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sabato 30 giugno 2012

L’agenda troppo fitta fotte la passione


Siamo in attesa della finale europea tra il caldo che picchia duro come Schwensteiger e il “caldo gallego” di un calcio spagnolo ormai più Galizia che delizia, un brodo di passaggi fatti con l’osso del prosciutto di un ciclo vincente ormai arrivato all’osso, e spalla di maiale salata e rancida come la fine di un egemonia, e poi fagioli e patate sui quali bere una weiss ghiacciata in memoria di un calcio tedesco trombato con un sottofondo di mandolino. E in questa canicola di pensieri c’è il tempo per sfogliare purtroppo anche l’agenda sempre più fitta, triste e provinciale del nostro povero tifo Viola e dei suoi divulgatori cittadini che gli forniscono le ruspe, che mostra come si può ben vedere, la voragine nella quale è sprofondato, ridotto da una crisi che strangola, a mendicare le vittorie della Nazionale come rivalsa prandelliana contro i Dv. Perché gli esodati dalla ragione che prima facevano il tifo contro la Nazionale, adesso lo fanno a favore, ma non per un ritrovato spirito patriottico, non per un sussulto e nemmeno come riscatto da una vita grama, ma solo per un mentecatto modo di utilizzare le fortune azzurre di Prandelli come ariete per buttare giù i marchigiani dalla torre di Maratona, ormai una cronica e patologica turbe che si vorrebbe curare solo con un decotto di erbe, quando invece necessita di robusta imbottitura alle pareti. Evidentemente il caldo rivendica la propria leadership sull’attenzione di chi è sempre in trincea a combattere questa sporca guerra che intanto ha distrutto la Fiorentina, perché se il caldo torrido e anche un po’ Torres, fiacca la concentrazione, ecco allora tornare comodo l’uso dell’agenda dove appuntarsi d'ingoiare la pillola contro il mal di pullman, perché le avvisaglie ci sono già tutte, manca solo di strappare il biglietto per andare a contestare la Fiorentina a Moena, e quindi sarà meglio ricordarsi di prendere l’autolesionismox in supposte, anche se sono certe e non supposte le predisposizioni chiarissime all’uso del cilicio, che noi da questo blog invece combattiamo con la maestria dell'uso delle piogge acide, prendendo spunto dal povero Vitelozzo quando andava in bagno, e quindi pisciandogli in testa. E’ un’ agenda quella di cui parlo che viene distribuita in città da una miriade di ragazzi volenterosi che devono riempire ore ed ore di radio e siti internet, ma che non sono all’altezza nel senso che non sono troppo alti per riuscire a evitare l’oscuramento messo in atto per tenerli alla larga dagli allenamenti, e allora si incazzano perché vorrebbero invece la Fiorentina gestita come il Galluzzo, ma c’è sempre l’amata agenda dove si scava sempre più profondo il solco dalla realtà, dove si appunta la piccola statura di una tifoseria costretta a riempire il carrello delle soddisfazioni al discount dell’antidellavallismo, bucandosi il duodeno come i Bucaneve Doria. Su quella stessa agenda dov’è stata appuntata la voragine in cui è precipitata la ragione all’indomani della crocifissione del Gesù di Orzinuovi intento però a scegliersi il legno preferito insieme a Bettega, che da maestro d'ascia qual'è ha spaccato in due la Fiorentina. Ma c'è anche un fiume della speranza sullo sfondo, nella speranza che il solco scavato dall’acqua che scorre nelle vene al posto del sangue Viola, possa non essere più sufficiente a contenerla, e quindi si allaghi definitivamente la valle del vuturismo, che sommerga una volta per tutte quel modo coglione di farsi del male, e una volta riempito ci si possa andare a pescare finalmente un po’ di quella passione dai meravigliosi riflessi Viola, ben sapendo che se sopra lo specchio d’acqua si riflette quella passione, sotto invece nuota una fauna affogata in un atteggiamento distruttivo verso i propri colori messo a punto per osteggiare i DV e osannare chi a quei colori aveva invece voltato le spalle, e gli affogati che tirano fuori la testa dalla melma utilizzando la sciarpa azzurra per sputare ancora veleno, è meglio che non si specchino invece, perché se prima chiedevano confronti brandendo lo score deludente, oggi non reggerebbero il confronto neanche con uno scorfano puzzolente.

