E’
proprio un brutto scherzo del destino quello di dilapidare la passione
di una vita al tavolo da gioco dei marchigiani, che rilanciando ti
pizzicano in mezzo al guado di un bluff che di fatto ti ha lapidato la
credibilità. E la teoria della smobilitazione, improvvisa, fa puff!
Sparita insieme a tutti quei Preziosi ragionamenti che ci avevi puntato.
E oggi sei come James Bond, nel senso che il valore delle tue teorie è
lo stesso dei Bond argentini. Anche se ti resta sempre il derby della
Lanterna, dove potrai assistere alla competenza del tuo presidente dei
sogni e portare così che ci sei anche due fiori nel nostro cimitero
degli elefanti. Sfortuna nera, forse un Gat nero che è passato sotto la
Scala del calcio proprio mentre Montolivo saggiava con mano quale
progetto tra quello che ha scelto e quello che invece ha snobbato è
nella realtà dei fatti il più ambizioso. Allora forse non è proprio
tutta sfortuna, ma è più una questione di puntare sulle persone o sui
progetti seri, anche se è vero che certe teorie si sarebbero potute
rivelare serie se solo si fosse venduta la fuoriserie, bastava
immatricolare Jovetic al City e il sito forte della pontellizzazione
sarebbe salito acre ad alimentare l’acredine, e ad avvalorare le teorie di
sbancamento della proprietà. Un castello di accuse che prevedeva la
volontà di perdere denaro per protestare dopo il sequestro dei terreni
di Castello. Un castello di sabbia che qualcuno ha costruito senza le
dovute accortezze relative alla sicurezza, quelle necessarie per mettere
a norma i più elementari principi della logica, che poi sono quelli che
ti insegnano anche alle elementari, e una sabbia trascurata prima o poi
diventata rabbia fino a cronica scabbia. E oggi l’aver puntato sul
cavallo sbagliato si è dimosrato un errore solare, certi tifosi si sono
ritrovati sul lastrico, purtroppo non solare, ma senza più un spicciolo
di passione e in più con il reflusso gastrico. La Barcellonite come la
primavera, ha liberato nell’aria pollini di grande progetto, mettendo
allo scoperto il tifoso reietto, costretto al rutto per digerire il
grave errore di valutazione, tifoso contro oppure anti, oggi allergico
alle gioie Viola, e costretto all’antistaminico. E mentre la palla gira
che è un piacere, anche le palle girano, e la quarta vittoria
consecutiva procura tanta latitanza, che se non fosse perché in galera
potrebbe trovare sollievo nella speranza che ci acquisti Latitanzi, in
modo da far fallire anche la Mukki Latte. E’ un brutto scherzo del
destino questa Fiorentina, anche se ultimamente si sgretolano un po’ di
certezze, visto che anche il Vuturo riconosce di essere stato
manipolato, emerge sempre di più una qual certa lucida regia, altro che
destino, una strategia finissima quella che ha soffiato
sull’insoddisfazione popolare fino a montare teorie destabilizzanti per
fare terreno bruciato intorno agli scomodi usurpatori d’interessi
cittadini. Noi siamo un blog che ama l’inchiesta, e quando c’è bisogno
di tirare fuori le verità nascoste allora scende in campo la Bice, che
prima ha individuato e poi intervistato il grande manovratore, il puparo
che ha manipolato una parte della piazza. E’ un bambino di sei anni, ed
è quello della foto nella quale ci mostra una delle sue più classiche
soft-strategy, e nel caso della Fiorentina ha confessato di averla messa
in atto per destabilizzare l’ambiente dietro a un lauto compenso
versato in unica soluzione da Tutunci dopo una lezione di flauto, per
impossessarsi della Fiorentina in cambio di un grossolano Gabbeh, il
bambino è riuscito a sostituire nel desiderio di cambiamento di quella
parte di tifosi più malleabili, la E di Preziosi, trasformando i seguaci
dell’antidellavallismo in tanti Priziosi, soldati al soldo del più
ruspante dei nostri eroi, diventato nell’immaginario dei rivoltosi, il
mitico Lampredotto cavaliere della tavola calda.
