Marchionny Stecchino è ispirato al giocatore “pentito” di stare nella Fiorentina e nascosto per questo nel nuovo centro sportivo, mentre Marchionni Marco è sostanzialmente una brava persona, che a differenza di Dante che truffava l’assicurazione, froda la propria squadra mostrando un tic che è semplicemente quel suo modo di pesticciare in campo. E mentre Dante distraeva i fruttivendoli per rubargli le banane, Marchionny distrae i DV per sfilargli lo stipendio. Dal boss “Cozzamara” si è passati in questi mesi alla nostra bocca amara, per quello che è diventato ormai un rifugiato in tribuna. Ma l’uomo che ha messo la milza in un pensionato di lusso, a qualcosa in realtà ancora serve, da aggancio per portarvi nella nuova tappa dello “street food tour”. Proprio a Palermo dove è possibile mangiare “u pani ca meusa”, una pagnotta morbida ricoperta di sesamo imbottita di pezzetti di milza (non di Marchionni) e polmone di vitello. Bolliti e tagliuzzati come il nostro lampredotto, vengono però leggermente soffritti nella sugna. La maggior parte dei “meusari” si trovano in zone di mercato come la “vucciria”, che io amo particolarmente per i colori e anche perché dipinta da Guttuso in una magnifica tela ad olio. Mercato appunto quello di gennaio, nel quale noi tifosi Viola riponiamo le speranze per raddrizzare la stagione. E per raddrizzare, chi meglio del Dottor Randazzo dell’assicurazione, interpretato nel nostro caso da Delio Rossi, che una volta scoperto il tic fasullo di Marchionni, e a proposito di mercato, lo indirizzerà lontano da Firenze e chissà se proprio per esporlo su qualche banco tra i bolliti.
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venerdì 16 dicembre 2011
giovedì 15 dicembre 2011
No Tav, No Tavor, No Tavolo della pace
Sky, il calcio spezzatino, lo switch-off e la maglia gialla, sono lo specchio dei tempi ma anche un po’ un cruccio. La partita alle due e mezzo, Paolo Valenti, la panna con i cialdoni in via Romana, ormai solo un ricordo e anche un po’ patetico. E Infatti, oggi per potermi esprimere utilizzo uno strumento come il blog, mentre ai tempi della spuma da 100 dal Torcini, avrei dovuto lasciare i commenti nei tergicristalli delle auto. Ben consapevole di questo sento comunque l’esigenza di rivendicare l’anima di strada del tifoso cinquantenne, e anche se Sky ha fatto la pulizia delle strade, alla trasferta con la porchetta riservo sempre un ricordo affettuoso. E forse anche un modo per arginare la psoriasi. Dicevamo dei tempi che cambiano, così come i movimenti che nascono, le sigle, il wireless, l’iPad, l’iPod, il tablet, l’eBook, e per certi movimenti come i No Tav, in questa confusione di sigle, è bastato scambiare una consonante per trasformarli in No Cav, e far sparire così un gruppo storico della Fiesole come il Collettivo Autonomo Viola. Non solo, il No Tav è diventato anche il No tavolo della pace per Calciopoli visto il fallimento dell’iniziativa di Petrucci, e quello che una volta era il cinque e cinque a Livorno, oggi è diventata la media voto dei giocatori Viola. Una volta appunto, cinque lire di torta di ceci e cinque lire di pane, ma a Livorno e provincia la tradizione continua, e nel mio personale percorso street food vi segnalo Gagarin al mercato in via del Cardinale, con tanto pepe. E visto che un po’ fa “mappazza” diventa l’ ideale metafora per raccontare come a noi ci rimanga di traverso invece il modo di giocare di De Silvestri, e sono sicuro che se Lollo giocasse a Livorno, l’espressione tipica sarebbe “ De Silvetri? De’ una sega!”
