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mercoledì 30 novembre 2016

Comprensivo o intransigente?


Ieri parlavamo di certi errori tattici prossimi a diventare seriali, poi di certe abitudini come quella di scendere dal predellino poche ore prima della partita, e anche del reiterato utilizzo di Tello. Se la storia tende a ripetersi è perché è affetta da Alzheimer purtroppo. E che non sia un mondo perfetto, senza cioè errori arbitrali, rigori e sostituzioni sbagliate, senza giornalisti in gamba, senza l’infortunio di Batistuta e senza il carnevale di Rio, lo capiscono solo le persone comprensive. Aggettivo non presente nei concetti espressi attraverso striscioni da affiggere a cancelli troppo spesso arrugginiti. Io mi ritengo comprensivo forse perché nell’infanzia l’ho fatto almeno una volta, e mi riferisco alla foto. Mi ritengo comprensivo perché ho qualcosa che al solo sapore oppure odore mi fa tornare bambino. Tipo il Galak. Il Bambi al contrario si può definire un tifoso intransigente, a lui gl’importa una sega, e ormai che è una persona adulta, di quella pista elettrica che non ha mai ricevuto 40 anni fa non saprebbe più che farsene, per questo manda affanculo Babbo Natale così come fa con Cognigni per il fair play finanziario. I comprensivi come me essendo tali sono più portati a formare una famiglia, e per esaltare proprio quella caratteristica favorendo al massimo la moglie, tendono anche a morire prima degli intransigenti in modo che quando sull’autobus si scatena il litigio per il posto a sedere, e viene fuori che entrambe hanno la stessa età, alla fine possa spuntarla chi è vedova. Gli intolleranti come il Bambi, spesso soli e antidellavalliani, si rendono sempre più conto che la maggior parte dei motivi per i quali vorrebbero una compagna sono cose che potrebbe fare una donna di servizio, altro che agevolare la propria vedova sull’autobus, per questo il problema per il Bambi non è tanto essere solo, quanto e soprattutto essere povero. Ed essendo io così comprensivo, se  Lapo si è ispirato a un famoso film con Totò e Peppino nel quale simulavano un sequestro, io per non essere da meno domenica voto Antonio.

martedì 29 novembre 2016

D'Amato peggio di un governo tecnico



Impresentabili per 20 minuti, l’arbitro per gli altri 70 più recupero (20 minuti che fanno seguito almeno agli ultimi della sconfitta col Paok, 4 gol che fanno seguito ai 3 subiti in coppa). Con l’animo di chi sa di aver subito dei torti tendo a giustificare più che a criticare la prova della squadra, per reazione alla conduzione di D’Amato. Il mio stato d’animo è quello di chi è consapevole che la vita è dolore, il dolore di un amore infranto, di una persona disillusa, di un pacco di biscotti con l’olio di palma. Naturalmente le responsabilità per aver compromesso la partita sono tutte nostre, ma un rigore non concesso, un’espulsione inventata che ci lascia in 10 per tutto il secondo tempo, e una serie di punizioni dal limite negate, tra le quali anche quella che poi genera il contropiede del quarto gol, è un condizionamento pesante come la cassoeula tanto per rimanere a Milano. Tra le responsabilità della Fiorentina c’è anche l’autolesionismo per la presenza-assenza di Tello che ci costringe a giocare in nove. E questa volta l’arbitro non c’entra niente. Dell’autostrada lasciata all’Inter sulla sinistra la colpa è solo di chi non è più troppo amato. Dei singoli Ilicic su tutti, sontuosa la sua partita, bene anche Kalinic malgrado a Ranocchia sia stato permesso di commettere una serie infinita di falli identici senza che la reiterazione portasse mai all’ammonizione. La serialità impunita dell’intervento falloso da dietro potrebbe essere risolta nel prossimo episodio di Rocco Schiavone. La squadra è piaciuta nel secondo tempo per atteggiamento, personalità e orgoglio nel cercare la rimonta malgrado l’inferiorità numerica. E ce lo saremmo meritato di disputare la ripresa in 11 contro 11. Rimane comunque l’approccio sbagliato e la troppa libertà concessa al tridente nerazzurro. Sousa cambia Milic, Bernardeschi e Tello per far spazio a Tomovic, Chiesa e l’esordiente Perez. Mi rimane qualche dubbio su queste scelte alla luce di una panchina che comprendeva anche Babacar, Zarate e Vecino. Così la Fiorentina perde dopo un mese e mezzo (ultima sconfitta a Torino contro il Toro) e interrompe anche la serie positiva delle tre vittorie consecutive in trasferta. L’arbitro finisce la partita circondato dai giocatori della Fiorentina che gli urlano in faccia, situazione nella quale è facile il contagio di disturbi comunque leggeri come raffreddori o tosse, mentre in situazioni dove i tifosi della parte danneggiata ti mandano varietà di accidenti ben più gravi, e per i quali l’Aspirina non è del tutto efficace, sarebbe stato più auspicabile per D'Amato di essere circondato da persone che sappiano fare almeno un intramuscolo. Cose buone e cose meno buone ci ha regalato questa partita alla fine, come può essere solo un lunedì di merda se non fosse stato per le lasagne avanzate della domenica.

lunedì 28 novembre 2016

Alcuni anche molto intelligenti sono rimasti a quando si diceva che le partite duravano 90 minuti


Oggi vorrei mettere l’accento sulla parola “decoro” perché ci dà la possibilità d’intenderla come dignità che manca ai giornalai fiorentini che fanno di tutto per dividere l’ambiente, o invece più semplicemente come addobbo natalizio. Senza più Moranduzzo ora ci resta solo il Calamai. Corvino che affianca Sousa nella conferenza stampa del pre-partita, oltre a difendere il portoghese e a scacciare le voci di un avvicendamento del tecnico, ha fatto intendere che chi mette in giro certe voci sono gli stessi che quando vedono due persone baciarsi  per strada amano pensare a chi potrebbe essere il marito di lei. Io aggiungo che per alcuni di quelli che amano intervistarsi a vicenda, il clitoride dovrebbe essere una sorta di gratta e vinci. Il turno spezzatino, dopo la sempre energizzante sconfitta della Juve, la conferma dell’Atalanta a Bologna e il probabile ennesimo esonero dell’allenatore del Palermo, si chiuderà con le due partite per i parrucchieri. Intanto non ci siamo fatti mancare neanche un paio di striscioni contro Sousa che a confronto quelli del Marasma contro la Società meritavano più di Bob Dylan. Corvino per difendere Sousa anche da perplessità che per la verità io stesso ho avanzato dopo la sconfitta interna con il Paok, ha spiegato mostrando la foto della riunione tecnica di quel pre-partita nella quale si vede benissimo che il portoghese si avvale di collaboratori molto intelligenti, e che appunto la scelta cervellotica di mettere dentro Ilicic e non Salcedo magari, era stata pianificata analizzando attentamente tutti i pro e i contro solo fino al 90°. Del resto cosa ne voglio sapere io che ancora non ho imparato a distinguere un portaombrelli da un cestino per la spazzatura. Fosse solo quello dice sempre il Bambi quando mi vede impegnato in cucina a preparare la frittata con la cipolla per il posticipo del lunedì: “anni di seghe e non hai affinato ancora una tecnica soddisfacente per sbattere le uova”.

