I figli servono a capire anche i propri errori, nel confronto a volte spigoloso con Tommaso sulle metodologie di studio, mentre cercavo di insegnargli quali fossero le migliori ho capito che qualcosa di sostanziale invece sbagliavo. Quello che volevo far passare per un metodo di studio addirittura da tramandare, in realtà grazie allo spirito di osservazione di Tommaso si è dimostrato uno tra i peggiori, sicuramente uno dei meno efficaci, un po’ come l’ultimo periodo di Prandelli a Firenze, insomma, alla fine mi sono accorto di non poter insegnare niente riguardo a questo, e ho capito anche del perché di quei miei voti così bassi, è stato Tommaso che si è accorto del mio errore, altroché. Per i passaggi importanti usavo l’evidenziatore nero. Mentre per finire il discorso di ieri sul periodo di crisi che si abbatté su San Frediano quando le donne cominciarono a guardare alla futura sicurezza economica invece che a pensare ad un presente nel quale era sicuro solo che avrebbero perso la verginità, alla fine pensai di andare su quelle più brutte, diciamo come il secondo tempo della partita della Nazionale di ieri, pensando ingenuamente che avendo meno chance avrebbero accolto con gioia le attenzioni dei maschi rifiutati, e allora provai con la Gina, una ricciolina racchia dalle sopracciglia unite come quelle di Bergomi e dai capelli crespi come la stoppa, una ragazza che prima dell’avvento degli statali nell’immaginario collettivo femminile di San Frediano, da quanto era brutta anche le sue Polaroid non volevano uscire dalla macchina, insomma, per dire che anche una brutta come lei si prese gioco di me perché puntava tutto su un bidello ancora zitello dell’Istituto d’Arte, mi disse vieni a casa mia che non c’è nessuno, andai e non c’era veramente nessuno. Fu un periodo brutto, ci fu la carestia sessuale per le strade del quartiere, si sfiorò l’accattonaggio quando il Salucci chiese a una suora un po’ di comprensione e lei per tutta risposta gli diede una labbrata, mi ricordo che dalla disperazione feci l’abbonamento all’Ataf in modo da prendere l’11 che era sempre così affollato che non solo anche l’autista stava in piedi, ma potevo strusciarmi e fare la mano morta. Presi molte più labbrate del Salucci. Per tornare alla Fiorentina, invece, devo chiedere scusa a tutti coloro che ho preso ingiustamente in giro non capendo perché ce l’avessero tanto con i Della Valle, oggi grazie a un mio cugino di Sant’Elpidio a Mare ho capito la vera natura dei fratelli marchigiani, quella sua terribile esperienza vissuta in una delle loro fabbriche mi ha aperto finalmente gli occhi. Mi ha raccontato che i Della Valle non appena hanno la sensazione che in fabbrica ci sia un po’ di disordine, quando vedono che si profila uno sciopero, prendono i loro yacht e se ne vanno in crociera, uno alle Bahamas e l’altro alle Mauritius, questi sono i loro tanti impegni, quelli per intendersi che poi non gli consentono di assistere agli allenamenti o a portarci in serie B come ha fatto Zamparini che invece è sempre sul pezzo. I Della Valle in questi viaggi non vanno da soli, no, si portano con loro anche un po’ di operai, uno di questi è stato appunto mio cugino, ma mentre io sapevo che erano viaggi premio, lui mi ha assicurato che erano lì come ostaggi. Oggi vorrei chiudere con una considerazione di carattere
geneticometropolitano, vorrei sottolineare cioè quella capacità tipica Diladdarno di trovare sempre una soluzione a tutto, in poche parole di cavarsela comunque pur avendo un’intelligenza poco al di sotto del livello dell’Arno. Un’affermazione che potrebbe sembrare anche una contraddizione, ma che invece è una reale dote sviluppata proprio grazie alla particolare genetica urbana che ci contraddistingue, ovvero un’ estensione mentale della capacità di riuscire a posteggiare la macchina in strade e vicoli molto stretti. Lo so che sembrerà strano a chi è cresciuto sui viali, ma la necessità di doversi confrontare con il disagio dovuto a una conformazione stradale svantaggiata ha di fatto aiutato noi abitanti di San Frediano a supplire ad una sostanziale mancanza d’intelligenza presente invece in altri quartieri della città. Non esiste nella storia di San Frediano che ci sia stato un solo nativo ad aver frequentato il liceo classico se non per andare a cambiare un vetro, comunque alla fine pur avendo un cervello molto piccolo, quando due nostri pensieri si incontrano riusciamo con quella capacità di fare manovra nello stretto a farli defluire senza ingorghi. Anche quando partono dal cuore.