.
mercoledì 14 novembre 2012
martedì 13 novembre 2012
Gli angeli che gettano del fango
La
vittoria di Milano ha dato ampio risalto a un idea di calcio nuova per
il nostro campionato, stimolante per i tifosi che hanno la fortuna di
poterla condividere vestita con i colori della propria passione, che ci
racconta una concezione di gioco che non prevede più la figura del
mediano, mentre nella tifoseria la figura di chi rompe le palle invece
del gioco resiste ancora, anche quella però è roba ormai superata di
fronte a una squadra che costruisce la manovra attraverso le capacità
tecniche in un campionato dove si predilige ancora la fisicità. La
Fiorentina fa possesso palla imponendo così il proprio credo invece di
appoggiarsi sull’avversario, e poi pressing alto portato con impasto di
voce corale che la mantiene corta, con il coraggio e la personalità di
proporre gioco, sempre, su tutti i campi e di fronte a qualsiasi
avversario. E così Montella esce da questa giornata come il miglior
allenatore italiano, lucido, capace di leggere la partita,
intraprendente nell’inserire El Hamdaoui e Mati senza cambiare
fisionomia con il rischio di fare abbassare troppo la squadra, in
grado di lanciare messaggi di forza anche in uno stadio come il Meazza, e
cresce la Fiorentina, di partita in partita, capace di mandare in gol
undici giocatori diversi, di far tirare pochissimo in porta
l’avversario, sempre più consapevole dei propri mezzi, sempre umile
anche nel gestire i complimenti e l’entusiasmo delle vittorie montato a
neve, lasciandoci tranquilli che anche il trionfo di Milano non
inciderà in negativo sul prossimo impegno, anzi, sicuri che avrà
contribuito a rafforzarne l’autostima e la volontà di non porsi limiti e
traguardi. Ma è stata anche la domenica della farsa di un certo tifo
che vive ormai in cattività, mortificato dai nasi da pagliaccio
indossati nuovamente per l’occasione, per infondere tenerezza quando da
una parte sostiene con psicologia neonatale che questo nuovo progetto è
nato addirittura grazie a quella che oggi viene definita una
contestazione terapeutica, e dall’altra colta in flagranza di conato e
illuminata al neon. E se l’omo si vede nei momenti di difficoltà certi
tifosi Viola si sono dimostrati omeopatia pura applicata alla
depressione. Fanfaroni, Zigulì spacciate per rimedi antitumorali,
igienisti sempre in bilico sul cratere delle proprie teorie da curare
col più classico dei cristeri, di chi si lava la faccia con la siringa,
angeli che gettano fango volendo passare per quelli che hanno messo in
salvo questa opera d’arte commissionata dalla proprietà, perché non è in
discussione il fatto che uno possa o non possa criticare, legittimo,
senza che ce lo ricordino i mestatori, perché è stato fatto
sostanzialmente molto altro, di profondamente diverso da quanto oggi si
vuol far credere. A parte le offese che qualificano chi le ha espresse,
qualcuno si dimentica che non ci si è limitati solo ad assegnare delle
responsabilità ai Della Valle, qualcuno ha pensato di andare molto
oltre, ritenendo la loro permanenza a Firenze addirittura mortale,
esprimendolo chiaramente e a voce alta, chiedendo esplicitamente di
andarsene per il bene della città. Ritenendoli il male assoluto per il
quale si era abbandonato la passione, e per questo motivo e pur di
mandarli via si sarebbe accettato anche una proprietà meno solida ma più
vicina, ci si sarebbe cioè accontentati di qualsiasi cosa e di
qualunque altra proprietà pur di non vederli più a Firenze. E con questa
convinzione si è fatto di tutto per danneggiare la Fiorentina. I fatti
oggi dimostrano in maniera incontestatabile quanto deleterio si sarebbe
potuto rivelare un atteggiamento tanto ottuso, occluso e peccato non
ancora recluso, che non ci rappresentava affatto, ma che abbiamo dovuto
subire nostro malgrado. Oggi è giusto che tutti si riapprioprino della
propria passione, che possano gioire di questo nuovo ciclo, ci
mancherebbe altro. E’ solo che non ci piacciono le barzellette quando
sono troppo scurrili, usate poi a mo’ di spray nasale antiemorroidale,
l’importante è che non se le raccontino a se stessi, che non cerchino
cioè di spegnere la sigaretta nel canale di scolo dove far defluire la
merda che hanno gettato sulla Fiorentina, perché tanto c’è sempre la
scarpa e il pantalone fradicio fino allo stinco che li tradisce.
