Prendo per buone le parole di Montella e Pradè che parlano di stanchezza mentale dopo 33 giorni di ritiro, che sono effettivamente molto lunghi, anche più che ascoltare un 33 giri intero di Gigi D’Alessio o della Tatangelo. Ma 5 gol al passivo e nessuno all’attivo in due amichevoli fanno comunque male come un cannolo siciliano a fine pasto, portandoci in Svizzera con qualche convinzione incrinata proprio come il fegato per smaltire la ricotta del cannolo, poi però penso a loro, a quanto mentalmente stanchi erano anche i timorati della pontellizzazione, li guardo oggi, invece, così belli rifioriti e faccio ancora più mie le parole di Montella e Pradè. Penso positivo, a proposito, proprio per chi vuole seguirmi in questo viaggio della fiducia estrema e bere quel bicchiere mezzo pieno che è stato spillato dall’urna del sorteggio, c’è da dire che la trasferta in Svizzera è di quelle comode, sorseggiabile come acqua potabile, comoda quasi come attraversare il Ponte alla Carraia e infilare in via della Vigna come neanche un fagiano, una macchinata di amici, due bischerate, un Camogli prima di varcare la frontiera e sarà subito Europa League. Una trasferta comoda anche per la squadra che potrà rientrare in serata senza i tanto temuti viaggi della speranza da quegli avanposti dell’Europa che ricordano i viaggi con la scorta di collant nel bagagliaio da scambiare con quello da metterci dentro, e con gli aeroporti che a notte fonda ti chiudono la porta in faccia, con la prima di campionato tra capo e collo, e con un solo rischio serio però, uno ma concreto, solo per i tifosi poi, che non è nemmeno il Grasshopper ma la Svizzera in tutta la sua incomprensibile compostezza. L’esatto contrario di Santo Spirito così pieno di buche e confusione, così alcolica e così vespasiano. Siamo troppo cialtroni per frequentare luoghi così ordinati e puliti, con giardinetti intonsi e con l’erba pettinata che sembra un velluto a coste larghe di Visconti di Modrone. Mentre da noi, senza nemmeno aver bisogno di fare tanti nomi e cognomi perché ci sono autodenuncie circostanziate anche su questo blog che parlano da sole, c’è gente che di ritorno da Santo Spirito piscia come se fosse un radiatore sfondato, quindi attenzione perché questo è argomento serio che potrebbe costare caro, e non per gesti eclatanti e da arresto come quelli del vescica disinibita confesso, basta molto meno. A questo proposito voglio trasformare per una volta il blog in uno strumento utile come un preservativo, come dicono quelli bravi e impegnati nel sociale e nella riduzione delle nascite, perché sono andato a vedere i regolamenti comunali di Zurigo, e voglio dare un consiglio soprattutto a quelli che si portano dietro il cane, perché non sarà sufficiente munirsi di sacchetto e di paletta come da noi, ci vorrà anche una cannuccia, il regolamento comunale infatti obbliga i possessori di cani a raccogliere la loro popò con la paletta, ma anche la pipì con la cannuccia. Mentre da noi e soprattuto al nord si reputano leciti anche comportamenti scorretti come quelli di Galliani, al centro per la verità un po’ meno, ma è tutta una questione d’interpretazione dei regolamenti, il confine tra la legalità e l’illecito in Italia è come sempre molto labile, e ricorda il viaggio di Boris Eltsin a Pechino per discutere i nuovi confini del suo fegato, sono problemi di geopolitica, o più in generale di politica a 360 gradi, se si pensa che per molti lo Stalinismo inizia in casa, oppure come per i messicani così lontani da Dio, così vicini agli Stati Uniti. Galliani del resto sta raccattando riconoscimenti in tutta Europa, attestati di disprezzo che lo collocano sul comodino del calcio come una volgare radiosveglia, che altro non è che un dispositivo atto ad inculcare odio nei confronti della musica, e se Ljajic sarà sottratto al patrimonio della malavita calcistica potrà essere utilizzato per partite socialmente utili, i suoi gol saranno un messaggio di speranza per i giovani con contratto a scadenza. E’ anche giusto in un momento come questo nel quale Galliani è costretto dal bisogno a percorrere il banditismo, e che per questo prende schiaffi da tutte le parti, è giusto rilevare il suo ultimo apprezzamento ufficiale datato ormai 6 mesi fa, che ha voluto fare pubblicamente una sua compagna fuori dal matrimonio, e per questo mantenendosi un po’ sul generale, e che dimostra quanto Galliani non sia solo un diavolo, ma che sa anche farsi apprezzare, un messaggio affettuoso rilasciato non a caso a Milan Channel, una sorta di messaggio cifrato “Gli italiani lo fanno meglio”, specificando subito dopo che si riferiva al tiramisù. Tutte le mogli di Galliani hanno comunque le stesse cartteristiche, perché Adriano è un uomo che bene o male cerca sempre le stesse cose, vedi anche i giocatori in scadenza, una recente biografia dell’AD rossonero, la cui foto rara di copertina racconta i suoi inizi quando invece dei giocatori rubava le merendine vicine alla scadenza, ha messo in luce come cerchi sempre mogli che abbiano soprattutto cura della casa, una mania sembra, è notorio infatti come ogni sua moglie abbia pronunciato almeno una volta la frase “Adriano, io sono bravissima a tenere la casa. Ogni volta che divorzio tengo la casa”.
