Intanto rispondo ad Halloween con Pinocchio. Quello che
ricordo ancora in vetrina da Gino. Prima che arrivi l'inverno e le mogli si
trasformino in orsi Yoghi.
A posto del primo tempo è meglio ricordare lo storico
negozio di giocattoli in via Guicciardini, a due passi da Ponte Vecchio.
Ieri pomeriggio che, a due passi, c'era soprattutto il fondo
della classifica.
Un fondo che non si poteva portare neppure a reddito.
Dal fondo non affittabile nemmeno a nero all'inverno del
primo tempo, con il Burian. Quel vento siberiano che, oltre al gelo, porta la
mente a Buriani. Ruben, naturalmente.
Dalle steppe della pianura sarmatica a ovest degli Urali.
E qui il ricordo corre al povero Nuti che, a ovest, scelse
Paperino. Altro personaggio che ci riporta bambini.
La depressione che sconvolge le condizioni anticicloniche.
La depressione che sconvolge le nostre menti, sempre più disturbate dagli ennesimi
gol subiti.
Primo tempo osceno. Da Cinema Arlecchino, vicino al negozio
di Menicucci.
Anzi, peggio.
Da salvare soltanto il gol di Pellegrino. Per il resto,
meglio parlare di quando in Piazza Duomo c'era ancora Bianzino.
Meglio parlare di quando in campo scendeva la Fiorentina.
Tipo nel secondo tempo.
Oggi che l'identità della squadra rischia a tratti di somigliare a quella di un branco di molluschi capaci di colonizzare la nostra
passione.
Poi arriva Njie. E alla gioia per il gol si somma la
difficoltà, in San Frediano, di biascicarne il nome.
Laurienté che aspettava noi per sbloccarsi, da una parte,
Jimenez fatto a fette dall’altra.
Fino a quando non arriva Gonçalves che tra tocchi deliziosi
infila l'assist che accende Mastantuono.
Il portoghese panchinato mi riavvicina al calcio, un po’ come fa il Ponte alla Carraia con l’Oltrarno.