lunedì 12 novembre 2012
Travolti da un insolito crostino nell'azzurro mare di un ridimensionamento nascosto
Liberi
da pensieri pontellizzati ci avevamo creduto, non convinti del tutto
dalla solidità economica e dalla statura morale di Tutunci, abbiamo
scelto di stare dalla parte della società e non contro, anche se la
squadra torna da Milano in treno pur di risparmare, mentre con Tutunci
sarebbe potuta tornare su un tappeto volante, con Fratini in jeans e con
Pupo mangiando addirittura un gelato al cioccolato. Chi invece non si è
risparmiato affatto è stata una parte della tifoseria che con grande
generosità e lungimiranza ha supportato questa fantastica Fiorentina con
l’aiuto dell’autolesionismo, tra infamate, striscioni offensivi e
parrucche da pagliaccio, mentre si gridava ai Della Valle di andarsene
per liberarci dal male. Nel frattempo la Fiorentina dei ciabattini e di
chi vuole bene alla propria squadra si dimostra una delle più belle dopo
quella del secondo scudetto, più forte anche di una smobilitazione
strisciante, sottobanco, sottobosco, che conteneva fungaie velenose di
pontellizzazione nel suo ventre, che i micologi del tifo avevano
individuato con acume e tanto, tanto cerume, causa poi di quella
labirintite che gli ha fatti vacillare e quindi giustificare anche il
comportamento vergognoso di Montolivo, terrorizzando che Corvino gli ci
volesse preparare una frittatina con i funghi allucinogeni del
ridimensionamento, comprendendone la smania di fuggire per andare
incontro a progetti più sani e ambiziosi, oggi ben rappresentati dal più
biologico e prospettico De Sciglio. Un Montolivo la cui intelligenza è
stata proprio quella di portare il cartellino in dono a Galliani, come
fosse mirra, un Re Magio diventato presto mogio, nel preciso istante che
da Arcore si dava il via alla vera smobilitazione. E mentre arrivava
Montolivo se ne andavano tutti i grandi del Milan, e mentre se ne andava
Montolivo a Firenze arrivavano i grandi giocatori, e così nel
pomeriggio di ieri la Fiorentina gli ha srotolato sotto il gozzo i
disegni del suo di progetto, messo davanti alla qualità di Aquilani,
Pizarro e Valero e dietro ai dieci punti in classifica come fossero una
lavagna, mentre gli girava la testa per le giocate del miglior
centrocampo italiano, a Firenze giravano le palle a più di qualcuno nel
vedere l’entusiasmo al rientro della squadra, spariti i vari Vuturo,
oggi bisognerebbe avere l’onestà di riconoscere che si era sbagliato, e
quanto male si sarebbe potuto fare se la proprietà si fosse stufata di
perdere soldi in cambio di offese, e non avesse trovato la voglia di
dimostrare che il male risiedeva soprattutto da altre parti. Perché ieri
la squadra ha dato un’autentica lezione di calcio a quella che
Montolivo ha scelto per alzare l’asticella, ha dimostrato di avere in
panchina un allenatore che ha fatto svestire finalmente anche il lutto
ai vedovi del Santo, che gioca il calcio più moderno e bello del
campionato, che mette in fila la quarta vittoria consecutiva, insomma,
tutti gli ingredienti tipici di una smobilitazione mascherata da
progetto ambizioso, millantata di competenza, attaccamento alla maglia e
risultati anche se casuali. Ieri avevamo scritto che i presupposti
c’erano tutti perché si realizzasse quello che poi abbiamo visto sul
campo, adesso la squadra è consapevole come non lo è mai stata, così
come chi parlava di pontellizzazione oggi è consapevole delle nefandezze
che ha detto, e se alla squadra e ai suoi tifosi innamorati si aprono
orrizzonti sconfinati, ai teorici del male marchigiano si aprono
sconforti orizzontali, sedati, legati, sdraiati su di un letto di
rucola, al posto delle palle da oggi si ritroveranno due olive ascolane,
una musica di sottofondo nel cervello, fissa, bella come la
