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domenica 7 ottobre 2012

Viale dei Colli, dei collant e Piazza della Calza

L’eleganza del gioco e l’armonioso scorrere della manovra non potranno essere messi in discussione dalla fredda e ruvida pelle di un risultato brutto, e se ci sarà bisogno di aspettare, ci accontenteremo di accarezzare la superficie liscia di un idea di calcio che sappiamo poggiare però su un meraviglioso paio di gambe. Sinuoso progetto che ci ha già stregato dopo anni di capillari rotti e caviglie gonfie, ora che sono stati finalmente depilati gli antiestetici ributti del non gioco e quelli incarniti dentro a guerre di spogliatoio, è troppo bella questa Fiorentina perché i tifosi si lascino spettinare da chi soffia sulla polemica probabilmente per rompere il fronte della serenità in cerca di originalità bastiancontraria. Ma non ne sono consapevoli solo i tifosi della bontà della costruzione di questo gioiellino tattico, lo sa benissimo anche la squadra, sa che una volta registrati i movimenti, la camminata lungo il campionato sarà sicura e autorevole anche sui tacchi alti della classifica, c’è consapevolezza ed entusiasmo, e francamente fanno solo sorridere queste ombre che si vorrebbero gettare esaminando i risultati di un lavoro appena iniziato. E quando ci sono delle gambe così belle, basterà che la ceretta abbia terminato il suo lavoro per accarezzare il sogno del calcio più sexy del campionato, una manovra avvolgente e seducente che abbia anche la capacità di far capitolare le difese, sedotte e abbandonate, e che si risvegliano dopo una nottata d’imbattibilità con un biglietto di addio lasciato sul tabellino dei gol incassati. Vincenzo Montella ci ha già fatto innamorare del suo calcio più di quanto avessero fatto Sinisa e Rossi messi insieme, e si merita quindi equilibrio e tranquillità di giudizio perché possa lavorare a quell’idea che si è ben sposata con la voglia di calcio che si respira a Firenze, ci sembrano critiche volutamente forzate quelle sulla validità o meno del lavoro svolto fin qua, usate per arruolare visibilità da parte di chi fa delle polemiche l’architrave del suo fare giornalismo, e penso che queste siano provocazioni da vetrina destinate appunto al vetrino dove si fanno colture del batterio della polemica, articolo che in città ha sempre il suo zoccolo duro. Ma forse l’editoriale di Sandrelli sarà destinato ad accasciarsi di fronte allo stacco di cosce di questa bella Fiorentina slanciata verso un gran campionato, che è riuscita con i suoi meravigliosi collant aderenti come la palla al terreno di gioco, a fare da collante con la sua gente. Siamo molto più forti anche fuori dal campo perché siamo tutti consapevoli di aver imboccato la strada giusta, visto che sulla passerella sfilano due belle gambe diritte come la strada che è già stata tracciata e dalla quale non si torna più indietro, perché sappiamo che è quella giusta del bel gioco, perplessità di percorso o polemiche in corso non ci distrarranno, certo, oggi con un post così mi avrebbe fatto un gran comodo avere ancora in rosa Gamberini, oppure a proposito dei grandi marchi del settore, avrei potuto giocare tra Calzedonia e Calzedeyna per farla diventare la filiale argentina del gruppo, ma la verità è che la società ci aveva visto lungo da subito anche nella scelta del nuovo sponsor tecnico, e dietro la società ci sono sempre loro, i DV, che continuano ad acquisire grandi aziende da rilanciare, e che proprio grazie allo sponsor tecnico ha pensato al nuovo slogan per riproporre al pubblico un’azienda storica italiana, slogan che reciterà “Jomsa che gambe” e che speriamo possa essere lanciato già oggi dopo il derby dell’Appennino.

