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mercoledì 14 novembre 2012

Una vocazione per le vocali

E’ proprio un brutto scherzo del destino quello di dilapidare la passione di una vita al tavolo da gioco dei marchigiani, che rilanciando ti pizzicano in mezzo al guado di un bluff che di fatto ti ha lapidato la credibilità. E la teoria della smobilitazione, improvvisa, fa puff! Sparita insieme a tutti quei Preziosi ragionamenti che ci avevi puntato. E oggi sei come James Bond, nel senso che il valore delle tue teorie è lo stesso dei Bond argentini. Anche se ti resta sempre il derby della Lanterna, dove potrai assistere alla competenza del tuo presidente dei sogni e portare così che ci sei anche due fiori nel nostro cimitero degli elefanti. Sfortuna nera, forse un Gat nero che è passato sotto la Scala del calcio proprio mentre Montolivo saggiava con mano quale progetto tra quello che ha scelto e quello che invece ha snobbato è nella realtà dei fatti il più ambizioso. Allora forse non è proprio tutta sfortuna, ma è più una questione di puntare sulle persone o sui progetti seri, anche se è vero che certe teorie si sarebbero potute rivelare serie se solo si fosse venduta la fuoriserie, bastava immatricolare Jovetic al City e il sito forte della pontellizzazione sarebbe salito acre ad alimentare l’acredine, e ad avvalorare le teorie di sbancamento della proprietà. Un castello di accuse che prevedeva la volontà di perdere denaro per protestare dopo il sequestro dei terreni di Castello. Un castello di sabbia che qualcuno ha costruito senza le dovute accortezze relative alla sicurezza, quelle necessarie per mettere a norma i più elementari principi della logica, che poi sono quelli che ti insegnano anche alle elementari, e una sabbia trascurata prima o poi diventata rabbia fino a cronica scabbia. E oggi l’aver puntato sul cavallo sbagliato si è dimosrato un errore solare, certi tifosi si sono ritrovati sul lastrico, purtroppo non solare, ma senza più un spicciolo di passione e in più con il reflusso gastrico. La Barcellonite come la primavera, ha liberato nell’aria pollini di grande progetto, mettendo allo scoperto il tifoso reietto, costretto al rutto per digerire il grave errore di valutazione, tifoso contro oppure anti, oggi allergico alle gioie Viola, e costretto all’antistaminico. E mentre la palla gira che è un piacere, anche le palle girano, e la quarta vittoria consecutiva procura tanta latitanza, che se non fosse perché in galera potrebbe trovare sollievo nella speranza che ci acquisti Latitanzi, in modo da far fallire anche la Mukki Latte. E’ un brutto scherzo del destino questa Fiorentina, anche se ultimamente si sgretolano un po’ di certezze, visto che anche il Vuturo riconosce di essere stato manipolato, emerge sempre di più una qual certa lucida regia, altro che destino, una strategia finissima quella che ha soffiato sull’insoddisfazione popolare fino a montare teorie destabilizzanti per fare terreno bruciato intorno agli scomodi usurpatori d’interessi cittadini. Noi siamo un blog che ama l’inchiesta, e quando c’è bisogno di tirare fuori le verità nascoste allora scende in campo la Bice, che prima ha individuato e poi intervistato il grande manovratore, il puparo che ha manipolato una parte della piazza. E’ un bambino di sei anni, ed è quello della foto nella quale ci mostra una delle sue più classiche soft-strategy, e nel caso della Fiorentina ha confessato di averla messa in atto per destabilizzare l’ambiente dietro a un lauto compenso versato in unica soluzione da Tutunci dopo una lezione di flauto, per impossessarsi della Fiorentina in cambio di un grossolano Gabbeh, il bambino è riuscito a sostituire nel desiderio di cambiamento di quella parte di tifosi più malleabili, la E di Preziosi, trasformando i seguaci dell’antidellavallismo in tanti Priziosi, soldati al soldo del più ruspante dei nostri eroi, diventato nell’immaginario dei rivoltosi, il mitico Lampredotto cavaliere della tavola calda.

