.

.

domenica 13 gennaio 2013

Lo scoop di chi lavora vicino alla Coop

Dopo la foto di Lampard recapitata a Fiorentina.it anche la riblogghita riceve il suo scoop, e ce lo invia un ragazzo che frigge le patatine al McDrive, la foto è stata scattata vicino alla stalla dei maiali di questa coppia di presunti maiali, in questo caso però il nostro gancio che sa di olio rancido ci assicura accompagnando la foto con una mail, che lei non geme di piacere e nemmeno che lui la stia prendendo per il culo raccontando che al bar non ha bevuto niente quando invece sa di sambuca da fare schifo anche ai maiali. Il ragazzo che in Viale Nenni i colleghi chiamano affettuosamente “olio vegetale” sostiene con forza la bontà di questo scoop fino a definirlo vero, prendendo le distanze da quanto successo invece con la foto di Lampard, insomma, la coppia all’apparenza molto tattile in realtà è uno dei grandi segreti della Fiorentina di quest’anno, la definisce una coppia tattica più che tattile. Si, il ragazzo che sguazza tra grassi vegetali e animali ha seguito per mesi Gianni Vio ogni volta che in maniera sospetta passava a notte fonda a farsi un Bic Mac, lui sostiene in onore di Maccarone che era un suo grande idolo, insomma l’ha seguito sicuro di scoprire i suoi segreti, fino a quando non sono arrivati in questo casale intestato a Rossana Casale, un inseguimento terminato nelle campagne di Casale Monferrato dopo aver mangiato una busta intera di caramelle Rossana. Una proprietà incastonata nel niente della campagna di un comune come quello di Alessandria, che però proprio grazie a questa proprietà così sparuta si è gemellato con il comune siciliano di Salaparuta, ma è in questa landa desolata che la coppia in questione crea gli schemi su calcio da fermo che hanno reso tanto famoso Gianni Vio, si, proprio quelli che tanti punti hanno portato alla nostra causa. Nello specifico l’unto dal Signore ci ha spiegato come questo in foto sia effettivamente l’ultimo tipo di blocco studiato per sfruttare i calci d’angolo, un blocco che a suo dire dovrebbe essere provato proprio oggi a Udine. E’ ormai chiaro a tutti come non sia tutta farina del suo sacco, Gianni Vio in realtà si avvale delle doti di questa coppia di contadini dalle scarpe grosse, lui fattore proprio della proprietà di Vio che una volta scoperte le doti che servivano al contadino per incularlo, ha sfruttato le strategie di un cervello così fino per inculare anche le difese avversarie. Non ce ne vorrà Ceccarelli se il ragazzo che non frigge certo con l’acqua ci ha voluto omaggiare anche di una seconda foto, nella quale sostiene di aver individuato una prova inconfutabile e non una bufala come quella che avrebbe dovuto documentare la presenza di Lampard davanti ad un albergo cittadino. E in vista di una partita difficile come quella di oggi, con un centrocampo ridotto ormai ai minimi termini dopo la cessione di Della Rocca e Olivera, e dopo l’infortunio di Mati, il ragazzo i cui sogni di arrivare al terzo scudetto sanno di fritto, per confortarci ha voluto rivelare un grande particolare che non è un particolare grande come invece sembrerebbe. Nell’ormai infinita discussione tra chi è top player e chi no, lui sostiene documentato il tutto con foto scattata dopo l’allenamento di rifinitura prima di partire per Udine, che Borja Valero sia un grande, e la sua orma non dimostra solo questo, secondo il friggitore del Viale Nenni, lascerà un' impronta importante anche sul match del pomeriggio.

