Mi è esploso il tormentone Sousa Si, Sousa NO proprio sotto le feste di Natale, come se già non bastasse il referendum a distoglierci dal reale dilemma di fine anno. Con o senza i canditi? Perché senti quelli del NO e ti viene voglia di votare SI, allora senti quelli del SI e ti viene voglia di votare NO. Per non parlare dell’uvetta. Qualcosa di simile a quello che dicevo ieri sugli allenatori che si sono succeduti, che devono arrivare e che non ci vanno mai bene. Firenze si divide ancora, gli stessi che in questo periodo sceglieranno lo zampone o il cotechino quando erano più giovani votavano per la Lambretta oppure per la Vespa. E lo capisco anche il portoghese, i vincenti per avere le giuste motivazioni devono sempre alzare la posta, arginerei quindi certe sue ambizioni intanto mettendogli la cassetta delle lettere a tre metri. Così per arrivare a fine stagione tutti più tranquilli. E liberare Corvino dall’affiancamento durante le conferenze stampa che è proprio quando deve andare a fare la spesa. Intanto continua la fuga dei cervelli, Lapo da una parte, giocatori a scadenza come Gonzalo dall’altra. Il Bambi è tra quei tifosi che dice SI ai canditi, al cotechino, alla Vespa, al colesterolo, ed è d’accordo con Sousa circa le ambizioni, lui capisce bene gli allenatori che dichiarano di avere fame specie la notte. Voglio però cercare di andare oltre alle tante polemiche, ai procuratori, alle ambizioni ostentate come grossi suv, ai presidenti ragionieri, a Calamai, a chi non onora la maglia che alla fine invece è l’unica cosa che rimane. Tutto il resto passa. Come l’uva. Come quelli che arrivano a milioni e poi ripartono. Mentre un fiorentino in mezzo ai turisti lo riconosci sempre perché attraversa col rosso. E poi basta con gli alibi, specie quando si sostiene che a Firenze non si vince perché la squadra sente troppo la pressione del pubblico. Chi dice che l’Artemio Franchi mette ansia non ricorda la musica di Super Mario che accelerava quando stava finendo il tempo.
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giovedì 1 dicembre 2016
mercoledì 30 novembre 2016
Comprensivo o intransigente?
Ieri parlavamo di certi errori tattici prossimi a diventare seriali, poi di certe abitudini come quella di scendere dal predellino poche ore prima della partita, e anche del reiterato utilizzo di Tello. Se la storia tende a ripetersi è perché è affetta da Alzheimer purtroppo. E che non sia un mondo perfetto, senza cioè errori arbitrali, rigori e sostituzioni sbagliate, senza giornalisti in gamba, senza l’infortunio di Batistuta e senza il carnevale di Rio, lo capiscono solo le persone comprensive. Aggettivo non presente nei concetti espressi attraverso striscioni da affiggere a cancelli troppo spesso arrugginiti. Io mi ritengo comprensivo forse perché nell’infanzia l’ho fatto almeno una volta, e mi riferisco alla foto. Mi ritengo comprensivo perché ho qualcosa che al solo sapore oppure odore mi fa tornare bambino. Tipo il Galak. Il Bambi al contrario si può definire un tifoso intransigente, a lui gl’importa una sega, e ormai che è una persona adulta, di quella pista elettrica che non ha mai ricevuto 40 anni fa non saprebbe più che farsene, per questo manda affanculo Babbo Natale così come fa con Cognigni per il fair play finanziario. I comprensivi come me essendo tali sono più portati a formare una famiglia, e per esaltare proprio quella caratteristica favorendo al massimo la moglie, tendono anche a morire prima degli intransigenti in modo che quando sull’autobus si scatena il litigio per il posto a sedere, e viene fuori che entrambe hanno la stessa età, alla fine possa spuntarla chi è vedova. Gli intolleranti come il Bambi, spesso soli e antidellavalliani, si rendono sempre più conto che la maggior parte dei motivi per i quali vorrebbero una compagna sono cose che potrebbe fare una donna di servizio, altro che agevolare la propria vedova sull’autobus, per questo il problema per il Bambi non è tanto essere solo, quanto e soprattutto essere povero. Ed essendo io così comprensivo, se Lapo si è ispirato a un famoso film con Totò e Peppino nel quale simulavano un sequestro, io per non essere da meno domenica voto Antonio.
