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sabato 28 febbraio 2015

Roma città Eternit

Chiedimi se sono felice dopo il sorteggio: “Sei Felice?”. "No sono Gianni". Non tanto perché l’urna ci ha regalato la Roma, sono Gianni perché giocare contro una squadra italiana toglie il fascino della partita di coppa. Roma città  Eternit. Non solo cancerogena, caotica, se si pensa che esiste un solo bar dove non hanno idee su come sistemare i problemi del Paese, e siccome si trova in Parlamento, non basta il grande raccordo anulare per consentirne un accesso meno congestionato. Città pigra ma allo stesso tempo palestra di vita, dove in molti praticano il metodo Ponzio Pilates. Ovvero la forma di democrazia più difficile da applicare, quella di un padre romanista che permette ai figli di essere laziali. Il problema che innesca il mio calo del desiderio per questi ottavi di finale si può riassumere con il fatto che lo scontro da dentro o fuori sarà con una squadra con la quale abbiamo già giocato in campionato e in Coppa Italia, e il dentro e fuori è roba seria per giocarselo nella routine di un menage di coppia, e non di coppa, è come fare la fidelity card per andare con la stessa puttana 6 o 7 volte di seguito. Poi nel calcio il dentro o fuori è tema attuale, non a caso si sta pensando all’elettronica, ed è anche la domanda che assilla le donne con cui vado a letto. Le mie insomma sono solo delle leggere puncicate. Confesso che peggio del sorteggio con un’altra italiana avrei potuto considerare forse il Greatest Hits di Gigi D’Alessio, non tanto per la musica che propone, ma in quanto napoletano come Montella. Il danno psicologico è quindi di quelli importanti, è una cottura sbagliata di un prodotto selezionato con cura, diciamo un pollo del Valdarno poco cotto. Anzi, così crudo che si mangia le patate. E’ una delusione troppo grande, come quando mi innamorai di una donna e mi eccitai pensando che mi avesse chiamato con un sensualissimo “Pssssss”, per accorgermi invece che era solo la mia bambola gonfiabile che si era bucata e che si stava sgonfiando. Purtroppo la realtà per noi tifosi Viola è sempre più triste di quanto uno possa mai immaginare, lasciamo stare la vicenda Neto, l’addio di Cuadrado, l’inadeguatezza di Montella, Salah è un resto sbagliato, riflessioni amare del tipo "pensavo che più lento del 23A non ci fosse niente prima che ci comprassero Badelj", lasciamo stare il mercato di gennaio, la preparazione sbagliata, lo Statuto chiuso per i cantieri della tramvia. Il sorteggio è aldilà persino del fatto che a marzo sei ancora in lotta su tre fronti malgrado la società faccia schifo e la squadra non sia allenata da Di Francesco, questo sorteggio è anche più del film che ti sei fatto con la tua nuova ossessione, dove fai la doccia, effusioni e sesso compreso. L’urna mi dice che sono congelato nell’angolo mentre passo shampoo, balsamo e trattamento nutriente alla fidanzata. Comunque esorto tutti ad avere fede, anche in assenza di un sorteggio con le autoreggenti, poi lancio un sondaggio per capire se la Fiorentina secondo voi passerà il turno:
A) Si
B) A
C) B

venerdì 27 febbraio 2015

L'ammorbidente

Un altro grande secondo tempo, di quelli tipici montelliani da preparazione sbagliata, a conferma di una perfetta gestione del turnover. Malgrado Gomez al posto di Babacar. Passa la squadra che più se l’è meritato, e il fatto che Neto indossi ancora la maglia Viola rendendo felici alcuni tifosi, è la dimostrazione che Dio non esiste, così come già doveva essere chiaro dal momento che un pollo ha due zampe mentre un ragno ne ha otto. Bravo comunque il brasiliano, per lui non era affatto una serata facile. Ma almeno per me non sono certo in discussione le sue qualità tecniche. Diciamo pure che ieri ho fatto l'amore sulla lavatrice, ma ho avuto problemi di erezione. E diciamo che Neto è l’ammorbidente. Il resto invece è arrapante a bestia!! Primo tempo sofferto come a Londra, polli a due zampe questa volta loro per l’occasione enorme gettata al vento, ma non molto di più. Secondo tempo invece dominato da noi, e loro mai pericolosi. Mentre i polli abbiamo provato a farli noi sbagliando con Salah e Badelj occasioni ghiotte. Non vorrei parlare di lezione di calcio perché come sappiamo più o meno tutti ci manca il maestro, quindi non parlerò di organizzazione e di carattere perché sennò non si spiega come mai Babacar calcia i rigori. Una squadra messa in campo perfettamente (forse), all’interno della quale Gomez oltre a fare bene il suo mestiere, si sacrifica nel recupero di palloni importanti, e in occasione del raddoppio si misura anche nella specialità dell’assist. Badelj sempre più calato nella realtà del nostro gioco, anche lui prezioso in rifinitura. Pazzesco l’impatto di Salah nel nostro calcio, sempre più Edmundo e non c'è nemmeno il pericolo del carnevale. Granitico e in ascesa Richards, Savic come Vierchowod, impressionante anche a livello fisico la partita di Joaquin e Pizarro che lavorano tanto pur mantenendo i loro standard qualitativi. Una piccola ombra solo per i due infortuni che speriamo alla fine non si rivelino troppo seri, e poi gioia a diritto fino in bocca al sorteggio dove mi auguro vivamente di non trovare un’italiana. Malgrado l'Isis sia l'unica azienda al mondo che sta cercando di spostare la sua sede in Italia, io vorrei continuare a misurarmi in Europa. Oltretutto ieri c’è stato anche il record delle visite (1878) e in particolar modo quello del numero delle pagine aperte contemporaneamente (alle 14:00 erano 529). Brindiamo e godiamoci ancora quindi quella che è stata una serata perfetta (ammorbidente a parte), e forse sarà stato per quello che ieri sera mi sono addormentato tra le braccia di M.Orfei e stamani mi sono svegliato pieno di mascara.



giovedì 26 febbraio 2015

E' una partita di calcio, non un'assemblea condominiale

Vuol dire che ci tureremo il naso come quando l’elettorato più moderato votava Democrazia Cristiana. Stasera bisogna unire i sentimenti sotto ad unica bandiera. Magari se in certi momenti della partita mi sentirò di evadere da questo forte senso dello Stato, lo farò di nascosto come Gino Paoli. E qualcuno a caso lo manderò affanculo con la scusa di andare in bagno. Del resto se i’ mi babbo fosse ancora vivo ora direbbe “Smettila di dire in giro che sono morto!”. Non è il momento dei risentimenti, ma quello di andare oltre alle beghe di condominio. Ci serve una notte magica che unisca tutte le diverse anime del tifo, si, ci servono anche quelli di “Diamanti grasso”, “Salah? Meglio andare a Sharm el-Sheikh”, “Badelj unn’è bono!”. “Montella, la Roma, Cerci, Rosi, Pradè, la pajata fa cahare”. Prevedo la difesa a 4 con Savic e Rodriguez centrali, Alonso a sinistra e Richards a destra. Badelj, Pizzaro e Mati Fernandez a centrocampo, mentre i tre davanti saranno Gomez, Salah e Joaquin. Le alternative sono Pasqual e Basanta al posto di Alonso, Tomovic al posto di Richards e Aquilani in alternativa a Badelj. Parola d’ordine “Vincere”, che forse fa un po’ troppo guerriglia, è un uso troppo militare della metafora per i miei gusti. Come quando si esorta la squadra a scendere in campo con gli occhi della tigre, o ancora peggio con il coltello tra i denti, mentre a te non fanno passare nemmeno il panino con la porchetta perché fa troppo Ariccia, Roma, Montella, Cerci, Rosi, Pradè, la pajata fa cahare, Della Valle e il Colosseo ecc. ecc. E poi questo evocare le armi più o meno da taglio, a prescindere che l’Isis sia veramente alle porte di Roma, e allora la porchetta di Ariccia, Montella, Cerci, Rosi, Pradè, la pajata fa cahare, Della Valle e il Colosseo ecc. ecc. insomma mi sembra fuori luogo. Per esempio, a me il coltello tra i denti evoca il sesso orale da quando ho saputo dal Bambi di una triste storia di violenza sulle donne che è stata consumata in via Maffia, dove purtroppo con tutto questo uso della metafora guerrafondaia poi si fanno i conti con la delinquenza sotto casa. Il Bambi lo conosce bene i’ Galli, tifoso Viola che ha sempre preteso che chi va in campo debba sputare sangue per la maglia, radere al suolo le difese avversarie, mordere le caviglie, avere occhi iniettati di sangue, coltello tra i denti ecc. ecc. Poi si fa presto a confondere la metafora con la realtà, l’altro giorno è andato a prendere la fidanzata alla scuola Gaetana Agnesi dove lei insegna ai bambini delle elementari. Lei che è anche molto ironica quando lo ha visto gli ha chiesto se era una pistola quella che aveva nei pantaloni o era solo la felicità di vederla. Lui ha risposto entrambe, e poi l’ha costretta a salire sul furgone.