sabato 12 gennaio 2013

Mariangela

Travolta da un insolito destino muore Mariangela Melato, Berlusconi che invece non muore mai condanna il Museo delle Cere ad un lungo e infinito Travaglio, perché se aspettano lui per spostare la sua cera dalla sala delle celebrità del momento a quella del memento mori, qualsiasi museo delle cere sparso sul globo può diventare nel frattempo un museo che c’era. C’è da notare una curiosità, le cere dei personaggi meteora, come possono essere stati i vari Santiago Silva, Olivera, Lazzari,  Kharja e ultimo Della Rocca, vengono smantellate e i corpi fusi per tornare ad incarnare altri personaggi famosi come Pepito Rossi, anche se certi particolari come il crociato non sempre vengono bene alla prima, mentre le teste vengono conservate nel caso dovessero servire di nuovo. Cerci a tal proposito in settimana ha fatto sapere attraverso un comunicato stringato visto che non usa i mocassini, che una volta appurato che Vargas sarebbe rientrato tra le meteore, ma che purtroppo non gli si poteva salvare nemmeno la testa in quanto privo, avevano deciso insieme a Lazzari di rubare le pernici per essere preparati nel caso che il giocatore fosse dovuto tornare alla Fiorentina, in modo quindi che in quel malaugurato caso si sarebbe potuto ricomporre in qualche maniera almeno con una testa piumata, Cerci ha aggiunto dando la sensazione di ostentare una certa sicurezza, che con una pernice al posto della testa il peruviano non solo non si sarebbe più ribaltato con la Porsche ma sarebbe risultato addirittura anche meno imbalsamato di quanto risulti oggi in campo con la maglia del Genoa. Tornando all’attualità speriamo solo che per come si è messo questo fine settimana, l’insolito destino non si trasformi in un insoluto del destino che non ci vuole ripagare per la beffa subita col Pescara, un insoluto che ci negherebbe la sacrosanta vittoria di rimborso spese proprio a Udine. Facciamo volentieri un omaggio a Mariangela mentre l’omaggio vorremmo evitare di farlo a quel Guidolin che oltretutto fa rima con Perin, quindi evitiamo che “Per grazia ricevuta” come è successo al Pescara, o per colpevole distrazione come sembra che stia succedendo in questa settimana con un ambiente più interessato alle vicende di mercato che non di campo, alla fine “La classe operaia va in paradiso”, perché a proposito di operai, specie quelli impiegati nella metallurgia del lamento come Guidolin che ancora oggi non ha digerito la scelta in favore di Prandelli, non vorremmo mai avere a che fare con una squadra avvelenata che lotta per il suo “Mimì metallurgico ferito nell’onore”. Attenzione quindi a quella “Faccia di spia”, e “Attenti al buffone”, quindi, prima che succeda un altro “Casotto” come contro il Pescara, squadra corta per evitare le ripartenze micidiali dei bianconeri e per non doversi ritrovare a temere un “Domani si balla” in difesa, e di conseguenza a esclamazioni del tipo “Mortacci”. Mariangela che pur non partecipando alle riprese di “Anche i mariangeli mangiano i fagioli”, ne ha comunque subito gli effetti nocivi sul set del “Petomane”, mentre a proposito di fagioli e quindi per evidenziare anche gli aspetti di natura gastronomica del blog spesso trascurati, devo citare il film “Notte d’estate con profilo greco, occhi a mandorla e odore di basilico” che è sempre meglio di quell’odore di cacca che si è sprigionato domenica pomeriggio al Franchi. Cerchiamo di ritrovare subito la vittoria tra gli “Oggetti smarriti”, e che la sconfitta alla fine risulti un episodio isolato e dimenticato con la velocità di “Flash Gordon”, e per “Dimenticare Venezia” anche se poi è stato Pescara, che a sua volta non è la Venezia del sud, fino al più classico Pescara non è Venezia, riprendiamo il cammino interrotto immeritatamente domenica scorsa, voglio quindi salutare la vittoria della Fiorentina a Udine e allo stesso tempo salutare anche la Melato, per la quale purtroppo oggi “La fine è nota”, dopodiché a Mariangela non potevano che mandare un mariangelo a prenderla, che sensibile e preparato, citando l’ultimo film dell’attrice ha sussurrato “ Vieni via con me”.