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sabato 12 ottobre 2013
venerdì 11 ottobre 2013
La figliola del Materassi
Un tempo avevo un certo successo con le donne, non proprio datato come l’ultimo successo della Fiorentina, ma negli anni ottanta ancora mi difendevo, naturalmente a zona, in quella San Frediano che oggi è diventata zona a traffico limilitato, mentre prima era un’area urbana dove si “tarfficava” parecchio. Poi sono cominciate a circolare strane dicerie e le ragazze hanno iniziato a scansarmi, le mamme hanno trasferito alle figlie il mito del posto fisso con picchi di gradimento verso i funzionari statali, che da figure sostanzialmente pallose agli occhi di quelle toniche creature che affollavano il quartiere, sono diventati tra i mariti più desiderabili, perché a loro dire quando la sera arrivano a casa non sono mai troppo stanchi ed hanno già letto il giornale. Certo, io ci ho messo anche del mio, un po’ come Neto contro il Grasshopper a Firenze, nel senso che cercavo di raccontare alle figlie che certi atteggiamenti sessuali, solo all’apparenza così liberi, non erano affatto sbagliati anche se fatti di nascosto, ma che potevano essere visti anche con occhi meno maliziosi. In poche parole mi ha rovinato Clinton e il suo scandalo che a quei tempi coincideva con una certa mia passione per il sesso orale fatto con la figlia del Materassi, il padre aveva un forno e io apprezzavo molto di più il filone che avevo avviato con la figlia bionda. Per me un sogno come Scarlett Johansson nuda. Il clamore di questo scandalo mi aveva rotto un po’ le uova nel paniere, perché aveva sensibilizzato l’opinione pubblica sull’argomento, faceva vedere l’atto sessuale specifico solo sotto una cattiva luce, e allora cercai di cambiare i contorni di una vicenda un po’ torbida per cercare di farla apparire sotto una luce diversa, il problema è che la Cristina andò a raccontarlo alla madre. Avevo cercato di sostenere che non facesse niente di cui vergognarsi, che la nostra attività sessuale non poteva essere comparata con quella di Clinton perché lei non stava mai sotto la scrivania, noi eravamo liberi dietro ai cespugli del Bobolino, insomma alla fine della storia le feci credere che praticasse la liposuzione senza licenza, e lei andò dalla madre entusiasta di regolarizzare la sua attività e prendere il patentino perché aveva una grande passione per la liposuzione. Ricordo che non feci più sesso orale con la figlia del Materassi, ma istigai almeno un dubbio nella coscienza di Cristina che da quel giorno in poi si rifiutò di fare la liposuzione con me, gli dissi semplicemente che se la madre gli dava tutte queste certezze, che provasse allora a chiedere garanzie anche sul fatto che quando si chiude la porta del frigorifero la luce si spegne realmente. So che litigarono ma i pantaloni non me li slacciò più comunque. C’è sempre stata tanta selezione in San Frediano, vita dura, non sempre trovavi ragazze semplici che si accontentavano di quattro stronzate, si cominciava a incontrare ragazze che studiavano e con le quale dovevi pesare le parole senza rubare sul peso come invece succedeva spesso con la frutta al mercato in piazza Santo Spirito. La Gina mi dette di analfabeta solo perché avevo letto nei suoi occhi che mi amava. Questa evoluzione femminile un po’ ci spiazzò perché all’inizio degli anni sessanta c’erano ancora tanti vantaggi per l’uomo, specie in un quartiere così povero dove almeno i bambini maschi essendo tali avevano qualcosa con cui giocare. Oggi si va addirittura oltre a quello che è il problema del razzismo, le curve si svuotano per colpa della discriminazione