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giovedì 5 novembre 2026

Pena alternativa


 

Per Andrea Sempio scatta la richiesta di rinvio a giudizio. Adesso palla al GUP. Poi serve una collocazione a Goncalves.

Da non confondersi con quella sulla scena del crimine.

Vanoli? Persona informata sui fatti. Fin troppo informata.

Tracce di DNA del suo calcio sulla panchina dove siede abitualmente il Pote.

La sentenza va oltre ogni ragionevole dubbio se stare in panchina oppure in campo, e non tanto che è meglio un colpevole libero che un innocente in galera, quanto che è meglio un giocatore forte in campo che un giocatore forte fuori.

O almeno è meglio per la squadra che lo ha a disposizione.

Per l’avversario è certamente vero il contrario.

Restano poi gli autolesionisti. Quelli che invocano ancora la robustezza dei Brescianini. Del resto, con il loro poderoso schermo a centrocampo subiamo appena due gol a partita.

Quando va bene.

Vanoli dovrà farsene una ragione in merito alla quantità e alla qualità. C’è bisogno di una revisione della sentenza e di restituire la libertà ai colpevoli soltanto di avere talento.

Non possiamo accontentarci di giocatori dal rendimento della normalità.

Aspettiamo a gloria Atta con Oulai e Fagioli, poi il portoghese, Masta e Njie, con Pellegrino davanti.

Quindi, se per lo stesso omicidio si individuano due colpevoli incompatibili tra loro, allora liberiamo pure Stasi.

Ma subito dopo liberiamo il Pote.

Se proprio Vanoli non ce la fa a mandare in campo Goncalves perché lo ritiene colpevole della mancanza di equilibrio tattico della squadra oltre ogni ragionevole dubbio, allora affidiamolo in prova ai servizi sociali.

Misura alternativa alla panchina che il giocatore si è meritato con sprazzi di classe pura.

Misura che prevede alcune restrizioni.

Per esempio il divieto di mettere la salsa verde nel panino col lampredotto.

Perché una pena dev’essere proporzionata.

Non vendicativa.

Perché certi errori giudiziari fanno discutere.

Quelli tattici li guardiamo ogni domenica.

martedì 3 novembre 2026

Un tempo da Burian, tre punti da Oltrarno


Intanto rispondo ad Halloween con Pinocchio. Quello che ricordo ancora in vetrina da Gino. Prima che arrivi l'inverno e le mogli si trasformino in orsi Yoghi.

A posto del primo tempo è meglio ricordare lo storico negozio di giocattoli in via Guicciardini, a due passi da Ponte Vecchio.

Ieri pomeriggio che, a due passi, c'era soprattutto il fondo della classifica.

Un fondo che non si poteva portare neppure a reddito.

Dal fondo non affittabile nemmeno a nero all'inverno del primo tempo, con il Burian. Quel vento siberiano che, oltre al gelo, porta la mente a Buriani. Ruben, naturalmente.

Dalle steppe della pianura sarmatica a ovest degli Urali.

E qui il ricordo corre al povero Nuti che, a ovest, scelse Paperino. Altro personaggio che ci riporta bambini.

La depressione che sconvolge le condizioni anticicloniche. La depressione che sconvolge le nostre menti, sempre più disturbate dagli ennesimi gol subiti.

Primo tempo osceno. Da Cinema Arlecchino, vicino al negozio di Menicucci.

Anzi, peggio.

Da salvare soltanto il gol di Pellegrino. Per il resto, meglio parlare di quando in Piazza Duomo c'era ancora Bianzino.

Meglio parlare di quando in campo scendeva la Fiorentina. Tipo nel secondo tempo.

Oggi che l'identità della squadra rischia a tratti di somigliare a quella di un branco di molluschi capaci di colonizzare la nostra passione.

Poi arriva Njie. E alla gioia per il gol si somma la difficoltà, in San Frediano, di biascicarne il nome.

Laurienté che aspettava noi per sbloccarsi, da una parte, Jimenez fatto a fette dall’altra.