martedì 29 novembre 2016
D'Amato peggio di un governo tecnico
Impresentabili per 20 minuti, l’arbitro per gli altri 70 più recupero (20 minuti che fanno seguito almeno agli ultimi della sconfitta col Paok, 4 gol che fanno seguito ai 3 subiti in coppa). Con l’animo di chi sa di aver subito dei torti tendo a giustificare più che a criticare la prova della squadra, per reazione alla conduzione di D’Amato. Il mio stato d’animo è quello di chi è consapevole che la vita è dolore, il dolore di un amore infranto, di una persona disillusa, di un pacco di biscotti con l’olio di palma. Naturalmente le responsabilità per aver compromesso la partita sono tutte nostre, ma un rigore non concesso, un’espulsione inventata che ci lascia in 10 per tutto il secondo tempo, e una serie di punizioni dal limite negate, tra le quali anche quella che poi genera il contropiede del quarto gol, è un condizionamento pesante come la cassoeula tanto per rimanere a Milano. Tra le responsabilità della Fiorentina c’è anche l’autolesionismo per la presenza-assenza di Tello che ci costringe a giocare in nove. E questa volta l’arbitro non c’entra niente. Dell’autostrada lasciata all’Inter sulla sinistra la colpa è solo di chi non è più troppo amato. Dei singoli Ilicic su tutti, sontuosa la sua partita, bene anche Kalinic malgrado a Ranocchia sia stato permesso di commettere una serie infinita di falli identici senza che la reiterazione portasse mai all’ammonizione. La serialità impunita dell’intervento falloso da dietro potrebbe essere risolta nel prossimo episodio di Rocco Schiavone. La squadra è piaciuta nel secondo tempo per atteggiamento, personalità e orgoglio nel cercare la rimonta malgrado l’inferiorità numerica. E ce lo saremmo meritato di disputare la ripresa in 11 contro 11. Rimane comunque l’approccio sbagliato e la troppa libertà concessa al tridente nerazzurro. Sousa cambia Milic, Bernardeschi e Tello per far spazio a Tomovic, Chiesa e l’esordiente Perez. Mi rimane qualche dubbio su queste scelte alla luce di una panchina che comprendeva anche Babacar, Zarate e Vecino. Così la Fiorentina perde dopo un mese e mezzo (ultima sconfitta a Torino contro il Toro) e interrompe anche la serie positiva delle tre vittorie consecutive in trasferta. L’arbitro finisce la partita circondato dai giocatori della Fiorentina che gli urlano in faccia, situazione nella quale è facile il contagio di disturbi comunque leggeri come raffreddori o tosse, mentre in situazioni dove i tifosi della parte danneggiata ti mandano varietà di accidenti ben più gravi, e per i quali l’Aspirina non è del tutto efficace, sarebbe stato più auspicabile per D'Amato di essere circondato da persone che sappiano fare almeno un intramuscolo. Cose buone e cose meno buone ci ha regalato questa partita alla fine, come può essere solo un lunedì di merda se non fosse stato per le lasagne avanzate della domenica.