meravigliosa giornata di ieri, come quella di Marcella Bella e delle sue
“montagne verdicchio”, e poi Heidi e le caprette che invece di ciao gli
faranno “ciauscolo”, e così potranno indossare il vestito della
domenica e la cravatta col nodo scorsoio. C’è chi gode e chi rode, chi
ride e chi rade al suolo coi fatti teorie paranoiche di
pontellizzazione. Ma basterà riconoscere ai Della Valle i meriti di
questa meravigliosa Fiorentina, e se proprio non sarà possibile fare a
meno di accusarli di qualcosa, sarà sufficiente spostare i propri incubi
dalla Fiorentina fino allo stabilimento Tod’s di Casette d’Ete, pensare
che stiano smobilitando per poi vendere tutto a Bata, e così noi
penseremo che i teorici della pontellizzazione sono stati solo dei
simpatici Eta Bata che dalle tasche hanno tirato fuori una gran quantità
di cazzate.
domenica 11 novembre 2012
Gli ottomila
Siamo
proprio curiosi di vedere se la Fiorentina soffrirà di vertigini nello
scalare le difficoltà di una partita che potrebbe aprire una via sulla
cima della classifica, oppure se al contrario potrà fare addirittura
free climbing sullo scheletro del gigante Milan ferito a morte dal
ridimensionamento, fino ad arrampicarsi al terzo anello per abbracciare
la gioia dei propri tifosi. E’ una partita che ci dovrà raccontare due
verità, la capacità della Fiorentina di fare gli ottomila insediandosi
così tra le squadre più forti del campionato, e allo stesso tempo
ridimensionare definitivamente la stagione del Milan, aprendone la crisi
dopo avergli tolto l’ossigeno delle ambizioni. E’ una grande occasione,
di quelle che avevamo conosciuto anche con Prandelli, ma che si erano
sempre fermate al campo base prima dello strappo finale, ferme al
rammarico di non essere riusciti a sfruttare la vicinanza dal confine
che ti permette di raggiungere la grande vetta, quello di scalare
l’ultimo tratto che ci divide dalla dimensione delle grandi squadre, e
che alla fine ti consente di piantare la bandiera col giglio sul grande
sogno. La Fiorentina ha dimostrato una grandissima facilità di gioco,
una capacità di diventare squadra in tempi molto ristretti, e questo ci
lascia pensare anche ad una certa maturità e professionalità che
potrebbe permetterci oggi di superare questo esame d’ammissione al corso
di laurea per diventare una grande squadra. Un altro ingrediente che da
sapore alla partita, inutile negarlo, è la presenza di Montolivo che il
tifoso Viola percepisce come chi se ne è andato perché ha ritenuto la
nostra dimensione a lui non più consona, e lo ha fatto senza nessuna
riconoscenza, facendoci un danno economico enorme, che per fortuna è
stato transennato e messo in sicurezza dalla bravura di chi ha saputo
costruire comunque una squadra
competitiva. E l’occasione diventa tripla
quindi, confermarsi sul campo come una grande realtà, con il timbro
della Scala del calcio sulle nostre rinnovate ambizioni, affossare il
Milan togliendo una concorrente dalla corsa ai posti che contano, e allo
stesso tempo insinuare in Montolivo il dubbio se l’asticella l’ha
veramente alzata oppure abbassata, e se la Fiorentina saprà sfruttare
l’occasione, alla fine potrebbero esserci dieci punti tra il grande
progetto scelto da Riccardo e quello abbandonato senza nessun riguardo. E
proprio questa potrebbe essere la spezia per dare un sapore più
ricercato alla partita da regalare al palato dei tifosi, dentro al
piatto della consacrazione, la seconda foto è un augurio, vedere
Montolivo uscire da una partita diventata la tomba delle sue ambizioni,
uno zombie con il quale scambiarsi a fine gara l’asticella delle
ambizioni in cambio di un mazzo di rose rosse che rappresentano la
passione Viola che Firenze ha ritrovato forse anche grazie al suo addio.