domenica 27 novembre 2016

Tutti spariamo cazzate


Il 2016  più che un anno è un necrologio, “con Fidel Castro se ne va uno di noi” mi ha detto il Bambi visibilmente commosso, o forse sudato. Uno di quelli a cui piaceva uscire in tuta. Saputa la notizia non ho inneggiato alla sua rivoluzione solo perché nel pomeriggio sapevo che sarei dovuto andare al supermercato per portare la spesa alla Rita. Si può dire male di Trump quanto si vuole, comunque non è ancora presidente ma già è riuscito dove gli altri hanno fallito. Muore così anche l’ultimo comunista, di buono c’è che per uno che se ne va c’è sempre uno che ritorna. Mi viene in mente Gianni Minà. O forse non è vero che è morto, come non erano vere le Fideljussioni di Vittorio Cecchi Gori, come non era vero che i Della Valle stavano vendendo. Tutti abbiamo avuto un amico che sapeva della dismissione/pontellizzazione, ma solo io ne conosco uno che sta a Legnaia e che conosce chi per la notte di Capodanno riesce a procurarci un po’ d’olio di palma. E non parolai come il Bambi che per convincere una ragazza a fargli un pompino le fece credere che facesse passare il singhiozzo, ma poi non le passo e s’incazzò. Diciamoci la verità, ormai siamo tutti sul chi va là, sempre, e non solo sulla data della morte di Fidel Castro da mettere su Wikipedia (1926-2002/03/04/06/10/13/16), ma sulle bufale in generale dalle quali dobbiamo difenderci giornalmente. Siamo abituati a ingrandire i fatti forse per fare più effetto sugli altri visto che ne succedono talmente tante che a essere troppo normali si ha paura di non essere considerati. Mi vengono in mente le interviste di Sousa, l’Italia che è sull’orlo di un burlone. Mi vengono in mente i pescatori che tendono a ingigantire le proprie imprese, le bombe di Maurizio Mosca, l’Empoli che ne prende 8 in due partite, il Milan che è secondo in classifica, Sinisa quarto. Io stesso tendo a enfatizzare le mie imprese amorose, come la prima volta che ho trombato la Beatrice dalle poppe grosse e sono andato avanti ininterrottamente per 2 ore, se si conta anche il tempo per sganciarle il reggiseno.

sabato 26 novembre 2016

Falsi e ansiosi



Sousa è uno sincero. Per questo ribadisce il suo pensiero sul futuro di Bernardeschi in tutti i luoghi in tutti i laghi tranne che a Firenze dove è noto che non esistono laghi naturali di una certa rilevanza. E a niente servono le parole di Corvino che reputa invece la Fiorentina una società ambiziosa tanto da avere addirittura un fiume che nasce dal Falterona e sfocia dopo 241 km nel mar Ligure. Il portoghese non è come quei fiorentini tipici che fuori fanno i ganzi con i jeans strappati e dentro casa indossano il pigiama di flanella con due paia di calzini. Falsi. E quando Sousa esprime i suoi concetti sinceri loro fanno finta di aver capito, specie se giornalisti, ma poi vivono nell’ansia che lui possa chiedergli di spiegarglieli. Ansiosi. Tra i migliori concetti espressi in assoluto da Sousa, e che i fiorentini non possono accettare, c’è sicuramente quello articolato nel post partita del Blade Runner Viola: “Si sta come d’autunno sugli antani i tarapia tapioco”. Quello che ci ha voluto dire Paulo attraverso questa metafora portoghese è che i Della Valle sono dei falsari di aspettative. Non c’è nulla da fare, a noi danno fastidio le frasi che arrivano troppo dritte al nocciolo, e a niente serve addolcircele, anzi. Alla Nicoletta tanto per dirne una a caso, fiorentina da quattro generazioni, da un fastidio bestia quando le danno della puttanella, ci rimane malissimo perché non capisce cosa ha fatto di male per meritarsi un diminutivo. Senza contare che il fiorentino è irascibile e rancoroso, in un mix che ne fa uno dei rompicoglioni più inarrivabili del territorio italiano. Prendiamo il Tozzi di via de’ Serragli, ha scritto un libro su Cognigni, quando ha preso atto che non lo vendeva nemmeno su Amazon a 5 euro  l’ha abbassato di prezzo, ma non per cercare di venderne qualche copia, no, solo perché gli era sembrato più giusto che chi non lo comprava risparmiasse meno soldi. Insomma, Sousa dice che il Berna è da squadra più ambiziosa, Corvino ribatte che la Fiorentina è una squadra ambiziosa, ma Sousa le ambizioni di una società le misura dalla panchina lunga. E su quella panchina c’è proprio lui a darsi ragione.

venerdì 25 novembre 2016

Blade Runner Viola



Nel futuro piove sempre, il mondo in cui si muovono i protagonisti Viola è fortemente influenzato dal tempo inclemente. Ieri pioveva forte soprattutto al 93°. In questo Blade Runner Viola il calcio giocato in casa non prevede più la vittoria ma la sconfitta, nel futuro le regole cambiano, al massimo si può pareggiare. Per questo gioca Lezzerini, e per questo la Fiorentina non si accontenta del pari che avrebbe assicurato il primo posto nel girone, perché non bisogna arrivare primi. Nel futuro piovoso del calcio è auspicabile prendere un contropiede al 93° quando nel calcio di un tempo ormai passato sarebbe stato più importante non perdere che vincere. Ma nel futuro le squadre sono stupide, così come gli allenatori che per meglio dimostrarlo fanno dichiarazioni poco intelligenti sulle ambizioni della propria squadra. E’ un futuro dark e degenerato quello di questo Blade Runner  Viola, Babacar è il più dark, Lezzerini il più degenerato. Un po’ dark anche l’arbitro che non vede un gol. In questo futuro sempre pieno di pozze colpire tre pali ti fa aver diritto a un punto di penalizzazione da scontare quando si sale troppo in classifica. Piove. Piove incessantemente. Sui buoni e sui cattivi giocatori. E in questo futuro del calcio non sappiamo chi siano davvero gli uni e gli altri. La lentezza della manovra caratterizza il futuro, tutto tranne che un futuro leggero, tutto tranne che un futuro d’evasione. E’ proprio la pioggia battente e incessante a dare la potenza drammatica di un futuro senza più vittorie interne, dove i tifosi sono condannati a gioire delle sconfitte. Un futuro nel quale anche il Marasma deve ringraziare i Della Valle. Gli unici squarci di cielo azzurro solo lontano da Firenze. In questo futuro del calcio ho scritto Bernardeschi sulla sabbia di un campetto di periferia, ma la pioggia l’ha portato via.  E quando nel futuro del calcio si perde proprio nel giorno del ringraziamento come ieri allora la festa è doppia, e quindi non ringrazio solo quelle che me l’hanno data. In questo Blade Runner Viola faccio sesso tre volte la settimana. Due all’anno secondo la Questura.

giovedì 24 novembre 2016

Quando il bicameralismo perfetto erano le due "mini"


Il bicameralismo perfetto si è manifestato per la prima volta in San Frediano, naturalmente, era l’ultimo periodo di convivenza del Bambi con la Nicoletta prima che si mandassero definitivamente affanculo. Tutto ebbe origine nel preciso istante in cui lei rimase a dormire in camera da sola mentre lui si trasferì sul divano. Poi una volta che lei se ne andò via per sempre e lui rimase solo mi chiamò, con quel livello di tragicità che può raggiungere solo il Marasma nei testi dei suoi striscioni, e mi supplicò di lasciarlo morire su un letto (non divano questa volta) di patatine San Carlo pepe rosa e lime. Perché rimasti soli ci avveleniamo anche per i rigori assegnati a cani e porci. Rimasti soli senza una cometa dalle poppe grosse da seguire, il terzo scudetto diventa quella cosa che accade mentre aspettiamo che venga su il caffè dalla moka senza aver acceso il gas. L’esigenza di amare nell’uomo regola le ricadute sul tifo, e quando c’è carenza d’affetto il disagio si riversa sugli spalti, al bar, in Rete. Pensate cosa vuol dire per un tifoso Viola “amare”; se verbo da un senso alla sua vita e si riferisce a tutto ciò che riguarda quella maglia con il giglio, se aggettivo racconta di certe giornate avvelenate da una sconfitta. Se la cosa può interessarvi, in merito al referendum mi asterrò così come fa l’inverno,  per le parole di Sousa su Bernardeschi, invece, s’invoca a gran voce l’intervento della società quando sarebbe bastata la mi’ povera  nonna, maestra nel risolvere le piccole beghe del quotidiano. Ricordo ancora quando da piccolo dopo aver mangiato il gelato mi ritrovai con le mani tutte appiccicose, un tipo di fastidio molto simile a quello provocato dalle parole del Mister, la nonna non fece discorsi, entrò in chiesa e me le pulì dentro l’acquasantiera.

