.

.

giovedì 7 marzo 2019

Andare oltre


Domani è la Festa della Donna, la strada più facile sarebbe uniformarsi e comprare la mimosa. La strada più gratis è quella di raccoglierla per strada. Uniformarsi, così come per le cose di cui ci occupiamo quotidianamente quando chiediamo l’esonero del tecnico. Andare oltre, invece, vorrebbe dire regalare non un nuovo allenatore, ma un nuovo stile di vita per combattere la ritenzione idrica. Andare oltre è come quando ti sta succedendo qualcosa di grave e ti passa tutta la vita davanti, ma non finisce lì. A me, infatti, quando mi si prospetta Gasperini sulla panchina Viola, in tutta la vita che mi passa davanti vengo interpretato da Beppe Fiorello. Andare oltre non significa essere intelligenti, lo preciso perché altrimenti sarei costretto a fare le valigie e andare a scrivere editoriali all’estero. Mi mancherebbe troppo il lampredotto. Andare oltre alle solite metafore fatte vuol dire sostenere che ci ha messo meno Michelangelo ad affrescare la Cappella Sistina che Della Valle a vincere un trofeo. Andare oltre ai soliti modi di dire che tutte le strade dell'esonero portano a Roma dopo l'eliminazione dei giallorossi dalla Champion. Andare oltre significa non aspettare con atteggiamento fatalista lo scorrere del nulla di fatto, dando così la possibilità al tempo, tra un trofeo e l’altro, di fare il giro e di raggiungerci, ma cominciare a rincorrerlo con la stessa velocità di Chiesa. Andare oltre significa non interpretare negativamente la condizione di autofinanziamento, ma fare psicoanalisi costi-benefici. Andare oltre vuol dire ricercare il giusto equilibrio per vivere una brutta classifica in una bella città, perché la brutta classifica non rende meno bella la città. Andare oltre al normale deterioramento della verniciatura. Avete presente quei pianoforti messi nei luoghi pubblici dove la gente che passa, si ferma e suona qualcosa per gli altri? Andare oltre significa fare la stessa cosa ma con delle lavagne. La gente si ferma e fa una lezione su come far giocare la propria squadra.

mercoledì 6 marzo 2019

Pathos esistenziale


Qual è il rapporto del tifoso con il proprio allenatore? Non proprio sereno, a tutte le latitudini, e il caso più eclatante è Allegri, non amato malgrado non si sappia più quanti scudetti consecutivi e coppe Italia abbia vinto. Solitamente non è un rapporto grondante umanità. Per alcuni tifosi le panchine andrebbero adornate con del grazioso filo spinato. Magari dai toni pastello, perché a Firenze siamo anche comprensivi e ci piace il bello. Il Bambi che non ha mai apprezzato il lavoro di Pioli, da quanto reputa il suo stipendio di un milione netto l’anno un autentico furto, è convinto che gli venga corrisposto in banconote di piccolo taglio. Ieri vi avevo raccontato che grazie al trench ero riuscito a dirgli che Pioli è come Zingaretti, oggi vi racconto invece cosa mi ha risposto. Che per lui è invece come Renzi, uno che dice di amare il PD e poi fa come quegli uomini che ammazzano la moglie. Ai contestatori seriali, in quanto tali, manca sostanzialmente un po’ di fantasia per combattere la metà classifica e la Pianura Padana in cui pascolano le ambizioni, ma io che ci sono a fare allora? E quindi se la vita ci da i limoni, ho suggerito di correre a comprare la “Corona”. Certo non va meglio a Spalletti, se è vero che in America è stata giocata una partita di calcio a -27, perdendo di fatto il suo record che lo vede a -25 dal primo in classifica. Quel Luciano che un tempo era proprio il preferito del Bambi, poi in un dopo partita sbagliò un congiuntivo, e questo è stato interpretato come un’apertura a Di Maio. Che il Bambi odia più di Pioli. Da quel giorno non solo ha cominciato a mostrare il pathos esistenziale di coloro che cadono da fermi, ma ha anche cominciato a fare sogni porno con persone che disprezza.

