E’ da questo proverbio che oggi voglio partire per dire che dopo la pubblicazione della classifica dei rigori a favore ho avuto in parte risposte positive dalla vita a quelle che erano state certe mie richieste. Preghiere che se ascoltate potessero migliorare le mie aspettative di vita. Non chiedevo tanto, solo una terrazza vista mare modello Montalbano, una bottiglia di vino bianco e nessun arbitro contro cui imprecare. Mentre rimane ancora tutto da fugare il sospetto che a giro ci sia davvero un antidellavallismo per scelta come si vuole far credere, il modello potrebbe essere più realisticamente quello delle single convinte che però poi si azzuffano per prendere il bouquet della sposa. Secondo me ci sono soprattutto Leccavalle latenti. E quando finalmente riusciranno a dirselo, andranno a bussare alla loro porta di Casette d’Ete con un chilo di gelato all’amarena. L’outing quindi per fare loro quella chiarezza che per anni hanno chiesto alla società, così se sono braccini come penso si porteranno dietro un barattolino Sammontana. Diamo speranze ai nostri figli, quando le cose vanno male e mi riferisco ai quarti posti, porto sempre Tommaso in certi frangenti tipo il quarto gol di Pepito in Fiorentina-Juve, e lo lascio lì. Come mai riesco a vivere l’assenza di un terzino destro con una tale serenità, si chiederanno quelli che odiano le classifiche dei rigori a favore, semplice, non cado nel tranello del “L’è tutto sbagliato, l’è tutto da rifare!”, un quattro a zero poteva essere cinque, e un sette a uno si però s’è preso gol. Tanto qualsiasi terzino destro arrivi ci sarà sempre un attaccante come Zlatan Hibrahimovic che nel dopo partita rilascerà questa intervista; “All’inizio andai a sinistra e lui fece lo stesso; poi andai a destra e lui fece come me. Poi tornai ancora a sinistra e lui andò a comprarsi un hot dog”. Dichiarazioni sul dribbling al difensore del Liverpool Stephane Henchoz. E figuriamoci se a noi può andare bene un difensore da Liverpool.
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venerdì 7 aprile 2017
giovedì 6 aprile 2017
A Vipiteno ho visto uno che leggeva il giornale
Qui ci si accapiglia per una frase di ADV che ci prometteva di lottare per lo scudetto, quando secondo me ci sarebbe da incazzarsi di più con quello stronzo che nascose l’ago in un pagliaio. Senza parlare del fatto che è solo il 6 Aprile e già troppe canzoni latino americane risuonano in radio. Che sarà mai se noi esprimiamo dei desideri e altri li realizzano. Il problema semmai è che sono salite troppo le ambizioni, ci sono scoppiate in mano come una volta al massimo ci poteva succedere con i gavettoni. C’è una convinzione di grandezza strana, un po’ come chi fa i debiti per comprarsi il macchinone e poi fa gli striscioni incazzato quando glielo portano via perché non paga le rate. Per questo amavo la Beatrice, perché lei aveva invece dei desideri più semplici, oltre alle poppe grosse, le bastava un panino col lampredotto, un bagno caldo e una pacca sul culo. O come la Mila che appena conosciuta si limitava ad azzeccare i congiuntivi, poi a seguito di mie insistenze dovute a quel talento dimostrato con la lingua, si spinse a fare anche altro. C’è un distacco sostanziale dalla realtà che io paragono alle donne col ciclo in Tv che ridono e volano sugli assorbenti, mentre nella realtà piangono e infilano spilloni in bambolotti che hanno le nostre sembianze. Poi tutto può succedere, ieri a Vipiteno ho visto uno che leggeva il giornale, era tanto che non mi accadeva, chissà che non sia ben augurante e che il prossimo anno facciamo come il Verona nell’ottantacinque. In serata ho visto la Juve contro il Napoli e all’inquadratura di Chiellini in panchina ho pensato che quando era piccolo per prendergli il nasino c’era bisogno di tutti e quattro i nonni. Bisogna essere più maturi, e come esempio faccio sempre quello della Rita, di quando andiamo a fare la spesa, perché si ricorda di portarsi sempre le buste da casa. E se proprio ve la devo dire tutta sono convinto che i Della Valle non abbiano fatto del bene come avrebbero voluto, in maniera premeditata, e solo perché non avrebbero sopportato l’ingratitudine.