mercoledì 25 febbraio 2015

Il vino fa buon sangue, buon sangue non mente, Neto beve solo acqua

Oggi mangio bene e bevo meglio, sono a Reggio Emilia con il mio Anthony Bourdain di fiducia. Un pugliese trapiantato a Bologna. Attilio sa tutto dei vini, la sua è una continua caccia all’IGT fuori dai grandi circuiti, lui ama conoscere il produttore e la storia del vino che sta bevendo. E’ una cisterna di sapere. Non è di Bari ma è barriccato. Attilio mi sorprende sempre. Il suo rammarico è solo quello di non essere riuscito ancora a farmi assaggiare una vendemmia 2024. E secondo lui ci vorranno ancora tanti anni di ricerca. E’ uno dei pochi che grazie alla sua enorme conoscenza enologica riesce a scrivere Schwarzennegger senza prima digitarlo su Google. Lui sostiene che questa capacità è stata sviluppata proprio grazie alla ricerca dei migliori Gewurztraminer. Stesse difficoltà. Mi sono accorto nel tempo che Attilio preferisce i bianchi, e questo un po’ mi ha insospettito, aldilà della ricerca della qualità degli stessi, secondo me c’è dell’altro. Molto più di una semplice preferenza di caratteristiche dell’uvaggio. Mi viene in mente una mia ex che continuava a dirmi di mettere il latte al cioccolato in fondo al frigo con la scusa di mantenerlo più fresco. Ho paura che sono un po’ razzisti. A prescindere da certe deprecabili intolleranze ai solfiti di colore, mi farà bene oggi staccare dal solito ambiente pieno di polemiche scaturite dopo pareggio interno con il Toro, lontano dall’ipotesi Neto, lontano da una vigilia carica di tensione. Di solito con Attilio la qualità del bere abbinata alla quantità (è un generoso) ci permette di affrontare temi personali anche delicati, insomma non parliamo solo della difesa a tre, e neanche della gestione del vantaggio in casa a 5 minuti dalla fine. Tantomeno se Messi sbaglia un rigore contro il Manchester diamo la colpa all'allenatore perché l'avrebbe dovuto far tirare a un altro più bravo di lui. L’ultima volta grazie a un Franciacorta rosè, mi ha raccontato che crescere un figlio fino a 22 anni gli è costato circa 250.000 €, e solo per le sigarette e l’alcool. Ma è contento di non essere Cognigni. E poi quando beviamo siamo anche molto meno ingessati, più liberi di mostrare aspetti del nostro carattere tenuti lucidamente nascosti dietro all’apparenza. Lui ama la Ribolla Gialla, la ama a prescindere dal fatto che un tipo di etichetta così tendente all'ocra lo infastidisce perché gli ricorda i cinesi, la ama  perché lo libera completamente da certe inibizioni, ricordo che una volta pur indossando un vesto molto formale di Corneliani, riuscì a mandare un SMS a caso con scritto “Sono incinta”. Sarà che non ama i solfiti, Attilio è da considerarsi un puro, qualcuno lo potrebbe definire schietto, sincero, vero, insomma, con lui non ti viene mai ne il mal di testa, ne il bruciore di stomaco, e  poi puoi guidare la macchina. Spero che anche oggi mostri ancora tutta la sua ingenuità, è così raro trovare una persona così biodinamica. Uno che non si accorda con la Juve, insomma. L’ultima volta era così entusiasta di aver trovato delle manette, una maschera ed una frusta nella camera della sorella. Non poteva credere di avere una Super Eroina in famiglia.


martedì 24 febbraio 2015

Il Bambi bestemmia io no



Il fatto che giochi Neto contro il Tottenham è come quel momento imbarazzante in cui discuti con qualcuno, te ne vai sbattendo la porta, ma ti scordi qualcosa e sei costretto a tornare dentro. Personalmente provo del gran disagio. Un doloroso fastidio come calpestare a piedi nudi un pezzo del Lego. Come aver aggiunto un altro lunedì alla settimana. C’è il Bambi che ha scoperto il nome completo di Gesù dopo aver letto la notizia dell’infortunio di Tatarusanu, che ricordo gli era successo solo un’altra volta con Dio, quando aveva sbattuto il mignolino contro la gamba del tavolo di cucina. E’ la vita, il destino è cinico e baro, c’è chi sostiene che la sfortuna non sia cieca, ma che invece ci veda benissimo, io non so davvero cosa pensare, se comunque fosse davvero cieca, allora capisco anche perché sia sola come un cane. Anzi con il cane per ciechi. Comunque le sensazioni non sono buone, io a differenza del Bambi non bestemmio, accetto questa situazione come un doloroso suono di sottofondo, per capirsi meglio come quando sei a telefono con una persona cara ed improvvisamente senti il rumore dello sciacquone. A parte tutti i risentimenti del caso sono sicuro che Neto in fondo in fondo sia anche una brava persona, nel profondo, ma io non ho a portata di mano una pala per scavare. Mi scuserete questa indisposizione eccessiva verso Neto nuovamente in porta, ma la partita contro il Tottenham con lui a difendere i nostri sogni mi sembra innaturale, come chiedere un’insalata al McDonald o un abbraccio a una puttana. Boh, mi sembra tanto una cosa strana vederlo indossare ancora quella maglia, ma bisogna farsene una ragione, come quando finisce una storia d’amore e si cerca di salvare il salvabile. Anche se per farlo bisogna essere in due a provarci. E infatti mi è riuscito solo con una mia fidanzatina di via del Campuccio, quando dopo esserci lasciati ci ripromettemmo di rimanere cugini. Meno male che oggi mi consolo con lei. La Gaia non tradisce mai, eccezionalmente di martedì, anche se racconta di un pareggio doloroso. Anche se non so quale sia la pillola più amara da buttare giù ”Il calcio è malvagio . Ti seduce e ti abbandona come quella ragazza che ha chiamato la Polizia, “Ma se non volevi venire a letto con me perché ti sei seduta accanto sulla tramvia?” Questo è quello che ti succede quando ti danno un rigore e lo sbagli. Quando stai vincendo e il Torino pareggia proprio alla fine. Ho vissuto così solo un altro dramma nella mia vita, quando vidi mia moglie cercare su Google “Lezioni di ballo latino americano di coppia”, e sperai che avesse un amante. Vorrei tanto che il lunedì non fosse così amaro, che ci fosse solo il lampredotto, un mondo pieno di salsa verde dove la donna ideale non balla il latino americano, ma è una sorta di creatura mitologica. E quella che preferisco è la donna felice nelle pubblicità degli assorbenti”. Anche se è molto meglio lei del quadro.

lunedì 23 febbraio 2015

Il malvagio che è insito in un pareggio così

Non ci resta che prenderci quello che di buono è uscito da questo turnover integrale, e dire che forse è meglio persino la pasta, comunque la prova di Ilicic e Badelj, la conferma che l’operazione Salah è stata una genialata, e la Fiorentina vera riserviamola al Tottenham. Delude Vargas (Vives chi lo doveva marcare?), Aquilani e Rosi in un centrocampo inedito, Babacar sconta la mancanza di continuità tipica di chi è ancora acerbo. Il rigore che sbaglia infatti allappa il palato come una banana verde, è calciato con la stessa sufficienza di chi guida senza patente una Porsche Cayenne. Sconsiderata poi la gestione del vantaggio, inspiegabile l’atteggiamento difensivo almeno come la fase di accoppiamento dei porcospini, un implosione tattica che alla fine non ci permetterà di portare a casa la vittoria dentro a una partita dominata. Se avessimo vinto adesso saremmo qua ad elogiare i vantaggi del turnover, e invece siamo a recriminare. Amarezza a parte è così che vanno le cose nel calcio, abbiamo buttato via due punti, ma almeno abbiamo aumentato la consapevolezza di aver trovato un grande giocatore. Tata sbaglia goffamente un uscita ma è miracoloso su Maxi Lopez due volte, Rodriguez lo è invece sul salvataggio che para il culo al romeno pur non essendo lui il portiere, Basanta è solido come certi parallelepipedi che ho studiato a geometria. Oggi capisco finalmente che mi sarebbero serviti dopo 30 anni per fare un paragone. Gilardino impreziosisce la sua presenza in campo con la sponda per Salah. Montella fa delle scelte rischiose ma a fronte di quanto visto, ponderate, con la squadra che crea occasioni da gol, compreso purtroppo anche il rigore sbagliato (ce n’erano altri due, quello su Ilicic clamoroso). Poi sale di giri con l’ingresso in campo di Joaquin  e Salah, che portano qualità a secchiate, purtroppo il tutto viene vanificato dal suicidio tattico con il quale siamo riusciti a regalare al Torino il contropiede del pareggio. Ancora punti persi in casa, che insieme ai tre rigori sbagliati tolgono ossigeno Champion alla classifica. Peccato. Toro più ostruzionistico di un campo minato, anche se Ventura sembra proprio un brav’uomo come quelli che potresti incontrare alla Conad, uno di quelli che vorrei tanto abbracciare, ma poi mi rendo conto che abbraccio le persone solo quando devo pulirmi le mani. Prendere un gol a fine partita dopo essere riusciti a trovare il bandolo della matassa di una partita complicata, fa male, è un momento duro della giornata, di quelli difficili, avvelenati ulteriormente dal fatto che ti era sembrato di averla scampata bella con il miracolo di Tata. Macché. Ho vissuto così solo un altro dramma nella mia vita, quando vidi la Rita cercare su Google “Lezioni di ballo latino americano di coppia”, sperai che avesse un amante. Le quasi vittorie sono malvagie come certe ragazze che chiamano la Polizia, “Ma se non volevi venire a letto con me perché ti sei seduta accanto sulla tramvia?”.


