.

.

lunedì 8 settembre 2014

Ona ona ona...

Non potevo non ricordarla, perché l’ho tanto amata da piccolo e continuo a farlo anche oggi, mentre per mia sorella come per tutte le femmine era un giorno che finiva in lacrime. Ce la rifacevamo con loro e così bastava che la loro bellissima lanternina colorata venisse colpita da un pallino di stucco, per dimostrare la teoria che quella dei maschi aveva una vita più longeva. Eravamo piccoli cecchini armati di cerbottane che facevano la gioia del mesticatore di via de’ Serragli, la mia era il tubo in alluminio di un lampadario, ci divertivamo come matti nel tiro a segno di quelle splendide rificolone. Il Bambi che è sempre stato un esagerato non solo con le droghe, ricordo che non si limitava a colpire le rificolone, per lui il bersaglio era allargato anche a chi le portava in giro. Si sarebbero poi vendicate aspettandoci dietro l’angolo dell’adolescenza. E allora giù seghe. La festa della Rificolona del 7 settembre è un appuntamento immancabile per tutti noi fiorentini, la ricorrenza che scandisce l’arrivo dell’autunno, che per me come allora rimane un momento di spensieratezza, oggi la festeggio e l’apprezzo in altro modo. Una spensieratezza un po’ più torbida. Ma la festeggio sempre come ho fatto anche ieri. Le sue origini risalgono a prima dell'800, quando i contadini scendevano in città per festeggiare la natività della Madonna in Santissima Annunziata, e vendere i loro prodotti agricoli sotto il loggiato. Come oggi succede quando andiamo a Gardaland per cercare di scansare le file, così per assicurarsi una postazione vantaggiosa alla fiera, partivano dalle loro abitazioni in piena notte, utilizzando delle lanterne appese in cima a dei bastoni, per illuminare il cammino. Il termine “rifiholona” sembra derivi infatti da fierucola, ovvero una fiera di scarsa rilevanza. In base ad altre interpretazioni, la parola avrebbe a che fare con lo spirito goliardico e canzonatorio tipico di quelle fave che siamo noi  fiorentini. Le contadine che giungevano in città avevano spesso un aspetto goffo e trasandato, e questo naturalmente era motivo di scherno da parte dei cittadini di Firenze, che usavano appellarle come “fierucolone”. La desinenza colone o culone, unita al prefisso “fiera”, divenne così un modo per riferirsi a queste donne trasandate e dai floridi posteriori. L’espressione, poi evolutasi nel tempo in rificolona, andava così a indicare una persona giunonica e sempliciotta. Per questo l’amo ancora, un tempo mi ci perdevo dietro per spararci lo stucco, oggi a quei giunonici didietro sparo le mie ultime cartucce.