mercoledì 23 novembre 2016

Votiamo No alla malinconia e SI al(la) Fiore


Emerge da un’intercettazione telefonica in cinese che le maglie utilizzate nel derby della Madonnina, che tanto hanno scandalizzato i puristi del Made in Italy, in realtà sono proprio un’evoluzione della tendenza tutta italiana di infilare la maglietta del pigiama nei pantaloni, i pantaloni nelle calze, il tutto precedentemente riscaldato sul termosifone. Se devo dire ciò che  invece di buono ci ha regalato il campionato fino ad oggi, allora dico il Toro di Sinisa, ma soprattutto l’Atalanta di Gasperini. Tradotto significa che sono stati più bravi anche di chi ha avuto a disposizione maggiori capacità economiche valorizzando al massimo il materiale a disposizione. Cosa che riesce bene anche alla Rita, maestra nel riciclo e nel mettere in condizione il meno dotato (non io in questo caso) tra i prodotti a disposizione di rendere al meglio. Mi vengono in mente le feste di Natale quando tra la frutta secca tipica del periodo ci nasconde anche qualche mela che è lì da un po’. Gasperini come la Rita quindi. E poi basta compiangersi tutto il giorno perché non vinciamo mai niente, è un’immagine quella del tifoso intristito viziata dalla stessa società capitalistica in cui viviamo che ha perso di vista i valori veri. La mancata vittoria non può diventare veicolo di frustrazione, anzi, alcune volte quello che sembra dare fastidio al tifoso come una sconfitta ingiusta diventa simbolo di appartenenza nell’accezione più positiva. Prendete vostra mamma che vi versa le crespelle nel piatto, se non ne aggiungesse un cucchiaio anche dopo che avete detto basta significherebbe che siete stati adottati. Quindi non vincere potrebbe essere addirittura meglio. E se il tifoso Viola decide di soffrire in quanto tale è solo perché è vecchio dentro e ha deciso di diventare anziano proprio cominciando a usare il fazzoletto di stoffa. Le finali di coppa Italia perse? I mercati di gennaio sottotono? Le finali di EL sfumate ai rigori? Il terzo posto scippato dal Milan? Niente di più che un minuto di silenzio, al pari di quando ci capita di schiacciare le merendine per fare esplodere la confezione.


PS: A un tifoso Viola colto da scoramento è consentito una sola volta nella vita di lasciarsi andare e dire a un bambino a caso che Babbo Natale non esiste. Poi testa alta. Sempre.

martedì 22 novembre 2016

Emarginatic


Quando la Fiorentina gioca in casa  diventa quella della lavagna elettronica che in pochi sanno usare, in trasferta si ritorna invece ai tempi di quando a scuola c’erano ancora le cimose volanti. Il perché di tutto ciò rimane un mistero, del resto non sapremo mai nemmeno perché la pasta al forno diventa più buona ogni volta che viene riscaldata. O perché cambiano gli allenatori e le terze maglie ma Ilicic gioca sempre. Non lo so, forse quando giochiamo in casa ci succede come quando prepariamo un’insalatina solo per disorientare la pizza. Oltre a uno stadio nuovo alla Mercafir ci sarebbe anche tanto bisogno di centri di recupero per le occasioni sprecate. Che poi chi critica Montella dopo il pareggio con l’Inter non si rende conto che Vincenzo ha mandato a puttane il derby come ultimo omaggio a Berlusconi. Un vero signore. Devo anche dire che il derby cinese (alla cui fine la Rita mi ha chiesto che cos’era quell’odore di fritto) sarebbe stata la partita perfetta per Zarate, incentivato ancora di più a non passare la palla perché non si capiva chi fosse il compagno o l’avversario. Maglie perfettamente mimetizzate tra di loro come una famiglia in bianco e nero a pranzo tra i palazzi di una grigia Milano non più da bere ma ormai da friggere. E poi, visto che mi reputo un esperto, parlare bene di Bernardeschi e Ilicic è diventato scomodo a Firenze come sostenere a voce alta davanti a un cantiere che stanno facendo un buon lavoro, se hai degli amici anziani con il cappello e la Panda ti emarginano subito. Se senti criticare anche dopo un quattro a zero capisci subito di essere al bar Marisa così come è solo dalle risposte che capisci qual era la domanda di Maurizio Costanzo.

lunedì 21 novembre 2016

Bernardeschilo racconta la tragedia di un presidente di provincia


Bernardeschi pensa e gioca da numero 10, Corsi nel senso di passato remoto. Solo se avessero giocato il 4 dicembre gli empolesi avrebbero potuto dire No alla goleada. Finalmente liberato dai compiti del terzino, Bernardeschi gioca ricordando quella goduria soprattutto intima, tipica di quando si invitano gli amici vegani a cena e si mangia un etto di salame del Chini di nascosto mentre si prepara la zuppa di farro. Quello che ha fatto Sousa prima di riportare Bernardeschi là dove i numeri 10 dovrebbero ristagnare è la stessa cosa che ha fatto la Buitoni nella pubblicità della pizza surgelata, che non ce la meritavamo proprio. Oggi quindi bene Sousa, e  le sue scelte che comprendevano anche i discussi come Badelj, Tello e Ilicic, mentre Milic consolava gli orfani di Pasqual. Insomma la Fiorentina passeggia nella vicina Empoli, arrivata a piedi con le scarpe da trekking passando da Brucianesi. Terzo successo esterno consecutivo che come gli altri due aumenta ancora il rammarico per i punti buttati via in casa. Tatarusanu come Papa Francesco che ha chiuso la Porta Santa. Al portiere rumeno che ha sempre i suoi bravi detrattori alle calcagna, dopo la bella prova è stato riconosciuto di aver chiuso la porta specie a Maccarone, ma è stato rimproverato di aver lasciato aperto il gas. Si è chiusa una buona settimana, dopo Rocco Schiavone impegnato in un caso sui 4000 mt del Polluce, il poker Viola che mi ha fatto pensare al futuro con ottimismo. E così ho messo in frigo una bottiglia di Franciacorta. Parisic nel derby quello vero, poi in tarda serata, per coloro che sminuiscono la vittoria sostenendo che l’Empoli è troppo debole, ho parlato con l’avvocato; ci sono gli estremi per mandare tutti affanculo.


domenica 20 novembre 2016

Olio essenziale come vincere a Empoli

Sarà stato l’odore forte dell’olio di canfora che ci racconta senza mentire del ritorno al campionato, un misto tra Cool Water di Davidoff e il soffritto per il ragù, odore che è filtrato dagli spogliatoi dei tre anticipi e che mi ha cambiato la vita per sempre. Come a Paolo Brosio. Ma invece della Madonna ho visto finalmente i meriti di tutti quegli eroi silenziosi spesso ignorati dai media che alla cassa del supermercato fanno passare chi ha poca roba. Niente più dubbi di formazione della vigilia ma solo nuove certezze; Empoli-Fiorentina non è un derby, ed Emily Bronte è quella dei pistacchi. L’olio di canfora mi ha riportato alla mente i bei tempi quando le partite cominciavano alle 14:30, e anche di quando non si dovevano inserire password. Questo nuovo capitolo chiude definitivamente un periodo ingiusto della vita cominciato quando a scuola lasciavo copiare il Benedetti e lui prendeva sei mentre io quattro, e proseguito con la sconfitta in coppa Italia contro il Napoli. Con lui non troveremo diciture piene d’intolleranza sulla confezione dei nostri biscotti preferiti, l’olio di canfora non sarà mai bandito come quello di palma. Anzi, una sua gloriosa declinazione ci riporta dritti negli anni 80 alla scatoletta tonda del Balsamo di Tigre. Non in purezza ma insieme al mentolo e a vari oli di cajuput, cinnamomo, cannella, menta e garofano, poi tanta paraffina e petrolato. Non conteneva tigre come invece veniva erroneamente creduto, così come gli occhi di tigre sono un atteggiamento che non appartiene più da tanto ai giocatori della Fiorentina. Almeno dai tempi del tiki taka. Da quando ho sentito l’odore forte dell’olio di canfora sul fine settimana finalmente calcistico ho deciso di gettare via tutti i beni materiali che un tempo mi appagavano ma che dal girone di ritorno della scorsa stagione ormai mi lasciano indifferenti. Così ho buttato via tutti i pettini.