domenica 22 febbraio 2015

Cenerentola portava gli assorbenti

Riparto dall’ultimo post di Jordan, di eri, per ribadire la distanza che c’è tra chi è solo tifoso e chi invece gestisce il gruppo. Non a caso Jordan parla dal Brasile, l’allenatore invece segue attentamente il lavoro dei suoi uomini sotto la pioggia. Jordan dice “Appunto, una squadra che vuole vincere toglie Gomez e mette Ilicic, così lo sai che ficcanti contropiede vengono fuori. Loro eran morti, morbidi come il burro dietro, bastava attaccarli negli spazi in velocità e li facevi a fette. C'è quasi riuscito senza volerlo fare!”. Mi vengono in mente le parole di Bernardo Brovarone che il giorno dopo la partita raccontava (sostenendo di avere informazioni da chi è molto vicino a Montella) che oggi il giocatore più forte della Fiorentina, quello che in allenamento più di tutti riempie gli occhi dell’allenatore è proprio Ilicic. Un giocatore che dopo aver scelto di rimanere a Firenze ha cambiato atteggiamento, e Montella sta cercando di sfruttarne le qualità, semplicemente perché è quello che in allenamento dimostra di essere un gran potenziale. Montella mette dentro Ilicic proprio perché vuole vincere la partita, perché punta su quelle sue specifiche caratteristiche, quelle motivazioni che noi non possiamo conoscere perché magari più impegnati a mangiare il lampredotto. La presunzione sta proprio nel pensare di voler dire cosa deve fare l’allenatore (chiunque esso sia) magari mangiando un maritozzo con la panna. O guardando un culo che passa sulla spiaggia. Questo è un po’ il senso di tutto il mio discorso di ieri. La presunzione di voler sapere più di uno che non solo lo fa di professione, ma che ha i risultati e la qualità del gioco dalla sua parte. Un allenatore che dovrebbe essere orgoglio e non frustrazione. Tatticamente non sono preparato. Per me conta solo la maglia. Faccio il tifoso innamorato. Vivo questo senso di appartenenza con gioia. Talmente è tanta questa gioia che non ci può essere sconfitta che può impedirmi di essere positivo. Sono scanzonato ma non così poco attento da non accorgermi che il modo di frequentare la passione è molto cambiato. Così come è cambiato il calcio. Oggi il web ha reso tutti dei protagonisti. Questo stesso blog ne è un esempio, chi partecipa ai vari forum è diventato il “Marchio” di se stesso. Ed è questo che secondo me ha contribuito ad inasprire, si tende ad enfatizzare, ad esagerare. A provocare. Con il risultato di ritrovarsi a raccontare la propria passione in falsetto. Con una voce che non è veramente la propria. O almeno non è quella di tutti i giorni. Perché poi ti incontri al bar a prendere un caffè e fai fatica a riconoscerti, perché il caffè alla fine non lo prende mai in falsetto. Solitamente uso l’ironia da collante tra la passione per lo scrivere e la cronaca di una passione per un calcio sempre più esasperato dai commenti dei tifosi, dalle telecronache, dalla ricerca ossessiva della polemica, dalle radio che stanno sul pezzo 24 ore e hanno bisogno di alimentare focolai di rivolta. Fino alla tessera del tifoso e il tornello, come se dovessimo entrare a trovare la  passione non più in uno stadio ma in un penitenziario. Un tempo sarebbe stato possibile svegliarsi, aprire la finestra e decidere se andare allo stadio. Oggi non è più possibile. Il mio modo di vivere la passione vuole mantenere le prerogative di un calcio senza tornelli. Più scanzonato di quello dove il tifoso non frequenta più la propria passione in maniera sana, un mondo dove è protagonista solo il calcio giocato e non soprattutto il suo contorno, dove si tende a difendere solo le proprie idee costi quel che costi. Difendere il suo marchio e non più la sua passione. Per questo motivo il mio modo di seguire il calcio è sempre molto informale, il figurativo che c’è nel calcio racconta una realtà che non mi piace, uso la fantasia per cercare di farne un mondo migliore, come quando facevo il chierichetto e bevevo di nascosto il vin santo dall’ampollina del prete. Se fossi stato in un era tecnologicamente adeguata avrei regalato alla mia migliore amica dalla poppe grandi un orsacchiotto di peluche con due videocamere al posto degli occhi. Ricordo una volta che la figlia più piccola della Tosella, un’amichetta di Tommaso, voleva tanto fare una festa a tema su Cenerentola. Anche quella volta usai la fantasia per dipingere un mondo migliore, organizzai la festa per fare felici i bambini. La Rita non c’era perché aveva accompagnato i genitori in vacanza, così all’amichetta di Tommaso le suggerii di chiamare anche altre sue amiche. Per far si che la festa riuscisse bene e che tutte si fossero sentite delle vere Cenerentole le costrinsi a pulire la casa. Loro furono contente, e quando tornò la Rita la casa era a posto. Così sono io, ed è così che intendo la vita, la passione per la Fiorentina, Diladdarno, la donna ideale. Che poi è più che altro una sorta di creatura mitologica, e quella che preferisco è le donna felice nelle pubblicità degli assorbenti.

sabato 21 febbraio 2015

Le dichiarazioni di Neto sono sincere come i testi delle canzoni di Gino Paoli


Non ci possiamo scandalizzare per quanto è successo a Roma, in realtà i tifosi olandesi si sono solo adeguati all’andazzo. Mi sembrerebbe più corretto dire Roma devastata, anche dai tifosi olandesi. E poi visto che ieri ho macinato chilometri, che poi sono quelli che meglio di ogni altra cosa mi costringono a pensare, ho riflettuto molto. E quando stavo tornando, diciamo all’altezza di Altopascio, ho preso finalmente coscienza che fino ad ora in Italia ha fatto più morti il calcio dell’Islam. Poi ho avuto modo di ripensare alle parate di Tatarusanu e molto anche alle parole di Neto quando sosteneva di voler rinnovare, quando sosteneva che non sarebbe mai andato alla Juve. Chiaro, basta solo ripercorrere bene quelle parole, fare chilometri è la maniera migliore per capire. Le dichiarazioni di Neto sono sincere come i testi delle canzoni di Gino Paoli, anche lui infatti aveva già confessato “Erano tre amici al bar. Uno s'era impiegato in banca. Ora capiamo perché. Tutte le canzoni di Gino (grandissimo talento) portano all’evasione fiscale in Svizzera, così come Neto alla scadenza di contratto. “Sapore di cambiale”, oppure “Questo conto non ha più pareti”. Al grande Gino rispondo che solo guidare e fare chilometri aiuta a pensare, e tutto, Autogrill dopo Autogrill, si definisce meglio, i contorni di certe parole assumono il sapore della Rustichella. A questo proposito devo confessare che per molti anni ho con successo eluso il fisco con un sistema studiato in macchina tra il casello di Busalla e quello di Deiva Marina, che era basato sul non guadagnare soldi. Considerazioni di politica estera di solito le faccio invece sulla A7, proprio lì ho pensato all’accordo sulla Grecia, dove la Germania è divisa. Proprio come ai bei vecchi tempi. Un altro aspetto che ho sviscerato in macchina è stato la scelta del vezzeggiativo da usare per rapportarmi meglio con la Rita, mi sembravano troppo scontati i vari “Cara” piuttosto che “Topo”, “Amore” oppure “Gaia” quando penso a un’altra, e così una volta all’altezza di Valdichiana ho deciso di chiamarla “Cliente”, così può tranquillamente continuare a pretendere di avere sempre ragione. Delle volte mi pento anche in macchina, Tommaso per esempio non ha mai saputo di avere una nonna che gli manda 100 € per il suo compleanno, e non tutti i miei pensieri nascono sani all’interno dell’abitacolo. Negli anni della Salerno - Reggio Calabria mi sono convinto che non siano le droghe a rovinare le vite delle persone, ma sono piuttosto i test antidroga a farlo. Chiudo queste mie riflessioni comodamente posteggiate negli appositi  spazi dei residenti d'Oltrarno, evidenziando anche quelli che sono i lati negativi del pensare mentre si guida, non fare un’adeguata manutenzione ai filtri dell’aria condizionata fa male come fare uso di tutte le farine bianche, ma invece di sviluppare delle intolleranze alimentari, il problema in questo caso è molto più insidioso. Subdolo (e per una volta non penso a Neto). In macchina purtroppo ho sviluppato anche delle paranoie, e ho come il presentimento che qualcuno stia leggendo questo editoriale.

venerdì 20 febbraio 2015

San Frediano è un centro di gravità permanente

Ci vuole un grande Fiorentina per uscire imbattuti da là, dove il ritmo è insopportabile come il free jazz punk inglese. Imbattuti, ma anche Battiati nella prima mezzora. La dove il passo è cosi diverso che da noi chi fa più moto  ormai sono solo i pensionati fermi a guardare i cantieri della tramvia. La Fiorentina non solo esce imbattuta, ma alla distanza lascia persino la sensazione di poter fare sua la partita dopo aver portato l’avversario a più miti consigli. Bella squadra, la nostra. Personalità e qualità, capace di soffrire dopo aver preso gol rischiando l’imbarcata, capace di reagire rischiando di vincere. Il pareggio alla fine  è però il risultato più giusto. La Fiorentina esce dal confronto con il calcio inglese pagando dazio solo nei primi trenta minuti, poi ci regala emozioni. Bello il secondo tempo quando cala il ritmo, quando ancora una volta la squadra mostra la sua duttilità tattica, passa a quattro dietro, tiene botta e poi riporta dentro lo stalla un Tottenham quasi domato. Onore a Montella e a tutti i giocatori, ieri orgoglio almeno di San Frediano. Forse con Pioli, Stramaccioni, Gasperini, Iachini e Di Francesco, la squadra avrebbe vinto, ma loro si sa, allenano il Chelsea, il Real, Il PSG,  e noi siamo Firenze. Non Udine o Palermo. All’uscita da questa partita la sensazione è che nel prossimo mercato basterà comprare poco. Comprare bene, ma non c’è bisogno di molto. E i soldi ci sono. La Fiorentina di Montella, imbattuta in Europa, mostra un gran portiere, sempre più padrone della sua area, capace partita dopo partita di regalare sempre più sicurezza. Non parlo dei singoli escluso Tata solo perché lui è subentrato in corsa, in una situazione che non era affatto facile, ed è stato bravo dimostrando che la Fiorentina ci aveva visto giusto. Non mi chiedo come mai non giocasse anche prima perché altrimenti mi dovrei fare anche altre domande, tipo come mai in carcere non forniscono il sapone liquido invece delle saponette. Sono dubbi che mi tengo. Domande che difficilmente troveranno risposta. Per fortuna dopo Schettineto, la coperta non si è rivelata troppo corta, e Montella non è certo come l’inventore del plaid che non aveva i piedi. Intanto sto andando a Tortona e voglio portarmi dietro tutte le belle sensazioni che mi ha lasciato questa partita, per riviverle chilometro dopo chilometro. Mi dispiace di non poter partecipare alla discussione, so che non farete il casino dei tifosi olandesi, che non romperete la fontana di piazza Santo Spirito. Vi lascio le chiavi dentro all’armadietto dove ci sono i guantoni impolverati di Neto. L’ultima considerazione la faccio sul confronto impietoso tra il calcio italiano e quello inglese, di come negli anni siano cambiati i rapporti di forza, dove anche la nostra squadra più forte non regge più il confronto con la velocità e la ricchezza di quel calcio. Dove Sanremo da noi esprime invece la musica finto rock e la new wave italiana, con rari sprazzi come quelli di Babacar che esprime la nera africana. Per spiegare meglio come vivo questo nostro declino, paragono questa nostra discesa agli inferi del ranking europeo ripensando alla San Frediano che fu e a quella che invece vedo oggi pedonalizzata. Quand'ero piccolo con mille lire tornavo dal negozio pieno di patatine, barrette kinder, gelati, nutella, e molta, molta altra roba ancora. Ora invece ci sono i supermercati pieni di telecamere.