martedì 5 marzo 2019

Il trench



Ho comprato un trench sfoderato, caposaldo intramontabile del guardaroba classico maschile, adatto alla stagione più mite, e adatto per difendersi dai capricci esistenziali di chi ti sta vicino piangendosi addosso. Personalmente non ne avrei bisogno, la Rita e Tommaso non sanno del decimo posto, ma rimane un acquisto doveroso in termini di outfit. Non mi piango addosso, la mia vita di tifoso mi soddisfa grazie a sterili velleità letterarie, che se non avessi mi piacerebbe meno, e allora il trench lo dovrebbe comprare la Rita. Tommaso opta per il piumino. Ma non penso solo per me, vorrei anche un album delle figurine con tutti quei tifosi che desiderano almeno effettuare una sostituzione, mentre spiegano su lavagnette i movimenti al subentrante. Con copertine dedicate. Con stipendi congrui. Vorrei che a chi non si sente adeguatamente rappresentato da Pioli squillasse il cellulare con il suono della tavoletta di cioccolata che si spezza. Di grande conforto. Così una volta indossato il nuovo trench ho potuto finalmente dire al Bambi che forse Pioli è come Zingaretti, un traghettatore verso la nostra scomparsa definitiva. Anzi, ho fatto di peggio per provare la tenuta del trench, gli ho detto “Pioli come Catarella”. E a chi è sembrato uno scandalo l’intervista di Fazio a Macron è perché non ha visto il centrocampo a 2 di Pioli a Bergamo. Noi Viola non siamo tifosi eleganti solo perché indossiamo il trench, lo siamo per una caratteristica che amava tanto anche Modigliani. Vinciamo poco, e così fin da piccoli ci fanno allungare il collo.

lunedì 4 marzo 2019

L'ecologista di via Maffia


Se quel giudice seguisse la partita dei Viola leggendo i nostri commenti, ci considererebbe “soverchiati da una tempesta emotiva”. Ho paura che moriremo tutti insoddisfatti perché non c’è solo il cassetto che contiene i sogni, ci sono anche cassetti con dentro le ossessioni. E questa volta non bastano nemmeno Muriel e Chiesa, tanta Atalanta, ma anche un po’ di sfortuna nelle fasi salienti della partita. A scanso di equivoci la vittoria dell’Atalanta è meritata. Non si salva la difesa che è sembrato soprammobile delicatissimo a portata di gatto, si salva invece il ricordo di Astori. In tutti gli stadi. Per Carnevale purtroppo non ci siamo travestiti da squadra malgrado un grande attacco del quale Simeone quest’anno non vuole proprio far parte. So benissimo che c’è bisogno di parlare male di Pioli dopo una domenica che ci ha visti sconfitti contro Gasperini, e allo stesso tempo vincono Mazzarri e Giampaolo, e non voglio certo deludere tali e tante aspettative. Anzi, invece di farlo passivamente cercherò di essere propositivo, e per prendere due piccioni con una fava, la mia idea è quella di fare le Primarie Viola, con le quali decidere se esonerare Pioli, e chi prendere al suo posto. A 2 €, con un milione e mezzo di votanti avremmo tre milioni da dare a Mazzarri. Mentre il Bambi ieri si è vestito da Sousa. Un ecologista di via Maffia la vede invece dal punto di vista "green" come la maglia, va dritto per la sua strada e subito dopo la partita ha sostenuto con forza che con l’esonero del Mister anche i ghiacciai smetterebbero di sciogliersi. Per trovare invece i lati positivi della giornata, bisogna dire che a Napoli la Juve non si è portata a + 16, ma che è stato catturato il superlatitante Di Lauro. E’ un lunedì che se ti si apre un sorriso, ti fa sgranare gli occhi, e ti si accendono i sensi, non può essere la Fiorentina di Pioli, è lampredotto. Non ci sono solo troppi allenatori fenomeni, per Carnevale ho visto anche troppi eroi della Marvel e pochi Zorro in giro.

domenica 3 marzo 2019

Comunque vada


Non mi prendo la responsabilità per la faccia che faccio quando mi si dice che si vorrebbe Gasperini sulla panchina Viola. Non si può combattere la frustrazione per gli obiettivi dichiarati dalla società, con un tecnico che ha lo stesso appeal della sabbia nelle mutande. Sarebbe come riaprire le case chiuse per combattere la domenica all’Ikea. Prima di parlare di sostituti, se veramente vogliamo combattere Pioli, bisogna dimostrarlo scendendo in strada decisi, intendo con il gilet giallo. Anche se dovessimo vincere oggi e superare in classifica, a quel punto, il genio della Bergamo di sotto. Io capisco chi ha delle reazioni stizzite alle azioni del tecnico, perché anche io reagisco a stimoli condizionanti. Così succede che quando c’è il sole sento gli spaghetti con le vongole e il Kerner di Novacella che mi chiamano. Il vantaggio della partita di oggi a Bergamo è che per Carnevale il grande gioco manovrato di Pioli potrà essere mascherato senza che appaia come un difetto. Mascherati da Picasso come certi pavimenti rotti. Comunque vada oggi mi prendo l’impegno d’immaginarvi felici. E non voglio essere originale, anzi, comunque vada, che ve lo dico a fare generico.

