.

.

lunedì 16 aprile 2012

Una stagione finita in Gloria


Dopo le tristezze della vita e quelle di un lunedì mattina che non facilita, dopo la visione mattutina e involontaria della classifica, sento il bisogno di ritrovare la Guida giusta che ci riporti almeno con la mente alla Gloria del dopo Milano, o meglio ancora a quella di quando il gol lo facevamo con la mano. Perché se oggi di mattutino c’è solo la lettura della classifica, un tempo no, ed è proprio per motivi di quell’alzabandiera che la scoperta del gol con la mano non riguarda affatto quella dell'arbitro nello smascherare Amauri contro il Palermo, ma quella del piacere della scoperta dell'autoerotismo che finalmente aveva gettato la maschera. Questo lunedì piovoso, triste per molti aspetti e grigio per altri, e ci scuserà il meteo se per noi malati di Fiorentina è proprio la mancanza della partita il vero temporale, perché oggi ci manca la partita come da adolescenti ci mancava quello che invece ci mostrava maliziosa la nostra liceale Guida spirituale, e allora si che la cecità ci abbracciava voluttuosa mentre tutti i salmi finivano in Gloria nel gabinetto. Oggi siamo a ricordare quei tempi, ma neanche tanto, perché poi bisogna anche dire che nelle vari fasi della nostra vita, per non perdere la manualità del fai da te, il mestiere l’abbiamo comunque praticato in qualche modo, abbiamo portato avanti quell’arte sia come status del lusso potendoselo permettere anche durante il rapporto di coppia, quindi se per qualcuno è stata una fuga dal menage, per altri no mennaggia, ma solo perché ancora impossibilitati a far altro. Da grandicelli quali siamo potremo anche divertirci a fare qualche considerazione su quelli che tra i nostri amati giocatori, ci fanno pensare che da ragazzi avessero già mostrato doti del campioncino dell’assolo con dribbling verso il bagno, e il mio è indubbiamente Pasqual, ma non tanto perché è pippa anche sul campo, ma quanto perché probabilmente essendo nota anche in famiglia quella sua propensione, lo hanno chiamato appunto Manual poi doverosamente corretto all’anagrafe in Manuel per colpa di un impiegato bigotto. Poi Cerci che cieco lo è diventato davvero scambiando il fondo schiena di De Ceglie per il pallone, Vargas che in origine era Vergas la dice lunga come è appunto la sua…assenza dal terreno di gioco, cosa credevate, e Natali che si chiama così perché l’aveva sempre ritto e allora per limitargli un po’ quella manualità innata gli avevano attaccato le palline dell’albero in modo che si sentisse dalla cucina il tintinnio quando si chiudeva in bagno. Ma la ricerca degli osservanti e praticanti dell’autoerotismo nel mondo trasversale della Fiorentina deve per forza comprendere anche quello dei giornalisti, in questo caso io esprimo una sola preferenza perché conscio che quello sia un mondo di permalosi e non me ne vorrete se dico che per me è la Conte, che essendo giornalista non significa che voglio rinnegare il mio passato in onore della topa, ma la scelgo per festeggiarlo quel periodo, e proprio perché si chiama Manola. Sono convinto addirittura che come a Hollywood ci dovrebbe essere anche a Firenze una bella strada dedicata ai più incalliti praticanti e per questo pieni di calli, una “walk of fame”, magari via del Leone, che bene rappresenterebbe il ruggito per la “fame” ma di topa, con le impronte delle mani più virtuose sulla sconnessa pietra serena, e chiudo purtroppo questa rassegna un po’ nostalgica e anche un po’ ruffiana, perché spudoratamente sequel del “Nadia Cassani”, come un cinepannettone tanto per fare un po’ di cassetta nel disperato mondo dei blog, e la chiudo con una preoccupazione seria, perché se la nostra adolescenza è finita a pugnette non vorrei invece che il campionato finisse a puttana.

6 commenti:

  1. Gloria Guida l'ho vista in TV alcuni giorni fa e ci sarebbe da chiederle dove ha trovato la famosa fontana. Sembra che il tempo non sia passato per lei. Alcuni giorni dopo poi ho visto le foto di Castelnuovo (che la accompagnava in questo film, che ora ha 73 anni) e pare un vecchietto, tra l'altro mezzo cieco. Pure con tutti i miracoli che fa la chirurgia estetica lei ha dell'incredibile, 57 anni molto ben portati

    RispondiElimina
  2.  
    Pollock, il mio post non è in
    tema col tuo editoriale e me ne scuso.

    Considerato lo stato d'animo prevalente
    dopo i fatti di sabato proviamo a riparlare di calcio.




    Uno degli argomenti preferiti di ogni
    tifoso di calcio è la critica all'allenatore.


