anche sotto certe docce fredde. Una terra che ti porterai dentro anche quando sei già dentro come è successo spesso al Bambi, e allo stesso modo anche quando la tua prigione non si trova in Toscana, ma si trova semplicemente nella tu testa. Perché se non è zuppa è pan bagnato, quando non è nemmeno una prigione e si sta parlando di qualche comunità di recupero, mi ricordo infatti il Bambi che mi scriveva lettere lunghe e accorate nelle quali fermava attimi della sua disintossicazione proprio guardando fuori dalla finestra dove si riempiva gli occhi e svuotava l’anima dall’astinenza guardando la natura madre in cui anche noi abbiamo la fortuna di vivere. Dalla finestra della sua camera, d’un lato incorniciata dalla chioma di una quercia secolare, il suo sguardo spaziava verso sud da dove poteva vedere la val di Chiana stendersi fino all’orizzonte. Nelle sue lettere fermava lo sguardo sui campi verdi e le colline che sorgevano laggiù in fondo. Anche io come lui amo questa terra e tutti abbiamo il dovere di preservarla dai vari Braschi e Nicchi, di mantenerla intatta, perché tutti dobbiamo esserne gli attenti custodi in modo da lasciarla così com’è ai nostri figli e ai figli dei nostri figli. Per sempre. Anche quando come nel caso di Calvarese e Damato non si è sicuri che i figli siano veramente i propri. Il Bambi mi scriveva che quella quercia vecchia di mille anni era bellissima, folta, e sono convinto che lui in qualche modo ci rivedeva un grande pube di donna, quello tipico del periodo prima che arrivasse la moda di depilarsi. Penso che in quel periodo fosse anche in astinenza da passera. Mi scriveva che quell’albero era come se fosse un sipario che delimitava il suo sguardo verso nord, che gli faceva compagnia e che incombeva sulla sua vita ogni giorno come un angelo protettore, quello che per noi prigionieri della bellezza di Firenze è invece il Cupolone che ci ricorda tanto una poppa, mentre il nostro cipresso è la torre di Maratona, il faro della nostra fede. La quercia secolare tra l’altro lasciava che la parte a settentrione rimanesse nascosta come uno stupendo mistero. Poi la crisi di astinenza si riaffacciava, si abbatteva su di lui come il fermo immagine del fuorigioco di Icardi, e così chiuse quella lettera, aggiungendo, subito dopo aver riconosciuto alla quercia secolare il fascino di nascondere una parte della visuale “Adesso mi ha proprio rotto le palle, nessun problema, domani l’abbatto”. C’è veramente troppa confusione, soprattutto di sentimenti, l’interpretazione dei cartellini gialli lascia a desiderare, Renzi lascia la città ma intanto ha pedonalizzato piazza Duomo e tolto almeno la confusione dovuta al traffico, spostandola tutta in piazza San Marco. Manca la propria visuale, c’è contaminazione incrociata degli alimenti, c'è guerra di blog, la Signora in Giallo porta sfiga e indossa persino la seconda maglia del Napoli. Insomma, tanta, troppa confusione, capisco anche che ci guardano con interesse perché è sempre meglio che guardare San Remo, sperando che non querelino anche la Littizzetto per tutte le parolacce che dice. Ma ognuno si porta dentro la propria confusione, c’è infatti chi ha visto Massimo Mauro portare le piante grasse dal dietologo.



martedì 18 febbraio 2014

La roulette della passione

Non mi piacciono per niente i genitori troppo severi e ingiusti come Calvarese e Damato, odio veder picchiare i bambini, come per certi tifosi Viola meno fortunati e forti ai quali viene uccisa la passione ancora bambina. Ma quel pomeriggio, colpa forse di una di quelle mie giornatacce dovute all’esposizione prolungata della moviola di Fiorentina Inter, guardavo quella scena con un certo distacco. Disilluso. Un’anziana signora stava prendendo a scapaccioni un bambino che cercava di difendersi come poteva. Un po’ come facciamo noi quei lunedì dopo aver subito le angherie della classe arbitrale, rifacendocela poi con le persone che più ci stanno vicine. D’altra parte, proprio quel bambino aveva poco prima risposto male alla vecchietta, colpevole di averlo rimproverato perché giocando faceva un gran baccano. Del resto non ci si può lamentare per un fuorigioco evidente o per un rigore come quello su Cuadrado contro il Napoli. O meglio se lo fa Guarin non succede niente, se invece lo fa Aquilani viene espulso. Va bene, eravamo in un giardino pubblico e i bambini, si sa, quando giocano fanno un po’ di confusione, ma la signora stava esagerando e non si era limitata a fischiare un fallo di confusione, perché dopo averlo preso a pugni ripetutamente adesso aveva brandito il suo bastone da passeggio con il quale gli stava menando colpi terribili sulla schiena e sulle gambe. Mi viene in mente l’uscita di Agazzi su Gomez e l’intervento di Rinaudo su Pepito. Questo ci stanno facendo Braschi e Nicchi. Ci vogliono uccidere la passione. Il tifoso era gonfio di rabbia quella domenica mentre Il bambino era pieno di sangue, lo spettacolo stava diventando insopportabile anche per me, che pure mi ero fermato lo stomaco con un panino col lampredotto. Attesi un poco, sperando che il pestaggio finisse, poi dopo un quarto d’ora e la moviola di Longhi non mi trattenni più. “Signora, la faccia finita. La prego, si calmi.” le dissi con fare pacato cercando di ricondurla alla ragione. “Calmarmi?” disse sferrando al bambino, caduto a terra, un calcio nello stomaco “Ma lei ha sentito come mi ha risposto, ‘sto maleducato?”. Avevo sentito, certo, e comprendevo le sue ragioni come capisco quelle di Nicchi e di Braschi quando definiscono la classe arbitrale italiana come la migliore del mondo, quella cioè più capace di difendere gli interessi di chi ha i bacini d’utenza più grandi, però ugualmente volevo che si fermasse, anche se sapevo che era stato minacciato di presentare un dossier. “Sì, signora, ho sentito. Ma lei non può mica arrivare ad ucciderlo per questo”. “Ma chi vuole ucciderlo? Voglio solamente dargli una bella lezione e favorire il Napoli” replicò la vecchietta, tirandogli uno sputo, che colse il bambino in un occhio. Devo dire che mi sarebbe piaciuto tanto farlo anche a me ma nell’occhio di Montolivo. “Comunque, va bene; finiamola qui. Mi sento abbastanza soddisfatta.” E si allontanò tranquilla, come se niente fosse accaduto. Come se a noi ci avessero annullato il gol di Icardi dopo aver analizzato le immagini dell’instant replay a bordo campo. Così aiutai il bambino a rialzarsi e con il mio fazzoletto Viola gli ripulii alla meglio il viso pestato a sangue, poi, asciugandogli le lacrime, gli dissi accennando un sorriso “Ehi, giovanotto. Siamo conciati male, eh? Peggio ancora del ginocchio di Pepito. Ma almeno questo ti sarà servito a capire che con gli anziani bisogna essere più educati, vero?”. Che a vincere sono sempre le solite strisciate. Lui mi guardò strofinandosi un occhio tumefatto. Poi, tirando un po’ su col naso, mi disse con grande convinzione: “Sì, babbo”.