venerdì 11 gennaio 2013

Conte-mporaneo of Florence

La semifinale di Tim Cup non si giocherà sul Tevere ma sull’Arno, comunicato scarno. Se la partita fosse stata giocata sul Tevere avrebbe fatto subito il giro dell’etere, e se fosse stato deciso per il campo neutro, magari sul Po, ci avrebbe messo un bel po’ prima di essere divulgato. Del resto la Roma non può fare un ricorso alla Corte di Giustizia Federale che non è competente, perché chi palesa incompetenza non può giudicare nel merito solo perché non sa, non per cattiveria. Lo stesso Baldini non può risentirsi se il regolamento parla di contemporaneità, non può attaccarsi al fatto che è una contemporaneità strana se ci sono otto giorni di distanza tra la partita della Lazio e quella della Roma, ricordo allo scaltro dirigente giallorosso che in un museo di arte contemporanea non vengono raccolte opere dipinte tutte nello stesso giorno. Il regolamento della Lega parla chiaro, ci si riferisce con il termine contemporaneo ad una partita giocata nel presente, Fiorentina-Roma è una partita dei nostri giorni, e secondo me sarebbero potute rientrare in questo tipo di regolamento anche partite addirittura già disputate nella fine degli anni sessanta del XX secolo, la partita che si giocherà a Firenze, checchè ne dica Baldini è una partita postmoderna, e anche se la Roma ha in panchina Zeman che non presenta quegli elementi chiave che caretterizzano il calcio postmoderno, la Lega utilizza la contemporaneità proprio perché concetto più inclusivo. Baldini cercava cavilli quando sarebbe stato meglio cercare Cavani, per avere più ambizioni e speranze, perché il termine contemporaneo indica che il periodo d’interesse e di studio dell’evento quarto di finale di Tim Cup non ha esaurito le sue spinte propulsive ma che, invece, sono ben vive nel presente e non ci si può attaccare alla miseria di otto giorni per mettere in dubbio il regolamento. Spinta propulsiva che la Fiorentina si augura, nei suoi esterni, con particolare focus d’interesse per Cuadrado, non vada spegnendosi nella specifica partita di coppa e più in generale nel girone di ritorno del campionato. Ci fa specie che Baldini poi non sapesse davvero che non c’era storia per il ricorso della Roma, soprattutto perché questa è una tipica storia all’italiana con forte connotazione contemporanea, incredibile quindi attaccarsi a poche ore di differenza degli eventi calcistici di Lazio e Roma quando la storia contemporanea è, convenzionalmente, il periodo storico che parte dal Congresso di Vienna ad oggi. Sperando che adesso non voglia tirare in mezzo anche il Rapid che non c’entra niente, oppure cercare altre teorie come quella che vede partire tale periodo dalla Rivoluzione Francese, e non quindi da quella della Fiorentina a Moena. A Baldini vorrei dire, infine, che ha un concetto molto personale della contemporaneità, e per cercare di allargargli la mente e gli occhi  vorrei mostrargli due foto di donne, che scelgo entrambe in bianco e nero per evitare subito un ricorso basato su periodi non contemporanei della tecnica fotografica, per fargli capire che se anche non riuscisse a trombarle entrambe nello stesso giorno, le signorine rimangono comunque contemporanee.