martedì 13 novembre 2012

Gli angeli che gettano del fango

La vittoria di Milano ha dato ampio risalto a un idea di calcio nuova per il nostro campionato, stimolante per i tifosi che hanno la fortuna di poterla condividere vestita con i colori della propria passione, che ci racconta una concezione di gioco che non prevede più la figura del mediano, mentre nella tifoseria la figura di chi rompe le palle invece del gioco resiste ancora, anche quella però è roba ormai superata di fronte a una squadra che costruisce la manovra attraverso le capacità tecniche in un campionato dove si predilige ancora la fisicità. La Fiorentina fa possesso palla imponendo così il proprio credo invece di appoggiarsi sull’avversario, e poi pressing alto portato con impasto di voce corale che la mantiene corta, con il coraggio e la personalità di proporre gioco, sempre, su tutti i campi e di fronte a qualsiasi avversario. E così Montella esce da questa giornata come il miglior allenatore italiano, lucido, capace di leggere la partita,  intraprendente nell’inserire El Hamdaoui e Mati senza cambiare fisionomia con il rischio  di fare abbassare troppo la  squadra, in grado di lanciare messaggi di forza anche in uno stadio come il Meazza, e cresce la Fiorentina, di partita in partita, capace di mandare in gol undici giocatori diversi, di far tirare pochissimo in porta l’avversario, sempre più consapevole dei propri mezzi, sempre umile anche nel gestire i complimenti e l’entusiasmo delle vittorie montato a neve, lasciandoci tranquilli che anche il trionfo di Milano non inciderà in negativo sul prossimo impegno, anzi, sicuri che avrà contribuito a rafforzarne l’autostima e la volontà di non porsi limiti e traguardi. Ma è stata anche la domenica della farsa di un certo tifo che vive ormai in cattività, mortificato dai nasi da pagliaccio indossati nuovamente per l’occasione, per infondere tenerezza quando da una parte sostiene con psicologia neonatale che questo nuovo progetto è nato addirittura grazie a quella che oggi viene definita una contestazione terapeutica, e dall’altra colta in flagranza di conato e illuminata al neon. E se l’omo si vede nei momenti di difficoltà certi tifosi Viola si sono dimostrati omeopatia pura applicata alla depressione. Fanfaroni, Zigulì spacciate per rimedi antitumorali, igienisti sempre in bilico sul cratere delle proprie teorie da curare col più classico dei cristeri, di chi si lava la faccia con la siringa, angeli che gettano fango volendo passare per quelli che hanno messo in salvo questa opera d’arte commissionata dalla proprietà, perché non è in discussione il fatto che uno possa o non possa criticare, legittimo, senza che ce lo ricordino i mestatori, perché è stato fatto sostanzialmente molto altro, di profondamente diverso da quanto oggi si vuol far credere. A parte le offese che qualificano chi le ha espresse, qualcuno si dimentica che non ci si è limitati solo ad assegnare delle responsabilità ai Della Valle, qualcuno ha pensato di andare molto oltre, ritenendo la loro permanenza a Firenze addirittura mortale, esprimendolo chiaramente e a voce alta, chiedendo esplicitamente di andarsene per il bene della città. Ritenendoli il male assoluto per il quale si era abbandonato la passione, e per questo motivo e pur di mandarli via si sarebbe accettato anche una proprietà meno solida ma più vicina, ci si sarebbe cioè accontentati di qualsiasi cosa e di qualunque altra proprietà pur di non vederli più a Firenze. E con questa convinzione si è fatto di tutto per danneggiare la Fiorentina. I fatti oggi dimostrano in maniera incontestatabile quanto deleterio si sarebbe potuto rivelare un atteggiamento tanto ottuso, occluso e peccato non ancora recluso, che non ci rappresentava affatto, ma che abbiamo dovuto subire nostro malgrado. Oggi è giusto che tutti si riapprioprino della propria passione, che possano gioire di questo nuovo ciclo, ci mancherebbe altro. E’ solo che non ci piacciono le barzellette quando sono troppo scurrili, usate poi a mo’ di spray nasale antiemorroidale, l’importante è che non se le raccontino a se stessi, che non cerchino cioè di spegnere la sigaretta nel canale di scolo dove far defluire la merda che hanno gettato sulla Fiorentina, perché tanto c’è sempre la scarpa e il  pantalone fradicio fino allo stinco che li tradisce.