.
lunedì 12 agosto 2013
domenica 11 agosto 2013
Nuove luci e ombre sulla pontellizzazione
Durante la preparazione dello stadio per la prossima stagione è venuto alla luce il fascicolo “Pontellizzazione”, occultato all’interno di un seggiolino del parterre di Curva Fiesole, e così la società ha avuto modo di entrare meglio nel dettaglio di una vicenda che ci ha segnati per un certo periodo, e ha fatto analizzare tutte le annotazioni del capo di accusa del processo ai Dell Valle. Il materiale è stato portato a Santo Domingo ad un esperto di pontellizzazioni di nome Gaucci per una prima valutazione. Quello che ci ha maggiormente colpito è il fatto che l’esperto non abbia mai usato termini come patologico o morboso, ma ha trattato l’argomento come se fosse stato un fenomeno atmosferico, l’espressione più forte che ha usato è stata “Brume cerebrali”. Ha fatto largo uso della metafora per sostituire la più tradizionale descrizione con dovizia di particolari, per spiegare con modernità che cosa avesse potuto generare questa bolla di caldo mentale, poi rivelatasi flautolenza ideologica. La conclusione a sorpresa, dopo aver letto attentamente il fascicolo, mette in evidenza sostanzialmente un uso scorretto della passione, considerando le accuse rivolte alla società come luci antinebbia, pensieri, o meglio fari eccessivamente luminosi, spesso odiosi, montati anteriormente, talmente anteriormente che ancora non è arrivata a noi questa pontellizzazione, montati comunque sull’anteriore dell’autolesionismo, usati nelle notti limpide e asciutte per indicare che la mente che genera certi pensieri è annebbiata. Ma ancora la pontellizzazione? Si, è vero, è un argomento fuori tempo massimo, superato abbondantemente dalla realtà, entusiasmo e unità d’intenti che viaggiano oggi tutti sullo stesso carro, ho solo voluto chiudere questa pagina di allarmismo compulsivo di una parte del tifo Viola, una sorta di canto del gallo nel pollaio di curva, solo perché l’esperto lo ha analizzato per la prima volta anche da un punto di vista cromatico, e io sono sensibile all’acrilico su tela, insomma, una nuova lettura che ci permette di capire di più e meglio, perché è stato accertato che un viso di un contestatore dei Della Valle, un timorato della pontellizzazione, ogni volta che esprimeva la preoccupazione per il ridimensionamento delle ambizioni, gli si illuminava d’intelligenza, e il contrasto era ancora più evidente se confrontato a quello di uno che invece aveva sempre dato fiducia alla società, grigio, molto più spento, si è parlato di un grigio fumo di caminetto di Londa. Gaucci ha parlato di leggi che governano la percezione visiva basata sui contrasti relativi di luminanza, menti fulgide quelle dei contestatori, menti sostanzialmente a led, e per spiegare meglio questa rilettura della pontellizzazione attraverso una nuova luce, e per dirci quanto risulta cromaticamente più gradevole un autolesionista, ha fatto un esempio toccante, e cioè che a parità di tartaro un uomo con la barba bionda sembra avere i denti più scuri di un uomo con la barba nera. Oggi si è capito che non si trattava di pontellizzazione, ma sarebbe troppo superficiale chiuderla così perché per molti è stato un vero impiego, ci si erano buttati con passione come chi fa volontariato alla Festa Democratica del PD, poi con l’acquisto di Borja Valero si era cominciato a capire, fino a quando è arrivata la comunicazione ufficiale della fine di un sogno, il segretario di partito con la morte nel cuore ha inviato a tutti coloro che ci avevano creduto davvero, una pergamena commemorativa e abbastanza preziosa, il nostro compito è solo quello di fare cronaca e di raccontare l’ultimo messaggio prima della sepoltura di un epoca, il Vuturo ha salutato i suoi attivisti con un pensiero pieno di commozione “Perderai il tuo attuale impiego e dovrai diventare un venditore porta a porta di maionese”. Da parte mia chiudo l’argomento, e lo faccio proprio oggi che siamo tutti in “paradiso” riconoscendo a chi ha le mani ancora sporche di maionese il coraggio di aver portato avanti le proprie idee, perché non è affatto facile essere un narcisista obeso.