giovedì 19 febbraio 2015

Occhi arrossati

Grazie a Salah e a Diamanti (Gilardino ci scuserà per la momentanea discriminazione) il nostro mercato è passato nel giro di pochi giorni dal dramma all’euforia. Possiamo quindi tranquillamente fare riferimento ad una sorta di folgorazione sulla via di Damasco. Tipo la conversione di San Paolo avvenuta lungo la strada che porta appunto alla capitale della Siria. In quel tempo Saulo era un persecutore di cristiani (Doni, Lucarelli, Ronaldo ecc), era diventato per loro un vero terrore. Per la cattura dei cristiani un giorno si stava recando a Damasco, ma lungo la strada cadde da cavallo ed udì un voce che diceva “Saulo, Saulo, perché mi perseguiti ?” Era Gesù che parlava. Saulo dopo l’accaduto divenne cieco e restò a Damasco per alcuni giorni in terapia all’oftalmico, fino a quando Anania, un esponente della comunità cristiana del posto, mandato da Gesù, lo guarì con un collirio per occhi rossi. Ribattezzato Paolo come Di Canio, iniziò a diffondere in tutto il mondo la parola del Signore. E così stasera ci sintonizzeremo oltre che con gli occhi non più arrossati grazie alle formulazioni di Anania che non richiedono normalmente prescrizione medica, essendo destinate al miglioramento di un disturbo transitorio, legato per esempio ad insulti atmosferici o alla penetrazione di un corpo estraneo nell'occhio (es. ciglia o lente a contatto), ci sintonizzeremo soprattutto con lo spirito di chi è stato illuminato, o meglio, fulminato soprattutto da Salah. Anche se  più che al Tottenham c’è da stare attenti al fatto che sulla via di Damasco oggi è più facile esse fulminati da un cecchino. Insomma, la squadra dopo aver ceduto uno dei suoi giocatori più forti si ritrova ad avere più equilibrio e una serie di soluzioni là davanti che prima non aveva. Si ritrova ad avere più entusiasmo e consapevolezza della propria forza. Così come Montella che ha deciso improvvisamente di rendere più efficace il suo gioco, anche lui caduto dal cavallo a dondolo ha evidentemente battuto la testa, da quel momento in poi sono apparsi Diamanti e Salah che hanno cominciato a fare i movimenti giusti e a suggerire ai centrocampisti la strada del Signore. Così anche Vincenzo ha cominciato a diffondere la verticalità rinunciando allo sterile possesso palla fatto di orizzonti foschi e di orizzontalità fitta come certi boschi. Unica nota stonata se ci fosse Neto, devo dire che mi dispiacerebbe un po’, lo troverei come il ketchup nel lampredotto. Non so, il suo nome mi evoca ormai solo cose spiacevoli, così come quando sento che l'ISIS è alle porte di Roma, penso a un nuovo centro commerciale di Caltagirone.

mercoledì 18 febbraio 2015

Stiamo arrivando

L’immagine è di quelle forti, no, non è Montolivo che alza un trofeo. Anzi, a questo proposito ho visto un documentario sulle operazioni di recupero della Concordia, interessante l’intervento di un ingegnere navale che prima di dare il via alle operazioni spiegava attraverso una metafora calcistica quanto fosse macchinosa quell’operazione. Per far capire meglio alla maggioranza dei non addetti ai lavori spiegava che la nave ci avrebbe messo 12 ore per girarsi. Più o meno come Montolivo. L’immagine forte però riguarda Jordan, che con tanto di occhi iniettati di sangue, in Brasile, lontano da sguardi indiscreti, lo vedo piantare un grosso spillone nella schiena di Tatarusanu. E se torna davvero Neto, per me è un po’ come se tornasse Berlusconi. Anche se Silvio tra un patto e l’altro è rimasto sempre con noi, al nostro fianco, decaduto o no. Come una minaccia, anzi, come vero e proprio  stalking, mentre quella di Jordan è magia nera. Ma così nera che rappa. Appena tornato da Avellino sono andato a casa del Bambi per capire come vivesse queste ore della vigilia. Alonso, Aquilani, Babacar, Badelj, Basanta, Borja Valero, Mati Fernandez, Mario Gomez, Gonzalo Rodriguez, Ilicic, Joaquin, Lazzari, Lezzerini, Neto, Pasqual, Pizarro, Richards, Salah, Savic, Tatarusanu, Tomovic, Vargas, i nomi dei convocati scritti con il cacao sulla schiacciata alla fiorentina di Giorgio, “E domani dopo aver vinto me la mangio tutta, così morirò felice senza scoprire chi cazzo è che pulisce più di Chanteclair”. Me l’ha detto con gli occhi della tigre, si, è carico, sicuro di vincere, e così ho cercato di sfruttare quello che mi sembrava un momento favorevole per chiedergli indietro la borsa falsa dell’ex moglie del Colonnello. “Tanto la usi solo per nasconderci il sacchettino e la paletta per raccogliere la merda di Can Bartù quando lo porti fuori”. Convinto com’ero anche dal fatto che quel vezzo di nascondere il prodotto interno lordo del suo cane, cozzasse da un punto di vista estetico con l’eskimo e ormai anche con il cattivo odore che ha impregnato le plastiche perché di pelle non c'è neanche l'ombra. Convinto che ci fosse un gesto di distensione. No, non era il momento giusto, anche se carico e già concentrato sulla schiacciata alla fiorentina di Giorgio, restituire il bottino anche quando sa di bottino non è una strada da percorrere comodamente seduti con il cambio automatico e l'avambraccio destro sul bracciolo. Non ci sente da quell’orecchio. Anzi, la bottiglia di Falanghina lo ha spinto oltre, mi ha fatto uno strano discorso a proposito del non sentirci. E’ partito dalla discoteca sostenendo che non è che non gli piace ballare, è che se per parlare deve strillare negli orecchi, allora preferisce andare a trovare la nonna. Lo lascio in pieno delirio da trans agonistica e vi racconto l’ultima cosa che mi ha detto ieri la signora dell’hotel di Materdomini prima di rilasciarmi la fattura sbagliata ( intestata a un certo Sales Manager). Mi ha chiesto se avevo mangiato bene a cena. Una scaloppina al limone che mi aveva gettato nel magma della salsina anni ottanta, peggio ancora del PowerPoint. Ha voluto difendere la genuinità, la generosità delle portate, il tutto abbinato a un prezzo veramente onesto che contraddistingue la cucina locale così come il terremoto del 23 novembre 1980. “Quando andate in un ristorante e pagate carissimo piatti inesistenti per provare la novella cucina, in Irpinia una nonna muore”.

martedì 17 febbraio 2015

Je suis Carpi

Lotito se ne deve andare e basta. Anche se venisse fuori dalle registrazioni di Pino Iodice che è stato lui a fare le telefonate per eliminare Anna Tatangelo, inadeguata al palcoscenico dell’Ariston come il Carpi a quello della serie A. Intanto sono arrivato a Materdomini e m’hanno subito sbugiardato, altro che non c’è il Wi-Fi! Abbondanza su tutta la linea. Terra generosa non solo di Fiano di Avellino e di chilometri per arrivarci. La signora dell’hotel mi ha chiesto se volevo una singola oppure una matrimoniale. “Sono solo”. “La numero 20, al primo piano”. Entro nella camera e c’è un letto matrimoniale, due singoli e un divano letto. Non oso immaginare la matrimoniale. La password gliela chiedo invece con un po’ di quella supponenza tipica del fiorentino merdaiolo a giro per i Comuni sotto le quattromila anime. Se ne accorge e rilancia, orgogliosa, con l’accento che non ricordavo più dai tempi del povero Antonio Sibilia patron dell’Avellino. Storico il "no" all'argentino Leonardo Ricatti: "Prima vai dal barbiere, poi discutiamo di provini e ingaggi. All’Avellino i capelloni non hanno mai trovato ubicazione". Ma era diventato celebre anche per alcune uscite tipo "Il nostro portiere vuole i guanti? No, o li compriamo a tutti o a nessuno..." Non sempre era da ridere, come ricorda il procuratore Dario Canovi che trovò sulla scrivania del commendatore una pistola "intimidatoria". Le giustificazioni lo rassicurarono, ma tutti nell'ambiente sapevano quanto non gli piacessero gli agenti. Insomma, con quello stesso intercalare di Sibilia la signora dell’hotel mi risponde “Quale rete wireless vede?”. Vado sulle impostazioni del telefonino ed effettivamente ne vedevo almeno 4. Così mi comincia a snocciolare con disprezzo password su password abbinandole al nome della rete, senza darmi il tempo di memorizzare. Poi aggiunge “è un continuo hackerarmi le password. Questa è la quinta volta che ho dovuto cambiare il nome al gatto”. Una delle password che mi ha gelato il sangue era “canecheabbaiaèpococotto”. Subito dopo mi ha chiesto se rimanevo a cena “NO!!!” Gli ho detto. Sarà stata la bottiglia di Falanghina ma ad un certo punto mentre tornavo dal ristorante verso l’albergo ho sterzato bruscamente per scansare l’Arbre Magique, o forse era solo la stanchezza per il viaggio. Oggi riparto, e se me lo permettete, anche se non è proprio un’offesa a Montella, vi racconto di una certa mia idea imprenditoriale che a me sembra eccezionale. Ho qualche titubanza ad esprimerla solo perché vedo che nessuno ci ha ancora pensato. E vi giuro che quando mi è venuta non avevo neanche una Falanghina a portata di mano. E non ero stanco. Mi perdonerete se oggi non parlo di Fiorentina, così allento la tensione in attesa della vigilia dove di solito l’adrenalina mi si rinfaccia come l’aglio a crudo. Ho trovato il coraggio di parlare di questa cosa anche per festeggiare i nuovi arrivati ai quali non ho potuto prestare la giusta attenzione, così si renderanno conto  di essere capitati proprio nel posto giusto. La mia idea è comunque molto semplice, il classico uovo di Colombo, o forse sarebbe meglio dire di lompo. Insomma, in un momento nel quale il km zero va alla grande, vorrei aprire una pescheria per stare dietro al banco vestito da subacqueo, così da far sapere al cliente che è davvero fresco. Per sbaragliare la concorrenza.

lunedì 16 febbraio 2015

L'ultima volta che qualcuno ha sentito Neto diceva "Scusate sto entrando in galleria"

