.

.

martedì 18 settembre 2012

Il fauvismo delle fave

Ormai è chiaro a tutti, anche a quelli che da una parte erano abituati all’esclusiva cucina dei ranci bresciani, e dall’altra sono comunque rimasti a regime di stretta dieta antidellavalliana, perché affetti da forte intolleranza ai rilanci, è chiaro dicevamo, come questa Fiorentina serva alla sua mensa un gioco pieno di zuccheri, con la specialità della casa che è un trionfo di geometrica manovra, un gioco capace di far crescere l’erba nel deserto del calcio italiano, cake design allo stato puro che ritroviamo sulla lavagnetta degli schemi di Montella, e che oggi possiamo mostrare nella foto di copertina grazie alla gentilezza di Guerini che l’ha scattata per noi, una torta che la squadra serve poi ai propri tifosi, una specialità che ci piace veramente un Mondrian. E come i quadri del pittore olandese, anche la manovra della squadra dimostra complessità che smentisce un’apparente semplicità, perché quelle forme rettangolari conosciute e superficialmente banalizzate, che Mondrian dipengeva di rosso, giallo, blu o nero, Montella è riuscito a rendere realtà sulla tela verde di un campo di calcio, là dove solo poco mesi fa era difficile disegnare due passaggi di fila senza rompere la punta della matita, figuriamoci dipingere un possesso di palla così marcato. Al massimo si era arrivati al puntinismo, quello di chi si era impuntato a mettere prima i puntini sulla P di pontellizzazione, poi accortosi che la P non aveva puntini, ha pensato bene di metterli sulla smobilitazione, un percorso più pittoresco che pittorico, e che ha portato fino al fauvismo, roba che in San Frediano è considerata più che altro favismo allo stato puro, visto che anche sulla smobilitazione non c’è traccia di puntini. E se per arrivare a uno stile di manovra di questo tipo si è dovuto guardare anche a Picasso, c’è chi, attaccando questa proprietà ha seguito la corrente di pensiero di quelli che non hanno capito un Picazz, e più che cubisti son sembrate teste quadrate elevate al cubo. La grande rivoluzione dei Della Valle come la grande guerra per Mondrian, segnano un cambiamento nella propria visione di gioco, si passa dal far cahare alla teoria del neoplasticismo, fatta sua oggi anche da Montella, e che il pittore olandese riassumeva, senza neanche bisogno del GPS o delle strategie di Gianni Vio, in questa semplice frase “costruisco combinazioni di linee e di colori su una superficie piatta, in modo da esprimere una bellezza generale con una somma coscienza”, praticamente la manovra della Fiorentina, e poi  “credo sia possibile che, attraverso linee orizzontali e verticali costruite con coscienza, guidate da un’alta intuizione dei singoli giocatori, e portate all’armonia e al ritmo di un pressing alto, queste forme basilari di bellezza, aiutate da altre linee o curve chiamate anche cross, possono divenire un’opera d’arte come lo è un gol di Jovetic”. E se Mondrian cominciò a dipingere quadri a “griglia”, Moggi ha trovato invece la fine della propria carriera per aver voluto mettere il becco nella composizione delle griglie arbitrali, ma alla fine anche noi tifosi abbiamo abbracciato coraggiosamente un’arte di pura astrazione come può esserlo solo il sogno dello scudetto. L’apparente semplicità delle opere più celebri come le partite vinte porta a credere che chiunque possa dipingerle, tanto da rendere il gioco della Fiorentina, che ne ricalca le geometrie, una pratica semplice come è successo proprio col Catania, mentre dietro c’è il gran lavoro dell’allenatore e della società, oltre naturalmente ai fondamentali degli interpreti. E se Mondrian è considerato il padre del design pubblicitario, la Fiorentina è una bellissima pubblicità al gioco del calcio, e la seconda foto ci mostra proprio di che panni si veste quest’anno.