venerdì 29 giugno 2012

Sballotelli


Aveva proprio ragione Cesare a puntare su Cassano e  Balotelli, e poi su Montolivo che ci schiaffeggia con il rammarico, per un Italia che ha giocato il miglior calcio dell'Europeo senza sbagliare niente, un capolavoro tattico che ci proietta in finale contro una Spagna ormai sgonfiata come un canotto dal sole della sua lunga stagione di successi, andiamo meritatamente in finale e ci andiamo da favoriti, sempre in crescendo e con grande merito, con Cesare Prandelli che rende nulli gli sfrorzinuovi di una Germania che alla fine usa la camicia bianca e sudaticcia del suo allenatore per arrendersi a chi gli ha sempre insegnato calcio, un capolavoro quello di Cesrae e dei suoi ragazzi, che rimane solo da infiocchettare con le palle del toro come trofeo, e che gli regala a questo punto anche un grande spessore europeo. La Germania è stata prima Annichiellita e poi Sballotellata dal probabile capocannoniere del torneo, finalmente stella consacrata, diciamo pure di aver visto una partita entusiasmante, convincente, e se ai quarti ci eravamo mangiati la zuppa inglese col cucchiaio, con la Germania abbiamo dimostrato di avere non solo più birra di chi la fa, ma soprattutto la classe appiccicosa di un Pirlo che a forza di nascondere la palla ha fatto incazzare pure la Merkel, dopo che quella fava di Platini gli aveva fatto credere che gli volesse nascondere anche lo spread, mentre la culona aveva già deciso una bella sanzione economica per i danni riportati dalla locomotiva europea schiantata sotto i colpi del bronzo di Riace, che sempre quel pezzo di Merkel di Platini per farla incazzare ancora di più gli aveva detto che era un bronzo di Storace. Doppia vittoria quindi, perché da una parte Prandelli ha rotto le ossa a un calcio rigido come una Volkswagen, e dall’altra Monti ha rotto l’asse franco-tedesca all’Euro summit, un grande lavoro di entrambi, ma qui sottolineiamo soprattutto quello di Cesare, altrimenti non sarebbe stato possibile presentare una Nazionale a questi livelli, molto più bella con Montolivo invece di Motta, mentre al collega LCD tedesco gli si sono riversi i pollici verso il basso una volta schiantato lo schermo piatto come il gioco dalle sua nazionale, reso tale solo dalla nostra grande sagacia e determinazione, un Italia che gli ha impartito l’ennesima grande lezione e che manderà definitivamente in analisi il calcio tedesco, perché loro sono comunque una nazionale forte in questo momento, ma gli abbiamo sderenati lo stesso, come sempre, adesso va terminato il capolavoro andando all'encierro di Kiev a dargli un paio di Pamplone. Intanto Diladdarno, in una serata calda e sciroppata come un orzata, ho incontrato un tedesco in via del Campuccio, spaesato, bianco come un taxi, smunto dal dolore e perso dopo aver perso, che mi ha chiesto in un inglese sputacchiante come un Lam “ Where is the Santo Spirito square?” Allora ho ritirato fuori tutte le nozioni scolastiche, poche e sbiadite: “No, mi permetta. No, io... scusi, noi siamo in quattro Merdeges. Come se fosse antani anche per lei soltanto in due wurstel, oppure in quattro anche scribài con cofandina? Come antifurto, per esempio, forse Scheweinsteiger ma anche un po’ Boris Becker”. E il tedesco “What?” Poppaaaaaaa!!