sabato 19 novembre 2016

Piove sui volti Silvaner


E’ stata una settimana di pigiama nei calzini, plaid e tisana, perché il blog quando c’è la Nazionale è uno e va vissuto a pieno. Anche se sono convinto che molti di voi hanno tenuto il piede in due pantofole e frequentato contemporaneamente anche siti porno. Non è credibile che chi mangia l’insalata non abbia anche dei panini con la finocchiona dentro lo zainetto. E poi lontano dal campionato è un po’ come lontano dai pasti lontano dal cuore. Mi dispiace se ho scritto editoriali che hanno dato l’impressione che non me importasse niente della Fiorentina. Avrei voluto darne la certezza. Quando c’è di mezzo la Nazionale ci vuole tanta pazienza, diciamo come quando uno si trova in fila alla cassa del supermercato dietro a quelli che hanno i buoni pasto. Per farmi perdonare però vi darò una dritta che potrà risultarvi comoda nelle prossime settimane; se la vostra compagna, moglie, fidanzata, amante o padrona avesse ritenuto Dylan un mito per aver dichiarato di non andare a ritirare il Nobel, ricordatevi di usarlo quando vi darà di stronzi perché non vorrete uscire per via dell’Europa League. Nel frattempo ho vinto il premio “Sosta per la Nazionale”  tra i blog che trattano di cose senza capo né coda, ma non vado a ritirarlo perché sono sempre impegnato a scrivere cose senza capo né coda anche quando non c’è la Nazionale. E’ stata una settimana estenuante anche per voi da quello che ho letto, la definirei un’eterna lotta tra il bene e male, immagino che abbiate consumato una montagna di popcorn. Per il ritorno del campionato non ero così emozionato da quando venne ferito gravemente il commissario Montalbano nella puntata “Il cane di terracotta”. Del resto caro Bob dire no a un Nobel è facile, prova a dire No a chi ha argomenti a tutto tondo come lei.

venerdì 18 novembre 2016

Ricordi aggrovigliati


E’ vero che Dylan non andrà a ritirare il Nobel, però prima di esprimere giudizi severi ricordiamoci che anche Maiellaro non è mai andato a ritirare il Pallone d’Oro. E poi chiedo onestà intellettuale a tutti quelli che hanno provato l’euforia post matrimonio quando contavano i contanti delle buste sparsi sul letto, chiedo cioè se in quel momento non hanno capito meglio anche la gioia dei narcotrafficanti. Attenzione quindi ai giudizi affrettati tipo Alonso non è buono, Kalinic se faceva gol non veniva a Firenze. Ci sono molti single che giudichiamo immaturi ritenendoli incapaci di prendersi la responsabilità di mettere su famiglia, mentre hanno invece solo troppe serie tv arretrate. I più sensibili quando dimenticano l’uscita di un episodio di una serie tv si sentono addirittura come una madre che dimentica di andare a prendere il figlio all’asilo. Delle volte basta poco, a Bob Dylan sarebbe sufficiente Amazon Prime. E visto che oltretutto  è un fenomeno in forte crescita mi chiedo perché non si pensa ad un’edizione del Nobel a km zero proprio per evitare le problematiche del mancato ritiro. La gente del posto il tempo lo troverebbe più facilmente anche tra una commissione e l’altra. Se una mattina non trovate l’editoriale è perché anche io avevo altro da fare che scrivere di Pasqual per il quale non sarà una partita normale, che non esulterà in caso di gol, dei suoi tanti ricordi, degli undici anni passati in Viola, dei quattro da capitano, insomma di un turbinio di emozioni aggrovigliate che lo assalirà al momento di entrare in campo accanto a quelle maglie Viola indossate da altri. Per lui sarà come per me, a proposito di stomaco che si chiude, al ricordo della collezione di macchinine.  Ricordi aggrovigliati, e in un attimo sono già con la mente alla matassa di lucine intermittenti da sbrogliare.

giovedì 17 novembre 2016

Voto No al tavolo tondo



C’è stato solo un apparente decadimento qualitativo nell’utilizzo fotografico del nudo femminile a corredo dell’editoriale. Non lo chiamerei nemmeno decadimento, piuttosto appannamento, dovuto principalmente a un processo temo irreversibile d’invecchiamento cellulare. Ciò che mi porta a credere che se vuoi fare veramente eccitare un uomo è preferibile pubblicare foto dove lei tira la sfoglia per le lasagne con il ragù che sobbolle sullo sfondo. O lui con la maglia Viola che tira all’incrocio dei pali. Diciamo che sono arrivato al punto che anche se mi cade l’iPhone ore pasti, prima di verificare i danni la mia priorità è sempre quella di accendere l’acqua per la pasta. E poi cercare lo streaming per il lunch match. Ma capisco che il percepito specie durante le soste per la Nazionale sia di un blog che subisce un certo degrado morale, così ho pensato di ovviare in quei frangenti diventando un account porno. Insomma in questo momento della mia vita se proprio devo pensare a una first lady non penso certo a Melania ma piuttosto a Jackie (il Jackie'o in via dell'Erta Canina è sempre stato per gli over 40). E in questa fase nella quale il nudo femminile non vale una buona frittata, mentre rompevo le uova del contadino mi è capitato di fischiare l’inno della Germania. Ma solo perché non conoscevo le parole, e mi succede anche sotto la doccia con i pezzi più orecchiabili di Jovanotti. Così come preferisco l’avido Cognigni a una figura generosa come può esserlo solo una donna prosperosa. Un altro vantaggio di questo mio percorso che vira verso nuove priorità è che anche quando viro da via Sant’Agostino verso via Maggio con il motorino mentre ascolto l’editoriale del giorno dopo registrato per capire se può andare, anche se mi tagliano la strada non li mando affanculo perché sono troppo preso. Se mi chiedete chi preferisco tra Milic e Maxi Oliveira ho ancora qualche dubbio, così come tra Badelj e Cristoforo, ma se invece mi chiedete qual è la posizione preferita, senz’altro a capotavola.

mercoledì 16 novembre 2016

Dopo 18.250 giorni la mela non basta più


Ieri sera il Bambi si è lasciato finalmente andare, per una volta si è fatto coinvolgere emotivamente, ha partecipato insomma, e così si è messo a guardare il Super Soffitto. Era Incazzato nero perché nel tratto tra Arcipressi e la Federiga la tranvia era così piena che non si è potuto godere una passerona sulla trentina che gli stava tutta appiccicata, per tenere a bada un tipo che a sua volta glielo appggiava da dietro. Si è anche convinto che prima di dichiarare morto Maiorca bisognerebbe aspettare almeno fino a domani. E dopo aver visto il servizio del TG5 sulla violenza in crescita nelle città, insicurezza e degrado, vandali che si accaniscono sui monumenti, si è rammaricato riconoscendo che anche a Firenze succedono certi episodi. Al mio tentativo di sminuire il problema almeno in Oltrarno, mi ha raccontato che l’altro giorno è andato al bar di via de’ Serragli solo per un caffè, ed è stato il bombolone a saltargli addosso. Per cercare di difendere la tesi che Firenze rimane comunque un oasi in mezzo alla degenerazione del tempo, ho sostenuto che in città possono cambiare i sensi unici, può cambiare Alonso con Milic, può cambiare al massimo che se non sei residente per entrare a Boboli devi pagare il biglietto, ma per il resto la città rimane quella perla del rinascimento che tutto il mondo conosce, compreso il simbolo dell’immobilismo che rimane sempre il tossico alla stazione che chiede una moneta per il biglietto. Ma è depresso, ha scosso la testa e con il primo accenno di freddo è entrato in modalità inverno. Tv, pizza, pigiama sul termosifone, e il mondo fuori casa sua ha smesso di esistere. Prima di chiudere la porta dietro di sé e prima di assistere a Italia-Germania che non avrebbe certo risollevato uno stato d’animo così compromesso, ha cercato di scuotersi ricordandomi che ieri ha compiuto gli anni Sophie Marceau, 50 anni, aggiungendo a proposito di cambiamenti in peggio, che è arrivato il tempo della menopausa.