lunedì 17 febbraio 2014

Damato becco

La delusione è stata tanta e non solo per la classifica, adesso penserete a Mazzarri, ai torti arbitrali, e vi sbagliate, perché io intendo la classifica dei ristoranti che fanno la bistecca migliore. Perché ci ho lavorato tanto e quando vado in un ristorante mi regolo secondo quella vecchia regola per cui se la toilette è pulita è pulito anche il locale. L’altro giorno ho ripetuto l’esperimento in un ristorante fuori città, non vi dico il nome e non vi dico nemmeno lo sconcerto, quando, aperta la porta, mi è apparso uno spettacolo indegno di un pubblico esercizio. Nell’aria una puzza terribile, disegni osceni sulle mattonelle lerce, scritte del tipo “Damato beccco”, e a terra non ho fatto nemmeno in tempo a vedere che cosa ci fosse perché lo sconcerto è aumentato quando mi sono reso conto che non ero entrato in bagno ma in cucina. Eccola la delusione cocente, altro che un fuorigioco di mezzo metro. Si perché alla fine c’erano anche un paio di rigori a nostro favore. Oggi non voglio parlare di calcio per non rovinarmi la giornata, e neanche di quanto sia vomitevole la resistenza che questo movimento tende ad esercitare per lasciare agli arbitri tutto il potere della discrezionalità e dell’errore. Si cambiano solo regole come quella del fuorigioco, o si aumenta il numero degli arbitri per aumentare la confusione, e pensare che sport come il rugby hanno già inserito l’instant replay, mentre il calcio è fatto di funzionari che trascrivono sempre le solite regole vetuste, mentre in tribuna, in panchina e a casa si sa già che tutto quello che è successo un istante prima era irregolare. Non solo l’arbitro non è messo nella condizione di vedere quando ha sbagliato, ma gli è stato dato il potere di dirigere quando invece dovrebbe limitarsi a far rispettare il regolamento, e lo fa con strafottenza, spesso con arroganza e comunque in maniera sproporzionata ad un ruolo che dovrebbe limitarsi alla trasparenza visto che i protagonisti sono altri. Allora se proprio bisogna eccedere non ha sbagliato nemmeno la signora l’altro giorno che lì per lì mi era sembrata invece un po’ eccessiva. Si, perché odio le persone che non rispettano la legalità e se ne infischiano delle leggi, come anche quella della regola del fuorigioco. Qualche giorno fa in treno, infatti, un tipo strafottente come Calvarese ha addirittura acceso una sigaretta e si è messo a fumare come se niente fosse. Per fortuna una signora gli ha sparato. Peccato solo che Damato non fuma in treno. No via, poi senti parlare John Elkann che sostiene che i giovani non vogliono lavorare perché stanno meglio a casa senza fare niente, e allora Damato mi sembra un genio, Braschi e Nicchi i nuovi Simon & Garfunkel che se la cantano e se la suonano, Mazzarri simpatico e Montolivo veloce. Prima delle parole sagge di Elkann avevo sempre pensato che ogni mattina qualcuno si alza e comincia a sbattersi e a correre come un matto alla disperata ricerca di un lavoro, di un impiego, di una qualsiasi occupazione. Anzi, proprio per coerenza e per ribadire la mia vena innovativa, come nel calcio dove mi auspico l’introduzione almeno dell’instant repaly, sarà il caso anche di rivedere quel modo di dire trasformandolo in “il lavoro mobilita l’uomo”. Certi signori che governano il calcio stanno tirando troppo la corda, e io preferisco sempre tirare l’elastico.