sabato 10 agosto 2013
Radio Blu, mi piaci tu! Leggermente irritante
Il richiamo all’equilibrio è d’obbligo in una piazza bipolare come Firenze, che a differenza di Santo Spirito non è una piazza che si trova in San Frediano, piazza tendente alla depressione ma allo stesso tempo infiammabile pur non essendo una piazza d’armi, baciata da un clima tropicale che porta le stagioni dell’umore a variare repentinamente, uragani che investono persone apparentemente posate, anche gente che mangia senza posate, e che investe soprattutto i giornalisti di Radio Blu ai quali più volte è stato detto a proposito di posate, “Posate il fiasco”. Dall’entusiasmo e dalla sbruffoneria del triplete al tripudio dei tritacarne dove far passare l’umore e soprattutto Neto, promuovendolo per non destare sospetto, a capo, per dirgli poi durante la cerimonia, si, ma capo espiatorio. Nella speranza, o meglio nel Capo di Buona Speranza, di arrivare a un portiere migliore prima di batterci il capo. I media cittadini da una parte invitano all’equilibrio e dall’altra fomentano, evidenziano il clima idilliaco respirato a Moena e allo stesso tempo aizzano le vedove di Viviano, e a questo punto mi sento di fare un appello soprattutto a chi lavora a Radio Blu, perché è sempre stata una radio che ha tenuto fede alle sue sfumature Prussia, ma anche prugna viste le proprietà lassative, e comunque abbracciando due anime tono su tono, così diverse in modo da abbracciare tutti, le tute blu e le auto blu, e allora è bene ricordargli che: “Quando invitate qualcuno al ristorante, andateci”, così come quando invitate al buonsenso, praticatelo. Vorrei rivolgere poi un altro appello importante, questa volta direttamente al suo direttore, per il bene della Fiorentina, e dirgli che prima di condannare un portiere alla ghigliottina, deve accertarsi che tutti i meccanismi della logica e del pregiudizio funzionino al meglio, in poche parole: la lama non dovrà partire verso l’alto, se la lama non scende allora dovrà essere lanciato Neto verso l’alto, attenzione se scende la lama e salta via la testa del Guetta invece di quella di Neto, perché poi è inutile berciare quando rotola in rete, perché quella testa non sarà considerata un gol. Quando viene infilata la testa del brasiliano nell’apposito alloggio non deve partire la sigla di Lady Radio. Non deve essere una ghigliottina Fiat per non fare figurucce con Lady Radio che usa ghigliottine della Mercedes, così silenziose che l’unico rumore che si sente è l’orologio del Tenerani. Non usare il telefonino quando si usano attrezzi così pericolosi perché è facile confondersi, uno pensa di scattare la classica foto ai piedi in spiaggia, invece attiva il meccanismo e poi succedono le disgrazie. Diciamo anche un’altra cosa di natura ecologista, perché se il Guetta avesse un’anima un po’ più ambientalista e si frugasse, se facesse insomma un investimento iniziale che comunque potrebbe portare in detrazione, i suoi uomini farebbero accomodare Neto su una più innovativa sedia elettrica a energia solare. Bisogna per correttezza dire anche che la campagna anti-Neto di Radio Blu è stata pensata unicamente per il bene della Fiorentina, niente di personale quindi, perché quella del Guetta è sempre stata una radio all’insegna della generosità, basta contare il numero delle invenzioni giornalistiche che vengono divulgate tutti i giorni, ma è soprattutto nei rapporti interpersonali che si è sempre distinta, neanche i volontari di “Medici senza frontiere” si dedicano così agli altri, dopo la telecronaca a Villareal per esempio, Tommaso Loreto agganciato da una nota ninfomane locale, ha voluto ribadire la filosofia del gruppo, l’anima altruista rappresentata al meglio proprio dal suo direttore, e così per rispondere alle avances ha suggerito “Hai bisogno di un vero uomo, vieni ti presento un mio amico che non lavora a Radio Blu”. Dalle urne intanto il sorteggio ci regala un’occasione unica, la squadra giusta a cui affibbiare Vargas, farlo giocare contro gli svizzeri per metterlo in mostra, del resto uno così grasso sarebbe perfetto per il Grasshoppers. Infine per spezzare una lancia a favore del Guetta, devo dire che è proprio un bell’uomo, o meglio, un uomo che piace perché come Veltroni ha la faccia di quello che non ha studiato, uno che si è sposato parecchio, e a ulteriore conferma della sua generosità basta vedere il motto che si è scelto e che ha fatto posizionare all’ingresso della radio per ricordarlo a tutti “L’Unione fa gli alimenti”. Un uomo di mezza età che tra poco non potrà più berciare la sua gioia dopo un gol perché non sarà più credibile, dovrà lasciare il passo, trovare un erede più giovane e almeno permaloso quanto lui, non se ne avrà a male quindi se guardandolo in un fermo immagine di RTV38 dell’ultima stagione, seduto accanto al “Gallori gomme”, mi viene da dire che “Neanche il futuro è quello di una volta”.
