Non solo attacchi informatici ai sistemi di refrigerazione
dei supermercati di mezza Europa, non solo proteste e scontri in piazza a
Milano: tra le forme più sofisticate della guerra ibrida potrebbe rientrare
anche la panchina di Gonçalves.
Più avanti spiego meglio il concetto.
Fenomeno bellico, guerra non dichiarata, anche economica
vista la campagna acquisti firmata Paratici. E in una guerra senza divise cosa
c'è di meglio di una casacca per coprire la maglia?
Si combatte con strumenti non convenzionali. Con carri
armati tattici come Brescianini e Ndur.
Una guerra, quella di Vanoli, condotta sotto copertura per
destabilizzare avversari e tifosi viola.
Soprattutto i tifosi viola.
Perché gli avversari, alla fine, si limitano a segnare due
gol a partita. Noi invece dobbiamo pure ascoltare le conferenze stampa.
Di convenzionale restano solo i due gol presi ogni domenica.
Per il resto è tutto asimmetrico: gli avversari attaccano la porta, noi il
concetto stesso di calcio offensivo.
Dato l'arrivo dell'inverno, il tutto assume persino i
contorni di una piccola guerra fredda.
Ed ecco spiegato il concetto: il nostro dissenso per il
mancato utilizzo del portoghese viene interpretato come un'azione ostile. Una
forma di guerra ibrida.
Naturalmente paese che vai, guerra ibrida che trovi.
Noi siamo gente pigra. Evitiamo lo scontro fisico. Odiamo le
sfilate di bare con dentro gli allenatori. Ci limitiamo a evocare chi non c'è.
Più che combattere facciamo narrazione.
Del resto siamo sempre stati dei chiacchieroni.
Specie Diladdarno.
La nostra guerra si combatte a distanza. È la distanza che
separa il Pote dal campo di gioco.
Come gli hacker che sabotano i frigoriferi, il mancato
utilizzo di Gonçalves erode lentamente la fiducia dei tifosi, gli unici veri
consumatori della passione calcistica.
Le spiegazioni di Vanoli ricordano quelle dei ministri
quando non sanno più a chi attribuire il problema: interferenze esterne,
congiure, guerra ibrida.
Manca solo un hacker russo che abbia violato la distinta e
costretto Gonçalves alla panchina.
Siamo davvero preparati a questa guerra non convenzionale
che vede i giocatori migliori lasciare spazio a disegni tattici sterili e privi
di giocate preziose?
Fortunatamente Firenze dispone di qualche anticorpo. Essendo
una città con lunga tradizione comunista, potremmo sempre mettere in campo il
vecchio know-how sovietico in materia di controspionaggio, sorveglianza e
disinformazione.
Contro la Juve, dunque, la guerra ibrida si accomoda in
panchina. Da una parte i problemi di Spalletti, dall'altra le scelte di Vanoli.
Noi, per la politica del saccheggio, proveremo a fare man
bassa dei bianconeri, già sufficientemente appesantiti dal gelo della loro
anima automotive.
Ma a Firenze la vera guerra ibrida non passa dai frigoriferi
dei supermercati né dagli hacker.
Passa dalla panchina.
E se Gonçalves dovesse restarci ancora a lungo saremo
costretti a concludere che non è stato acquistato per giocare a calcio, ma per
partecipare a un programma di protezione testimoni.