domenica 16 febbraio 2014

Damato uomo partita Sky

Le scelte tattiche si possono discutere, le regole vanno invece solo applicate. E’ un concetto semplice, che non ci impedisce di considerare la vittoria dell’Inter meritata ma anche irregolare. Nicchi adesso darà di “piangina” a Montella, Pradè e a Della Valle, sostenendo che la classe arbitrale italiana è la migliore al mondo, io sostengo che il fuorigioco di Icardi non poteva non essere visto, semplicemente perché di facile lettura, visione perfetta, senza cioè nessun incrocio, nessun ostacolo visivo, con Icardi che rimane davanti alla linea dei difensori Viola per tutto lo svolgimento dell’azione, il tutto condito con una velocità sostenibile anche per uno come Montolivo. Quando parlo di giocatore interista oltre i difensori intendo dire di un buon mezzo metro, e così non posso credere all’errore, ancora più di quello di Calvarese che comunque converge sempre nella stessa direzione. Si, va bene, poi alla fine dell’anno gli errori si saranno compensati, come no, intanto Napoli e Inter passano a Firenze, due punti in più cadauno a loro e due punti in meno a noi. Scientifico. Si dirà che l’Inter è stata una bella Inter nel primo tempo, più tonica, si dirà che Montella ha schierato una squadra senza un centravanti, si può dire tutto, anche che l’Inter ha avuto molte occasioni da gol, ma si sta parlando soprattutto di un risultato viziato da un errore arbitrale grave, tanto per usare solo un eufemismo e non offendere nessuno. Oggi non mi va di parlare di percentuali di possesso palla, chissà perché mi viene in mente che in quattro squadre si dividono il 75% del bacino d’utenza, dei tifosi, dei soldi, dei diritti TV e quindi anche il 100% dei giornali e TV. La timidezza dimostrata ieri da Sky nel dover constatare a bassa voce un così evidente fuorigioco è lì a dimostrarlo. Noi dobbiamo essere però consapevoli e soprattutto orgogliosi del nostro ruolo storico, gli arbitri sono esseri umani come gli altri, questi dati sono molto chiari anche a loro e i microfoni servono a ricordarselo quando qualcuno vorrebbe fischiare un fuorigioco di mezzo metro a Icardi. La Fiorentina per 60 anni ha cercato di mettere il bastone tra le ruote prima ai soliti noti, prima cioè che squadre corrotte come Roma, Lazio e adesso anche Napoli entrassero a spartirsi le briciole delle solite tre. Se appunto adesso ci mettiamo anche il cinepanettonaro come 6° sarà difficile che qualcuno possa raccattare ancora qualcosa. Del resto dal 92-93 se si contano i piazzamenti 3° e 4° escludendo naturalmente le 5 squadre corrotte, dato per assodato che il 1° e il 2° sono assegnati a settembre, noi siamo i primi con 5 piazzamenti insieme al Parma. Si capirà allora perché spesso scrivo del Bambi, metto culi, fiche, poppe, e parlo di cibo compreso la poppa e il lampredotto. Da Diladdarno. Così mi sembra di vivere la passione per la Fiorentina senza essere preso per il culo, anzi rilanciando, prendendo cioè per il culo. D’altro canto in San Frediano certi aspetti della società li conosciamo bene, come per esempio dove andare a mangiare la bistecca buona, e visto che oggi mi sono messo a dare i numeri vi do la mia classifica: 10 Torcicoda, 9 Zazà, 8 Padellina, 7 Antica Trattoria Sanesi, 6 Buca dell’Orafo, 5 Da Fiore, 4 Latini, 3 Brindellone, 2 Da Burde, 1 Buca Lapi. Poi al prossimo furto potremo anche fare qualche analisi su questa classifica. Ma adesso, a proposito di furti chiudo proprio con i Damato che vivono in San Frediano, perché ancora una volta mi hanno fregato la bicicletta, la quinta che mi portano via. Eppure anche questa volta l’avevo incatenata ad un lampione. Ma i carabinieri così come i vari Nicchi e Braschi mi hanno detto che tanto è inutile, perché sembra che ci siano dei ladri specializzati nel rubare i lampioni, e così mentre portano via il lampione capita anche di non vedere un fuorigioco di mezzo metro.

sabato 15 febbraio 2014

Firenze

Uno dei grandi vantaggi di vivere in questa città è senza dubbio la possibilità di vedere la Fiorentina dal vivo, e quindi a partire da questo sabato mattina presto, anche trascorrerci un’intera giornata con la speranza, arrivati a stasera, di fare fuori Mazzarri. Di vederlo lì a pochi metri rosso di rabbia, perché no anche grazie a un gol del subentrato Mario Gomez. Ci sarebbe poi il lampredotto con la salsa verde che ti apre un mondo, un po' come quando si aprono le porte del Corridoio Vasariano. E poi le continue mostre d’arte che si susseguono insieme alle emozioni, arricchendo il calendario dei grandi eventi con date alcune significative e altre meno. Ma anche là dove certe mostre d’arte lasciano più che perplessi torna in aiuto ancora una volta il fatto di vivere proprio qua. A Firenze. Mi raccontava il Bambi che per fare il ganzo con la sua nuova fiamma oggi non più sfiammata dal crack come un tempo, è voluto andare a vedere una mostra al Forte Belvedere di uno scultore contemporaneo di quelli molto concettuali, uno che realizza le sue opere saldando insieme reti da letto, cerchioni di biciclette e vecchi rottami di ferro. Mi ha voluto rendere partecipe della sua emozione per aver visto cose meravigliose da lassù, appunto. Come se fosse stata ancora la prima volta. Poi però di essere dovuto entrare a vedere la mostra. Firenze del resto è panorama e scorcio, dove ti giri ti giri, rimani impanato nelle sue vedute e la tua anima immagazzina emozioni con il grandangolo. Renzi Premier, Nardella reggente, e per un nuovo reggente c’è sempre un autoreggente in città che fa bella mostra di se da qualche taglio di gonna, ed è subito marmo, rinascimentale e non. Alzi il naso in direzione della Loggia dei Lanzi e ti viene da chiederti “A che ora è la fine del mondo?” No, perché così mi regolo e non perché vorrei fare chissà che cosa. Andrei a prendere la Rita e Tommaso, un gelato da Grom e un caffè da Robilio, senza dire tante parole. Mi guarderei tutto intorno e assaporerei la bellezza, anche quella di passare del tempo insieme alle persone che amo. Farei una bella passeggiata, senza l’ombrello se piove, un tuffo nell’Arno se potessi. Guarderei il gol di Gomez a Mazzarri o guarderei giù dal Campanile di Giotto, per vedere le nuvole e galleggiarci un po’, prima di vedere il tramonto dietro al Ponte Vecchio. Mangerei un pan di ramerino senza bere e senza nemmeno strozzarmi, userei le pagine di Stadio per farci delle barchette da mettere nella fontana del Nettuno, Tommaso potrebbe addirittura mangiare la frutta senza lavarla. E invece del naso al Porcellino toccherei ancora una volta il culo alla Rita. E poi, dipende da che ora si è fatta e quanto tempo c’è rimasto ancora. Forse un succo di pomodoro e un panino tartufato dal Procacci ci rientra, e se poi non dovesse finire, avrò passato una bellissima giornata.