venerdì 9 agosto 2013
Dopo il tramonto di Berlusconi le colpe sono tutte di Neto
La partita di ieri doveva servire a ritrovare le difficoltà di un avversario un po’ più consistente del niente, a riprendere i contatti con gli svantaggi estivi della pianura, e quindi a sbattere il muso su una partita internazionale, e questo compito lo ha svolto bene, anche troppo, poi doveva servire a dimenticare le manovre sporche di Adriano su Ljajic, e alla fine invece che all’umore, precipitato prima ancora delle temperature per l’arrivo della perturbazione, è servita soprattutto ai detrattori di Neto, che essendo tali e autolesionisti, si sono riuniti a festeggiare a Radio Blu dove per l’occasione hanno fondato il comitato “I Galliani” che comprende tutti coloro che auspicano il ritorno di Galli in porta pur di sostituire Neto. Hanno giocato sul nome del momento usando la stessa filosofia di quando a scuola usavo le mine di pessima qualità per lanciare minacce di continuare a studiare, e io non giocavo ma facevo sul serio a non studiare. “I Galliani” nell’intento dei fondatori diventerà più in generale una linea di articoli difettati dello store di John Galliano, un accordo con il brand inglese per vestire di volgarità gli abitanti del pianeta calcio. Il suo plurale venuto male, insomma, e per questo distribuito nel calcio dei peggiori, di quelli vestiti con i soliti servilismi, con lo stesso squallore ma con nomi diversi, perché ognuno farà parte di una collezione a se, che sia Marotta, Criscitiello, Civoli, Varriale o Nando Sanvito, l’unico made in China per via dei suoi capelli tinti con la china. Il peggio insomma. E per fare finta che della sconfitta non ce ne frega niente, perché la preparazione, la concentrazione, l’alta pressione, di Neto la crocifissione, la delusione, insomma, mentre cerchiamo l’assoluzione perché il fatto non sussiste, perché la sconfitta rientra nell’indulto come tre dei quattro anni di Berlusconi, o al limite è già prescritta, pensavo di prescrivere qualcosa per distrarvi e Intanto che prescrivo, anzi, soprattutto per questo, voglio farvi partecipi di un’inquietudine che nasce dopo essere andato a pisciare all’area di servizio Cantagallo Ovest, avevo appena appena mangiato una “Rustichella” quando con il cinci ancora in mano, tra le tante scritte e disegnini volgari ho notato una frase profonda come la tana di una donna nana disegnata proprio lì accanto, un prescritto che ha messo in discussione le mie certezze gettandole nel cesso come la carta igienica dopo che avevo finito di pisciare. Non che io mi senta uno prescrittore, ma siccome mi piace prescrivere neanche fossi un medico della Mutua, quel titolo “Regole per gli scrittori”, mi ha attratto perché ho pensato che fossero regole per scrittori low cost come me, scrittori da “Rustichella” e acqua minerale naturale senza nemmeno fare il menù con un euro e cinquanta in più, perché non mi interessa una sega di avere una fetta di torta. Insomma, gli ho fatto una foto con il telefonino e l’ho letto e riletto, spesso lo porto a letto, prima di dormire cerco di interpretarlo e di capirlo, mi è entrato in testa come un tarlo, il suo significato è ripido come salire su per il San Carlo, forse anche troppo esclusivo come Montecarlo. Eccolo: “Non mettete frasi in forma negativa, non negate mai nemmeno che siete negati. La voce passiva non dovrebbe mai essere usata, anche se nella vita siete dei parassiti. Se si rilegge il proprio lavoro, superati gli urti di vomito, si può trovare nella rilettura che un gran numero di ripetizioni possono essere evitate come invece non vi è stato possibile nel percorso scolastico e avete fatto più volte lo stesso anno. E non iniziate una