lunedì 12 novembre 2012

Travolti da un insolito crostino nell'azzurro mare di un ridimensionamento nascosto

Liberi da pensieri pontellizzati ci avevamo creduto, non convinti del tutto dalla solidità economica e dalla statura morale di Tutunci, abbiamo scelto di stare dalla parte della società e non contro, anche se la squadra torna da Milano in treno pur di risparmare, mentre con Tutunci sarebbe potuta tornare su un tappeto volante, con Fratini in jeans e con Pupo mangiando addirittura un gelato al cioccolato. Chi invece non si è risparmiato affatto è stata una parte della tifoseria che con grande generosità e lungimiranza ha supportato questa fantastica Fiorentina con l’aiuto dell’autolesionismo, tra infamate, striscioni offensivi e parrucche da pagliaccio, mentre si gridava ai Della Valle di andarsene per liberarci dal male. Nel frattempo la Fiorentina dei ciabattini e di chi vuole bene alla propria squadra si dimostra una delle più belle dopo quella del secondo scudetto, più forte anche di una smobilitazione strisciante, sottobanco, sottobosco, che conteneva fungaie velenose di pontellizzazione nel suo ventre, che i micologi del tifo avevano individuato con acume e tanto, tanto cerume, causa poi di quella labirintite che gli ha fatti vacillare e quindi giustificare anche il comportamento vergognoso di Montolivo, terrorizzando che Corvino gli ci volesse preparare una frittatina con i funghi allucinogeni del ridimensionamento, comprendendone la smania di fuggire per andare incontro a progetti più sani e ambiziosi, oggi ben rappresentati dal più biologico e prospettico De Sciglio.  Un Montolivo la cui intelligenza è stata proprio quella di portare il cartellino in dono a Galliani, come fosse mirra, un Re Magio diventato presto mogio, nel preciso istante che da Arcore si dava il via alla vera smobilitazione. E mentre arrivava Montolivo se ne andavano tutti i grandi del Milan, e mentre se ne andava Montolivo a Firenze arrivavano i grandi giocatori, e così nel pomeriggio di ieri la Fiorentina gli ha srotolato sotto il gozzo i disegni del suo di progetto, messo davanti alla qualità di Aquilani, Pizarro e Valero e dietro ai dieci punti in classifica come fossero una lavagna, mentre gli girava la testa per le giocate del miglior centrocampo italiano, a Firenze giravano le palle a più di qualcuno nel vedere l’entusiasmo al rientro della squadra, spariti i vari Vuturo, oggi bisognerebbe avere l’onestà di riconoscere che si era sbagliato, e quanto male si sarebbe potuto fare se la proprietà si fosse stufata di perdere soldi in cambio di offese, e non avesse trovato la voglia di dimostrare che il male risiedeva soprattutto da altre parti. Perché ieri la squadra ha dato un’autentica lezione di calcio a quella che Montolivo ha scelto per alzare l’asticella, ha dimostrato di avere in panchina un allenatore che ha fatto svestire finalmente anche il lutto ai vedovi del Santo, che gioca il calcio più moderno e bello del campionato, che mette in fila la quarta vittoria consecutiva, insomma, tutti gli ingredienti tipici di una smobilitazione mascherata da progetto ambizioso, millantata di competenza, attaccamento alla maglia e risultati anche se casuali. Ieri avevamo scritto che i presupposti c’erano tutti perché si realizzasse quello che poi abbiamo visto sul campo, adesso la squadra è consapevole come non lo è mai stata, così come chi parlava di pontellizzazione oggi è consapevole delle nefandezze che ha detto, e se alla squadra e ai suoi tifosi innamorati si aprono orrizzonti sconfinati, ai teorici del male marchigiano si aprono sconforti orizzontali, sedati, legati, sdraiati su di un letto di rucola, al posto delle palle da oggi si ritroveranno due olive ascolane, una musica di sottofondo nel cervello, fissa, bella come la meravigliosa giornata di ieri, come quella di Marcella Bella e delle sue “montagne verdicchio”, e poi Heidi e le caprette che invece di ciao gli faranno “ciauscolo”, e così potranno indossare il vestito della domenica e la cravatta col nodo scorsoio. C’è chi gode e chi rode, chi ride e chi rade al suolo coi fatti teorie paranoiche di pontellizzazione. Ma basterà riconoscere ai Della Valle i meriti di questa meravigliosa Fiorentina, e se proprio non sarà possibile fare a meno di accusarli di qualcosa, sarà sufficiente spostare i propri incubi dalla Fiorentina fino allo stabilimento Tod’s di Casette d’Ete, pensare che stiano smobilitando per poi vendere tutto a Bata, e così noi penseremo che i teorici della pontellizzazione sono stati solo dei simpatici Eta Bata che dalle tasche hanno tirato fuori una gran quantità di cazzate.

