.

.

venerdì 23 dicembre 2011

Il Gilardino dei Finzi-Contini

Il Gila è triste, le sue stagioni del declino fiorentino ricordano sempre di più il film di Vittorio De Sica, così tanto, che ha ormai mercato solo al Carnevale di Viareggio come Pierrot. Il giocatore infatti,  ha già preso accordi con il body artist di Vargas, per farsi tatuare una lacrima permanente sotto l’occhio. Come permanenti del resto rimangono i suoi lunghi digiuni al gol e al sorriso, intervallati di tanto in tanto da brodini vegetali tiepidi. Perché lui, a differenza di Pannella, i digiuni li fa sul serio, e lo sappiamo bene noi tifosi che lo vediamo in campo smunto come Fassino. Nell’ambiente si vocifera che l’intermittenza al gol sia dovuta a Equitalia, che gli avrebbe rateizzato il bottino dei gol nell’ambito della manovra Monti, e per questo, anche l’esultanza gli rimane strozzata come un ernia. Sta di fatto, che adesso è chiaro come mai volesse fuggire nel paradiso fiscale di Genova, lo stesso nel quale ha cercato di scappare invano anche Cristiano Doni passando dal garage. E da dove, una volta depositate le proprie frustrazioni, se ne è andato Alberto Malesani. Tornando a noi, sembra però che il fenomeno sia molto più ampio e riguardi in generale tutti gli uomini di Prandelli. Marchionni sembra allenarsi alle Malvinas, Felipe, dopo aver cambiato diciotto cognomi, è tornato ad essere un anonimo, Frey si è dato al tennis, e a Napoli ha esordito sull’erba dove sempre più spesso si sdraia a raccattare la palla nella rete. Poi ci sono Santana e Donadel, acquistati da De Laurentis come comparse per il cinepanettone, mentre Mutu e Comotto contribuiscono alla retrocessione del Cesena in campo, e alla retrocessione del rating finanziario del presidente Campedelli che paga gli stipendi. Infine Vargas, che da quando ha perso le pasticchine della mamma di Mutu, ingrassa come il fegato dell’oca destinato al foie gras. I Maya avevano previsto la fine del mondo, ma non la maledizione del faraone Prandelli, faraone nel senso di maschio delle faraone che girano felici nella campagna di Orzinuovi. Sinisa ha già scontato questa maledizione, mentre Rossi, dopo la maledizione di Zamparini non ha più paura di nessuno.

giovedì 22 dicembre 2011

Caressa ci racconta di una Fiorentina sempre più lessa

Il calcio è cambiato e con lui anche il modo di raccontarlo. Da quando non ci sono più le ali, non c’è neanche più nessuno che riesce a volare sulle fasce, così come avrebbe potuto raccontare Nando Martellini nella sua telecronaca in doppio petto. Oggi invece, con l’introduzione del bollino rosso, si è passati alle ripartenze intelligenti, è cresciuta cioè, una nuova generazione di cronisti, ed è talmente cresciuta, che sempre più spesso si parla di squadra o di difesa alta. Con l’introduzione delle rotonde, poi, il telecronista ha potuto raccontare del miglioramento della circolazione della palla, mentre con l’avvento degli aerei si sono ridotte le distanze tra i reparti. Concetto questo non proprio nuovissimo, fatto proprio dal calcio sfruttando le esperienze maturate nella grande distribuzione, impegnata a sviluppare un sistema di logistica evoluto, che permettesse appunto, una buona circolazione dei carrelli tra i reparti. La radio e la televisione hanno fatto a gara per cercare sempre più, di caratterizzare il racconto del calcio, introducendo la fantasia e alzando la voce. In città abbiamo come esempio il Guetta, Caressa invece, oltre a inventare un nuovo modo di fare telecronaca, si è sposato con la Parodi che si è inventata un nuovo modo di raccontare la cucina. Fantasia presente anche negli uffici del personale, che sono passati dall’assunzione di un compito quanto comunque scomodo Carlo Sassi, vista la sua superfice, figura sempre nei canoni di un giornalismo ormai superato, anche se il canone non lo paga più nessuno, ad uno stravagante Stelvio Saltamerenda, figura  concepita in quota e a digiuno. Fino all’analisi di Baconi che a me fa venire i vermi, e fino all’ultimissimo concetto introdotto nel nuovo linguaggio del racconto di una partita. La densità. Quella a centrocampo, che a Firenze si è cercato di risolvere con la tramvia, anche se Kharja preferisce sempre la Freccia Rossa. Densità, che da sempre è terreno scivoloso anche in cucina, sia che si parli di una vellutata di porri, che di un semplice brodo. Sia che si parli di piedi vellutati, o di un centrocampo, quello Viola, pieno di brodi. La difficoltà sta proprio nel raggiungere il giusto equilibrio tra la parte liquida e quella solida rappresentata dalla pasta corta buttata al suo interno. Il rischio è sempre quello di servire una minestra troppo asciutta o troppo liquida, oppure una minestra riscaldata, che nel calcio, a differenza della ribollita, non sempre soddisfa il palato. La difficolta a trovare la giusta densità a centrocampo, aumenta a dismisura se ad arbitrare c’è Farina.