proposizione con una congiunzione. Non esagerare con i punti esclamativi!!! Posizionate i pronomi il più vicino possibile, specialmente nelle lunghe frasi, tipicamente di 10 o più parole, ai loro antecedenti. Prendete il toro per le corna ed evitate le metafore miste. Sempre l’avverbio segue il verbo. Anche se vi piace farlo, e quando non lo fate ci pensate sempre, ed anche alla vostra ragazza piace molto farlo, evitate di usare i doppi sensi. Ultimo ma non ultimo, evitate le frasi fatte, specie se nel posto sbagliato. Infine, sappiate che, per scrivere bene, non esistono regole precise.” Più cerchi alla testa mi accompagnano ormai da giorni mentre cerco invano di trarre insegnamento da tutto ciò, cerchi alla testa che sembro un Audi, un testo che il destino sembra avermi voluto far trovare in quel bagno, e io al destino ci credo, come Radio Blu crede in Neto, c’è infatti chi è scrittore di successo e chi da cesso, chi usa carta patinata e chi quella igienica, chi fa la gavetta, tira la cinghia ma poi sfonda, e chi tira lo sciacquone e il lancio del proprio libro lo fa con la fionda.
E poi l’edizione rilegata, quella bella con la copertina rigida, mentre c’è chi la soddisfazione l’ha relegata nello scrivere sulla carta gialla così gli assorbe tutti gli errori di grammatica come fossero olio di frittura. Chiudo anche se la mia mediocrità è open space, c’è chi fa tour promozionali a bordo di macchine lussuose e chi invece è impelagato in finanziamenti indecorosi e si è impegnato per 30 anni comprando una macchina da 30.000 euro con airbag di serie, che viene fatto togliere prima ancora di ritirare la macchina, perché se fa un incidente con 30.000 euro di macchina, vuole solo morire. Come quando perde la Fiorentina, anche se ci dicono che serve per crescere, a noi serve soprattutto per morire mentre a Radio Blu per criticare Neto.
E poi l’edizione rilegata, quella bella con la copertina rigida, mentre c’è chi la soddisfazione l’ha relegata nello scrivere sulla carta gialla così gli assorbe tutti gli errori di grammatica come fossero olio di frittura. Chiudo anche se la mia mediocrità è open space, c’è chi fa tour promozionali a bordo di macchine lussuose e chi invece è impelagato in finanziamenti indecorosi e si è impegnato per 30 anni comprando una macchina da 30.000 euro con airbag di serie, che viene fatto togliere prima ancora di ritirare la macchina, perché se fa un incidente con 30.000 euro di macchina, vuole solo morire. Come quando perde la Fiorentina, anche se ci dicono che serve per crescere, a noi serve soprattutto per morire mentre a Radio Blu per criticare Neto.giovedì 8 agosto 2013
Le ragazze di Galliani
Al Milan hanno la prostata disperata, lo stesso sentimento di prostrazione che ha investito Silvio dopo la sentenza di Cassazione, un’angoscia che viene raccontata da giornalisti improponibili che per coerenza scrivono cose improponibili nella speranza di indirizzare in qualche modo la cessione di Ljajic al Milan, sconforto, scoraggiamento e tormento, lo stesso provocato dal tentativo fallito miseramente di portare Jovetic alla Juve. Stesso avvilimento, stessi profughi disperati in fuga sulle coste di un giornalismo sportivo alla mercé di scafisti senza scrupoli e con Civoli a bordo. Se ne sono accorti, eccome, che qualcosa è cambiato, e allora arrancano, come sul Golgota di una professione da schierati che si percorre in salita a braccetto con le difficoltà di fare mercato, un calvario, è così dura sbarcare il lunario per chi fino a poco tempo fa dettava legge che viene voglia di buttarsi da un lucernario. La parabola discendente di Silvio li ha trascinati con se, e allora annaspano dentro al vortice, e come Silvio costretto