domenica 11 novembre 2012

Gli ottomila

Siamo proprio curiosi di vedere se la Fiorentina soffrirà di vertigini nello scalare le difficoltà di una partita che potrebbe aprire una via sulla cima della classifica, oppure se al contrario potrà fare addirittura free climbing sullo scheletro del gigante Milan ferito a morte dal ridimensionamento, fino ad arrampicarsi al terzo anello per abbracciare la gioia dei propri tifosi. E’ una partita che ci dovrà raccontare due verità, la capacità della Fiorentina di fare gli ottomila insediandosi così tra le squadre più forti del campionato, e allo stesso tempo ridimensionare definitivamente la stagione del Milan, aprendone la crisi dopo avergli tolto l’ossigeno delle ambizioni. E’ una grande occasione, di quelle che avevamo conosciuto anche con Prandelli, ma che si erano sempre fermate al campo base prima dello strappo finale, ferme al rammarico di non essere riusciti a sfruttare la vicinanza dal confine che ti permette di raggiungere la grande vetta, quello di scalare l’ultimo tratto che ci divide dalla dimensione delle grandi squadre, e che alla fine ti consente di piantare la bandiera col giglio sul grande sogno. La Fiorentina ha dimostrato una grandissima facilità di gioco, una capacità di diventare squadra in tempi molto ristretti, e questo ci lascia pensare anche ad una certa maturità e professionalità che potrebbe permetterci oggi di superare questo esame d’ammissione al corso di laurea per diventare una grande squadra. Un altro ingrediente che da sapore alla partita, inutile negarlo, è la presenza di Montolivo che il tifoso Viola percepisce come chi se ne è andato perché ha ritenuto la nostra dimensione a lui non più consona, e lo ha fatto senza nessuna riconoscenza, facendoci un danno economico enorme, che per fortuna è stato transennato e messo in sicurezza dalla bravura di chi ha saputo costruire comunque una squadra competitiva. E l’occasione diventa tripla quindi, confermarsi sul campo come una grande realtà, con il timbro della Scala del calcio sulle nostre rinnovate ambizioni, affossare il Milan togliendo una concorrente dalla corsa ai posti che contano, e allo stesso tempo insinuare in Montolivo il dubbio se l’asticella l’ha veramente alzata oppure abbassata, e se la Fiorentina saprà sfruttare l’occasione, alla fine potrebbero esserci dieci punti tra il grande progetto scelto da Riccardo e quello abbandonato senza nessun riguardo. E proprio questa potrebbe essere la spezia per dare un sapore più ricercato alla partita da regalare al palato dei tifosi, dentro al piatto della consacrazione, la seconda foto è un augurio, vedere Montolivo uscire da una partita diventata la tomba delle sue ambizioni, uno zombie con il quale scambiarsi a fine gara l’asticella delle ambizioni in cambio di un mazzo di rose rosse che rappresentano la passione Viola che Firenze ha ritrovato forse anche grazie al suo addio. Mentre la passata diventa filo spinato nei suoi pensieri.