sabato 6 ottobre 2012

Crossfree

E’ agghiacciante!!! Hanno ridotto la squalifica di Conte e nella stessa giornata il Gat fa outing, un uomo che ci ha descritto situazioni di gioco molto precise con la sola imposizione della supposizione, e se il gobbo tra non molto potrà tornare a dirigere la sua squadra, che ci sia un tribunale clemente anche per il nostro commentatore immaginario, che si possa farlo tornare a vedere una partita senza che debba continuare a percepire le miglior partite di Montolivo attraverso sedute spiritiche o peperonate, alla faccia di quei tifosi rossoneri che intanto schiumano rabbia mentre il “passata” continua a perdere palloni su palloni al limite della propria area di rigore e il giornalista lo colloca sempre tra i migliori in campo. E poi anche per noi poveri muggenti, perché non possiamo pensare che Gasbarroni sia stato solo un sogno di una notte insonne di mezza estate, e che Marrone sia Emma intervistata prima del Festivalbar e non il centrocampista della Juve. O si ridà la possibilità di commentare ciò che si vede o sarà per noi come un martirio moderno, ci ritroveremo poveri cristi senza neanche più la croce come unica certezza sulla quale essere inchiodati alla nostra inferiorità, certezze bruciate su una sedia elettrica, spazzate via, crollate come i consumi per via della crisi, tutta la settimana a cercare le migliori offerte volantino tra Lidl, Penny Market ed Euro Spin poggiando le nostre speranze di tifosi Viola su El Hamdaoui per ritrovarsi alla fine forse col ritorno del “pennenciola” al centro dell’attacco dal primo minuto. Ci piaceva pensare che la modernità del nostro gioco non prevedesse più la figura arcaica e dinoccolata dello schiacciatore sotto rete, così ci sembrerà di essere tornati indietro nel tempo, il ritorno al cross ci strozzerà in gola la speranza di un gioco un po’ più blaugrana, riportandoci a un calcio in croce, e mentre soffriamo di una modernità solo annusata, capiamo come mai quel sornione di un Gat non soffra, invece, perché occhio non vede cuore non duole, a lui basterà un post di Massi74 per commentare la partita di Pasqual magari in panchina, e saremo noi i poveri muggenti gigioneggiati nel gioco sadico del Gat con il topo. Avessimo letto qualche libro in più oggi avremmo senz’altro una struttura più robusta e quindi anche più adatta a sopportare il mancato acquisto di Ranocchia, se non avessimo perso tanto tempo a seguire le partite dimostrandoci plebe incolta oggi avremmo coltivato anche altri interessi, più sani e soprattutto utili alla comunità. perché al Gat va riconosciuta una grande sensibilità per l’ambiente, ma non solo, perché grazie alla sua cultura e al desiderio di fare veramente qualcosa di concreto e non solo limitato all’alveo compiacente della scrittura,  ha ideato un nuovo tipo di giornalismo a km zero, il giornalista che va sul campo e scrive lasciando il suo articolo là dove c’è bisogno e non più solo in una maniera così distante dal popolo, come succede scrivendo su un giornale, perché la gente incolta non legge, spesso più impegnata a tagliare l’erba incolta del pratino, oppure a fumarsela. Nella seconda foto infatti ecco il primo grande articolo del Gat che affronta il tema della raccolta differenziata, quello che poi gli è valso il Premio Pulitzer per l’impegno sociale e per il modo di scrivere più vicino agli incolti che si era mai visto, e che ne giustifica ampiamente l’assenza dalle partite di calcio.