Fino a quando non arriva Gonçalves che tra tocchi deliziosi infila l'assist che accende Mastantuono.

Il portoghese panchinato mi riavvicina al calcio, un po’ come fa il Ponte alla Carraia con l’Oltrarno. 

domenica 1 novembre 2026

Il mostro sotto il letto gioca nel Sassuolo

 


Dici Sassuolo e viene subito in mente Berardi. Pensieri brutti lo so.

Del resto non si è tifosi Viola a caso. Sono associazioni automatiche come Firenze e l’Oltrarno, come Pisa e la merda.

Vuoi che la nostra difesa a maglie larghe ispirate alle catene al collo dei livornesi, non predisponga il buon Domenico a propinarci la purga per l’evacuazione da un tardo pomeriggio di lunedì, verso una nottata più insonne possibile?

Vedo un Balanzone in maglia neroverde con un siringone da clistere per curare al meglio la nostra fase difensiva.

Del resto in mancanza di meccanismi ben oliati (eppure è tempo di frangitura), la purga rimane un rimedio universale.

Una volta inserita nell’apposito condotto non può intervenire più nemmeno il VAR, proprio come il calcio d’angolo non assegnato ma che invece c’era.

E così mentre la difesa incassa con puntualità svizzera almeno due gol a partita mi ritrovo ossessionato dai lassativi.

Il percorso di questo primo quarto di campionato sembra proprio essere quello dalla purga al purgatorio. Con Berardi potenziale spauracchio pronto a guidarci dritti nell’inferno di Dante (non inteso come olio).

Si cresce, si smette di avere paura del buio, dei fantasmi e dei mostri sotto il letto. Poi arriva una partita contro il Sassuolo e si torna bambini.


venerdì 30 ottobre 2026

IL PREPARTITA


 

Un pareggio che di buono mostra solo l'avanzamento dei lavori sullo sfondo.

Di forte, invece, c'è stato soprattutto il mio prepartita. Al Forte.

Le fasi salienti della partita? Più che altro quelle precedenti al fischio d'inizio.

Mario Cipollini al Caffè Principe con annessa russa di almeno trent'anni più giovane. Tacco dodici anche di mattina e scarpe dorate. D'oro, del resto, abbiamo ricoperto pure i giocatori che da lì a poco avremmo visto in campo. Anche se, a conti fatti, erano al massimo placcati.

Poi il gelato, a dimostrazione che non si vive di sole schiacciate lontano da via de’ Neri.

Dall'Antico Vinaio all'antico vizio di farci rimontare. Un format che, a differenza di quello di Tommaso Mazzanti, continua a raccogliere scarso entusiasmo tra la tifoseria.

Misera la classifica. Miseri anche quei timidi fischi.

Prima le Apuane, poi De Ketelaere a imperversare sulla nostra difesa. Statici come il marmo di Michelangelo i nostri, mentre i capelli di Jimenez facevano il paio con quelli della russa di Cipollini.

Gonzalves, tre minuti ieri e cinque nella partita precedente, sembra la dimostrazione pratica che uno con il suo curriculum realizzativo in Portogallo non possa giocare nella Fiorentina.

Almeno in questa Fiorentina.

Il consiglio che mi sento di dare a Pedro è allora quello di fare come me: il prepartita al Forte. Magari provando a fregare la donna a Cipollini invece che gli avversari. Tanto a Vanoli, evidentemente, non interessa.

Se all'Atalanta mancavano dieci giocatori, al Forte mancavano i turisti.

Per la Vittoria, invece, per ora dobbiamo accontentarci dello stabilimento balneare.

 


martedì 27 ottobre 2026

FALSE VOCI


Vorrei sfatare una falsa voce.

No, non riguarda Beto e il fatto che continui a dichiararsi centravanti.

Parlo di quella che vuole il povero pensionato disorientato davanti all'improvvisa mancanza d'impegni.

Falso.

Falso come la verità processuale sul delitto di Garlasco.

Vi esorto a diventare pensionati per credere. Certo, questo comporta un certo invecchiamento, ma non fatevi scoraggiare.

