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venerdì 20 aprile 2012

Dalla paella alla brace

Quel gran cuoco di un destino sembra volerci cucinare proprio una bella paella per domenica, di cottura anticipata fino quasi a spintonare la brioche, non solo scarsa di riso visto che c’è rimasto ormai ben poco da ridere,  come se non bastasse anche povera sia di carne che di pesce, insicura nei dosaggi perché anche con Montolivo in campo alla fine non sai mai se mangerai carne oppure pesce, come si suol dire di chi non ha caratteristiche ben definite escluso naturalmente il gozzo, con il quale speriamo almeno possa andare a pescare una qualche giocata vincente. E poi le quantità di pescato risentiranno del fermo biologico del campionato che ha fatto slittare la squalifica di Calamauri, che dovrebbe sommarsi  a quella di Piovretic i cui tentacoli insieme alle stanche articolazioni di quella granseola di un Vargas sono caduti vittima della sfortuna che gira vorticosa come elica e palle, facendoci a fette gli uni e le altre, di fatto togliendoci gli ingredienti più ricercati fino a rendere probabilmente insipido il piatto della domenica. Voglio sperare che in campo qualcuno ci voglia mettere le sue di palle tanto per non renderlo anche poco digeribile quel piatto, visto che un passo falso andrebbe a generare malumori e preoccupazioni per la classifica, che sembrano il terreno più fertile per seminare contestazioni, dopo che “casualmente” sono state messe in giro delle indiscrezioni su una fantomatica valutazione negativa dei Della Valle nei confronti del progetto “Mercafir”. Per la verità non lo sentivamo proprio quel bisogno di aggiungere una frode alimentare a un piatto già impoverito, una bufala giornalistica di quelle che diventano blu e che sono pericolose per la salute psichica del tifoso come l’uranio impoverito per quella fisica dei soldati, in un mondo di impoveriti nel quale la nostra classifica fa un gran bel figurone appesa com'è dentro a uno spogliatoio che visti certi bidoni sembra più che altro una bidonville. Purtroppo quando si definisce Firenze una città bottegaia lo si dice con cognizione di causa, perché anche in questo caso, l’interesse a far scoppiare notizie impoverite di verità più che di uranio, è di chi dal suo cranio proietta visioni miopi in assenza di grigia materia grandangolare, dimostrando appunto un interesse solo focalizzato alla particella catastale singola del proprio orticello, tanto da fare del rumore per avvalersi poi dell’usucapione di interi lotti di nuovi contatti. Preferisco pensare all’uso del campione nella prospettiva di battere l’Inter invece di chi con l'usucapione batte i marciapiedi del meretricio sul web. E' l'ora di dimostrare la passione per la Fiorentina lasciando sgonfiare le polemiche per gonfiare il petto invece, comunque e sempre per la fiera consapevolezza di essere tifosi Viola. Mangiamoci pure questa paella  sperando che alla fine risulti comunque commestibile, salviamoci e dopo possiamo anche dare soddisfazione a chi coltiva il proprio orticello con tanta abnegazione, e lo faremo con un bel pinzimonio di finocchi con il culo degli altri per finire con una bella purea di fave, che sappiamo essere la specialità della casa.