sabato 2 marzo 2019

La gente che corre con le cuffie grandi


Non posso impedire di criticare la mia visione del calcio. Posso però fregarmene. Tanto da chiedermi se è nato prima il proprio allenatore da criticare o l’allenatore avversario da elogiare. E quelli che fino a oggi ho scambiato per concorrenti scappati da un telequiz solo perché correvano con le cuffie grandi, in realtà sono solo persone che fanno sport con una cuffia che è lì a cercare di dimostrare l’ovvio. Ma io l’ovvio non lo contemplo. Ho invece il sospetto che il tifoso Viola medio tenda a dare consigli tecnici al proprio allenatore, e quindi risultare più preparato, per dare un motivo ai posteri di affiggere una targa di marmo in cui indicare di aver vissuto a casa propria. E per questo ce l’ho con i miei genitori che se mi avessero fatto più ceppicone oggi potrei essere l’allenatore della Fiorentina. Il rapporto tra il mio non riuscire a contemplare l’ovvio, e chi corre con le cuffie grandi l’ha descritto bene Lucio Dalla nel passaggio “Saranno forse i troppo furbi. E i cretini di ogni età”. In più se volete fare del gossip tra una disamina e l’altra, sappiate che non sono nemmeno uno che dura due ore. Se proprio devo aspettare così tanto per godere metto su il ragù a fuoco lento. Non solo, sono stato persino fortunato a trovare una donna che ama le piccole cose della vita. E quando si parla di tutto quello che sa il tifoso Viola sulle cose da fare per far giocare meglio la propria squadra, limitata invece da allenatori non all’altezza della sua storia, mi si stringe il cuore a sapere che a Firenze si conosce sempre la verità, soprattutto quando non ci piace. Va bene Spalletti che perde a Cagliari malgrado Ranocchia centravanti, ma i cani allora non sono solo in panchina, li ho visti anche sulla ciclabile. A me capita spesso che quando entro in un negozio mi tornano in mente frasi tipo “si comprano bidoni e si vendono campioni”, così inizio a ridere e la gente mi piglia per grullo. In fin dei conti la felicità ha sempre fatto un po’ paura.

venerdì 1 marzo 2019

Più no che si



Sono i giocatori a fare la differenza, e non vale solo per quelli della Fiorentina. Come sono gli allenatori a sbagliare certe scelte, ma non vale solo per quelli della Fiorentina. E’ la storia del calcio che lo racconta, da quando cioè non c’erano ancora i videogiochi, prima ancora di FIFA 99, prima insomma che inventassero la ruota e quindi la palla diventasse rotonda. Lo dice la storia, se infatti prendi una qualsiasi statua di Nerone ti accorgi subito che somiglia a Gascoigne, senza per forza etichettare il suo allenatore di turno come uno scultore. Ogni giocatore ha le sue belle caratteristiche tecniche, quelle che mandano in visibilio il tifoso, a prescindere da chi lo allena; Bertoni cercava l’ombra della tribuna, Muriel assaggia sempre tutto quello che viene cucinato e non solo, perché ama tanto anche il crudo. Si dice che Veretout abbia l’Arbre Magique al profumo di bomboloni caldi nella sua Citroen. Poi certo se l’allenatore usa il calcio d’angolo corto in pieno recupero allora si è legittimati a sentirsi dei geni della panchina. O forse si vuole dire che il calcio è cambiato e che ora contano più gli allenatori dei giocatori? Potrebbe anche essere, se è vero che i No-Vax sostengono che quando non c’erano i vaccini la gente non si ammalava di tumore. Che la gente moriva di vecchiaia. A 32 anni, ma di vecchiaia. Mentre oggi a 32 anni un calciatore strappa ancora contratti di 4 anni. Il problema di noi tifosi avanti con l’età, non ancora rincoglioniti ma sulla strada giusta, è che abbiamo troppe informazioni, da una parte siamo bombardati dalle statistiche, di una partita sappiamo quanti km percorre ogni singolo giocatore pur essendo inchiodati sul divano dal ‘97, sappiamo di palle perse che non sono solo le nostre, e di quelle riconquistate che non sono affatto le nostre, conosciamo meglio la percentuale di possesso palla della percentuale di sconto sul sottocosto della settimana. Una marea di dati che siccome io non riesco a gestire (e qui la prostata non c’entra niente), stampo, e poi ci faccio aeroplanini di carta da lanciare dalla finestra. Un tempo per mancanza di dati grezzi e di stampante, ero costretto ad andare in edicola a comprare i Paper Plane. Quindi, No all’accanimento terapeutico del tifoso, No alla vivisezione delle partite, e non lo penso adesso che c’è Pioli, del resto il pareggio valeva un punto anche quando avevo la Vespa 50 Special. Qualcosa cambiò quando cominciai a frequentare le lezioni di disegno dal vero.