Un pareggio che di buono mostra solo l'avanzamento dei
lavori sullo sfondo.
Di forte, invece, c'è stato soprattutto il mio prepartita.
Al Forte.
Le fasi salienti della partita? Più che altro quelle
precedenti al fischio d'inizio.
Mario Cipollini al Caffè Principe con annessa russa di
almeno trent'anni più giovane. Tacco dodici anche di mattina e scarpe dorate.
D'oro, del resto, abbiamo ricoperto pure i giocatori che da lì a poco avremmo
visto in campo. Anche se, a conti fatti, erano al massimo placcati.
Poi il gelato, a dimostrazione che non si vive di sole
schiacciate lontano da via de’ Neri.
Dall'Antico Vinaio all'antico vizio di farci rimontare. Un
format che, a differenza di quello di Tommaso Mazzanti, continua a raccogliere
scarso entusiasmo tra la tifoseria.
Misera la classifica. Miseri anche quei timidi fischi.
Prima le Apuane, poi De Ketelaere a imperversare sulla
nostra difesa. Statici come il marmo di Michelangelo i nostri, mentre i capelli
di Jimenez facevano il paio con quelli della russa di Cipollini.
Gonzalves, tre minuti ieri e cinque nella partita
precedente, sembra la dimostrazione pratica che uno con il suo curriculum
realizzativo in Portogallo non possa giocare nella Fiorentina.
Almeno in questa Fiorentina.
Il consiglio che mi sento di dare a Pedro è allora quello di
fare come me: il prepartita al Forte. Magari
provando a fregare la donna a Cipollini invece che gli avversari. Tanto a
Vanoli, evidentemente, non interessa.
Se all'Atalanta mancavano dieci giocatori, al Forte
mancavano i turisti.
Per la Vittoria, invece, per ora dobbiamo accontentarci
dello stabilimento balneare.