mercoledì 14 dicembre 2011
Il tal dei tali non è Pasqual e nemmeno Natali
Siamo vicini alle feste e ancora non ho deciso se fare l’albero oppure il presepe, così come per qualcuno, se inzuppare o meno il pane del lampredotto nel suo brodo di cottura. In serie A il modulo più adottato è quello ad albero di Natale, mentre in pochi fanno il presepe. Noi e l’Udinese in realtà siamo un po’costretti ad adottare il modulo dell’albero, loro per via di Di Natale e noi per Natali. Quello che ci differenzia è solo il plurale, perché nel nostro caso rappresenta quel condividere con gli altri, che svela la nostra anima di sinistra, da non confondere con la fascia di Vargas e Pasqual, perché quella quest’anno non è affatto da condividere. Appena arrivato, Delio Rossi aveva pensato subito al modulo del presepe, vista la grande disponibilità di asini in rosa, il problema si è paventato in maniera drammatica, quando invece ha dovuto individuare Gesù. E solo uno l’avrebbe potuto fare nella Fiorentina di oggi, quello JoJo però, che per interpretare il ruolo di sofferenza per eccellenza, ha sempre mostrato di avere una soglia del dolore troppo bassa. Oggi si parla di sciatica per lui, una sintomatologia che non sentivo più da quando sono morti i miei nonni. Poi, bene o male questo modulo potevamo applicarlo anche con successo, lo stesso che il Napoli interpreta con orgoglio anche in Champion. Qualche difficoltà solo per i Re Magi, che invece di tre da noi sono soltanto due, i fratellini, che a Firenze abbiamo in due versioni, quella marchigiana dei Re della calzatura del lusso, e quella di via de’ Cimatori dove ci si può riparare dal flusso di via Calzaiuoli bevendo un bicchiere di vino e mangiando uno dei 27 panini. Il tutto per essere consumato in strada, magari parlando proprio della Fiorentina e bevendo un Chianti, il vino appunto, che più se ne beve e più ci aiuta a credere che Pasqual non sia un giocatore incompiuto solo perché finisce per “al”, mentre se fosse stato Pasquali non avrebbe fatto fare gol con la pancia a Nagatomo, perché per esempio anche Mal, pur essendo oggi un cantante alla deriva, è comunque ancora più forte di lui.
martedì 13 dicembre 2011
Il tatuaggio e la frittata
Quando molto tempo fa galleggiavo ancora tra l’ingenuità e la genuinità, credendo agli occhi di una bugiarda e facendo l’amore con la fettunta, i giocatori più anticonformisti al massimo portavano i jeans come Dino Pagliari, invece della divisa societaria. Oggi c’è la cucina molecolare, il finger food e tanti, tanti tatuaggi in campo che non lasciano scampo al buongusto. A mio figlio Tommaso per fargli vedere pane e salame devo portarlo alla Specola, oppure nella riserva del gusto a Gaiole in Chianti, alla macelleria Chini dove ancora vive protetto il salame più buono del mondo. Mentre è sufficiente un polpaccio qualsiasi, anche quello di uno dei due gemelli Filippini per capire l’evoluzione non della specie, ma di quello che fa specie nel calcio. Io che amo i cibi semplici, quelli non troppo manipolati, il cibo strada, i polpacci non depilati, il panino con il lampredotto, almeno l’otto vorrei vederlo nella casella marcatori del mio centravanti, vorrei cioè, che ai milionari tatuati venga imposto anche un tatuaggio a tutela del tifoso. Mi spiego, il contratto del calciatore dovrebbe prevedere, oltre agli emolumenti, che il calciatore lasci uno spazio libero del proprio corpo per apporci un marchio, che avrà il significato contrario di una Dop. Un esempio pratico, a Gilardino per esempio, che segna ormai meno di uno scarso difensore centrale, la società potrà occupare una parte preziosa del suo corpo, solitamente adibita ad un più modaiolo “tribale”, per tatuarci qualcosa che ne indichi il rendimento inadeguato, qualcosa che non sia di moda e quindi più genuino. E nel caso di una punta che non segna, sarà tatuata sul suo polpaccio una bella frittata.