sabato 10 novembre 2012

Le verità del cugino di Vargas

Dopo le rivelazioni uscite ieri sul Corriere dello Sport Stadio nelle quali sono emersi alcuni particolari sul mancato rinnovo del contratto di Montolivo, il cugino di Vargas su un emittente di Genova ha raccontato la toccante storia che ha coinvolto invece il giocatore peruviano, un fatto di cronaca fiorentina che è stata tenuta nascosta dalla società Viola, ma che alla fine ne ha minato il rendimento a Firenze fino a metterne in serio dubbio anche la carriera, visto come ancora oggi Manuel non riesca a uscirne psicologicamente, cercando nella birra quel conforto artificiale che invece lo spinge sempre di più verso un baratro saccarometrico. E’ una storia d’amore finita male la sua che il cugino ieri ha avuto il coraggio di rendere pubblica con la speranza di sensibilizzare un ambiente focalizzato solo a contestarne il rendimento non conoscendone affatto le profonde cause che lo hanno causato, ricordando anche che la notte del ribaltamento con la Porsche in Piazza Pier Vettori fu proprio quello nel quale il giocatore fu sconvolto e coinvolto nell’incidente stradale che tanto ha fatto parlare, una corsa disperata che il cugino ha raccontato con l’aggiunta di un filo di commozione a crudo. L’inizio della crisi di Vargas, quello per intendersi nel quale le galoppate sulla sinistra sono scomparse dal suo repertorio coincide con la scomparsa di Beatrice, una fruttivendola di Santo Spirito del quale il peruviano si era perdutamente innamorato un giorno che cercava la menta per il mojito. Lei aveva un banco di frutta in Santo Spirito, da quando però era caduta rovinosamente da un fico, quel frutto era stato bandito dalla sua mostra, poi era diventato una fobia. Quando si parlava di sesso la sua poteva essere solo la “passera”, nient’altro che ricordasse la causa di quelle fratture multiple, mora come una mora e bellissima come una composizione di frutta da matrimonio, i suoi occhi avevano una strana forma che ricordava quella di un fico adagiato su un fianco. Aveva anche una strana intolleranza emotiva verso Ficarra, senza mai riuscire a capire bene il perché, visto che invece con Picone andava molto d’accordo, Vargas che se ne era innamorato subito era diventato ormai un suo storico cliente. Lei non lo vedeva proprio e anzi lo aveva scambiato per uno che vendeva la Nazione al semaforo in fondo al viale Europa, lui subdolo intanto aspettava, come quella sera che la sorprese terrorizzata dallo stalking messo in atto dal meglio fico del bigoncio di tutta San Frediano. La rassicurò e poi la invitò prima a cena, e dopo la macedonia, a casa. Disperata allora si lasciò andare, si baciarono e dalla sua bocca uscirono tutti i sapori della frutta esotica del suo banco, un campionario che si portava sempre con se per deformazione professionale. Vargas aveva pronto il colpo di scena, il suo pezzo forte, scenografico, un rituale seduttivo che aveva imparato da un playboy di Lima. “Vado in bagno mettiti comoda”, lui sicuro di stupirla lei già sul letto tutta avvolta dal desiderio quando si apre la porta del bagno ed esce quella fava in costume adamitico, corpo scultoreo e solo una foglia di fico a coprire il sesso. Una trovata tale che quella foglia se la sarebbe dovuta mettere anche in testa perché a lei si annebbiò subito la vista, cominciò a sudare fruttosio mentre le salivano i valori del diabete, del colesterolo e dalla glicemia. Il sangue diventò sciroppo di mele, la pelle si coprì di peluria come una pesca. La chiesa di Santo Spirito fu addobbata con albicocche e ciliege di Vignola, ed era tutto uno sputar di noccioli mentre l’epitaffio sulla tomba recitava “ sono arrivata alla frutta”. Il resto è noto, lui non si è più ripreso e l’epitaffio sulla sua carriera è lo stesso di quello di Beatrice sulla tomba.