giovedì 19 aprile 2012

La di-gestione di un calcio spazzatura


La partita alle 12,30 mi da proprio fastidio devo dire la verità, più dello stesso Montolivo alle 15 o di una sconfitta servita fredda in quello che è diventato ormai il calcio, un buffet affatto buffo, perché mi spezza quella spudorata tecnica della mollezza messa a punto negli anni, studiata e cucita appositamente sulla domenica mattina, la stessa di Homer Simpson, solo che lui poi ha esagerato protraendola all’intera esistenza. Questo anticipo dell’orario d’inizio genera una tachicardia emotiva che mi getta in un andropausa da stadio, che altro non è una che una sorta di androne dove trascorrere appunto la pausa tra la mattinata e la tarda mattinata, cercando in tutte le maniere di evitare l’ejaculatio precox che rende nulle tutte le mie conoscenze sulla massoterapia, musicoterapia, meditazione, rebirthing, training autogeno e yoga. Tutte le mie tecniche di rilassamento domenicali saltano come gli avversari Gamberini, il sangue non mi si ossigena più come invece i capelli di Behrami, e la pressione invece di scendere mi sale come quella fiscale sulle aziende. Non riesco più a raggiungere quel rilassamento fisico da barba non fatta, e ne tantomeno quello psichico da Cerci, quell’equilibrio che mi porta a deambulare per casa con la cispa negli occhi che sembra muesli croccante, con il primo adorato caffè in mano, che si differenzia dal secondo subito a ruota solo perché viene prima. In questa situazione di partita tra capo e collo, si genera una tachicardia ansiosa che mi toglie quel rassicurante grigiore della consuetudine, quel tran tran che ricordo Cerci su Twitter confessò essere un espressione che aveva sentito per la prima volta a Firenze e che pensava fosse  la tranvia con due vagoni. Insomma mi si scombussolano le certezze di chi come me è evidentemente vecchio dentro, un overdose di ora legale che mi scatena ansia da prestazione, altro che il rilassante pensiero allo scrivere, e poi quello ai preparativi del pranzo già pianificato il sabato con la scelta del menù e il reperimento degli ingredienti, con  il giro d’onore in terrazza a salutare le piante e a favorire l’eliminazione delle tossine. Domenica scorsa comprai due chili di cozze di quelle di La Spezia, piccole naturalmente in modo che mi si presentasse in tutta la sua drammaticità l’immane lavoro di doverle pulire, una drammaticità superata appunto dal conforto di  una mattina della domenica rilassata, e un po’ anche dal fatto che i veri problemi sono altri, e mi viene in mente Montolivo defraudato della fascia di capitano costretto il prossimo anno a scambiare la palla con uno scarso come Nocerino, un indegno che tra i tanti difetti, ha anche quello di fare gol.  Si insomma alla fine non so se mangiare prima o dopo la partita, e quindi che tipo di colazione fare e a che ora, non so se gioca Cerci o Ljiaic, non so se sia il caso di far credere a Montolivo che sia già un derby per vedere se così riesce almeno a spettinarsi, e magari dire a Cerci che se non saranno sufficienti nemmeno le motivazioni della stracittadina a provocare sudorazione da sforzo, che gliela dia a lui questa volta una bella pedata nel culo, o forse non ce ne sarà bisogno perché gliela potrebbe dare Delio a sto giro. Comunque sia facciano pure quello che vogliono perché tanto non è più il tempo della partita al bacio, ma i tempi sono diventati quelli del bacio di Giuda, che sia quello di Montolivo oppure  di chi si è venduto alle televisioni, ed eccolo l’orario allora, perfetto, 12 come quello che un tempo era considerato il dodicesimo uomo in campo, e 30 come i denari per tradirlo e così privarlo del suo pranzo preferito, che oggi è costretto a consumare come fosse a un McDrive, un calcio spazzatura come certo cibo, ma se proprio panino dovrà essere quello della domenica, allora me lo voglio mangiare con il salame di Gaiole, sperando di trovare qualche salame anche nell’Inter che possa facilitarci la digestione della classifica, perché stramazzare per stramazzare, chi meglio di Stramaccioni?