Chilometro dopo chilometro sto andando a Caposele, nell’avellinese, un posto scomodo come la classifica del Milan. Non vi spaventate quindi se domani non riuscirò a pubblicare l’editoriale. La connettività in questa comunità montana è bassa come l’asticella di Montolivo. Nella quasi certezza che non riuscirò ad aggiornare il blog intanto anticipo la pillola che tra poco leggerà la Gaia in radio “Ci sarebbe tanto da raccontare. San Valentino. Sanremo. Sassuolo. Scelgo la vittoria della Fiorentina perché molto più eccitante. Anche più di 50 sfumature di grigio. Anzi, chi non avesse voglia o tempo d’imparare la sagra del nodo per legare la compagna al contatore dell’acqua, può sempre ritrovare tutte quelle sfumature di grigio nella barba di Beppe Vessicchio.  E purtroppo non sono mancati neanche gli incidenti che capitano proprio quando c’è così tanta carne al fuoco. Qualcuno ha mandato il televoto alla ex distruggendo il proprio San Valentino.  Poi c’è chi ha portato la fidanzata a Sassuolo a vedere la Fiorentina, e chi invece a Sanremo. Quest’ultime si sono lamentate sostenendo che allora sarebbe stato meglio picchiarle come fanno tutti gli altri. Sono felice per la vittoria della Fiorentina ma triste allo stesso tempo per la morte dell’inventore della Nutella.  Menomale che ha ricordarlo ci ha pensato Carlo Conti che ci è caduto dentro da piccolo”. E a proposito di partita del Milan contro l’Empoli, si è indignata parecchio anche la compagna di un Gianluca Grignani già provato dall’esperienza del Festival, e non appena l’arbitro ha fischiato la fine della partita che ha decretato l’ennesimo risultato squallido della squadra rossonera, si è sfogata a Milan Channel “Come se gli servissero nuove scuse per drogarsi”. Devo dire che durante il Festival si è messo l’accento sul fatto che Conte ha detto “Forza Viola”, ma solo per nascondere una realtà che dopo il suo discorso lo ha visto sembrare l’ospite straniero. Quasi più incomprensibile ancora di Lotito. Mentre Salah è risultato essere il ventesimo partecipante al Festival del gol condotto questa da Vincenzino Montella. Per la cronaca vi ricordo che sono  in un paese noto per la località religiosa Materdomini che con il Santuario di san Gerardo Maiella, ogni anno è meta di più di un milione di pellegrini. Questo per dirvi che pregherò per Neto in modo che possa al più presto ritrovare un progetto migliore di quello che ha rifiutato. L’ultima volta che qualcuno l’ha sentito diceva “Scusate sto entrando in galleria”. Per lui come per Montolivo è proprio cambiato il vento, come quelli caldi che soffiano negli ascensori. Sono qua al Santuario per avere delle risposte, perché non capisco come mai i tifosi si accaniscono così tanto contro gli allenatori, dopo Montella a Firenze, anche Milano attacca il suo giovane mister, ma mentre i critici del napoletano hanno ragione vista la classifica della squadra Viola, quelli rossoneri non si capisce che cazzo vogliono di più visto che dopo il 2 a 2 dell’andata, l’ 1 a 1 è un risultato che qualifica il Milan. Chiudo con la Roma che contro il Parma ci ha liberato finalmente dall’incubo di aver perso punti solo noi contro gli emiliani, mettendo in scena la “Grande lentezza” e “C’erano 11 cinesi in coma”. L’incasso della partita è stato devoluto in beneficenza ai giocatori del Parma.

domenica 15 febbraio 2015

Da gustarsi in piedi come lo zucchero filato

Una vittoria a tre tocchi e in porta. Squadra lucida e senza sbavature almeno fino a quando i gol non si sono magicamente allineati al numero dei tocchi. E del gol di Berardi chi se ne importa. Così come se Neto non è più in porta. Quando il numero e la partita è quella perfetta. A Sassuolo (Reggio Emilia) la Fiorentina regala un soggiorno nel paese dei balocchi a suoi tifosi. Tutto incluso. Anche la cena di San Valentino dove c’è chi si è potuto innamorare definitivamente del gioco della squadra, chi della sua duttilità, del cambio di modulo, del turnover. Di Babacar. Tante luci ed emozioni come ad un luna park, o come in una Salah giochi dove le luci e gli scambi stretti ricordano tanto la manovra felice del flipper. Dove in tilt c’è andato solo il bel Sassuolo di Di Francesco. Un primo tempo da gustarsi in piedi come lo zucchero filato. Forse la Cuadratura del cerchio. Una partita che ci consegna una Fiorentina più ricca di variabili tattiche, più matura, più in forma. Lo stesso giorno della frana partenopea a Palermo. Domenica il Napoli dovrà affrontare l’Inter mentre noi il Torino. Di fatto si riapre anche la corsa per il terzo posto. La partita oltre a migliorare la classifica ci lascia sul tavolo il collaudo del mercato di gennaio, neanche fosse quello della caldaia che ci riscalda i cuori, cancellando il freddo che c’era entrato dentro dopo le razzie del Chelsea. Lasciando sul tappeto verde del Mapei Stadium il certificato di sano e robusto rafforzamento. Salah è giocatore di classe, imprevedibile, dal sinistro delizioso e allo stesso tempo affilato, giocatore che accende. Diamanti conferma ancora la bontà dell’operazione in entrata, mentre Gilardino aumenta le possibilità di scelta in attacco. In tutto questo ben di Dio deflagrano rumorose tutte le potenzialità di Babacar. Se ci mettiamo anche un certo Gomez e i rientri di Rossi e Bernardeschi diventa un reparto offensivo molto ricco, vario, pieno di qualità, che cancella il cerchio alla testa che a molti era venuto dopo la cessione di Cuadrado. Nelle ultime 12 giornate il ritmo è quello da scudetto, mentre l’ennesima vittoria in trasferta vede Tatarusanu splendidamente tutto vestito di Viola, come non ho ricordi. Tutto molto bello quindi se non fosse per Sanremo, per il desolante stadio vuoto di Palermo dentro al quale la squadra di casa avrebbe meritato ben altro entusiasmo. Se non fosse per la situazione drammatica del Parma. Se non fosse soprattutto per le parole di Lotito. Non basta la proposta di uno scambio con i due marò avanzata dalla curva laziale, perché il governo indiano non è fesso. Lo stadio vuoto di Palermo fa male come le parole del cravattaro. Lo spettacolo offerto da Fiorentina e Palermo devono essere l’antidoto a questo tipo di veleno, così come oggi dovranno fare anche gli altri, contro Lotito,Tavecchio e il calcio servo dei diritti tv. Per non chiudere però con parole così amare, visto il risultato della Fiorentina che è piacevolmente coinciso con San Valentino, l’ultimo pensiero vuole essere una sorta di passaggio di testimone con le giovani generazioni di tifosi che lo dovranno affrontare con meno disincanto di me, con la giusta passione. Onorandolo. Ieri ho regalato a Tommaso tutta la mia saggezza maturata tra i vicoli stretti di una San Frediano quando ancora non c’era l’obbligo della paletta per raccattare la merda dei cani dai marciapiedi. Gli ho consigliato a San Valentino di giocarsi sempre la carta della tenerezza. Per avere lo sconto con le puttane.





sabato 14 febbraio 2015

San Valentino è una festa a rischio colesterolo

E molto probabile che oggi il turnover ci regali nuovi scenari. E il fatto che contro il Sassuolo, malgrado Salah non mangi il maiale, possa comunque dare la mano a chi di solito ha almeno una mamma maiala in famiglia, sarà considerato il nuovo patto del Nazareno. Parentele equivoche dell’arbitro a parte, oggi è obbligatorio vincere. Pur essendo San Valentino ritengo che non lo sia invece amare, mentre vincere si, quello è obbligatorio per certe nostre ambizioni almeno come stirare. Il Sassuolo del resto è squadra che gioca bene e che quindi va presa con le pinze, almeno quanto la moglie, per non fare la fine dell’Inter dove le mogli sono sessualmente vivaci come Wanda Nara. Ci vuole quel giusto atteggiamento che non riguarda certo Osvaldo e Icardi, che secondo la mia sensibilità oltre ai fiori deve prevedere anche una buona dose di pazienza. Per non farsi infilare come fessi. Bisognerà avere pazienza come quando si va al pronto soccorso. E poi colpire. Se è vero che tre è il numero perfetto, vorrei i tre punti, vincere comodamente tre a zero malgrado la difesa a tre e l’assenza delle tre punte. In modo che a cena, dopo che Tommaso mi avrà chiesto “Babbo descrivimi la violenza con tre parole”, possa rispondergli serenamente “Limone nel Campari”. La Rita invece mi farà pesare il fatto che anche a San Valentino avrò amato di più la Fiorentina. Ma ho già pronta la frase ad effetto che ho letto su un muro del bagno di un Autogrill sulla A14 “L’amore è sentirsi dire l’ho già stirato io” (anche se io avrò voluto intendere il Sassuolo e non la camicia per domani). Dopo San Valentino, la vittoria della Fiorentina e il ricongiungimento familiare tra Romina e Al Bano, la serata potrebbe concludersi con un riavvicinamento inaspettato anche tra Fabrizio Frizzi e Rita Dalla Chiesa. Poi magari perde anche il Napoli e allora il riavvicinamento potrebbe coinvolgere anche la classifica con la lotta per il terzo posto. Mi dispiace che a Sanremo abbiano ricordato Pino Daniele e non Mango, lo faccio io pur sapendo che con lui non si poteva fare il guacamole. E’ giusto che per la festa degli innamorati chiuda con un pensiero biologico sull’amore, uno di quelli a km zero, vicino allo zero anche come calorie e contenuti. In modo da evitare il colesterolo dell’anima. Lontano dal mero interesse per il risultato della partita delle diciotto. Mi sento di dire “Mens sana in corpore sano”, precisando meglio che se c’è veramente una cosa che può spingere un uomo a diventare vegetariano è proprio la patata.