lunedì 17 settembre 2012

Geometrie di pizzi e Pizarro

Aspettando Aquilani non mi sembra un Pizzardo pensare alla qualificazione Champion come obiettivo reale di questa Fiorentina tutta geometrie di pizzi e Pizarro, calze Ragno e ragnatele con le quali adescare gioco, una squadra che mette in vetrina la nuda e strabordante qualità del suo centrocampo, in maniera così sfacciata come solo le signorine ad Amsterdam sanno fare, e se non è questo il miglior reparto del campionato ci siamo almeno molto vicini, come lo è Utrecht alla capitale dei Paesi Bassi. Pizarro e Roncaglia si dimostrano acquisti a km zero di quelli da presidio Slow Food, per intendersi, quei giocatori che mirano al recupero dei sapori perduti, come sembrano recuperare alla memoria le gesta di Pecci e Repka, e a proposito dei Paesi Bassi, il cileno mostra proprio un calcio che pare uscito dal paese dei bassi e delle meraviglie, disegnando un reparto da favola anche senza più le prestazioni di Alice con la sua passata. Mi è piaciuto anche il Catania e per questo la considero una vittoria non così semplice come potrebbe apparire, sbloccata solo grazie all’apriscatola di Jovetic che si fionda in testa alla classifica marcatori, come Marotta in farmacia a prendere il Maalox ogni volta che un gol del montenegrino gli fa tornare in gola il no dei Della Valle. Una difesa completamente nuova ma che sembra giocare insieme da sempre, con l’inserimento all’ultimo tuffo di Tomovic, che è risultato naturale come il tuffo della brioche nel cappuccino, e i cambi sono Savic, Camporese, Cassani e Ljama, così che Nastasic è diventato un ricordo quasi sbiadito. Intanto Cuadrado ha barattato un’appendicite con un polmone ritrovandosene tre, eccessi come quello di voler emulare troppo spesso Messi, Pasqual puntuale alla raccolta dei lanci vendemmiati da Pizarro, spingendo con una una continuità che va a braccetto con la crescita continua della squadra, dalla condizione fisica alla gestione del vantaggio, dalla costruzione della manovra alla concentrazione sempre alta per tutti i novanta minuti, un bravo quindi a Montella e al suo staff, allenatore capace anche in corsa e che spero possa con El Hamdaoui dare alla squadra il centravanti di cui sente la malinconia, come si è visto con l’ingresso di Toni, che a proposito di malinconie, qualcuno ne sarà stato sicuramente assalito dopo quel roteare intorno all’orecchio. Quella che manca adesso è la vittoria in trasferta in modo da presentare ufficialmente la candidatura tra le grandi del campionato, e io mi toglierei subito il peso già sabato contro il Parma, per gettare via la maschera senza tanti indugi, considerate anche le alternative di qualità di cui Montella può disporre, e soprattutto senza più il Novara che con la sua partecipazione nella massima serie giustificava anche la presenza del suo giustiziere con la passata, che intanto però passava il resto del suo campionato a scrivere il libro per difendersi dalle infamanti accuse di un presunto comportamento fallace, e guardando proprio alla Fallaci ha annunciato insieme ai suoi procuratori la prossima uscita di “ lettura di un’intervista mai nata” .