martedì 15 novembre 2016

L'Alveare


Se mi si rigetta addosso del rammarico perché parlo troppo poco di cucina anche quando non c'è il campionato, ritorno sull’argomento ben felice per sostenere allora che infilare la mentuccia dentro il carciofo è una sorta di fingering. E se vogliamo allargare il tema alla catena del freddo per affrontare la delicata questione della conservazione, mi chiedo a quale temperatura viene mantenuto Zarate. Ci sarebbe poi il capitolo sempre spinoso del giuramento dove si impegnano ad amarti e onorarti per tutto il resto della vita, apparentemente senza rompere i coglioni come fanno Badelj e il suo procuratore, ma intanto mischiano le olive con il nocciolo insieme a quelle senza. Mentre tra le opere più importanti dell’uomo va bene ricordare la muraglia cinese e il canale di Suez, ma non sottovaluterei nemmeno il decadentismo della frattaglia che combatte il positivismo del kebab. Se vogliamo parlare anche della mania di pubblicare foto di cibo sui social allora dobbiamo parlare del grande problema del vino che online perde la denominazione DOC a favore di quella PDF (qualcuno rimpiange il metanolo). Non ultimo il fatto che alla fine risulta ormai più emozionante parcheggiare all'Esselunga per andare a fare la spesa che parcheggiare allo stadio per assistere al fenomeno del pareggio interno reiterato. Comunque la si pensi anche su una questione prettamente tattica come la disposizione a una punta o due con Babacar, bisogna fare di tutto per accorciare la filiera. A questo proposito vi segnalo il primo Alveare di Toscana, un nuovo modo per fare la spesa a km zero (massimo 17) acquistando direttamente dalle mani dei produttori. Nella pratica: ci si iscrive online, si scorre la lista dei prodotti disponibili nell’Alveare di riferimento, dalla pasta agli ortaggi, dall’olio e vino ai salumi, dalle uova al caffè, si ordina e si paga online. Un giorno alla settimana i consumatori passano a ritirare la spesa nel punto prestabilito, in questo caso il mercoledì tra 18:30 e le 20:00 alle Murate. Non c’è minimo d’acquisto e il ricarico applicato dal produttore (un centinaio) si conosce già in partenza, la quota stabilita è il 16,7 %. Insomma una possibilità, un modo più sostenibile per aiutare coloro che molte emozioni prima di provarle sono abituati a scongelarle.

lunedì 14 novembre 2016

Pensieri di rosmarino



Oggi quando la fase di plenilunio si troverà contemporaneamente nel perigeo della sua orbita, oltre a manifestarsi la Super Luna potrebbe essere l'occasione irripetibile per Borja Valero, tirare in porta e vedere di fare un gol anche se solo in allenamento, o anche se solo sotto il tavolo del salotto buono. Altrimenti gli andrà prolungato il contratto fino al 2034,  prossima combinazione altrettanto favorevole. Mentre il Bambi dopo essersi rullato del rosmarino è uscito fuori con una strana storia di reincarnazione secondo la quale Badelj nella prossima vita sarà un calcagno di quelli che girano senza calze a novembre. Dopo due giorni abitati da pensieri di rosmarino ha cominciato a guardare la doccia con l’espressione di chi non si capacita come abbia fatto a finire in bagno una cabina telefonica. Poi un sogno fatto di sospetti atroci e di un figlio chiamato Milan. Sospetti che quello non sia suo figlio, del resto non gli somiglia granché, non gli piace il calcio e ha un anno più di lui. Amy Winehouse a fare da colonna sonora di un fine settimana senza Fiorentina, devastata lei, lui e l'altro che in questo caso è Rocco Schiavone. La Nazionale per capire che segnare con il Liechtenstein è facile come per la cupola del Brunelleschi attirare su di sé nasi da tutto il mondo. La mia Super Luna è invece nascosta tra i pois di una camicetta trasparente. Avrei tante altre storie strane da raccontare in una domenica senza la Viola a scacciare le paure di bambino, una domenica addolcita solo da una tisana zenzero e miele. Così il Bambi mi sembra una navetta che trasporta cibo dal frigo al bagno.  E se mi metto a pensare da donna mi viene in mente quando ci guardano abbandonati sul divano come i rifiuti tossici della discarica di Burgesi. Il loro pensiero più frequente potrebbe essere qualcosa di simile: “lui dorme e io voglio trombare, ora gli tiro una gomitata sui denti”. Per il De Profundis a Maiorca c’è da accertarsi bene che in giro non ci sia Bottesini.

domenica 13 novembre 2016

L'interrogazione parlamentare



Il Bambi che ieri ha letto l’editoriale sul jet lag del suo uccello, mi ha chiamato per dirmi che avevo male interpretato le sue parole, e che comunque avevo estrapolato il concetto da un discorso più grande e più articolato, di fatto mi ha accusato di scrivere cose marginali. Anche se non in malafede. Ha riformulato il concetto precisando che il vero problema dell’erezione non è la fascia oraria nella quale si esprime meglio, il problema è solo per quella fascia di popolazione che segue la parola di Cristo, il quale ha comandato di non desiderare la donna d’altri. Non sono problemi miei che in questo periodo mi sono fissato con Rocco Schiavone, ma più suoi che in questo momento si è innamorato perdutamente della modella di Intimissimi, quella del body di cachemire. Sono più interessato, e quindi preoccupato, per l’interrogazione parlamentare annunciata da Maurizio Gasparri, Gaetano Quagliarello e Carlo Giovannardi per dire No a un modello di poliziotto che si droga facendosi una canna tutte le mattine (che poi è rosmarino), direi insomma che al massimo parlo alle spalle delle persone per apprezzare un bel culo. Per finire il lavoro psicologico iniziato ieri gli ho detto che questo 2016 si sta portando via tutti i migliori, e che quindi lui è al sicuro. Non solo motivazioni ma anche esempi concreti da seguire; e gli ho fatto vedere come fa un riposino pomeridiano un italiano medio. Già che c’ero ho tenuto a sottolineare scandendo bene per non essere frainteso a mia volta, che le cose belle arrivano proprio quando smetti di attenderle (mi riferivo soprattutto al terzo scudetto), la sua reazione non è stata nuova, non è la prima volta infatti che mi accusa di dire delle grandi stronzate. Per lui che il fascino del maltempo è irresistibile, per lui che ha sempre amato Vittorione così come tutto ciò che precipita. A differenza mia che ho creduto in Sousa, lui si delude da solo per portarsi avanti col lavoro. Come l’Italia del secondo tempo contro il Liechtenstein. Ama troppo San Frediano, resta basito della vita ma resta.

sabato 12 novembre 2016

Il jet lag dell'uccello


Se c’è uno che ultimamente ha davvero esasperato il Bambi è Badelj e il suo procuratore, per loro vorrebbe far valere la legge spietata che regola la vita in San Frediano. A suo dire l’atteggiamento della società dovrebbe essere una linea netta di demarcazione come quella che divide noi d’Oltrarno dal resto del mondo. La linea netta di demarcazione tra perdono e vendetta, insomma, lui gliela farebbe ammirare direttamente sulla fiancata dell’auto. Non solo il clan di Badelj lo agita, è incazzato anche con il babbo perché quando era piccolo gli diceva sempre di pensare con la propria testa, e ora che ha mandato a puttane la sua vita si sente autorizzato a dare la colpa a lui. E senza una compagna accanto che lo modera è diventato così sregolato che va a letto sempre più tardi ed è arrivato ad avere l’erezione mattutina alle due di pomeriggio. Quando è così va solo rassicurato prima che ci ricaschi e si rifugi nel derivato più famoso della morfina, e va fatto gradualmente per non fargli capire con argomenti subito eclatanti che è in atto un tentativo per rincuorarlo. Odia quando non lo si compiange e si cerca invece di scuoterlo. Così ho cominciato facendo finta di aver letto su La Nazione che a Badelj non serve a niente chiamarsi con un nome del cazzo come “Milan”, perché tanto la nonna lo chiama sempre con il nome di suo fratello. E quando ho capito di aver aperto una breccia nel suo stato d’animo sfregiato dalla vita ho continuato aumentando le dosi. Gli ho detto che forse Diks è come Dzeko, magari il prossimo anno migliora. Che quest’anno ce l’hanno fatta Trump, la Brexit, il Leicester, Di Caprio, Bob Dylan, potremmo vincere anche la coppa Italia. Che la sosta di campionato in questo periodo ci permette di consolarci pensando che manca poco a Sanremo. Ho chiuso in un crescendo rossiniano, con il suo sguardo già più sereno grazie anche al terzo rabbocco di Sambuca, e gli ho raccontato del Mari quando stava con quella maiala della Nicoletta, tutti a prenderlo per il culo mentre era lui che quando se la trombava ne faceva cornuti una ventina in una botta sola. Poi muoiono tutti come mosche ma Patti Smith è sempre viva.