mercoledì 21 dicembre 2011

Tutte le strade portano a Romulo

Evviva i crampi, anzi dirò di più, per festeggiare la fine di questo stinto 2011 Viola, invece dei botti di San Silvestro faremo i crampi di De Silvestri. Al posto del solito patetico trenino con le mani sui fianchi, ci rotoleremo doloranti con le mani sul polpaccio per festeggiare il ritorno di un giocatore di calcio sulla fascia destra, restituendo alla nazionale di atletica il gentile prestito. E anche se un po' datata, per il cenone di Capodanno, potrei consigliare una penna con gli scampi, che oltre ad avere sempre un certo seguito, potremo rivisitare per l'occasione, in una penna con i crampi. Perché a destra tutte le strade portano finalmente a Romulo, e presto speriamo anche a Romizi, facilitate anche dal fatto che da Siena passa la Cassia, e da un Cassani che non c'è. A sinistra, per la prima volta è stata tamponata l'emorragia di insalata russa, che prima di ieri vedeva una fase difensiva eretta con mura di maionese. Diciamo che Delio è stato anche un po’ fortunato, perché dall'infortunio di Pasqual ha pescato la carta giusta ed ha fatto Canastasic. Una volta menzionati entrambi i portieri, che a Vargas siano avvolti i panettoni con del filo spinato, perché se non sarà ceduto, è tra i pochi ad incidere, quando appunto non incide con l’alimentazione sregolata sul proprio rendimento. Chi mastica, poi, per ora è solo Delio Rossi, perché a noi serve invece dei gran semolini, er ciancichella a Roma quando vinceva si buttava nelle fontane, noi gli offriamo l’Arno, dalla Pescaia di Santa Rosa fino al ponte nuovo della tramvia, si butti pure da dove vuole ma ci faccia vincere qualcosa. Un 2012, che vedrà noi tifosi Viola pregare per il futuro in un luogo di culto che non sarà la Mecca, ma la Mercafir.

martedì 20 dicembre 2011

Siena-Fiorentina, un appuntamento dal dentista.