domenica 16 settembre 2012

Dal nudo al nodo

La nuda passione ritrova oggi finalmente le sue coordinate, con due O come la Coop, una passione che ha gli stessi numeri della grande distribuzione, scaffali pieni di emozioni da riempirci il carrello e lo stadio. “Nudi alla meta” di una partita tanto attesa e disturbata dalle auto in sosta davanti al passo carrabile della sosta per la Nazionale, fastidiosa interruzione come lo è uno sciopero dei mezzi pubblici, che intasano la circolazione dell’adrenalina che scorre veloce solo dentro a una partita, sostituendola con parole e parole in un’interminabile coda di seghe mentali, ingorghi di discorsi nel tentativo vano di riempire il vuoto della nuda passione. Nuda e bella che non ha bisogno di photoshop, generosa come può esserlo solo una scollatura, ma che deve fare attenzione a passare davanti al reparto dei surgelati dove ti si ghiaccia il sangue quando a gonfiarsi è la rete sbagliata, quando nella lista della spesa ti sei dimenticato il pesce fresco per l’apporto di fosforo necessario alla fase difensiva, quello che serve all’applicazione degli schemi, e a prestare la giusta attenzione per evitare i pericolosissimi inserimenti centrali, ma più grave di tutto è quando non hai segnato di dover segnare e la squadra non se lo ricorda. A occhio e croce potremo usare la cassa veloce per sbrigare rapidamente la pratica di una vittoria, e che poi stiamo pensando d’inserire in maniera permanente nella nostra dieta, cassa veloce per far prima a portare a casa la partita e cucinare così tutte le emozioni che ci sono rimaste attaccate addosso, senza farle attaccare al fondo di quella padella scaldata sul fuoco alto della nuda passione. Perché alla fine, in fondo in fondo a una pentola dal doppio fondo, la nuda passione non può cuocere veramente nuda come mamma l’ha fatta, o addirittura disinibita come la vorremmo noi, ci sono sempre delle bende che coprono le ferite delle assenze forzate come quelle di El Hamdaoui e Aquilani, ci sono i condizionamenti psicologici e fisici di un Toni che potrebbe fare la fine dei polli cotti sui mattoni, dado di Cuadrado o Cassani in casseruola, uova Pasqual o panettoni che non sempre vengono mangiati, oppure la carne tagliata a coltello con Ljama affilata, la torta di semolino che va di traverso a Romulo, o Migliaccio che gli va direttamente in culo. Ma se c’è una cosa che veramente da fastidio alla nuda passione, coprendola di preoccupazioni fino a trasformarla nella seconda foto di copertina, quella cosa è il nodo scorsoio del risultato che influenza i giudizi, una cravatta che ingessa le fratture dell’umore dopo le cadute rovinose, il risultato è un abito che non fa il monaco, uomo di fede e generosità che intanto ha prestato la sua cella a Montolivo e alla sua asticella, rinchiuso nell’intimità del suo nuovo progetto ad arricchire lo spirito e l’ambizione con un’altra sconfitta a parametro zero, mentre noi dovremmo essere capaci, così come il monaco, a mantenere la serenità anche in regime di castità da risultato in bianco come un pareggio o peggio ancora, sì, insomma, quando quella troia della nuda passione ci tradisce con una sconfitta. 

sabato 15 settembre 2012

Adamo ed Eva Henger

Tutto è cominciato con la donna e con la mela, e hai voglia a dire che una mela al giorno leva il medico di torno, quando l’uomo credulone abbindolato dai consigli salutisti di AntoineRouge, se l’è pure mangiata costringendo di fatto l’umanità a prenderlo nelle mele, questo per dire anche la mia sul tema che ieri ha acceso la discussione sul blog, una mela che per qualcuno è sembrata avvelenata come quella della strega di Biancaneve, mentre io penso che con le proprie mele ognuno possa fare quello che vuole, e mi preme, a proposito di sensibilità, dire soprattutto che gli uomini sensuali hanno molto spesso delle grandi qualità, che in ambito artistico si esaltano dimostrando talento da vendere, che non son proprio mele, e se a me preme sottolineare questo aspetto, mi aspetto, essendo un gran bell’uomo, che ci possa essere anche un buongustaio che me lo voglia premere da dietro, situazione che considero piacevole come un’avance femminile, se il man è un ’uomo come la Kidman. E se Della Valle è il nostro re o per qualcun’altro Renetta, a valle di tutti questi discorsi mi auguro sempre che una persona possa essere giudicata per quello che esprime e non certo per le sue attitudini sessuali, e per quella che è la mia esperienza sugli uomini sensuali, trovo che siano molto spesso persone brillanti e piacevoli, divertenti insomma come la Melevisione, e comunque, tra le mele, i Della Valle, e il fatto che le persone NON vadano giudicate guardando dentro la loro sfera sessuale, personalmente gli dedicherei tutta la Val di Non, paradiso delle mele, per passare così dalla sfera sessuale alla sfera che domani ricomincerà finalmente a rotolare. Abbandoniamo velocemente anche il mondo dei vegetariani, dei vegani e degli animalisti prima che Jordan chiuda la stagione estiva con un trionfale pinzimonio di finocchi, e prima che ritiri fuori la testa anche Don Diego della Vegan, che il Sopra con tutta quella sua grande iperattività nel salire e scendere dalle parole non faccia incazzare qualcuno, proprio perché è quando va sotto che la capra crepa, per non parlare di Deyna che è persona che in tutto quello che fa ci mette una tale passione da portarlo sempre in scena al Teatro Argentina. Adesso andiamo diritti verso la partita di domani sperando che a farci una carezza sia la dea bendata e non un bandito metrosexual, e qua un piccolo dubbio mi assale, perché cosa succederebbe se ad accarezzarci fosse appunto un deo bendato, per noi è normale farci toccare da una dea, mentre allora potrebbe risentirsi la parte femminile del tifo Viola irrigidendosi davanti alle attenzioni di una donna fortuna, mentre per noi è naturale augurarsele. Col Catania insomma bisognerà ripartire subito forte trovando il gioco di Napoli ma soprattutto la vittoria della partita d’esordio contro l’Udinese, spererei di rompergli le mele se non fosse che l’argomento fin qui trattato non mi inibisse la metafora, forse sarebbe meglio usare un espressione figurata diversa, che non si prestasse a facili doppi sensi, considerando magari le reni in sostituzione delle mele, se non fosse che qualcuno in dialisi potrebbe giustamente anche risentirsi, come del resto deve essere chiaro che se a me non piace etichettare una persona per le sue abitudini sessuali, perché lo ritengo un errore, alla stessa maniera anche l’errore di parallasse non può essere considerato moralmente meno deprecabile di quello di un paraculo. Dopo questo breve viaggio nella Val di Non, non posso chiudere senza fare outing, ebbene si domani mi mancherà molto El Hamdaoui, e voi pensatela un po’ come vi pare, perché ogni tifoso ha le sue, e mentre voi giudicherete le mie malinconie marocchine, io penserò invece a un tifoso di quelli sessualmente considerati nella norma, anzi, uno di quelli che non si fa mancare proprio niente, perché è uno che tocca le mele e che in più si chiama Tocca l’Albicocca, e a uno così che non glielo vuoi comprare almeno un giocatore macedone, macchè, pensa che frustrazione sessuale la sua. E a chi li definisce diversi rispondo con un pensiero di Benigni “Abbiamo una cosa in comune. Siamo tutti diversi.” Ma tutti insieme domani dovremo fare soprattutto grande attenzione al Catania, e non solo, perché comunque saremo sempre vigili, strenui difensori della nostra passione ma anche delle nostre caste virtù, e la seconda foto di copertina illustra proprio questo pensiero “giù le mani dalla Fiorentina” ma anche dalla nostra Val di Non.