venerdì 13 febbraio 2015

Turnover

Il tema di stretta attualità è il turnover, compressi come siamo nella morsa degli impegni ravvicinati, tra le serate del Festival, la partita col Sassuolo e quella di coppa. In un momento dove c’è uno stop alle polemiche e uno stop al televoto, sarebbe auspicabile gestire al meglio le risorse della rosa per prolungare il più possibile questo trend positivo, migliorare classifica e regalare serenità all’ambiente. La tanto auspicata continuità. Un po’ Conti con lo slogan “Il Festival continua” e un po’ Isis che annuncia un altro ostaggio. Continuità e antipatia, quella sana che si è portato in dote Diamanti dalla Cina, fastidioso come le zanzare cresciute a sangue dei dipendenti di Equitalia. Perché essere troppo “bellini” non incute timore nell’avversario, non a caso Carlo Conti che è maniaco dei particolari, molto spesso fa inquadrare Massimo Giletti, usandolo a scopo intimidatorio. Giletti come Nainggolan. Nella gestione del turnover bisogna ammetterlo ci vuole proprio del coraggio, perché l’allenatore sarà sempre soggetto ad esporsi alle critiche, sia nel caso di sconfitta dopo averci attinto in maniera importante, sia in caso di vittoria non avendolo utilizzato per niente. Gli saranno addebitate colpe alla flessione successiva. Io sostengo che per fare del sano turnover oggi, ci vuole più coraggio che soffriggere con le finestre chiuse. Perché poi bisogna vedere la qualità della rosa. Non si può soffriggere con l’acqua o in una stanza senza finestre. Capire le scelte di un allenatore che attinge all’uso massiccio del turnover non è cosa per tutti, specie per chi non è dentro alle segrete stanze, a Firenze poi gli allenamenti sono addirittura a porte chiuse. Difficile da capire come quelli che hanno freddo e si ostinano a camminare con il giubbotto aperto. Difficile da capire come l’uso massiccio da parte delle televisioni di bordocampisti intenti a decifrare le indicazioni delle panchine, quando ci sono i tecnici moderni che gesticolano così forte che pare di sentirli gridare. Non dovrebbe fare turnover invece Schettino, sperando che se la sconti tutta la condanna a 16 anni. Pochi o tanti che siano. Un bordocampista del Tribunale ha spiegato, interpretando la condanna, che il Giudice ha voluto esprimere il proprio rammarico indicando l’età nella quale si poteva ancora agire sul Schettino, a 16 anni insomma poteva ancora essere rinchiuso in un riformatorio di montagna, lontano dal mare, e forse oggi sarebbe stato accusato di violenza sessuale sulle pecore. Ci saranno sempre delle divisioni in città, pareri discordanti sia sulla condanna di Schettino che sull’eventuale uso massiccio del turnover, sulla borsa falsa del Colonnello che per non fare figure di merda con la ex moglie continua a sostenere di averla comprata regolarmente in negozio, fino al reale gradimento da parte del pubblico fiorentino a proposito delle kermesse musicale. In San Frediano siamo per un turnover a lento rilascio, e siamo anche convinti che quello di quest’anno è un Festival talmente disastroso che il conto dei voti lo tiene la Protezione Civile. Questa volta la gag del disoccupato che si vuole buttare di sotto ha coinvolto direttamente in prima persona il povero Pippo Baudo. Chi lasciare a casa allora? Quali giocatori far riposare? Forse Marco Masini e Borja Valero? Anna Tatangelo oppure Joaquin? Biagio Antonacci oppure Gomez? Il Tata o Raf? Dimenticavo Charlize Therone da lasciare sicuramente a casa. Mia. Raiola invece a CasaPound.





giovedì 12 febbraio 2015

Sanremo

E’ iniziato Sanremo, un travaglio televisivo che alla fine sembrerà lungo quanto un infortunio di Giuseppe Rossi. Al Bano e Romina Power si sono ritrovati sul palco dell’Ariston, come se per San Giovanni invece dei “Fochi” Nardella avesse organizzato una rimpatriata tra Vittorio Cecchi Gori e Gigi Radice. Dal quartier generale di Cellino San Marco fanno sapere che verranno pagati in lire. Intanto Carlo Conti ha già subito un duro attacco da parte di Matteo Salvini, il quale vorrebbe che almeno il Festival venisse presentato da un italiano. E’ come se un greco se la rifacesse con Massimo Giletti perché pur essendo di Torino somiglia molto di più a un Cretino, sputtanando di fatto la reputazione degli abitanti della quinta isola più vasta del Mar Mediterraneo. Nella prima puntata è salita sul palco la famiglia italiana più numerosa, 16 figli, un inno al trombare in chiara polemica con il Papa che solo pochi giorni fa aveva invitato a non fare figli come i conigli. Di fatto un invito alla procreazione illimitata che scontenta anche i produttori di profilattici e anticoncezionali. Carlo Conti ci presenta poi delle vallette atipiche, anche in questo caso abbiamo dovuto registrare le lamentele da parte dell’ambasciatore di Malta, il primo stato insulare sponsorizzato dalla Mapei. Le due cantanti, a Sanremo nell’insolita veste di affiancamento a Conti, una sorta di badantato mascherato, hanno nascosto il loro ruolo sociale usando l’ironia. Arisa ha dichiarato di aver accettato la proposta perché aveva una settimana libera. Emma invece è stata invitata a espletare quel ruolo dal conduttore più importante del Paese che è Maria de Filippi. La seconda puntata ha evidenziato il problema di una forte infiltrazione della mafia toscana che vede la presenza di Carlo Conti, Masini, Irene Grandi, Biggio dei Soliti Idioti, Raf e una manciata di cantanti tra i giovani. Seconda serata che per fortuna è stata illuminata da una bellissima Charlize Theron, dichiarata sul palco dell’Ariston patrimonio mondiale dell’umanità perché è riuscita con il suo splendore a distrarre il pubblico dal tentativo tutto toscano di promuovere subdolamente il Chiantishire. Sarà stato anche per questo che Charlize ha volutamente scambiato Carlo Conti per Morgan Freeman. Poi mi sono distratto un po' per vedere l’esordio di Cuadrado da titolare, ma non è andata meglio, allora ho cercato di ascoltare qualche canzone più attentamente in modo da non fare solo del gossip. Devo dire che la canzone migliore è stata la sigla del TG1, mentre l’onnipresente Beppe Vessicchio ha incarnato con la sua barba tutte le 50 possibili sfumature di grigio.

mercoledì 11 febbraio 2015

Dalla Schiffer a Cassano

Oggi provo a fare un parallelo ardito tra il modello di bellezza femminile e il modello di giocatore maschile che negli anni sono stati stravolti. Tra gli anni ‘80 e i primi anni ‘90 la modella ha il volto della Schiffer, della Crawford e della Macpherson. Più denti che anima. Il calcio ci regala Antognoni, Maradona e Zico. Più anima che studenti (nel senso che si sono lasciati preferire per le giocate piuttosto che per le interviste). Successivamente i modelli di bellezza femminile sono cambiati, è arrivata Kate Moss, presa d’aria tra i denti, aria che filtra e che le regala quell’aria di una sempre strafatta, come Maradona che invece l'aria la tirava dal naso. Apparsa lei, anche nel calcio si ribaltano i canoni dell’estetica, arriva Edmundo che non aveva finestre tra i denti, ma ce lo ricordiamo tutti con una ciste sulla fronte che gli procurò un bozzo gigantesco tanto da farlo sembrare un dugongo. Hidetoshi Nakata ha invece usato il calcio ai fini commerciali, un pupazzo, un cavallo di Troia in mano al suo governo per fare in modo che in Italia venisse imposta la moda del sushi (oggi per colpa sua è più facile trovare del sushi in un distributore automatico che un panino con la mortadella sotto casa). Mentre Giuseppe Bergomi fu invece l’ultimo esempio di una generazione ancorata ai tratti di mascolinità più boschiva grazie al suo sopracciglio senza interruzione di continuità, rigoglioso come in quegli anni lo erano anche le passere. Nel 2000 arrivano le anti fotomodelle, parte la controtendenza anarchica. Piercing, capelli sconvolti, tatuaggi, qua e là si cominciano a imporre i volti da suicidio. Anche negli stadi i tifosi tenteranno il gesto estremo dopo aver visto fallacci come quello di Taribo West su Kancel’skis, e del nigeriano rimane celebre soprattutto il diverbio con Lippi: “Dio mi ha detto che devo giocare” “strano, a me non ha detto niente”. Un altro anti calciatore fu Il nostro Portillo che non disse nemmeno le cazzate di Taribo West, come Gourcuff che sarebbe dovuto essere l’erede di Zidane e invece la verità era già scritta nella rima con bluff. Oggi è tempo delle alternative models, e grazie alla vetrina da social, e al fatto che ormai ci siano più fotografi in rete che operai a lavorare nei cantieri della tramvia, le prime vere alternative models sono state imitate da qualsiasi cesso abbia voglia di mostrarsi. In campo si affacciano le creste di Nainggolan e Hamsik, i tatuaggi di Mexes, il taglio improponibile di Vidal, e i Teletubbies raffigurati sul braccio di De Rossi. Le alternative models ci scassano la minchia, sono fiere del loro metro e cinquanta, dei tatuaggi e delle tette cedenti e non rifatte, allora perché tutti i giorni commentare su quanto non serva essere perfette e finte come invece le grandi fiche. Poi si aiutano con le citazioni di Oscar Wilde, Baudelaire, Nietzsche, Platone, De Carlo. Nella vita potevano fare della maieutica o della ragion pura se avessero voluto filosofeggiare in pubblico. E invece hanno scelto di fare la dirty model, allora fatelo ma senza fare passare le poppe poggiate sul frullatore come il modo di comunicare al mondo la profondità di spirito, anzi una certa centrifuga morale. Nel calcio dei giorni nostri il concentrato massimo dell’esasperazione del peggio è tutto concentrato in Antonio Cassano che mi sta sulle palle come i bugiardini che non si piegano mai più come li hai trovati.