domenica 7 settembre 2014

La purezza dell'oggi

Quando non c’è il campionato non so voi ma a casa mia (cioè sua) la Rita alza subito l’asticella. “Si va di qua, si va di là”, e non è che puoi dire qualcosa, perché lei lo sa benissimo che tu ti senti in colpa e che devi assecondarla, così: e la pizza quella napoletana vera doppia pasta, e l’outlet a Barberino per fare l’affare della vita, e il giro in centro imbottigliati in una mandria di coreani, e l’Ikea che tutto costa poco, ma che siccome costa poco devi comprare tutta l’Ikea che così invece costa tantissimo. E poi ti ritrovi nel dramma, il fine settimana è già finito e sei diretto un’altra volta in ufficio. La gente non è incazzata il lunedì perché deve andare a lavorare, è incazzata per quello che ha dovuto passare durante la sosta del campionato. La Rita pianifica, ha il calendario del campionato, così nelle soste comprime tutti gli eventi possibili, ci sono certe soste dove prenota due rappresentazioni teatrali contemporaneamente, per ottimizzare, io da una parte e lei dall’altra, poi la sera ce le raccontiamo. Il fine settimana senza campionato non è un fine settimana, è un tour come quello dei giapponesi che in tre giorni devono visitare Roma, Venezia e Firenze, poi tornano a casa pensando che il Papa mangia il lampredotto e i fiaccherai guidano le gondole. E’ furba, testa la tua attenzione, ti coinvolge, e quando sei a guardare Picasso alla Strozzina ti chiede cosa ne pensi di quella tela, e te gli rispondi che la suturazione di un menisco comporta una convalescenza più lunga che non se fosse stata eseguita un’asportazione, insomma se Picasso ha tutti quei cazzo di periodi colorati, il nostro in mancanza di Fiorentina è sicuramento il periodo più nero. Tra infortuni reiterati e soste per la Nazionale è dura. Insomma, lei le studia di sotto terra per sfruttare al massimo l’occasione favorevole, copre bene tutti gli spazi e poi riparte con rapide idee in verticale. Ieri mi ha portato a una festa paesana, una delle tante che si svolgono durante l’estate. Questa era basata tutta sull’antica cultura contadina, quindi oltre alle cene a base di tipicità locali, c’erano anche esibizioni di gruppi folk e dimostrazioni di antichi mestieri. C’era l’antica bottega del fabbro, dove faceva vedere in diretta come si fa un ferro di cavallo, quella del cartaio, che fabbricava fogli di carta pergamena davanti agli occhi meravigliati dei passanti, e così via.  Due palle che a confronto il titicche titocche di Prandelli era una passeggiata di salute. Poi finalmente qualcosa di valido, la fedele ricostruzione di un bordello medievale. S’è incazzata e mi ha trascinato via “Che volgarità!!” ha esclamato. Quando poi il tour de force giunge al termine, almeno io mi ringalluzzisco e tento di piazzare dell’entusiasmo dell'ultima ora per il magnifico tempo trascorso insieme, con la consapevolezza dolosa che tutto ciò che accade negli ultimi minuti rimane sempre più impresso. Così una volta tornati dentro ai vestiti del nostro tempo, lontano da simili rozze volgarità paesane, ho cercato di stupirla elogiando le linee della nostra modernità, così tanto disprezzate in una città come la nostra dove si esalta soprattutto il marmo del Rinascimento, il vicolo, lo scorcio mozzafiato. Ho cercato di farle apprezzare la mia sensibilità rivolta all’oggi, insomma Rita, non c’è solo l’inquinamento e la coda sui viali, l’ho invitata ad alzare gli occhi questa volta non solo sulla storia, ma piuttosto a guardare la purezza di certe linee della modernità di certi palazzi dalla bellezza asciutta ed essenziale, panorami metropolitani freddi ma puliti. E così la serata è finita con una labbrata, come se fosse colpa mia se la gente tromba alla finestra.

sabato 6 settembre 2014

Novità

Vi chiederete quale scusa ho trovato oggi per mettere il nuovo distributore del latte macchiato. Me lo chiedo anche io, ma dentro di me sento l’eco, un rimbombo che non facilita certo l’acustica delle risposte. La Rita sono anni che mi guarda e si fa delle domande. Penso che ne verrà a capo specie dopo che si è fatta intestare la casa. Avevo pensato di fare un riferimento scontato, presentando il distributore come il nuovo modello Fellaini, poi con tutti i “sottocosto” che ci sono in giro mi sono reso conto di non essere troppo concorrenziale. Non così troppo scontato insomma. Lasciamo stare la partita di ieri che non c’è niente da festeggiare, è stata solo la definitiva risoluzione del contratto di sponsorizzazione con la Opel ancora in essere dai tempi di Pontello e Agroppi. Allora non si era riusciti a trovare una data utile, poi anche un po’ per colpa della Mazda che non è mai stata troppo collaborativa ci siamo trascinati fino a ieri, perché una volta cessata quella collaborazione così ostativa si è finalmente riusciti a trovarne una per sponsorizzare il restyling dell’Ascona. E lasciamo stare soprattutto la nuova tegola Rossi, che adesso ha sfondato il tetto di tutte le sfighe. Allora se proprio dobbiamo festeggiare qualcosa, facciamolo per un evento che ne valga veramente la pena, visto che per il Terzo i tempi non sono maturi, insomma non c’è ancora la matematica. Così ci ritroviamo intorno alla nuova macchina del latte macchiato che a differenza delle altre ha una diversa concezione dell’erogazione, in questo modello infatti viene previlegiata proprio l’altezza dell’erogazione tramite una spillatura diretta da quel tipo di augelli che così tanto la caratterizzano. Si, tutti intorno va bene, ma a festeggiare cosa? Ah già è vero! No, perché davanti a certi augelli ho difficoltà a ricordarmi il perché sono davanti a certi augelli. Comunque per farla breve, qualcuno che legge il blog mi ha proposto di farne anche un estratto in versione radio, delle pillole, in una sorta di rubrica sulla Fiorentina/calcio che andrà in diretta tutti i giorni, qualche minuto di Riblogghita, naturalmente con tutti i riferimenti che rimandano al blog. Ci stiamo studiando un po’. Adesso ho volutamente taciuto i particolari tipo il nome della radio toscana, che vi darò non appena, e se riusciremo a confezionare una versione di reciproco gradimento. Infine, potessimo avere oggi un commento di chi solitamente ci spregia, sono convinto che direbbe che ci sono più distributori del latte che utenti nel nostro blog.