a riempire le piazze elargendo buoni pasto, loro scrivono fandonie, mentre l’altro le pronuncia dal palchetto abusivo, ma sono tutti alla ricerca, chi di lettori, chi di elettori o elettrici, ma tutti di elettrauto. Si, perché sono rimasti in panne, e mai Montolivo fu più profetico a voler alzare le asticelle. E quando c’è bisogno di cinismo ecco Galliani che scende in campo, un cinico che diventa sempre più assetato quando deve far fronte alle difficoltà, stretto tra l’inadeguatezza di acquisti come Saponara e Poli, che alla piazza fanno come il cinci a una vecchia. E’ in queste condizioni estreme che Galliani tira fuori il meglio di se, qualsiasi mezzuccio è valido pur di arrivare a qualcosa che altrimenti non si potrebbe permettere come Ljajic, e questo lo esalta, anche se forse si dovrà accontentare di un Honda, e se si mette bene, sennò la si mette appoggiata al muro perché non ha nemmeno il cavalletto. Ma chi è Adriano Galliani? Un cinico e forse anche un baro a suo agio solo su un tavolo da gioco, panno verde che gli valorizza il carnato, si gioca a poker in 5 su un tavolo messo a disposizione dalla Lega, quando succede una disgrazia. Il povero Marotta ha un infarto e muore senza aver ripreso conoscenza. Allora Moratti dice a Galliani: “E adesso cosa facciamo?”. “Togliamo i sei”, risponde Galliani. Ha voglia De Laurentis a indignarsi e fare la morale dicendogli a brutto muso “La rovina del mondo sarà l’indifferenza”, Galliani non è tipo da scuotersi per cosi poco e risponde secco “Indifferenza? E chi se ne fotte!”. Si dice che il cinismo di Galliani abbia avuto inizio quando ancora geometra, impiegato al Comune di Monza, lontano dal calcio era ancora un uomo genuino, tanto che per provare a vendere la propria Panda usata incappò in un eccesso di onestà che lo cambiò per sempre e non gli permise di chiudere la trattativa. Da quel momento Adriano Galliani giurerà di essere più cinico, e quindi anche di contattare i padri dei giocatori perché è tra moglie e marito che non si deve mettere il dito. E’ un Galliani ferito quello che oggi mostra la bava alla bocca, un uomo diventato scorretto per bisogno, una reazione alla troppa onestà che lo avrebbe penalizzato e costretto a fare mercato senza soldi. A chi mangia spesso da Giannino sarà capitato di ascoltare il racconto della sua vita, ogni trattativa inizia sempre dando grande spazio ed enfasi a quel racconto-svolta della mancata vendita della Panda, dalla quale è partita la sua grande carriera di dirigente del Milan, perché in quell’annuncio ci volle scrivere che la macchina aveva qualche difetto, un falso contatto sui tergicristalli, un eccesso di sincerità che gli cambierà la vita. Funzionano sempre ci scrisse per correttezza, se piove e se c’è il sole, e ci scrisse anche che se è vero che poteva sembrare fastidioso andare in autostrada con il tergicristallo funzionante anche quando non piove, è pur sempre vero anche che quando la posteggi e il tergicrestallo continua a fare tlic-tlac, dove te la mettono la multa? Ci scrisse che era ancora una bella macchina anche se ci pioveva dentro, ma aggiunse, solo però quando fuori piove, perché se fuori c’è il sole anche dentro la macchina fanno delle giornate bellissime. Un grande cinico quindi, anche in campo sentimentale, si, Adriano Galliani ha sempre avuto gusti difficili come si può vedere dalle foto che ci ha fatto avere la Bice dopo lunghe ricerche, quando usciva con una lo faceva sistematicamente con una ragazza, si insomma, con una che aveva una figlia molto grande, che a sua volta aveva già un figlio, insomma, usciva con una ragazza-nonna, non ne era affatto innamorato, il cinico, no, la considerava solo una nonna oggetto.
