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martedì 16 agosto 2016

Intellettuale, presidente e poeta

Battere la Juve a questo punto è diventato più un dovere che un piacere. Indispensabile per ridare al campionato quell’imprevedibilità tipica riscontrata soprattutto quando la Juve era in B. Di certezze già ci erano bastati l’oro e l’argento delle cinesi nei tuffi, sicuri come le tre grappe dopo il pranzo della “poera” nonna Zaira la domenica. Le giornate intanto si sono accorciate e al mare l’italiano è pronto per l’aperitivo in spiaggia, pronto a perdere la dignità, oltre a Pjanic e Higuain, e a combattere gli infiltrati degli altri bagni come se fossero sporchi juventini. Ho sempre cercato di distinguermi da questi fenomeni di pessimismo di massa, forse perché sono rimasto uno degli ultimi intellettuali che bussano sul cocomero e ostentano sicurezza. Non a caso sono presidente di un’associazione no-profit che anche quest’anno ha lottato duramente per evitare che le grigliate coi piatti di plastica potessero fermare il nostro pranzo di pesce al ristorante. Quindi un ferragosto che mi ha visto prima intellettuale, e poi presidente, una giornata dove oltre al difensore centrale, non poteva certo mancare la poesia che decanto sempre dopo il caffè. Quest’anno ho puntato tutto sul territorio, versi a km zero e in autofinanziamento, per una sensibilità nei confronti dell’ambiente che scuote le coscienze di quelli che hanno Bonucci, Chiellini, Barzagli e Benatia. “I profili delle colline che si stagliano all’orizzonte alle prime luci del mattino, Madonna che voglia di un bel paio di poppe”.

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