giovedì 10 gennaio 2013

Due gocce come due pocce

Piove forte o sono solo due gocce, ma anche, non piove per niente e se piove anche a dirotto non me ne frega perché sono al coperto, e le due gocce sono di Chanel Nr 5 come quelle che bastavano a Marylin, la quale non solo non voleva nient’altro, e le gocce quindi non erano solo due, ma al contrario erano tutto ciò che serviva. Poi ci sono quelle della somiglianza e quelle che fanno tracimare, e se la memoria non m’inganna come le “gocce di memoria” di Giorgia, Pradè è stato molto chiaro sul tema, l’acquisto di Rossi non compensa la cessione di Jovetic, anzi, ma Firenze che come sempre è città estrema, va oltre. E allora l’Oltrarno del suo pensiero s’interroga oggi se Rossi e Jovetic possono convivere, perché il tema è quello classico delle due gocce d’acqua che pur essendo apparentemente uguali come caratteristiche apre la discussione alle mille altre sfaccettature che il calcio è in grado di generare in materia. Rossi è stato comprato per sostituire Jovetic, oppure per giocarci insieme? E se poi fosse vero quello che dice Pradè, allora avanzano come panzer le perplessità sul confezionamento di una coppia che per qualcuno non sembra assortita poi così bene, ed è qua che il tema delle gocce d’acqua inizia a far tracimare un vaso dentro al quale il tifoso sempre un po’ fazioso e orbo, è propenso comunque a pisciarci di fuori. Perché il mondo delle gocce d’acqua nel calcio apre scenari che si frappongono ad una interpretazione troppo rigida di categorie come appunto quella delle gocce d’acqua e sottocategorie come quella dei gemelli monozigoti, dizigoti e del gol come lo erano Graziani e Pulici, e quindi in grado di compensarsi offrendosi benefeci a vicenda. Se amiamo tanto il cross come sfogo alla manovra, o sopperiamo per esempio con un vecchio Ancillotti giallo, ricordo di aver passato parte dell’adolescenza davanti alla vetrina del concessonario di Via Santa Monaca, allora abbiamo bisogno di un gemello del gol brindellone, uno da scoppio del carro insomma, oppure mandiamo all’appuntamento con il traversone  in area i vari centrocampisti muniti del sesto senso dell’inserimento, e i difensori specie sui calci da fermo. Nel Barcellona non c’è un gemello di Chinaglia, anzi i gemelli del gol sono stati mandati al gas addirittura da Fabregas messo lì non tanto per far gol ma per far rima, perché uno dei grandi temi che si sta sviluppando nel calcio moderno è che il gioco ha bisogno soprattutto di giocatori che posseggono grandi doti tecniche, gocce d’acqua di qualità, gemelli di tecnica sopraffina, teoria e in certi casi eclatante pratica blaugrana, perché il concetto è che chi è capace di dare del tu al pallone non è un maleducato ma uno bravo, e chi parla la stessa lingua di solito si capisce bene senza bisogno di avere un corpulento là in mezzo, e allora invece che con il cross in mezzo all’area ci si arriva con il triangolo, del quale si potrà dire quello che ci pare ma aveva già cominciato a parlare un illuminato come Renato Zero. Montella è uno bravo, anzi molto bravo, che predilige la fase propositiva per la quale necessita di manodopera di qualità, comprargli giocatori dalla tecnica sopraffina non sarà mai un errore come comprargli invece un giocatore che stoppa a seguire e poi deve seguire un iter complicato per recuperare il pallone. Prendiamo la natura che è difficile che sbagli, e quando si parla di coppie dovrebbe essere presa sempre come esempio, guardiamo il culo o il seno  femminile, le due parti che compongono questo meraviglioso insieme non sono perfettamente uguali ma quasi, ora, mettere un Rolando Bianchi insieme a un Giuseppe Rossi non mi sembrerebbe affatto un quasi accettabile, mi sembrerebbe una visione molto retrò del calcio, uno può anche ascoltare i Gemelli Diversi e confessare di aver visto le prime gambe grazie alle Kessler, ma non si può chiedere a Montella di guardare a un calcio troppo datato, e quindi ne chiedergli di portare le maniche della camicia slacciate come faceva Agnelli, ne tantomeno, di chiudersele con dei gemelli.

mercoledì 9 gennaio 2013

Tra i dirupi di una sconfitta e una canzone di Drupi

Non è stata solo sfortuna, oppure lo è stata ma non intesa come sfiga ma figa, non abbiamo perso contro il Pescara perché Pradè ha strappato Toni a Madame Tussauds e di conseguenza a Marotta al quale la Tussauds ha strappato un occhio per avviare il restauro della statua di Polifemo, oppure perché Macia ha comprato Rossi al posto di Damiao. Nemmeno la prova Maiuscola della reincarnazione di Garella può essere una giustificazione valida per una squadra che ha valori tali da arrivare allo stadio con il portavolori, mentre il Pescara senza nemmeno i portaborse perché arrivano vestiti da casa e si fanno doccia e shampoo a secco. Dopo quarantotto ore, e dopo che il quarantanove se l’è preso Rossi lasciando a Damiao cinquanta sfumature di grigia permanenza al di là dell’oceano, sono arrivate le prime indiscrezioni corredate da materiale fotografico, l’attuale squadra di Montella, la stessa che aveva vissuto ai margini lo scandalo delle pernici, oggi si ritrova nell’epicentro del gossip, proprio mentre Lazzari sforna assist come Giovanni Rana la sfogliavelo. Bagordi quindi. Oriundi o non oriundi, compresi gli indigeni, tutti ingordi. Dopo gli esami approfonditi dello staff di Montella al rientro dalla sosta, la squadra ha evidenziato se non proprio un picco almeno una curva evidente sul grafico alla voce “assunzione caffè”, molte, molte curve, e più che grafico prevedibilmente granfiche. Abitudine malsana quella di assumere caffè in curva perché si sa che il rischio alla fine è quello di raddrizzarla, e quando si raddrizza poi si rischia di prendere la tangente come ai tempi di Craxi, e la Fiorentina ha preso la tangente che porta alla prima e inopinata sconfitta interna maturata invece che al pub come faceva Vargas, sul pube. Un grande girone di andata non sarà certo macchiato dal caffè, nero o biondo che sia, diciamo che per farsi perdonare però, la squadra ci regalerà adesso il passaggio in semifinale di Coppa Italia, una sorta di condono tombale sui bagordi di Natale, e vittoria d’antipasto contro l’Udinese. Gianni Vio intanto si è soffermato a capire come mai la squadra si sia seduta sugli stravizi di questa maledetta sosta, una sosta che costa alla comunità Viola una batosta, più dura e ingiusta di un’imposta, per di più è ricominciato Porta a Porta con Vespa e ospite Brunetta dei Ricchi e Poveri. Dicevamo di Gianni Vio che è rimasto a lungo ad osservare le gabbiette dei tappi dello spumante bevuto dai giocatori Viola, ci ha spiegato “ sono rammaricato perché è come se nascondessero una qualche traccia che se letta per tempo poteva raccontare di una squadra seduta sugli allori, sfumatura che non sono riuscito a cogliere, e quindi non ho potuto mettere in atto nessuno schema per dare un calcio da fermo alla sfortuna, se vogliamo continuare a chiamarla ancora così, anche se sappiamo benissimo che quella sfortuna lì, specie quando è mora per non dire proprio nera, tira più di un carro di buoi”. Poi a microfoni spenti Vio si è lasciato andare allo sconforto davanti a quei segnali inconfutabili di una squadra adagiata sugli stravizi, e guardando Vincenzino che è sempre sereno, anzi “sereno è” che non è un affermazione in sardo ma una canzone di Drupi, ha esclamato “ma a quelli del Pescara non gli pace proprio la sfortuna?”