venerdì 5 settembre 2014

Noia-ltri

In attesa che domani arrivi  il nuovo distributore per gli amanti del latte macchiato, esprimo noia per la sosta di campionato, che sempre di più, come quando andavamo a trascorrerla al Fiorella, Mannoia. Noia per un mercato che rischia di non portare rifornimenti utili al fronte della pontellizzazione, là in mezzo alle trincee dell’antidellavallismo dove le truppe sono sempre più affamate. Noia per il ripetersi degli infortuni al solito ginocchio di Rossi che tradiscono una mancanza di fantasia da parte della sfortuna. Per superare la noia di un rapporto logoro come certi menischi, o come appunto quello tra la sfortuna e Pepito Rossi, è necessario fare nuove esperienze per ravvivare le dinamiche stanche di coppia. Forse un ménage a trois, basterebbe anche solo per una volta accanirsi su una tibia o su un perone per ridare una sterzata ed evitare così al ragazzo di andare sempre in Colorado, vista l’estrema comodità del Palagi che si trova sul viale Michelangelo. Noia che spero possano combattere anche i pensionati intenti soprattutto a scaracchiare in terra il proprio amore per il sigaro Toscano, dopo che il Comune di Firenze ha deciso di installare 8.000 panchine lungo tutto il cantiere per la realizzazione della seconda linea della tramvia. Noia per un eventuale quarto scudetto consecutivo della Juve e per la Domenica Sportiva. Noia per il disfattismo del tifo Viola dopo l’esordio in campionato e la partita di Gomez in nazionale. Noia nel vedere i risultati di certe ricerche scientifiche commissionate da Piero Angela solo per determinare che chi festeggia più compleanni vive più a lungo. Noia per il calcio di Mazzarri e per i commenti di Marco Civoli. Insomma vorremo che l’uomo Del Monte dicesse no per una volta, che ci fosse più sportività nel calcio come dimostra la ragazza del “Pende”, che l’arbitro non fischiasse un rigore per il Milan, e che Ilicic non fosse stato pagato 9 milioni. In modo da cambiare il senso anche a certi modi di dire triti e ritriti, vorremmo cioè che dare dei “braccini” ai Della Valle assumesse una connotazione più positiva. “Menomale che Ilicic l’hanno pagato poco”. Molto semplicemente vorremmo stravolgere le consuetudini, sparigliare le carte e quindi vincere il Terzo. Già mi immagino i titoloni dei giornali: “Cogne, arrestato Alberto Stasi per l’omicidio di Yara”.