venerdì 9 novembre 2012

A Milano col vento in poppa

La cotoletta ha sempre il suo fascino, e alla fine mi sono convinto che sia stato questo l’elemento scatenante che poi ha fatto virare la carriera di Montolivo fino a Milano e probabilmente fino ad evirarla. E’ un po’ questo il segreto di Pulcinella, le famose rivelazioni della Branchini band, il quarto segreto di Fatima sta tutto nella magia di quella dorata impanatura. Sono a Milano da un po’ di giorni e nella metropolitana  tutti lo sanno, la gente parla, mentre noi a Firenze pensavamo all’asticella in maniera troppo discriminatoria verso il nostro progetto, addirittura mortificante, per una scelta che ci aveva toccati nell’orgoglio e sminuiti nella dimensione, come se ci avessero detto “tu ce l’hai troppo piccolo”, mi hanno spiegato ieri in un locale sui Navigli che invece è intesa non tanto come metafora di un ambizione necessariamente da alzare, ma piuttosto rappresenta l’elemento “stecchino” da immergere nell’olio, un vecchio trucco della casalinga di Voghera che quando vede le bollicine capisce che è arrivato a  temperatura ottimale per friggere la cotoletta. Intanto prima che me ne dimentichi vorrei dedicare proprio una fermata della metropolitana al nostro Deyna, e allora in questo mini esilio Meneghino scelgo “Uruguay” perché meglio lo rappresenta, e poi mi dicevano che Montolivo è persona molto misurata, elegante, attratto quindi anche dalla moda milanese, da una mondanità più qualificata, un po’ recalcitrante verso tutto ciò che è rozzo, e quindi non fine come il suo modo di giocare o come la nostra bistecca che è alta quattro dita, mi spiegavano che nelle trasmissioni locali Riccardo rimarca spesso questo concetto sottolineando proprio come trovi molto più sinuosa la cotoletta. Mi hanno spiegato anche il fascino dei Navigli, oggi zona molto viva, recuperata, ma quasi secchi e non come l’Arno che è così arrogante con la sua portata, molto fango, qualche pozza, insomma un sostanziale aplomb di portata delle acque che spiega bene quella scelta più metropolitana di Montolivo nei confronti del provincialismo di Firenze che oggi è lì che adora la tranvia come la sua più grande opera che la sdogani finalmente da un clichè ancora troppo rinascimentale. Montolivo è scappato dalla bistecca, altro che dalla Fiorentina ma c’è una taglia che pende su di lui, perché le parole dure rivolte verso un certo tipo di carne non sono piaciute affatto a Roncaglia che basa la sua alimentazione su fondamenta solide, su plinti di asado e churrasco, e reputa la cotoletta roba da metrosexual, da mammolette che vagano in mezzo al campo, anemici del centrocampo. E si è portato dietro Pizarro grande specialista del lazo, capace di catturarlo mettendolo in mezzo col gioco fino a fargli girare la testa, poi per festeggiare la vittoria alla faccia di Montolivo e della sua cotoletta così stitica vogliono dimostrargli cosa vuol dire integrazione e riconoscimento e si sono portati a Milano la poppa. Il condimento rosso invece è una preparazione necessariamente da fare sul posto dopo averlo spolpato.