venerdì 14 settembre 2012

Nel mezzo del cammin di nostra vita

“Il miglior modo per uscirne fuori è passarci in mezzo” (vedi foto), un pensiero del poeta americano Robert Frost, per dire che la bella Fiorentina di oggi è anche figlia della crisi che l’ha attraversata, perché vivere le difficoltà non è come guardarle dopo che sono state superate. Trovo che sia un esercizio troppo idraulico quello di analizzare solo in chiave negativa gli eventi che hanno caratterizzato questi due anni e mezzo, limitandosi cioè ad individuare il punto della perdita senza però evidentemente capirci un tubo, se si continua ancora a non considerare che dentro a un tubo non si vede niente e quindi non si potrà neanche mai raccontare la vera storia della sua usura. La chiave inglese più corretta per la lettura del contatore non penso quindi possa essere quella di appuntarsi i metri cubi di errori che sono stati consumati, perché nella bolletta da pagare è compreso anche il consumo delle quantità necessarie a sciacquarsela di dosso quella crisi. Perché se valutiamo quel periodo con il senno del poi ne facciamo un racconto gotico come nella miglior tradizione del grande Edgar Allan Poi, appunto, riprendendo quelle suggestioni, sviluppando quegli aspetti psicologici, indagando fra le ossessioni e gli incubi personali di Corvino, “il Corvo e le altre poesie” del 1845, è non a caso il racconto che gli diede la celebrità. Perché la stessa grande inventiva dello scrittore, la si ritrova anche nella tifoseria Viola, capace di raccontare il personaggio Cristina De Pin con lo stesso sapore di August Dupin, per sconfinare poi nel romanzo poliziesco di Arthur Conan Doyle con Sherlock Holmes, che sono due anni che è lì a cercare la pontellizzazione con la lente d’ingrandimento e ancora non l’ha trovata. Da qui alla fantascenza di sceicchi accampati a Campo di Marte in attesa solo di acquistare la Fiorentina il passo è stato breve. Insomma, tra chi ha messo in croce la società addossandogli colpe e pretendendo scalpi, e chi ha sposato il senno del poi come sua religione dell’analisi dei fatti accaduti, c’è stato chi ha intagliato direttamente la croce nelle parole di legno di Giulio Cesare Croce che al senno del poi ha preferito lo stile più carnevalesco di Bertoldo, Bertoldino e Cacasenno, e con l’avvento del Cacasenno di poi si è pensato di essere autorizzati a pisciare continuamente anche fuori dal vaso. Storie di tifo incrociato, di modi di contaminare la propria passione con i retaggi di quella juventinità latente che ti gira sempre nei paraggi, e poi lo Scheggi che ha dato il sapore della “sveglia appetito” a certi ricordi legati al prima e al dopo partita, calcio, cibo e i vari modi di intendere le due cose, oggi sono partito dalla poesia di Robert Frost per finire col parlare di chi è tifoso alla meno, costretto dopo il rilancio da una parte, e la mancata pontellizzazione dall’altra, ad ingoiare bocconi surgelati consegnati al domicilio sconosciuto della propria passione, da Robert Frost, Bob per gli amici, alla Bofrost dei rosiconi il passo è stato breve, e mentre loro scongelano le olive ascolane, io addento tutta la poesia che si trova dentro a un panino col lampredotto.