territoriale, i tifosi diventano solidali, la tifoseria dell'Inter chiama, quelle di Juventus e Genoa rispondono. Dopo la chiusura dello stadio del Milan per i cori di discriminazione territoriale contro i napoletani, arrivano dagli spalti di Marassi e dello Juventus Stadium le prime prese di posizione all'invito dei sostenitori nerazzurri, che nei prossimi giorni studieranno una linea comune anche con i colleghi della Lazio con cui sono gemellati. Tutto l'universo ultrà si schiera compatto contro la norma che punisce i cori di discriminazione territoriale con la chiusura degli stadi. Almeno per quanto riguarda l’integrazione e la discriminazione razziale San Frediano è all’avanguardia, ieri sono andato al bar con un amico di colore, io ho bevuto un negroni e lui un bianco secco senza nessun problema. L’unico vero problema potrebbe nascere sui viali perché se le curve si svuotano e ci sarà anche il decreto “svuotacaerceri”, tutta questa gente andrà ad intasare la viabilità sui viali. Visto che il quartiere è sempre stato terreno torbido di storie di corna, oggi vorrei chiudere raccontandovi che anche San Frediano ha conosciuto il suo Pitagora, un uomo che è riuscito a scrivere un teorema proprio su un argomento così chiacchierato come il tradimento. Lui si chiamava Gastone e vendeva le stagne di cherosene per le stufe, dopo anni di studi di settore, ovvero dalla sua bottega di via Maffia studiava il passaggio sospetto di mogli e mariti, riuscì ad avviare il primo osservatorio per l’infedeltà coniugale. Gastone anche grazie alle esalazioni del cherosene riuscì a definire in maniera matematica la figura del cornuto, e cioè l’unità la cui metà è al di sotto di un terzo.
giovedì 10 ottobre 2013
Da San Frediano alla Forteza
Dall’avvento di Montella in poi a Firenze si parla molto di possesso palla, in San Frediano si continua a moccolare a prescindere da tali percentuali, si dirà che è un intercalare tipico Diladdarno, ma intanto si smadonna confrontandosi in maniera più pratica con i problemi di tutti i giorni. Il Salucci dice che il possesso palla è roba da finocchi, e se proprio di percentuali bisogna parlare, lui che è un po’ esoso e allo stesso tempo esoterico, sostiene che il 58% degli italiani non crede nella reincarnazione del gioco a uomo, il 42% invece ha come l’impressione che questa domanda gliela abbiano già fatta. San Frediano è un quartiere popolare, quando piove come oggi la sua bellezza diventa scivolosa anche se ci si ripara sotto la grondaia del quotidiano, si dicono tante cazzate con qualche perla di saggezza disseminata sui marciapiedi come la merda di cane. Quando si dice che pestarla porta fortuna è per questo motivo, tra una bestemmia e un’altra dalle botteghe sopravvissute al bombardamento della globalizzazione può nascere filosofia artigiana. L’ortolano di via Sant’Agostino sostiene che per quanti progressi abbia fatto la medicina, non esiste ancora la cura per un comune compleanno, che non è un concetto che può passare così inosservato tra i “carciofi” in quanto clienti e le meravigliose “mele” della Beatrice. Io che sono sostanzialmente una gran testa di cazzo ho trovato geniale il modo di dirmelo che usa solitamente Marione mentre mi fa il panino con il lampredotto e io gli rompo i coglioni in tutte le maniere possibili, non so dove l’ha letto, o se la sua è pura filosofia interiore come è “interiore” quello che vende, e riferito al fatto che io sono un aizzatore di professione, sostiene che l’ereditarietà è un fenomeno splendido perché anche nel mio caso mi solleva dalla responsabilità dei miei grandi difetti. Che non è la stessa cosa di mandarmi affanculo, è molto più fine, sono quegli atteggiamenti tipici Diladdarno che ti disarmano, poi ci sono le fave, e questo è un altro aspetto ancora che caratterizza il quartiere quasi quanto l’odore di piscio in certi angoli più nascosti. Quindi non è raro trovare qualcuno che mentre prendi il caffè in piazza Santa Felicita ti prende per il culo chiedendoti se il formaggio con le pere è femmina. Comunque
