Rimangono fichi secchi, qualche torrone ammezzato come certi appartamenti della vecchia Firenze, uno smarrito pan pepato, che proprio in quegli appartamenti è disorientato lontano dalla sua Siena, come un malato di Alzheimer da se stesso. Bottiglie di spumante dolce che nessuno ha avuto il coraggio di stappare, e le rovine di panettoni e pandori aggrappate alle nostre colazioni, come il groppo alla gola dopo un gol di Inzaghi. Lo scenario dopo le feste è quello della devastazione, lo stesso dopo il passaggio del tornado Katrina, la devastazione del fegato a testimonianza della furia alimentare che si è abbattuta sui nostri corpi, che ha lasciato macerie sulle nostre bilance, e il fico secco che si attacca al lavoro del dentista. La frutta secca, un trionfo, un invito sincopato, ritmico, convulso, compulsivo ad addentare, che non trova mai la fine, tra pistacchi, noccioline, nocciole e noci, che i più lussuriosi inseriscono nel fico secco e che poi si attacca al lavoro del dentista. Vini barricati, invecchiati e densi come l'aceto balsamico quello vero, rimasugli di confezioni ricche e assortite, così ricche che ci permetteranno di mangiare cotechino e zampone anche a Pasqua. Crostini toscani ovunque, parenti anche. Con questa sensazione dolorosa non ancora alle spalle è ricominciato il nuovo anno e riparte il campionato, già con una bella contestazione, che è evidentemente figlia degli eccessi alimentari non perfettamente drenati, frutto di digestioni difficili e probabilmente anche testimonianza che qualcuno lo spumante dolce l'ha stappato davvero. Speriamo almeno che Delio non si presenti masticando, per rispetto di coloro che hanno ancora il cerchio alla testa, che avrebbero si bisogno che lui trovasse delle soluzioni allo sbocco della manovra, ma che avrebbero soprattutto bisogno della Soluzione Schoum. L'agilità di cui oggi siamo privati dalla zavorra agroalimentare della tradizione, speriamo invece la trovino i ragazzi là davanti, trovino quella luce che in Gilardino si era spenta, che fossero anche due candele, che comunque una certa atmosfera riescono sempre a crearla, e speriamo anche i tre punti. Perché abbiamo bisogno di voltare pagina, con il vecchio ciclo e con le feste, vogliamo riappropriarci della nostra passione e del nostro peso forma, con la freschezza di un gioco finalmente frizzante, fluido, veloce, determinato da stimoli e convinzione che non possono, loro sì, mancare sulla nostra tavola. Perché tutto il resto invece si attacca al lavoro del dentista.
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sabato 7 gennaio 2012
venerdì 6 gennaio 2012
Silenzio assenzio stampa
Oggi mi cimento tra couscous, paella, minestra di pane, frittata, polpette, tutto ciò cioè, che ama abbandonarsi in orgie d' ingredienti. Piatti dove i cibi si avviluppano lascivi, mescolandosi, tra matrimoni misti che parlano creolo, sapori mulatti dal retrogusto meticcio. Il sacro con il profano, di tutto di più, il fritto di paranza e l' insalata di misticanza, per finire con la macedonia e i dolori di panza, perché oggi mi spingerò a mescolare fino ai margini della cucina sperimentale, e già dal soffritto, come una cipolla di Tropea, entrerà prepotentemente un ingrediente nuovo e particolarmente ostico, il mondo della politica. I miei fornelli si sono accesi dopo che Calderoli ha chiesto le dimissioni del Presidente del Consiglio, reo di aver dato una festa privata a Palazzo Chigi. Mario Monti venuto a conoscenza del mio blog, da grande buongustaio qual' è mi ha contattato subito chiedendomi di scrivergli il testo del comunicato stampa di risposta. Lo ha fatto, mi ha spiegato, con entusiasmo per via dell'argomento trattato e per lo stile che avrebbe voluto dare alla risposta, individuando in me l'interprete più idoneo. So benissimo che riconoscerete il mio solito modo di scrivere in quello che riporterò di seguito virgolettato, devo però precisare che è comunque il testo ufficiale del comunicato stampa, assolutamente vero e integrale. Mario mi aveva dato carta bianca indicandomi solo il tema della risposta, nella quale avrei dovuto dar conto delle modalità di svolgimento della cena del 31 dicembre.