venerdì 14 febbraio 2014

La cugina

Oggi l’editoriale vorrebbe dare ragione a chi ha definito questo luogo un bordello, lasciando da parte per un attimo gli aspetti tecnici che sarebbero anche molto interessanti, pieni d punti interrogativi da piantare in mezzo al campo in vari punti, e in attesa dell’arrivo di mister simpatia Mazzarri. Essendo però io il portiere di questo palazzo devo rivendicare con orgoglio il fatto di essere riuscito a sventare il furto dei preservativi ritardanti custoditi nel cassetto subito sotto la cassa, dopo che un individuo è stato sorpreso mentre stava cercando di forzare il portone con un piede di porco. Per fortuna ho sentito gli strilli del povero Lud. Lui con quel piede ancora sanguinante, che poi è anche quello che ha reso così famoso Fini e certa tradizione gastronomica natalizia del nostro Paese. E’ risaputo come chi oggi va a Massaciuccoli per turismo solidale sia uso portare lenticchie in dono. Comunque, a chi me lo chiede con insistenza e con l’uso spregevole del ricatto, devo comunicare gli ultimi arrivi a catalogo, tra i quali appunto anche la bella cugina svizzera della quale pubblico la foto che la ritrae il più vestita possibile. La ragazza è arrivata da un viaggio di lavoro in Norvegia, e visto che la compagnia aerea le ha perso le valigie ho dovuto provvedere a ricomprarle tutti i completini intimi abbinati, perché per sembrare nuda anche prima di toglierseli, li sceglie sempre color pelle, il suo del resto è un approccio da vera professionista, uno studio attento che tiene conto anche degli attimi che precedono l’accoppiamento, e che conoscerà l’apoteosi quando poi se li sfilerà con il classico movimento del 4 3 3 imparato dal cugino. Tutti accorgimenti tattici che fanno parte dei preliminari, una sorta di rifinitura sul campo a cui tiene tanto perché sostiene che la prima fase del rapporto se fatta bene rende la seconda anche molto più corta, accorciando così i tempi più critici della sua professione, quelli cioè più legati proprio al possesso palle, che alla fine son il momento nel quale si sente anche più usata. Comunque la cugina storica dello storico non era preoccupata tanto per i completini della Perla, che a me invece sono costati un occhio della testa, mentre c’è gente che se la vorrebbe cavare con due bottiglie di Pigato di merda, questa storia l’ha resa nervosa e anche al lavoro sul blog il fatto che sia così scontrosa non facilita certo l’approccio con certa utenza che si rifugia tra le sponde del laghetto e quelle del letto per trovare la soddisfazione dei sensi. Dopo che ho subito pressioni forti per avere in rosa la cugina storica che con il posteriore alzi l’asticella dei post, non posso accettare che da quando mi è tornata dalla Norvegia sia così intrattabile, lei a sua difesa sostiene che il fatto di non sapere dove siano finite le valigie la destabilizza, e ogni giorno che passa è sempre peggio, visto che dopo una settimana sta ancora aspettando che saltino fuori da dentro qualche deposito. Allora ho sguinzagliato decine di magazzinieri sovvenzionandogli con bottiglie serie di Brunello per ritrovarle, e così farle anche ritrovare l’assetto psicologico giusto e non solo quello psicologico. L’ho presa da una parte e l’ho costretta a dirmi tutta la verità sul contenuto di quelle valige, e alla fine messa alle strette e visto che c’ero anche presa bella stretta da dietro approfittando della mia posizione da tenutario e della sua a 90 gradi, mi ha confessato grazie al mio modo d’interrogarla da dietro, che doveva trovare le valige il prima possibile perché erano piene di salmone fresco. Prima di venire mi ha spiegato gemendo che quello era vitale per il cugino che l’aspettava a gloria visto che quel cibo già così abituato a farlo, è l’unico che alimenta la sua logica tortuosa, risalendola. Si dice infatti che il cugino si alimenti da sotto per espellere poi concetti per via orale.