siamo gente pratica, da sempre molto manuale, come l’autoerotismo, abbiamo l’artigianato nel sangue e la festa dell’Artigianato alla Fortezza da Basso, il tasso alcolemico mai basso e ci piacciono le fiche more come la Forteza, che poi è la prima Lorena che tromba in casa dei Medici, per dire semplicemente che ci rimbocchiamo le maniche e facciamo, o meglio ancora che tra il dire e il fare c’è di mezzo e il. In fondo in fondo siamo brava gente, spesso il nostro fondo presenta tracce di umidità vistose perché nel ‘69 è stato sicuramente alluvionato, non c’è traccia di gobbi se non gratinati, siamo semplici come un piatto di cannellini conditi con olio e pepe, anche se amo la scarpa bicolore, non è ben vista, è vissuta come una smargiassata, diamo tutto tranne il culo, ma non amiamo essere traditi perché anche se non abbiamo la tradizione dolciaria partenopea, con noi è inutile continuare a versare il rhum, tanto uno stronzo in San Frediano non diventerà mai un babà.
siamo gente pratica, da sempre molto manuale, come l’autoerotismo, abbiamo l’artigianato nel sangue e la festa dell’Artigianato alla Fortezza da Basso, il tasso alcolemico mai basso e ci piacciono le fiche more come la Forteza, che poi è la prima Lorena che tromba in casa dei Medici, per dire semplicemente che ci rimbocchiamo le maniche e facciamo, o meglio ancora che tra il dire e il fare c’è di mezzo e il. In fondo in fondo siamo brava gente, spesso il nostro fondo presenta tracce di umidità vistose perché nel ‘69 è stato sicuramente alluvionato, non c’è traccia di gobbi se non gratinati, siamo semplici come un piatto di cannellini conditi con olio e pepe, anche se amo la scarpa bicolore, non è ben vista, è vissuta come una smargiassata, diamo tutto tranne il culo, ma non amiamo essere traditi perché anche se non abbiamo la tradizione dolciaria partenopea, con noi è inutile continuare a versare il rhum, tanto uno stronzo in San Frediano non diventerà mai un babà.mercoledì 9 ottobre 2013
Qualcosa di rosa pallido
Ogni volta che Prandelli torna d’attualità con la Nazionale rivivo drammaticamente i giorni della scissione, per molti il sale della vita per me il sale nella ferita, perché per tanti di noi è stato soprattutto uno spartitraffico tra la passione per la Fiorentina e l’odio per i Della Valle. Prandelli a Firenze è un monumento ai caduti, e quando lo vedo mi commuovo per quei miei compagni che non ci sono più, e allora, come un automa vado a deporre una corona di alloro ai piedi della fermata del 37 in piazza della Calza, e aspetto, raccolto, che passi l’autobus per Tavarnuzze e si porti via verso l’Impruneta il ricordo di quei tifosi. Quando dico che non ci sono più quei miei compagni intendo dire che hanno lo sguardo assente, sono seduti sul 37 senza dare nemmeno il posto agli anziani, si sono spenti, delle volte mi ricordano l’assopimento chimico del Bambi dopo il metadone, altre invece guardano la Fiorentina oltre il vetro del 37 come guardano il National Geographic, con lo stesso atteggiamento cioè con cui guardano Penthouse, per vedere quei luoghi meravigliosi dove non riusciranno mai ad andare. So per certo, che tutti coloro che hanno storie sentimentali aperte, da quando Cesare se ne è andato via