Mentre la passata diventa filo spinato nei suoi pensieri. sabato 10 novembre 2012
Le verità del cugino di Vargas
Dopo
le rivelazioni uscite ieri sul Corriere dello Sport Stadio nelle quali
sono emersi alcuni particolari sul mancato rinnovo del contratto di
Montolivo, il cugino di Vargas su un emittente di Genova ha raccontato
la toccante storia che ha coinvolto invece il giocatore peruviano, un
fatto di cronaca fiorentina che è stata tenuta nascosta dalla società
Viola, ma che alla fine ne ha minato il rendimento a Firenze fino a
metterne in serio dubbio anche la carriera, visto come ancora oggi Manuel non
riesca a uscirne psicologicamente, cercando nella birra quel conforto
artificiale che invece lo spinge sempre di più verso un baratro
saccarometrico. E’ una storia d’amore finita male la sua che il cugino
ieri ha avuto il coraggio di rendere pubblica con la speranza di
sensibilizzare un ambiente focalizzato solo a contestarne il rendimento
non conoscendone affatto le profonde cause che lo hanno causato,
ricordando anche che la notte del ribaltamento con la Porsche in Piazza
Pier Vettori fu proprio quello nel quale il giocatore fu sconvolto e
coinvolto nell’incidente stradale che tanto ha fatto parlare, una corsa
disperata che il cugino ha raccontato con l’aggiunta di un filo di
commozione a crudo. L’inizio della crisi di Vargas, quello per
intendersi nel quale le galoppate sulla sinistra sono scomparse dal suo
repertorio coincide con la scomparsa di Beatrice, una fruttivendola di
Santo Spirito del quale il peruviano si era perdutamente innamorato un
giorno che cercava la menta per il mojito. Lei aveva un banco di frutta
in Santo Spirito, da quando però era caduta rovinosamente da un fico,
quel frutto era stato bandito dalla sua mostra, poi era diventato una
fobia. Quando si parlava di sesso la sua poteva essere solo la
“passera”, nient’altro che ricordasse la causa di quelle fratture
multiple, mora come una mora e bellissima come una composizione di
frutta da matrimonio, i suoi occhi avevano una strana forma che
ricordava quella di un fico adagiato su un fianco. Aveva anche una
strana intolleranza emotiva verso Ficarra, senza mai riuscire a capire
bene il perché, visto che invece con Picone andava molto d’accordo,
Vargas che se ne era innamorato subito era diventato ormai un suo
storico cliente. Lei non lo vedeva proprio e anzi lo aveva scambiato per
uno che vendeva la Nazione al semaforo in fondo al viale Europa, lui
subdolo intanto aspettava, come quella sera che la sorprese terrorizzata
dallo stalking messo in atto dal meglio fico del bigoncio di tutta San
Frediano. La rassicurò e poi la invitò prima a cena, e dopo la
macedonia, a casa. Disperata allora si lasciò andare, si baciarono e
dalla sua bocca uscirono tutti i sapori della frutta esotica del suo
banco, un campionario che si portava sempre con se per deformazione
professionale. Vargas aveva pronto il colpo di scena, il suo pezzo
forte, scenografico, un rituale seduttivo che aveva imparato da un
playboy di Lima. “Vado in bagno mettiti comoda”, lui sicuro di stupirla
lei già sul letto tutta avvolta dal desiderio quando si apre la porta
del bagno ed esce quella fava in costume adamitico, corpo scultoreo e
solo una foglia di fico a coprire il sesso. Una trovata tale che quella
foglia se la sarebbe dovuta mettere anche in testa perché a lei si
annebbiò subito la vista, cominciò a sudare fruttosio mentre le salivano
i valori del diabete, del colesterolo e dalla glicemia. Il sangue
diventò sciroppo di mele, la pelle si coprì di peluria come una pesca.