lunedì 28 novembre 2016
Alcuni anche molto intelligenti sono rimasti a quando si diceva che le partite duravano 90 minuti
Oggi vorrei mettere l’accento sulla parola “decoro” perché ci dà la possibilità d’intenderla come dignità che manca ai giornalai fiorentini che fanno di tutto per dividere l’ambiente, o invece più semplicemente come addobbo natalizio. Senza più Moranduzzo ora ci resta solo il Calamai. Corvino che affianca Sousa nella conferenza stampa del pre-partita, oltre a difendere il portoghese e a scacciare le voci di un avvicendamento del tecnico, ha fatto intendere che chi mette in giro certe voci sono gli stessi che quando vedono due persone baciarsi per strada amano pensare a chi potrebbe essere il marito di lei. Io aggiungo che per alcuni di quelli che amano intervistarsi a vicenda, il clitoride dovrebbe essere una sorta di gratta e vinci. Il turno spezzatino, dopo la sempre energizzante sconfitta della Juve, la conferma dell’Atalanta a Bologna e il probabile ennesimo esonero dell’allenatore del Palermo, si chiuderà con le due partite per i parrucchieri. Intanto non ci siamo fatti mancare neanche un paio di striscioni contro Sousa che a confronto quelli del Marasma contro la Società meritavano più di Bob Dylan. Corvino per difendere Sousa anche da perplessità che per la verità io stesso ho avanzato dopo la sconfitta interna con il Paok, ha spiegato mostrando la foto della riunione tecnica di quel pre-partita nella quale si vede benissimo che il portoghese si avvale di collaboratori molto intelligenti, e che appunto la scelta cervellotica di mettere dentro Ilicic e non Salcedo magari, era stata pianificata analizzando attentamente tutti i pro e i contro solo fino al 90°. Del resto cosa ne voglio sapere io che ancora non ho imparato a distinguere un portaombrelli da un cestino per la spazzatura. Fosse solo quello dice sempre il Bambi quando mi vede impegnato in cucina a preparare la frittata con la cipolla per il posticipo del lunedì: “anni di seghe e non hai affinato ancora una tecnica soddisfacente per sbattere le uova”.
domenica 27 novembre 2016
Tutti spariamo cazzate
Il 2016 più che un anno è un necrologio, “con Fidel Castro se ne va uno di noi” mi ha detto il Bambi visibilmente commosso, o forse sudato. Uno di quelli a cui piaceva uscire in tuta. Saputa la notizia non ho inneggiato alla sua rivoluzione solo perché nel pomeriggio sapevo che sarei dovuto andare al supermercato per portare la spesa alla Rita. Si può dire male di Trump quanto si vuole, comunque non è ancora presidente ma già è riuscito dove gli altri hanno fallito. Muore così anche l’ultimo comunista, di buono c’è che per uno che se ne va c’è sempre uno che ritorna. Mi viene in mente Gianni Minà. O forse non è vero che è morto, come non erano vere le Fideljussioni di Vittorio Cecchi Gori, come non era vero che i Della Valle stavano vendendo. Tutti abbiamo avuto un amico che sapeva della dismissione/pontellizzazione, ma solo io ne conosco uno che sta a Legnaia e che conosce chi per la notte di Capodanno riesce a procurarci un po’ d’olio di palma. E non parolai come il Bambi che per convincere una ragazza a fargli un pompino le fece credere che facesse passare il singhiozzo, ma poi non le passo e s’incazzò. Diciamoci la verità, ormai siamo tutti sul chi va là, sempre, e non solo sulla data della morte di Fidel Castro da mettere su Wikipedia (1926-2002/03/04/06/10/13/16), ma sulle bufale in generale dalle quali dobbiamo difenderci giornalmente. Siamo abituati a ingrandire i fatti forse per fare più effetto sugli altri visto che ne succedono talmente tante che a essere troppo normali si ha paura di non essere considerati. Mi vengono in mente le interviste di Sousa, l’Italia che è sull’orlo di un burlone. Mi vengono in mente i pescatori che tendono a ingigantire le proprie imprese, le bombe di Maurizio Mosca, l’Empoli che ne prende 8 in due partite, il Milan che è secondo in classifica, Sinisa quarto. Io stesso tendo a enfatizzare le mie imprese amorose, come la prima volta che ho trombato la Beatrice dalle poppe grosse e sono andato avanti ininterrottamente per 2 ore, se si conta anche il tempo per sganciarle il reggiseno.