giovedì 13 settembre 2012

Come si suole dire

Dopo che Jovetic ha ritrovato la parola, e in attesa che Montolivo ritrovi il posto in squadra perso per colpa di un infortunio bastardo, grazie al quale però il Milan nel frattempo ha trovato il modo di velocizzare la manovra, dalle parole del nostro top player abbiamo capito quanto fosse stato vicino l’addio, e che solo grazie all’intervento di un incallito smobilitatore, per non dire incallisto, Jovetic sia diventato alla fine il famoso e tanto strombazzato stop player della Juve. Come tanto strombazzato era stato l’allarme pontellizzazione sul quale i più lungimiranti non avevano certo lesinato gli investimenti in materia d’infamate, alla faccia del fair play confusionario, e alla faccia del voltafaccia che questo investimento andato a puttana ha costretti loro a rottamare le proprie teorie prendendo dei bei caccaincentivi in faccia. L’intervista di JoJo rivela infatti come i Della Valle abbiano tenuto botta davanti alle offerte concrete dei club più decisi a portarsi a casa il giocatore, attacchi concreti e perpetrati fino alle ultime ore di mercato, trattenendolo con orgoglio e sacrificio, anche se adesso si pone una altro grande tema, ma che fine hanno fatto i teorici della smobilitazione, e che fine ha fatto la pontellizzazione, cosa si dirà adesso dopo che si era ripresentata la stessa occasione di vendere il meglio fico del bigoncio, come del resto era già successo con Toni e Mutu, quando ancora però non c’era stato alcun sentore di dismissione e la società si comportava esattamente come oggi. Strani percorsi della logica, che alla fine sono difficili da rintracciare un po’ come la refurtiva che fa capo a un ricettatore, teorie senza capo e ne coda, che continueranno a vivere nascoste fino a quando non troveranno un altro proprietario che le farà sue, magari fava come quello di prima. Ma questa storia ha però anche un meraviglioso retrogusto, che va anche oltre al fatto che i Della Valle abbiano resistito ad offerte importantissime in un calcio italiano che regredisce dimostrandosi incapace di trattenere persino un Verratti, perché la degustazione della vicenda ci permette di godere ancora delle prestazioni di un giocatore ambito dai più grandi club europei, ci conferma la solidità e l’interesse ancora vivo della proprietà nei confronti della squadra e della città, ma soprattuto esprime nel palato tutta la sua sapidità che assaporiamo nelle parole di JoJo, grazie alla struttura minerale che tira fuori i tannini dal mosto nel quale sono affogate tutte le offerte per il giocatore, e quello che esprime meglio il suo gusto pieno e maturo è derivato dalla vendemmia dei no pronunciati alla Juve, un vi-no secco di quelli pesanti come una cassoeula per chi lo riceve, durissima da smaltire, e infatti la Juve è ricorsa alla soluzione Bendtner che però ha la stessa scarsa efficacia che può avere la Soluzione Schoum di fronte a un rifiuto così duro da digerire, ma che a noi ci inorgoglisce perché non coagula la teoria della pontellizzazione alla famiglia Della Valle, al contrario la separa proprio là dove Pontello, invece, vendendo Baggio alla Juve, di fatto aveva abbassato i carrelli per far atterrare i propri interessi molto lontano dalla Fiorentina. Il bello di tutta questa vicenda è in generale il no alla cessione, impreziosito però dall’IGT di un rifiuto dall’Indicazione Geografica Tipica piemontese, e per la circostanza la Tod’s ha pensato a un’edizione preziosissima di una scarpa prodotta in soli due esemplari, “da Diego al diniego”, un modello, che come ci mostra bene la foto, Andrea ha voluto indossare proprio per rispondere da gran signore qual’è al comportamento della Juve nella vicenda Berbatov, e lo ha fatto comodamente seduto sulla propria solidità econimica, e come si suole dire “la classe non è acqua”, e allora con le stesse scarpe e un bicchiere di Verdicchio ha risposto anche alla richiesta di Marotta di acquisire le prestazioni del calciatore Stevan Jovetic..