mercoledì 18 aprile 2012

Con il lusso anche l’osso dell’asso non si lussa più


Possiamo finalmente dire che le indiscrezioni sul futuro riassetto societario sono in linea con l’immagine, le ambizioni e il target di alto profilo al quale si rivolge da sempre la famiglia Della Valle, una volta eliminata la deriva salentina, molto buona nel complesso dei risultati ottenuti, ma inadeguata invece come phisique du role a rappresentare il mondo del lusso e dell’eccellenza. Pantaleo Corvino che per quella sua sagoma importante oggi è fortemente tentato dalla proposta proveniente da Parma, società che ha in cantiere il progetto ambizioso di incrociare l’esperienza della sua razza di DS per farlo accoppiare con quella del presidente Ghilardi, e così dare vita a quello che gli emiliani, consci dell’importanza dell’esperimento, cercano di mimetizzare in qualcosa che a tutti gli effetti appare come “un vero nuovo progetto”, ma che nella realtà è invece “un progetto per un nuovo verro”. Se dovesse rifiutare questa opportunità per mantenere pura la razza salentina, Pantaleo pare allora essere pronto a rappresentare Giovanni Rana prestando la sua immagine per una nuova e rivoluzionaria idea imprenditoriale, che vedrebbe per la prima volta un’azienda alimentare fare guerra aperta a tutte le forme di dieta e di discriminazione nei confronti delle persone di un certo peso nei quadri dirigenziali, come appunto i  presidenti e i DS, un idea probabilmente vincente che il marketing aziendale vuole fortemente lanciare attraverso il faccione rubicondo di Pantaleo, con il suo inconfondibile slang, in un jingle molto forte per non dire volutamente scioccante, che recita “un calcio burocrato alla linea” con l’immagine fumante di quello che sarà il prodotto di punta, i ravioli ripieni di plusvalenze di cinghiale con il sugo della ricetta segreta del patronno. E dopo questa doverosa divagazione sul futuro di un ex importante come Corvino, bisogna registrare con grande soddisfazione, come dicevo, la ricerca accurata nell’individuare delle vere eccellenze per la sua sostituzione, e già filtrano notizie importanti sul fatto che saranno due le figure, quella del Ds del Chievo e quella dell’ ex viola e interista come Direttore Generale. Eleganza ed esperienza questa volta veramente in linea con l’immagine che i marchigiani hanno da sempre voluto dare alle loro aziende, con l’obiettivo di raggiungere una clientela ricercata, come la scelta delle loro materie prime e la raffinata lavorazione dei loro manufatti. Target questo che mal si sposa con quello del tifo, più popolare e volgare, più votato al discount che alla boutique, e proprio per questo motivo avevano scelto originariamente Corvino, per tranquillizzare il tifoso con un immagine più rassicurante possibile come quella popolana di un ex maresciallo, un esempio di ruvidità di relazione e grossa voracità a colazione, tutti aspetti questi che la proprietà aveva identificato come requisiti necessari per cercare le giuste affinità  e consolidare così il più possibile i rapporti tra dirigenza e tifoseria. Oggi la famiglia marchigiana si è accorta che la scelta pret à porter non è piaciuta alla tifoseria, dopo che è stata più volte contestata da quello stesso ambiente che chiede a gran voce di rifondare, e allora ecco la svolta che riporta finalmente il lusso anche nell’unica azienda dove non era ancora strategicamente entrato, e così le maglie estive saranno quelle dei braccialetti di oro Viola di Cartier, mentre con quelle invernali, la squadra nella figura del suo capitano, invece del gagliardetto regalerà una settimana bianca e Viola a Chamonix al primo avversario saltato in slalom, e poi per non piangere più sul latto versato, e tanto meno sulle decisioni arbitrali, le scarpe saranno di coccodrillo, non più lacrime quindi, ma cucitura a mano con l’accordo in Lega che per questo tipo di manualità non dovrà scattare l’ammonizione. I tifosi invece prima di accedere agli spalti dovranno passare sotto una apposita doccia come quando si entra in piscina, e subito dopo verranno vaporizzati con la mitica essenza della casa, diventata ormai un must, quel “Au de Casette d’Ete-rnità” dalla fragranza di ciauscolo e vincisgrassi, con note aromatiche di vino cotto e sentori di olive ascolane, tutto questo finalmente in linea con le ambizioni e lo stile che riconosciamo alla famiglia Della Valle, perché mai come questa volta attenta anche al minimo particolare pur di riportare in alto la Fiorentina, tanto che la scelta di Sartori insieme a quella di Oriali è da considerarsi assolutamente una delle migliori scelte SartOriali possibili.