hanno cominciato a parlare da soli, a chiedersi del perché invece non se ne siano andati via i Della Valle, e il casino è che lo chiedono anche durante l’amplesso, con il risultato che la ragazza alla fine s’incazza perché non vuole essere svegliata. Ad ogni nuova conferenza stampa, ripercorro con la mente quei giorni dove tutti eravamo ancora felici, prima che si disallineasse la passione, al Goretti che sta in San Niccolò è successo anche di peggio, non ha perso solo Prandelli e la fede, ha perso anche il fratello gemello, da quando è successo il fattaccio non si ricorda più nemmeno del suo compleanno. Ormai la loro passione non ha più logica, non riesco a seguirli nella battaglia sconsiderata contro i Della Valle, la loro fede ribaltata mostra solo un negativo della passione, un trionfo di contraddizioni come chi combatte per la pace, che alla fine è un po’ come fottere per la verginità. Le donne poi, loro si che sono cambiate, irascibili, sanno di fumo e non cucinano, non amano solo Montolivo e ce l’hanno semplicemente con i Della Valle, no, loro si sono così incattivite che non hanno più peli sulla lingua, e se li hanno non sono i loro. Tutta questa gente l’ho persa, da quando Cesare non c’è più, in molti hanno smesso di mangiare il lampredotto, e questo già di per se vuol dire tagliare il cordone ombelicale con la città per scorrazzare liberi al Salone del Gusto di Torino, ma il lutto no, quello mi è sempre sembrato davvero eccessivo soprattutto se adottato anche per fare l’amore, i più colpiti infatti usano preservativi neri non rendendosi conto che il nero snellisce un casino. La fine della storia di Prandelli si può leggere in più modi, è chiaro però che oggi chi continua a rimpiangerlo è lo stesso che dopo aver letto sul Rider Digest che le sigarette fanno male, ha smesso di leggere il Rider Digest. Tornate vi prego, non c’è più tanto tempo da perdere, tra un po’ Cesare andrà via anche dalla Nazionale e non ve la potrete prendere anche con Abete, lui non è marchigiano e nemmeno una Arbre Magique, e seguire ancora morbosamente Prandelli probabilmente vorrà dire rinunciare definitivamente al gemellaggio con il Toro, vorrebbe dire liberarsi dal Gat per passare a Mughini. A niente serve annegare i propri guai nell’alcool perché i guai hanno il patentino da bagnino. Io vorrei tanto che tornaste, davvero, non ha più senso continuare così, vi state buttando via, è passato tanto tempo ormai, non voglio dire che Cesare non sia arguto, ma vi ricordo che è cresciuto a Orzinuovi, un paese molto piccolo, tanto che non hanno nemmeno uno scemo del villaggio e visto che lo facevano a
turno, il suo è capitato l’ultimo anno e mezzo di Fiorentina. Apprezzate invece Montella e le sue interviste mai banali, così libere, senza nemmeno il codice etico che delle volte è così troppo etico che diventa limitante, senza soprattutto le associazioni strane a cui ci aveva abituato Prandelli, si, insomma , il piede col pediatra, oppure quando perdevamo e usciva fuori soddisfatto non potendo amputare niente ai suoi ragazzi. Dai, su ragazzi, la vita è breve, probabilmente quest’anno alzeremo una coppa, non fate che adesso la Viola no perché c’è Della Valle, e la Juve proprio no anche se con Prandelli, perché così non vi rimarrà altro che seguire Montolivo e la sua squadra, e saranno cazzi vostri perché anche quando andrete in paradiso grazie proprio alle raccomandazioni del Santo e sentirete che vi mancherà qualcosa a cui non riuscite a dare un nome, ma vi viene in mente solo un rosa pallido, Dio non penserà che volete una donna bella come Florinda Bolkan, no, vi farà avere la Gazzetta dello Sport.
