Quando si parla dei rigori mi sono accorto che di fatto si da adito a troppe interpretazioni, c’era, non c’era, c’era ma ininfluente sul risultato, non c’era e se c’era dormiva, la donna non la da ma lo prende, la donna che non la da a primavera equivale a un arbitro che da un rigore a favore al novantesimo sullo zero-quattro. Insomma potremmo continuare fino a sostenere che essere primi nella classifica dei rigori a favore degli ultimi cinque anni sia solo un danno. Per evitare tutto ciò e condividere finalmente una gioia, che invece ci accomuna senza bisogno di interpretare per non voler ammettere a se stessi che siamo primi nella classifica dei rigori a favore degli ultimi cinque anni, parliamo del gol. Di quel magnifico momento nel quale la palla varca la linea di porta, del gol fatto naturalmente. Altrimenti apriti cielo, altro che essere considerati gobbi. Il gol che è come quando ti addormenti con la voglia di addormentarti e ti svegli con la voglia di svegliarti. Perfetto. Come le poppe di Emily i cui capezzoli raccontano perfettamente ai più giovani che sono stati la prima forma di scrittura in braille. Quando il gol è quell’esplosione che non ti fa capire più niente e abbracci tutti quelli che hai accanto, anche le belle fiche, per accorgerti che la palla è sfilata a lato del portiere ma sul fondo, anche se a fil di palo. E tu lo sapevi benissimo che non era gol. Un’emozione così forte da non riconoscere nemmeno il primogenito può essere solo il gol. Dopo che hai gioito e ti accorgi che il guardalinee è fermo con la bandierina in alto è invece il suo contrario, un misto tra un buco nell’acqua e un pugno nello stomaco che fa quello che vedete. Perché il gol è come il tasto compra con un click di Amazon, la gioia che ne deriva è infinita come i campi delle partite di Holly e Benji. Il gol è sempre una storia commovente, e quando non lo vivo in diretta streaming ma lo desidero pensando alla prossima di campionato, mi immagino la storia della Miss che invece della pace nel mondo desiderava solo l’uccello. Poi la mischia in area, il batti e ribatti, e l’attrice, la ragazza un po’ svitata, con quei denti pronunciati, ma bellissima, triste ma bella, brutta ma bella, qualcosa di surreale, un Picasso, gooooooooooool. No, l’arbitro non convalida e ci assegna il rigore a favore. Aveva già fischiato. Maledetti rigori.
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venerdì 31 marzo 2017
giovedì 30 marzo 2017
Ma Nino non aver paura di sbagliare un calcio negli stinchi
Non parlerò più di rigori perché non voglio passare da quello che tira la farina ai celiaci. Mi rammarico solo che non siete donne perché dopo quella classifica avreste potuto stemperare la tristezza comprando dei rossetti. Mi si chiede quale fosse la chiave, quale lo scopo. Chiave, scopo, a Firenze semplicemente trombare. Il mio è stato un grido inascoltato sul rigore sessuale al quale sono stato costretto, non da un arbitro, ma piuttosto da una decisione arbitraria della Rita. Se la cosa non vi convince del tutto aggiungo che scrivo numeri perché non conto niente. E poi alla Fiorentina danno troppi rigori inutili, che equivale ad avere una donna in ogni porto ma andare solo in montagna. Diciamo che a me sembrava una bella classifica ma forse avete ragione voi, forse non era la persona giusta, aveva solo un bel culo. Si, sono rigori, ma vanno interpretati mi si dice, sono come quelli che hanno ucciso il ragazzo di Alatri, un gruppo di albanesi dove per gruppo si intende otto italiani e un albanese. E poi diciamolo che è una classifica copiata come la tesi di dottorato della Madia. La prossima volta vi parlerò dei calci d’angolo perché Gianni Vio sono io. Anche quando canticchio devo stare più attento, magari per non passare da juventino basta accennare con nonchalance cose un po’ rivisitate per la bisogna tipo; “Ma Nino non aver paura di sbagliare un calcio negli stinchi, non è mica da questi particolari che si giudica il tipo di classifica che linki”. La gente crede in Dio e non nelle classifiche, che posso dire di più? Che a me i numeri mi sono sempre sembrati onesti come certi panini con olio, origano e pomodoro.