Martedì 20 dicembre ore 18, sembra più il promemoria dell’appuntamento con il dentista che la data del derby con il Siena. Da appannato cinquantenne, confesso di avere incontrato qualche problema con la gestione di questo calendario di seria A. Comunque, una volta che mi sono reso conto di cominciare a dare del lei ai riflessi, ho chiesto subito aiuto alla tecnologia. Pc, iPad, iPod, tablet, wireless, wi-fi, bluethooth, tutte collegate in un body network che mi gestisse il calendario degli eventi, con promemoria di tutti i tipi, allarmi acustici, email, sms, skype fino al Salvavita Beghelli. Soprattutto fino a quando una mattina è scattato l’allarme partita, mi sono vestito di tutto punto con sciarpa, cappellino, felpa, bandiera e guanti viola, e mi sono accorto in macchina, mentre partivo, che mi era suonata la sveglia per andare a cercare i funghi. Allora ho detto basta e ho assunto una filippina con contratto a progetto, gli ho consegnato un agenda con il calendario delle partite, e così mi fa una telefonata per avvertirmi del match in programma. Vorrei evitare però di parlare di una partita che ancora non c’è stata e vorrei invece prenderla a pretesto per esaltare una provincia, quella di Siena, in grado di produrre eccellenze gastronomiche di livello mondiale. Formaggi, vino, ma soprattutto salumi, con in testa il prosciutto di Cinta tagliato rigorosamente a mano, che amo al pari del Pata Negra. Vorrei condividere anche un delizioso ricordo per una bottega di alimentari sulla strada, a Osteria Gallina nel comune di Castiglion d’Orcia, dopo Bagni Vignone, dopo Pienza, dopo insomma, dove mi fermavo a mangiare due fette di pane con le acciughe marinate e un bicchiere di vino, una goduria ruspante da fare impallidire Maxim’s de Paris. Siena, che ho nel cuore anche perché sede di un premio letterario (parolone) nel quale lo scorso anno sono stato premiato per un racconto sulla Firenze e sui fiorentini tra 50 anni. Se avete due minuti, è un racconto breve che può strapparvi qualche sorriso, lo trovate su www.premioformicherosse.org, dalla home cliccate su “le edizioni” e da li vi perderete in un “Concerto per flauto” da fare accapponare la pelle. Ah, la filippina quando mi ha chiamato stamani per avvertirmi della partita, trovandolo strano si è assicurata che non mi sbagliassi con l’appuntamento dal dentista. Siena-Fiorentina, su ragazzi, togliamoci questo dente.

lunedì 19 dicembre 2011

Non si sa più da quale casello fare uscire la crisi Viola.

La crisi Viola sta per imboccare l’Autopalio, e per chi arriva dall’autostrada, sarà “Impruneta” e non più “Certosa” il casello di uscita. Non ho ancora capito perché si sia sentita questa esigenza di sostituire il nome al casello, in un momento nel quale il tifoso Viola è già confuso dai risultati, da chi va a comprare la casa a Ibiza tra un allenamento e l’altro, da chi dopo l’allenamento va a casa a Milano, da Sinisa che è stato mandato a casa ma i risultati sono rimasti gli stessi, e soprattutto da una tradizione gastronomica che ci ha sempre raccontato con orgoglio del Peposo dell’Impruneta e mai invece di quello della Certosa. Comunque sia, usciremo al casello dell’Impruneta per andare a Siena, con le catene da neve o con le gomme termiche, Delio sicuramente con quelle da masticare , con il magone ma anche con la consapevolezza che se la partita ci riconcilierà con la passione, potremo raccontarci il derby davanti a un bel piatto di pici all’aglione. Speriamo quindi di parlare di una battaglia vinta e non del solito ricordo di quella di Montaperti, che esce fuori puntualmente una volta l’anno come il pandoro Bauli. Che si parli finalmente dei giovani, di Salifu, Nastasic, Romizi, Camporese e Neto, tanto i ricciarelli e il pan pepato ce li offriranno a Siena, mi sembrerebbe davvero una pignoleria calorica quella di portare da Firenze anche i fichi secchi. La società infine, sempre impegnata a trasmettere messaggi per un calcio più etico, a praticare il terzo tempo, la solidarietà insieme a Save The Children, il restauro dei monumenti, impegnata da sempre anche nella battaglia per una distribuzione più equa dei proventi televisivi, intanto e per equità, da una parte assume un Rossi (Delio) e dall’altra ne denuncia un altro (Guido). Nel frattempo, il tifoso si avvicina alla partita con l’Ipod ascoltando Rossi (Vasco), un po’ preoccupato che “gli spari sopra” siano un preciso riferimento a Calaiò in procinto di giustiziarci definitivamente la stagione.

domenica 18 dicembre 2011

Di qua dalla crisi e Diladdarno.