martedì 10 febbraio 2015

A cena con il brillantante

Visto che siamo sempre un po’ legati ai sapori dell’infanzia, a certi piatti della nonna, al pane burro e zucchero o a quello con il vino, insomma, visto che ancora intendiamo il mediano in mezzo al campo e storciamo il naso davanti a un centrocampo senza interdizione, allora oggi provoco. Qual è il calcio che preferiamo davvero? Quello che prevede tutti gli undici uomini dietro la linea della palla per preparare ficcanti ripartenze, oppure quello che cerca gli spazi attraverso il possesso palla? E già che ci siamo vi chiedo anche qual è l’impatto ambientale del vostro modo di cucinare, e quanto consumate per farlo? Più o meno di un Lele Oriali o di un Rino Gattuso? E’ peggio se usate un pressing asfissiante a tutto campo, oppure se usate la piastra elettrica e il forno acceso? Senza contare l’acqua che viene sprecata  per lavare i piatti. Ci sono delle tecniche studiate per abbassare al massimo l’impatto ambientale del proprio modo di cucinare, tecniche che equivalgono a quelle studiate per massimizzare i vantaggi sui calci da fermo. Bisogna evitare i pregiudizi perché la tecnica è quanto mai innovativa, e si tratta della cucina in lavastoviglie. I vantaggi sono numerosi: è un metodo facile, si ha molto più tempo libero, il cibo non crea odori, si cuoce a bassa temperatura (e quindi il sapore dei cibi viene preservato) e soprattutto si risparmia. C’è chi dice che sia il modo di cucinare preferito dai Della Valle. Si possono cucinare verdure, pesce, frutta, carne ecc. Si preparano i cibi, si condiscono e si inseriscono o in un vasetto a tenuta, oppure in un sacchetto sottovuoto. Poi si collocano in lavastoviglie insieme ai piatti sporchi e si attende la fine del ciclo di lavaggio. La comodità di questo tipo di cottura è che i cibi si mantengono teneri anche se non consumati immediatamente, quindi possono essere conservati in frigo per qualche giorno. Nessun rischio contaminazione anche con un cicli di lavaggio che impiegano detersivi particolarmente aggressivi. Si sostiene che la cucina a basse temperature conservi tutte le proprietà organolettiche degli alimenti, anche se gli antidellavalliani contestano la tecnica a bassa temperatura: “Niente da dire riguardo al sapore, ma dal punto di vista dei valori nutritivi non cambia assolutamente nulla, mentre cucinare con quel metodo ha le sue controindicazioni: soprattutto se si tratta di cibi di natura animale come carni e pesci, c’è il rischio di un’intossicazione alimentare, e soprattutto non si vince neanche una coppa Italia. Andrea Della Valle aveva iniziato ad utilizzare questa tecnica subito dopo aver riscattato la seconda metà di Cuadrado sostenendo che cuocere sfruttando il vapore del lavaggio significa azzerare l’energia consumata, la produzione di CO2 che deriva dalla cottura e quindi la nostra impronta ecologica. Facendo un paragone, per bollire un cibo si consumano circa 3,5 megajoule, con un impatto ambientale di 420 grammi di anidride carbonica equivalente e un’impronta ecologica (la porzione di terra necessaria per rigenerare le risorse consumate dall'attività umana) pari a 5 metri quadrati. Questi valori poi aumentano nettamente se si parla di frittura o, peggio, di grigliatura. Andrea ha quindi esposto i suoi calcoli del risparmio durante l’ultimo CDA della Fiorentina: “Se consideriamo una famiglia che prepara almeno un pasto al giorno in casa utilizzando una di queste tecniche e le sostituiamo con la cottura in lavastoviglie, usandola mentre si lavano i piatti, si può risparmiare dal 9-14% (se impiegata una sola volta alla settimana) fino al 52–57% se la si usa quattro volte a settimana”. Subito dopo la cessione di Cuadrado al Chelsea, Andrea Della Valle ha rinnegato tutto davanti a un Cognigni esterrefatto, e poi si è gettato su un piatto di spaghetti alla amatriciana fregandosene se per cucinarli fosse stata utilizzata la pancetta invece del guanciale. E pensate che bello invitare a cena la Gaia, invece di cucinare nel wok farlo nella Smeg. Ieri mentre leggeva la pillola in radio faceva ancora le bolle, poi mi ha mostrato il suo sorriso più brillantante.


lunedì 9 febbraio 2015

Certi giocatori devono smetterla di essere decisivi


La vittoria nasce in gran parte nel primo tempo nel quale la Fiorentina riesce a incassare il pressing dell’Olanda senza andare in svantaggio. Morales della favola ci occorrono comunque tre gol per piegare gli orange, a dimostrazione di quanto sia stato difficile vincere, e quanto scorbutica risulterà alla fine la squadra di Colantuono. Punti preziosi che hanno un retrogusto invitante, quello di far apprezzare meglio anche il mercato di gennaio, grazie a Diamanti, ma anche alla facilità di fare calcio senza pregiudizi, con la quale si è presentato Salah nel nostro campionato. Se l’egiziano ha debuttato dopo solo un quarto d’ora dall’atterraggio significa che Marin aveva qualche problemino. Montella ha avuto il merito di saper cambiare volto alla squadra nella ripresa, ma se l’ha dovuto fare significa anche che ha dovuto rimediare a qualcosa che aveva comunque non completamente indovinato. Giuste le sostituzioni di Borja Valero e di Joaquin entrambi sottotono, e difesa ballerina soprattutto per la mancanza di filtro a centrocampo, con Tata in difficoltà su ogni cross e su ogni rinvio. A parziale scusante della squadra c’erano da smaltire ancora le tossine della partita di coppa, Fiorentina che infatti parte con la stessa formazione di Roma a parte il Pek, che una volta in campo ci ha permesso di ritornare ad essere padroni della partita. Più di tutti mi ha impressionato Zappacosta dell’Olanda. Bellissimo il trio là davanti con Diamanti, Gomez e Salah, se si pensa che c’è ancora fuori Rossi, e che Mati Fernandez ci delizia con giocate come quella sul gol vincente di Pasqual, c’è da stropicciarsi gli occhi una volta gestito fisicamente anche il delizioso Joaquin. Settimo risultato utile consecutivo dopo Parma tra campionato e coppe (cinque vittorie e due pareggi), e molte più soluzioni negli ultimi trenta metri con questi uomini, giocatori rapidi e tecnici, veloci anche di testa, non ce ne vorrà Cuadrado se cercheremo di consolarci così. Poi c’è da decidersi una volta per tutte circa i meriti e demeriti da assegnare ad un allenatore, comunque singolare quel certo modo di valutarne l’operato se i cantuccini sono finiti e rimangono solo i pregiudizi da inzuppare nel vin santo. E’ curioso verificare che a seguito di una sconfitta lo si mette in croce e a seguito di una vittoria si rincara la dose evidenziando la giocata del singolo per cercare di allontanarlo dai meriti di quella vittoria. Giocata del singolo che quando non avviene non è colpa del singolo che magari fa tardi la notte, o tromba dopo aver fatto tardi la notte, no, è sempre colpa dell’allenatore che non è in grado di metterlo in condizione di fare la giocata del singolo. Quando invece il giocatore fa la giocata vincente la colpa è comunque dell’allenatore che in mancanza di una manovra seria lo costringe a fare il lavoro per cui è pagato, invece di fare sempre tardi la notte o trombare dopo aver sempre fatto tardi la notte. Lionel Messi risulta ad oggi uno dei peggiori nemici degli allenatori, bestia nera non tanto degli allenatori avversari, ma soprattutto dei propri. Non a caso Guardiola è stato costretto ad andarsene e Carlo Ancelotti convive con Cristiano Ronaldo accettando a malincuore la sua capacità di decidere le partite, oltretutto, come se non bastasse l'essere così decisivo ai danni di Carletto, è anche un serio professionista che non fa nemmeno tardi la notte o tromba dopo aver fatto sempre tardi la notte. Il calcio non lo fanno più i bravi calciatori come una volta quando c’erano Maradona e Baggio, una partita non è più il frutto delle grandi giocate dei protagonisti, il calcio di oggi è solo il risultato di numeri come il 4 3 3 o il 3 5 2, di sostituzioni sbagliate, lavagne scarabocchiate e gesti dalla panchina che incidono sulla partita per lo 0,01%. Mi domando e dico come mai certi giocatori più fanno la differenza e più guadagnano, ci vorrebbero allenatori più preparati che non costringessero certi giocatori a fare quello che poi costringerà i presidenti a svenarsi per pagargli gli stipendi. Gente come Diamanti, sono giocatori schifosi in grado con una finta di spiazzare intere difese, sono loro la vera rovina degli allenatori.


domenica 8 febbraio 2015

Cosa non si farebbe per battere l'Atalanta

E’ troppo importante la vittoria di oggi contro l’Atalanta per non chiedervi cosa dareste via pur di ottenerla. Vi invito a non essere scurrili. Poi raccolgo tutto ciò che sacrifichereste e lo vendiamo, il ricavato andrà interamente a favore delle vedove di Marko Marin. C’è preoccupazione in San Frediano non tanto perché si gioca al Franchi, c’è la moglie del mio dottore che è da subito dopo la vittoria contro la Roma che compra una mela al giorno, e il più preoccupato è il marito. Vincere vorrebbe dire scavalcare Lazio e Sampdoria, poi sedersi a pranzo tranquilli a mangiare gli spaghettoni con le sarde. Di certo, almeno io non darei via l’uvetta e i pinoli in cambio della vittoria, perché mi servono come al Milan un allenatore. Poi dedicherei il pomeriggio a gufare le altre bevendo alla salute di Genoa e Sassuolo qualche bicchiere di Scalabrone, sempre se avanzato dal pranzo della domenica. Nel caso non fosse avanzato allora dormirei felice facendo sogni rosé. Si dice che anche l’Accademia della Crusca, pur di battere la squadra di Colantuono, sia disposta a chiudere un occhio e ad accettare anche “qual è” con l’apostrofo. Sarebbe un’offerta imperdibile, e resa possibile solo dal fatto che l’Atalanta di solito è ostica proprio come l’italiano. Il Bambi dopo aver saputo della mia iniziativa benefica ha deciso di mettere a disposizione la borsa falsa di Gucci rubata alla moglie del Colonnello. Vista l’importanza dell’eventuale vittoria che coinciderebbe con la speciale maglia celebrativa per i 150 anni di Firenze Capitale, anche la Riblogghita ha pensato al jeans celebrativo per il record dei commenti, da indossare oggi per andare alla stadio. Devo dire che ho già ricevuto la promessa da uno di voi, che in caso di vittoria metterà a disposizione la propria preziosa protesi, non posso dire chi è per motivi di privacy, e poi perché è sempre molto riservato e ci tiene a rimanere nell’anonimato (spesso cambia nick proprio per motivi di privacy). Un tipo di protesi che sono sicuro potrà risultare utile anche a qualcuno di voi e quindi ognuno potrà comprarla con la speranza che non ci sia un altro che nel frattempo voglia dare via il culo. In attesa delle vostre offerte voglio rivelare quello che metterò io a disposizione, e anche per dare il buon esempio offro la mia collezione di Alan Ford della quale chiedevo 500 euro, ma visto che nessuno si è presentato per acquistarla ci riprovo. O meglio, diciamo che ho cambiato sistema e invece di venderla la ripropongo per uno scambio merce. Basta trovarsi d’accordo con uno di voi, insomma, in cambio della vittoria con l’Atalanta io metto a disposizione la mia collezione di Alan Ford, se c’è uno di voi che in cambio della vittoria con l’Atalanta mette a disposizione 5 banconote da 100 euro l’una, sentiamoci in privato anche prima della partita.