lunedì 12 dicembre 2011
Senza il Viola ma con le zanzare
E’ vero che a dicembre ci sono ancora le zanzare, ma ad un tifoso munito di fornellino questo importa poco, importa invece, e molto, che una squadra da sempre Viola, allenata da un Rossi, giochi alla Scala del calcio in giallo. E’ come se un prete abbagliato dallo sponsor tecnico, si mettesse per Pasqua la stola verde pisello, qualcuno dei suoi fedeli potrebbe anche risentirsi, specialmente se oltre a quella stravaganza cromatica avesse eliminato dalla celebrazione tutti gli “Amen”, così come ha fatto Gilardino con i gol. Gol che è diventato un piatto per ricchi evidentemente, come lo era un tempo la caponata realizzata con il pesce (lampuga), e che solo in seguito fu sostituito dalla melanzana per renderlo più popolare, così come mi racconta Francesco, chef del “Fresco” di Cefalù, che ci aggiunge pomodori secchi sminuzzati e alla fine una spolverata di buccia d’arancia grattugiata, lui che dalle palme del suo ristorante raccoglie un magnifico cous cous di pesce. Ecco, è lunedì, la Fiorentina ha perso, piove, ci sono ancora le zanzare, non ci resta che sbattere una bella caponata sul muro del pessimismo.
domenica 11 dicembre 2011
Audrey Hepburn era tifosa Viola
Questa mattina per il tifoso Viola è in programmazione la proiezione di “Colazione da Tappamy”, e invece del meraviglioso viso di Audrey Hepburn, quello del Ceccherini per un tragicomico “tappami Levante, tappami se tu mi vo' bene!”. Oppure puoi fare come me, che per risvegliarmi dall'incubo del Meazza ho fatto colazione con lo Stilton, usandolo come un defibrillatore naturale. Un meraviglioso formaggio tradizionale britannico, che appaga la libidine sensoriale molto più del collega Roquefort. Prodotto in soli sei caseifici autorizzati, questo meraviglioso cilindro di bontà utilizzato al posto del primo caffè della giornata, si trasforma in un ottimo Prozac erborinato, da integrare nell'alimentazione del tifoso all'indomani di partite demotivanti per il proseguo della propria esistenza. Sarebbe sufficiente anche un acciuga del Cantabrico, da passare sotto il naso al posto dei sali, oppure Salifu, come unica nota positiva della partita da far ascoltare agli amanti del bicchiere mezzo pieno. E a proposito di quel bicchiere, potrebbe essere riempito con un delizioso Chateau d'Yquem da accompagnare appunto, proprio allo Stilton.
sabato 10 dicembre 2011
Tre punti di bottarga sullo spread
Sto andando a fare la spesa con Rita, obiettivo bottarga di Cabras a pranzo e tre punti a cena. Cabras che a differenza di Virdis o di Piras non è un ex giocatore del Cagliari ma una località della Sardegna. Scaldare l'olio con uno spicchio d'aglio, sciogliere delle acciughe salate precedentemente lavate e quando lo spaghetto sarà cotto e l'olio non più troppo caldo, versare in padella la bottarga per un minuto in modo da non cuocerla, impiattare e grattare sopra ancora della bottarga. L'equilibrio dell'acciuga con la bottarga è perfetto come la distanza dei reparti che vuole Delio Rossi, e a Milano stasera ci sarà bisogno di tanta acciuga e di tanta bottarga per vincere, ma alla fine potrebbe essere proprio il sardo Vargas a decidere la partita. E visto che il Gila ormai non suona più il violino, toccherà a Manuel dal tipico nome della Barbagia, fare quel gol che è musica per le nostre orecchie, anzi carta musica.
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