turno, il suo è capitato l’ultimo anno e mezzo di Fiorentina. Apprezzate invece Montella e le sue interviste mai banali, così libere, senza nemmeno il codice etico che delle volte è così troppo etico che diventa limitante, senza soprattutto le associazioni strane a cui ci aveva abituato Prandelli, si, insomma , il piede col pediatra, oppure quando perdevamo e usciva fuori soddisfatto non potendo amputare niente ai suoi ragazzi. Dai, su ragazzi, la vita è breve, probabilmente quest’anno alzeremo una coppa, non fate che adesso la Viola no perché c’è Della Valle, e la Juve proprio no anche se con Prandelli, perché così non vi rimarrà altro che seguire Montolivo e la sua squadra, e saranno cazzi vostri perché anche quando andrete in paradiso grazie proprio alle raccomandazioni del Santo e sentirete che vi mancherà qualcosa a cui non riuscite a dare un nome, ma vi viene in mente solo un rosa pallido, Dio non penserà che volete una donna bella come Florinda Bolkan, no, vi farà avere la Gazzetta dello Sport.martedì 8 ottobre 2013
Tutte le strade portano a un post di "Domenico Roma"
Mi smarco dallo scetticismo dell’ultim’ora, mi prendo il punto di Roma sul filo del fuorigioco come faceva Inzaghi, e con la stessa faccia a culo lo ritenego persino positivo perché ci mostra una Fiorentina capace di gestire le difficoltà della trasferta di coppa, il rientro degli infortunati e l’assenza di Gomez, tutto in un colpo solo, e festeggio con il record dei 348 commenti che dopo uno 0 a 0 che fa da sordina all’entusiasmo ancora più di Neto in porta, dimostra la tendenza del blog a fare analisi vera anche senza il supporto della topa in copertina, a non accontentarsi cioè di uno striminzito pareggio dialettico in bianco, caratteristica che ci contraddistingue con mia grande soddisfazione. Per festeggiare ho creato un pensiero per l’evento, come un francobollo o una medaglia commemorativa, come uno Zippo a tiratura limitata con il quale accendere la propria mente senza nessun filtro, insomma, il pensiero sarebbe questo: “L'immaginazione è un'arma nella guerra contro la realtà di uno 0 a 0”. Perché con la fantasia possiamo pensare anche che “Domenico”, in realtà usi “Roma” per depistare Ponzio Pilato, mentre nella realtà scrive da Nazaret e il suo post è la prefazione del Vangelo che un angelo custode lacustre ci ha inviato sul blog. Con la fantasia immaginatevi cosa possiamo immaginare, per esempio che alcuni cambiamenti avvengono così lentamente che non li avverti. Per esempio nessuno avverte Domenico che il suo post ha dovuto scalare il Golgota per arrivare sin qua. Altri invece avvengono così rapidamente che sono loro a non avvertirti. Come appunto l’avvento improvviso di un post di “Domenico Roma” in un grigio mattino di lunedì, il furto di un post è come quello di un rinoceronte, non va tentato con leggerezza. Dal post di “Domenico Roma” infatti si evincono verità vischiose, per esempio che Pierfrancesco Pacini Battaglia è stato il banchiere al centro di una vicenda vischiosa, 79 anni, pisano, Pacini Battaglia ha cinque by-pass attraverso i quali, secondo gli inquirenti, astutamente portava i suoi miliardi all'estero. Un post che zampilla acqua pura come sgorgata dalla montagna, quando si dice insomma che il post fa acqua pura da tutte le parti, nel quale le verità si susseguono con il ritmo incalzante di un disco di Raoul Casadei, dove il liscio sta a dimostrare una musica senza ghiaccio, verità celate astutamente come i codici usati da Provenzano nei pizzini per farsi portare lo zucchero senza pagare l’Iva al 22%, perché Domenico ci vuole dire che l’ex amministratore delle Ferrovie Lorenzo Necci sotto la sua oculata gestione, non solo ha fatto aumentare il deficit, ma è aumentata anche la confusione. Il mese scorso alla stazione di Milano il Freccia Rossa delle 9.30 stava arrivando sul binario nove da entrambe le direzioni. Una manna per il blog questo post che si eleva come il miglior Passarella tra post che invece viaggiano piombati all’altezza delle marmitte di Borgo Tegolaio. Ma Domenico ci vuole dire di più, ci suggerisce cosa dire quando siamo incazzati dopo uno zero a zero, ovvero, ci consiglia delle risposte di classe a chi invece insinua cretinate come quella che Gomez sarebbe funzionale al modulo di Montella. 