martedì 17 aprile 2012

Tra Stramaccioni e strafalcioni

Qualche puntata fa tirai su un tramezzino divisorio in fretta e furia, poi la fame prese il sopravvento e del classico manufatto con tonno, uova e maionese non rimasero che aforismi e citazioni utilizzati per isolare la paura di retrocedere dalla felicità per la vittoria che sarebbe dovuta arrivare da Roma, che non è arrivata solo perché ancora non l’abbiamo potuta ottenere, e allora aspettando che arrivi quella con l'Inter utilizzerò gli strafalcioni di veri protagonisti, come carta catramata per impermeabilizzare questa tristezza che ci ha allagato, e così farla scivolare via. E “Speriamo di essere evolti” davvero, come disse Carlo Ancelotti quando ancora allenava la Roma, in un calcio che vive sempre le stesse polemiche di quando Carletto Mazzone lamentava errori arbitrali “ Dicono che gli errori arbitrali cor tempo se compensano. Allora dico: fate presto perché io sto qua pe andà in pensione e sto sempre in rosso”, allenatori che da sempre sono in discussione, ricordo Boskov filosofeggiare “Gli allenatori sono come le gonne. Un anno vanno di moda le mini, l’anno dopo le metti nell’armadio” e mi sembra vero anche nel nostro caso, visto che Delio ancora non c’è stato messo ma a qualcuno gli si sono quantomeno aperti i cassetti della memoria dove rovistare per cercare i vestiti della collezione 2011. Delio che sente molto questa situazione di tensione, e c'è chi come lui che mastica per scaricare e chi come Zeman che fuma “ non conto le sigarette che fumo ogni giorno, altrimenti mi innervosirei e fumerei di più”. In molti sostengono che non c’è cosa più noiosa nel calcio che ascoltare le interviste, un punto di vista questo sì noioso, e che voglio respingere con forza dando i giusti meriti invece non solo per quanto riesce ad esprimere sul campo, come quando Ancelotti diagnosticava “ Montero ha subito la frattura del sesso nasale” e il vulcanico Boskov scolpire parole rimaste ancora nel magma “se vinciamo siamo vincitori, se perdiamo siamo perditori”, per non dimenticare il mitico Ciccio Graziani che a Roma non hanno ancora dimenticato per il rigore sbagliato nella finale di Champion e per le sue parole dedicate a Filippo Tommaso Marinetti “sono talmente avanti che se guardo indietro vedo il futuro”. E poi bisognerebbero riconoscere a Cerci almeno delle attenuanti quando su Twitter viene colto a straparlare, perché non è farina del suo sacco, l’ha dichiarato lui stesso che si rifà ai grandi dello strafalcione, le sue sono solo delle cover arrangiate con l'aiuto della fidanzata, e famoso è il suo cavallo di battaglia ripreso dall'originale di Altobelli “devo ringraziare i miei genitori, ma in particolare mia madre e mio padre”, e mi piace evidenziare la grande generosità di Alessio addirittura a prova di donazione di organi vista l'abbondanza di cui dispone, quando ha deciso di rispolverare un pezzo di Tacconi veramente intenso “i tifosi resteranno sempre nei miei cuori”, quello stesso Cerci che dice di non gradire affatto le telecronache di ultima generazione, detestando Caressa e adorando invece i due single più venduti di Pizzul  “per la partita di oggi sono stati venduti 50.000 spettatori” e “ l'arbitro manda i giocatori al riposo definitivo”, e cosa dire di quando a “tutto il calcio minuto per minuto” si poteva ascoltare “il Milan batte un calcio d'angolo da posizione favorevole” oppure “spalti gremiti, spettatori esauriti”. E in molti, troppi,  di Totò Schillaci ricordano purtroppo solo i gol, sbagliando, solo perché accecati dal gesto atletico, non dando invece il giusto risalto al suo vero talento, che non era affatto di natura tecnica e ne tanto meno fisica, ma intellettuale, un genio rivalutato a posteriori, un incompreso che spesso aveva denunciato proprio quella sua inadeguatezza fisica “ Non ho un fisico da bronzo di Rialto” dimostrando in seguito di non avere niente da invidiare nemmeno a Woody Allen quando rese eterna una delle sue migliori esternazioni “ Per vincere bisogna segnare, e per segnare bisogna fare gol”, un exploit dal quale prese definitiva coscienza della sua forza espressiva, allora smise anche di fare gol per concentrarsi in quello che sarebbe stato il suo futuro, e dopo mesi di silenzio propiziatorio finalmente partorì “ E' un gol che dedico in particolare a tutti”. L'affermazione di Bellugi “ Trapattoni non si discute: è il miglior allenatore d'Europa, e forse anche d'Italia” è servita a me invece per rivalutarmi, perché allora Cerci è il più forte di tutti, e forse anche di me,  mentre c'è del rammarico nel vedere Zenga andare a rimboccarsi la lingua all'estero invece di rimboccarsi la coperta in una nostra sala doppia, un po' stampa e un po' studiolo, con la sua ultima dichiarazione prima di emigrare “ Guardiamoci le spalle e rimbocchiamoci le mani” e di pura scuola altobelliana invece quella sulla scaletta dell'aereo prima di volare via “ questa Inter è come un carro armato a vele spiegate”. Concludo con quella che ritengo essere una sacrosanta denuncia delle criticità colpevolmente nascoste che investono una categoria a forte rischio come quella di Pasqual, un dramma che solo il coraggio dell'ex interista Ferri ha portato alla luce con una dichiarazione drammatica “a livello mondiale, trovare un terzino sinistro con tutti e due i piedi è difficilissimo”, un concetto che ha scosso le coscienze fino a far vacillare un pezzo di ghiaccio, per non dire peggio, come Lothar Mattheus, che piangendo dichiarò “ questo è un altro paio di scarpe”. E visto che sono riconosciuto un po' da tutti come una grande fava, mi sembrava brutto chiudere con un argomento così forte, e allora per finire degnamente voglio citare il simpaticissimo e povero Peppino Prisco, perché mi da modo anche di riagganciarmi all'argomento di ieri, che tanto ci è caro, e che come faceva ben presente l'avvocato interista, si porta dietro una triste realtà che noi uomini superficiali non valutiamo solo perché attirati dalla prepotenza delle nudità, tanto da focalizzare l'attenzione solo su di esse per poi trovarci in difficoltà come si trovò lui davanti a Luisa Corna “ Ah, è lei? Non l'avevo riconosciuta con tutti quei vestiti addosso”.