    Tempo fa, in occasione della ennesima
    discussione comparativa sul valore dei nostri ultimi allenatori, mi
    ero chiesto su questo blog su quali basi poggiassero le critiche ed i
    giudizi espressi, adombrando il dubbio che tanti tifosi avessero una
    scarsa o nulla conoscenza delle problematiche relative alla gestione
    di un gruppo di uomini. Inoltre, sottolineavo il fatto che la
    stragrande maggioranza (se non la totalità) di noi tifosi non
    ha una conoscenza diretta dell'attività dell'allenatore, a
    parte quella mediatica (interviste) e quella derivante dalla
    gestione della partita (tattica, cambi ecc). I giudizi e le critiche,
    quindi, in genere sono il frutto dell'”immagine” pubblica che
    l'allenatore ha offerto di se oltre che, prevalentemente, dei
    risultati del momento.

    Aggiungevo anche (attingendo
    all'esperienza personale), che la valutazione di un allenatore (ma è
    un metodo valido per qualunque ruolo significativo), per essere la
    più oggettiva ed attendibile possibile, dovrebbe essere svolta
    con sistemi “scientifici”, tipo quello che le multinazionali
    chiamano del “global appraisal”. Tale sistema si basa sulla
    valutazione dei vari, specifici aspetti dell'attività mediante
    delle schede che devono essere compilate da persone che sono in
    contatto diretto, possibilmente giornaliero, con la persona da
    valutare: nel caso dell'allenatore, quelli coinvolti dovrebbero
    essere i collaboratori dello staff, i giocatori, i dirigenti, forse
    qualche giornalista.


    Le schede, contenenti un punteggio per
    ogni voce, sono poi elaborate in modo da arrivare ad un giudizio
    complessivo che “fotografa” il “rendimento” del soggetto. Vi
    assicuro che se il metodo viene applicato seriamente il risultato
    finale è oggettivo ed attendibile quanto una radiografia ai
    raggi x.

    Se qualcuno ha avuto la pazienza di
    seguirmi fino qui, immagino si starà chiedendo: “e allora
    cosa vuoi dimostrare, con queste menate, che non possiamo esprimere
    opinioni tipo: “Sinisa è una ciofeca”, “Rossi è
    un mediocre”, “Prandelli è un grande “, “Delio ha
    deluso”, “Delio è l'allenatore, tra i subentrati, che ha
    ottenuto i risultati peggiori”ecc ecc?

    Rispondo, ovviamente, nulla di tutto
    questo: tutti i giudizi e le critiche sono legittimi (oddio, forse un
    po' meno quelli offensivi). Il mio scopo è solo quello di
    offrire qualche piccolo spunto di riflessione, forse di discussione.

    Vorrei solo aggiungere che spesso,
    leggendo di Viola, ho l'impressione che all'allenatore siano
    attribuiti poteri taumaturgici e capacità quasi “magiche”,
    che egli ovviamente non ha, essendo solo il leader di un gruppo di
    persone.

    La pensa(va) così anche Osvaldo
    Soriano che, nel racconto da cui Pollock l'altro giorno ha estratto
    la citazione dice: “Forse si ha la tendenza a esagerare
    l'importanza dei tecnici. Servono a scegliere i giocatori, a fonderli
    in una strategia di gioco che sia la stessa per tutti, a dare
    coraggio. Ma niente di più”. Notare il “forse”, a
    dimostrazione dell'umiltà del grande scrittore.




    In riferimento ed a completamento a
    quanto detto sopra, in un altro post, per ragioni di lunghezza,
    invierò lo stralcio di un articolo chiarissimo (credo fosse
    una relazione a qualche convegno) che ho trovato sul web, sulle
    “competenze”, sulle responsabilità e sugli aspetti
    gestionali che fanno parte del lavoro dell'allenatore di calcio. E'
    scritto da un grande allenatore e quindi offre un punto di vista
    tutt'altro che banale.

    Mi sembra che la lettura ne valga la
    pena.

    RispondiElimina
  3. TOCCA L'ALBICOCCA16 aprile 2012 19:19

    C'è da tenere conto,Franco,della difficoltà a circoscrivere in parametri l'emotività del
    calciatore,le sue motivazioni e la variabile impazzita,per alcuni di loro,specie i più talentuosi,che è la prima giocata,la quale poi determina che tipo di gara andrà a fare.
    L'approccio scientifico alla partita,stato di forma,velocità,per farla breve tutto quello
    che può essere monitarato con precisione,per lo più sul piano atletico,è sicuramente
    importante e credo anche che gli allenatori più giovani siano molto preparati e già
    adottino questo tipo di monitorizzazione.
    Quello che però fa del calcio il gioco più seguito al mondo è quel non sapere mai cosa scatta nella testa dei 22 in campo al fischio d'inizio,ammesso e non concesso che
    qualcosa scatti.
    Ho visto non pochi calciatori,a tutti i livelli,azzeccare o meno il primo dribblig o il primo anticipo e da lì capire che partita avrebbero giocato,azzerando od esaltando tutto quello
    che l'allenatore aveva preparato in settimana in una frazione di secondo.
    E questo lo vedono anche i vari allenatori,solo che proprio la gestione del gruppo gli
    impedisce di sostituire un giocatore dopo 5 minuti ma anche di mandare sotto la doccia
    anzitempo quel giocatore che agli occhi della gente è il più talentuoso o il più rappresentativo.
    Per questo ritengo che l'approccio scientifico non sarà mai preponderante in questo gioco.
    Lamela non può sbagliare quello che può sbagliare Totti,e anche se un monitoraggio scientifico affermerebbe il contrario tra un Lamela al 100% e un Totti al 60 gioca sempre il
    secondo,perchè comunque tutti,l'allenatore per primo,lo reputano in grado di risolvere
    la partita da un momento all'altro fino a che un giorno,ma dopo avergli concesso decine di prove d'appello,Lamela non scavalcherà Totti in questo calcolo delle probabilità di poter
    incidere,calcolo questo che però si basa su prestigio,ascendente nello spogliatoio e tra il pubblico ecc.,tutta roba che di scientifico c'ha poco o nulla.
    E la maggior parte delle scelte,nel calcio sono fatte su queste basi,ovvio che se uno c'ha
    una gamba sola gioca quello con due,per il resto i dati e i parametri ci sono ma restano
    sulla carta,forse anche a ragione.