giovedì 4 settembre 2014

L'arcuata parabola che scavalcò la sfiga

Ieri c’è stato un grande fermento intellettuale, favorito dal lievito madre che in quanto tale ha il seno notoriamente carico di latte, e così si chiude il cerchio. Anche se c’è stato chi ha avuto da ridire sul terzo distributore madre. Sono sempre stato una persona dal carattere mite, se uno mi fa un torto, un dispetto o ha da ridire su certe scelte aziendali, cerco sempre il modo di dimenticarmene. Non sono un tipo vendicativo, molto spesso, in estate, passo la notte insonne cercando di pungere le zanzare con uno spillo. Oggi, a chi ha avuto da ridire sulle mie scelte nella giungla intricata degli erogatori automatici, dopo aver passato ore a selezionare con estrema attenzione ogni più piccolo dettaglio, dalla grandezza dell’areola, al suo colore, tutto ciò insomma che riguarda quell’area circolare così altamente pigmentata che circonda il mio chiodo fisso, rispondo porgendo l’altra guancia, l’altra faccia cioè della distribuzione automatica, il distributore concettuale. Pepito intanto è partito per il Colorado, l’unico paese al mondo dove è impossibile fare l’artroscopia in bianco e nero, un’ombra quindi dopo un mercato a mio avviso molto positivo. Cosi ricominciamo a parlare di Fiorentina. Se il ginocchio di Giuseppe Rossi regge al raggae imposto dal ritmo del calcio moderno, lotteremo per il Terzo, altrimenti sarà lotta per la Champion. Abbondanza e qualità per Montella, alternative in ogni ruolo. Giù la maschera, parrucche finte e nasi da pagliaccio, e via tutti gli alibi per una stagione che dovrà dare conferme importanti anche sulle qualità del Mister. La mia valutazione è come dicevo molto positiva sulle operazioni in entrata, poi c’è l’altra faccia del mercato, quella degli esuberi e quella un po’ a bischero e scontenta di Alberto Aquilani, che non sembra così vicino al rinnovo come invece era sembrato in estate. Il giocatore pare non aver gradito troppo la proposta di allungamento del contratto con relativa decurtazione. Sono quindi un paio i cipressi che proiettano le loro lunghe ombre sulla serenità della nostra passione, Rossi e Aquilani. Due che essendo una coppia però, non riescono a diventare quei lunghi viali che in Toscana ci accompagnano fino in fondo al cimitero della speranza. E quindi dopo aver curato con successo la nostalgia per il Ciao, il succo di frutta Billy all’arancia, i Blockbuster, le schede telefoniche, e il formaggino Susanna, è arrivato il momento di superare anche la nostalgia per uno scudetto, proprio passando in mezzo a quei due cipressi. Al fato non si comanda ma al destino si, e nonostante i due termini siano usati in modo intercambiabile, il fato e il destino sono due concetti distinti. Il fato è un potere o un agente che predetermina e ordina il corso degli avvenimenti, e che aggiunge ad essi un’aurea di sortilegio e di oscurità (vedi Pepito Rossi). Gli eventi sono ordinati o “pre-decisi” e sono messi in opera da una forza o intelligenza che ci trascende, che agisce su di noi, spesso per il peggio. Il destino non ha alcuna delle connotazioni negative del fato. Il destino ha la stessa radice di “destinazione”: destinare, dirigere qualcosa verso una data meta (Terzo scudetto). Senza una voluta partecipazione del soggetto non c’è destino. (io per chiudere l’editoriale di oggi ho scelto il soggetto più adatto). Il destino non può essere costretto ad agire su qualcuno; se si viene costretti dalle circostanze, allora si tratta di fato. E quindi ho già in mente il finale, il vissero felici e contenti, con la firma del nostro giovane ragazzo di bottega, in un’apoteosi di passione, poesia e romanticismo. A Firenze, sotto la curva Fiesole, una parabola arcuata che scavalca il portiere e consegna il Terzo alla Fiorentina. Una morbida curva autoportante che subito dopo diventerà la nuova Cupola del Bernardeschi.  

mercoledì 3 settembre 2014

1000

Oggi tocca all’editoriale numero 1.000, e per lasciare un ricordo che non sia la sola targa dove è indicato il livello che l’acqua raggiunse nel novembre del ‘66, ho deciso di mettere il terzo distributore del latte. Sarà utile anche per festeggiare un altro ben più importante Terzo. Questo nuovo distributore è dedicato a un target che ama il preliminare, non solo quello di Champion, un target che ha ancora il gusto dello sbottonarsi e raccontare le proprie emozioni, che ama immaginare prima di vedere, che sorseggia lentamente senza seguire le mode del momento, così complicate, e che hanno sempre bisogno della migliore menta e del ghiaccio triturato, ma che soprattutto se ne frega delle quote latte. 1000 è un bel traguardo, non pensavo quando sono partito, non pensavo cioè ad un viaggio lungo come il viale dei Mille, con il suo naturale sbocco davanti allo stadio. Lato Ferrovia dove subito sulla destra, dallo Scheggi, si sono fermate tante delle nostre digestioni. Non pensavo che dalla fine del 2011 ad oggi nascesse una storia senza ancora una fine. Non pensavo che dalle macerie di Fi.it ci fossero 1000 giorni di me e di voi. Poi, come per tutte le ricorrenze importanti è utile ricordare il perché della carica dei mille. Quando cambia una gestione non è scontato che si continui a mangiare bene, ed è successo così anche per Fi.it dove ho mangiato bene per tanti anni, ma con l’avvento del nuovo che ingrassa non sono cambiate solo le tovaglie, purtroppo è cambiato anche il menù, e così mi ritrovai per una selva oscura tra le incomprensioni affilate di una mannaia chiamata censura, tagli al buonsenso che cambiarono per sempre gli equilibri di quello che un tempo era un posto dove si mangiava la vera Fiorentina. Per la prima volta non mi fu permesso di pubblicare un post su Commenti e Pagelle all’indomani di un Fiorentina-Lazio, naturalmente senza che ci fosse una sola motivazione valida se non l’uso volgare della punteggiatura, che ho sempre maneggiato con disprezzo e gettato là come fosse una manciata di coriandoli. Alla nuova gestione non sono mai piaciuti i coriandoli, hanno sempre preferito le stelle filanti, mentre al capo si dice soprattutto i formaggi filanti. In un attimo mi sono ritrovato a non conoscere più la cucina del luogo, e quindi eccomi qua dove il coriandolo invece profuma le pietanze. Pensavo che fosse più difficile separarmi dagli amici con i quali ci ritrovavamo a giocare a carte. Tra quelli preferiti c’era il Baccarat, per il quale eravamo perfettamente attrezzati. Ricordo che ci divertivamo un monte, fino a quando lo chef ha pensato che un mio commento fosse una zuppa inestricabile di sapori al pari di un cacciucco, e così l’oste grasso ha applicato le regole che si impongono a un vero cacciucco che si rispetti in un ristorante dove non si cucina pesce. L’ha gettato nel cestino. Ci sono rimasto proprio come un baccalà. A quel punto non mi andava più di passare le serate giocando al Baccarat alla livornese. Quindi il blog perché l’oste grasso scambia la zuppa per pan bagnato, uno scambio di referto che ci costerà la recente durissima diagnosi che saremmo morti di celiachia, ma siamo ancora vivi malgrado il colesterolo a 1000.