“Il Presidente Monti precisa che non c’è stato alcun tipo di festeggiamento presso Palazzo Chigi, ma si è tenuta presso l’appartamento, residenza di servizio del Presidente del Consiglio, una semplice cena di natura privata, dalle ore 20.00 del 31 dicembre 2011 alle ore 00.15 del 1° gennaio 2012, alla quale hanno partecipato: Mario Monti e la moglie, a titolo di residenti pro tempore nell’appartamento suddetto, nonché quali invitati la figlia e il figlio, con i rispettivi coniugi, una sorella della signora Monti con il coniuge, quattro bambini, nipoti dei coniugi Monti, di età compresa tra un anno e mezzo e i sei anni. Tutti gli invitati alla cena, che hanno trascorso a Roma il periodo dal 27 dicembre al 2 gennaio, risiedevano all’Hotel Nazionale, ovviamente a loro spese. Gli oneri della serata sono stati sostenuti personalmente da Mario Monti, che, come l’interrogante ricorderà, ha rinunciato alle remunerazioni previste per le posizioni di Presidente del Consiglio e di Ministro dell’economia e delle finanze. Gli acquisti sono stati effettuati dalla signora Monti a proprie spese presso alcuni negozi siti in Piazza Santa Emerenziana (tortellini e dolce) e in via Cola di Rienzo (cotechino e lenticchie).La cena è stata preparata e servita in tavola dalla signora Monti. Non vi è perciò stato alcun onere diretto o indiretto per spese di personale. Il Presidente Monti non si sente tuttavia di escludere che, in relazione al numero relativamente elevato degli invitati (10 ospiti), possano esservi stati per l’Amministrazione di Palazzo Chigi oneri lievemente superiori a quelli abituali per quanto riguarda il consumo di energia elettrica, gas e acqua corrente. Nel dare risposta al Senatore Calderoli, il Presidente Monti esprime la propria gratitudine per la richiesta di chiarimenti, poiché anche a suo parere sarebbe “inopportuno e offensivo verso i cittadini organizzare una festa utilizzando strutture e personale pubblici. Come risulta dalle circostanze di fatto sopra indicate, non si è trattato di una festa organizzata utilizzando strutture e personale pubblici. D’altronde il Presidente Monti evita accuratamente di utilizzare mezzi dello Stato se non per ragioni strettamente legate all’esercizio delle sue funzioni, quali gli incontri con rappresentanti istituzionali o con membri di governo stranieri. Pertanto, il Presidente, per raggiungere il proprio domicilio a Milano, utilizza il treno, a meno che non siano previsti la partenza o l’arrivo a Milano da un viaggio ufficiale”.
Il Blog è quindi sbarcato a Palazzo Chigi e di questo devo ringraziarvi, perché senza di voi non sarebbe stato possibile. Vi prometto che molto presto scriverò anche il comunicato della Fiorentina a seguito della vittoria del terzo scudetto e quello relativo alla vittoria di Champion League. Ricorderete infine, che subito dopo l'apertura del blog si era verificata un azione di disturbo da parte di un soggetto multinick, che aveva cercato in questa maniera di destabilizzare il Governo del blog. Terminate le indagini, il soggetto è stato identificato in tal Calderoli.
giovedì 5 gennaio 2012
Riso amaro
Ci avviciniamo alla partita di domenica e quindi anche a quello che nella Bassa Novarese chiamano “il mare a quadretti”. Sono le risaie, una sterminata distesa di rettangoli d'acqua, allagate per far crescere quelle piantine che una volta emerse coloreranno di verde brillante tutta la pianura. Alla fine dell'estate poi, sarà dorata dalle spighe mature, e se è vero che ogni stagione ha i suoi colori, è vero anche che le nostre stagioni hanno sempre lo stesso colore Viola. Rettangoli d'acqua dunque, rettangoli come quelli di gioco nei quali tra Fiorentina e Novara qualcuno potrebbe anche affogarci in quell'acqua. Il sole di una vittoria potrebbe invece sbrinarli quei rettangoli, così come sono diventati oggi, coperti di brina posata sulla passione durante la fredda e ormai lunga notte nella quale siamo sprofondati. Andiamo quindi nelle “terre d'acqua” con l'acqua alla gola, sperando di non buttare giù un altro “riso amaro”, ma invece un maestoso risotto al Castelmagno, che bene si sposa anche con il Corvo Magno. Riso Carnaroli, che un po' ci aiuta a ricordare anche quel Carnasciali altrimenti rimasto solo nei pensieri della propria mamma, tra braccianti e mondine ci mancano i tre punti in trasferta ormai da troppo tempo, mancano e non Mangano come Silvana, che interpretava la mondina, come Silva si spera interpreti un po' meglio la “merdina” sotto porta. Giocheremo senza centravanti ma in undici, mentre quando il centravanti ce l'avevamo giocavamo in dieci, strani scherzi fatti di alchimie e assetti tattici ai quale Delio dovrà mettere mano prima o poi. Provi a rifarsi al gioco di Guardiola e Spalletti che senza centravanti hanno costruito un marchio di fabbrica, anche se nel suo caso, di fabbrica ha più che altro gli operai. E come fare poi a costruire azioni portando la palla in porta attraverso il gioco che si sviluppa a terra, e che dovrebbe disegnare trame fitte di passaggi all'interno del rettangolo, se troveremo una sterminata distesa di rettangoli d'acqua, come farà a scorrere la palla nelle risaie della Bassa Novarese? Liberala Delio, liberala comunque da quel “mare a quadretti”, che altro non è che quello che vede da dietro le sbarre della prigione dove è rinchiusa a marcire ormai da tempo, chi se non proprio quella benedetta vittoria in trasferta.