La chiesa di Santo Spirito fu addobbata con albicocche e ciliege di
Vignola, ed era tutto uno sputar di noccioli mentre l’epitaffio sulla
tomba recitava “ sono arrivata alla frutta”. Il resto è noto, lui non si
è più ripreso e l’epitaffio sulla sua carriera è lo stesso di quello di
Beatrice sulla tomba.
venerdì 9 novembre 2012
A Milano col vento in poppa
La
cotoletta ha sempre il suo fascino, e alla fine mi sono convinto che
sia stato questo l’elemento scatenante che poi ha fatto virare la
carriera di Montolivo fino a Milano e probabilmente fino ad evirarla. E’
un po’ questo il segreto di Pulcinella, le famose rivelazioni della
Branchini band, il quarto segreto di Fatima sta tutto nella magia di
quella dorata impanatura. Sono a Milano da un po’ di giorni e nella
metropolitana tutti lo sanno, la gente parla, mentre noi a Firenze
pensavamo all’asticella in maniera troppo discriminatoria verso il
nostro progetto, addirittura mortificante, per una scelta che ci aveva
toccati nell’orgoglio e sminuiti nella dimensione, come se ci avessero
detto “tu ce l’hai troppo piccolo”, mi hanno spiegato ieri in un locale
sui Navigli che invece è intesa non tanto come metafora di un ambizione
necessariamente da alzare, ma piuttosto rappresenta l’elemento
“stecchino” da immergere nell’olio, un vecchio trucco della casalinga di
Voghera che quando vede le bollicine capisce che è arrivato a
temperatura ottimale per friggere la cotoletta. Intanto prima che me ne
dimentichi vorrei dedicare proprio una fermata della metropolitana al
nostro Deyna, e allora in questo mini esilio Meneghino scelgo “Uruguay”
perché meglio lo rappresenta, e poi mi dicevano che Montolivo è persona
molto misurata, elegante, attratto quindi anche dalla moda milanese, da
una mondanità più qualificata, un po’ recalcitrante verso tutto ciò che è
rozzo, e quindi non fine come il suo modo di giocare o come la nostra
bistecca che è alta quattro dita, mi spiegavano che nelle trasmissioni
locali Riccardo rimarca spesso questo concetto sottolineando proprio
come trovi molto più sinuosa la cotoletta. Mi hanno spiegato anche il
fascino dei Navigli, oggi zona molto viva, recuperata, ma quasi secchi e
non come l’Arno che è così arrogante con la sua portata, molto fango,
qualche pozza, insomma un sostanziale aplomb di portata delle acque che
spiega bene quella
scelta più metropolitana di Montolivo nei confronti
del provincialismo di Firenze che oggi è lì che adora la tranvia come la
sua più grande opera che la sdogani finalmente da un clichè ancora
troppo rinascimentale. Montolivo è scappato dalla bistecca, altro che
dalla Fiorentina ma c’è una taglia che pende su di lui, perché le parole
dure rivolte verso un certo tipo di carne non sono piaciute affatto a
Roncaglia che basa la sua alimentazione su fondamenta solide, su plinti
di asado e churrasco, e reputa la cotoletta roba da metrosexual, da
mammolette che vagano in mezzo al campo, anemici del centrocampo. E si è
portato dietro Pizarro grande specialista del lazo, capace di
catturarlo mettendolo in mezzo col gioco fino a fargli girare la testa,
poi per festeggiare la vittoria alla faccia di Montolivo e della sua
cotoletta così stitica vogliono dimostrargli cosa vuol dire integrazione
e riconoscimento e si sono portati a Milano la poppa. Il condimento
rosso invece è una preparazione necessariamente da fare sul posto dopo
averlo spolpato. giovedì 8 novembre 2012
USA e getta
Vince
Barack Obama mentre davanti alla locandina della Nazione in Piazza
Santo Spirito un vecchio fiaccheraio dava la colpa a quel barackone di
Corvino, un po’ perché rincoglionito e un po’ perché Pantaleo gli stava
sul culo a scoppio ritardato, e allora borbottava scatarrando per terra
gli interessi passivi maturati dal vizio del mezzo Toscano, facendo
polemica col vecchio DS dopo aver capito che avevamo comprato Ogbonna.