venerdì 11 novembre 2016

Storia triste a metà di un tifoso napoletano che vive in San Frediano sotto copertura



In assenza di partite, Iva, tutt’altro che una sequenza di cifre che identifica univocamente un soggetto che esercita un’attività rilevante ai fini dell’imposizione fiscale indiretta, piuttosto invece la “vedova” in visita parenti di “Gennaro”, evidente nome partenopeo di copertura, che è arrivato a Firenze nel ‘89  grazie a un programma di protezione, strumento disposto dal magistrato dopo la sua scelta di diventare un collaboratore di giustizia. Nella sua precedente vita pur ricoprendo un ruolo decisamente ruvido, si era sempre distinto nell’ambiente per un’interpretazione piuttosto romantica dell’attività di assassino professionista. Prima di uccidere le sue vittime infatti le portava sempre a vedere Napoli, ma soprattutto il Napoli, specie quando il delitto cadeva di domenica e lui col cazzo che si perdeva una partita di Maradona. Storia triste perché oggi senza la sua amata pistola con il silenziatore si sente inutile come quelle farmacie in Calabria che hanno finito la Preparazione H. Gli manca tanto l’adrenalina che precedeva il fatto di sangue, così come gli manca il sinistro magico di Diego, e meno la sua Iva. Poi vedremo il perché. Gli unici momenti di tensione rimasti sono la guerra di nervi con l’acqua che bolle. Iva gli parla del rinnovo di Gabbiadini attraverso una grata, mentre intravede la sua sagoma che si allena a starnutire con le Tic Tac in bocca per colpire un bersaglio a venti metri di distanza. Nota con piacere che è sempre molto preciso e che di Gabbiadini non gliene frega un cazzo. Di Sarri non vuole nemmeno parlare perché è uno che si lamenta più di Mazzarri, e lui le sue vittime non le faceva soffrire mai. Storia triste a metà perché oggi Gennaro è una suora di clausura costretta a farsi la barba ripetutamente, ma di buono c’è che se le tromba tutte a girare. Una situazione che ha portato scompiglio esistenziale tra le sorelle costrette a farsi delle domande, alcune addirittura anche a mettere in discussione la propria fede. Tra queste la domanda più ricorrente è; “chissà se Adamo amava veramente Eva o era solo una situazione di comodo”.

giovedì 10 novembre 2016

E' solo un Trump-l'oeil. Non è vero


Se Pradè preferisce andare a cena con Bergonzi piuttosto che con Cognigni, allora io preferisco Trump che almeno ci risparmia la bandana. Stupore, incredulità, rabbia, è veramente difficile descrivere come si sente il mondo intero in questo momento. Ancora non gli è passato il giramento di coglioni per il pareggio interno contro il Crotone. E già vedo Melania distruggere l’orto di Michelle per metterci una Jacuzzi. Poteva anche andare peggio, penso al tiro di Praet al 94°. E poi il cane del vicino l’aveva sentito in anticipo che avrebbe vinto lui. Vola oltreoceano anche l’estabilishment del Marasma scelto dal clan di Hilary per la creazione di uno striscione che raccontasse la sconfitta come solo loro sanno fare, ed è stato facile con un evergreen come “mai una gioia”. Ma adesso direi di smettere di parlare dell’America per parlare di qualcosa  per cui valga veramente la pena, tipo le commissioni del procuratore di Badelj. Oppure dell’uvetta che può essere scartata massimo fino ai 13 anni, poi è impossibile non mangiarla. Sarà anche un caso ma intanto è finito il periodo nero (ogni riferimento alla pelle di Obama è frutto della testa da antidellavalliano), nel senso che l’infortunio di Kalinic sembra meno importante di quanto era stato previsto in un primo momento. Probabilmente rientrerà già contro l’Empoli, e soprattutto, lui che ormai segna solo in trasferta, squalifiche e infortuni facciamogliele scontare in casa. Parlando con un Bambi insolitamente pacato ho capito che anche se non era il candidato più idoneo,  adesso va comunque lasciato lavorare. Con questa saggia premessa ha voluto fare un in bocca al lupo a Stefano Pioli al quale è rimasto affezionato. Lo stop del campionato intanto arriva al momento giusto, per una volta, devo fare un regalo alla Rita e avrò la mente sgombra dalla difficoltà d'interpretare le parole di Sousa nella conferenza stampa del pre-partita, ancora non ho deciso se comprare un classico come lo Chanel n° 5 o un più campanilistico chilo di castagne di Marradi. Non guarderò ai soldi, il frutto del bosco è più caro ma ha anche la filiera più corta. Vediamo.


PS: Non si capisce cosa se ne facciano lassù di un oncologo.

mercoledì 9 novembre 2016

Sturmtru(m)ppen


Sul rientro di Antognoni in società, così come le crespelle, o comunque da miglior tradizione fiorentina culinaria o paraculinaria, colpisce come sia stato usato per attaccare la proprietà prima, quando ignorandolo si calpestava la nostra storia, e oggi che le bombe d’acqua sono diventate un problema serio, ingaggiandolo nel ruolo di parafulmini alla Fantozzi. Antognoni insomma come quei tesori: da custodire o seppellire. Oppure come quando la Beatrice mi disse dopo una sconfitta interna con la Juve “affronteremo questo momento a testa alta”, mentre io mi ero già slacciato i pantaloni per farmi consolare. Ma quello che più mi disorienta di questi tifosi capaci di non farsi depistare dal ruolo nuovo di Antognoni atto ad attrarre e disperdere le scariche elettriche atmosferiche, è che poi fanno finta di non sapere il motivo  per cui le segretarie con gli occhiali riescono a farsi sposare dagli avvocati. E allora in mancanza di Fiorentina non ci resta che parlare del più e del meno, sapendo che i meno sono di più dei più. Ieri in via de’ Benci c’è stata una carambola incredibile tra una macchina, una bicicletta, poi un taxi e poi ancora un’altra macchina, per finire la corsa sulla vetrina di un negozio. Storie di traffico impazzito che hanno fatto il giro di una città sgomenta che non si capacitava di come l’anziano signore a bordo della BMW avesse potuto procedere a quella velocità in quel punto. Tante le ipotesi, anche che l’anziano signore fosse parente stretto di Cognigni, fino a quando lo stesso responsabile dell’incidente ha dichiarato dall'ospedale che certe cose negli scacchi non succedono, lì c’è il pedone ma manca il ciclista proprio per evitare che cominci a girare a cazzo per tutta la scacchiera come appunto in via de’ Benci. Poi argomento maltempo che quest’anno ci perseguita, slegato per una volta da Antognoni, dopo Genova e la sospensione della gara contro il Crotone, ieri per via della raucedine di Mentana si è rischiato anche il rinvio delle elezioni americane che vedono Trump alla Casa Bianca. America della quale ho a cuore però solo il Bronx perché così come San Frediano si trova Diladdhudson (o Oltrahudson).

martedì 8 novembre 2016

La Pulce


Dopo la partita con la Samp certe cose sono cambiate per sempre, ora quando negli spot in tv sento “contro il grasso ostinato” mi viene in mente l’inefficace marcatura di Gonzalo sul gol di testa di Muriel (intanto il giocatore che è molto religioso, dopo il gol ha ringraziato Dio per non aver messo nei 10 comandamenti cose tipo “non fregare le polpette appena fritte prima di iniziare il pranzo”). E dopo che è emersa la difficoltà quasi cronica di mettere in fila due vittorie consecutive, la disperazione mista a scaramanzia mi porta a chiedere ai fumatori del blog, se il nostro turno continuerà ancora a non arrivare, di accendere una sigaretta e probabilmente saremo chiamati subito. In questi momenti di smarrimento, in assenza di una Wanna Marchi e del suo sale da sciogliere nell’acqua, mi chiedo se davvero non avessero ragione quelli di Radio Maria con la storia delle punizioni divine. Penso agli olandesi che il tema delle unioni civili l’hanno già affrontato da tempo, e così sarebbe spiegato anche l’infortunio di Van Basten. Mentre tutta la pioggia che si è abbattuta sulla città nel fine settimana potrebbe aver risentito dell’eccesso di olio piccante che ho fatto mettere venerdì a pranzo nel panino col lampredotto. Sempre a proposito di grandi ripercussioni proprio oggi sarà il grande giorno nel quale gli americani potrebbero ricevere il giusto castigo divino per l'uso indiscriminato di burro d'arachidi. Chiudo in maniera bieca e a niente vale la storia di questo blog che mai aveva fatto uso di pubblicità, l’interesse commerciale avanza veloce come uno strappo di Tello, così oggi questo spazio diventa soprattutto bacheca. In maniera bieca nel senso che dirò di farlo solo per ricordare quando mettevamo gli annunci su “La Pulce”. Vendo rarissima fotografia, esemplare unico da collezione, di manifestanti che non contestano Renzi ad una sua visita a Firenze.