giovedì 28 giugno 2012

Impegno somMario


Ci vorrà l’impegno massimo di tutti per battere la Germania stasera, e sono fiducioso proprio perché sicuro che nessuno si tirerà indietro, e poi c’è sempre il mio preferito, il più solerte, la figura più dinamica della squadra, e non lo dico solo io, perché lo diceva già molti anni fa anche la Parisina che ringraziava Mario quando invece era Saverio a mandare avanti la bottega, mentre lui andava a fare i’ bischero con la figliola della Sandrelli cantando l’inno di Mameli addirittura peggio di Buffon, oppure quando -  Saverio: Parisina, mi è venuta un'idea, forse, per liberare Vitellozzo. Parisina: Grazie Mario! Saverio: No! Che grazie Mario! Dicevo, stanotte, a ME è venuta un'idea, forse, per liberare Vitellozzo! Parisina: Grazie Mario! E per me allora non c’è un Mario che non sia più Mario di Balotelli, uno che l’impegno ce lo mette sempre, e lo fa con lo stile di un iperattivo grazie alla classe superiore che lo contraddistingue, perché c’è chi mette in campo solo la volgarità di una corsa forsennata, eccessiva nella sua forza dirompente, bavosa, che mette in mostra solo la rudezza di una potenza arrogante, e la resistenza tipica di chi è abituato a soffrire per una condizione congenita d’inferiorità intellettiva, vedi quello scriteriato di Maggio, ma non si è mai visto un Einstein o un Leonardo da Vinci scapicollarsi per inventare giocate, perché inventare si inventa da fermo, ed è per questo che lui è un predestinato, perché trotterella elegante in un surplace talmente intimo che è difficile da percepire dall’esterno, un giocatore, Mario, che si contiene grazie alla grande raffinatezza innata, e quando gli altri sudano a fare gli esercizi atletici lui li osserva benevolmente per non regalare a loro una figura spiacevolmente madida di sudore, quando fa gol abbassa la testa per lasciare agli altri gli eccessi di una gioia più adatta alla manovalanza. L’Italia con lui è in buone mani stasera, un vero cavaliere senza macchia, se si fa eccezione a quella in testa, e senza paura, se si fa eccezione all’impegno eccessivo che scateni poi la paura degli effetti della sindrome del caporalato di cui il ragazzo soffre, visto come la sua indole stenti a piegarsi sotto la fatica di allenamenti duri come quelli imposti dal caporale di Orzinuovi, con l’unico rischio poi che la sua arte volta a raccogliere consensi, venga scambiata con quella di chi si piega a raccogliere i pomodori, gente troppo china e dedita, perché da che mondo è mondo i pomodori non rappresentano certo il simbolo del consenso. Pomodori che stasera comunque non tireremo certo alla Nazionale di un Mister Balotelli, che una volta scrollata di dosso la sindrome dell’affanno potrebbe portarci  dritti in finale, mentre la sua storia di club potrebbe a breve seguire quella di un altro ex protagonista del nostro campionato, e chissà che dopo il Pocho Lavezzi non sia questa volta proprio Mario a dire grazie, anche se al City, e andarsene da chi stravede veramente per lui già dal millequattrocentonovantadue quasi millecinque, alla faccia di Saverio, e così raggiungere la sua amata Parisina Saint Germain.

mercoledì 27 giugno 2012

L’ora X


La foto di copertina ci mostra chiaramente la X che sta a significare quel pareggio di bilancio che è l’obiettivo fissato dalla proprietà insieme a quello tecnico di ritornare nelle zone di classifica che più ci competono, se non proprio un controsenso almeno una sfida difficile sulla quale verrà misurato il lavoro di Pradè e Macia prima, e quello di Montella poi. Penso che in un mercato caratterizzato da una crisi profonda che ha investito anche il calcio, sia ipotizzabile trovare vie d’accesso a giocatori anche interessanti, attraverso scambi, prestiti o comproprietà, è chiaro che questo comporti liste di attese lunghe come quelle per la TAC, ma necessarie perché si verifichino gli incastri giusti per mettere a segno operazioni anche importanti che avranno la connotazione della fantasia e della conoscenza approfondita ed estesa del mercato e di tutte le sue sfaccettature, dalle scadenze dei contratti, all’opulenza di rose troppo abbondanti che hanno bisogno di essere sfoltite, fino alla ricerca di giocatori esodati che potrebbero cercare rivincite una volta ritrovati gli stimoli in una società come la Fiorentina che è proprio in cerca di giocatori adatti a motivare il proprio rilancio. Gli stessi stimoli che la proprietà vuole inviarci mostrandoci la X del nuovo progetto, stimoli che ci permetteranno di ripartire dal basso e che intanto ci smuove qualcosa anche nel basso ventre, una tempesta di idee che alla presentazione del progetto è soprattutto una tempesta ormonale, le idee ci sono e sono chiare, d’altronde le parole uscite dal CDA non si prestano ad equivoci, la proprietà ha parlato di rilancio e lo ha fatto con slancio, lo stesso che ha voluto trasmettere attraverso lo stacco di cosce che caratterizza quello che si è soliti dire un paio di gambe slanciate, caratterizzando la propria anima di industriali della calzatura mostrandoci il pareggio di bilancio indossare un bel paio di stivaletti dell’ultima collezione, e poi la presentazione della squadra al Forte Belvedere con l’anteprima in esclusiva concessa solo al nostro blog che ci permette di vedere quel gran belvedere tornito, che ci racconta di quanto sia sano questo nuovo progetto, e chi ha imputato alla società di averci fatto toccare il fondo, la proprietà benemerita ha voluto rispondere senza badare a spese e polemiche, facendoci toccare con mano idee ma anche un fondoschiena che rende bene l’idea, altro che fondo. Andrea ha specificato che la X dell’ora X sta a significare che per il buon esito di quanto pianificato sarà necessario che l’area tecnica si faccia un bel culo, ma le doti ci sono e la foto non mente, quindi fateci godere costruendoci una squadra sinuosa, eccitante, vogliosa di successo e che ci regali l’amplesso di una lunga cavalcata culminata col successo. Noi che ci dichiariamo fermamente convinti di un simile progetto, così tanto che vorremmo esserci avvinti come l’edera, e intanto lo seguiremo molto da vicino, anzi da dietro, e nella malaugurata ipotesi che inciampi su operazioni discutibili, saremo pronti a sostenerlo per i fianchi e a spingere forte perché riparta, perché a questo serve il tifoso, ad incitare tutto eccitato, e nei momenti difficili ad essere disponibile anche a sostenere il pareggio di bilancio davanti all’ancheggio del bacino.