E soprattutto non affidatevi a improbabili skincare, per quanto coreane, nel tentativo di rallentare l'inesorabile traiettoria verso le braccia dell'INPS.

Ne vale comunque la pena.

Più di quanto valga guardare il recupero di Inter-Fiorentina.

Più del lampredotto vegano.

E mi fermerei qui perché non vorrei aggiungerci anche il prossimo Fiorentina-Atalanta.

No, in questo caso faccio un'eccezione e vi consiglio di aggrapparvi disperatamente alla sedia dell'ufficio, invocando il carovita come ultimo argine alla scoperta di quanto valgano davvero quarant'anni di contributi.

Se però avete commesso il madornale errore di vendere l'anima al diavolo pur di risparmiare sui costi di una skincare coreana seria, vi toccherà assistere in eterno a esterni schierati a piedi invertiti, fasi difensive approssimative, rigori al novantacinquesimo, stadi in rifacimento e arbitri Di Bello.

Esisterebbe anche la soluzione della botte piena e della moglie ubriaca: pensione e part-time.

A quel punto ci sarebbe da sfatare un'altra falsa voce: che chi troppo vuole nulla stringe.

Non come Valdepeñas, però.

Lui la marcatura su Thuram la stringe eccome.


domenica 25 ottobre 2026

Mi barcameno


Tra Bologna, al Salone dell’Auto e Moto Storiche, dove il cuore batte soprattutto per le 911 in tutte le salse, e Milano, dove di storico potrebbe rivelarsi solo la vittoria della Fiorentina, sono arrivati il primo abbassamento di temperatura e voce, l’ora solare e il pranzo anomalo della domenica, quello in cui si fanno i gyoza col maiale.

Insomma, di tutto di più. Più dei gol incassati dalla difesa, più del prezzo dei carburanti alla pompa e più delle cazzate che scrivo.

Ravioli di carne giapponesi a parte, reminiscenza dell’ultimo viaggio di Tommaso, mi barcameno tra il lusso di essere in pensione, la ricerca costante della forma fisica, il parziale ritorno al lavoro (due giorni a settimana), la passione per le auto di Stoccarda e il primo raffreddore stagionale abbinato al primo castagnaccio.

Non so se la Fiorentina ci leverà le gambe, non penso. Non so se riaprirò il blog ai commenti, non penso.

Quello su cui, invece, non ho alcuna incertezza è ciò che ho orgogliosamente ribadito con l’acquisto di un modellino identico in scala 1:18.

L’altra ha il telo. A questa, allora, per farla ambientare meglio, gli ho comprato un cipresso. 

martedì 20 ottobre 2026

Quando la cantina è meglio dell'attico

 


Da fiorentino Diladdarno, dove si veniva battezzati col brodo di trippa, all'Enoteca Pinchiorri il passo è lungo. E anche piuttosto costoso: più o meno quanto il cartellino di Oulai.

Devo dire però che mi sono ambientato subito. Molto meglio del giocatore ivoriano.

Tra Champagne, Bordeaux, Pinot Nero francese, Barolo, Moscato di Saracena, Chardonnay del Mugello e Vernaccia di Oristano ho trovato un equilibrio che supera largamente quello della squadra di Vanoli.

Anche la mia fase difensiva si è rivelata superiore a quella viola: nonostante otto vini diversi, sono riuscito a riportare a casa la patente sana e salva. Alla faccia di Nico Paz.

E di bello c’è che Di Bello non c’era a rovinare la serata con una delle sue decisioni.

Tutto è stato all'altezza delle aspettative: tre stelle, proprio come i tre gol del Como.

La visita finale alla cantina ha confermato che l'impianto di climatizzazione funzionava alla perfezione. Molto meglio del fuorigioco automatico del VAR.

Per completare questo tuffo nella malinconia del tifoso viola, chiuso in se stesso nel timore di subire un'altra ripartenza, andrò a visitare la mostra di Hopper a Palazzo Blu. Blu, come le maglie del Como.

A Pisa. (Merda.)