giovedì 13 febbraio 2014

Italia Uno e Mezzo

Alla vigilia della prima semifinale di Coppa Italia c’era stata un po’ di polemica in città nei confronti di Mediaset, che come già successo con la partita di andata, nei suoi programmi sportivi di Italia Uno si era volutamente dimenticata di Fiorentina-Udinese, evidentemente perché considerata solo un ramo secco della manifestazione, un binario morto sul quale evitare di far morire l’audience, presentando così solo Napoli-Roma, perché reputata una partita IGP, proveniente quindi da terre di grandi bacini d’utenza, con il risultato che alla fine si è dato alla Coppa Italia la connotazione di manifestazione monca. Il Napoli che ieri sera è uscito vittorioso dalla seconda semifinale strapazzando la Roma e gettando nello sconforto l’anima sportiva di Rai 1, sempre secondo la Vanali si presenterà a Roma non per giocare la finale, ma per ritirare direttamente il trofeo dalle mani di Luigi Pardo detto “Stopardi” accompagnato dal gesto volgare dei tifosi Viola con la mano a soppesare il "pacco".  La visione del calcio che filtra dal palinsesto Mediaset non è miope come potrebbe sembrare ai più astigmatici, ma piuttosto farlocca, vedova cioè delle squadre meneghine sprofondate in una crisi fatta di indonesiani spaesati, di paturnie mestruali della Barbie Barbara dei Navigli, e di una sconsiderata produzione di panettoni che ormai vengono gettati sul mercato anche dalla comunità cinese di San Donnino. Una crisi d’identità meneghina che ribalta la realtà e spinge verso il mercato della notizia contraffatta, alimentando quello che è il sottobosco congelato del falso giornalismo sportivo. E se oggi Montolivo fosse già un ex giocatore come peraltro appare in molte partite, a proposito di falsi, sarebbe un’ideale seconda voce per un commento di una partita di Premium Calcio. Le notizie sportive di Italia Uno sono merce di un mercato di venditori abusivi che espongono must palesemente contraffatti, con i nomi degli stilisti vistosamente taroccati, borse di Bucci ex portiere che oggi prepara i portieri del Parma, jeans di Sormani ex brasiliano del nostro calcio che produce anche il profumo Acqua di JoJo, e perfino le scarpe Pradè. Roba da ridere. Certo si rivolgono a un pubblico che non cerca la qualità della notizia ma che vuole spendere due soldi, e chi guarda Italia Uno è un utente che troverà sempre grande soddisfazione nel pavoneggiarsi mostrando costosissimi e autentici orologi tipo Bojinov e Berbatov che sono pur sempre dei Bulgari preziosi. Per quanto riguarda invece l’arricciamento del naso di certi nostri tifosi schifati per la perdita temporanea del giropalla a favore di una sofferenza comunque strumentale al risultato finale, avrei qualcosa da dire, soprattutto in riferimento a chi si è dimostrato così schizzinoso nei confronti della fortuna che per una volta ogni 127 anni ci ha voluto guardare con occhi benevoli. MI è sembrato di cogliere una certa pignoleria scomposta nel valutare troppo criticamente l’approdo in finale solo perché non è arrivato con un 8 a 0 e un possesso palla del 92%. La verifica scrupolosa dei meccanismi della maquina di Montella un po’ mi ha ricordato l’atteggiamento anche un po’ provinciale del Bambi quelle poche volte che ha dovuto mettere piede fuori Firenze, o quando si è dovuto trovare comunque in un contesto diverso da quello della detenzione o della comunità di recupero. Ultimamente infatti è voluto andare a fare una gita romantica con una ragazza conosciuta in comunità e che per via della quantità e la qualità variopinta dei tatuaggi chiama affettuosamente Vargas, e impressionato dai recenti, incredibili disastri marittimi prima di salire a bordo di un natante pretende sempre di capire le vie di fuga, di conoscere i punti di raccolta e di voler verificare che le scialuppe di salvataggio siano in piena efficenza. Oltretutto non transige e vuole controllare personalmente i titoli professionali del comandante. Non sempre però questa sua prudenza viene apprezzata, anzi , delle volte gli ha causato pure qualche problema. Come appunto l’ultima volta, quando a Venezia ha voluto portare “Vargas” in gondola. O come alcuni nostri tifosi prima di salire sul carro dei vincitori diretto a Roma per la finale.

mercoledì 12 febbraio 2014

Gioia di condominio

Uno straordinario Neto ci porta dritti in finale dopo un primo tempo che regala il gran gol di Pasqual e sofferenza a secchiate in mancanza della solita pioggia, con l’Udinese che dopo aver preso gol conquista il centrocampo e sfiora il gol a più riprese. Grandissimo Neto su un tiro rasoterra e ben indirizzato di Gabriel Silva, oltre alle due occasionissime di Di Natale di cui una sbatte sul palo a portiere battuto. E Di Natale che colpisce di testa da solo in mezzo all’area la dice lunga sulle difficoltà e la tensione che regnava nella squadra. Di contro solo un paio di ripartenze. Primo tempo quindi fortunato, grande sofferenza e risultato bugiardo. La ripresa vede un altro gol capolavoro di Cuadrado dopo una ripartenza devastante tipo Juve, ma la Fiorentina soffre ancora, e se possibile ancora di più una  bella e mai doma Udinese, la salva solo un monumentale Neto che ieri sera ha vissuto finalmente la sua favola. Una Fiorentina molto diversa da quella che eravamo abituati a vedere, in grande difficoltà come dicevamo, finalmente fortunata, e voglio sperare che questa sofferenza si dovuta alla tensione per l’importanza della partita, e non invece a una sorta di braccino del tennista. Penso che la squadra abbia subito oltremodo la pressione dell’ambiente perché conscia delle aspettative che erano state riposte in questa partita dalla società e dei tifosi, teniamoci quindi il risultato che vale la prima finale dell’era Della Valle. Anche perché dobbiamo tenere conto che la squadra ha giocato senza Gomez, Rossi, Borja Valero, Tomovic, Ambrosini e Aquilani recuperato solo in extremis. Mi chiedo solo se un giocatore diffidato come Cuadrado non fosse stato da togliere nel finale, poi però penso che Montella è sempre molto attento e quindi opto più per l’ingenuità del giocatore. Dopo l’editoriale “E ora anche brutti se serve”, la partita ha dimostrato che la squadra segue il blog in maniera attenta, ancora più di certe marcature in area sui calci d’angolo, e visto che ci prende così in parola, mi aspetto adesso che al primo gol Gomez alzi la maglia e mostri la dedica al Bambi. Se vogliamo guardare il bicchiere mezzo pieno possiamo dire che la squadra ha dimostrato di saper soffrire mostrando un grande spirito di gruppo, e sperando che siano come di ce Montella, questi, dei chiari segnali di crescita. Voglio poi sottolineare la bellezza del gesto di Pasqual che dopo il gol è andato a festeggiare buttandosi sui tifosi, un sogno solo fino a qualche anno fa, reso possibile grazie all’abbattimento delle barriere, una caratteristica di cui sono molto orgoglioso e che regala al gesto un certo sapore di Premier. Possiamo dirgliele tutte a Pasqual sulla sua fase difensiva, ma è stato fino ad ora l'unico a pensare di andare a condividere la gioia del gol con i propri tifosi. Da vero capitano, come avremmo sperato lo potesse fare Montolivo a suo tempo infrangendosi sulle vetrate. Perché il festeggiamento del gol è il momento più bello del calcio, la gioia del gol è l’apoteosi della passione, che ci accomuna, che ci fa abbracciare senza conoscersi, e Pasqual è stato generoso protagonista, anello di congiunzione in un mondo quello fuori dallo stadio fatto soprattutto di liti condominiali e non certo di abbracci. Un mondo dove fuori da quell’orgasmo collettivo è più facile essere in lite con la vicina che annaffia continuamente le sue piante facendole gocciolare sul bucato appena messo ad asciugare. E noi ieri abbiamo asciugato proprio un gran bel bucato. Situazioni anche abbastanza comuni nei nostri condomini, e Pasqual ci ha tolto il bisogno di usare l’amministratore per redimere certe questioni come quelle della signora che esagera visto che riesce a far gocciolare le sue piante anche se abita al piano di sotto.