martedì 26 giugno 2012

Giovanni Muciaccia sarà il bomber per l’Art Attack


Come si può ben vedere sono lanciato come uno spermatozoo verso la prossima stagione sperando di arrivare prima questa volta, molto prima di quella precedente, e così metterne incinta una nuova, gravida di successi ed entusiasmo. Questo editoriale eiacula ottimismo che attingo direttamente da una delle società del gruppo di fave di cui fa parte il blog, che altro non è che una banca del seme, dove non si monitora con preoccupazione lo spread ma lo sperm che da fiducia ai mercati e soprattutto a quello della Fiorentina. La banca del seme del blog nasce fondamentalmente per contrastare l’attività di autoerotismo in voga in città, quella però di farsi solo delle gran belle seghe mentali con la carta vetrata, ampia e luminosa, dalla quale, foschia di pessimismo cosmico permettendo, si può ammirare un panorama di segaioli intenti a leggere su Twitter le frasi smozzicate di Behrami, quando è noto che a forza di manipolare l’autolesionismo si diventa ciechi, e orbi di professionalità chissà cosa avranno mai letto i nostri pusher di notizie in quelle frasi, ma sappiamo che per un tormentone che si è chiuso come quello di JoJo, ce ne vuole subito un altro per rinfocolare il prurito dell’autogestione sessuale, quando non più di qualche giorno fa Pradé aveva parlato di promesse fatte a suo tempo al giocatore, promesse che ha già assicurato saranno mantenute. Gli stessi che oggi ci raccontano di un Beharami dilaniato da scelte difficili attingendolo dai social network, solo poche settimane fa ci avevano raccontato che Oriali aveva rifiutato l’incarico proposto dai DV perché la società voleva cedere Jovetic, attingendolo probabilmente da Disney Channel, e oggi direttamente da Art Attack entra in scena il giornalista che fa bricolage costruendo notizie di giocatori X che non vengono alla Fiorentina preferendo rimanere in squadre Y, ho detto notizie ma avrei dovuto parlare di lavoretti dove il giornalista di riferimento dispone sul pavimento pezzi di frasi, sussurri di corridoio, rivelazioni dell’amico del cugino, in modo da formare, viste dall’alto, delle suggestive cazzate, perché di questo si tratta, articoli senza capo e ne coda, senza un nome, senza una cifra, senza uno straccio di riferimento sulle fonti se non fantomatici incontri con le infradito, gossip sotto l’ombrellone spacciato per insinuare che a Firenze ormai non ci viene a giocare nemmeno il maiale, e che fa del giornalismo attuale fiorentino una sorta di Bagno Maria della credibilità, la stessa di quando Mario il bagnino di Forte dei Marmi racconta le sue avventure precedute dall’autocertificazione di forza interiore “c’ho una potenza indeterminata nei bracci”, che è la stessa potenza interiore dei nostri amici che ci raccontano di Fiorentina, e che poi si manifesta in flatulenza di reato, e se il grande Mario insegue tenacemente pesci, come i nostri cronisti d’assalto fanno con la notizia, e “nota nota nota” non ce la fa mai a raggiungerli solo perché sono tonni insuperabili, anche certe notizie risultano davvero insuperabili come i tonni, oppure risultano più tonni quelli che cercano di spacciarle per vere. Ma per dare una ventata di fiducia a un popolo Viola stremato dalla crisi, e se le banche non danno più accesso al credito neanche per comprarsi un piccolo sogno Viola in periferia, la banca del seme rilascia mutui agevolati per viaggi del sesso nel conturbante campionato della Fiorentina, dove intanto si gode anche solo a preparare le pratiche, e poi si spera di mettere incinta la classifica e che la Cicognigni ci porti una bella squadra rivelazione di 70 punti.