martedì 8 gennaio 2013

Arbre Magique

Il Pescareccio ci ha portato in bocca ad una domenica fetida, di quelle che nella rete ci rimane impigliata una sconfitta che puzza più del pesce dopo i fatidici tre giorni, che intanto non erano giorni quei tre che puzzavano di beffa, ma punti, mentre i giorni sono due e sono quelli di sonno ancora agitato. E allora oltre a stemperare l’amaro in bocca con la presentazione di Pepito Rossi che non fa affatto equazione con la cessione di Jovetic, non resta che rifugiarsi nel gioco, in quell’albero di Natale magico che Montella ha montato a Moena e che non smonta certo dopo Natale, e tanto meno per il morso di quella viscida partita travestita da murena. Stando attento domenica anche al morso di Di Natale. Un albero sul quale speriamo possa schiantarsi in volo quel gabbiano di Jonathas Livingston che ha volteggiato su una domenica fatta di spazzatura, stroncandoci prima Pizarro e poi facendo scendere in fretta e furia i sogni da vincitori che si erano già accomodati sul carro. Profumo di pino quindi nell’abitacolo di Vincenzino, del quale ci è piaciuta la serenità del dopo partita, che poi è quella tipica di chi pur chiamandosi Gino o Rino ha l’opportunità di guidare col profumo di pino. Un Montella così ossigenato dal suo Arbre Magique dovrà riportarci in carreggiata per evitare di rimanere tra l’incudine del Pescara e il martello di Udine, e per farci dimenticare la Befana, che a Porta Romana, e per la precisione in Piazza della Calza, al posto del carbone ci ha fatto trovare due belle Perin. Di peggio c’è solo il ricordo di Speggiorin. E quello che ci è toccato domenica altro non è che il rovescio della medaglia, il manrovescio del calcio, un eclissi che come quella lunare, quando la fase della scarogna coincide con la Befana regala l’effetto del carbonato di calcio, il maggior componente sciolto nell’acqua di una partita come quella contro il Pescara che ci saremmo dovuti bere appunto come un bicchier d’acqua, carbonato di calcio responsabile anche della durezza di quell’acqua, durezza come abbiamo potuto constatare domenica essere presente anche e soprattutto nello stesso calcio. E domenica è stata veramente durissima da mandar giù. Vorremmo che l’Udinese dopo la vittoria larga contro l’Inter possa essere distratta da facili pensieri di vittoria, che possa ingenerarsi l’illusione di una partita in discesa, e una volta lusingati da pericolosi sogni di gloria, caricati dal solito atteggiamento di rivalsa del suo tecnico sempre così avvelenato nei nostri confronti, possa, anche in onore del suo presidente, una volta create certe false illusioni pensare di vedere la luna nel Pozzo. Dovrà essere brava la Fiorentina a togliere all’Udinese la sete col sale, dopodiché sfilargli sogni, illusioni, e naturalmente anche la luna dal pozzo.