mercoledì 4 gennaio 2012
La coppia Uefa
Mi sono sembrati affiatati come Simon & Garfunkel, anche un po' Garfield invece solo Corvino, per quelle sue movenze sornione, come quel modo di far oscillare l'aspersorio per incensarsi, tra quarti posti e il rinnovato impegno del patronno, peccato solo che non sia arancione con le strisce nere come il gattone che mangia le lasagne, anche se Pantaleo potrebbe mangiarsi benissimo lasagne e gattone tra una domanda e l'altra. E poi il solito slang forse esasperato dalla ciccingomma offerta in comunione dei beni da Delio. I due convincono soprattutto in coro oltre che negli assoli, il risultato è una piacevole fusione delle voci che convergono perfettamente negli intenti. Spicca nel loro concerto il pezzo su Gilardino, sbolognato in coppia al robivecchi di Genova, l'augurio è che una volta trovati dei Preziosi collaboratori che svuotano così bene le cantine, ci portino via anche quel vecchio comodino di Marchionni sempre più comodino in tribuna, anche un po’troppo a suo agio per la verità. E poi Felipe, non proprio più così tanto da rottamare vista la recente ristrutturazione del cognome che l’ha portato ad essere anche un po' più Dal Bello, differenziandolo così dai soliti difensori centrali emaciati dalla propria inconsistenza. La piazza è perplessa e lo sono anch’io di come la piazza abbia da prima accolto Delio Rossi come un Messia, mentre oggi, che proprio lui finalmente avvalla cessioni dolorose ma non più rimandabili, esternando tranquillità e condivisione di programmi con la società, il popolo Viola riversa, tumultuoso, le proprie insofferenze verso il solito e povero Garfield. Insomma, Delio ci ha messo la faccia, la stessa che tanto era piaciuta quando, mandibola concitata alla mano, ci aveva liberato di Mihailovic. Si, mi sono piaciuti, proprio come due belle fette di pane e salame, di quello buono che forse molti di noi non hanno mai assaggiato. Si perché il salame che staziona anonimo nella grande distribuzione, un usurpatore che mostra la sua faccia contraffatta in frigoriferi che sono un crocevia d’illegalità del gusto, ha il sapore piatto del pvc, l’anima grigia del polistirolo, dimensione e colore da retrospettiva del salame horror. Mentre il salame quello vero, scalda il cuore, e capisci subito da quando lo tagli, che quella non sarà più la stessa giornata. Non importerebbe il Glade, e nemmeno i più ricercati deodoranti per l’ambiente, non importerebbe neanche imbiancare, basterebbe affettare un buon salame per ridare vita alla tua casa. E’ vero anche, che ai palati anestetizzati da anni di Coop, l’esperienza potrebbe essere troppo forte, ma la consiglio comunque a costo di dover sopportare momenti di panico, quando la sua forza espressiva ti sconvolgerà fino a rimettere in discussione il faticoso equilibrio di coppia che avevi raggiunto con la grande distribuzione. Concediti una scappatella con il sapore, anche solo una sveltina a Gaiole in Chianti, alla macelleria Chini, lontano dagli occhi lontano dal cuore, ma con la bocca piena, poi a tempo debito lo diremo anche a Delio di cambiare l’articolo con il quale si tormenta le mascelle.