mercoledì 29 marzo 2017
Ci fischiano i rigori di nascosto così come è possibile diventare beneficiari di polizze vita senza saperlo
A tutte le ragazze che s’incazzavano quando la domenica andavo in Curva Fiesole invece di andare a fare delle belle girate in Vespa con loro, e per questo mi dicevano che ero malato, ho sempre risposto con fermezza, senza il minimo tentennamento, tranne che alla Beatrice, che le poppe piccole sono una malattia. Poi con la sciarpa Viola le salutavo cantandogli “E guarirai da tutte le malattie, perché sei un essere speciale, ed io, avrò cura di te”. Solo una mi rispose con il dito medio, ho sempre pensato che li avesse persi proprio in un incidente con la Vespa. I dati sui rigori concessi alla Fiorentina, in concomitanza della prossima Pasqua, mi fanno pensare che è più facile spezzare le reni a una classe arbitrale percepita come nemico numero uno, che quella cordina di merda usata per chiudere le uova di Pasqua. Numeri che noto con sommo stupore hanno destato più nervosismo che consapevolezza di non essere taglieggiati dal sistema. E anche Antognoni, considerato una leggenda al pari degli spaghetti alla carbonara, ha contribuito a questo stato di agitazione parlando bene dei Della Valle. Rigori a favore e apprezzamenti dell’Unico Dieci alla proprietà hanno destabilizzato un ambiente intriso di vittimismo, le sue parole e quei numeri inconfutabili hanno contribuito al nostro smarrimento. Così mentre voi vi accapigliate per stabilire se sono i Della Valle il vero male della Fiorentina o gli arbitri, io bevo per dimenticare certe retrocessioni. Comunque, se gli arbitri alla fine si sono rivelati generosi malgrado il nostro scetticismo cromosomico quando credevamo alla congiura di palazzo, e se Della Valle sono considerati un valore aggiunto addirittura dalla nostra Bandiera, non ci resta che prendere atto che ci facciamo troppi film. Questa nostra facilità a sceneggiare la realtà contaminandola di neorealismo da area di rigore, costringe di fatto il destino per quanto riguarda il film della nostra passione, a pensare per noi ad una pellicola di quelle che finiscono con la spiegazione scritta di come è andata a finire, per evitare che ci facessimo altri film e continuassimo a disconoscere i numeri. Film che finiscono con questa spiegazione; “Dal campionato ‘68-’69 la Fiorentina non ha più vinto uno scudetto”.
martedì 28 marzo 2017
Sotto sotto
A quelli che aspettano il terzino destro chiedo di avere la stessa pazienza che hanno avuto con l'orologio del cruscotto, si saranno accorti che l’ora è tornata ad essere esatta. Così sarà anche per la difesa. Intanto tra i tanti prevenuti il Bambi ha voluto installare delle telecamere a infrarossi in cucina per avere la conferma che fossero proprio i Della Valle a stringergli la caffettiera di notte. Mentre io e Antognoni sappiamo benissimo che dietro a tutto ciò c’è solo una Rita. Gli ho fatto presente che investimenti di questo tipo sulla tecnologia sono superflui e poi non rientrano nemmeno negli oneri per la sicurezza, nessuno glieli restituirà mai. Così gli ho fatto presente che tutto muore, quindi basta aspettare. In questo periodo lontano dal calcio (il lato positivo della sosta di campionato) ho avuto la possibilità di riflettere sull’importanza del padre come figura che deve essere una guida per il proprio figlio, l’ho percepito in maniera forte soprattutto da quando Tommaso ha preso il foglio rosa. Poi ho capito di amare Montalbano perché ho passato anni a studiare il passato remoto che alla fine però usano solo i siciliani. E questo è un rammarico grande come quella coppa Italia persa in finale contro il Napoli. Vi confesso che non ho tutte le certezze che avete voi, non ce l’ho in merito al valore tecnico dei giocatori, dell’allenatore, e non ce l’ho nemmeno sulle persone; Della Valle, Cognigni, Montella. Pensiamo di conoscerli, ma sotto sotto non sappiamo chi sono veramente. E se sotto sotto si dimostrassero diversi da come la pensiamo oggi, niente cambierebbe, ci ritroveremo allo stesso punto di partenza ma a sentimenti invertiti; voi che li amate e io che li infamo.
lunedì 27 marzo 2017
Ci siamo fatti persuasi
Ieri il Bambi mi parlava forse della difesa, ho afferrato solo Mammana, Tomovic e Sousa qua e là, poi a un certo punto mi ha chiesto chi avesse ragione e lì mi sono accorto di avere mancato di sensibilità perché mi ero messo a guardare due mosche una sopra l’altra. Tutto ciò mi ha spinto ad una riflessione ancora più amara, mi sono fatto persuaso che in questo mondo, di sensibili sono rimasti solo i clitoridi. E allargando la visione anche oltre, là dove c’era l’erba oggi c’è un kebabbaro. O forse sono solo confuso dalla sosta di campionato e dalla vittoria della Ferrari, tanto che non ho ancora capito se le Adidas Eqt mi piacciono o mi fanno schifo. E se Diks vale la Fiorentina. Senza il campionato meglio gli altri giorni quando almeno ti chiamano quelle dei call center. In compenso sono diventato molto più freddo di quando m’incazzavo come una bestia se Carnevale ci buttava in serie B evitando di raddoppiare contro l’Udinese e poi ti accorgevi che l’anno dopo ci era andato a giocare, oggi riesco a non guardare i culi delle commesse quando vado da Cos con la Rita. Il rammarico non è solo quello di aver perso lo scudetto dell’ottantadue, oggi l’industria automobilistica produce suv e crossover compatti che hanno un’altezza da terra che non permette più ai ragazzi d’incastrare il pallone sotto la marmitta. I piatti sono sempre più grandi e le porzioni sempre più piccole. Poi ci sono le terze maglie. Per la giornata del FAI il Bambi ha aperto al pubblico la sua cantina dove ci sono trent’anni di refurtiva che non è riuscito a piazzare. Chi ha riconosciuto le proprie cose ha così potuto riprendersele. Un’anziana donna si è emozionata nel rivedere il proprio amato quadro scomparso ormai da trent’anni, anche se c’è voluto un po’ perché si facesse persuasa che fosse proprio il suo. Se lo ricordava più piccolo. Malgrado tutto ciò non smetto di sognare uno scudetto, e se guardo una melanzana continuo a vederci una parmigiana. Sono solo più fortunato perché sono convinto che anche voi un tempo guardavate il lato positivo delle cose, poi quello si è girato e avete avuto la sfortuna che apparisse con le sembianze del Guadagnolo che vi diceva “che cazzo guardi”. E da quella volta lì siete diventati pessimisti.
