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venerdì 30 dicembre 2011

Genoardino

E alla fine il Gila se n’è andato, ce l’ha fatta, e bisogna dire anche da vero professionista, avvalendosi cioè dei migliori uomini marketing del suo staff, i più efficaci, e infatti, in quale posto migliore di Genova avrebbero potuto indirizzare mai un bomber che ormai vede la porta solo con la Lanterna. Triste, e dove allora se non a Genova a mangiare nelle più scalcinate osterie di qualche stretto carrugio, con l’unica limitazione di non poter invitare Vargas a meno che non si riesca a farlo passare di tralice. Potrà gustare le trofie con il pesto, lo stesso pesto suo viso servitoci dopo il gol con l’Atalanta, e nella versione senza i pinoli, quella genovese con patate e fagiolini. Potrà farlo gomito a gomito con il lato più oscuro di Raul Casadei, con la sua parte più tormentata, con quel Gino Paoli che tra tentati suicidi e canzoni rantolate con la voce presa in prestito dall'oltretomba, finalmente potrà sentirsi a casa. Un bomber ormai sfigato che forse solo con il Pigato potrà ricominciare a correre palla al piede lungo tutta la riviera di Ponente, con un vino giallo paglierino dal sapore sapido e secco, come a secco è rimasto negli ultimi mesi. Profumi di macchia mediterranea tanto per ricordarsi di quel cinghiale di Vargas, di notevole eleganza tanto per ricordarsi dei piedi di De Silvestri. Il Pigato è un vino fresco che va consumato nei primi tre anni di vita, mentre l’ultimo Gila è stato più un affresco di giocatore che un giocatore vero e proprio, in grado come il Pigato però, di consumare un gol ogni tre anni. Un vino adatto alla pasta, delle trofie abbiamo già detto, aggiungerei i pansoti, ma soprattutto le trenette tanto amate da Kharja, e più che con il pesto con una passata rossa di un pomodoro che ha una maturazione particolarmente veloce , e che per questa caratteristica precisa è stato denominato Freccia Rossa, una qualità che viene prodotta solo lungo il tratto ferroviario Genova – Albenga. Una regione la Liguria, che ci regala dei grandi prodotti da forno come le focacce, farinate e torte salate, un grande olio di oliva e il pescato nel quale spiccano le amate acciughe. La sua cucina risente delle due due anime di terra e di mare, e tra le due penso che l’ultimo molliccio Gilardino si trovi meglio con quella di mare. I tifosi della Samp infatti lo hanno già ribattezzato Alberto Moscardino. Una cucina molto “localizzata” ma che risente anche di preziose contaminazioni, nel porto di Genova fino a qualche tempo fa era possibile vedere ancora gli impressionanti silos del grano, dove Garrone teneva gli spiccioli, e tolti quelli la Samp è retrocessa. La cucina ligure che per radici e storia è la vera cucina mediterranea, povera in apparenza, e l’acquisto di Gilardino rientra in questa ottica, perché con un gol ogni sei mesi risulta essere il bottino più povero di tutta la serie A, comunque ricca e piena di fasti antichi, come il curriculum del Gila in Viola che parla chiaro, 48 gol in 118 partite, numeri che hanno il sapore meraviglioso della focaccia col formaggio, quella di Recco naturalmente.