    RispondiElimina
  4. Tocca, condivido quello che dici, anche se nel mio post parlavo dei giudizi e delle critiche che la stragrande maggioranza dei tifosi esprimono sull'operato dell'allenatore.
    Poichè, a mio avviso, la stragrande maggioranza dei tifosi giudica quasi esclusivamente
    sulla base dei risultati del periodo corrente e su una conoscenza molto parziale delle varie attività che un allenatore svolge, i giudizi, sempre a mio parere, possono essere quantomeno discutibili.
    Anche se, come avrai notato tante volte, proprio sulla base di questi giudizi si arriva addirittura a stilare delle graduatorie di valore tra i vari allenatori.
    Ma tant'è. Va bene così.
    Come accennavo, il mio post voleva essere, come dire...propedeutico alla lettura di un articolo/relazione a qualche convegno di un grande allenatore di calcio, Ottmar Hitzfeld, ex del Bayern Monaco. In tale scritto il tedesco tratta in maniera molto interessante tutti i vari aspetti relativi all'attività di allenatore, nonchè le capacità e le competenze che deve avere. Purtroppo, e sinceramente non capisco perchè, il post è stato "tagliato".
    Se qualcuno fosse interessato e Pollock non ha nulla da eccepire, posso provare ad indicare l'indirizzo dove reperirlo: http://ancheiopossoallenare.com/contenuti/guida-di-una-squadra-professionistica-lallenatore-di-calcio/

    RispondiElimina
  5. Chiarificatore17 aprile 2012 07:57

    Questi manuali del buon allenatore sono abbastanza risaputi, così come gli aneddoti di spogliatoio, Franco, quello che mi sembra ci interessi è capire come mai in certe situazioni anche il buon allenatore fallisca. Pensa al nostro caso o al caso Inter, dove tecnici del calibro di Benitez, di Ranieri, di Rossi (finora) hanno fatto flop . Quando una squadra si sgonfia anzitempo sei nella peggiore delle situazioni, le vecchie colonne non sono vecchie per l’anagrafe,  ci vuole troppo coraggio per lanciare i giovani promettenti in sostituzione di vecchi non ancora vecchi ma sgonfiati, si crea una situazione dove i criteri di cui parla Tocca invece che essere virtuosi diventano viziosi e per questi motivi lo spogliatoio diventa ingestibile da parte di chiunque non abbia una grandissima autorevolezza, o fino a che non si fa un repulisti generale delle vecchie colonne.

    RispondiElimina
  6. Purtroppo, caro Franco, i "risultati del periodo corrente" sono diventati, nel calcio come nell'industria, il solo metro di giudizio. Ripeto un aneddoto già in altro tempo fruito: a chi gli chiedeva previsioni sulla situazione economica a lungo termine, Keynes rispose che a lungo termine saremo tutto morti. Una squadra che crolli, come la nostra quest'anno, perde immediatamente bonus coppe, perde appetibilità per giocatori/procuratori di vaglia e per sponsor, perde abbonamenti, perde acquisizioni di simpatizzanti presso le nuovissime generazioni, ammacca l'immagine imprenditoriale extracalcistica dei proprietari, insomma causa un danno considerevole, che non permette appello al responsabile tecnico (è del resto ormai noto che nell'incontro con la tifoseria organizzata, avvenuto quindici giorni fa, ADV abbia lasciato trasparire il messaggio che Delio non sarà l'allenatore per l'anno prossimo). La scientificità dell'approccio è importante, poi, ma la storia del calcio è fatta di presunti "trafficoni" che, con ristretto e comunque non innovativo bagaglio di idee tattiche e di metodiche di allenamento, hanno ottenuto grandi o addirittura favolosi risultati, perché portatori di una sensibilità straordinaria per le variabili di cui parla Tocca nel suo post. Sono, essi, gli scienziati dell'imponderabile (se è concesso l'ossimoro), i pignoli del lato umano del mestiere, gli studiosi acerrimi e ipnotizzanti dell'avversario di turno, i maghi del buon senso, i vincitori del sùbito (poiché sanno che del doman non v'è certezza), il cui maggior esponente è attualmente Mou, per quanto ciò possa dar l'orticaria a Deyna e a McGuire.

    RispondiElimina