Gli Stati sono Uniti mentre Firenze non tanto, come sempre, tra chi
tifa contro i Della Valle e chi invece aveva puntato tutto su Romney
come nuovo attaccante da prelevare a gennaio, pensando si parlasse di
Rooney, quel Whaine che in città, per chi mastica giusto due parole
d’inglese tanto per cercare un approccio alla carlona con un turismo da
inculare il prima possibile, era parso wine, il fedele compagno del
panino col lampredotto, da preferire e per combattere proprio quel
turismo mordi e Fiuggi. Si perché Firenze è piena di “rintronahi”, che
pensano che quel tipo di turismo “veloce” sia inteso come quello di chi
mangia un panino con un bicchiere d’acqua, che è una bestemmia nella
patria dell vino “bono”, come chi ieri, prima s’è incazzato con i Della
Valle tanto per assolvere al dovere quotidiano, e poi s’è scagliato
contro la pubblicità. Ero a mangiare dal trippaio di Porta Romana e il
malumore già si tagliava come il centopelli, c’era uno che pur non
essendo assessore asseriva di essere in difficoltà a seguire un film su
Rete 4 proprio per via della pubblicità che lo spalmava in un tempo
infinito pari a quello concesso alla Lazio per pagare l’Irpef, e proprio
a proposito di tutta questa pubblicità che ti martella dalla mattina
alla sera, rimarcava il suo disgusto dopo che su tutte le locandine in
città, ma anche sui giornali e in radio, invece dei soliti titoli di
politica o di cronaca, ieri aveva trovato un così largo spazio la
pubblicità a caratteri cubitali della Cobrama, “tanto un vu’le vendehe
più a nessuno le macchine” era stato il suo commento pieno di sarcasmo
misto a salsa verde, scambiando di fatto il presidente degli USA per il
concessionario Volkswagen di Scandicci. Il mondo del tifo è molto
variegato, quello fiorentino in certe sue sfumature è sia variegato che
col variatore, come quando con il Ciao si pedalava per aiutarsi sulla
salita del San Gaggio, perché Firenze è molto popolare e allora arranca
nel suo provincialismo, specie nella sua popolazione meno giovane che
soffre l’ondata massiccia di tutti questi stranieri dai nomi
impronunciabili, e più ci si allontana dalla città e più soffre, e negli
ultimi due anni dove il bel gioco ha latitato, il vero spasso almeno io
l’ho trovato andando nelle campagne intorno a Firenze, a respirare
quell’ironia involontaria tipica di una popolazione più ruspante. Alla
casa del popolo di Montespertoli per esempio, rubizze figure uscite sane
e salve ma a fatica dal pranzo della domenica, appesantiti da indumenti
fradici di
calorie, tra rutti in vernacolo, nomi storpiati, digestioni
lentissime con derive d’abbiocco quasi catatoniche, vivono troppo
lontano da fatti così importanti come le elezioni americane, vicinissimi
invece alle cose più materiali di tutti i giorni. Imbattibili nel far
tornare i conti. Gente capace di tirare fuori dalla terra il proprio
sostentamento, e in un annata triste come quella scorsa ho assistito al
modo più casereccio e allo stesso tempo geniale di ottimizzare le
risorse. Soprattutto in tempi di crisi. In una sala colma di passione e
di sofferenza, in maestosa solitudine, un eroe della pennichella
esultava come un bambino al replay del gol della Fiorentina di cinque
minuti prima, In piedi e a braccia alzate verso un surrealismo da far
accapponare la pelle anche a Dalì. Mi era sembrato davvero uno spregio
quello di sentire gente infamarlo sostenendo che era sempre lo stesso
gol e che quindi valeva solo uno, io invece avevo fatto finta che s’era
raddoppiato. Pezzo di merda! Intanto davanti al circolo Vie Nuove “ yes
we can” è già diventato Yepes e Ujcani.
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