giovedì 8 novembre 2012

USA e getta

Vince Barack Obama mentre davanti alla locandina della Nazione in Piazza Santo Spirito un vecchio fiaccheraio dava la colpa a quel barackone di Corvino, un po’ perché rincoglionito e un po’ perché Pantaleo gli stava sul culo a scoppio ritardato, e allora borbottava scatarrando per terra gli interessi passivi maturati dal vizio del mezzo Toscano, facendo polemica col vecchio DS dopo aver capito che avevamo comprato Ogbonna. Gli Stati sono Uniti mentre Firenze non tanto,  come sempre, tra chi tifa contro i Della Valle e chi invece aveva puntato tutto su Romney come nuovo attaccante da prelevare a gennaio, pensando si parlasse di Rooney, quel Whaine che in città, per chi mastica giusto due parole d’inglese tanto per cercare un approccio alla carlona con un turismo da inculare il prima possibile, era parso wine, il fedele compagno del panino col lampredotto, da preferire e per combattere proprio quel turismo mordi e Fiuggi. Si perché Firenze è piena di “rintronahi”, che pensano che quel tipo di turismo “veloce” sia inteso come quello di chi mangia un panino con un bicchiere d’acqua, che è una bestemmia nella patria dell vino “bono”, come chi ieri, prima s’è incazzato con i Della Valle tanto per assolvere al dovere quotidiano, e poi s’è scagliato contro la pubblicità. Ero a mangiare dal trippaio di Porta Romana e il malumore già si tagliava come il centopelli, c’era uno che pur non essendo assessore asseriva di essere in difficoltà a seguire un film su Rete 4 proprio per via della pubblicità che lo spalmava in un tempo infinito pari a quello concesso alla Lazio per pagare l’Irpef, e proprio a proposito di tutta questa pubblicità che ti martella dalla mattina alla sera, rimarcava il suo disgusto dopo che su tutte le locandine in città, ma anche sui giornali e in radio, invece dei soliti titoli di politica o di cronaca, ieri aveva trovato un così largo spazio la pubblicità a caratteri cubitali della Cobrama, “tanto un vu’le vendehe più a nessuno le macchine” era stato il suo commento pieno di sarcasmo misto a salsa verde, scambiando di fatto il presidente degli USA per il concessionario Volkswagen di Scandicci. Il mondo del tifo è molto variegato, quello fiorentino in certe sue sfumature è sia variegato che col variatore, come quando con il Ciao si pedalava per aiutarsi sulla salita del San Gaggio, perché Firenze è molto popolare e allora arranca nel suo provincialismo, specie nella sua popolazione meno giovane che soffre l’ondata massiccia di tutti questi stranieri dai nomi impronunciabili, e più ci si allontana dalla città e più soffre, e negli ultimi due anni dove il bel gioco ha latitato, il vero spasso almeno io l’ho trovato andando nelle campagne intorno a Firenze, a respirare quell’ironia involontaria tipica di una popolazione più ruspante. Alla casa del popolo di Montespertoli per esempio, rubizze figure uscite sane e salve ma a fatica dal pranzo della domenica, appesantiti da indumenti fradici di calorie, tra rutti in vernacolo, nomi storpiati, digestioni lentissime con derive d’abbiocco quasi catatoniche, vivono troppo lontano da fatti così importanti come le elezioni americane, vicinissimi invece alle cose più materiali di tutti i giorni. Imbattibili nel far tornare i conti. Gente capace di tirare fuori dalla terra il proprio sostentamento, e in un annata triste come quella scorsa ho assistito al modo più casereccio e allo stesso tempo geniale di ottimizzare le risorse. Soprattutto in tempi di crisi. In una sala colma di passione e di sofferenza, in maestosa solitudine, un eroe della pennichella esultava come un bambino al replay del gol della Fiorentina di cinque minuti prima, In piedi e a braccia alzate verso un surrealismo da far accapponare la pelle anche a Dalì. Mi era sembrato davvero uno spregio quello di sentire gente infamarlo sostenendo che era sempre lo stesso gol e che quindi valeva solo uno, io invece avevo fatto finta che s’era raddoppiato. Pezzo di merda! Intanto davanti al circolo Vie Nuove “ yes we can” è già diventato Yepes e Ujcani.