martedì 11 febbraio 2014

Ecco le tariffe

C’è tensione in città, la semifinale di ritorno ci regala adrenalina a secchiate, e a proposito di secchiate non ci regala solo l’adrenalina, me ne sono accorto subito stamani, prima perché ero senza l’ombrello e poi perché fermo al semaforo di Porta Romana ho lanciato un’occhiata di sfida al mio vicino, che come me attendeva il verde con l’atteggiamento tipico di chi ti vuole bruciare sulla ripresa. Ho pensato di fregarlo allo sprint mentre con il cuore a mille fissavo il semaforo. E quando è scattato il verde siamo schizzati nello stesso istante, ma grazie alle mie leve più lunghe sono arrivato primo sul marciapiede del viale Petrarca. Si, c’è tanta tensione anche nell’attraversare la strada, alta come su certi tralicci, si contano le ore, uno stillicidio di emozioni come se fossero i fascicoli settimanali dell’enciclopedia che sta facendo il Bambi adesso che è ritornato a vivere e vuole recuperare il tempo perduto. No, non è la solita enciclopedia sugli animali, sull’arte o sulla storia, questa prende in esame i numeri e il loro affascinante mondo. Nel primo fascicolo è stato trattato il numero 1; nel secondo, il numero 2; nel terzo, il numero 3. E via così. Per ora è arrivato al numero 8.340, ma l’edicolante non ha saputo dirgli ancora con quale numero l’enciclopedia sarà finalmente completa. Vista la specificità dell’argomento trattato, a proposito di numeri ho provato a chiedergli se Montella stasera secondo lui opterà per il 3 5 2 oppure se tornerà al 4 3 3 inserendo Pasqual e Joaquin, mi ha risposto che sa una sega lui sui moduli anche se sostiene di saperne sempre più di qualcuno della Buoncostume che scrive sul blog. E visto che io faccio sempre il bischero ci ha tenuto a precisare che quell’enciclopedia ha deciso di  farla dopo che l’hanno offeso pesantemente in San Lorenzo dandogli dell’ignorante proprio perché difendeva il blog dall’accusa di essere un bordello, e che grazie all’insegnamento dei monaci tibetani, oggi prima di reagire cerca sempre di contare fino a 10. Peccato però che si era dovuto fermare a 5 perché fino a 10 non aveva mai imparato a contare. Devo dire che stasera conta soltanto il passaggio in finale, come e grazie a chi, farà parte solo della felice cronaca del giorno dopo. Mentre per quanto riguarda certe offese dirette al blog gli ho detto di aver apprezzato molto il fatto che ne avesse preso le difese, e visto come viene ritenuto, da oggi ho applicato le tariffe a chi ci scrive. Tornando a stasera invece, ci vorrà cuore, cattiveria, fame, lucidità, quella che il Bambi non ha ancora pienamente riconquistato. E lo dimostrano le parole che ha scelto per cercare di stemperare la tensione che mi porto dietro già dalle prime ore della mattina quando ho cercato di scaricarla facendo a gara per attraversare la strada. Perché dopo avergli detto che quella di stasera è una di quelle partite da dentro o fuori proprio per fargli capire l’importanza del match, ha cominciato con le premesse, e quando il Bambi premette è tutto un programma. Infatti, te ne esce fuori con un “Se la Fiorentina è così in emergenza per una volta vi potete accontentare anche di un bel pareggio”. Del resto era capitato anche lui, come mi avrebbe raccontato di lì a poco dopo aver premesso di non avere una grande passione per il gioco proprio perché non riesce mai a vincere, neanche per sbaglio. E così mi sarei dovuto accontentare come lui quella volta che aveva giocato a testa o croce con un compagno di cella raggiungendo il massimo del risultato. Il pareggio appunto.