venerdì 5 ottobre 2012

Loggia dell'Orcagna assassina

La settimana è trascorsa alla ricerca del mitico punto gol, o meglio, le strade per raggiungerlo, quella ZTL sulla quale Montella ha lavorato molto, perché se è vero che tutte le strade portano a Roma, e Zeman ne è un esempio, la zona a traffico limitato dove invece si raggiunge l’orgasmo del calcio, il gol, insomma, è sempre più protetta a difesa del patrimonio dell’inviolabilità, e questa ricerca nel nostro caso è resa ancora più difficile da una mancanza specifica di capacità penetrativa. Adesso tocca a El Hammer sperando che il suo impatto sulla manovra lasci impronte profonde come il suvvone statunitense, schemi, movimenti per aprire spazi, lavoro sugli esterni per allargare il campo, il menù settimanale di Montella è stato incentrato quasi tutto sulla ricerca d’ingredienti adatti per riuscire a cucinare il piatto principe del calcio, anche se qualche pensiero Vincenzo l’ha dovuto spendere su come riassettare la difesa, e forse potrebbe essere arrivato il momento di dare un’occhiata a quel resto che ci hanno dato per Nastasic, anche se Gilardino è cliente scomodo in questo momento, ma forse anche quello più adatto proprio a saggiare le qualità di Savic. Come sempre c’è molta voglia di rivedere in campo questa squadra, con addirittura qualche elemento di maggiore appeal, se possibile, visto come la sconfitta di Milano ha evidenziato un limite della squadra che è quello di fare un gioco un po’ troppo fine a se stesso, che si specchia molto ma che alla fine risulta troppo sterile, argomentazioni che dopo Milano hanno gonfiato nuovamente le vele degli scettici fino a questo momento rimasti prudentemente in rada, La Fiorentina è quindi chiamata a rispondere sul campo, cancellando quelle ombre, magari con El Ham e JoJo che sono gli specialisti, ma perché no, finalmente anche con gli inserimenti dei centrocampisti. Insomma, con il Bologna la Fiorentina dovrà dimostrare di aver registrato bene la difesa anche senza Gonzalo, e di aver inserito in quei meravigliosi pomeriggi assolati di possesso palla, anche eleganti logge dove ripararsi da quella steralità, logge tipo quella dell’Orcagna, e grazie alla concretezza trasformarla finalmente in orcagna assassina. E siccome contro il Bologna dobbiamo vincere senza se e senza ma, lo staff di Montella che non lascia mai niente al caso, ha pensato anche a risolvere un altro bel problemino che si è paventato antipatico in questo inizio di campionato, e dopo aver letto la designazione di quello Yoghy di un Orsato con il quale la Fiorentina non vince da più di tre anni, ha inserito degli specifici movimenti nel programma di allenamenti, studiati appositamente, e da mettere in pratica quando la palla stazionerà nella nostra area di rigore. La foto è quella originale utilizzata dallo staff di Montella per spiegare al gruppo come posizionare le mani fino a formare una maschera, un artefatto insomma come i rigori che ci hanno fischiato proprio per tocco di mano, una maschera che secondo Montella dovrebbe captare la forza soprannaturale degli spiriti di quegli stronzi degli arbitri e appropriarsene, magari per vedere se ce ne fischiano anche a noi di rigori così mistici. Montella ha spiegato che la maschera deve assomigliare allo spirito sul quale si desidera agire, e ci sembra che Orsato sia stato riprodotto bene, ed è spesso associata al culto degli antenati, insomma, visto che Montella non rilascia mai dichiarazioni sugli specifici episodi è un modo preventivo per ricordare ad Orsato i propri antenati, uno schema questo denominato “all’anima deli mortacci tua”.

giovedì 4 ottobre 2012

Basta parole, gol e non Mogol

I temi sono due, il probabile esordio di Savic al posto di Gonzalo, oppure quello di Egazy o addirittura l’arretramento di Migliaccio, comunque una soluzione che vada a riparare i danni procurati da Giannoccaro, e l’altro, quello che più appassiona e allo stesso tempo preoccupa, quale attacco schierare domenica. E inevitabilmente escono fuori i 35 anni di Toni mentre a 39 Zanetti sfreccia ancora dal primo minuto, l’inattività di El Ham prolungata ancora dall’infortunio, come se non fosse stato inattivo abbastanza, e poi Ljajic e Mati, ormai precari entrati nel mondo del ballottaggio. Due fantasisti ma non due punte, e che per queste loro caratteristiche tecniche sono meno decifrabili all’interno di un esigenza nuda e cruda come quella del gol, che è una situazione tattica precisa, che non sente seghe o guarda in faccia nessuno, e che anzi vuole proprio vedere il goleador in faccia. Sgombriamo subito il campo dai dubbi e possibilmente anche dall’apatia sotto porta, il mio preferito, sempre se fosse in condizione di giocare, è senza se e senza ma El Hamdaoui, sicuramente quello con più dimestichezza della materia, cattiveria, classe, sano egoismo e motivazioni, Toni è si uomo di ruolo ma in questo momento sembra più essere la torre dalla quale decidere chi buttare giù tra Ljajic e Mati. Il cileno lo abbiamo solo intravisto dietro a una bellissima vetrata di Murano, dove si soffiano dribbling preziosi per la superiorità numerica, ma quanto poi quel soffiare sia sufficiente anche a gonfiare la rete ancora non lo sappiamo. In mezzo a questo labirinto di possibili scelte, Montella deve trovare la soluzione, la strada, la via d’uscita, che sia l’uomo o la giusta posizione di uno invece che di un altro, in poche parole deve trovare l’equilibrio che ci permetta di attaccare con più efficacia senza compromettere però la fase di contenimento come è successo per una mezzoretta a Milano, intanto ha già cominciato con il suo staff a cercare quell’equilibrio durante la pausa caffè. In questo scenario di soluzioni e delusioni ci sembra di respirare aria di bocciatura per Ljajic, un peccato, perché il giocatore è cresciuto molto, Montella ha dimostrato di crederci e di apprezzarlo visto il continuo utilizzo, ma è il rapporto con il gol che sembra essere il problema principe, mentre Ljajic solo un rospo, se poi si baceranno e il serbo troverà come per incanto la via della rete senza perdersi come un Pollicino qualsiasi nel bosco dei talenti, vorrà dire che Vincenzo avrà trovato un punto di equilibrio tra caratteristiche tecniche e necessità della squadra di essere sensibilmente più cinica. In tutta questa grande ricerca di soluzioni, l’unica certezza rimane Della Valle, sempre e comunque orco mangia passione, e Montolivo un giocatore che alza l’asticella mentre il gomito lo alza il tifoso milanista per colpirlo poco al di sotto della passata, o asticella come la chiama lui. Strana quindi la posizione di Adem che ha mostrato buone cose ma non quelle che ci servono come il pane, le occasioni le ha avute e se andiamo a guardare dalla finestra del suo rendimento sotto porta, come possiamo vedere dalla seconda foto che abbiamo scattato proprio dal suo tabellino dei marcatori, il conto è ampiamente in rosso.