sabato 26 novembre 2016
Falsi e ansiosi
Sousa è uno sincero. Per questo ribadisce il suo pensiero sul futuro di Bernardeschi in tutti i luoghi in tutti i laghi tranne che a Firenze dove è noto che non esistono laghi naturali di una certa rilevanza. E a niente servono le parole di Corvino che reputa invece la Fiorentina una società ambiziosa tanto da avere addirittura un fiume che nasce dal Falterona e sfocia dopo 241 km nel mar Ligure. Il portoghese non è come quei fiorentini tipici che fuori fanno i ganzi con i jeans strappati e dentro casa indossano il pigiama di flanella con due paia di calzini. Falsi. E quando Sousa esprime i suoi concetti sinceri loro fanno finta di aver capito, specie se giornalisti, ma poi vivono nell’ansia che lui possa chiedergli di spiegarglieli. Ansiosi. Tra i migliori concetti espressi in assoluto da Sousa, e che i fiorentini non possono accettare, c’è sicuramente quello articolato nel post partita del Blade Runner Viola: “Si sta come d’autunno sugli antani i tarapia tapioco”. Quello che ci ha voluto dire Paulo attraverso questa metafora portoghese è che i Della Valle sono dei falsari di aspettative. Non c’è nulla da fare, a noi danno fastidio le frasi che arrivano troppo dritte al nocciolo, e a niente serve addolcircele, anzi. Alla Nicoletta tanto per dirne una a caso, fiorentina da quattro generazioni, da un fastidio bestia quando le danno della puttanella, ci rimane malissimo perché non capisce cosa ha fatto di male per meritarsi un diminutivo. Senza contare che il fiorentino è irascibile e rancoroso, in un mix che ne fa uno dei rompicoglioni più inarrivabili del territorio italiano. Prendiamo il Tozzi di via de’ Serragli, ha scritto un libro su Cognigni, quando ha preso atto che non lo vendeva nemmeno su Amazon a 5 euro l’ha abbassato di prezzo, ma non per cercare di venderne qualche copia, no, solo perché gli era sembrato più giusto che chi non lo comprava risparmiasse meno soldi. Insomma, Sousa dice che il Berna è da squadra più ambiziosa, Corvino ribatte che la Fiorentina è una squadra ambiziosa, ma Sousa le ambizioni di una società le misura dalla panchina lunga. E su quella panchina c’è proprio lui a darsi ragione.
venerdì 25 novembre 2016
Blade Runner Viola
Nel futuro piove sempre, il mondo in cui si muovono i protagonisti Viola è fortemente influenzato dal tempo inclemente. Ieri pioveva forte soprattutto al 93°. In questo Blade Runner Viola il calcio giocato in casa non prevede più la vittoria ma la sconfitta, nel futuro le regole cambiano, al massimo si può pareggiare. Per questo gioca Lezzerini, e per questo la Fiorentina non si accontenta del pari che avrebbe assicurato il primo posto nel girone, perché non bisogna arrivare primi. Nel futuro piovoso del calcio è auspicabile prendere un contropiede al 93° quando nel calcio di un tempo ormai passato sarebbe stato più importante non perdere che vincere. Ma nel futuro le squadre sono stupide, così come gli allenatori che per meglio dimostrarlo fanno dichiarazioni poco intelligenti sulle ambizioni della propria squadra. E’ un futuro dark e degenerato quello di questo Blade Runner Viola, Babacar è il più dark, Lezzerini il più degenerato. Un po’ dark anche l’arbitro che non vede un gol. In questo futuro sempre pieno di pozze colpire tre pali ti fa aver diritto a un punto di penalizzazione da scontare quando si sale troppo in classifica. Piove. Piove incessantemente. Sui buoni e sui cattivi giocatori. E in questo futuro del calcio non sappiamo chi siano davvero gli uni e gli altri. La lentezza della manovra caratterizza il futuro, tutto tranne che un futuro leggero, tutto tranne che un futuro d’evasione. E’ proprio la pioggia battente e incessante a dare la potenza drammatica di un futuro senza più vittorie interne, dove i tifosi sono condannati a gioire delle sconfitte. Un futuro nel quale anche il Marasma deve ringraziare i Della Valle. Gli unici squarci di cielo azzurro solo lontano da Firenze. In questo futuro del calcio ho scritto Bernardeschi sulla sabbia di un campetto di periferia, ma la pioggia l’ha portato via. E quando nel futuro del calcio si perde proprio nel giorno del ringraziamento come ieri allora la festa è doppia, e quindi non ringrazio solo quelle che me l’hanno data. In questo Blade Runner Viola faccio sesso tre volte la settimana. Due all’anno secondo la Questura.
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