mercoledì 7 agosto 2013
Dilemmi, stemmi e stimmate
Uno dei grandi dilemmi della vita che poi ti spingerà ad approfondire la psicanalisi, quello insomma, che una volta appurato che Freud non è uno dei tanti nomi accostati alla porta della Fiorentina, ti aiuterà a capire molte cose di te, e tra le tante sicuramente la più importante, quella che ti tormenta anche in queste giornate calde alleviate solo da un po' di Branca Menta da bere rigorosamente col bicchiere scolpito nel ghiaccio, sempre che tu abbia in casa un guanto di ferro, anzi, chi è che non ne ha uno in casa che usa per disossare il prosciutto, e che torna molto più comodo per tenere in mano il bicchiere del Branca Menta evitando così che ti vengano i geloni. Dicevamo dilemmi che diventano magnifici stemmi di famiglia, insomma, noi tutti ci chiediamo da sempre che cosa ha influito nella scelta della nostra squadra del cuore, motivazioni che non possono essere solo geografiche, perché ci sono gobbi fiorentini, e anche fiorentini chini per non dire gobbi a raccogliere i gobbi prima di gratinarli in forno quando non è così caldo. A Firenze pensiamo con cognizione di causa che la nostra fede sia la più illuminata, certo forse lo penseranno anche gli altri, ma a noi di quello che pensano gli altri non c’interessa niente, perché il Viola, Firenze e il lampredotto, sono stimmate, la prova che siamo stati scelti, del resto se uno ha per idolo Dalì, non può fare l’architetto comunale. Non a caso la nostra origine è il Rinascimento, noi siamo tifosi rinascimentali figli di uomini di quel periodo come Niccolò Machiavelli, perché come lui i tifosi Viola sono acuti ma anche spregiudicati, qualche volta anche pregiudicati come Silvio che però non è acuto ma rossonero. Siamo così generosi che molti lo omaggiano addirittura di una doppia e così lo chiamano Macchiavelli, come è scritto anche sulla statua al lui dedicata all’ingresso degli Uffizi, di origini popolane guelfe come io per esempio che sono popolano di parte Bianca. E per capire meglio come mai ci consideriamo dei prescelti bisogna aver letto “Il principe” scritto nel 1513 quando ancora non esisteva la differenza tra fuorigioco attivo e passivo. Un testo che lo spiega molto bene e lo dico con certezza e anche con quella certa arroganza tipica di chi non sa una sega e ha la fortuna di parlare dell’unica cosa che sa a spizzichi e bocconi, perché a questo proposito ho seguito un corso serale in via dell’Ardiglione dove veniva riassunta la letteratura italiana per chi non ha molto tempo da perdere, e su Machiavelli il corso durava 5 minuti, il tempo per spiegare in sintesi appunto “Il principe”, ovvero, ci è stato spiegato da uno che durante il giorno fa il benzinaio alle Cascine del Riccio, che per arrivare al potere bisogna essere dei figli di buona donna. E i tifosi Viola sono proprio così, soprattutto in San Frediano dove non ci arrendiamo mai e ci arrangiamo sempre per raggiungere il nostro scopo, me l’hanno detto proprio in via dell’Ardiglione quando al corso si è parlato delle differenze con il Foscolo, parlando di Jacopo Ortis che amava Teresa ma lei non gliela dava e lui si è ucciso, un comportamento che non è nella nostra natura perché se non ce l’avesse data a noi, per tigna gli si sarebbe trombato la sorella anche se era più brutta. E poi siamo curiosi perché l’intelligenza ci avanza e non si può congelare, noi per esempio non ci saremmo mai potuti accontentare di quanto scritto da Gadda in “Quer pasticciaccio brutto de via Merulana”, riassunto il mercoledì sera da un appassionato del genere
che per 40 anni ha fatto il pollaiolo in vie dell’Orto, e che sarebbe anche un buon romanzo se l’autore alla fine si ricordasse di dirci chi è l’assassino. Noi siamo la migliore tifoseria del mondo, in assoluto, e non solo per quanto ho già cercato di spiegare sopra, dedicando tempo importante alla cultura, ma perché abbiamo inventato soprattutto una cosa, che per spiegarla bene c’è bisogno di raccontare la storia di John Greenwood il dentista di George Washington, l’inventore del trapano elettrico che permise così a George Washington d’inventare il dolore da trapano elettrico. Il 27 settembre 2002 i tifosi Viola hanno inventato il dolore per il fallimento della Fiorentina.