lunedì 16 aprile 2012

Una stagione finita in Gloria


Dopo le tristezze della vita e quelle di un lunedì mattina che non facilita, dopo la visione mattutina e involontaria della classifica, sento il bisogno di ritrovare la Guida giusta che ci riporti almeno con la mente alla Gloria del dopo Milano, o meglio ancora a quella di quando il gol lo facevamo con la mano. Perché se oggi di mattutino c’è solo la lettura della classifica, un tempo no, ed è proprio per motivi di quell’alzabandiera che la scoperta del gol con la mano non riguarda affatto quella dell'arbitro nello smascherare Amauri contro il Palermo, ma quella del piacere della scoperta dell'autoerotismo che finalmente aveva gettato la maschera. Questo lunedì piovoso, triste per molti aspetti e grigio per altri, e ci scuserà il meteo se per noi malati di Fiorentina è proprio la mancanza della partita il vero temporale, perché oggi ci manca la partita come da adolescenti ci mancava quello che invece ci mostrava maliziosa la nostra liceale Guida spirituale, e allora si che la cecità ci abbracciava voluttuosa mentre tutti i salmi finivano in Gloria nel gabinetto. Oggi siamo a ricordare quei tempi, ma neanche tanto, perché poi bisogna anche dire che nelle vari fasi della nostra vita, per non perdere la manualità del fai da te, il mestiere l’abbiamo comunque praticato in qualche modo, abbiamo portato avanti quell’arte sia come status del lusso potendoselo permettere anche durante il rapporto di coppia, quindi se per qualcuno è stata una fuga dal menage, per altri no mennaggia, ma solo perché ancora impossibilitati a far altro. Da grandicelli quali siamo potremo anche divertirci a fare qualche considerazione su quelli che tra i nostri amati giocatori, ci fanno pensare che da ragazzi avessero già mostrato doti del campioncino dell’assolo con dribbling verso il bagno, e il mio è indubbiamente Pasqual, ma non tanto perché è pippa anche sul campo, ma quanto perché probabilmente essendo nota anche in famiglia quella sua propensione, lo hanno chiamato appunto Manual poi doverosamente corretto all’anagrafe in Manuel per colpa di un impiegato bigotto. Poi Cerci che cieco lo è diventato davvero scambiando il fondo schiena di De Ceglie per il pallone, Vargas che in origine era Vergas la dice lunga come è appunto la sua…assenza dal terreno di gioco, cosa credevate, e Natali che si chiama così perché l’aveva sempre ritto e allora per limitargli un po’ quella manualità innata gli avevano attaccato le palline dell’albero in modo che si sentisse dalla cucina il tintinnio quando si chiudeva in bagno. Ma la ricerca degli osservanti e praticanti dell’autoerotismo nel mondo trasversale della Fiorentina deve per forza comprendere anche quello dei giornalisti, in questo caso io esprimo una sola preferenza perché conscio che quello sia un mondo di permalosi e non me ne vorrete se dico che per me è la Conte, che essendo giornalista non significa che voglio rinnegare il mio passato in onore della topa, ma la scelgo per festeggiarlo quel periodo, e proprio perché si chiama Manola. Sono convinto addirittura che come a Hollywood ci dovrebbe essere anche a Firenze una bella strada dedicata ai più incalliti praticanti e per questo pieni di calli, una “walk of fame”, magari via del Leone, che bene rappresenterebbe il ruggito per la “fame” ma di topa, con le impronte delle mani più virtuose sulla sconnessa pietra serena, e chiudo purtroppo questa rassegna un po’ nostalgica e anche un po’ ruffiana, perché spudoratamente sequel del “Nadia Cassani”, come un cinepannettone tanto per fare un po’ di cassetta nel disperato mondo dei blog, e la chiudo con una preoccupazione seria, perché se la nostra adolescenza è finita a pugnette non vorrei invece che il campionato finisse a puttana.