mercoledì 3 ottobre 2012

Chicchi e cacche

Dopo ogni sconfitta il tifoso usa armi di difesa di massa, un modo per mettere a norma la propria delusione scaricandola a terra, spostando sul terreno dell’amaro in bocca un esercito di anticorpi della rabbia messo a disposizione da madre natura per difendere la fede fino alla partita successiva. E le forze armate sono diverse a seconda della ricchezza di fede in cui risiede lo stato della sconfitta, ci sono per esempio paesi della passione demograficamente spogli di anime, dove il vuoto diventa bicchiere sempre mezzo vuoto, all’anima de li mortacci sua, come ci sono invece paesi farciti di quella bella passione dove ai ripieni si accompagnano sempre dei bei bicchieri mezzi pieni. Oggi possiamo dire che le politiche societarie consentono un più diffuso ottimismo anche in quelle aree geografiche dove esiste il problema della migrazione dal buon umore, là dove c’è transumanza della passione, valli di lacrime dove c’è chi bruca solo quando la sconfitta presenta il suo retrogusto più amaro. Amanti dell’arancia amara, dell’acqua tonica e del radicchio, uomini che dopo una sconfitta cantano e comprano strumenti musicali, luoghi di depressione dove si ode nitido “tanto pe’ cantà perché me sento un friccico ner core”, con i nuovi Segovia che hanno sempre l’accordo pronto e intonano in falsetto “pe’ fà la vita meno amara me’ so’ comprato ‘sta chitara”. E’ anche abbastanza normale per un diabetico della passione stare lontano dagli zuccheri presenti nelle vittorie, una dieta controllata indispensabile che però abbatte l’umore innescando reazioni un po’ insulse che sono comunque sempre meglio dell’insulina. Bisogna anche dire che almeno fino a questo momento le sconfitte sono state più o meno digerite abbastanza bene, perché la Fiorentina ha lasciato buona impressione oltre all’intera posta, in sei partite si è confrontata con le tre squadre più forti del campionato, e nessuna l’ha mai messa veramente sotto. Certo, a Milano ci aspettavamo di vincere e per qualcuno il contraccolpo è stato come un improvviso calo di pressione, oppure una buona occasione per rimettersi l’antidellavallismo all’occhiello regalando pensieri forieri di foraggio per biascicare le solite polemiche stantie sugli investimenti e sull’orco marchigiano cattivo che mangia la passione ai tifosi invece di mangiarsi quelle cazzo di olive ascolane. Ognuno vede quello che vuole vedere, la sconfitta è sempre una pagina bianca, come una notte in bianco dopo una peperonata o come quando c’è chi ti manda affanculo dopo averti mandato anche in bianco. Noi promuoviamo la serenità anche da dietro l’angolo di questa sconfitta, e sul volantino lasciato nella cassetta della posta indichiamo che sarà un campionato importante, che inaugureremo un prossimo e fortunatissimo ciclo targato bel gioco, pensiamo che la società si sia ristrutturata con uomini di qualità e che abbia operato con intelligenza e grande competenza, e questo non è soltanto il pensiero dei tifosi illesi dall’antidellavallismo, ma è opinione largamente condivisa anche dagli addetti ai lavori. Poi ognuno nel caffè amaro bevuto dopo una sconfitta può sempre sentire il sapore tostato della pontellizzazione, c’è chi si affida ai fondi del caffè per leggere un futuro sempre più nero, perché in quella polvere ci vede proprio il ridimensionamento classico del chicco dopo la macinatura, c’è invece chi come nella prima foto, è un tifoso sereno e beato e nei chicchi ci vede i Beatles, quindi, chi John Lennon, chi magari Leandro Diamao, poi c’è chi vive la morte della sua passione e nei chicchi di caffè ci vede sempre e soltanto Della Valle, si, insomma, nei chicchi ci vede la cacca. Gli stessi che appena persa una partita la prima cosa che fanno è il pit stop, montano le gomme morbide sul proprio letto prima di andare a dormire, un modo come un altro per fare prima ad arrivare alla mattina dopo e farsi così un giro veloce sparlando di Fiorentina.