mercoledì 5 aprile 2017
Divisi in due come certi ingressi
Si parla sempre di allenatore e di terzino destro, l’equivalente del “non sudare” e “hai mangiato?” di mia mamma che è andato avanti vent’anni. Spero che la questione si chiuda prima questa volta. Certo, il calcio è anche questo, è solo che a me piace far finta di stupirmi come gli attori porno increduli quando la segretaria gli tocca la gamba. Circa il mio ottimismo che sembra illimitato persino nella vicenda del numero due, devo fare una precisazione, ottimista lo sono e non posso negarlo, ma anche distratto, aggiungo, delle volte incontro dei periodi no e non li riconosco proprio. E poi a vent’anni vuoi la quarantenne, a quarant’anni vuoi la ventenne, a sessanta ancora vuoi il terzino destro. Veniamo alla Roma eliminata nel derby di Coppa Italia perché non basteranno delle leggere puncicate per risvegliarsi da un brutto incubo, per riprendersi ci vorrà l’uso di un superfood tipico della tradizione romana come l’abbacchio di Goji. Che Firenze sia donna lo dimostra questa ciclica ricorrenza dello sbalzo d’umore, non proprio legato al ciclo mestruale ma una volta all’allenatore, un’altra a Tomovic, un’altra ancora ai Della Valle, e così dai nuovi agognati tipo Percassi e Lotito, via via fino alle solite divisioni interne come certi assorbenti con il filo. Divisi come certi ingressi. Mentre un solo errore hanno fatto i Della Valle per me, quando promisero di lottare per lo scudetto entro il 2011, per mantenere una tale promessa avrebbero dovuto congelarla. Tanto e comunque rimarremo sempre divisi qualsiasi cosa accada, dalla proprietà che si avvicenda a qualsiasi risultato si ottenga. Devo dire che quando ero ancora piccolo non capivo il nonno Gigi, fiaccheraio comunista con il fazzoletto rosso al collo, quando sosteneva che anche le donne si dividevano in due, poi il mi’ babbo che non era d’accordo non lo lasciava nemmeno finire e gli rispondeva “ma in due che? Categorie? Tipi?” Lui ribadiva semplicemente “in due e basta” perché voleva fare la battuta pensando di dire che era così perché l’uomo è un illusionista, se non fosse che invece diceva illuso. E anch’io oggi voglio portare avanti il concetto del nonno e dico che siamo proprio degli illusionisti a Firenze.
martedì 4 aprile 2017
Finduz
Menomale che Dio ci ha dato il libero arbitrio, così ieri sera ho potuto scegliere tra Montalbano e Inter-Samp (una scelta che si è rivelata Chick), l’ultima volta che ha provato con il sorteggio vinse lo scudetto il Verona. Non vorrei mai che lo vincesse l’Atalanta, e chi li sente poi gli antidellavalliani. Se alla fine Montella ci arriverà davanti non sarà così drammatico, tranquilli, basterà fingersi morti. L’età che avanza ha comunque i suoi pregi, mentre voi baldi giovani cercate certezze sul terzino destro, io mi accontento della certezza di aver chiuso la macchina (anche le mie emoticon sono un po’ datate del resto). Se posso darvi un consiglio è quello di utilizzare questo scorcio di campionato così poco interessante per dimostrarvi il più coinvolti possibile in famiglia, e magari andare insieme a fare delle belle passeggiate, l’ispirazione mi è venuta guardando il paesaggio dalla finestra del mio albergo a Campo di Trens dove mi trovo. Non ultima naturalmente la passeggiata più bella, quella dal muro al letto, in mutande con gli occhi chiusi a baciare la cameriera. Non sarà una diagonale di Mammana, però ti regala quei brividi che solo il quarto posto. E non fatevi prendere dalle fregole, non ci vuole fretta per il terzino destro, è un ruolo a lievitazione naturale. Chiudo con una statistica di territorio, piagnoni si nasce: bimbi fiorentini sul podio di chi versa più lacrime. Si allenano per i futuri striscioni. Ultimissima su Sanchez che è diventato per Sousa quello che Findus è per molte mamme. Sofficino salva culo sempre.
lunedì 3 aprile 2017
Messaggio erotico
Predominio assoluto, gran mole di gioco e uno a zero striminzito come un sedano in pinzimonio. E così la sagra dell’uno a zero contro squadre scarse continua. Sanchez migliore, Cristoforo peggiore. L’uruguaiano ha perso quasi tutto quello che c’era da perdere, tra palloni e contrasti, forse anche il portafoglio. Un grazie a Babacar al quale bastano 5 minuti per risolvere la pratica, grande gol, grande potenza, sono convinto che se scureggiasse in una Smart la trasformerebbe facilmente in un suv. Continua la rincorsa al sesto posto? Diciamo che quando l’ottimista si trova nella merda almeno si gode il calduccio. Sarà dura arrivare in fondo a un campionato dove Belotti e Dzeko hanno realizzato 23 gol, Mertens e Icardi 20, Higuain 19, Immobile 18 e l’Empoli 17. E dove Hamsik sta diventando il nuovo pibe de oro. Il bello è che noi trascuriamo le nostre compagne per questo campionato, neanche un rigore inesistente sul quale riaccendere il tema delle scie chimiche. L’unico potrebbe essere Spalletti che infatti invia un messaggio erotico “Ti vengo a prendere”, mentre gli altri, tolte le prime otto, prendono la rincorsa per sedersi. Non ci resta che farci trasportare dalle erezioni, nei film porno nessuno fischierebbe Higuain, c’è un’assenza assoluta di discriminazione sociale. E se uno esce da questa giornata di campionato con la sensazione che certe classifiche sui rigori a favore degli ultimi cinque anni nascondano qualcosa e non trova conferma è solo perché è rimasta intasata sui viali. Prima o poi arriva.