domenica 26 marzo 2017
Pensate alla moka da due
Butterò questo mio enorme rammarico per il mancato arrivo di Mammana tra le stelle un giorno, giuro che lo farò, e oltre l’azzurro della tenda nell’azzurro io volerò. Non è solo per questo ultimo concetto, ormai da tempo so che molti di voi non si spiegano del perché scrivo certi editoriali. Sono solo previdente. Se un giorno dovessi trovarmi di fronte a un giudice, su questo blog troverebbe le prove della mia infermità mentale. Mi ci troverò, si, e mi riferisco a quando presto la macchina e mi cambiano la stazione radio. Oggi ho sfruttato il cambio dell’ora legale per cominciare a recriminare un’ora prima su certe carenze difensive. Ho occhiaie solo per il terzino destro insomma. Anche se mi hanno sempre insegnato a non credere a tutto ciò che vedo, manca davvero il terzino destro? Perché anche il sale è uguale allo zucchero. Così come il mondo è davvero brutto come qualcuno vuole farci apparire? E non mi riferisco solo al fatto che esiste la Juve, i Della Valle, Diks, le persone tendono sempre più a stare chiuse in case, terrorizzate per quello che succede là fuori, quando invece dovremo uscire fregandocene delle previsioni meteo. Là fuori si possono formare coppie memorabili, non solo difensive o cinematografiche, ma nella vita stessa. Se non ci fosse stato un là fuori e fossimo rimasti chiusi ad aspettare il nuovo terzino destro non si sarebbero mai incontrati Frizzi e Rita Dalla Chiesa, Cecchi Gori e la Marini, Fiorello e Anna Falchi, la Clerici e Giletti, Sgarbi e la Casalegno, Mastrota e la Estrada, Laura Freddi e Paolo Bonolis, Ramazzotti e la Hunziker, Venier-Arbore, Barale-Sperti, Ventura-Bettarini. Non pensate più alla difesa ma al fatto che la moka da due è un inno all’intimità, che poi vi può succedere come a me che ieri la Rita mi ha dato ragione e oggi posso ritirarmi, così, all’apice del successo.
sabato 25 marzo 2017
Salutatemi erca
La mancanza di un terzino destro per più di cinque sezioni di calciomercato diventa una tradizione come la schiacciata alla fiorentina o il pan di ramerino. Così come lo sbarco degli asiatici nel calcio italiano ha cambiato i modi di dire, ieri passando dal porcellino ho visto uno di quelli che portano via i banchi del mercato, che rallentato da una mandria di cinesi, gli ha vociato di andarsene a comprare il Milan. Intanto mi scrivono tante donne mature che mi allegano foto enigmatiche e che vogliono editoriali più eccitanti in cambio di sesso. Non gestisco il blog per questo. Le cerco più giovani. Scrivo editoriali fondamentalmente solo per confutare la tesi di chi sostiene che è sempre colpa dei Della Valle, e se proprio devo notificare loro delle colpe allora esigo in cambio che dopo i 75 anni la patente venga tolta anche a chi gliela rinnova. Quando dico che non me ne frega niente se non è arrivato Mammana, è perché ci sono le fragole, a breve ciliegie e pesche, ma cosa me ne faccio dell’uva? Come ho fatto a superare il dolore di un affare sfumato quando invece sembrava concluso? Grazie a mia madre che mi ha allenato al dolore sin da quando mi toglieva i denti attaccando il filo alla porta. E puntare sempre il dito verso i Della Valle mi costringe a prendere atto che sono dita rubate alle caccole del naso quando il semaforo si fa rosso. Sono molti mesi che ormai non apro più un sito Viola, non sento radio locali e non guardo trasmissioni televisive. L’unico di cui mi fido perché ha informazioni concrete è il barista di piazza San Felice, una sorta di Bucchioni che in più fa anche cappuccini. Tornando invece alle cose di tutti i giorni stamani mi sono lavato la faccia, poi mi sono guardato allo specchio e mi sono accorto di aver bisogno anche di stirarla un po’. Cassonetti interrati, raccolta differenziata, alla fine er Monnezza non ce l’ha fatta. Salutatemi erca.
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