L'inverno è arrivato Firenze insieme all'Arno, poi si è preso la briga di deviare fino al Franchi, dove si è accomodato in uno stadio sottovuoto spinto da una passione rimasta incagliata forse sotto il Ponte alla Carraia. Ed è stata quasi subito notte fonda. Perché dopo il ritorno al gol del gigante dai piedi di Argillardino, e mentre insieme all'Arno scorre ancora un po' di fiorentinità, lungo la schiena dei tifosi scorre invece un brivido di freddo al gol di Denis. Davvero un gran bell'acquisto dell'Atalanta questo, che in più ha un nome adatto anche ad una fiction di successo, anche se la crisi Viola è una realtà purtroppo e non una finzione, e che sembra davvero mandare a Gamberini all'aria anche il tesoretto portato in dote da Delio Rossi. Perché anche lui sembra un po' distratto, come se fosse rimasto incagliato al Ponte alla Carraia insieme alla passione dei fiorentini, un ponte che per portarci Diladdarno mostra la sua schizzinosa architettura per non bagnarsi i piedi. Quel Delio dicevamo, che da grande masticatore qual'è, e non essendo proprio a Brooklyn, sembra aver trovato qualche difficoltà a reperire una buona gomma del ponte. Jovetic alla fine ha salvato il mio risotto al Castelmagno, basterà aumentare un cucchiaino di miele per addolcire una domenica che l'Atalanta ha profumato di bergamotto, e una bottiglia di Barbaresco per non farsi troppe domande. Magari me lo spiegheranno gli amici perché in una fredda serata di dicembre c'è chi gioca con la maglia a maniche corte e si mette il sotto maglia, chi invece gioca con la maglia a maniche corte e si mette i guanti, ma non sarebbe più semplice mettersi una maglia a maniche lunghe e giocare a calcio? Perché dopo Siena potrebbero aprirsi le porte per arruolarsi nell' Esercito della Salvezza. 

sabato 17 dicembre 2011

La manovra Monti ha colpito Jovetic

Colazione con budino, spesa con carrello e partita con l'Atalanta. “E sembra un sabato qualunque un sabato italiano /Il peggio sembra essere passato/ La notte è un dirigibile che ci porta via lontano“ Così come cantava Sergio Caputo. Anche se il peggio sembra essersi abbattuto proprio adesso con la manovra Monti, che dopo la strage delle patenti ha colpito la Fiorentina con i suoi tagli, ed essendo un governo tecnico non poteva che colpire Jovetic, che è il più tecnico di tutti, e così stasera sarà costretto a giocare senza i suoi amati riccioli. Sperando poi che questi accorgimenti rilancino anche l'economia del gol di Gilardino, che invece non segna più dai tagli della manovra Prodi. Comunque e per onestà qualche beneficio cominciamo a toccarlo con mano, un esempio è il salmone in offerta alla Conad, mentre la salvezza della nostra bella moneta unica ci permetterà ancora la libera circolazione, così come hanno fatto ieri gli amici di Fi.it venendomi a trovare sul blog. E se oggi riesco a trovare il Castelmagno domani ci farò il piatto della domenica, nella più classica tradizione della cucina piemontese che amo come appunto i suoi formaggi. Basta mettere in una casseruola olio e burro, della cipolla tritata fine e farla rosolare. Mettere il Carnaroli e tostarlo bene. Vino bianco, e dopo che sarà sfumato aggiungere dei pezzetti di Castelmagno e continuare la cottura con il brodo vegetale. Quando sarà quasi pronto, aggiungere ancora del Castelmagno sbriciolato e 3 cucchiai di miele. Terminare la cottura. Mantecare con burro e Castelmagno a schegge. E dulcis in fundo, al momento di servire spargere sopra al riso un filo di miele e delle noci sgusciate. Stasera infine tre pere all'Atalanta, anche se con il Castemagno in frigo sarebbe meglio non far sapere quanto è buono il cacio con le pere, l'importante comunque è che in frigo non ci sia la regina delle susine, la Claudia appunto, perché il rischio è quello di ritrovarci un post a difesa di Montolivo invece del nocciolo.