che per 40 anni ha fatto il pollaiolo in vie dell’Orto, e che sarebbe anche un buon romanzo se l’autore alla fine si ricordasse di dirci chi è l’assassino. Noi siamo la migliore tifoseria del mondo, in assoluto, e non solo per quanto ho già cercato di spiegare sopra, dedicando tempo importante alla cultura, ma perché abbiamo inventato soprattutto una cosa, che per spiegarla bene c’è bisogno di raccontare la storia di John Greenwood il dentista di George Washington, l’inventore del trapano elettrico che permise così a George Washington d’inventare il dolore da trapano elettrico. Il 27 settembre 2002 i tifosi Viola hanno inventato il dolore per il fallimento della Fiorentina. martedì 6 agosto 2013
Trojajic
Boskov mi perdonerà se vado oltre alla sua visione che faceva epicentro sulla tesa del cappello dei giocatori, perché qui non si tratta più di una ditta individuale, no, Adem sembra aver messo su un impresa familiare con sede legale in Serbia e composta da tante formiche rosse che corrono all’impazzata perché attratte dallo zucchero del calcio. E così vorrei spruzzare un po’ di veleno negli angoli dove le formiche del calcio si annidano, anche in quelli più dispersi del mondo come la Serbia, e anche vicino alla bandierina del calcio d’angolo dove Ljajic va a battere cassa. Per dare una sorta di giustificazione alla tristezza di questa vicenda del rinnovo mi rimane solo la speranza che certi comportamenti siano maturati per la volontà di rendere omaggio a Mario Monicelli, cavalcando cioè la naturale predisposizione ad assemblare strampalate realtà di combriccola come potevano essere appunto i “Soliti ignoti”. Vado in cerca di morale come delle more di gennaio, e quella che sono riuscito a raccogliere tra i rovi della logica, dove tra l’altro è rimasto impigliato non a caso un personaggio come Galliani, promiscuo come un Caddy della Volkswagen, è quella uscita fuori dal furgoncino, e cioè che l’unica cosa che trattiene certi giocatori dall’analfabetismo è la necessità di leggere il libretto delle istruzioni della loro Porsche. Un altro pensiero che mi esce fuori impetuoso come un rutto dopo una Coca Cola, è se le loro famiglie sono felici, oppure la sera rincasano. Sono bastati tre mesi da grande giocatore per attivare le ghiandole salivari dell’intero clan, 11 gol per destabilizzare un’intera famiglia, la longa mano di Galliani per far sballare tutti i valori della tiroide, quando si dice che non si può avere tutto dalla vita, ecco, la vicenda di Adem Ljajic racconta proprio questo, e l’inadeguatezza nel gestire questa fase di spolvero del rampollo di famiglia dimostra, come diceva Montaigne, che “Anche sul trono più alto del mondo si è pur sempre seduti sul proprio culo”. Siccome ho il viziaccio di farmi delle domande e una cultura approssimativa che non mi consente di darmi delle risposte, tanto che ancora oggi non ho capito bene se le suore hanno i capelli, mi viene da chiedermi se quelli del clan in arrivo in Italia hanno pensato di affittare l’Obihall per fare la trattativa, se hanno pensato di invitare anche i rappresentanti di categoria, come i topi di fogna e quelli del comitato “La pontellizzazione esiste ma non si vede perché è in controluce”. E mi chiedo ancora, ma non gli basta la fortuna che hanno avuto? E visto l’analfabetismo di cui sopra, se questi signori che non sanno contare trovano un quadrifoglio, hanno diritto lo stesso alla fortuna? Insomma, dovrò farmene una ragione e accettare i giocatori se proprio voglio continuare a vedere una partita di calcio. Mentre la banda del buco in arrivo con il torpedone dalla Serbia dimostra anche un’altra cosa, la stessa che si ritrova poi nelle conversazioni dal parrucchiere, la prova cioè che le teste servono per i capelli. Il cervello si sa è un organo che si presta all’usura, e quando è poco e lo si costringe a lavorare al di là delle proprie possibilità tende a surriscaldarsi, e non è tanto facile da raffreddare, ne con shampoo molto frequenti e ne più semplicemente con un ventilatore come succede con certi altri organi, è per questo motivo che si avviano tradizioni culinarie mirate, perché quando è fritto può accedere di diritto a scontri regionali epici come succede a Roma dove se la gioca alla pari con il carciofo alla Giudia. Rimango fiducioso che l’olio venga cambiato spesso e che la fermezza e la solidità economica della società faccia diga davanti all’ondata degli oli esausti serbi, Cognigni dovrebbe riuscire agevolmente ad incanalare la trattativa sui giusti binari, ma se invece dovesse saltare il banco, la Fiorentina mi lascia tranquillo perché so che sarà stato fatto tutto il possibile per il bene della squadra, del resto è quello che ci preme di più anche se gli innamoramenti per certi giocatori lasciano delle belle ferite aperte. Sono tranquillo e anche fiducioso perché è proprio da una delusione che può nascere un nuovo amore, il mondo non finirà come non è finito dopo l’addio di Montolivo, personalmente me ne farò una ragione, lo so che niente è più terribile per una donna dell’infedeltà dell’uomo amato, perché a seguito di una tale delusione amorosa può accadere che le donne si chiudano in convento. Se poi la delusione è particolarmente forte come nel caso di Montolivo, può accadere che si chiudano in un convento di frati.
Iscriviti a:
Commenti (Atom)