domenica 15 aprile 2012

Porca polemica

Malgrado la morte di Morosini non sembra essere arrivato il momento del dolore e della riflessione, o meglio non per tutti, o non solo, visto che c'è chi non ritiene opportuno lo stop ai campionati giudicandola una scelta retorica e dovuta unicamente alla paura che il movimento calcio potesse essere considerato insensibile, e demagogia della demagogia a parte, tutto legittimo, specie sapendo purtroppo che questo non servirà a ridare la vita a un ragazzo di 25 anni. Personalmente però trovo giusto fermare i campionati, non tanto per riflettere, o non solo, ma per rispettare il dolore di chi è stato colpito direttamente, e anche per quello di una categoria spesso e superficialmente considerata superficiale. Le immagini della morte del giocatore sono talmente tremende da rendere tremenda tale e quale la stessa polemica, che si accascia drammaticamente sulla tragedia, perché a mio modesto parere la strumentalizza solo per condannare il fetore d'ipocrisia che spesso emana il nostro tanto amato mondo del calcio. Quello che mi smuove dentro questa vicenda è la pena infinita per quanto sia stata colpita duramente la famiglia di questo ragazzo, tanto che mi verrebbe da chiedere a uno qualsiasi di quelli che scrivono sotto i ponti dell'Autostrada “Dio c'è”, se al prossimo cavalcavia potesse aggiungere anche il nome del mandante.