martedì 2 ottobre 2012

Fino in fondo al Pozzo di Gotto

Sostengo l’idea di calcio fermentata in quella cisterna d’idee del Castello di Cisterna, in una provincia napoletana che fa da laboratorio di creatività tattica niente affatto improvvisata, come il sangue partenopeo di Montella potrebbe invece lasciar supporre con un eccesso di supposizione e uso di super supposte di approssimazione, quasi Barcellona anche se per adesso ancora un po’ Pozzo di Gotto, senza un Messi e con il serio rischio che se oggi fai qualcosa a braccio e indossi una maglia Viola, c’è sempre uno stronzo che ti fischia un rigore contro che ti fa più male delle supposte. E l’idea di Montella la sotengo fino in fondo, anche fino ai bassi fondi napoletani, o nei doppi fondi dove si nascondono gli sbocchi offensivi, nei fondi d’investimento dai quali incasseremo gli interessi del bel gioco, e nei fondi di caffé dove è scritto che il futuro sarà nostro, si, proprio fino in fondo alla rete. La sua posizione è la mia posizione e condivido l’idea di far assimilare alla squadra una mentalità che ti porta sempre a imporre il gioco a prescindere da chi hai di fronte, fosse anche il Giano Bifronte o un partigiano al fronte che non sarà mai il Giani che invece è sempre bello imboscato in tribuna d’onore. Ha fatto bene a non modificare il suo credo neanche a Milano, primo perché se lo avesse fatto probabilmente avremmo perso lo stesso, e in questa maniera ha evitato un passo indietro nel cantiere dove si costruisce la mentalità, senza buttare il lavoro fatto fino a qui nel Pozzo di Gotto, anche se come è successo a Milano, e la foto di copertina lo mostra chiaramente, questa mentalità un po’ scugnizza qualche volta ti porta a scoprirti il culo. Bisogna crescere è ovvio e Montella ha tutte le capacità per accompagnarci in questo percorso, e attraverso la manovra andare a cercare quegli spazi per farli diventare il nostro centravanti più prolifico come lo è stato Romulo nel suo perfetto inserimento, come dovranno esserlo per forza anche Aquilani, Mati, El Ham e tutti gli uomini di buona volontà. E’ un’idea dalla quale non si può più tornare indietro, come la cazzata che ha fatto il Milan a prendere Montolivo, perché la Fiorentina ormai ci ha abituato a parlare il linguaggio magico dell’eleganza e del possesso palla, diamo tempo al tempo e usiamo l’equilibrio e la serenità ritrovata per accompagnare la squadra verso la sua naturale crescita. Se consideriamo che l’Udinese lo scorso anno è arrivata quarta, non possiamo certo dire di avere avuto un calendario fino a qui favorevole, e se ci mettiamo i due punti almeno che ci mancano in classifica, che giochiamo insieme da un quarto d’ora, è anche facile essere ottimisti per quanto fatto e soprattutto per una stagione che se queste sono le premesse non potrà essere certo priva di soddisfazioni. Domenica intanto potrebbe iniziare tutta un’altra storia, c’è il Bologna dal quale far partire un qualche filotto da tre punti per cominciare a scalare rapidamente quella classifica oggi un po’ mortificata dal Gotto amaro che ci ha servito una classe arbitrale vergognosa, il campionato del resto mostra una mediocrità generale che dovrebbe permetterci di accamparci subito ai piedi del promontorio di quella classifica, pronti magari a sferrare un attacco in piena notte quando Giannoccaro si distrae indossando i panni della drag queen. Intanto lo staff di Montella lavora per trovare i tanto agognati sbocchi alla manovra, e Gianni Vio in particolare, ha studiato un sistema originale che coinvolgerà in maniera dinamica anche il pubblico del Franchi, la seconda foto ci mostra infatti una simulazione di come i tifosi parteciperanno attivamente alla manovra elegante della squadra, e attraverso un’innovativa coreografia tattica indicheranno con una serie di frecce inculate a Baconi,  dove buttare il pallone per risolvere finalmente il problema del gol.  