lunedì 7 gennaio 2013

Una mezza gufata

Una mezza gufata bisogna dirlo ce la siamo dati parlando di Pato, e forse il fato che è un po’sordo ma non certo cieco ha capito male ed è intervenuto sentendosi chiamato in causa, abbiamo considerato scontata la vittoria mentre di scontato oggi ci sono solo i saldi, usciamo a mani vuote da questo turno di campionato come vuoti sono comunque i negozi malgrado i saldi, manteniamo allora i nervi saldi dopo che è calata la notte sulla Fiorentina insieme a una Befana vestita con la maglia del Pescara, e se è vero che la Befana vien di notte, invece che con le scarpe rotte il Pescara si è presentato tirando un sacco di botte, una giornata che si salva parzialmente in extremis solo grazie alla sciarpata finale della Fiesole, finalmente una bella immagine che dimostra un modo più british e molto meno becero di frequentare la propria passione, oltre a certificare una sconfitta immeritata. Un gran bel primo tempo che elimina i sospetti di una sconfitta macerata negli eccessi vacanzieri, con un Pescara tenuto in vita solo dal suo portiere, che proprio grazie a quel cognome potrebbe essere efficace anche come farmaco salvavita, o quantomeno come rimedio contro l’aerofagia. Abruzzesi schiacciati da una superiorità Viola imbarazzante, molto difficile da vedere oggi su un campo di serie A, una differenza che avrebbe dovuto vedere la Fiorentina almeno sul doppio vantaggio alla fine del primo tempo. Il Pescara sfrutta due errori clamorosi come quello di Savic nel rinvio e di Roncaglia sul pressing, oltre alla mancata espulsione di Jonathas, speriamo almeno che i possibili episodi negativi siano stati tutti già scontati all’interno di questa sconfitta, scontata come anche la squalifica di Gonzalo che si è fatta sentire più di quella precedente di Roncaglia, mentre davanti la responsabilità maggiore se la deve assumere Toni che sbaglia un gol non solo facile, ma d’importanza capitale perché ci avrebbe permesso di affrontare l’avversario nelle condizioni più favorevoli. Pizarro si salva dal cartellino giallo e anche dalla sospetta frattura del perone che preoccupava più della sconfitta, e il calcio ci mostra così la sua faccia più spietata, i suoi lineamenti spigolosi, presentando all’uscita del girone d’andata un conto salato che proprio non ci aspettavamo. Paghiamo con la carta di credito, ci prendiamo questi due schiaffi convinti che la Fiorentina il credito se lo sia comunque abbondantemente guadagnato, tanto da farci pensare che possa subito ripartire andando ad ottenere un risultato di prestigio in un campo difficile come quello di Udine. E ora un po’ di delusioni sparse, per le prove di Pasqual impreciso e capace di sperperare un’occasione solare, per Aquilani impalpabile, per Toni colpevole di non aver messo la partita in cima al discesone, per l’incredibile gol sbagliato da Tomovic, per Jovetic perché quando la partita stava diventando complicata in mezzo al traffico intasato da Bergodi, quando ti ritrovi imbottigliato nelle difficoltà, nell’imbuto di una squadra che abbassa dietro la linea della palla anche la panchina, un campione è lì che deve fare la differenza. E poi per Perin che ci sarebbe sembrato il minimo segnargli due pere invece di prenderle. Tanti rimpianti quindi per una domenica che ci blocca la digestione, e un po’ di rimpianti anche per l’assenza di El Ham che spesso riesce ad avere un buon impatto quando la partita è già un po’usata, o forse solo perché non c’è e abbiamo bisogno di aggrapparci a qualcosa per digerire il mattone in salsa abruzzese, un soluzione potrebbe essere come abbiamo detto in apertura quella di dare la colpa al fato, un’altra potrebbe essere quella di prendere direttamente la soluzione Schoum, e se non proprio fato allora foto, come quella dell’autovelox che immortala una partita mortale per gli entusiasmi, che ci toglie tre punti dalla patente di pretendente al secondo posto. Insomma, la partita ha detto che il Pescara è Perin mentre la Fiorentina è Perout.