sabato 14 aprile 2012

A sbaforisma

Nell’attesa di andare a vincere a Roma ho costruito il post di oggi con aforismi e citazioni come fossero mattoni forati da otto, l'idea dell'architetto è stata quella di tirare su un bel tramezzo che separi la nostra preoccupazione per la classifica dalla felicità di una vittoria all’Olimpico, pronti però subito dopo aver incamerato i tre punti, a buttarlo giù alla faccia dell'architotti. Il perché potremmo vincere domani dopo aver perso in casa con il Chievo e con il Lecce, e dopo aver espugnato il campo della capolista, ce lo spiega molto bene Osvaldo Soriano “ Il calcio ha le sue ragioni misteriose che la ragione non conosce” ed è proprio bello dritto in questo mistero che pianto il mio ottimismo come un chiodo nel legno, e sempre utilizzando il pensiero di Soriano aggiungo “ In fin dei conti il calcio è fantasia, un cartone animato per adulti”. Capisco però che parlare con me in maniera razionale vista la poesia che mi sgorga da dentro altissima, sia una mera speranza, o meglio ancora Aldissima come la Merini, ma voglio dare soddisfazione anche a coloro che chiamano Oraziocinio il proprio cane costretto così a vivere una durissima vita tra regole ferree come in un collegio svizzero, e vi propongo una massima di quel gran piedi per terra di un Trapattoni “ Il pallone è una bella cosa, ma non va dimenticata una cosa: è gonfio d’aria”. E per dare una spiegazione ad un’annata piena di sofferenze invece, che ci vede inaspettatamente coinvolti nella lotta per non retrocedere, come sempre divisi tra chi la colpa la da alla scarsa qualità della rosa, chi invece alla poca professionalità di chi va in campo, e chi se la prende con la conduzione tecnica, voglio spendere le parole di Bill Shankly “ Il calcio è come un pianoforte: otto persone lo caricano in spalla, e tre sanno suonare quel dannato strumento”. E poi ancora il pensiero del vecchio Bill per sostituire il napalm usato dalla parte più vietnamita della tifoseria che si dimentica di vivere il calcio come un gioco, per sostituirlo con un po' di buonsenso “ C’è chi dice che il calcio sia questione di vita o di morte: non concordo con questa affermazione; posso assicurarvi che è una questione molto, ma molto più seria”. Poi ho trovato le parole di Dino Risi che riporto con gioia perché è un grande riconoscimento a Tocca l’Albicocca del quale avrebbe voluto anche raccontare le gesta in un film rimasto in cantiere solo perché non ha avuto il tempo di realizzarlo, e per farsi perdonare gli ha dedicato questo pensiero “ Fede è andare allo stadio quando puoi vedere la partita in televisione”. Tornando a giocare in casa, nel senso che dopo il successo della casa del prosciutto, all'inaugurazione della mia casa della poesia ho invece voluto recitare le parole di Jorge Luis Borges “ Ogni volta che un bambino prende a calci qualcosa per la strada, lì ricomincia la storia del calcio”, e bandito invece le parole dure di Erma Bombeck che alla casa del prosciutto dopo aver bevuto un bicchiere di troppo aveva gridato “ Quando un uomo guarda tre partite di calcio di fila, dovrebbe essere dichiarato legalmente morto” perché sennò non si capisce come mai allora Pasolini avrebbe detto “ Il calcio è l’ultima rappresentazione sacra del nostro tempo”, uno sport che è trasversale a paesi e culture, così tanto che Serge Uzzan ci ricorda “ Gli inglesi hanno inventato il calcio, i francesi l’hanno organizzato, gli italiani lo mettono in scena”. Per quanto riguarda invece quella strada costellata di pentatleti, che il calcio sembra aver ormai definitivamente imboccato, sempre più desilvestrizzato e scarmigliato perché sempre meno squadre hanno la possibilità di farsi la Messi in piega, il mio idolo e maniscalco del dribbling Johan Cruijff ha detto “ il calcio consiste fondamentalmente in due cose. La prima: quando hai la palla, devi essere capace di passarla correttamente. La seconda: quando te la passano, devi saperla controllare. Se non la puoi controllare, tanto meno la puoi passare”. Concludo evidenziando un altro aspetto importante e mai così attuale, che investe la Fiorentina in questa fase delicata della stagione, dove le gambe tremano e dove per questo salta anche il fattore casa (dopo quella del prosciutto e della poesia, è stata aperta anche quella degli orrori), e per farlo prendo in prestito un ultima riflessione ancora da Bill Shankly “gran parte del successo nel calcio sta nella mente. Devi credere di essere il migliore e confermarlo sul campo” , e allora mi viene in mente cosa sia passato mai nella mente di Cerci per capire non tanto del suo successo, ma di cosa sia successo quando con il piatto destro ha voluto non tanto passare De Ceglie a De Silvestri, ma passare da fesso a de stra e a manca, e poi Vargas che crede fermamente di essere il migliore ma non avendo il Tom Tom aggiornato ha sbagliato campo per dimostrarlo, e così per cercarlo in tutta fretta si è ribaltato.