sabato 7 febbraio 2015

Il numero dei becchi

Siamo troppo orgogliosi a Firenze per ammettere certe superiorità d’importazione, i postumi del Rinascimento sono degli spiacevoli effetti psicologici che ci privano della giusta umiltà. C’è chi ha la faccia come il culo, noi abbiamo l’arroganza del marmo delle nostre chiese. Dico questo malgrado la mia sanfredianità manifesta, emerge così da studi lontani il vero motivo per il quale una parte della tifoseria Viola non accetta di buon grado quel sorrisino di Montella. Altro che modulo tattico. La paura che dietro a quelle smorfie ci sia qualcosa di molto più doloroso di una sconfitta a Parma è ormai scienza. La gente di Firenze da quando c’è il mister in città ha paura a lasciare sola la propria compagna, e quando vede quel sorriso in sala stampa, pensa che sia rivolto a lui e immancabilmente al fatto che proprio quel giorno lì effettivamente non era in casa. Tutto nasce da un articolo della dottoressa Alex Schiller che sta facendo il giro del mondo. Un articolo che contiene un messaggio pepato, che è quello che poi ha spinto molti tifosi ha sperare nell’avvicendamento del tecnico a favore di personalità meno “vincenti” in casa degli altri. Le vittorie in trasferta sono insomma una caratteristica  genetica dal quale Montella non può più nascondersi parandosi dietro al ritorno al gol di Gomez. Si, i napoletani lo fanno meglio. Per cui, se avete una vagina e volete usarla, andate a Napoli. E' questo il messaggio della dottoressa Alex Schiller nel suo ultimo post sul suo celebre sito internet “Never sleep alone” ("Mai dormire da soli"). La dottoressa spiega che se siete una donna single in cerca di uomini (e che ama possibilmente anche i motorini e la musica) dovete assolutamente farvi un giro nella città partenopea "situata nella parte più sorprendente del Mediterraneo, con la migliore pizza e la migliore pasta del mondo, un costo della vita più economica e più sexy di Roma, Milano e Firenze, a poca distanza da Vesuvio, Pompei e la Costiera Amalfitana". Un paradiso in cui, per ogni donna single, ci sarebbero 10 uomini disponibili. Insomma, tutt'altro che "Gomorra". Adesso è tutto più chiaro perché lo scugnizzo vince spesso fuori casa, e si capiscono i malumori di una parte della tifoseria che teme di dover scegliere il 28 come nuovo numero di maglia. Il mondo cambia, oggi non ci si può più cullare sugli allori di relazioni già impostate, la passione va tenuta sempre accesa, e non c’è più solo il trombaio da temere.


venerdì 6 febbraio 2015

La realtà quadrilatera

Per la prima volta mi sono calato nei panni del cronista d’assalto, e non usando i DPI mi sono fatto male cadendo rovinosamente su mille refusi. Anche se i DPI a me non sarebbero serviti a molto  in quanto sono cronista nel senso più cronico dell’essere bischero. A Firenze rende bene anche il termine “fava”, di fatto un giudizio ancora più terminale. L’inchiesta macchiata con la mia logica surreale ha lo scopo di evidenziare i tratti comuni di depressione che attraversano in maniera trasversale fasce intere di tifoserie. Il mio tentativo maldestro è quello di dimostrare che c’è chi sta anche molto peggio di noi. Malgrado Montella e Cognigni. Mio nonno Gastone dopo aver comprato il brodo di trippa mi diceva sempre “Pensa a chi sta peggio di te”. Io non ci credevo perché a dirmelo era un uomo con dei tubicini nel naso e con un fiasco in mano. Solo dopo aver capito che quell’uomo aveva l’asma sono andato in cerca di verità che rendessero meno amaro il nostro presente, è per questo motivo che vorrei segnalarvi per primo l’intervento di Ranocchia sul fallo laterale del Napoli che ha permesso a Gonzalo Higuain di eliminare l’Inter. Una realtà più brutta non solo della cessione di Cuadrado, ma anche degli incubi di Edgar Allan Poe. Che non è quello dell’Udinese. Vorrei proporvi il mercato delle milanesi, la contestazione alla Roma solo per citare alcune realtà che sulla carta dovrebbero essere più felici della nostra. La probabile morte del Parma. Insomma non possiamo in quanto tifosi pensare a un mondo ideale fatto sempre di due a zero, guardiamo anche le nostre compagne e quanti problemi devono affrontare ogni giorno nel tentativo di disciplinare i propri capelli ribelli. Problemi tali e quali ai nostri di tifosi insoddisfatti, chi li ha lisci li vuole ricci e viceversa, chi ha Gonzalo vorrebbe Ranocchia. Forse. Santon oppure Roberto Carlos? Quanto dura poi una messa in piega? Più o meno di una panchina del Milan? Non esiste il mondo delle fiabe dove la fata si sveglia la mattina con la messa in piega già fatta. Nella vita c’è sempre una cresta di Nainggolan o Hamsik. E’ consigliabile quindi di prendere atto della propria realtà il prima possibile per imparare ad accontentarsi. Per vivere meglio. Ci saranno sempre generi alimentari definiti comuni non a caso, dove è inutile cercare il fascino del grande brand. Non c’è la farina di Prada oppure lo yogurt di Tiffany, bisogna sapere che in rosa piuttosto che nella credenza c’è anche la faccia a culo di Ilicic. Diciamo pure che questa mia inchiesta propone un modo nuovo di vedere le cose, una nuova dimensione dell’essere che si colloca tra la medaglia che ha sempre e solo il suo rovescio e la palla rotonda che invece destabilizza proprio per i suoi troppo democratici e infiniti scenari. Per vivere meglio, visto che spesso ci rimane difficile cambiare il punto di vista sulle cose, e per guardarle dalla giusta angolazione a volte bisogna cambiare prospettiva, cosa che in curva Fiesole la prospettiva è quella di non vedere comunque niente, il mio consiglio è di girare quelle cose. Quando si dice un giocatore flessibile, intercambiabile, in grado di ricoprire più ruoli. Quello di cui un tifoso ha più bisogno è di una realtà a 4 lati, in modo da ruotarla fino a trovare il proprio punto di vista preferito.


giovedì 5 febbraio 2015

I contorni dei miei pensieri

Dopo Innsbruck, Bolzano. Ho festeggiato la vittoria contro la Roma in una birreria, e come da programma ho bevuto fino a quando ho chiuso gli occhi convinto che Savic avesse i tratti del viso più gentili di quelli di Alain Delon. Quando ho visto che Pizarro era più slanciato di Tatarusanu ho capito che avevo festeggiato a dovere. Ho mangiato e bevuto come in un banchetto romano protratto fino a tarda notte, banchetto romano prima che perdessero contro di noi. Poi per loro è iniziata  l’era dello street food. Ho avuto un momento di scompenso solo quando il “saccarometrico” mi ha fatto credere che Neto aveva rinnovato dopo solo 5 minuti di tribuna, poi quando Werner mi ha detto “No Cianni non ha rinnofato, è zoltanto la birra che te lo fa credere!!!”. Per festeggiare ho bevuto un ultima “scura”. O forse era già tutto scuro per me e la birra era chiara. Da lì ho cominciato a perdere conoscenza, i pensieri a perdere i contorni, l’Inter a perdere ancora. Ho raccontato una strana storia a Werner su quella ragazza che stava seduta al tavolo di fronte. Anche Werner ha bevuto pur non avendo da festeggiare un cazzo, se non da buttar giù, insieme alle salsicce, una riunione di condominio dove aveva dovuto redigere anche il verbale. Gli ho detto che la ragazza di fronte era così seria perché non se la sentiva di invecchiare. Che le rughe e i capelli bianchi diventano manifestazioni dirette del Demonio, il male assoluto, più ancora di Montolivo e le emorroidi, luridi vessilli del decadimento fisico, che non possono essere tollerati al pari delle dichiarazioni di Raiola. Via libera quindi alle creme, alle maschere, agli impacchi a base di bava di lumaca Montolivo, al lifting, al botulino, all’acido ialuronico, alla tinta per capelli e al trapianto con i peli presi dal culo. Lui mi ha fermato e mi ha detto” Cianni, ma perché spendere tanti soldi in prodotti di bellezza quando si può semplicemente e gratuitamente controllare i muscoli della propria faccia?”. Non me l’aspettavo quella domanda del cazzo, ho preso tempo bevendo ancora, poi ho ribattuto convinto che quella ragazza per rimanere splendidamente così giovane aveva rinunciato giustappunto a qualsiasi forma di espressione, smettendo di sorridere e facendo finalmente emergere il tripudio di depressione e desiderio di morte che alberga in ognuno di noi. Come se ad allenarci ci fosse Montella. Come per qualcuno se Mario Gomez avesse ricominciato a buttarla dentro. Un viso di cemento e il brio tutto festoso di Pirlo. Ha più di 50 anni quella ragazza. Gli ho detto. Non ha sorriso neanche quando è nata la figlia, e ha smesso di farlo all’età di 10 anni dopo aver baciato per l'ultima volta Ken il fidanzato della Barbie. Sono 40 anni che è inespressiva. Ha smesso di ridere molto prima del fallimento di Cecchi Gori. Si è imposta di credere che la vita fa schifo a prescindere dalla Fiorentina che intanto era diventata Florentia Viola. “Cianni che cazzo dici! Io la conosco qvella lì, si chiama Christine, non ha 50 anni e ha sempre riso come una pazza. Era la ragazza più felice del mondo, e con la sua bella scvarpa Fiola girafa per Bolzano orgogliosa. L’hanno portata da tutti i medici possibili, sono ormai più di 10 anni che non ride più. Io ho avuto una storia con la sua migliore amica, e anche lei befefa come te e mi raccontava strane storie. L’ultima volta che si è ubriacata con la weiss mi fatto una confidenza pregandomi di mantenere il segreto, ma io quando befo un po’ e ho le riunioni di condominio non riesco a mantenere i segreti. Mi ha detto che aveva smesso di sorridere da quando sono arrivati i Della Valle”.