lunedì 7 novembre 2016

Un pari che è un deposito di grassi



Il gol di testa di Muriel, uno grasso che la testa l’ha sempre avuta solo per seguire un’alimentazione ricca di olio di palma, è stata la punizione divina per aver ascoltato radio Maria invece del Guetta. Il secondo tempo meno intenso è forse colpa della gestione dei cambi di Sousa nella partita di EL. E così è stata sprecata un’altra occasione, l’ennesima, rimaniamo nella terra di nessuno con strane sensazioni, ci chiediamo che squadra siamo, che campionato è, e non capiamo, come quando non sai se ti stai muovendo te o il treno accanto. Squadra bella, reattiva, ma anche incapace di raddoppiare nel primo tempo, in decomposizione invece nel secondo, con Kalinic perennemente in ritardo e in fuorigioco. Mai visto così in difficoltà. Pareggio giusto se consideriamo che il nostro gol è frutto di un episodio fortunato e che Tatarusanu salva all’ultimo secondo su Praet togliendo la palla dall’incrocio. Meglio la Samp nel secondo tempo, più brillante anche senza Linetty che di brillantina se ne intende più di tutti. Male Badelj, Tello continua a non convincere, Bernardeschi fumoso, Kalinic come il 23 A che va a Sorgane, sui cross rasoterra davanti alla porta salta sempre la corsa. Male i subentrati Sanchez e Chiesa, tardivo il terzo cambio. Quattro pareggi interni consecutivi sono una delusione al pari di quando esci con una che già non ti interessa molto, ma lo fai perché è chiaro che te la dà, e poi non te la dà. E’ anche vero che con tante partite così ravvicinate ci sta un calo d’intensità, poi la Samp sta bene, c’è la piena dell’Arno, l’Inter ci ha raggiunto in classifica, la tripletta di Salah e il nuovo record di visite del blog. Cos’altro ancora? Annunceranno prima il nuovo allenatore del Palermo di quello dell’Inter che ha contattato anche Zola e ora l’elenco è finito. Malgrado la partita sia stata bella, equilibrata, e la Fiorentina sia sembrata a tratti quella in edizione deluxe, con questo pari tutto finisce, come di solito succede, sui fianchi e sul sedere di Muriel.

domenica 6 novembre 2016

Ipotesi di mancata vittoria


Il Bambi che è un testone e non vuole usare il “Salvatempo”, dopo le affermazioni attribuite a Buffon sta pensando di presentarsi alla cassa della Coop con la maglia della Juve per vedere se quelli in fila si scansano. E anche col Km zero non se la dice tanto, per lui rimane un argomento legato sostanzialmente al mondo delle automobili. Fiorentina - Samp è partita da seconda vittoria consecutiva, evento ancora incredibilmente assente sul tabellino del campionato, è partita per dare un senso al concetto di continuità e per migliorare ancora la classifica prima della sosta e dopo il pareggio tra Napoli e Lazio. Nel caso di mancata vittoria dovrà farsene una ragione e collocare questa stagione tra quelle dove dimostrare di essere cresciuti come tifoseria, capaci insomma di accettare che quello della macchina davanti che ci ha fregato il posto ha la mamma maiala. E accettare finalmente anche di usare il Salvatempo. Se non vinciamo con la Samp ha già detto che sarà come sedersi a uno di quei tavoli di Hopper, di notte davanti a caffè, e alla solitudine che già regna nelle sue tele, aggiungerci un maxischermo dove guardare gli highlights della partita. Ci sono anche altre teorie per un’eventuale mancata vittoria, tipo che se non vinciamo sarà una punizione divina perché qualcuno in settimana ha bevuto la Coca Cola mentre mangiava il panino col lampredotto. Ma lui non vuole credere a questa ipotesi (chi è che mangia il lampredotto con la Coca Cola?), lui vuole pensare di aver già vinto, e se proprio non deve essere così, allora che sia il destino di mano propria a cancellare una vittoria già scritta. Un po’ come chi al referendum vorrà votare no e dovrà cancellare la croce prestampata sul SI. Se non vinciamo tornerà a casa a friggere le patatine consolandosi sapendo di non usare l’olio di palma. Niente a che vedere con il catastrofismo di chi pensa che  i terremoti sono dovuti al mancato arrivo di Mammana. E comunque è inutile prendersela  per un’ ipotetica mancata vittoria, così come è inutile per chi non è di San Frediano prendere le distanze da Radio Maria, tanto si sa che prende da tutte le parti.

sabato 5 novembre 2016

Di prima mattina


Lo scopo per una volta scientifico dell’editoriale, solitamente sempre rivolto al sociale per distrarre gli utenti dalla triste realtà denunciata da Sousa, oggi è prevalentemente quello di testimoniare che c’è vita anche prima delle 7. Ed è nel silenzio del mattino presto che l’analisi si fa più lucida; Vecchi per esempio posso dire che ha fatto bene a risparmiare la difesa titolare in coppa per la sfida salvezza col Crotone. Intanto, Hiddink, Simeone, Guidolin, Villas Boas e Marcelino proprio di prima mattina hanno abbandonato il gruppo di Piero Ausilio. Ieri Firenze ha ricordato i 50 anni dall’alluvione che alle prime ore dell’alba tracimò, la peggior catastrofe che la città abbia conosciuto dopo il mancato arrivo di Mammana.  Quando ancora la maggior parte delle persone dorme l’energia a disposizione dei mattinieri è in percentuale maggiore, per questo tutto diventa più chiaro, le trame più oscure vengono alla luce tipo il controllo del popolino attraverso varie metodologie come il fair play finanziario, il terrore di tornare a spalare la neve a Gubbio, gli immigrati, i gay, la carne, l’olio di palma, e i terremoti come punizione divina. Per me sarebbe importante che anche gli utenti del blog leggessero gli editoriali prima delle 7 invece che a mezzogiorno dopo aver dormito 10 ore. Perché quando uno affronta l’editoriale così riposato, e quindi troppo attento, di conseguenza è pronto a sottolineare con la matita rossa il fatto che scrivo Antognogni per amore di Cognigni. Se avessi degli utenti più mattinieri potrei permettermi dei refusi quasi invisibili come ho qppena fatto. Da quando ho convinto il Bambi ad alzarsi prima delle 7 ha capito finalmente i vantaggi dell’arretramento di Borja Valero e perché da piccolo sceglieva sempre il fiaschetto di vino come segnaposto a Monopoli. L’unico in San Frediano che riesce a stare con le mani in mano e comunque tenerci anche un bicchiere. Alzarsi di prima mattina gli ha permesso anche di capire che da piccolo quando la mamma non c’era e non poteva allattarlo, gli lasciava Playboy così si tranquillizzava guardando le poppe.