mercoledì 12 settembre 2012

Shampoo di Marte

Dopo la messa in piedi, due anni e mezzo di funzione a oltranza in memoria di un ciclo che fu, e prima che qualcuno ne voglia officiare una anche per “Il fu Mattia e Pasqual” sostenendo la necessità di celebrare anche due morti come Cassani e appunto Manuel, la foto ci mostra l’arma bianca con la quale Pradé e Macia hanno attuato la rivoluzione tanto agognata dal popolo Viola. Un phon, semplicemente un phon per sostituire la messa in piedi con la messa in piega, e già li chiamano i Polverini hair, sì, perché grazie a questa aria calda e nuova ci hanno sparato un nuovo look di quelli moderni, e allo steso tempo tolto la polvere dalla salma, taglio geometrico del centrocampo perfettamente asimmetrico a quello precedente incapace invece anche di un solo triangolo a partita, una situazione che vedeva un capello sfinito dalle tante colorazioni marroni figura di merda, insomma, non teneva più la piega se non quando la partita prendeva una brutta piega e allora era tutto nel suo centro, oggi invece le simmetrie del taglio sono perfette, attraversate da diagonali difensive con le sole ritrose della cessione Nastasic e le ritrosie di chi non si è voluto abbonare, marcature a scalare e scalature alte come quelle di Borja Valero, tra i bassi invece spicca la normalità del taglio di Pizzarro insieme a quella del mago dei Paesi Bassi, taglio quello del cileno, che gli permette di tagliare il campo con rasoiate precise e affilate. Da quando poi Roncaglia è arrivato a Firenze, e visto che il suo giorno libero è il lunedì, i parrucchieri hanno cambiato il giorno di chiusura per paura di rappresaglie, ma tra anticipi, posticipi e brunch soccer, la categoria ha poi equiparato gli orari a quelli delle farmacie per fornire sempre un servizio soddisfacente all’argentino, compreso il turno di notte. Mentre quando si muove lo staff di Montella anche solo per un ritocco alle basette, il comparto si appoggia agli stagionali come del resto fa anche la Sammontana, oppure sfrutta la stessa mano d’opera utilizzata per la vendemmia. Finalmente i Polverini hair hanno fatto Berbatov e capelli alla squadra, mentre al Mister disegnato un taglio studiato appositamente per tirargli fuori lineamenti più duri come anche gli allenamenti, rendendolo più autoritario e quindi credibile quando vieta i pernottamenti fuori dal professionismo e i trasferimenti  extraurbani alla Kharja, un duro come Clint Eastwood che ai Della Valle ha proiettato “Million dollar Baby” per chiarire subito la cifra sul contratto, mentre con la “Gran Torino” si è candidato all’Oscar come miglior squadra in grado di espugnare lo Juventus Arena, e una volta a Firenze ha voluto regalare anche il sequel di “Fuga da Alcatraz” ribaltando i ruoli del cattivo, dove è lui a fare il direttore della prigione, mentre sono quelli della combriccola delle pernici, vere teste di caz, a fuggire dal suo risentimento, o meglio, da quello di Gianni Vio incaricato a studiare le punizioni. E adesso che la squadra ha cambiato look e mentalità, che la Nazionale di Prandelli è diventata sponsor dei nani da giardino, non è più tempo di piangersi addosso, anche se è vero che siamo stati a lungo una tifoseria sfibrata fino alla radice, unica nel variegato panorama delle tifoserie italiane ad avere i capelli sciupati, insomma, pieni di doppie punte e nemmeno una da mandare in campo in cerca di gol, oggi no, perché con Toni abbiamo inserito addirittura l’opzione della cotonitura, che fa tanto coro gospel se non fossero più indicati i golpes nella classifica cannonieri, sì, la musica è cambiata a tal punto che ce lo dice anche la seconda foto di copertina, adesso è arrivata finalmente l’ora di trombare.