1. Che un caprone immenso si mangi la tua grondaia durante la stagione dei monsoni. 2. Che un grillo prenda dimora nello stetoscopio del tuo dottore un attimo prima del tuo check-up annuale. 3. Che la ragazza con cui hai un appuntamento alla cieca insista per tenere il passamontagna. 4. Che un anormale ti convinca a far parte di una setta religiosa dove si mangiano racchette da ping-pong. 5. Che tu possa dimenticare il nome del tuo più caro amico quando ne tieni l'elogio funebre. 6. Che un infido soffiatore di vetro ti pratichi la respirazione bocca a bocca. Grazie Domenico, con un tuo post è sempre domenica, tu non ci propini mai post in anticipo ne tantomeno di lunedì in posticipo. Il Gomez che non gioca ha dato adito a più illazioni della casa a Montecarlo di Fini, non me ne vorrà Domenico se dopo le sue verità sono costretto a usare anche le parole di Totò per chiudere una giornata memorabile con una domanda alla quale spero vogliate rispondere senza nascondervi dietro a uno zero a zero di facciata o tergale che sia, che non vogliate cioè scomodare anche Marco Siena per dirci che Cognigni taglia a fette i nostri sogni al posto del ciauscolo, una domanda che ci servirà a capire finalmente se è più dannosa la presenza o l’assenza di Gomez, se la presenza del tedesco in zona Campo Marte sia comunque più deleteria del fungo che rovinò il campo a prescindere se scende o meno in campo. “Nella vita ci sono le cose vere e le cose supposte. Le cose vere per il momento le mettiamo da parte, ma le supposte...dove le mettiamo le supposte?”
lunedì 7 ottobre 2013
Il futuro
Una squadra scarica mentalmente, fisicamente e forse anche d’intestino visto che non da mai gas. Come per la rondine, uno zero a zero non fa la primavera di Montella, l’Ucraina si dimostra quasi peggio della moldava di Schettino, e porta la Fiorentina ad adagiarsi sugli scogli di una partita in secca, avara di emozioni e di occasioni. Una Fiorentina che non fa la partita è irriconoscibile, le attenuanti sono tante e per questo ci prendiamo un punto che è sempre meglio di una labbrata, e andiamo incontro alla sosta sperando di recuperare mentalmente, fisicamente e forse anche con l’intestino che non sempre sarà così cinico e baro come con i legamenti di Gomez. Speriamo solo che nel codice etico di Prandelli non sia previsa incetta di vitamina C e che alla fine sprema solo il figliol prodigo Balotelli consentendo a Pepito un rientro graduale. Abbiamo visto quanto costa l’Europa League, certo, Inter e Roma avranno modo di preparare le partite di campionato al meglio, ma ci prendiamo volentieri le emozioni di notte e la possibilità concreta di giocare per vincere in Europa. Forse impareremo a gestire meglio le forze, o forse no, comunque non importa, ce la giochiamo anche a costo di ritrovarci una squadra che poi facciamo fatica a riconoscere come ieri, o forse impareremo ad apprezzare anche quella faccia che oggi ci piace meno, del resto la Fiorentina mostra una fase difensiva arcigna, con delle buone prove dei singoli come quelle di Savic, Tomovic, del solito Gonzalo, con Neto sicuro, la squadra non soffre più di tanto, non costruisce ma non rischia, forse gestisce, e questo potrebbe essere un pareggio di scarico in mezzo a due vittorie, una di coppa e l’altra contro una squadra a caso. Il mio consiglio è quello di non guardare la classifica perché non è tardi fino a quando non guardi che ora è, così per una donna, delle volte è meglio apprezzare il pianoforte, altre l’organo verticale. Una partita che inizia con tante premesse e poi finisce zero a zero è un’immensa casa dei divertimenti senza i divertimenti, a meno che uno non lotti per la retrocessione, ma noi non abbiamo questa fortuna. Insomma, non ho molto altro da scrivere di questo pareggio a reti inviolate, unica parola dove il viola suona male quando riferita alla rete degli altri, mi tengo un punto dopo aver fatto il punto sulle difficoltà di gestione delle trasferte del giovedì. Non abbiamo perso, apro la finestra ed è già lunedì, i miei interessi sono ormai per il futuro, perché' é lì che mi appresto a passare il resto della mia vita. Sul calendario intanto ho appuntato Fiorentina - Juventus.
