Per rianimarlo dovrei fare una respirazione bocca a bocca, ma ci vorrebbe il boccaglio. Rischio a parte di tirare su la testa ed essere riconosciuto da chi non aveva fatto in tempo a rinfacciarmi Pioli, il blog sta bene così. Spento come lo sguardo di chi segue un pallone masticato a mo' di lampredotto.
Con le pinne, invece, increspo le acque fresche della pensione. Anche se la pacchia dura quanto la panchina di Grosso, a novembre torno a fare il consulente. Vi rendete conto! Fabietto nazionale direbbe che sono inallenabile, i RIS di Parma mi sbatterebbero direttamente in galera omettendo il DNA Diladdarno sui pedali di una bicicletta elettrica buttata su un marciapiede di via Sant'Agostino. A Rita va bene comunque, sia la galera che l’impegno saltuario lontano da casa.
Intanto la passione si è risvegliata, sarà per gli argentini che ripuliscono l’aria del Viola Park con sentori di brace.
Sarà perché non c’è più Pioli, che in odore di elezioni porta sempre voti.
Sarà perché Atta, Fagioli, Oulai e N’Dour sono meglio di tre settimane senza Atta, Fagioli, Oulai e N’dour sparpagliati per nazionali.
Sarà che aver levato di torno Nzola è meglio di aver tolto il bollo auto.
Sarà che mi hanno regalato una cena da Pinchiorri, e un’enoteca che si rispetti può sempre aiutare a dimenticare le prime tre giornate.
Sarà che dell’esterno ex Toro, in San Frediano si fa fatica con la pronuncia. E dire che Diladdarno, tanto per far confusione, le persone venivano chiamate con un nome diverso da quello di battesimo. Mio babbo si chiamava Spartaco e lo chiamavano Silvano, ma tra i due tarabaralla. Come lo chiami Njie che è pure svedese, roba che da queste parte ci si ricordava solo di donne bionde e molto più alte di Sottil.
Insomma, ho ristrutturato la passione con gusto moderno e minimale, qualche tocco di designer, c’è chi sostiene che il successo dell’operazione sia dovuto al tocco, non di Mastantuono questa volta, ma a quello finale, e non sinistro, della carta da paratici.