domenica 2 aprile 2017
Amnesia
Se vi appaio così sereno e non reagisco quando mi date di gobbo è solo perché qualche volta mi legge mia mamma. Ieri ho cercato su Google “Pesce d’Aprile” ed è uscito “terzino destro”. La conferenza stampa di Sousa, la vittoria delle romane, l’assenza di Bernardeschi, l’appeal per la giornata di campionato precipita fino a diventare lo stesso che ha il pancarrè senza nulla da spalmare. Se domani non pubblico l’editoriale è perché sono soffocato. E così la classica partita per qualcosa che conta ha il sapore antico della macchina da scrivere, del cappello a cilindro e la stufa a carbone. Forse quella di oggi è solo una partita che non vuole essere invadente, come quei baci sulla bocca con un po’ di lingua, non tutta, solo un po’. Magari dopo la quinta birra potrebbe crescere la pressione per l’attesa e soprattutto potremo vedere un allenatore italiano in panchina. Se poi si considera che c’è anche la variante di valico e che non ci separa più nemmeno un’autostrada di merda diventa proprio una partita di quelle dove cerchi disperatamente il motivo per guardarla invece di portare fuori il cane che non hai, e alla fine ti appelli con tutta la forza alla fede Viola. Lo stesso di quando guardi tutto il menù, leggi le pizze una a una (il tempo di scolarti una weiss media), e poi ordini una Margherita come sempre. Un campionato dove baratterei i tanti striscioni con un annuncio in bacheca “Vendesi gioia, usata pochissimo quasi nuova, prezzo trattabile”. Devo trovare degli stimoli come quando da ragazzino mi prese la fissa di osservare il cielo e con il binocolo guardavo certi pianeti, o come faceva la Nicoletta dopo che vide il “Fude” con una bionda tinta di Borgo Allegri. Da quel giorno si mise in testa un concetto diverso dell’essere magra e basta, doveva diventare più magra della ragazza del suo ex. Io che non me la dico tanto con le palestre, diete, ex, e non mi si rizza più il binocolo, spero nell’amnesia come unico stato di temporale serenità.
sabato 1 aprile 2017
Un libro di Tomas Mann sul pouf
Abbiamo fatto la riunione condominiale dal videocitofono perché non è che andiamo così d’accordo, e poi perché questo mi ha permesso di non smettere di cercare il telecomando. Quando poi la Rita mi ha fatto notare che l’avrei trovato al suo posto sono andato subito a cercarlo nel frigo. Una foto campeggia arrogante sopra il divano di Moroso, con la sua cornice fatta a mano nello Sdrucciolo dei Pitti, dorata come per una Madonna del Granduca, la vedi subito quando entri in casa, come un suv di Roma Nord. Siamo io e la Rita che bussiamo sul cocomero, sapore d’estate a parte, quella foto è il nostro stemma di famiglia. Sta a significare il valore immenso che diamo al concetto di gentilezza. Anche se la foto non lo dice, quando bussiamo chiediamo sempre anche permesso. Un libro di Tomas Mann sul pouf, “La morte a Venezia”, un racconto che anticipa le fasi di un attentato che avrebbe dovuto compiere una cellula jihadista a Rialto. Guardo dalla finestra le persone che sembrano innocue, poi all’improvviso si comportano normalmente, spiazzandomi e facendomi sentire fuori posto come il telecomando fuori dal frigo. La lavastoviglie sempre accesa arranca per seguire i ritmi del cantiere al Brennero; tre turni di otto ore. Il campionato torna e allora auguro a tutti gli juventini di venir colti dal singhiozzo mentre sono a pisciare a casa di amici giallorossi. Gallette di riso che sanno di frassino invece per tutti gli altri. E ripenso a quella volta che alzai il volume dello stereo in macchina facendo finta di cantare, in realtà imprecavo come se non ci fosse un domani. Quando la Fiorentina venne cancellata dal fallimento Cecchi Gori. E ritorno da dove sono partito perché la mia è una giornata circolare come la cucina di Igles Corelli, ritorno ai vicini e alla riunione condominiale dove ho premesso per evitare che si facessero considerazioni troppo personali, che una volta quando ancora abitavo in via de’ Serragli, a una vicina che voleva mettere bocca sulla mia vita, feci il gesto di sganciarmi i pantaloni. Questo è il mio pesce d’aprile surreale, non ci avrete creduto neanche un secondo a questo racconto, ma è quello di chi ancora sostiene che i rigori a favore siano un benefit come la macchina aziendale. Di un illuso surreale. Un rigore a favore ti marchia per sempre di surrealismo. Un rigore a favore non va mai in prescrizione e si porta dietro i sentori sgradevoli del crepuscolarismo tipico di Guido Gozzano, noto gobbo.
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