martedì 3 gennaio 2012
Pubalgia canaglia
Nel calcio di quando portavamo la Belstaff, quello per intendersi dei capelli lunghi di Pagliari e dei rigori da fermo di Casarsa, c'era anche un sacco di pubalgia a giro per i campi. E forse Casarsa li tirava da fermo proprio per quello, per non soffrire troppo nella rincorsa. Appariva all'improvviso e s'inghiottiva fior fiori di giocatori per annate intere. Non era una malattia era un pozzo senza fine. Intristiva le giocate con una subdola convivenza, coabitava solo con le prestazioni dal cinque in giù, e non si vedeva mai la fine, gettando nello sconforto generazioni di tifosi, che la odiavano al pari del professore di matematica. Oggi che è cambiato il modo di giocare, e che è aumentata persino la velocità, oggi che saltano i legamenti al pari degli allenatori del Palermo, e che il professore di matematica probabilmente è morto, dov'è finita tutta quella pubalgia? Anche Albano che al tempo ne aveva denunciato l’esistenza dolorosa scrivendo un pezzo struggente, con la sua scomparsa ha dovuto correggere l'originale “ pubalgia canaglia” in una più malinconica “ nostalgia canaglia” che in una recente intervista ha spiegato essere proprio riferita a quella stessa pubalgia che non c'è più. L'ultimo caso recente, e considerato per questo ormai una eccezione da mostrare ai giovani fisioterapisti, è stato quello di Liverani, che da fermo non tirava i rigori ma ci ha giocato l'intera carriera. Per trovare una risposta al perché si sia estinta una patologia così tanto specifica della professione, c'è chi ha studiato la sentenza Bosman, crocevia di cambiamenti epocali. Ci sono tutta una serie di studi medici che indicano la scomparsa della pubalgia riferita proprio al fatto che i calciatori professionisti aventi cittadinanza dell'Unione Europea potessero trasferirsi gratuitamente in un altro club. La pubalgia come lo zuccotto, anche quello a proposito, ma dov'è finito? Custodito in un contenitore trasparente che ne mostrava un trionfo di arrogante pan di spagna, una ricetta che risaliva addirittura a una invenzione di Caterina de' Medici, quello però a dire il vero lo sappiamo bene noi tifosi Viola dov'è finito. Da quando Vargas è arrivato a Firenze, ha assorbito l'intera produzione di quelli che son rimasti solo dei nostalgici pasticceri, e visto che al suo interno c'è anche un bel po' di liquore, a mangiarne troppi il rischio è sempre quello di ribaltarsi. Almeno diglielo a tuo cugino, quello è un peruviano che vuoi ne sappia del liquore dentro lo zuccotto. Più complessa da spiegare invece è la scomparsa della pubalgia, ma tendo a fidarmi della teoria legata alla legge Bosman, che ha trovato proseliti anche ad Arcore. Gli enormi vantaggi piovuti addosso ai calciatori avrebbero attirato intorno ai ragazzotti del calcio fior fiori di pubalgie, perché è sempre e solo una questione di testa. Oggi il calciatore medio la pubalgia ce l’ha in testa e non più vicino all’inguine, questa è la mutazione, è diventata cioè un pensiero fisso e non più una patologia dolorosa. Persino i calciatori più brutti, un tempo costretti a correre non solo con la pubalgia ma anche con il tetano pur di giocare, oggi hanno tutti un gran pezzo di pubalgia al fianco. Veline, attrici e showgirl sono l’aggiornamento di quella che un tempo era solo una sofferenza, e che invece oggi è diventato un gran bel sollievo, proprio lì vicino all’inguine.
