Per Andrea Sempio scatta la richiesta di rinvio a giudizio.
Adesso palla al GUP. Poi serve una collocazione a Goncalves.
Da non confondersi con quella sulla scena del crimine.
Vanoli? Persona informata sui fatti. Fin troppo informata.
Tracce di DNA del suo calcio sulla panchina dove siede
abitualmente il Pote.
La sentenza va oltre ogni ragionevole dubbio se stare in
panchina oppure in campo, e non tanto che è meglio un colpevole libero che un
innocente in galera, quanto che è meglio un giocatore forte in campo che un
giocatore forte fuori.
O almeno è meglio per la squadra che lo ha a disposizione.
Per l’avversario è certamente vero il contrario.
Restano poi gli autolesionisti. Quelli che invocano ancora
la robustezza dei Brescianini. Del resto, con il loro poderoso schermo a centrocampo subiamo appena due gol a partita.
Quando va bene.
Vanoli dovrà farsene una ragione in merito alla quantità e
alla qualità. C’è bisogno di una revisione della sentenza e di restituire la
libertà ai colpevoli soltanto di avere talento.
Non possiamo accontentarci di giocatori dal rendimento della
normalità.
Aspettiamo a gloria Atta con Oulai e Fagioli, poi il
portoghese, Masta e Njie, con Pellegrino davanti.
Quindi, se per lo stesso omicidio si individuano due
colpevoli incompatibili tra loro, allora liberiamo pure Stasi.
Ma subito dopo liberiamo il Pote.
Se proprio Vanoli non ce la fa a mandare in campo Goncalves
perché lo ritiene colpevole della mancanza di equilibrio tattico della squadra
oltre ogni ragionevole dubbio, allora affidiamolo in prova ai servizi sociali.
Misura alternativa alla panchina che il giocatore si è
meritato con sprazzi di classe pura.
Misura che prevede alcune restrizioni.
Per esempio il divieto di mettere la salsa verde nel panino
col lampredotto.
Perché una pena dev’essere proporzionata.
Non vendicativa.
Perché certi errori giudiziari fanno discutere.
Quelli tattici li guardiamo ogni domenica.