lunedì 25 giugno 2012

Santa Croce e delizia


Delle quattro rimaste, tre sono quelle economicamente più sgarrupate nell’ Europa dell’euro, ma il rigore della Germania dovrà però fare i conti con l’Italia proprio grazie al rigore di Diamanti. Una Nazionale Azzurra senza grandi punte di diamante ma in grado di ridicolizzare i Bianchi d’Inghilterra, e il grande merito  va dato a Prandelli per aver presentato una squadra motivata, con il giusto spirito e con un gioco convincente. Restano perplessità sulla coppia d’attacco ma visto che per adesso ha avuto ragione lui aspettiamo con fiducia sperando di dover ammettere che ci aveva visto giusto anche con Balotelli e Cassano, bella, molto bella anche la prova di Montolivo che si fa preferire a Thiago Motta, molto convincente la sua partita, peccato per il supplemento di gioco che regaliamo ad una Germania già a riposo da due giorni, sperando oltretutto di non perdere un gigantesco De Rossi. Dopo aver riconosciuto i meriti a squadra e Mister devo anche dire che essere arrivati ai quarti lo ritengo un buon risultato ma non mi entusiasmo per questo, l’Italia ci sta comodamente tra le prime quattro specie se incontra un Inghilterra così mediocre, e può legittimamente giocarsela anche con la Germania per andare in finale, ma è solo da adesso in poi che il suo cammino potrà essere accompagnato da iperboli. E’ un peccato non vedere in campo giocatori come Nocerino e Diamanti ma questo dimostra ancora una volta le buone scelte di Cesare con il solito punto interrogativo per il reparto d’attacco, mentre molto bene centrocampo e difesa, con l’evidenziatore usato sulla prestazione di Montolivo che si ricandida con autorità per una maglia da titolare, punti interrogativi assenti invece in città, perché se da una parte la partita ci ha mostrato la pochezza dei bianchi inglesi, dall’altra però, in Santa Croce non c’è più nessun dubbio visto che sono stati proprio i Bianchi a dominare e tornare a vincere dopo 31 anni. Diladdarno domina, e devo confessare che se l’Italia di Prandelli ha mostrato il giusto spirito, il mio cuore ha battuto più forte per la vittoria dei Bianchi di Santo Spirito.

domenica 24 giugno 2012

Grassa occasione


Sembrano essersi verificate finalmente le condizioni ideali per lanciare il suo nuovo brand, è così che l'ufficio marketing di Montolivo sfrutterà l'infortunio di Thiago Motta, e con l'occasione della sua presenza in campo dal primo minuto stasera contro l'Inghilterra, Riccardo indosserà sotto la maglia Azzurra quella della sua nuova idea imprenditoriale. Finita la farsa di essere considerato un titolare inamovibile, come del resto aveva detto un Cognigni invece sempre troppo disprezzato, il giocatore una volta valutata la percentuale di partite che lo vedrà partire dalla panchina del Meazza, ha cercato di sfruttare questa sua nuova condizione passata da capitano a capitolato, da avere la fascia al braccio ad avere il giornale sottobraccio sulla panchina di un prepensionamento da esodato, tanto che a Milanello già lo chiamano ironicamente Monti invece di Montolivo, per lanciare il suo nuovo franchising a tema, un fast food che ricorda molto da vicino il più famoso McDonald's. Riccardo ha personalmente seguito tutte le fasi di studio per il lancio del suo nuovo brand con l'intelligenza tipica di uno che ha una bella visuale, ma che destinato all'oblio della panchina è costretto a lanciare iniziative commerciali invece dei compagni. L'idea nasce dalla consapevolezza del seguito femminile che l'ex Viola ha sempre avuto, quindi quella di andare incontro a un target questa volta necessariamente diverso da quello che era riuscito ad accattivare con le sue moviolenze, con gli occhi chiari e la Pitti immagine, visto che questa condizione è ormai passata come la sua passata che sarà sostituita con la borsa dell'acqua calda. Riccardo ha pensato di sfruttare il suo futuro da panchinaro utilizzando il nuovo status del sedentario per rivolgersi alle donne che mangiano male e non fanno attività, a coloro che non sono proprio da copertina, ma sono invece dei copertoni, il giocatore ha capito che a Milano città della moda potrà avere un seguito importante da parte di quelle che vengono considerate tagli forti, il suo fast food per grassi sedentari sfrutterà il filone americano del Mc Donald's fino in fondo e così lo scimmiotterà anche nei colori per cercare di ingannare anche quella fedele clientela, e così Riccardo ha mantenuto la stessa M che sarà il marchio della sua nuova avventura, e in caso di gol Riccardo tirerà su la maglia Azzurra per far vedere in anteprima mondiale il logo del suo franchising, che tradirà gioco forza le più fascinose Montolivette per abbracciare le ben più pienotte “Montolivotte”