lunedì 2 gennaio 2012
InquinaMonto
Le scorte d' entusiasmo stipate in città dopo l'arrivo di Delio Rossi sembrano essersi già esaurite, o meglio, se lè prese Gilardino per portarle a Genova in dono ai suoi nuovi tifosi. Come un Re Magio? No, come un Re mogio. Come un altro che se ne va nel nostro cimitero degli elefanti. E così le speranze riposte in un allenatore che ai tempi del colera, pardon di Mihailovic, era una garanzia di progetto, di ricostruzione, si infrangono proprio sulle macerie di un centravanti, che ha scelto lui si, il ridimensionamento in stato terminale in cambio di un quinquennale. Bisognerebbe essere felici che un giocatore da tempo più impegnato in schermaglie contrattuali, che ad onorare la maglia, se ne sia finalmente andato a svernare nella riviera ligure come un attempato lord inglese. Lasciandoci Rossi, che evidentemente ne ha condiviso la cessione, e che continuo a credere, anche se non ne ho mai sponsorizzato l'arrivo, un allenatore che non inizia un' avventura senza le adeguate garanzie. Credo nelle parole di Vincenzo Guerrini, credo che per fare le rivoluzioni sia necessario fare scelte importanti, e finalmente sembra essere arrivato quel benedetto momento, si anche quello di abbattere i totem innalzati prima dell' arrivo del colera. Basta con i giocatori che prendono in ostaggio la società per sfilargli il contratto e metterselo sotto braccio come una baguette da riempire con ingaggi succulenti. Basta con i giocatori che rifiutano un trasferimento per gozzovigliare nel buffet della tribuna. Fiducia alla società, a tempo determinato naturalmente, e spazio a chi ritiene un onore indossare la Maglia, basta, non ci interessa vedere esultanze piene di smog, via l’inquinamento da Campo di Marte. Il mio bicchiere mezzo pieno oggi lo riempio di vino novello, come nuove le facce e gli stimoli che vorrei vedere, vin novo e castagne, perché siano i novelli Viola a toglierci le castagne dal fuoco. Meno Armani fuori dal campo e più ormoni dentro.
domenica 1 gennaio 2012
Duemiladodici
All'alba di un nuovo anno, pensieri cisposi che ancora non hanno aggiornato il tempo scivolato sulla nostra vita, come una tavola da surf su un' onda, che prima di morire sarà subito un' altra che ci porterà lontano. Pensieri avvolti da un cerchio alla testa, che ha strappato, lui sì puntuale, la pagina dal calendario degli stravizi; un cerchio alla testa che sembro Saturno. Malinconia latente alimentata dal fresco ricordo di abbracci di prassi: è di nuovo tutto finito, è di nuovo tutto iniziato, con gli affetti più cari, con le speranze e le passioni, con la possibilità di decidere della propria vita. Con la possibilità di poter scrivere ancora. E allora scrivo, mentre Pat Metheny mi ricama i pensieri con note di cachemire, verso un nuovo anno, assunto con contratto d'apprendista, mentre il sapore fuori, è quello del cotone idrofilo, quello di una giornata iniziata con la coperta d'ovatta. E poi domani sarà subito domani, quando tolto il fermo immagine dalla festa, i ritmi ritorneranno gli stessi, e il meccanismo della vita riprenderà il ticchettìo della consuetudine. Da combattere, con le passioni, con la famiglia, con la scrittura, con la Fiorentina, mangiandoci su, abbracciandoci di sorrisi e provando a chiedere scusa più spesso. Crescendo. Guardando con occhi di lealtà e coprendo i visi più cari con carezze di morbida seta. Il sole sulla pelle ci farà sentire ancora vivi, riscaldando le nostre passioni, e in Santo Spirito, ricostruito in questo blog senza una chiesa, le nostre passioni potranno incontrarsi per fare un tratto di strada insieme. Firenze mi ha regalato un' anima dentro a una cornice dorata dagli artigiani di via de' Serragli, una tela che dipingo in maniera informale e un po' surreale, Pollock, Magritte, Dalì e poi il magico mondo delle parole, Queneau, Calvino. Corvino, le cui parole non escono fluenti. Una tela per dare un senso a quella cornice, per dare un senso alla vita. Tra la mancanza di un padre e con una splendida famiglia, tra i muretti stretti di via San Leonardo, che l'hanno modellata, come gli eventi, che ci scolpiscono ferite che hanno una memoria. San Frediano, sono un figlio Diladdarno, e quello che ho dentro è quello che ho respirato nelle sue strade, dove ho conosciuto l'amore e la Fiorentina, che è diventata il mio amore. Reflussi esofagei di idee, sentimenti, sensibilità e narcisismo. Narciso Parigi che ha cantato la nostra passione, lenticchie e zampone per la tradizione, che ci vede spesso rincorrere i sogni senza mai raggiungerli, maglia Viola che significa senso di appartenenza. Panettone senza canditi e uvetta, come una passione senza scudetti. Quello lì sono io, per darti una faccia dove scarabocchiare appunti, emozioni, incazzarti, o se preferisci, dove appoggiare le chiavi della macchina quando rientri a casa la sera.
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