lunedì 10 febbraio 2014

La Sandra non era una maiala

Ci sono tante leggende metropolitane nel calcio, come per esempio l’asticella di Montolivo, o quella di Cuadrado attaccante, che una volta preso atto della media gol ha visto precipitare il suo valore peggio ancora di Jovetic in Premier. E a differenza delle leggendarie metropolitane, a Firenze si è scelto la tramvia per un trasporto di superficie che sia svolto tutto alla luce del sole senza cioè che sia nascosto niente ai cittadini nel buio del sottosuolo. Poi leggende metropolitane come la pontellizzazione che ci ha portato fino ad essere ammirati in mezza Europa dove le metropolitane ce l’hanno davvero e funzionano anche di molto bene, insomma, un po’ come quando si diceva di una ragazza che era una troia. A questo proposito mi ricordo la Sandra che aveva un culo al quale mancava solo la parola, e la foto di oggi vuole dimostrare quanto malgrado questa ostinazione al silenzio rimanesse comunque molto espressivo, tanto che quando usciva di casa con i jeans Fiorucci che glielo fasciavano tutto,  toglieva il sonno ai segaioli di via Santa Maria e il fiato a chi soffiava sul fuoco delle maldicenze come quelli che si appoggiavano agli angoli delle strade per farsi i cazzi degli altri. Altro che maiala, non la dava a nessuno, ma siccome non ci si poteva arrivare si diceva così malgrado quella volta dalla merciaia di via Romana dove era andata a comprarsi il bikini prima di partire con la Tosella per le vacanze a Viareggio e fuori c’erano i segaioli che avevano seguito il suo culo scodinzolante, e che si sarebbero accontentati anche di quello meno fresco della madre. Ne avrà provati almeno una ventina ma non ce n’era uno che la soddisfava. Alla fine se n’era andata via senza acquistare niente, ma tutte quelle fave continuarono comunque a sostenere che fosse una ragazza di facili costumi. E la sfortuna di certe generazioni si materializzava proprio quando la Sandra dell’epoca se la trombava mezza San Frediano e tutti quelli che conoscevi facevano parte di quell’altra mezza. La foto è lì solo per far capire di cosa si parla pur non avendo mi parlato. La cosa difficile anche per me che scrivo un monte di bischerate è quella di riempire il tempo per arrivare fino a domani alle nove, perché questa è davvero una gran bella emozione, giocarsi l’accesso ad una finale  in una partita a Firenze, un momento di grande sapore, di schiacciata alla fiorentina ripiena di Chantilly del mitico Giorgio, una finale sfiorata solo con i Rangers. Importante per il pubblico ma anche per la società che in tutti questi anni non ne ha mai vissuta una, speriamo di farcela perché la storia dei Della Valle a Firenze sembra un lungo parto, e adesso sarebbe arrivata proprio l’ora di mettere alla luce finalmente un bel successo, il primo, con l’augurio che gli altri abbiano poi un percorso di gestazione più breve e meno doloroso. E come sempre porto esperienze di vita di Diladdarno, tutta roba di quartiere, di popolare quotidianità che aiutano a riportare per strada tutte quelle emozioni che viviamo in questi momenti, perché i Della Valle dovrebbero fare come la mia bisnonna Adalgisa che ebbe diciotto figli, un augurio per tutti noi, che alla fine si era talmente abituata a sopportare i dolori del parto che l’ultimo nato lo fece nel sonno. E magari mercoledì ci si risveglia con una bella finale.


domenica 9 febbraio 2014

E ora anche brutti se serve

Certo che se pur senza Gomez, Rossi, Tomovic, Aquilani, Ambrosini e Gonzalo la risposta dei sopravvissuti è questa, l’emergenza ci permette di capire meglio le qualità del gruppo. Morali e tecniche. L’emergenza come rivelatrice di giocatori talentuosi che grazie alla moria delle vacche si mostrano, come nel caso di Wolski, in tutta la loro luccicante prospettiva. Ci voleva la vittoria e vittoria è stata con buoni segnali anche da parte di Ilicic. Il 3 5 2 sembra rimettere a posto le tessere del mosaico, con lo sloveno che trova giusta collocazione e colpo vincente, Anderson per buoni trenta minuti più integrato, e una ritrovata sicurezza difensiva. Ci siamo risparmiati Mati per martedì, trovato il gioiellino di padre polacco e c’è speranza per il recupero di Gonzalo, dispiace per la perdita di Borja Valero che farà il bis anche in campionato contro l’Inter. La vittoria contro l’Atalanta che è pur sempre una squadra rognosa anche se in trasferta ha raccattato meno che del mendicante sul sagrato della chiesa di Serumido, restituisce fiducia a tutto l’ambiente. Anche io che spesso guardo quel mendicante con fastidio oggi mi sento più generoso, mi sono svegliato con la voglia di fare del bene grazie proprio alla vittoria della Fiorentina che ci proietta alla messa e alla partita di ritorno contro l’Udinese con tanta speranza nei cuori. Stamani non ci penserò due volte, e al poveretto che chiede l’elemosina gli farò scivolare in mano una banconota da 50 euro, e minimizzerò quando non finirà mai di ringraziarmi incredulo per quel mio gesto di grande generosità. Si, me la immagino così la mia domenica mattina quando il mattino ha l’oro in bocca e i tre punti in tasca, e gli potrei aggiungere che non è un granché perché avrei potuto fare ben altro se solo avessi potuto. Del resto erano un paio di giorni che giravo con una rabbia sorda senza sapere cosa fare di quella banconota falsa che mi avevano rifilato. Di più false adesso restano solo le ambizioni del povero Montolivo che con l’arrivo di Essien perde posto e fascia di capitano tutto in una volta, mentre con i nostri tre bei punti di ieri ce ne andiamo ad affrontare la gara di martedì con il sorriso. Non lo volevo dire ma lo dico prendendomi tutte le responsabilità e sperando che la signora delle querelie non si avvalga dell’avvocato anche per il paragone ardito, ma a me Wolski mi ha ricordato Baggio. L'ho detto. Adesso qualche singolo, bene il Neto operaio fare e disfare è tutto un lavorare, Diakitè è impressionante per lo strapotere fisico e per la facilità con la quale si è inserito, un grande acquisto. Bene anche Compper e il solido Savic, mentre Cuadrado ritrova per un tempo lo spunto e la velocità, Anderson ordinato ma in riserva fissa come Vargas concreto che trasforma Pasqual in riserva fissa. Ilicic brutto ma bono e poi Wolski prezioso e lezioso con tocchi morbidi e gran gol che mi regala la sensazione di aver trovato uno di quei polacchi tipici che ci lustrerà i vetri degli occhiali. Bene anche Montella che mette Ilicic al fianco di Matri ripescando il 3 5 2, fa tirare fuori gli artigli alla squadra e azzecca le sostituzioni. Adesso bisogna arrivare in finale di Coppa Italia, in qualsiasi modo, perché anche se brutti e fortunati so che saremo applauditi, martedì conta solo il risultato, e per rendere più comprensibile il concetto, utilizzo l’esperienza di mio cugino Dimitri, laureato in filosofia non a caso e attore dilettante non a caso in una compagnia che mette in scena commedie d’avanguardia. Quelle, parliamoci chiaro, in cui il testo è un po’ incomprensibile e gli attori sembrano muoversi in modo casuale e scomposto. Perché una sera al taetro di Cestello dove ero presente per amore di famiglia, mentre recitava, inciampò sul palcoscenico e cadde nella buca del suggeritore, dalla quale riversò subito una sequela di terribili parolacce. Fu applaudito per dieci minuti.