domenica 6 ottobre 2013
La Mila era una gran puttana ma aveva un codice etico più chiaro di quello di Prandelli
Stendiamo un velo pietoso sul codice etico di Prandelli visto che sembra non sapere proprio neanche dove sia, così come Balotelli che non sa più nemmeno dove si trova l’Africa, ma mentre Mario non lo sa perché a mettere a posto è la mamma, Cesare potrebbe facilmente individuarlo nella libreria del soggiorno, l'unico con la copertina a strisce bianche e nere. E’ un codice etico scritto a quattro mani con la Benedetta Parodi e utilizzato alla bisogna quando c’è gente a cena, quando insomma c’è da rivogare gli avanzi della morale del giorno prima. Ma a proposito di velo pietoso è sicuramente più interessante capire cosa c’era sotto a quello alzato dalla Mila che abitava nel rientro in fondo a via de’ Serragli. E’ successo a metà degli anni settanta, sposata con il carrozziere di sotto, lui scompare lasciando lei nella disperazione e il socio senza più chi scartava le macchine. Ricordo che le ricerche furono infruttuose sino a che, dopo un mese, viene trovato il cadavere di un uomo in Arno all’altezza della Pescaia Santa Rosa. Fu uno strazio quando Il maresciallo chiamò la Mila per il riconoscimento. Il corpo era quasi irriconoscibile, vista la lunga permanenza in acqua. Quando venne scoperta la testa dell'uomo, la Mila non lo riconobbe. Le circostanze furono note a seguito di un articolo di Sandro Bennucci sulla Nazione, dettagli che diedero vita a dicerie di quartiere, perché nell’articolo molto preciso si leggeva che il maresciallo consigliò la Mila di guardare meglio, per essere sicura, e così scoprì il cadavere fino alla cintola. Ma la Mila confermò di non riconoscerlo. Proprio come Balotelli l’Africa e Prandelli il codice etico quando non gli fa comodo. Nell’aricolo che appassionò San Frediano più di una puntata di Montalbano alla settima replica, il Bennucci riuscì a tenere tutti con il fiato sospeso quando arrivò a scrivere che il maresciallo consigliò la Mila di guardare anche le parti intime per essere più sicura. La Mila alla fine tirò un grande sospiro di sollievo, ne ebbe la prova e fece anche di più, firmò sul verbale che quello non solo non era suo marito ma neanche nessuno di San Frediano. La Mila era una gran puttana, ma anche senza un codice etico come quello di Prandelli, Balotelli non lo avrebbe mai convocato a casa sua, uno che divide le donne in due categorie, quelle con il cellulare e quelle con la cellulite lei non l’avrebbe voluto, lui che quando la Fico gli ha chiesto maggiore libertà le ha ingrandito la cucina, quando lei gli ha chiesto per il compleanno un ombrello di Gucci lui si è rifiutato sostenendo che tra la camera da letto e la cucina non piove. Insomma, Prandelli ha bisogno del Balo e tutto il resto non conta, perché Cesare lo sa benissimo che per recuperare il Balo non basterebbe un miracolo, perché mentre a volte a Lourdes i film muti si mettono a parlare, non si è mai visto uno in piedi cadere per prendere un rigore, piuttosto uno su una carrozzina alzarsi. La storia di questo codice etico è triste come la birra senz'alcool e Balotelli per Prandelli sembra uscito da un rapporto sui giovani a cura della Comunita' Europea. Nella fattispecie è il talento giovane e indisciplinato che ogni regista di documentari sui giovani potrebbe sognarsi di notte. Un codice etico un po’ sgualcito quello che si insegnava ad Orzinuovi, come uscito da una centrifuga di provincia, e un codice etico così non poteva che forgiare un uomo puritano, e infatti l’unico numero di maglia che ha sempre eliminato dalle sue squadre è il 69. Mentre alla Mila piaceva così tanto, godurioso proprio come il gol della Fiorentina al sessantanovesimo all’Olimpico. Come lo scudetto del 69. Mentre il marito della Mila alla fine era semplicemente scappato con una donna dal codice etico tipico di Coverciano.
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