lunedì 1 ottobre 2012

Braccizzati

Giannoccaro arbitra in endoscopia lasciando così una cicatrice più piccola sulla partita, ridotta come il cervello di quel pagliaccio fuligginoso di Cesari, che definisce il rigore “non scandaloso”, quando un rigore andrebbe fischiato se c’è e non se non fa gridare allo scandalo. Dicevamo di una cicatrice piccola perché la Fiorentina questa volta ci ha messo anche del suo per perdere, resta comunque il fatto che se fossimo andati alle Paralimpiadi a giocarcela dopo aver doverosamente amputato gli arti superiori ai giocatori per ridurre quell’ ingombro fuori sagoma che tanto ingolosisce gli arbitri, Giannoccaro di fronte a un tronco di difensore con la maglia Viola avrebbe fischiato senz’altro rigore a un Roncaglia superdotato, se solo gli fosse sbattuta la palla in mezzo alle gambe, con quel demente di Cesari che avrebbe dichiarato “non è scandolaso concedere un rigore perché l’uccello dell’argentino è considerato il terzo braccio, anche se i dirigenti Viola hanno pensato di fare i furbi eliminando gli altri due”. Poi dicevamo che la Fiorentina ci ha messo del suo, involuta nella fase difensiva, a tratti burrosa, con un interpretazione tattica sulle ripartenze dell’Inter, diciamo pure distratta, fortunata in un paio di conclusioni di Milito, ma anche in grado di proporre gioco e di tenere aperta la partita fino a quando l’arbitro non ha tirato fuori nuovamente il fucile a canne mozze, mentre con Samuel usava la pistolina ad acqua. La squadra continua a piacere nel palleggio e nella mentalità, la partita se la gioca e arriverà il tempo della raccolta e non solo quello di essere braccizzati da una classe arbitrale che non dirige ma intimorisce estorcendo rigori ed espulsioni, perché da che mondo è mondo la raccolta si fa con i braccianti. Speriamo che questa possa essere la settimana di El Hamdaoui che per quel poco che abbiamo visto sembra un tassello che s’incastra perfettamente in questa manovra, poi Aquilani rileverà l’anarchico Romulo, generoso e bravo nel riaprire la partita, ma corpo estraneo come i pallini della lupara di Giannoccaro, mentre Mati si merita qualche spazio in più, e se oggi la classifica non ci fa fare i salti di gioia che avevo previsto è anche vero che il calendario non ci è stato nemmeno così tanto favorovele, rimango comunque molto tranquillo perché una squadra che gioca a calcio così può solo crescere e quando lo avrà fatto saprà anche concretizzare la sua superiorità, sono sereno anche se dispiaciuto perché come promesso dovrò riporre quel sogno in un cassetto. E’normale pagare un qualche prezzo ad una rivoluzione che non poteva essere del tutto indolore come invece mi ero illuso che fosse, certo due rigori inesistenti su tre non aiutano certo questo processo di crescita. A tal proposito la Joma ha realizzato una nuova divisa in tutta fretta, dietro a precise indicazioni di Montella, che dopo questo ripetuto andazzo ha suggerito una soluzione per ovviare al rigore di mano rigore da villano, la foto ci mostra la Bice indossarla per la prima volta davanti alla commissione arbitrale marziana, che ha fatto di tutto per bocciarla e non farsi ridurre così i margini d’nterpretazione, il tecnico Viola ha tenuto a precisare che la nuova maglia ha lo stesso principio contenitivo di un cinto per l’ernia inguinale, Vincenzo ha spiegato che non potendoci più muovere che ti fischiano un rigore, e non avendo giocatori mozziconi ma completi di arti superiori e inferiori, abbiamo pensato di fornirgli uno strumento per ridurne il brandeggio. Vai Fiorentina, vai comunque, noi siamo fieri perché anche dietro a questa sconfitta intravediamo un grande progetto di gioco, fiducia totale a giocatori, società e tecnico, meno, molto meno alla classe arbitrale, che se ieri sera avesse fischiato con il culo non avrebbe potuto dirigere meglio una partita più interistinale di come ha fatto Giannoccaro con la bocca.