martedì 2 settembre 2014

Ezechiele Lupo


Inizia settembre e finisce il mercato, dopo Badelj ecco Kurtic dal Sassuolo e Richards dalla Premier, arrivano insieme alla schiacciata con l’uva senza semi, mentre la vittoria in campionato dovrebbe arrivare prima delle castagne e delle giornate più corte. Poi, visto il successo dell’iniziativa e il conseguente affollamento al distributore del latte, ho fatto un sforzo e ne ho messo un secondo. Anche perché è stato ancora record per il terzo giorno consecutivo e ormai siamo ad un passo dalle 2000 visite. Nel frattempo che analizziamo la bontà delle operazioni in entrata, Foco testa i primi lotti dal nuovo erogatore in uno slancio di sano altruismo. Sarà lui a fare la manutenzione. Se qualcuno ancora si aggrappa alla sfortuna dopo la traversa di Ilicic, invece che all’erogatore del altte, significa che non è al corrente della storia di Kramer che lo scorso 13 luglio è diventato campione del mondo sull'erba del Maracana, ma a lui non basta chiudere gli occhi per ricordarselo. O per gustare il nettare bianco alla fonte. E’ costretto a riguardarsi il video della partita. Un destino più amaro del latte senza zucchero, quello del ventitreenne centrocampista tedesco, che quella sera giocò solo per una trentina di minuti prima che uno scontro con l’argentino Ezequiel Garay lo costringesse a uscire dal campo. La botta gli ha procurato un'amnesia circoscritta, in pratica non ricorda più niente di quella partita. Non Kramer contro Kramer quindi, ma contro Ezechiele 25:17 che in un orecchio, un attimo prima del tremendo urto gli ha bisbigliato: “Il cammino dell'uomo timorato è minacciato da ogni parte dalle iniquità degli esseri egoisti e dalla tirannia degli uomini malvagi. Benedetto sia colui che nel nome della carità e della buona volontà conduce i deboli attraverso la valle delle tenebre, perché egli è in verità il pastore di suo fratello e il ricercatore dei figli smarriti. E la mia giustizia calerà sopra di loro con grandissima vendetta e furiosissimo sdegno su coloro che si proveranno ad ammorbare e infine a distruggere i miei fratelli. E tu saprai che il mio nome è quello del Signore quando farò calare la mia vendetta sopra di te.” Una tremenda vendetta. E il tempo non ha migliorato la situazione. "I medici sono certi che i miei ricordi su quella parte della finale della Coppa del Mondo non torneranno" ha spiegato Kramer. Il giocatore pare rassegnato alla terribile beffa: dimenticare mezz'ora di una vita non è grave, purché non sia quella mezz'ora. Mentre la Fiorentina non ha più alibi e dovrà puntare almeno al terzo posto, e visto che lo scorso anno ho avuto un brutto scontro con Ezechiele Lupo, che nel sottopassaggio delle Cure mi bisbigliò qualcosa nell'orecchio a proposito dei tre porcellini , forse, ditemi che anche io mi sono dimenticato qualcosa d'importante. Non è che abbiamo vinto il terzo scudetto e non lo so? Che quei tre insomma non erano i porcellini. Perché sennò oggi prendo ferie e corro subito a riguardarmi tutti i filmati.