sabato 23 giugno 2012

La porti un bacione a Firenze


La città è divisa non solo dall’Arno ma anche da un fiume scarno di ottimismo sulla cui sponda la passione non vegeta più ma affonda. Una volta preso atto degli errori commessi dalla proprietà, non si capisce il perché si continui ad attaccarla per il pregresso nel momento stesso che si sta lavorando per recuperare le posizioni perdute, società che ha dichiarato di avere ambizioni e quindi facilmente attaccabile qualora non lo dimostri coi fatti, sfugge la logica di chi ha un atteggiamento di chiusura totale, che se da una parte certifica la legittima antipatia per la famiglia, dall’altra però non trova nessuna spiegazione se applicata al concetto della passione che non sia evidentemente malata. Macia, Pradè e Montella stanno cercando di ricreare un gruppo motivato, di formare una squadra che possa piacere alla sua gente, e un innamorato della Fiorentina sogna solo di vederla il prima possibile, il trasporto e l'entusiasmo dovrebbero essere stati d'animo scontati all'alba di una nuova stagione, si dovrebbe aspettare solo l'ora di seguirla appassionandosi con l'atteggiamento positivo di chi ha voglia di viverla la sua squadra e non di fare tifo contro perché avvelenato con la proprietà, ben sapendo tra l’altro che è seria, solida e che ha dimostrato a differenza di quanto si sostiene, di averle le capacità per raggiungere certi risultati, a meno che i meriti non siano stati tutti di Prandelli e allora si confessi che si è smesso di essere tifosi della Fiorentina il giorno che è diventato il CT della Nazionale. Non si capisce davvero a chi fa bene questo clima di diffidenza e continua delegittimazione della proprietà, se non alle farmacie che vendono principi attivi per proteggere il fegato, e una volta che uno si è accorto che la passione non è più sufficiente a sopportare le difficoltà di una classifica mediocre, che nella nostra storia è situazione non certo nuova, dovrebbe aggrapparsi con tutte le forze all’intelligenza e non al flacone del Prozac, mi viene in mente il classico esempio di una coppia che si separa facendosi la guerra e fregandosene del male che da questa viene fatto ai figli. Molti antepongono Il rancore per i Della Valle alla propria passione, di fatto mostrando un atteggiamento negativo che danneggia l’ambiente e che tiene in ostaggio quanto di positivo esprime la passione stessa, il Cupolone è sempre il Cupolone, e lo è stato anche quando sotto ci passava l’autobus o l’alluvione, riempie occhi e cuore, ed è normale che faccia parte del nostro amore per la città anche quando ci si trova bloccati nel traffico del Viale Talenti. La Fiorentina è parte della nostra vita a prescindere dal suo Presidente, farsela avvelenare da chiunque sia, a Firenze si dice che è da bischeri, e se i ponti sono schizzinose architetture che si inarcano per non bagnarsi i piedi nell’Arno, passino pure le loro domeniche sull'altra sponda, non sarà più d’argento ma rimane sempre un fiume in grado di fargli galleggiare prima o poi un cadavere ascolano tra un urlo del Guetta e l’altro, a noi che invece prevalgono sentimenti più salutisti, quelli che ci fanno guardare al presente con ottimismo e ironia, e ci proiettano verso un futuro dove non si declamano gli errori passati, vorremmo rivedere per l'occasione anche i vecchi modi di salutare proiettandoli nell'oggi un po’ volgarotto ma che è anche quello un po' anima di questa città, di quelli che a Firenze si dice “quando ci vole ci vole”, e se dalla sponda di un tifo nemmeno metrosexual ma eunuco di passione non si riesce più a sorridere, dall’altra togliamo il romanticismo melenso del “ la porti un bacione a Firenze” aggiungendo il sorriso del nostro saluto più goliardico, di quelli da “Amici miei”, una zingarata, una fotografia di copertina che inviamo a chi davanti alla Fiorentina mette i propri risentimenti.