sabato 8 febbraio 2014

Un tempo marinavo solo la scuola

Ieri anche se un po’ di sghimbescio ho affrontato il tema dell’intelligenza perché in famiglia mi hanno sempre insegnato che è lo strumento principe, più ancora del principe di Galles nel guardaroba dell’uomo, da usare prima di qualsiasi avvocato. Forse la mia famiglia mi ha insegnato questo solo perché era povera e gli avvocati costavano troppo, oppure la gente che usa troppo gli avvocati lo fa perché non può comprarsi l’intelligenza. In casa mia si è sempre portato come esempio educativo una persona che in via del Leone era nata con poco cervello ma con una grande macchia sulla pelle che il dottor Pileggi di via Senese sosteneva essere una compensazione della natura, insomma, non era altro che una voglia di Perry Mason. Tengo molto a questo argomento perché il mio povero zio che non c’è più faceva il maestro elementare in via Maffia, aveva un cane intelligentissimo cui aveva insegnato a leggere e a scrivere. Adesso immagino battute del tipo “Ecco chi ti ha insegnato a scrivere come un cane”. Spesso, per dimostrare alla sua classe quanto quel cane fosse più bravo di loro, se lo portava con se e faceva spiegare a lui la lezione del giorno. Si chiamava Foglioprotocollo ed era figlio di Foglioprotocolloaquadretti che in famiglia compilava anche la denuncia dei redditi, insomma, il cane spiegava e i ragazzi lo seguivano con grande attenzione. Anche perché mio zio che non lasciava mai niente al caso, aveva appeso un grande cartello con scritto “Attenti al cane”. Io che ho imparato molto dalla sua filosofia del richiamo all’attenzione, ieri sera tardi, su un Fabriano F4 ho scritto “Attenti all’Atalanta” e poi l’ho attaccato sul frigorifero per ricordarmelo stamani prima di andare a fare la spesa. Devo dire che lo zio mi ha sempre messo in guardia dalle persone poco intelligenti e mi raccontava di una mamma di un suo allievo che quando veniva ai colloqui era più preoccupata per la buona riuscita delle sue famose ricette che non a conoscere l’andamento scolastico del figlio. Infatti, uilizzava tutto il tempo per chiedergli consigli su come fare a gestire la cottura di certe pietanze visto che lei seguiva con estrema precisione le istruzioni delle ricette di cucina pubblicate a puntate sulla Nazione e lui scriveva una rubrica sulla stessa pagina. Ricorderò sempre quando venne a casa nostra e ci raccontò che la donna aveva eseguito con estrema precisione la ricetta del giorno, e gli aveva fatto presente che il tacchino con le patate era nel forno e che si stava cuocendo a 180 gradi. E più che sul buon profitto del figlio, quella donna sperava che tutto andasse bene perché per sapere quanto doveva cuocere avrebbe dovuto aspettare fino alla puntata dell’indomani. Adesso però mi devo ricordare di comprare il dentifricio, le lenticchie di Colfiorito e soprattutto di fare attenzione all’Atalanta, ma quello me lo sono scritto e spero se lo sia appuntato anche Montella, poi mi mancherebbe qualcosa per cuocere tipo la cacciagione, almeno cosi mi sembra di ricordare, perché grazie allo zio maestro e a madre natura ho imparato ad usare l’intelligenza, e capisco bene quindi chi è stato meno fortunato di me e deve farsi scrivere la lista della spesa dall’avvocato, io grazie a quella dotazione di serie rispondo senza rancore a tutti, anzi invio colombe di pace nel tentativo di addolcire certi animi ispessiti molto spesso da vicende negative della vita. Perché le colombe sono creature che incarnano veramente l’immagine della pace e dell’amore. E sempre più di frequente metto delle briciole di pane sulla terrazza e rimango a guardarle mentre leggiadre beccano tranquille. Non riesco a pensare a qualcosa di più mite, di più puro, mi verrebbe voglia di accarezzarle, se solo si facessero avvicinare. Invece sono molto timide e basta un mio minimo gesto per farle scappare via in uno svolazzare di candide piume. Peccato perché mi dicono che hanno anche un buon sapore. Ah, ecco cosa mi serviva, una bottiglia di Rosso Conero per marinare la colomba appena la becco.