venerdì 4 novembre 2016

Cristoforo e le nozze d'oro col gol


Un primo tempo nel quale lo Slovan è sembrato soprattutto Liberec di assestare delle gran pedate. Nel frattempo c’è stato il rigore di Palicic, il solito gol di Kalinic (7° gol in 5 partite, in 2 settimane) e la nota stonata della posizione di Cristoforo. In queste partite incastrate nel traffico degli impegni ravvicinati è fondamentale sbloccare presto per una migliore gestione delle risorse fisiche e mentali. Un po’ com’è importante fare fuori tutte le zanzare da casa prima di dicembre, in modo da evitare che scatti l’obbligo di fargli il regalo di Natale. Considerato che entro il 15 novembre c’è già da fare turn over con le gomme invernali. Secondo tempo che vede il gol in buca d’angolo di Cristoforo (2° gol da professionista) e l’inspiegabile gestione dei cambi, con l’impiego di Kalinic addirittura fino all’85° sul punteggio di 3 a 0. Sarò sicuramente io che non capisco visto che anche della Beatrice non ho mai preso in considerazione la questione della tettonica a placche. Adesso ci manca solo che diano retta ad Alfano che ha avuto la brillante idea di proporre lo spostamento del referendum, quando c’è ancora da recuperare la partita di Genova. Oggi è il 50° dell’alluvione che coincide come abbiamo visto con i 50 anni trascorsi dall’ultimo gol di Cristoforo col Penarol, da festeggiare entrambi buttando in Arno Eugenio Giani grazie ad una di quelle cerimonie a buffet che hanno contraddistinto la sua carriera politica. Fiorentina in testa al girone con 10 punti seguita dal Qarabag a 7, mentre tra le altre italiane impegnate in Europa la Roma vince nettamente in trasferta, il Sassuolo in doppio vantaggio si fa rimontare e l’Inter fa l’Inter perdendo ancora. Sconfitta dei nerazzurri che mi ha riportato alla mente quando da piccolo mi piacevano gli scioglilingua, oggi che dopo l’intervista di Sousa sono più realista e meno sognatore mi rendo conto che sulla panca dell’Inter non sopravviverebbe nemmeno la capra.

giovedì 3 novembre 2016

La Rita sa e non sa


La Rita tende a farmi presente solo gli episodi di marcata superficialità, sugli altri sorvola per una convivenza serena, dice che per Ognissanti mi sono ricordato di guardare Manchester City-Barcellona ma non di festeggiare Santoro. Gli ho risposto che di buono però c’è che ancora riesco a dispiacermi per De Boer e Pioli allo stesso tempo. Una dimostrazione di grande sensibilità, poi è anche vero che ci sono dei momenti nei quali mi faccio prendere troppo dai sensi di colpa, non necessariamente quando lei mi fa presente episodi di marcata superficialità, mi succede prevalentemente quando ho bisogno di una nuova camicia e la commessa sa che è proprio grazie a uno di quei sensi di colpa se ne comprerò almeno una sapendo che dopo ne dovrà ripiegare 100.  Praticamente un debole. E poi mi sono ricordato perfettamente che ieri era il diciassettesimo anniversario del gol in rovesciata di Bressan contro il Barcellona, ma stento a ricordarmi dell’anniversario di matrimonio. Malgrado tutte le mie mancanze lei mi vuole bene e mi sprona a dedicare 5 secondi al giorno per riflettere sulle mie virtù. Per coltivare l’autostima dice. Malgrado sappia perfettamente che non è vero che gioco a biliardo solo per far piacere al cane. Sa benissimo che non abbiamo un cane. Lei sa che tra i convocati di stasera c’è anche Vecino e che questa è una buona notizia soprattutto in prospettiva Samp. Sa che il tema è il turn-over e che c’è la possibilità concreta di vedere Chiesa, Cristoforo e Zarate. Sa che servirà vincere per ipotecare il passaggio del turno. Sa che sarà importante evitare di prendere gol, mentre per evitare di prendere l’acqua sa che è determinante la trasmissione televisiva della partita in chiaro. Visto che l’idea di Sousa è quella di vincere, sa anche che questa volta la speranza è che l’idea non venga male interpretata soprattutto dalla squadra. Sa che ci serve continuità di gioco e di risultati, il dubbio che gli rimane è un misto tra il tattico e il sociale, una posizione tipica del pianeta donna, di quelle che tendono solo a complicare le cose. Dice di non sapere se il prossimo incubo dei tifosi Viola sarà più il ritorno in campo di Tomovic o la tavoletta ghiacciata del wc.

mercoledì 2 novembre 2016

Chi ci salva è Salvatore


Io non riconosco Alloween così come il Bambi non riconosce la festa dei defunti, lui sostiene che a rigor di logica per festeggiarli dignitosamente bisognerebbe morire. Anche se lui non fa testo, anni e anni a drogarsi e oggi chiede il latte di soya per macchiare il caffè. E poi li dovrebbe festeggiare proprio perché molti di loro sono i protagonisti delle sue bestemmie quando la Fiorentina prende gol. C’è stato un periodo che una almeno ne riconosceva, era il periodo spagnolo di Barcellona e della San Gria. Dopo il mio giro a Trespiano stanotte ho sognato il nonno Gigi che ha fatto la guerra e gli raccontavo che gli uomini al posto di sedersi a capotavola fanno gare di cucina, e che la Fiorentina non ha vinto ancora il terzo scudetto (su Alloween ho preferito soprassedere per non fargli togliere la cintura come era suo solito fare quando si arrabbiava. Non gli ho detto neanche di quando applaudiamo all’atterraggio dell’aereo). Ricapitolando questa prima parte di campionato che ci vede in crescita, mentre De Boer è stato intanto esonerato: i medici ci tengono nascosto il pericolo presente nei vaccini, i ricercatori ci tengono nascosta la cura per il cancro, i geologi ci tengono nascosta la vera magnitudo dei terremoti, i climatologi ci tengono nascosta la verità che c’è dietro la scia di condensazione degli aerei, Cognigni ci tiene nascosta la plusvalenza di Alonso. Per fortuna che ad aprirci gli occhi ci sono persone come Pallavicino, e che a salvarci dai Della Valle c’è sempre la famiglia Ferragamo.

martedì 1 novembre 2016

Marketing e markigiani


Il marketing è un ramo dell’economia che traccia rughe d’espressione profonde sul nostro modo di essere; suonano alla porta e il dolcetto diventa senza olio di palma. Così come tra un po’ la foto sulla tomba sarà un selfie col telefono in mano, e vuoi che le famiglie dei tifosi Viola morti senza aver vinto nulla non decidano di sceglierne uno dei 150.000 fatti da Sousa prima delle partite? Un mondo diventato evidentemente una prigione se tutti sentono il bisogno di farsi dei tatuaggi. Le nuove tendenze di mercato ci portano a farci domande diverse da quelle di una volta, tipo; “la difesa a tre o a quattro?”, “Dolcetto o Barolo?”. Di conseguenza anche certe affermazioni non hanno più senso, risultano datate, chi dice per esempio che l’amore eterno non esiste, dimostra di essere stantio dentro, ma davvero non sa che esistono i Della Valle e i markigiani? Un amore indissolubile. L’atteggiamento deve essere sempre rivolto al nuovo, tanto abbiamo i ricordi che ci legano al passato, io li conservo insieme ai dischi in vinile, uno in particolare, di quando vidi la Beatrice dalle poppe grosse per la prima volta da Alberti mentre cercava un LP di Janis Joplin. Mi colpirono i suoi jeans, ma quando si girò per andare alla cassa fu subito amore. Anche se il marketing non ha spiegato le tre cose che non ho ancora capito della vita. Vada per la chimica e per la fisica, ma come fa una ragazza così magra ad avere le poppe così grandi senza essersele ritoccate rimane un mistero. E tre sono i babbi che ci regala questo terzo millennio; il babbo che guarda la televisione, il babbo che dorme, e il babbo che dorme mentre guarda la televisione. Tre sono i punti per una vittoria, la Sammontana compra le “Tre Marie”. Marketing che porta a corsi di aggiornamento nei luoghi più strani proprio per il carattere innovativo dello stesso processo sociale. Ieri c’è stato un summit di esperti sismologici davanti al lampredottaio di piazza de’ Nerli. Ho un amico che vive nel terrore per via di tutti questi eventi di tendenza pompati da un marketing estremo, di quelli che richiamano le grandi masse, un tempo c’era la festa del grillo a Porta Romana, tutto tranquillo insomma, ma da quando c’è Lucca Comics ha paura che un supereroe gli trombi la figlia. Per non parlare di come grazie a un uso sottile del marketing siano riusciti a far passare un sintomo di vecchiaia, o comunque di vecchiaia precoce per salutismo. La giornata di campionato finisce di lunedì, e per terrorizzare Tommaso ieri sera mi sono vestito da autoradio estraibile